12/11/22

Su Kherson - L'Ucraina e la NATO costruiscono castelli in aria


Da un articolo di Scott Ritter - l'ex capo degli ispettori dell'ONU in Iraq, noto per le sue posizioni critiche in cui contestava la presenza delle armi di distruzione di massa che furono portate a giustificazione dell'invasione della NATO - una analisi condivisibile della ritirata dei russi da Kherson che i media occidentali propagandano come una grande vittoria dell'Ucraina. Ma non è con i titoli dei giornali che si vincono le battaglie sul campo, avverte Ritter.. 

(Segnalato da @BuffagniRoberto)


di Scott Ritter, 11 novembre 2022


“Chi sa quando può e quando non può combattere, vincerà” – Sun Tzu, L’Arte della Guerra

 

La guerra ha una caratteristica terribilmente avvincente. Le persone sono affascinate dal potere distruttivo che la guerra pone in primo piano e, anche se provano repulsione per la violenza, sono attratte dal fascino di guardare l'uomo all’opera in ciò che sa fare meglio: la distruzione organizzata. In passato, le persone lontane dai conflitti seguivano il corso di una guerra e delle varie battaglie molto tempo dopo che queste erano state combattute, e tracciavano i progressi su una mappa. Oggi, con i network di notizie aggiornate 24 ore su 24 e i social media, le persone possono seguire gli eventi quasi in tempo reale. L'intimità generata da questo accesso alle informazioni trasforma anche le persone: dagli analisti misurati e distaccatidi una volta, data la lontananza fisica e temporale dagli eventi, agli  attivisti appassionati di oggi, che si sentono autorizzati a valutare le azioni di coloro a cui non è solo affidata la responsabilità di condurre la guerra, ma sulle cui spalle grava il peso della responsabilità del comando.

È facile fare gli eroi mentre si digita su una tastiera, lontano dalla realtà del campo di battaglia.

Altra cosa è prendere decisioni di vita o di morte, mentre gli eventi si susseguono in una zona di guerra in corso.

Quando il generale Sergey Vladimirovich Surovikin ha assunto il comando dell'operazione militare speciale (SMO), ha ereditato una situazione che potrebbe essere ben descritta come "instabile". L'SMO aveva operato con un assetto di forze non all'altezza dell’obiettivo, con segmenti significativi della prima linea sottodimensionati, spesso con soli 30-60 uomini per chilometro e nessuna difesa in profondità. L'esercito ucraino che esisteva all'inizio della SMO era stato sventrato dalle forze russe. Tuttavia, la decisione degli Stati Uniti e degli alleati della NATO di rafforzare l'Ucraina con decine di miliardi di dollari di armi pesanti (carri armati, veicoli corazzati da combattimento, artiglieria e aerei) e di fornire alle forze ucraine una profondità strategica vitale per organizzarsi, addestrarsi ed equipaggiarsi senza timore dell'interdizione russa e per l'organizzazione di cruciali reti di comando e controllo, intelligence e logistica a sostegno diretto delle operazioni militari ucraine, ha messo la Russia in una posizione di svantaggio.

Con l'assistenza degli Stati Uniti e della NATO (e aiutata da migliaia di combattenti stranieri), a metà estate l'Ucraina è stata in grado di ricostituire una forza di circa 50.000 uomini addestrati ed equipaggiati secondo gli standard NATO. In accordo con un piano operativo ideato con l'aiuto della NATO, questa nuova forza è passata all'offensiva contro le forze russe nelle regioni di Kharkov e Kherson. Per prevenire l'inutile perdita di vite umane, la Russia ha deciso di cedere il campo di fronte alle preponderanti forze ucraine, in definitiva consolidando le proprie linee lungo un terreno più difendibile.

Il prezzo pagato dall'Ucraina in termini di vite umane e attrezzature perse è stato pesante, con circa 20.000 soldati ucraini uccisi o feriti e centinaia di carri armati e veicoli corazzati da combattimento distrutti. Le perdite sono state così pesanti che, per sostenere l'offensiva, l'Ucraina è stata costretta a rinunciare alla formazione di una seconda unità di 50.000 uomini, lanciando invece nell'attacco le unità designate per questa seconda ondata non appena venivano rese disponibili .

In risposta a questa offensiva ucraina, la Russia ha intrapreso una "mobilitazione parziale" di circa 300.000 uomini; si stima che tra 80-100.000 "volontari" aggiuntivi siano stati integrati contemporaneamente dai centri di reclutamento russi.

Le forze mobilitate sono tutti uomini con una precedente esperienza militare. Alcuni, che erano stati recentemente dispensati dal servizio e con abilità di combattimento ancora fresche, sono stati sottoposti a un corso di aggiornamento e inviati direttamente alla SMO, dove sono stati integrati nelle formazioni esistenti, rafforzandole. Il presidente russo Vladimir Putin ha stimato il numero di queste truppe a circa 80.000.

Altri sono stati assegnati alle unità di combattimento di riserva, dove continuano a ricevere una formazione specializzata su tattiche e operazioni a livello di unità. Si stima che queste forze, che contano circa 200.000 uomini, completeranno il loro addestramento a dicembre. Quando verranno inviate alla SMO, saranno organizzate in una forza di circa 10-15 divisioni, completamente equipaggiate e pronte per essere utilizzate al fronte secondo necessità.

Il 16 ottobre il generale Surovikin ha preso il comando della SMO. Due giorni dopo, ha tenuto una conferenza stampa in cui ha descritto la situazione sul campo nella regione di Kherson come "tesa". Su suo ordine, le autorità civili hanno iniziato a evacuare civili non combattenti dal territorio detenuto dalle forze russe sulla sponda occidentale del fiume Dnepr, inclusa la stessa città di Kherson. Uno dei motivi addotti per giustificare questa azione è stata la crescente preoccupazione da parte dei funzionari russi che l'Ucraina si stesse preparando a distruggere un'importante diga sul Dnepr, a nord di Kherson, presso la centrale idroelettrica di Nova Kakhovka. Se questa diga fosse stata distrutta, un muro d'acqua alto tra i 5 ei 15 metri avrebbe fatto esondare il fiume, spazzando via le infrastrutture critiche, uccidendo migliaia di persone e intrappolando i sopravvissuti, sia militari che civili, sulla sponda occidentale. Si stimava che circa 200.000 civili e 30.000 soldati russi sarebbero stati messi a rischio. L'evacuazione dei civili dalla sponda occidentale del fiume Dnepr, vista in quest'ottica, era una mossa umanitaria prudente, nel totale rispetto delle responsabilità assunte da un comandante militare ai sensi del diritto di guerra.

Durante questa evacuazione, le forze russe hanno resistito ad attacchi concertati dell'esercito ucraino addestrato ed equipaggiato dalla NATO. Questi attacchi sono stati tutti, senza eccezioni, respinti dai difensori russi. Nel solo mese di ottobre, la Russia stima che l'Ucraina abbia perso 12.000 uomini a sostegno di queste operazioni, mentre le perdite russe si sono limitate a 1.300-1.500 uomini. La maggior parte delle vittime russe sono da ricondursi al bombardamento dell'artiglieria da parte delle forze ucraine, con l’artiglieria pesante fornita dall'Occidente e guidata verso gli obiettivi dall'intelligence condivisa in tempo reale dagli Stati Uniti

Questa guerra di artiglieria veniva condotta a condizioni che favorivano espressamente gli ucraini. In circostanze normali, gli attacchi di artiglieria assumono il carattere di un duello, con ciascuna parte che cerca di localizzare le risorse di artiglieria dell'altra parte, prima o dopo i colpi sparati a distanza. Nonostante le affermazioni occidentali secondo cui i sistemi di artiglieria occidentali forniti all'Ucraina sarebbero superiori ai loro equivalenti russi, questo semplicemente non è vero, e a parità di condizioni, la Russia possiede sistemi di artiglieria che, se combinati con tecniche di identificazione del bersaglio (droni, radar di controbatteria, SIGINT, ecc.), consentirebbero all'artiglieria russa di effettuare efficaci colpi di controbatteria contro gli ucraini.

Ma quando gli ucraini possono utilizzare la loro artiglieria in un modo che consente loro di interdire la logistica russa, rendendo difficile rifornire le unità di artiglieria russe o fornire un supporto operativo e di intelligence efficace (cioè interdire il comando e il controllo russo), il duello di artiglieria diventa unilaterale, e sono le truppe russe a pagarne il prezzo. Tirando fuori le forze russe dalla riva occidentale del Dnepr, il comando russo stava eliminando il vantaggio di artiglieria che l'Ucraina aveva accumulato.

Con le forze russe trincerate sulla sponda orientale del Dnepr, l'artiglieria russa sarebbe stata in grado di essere impiegata in modo da massimizzarne i vantaggi qualitativi e quantitativi. In breve, qualsiasi forza ucraina che cercasse di avvicinarsi al fiume Dnepr sarebbe stata presa di mira da un muro di fuoco, interrompendo la loro avanzata. Allo stesso modo, l'artiglieria ucraina si sarebbe trovata in una posizione insostenibile, non in grado di concentrare gli attacchi o di essere impiegata in modo tatticamente valido, per paura di essere rilevata e distrutta dai colpi della controbatteria russa.

Le forze russe avrebbero potuto benissimo sostenere una presenza sulla sponda occidentale del Dnepr, ma a quale prezzo? La percentuale di vittime altamente favorevole avutasi nei combattimenti di ottobre sarebbe divenuta pari o addirittura superiore a quella degli ucraini. La domanda fondamentale che la leadership russa doveva affrontare era questa: quale prezzo era disposta a pagare la Russia per mantenere la sponda occidentale del fiume Dnepr? Nessun leader russo era disposto a sacrificare fino a 3.000 soldati per sostenere una linea del fronte che offriva all'Ucraina tutti i vantaggi. Il generale Surovikin ha raccomandato l'adeguamento e il generale Sergei Shoigu, il ministro della Difesa russo, ha accettato.

Le madri, le mogli e i bambini russi dovrebbero applaudire a questa decisione, così come chiunque tenga in grande considerazione la vita di un soldato russo.

Inoltre, non si può dimenticare la minaccia rappresentata dalla potenziale distruzione della diga di Nova Kakhovka. Come potrebbe un comandante responsabile rischiare la vita delle sue truppe sotto una tale minaccia? Immaginate l'indignazione che sarebbe stata espressa da questi stessi eroi da tastiera quando avrebbero cercato di inquadrare la morte di migliaia di soldati russi e la potenziale cattura di altre migliaia, all'indomani di una simile catastrofe? Perché i comandanti russi non hanno fatto qualcosa per impedirlo, avrebbero gridato!

Il generale Surovikin l'ha fatto.

L'Ucraina e i suoi sostenitori della NATO, ovviamente, si vanteranno di questa significativa vittoria. Ma i titoli sui giornali non si traducono in successi sul campo di battaglia. Mentre la Russia sta preservando la sua risorsa più preziosa, i suoi uomini, l'Ucraina sperpererà migliaia di vite in più per il valore propagandistico delle fotografie che mostrano la bandiera ucraina issata a Kherson. La "vittoria" ucraina a Kherson ricorda quella dell'antico sovrano greco Pirro, che sconfisse i romani ad Ascoli, in Puglia, nel 279 a.C. Benché le sue forze tenessero il campo, ci riuscirono solo a caro prezzo. "Se vinciamo un'altra battaglia contro i romani", disse Pirro dopo la battaglia, "saremo completamente distrutti". Pirro non riuscì a richiamare altri uomini e i suoi alleati in Italia si stavano stancando del conflitto. I romani, d’altra parte, furono in grado di ricostituire rapidamente le loro forze "come una fontana che scorre copiosa" e rimasero determinati a portare avanti la guerra fino alla fine.

Se l'esperienza di Pirro suona familiare, è perché rispecchia esattamente la situazione dell'Ucraina contro la Russia a Kherson dei nostri tempi. L'Ucraina ha perso più di 12.000 uomini nelle settimane precedenti il ​​ritiro russo dalla sponda occidentale del fiume Dnepr e ne perderà altre migliaia nel tentativo di consolidare e mantenere il territorio evacuato dalla Russia. Mentre l'Ucraina è in procinto di addestrare ed equipaggiare circa 20.000 nuove truppe, la sua capacità di generare forze ulteriori è in discussione, data la scarsità di attrezzature moderne che rimangono disponibili ad essere trasferite in Ucraina.

La Russia, d'altra parte, sta finalizzando l'organizzazione, l'addestramento e l'equipaggiamento di 200.000 truppe fresche. Quando arriveranno sul campo di battaglia a dicembre, l'Ucraina avrà difficoltà a rispondere in modo significativo. Come Pirro, l'Ucraina, prendendo Kherson, è stata "completamente distrutta".

E presto le truppe russe saranno come una "fontana che sgorga copiosa".

 


07/10/22

Jacques Baud - Kharkov e la mobilitazione



Secondo Jacques Baud, autorevole esperto di geopolitica e questioni militari e d'intelligence,  la controffensiva che ha portato l'Ucraina  a riconquistare un ampio territorio non è altro che una vittoria di Pirro su aree da cui i russi avevano già pianificato di ritirarsi, guidata dagli anglosassoni allo scopo di galvanizzare gli alleati europei e allontanare sempre di più la possibilità di trattative di pace. 
(Segnalato da @BuffagniRoberto)


1 ottobre 2022,  Jacques Baud*

 

La riconquista della regione di Kharkov all'inizio di settembre sembra essere un successo per le forze ucraine. I nostri media hanno esultato, trasmettendoci la rappresentazione dei fatti della propaganda ucraina, non proprio corretta. Un esame più attento delle operazioni avrebbe potuto indurre l'Ucraina a una maggiore prudenza.

