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18/02/19

La testimonianza di Yanis Varoufakis che lo condanna - I negoziati segreti e le speranze deluse

 

Eric Toussaint, dottore in scienze politiche dell’università di Liegi e di Paris VIII e coordinatore dei lavori della "Commissione per la verità sul debito pubblico greco" creata il 4 aprile 2015 su iniziativa del Presidente del Parlamento greco e poi ben presto disciolta, ha ricostruito in una serie di articoli le vicende dei febbrili negoziati tra Bruxelles e il governo greco durante i giorni più caldi della crisi, basandosi sul libro pubblicato dall'ex ministro Varoufakis e sui suoi stessi ricordi. Qui si ricostruiscono gli accordi sulle privatizzazioni con i Cinesi e le interferenze della Germania, le speranze disilluse sull'aiuto dei russi e degli americani, e la fugace esaltazione per la coraggiosa decisione, presto rientrata, di non pagare il debito al Fmi. In particolare Toussaint sottolinea la rinuncia del governo greco a comunicare col popolo degli elettori per cercar di spiegare la situazione e ottenere il sostegno ad azioni coraggiose. 


 

 

 

di Eric Toussaint, 8 febbraio 2019


Traduzione di Rododak



Attracco d'una nave porta container Cosco al porto del Pireo di Atene

 

Nell'undicesimo capitolo del suo libro, Yanis Varoufakis spiega di essere intervenuto per portare a termine la vendita del terzo terminal del Porto del Pireo alla compagnia cinese Cosco, che già gestiva dal 2008 i terminal 1 e 2. Come Varoufakis stesso riconosce, Syriza prima delle elezioni aveva promesso che non avrebbe consentito la privatizzazione della parte restante del porto del Pireo. Varofakis continua: "Syriza durante la campagna dal 2008 prometteva non soltanto che avrebbe impedito il nuovo accordo, ma che avrebbe totalmente estromesso Cosco". E aggiunge: "Avevo due colleghi ministri che dovevano la loro elezione a questa promessa". Tuttavia Varoufakis si affretta a cercar di concludere l'accordo di  vendita a Cosco. Se ne occupa con l'assistenza di uno dei consulenti senior di Alexis Tsipras, Spyros Sagias, che fino all'anno precedente era stato consulente legale della Cosco. Nella scelta di Sagias c'era quindi un chiaro conflitto di interessi, cosa che Varoufakis riconosce (pag. 313). Era stato lo stesso Sagias, peraltro, a redigere il primo accordo con Cosco nel 2008. Sagias negli anni '90 era stato consigliere anche del primo ministro del PASOK Konstantinos Simitis, che aveva organizzato la prima grande ondata di privatizzazioni. Nel 2016, dopo avere lasciato il suo ruolo di segretario del governo Tsipras, Sagias riprende ancora più attivamente la sua attività professionale, in particolare come consulente di Cosco [1]. Varoufakis non prova imbarazzo nel dichiarare di avere rivisto i termini della gara d'appalto all'inizio di marzo 2015 per adeguarla alle richieste di Cosco: "Sagias ed io abbiamo informato Alexis (Tsipras), prima di passare ai preparativi (della finalizzazione dell'accordo con Cosco sul Pireo). L'obiettivo era riformulare la gara d'appalto per il Pireo in base alle condizioni accettate dai cinesi " (pag. 316).

Varoufakis riassume così la sua proposta a Pechino attraverso l'ambasciatore cinese di stanza ad Atene: "La Grecia ha una forza lavoro altamente qualificata, i cui stipendi sono diminuiti del 40%. Perché non chiedere ad aziende come Foxconn di costruire o riunire le loro strutture in un polo tecnologico, beneficiando di un regime fiscale specifico, non lontano dal Pireo?" (pag. 312). In questa proposta troviamo tutto il piccolo armamentario di argomenti dei governi neoliberisti che vogliono attirare gli investitori: una forza lavoro qualificata i cui salari sono diminuiti e sgravi fiscali per i datori di lavoro.


