Sezione Didattica

22/02/14

La Francia con le spalle al muro davanti a uno shock deflazionistico

Come riporta Bagnai su Goofynomics, la Francia sta entrando nella fase più critica. Ne parla anche Ambrose Evans-Pritchard nel suo blog sul Telegraph: gli effetti della virata di Hollande verso le politiche di austerità supply-side si stanno verificando come previsto. Manca solo uno shock esterno (in arrivo dai mercati emergenti)  per entrare decisamente in deflazione...


Il presidente francese François Hollande deve ora pagare il prezzo per essersi piegato alle politiche recessive dell'eurozona. Il suo paese sta entrando in deflazione.

In gennaio i prezzi in Francia sono scesi dello 0,6% rispetto al mese precedente e sarebbero scesi anche di più se non ci fosse stato un aumento della tassazione una tantum.

I prezzi dei prodotti manifatturieri sono scesi del 3% e il vestiario è sceso del 15,4%, visto che i rivenditori hanno abbassato i prezzi per svuotare i magazzini.

In Francia i prezzi "core" (esclusi alimentari ed energia, ndt) sono in caduta da mesi, anche se l’indice core dei prezzi al Consumo calcolato su base annuale è ancora lievemente positivo, allo 0,1%.

Questa situazione è esattamente quella  che un anno fa l’Observatoire Economique aveva previsto  che si sarebbe verificata in seguito alle politiche restrittive dell’eurozona, ossia in presenza di una triplice stretta di austerità fiscale,  politica monetaria passivamente restrittiva, e drastica contrazione dei prestiti bancari.

Sorpresa, sorpresa! L’aggregato monetario M3 dell’eurozona è in contrazione fin dallo scorso marzo.

Molti ridevano delle previsioni dell’Observatoire. Adesso nessuno ha più voglia di ridere. Come ha detto l’IMF la scorsa notte,  manca solo uno shock esterno perché l’Europa sprofondi decisamente in deflazione.

"Un nuovo rischio per l'attività economica deriva da un’inflazione molto bassa nelle economie avanzate, soprattutto nell'eurozona che, se dovesse rimanere sotto il proprio obiettivo di inflazione per un periodo prolungato, potrebbe compromettere le aspettative di inflazione a lungo termine. Una bassa inflazione comporta il rischio di deflazione in caso di un grave shock negativo dell’economia. Nell'eurozona, la bassa inflazione complica anche il compito della periferia dove il peso reale del debito sia pubblico che privato aumenterebbe in seguito all'aumento dei tassi di interesse reali."

Da dove lo shock potrebbe arrivare, non è un mistero. La Fed e la Banca centrale cinese stanno facendo politiche restrittive, provocando una tempesta nei mercati emergenti che si sta aggravando di giorno in giorno.

Una lunga lista di paesi sono obbligati ad alzare i tassi di interesse per difendere le loro valute, creando un ulteriore impulso alla contrazione. Alcuni di questi paesi stanno uscendo fuori dai binari tutti contemporaneamente.

Gli ottimisti hanno una fede commovente nella locomotiva tedesca, che secondo loro dovrebbe tirare l'eurozona fuori dalla palude, ma i dati più recenti dimostrano che i salari tedeschi sono scesi dello 0,2% nel 2013. Anche la Germania è in deflazione salariale.

Il che fa sorgere la domanda: come diavolo faranno la Francia, l’Italia, la Spagna, il Portogallo e la Grecia a recuperare la competitività del lavoro perduta nei confronti della Germania tramite delle "svalutazioni interne", se i salari tedeschi sono in calo?

Questo costringe tali paesi ad entrare in una deflazione salariale ancor più profonda per colmare il divario, cosa che a sua volta porta le dinamiche del debito fuori controllo, poiché l'effetto denominatore peggiora la situazione.

Esiste una soluzione tecnica per questo. Si chiama Quantitative Easing. La Banca Centrale Europea può allontanare dagli scogli l'intero sistema UEM lanciando un blitz monetario per centrare il proprio target di crescita M3 del 4,5%.