 Da un punto di vista militare, questa operazione si può considerare una vittoria tattica per gli ucraini e una vittoria operativa/strategica per la coalizione russa.

Dalla parte ucraina, Kiev era sotto pressione perché ottenesse qualche successo sul campo di battaglia. Volodymyr Zelensky temeva una certa stanchezza da parte dell'Occidente e una interruzione degli aiuti. Gli americani e gli inglesi lo avevano spinto a portare avanti delle offensive nel settore di Kherson, ma queste offensive, intraprese in modo disorganizzato, con perdite sproporzionate e senza successo, avevano creato tensioni tra Zelensky e il suo staff militare.

Da diverse settimane, ormai, gli esperti occidentali mettevano in dubbio la presenza dei russi nell'area di Kharkov, poiché chiaramente non avevano intenzione di combattere nella città. In realtà la loro presenza in quest'area era solo finalizzata a impedire che le truppe ucraine avanzassero nel Donbass, che è il vero obiettivo operativo dei russi.

Ad agosto, le indicazioni suggerivano che i russi avessero pianificato di lasciare l'area, ben prima dell'inizio dell'offensiva ucraina. I russi si sono quindi ritirati in buon ordine, insieme ad alcuni civili che avrebbero potuto essere oggetto di ritorsioni. A riprova di ciò, all’arrivo degli ucraini l'enorme deposito di munizioni di Balaklaya era vuoto, a dimostrazione del fatto che i russi avevano evacuato in buon ordine tutto il personale e le attrezzature sensibili, già diversi giorni prima. I russi hanno persino abbandonato delle aree che l'Ucraina non ha attaccato. Quando gli ucraini sono entrati nell'area, erano rimaste solo poche truppe della Guardia nazionale russa e della milizia del Donbass .

In quella fase gli ucraini erano impegnati a lanciare molteplici attacchi nella regione di Kherson, che da agosto avevano portato a ripetute battute d'arresto e ad enormi perdite per il loro esercito. Quando i servizi segreti statunitensi hanno rilevato la partenza dei russi dalla regione di Kharkov, hanno visto un'opportunità per gli ucraini di ottenere un successo operativo e hanno trasmesso loro le informazioni. L'Ucraina ha così bruscamente deciso di attaccare l'area di Kharkov, che era già praticamente priva di truppe russe.

A quanto pare, i russi avevano anticipato l'organizzazione dei referendum negli oblast di Lugansk, Donetsk, Zaporozhe e Kherson. Si erano resi conto che il territorio di Kharkov non era direttamente rilevante per i loro obiettivi e che si trovavano nella stessa situazione di Snake Island a giugno: l'energia necessaria per difendere questo territorio era maggiore della sua importanza strategica.

Ritirandosi da Kharkov, la coalizione russa era in grado di consolidare la sua linea di difesa dietro il fiume Oskoll e rafforzare la sua presenza nel nord del Donbass. Ha così potuto compiere un importante passo avanti nell'area di Bakhmut, punto chiave del settore Slavyansk-Kramatorsk, vero obiettivo operativo della coalizione russa.

Poiché non c'erano più truppe a Kharkov per "bloccare" l'esercito ucraino, i russi hanno dovuto attaccare l'infrastruttura elettrica per impedire che i rinforzi ucraini muovessero in treno verso il Donbass.

Di conseguenza, oggi, tutte le forze della coalizione russa si trovano all'interno di quelli che potrebbero diventare i nuovi confini della Russia dopo i referendum nelle quattro oblast ucraine meridionali.

Per gli ucraini è una vittoria di Pirro. Hanno compiuto un’avanzata a Kharkov senza incontrare alcuna resistenza e senza quasi combattimenti. Invece, l'area è divenuta un'enorme "zona di sterminio" ("зона поражения"), dove l'artiglieria russa avrebbe distrutto un numero stimato di 4.000-5.000 ucraini (circa 2 brigate), mentre la coalizione russa ha subito solo perdite marginali in quanto non ci sono stati  combattimenti.

Queste perdite si aggiungono a quelle delle offensive di Kherson. Secondo Sergei Shoigu, ministro della Difesa russo, gli ucraini hanno perso circa 7.000 uomini nelle prime tre settimane di settembre. Sebbene queste cifre non possano essere verificate, il loro ordine di grandezza corrisponde alle stime di alcuni esperti occidentali. In altre parole, sembra che gli ucraini abbiano perso circa il 25% delle 10 brigate che sono state create e equipaggiate in questi mesi con l'aiuto occidentale. Questo è ben lontano dall'esercito di milioni di uomini menzionato dai leader ucraini.

Dal punto di vista politico è una vittoria strategica per gli ucraini e una sconfitta tattica per i russi. È la prima volta che gli ucraini si riprendono così tanto territorio dal 2014, e i russi sembrano sconfitti. Gli ucraini hanno saputo sfruttare questa occasione per comunicare la loro vittoria finale, innescando senza dubbio speranze esagerate e divenendo ancora meno disposti a impegnarsi nelle trattative.

Per questo Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha dichiarato che questo “non è il momento per la pace”. Questa vittoria di Pirro è perciò un dono avvelenato per l'Ucraina. Ha portato l'Occidente a sopravvalutare le capacità delle forze ucraine e a spingerle a impegnarsi in ulteriori offensive, invece di negoziare.

Le parole "vittoria" e  "sconfitta" devono essere usate con attenzione. Gli obiettivi dichiarati di "smilitarizzazione" e  "denazificazione" di Vladimir Putin non riguardano la conquista del territorio, ma la distruzione della minaccia al Donbass. In altre parole, gli ucraini stanno combattendo per il territorio, mentre i russi cercano di distruggere le loro capacità militari. In un certo senso, mantenendo il territorio, gli ucraini stanno rendendo il lavoro dei russi più facile. Puoi sempre riconquistare il territorio, ma non puoi riconquistare le vite umane.

Nella convinzione di indebolire la Russia, i nostri media promuovono la graduale scomparsa della società ucraina. Sembra un paradosso, ma è coerente con il modo in cui i nostri leader vedono l'Ucraina. Non hanno reagito ai massacri di civili ucraini di lingua russa nel Donbass tra il 2014 e il 2022, né fanno cenno delle perdite dell'Ucraina oggi. In effetti, per i nostri media e per le autorità, gli ucraini sono una specie di "Untermenschen", la cui vita ha solo lo scopo di soddisfare gli obiettivi dei nostri politici.

Tra il 23 e il 27 settembre erano in corso quattro referendum e le popolazioni locali dovevano rispondere a domande diverse a seconda della regione. Nelle auto-proclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk, ufficialmente indipendenti, la domanda è se la popolazione voglia unirsi alla Russia. Nelle oblast di Kherson e Zaporozhe, che fanno ancora ufficialmente parte dell'Ucraina, la domanda è se la popolazione vuole rimanere in Ucraina, se vuole essere indipendente o se vuole far parte della Russia.

Tuttavia, in questa fase ci sono ancora alcune incognite, come ad esempio quali saranno i confini delle entità che verranno annesse alla Russia. Saranno i confini delle aree occupate oggi dalla coalizione russa o i confini delle regioni ucraine? Nella seconda ipotesi, allora potremmo ancora avere offensive russe allo scopo si impadronirsi del resto delle regioni (oblast).

È difficile stimare l'esito di questi referendum, anche se si può presumere che gli ucraini di lingua russa molto probabilmente vorranno uscire dall'Ucraina. I sondaggi, la cui affidabilità non può essere valutata, suggeriscono che l'80-90% è favorevole all'adesione alla Russia. E questa sembra un’ipotesi realistica a causa di diversi fattori.

In primo luogo, dal 2014, le minoranze linguistiche in Ucraina sono state soggette a restrizioni che le hanno rese cittadini di 2a classe. Di conseguenza, la politica ucraina ha fatto sì che i cittadini di lingua russa non si sentissero più ucraini. Ciò è stato sottolineato anche dalla legge sui diritti dei popoli indigeni del luglio 2021, che è in qualche modo equivalente alle leggi di Norimberga del 1935, che conferiscono diritti diversi ai cittadini a seconda della loro origine etnica. Questo è il motivo per cui Vladimir Putin ha scritto un articolo, il 12 luglio 2021, chiedendo all'Ucraina di considerare i russofoni come parte della nazione ucraina e di non discriminarli come previsto dalla nuova legge.

Naturalmente, nessun paese occidentale ha protestato contro questa legge, che è una continuazione dell'abolizione della legge sulle lingue ufficiali del febbraio 2014, che è stata la ragione della secessione della Crimea e del Donbass.

In secondo luogo, nella loro lotta contro la secessione del Donbass, gli ucraini non hanno mai cercato di conquistare "il cuore e la mente" degli insorti. Al contrario, hanno fatto di tutto per allontanarli, bombardandoli, minando le loro strade, tagliando l'acqua potabile, bloccando il pagamento di pensioni e stipendi, o bloccando tutti i servizi bancari. Questo è l'esatto opposto di un'efficace strategia di contro-insurrezione.

Infine, gli attacchi di artiglieria e i missili contro la popolazione di Donetsk e di altre città nella regione di Zaporozhe e Kherson, per intimidire la popolazione e impedire loro di recarsi alle urne, stanno allontanando ulteriormente la popolazione locale da Kiev. Oggi la popolazione di lingua russa teme le rappresaglie ucraine se i referendum non venissero accettati.

Quindi, abbiamo una situazione in cui i paesi occidentali annunciano che non riconosceranno questi referendum, ma d'altra parte non hanno fatto assolutamente nulla per incoraggiare l'Ucraina ad avere una politica più inclusiva con le loro minoranze. In definitiva, ciò che questi referendum potrebbero rivelare è che non c'è mai stata una nazione ucraina inclusiva.

Inoltre, questi referendum congeleranno la situazione e renderanno le conquiste della Russia irreversibili. È interessante notare che se l'Occidente avesse lasciato che Zelensky continuasse con la sua proposta alla Russia della fine di marzo 2022, l'Ucraina ora avrebbe mantenuto più o meno la sua configurazione precedente a febbraio 2022. Ricordiamo che Zelensky aveva avanzato il 25 febbraio una prima richiesta di trattativa, che i russi avevano accolto, ma che l'Unione europea ha rifiutato, fornendo un primo pacchetto di 450 milioni di euro in armi. A marzo, Zelensky ha fatto un'altra offerta che la Russia ha accolto favorevolmente ed era pronta a discutere, ma l'Unione europea è intervenuta ancora una volta per impedirlo, con un secondo pacchetto di 500 milioni di euro per le armi.

Come spiegato da Ukraïnskaya Pravda, Boris Johnson ha chiamato Zelensky il 2 aprile e gli ha chiesto di ritirare la sua proposta, altrimenti l'Occidente avrebbe interrotto il suo sostegno. Poi, il 9 aprile, durante la sua visita a Kiev, “BoJo” ha ripetuto la stessa cosa al presidente ucraino. L'Ucraina allora era pronta a negoziare con la Russia, ma l'Occidente non vuole negoziati, come ha chiarito ancora una volta “BoJo” durante la sua ultima visita in Ucraina ad agosto.

È certamente la prospettiva che non ci saranno negoziati che ha spinto la Russia a impegnarsi nei referendum. Va ricordato che fino ad ora Vladimir Putin aveva sempre rifiutato l'idea di integrare i territori dell'Ucraina meridionale nella Russia.

Va anche ricordato che se l'Occidente fosse stato così impegnato nei confronti dell'Ucraina e della sua integrità territoriale, Francia e Germania avrebbero certamente adempiuto ai propri obblighi ai sensi degli accordi di Minsk, prima del febbraio 2022. Inoltre, avrebbero lasciato che Zelensky procedesse con la sua proposta di accordo con la Russia nel marzo 2022. Il problema è che l'Occidente non cerca l'interesse dell'Ucraina, ma l'indebolimento della Russia.

 

Mobilitazione parziale

In merito all'annuncio di una mobilitazione parziale da parte di Vladimir Putin, va ricordato che la Russia è intervenuta in Ucraina con un numero di truppe considerevolmente inferiore a quello che l'Occidente ritiene necessario per condurre una campagna offensiva. Ci sono due ragioni per questo. In primo luogo, i russi fanno affidamento sulla loro padronanza dell'"arte operativa" e giocano con i loro moduli operativi sul teatro delle operazioni come un giocatore di scacchi. Questo è ciò che consente loro di essere efficaci con una manodopera ridotta. In altre parole, sanno come condurre le operazioni in modo efficiente.

La seconda ragione che i nostri media deliberatamente ignorano è che la stragrande maggioranza delle azioni di combattimento in Ucraina è condotta dalle milizie del Donbass. Invece di dire "i russi", dovrebbero (se fossero onesti) dire "la coalizione russa" o "la coalizione di lingua russa". In altre parole, il numero delle truppe russe in Ucraina è relativamente piccolo. Inoltre, la pratica russa è di mantenere le truppe nell'area delle operazioni solo per un periodo limitato. Ciò significa che tendono a alternare le truppe più frequentemente rispetto all'Occidente.

Oltre a queste considerazioni generali, ci sono le possibili conseguenze dei referendum nel sud dell'Ucraina, che probabilmente estenderanno il confine russo di quasi 1000 chilometri. Ciò richiederà capacità aggiuntive per costruire un sistema di difesa più robusto, per costruire strutture per le truppe, ecc. In questo senso, questa mobilitazione parziale è una buona idea, ed è una logica conseguenza di quanto visto sopra.

