08/06/21

Martin Kulldorff - Perché ho parlato apertamente contro il lockdown


È un onore tradurre e pubblicare questo articolo su Spiked di Martin Kulldorff, illustre epidemiologo e professore di Medicina alla Harvard Medical School, primo firmatario della Dichiarazione di Great Barrington, che ha avuto il coraggio di manifestare apertamente il suo dissenso rispetto a politiche sanitarie che sfidano i principi fondamentali della sanità pubblica, subendo attacchi personali e vergognose censure da parte dei social media, come purtroppo di questi tempi capita agli scienziati che osano mettere in dubbio la narrazione ufficiale, con un danno gravissimo non solo al progresso scientifico, ma anche al basilare rapporto di fiducia tra governanti e governati. In questo articolo Kulldorff  spiega le ragioni che l'hanno spinto a esprimersi senza paura  e la necessità di sfidare il "Covid consensus".  Grazie per la segnalazione a @EntropicBazaar e @longagnani 


di Martin Kulldorff*, 4 giugno 2021

Non avevo altra scelta che parlare apertamente contro il lockdown. Come scienziato nel campo della sanità pubblica con decenni di esperienza sulle epidemie di malattie infettive, non potevo rimanere in silenzio. Non quando i principi fondamentali sulla salute pubblica vengono gettati fuori dalla finestra. Non quando la classe operaia viene lanciata sotto l'autobus in corsa. Non quando gli avversari del lockdown sono stati gettati in pasto ai lupi. Non c'è mai stato un consenso scientifico a favore dei lockdown. Quel pallone doveva essere fatto scoppiare.

Due fatti chiave del Covid mi sono stati subito ovvi. In primo luogo, già dai primi focolai in Italia e in Iran, mi è stato chiaro che si trattava di una grave pandemia che alla fine si sarebbe diffusa nel resto del mondo, causando molti decessi. E questo mi preoccupava. In secondo luogo, sulla base dei dati di Wuhan, in Cina, si notava una evidente differenza nella mortalità per età, una differenza di oltre mille volte tra giovani e anziani. E questo è stato un enorme sollievo. Sono un padre single di un adolescente e di due gemelli di cinque anni. Come la maggior parte dei genitori, tengo più ai miei figli che a me stesso. A differenza della pandemia di influenza spagnola del 1918, i bambini avevano molto meno da temere dal Covid che dall'influenza stagionale o dagli incidenti stradali. Potevano andare avanti sani e salvi, o almeno così pensavo.

Per la società in generale, la conclusione era ovvia. Dovevamo proteggere le persone anziane e ad alto rischio, mentre gli adulti più giovani a basso rischio avrebbero mandato avanti la società.

Ma non è andata così. Le scuole hanno chiuso, mentre le case di cura non sono state protette. Perché? Non aveva senso. Quindi, ho preso in mano la penna. Con mia grande sorpresa, le mie riflessioni non hanno suscitato l’interesse di nessuno dei media statunitensi, nonostante le mie conoscenze e la mia esperienza nel campo delle epidemie di malattie infettive. Ho avuto più successo nella mia nativa Svezia, con editoriali sui principali quotidiani e, alla fine, un articolo su Spiked. Altri scienziati che la pensavano allo stesso modo hanno affrontato simili ostacoli.

Invece di comprendere la pandemia, siamo stati incoraggiati a temerla. Invece della vita, abbiamo avuto il lockdown e la morte. Le diagnosi di cancro sono state ritardate, le malattie cardiovascolari hanno avuto esiti peggiori, la salute mentale si è andata deteriorando, con molti altri danni collaterali alla salute pubblica dovuti al lockdown. I bambini, gli anziani e la classe operaia sono stati i più colpiti da quello che può essere descritto solo come il più grande fiasco della storia nel campo della sanità.

Per tutta l'ondata della primavera 2020, la Svezia ha tenuto aperti asili nido e scuole per ognuno dei suoi 1,8 milioni di bambini di età compresa tra uno e 15 anni. E lo ha fatto senza sottoporli a test, mascherine, barriere fisiche o distanziamento sociale. Questa politica ha portato precisamente a zero morti Covid in quella fascia di età, mentre gli insegnanti avevano un rischio Covid simile alla media delle altre professioni. L'Agenzia svedese di sanità pubblica ha riportato questi fatti a metà giugno, ma negli Stati Uniti i sostenitori del lockdown hanno continuato a far pressioni per la chiusura delle scuole.

A luglio, il New England Journal of Medicine ha pubblicato un articolo sulla "riapertura delle scuole primarie durante la pandemia". Sorprendentemente, non ha nemmeno menzionato i dati dell'unico grande paese occidentale che ha tenuto aperte le scuole durante la pandemia. È come valutare un nuovo farmaco ignorando i dati del gruppo di controllo placebo.