 

Varoufakis spiega anche che aveva proposto alle autorità cinesi di acquistare le ferrovie greche, in modo che la Cina avesse un accesso più facile al resto del mercato europeo su binario e ne facesse un ulteriore segmento della "New Silk Road". Questo ultimo progetto non è stato realizzato. [2]


 

Varoufakis nel marzo 2015 sperò invano che Pechino avrebbe acquistato buoni del tesoro greci per diversi miliardi di euro (contava su un totale di 10 miliardi, pag. 315), che il governo avrebbe usato per ripagare il suo debito con il Fmi. Con grande disperazione di Varoufakis, i leader cinesi non mantennero la loro promessa e si accontentarono di due acquisti da 100 milioni di euro.


 

Le proposte di Varoufakis alle autorità cinesi sono inaccettabili: prendere prestiti dalla Cina per rimborsare il Fondo monetario internazionale; abbandonare il controllo della Grecia sulle sue ferrovie; procedere ad altre privatizzazioni!


 

Il suo progetto è fallito perché le autorità cinesi e tedesche hanno concordato che la Cina non avrebbe offerto una bombola di ossigeno al governo di Tsipras. Scrive Varoufakis: "Berlino aveva chiamato Pechino, con un messaggio chiaro: evitate di trattare con i greci prima che noi abbiamo concluso con loro" (pag. 317).


 

Aziende cinesi, tedesche, italiane o francesi effettuano acquisizioni a prezzo stracciato.


 

Alla fine, la realizzazione dell'accordo con Cosco non ebbe luogo quando Varoufakis era ministro. Fu concluso all'inizio del 2016 e a condizioni che, a suo parere, erano più favorevoli per l'azienda cinese rispetto all'accordo preliminare che lui aveva cercato di ottenere (capitolo 11, nota 8, pag. 516). Questo dimostra che le autorità cinesi si sono messe d'accordo con le autorità di Berlino: hanno lasciato asfissiare lentamente la Grecia e poi ne hanno aprofittato, condividendo la torta con gli altri predatori dei beni pubblici greci. Aziende cinesi, tedesche, italiane o francesi hanno effettuato acquisizioni a prezzo di svendita. Ma anche se nel 2015 le autorità cinesi avessero concretizzato le speranze di Varoufakis, questo non sarebbe comunque andato a beneficio della Grecia e del suo popolo.


 

Nel frattempo, anche le autorità russe, che erano state contattate da Tsipras e Panagiotis Lafazanis poco dopo i contatti di Varoufakis con Pechino, rifiutarono di aiutare il governo greco [3]. Putin invece trattò con la Merkel per ottenere un ammorbidimento delle sanzioni dell'Ue contro la Russia in seguito al conflitto con l'Ucraina, in cambio del rifiuto di Mosca di andare in aiuto del governo di Syriza.


 

Per quanto riguarda le speranze di Varoufakis e Tsipras di ottenere aiuto da Barack Obama, anche questa è stata una delusione. Secondo Varoufakis, l'amministrazione di Barack Obama affermò che la Grecia faceva parte della sfera di influenza di Berlino e lo stesso Obama raccomandò a Varoufakis di fare delle concessioni alla Troika. [4]


 

 

 


"Lasciate respirare la Grecia": manifestazione di solidarietà a Londra nel febbraio 2015


 

Diplomazia segreta e false comunicazioni di cui Tsipras e Varoufakis sono stati complici


 

Varoufakis dà conto della riunione dell'Eurogruppo che seguì la resa del 20 febbraio, falsamente presentata all'opinione pubblica greca come un successo: fine della Troika e della prigione del debito per la Grecia. All'Eurogruppo del 9 marzo a Bruxelles Varoufakis non riuscì a ottenere alcun gesto o concessione da parte dei leader europei, della Bce o del Fmi. Nonostante ciò, Varoufakis e Tsipras continuarono ad affermare che l'incontro era stato un successo. Varoufakis riporta che Tsipras gli avrebbe detto: "Lo presenteremo come un successo: secondo l'accordo del 20 febbraio inizieranno presto dei negoziati per sbloccare la situazione " (pag. 330).