Molto è stato detto in Occidente su coloro che hanno cercato di lasciare la Russia per evitare la mobilitazione. Certamente esistono, come le migliaia di ucraini che hanno cercato di sfuggire alla leva e si possono vedere per le strade di Bruxelles alla guida di potenti e costose auto sportive tedesche! Molta meno pubblicità è stata data alle lunghe file di giovani davanti agli uffici di reclutamento militare e alle manifestazioni popolari a favore della decisione di mobilitarsi!

 

Minacce nucleari

Quanto alle minacce nucleari, nel suo discorso del 21 settembre Vladimir Putin ha menzionato il rischio di un'escalation nucleare. Naturalmente, i media cospirativi (cioè quelli che costruiscono narrazioni da informazioni non correlate) hanno immediatamente parlato di "minacce nucleari".

In realtà, questo non è vero. Se leggiamo la formulazione del discorso di Putin, possiamo notare che non ha minacciato di usare armi nucleari. In realtà, dall'inizio di questo conflitto, nel 2014, non lo ha mai fatto. Invece, ha messo in guardia l'Occidente dall'uso di tali armi. Vi ricordo che il 24 agosto Liz Truss ha dichiarato che era accettabile colpire la Russia con armi nucleari e che era pronta a farlo, anche se ciò avrebbe portato a un "annientamento globale!" Non è la prima volta che l'attuale primo ministro britannico fa una dichiarazione del genere, che aveva già suscitato avvertimenti dal Cremlino a febbraio. Inoltre, vorrei ricordarvi che nell'aprile di quest'anno Joe Biden ha deciso di discostarsi dalla politica statunitense del "non primo utilizzo", e quindi si riserva il diritto di utilizzare le armi nucleari per primo.

Quindi, chiaramente, Vladimir Putin non si fida del comportamento occidentale, che è totalmente irrazionale e irresponsabile, e che è pronto a sacrificare i propri cittadini per raggiungere obiettivi guidati dal dogmatismo e dall'ideologia. Questo è ciò che sta accadendo in questo momento nel campo dell'energia e delle sanzioni, ed è ciò che Liz Truss è pronta a fare con le armi nucleari. Putin è certamente preoccupato per le reazioni dei nostri leader, che si trovano in situazioni sempre più scomode a causa della catastrofica situazione economica e sociale che hanno creato a causa della loro stessa incompetenza. Questa pressione sui nostri leader potrebbe portarli a intensificare il conflitto solo per evitare di perdere la faccia.

Nel suo discorso, Vladimir Putin non minaccia di usare armi nucleari, ma altri tipi di armi. Sta ovviamente pensando alle armi ipersoniche, che non hanno bisogno di essere nucleari per essere efficaci e che possono neutralizzare le difese occidentali. Inoltre, contrariamente a quanto dicono i nostri media, l'uso di armi nucleari tattiche non è più da molti anni.nella dottrina russa sull’impiego di armi E ancora, a differenza degli Stati Uniti, la Russia ha una politica di non primo utilizzo.

In altre parole, sono gli occidentali con il loro comportamento imprevedibile i veri fattori di insicurezza.

Non sono sicuro che i nostri politici abbiano una visione chiara e obiettiva della situazione. I recenti tweet di Ignazio Cassis mostrano che il suo livello di informazioni è basso. Prima di tutto, quando, nell'offrire i suoi buoni uffici, cita il ruolo e la neutralità della Svizzera, è un po' fuori dalla geografia. Nella mente della Russia, la Svizzera ha abbandonato il suo status di neutralità e se vuole svolgere un ruolo costruttivo in questo conflitto, dovrà dimostrare la sua neutralità. E siamo molto, molto lontani da questo.

In secondo luogo, quando Cassis ha espresso a Lavrov la sua preoccupazione per l'uso delle armi nucleari, chiaramente non ha capito il messaggio di Vladimir Putin. Il problema con i leader occidentali di oggi è che nessuno di loro attualmente ha la capacità intellettuale per affrontare le sfide che loro stessi hanno creato attraverso la propria follia. Probabilmente Cassis avrebbe fatto meglio a esprimere le sue preoccupazioni a Truss e Biden!

I russi, e in particolare Vladimir Putin, sono sempre stati molto chiari nelle loro dichiarazioni e hanno fatto in modo coerente e metodico ciò che dicevano che avrebbero fatto. Né più, né meno. Naturalmente si può non essere d'accordo con ciò che dice Putin, ma è un errore grave e probabilmente anche criminale non ascoltare ciò che dice. Perché se avessimo ascoltato, avremmo potuto evitare che la situazione diventasse quella che è.

È anche interessante confrontare l'attuale situazione generale con quanto descritto nei rapporti della RAND Corporation pubblicati nel 2019, come il progetto per tentare di destabilizzare la Russia.

 


Fig 1 - Dallo studio della Rand Corporation su come destabilizzare la Russia. Questo documento mostra come gli USA stessero lavorando a una campagna di sovversione contro la Russia, di cui l'Ucraina era solo uno sfortunato strumento.

         

Come possiamo vedere, ciò a cui stiamo assistendo è il risultato di uno scenario attentamente pianificato. È molto probabile che i russi siano stati in grado di anticipare ciò che l'Occidente stava pianificando contro di loro. La Russia ha così potuto prepararsi politicamente e diplomaticamente alla crisi che si sarebbe creata. È questa capacità di anticipazione strategica che mostra che la Russia è più stabile, più efficace e più efficiente dell'Occidente. Questo è il motivo per cui penso che se questo conflitto si intensificherà, sarà più per l'incompetenza occidentale che per un calcolo russo.

 

*Jacques Baud è un esperto in geopolitica di grande autorevolezza, le cui pubblicazioni includono molti articoli e libri, tra cui “Poutine: Maître du jeu? Gouverner avec les fake news” e “L'Affaire Navalny”. Il suo libro più recente è sulla guerra in Uktraine, intitolato “Operazione Z”.

 

 

01/09/22

Mattias Desmet - Intervista integrale sulla 'formazione di massa' nel totalitarismo

In questa intervista Mattias Desmet, professore di Psicologia clinica all'Università di Gent in Belgio e autore di 'Psicologia del Totalitarismo', ricostruisce in maniera molto lucida i meccanismi di quella sorta di ipnosi collettiva che si sta svolgendo davanti ai nostri occhi e che sta aprendo la strada verso un nuovo totalitarismo. Aggiungendo a questa approfondita analisi due messaggi molto importanti.  Uno, sulla funzione cruciale della testimonianza (o discorso di verità) come mezzo per contrastarne una evoluzione sempre più distruttiva. L'altro è un avvertimento a non cadere in una appartenenza cieca e fanatica di segno uguale e contrario, che non potrebbe che aumentare la carica di violenza generale. 


28/08/22

Analisi della guerra in Ucraina da parte di un ex ufficiale del Corpo dei Marines degli Stati Uniti



Dal sito Imetatronink  una analisi di eccezionale qualità sull'operazione militare speciale russa in Ucraina, pubblicata originariamente sulla 'Marine Corps Gazette', Maneuverist Papers n. 22, a cura di un ex ufficiale dei Marines dallo pseudonimo di Marinus, che secondo voci non confermate potrebbe essere l'illustre Ten. Gen. Paul Von Riper. 

La traduzione di questa seconda parte dell'analisi - dedicata al livello mentale e morale della  campagna russa, e quindi al suo significato politico e ai suoi obiettivi - è stata rivista da Roberto Buffagni, che ha curato direttamente anche la traduzione della prima parte, dedicata invece allo studio del livello materiale della campagna (disponibile qui). 


Prefazione


Questo articolo è apparso originariamente nel numero di agosto 2022 della Marine Corps Gazette. Scritto da un assiduo collaboratore anonimo ("Marinus") della Gazette, ha sollevato un putiferio tra la comunità militare degli Stati Uniti in vari dibattiti online.

Sono girate voci insistenti - mai confermate in modo definitivo – secondo le quali "Marinus" non sarebbe altro che il tenente generale dell'USMC (in pensione) Paul K. Van Riper, un eroe riconosciuto e rispettato da molti marines e un importante sostenitore dei cosiddetti “Maneuverist” – una scuola di pensiero militare fortemente influenzata dal lavoro dell'incomparabile stratega militare John R. Boyd.

Van Riper è stato anche l'iconoclasta comandante della Red Team nella famigerata esercitazione di simulazione militare Millennium Challenge del 2002, durante la quale la forza rossa da lui guidata (modellata sulle capacità iraniane dell'epoca) affondò l'intera flotta navale statunitense nel Golfo Persico, impiegando metodi e competenze che, nei loro rigidi calcoli, i pianificatori della simulazione di guerra non avevano preso in considerazione. (Ho scritto della débacle Millennium Challenge 2002 qui: Lessons Never Learned.)

Che Marinus sia Van Riper, o sia frutto di una collaborazione di Van Riper con suo figlio (come alcuni hanno ipotizzato, dato che il generale ha ora 84 anni), o semplicemente sia qualche altro brillante ex ufficiale di marina, probabilmente in ultima analisi non è così importante. Ciò che è importante è che le sue osservazioni e percezioni del conflitto in corso in Ucraina sono lucide, illuminanti e non contaminate dal dilagante pregiudizio anti-russo che ha reso ciechi la maggior parte degli occidentali, sia sulle cause sottostanti al conflitto che, ora, sul proseguimento della guerra in Ucraina.

Lo consiglio vivamente, in parte anche perché corrisponde decisamente alla mia analisi, originariamente pubblicata in un thread su Twitter il 3 luglio 2022 e successivamente ampliata in un post formale sul blog, l'8 luglio 2022: “Distruggere la madre di tutti gli eserciti per procura inUcraina.”

Confesso lealmente che sto postando l'articolo della Gazette senza autorizzazione, e quindi potrebbe non rimanere a lungo, nel caso in cui uno dei loro rappresentanti mi chiedesse di rimuoverlo. Dopotutto, l’accesso all’articolo è a pagamento, e appare qui solo perché ho appena trascorso gran parte della mattinata a trascriverlo accuratamente nella sua interezza, a partire da una serie di immagini che circolano ampiamente online.

In ogni caso, sono fortemente persuaso che le osservazioni di Marinus qui contenute debbano essere condivise in lungo e in largo. È un servizio di interesse pubblico, in questa era di social media repressivi controllati dallo stato e di propaganda imperiale senza precedenti.

Se gli autori anonimi o i rappresentanti della Gazette desiderano richiederne la rimozione, li invito a contattarmi tramite il mio account Twitter: @imetatronink

William Schryver, 18 agosto 2022

 

 

L'invasione russa dell'Ucraina

 

 Maneuverist Papers n. 22

 Parte II: I livelli mentale e morale

 di Marinus


Se considerate come fenomeni puramente materiali, le operazioni condotte dalle forze di terra russe in Ucraina nel 2022 presentano un quadro sconcertante. Nel nord dell'Ucraina, i BTG russi hanno invaso gran parte del territorio, ma non hanno tentato di trasformare l'occupazione temporanea in possesso permanente. Infatti, dopo aver trascorso cinque settimane in quella regione, se ne sono andati, rapidamente come erano arrivati. Nel sud, l'ingresso altrettanto rapido delle forze di terra russe ha portato alla creazione di presidi russi e all'insediamento di istituzioni politiche, economiche e culturali russe. Nel terzo teatro della guerra, raramente si sono verificati movimenti rapidi del tipo che ha caratterizzato le operazioni russe sui fronti settentrionale e meridionale. Piuttosto, le formazioni russe nell'Ucraina orientale hanno condotto assalti di artiglieria ad alta intensità per catturare aree relativamente ridotte.

Un modo per fare un po' di luce su questo enigma è considerare le operazioni russe su ciascuno dei tre principali fronti della guerra come campagne distinte. Un ulteriore chiarimento deriva dalla consapevolezza che ciascuna di queste campagne seguiva un modello che faceva parte del repertorio operativo russo da molto tempo. Tale schema, tuttavia, non riesce a spiegare perché la leadership russa abbia applicato dei modelli specifici a ogni specifica serie di operazioni. Per rispondere a questa domanda, è necessario un esame degli obiettivi mentali e morali perseguiti da ciascuna di queste tre campagne.

 

I raid al nord

I marines americani hanno usato a lungo il termine "raid" per descrivere un'impresa in cui una piccola forza si sposta rapidamente in un luogo particolare, completa una missione circoscritta e si ritira il più rapidamente possibile. [1] Per i soldati russi, tuttavia, il cugino linguistico di quella parola (reyd) ha un significato un po' diverso. Mentre lo spostamento effettuato dalla squadra che conduce un raid non è altro che un mezzo per raggiungere specifici punti della mappa, il movimento delle forze, spesso più grandi, che conducono un reyd crea effetti significativi sul piano operativo. Cioè, mentre si spostano lungo varie autostrade e strade secondarie, confondono i comandanti nemici, interrompono la logistica nemica e privano i governi nemici della legittimità che deriva dal controllo incontestato del proprio territorio. Allo stesso modo, dove ogni fase di un raid americano di oggi segue necessariamente un copione dettagliato, un reyd è un'impresa più aperta, che può essere adattata per sfruttare nuove opportunità, evitare nuovi pericoli o raggiungere nuovi obiettivi.

Il termine reyd è stato introdotto nel lessico militare russo alla fine del XIX secolo da teorici che avevano notato le somiglianze tra le operazioni indipendenti della cavalleria nella guerra civile americana e la già consolidata pratica russa di inviare colonne mobili, spesso composte da cosacchi, in lunghe incursioni attraverso il territorio nemico. [2] Un primo esempio di tali incursioni è fornito dalle gesta della colonna guidata da Alexander Chernyshev durante le guerre napoleoniche. Nel settembre del 1813, questa forza di circa 2.300 cavalleggeri e due cannoni da campo leggeri fece un giro di 650 chilometri attraverso il territorio nemico. A metà di questa ardita impresa, questa colonna occupò, per due giorni, la città di Kassel,  allora capitale di uno degli stati satelliti dell'Impero francese. Il timore che un’impresa così imbarazzante potesse ripetersi convinse Napoleone ad assegnare due corpi d'armata al presidio di Dresda, allora sede del governo di un'altra delle sue colonie. [3] Di conseguenza, quando Napoleone incontrò le forze congiunte dei suoi nemici nella battaglia di Lipsia, la sua Grande Armée, già in inferiorità numerica, era molto più ridotta di quanto sarebbe stata altrimenti.