Avendo difficoltà a pubblicare, ho deciso di utilizzare il mio account Twitter, sino ad allora per lo più dormiente, per spargere la voce. Ho cercato i tweet sulle scuole e ho risposto con un link allo studio svedese. Alcune di queste risposte sono state ritwittate, il che ha procurato una certa attenzione ai dati svedesi. Mi è anche arrivato un invito a scrivere per The Spectator. Ad agosto, ho finalmente fatto irruzione nei media statunitensi con un servizio della CNN contro la chiusura delle scuole. Conosco lo spagnolo, quindi ho scritto un pezzo per la CNN-Español. La CNN-Inglese non era interessata.

C'era chiaramente qualcosa che non andava con i media. Tra i colleghi di epidemiologia delle malattie infettive che conosco, la maggior parte preferisce la protezione mirata dei gruppi ad alto rischio invece dei lockdown, ma i media hanno lasciato intendere che ci fosse un consenso scientifico per i lockdown generali.

A settembre ho incontrato Jeffrey Tucker all'American Institute for Economic Research (AIER), un'organizzazione di cui non avevo mai sentito parlare prima della pandemia. Per aiutare i media a comprendere meglio la pandemia, abbiamo deciso di invitare i giornalisti a un incontro con epidemiologi di malattie infettive a Great Barrington, nel New England, perché conducessero interviste più approfondite. Ho invitato due scienziati a unirsi a me, Sunetra Gupta dell'Università di Oxford, uno dei più eminenti epidemiologi di malattie infettive al mondo, e Jay Bhattacharya della Stanford University, un esperto di malattie infettive e popolazioni vulnerabili. Con sorpresa dell'AIER, noi tre abbiamo anche deciso di scrivere una dichiarazione in cui sostenenevamo una protezione mirata anziché il lockdown. L'abbiamo chiamata la Dichiarazione di Great Barrington (GBD).

L'opposizione ai lockdown era stata ritenuta non scientifica. Quando gli scienziati si sono espressi contro i lockdown, sono stati ignorati, considerati una voce marginale o accusati di non avere credenziali adeguate. Abbiamo pensato che sarebbe stato difficile ignorare qualcosa scritto da tre epidemiologi senior di malattie infettive appartenenti a tre rispettabili università. Avevamo ragione. Si è scatenato l'inferno. Bene così.

Alcuni colleghi ci hanno lanciato epiteti come "pazzi", "esorcisti", "assassini seriali" o "Trumpiani". Alcuni ci hanno accusato di prendere posizione per interessi economici, anche se nessuno ci ha pagato un centesimo. Perché una risposta così feroce? La dichiarazione era in linea con i numerosi piani di preparazione alla pandemia prodotti anni prima, ma proprio questo era il punto cruciale. Senza buoni argomenti di sanità pubblica contro la protezione mirata, hanno dovuto ricorrere a equivoci e diffamazione, l’alternativa era ammettere di aver commesso un errore terribile, micidiale,  nel sostenere i lockdown.

Alcuni sostenitori del lockdown ci hanno accusato di aver fabbricato un argomento fantoccio, poiché i lockdown avevano funzionato e semplicemente non erano più necessari. Solo poche settimane dopo, gli stessi critici hanno lodato la reintroduzione dei lockdown durante la seconda molto prevedibile ondata. Ci è stato detto che non avevamo specificato come proteggere gli anziani, anche se avevamo descritto le idee in dettaglio sul nostro sito Web e in un editoriale. Siamo stati accusati di sostenere una strategia “let-it-rip” (lasciare andare le cose alla deriva, ndt) , anche se la protezione mirata è l'esatto contrario. Ironia della sorte, i lockdown sono una forma di strategia "let-it-rip" che trascina nel tempo la pandemia, in cui ogni fascia di età viene infettata nella stessa proporzione, proprio come una strategia "let-it-rip".

Quando abbiamo scritto la dichiarazione, sapevamo che ci stavamo esponendo agli attacchi. Può far paura, ma come ha detto Rosa Parks: "Ho imparato nel corso degli anni che quando si è decisi, la paura diminuisce; sapere cosa deve essere fatto elimina la paura.'  Inoltre, non ho preso gli attacchi giornalistici e accademici sul personale, per quanto fossero vili - e la maggior parte proveniva da persone di cui non avevo mai sentito parlare prima. In ogni caso, gli attacchi non erano rivolti principalmente a noi. Noi avevamo già parlato e avremmo continuato a farlo. Il loro scopo principale era di scoraggiare altri scienziati dal parlare apertamente.

Quando avevo vent'anni, ho rischiato la vita in Guatemala lavorando per un'organizzazione per i diritti umani chiamata Peace Brigades International. Abbiamo protetto agricoltori, lavoratori sindacalizzati, studenti, organizzazioni religiose, gruppi di donne e difensori dei diritti umani che venivano minacciati, assassinati e fatti scomparire dagli squadroni della morte militari. Mentre i coraggiosi guatemaltechi con cui ho lavorato affrontavano molti più pericoli di noi, una volta gli squadroni della morte hanno lanciato una bomba a mano nella nostra casa. Se avevo potuto fare quel lavoro allora, perché non avrei dovuto correre rischi molto minori ora, per la gente di casa mia? Quando sono stato falsamente accusato di essere un uomo di destra finanziato da Koch, ho semplicemente alzato le spalle – un comportamento tipico dei servi dell'establishment e dei rivoluzionari da poltrona.