 

Ciò che colpisce è il tempo speso da Varoufakis e Tsipras in interminabili riunioni all'estero, in colloqui nei quali loro fanno concessioni, mentre la Troika persegue metodicamente la sua opera di demolizione delle speranze del popolo greco. A Tsipras e Varoufakis non viene mai in mente di chiedere del tempo per incontrare il popolo greco, per organizzare incontri pubblici a cui la popolazione greca potesse partecipare. Non si muovono per il Paese a incontrare gli elettori, ad ascoltarli e spiegare loro quello che stava accadendo nei negoziati, per spiegare le misure che il governo avrebbe preso per combattere la crisi umanitaria e rilanciare l'economia del Paese.


 

Varoufakis e Tsipras non hanno cercato modi di comunicare con l'opinione pubblica internazionale né di mobilitare la solidarietà internazionale a sostegno del popolo greco. Non hanno mai approfittato delle loro visite a Bruxelles o in altre capitali per parlare direttamente con i molti attivisti che volevano capire che cosa stava realmente accadendo ed esprimere la loro solidarietà con il popolo greco.


 

Varoufakis e Tsipras hanno una pesante responsabilità nel mancato sviluppo di una solidarietà attiva e massiccia nei confronti della Grecia. Perché molti cittadini si mobilitassero sarebbe stato necessario rivolgersi a loro, informarli, per contrastare la massiccia campagna di denigrazione e stigmatizzazione di cui non solo il governo, ma l'intera popolazione greca era fatta oggetto.

 

Varoufakis e il Fmi


 

Si sarebbe dovuto annunciare la sospensione del pagamento del debito


 

Il 12 febbraio 2015 la Grecia ha rimborsato 747,7 milioni di euro per uno dei crediti concessi dal Fondo monetario internazionale nel quadro del primo memorandum. È stato un grave errore, si sarebbe dovuto annunciare la sospensione del pagamento di questo debito, con due argomenti: 1. lo stato di necessità [5] in cui si trovava il governo greco, nell'urgenza di dare precedenza alla lotta contro la crisi umanitaria; 2. l'avvio di un processo di revisione del debito pubblico greco, con la partecipazione dei cittadini, durante il quale il pagamento doveva essere sospeso [6]. Si sarebbe potuta giustificare questa revisione con l'applicazione del regolamento 472 dell'Unione europea. Questo articolo afferma: "Uno Stato membro soggetto a un programma di aggiustamento macroeconomico effettua un audit completo delle sue finanze pubbliche al fine, tra l'altro, di valutare i motivi che hanno portato all'accumulo di livelli eccessivi di debito e di individuare eventuali irregolarità" [7]. Né Varoufakis né Tsipras presero seriamente in considerazione la sospensione del pagamento combinata con un'inchiesta per determinare se il debito da pagare fosse legittimo o no, odioso o no.


 

Sarebbe stato possibile avviare una campagna di informazione da parte del governo, per mettere in discussione la legittimità dei crediti del Fmi elargiti alla Grecia dal 2010. Tsipras e Varoufakis avevano a disposizione i documenti segreti del Fmi, attestanti il carattere profondamente illegittimo e odioso della pretesa. Il problema è che Varoufakis era convinto che non avesse alcun senso parlare dell'illegittimità e dell'odiosità dei debiti addossati alla Grecia.