Nel 2022, i numerosi battaglioni di gruppi tattici di che si sono addentrati in profondità nell'Ucraina settentrionale durante i primi giorni dell'invasione russa, non hanno tentato di ripetere l'occupazione di Lipsia. Piuttosto, nel loro percorso evitavano tutte le città più grandi e, nelle rare occasioni in cui si trovavano in una città più piccola, l'occupazione raramente durava più di poche ore. Tuttavia, le colonne russe in rapido movimento hanno creato, su scala molto più ampia, un effetto simile a quello che risultò dall'incursione di Chernyshev del 1813. Cioè, convinsero gli ucraini a indebolire il loro principale esercito da campo, che combatteva allora nella regione del Donbass, per rafforzare le difese di città lontane.

 

Occupazione rapida al sud

In termini di velocità e distanza percorsa, le operazioni russe nell'area tra la costa meridionale dell'Ucraina e il fiume Dnepr assomigliano alle incursioni effettuate nel nord. Differiscono, tuttavia, nella gestione delle città. Laddove le colonne russe su entrambi i versanti di Kiev evitavano le grandi aree urbane ogni volta che potevano, gli omologhi nel sud hanno preso possesso permanente di grandi città. In alcuni casi, come nella ship-to-objective maneuver (STOM) iniziata nel Mar d'Azov e terminata a Melitopol, la conquista della città è avvenuta durante i primi giorni dell'invasione russa. In altri, come nella città di Skadovsk, i russi hanno aspettato diverse settimane prima di occupare alcune aree e affrontare le forze di difesa locali che durante la loro avanzata iniziale avevano ignorato.

Nei tempi immediatamente successivi al loro arrivo, i comandanti russi che hanno preso il comando delle aree urbane del sud hanno seguito la stessa politica dei loro omologhi del nord. Cioè, hanno permesso ai rappresentanti locali dello stato ucraino di svolgere le loro funzioni e, in molti casi, di continuare a sventolare la bandiera del loro paese sugli edifici pubblici. [4] Non è passato molto tempo, tuttavia, prima che i funzionari russi prendessero il controllo del governo locale, sostituissero le bandiere sugli edifici e avviassero la sostituzione delle istituzioni ucraine, che si trattasse di banche o compagnie di telefonia cellulare, con quelle russe. [5]

Come il modello del reyd, il paradigma delle campagne in cui una rapida occupazione militare si accompagna ad una profonda trasformazione politica faceva parte della cultura militare russa da molto tempo. Pertanto, quando hanno dovuto spiegare il concetto delle operazioni sul fronte meridionale, i comandanti russi hanno potuto portare ad esempio una qualsiasi delle numerose imprese simili condotte dallo stato sovietico nei quattro decenni successivi all'occupazione sovietica della Polonia orientale nel 1939. (Compresa la conquista di Estonia, Lettonia e Lituania nel 1940, la soppressione dei governi riformisti in Ungheria e Cecoslovacchia durante la Guerra Fredda e l'invasione dell'Afghanistan nel 1979.) [6]

Mentre alcune formazioni russe nel sud consolidavano il controllo sul territorio conquistato, altre conducevano incursioni nelle vicinanze della città di Mykolaiv. Come le loro controparti più grandi sul fronte settentrionale, queste incursioni hanno incoraggiato la leadership ucraina a dedicare alla difesa delle città delle forze che altrimenti avrebbero potuto essere utilizzate nella lotta per la regione del Donbass. (In questo caso, le città in questione includevano i porti di Mykolaiv e Odessa.) Allo stesso tempo, le incursioni nella parte più a nord del fronte meridionale hanno creato un'ampia "terra di nessuno" tra le aree occupate dalle forze russe e quelle interamente sotto il controllo del governo ucraino.

 

Stalingrado nell'est

Le operazioni russe nel nord e nel sud dell'Ucraina hanno utilizzato pochissimo l'artiglieria da campo, in parte per una questione di logistica. (Sia che facessero incursioni nel nord o rapide occupazioni a sud, le colonne russe non avevano i mezzi per trasportare un'ingente quantità di proiettili e di razzi.) In quelle campagne, tuttavia, l'assenza di cannonate risponde più alla logica dei fini che a quella dei mezzi. Nel nord, la riluttanza russa a bombardare derivava dal desiderio di non inimicarsi la popolazione locale, che quasi tutta, per motivi linguistici ed etnici, tendeva a sostenere lo stato ucraino. Nel sud, la politica russa di evitare l'uso dell'artiglieria da campo serviva allo stesso scopo politico:  preservare vite e  proprietà di comunità, in cui molte persone si identificavano come "russe" e molte altre parlavano il russo come lingua madre.

Ad est, invece, i russi hanno effettuato dei bombardamenti che, sia per durata che per intensità, possono rivaleggiare con quelli delle grandi operazioni di artiglieria delle guerre mondiali del Novecento. Resi possibili da linee di rifornimento brevi, sicure e straordinariamente ridondanti, questi bombardamenti servivano a tre scopi. In primo luogo, confinavano le truppe ucraine nelle loro fortificazioni, privandole della capacità di fare qualsiasi cosa se non rimanere sul posto. In secondo luogo, hanno inflitto un gran numero di perdite, sia a livello propriamente fisico che per gli effetti psicologici della reclusione, dell'impotenza e della prossimità con un gran numero di esplosioni che fanno tremare la terra. Terzo, quando effettuato per un periodo di tempo sufficiente, che era spesso misurato in settimane, il bombardamento di una data fortificazione portava invariabilmente o alla ritirata dei difensori, o alla  resa.

Possiamo avere un'idea della portata dei bombardamenti russi nell'est dell'Ucraina confrontando la contesa per la città di Popasna (18 marzo – 7 maggio 2022) con la battaglia di Iwo Jima (19 febbraio – 26 marzo 1945). A Iwo Jima, i marines americani combatterono per cinque settimane per annientare i difensori di otto miglia quadrate di terreno abilmente fortificato. A Popasna, i cannonieri russi hanno bombardato i sistemi di trincea costruiti nei crinali e nelle gole di un'area simile per otto settimane, prima che il comando ucraino decidesse di ritirare le sue forze dalla città.

La cattura di intere aree da parte dell'artiglieria, a sua volta, ha contribuito alla creazione degli accerchiamenti che i russi chiamano "calderoni" (kotly). Come molto della teoria militare russa, questo concetto si basa su un'idea presa in prestito dalla tradizione tedesca della guerra di manovra: il "calderone di battaglia" (Schlachtkessel). Tuttavia, mentre i tedeschi cercavano di creare e di sfruttare i loro calderoni il più rapidamente possibile, i calderoni russi possono essere o rapidi e sorprendenti o lenti e apparentemente ineluttabili. In effetti, le offensive sovietiche coronate da successo della seconda guerra mondiale, come quella che portò alla distruzione della sesta armata tedesca a Stalingrado, fecero ampio uso di calderoni di entrambi i tipi.

La libertà dall’urgenza di creare calderoni il più rapidamente possibile ha sollevato i russi che combattevano nell'Ucraina orientale dall'obbligo di tenere specifiche porzioni di territorio. Pertanto, di fronte a un attacco ucraino ben determinato, i russi spesso ritiravano i loro carri armati e le loro unità di fanteria dal terreno conteso. In questo modo, da un canto riducevano il pericolo per le proprie truppe, dall'altro creavano delle situazioni, per quanto brevi, in cui gli attaccanti ucraini dovevano affrontare proiettili e razzi russi senza la protezione di un riparo. Altrimenti detto, i russi considerano questi "bombardamenti a ripetizione" non soltanto come un impiego accettabile dell'artiglieriai, ma anche come un’opportunità per infliggere ulteriori perdite, impegnandosi in un "consumo vistoso" del munizionamento di artiglieria.

Nella primavera del 1917 le forze tedesche sul fronte occidentale usarono tattiche simili per creare situazioni in cui le truppe francesi che avanzavano lungo i pendii posteriori dei crinali conquistati di recente venivano colte allo scoperto dal fuoco dell'artiglieria da campo e delle mitragliatrici. L'effetto di questa esperienza sul morale francese fu tale che i fanti in cinquanta divisioni francesi reagirono con  atti di "indisciplina collettiva", il cui motto era "terremo le posizioni, ma ci rifiutiamo di attaccare". [7] (Nel maggio del 2022 sono apparsi su Internet diversi video in cui persone che affermavano di essere soldati ucraini che combattevano nella regione del Donbass spiegavano che, pur essendo disposti a difendere le loro posizioni, avevano deciso di disobbedire a qualsiasi ordine che richiedesse loro di avanzare.)

 

Risolvere il paradosso

Nei primi giorni del dibattito sulla guerra di manovra, i maneuverist spesso presentavano la loro filosofia preferita come l'opposto logico della "guerra d’attrito/potenza di fuoco". In verità, già nel 2013 gli autori anonimi delle “Attritionist Letters” usavano questo schema dicotomico per strutturare la loro critica alle pratiche in contrasto con lo spirito della guerra di manovra. Nelle campagne russe in Ucraina, tuttavia, una serie di operazioni composte principalmente di movimento si integra a un’altra costituita principalmente da cannoneggiamenti.

Un modo per risolvere questo apparente paradosso è caratterizzare i raid delle prime cinque settimane di guerra come un Grande Inganno che, pur avendo scarso effetto in termini di distruzione diretta, ha reso possibile il successivo logoramento delle forze armate ucraine. In particolare, la minaccia portata dalle incursioni ha ritardato il movimento delle forze ucraine nel teatro principale della guerra fino a quando i russi non avessero schierato le unità di artiglieria, messo in sicurezza la rete di trasporto e accumulato le scorte di munizioni necessarie per condurre una lunga serie di massicci bombardamenti. Questo ritardo ha assicurato anche che, quando gli ucraini hanno dispiegato ulteriori formazioni nella regione del Donbass, il movimento di queste forze e delle forniture necessarie a sostenerle è stato reso molto più difficile dalle distruzioni provocate alla rete ferroviaria ucraina da missili guidati a lunga gittata. In altre parole, i russi hanno condotto una breve campagna di manovra nel nord per preparare il terreno per una campagna di logoramento, più lunga e di importanza più fondamenatle, all'est.

Il netto contrasto tra i differenti tipi di guerra condotta dalle forze russe nelle diverse parti dell'Ucraina ha rafforzato il messaggio centrale delle operazioni di informazione russe. Fin dall'inizio, la propaganda russa ha insistito sul fatto che la "operazione militare speciale" in Ucraina serviva a tre scopi: la protezione dei due proto-stati filo-russi, la "smilitarizzazione" e la "denazificazione". Tutti e tre questi obiettivi implicavano la necessità di infliggere pesanti perdite alle formazioni ucraine che combattevano nel Donbass. Nessuno di questi obiettivi, tuttavia, dipendeva dall'occupazione di parti dell'Ucraina in cui la stragrande maggioranza delle persone parlava la lingua ucraina, abbracciava un'identità etnica ucraina e sosteneva lo stato ucraino. In effetti, l'occupazione russa prolungata di quei luoghi avrebbe suffragato la tesi che la Russia stesse cercando di conquistare tutta l'Ucraina.

La campagna russa nel sud era al servizio di obiettivi politici diretti. Cioè, è servita a incorporare territori abitati da un gran numero di persone di etnia russa nel "mondo russo". Allo stesso tempo, la rapida occupazione di città come Kherson e Melitopol ha reso piùcredibile l'inganno che era il vero scopo delle operazioni al nord, ispirando negli ucraini il timore che le colonne russe, disoiegate su entrambi i lati di Kiev, tentassero di occupare città come Chernihiv e Zhytomyr. Allo stesso modo, le incursioni condotte a nord di Kherson potevano far pensare che i russi volessero tentare l'occupazione di altre città, la più importante delle quali era Odessa. [8]

 

Missili guidati

Il programma russo di attacchi missilistici guidati, condotto parallelamente alle tre campagne di terra, ha creato una serie di effetti a livello morale, favorevoli allo sforzo bellico russo. Il più importante  deriva dal contenimento dei danni collaterali, non solo per la straordinaria precisione delle armi utilizzate, ma anche per la scelta oculata dei bersagli. Pertanto, i nemici della Russia hanno avuto difficoltà a caratterizzare gli attacchi contro depositi di carburante e munizioni, necessariamente situati a una certa distanza dai luoghi in cui vivono e lavorano i civili, come qualcosa di diverso da attacchi alle installazioni militari.

Allo stesso modo, l’impegno russo a interrompere il traffico nel sistema ferroviario ucraino avrebbe potuto includere attacchi contro le centrali elettriche, che forniscono elettricità sia alle comunità civili che ai treni. Attacchi del genere, tuttavia, avrebbero provocato molte perdite di vite umane tra i lavoratori di quegli impianti, e molte sofferenze nelle località che sarebbero rimaste senza corrente elettrica. Invece, i russi hanno scelto di dirigere i loro missili verso le sottostazioni di trazione, i trasformatori remoti che convertono l'elettricità dalla rete generale nelle forme utilizzate per far muovere i treni. [9]

Ci sono stati momenti, tuttavia, in cui attacchi missilistici contro strutture a "doppio uso" hanno dato l'impressione che i russi avessero, in effetti, preso di mira strutture esclusivamente civili. L'esempio più eclatante di un simile errore è stato l'attacco, compiuto il 1° marzo 2022, alla torre principale della televisione a Kiev. A prescindere dal fatto che ci fosse o meno del vero nell'affermazione russa secondo cui la torre era stata utilizzata per scopi militari, l'attacco a una struttura iconica, a lungo associata a  scopi puramente civili, ha pesato molto nel ridurre i vantaggi ottenuti dalla politica russa complessiva di limitare gli attacchi missilistici a obiettivi chiaramente militari.

