23/01/23

Twitter Files, parte 14 - La menzogna del Russiagate


I Twitter Files, parte 14, è il primo di molti episodi che riguardano lo scandalo del Russiagate. una allucinazione di massa costruita su dati totalmente inventati. 

Traduzione di @Maur0068


La falsa storia dei robot russi e l'hashtag #ReleaseTheMemo

In un momento decisivo dopo anni di furore [gennaio 2018], i Democratici hanno denunciato un rapporto sui difetti nell'indagine Trump-Russia, dicendo che era stato amplificato da "bot" e "troll" russi.

I funzionari di Twitter erano sbalorditi, non trovando alcuna prova di ingerenze russe:

"Stiamo dando da mangiare ai troll del Congresso".
"Nessuna... attività significativa collegata alla Russia."
"Sta mettendo il carro davanti ai buoi presumendo che si tratti di propaganda/bot".



Twitter ha avvertito i politici e i media che non solo non avevano prove, ma potevano dimostrare che gli account non erano russi… e sono stati completamente ignorati.

 Il 18 gennaio 2018, il repubblicano Devin Nunes ha presentato una nota riservata alla Commissione Intelligence del Congresso, che descriveva in dettaglio gli abusi da parte dell'FBI nell'ottenere l'autorizzazione di sorveglianza FISA** nei confronti di figure collegate a Trump, e includeva anche il ruolo cruciale svolto dal famigerato "Dossier Steele":

[** Il Foreign Intelligence Surveillance Act (FISA) del 1978 è una legge federale degli Stati Uniti che stabilisce procedure per la sorveglianza fisica ed elettronica e la raccolta di " informazioni di intelligence straniera" tra "potenze straniere" e "agenti di potenze straniere" sospettati di spionaggio o terrorismo. La legge ha creato la Foreign Intelligence Surveillance Court (FISC) per sovrintendere alle richieste di mandati di sorveglianza da parte delle forze dell'ordine federali e delle agenzie di intelligence. (Fonte: Wikipedia) NdT]


Le affermazioni di Nunes sarebbero state praticamente tutte confermate in un rapporto dell'ispettore generale del Dipartimento della Giustizia Michael Horowitz nel dicembre 2019.



Tuttavia, i media nazionali a gennaio e all'inizio di febbraio del 2018 hanno tutti attaccato il rapporto Nunes utilizzando stranamente lo stesse identico linguaggio, definendolo una "barzelletta":





Il 23 gennaio 2018, la senatrice Dianne Feinstein (D-CA) e il membro del Congresso Adam Schiff (D-CA) hanno pubblicato una lettera aperta in cui si affermava che l'hashtag "ha immediatamente ottenuto sui social media l'attenzione e l'assistenza degli account legati alle operazioni di ingerenza russe".


Feinstein e Schiff hanno affermato che il promemoria di Nunes "distorceva" delle informazioni riservate, ma si noti che non l'hanno definito inesatto.

Il senatore del Connecticut Richard Blumenthal ha seguito il loro esempio, pubblicando una lettera in cui si diceva: "Troviamo riprovevole che agenti russi abbiano manipolato così pesantemente degli ignari Americani".


Feinstein, Schiff, Blumenthal e i giornalisti hanno tutti indicato la stessa fonte: il sito Web del progetto “Hamilton 68” creato dall'ex funzionario del controspionaggio dell'FBI Clint Watts, sotto gli auspici dell'Alliance for Securing Democracy (ASD).




Questo progetto, che presentava un'immagine di Vladimir Putin nell’atto di spargere subdolamente dei malvagi uccelli rossi di Twitter, si è mantenuta vaga sul modo in cui ha raggiunto le sue conclusioni.

 All'interno di Twitter, i dirigenti hanno stroncato Watts, Hamilton 68 e l'Alliance for Securing Democracy. Erano due le critiche fondamentali: in tutti i casi l’unica fonte sembrava essere Hamilton 68 e nessuno si stava preoccupando di fare delle verifiche con Twitter.

"Vi invito ad essere scettici sulla versione di Hamilton 68, che per quanto ne so è l'unica fonte di queste storie", ha detto il capo della Global Policy Communications (e successivamente portavoce di Casa Bianca e National Security Council) Emily Horne.

La quale ha aggiunto: "È una strategia di comunicazioni dell’ASD".



"Tutto questo fermento è basato su Hamilton", ha detto Yoel Roth, capo di Trust and Safety.


Roth non è riuscito a trovare alcun collegamento russo con #ReleaseTheMemo… assolutamente niente. "Ho appena esaminato gli account che hanno pubblicato i primi 50 tweet con #releasethememo e... nessuno di loro mostra alcun segno di avere a che fare con la Russia."


"Abbiamo indagato, abbiamo scoperto che l'impegno era prevalentemente umano e guidato da VIT" [Very Important Tweeter], tra cui Wikileaks e il membro del Congresso Steve King.