 

Il Wall Street Journal aveva reso pubblici i documenti segreti del Fmi fin da ottobre 2012, come già menzionato in un articolo. Alcuni giorni dopo la loro pubblicazione, incontrai Tsipras per parlare di una possibile collaborazione con il CADTM per condurre la procedura di revisione del debito. Dissi a Tsipras e al suo consigliere economico dell'epoca, John Milios: "Ora avete un argomento concreto contro il Fmi, perché se avete le prove che il Fmi sapeva che il suo programma non poteva funzionare e sapeva che il debito era insostenibile, abbiamo il materiale per affondare il colpo sull'illegittimità e illegalità del debito." [8] Tsipras rispose: "Ascolta... il Fmi sta prendendo le distanze dalla Commissione europea." Capii che aveva in mente che il Fmi avrebbe potuto essere un alleato di Syriza nel caso in cui Syriza fosse salito al governo. Un'idea del tutto priva di fondamenti ragionevoli.


 

A febbraio 2015 Tsipras e Varoufakis erano ancora fermi su quella posizione. Erano convinti che sarebbero stati in grado di ammorbidire il Fmi grazie al sostegno di Barack Obama e all'influenza dei consiglieri statunitensi scelti da Varoufakis, Jeffrey Sachs e Larry Summers. Erano totalmente sulla falsa strada. Varoufakis lo capì di persona una prima volta per ovvi motivi il 20 febbraio, e nei giorni seguenti, quando Christine Lagarde, direttrice del Fondo monetario internazionale, dichiarò all'Eurogruppo che non era assolutamente il caso di derogare dal memorandum stabilito.


 

Nonostante questa dimostrazione dell'atteggiamento ostile del Fmi, Varoufakis e Tsipras continuarono a rimborsare il Fondo monetario internazionale per tutto il mese di marzo 2015. Varoufakis ha dichiarato che il suo ministero ha pagato al Fmi 301,8 milioni di euro il 6 marzo, 339,6 milioni il 13 marzo, 565,9 milioni il 16 marzo e 339,6 milioni il 20 marzo. Complessivamente, nel mese di marzo 2015 sono stati pagati oltre 1.500 milioni di euro, utilizzando tutta la liquidità disponibile, benché le speranze di Varoufakis di ricevere denaro dalla Cina fossero svanite, e la Bce avesse confermato che non avrebbe pagato gli interessi dovuti alla Grecia sui buoni acquistati tra il 2010 e il 2012 e che non avrebbe ripristinato l'accesso alla liquidità ordinaria delle banche greche. Eppure il governo greco aveva sicuramente bisogno, per combattere la crisi umanitaria e promuovere l'occupazione, del denaro che finiva nelle casse del Fmi. Secondo Varoufakis, "che il mio ministero sia riuscito a trovare 1,5 miliardi di dollari per pagare l'Fmi ha del miracoloso, soprattutto tenendo conto del fatto che dovevamo continuare a pagare pensioni e dipendenti pubblici " (Capitolo 13, pag. 348).


 

La decisione di sospendere il pagamento del debito al FMI


 

Varoufakis riferisce di un incontro surreale tra Tsipras e i suoi ministri più importanti, tenutosi venerdì 3 aprile 2015. Spiega che prima della riunione aveva cercato di convincere Tsipras a non effettuare il pagamento successivo al Fondo monetario internazionale, previsto per il 9 aprile 2015 per un importo di 462,5 milioni di euro. La sua tesi: bisognava fare pressione sui leader europei e la Bce per ottenere qualcosa (ad esempio, un passo indietro sulla restituzione alla Grecia di due miliardi di euro incassati dalla Bce sui titoli greci 2010-2012), perché durante il mese di marzo non avevano ottenuto nulla. Varoufakis dice che sentiva di non essere riuscito a convincere Tsipras. Racconta in questo modo le intenzioni e il comportamento di Tsipras durante il "Consiglio dei ministri informale" (sic! pag. 348), che seguì:


 

"Eravamo su una strada che non portava da nessuna parte, disse, ma più parlava, più l'atmosfera diventava lugubre. Quando finì, sulla stanza pesava una cappa di rassegnazione. Diversi ministri parlarono, ma tradirono un profondo abbattimento. Alexis riprese la parola per concludere. Finì come aveva iniziato - lento, abbattuto, quasi depresso - ricordando che la situazione era critica e potenzialmente pericolosa, ma a poco a poco riprese il ritmo e riguadagnò energia.