 

La sfida

Le tre campagne di terra condotte dai russi in Ucraina nel 2022 devono molto ai modelli tradizionali. Al contempo, il programma di attacchi missilistici ha sfruttato una capacità a dir poco rivoluzionaria. Che fossero nuovi o vecchi, tuttavia, questi sforzi combinati sono stati condotti in un modo che dimostra una profonda comprensione di tutti e tre i livelli su cui si combattono le guerre. Cioè, i russi raramente hanno dimenticato che, oltre ad essere una battaglia sul piano materiale, la guerra è anche una sfida a livello mentale, oltre che una controversia morale.

L'invasione russa dell'Ucraina potrebbe segnare l'inizio di una nuova guerra fredda, una "lunga lotta nel  crepuscolo" paragonabile a quella che si è conclusa con il crollo dell'impero sovietico più di tre decenni fa. Se è così, allora ci troveremo di fronte a un avversario che, pur attingendo molto dal valore della tradizione militare sovietica, si è affrancato sia dalla brutalità insita nell'eredità di Lenin sia dai paraocchi imposti dal marxismo. Ancor peggio,  potremmo trovarci a combattere dei discepoli di John R. Boyd.

 

 

Note 

[1] Headquarters Marine Corps, MCWP 3-43.1, Raid Operations (Washington, DC: 1993). 

[2] Per l'adozione del concetto di "raid" da parte dell'esercito russo della fine del diciannovesimo secolo, cfr Karl Kraft von Hohenlobe-Ingelfingem (Neville Lloyd Walford, translator), Letters on Cavalry, (London: E. Stanford, 1893); e Frederick Chenevix Trench, Cavalry in Modern Wars, (London: Keegan, Paul, Trench, and Company, 1884).

[3] Per un breve resoconto del reyd guidato da Alexander Chernyshev, cfr Michael Adams, Napoleon and Russia, (London: Bloomsbury, 2006).

[4] John Reed and Polina Ivanova, “Residents of Ukraine’s Fallen Cities Regroup under Russian Occupation,” The Financial Times, (March 2022), disponibile al sito https://www.ft.com.

[5] David M. Glantz, “Excerpts on Soviet 1938-40 Operations from The History of Warfare, Military Art, and Military Science, a 1977 Textbook of the Military Academy of the General Staff of the USSR Armed Forces,” The Journal of Slavic Military Studies, (Milton Park: Routledge, March 1993).

[6] Il classico lavoro sugli ammutinamenti francesi del 1917 è Richard M. Watt, Dare Call It Treason, (New York, NY: Simon and Schuster, 1963).

[7] Michael Schwirtz, “Anxiety Grows in Odessa as Russians Advance in Southern Ukraine,” The New York Times, (March 2022), disponibile al sito https://www.nytimes.com.

[8] Staff, “Russia Bombs Five Railway Stations in Central and Western Ukraine,” The Guardian, (April 2022), disponibile al sito https://www.the-guardian.com.

[9] Per un esempio delle tante storie che hanno caratterizzato il bombardamento della torre della televisione del 1 marzo 2022 come attacco alle infrastrutture civili, cfr. Abraham Mashie, ”US Air Force Discusses Tactics with Ukrainian Air Force as Russian Advance Stalls,” Air Force Magazine, (March 2022), disponibile al sito https://www.airforcemag.com.

 

26/08/22

I lockdown files - Rishi Sunak: ciò che non è stato detto



In un'intervista a The Spectator, il candidato Tory a primo ministro britannico Rishi Sunak prende una posizione coraggiosa rivedendo, dall'interno del suo precedente incarico di governo, le vicende che hanno portato alla deriva autoritaria del lockdown, con una consacrazione al potere senza precedenti di 'scienziati indipendenti' le cui decisioni erano sottratte a ogni controllo democratico. Errore da non ripetersi, dice Sunak. L'intervista conferma tra l'altro quanto già emerso in questo articolo sul ruolo avuto dall'Italia e sui discutibilissimi documenti su cui si sono basate le scelte del governo italiano.  

di Fraser Nelson, 27 agosto 2022


Quando la Gran Bretagna è stata bloccata in lockdown, al paese è stato assicurato che tutti i rischi erano stati adeguatamente e fermamente considerati. Sì, le scuole avrebbero chiuso e l'istruzione ne avrebbe risentito. La normale assistenza sanitaria avrebbe subito un duro colpo e le persone di conseguenza sarebbero morte. Ma il governo ha ripetutamente affermato che gli esperti avevano esaminato tutto questo. Dopotutto, non poteva essere che ci avessero rinchiusi senza aver soppesato seriamente le conseguenze, no?

Quelle conseguenze si stanno ancora manifestando: caos nelle analisi, aumento delle lista d'attesa del National Health Service, migliaia di "morti in eccesso" inspiegabili, arretrati giudiziari e caos economico. Era tutto questo che i leader si aspettavano, che avevano calcolato e ritenuto fosse un prezzo che valeva la pena pagare? Sin dall'inizio del lockdown, i ministri avevano già iniziato a preoccuparsi che la politica fosse attuata in modo sconsiderato, senza che nessuno pensasse seriamente agli effetti collaterali. Solo un piccolo gruppo di attori chiave, ai vertici, ha preso le decisioni: tra questi Rishi Sunak, il cancelliere. Ora, egli ha deciso di rendere pubblico ciò che è accaduto.

Quando ci siamo incontrati nell'ufficio da lui affittato per la sua campagna per la leadership, che presto entrerà nella sua ultima settimana, ha detto subito che non è interessato a puntare il dito contro i più accaniti sostenitori del lockdown. All'inizio nessuno sapeva niente, e sostiene che il lockdown era, per necessità, un azzardo. Chris Whitty e Patrick Vallance, il direttore medico e il capo consulente scientifico del governo, avevano ammesso apertamente che il lockdown avrebbe potuto fare più male che bene. Ma quando le prove hanno iniziato ad arrivare, vi è stato uno strano silenzio nel governo: le voci dissenzienti sono state filtrate ed è stata adottata la politica del far finta di non vedere.

La storia di Sunak inizia con il primo incontro sul Covid, in cui ai ministri è stato mostrato dai consulenti scientifici un poster A3 che spiegava le diverse opzioni. "Vorrei averlo tenuto, perché elencava cose che non avevano alcun impatto: vietare gli eventi dal vivo e tutto il resto. Diceva: dovreste stare attenti a non fare queste cose troppo presto, perché in una società moderna è molto difficile poterle sostenere". Quindi il consiglio scientifico era, inizialmente, di rifiutare o almeno ritardare il lockdown.

Tutto è cambiato quando Neil Ferguson e il suo team dell'Imperial College hanno pubblicato il loro famoso "Rapporto 9", in cui si sosteneva che le vittime di Covid avebbero potuto arrivare a 500.000 se non si fosse intervenuti, ma che la cifra poteva scendere a 20.000 se la Gran Bretagna avesse adottato il lockdown. Questa previsione, ovviamente, si è rivelata essere una grande esagerazione sulla capacità del lockdown di limitare le morti per Covid. L’Imperial sottolineava che "non aveva considerato i più ampi costi sociali ed economici delle chiusure, che sarebbero stati alti". Ma sicuramente chiunque fosse coinvolto nella definizione di questa politica poteva comprenderlo.

Questo è stato il punto cruciale: nessuno lo ha fatto davvero. Un calcolo costi-benefici, requisito fondamentale per quasi tutti gli interventi di sanità pubblica, non è mai stato effettuato. "Non mi era permesso parlare di questo compromesso da fare", dice Sunak. I ministri sono stati informati dal n. 10 su come gestire le domande sugli effetti collaterali del lockdown. “Il copione era che non bisognava mai riconoscerli. La sceneggiatura era: oh, non c'è alcun calcolo da fare tra costi e benefici, perché prendere queste misure per la nostra salute fa bene all'economia.'

Se la discussione franca e aperta veniva censurata all'esterno, Sunak pensava che sarebbe stato tanto più importante che si svolgesse almeno internamente. Ma non è stata questa la sua esperienza. "Nessuno ne parlava", dice. "Non abbiamo mai parlato di visite mediche saltate o dell'accumulo enorme di arretrati nel servizio sanitario. Non è mai stato detto niente”. Quando cercava di sollevare le sue preoccupazioni, incontrava un muro. “Quegli incontri si svolgevano letteralmente così: io seduto a quel tavolo, che litigavo. È stato tremendamente sgradevole, ogni singola volta”. Sunak ricorda un incontro in cui sollevò la questione dell'istruzione. “Ero molto sensibile a questo, dicevo: ‘Dimentichiamo l'economia. Sicuramente siamo tutti d'accordo sul fatto che i bambini che non vanno a scuola siano un grandissimo problema’ o qualcosa del genere. Dopo le mie parole, ci fu un grande silenzio. Era la prima volta che qualcuno lo diceva. Ero veramente furioso.'

Una delle grandi preoccupazioni di Sunak riguardava i messaggi di paura, che il suo team del Tesoro temeva potessero avere effetti a lungo termine. “In ogni incontro, abbiamo cercato di dire: fermiamo la narrazione della ‘paura’. Era sempre stato sbagliato fin dall'inizio. Dicevo costantemente che era sbagliato.” I poster che mostravano i pazienti Covid coi ventilatori, ha detto, erano i peggiori. "È stato un errore spaventare le persone in quel modo". Il momento in cui è andato più a fondo in questa sfida è stato in un discorso del settembre 2020, in cui diceva che era tempo di imparare a ‘vivere senza paura’, una risposta diretta ai messaggi del Governo. "Si sono molto arrabbiati per questo."

La sua campagna ‘Eat Out to Help Out’ è stata progettata per essere una contro-narrazione ottimistica. "I dati del sondaggio in tutta Europa hanno mostrato che il nostro paese era di gran lunga quello che aveva meno probabilità di tornare alla normalità. Tutte i dati indicavano che tutti erano troppo spaventati per ricominciare a vivere. Abbiamo un'economia guidata dai consumi, quindi tutto ciò sarebbe stato molto negativo.” Come in effetti è stato. Il Regno Unito si è ritrovato con la peggiore recessione di tutta Europa.

Il lockdown – chiudere le scuole e gran parte dell'economia, mandando la polizia a cercare le persone che sedevano sulle panchine al parco – è stata la politica più draconiana mai introdotta in tempo di pace. Il n. 10 voleva presentarla come "seguire la scienza" piuttosto che come una decisione politica, e questo ha avuto implicazioni per il circuito del processo decisionale del governo. Significava elevare il Sage, un gruppo allargato di consulenti scientifici, a comitato con potere di decidere se il paese si sarebbe dovuto bloccare o meno. Non esisteva un equivalente socioeconomico del Sage; nessun forum dove poter porre altre domande.

Quindi chiunque scriveva i verbali degli incontri del Sage – traducendo le sue discussioni in linee guida per il governo – stabiliva la politica della nazione. Nessuno, nemmeno i membri del gabinetto, sapevano come erano state raggiunte queste decisioni.

Nei primi giorni, Sunak aveva un vantaggio. “Per molto tempo la gente del Sage non si era resa conto che c'era una persona del Tesoro che assisteva a tutte le loro chiamate. Una bella signora. Era fantastica, perché era seduta lì, ad ascoltare le loro discussioni.'

Ciò significa che Sunak era presto stato avvisato del fatto che questi importantissimi verbali delle riunioni del Sage spesso eliminavano le voci dissenzienti. A quanto racconta, la sua talpa gli diceva: "‘Be’, in realtà si scopre che molte persone non erano d'accordo con questa conclusione’, oppure ‘Ecco i motivi per cui non erano sicuri’. Così, almeno, ero in grado di partecipare a queste riunioni meglio armato."

Ma le sue vittorie furono poche e distanziate tra loro nel tempo. Una, dice, arrivò a maggio 2020, quando furono elaborati i primi piani per uscire dal lockdown in estate. "Ci sono delle parole lì dentro che noterai, perché ho combattuto per questo", dice. "Si parlava di impatto sulla salute non Covid". Solo poche frasi, dice, ma che egli considera come un trionfo dato che a quel punto gli effetti collaterali del lockdown siano stati finalmente riconosciuti.

Non nomina Matt Hancock, che ha presieduto tutto questo come segretario alla salute, o Liz Truss, che è rimasta in silenzio per tutto il tempo. Come ha detto all'inizio, non vuole fare nomi, ma piuttosto parlare chiaramente di ciò che non è stato detto al pubblico e del processo che ha portato a questo. In genere, ha detto, ai ministri venivano mostrate analisi del Sage secondo le quali, se la Gran Bretagna non avesse imposto o esteso il lockdown, si sarebbero verificati orribili "scenari". Ma nemmeno lui, in qualità di cancelliere, riuscì a scoprire come fossero stati calcolati questi importantissimi scenari.