Purtroppo, la Corte costituzionale tedesca ha appena sollevato l'asticella della politica sul QE a un livello così alto che la BCE dovrà attendere l'urto sugli scogli prima di reagire, e allora sarà troppo tardi.

Contrariamente a quanto si crede comunemente, nei trattati non c'è nessun divieto contro il QE. Mario Draghi ha detto esplicitamente che "non è illegale" e rimane un'opzione in extremis.

Maastricht vieta la monetizzazione del deficit ma non le operazioni di mercato aperto (QE) necessarie per mantenere la stabilità monetaria.

Il presunto vincolo è interamente politico e ideologico, e spinto dal timore che gli euroscettici tedeschi possano contrastarlo nei tribunali.

Così abbiamo una situazione di stallo. Cosa succede ora, se le polveri bagnate della ripresa dell’eurozona ancora una volta non prendono fuoco? Il destino del Giappone è dietro l’angolo.

...Mentre Pritchard sembra ritenere che un QE da parte della BCE  sarebbe di aiuto, anche se purtroppo politicamente impossibile, noi riteniamo invece che un allentamento monetario rischierebbe di aggravare gli squilibri tra paesi, come un serpente che si morde la coda, e che l'austerità è l'altra faccia della medaglia dell'euro. L'unica soluzione è uscire dalla moneta unica.

2 commenti:

  1. Devono muoversi in Francia, sono l'ago della bilancia per dare una svolta all'Europa. Hollande era partito bene, aveva impostato una campagna elettorale all'insegna di posizioni critiche nei confronti della via tracciata dalla Merkel. Dopo che si è insediato, avuti i primi colloqui con la cancelliera tedesca, ha cambiato direzione allineandosi a quanto aveva fatto il suo predecessore Sarkozy. Le ipotesi possibili all'epoca erano diverse: una Francia ricattabile dalla UE/Germania (ad esempio per le ipotesi di QE "interno ed infinito" avanzato da qualcuno (ed i bassi tassi sul debito francese tenderebbe a confermarlo)); un disegno "superiore" a livello Europeo indispensabile a contrastare minacce esterne (Cina? Una nuova bolla economica la cui esplosione farà sembrare la crisi del 2008 una sciocchezza a confronto? Presagi di una nuova guerra mondiale anche solo economica?).
    Il tempo delle attese è finito anche per loro: l'Italia ha tergiversato ed è stata una lenta discesa ora la Francia non ha scelta deve entrare in rotta di collisione con la politica UE degli ultimi anni. Lì non si scherza basta una crisi e sfoceranno intemperanze sociali (già viste negli ultimi anni). Avrà la forza di farlo o i poteri interni alla UE riusciranno ad ammortizzare anche le proteste francesi?

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  2. I soldi che saranno versati dalla BCE con il QE... torneranno indietro

    Cosa faranno i destinatari con i proventi della vendita di obbligazioni? Reinvestiranno il denaro localmente? Dubitiamone altamente. Abbiamo a che fare con banche internazionali che giocano sui mercati finanziari globali. Esse possono reinvestire ovunque si voglia, o (come è molto probabile), esse possono parcheggiare i contanti presso la BCE. Il denaro fa un viaggio circolare per tornare da donde venne! E se decidono di selezionare le Azioni, quali acquisteranno? Beh, guarderanno al mercato tedesco su un PE di 16,3 volte. Oh, e poi c'è la Francia – lì devi pagare un occhio: 18,5 volte. Ora, perche'?
    È la Francia meglio posizionata rispetto alla Germania adesso? Sicuramente no. Se l'effetto finale sarà quello di rafforzare le Azioni, sicuramente il denaro fluirà verso il caso migliore per l'investimento... forse anche fuori dall'Europa! Sì, si parla dei Mercati Emergenti. Dopo tutto, quelli sono i mercati che sono stati colpiti duramente da quando si parla del ritiro del QE negli Stati Uniti. Questa potrebbe essere una buona notizia!

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