 

"Prima che arrivaste, stavo parlando con Varoufakis. Stava cercando di convincermi che è il momento di fare default sul Fmi. I nostri interlocutori non mostrano alcun desiderio di raggiungere un accordo onesto, economicamente fattibile e politicamente sostenibile, mi ha detto. Ho risposto che non è il momento. (...) Ma sapete una cosa, compagni? Penso che abbia ragione. Quel che è troppo è troppo. Abbiamo scrupolosamente rispettato le loro regole. Abbiamo seguito le loro procedure. Abbiamo fatto marcia indietro per mostrare loro che siamo pronti a scendere a compromessi. E che cosa stanno facendo? Ritardano, per poi accusarci di ritardare. La Grecia è un paese sovrano, e oggi tocca a noi, al Consiglio dei ministri, di dire basta. Si alzò dalla sedia e con una voce sempre più forte mi puntò il dito contro, urlando: Non soltanto faremo default sul debito verso il Fmi, ma tu ora prendi un aereo, vai di corsa a Washington e lo comunichi di persona alla gran dama del Fmi!


 

La stanza fu attraversata da grida di gioia. Alcuni si scambiavano sguardi stupiti, consapevoli di vivere un momento storico. La tristezza e l'oscurità erano scomparse, qualcuno aveva strappato la tenda per far entrare la luce. Come tutti, forse anche di più, mi lasciai andare all'eccitazione. La si sarebbe detta una rivelazione, un'Eucarestia, per quanto strano possa sembrare in una banda di atei dichiarati." (Cap. 13, pp. 349-350).


 

Totale silenzio di Varoufakis sulla Commissione per la verità sul debito


 

Varoufakis ignora totalmente l'esistenza della commissione a cui aveva promesso la sua assistenza


 

Il resto di questa storia è allo stesso tempo scandalo e farsa. Varoufakis parte il giorno successivo per Washington via Monaco per incontrare con urgenza Christine Lagarde, direttore esecutivo del Fondo monetario internazionale. Mentre racconta nei dettagli la riunione del 3 aprile e l'incontro con il direttore del Fmi a Washington il 5 aprile, ignora totalmente un incontro a cui ha partecipato il 4 aprile. Un'omissione non banale, perché proprio quel giorno si è tenuto presso il Parlmento greco l'incontro pubblico di apertura dei lavori della Commissione per la verità sul debito pubblico, in presenza di Alexis Tsipras, del Presidente del Parlamento Zoe Konstantopoulou, del Presidente della Repubblica Prokopis Pavlopoulos e di dieci ministri, tra cui Yanis Varoufakis, che è intervenuto. Sono stato il coordinatore scientifico di questo comitato, quindi ho preso la parola subito dopo gli interventi del Presidente della Repubblica e della Presidente del Parlamento greco e prima degli interventi di tre miei colleghi della Commissione e di Varoufakis.


 

In realtà nel suo voluminoso libro Varoufakis ignora totalmente l'esistenza della commissione a cui aveva promesso il suo aiuto. Ha un bel sostenere sul suo blog e nelle interviste successive alla pubblicazione del suo libro di avere sostenuto la Commissione: questo è del tutto falso.


 

A mio parere è significativo anche che il 3 aprile, mentre si teneva l'importante incontro in cui venne deciso di sospendere il pagamento del debito al Fmi, George Katrougalos, che era un membro del governo, non ne era nemmeno al corrente. Ero con lui al suo ministero durante questo incontro. Allo stesso modo, la sera del 3 aprile ho incontrato anche la Presidente del Parlamento, a lungo, per preparare i dettagli della prima riunione della Commissione e nemmeno lei era a conoscenza né di questo incontro né della decisione di bloccare la restituzione del debito. Nemmeno Panagiotis Lafazanis, uno dei sei "super" ministri (questa è l'espressione usata da Tsipras), era stato invitato all'incontro. Questo testimonia il modo di muoversi di Tsipras e della sua cerchia: decisioni cruciali prese da un gruppo ristrettissimo, in segreto, senza consultare una grande parte dei membri del governo, né la Presidente del Parlamento né la direzione di Syriza.