"Io dicevo: ‘Riassumete per me i presupposti chiave, in una pagina, con tutti i punti sensibili e le motivazioni per ciascuno di essi’”, dice Sunak. "Ma nel primo anno non sono mai riuscito ad ottenere questo". Il Tesoro, dice, non avrebbe mai raccomandato una politica basata su modelli senza spiegazioni: era una questione di competenza di base. Eppure, per un anno, la politica del governo del Regno Unito – e il destino di milioni di persone – è stata decisa sulla base di grafici privi di spiegazioni elaborati da accademici esterni.

"Questo è il problema", dice. "Se dai il potere a tutte queste persone indipendenti, sei fregato” Sir Gus O'Donnell, l'ex segretario di gabinetto, aveva suggerito che si sarebbe dovuto chiedere al Sage di riferire a una commissione superiore, che avrebbe considerato gli aspetti sociali ed economici del lockdown. Sunak era d'accordo. Ma essendo stato consacrato al potere sin dall'inizio, il Sage ha mantenuto il suo potere fino alla ribellione, avvenuta lo scorso Natale.

Lo scorso dicembre, quando la variante Omicron aveva iniziato a diffondersi, le danze si erano riaperte. Un'analisi del Sage affermava che, senza un quarto lockdown, le morti per Covid avrebbero potuto raggiungere i 6.000 decessi al giorno. Era fuori di 20 volte. Ma lo sappiamo solo perché, per una volta, il governo ha respinto il consiglio del Sage. Questa volta, Sunak stava raccogliendo opinioni per conto suo, compresi gli accademici della Stanford University, dove aveva frequentato la business school, e i suoi ex colleghi nel mondo della finanza che avevano iniziato a fare un po' di modelli di Covid. Fondamentalmente, JP Morgan utilizzava i dati sudafricani su Omicron per suggerire che gli ospedali del Regno Unito non sarebbero stati sovraccaricati, contrariamente alle previsioni del Sage.

"Sono ancora nella mailing-list della ricerca di JP Morgan", dice. “Mi dà una prospettiva un po' diversa.” Nel caso di Omicron, se quella prospettiva molto diversa fosse stata corretta, allora ognuno dei 12 scenari Sage forniti ai ministri sarebbe stata una grande esagerazione e la Gran Bretagna sarebbe stata bloccata inutilmente. Eppure gli ingranaggi avevano già incominciato a girare, dice Sunak. "Avevano già informato che ci sarebbe stata una conferenza stampa. Il sistema era già orientato.'

Sunak rientrò subito da un viaggio in California. A questo punto l'analisi del lockdown di JP Morgan fu inviata via e-mail tra i ministri di gabinetto come un documento clandestino, ed erano ormai pronti a ribellarsi. Sunak incontrò Johnson. "Gli ho appena detto che non è giusto: non dovremmo farlo". Non minacciò di dimettersi se ci fosse stato un altro lockdown, "ma ho usato il giro di parole più efficace" per implicare quella minaccia. Sunak quindi telefonò agli altri ministri, confrontando i dati.

Normalmente, i membri del governo non venivano tenuti al corrente delle decisioni che venivano prese sul Covid: il numero 10 di Johnson li informava dopo l'evento, piuttosto che consultarli in anticipo. Sunak dice di aver esortato il Primo Ministro a far passare la decisione dal gabinetto, in modo che i suoi colleghi potessero dargli la copertura politica per rifiutare il consiglio del Sage. «Ricordo di avergli detto: fai la riunione di gabinetto. Vedrai. Tutti saranno completamente dietro di te... Non devi preoccuparti. Sarò accanto a te, così come ogni altro membro del gabinetto, probabilmente a parte Michael [Gove] e Saj [Javid]." Cosa che poi si è dimostrata vera.

Sunak sta forse esagerando il proprio ruolo? Per quel che vale, il suo resoconto corrisponde a ciò che ho appreso dai suoi critici al governo: che Sunak, ossessionato dall’economia, considerava una missione personale silurare il lockdown. E forse anche il Presidente del Consiglio. "Tutto quello che ho fatto è stato visto attraverso una sola lente: ‘Stai cercando di mettere problemi, stai cercando di diventare il leader’”, dice. Egli cercava di non sfidare il Primo Ministro in pubblico, o di non lasciare tracce cartacee. "Gli dicevo un sacco di cose in privato", dice. “Ci sono tracce scritte di tutto. In generale, le persone le fanno trapelare e causano problemi.'

In qualsiasi momento, Sunak avrebbe potuto uscire allo scoperto o addirittura rassegnare le dimissioni. Gli chiedo se avrebbe dovuto farlo. Andarsene in quel modo durante una pandemia, dice, sarebbe stato irresponsabile. E uscire allo scoperto, o rendere pubblici i suoi timori, sarebbe stato visto come un attacco diretto al Primo Ministro.

A quel tempo, la strategia del n. 10 era quella di creare l'impressione che il lockdown fosse una politica basata sulla scienza, che solo i pazzi potevano osare mettere in discussione. Se fosse trapelata la voce che il cancelliere aveva serie riserve, o che un'analisi costi-benefici di base non era mai stata applicata, questo non sarebbe stato di nessun aiuto per il n. 10  dal punto di vista politico.

Solo ora Sunak può parlare liberamente. Si sta aprendo, non solo perché sta correndo per essere primo ministro, dice, ma perché ci sono lezioni importanti da trarre da tutto questo. Non tanto sapere chi ha sbagliato, ma come è potuto succedere che questioni così importanti sui profondi effetti a catena del lockdown – questioni che probabilmente domineranno la politica negli anni a venire – non siano mai state adeguatamente esplorate.

Tutto questo incolpare i dipendenti pubblici – è una cosa che odio”, dice, “Siamo eletti per guidare il paese, non per incolpare qualcun altro. Se l'apparato non funziona, lo cambiamo". Quando le cose vanno bene, dice, "è la persona al vertice che è in grado di prendere decisioni in modo corretto - e di capire come prendere buone decisioni".

Che è, ovviamente, il suo argomento definitivo: "Il leader conta. Importa chi è la persona al vertice.' È il motivo per cui ha rassegnato le dimissioni, alla fine, e fa parte della sua proposta di essere leader del partito conservatore. Dice che i ministri devono essere onesti sul rovescio della medaglia di qualsiasi politica (compresi i tagli alle tasse) e che negare peggiora sempre le cose.

E le altre lezioni del lockdown? "Non avremmo dovuto dare potere agli scienziati nel modo in cui lo abbiamo fatto", dice. "E bisogna riconoscere i costi e benefici fin dall'inizio. Se avessimo fatto tutto questo, potremmo trovarci in una situazione molto diversa". Quanto diversa? "Probabilmente avremmo preso decisioni diverse su questioni come la scuola, per esempio". Una discussione più franca avrebbe potuto aiutare la Gran Bretagna a evitare del tutto il lockdown, come ha fatto la Svezia? "Non lo so, ma avrebbe potuto essere più breve. Diverso. Più veloce."

C'è un fattore importante di cui non parla: i sondaggi di opinione. I lockdown sono stati imposti in tutto il mondo, che era terrorizzato, nel marzo 2020, e il Primo Ministro era già stato accusato di avere le mani insanguinate per non aver agito prima. Forse chi si trovava al numero 10 sarebbe stato costretto al lockdown dall'opinione pubblica? Ma il pubblico, dice Sunak, veniva spaventato in un modo senza senso, mentre veniva tenuto all'oscuro dei probabili effetti del lockdown. "Abbiamo contribuito a plasmare l’opinione pubblica: con i messaggi di paura, dando potere agli scienziati e non parlando dei necessari compromessi".

Questi compromessi sono evidenti. All'inizio, nessuno ha chiesto cosa avrebbero significato tutti quegli appuntamenti cancellati dal servizio sanitario. Quando è arrivata la risposta, è stata devastante: una lista d'attesa che dovrebbe crescere dai sei milioni di oggi a nove milioni entro il 2024. Le morti per cancro evitabili, dovute alla diagnosi tardiva, saranno migliaia. Poi c'è l'impatto economico. "Mancano da 300.000 a 400.000 [lavoratori]", dice. "Questo è un problema”. Circa 5,3 milioni sono in sussidio di disoccupazione, con molti ultracinquantenni che hanno rinunciato completamente al lavoro: una tendenza che secondo Sunak non è stata individuata “fino a quando non è stato troppo tardi”.

Anche ora, Sunak non sostiene che il lockdown sia stato un errore, ma solo che le molte ricadute negative sulla salute, l'economia e la società in generale, avrebbero potuto essere mitigate se fossero state discusse apertamente. È iniziata un'indagine ufficiale, ma Sunak dice che ci sono lezioni da imparare ora. L'emergere di un'altra variante del Covid (o di un altro nuovo agente patogeno) un giorno potrebbe portare a richieste di un altro lockdown. Una delle domande sarà come tutelare e proteggere il controllo democratico in una crisi futura - come garantire che la messa in discussione e la verifica delle politiche vada avanti, anche quando è opportuno che il governo sopprima il dibattito.

Per Sunak, questo è stato il problema al centro della risposta del governo al Covid: la mancanza di franchezza. C'è stata un’impossibilità di sollevare domande difficili su dove tutto questo avrebbe portato e una tendenza a usare messaggi di paura per soffocare il dibattito, invece di incoraggiare la discussione. Quindi, in una frase, come avrebbe gestito la pandemia in modo diverso? "Avrei solo avuto una comunicazione più adulta con il paese."

 

 

07/08/22

Neil Ferguson, la Cina e un fanatico ministro della Salute socialista: la storia non raccontata dei lockdown imposti in Italia e in Occidente

 


Sul sito The Daily Sceptic - sito focalizzato sulle politiche basate sulla 'scienza', invocata come fonte di indiscutibile verità, ma che spesso è solo la copertura di un'agenda politica nascosta - si prende in esame il caso italiano, primo paese del mondo occidentale ad adottare il metodo autoritario cinese per il controllo del virus, e che ha così fatto da apripista per tutti gli altri paesi. Oltre a una utile ricostruzione dei discutibili documenti, mai resi pubblici,  su cui si è fondata la scelta italiana, nell'articolo sono riportati anche degli stralci del famoso libro del ministro Speranza, poi immediatamente ritirato dal mercato, dai quali traspare in maniera evidente come l'eccesso di zelo fosse motivato soprattutto dal desiderio di sfruttare l'occasione per attuare delle politiche finalmente di "sinistra". Purtroppo se Speranza sembra esser consapevole che sposandosi col neoliberismo la sinistra ha perduto la sua anima, quest'anima cerca di ritrovarla frugando proprio nell'aspetto peggiore della sinistra, quello dell'autoritarismo paternalista e della volontà di sorveglianza delle persone, da educare e controllare, sino alla ferocia. 


di Michael P Senger*, 5 agosto 2022

 

Un'infezione, anche una letale come il cancro, spesso inizia con una ferita. Attraverso questa ferita, l'agente patogeno entra nel corpo dentro una sola cellula, dove si replica patologicamente e corrompe anche quelle che la circondano, fino a consumare l'intero ospite.

Quello che succede con un’infezione, vale anche con il totalitarismo. Nel 2020 il totalitarismo ha trovato la sua ferita per entrare nel mondo libero in Lombardia, Italia. Nello specifico, per mezzo di un Ministro della salute, Roberto Speranza, su ordine del quale, il 21 febbraio del 2020, 50.000 lombardi sono stati posti in lockdown, il primo lockdown del mondo occidentale moderno. In poche settimane, le chiusure si son diffuse in tutte le città d’Italia, fino a quando il 9 marzo è stata bloccata l'intera nazione . Ad aprile 2020 più della metà della popolazione mondiale – circa 3,9 miliardi di persone – era stata messa in isolamento.


Prima del lockdown di Wuhan, in Cina, da parte di Xi Jinping, chiusure di questo tipo erano senza precedenti nel mondo occidentale e non facevano parte del piano pandemico di nessun paese democratico.  Le chiusure non sono riuscite a rallentare in modo significativo la diffusione del coronavirus, che ha ucciso decine di migliaia di giovani in vari paesi di tutto il mondo, compresa l'Italia.

Peggio ancora, i funzionari che hanno guidato la risposta al Covid in diversi dei più grandi paesi hanno testimoniato che l'adozione da parte dell'Italia della politica di lockdown della Cina è stato uno degli eventi più importanti che hanno portato alla imposizione delle chiusure anche da parte loro. Come ha scritto la coordinatrice della risposta al coronavirus della Casa Bianca Deborah Birx nel suo libro, che contiene una curiosa autodenuncia:

 “[Abbiamo] lavorato simultaneamente a sviluppare le linee guida per appiattire la curva, che speravo di presentare al vicepresidente alla fine della settimana. Ottenere il consenso sulle semplici misure di riduzione del rischio che ogni americano poteva adottare è stato solo il primo passo, che ha portato poi a interventi più duraturi e aggressivi. Dovevamo renderli appetibili all'amministrazione, evitando che sembrasse un completo lockdown all’italiana. Allo stesso tempo, avevamo bisogno di misure efficaci nel rallentare la diffusione del virus, il che significava avvicinarsi il più possibile a ciò che aveva fatto l'Italia: un compito arduo.”

Allo stesso modo, con le parole del professor Neil Ferguson dell'Imperial College, architetto dei modelli Covid estremamente approssimativi che hanno promosso i lockdown nel mondo libero:

“È uno stato comunista a partito unico, abbiamo detto. Non potevamo farla franca in Europa, pensavamo... E poi l'Italia ce l'ha fatta. E abbiamo capito che potevamo.”