Dopo la Dichiarazione di Great Barrington, non è più mancata l'attenzione dei media sulla protezione mirata come alternativa al lockdown. Al contrario, le richieste sono arrivate da tutto il mondo. Ho notato un contrasto interessante. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito, i grandi media o avevano un atteggiamento amichevole e facevano domande di poco peso,  o un atteggiamento ostile con delle domande a trabocchetto e attacchi sul personale. I giornalisti nella maggior parte degli altri paesi ponevano domande difficili, ma pertinenti ed eque, analizzando ed esaminando criticamente la Dichiarazione di Great Barrington. Penso che sia così che il giornalismo dovrebbe essere fatto.

Benché la maggior parte dei governi ha continuato con le fallimentari politiche di lockdown, le cose hanno cominciato a muoversi nella giusta direzione. Sempre più scuole hanno riaperto e la Florida ha respinto i lockdown a favore di una protezione mirata, in parte basata sui nostri consigli, senza che si verificassero le conseguenze negative previste dai sostenitori dei lockdown.

Con i fallimenti del lockdown sempre più evidenti (qui tradotto su Vocidallestero, ndt), gli attacchi e la censura sono aumentati anziché diminuire: YouTube, di proprietà di Google, ha censurato il video di una tavola rotonda con il governatore della Florida Ron DeSantis, in cui io e i miei colleghi affermavamo che i bambini non hanno bisogno di indossare mascherine; Facebook ha chiuso l'account della GBD quando abbiamo pubblicato un messaggio sostenendo che le persone anziane dovrebbero avere la priorità nella vaccinazione; Twitter ha censurato un post in cui dicevo che i bambini e le persone già infettate non hanno bisogno di essere vaccinati; e i Centers for Disease Control (CDC) mi hanno estromesso da un gruppo di lavoro sulla sicurezza dei vaccini quando ho sostenuto che il vaccino Johnson & Johnson contro la Covid non avrebbe dovuto essere negato agli americani più anziani.

Twitter ha persino bloccato il mio account per aver scritto:

“Ingannevolmente indotti a pensare che le mascherine li avrebbero protetti, alcuni anziani ad alto rischio non hanno mantenuto le distanze sociali in modo corretto e alcuni sono morti di Covid per questo. Tragico. I funzionari/scienziati della sanità pubblica devono essere sempre onesti con il pubblico."

Questo aumento delle pressioni può sembrare controintuitivo, ma non lo è. Se ci fossimo sbagliati, i nostri colleghi scienziati avrebbero potuto avere compassione di noi e i media sarebbero tornati a ignorarci. Ma avere ragione significa mettere in imbarazzo delle persone immensamente potenti, in politica, giornalismo, grande tecnologia e scienza. Non ci perdoneranno mai.

Tuttavia, non è questo che importa. La pandemia è stata una grande tragedia. Un mio amico di 79 anni è morto di Covid, e pochi mesi dopo sua moglie è morta di un cancro che non era stato diagnosticato in tempo per iniziare il trattamento. Mentre le morti sono inevitabili durante una pandemia, l'ingenua ma errata convinzione che i lockdown avrebbero protetto gli anziani ha comportato che i governi non hanno implementato molte delle misure di protezione mirate standard. La pandemia trascinata nel tempo ha reso più difficile per le persone anziane proteggersi. Con una strategia di protezione mirata, il mio amico e sua moglie potrebbero essere vivi oggi, insieme a innumerevoli altre persone in tutto il mondo.

In definitiva, i lockdown hanno protetto i giovani professionisti a basso rischio che lavorano da casa - giornalisti, avvocati, scienziati e banchieri - a spese dei bambini, della classe operaia e dei poveri. Negli Stati Uniti, i lockdown sono il più grande assalto ai lavoratori dal tempo della segregazione razziale e della guerra del Vietnam. Fatta eccezione per la guerra, nella mia vita ho visto poche azioni del governo che abbiano imposto così tante sofferenze e ingiustizie e su così vasta scala.

Come epidemiologo di malattie infettive, non avevo scelta. Ho dovuto parlare. Se no, perché essere uno scienziato? Molti altri che hanno parlato con coraggio avrebbero potuto tranquillamente rimanere in silenzio. Se lo avessero fatto, molte scuole sarebbero state ancora chiuse e il danno collaterale per la salute pubblica sarebbe stato maggiore. Sono a conoscenza di molte persone fantastiche che combattono contro questi inefficaci e dannosi lockdown, scrivono articoli, pubblicano sui social media, realizzano video, parlano con gli amici, parlano alle riunioni del consiglio scolastico e protestano per le strade. Se sei uno di loro, è stato davvero un onore lavorare con te in questo sforzo comune. Spero che un giorno ci incontreremo di persona e poi balleremo insieme. Danser encore!

 

*Martin Kulldorff è professore di medicina alla Harvard Medical School.

 


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