 

Va anche sottolineato che il lavoro della Commissione per la verità sul debito ha avuto un enorme impatto sulla popolazione greca, e ne sono stato testimone personalmente. Molto spesso la gente mi ha manifestato simpatia o rivolto ringraziamenti per strada, sui mezzi pubblici o ancora al mercato settimanale del quartiere popolare di Atene dove ho vissuto tra aprile e luglio 2015. Questo significa che molte persone hanno seguito il lavoro della Commissione e ne conoscevano i membri principali, che tra l'altro sono stati oggetto di una sistematica campagna diffamatoria da parte dei media di destra.


 

Dalla tragedia alla farsa:  non è che un volo aereo


 

Non avevo mai sentito niente di così assurdo.


 

Ma riprendiamo il racconto di Varoufakis. Al suo arrivo a Washington, domenica 5 aprile, Tsipras gli trasmette un contrordine.


 

Ecco il dialogo tra Tsipras e Varoufakis, così come è riportato nel libro di quest'ultimo:


 

"Ascolta, Yanis, è stato deciso di non andare al default adesso, è troppo presto."


 

- "Come sarebbe 'è stato deciso' "? - Ho risposto, stordito. - "Chi è che ha deciso che non faremo default?"


 

- "Io, Sagias, Dragasakis... ci siamo detti che sarebbe stata una decisione prematura, appena prima di Pasqua".


"Grazie di avermi avvertito" gli ho risposto, fuori di me. Poi, prendendo il tono più neutro e distaccato possibile, gli ho chiesto: e adesso che cosa faccio? Prendo l'aereo e torno? Non vedo qual è il punto a incontrare la Lagarde.


 

- "Assolutamente no, non annullare l'appuntamento. Tu vai avanti come concordato. Tu incontri la signora e le dici che facciamo default."


 

Non avevo mai sentito niente di più assurdo.


 

- "Che cosa intendi, esattamente? Le dico che faremo default dicendole allo stesso tempo che abbiamo deciso il contrario"?


 

- "Esatto. Tu la minacci, in modo che in preda all'ansia chiami Draghi e gli chieda di porre fine alla restrizione della liquidità. A quel punto la ringraziamo e annunciamo che paghiamo il Fmi. "


 

Così Varoufakis accetta di andare a recitare una commedia grottesca alle sede del Fmi e dichiara a Christine Lagarde: "Sono autorizzato a informarvi che tra quattro giorni faremo default in relazione al nostro programma di rimborso al Fondo monetario internazionale, e questo finché i nostri creditori continueranno a trascinare i negoziati e la Bce limiterà la nostra liquidità."


 

Ora, la partenza di Varoufakis per Washington era stata resa pubblica. Ciò che Varoufakis non dice nel suo libro è che Dimitris Mardas, vice ministro delle Finanze scelto da Varoufakis [9], aveva dichiarato alla stampa internazionale che la Grecia il 9 aprile 2015 avrebbe pagato quanto dovuto al Fmi. L'agenzia di stampa ufficiale tedesca, Deutsche Welle, scriveva: "Il vice ministro delle Finanze Dimitris Mardas ha dichiarato sabato che la Grecia ha denaro a sufficienza. 'Il pagamento dovuto all'Fmi sarà effettuato il 9 aprile. C'è il denaro sufficiente per pagare gli stipendi, le pensioni e tutte le altre spese che dovranno essere erogate la prossima settimana', ha affermato Mardas"