La valutazione di Ferguson è doppiamente ironica, perché si trattava di uno studio condotto in parte anche da Ferguson e dal suo team all'Imperial College, che pretendeva di dimostrare che il lockdown di Speranza della città di Vo', in Italia, il 22 febbraio 2020, era stato efficace e aveva portato il 9 marzo alle chiusure di tutta Italia . La conclusione del suo studio era, ovviamente, una fesseria: ora abbiamo la prova che il tasso di crescita dell'infezione da Covid era in declino ben prima che iniziassero i lockdown, compresi quelli in Lombardia e a Vo', in Italia. Ferguson ha giustificato il lockdown nel Regno Unito sulla base del lockdown dell'Italia, che a sua volta era stato giustificato con un falso studio condotto in parte dallo stesso Ferguson.

Pertanto, è di fondamentale importanza capire cosa ha portato alla decisione di Speranza di ordinare quei lockdown iniziali in Lombardia e a Vo', in Italia.

Nell'ottobre 2020, Speranza ha pubblicato un libro intitolato “Perché guariremo. Dai giorni più duri a una nuova idea di salute”. Poco dopo essere stato pubblicato, il libro è stato frettolosamente ritirato dai negozi. Il motivo dichiarato era che l'Italia stava attraversando una seconda ondata di Covid, ma leggendo il libro è evidente che Speranza, che aveva firmato i primi ordini di lockdown nel mondo occidentale, tradisce un'imbarazzante mancanza di preoccupazione per il Covid stesso e una molto maggiore attenzione a come la risposta avrebbe potuto essere utilizzata per attuare riforme politiche di estrema sinistra in tutta Italia. Come afferma in un passaggio significativo:

 “Sono convinto che abbiamo un'occasione unica per radicare una nuova idea della sinistra… Credo che, dopo tanti anni in cui abbiamo proceduto controcorrente, ci sia ora la possibilità di ricostruire un'egemonia culturale su nuove basi.”

Allo stesso modo, Speranza afferma che una lezione fondamentale del Covid è che l'OMS deve essere rafforzata. e richiede che agli Stati Uniti venga impedito di lasciare l'OMS.

“A metà luglio ho scritto una lettera a Jens Spahn, Ministro della salute tedesco e presidente del Consiglio dei ministri della salute, e a Stella Kyriakides, chiedendo un'iniziativa a livello europeo per impedire agli Stati Uniti l’uscita dall'OMS, prevista per il 2 luglio 2021. L'OMS è fondamentale: va difesa, migliorata, rafforzata e riformata a partire dai principi di trasparenza e autonomia.”

Per contro, in tutto il libro di 229 pagine, Speranza non esprime mai alcuna critica alla Cina, arrivando solo al punto di riconoscere che la Cina ha "un modello culturale, politico e istituzionale molto diverso", e promuovendo legami più stretti con la Cina.

“La Cina è una grande protagonista del tempo che stiamo vivendo e sono convinto che si stia aprendo uno spazio politico importante per l'Europa come cerniera tra la nuova potenza asiatica e gli Stati Uniti.”

Speranza è uno dei leader del neo-costituito partito politico italiano Articolo Uno, fondato dall'ex Primo Ministro Massimo D'Alema, il primo ex membro di un partito comunista a diventare Primo Ministro di un paese NATO. D'Alema ora è presidente onorario della Silk Road Cities Alliance, un'organizzazione statale cinese.

Speranza chiarisce che era ben consapevole, all'epoca in cui ordinò il primo lockdown del mondo libero in Lombardia, in Italia, che stava copiando una politica che solo la Cina aveva fatto e che sarebbe stata una restrizione dei diritti costituzionali fondamentali dei cittadini.

La progressione dei contagi nel Lodigiano e anche in Veneto ci impone di ‘chiudere’ aree non piccole, impedendo necessariamente ad oltre 50mila persone di entrare e uscire dai confini del proprio territorio di residenza. Si tratta di una misura con preoccupanti implicazioni per il tessuto economico e sociale, ma anche con un terribile impatto simbolico. Limitare la libertà di movimento dei cittadini, inviare l'esercito a controllare il rispetto delle chiusure. La tutela del diritto alla salute, riconosciuta dall'articolo 32 della Costituzione, può portarci a limitare altri diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione? E poi, questo tipo di intervento funzionerà davvero, per fermare il contagio? Nessun altro Paese occidentale ha ancora sperimentato questo virus e le strategie di gestione che richiede. L'unico precedente a cui possiamo guardare è la Cina, con un modello culturale, politico e istituzionale molto diverso dal nostro. In Italia, tutti dicono da settimane, sarebbe impossibile fare quello che ha fatto la Cina. Ma se fosse necessario?”

Prima di imporre i primi lockdown nel mondo occidentale, Speranza ha svolto un ruolo in Italia di allarmista Covid della prima ora, simile a quello svolto negli Stati Uniti dal vice consigliere per la sicurezzanazionale Matt Pottinger, l'agente dell'intelligence che parla fluentemente mandarino e che, a partire da gennaio 2020, ha unilateralmente alzato l'allarme alla Casa Bianca, ha sostenuto rigidi obblighi sulla base delle sue stesse fonti in Cina e ha nominato Deborah Birx per orchestrare i lockdown in tutti gli Stati Uniti.

Come Pottinger, che a metà gennaio 2020 ha organizzato i primi incontri della Casa Bianca sul coronavirus, Speranza ha organizzato nello stesso periodo i primi incontri della task force italiana sul coronavirus, prima ancora che ci fossero casi confermati nel mondo occidentale. Come gli incontri di Pottinger, gli incontri di Speranza sul coronavirus si tenevano quotidianamente. E, come Pottinger, Speranza dice di essere stato ispirato a farlo dalla risposta che ha visto in Cina.

Giovanna Botteri tiene informato il pubblico italiano. I suoi aggiornamenti da Pechino sono frequenti e puntuali. Decine di secondi di copertura giornalistica, che però trasmettono una situazione surreale. Ospedali presi d'assalto, nuove strutture sanitarie temporanee organizzate in poche settimane, controlli della temperatura in ogni angolo del paese. E poi il lockdown e la quarantena: città enormi, con milioni di abitanti, chiuse con il blocco totale delle attività e il divieto di uscire di casa. Guardo quelle immagini e penso che in Occidente non sarebbe possibile gestire una crisi in questo modo. Ma possiamo soltanto sperare che non diventi necessario...

Ed è con questa idea che il 12 gennaio ho costituito per la prima volta la task force per il Coronavirus. Consulto immediatamente i principali scienziati italiani, consapevole del privilegio di poterlo fare. La ricerca, la matematica, per me, sono una parte fondamentale della forza dell'umanità. Da razionalista convinto, ho una vera fiducia nella scienza… La task force si riunirà, in mia presenza, tutti i giorni alle 9 o anche prima, senza eccezioni, fino a quando il Comitato Tecnico Scientifico (CTS) non sarà operativo.”

Come Pottinger, a fine gennaio 2020 Speranza ha iniziato a lanciare l'allarme per il coronavirus ai più alti livelli del potere politico italiano.

“Il 29 gennaio, per la prima volta, dico al Parlamento che il paese in questa sfida deve essere unito. Non c'è più maggioranza, né opposizione. Ci sono gli italiani, c'è un problema enorme che li minaccia e ci sono le istituzioni che devono difendere i propri cittadini. Al termine della mia relazione al Parlamento, prendo il telefono e chiamo personalmente i tre leader dell'opposizione: Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini.”

Più o meno nello stesso periodo, Speranza iniziò anche a lanciare l'allarme al Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie.

Anche se l'ECDC ritiene basso il rischio di diffusione del virus in Europa, dopo alcune sollecitazioni informali e personali alla commissaria europea Stella Kyriakides e al ministro della salute croato – che detiene la presidenza di turno dell'UE – decido di chiedere formalmente, a nome del governo italiano, la convocazione del Consiglio di tutti i ministri della salute dell'Unione europea...

Ma la mia sensazione è che la nostra coesione sia insufficiente, che il livello di allerta sul virus sia troppo basso e che i meccanismi di funzionamento delle istituzioni comuni siano troppo deboli per poter essere attivati ​​efficacemente in caso di emergenza. In queste ore è necessaria una riunione urgente dei ministri della salute.”

Il giorno successivo, 30 gennaio 2020, il presidente del Consiglio Conte annunciava i primi due casi confermati di Covid in Italia e dichiarava immediatamente lo stato di emergenza, "che consentiva al governo di ridurre rapidamente la burocrazia se necessario".

Quando Speranza ha ordinato il lockdown della Lombardia, in una conferenza stampa ha dichiarato di essere consapevole che stava compiendo un'azione importante non solo per l'Italia, ma per il mondo intero.

Mi sembra un fatto abbastanza chiaro, le misure messe in atto dall'Italia sono misure del più alto livello in Europa, ma probabilmente anche a livello globale."

Questo è in linea con una informazione riservata anonima, pubblicata il 30 gennaio 2020, lo stesso giorno in cui sono stati confermati i primi casi in Italia, proveniente da qualcuno che affermava di avere amici e familiari al CDC e all'OMS e che l'OMS stava progettando di iniziare a riprodurre la risposta della Cina nel mondo occidentale, chiudendo per prime le città italiane.

 L'OMS sta già parlando di quanto sarà "problematico" realizzare il modello di la risposta cinese nei paesi occidentali e il primo paese in cui vogliono provare è l'Italia. Se inizia un grande focolaio in una grande città italiana, vogliono lavorare attraverso le autorità italiane e le organizzazioni sanitarie mondiali per iniziare a bloccare le città italiane nel vano tentativo di rallentare la diffusione del virus, almeno fino a quando non saranno in grado di sviluppare e distribuire vaccini, che appunto è lì dove bisogna iniziare a investire.”

Nonostante il lockdown non avesse precedenti nel mondo occidentale, questo suggerimento si è rivelato una previsione quasi perfetta degli eventi successivi.

La task force sul coronavirus di Speranza, infatti, aveva già commissionato uno studio sui possibili scenari di progressione della Covid. Questo studio, condotto da Stefano Merler presso la Fondazione Bruno Kessler (FBK), che utilizzava i dati della Cina, è stato fornito al Comitato tecnico-scientifico italiano sul coronavirus il 12 febbraio 2020.

FBK e Merler sono stati citati positivamente da Bill Gates, il secondo maggior finanziatore dell'OMS, al World Economic Forum nel 2017, dopo che Merler e FBK avevano lavorato con Gates sulla risposta all'Ebola. L’esistenza dello studio di Merler è stata mantenuta riservata ed è stata divulgata solo mesi dopo. Per questo motivo è stato soprannominato dai partiti di opposizione italiani lo "studio segreto".

Lo "studio segreto" di Merler non è mai stato pubblicato, ma nel 2020 Merler ha pubblicato altri due articoli con diversi coautori cinesi e finanziamenti del governo cinese, ciascuno con l'intento di dimostrare l'efficacia dei lockdown e degli interventi non farmaceutici contro il coronavirus in Cina. Il primo degli articoli  di Merler con coautori cinesi, finanziato in parte dal governo cinese, è apparso nell'aprile 2020 e pretendeva di dimostrare che "il solo distanziamento sociale, implementato in Cina durante l'epidemia, è stato sufficiente a controllare il COVID-19" , sulla base dei dati forniti da Wuhan. Il secondo articolo di Merler con coautori cinesi, finanziato in parte dal governo cinese, è apparso nel luglio 2020 e pretendeva di dimostrare che gli NPI (interventi di tipo non farmaceutico) erano stati efficaci nel controllare la diffusione del coronavirus nelle città cinesi fuori Wuhan, sempre sulla base dei dati forniti dalla Cina.

Una persona ragionevole probabilmente riconoscerebbe che i dati della Cina su cui Merler ha basato le conclusioni dei suoi articoli, provenienti da un regime totalitario con una nota storia di falsificazione dei dati, erano inattendibili.

Che fosse motivato da ragionamenti diretti, finanziamenti o qualcosa di peggio, Stefano Merler, l'autore principale dello "studio segreto" inedito basato sui dati della Cina che ha portato al primo lockdown del mondo libero in Lombardia,  stava effettivamente conducendo un'operazione di riciclaggio della propaganda del Partito Comunista Cinese per tutto il 2020.

Sebbene lo studio segreto di Merler non sia mai stato reso pubblico, è stato poi condiviso in via privata con "La Repubblica", quotidiano italiano di centrosinistra. La Repubblica ha scritto un articolo sullo studio, ma in vita mia non ho mai visto un articolo mainstream così accuratamente nascosto. Non solo il link originale all'articolo non funziona, ma anche gli archivi web non funzionano e l'articolo non viene visualizzato su Google. Fortunatamente, un sito Web ha copiato il testo dell'articolo.

Il Covid deve essere davvero un virus, visto che ha impedito al giornale italiano di mantenere gli standard di base sulla conservazione dei documenti online per l'unico articolo che è stato scritto su uno studio chiave del governo condiviso con la redazione in privato. Naturalmente, questo è in linea con il modello di segretezza e totale disonestà che abbiamo visto da parte dei governi di tutto il mondo occidentale da quando è apparso il coronavirus.

In effetti, parallelamente allo studio segreto di Merler, esisteva anche un "piano segreto" più dettagliato, specificamente intitolato "Piano operativo di preparazione e risposta a diversi scenari di possibile sviluppo di un'epidemia di 2019-nCov", di cui nessun dettaglio è mai stato pubblicato. Nel dicembre 2020, il partito di opposizione è andato in tribunale per ottenere la pubblicazione del Piano Operativo segreto, ma Speranza ha comunque rifiutato di renderlo pubblico, sulla base del fatto che non si trattava di un "piano pandemico formalmente approvato".