Un membro dello staff di "DiFi" - Feinstein - ha convenuto che sarebbe "utile sapere" come si regola Hamilton 68 "nel processo con cui decidono che un account è russo".

Ma solo DOPO che Feinstein ha pubblicato la sua lettera sulle ingerenze russe.


Quando Twitter ha parlato con un membro dello staff di Blumenthal, hanno cercato di "cambiare discorso" perché "non crediamo che questi siano bot".


Un altro ha aggiunto: "Potrebbe valere la pena fargli capire che sarebbe nell'interesse del suo capo [Blumenthal] non esporsi troppo su questa storia perché potrebbe finire per fare la figura dell’idiota."

Un dirigente di Twitter ha persino tentato di negoziare, suggerendo una non meglio specificata futura concessione di pubbliche relazioni se Blumenthal avesse lasciato perdere questa storia:

"Sembra che ci siano altre carte vincenti che potremmo offrirgli".


Blumenthal pubblicò comunque la sua lettera.

 I dirigenti Twitter alla fine erano in preda alla frustrazione per quello che vedevano come un circolo vizioso – richieste su presunte attività russe, anche se smentite, generavano ulteriori richieste.

 Lo hanno espresso esplicitamente allo staff di Blumenthal, dicendo che "Twitter ha speso molte risorse" su questa richiesta e la ricompensa di Blumenthal non dovrebbe essere un raffica di richieste dopo l'altra.

"Non possiamo fare una notifica agli utenti ogni volta che ciò accade."




26. Alla fine lo staff di Twitter si rende conto che "Blumenthal non sta cercando soluzioni reali e adeguate" ma "vuole solo ottenere il merito per averci messo sotto pressione".


Alla fine, i dirigenti senior hanno usato l’espressione "nutrire i troll del Congresso" e hanno paragonato la loro situazione al libro per bambini "Se dai un biscotto a un topo".


Nella storia, se dai un biscotto a un topo, questo vorrà un bicchiere di latte, il che porterà a una marea di altre estenuanti richieste, al termine delle quali vorrà un bicchiere di latte. E un altro biscotto.


Era una così perfetta metafora per le infinite richieste della Russia, che un dirigente ha scritto: "Sono davvero imbarazzato di non averci pensato prima".


Nonostante la generale convinzione che i russi non fossero coinvolti nella storia, Twitter ha continuato a seguire l’approccio servile di non contestare apertamente le affermazioni sulle presunte ingerenze russe.

Consulenti esterni di aziende collegate a Washington DC come Debevoise e Plimpton hanno consigliato a Twitter di usare un linguaggio del tipo: "Per quanto riguarda hashtag particolari, prendiamo sul serio qualsiasi attività che possa rappresentare un abuso della nostra piattaforma".


Di conseguenza, i giornalisti di AP, Politico, NBC e Rolling Stone hanno continuato a martellare sul tema dei "bot russi", nonostante la totale mancanza di prove.





I russi non sono stati accusati solo per #ReleaseTheMemo, ma anche per #SchumerShutdown, #ParklandShooting, persino #GunControlNow – per "aumentare le divisioni", secondo il New York Times.

Con riferimento a #SchumerShutdown e #ReleaseTheMemo, l’orientamento interno era: "Entrambi gli hashtag sembrano essere organicamente di tendenza". [per effetto di azioni umane, non bot. NdT]


NBC, Politico, AP, Times, Business Insider e altri media che hanno riprodotto la storia dei "bot russi" - persino Rolling Stones - si sono tutti rifiutati di commentare questa storia.

Anche lo staff di Feinstein, Schiff e Blumenthal ha rifiutato di commentare.

 Chi ha commentato? Devin Nunes. "Schiff e i Democratici hanno dichiarato il falso dicendo che i russi erano dietro l'hashtag Release the Memo, tutto il mio lavoro investigativo... Diffondendo la bufala della collusione con la Russia, hanno istigato una delle più grandi epidemie di allucinazioni di massa nella storia degli Stati Uniti".

Questo episodio di #ReleaseTheMemo è solo uno dei tanti nei #TwitterFiles. Lo scandalo Russiagate è stato costruito sulla vile disonestà di politici e giornalisti, che per anni hanno ignorato l'assenza di dati reali dietro a titoli allarmanti totalmente inventanti.

Per saperne di più, tieni d’occhio @ShellenbergerMD, @BariWeiss, @LHFang, @DavidZweig, @AlexBerenson e altri.

Leggi http://Taibbi.Substack.Com per ulteriori informazioni sul motivo per cui "l'America ha bisogno di verità e riconciliazione sul Russiagate".

Twitter non ha fornito indicazioni su come scrivere questa storia. Le ricerche sono state effettuate da terzi, quindi i documenti potrebbero essere limitati.












Twitter Files, episodio 13 - Le pressioni di Pfizer su Twitter 



Nessun commento:

Posta un commento