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Note

[1] Sagias è tornato a essere il consigliere designato dei grandi interessi stranieri per promuovere nuove privatizzazioni. Nel 2016 ha servito gli interessi dell'emiro del Qatar, che voleva acquistare un'isola greca, l'isola di Oxyas a Zacinto, appartenente a un parco naturale. Sagias è stato anche consulente di Cosco nel 2016-2017 in una controversia con i lavoratori del porto del Pireo, quando si è trattato di trovare una formula di pensionamento anticipato (o licenziamento dissimulato) per oltre un centinaio di lavoratori vicini all'età della pensione. Fonte: http://www.cadtm.org/Varoufakis-s-is-holding-of-the-dominant-order-as-advisers


 

[2] La società privata italiana Ferovialia ha acquistato le ferrovie pubbliche greche OSE per 45 milioni di euro nel giugno 2016 sotto la conduzione del ministro Stathakis, amico intimo di Tsipras ( https://tvxs.gr/news/ ellada / giati-i-trainose-polithike-monon-enanti-45-ekatommyrion-eyro ), con la prospettiva di un sussidio operativo di 250 milioni di euro da parte dello stato greco per i prossimi 5 anni (50 milioni all'anno). Vedi anche: http://net.xekinima.org/trainose-to-xroniko-mias-idiotikopoi/


 

[3] Vedi p. 342 e nota 5, cap. 12, p. 518.


 

[4] Vedi la dichiarazione di Obama secondo Varoufakis, cap. 14, pp. 368-369.


 

[5] Lo stato di necessità è riconosciuto dal diritto internazionale come una situazione che permette di sospendere il pagamento del debito.


 

[6] Ricordiamo che nel programma di Syriza per le elezioni del giugno 2012, tra le cinque priorità si poteva leggere: "Istituzione di una commissione internazionale di revisione del debito, insieme alla sospensione del pagamento del debito fino alla fine dei lavori di questa commissione".


 

[7] "Regolamento (UE) n. 472/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2013", art. 7 https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/PDF/?uri=CELEX:32013R0472&from=IT


 

[8] Nel 2017, il CADTM ha pubblicato e commentato questi documenti segreti, conosciuti grazie alle rivelazioni del Wall Street Journal nel 2012: http://www.cadtm.org/Documents-secrets-du-FMI-sur-la


 

[9] Per quanto riguarda D. Mardas, bisogna sapere che il 17 gennaio 2015, otto giorni prima della vittoria di Syriza, Mardas ha pubblicato un articolo particolarmente aggressivo contro la deputata di Syriza Rachel Makri, intitolato "Rachel Makri vs Kim Jong Un e Amin Dada ". L'articolo si conclude con la domanda molto eloquente (sottolineata da lui stesso) "Sono questi quelli che ci governeranno?". Dieci giorni dopo, grazie a Varoufakis, lo stesso Mardas è diventato viceministro delle Finanze. Varoufakis spiega nel suo libro che dopo un mese dalla nomina a ministro si è reso conto di avere fatto una scelta sbagliata. Va notato che Mardas, che ha sostenuto la capitolazione nel luglio 2015, è stato eletto deputato di Syriza nelle elezioni di settembre 2015.


 

Fonte: CADTM, Eric Toussaint , 08-02-2019


 

19/09/18

La ONG greca che guadagna miliardi dal traffico illegale di esseri umani

Mentre la Grecia deve affrontare l’infinita crisi economica e migratoria che l'ha messa in ginocchio, le ONG che operano sul suo territorio, anziché preoccuparsi di fornire aiuto alle persone bisognose, si occupano di fare profitti facilitando l’immigrazione clandestina ed approfittando dei programmi governativi di integrazione. Via Zero Hedge. .