Interessante il rifiuto di Speranza di divulgare il Piano Operativo segreto, perché all'inizio del 2020 anche il governo tedesco ha commissionato un piano operativo riservato, poi ottenuto attraverso una serie di indiscrezioni, di informatori e richieste di FOIA, (accesso civico generalizzato)  “basato sui risultati scientifici dei gruppi di esperti dell'Università di Bonn/University of Nottingham Ningbo China”, almeno uno dei quali non aveva esperienza alcuna in malattie infettive o epidemiologia, contenente un “catalogo di misure” che avrebbe dovuto essere attuato dal CDC tedesco. Esso delineava, nel dettaglio, i passaggi per implementare i lockdown, test di massa e strutture di quarantena, tra le altre misure draconiane. Il documento suggeriva specificamente "appelli allo spirito pubblico" incluso lo slogan "insieme e separati". Delle 210 pagine di e-mail inviate dalla FOIA che hanno portato alla pubblicazione del piano operativo tedesco, 118 sono state completamente oscurate. Le e-mail contengono frequenti discussioni  sulla Cina, ma quasi tutti questi riferimenti sono oscurati. Il motivo dichiarato: "Può avere effetti negativi sulle relazioni internazionali".

Naturalmente, poiché il Sig. Speranza ha deciso che non è nell'interesse del popolo italiano conoscere i contenuti del Piano Operativo segreto dell'Italia, non abbiamo modo di sapere se assomigli al piano operativo segreto della Germania basato sulle scoperte dei lobbisti cinesi contenente istruzioni specifiche sull'attuazione dei lockdown, test di massa, strutture di quarantena e appelli allo spirito pubblico.

Sintesi dei punti chiave:

1. Neil Ferguson ha giustificato il lockdown del Regno Unito sulla base del lockdown dell'Italia, che a sua volta era stato giustificato con un falso studio condotto in parte dallo stesso Ferguson che pretendeva di dimostrare che il lockdown della città di Vo', in Italia, aveva avuto successo.

 2. Prima di ordinare il primo lockdown del mondo libero in Lombardia, e prima che venissero confermati i casi di Covid, Roberto Speranza ha svolto in Italia il ruolo di primo allarmista Covid, simile a quello svolto alla Casa Bianca da Matt Pottinger, convocando i primi incontri quotidiani in Italia sul coronavirus e suscitando l'allarme in Parlamento e nell'ECDC.

3. Speranza sapeva bene, all'epoca in cui ordinò il primo lockdown del mondo libero in Lombardia, che stava copiando una politica che solo la Cina aveva fatto e che avrebbe limitato i diritti fondamentali dei suoi cittadini.

4. In tutto il suo libro, frettolosamente ritirato dai negozi, Speranza non critica mai la Cina, mentre esprime un forte desiderio che la risposta al Covid porti alla attuazione di riforme di estrema sinistra in tutta Italia e a un rafforzamento dell'OMS.

5. Il comitato di Speranza ha commissionato uno studio segreto sui possibili scenari Covid, che è stato prodotto da Stefano Merler della FBK, un'organizzazione legata alla Fondazione Gates, il secondo finanziatore dell'OMS. Questo studio segreto ha portato al lockdown della Lombardia.

6. Stefano Merler, autore principale dello studio segreto commissionato dal comitato Speranza, ha effettivamente condotto un'operazione di riciclaggio della propaganda del PCC di tutto il 2020, pubblicando numerosi articoli con diversi coautori cinesi e finanziamenti del governo cinese che pretendevano di dimostrare che i lockdown e i NPI in Cina erano riusciti a controllare il virus, utilizzando dati che una persona ragionevole probabilmente riconoscerebbe come falsi.

7. Parallelamente allo studio segreto prodotto da Merler, esisteva anche un Piano Operativo segreto più dettagliato che Speranza si è rifiutato di produrre anche quando formalmente richiesto in tribunale.

Speranza nel suo libro si presenta come una persona molto più carismatica rispetto al carattere  totalitario di Deborah Birx nella strana confessione contenuta nel suo libro di memorie. Spesso egli travalica le linee di partito, ricordando con affetto il suo primo incontro con l'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi:

"Dopo lo scambio di convenevoli, l'ex presidente del Consiglio ha concluso con un sorriso: “Hai una faccia così pulita, da bravo ragazzo, ma cosa ci fai con questi comunisti? Vieni con noi!"

Speranza esprime un sincero desiderio di riforme politiche di estrema sinistra e in più luoghi esprime bei ricordi di quando lavorava come giovane socialista internazionale:

Il mio primo vero impegno politico, nella Sinistra Giovanile, è stato in gran parte dedicato alla politica europea e internazionale. Mi fa sorridere che oggi Enzo Amendola sia seduto con me in Consiglio dei ministri come ministro per gli Affari europei. Ha qualche anno più di me e abbiamo lavorato insieme per anni su questioni internazionali, lui a capo dell'International Young Socialists, io in Italia nella Sinistra giovanile, fino a diventare presidente nazionale, ma sempre con un occhio di riguardo a ciò che accade nel mondo...

Facevo parte dell'Internazionale Socialista e in quel viaggio ho respirato davvero, nel modo più popolare e umano, il concetto di solidarietà internazionale. Quello dal basso, quello dei ragazzi della mia generazione, con poco budget e tanta fiducia nel mondo. Da questo punto di vista credo di appartenere a una generazione privilegiata, che era già una comunità europea: ragazzi con pesanti zaini sulle spalle che si sono incontrati, ovunque nel continente, e si sono riconosciuti."

È possibile che Speranza sia stato gradualmente coinvolto in una rete di totalitarismo in stile cinese a causa di una sovrabbondanza di zelo e di una sua affinità per la propaganda tradizionale ed egualitaria del socialismo. Questo era più comune nell'era sovietica, quando le realtà distopiche del comunismo erano meno conosciute, ma  basta parlare con un giovane in un bar liberal della città per sapere che la propaganda originale del comunismo va ancora molto nell'estrema sinistra.

Speranza conclude il suo libro con un epilogo di cui lo stesso Karl Marx sarebbe stato orgoglioso e che ho riprodotto integralmente qui di seguito. Come promemoria, ricordo che questo dovrebbe essere un libro sulla risposta a una pandemia. Lascio che parli da solo.

"Nel corso di queste pagine ho usato ripetutamente due termini per me essenziali come 'uguaglianza' e  'diritti'. Essi sono serviti a tracciare la rotta nella tempesta, come le stelle per i marinai. I tempi difficili non sono quelli in cui i valori e i principi devono essere lasciati da parte, perché è di quelli che c'è bisogno.

Abbiamo visto come la politica sia fatta di gestione quotidiana, scelte quotidiane, fatica quotidiana. Ma è anche un'entusiasmante storia personale e collettiva e un salto verso il futuro. Per questo credo che un altro dovere che abbiamo verso noi stessi e verso il Paese, un altro modo per non sprecare le dure lezioni di questi mesi e per affrontare al meglio le sfide che ci attendono, sia quello di abbracciare una corrente politica di cui a lungo c’è stato bisogno.

Sono convinto che abbiamo un'occasione unica per radicare una nuova idea della Sinistra, basata su un impegno che oggi tutti riconoscono come necessario: difendere e rilanciare i beni pubblici fondamentali, a partire dalla tutela della salute, dal valore dell'educazione e della difesa dell'ambiente. Abbiamo sperimentato un individualismo sfrenato e abbiamo subito la sua traduzione economica e sociale: il neoliberismo, anch’esso sfrenato. Abbiamo creduto nella propaganda che un mondo organizzato secondo questi principi avrebbe prodotto ricchezza e benessere per tutti. Per oltre trent'anni questa ideologia è stata egemone nella coscienza del mondo occidentale: non solo ha orientato la destra, ma ha influenzato significativamente anche la sinistra, cambiandola poco a poco.

Dopo la caduta del muro di Berlino e la “fine della storia”, in tutto il mondo i grandi partiti della sinistra hanno dovuto accelerare il percorso che avevano intrapreso, per aggiornare la loro visione della società. È stato uno sviluppo giusto e necessario: il mondo sta cambiando e la politica deve includere i tempi nuovi. Nel dopoguerra l'obiettivo era quello di liberare definitivamente il campo progressista e democratico dalle pulsioni antidemocratiche e illiberali che avevano caratterizzato il socialismo reale. In verità, le socialdemocrazie in Europa, e poi lo stesso Partito Comunista Italiano, avevano già da anni intrapreso un percorso pragmatico di rottura con l'esperienza sovietica.

La revisione ideologica era legittima. Lasciare campo libero a un modello di convivenza civile e politica determinato dal mercato senza regole, invece, è stato un errore. L'individualismo ha indebolito le reti sociali e frammentato la rappresentanza. Si pensava che lo Stato non fosse più necessario, che dovesse essere ridotto al minimo. Che la sua interferenza fosse una seccatura, perché la società e l'economia erano in grado di autoregolarsi. Dovevano solo essere lasciate "libere".

E così è iniziata la stagione dell'estrazione di risorse a scapito dell'equità sociale. La stagione dei tagli alla spesa pubblica, dello smantellamento dei due grandi pilastri del welfare: salute e istruzione. Salvo rarissime eccezioni, non solo in Italia, i servizi sanitari nazionali sono diventati più deboli e meno capaci di rispondere ai bisogni delle persone. E all'interno del ridimensionamento del welfare state, le disuguaglianze sono esplose. I ricchi stanno sempre più in salute e i poveri si ammalano sempre di più.

Abbiamo visto i rischi che si corrono quando un sistema sanitario, economico e sociale indebolito da decenni di scelte sbagliate si è trovato ad affrontare una vera emergenza.

I mesi del Covid, però, hanno accelerato un processo di ripensamento di cui erano già visibili i primi segnali. Abbiamo riscoperto quanto siano importanti i beni pubblici fondamentali, a cominciare dalla tutela della salute. Per la prima volta, dopo tanti anni, la sinistra non va controcorrente. Siamo stati nella lunga fase in cui la storia sembrava andare nella direzione dell'individualismo neoliberista, e nel nostro andare controcorrente, cercando la strada, lottando contro soluzioni un po' disordinate e che poco avevano a che fare con i valori di sinistra, in Italia abbiamo vissuto una dolorosa spaccatura nel principale partito di centrosinistra. Oggi le cose stanno cambiando e si può riaffermare un'idea di sinistra a partire dai beni pubblici fondamentali e da un nuovo ruolo dello Stato.

Durante la crisi, le persone hanno capito che c'è bisogno di qualcuno che protegga e difenda la loro vita, la loro sicurezza personale. Chi può garantire questi diritti a ogni cittadino? Chi può offrire la certezza che la tutela del diritto alla salute non dipenda dalle condizioni economiche e sociali di ciascuno in un determinato momento della sua esistenza?

Il mercato non può farcela da solo. Di fronte a una vita messa a rischio, le sue regole non bastano, né basta l'iniziativa individuale. Non basta un'assicurazione contro un virus che uccide, né una carta di credito. È illusorio, lo abbiamo visto, pensare di salvarsi. Occorre una tutela sovraordinata dei diritti fondamentali, che solo le istituzioni pubbliche possono garantire. Serve un grande Servizio Sanitario Nazionale, radicato e organizzato, capace di prendersi cura di tutti e di non lasciare indietro nessuno. Per fermare il virus, e per ristabilire condizioni in cui nulla di quanto ci è accaduto possa ripetersi, è fondamentale curare tutti. E farlo non è solo conveniente: è giusto.

La gente lo ha capito. E questa consapevolezza ha liberato un terreno politico molto fertile per la sinistra. A patto che metta al centro della sua agenda la difesa dei beni pubblici fondamentali e il lavoro. E che smetta di imitare la destra, le sue politiche e i suoi temi, la stagione della subordinazione al neoliberismo.

Credo che, dopo tanti anni controcorrente, ci sia una nuova possibilità di ricostruire un'egemonia culturale su nuove basi. Molte tendenze che vediamo affermarsi vanno nella stessa direzione, dalle belle manifestazioni ambientaliste ispirate dalla giovane Greta, alle spontanee piazze italiane dei ‘Sardi’. Ci gridano la stessa cosa: ci sono beni pubblici fondamentali che vanno difesi e protetti. E non si può più stare a guardare. È tempo di un nuovo grande sforzo collettivo.

Il Covid ha cambiato tutto, ha segnato profondamente le vite individuali e la convivenza sociale. Non è possibile che tutto cambi e le forze politiche rimangano come sono. Dobbiamo interrogarci. Con coraggio. Io e le donne e gli uomini che hanno condiviso con me l'esperienza dell'Articolo Uno siamo disponibili a farlo immediatamente. La Destra è molto forte. Non può essere sottovalutata. Ha una straordinaria capacità di interpretare il sentimento di ansia e insicurezza diffuso nella nostra società, soprattutto nelle fasce più deboli, dove ci sono meno certezze e più paure. La risposta della Destra parla un linguaggio facile e diretto. Identifica nel diverso, nell'altro (magari con una carnagione più scura), un nemico responsabile di tutto e alza la bandiera dell'identità nazionale come un muro, una recinzione, con l'illusione di scongiurare il pericolo.

Dobbiamo coltivare un nuovo grande campo che parta dalla difesa dei valori della nostra Costituzione, del lavoro e dei beni pubblici fondamentali. Quest'area politica, al di là delle sigle oggi esistenti, che mi sembrano tutte abbastanza obsolete, deve cercare di tenere insieme le forze che sostengono oggi il nostro Governo. Ora può sembrare un'utopia, ma credo che la strada sia già segnata ed è quella giusta. Ne deriverà una nuova dicotomia. È necessario, su questa base, ristabilire il campo democratico e progressista. Anche questa è una sfida impegnativa e affascinante.

Lavoratori di tutto il mondo, unitevi.

 

*Michael P. Senger è avvocato e autore di Snake Oil: How Xi Jinping Shut Down the World. Scrive sul New Normal, dove è apparso per la prima volta questo articolo.