 

 

 

Di Maria Polizoidou, 15 settembre 2018

 

 

Il 28 di agosto trenta membri della ONG greca "Centro Internazionale di Risposta alle Emergenze" (ERCI) sono stati arrestati per il loro coinvolgimento nella rete del traffico di esseri umani che opera nell’isola di Lesbo fin dal 2015. Secondo una dichiarazione rilasciata dalla polizia greca, in seguito alle indagini che hanno portato agli arresti, “le attività di una rete criminale organizzata che facilitava sistematicamente l’ingresso illegale di stranieri, sono state portate totalmente alla luce”.

 

Tra le attività scoperte ci sono  la falsificazione, lo spionaggio e il monitoraggio illegale sia della guardia costiera greca sia dell’agenzia di confine UE, Frontex, allo scopo di ottenere informazioni confidenziali sui flussi di immigrati turchi. Le indagini hanno inoltre portato alla scoperta di altri sei cittadini greci e 24 cittadini stranieri implicati nei reati.

 

L’ERCI si autodescrive come:

 

“Un’organizzazione greca senza scopo di lucro che fornisce risposte alle emergenze e aiuti umanitari in tempo di crisi. La filosofia di ERCI è di identificare le lacune negli aiuti umanitari e colmarle, per fornire assistenza nella maniera più efficiente e impattante. Al momento ERCI ha 4 programmi attivi con i rifugiati in Grecia, nell’area di Ricerca e Salvataggio, Medica, nell’Istruzione e nel Coordinamento dei Campi di Rifugiati”.

 

Tuttavia, a dispetto della sua missione dichiarata e del suo profilo senza scopo di lucro, la ERCI – secondo le autorità greche, ha guadagnato una quantità di denaro considerevole grazie al fatto di essersi messa a disposizione come collegamento al servizio di attività illegali. L’ERCI a quanto pare ha ricevuto 2.000 euro per ogni immigrante illegale che ha aiutato ad entrare in Grecia. Inoltre, i suoi membri hanno creato un business per l’”integrazione dei rifugiati” nella società greca, assicurandosi 5.000 euro all’anno per ogni immigrato da diversi programmi governativi (nell’istruzione, nell’alloggio e nel sostentamento). L’ERCI avrebbe favorito l’ingresso illegale in Grecia di 70.000 immigrati a partire dal 2015, facendo incassare all’organizzazione “no-profit” mezzo miliardo di euro all’anno.

 

Tuttavia questa scoperta non rivela che una piccola parte dell’estensione delle attività illecite che gravitano intorno all’ingresso di immigrati in Grecia. Nel 2017, per esempio, le autorità greche hanno arrestato 1.399 trafficanti di esseri umani, alcuni dei quali si celavano dietro operazioni “umanitarie”; e durante i primi quattro mesi del 2018, le autorità hanno arrestato 25.594 immigrati illegali.

 

Ancora più preoccupante del prezzo decisamente salato pagato ai trafficanti di persone dagli immigrati stessi – o dal governo greco sotto forma di sussidi per l’integrazione – è il pesante tributo che questa situazione sta imponendo a tutta la società greca.

 

Secondo le statistiche della polizia greca, ci sono state 75.707 rapine e furti nel 2017. Di questi casi, solo 15.048 sono stati risolti, e 4.207 sono stati commessi da stranieri. Inoltre, la polizia stima  che più del 40% dei crimini gravi sono commessi da immigrati illegali (in Grecia gli immigrati – legali e illegali – rappresentano il 10-15% della popolazione totale).

 

Nel 2016, le prigioni greche contenevano 4246 greci e 5221 stranieri condannati per crimini gravi: 336 per omicidio, 101 per tentato omicidio, 77 per stupro e 635 per rapina. Inoltre, migliaia di casi erano in attesa di giudizio.

 

In un recente e drammatico caso, il 15 agosto, uno studente di college di 25 anni di Atene – mentre era in visita a casa dagli studi all’università di Scozia – è stato ucciso da tre immigrati illegali mentre era in giro a visitare la città con una sua amica portoghese.

 

I tre colpevoli, due pakistani e un iracheno di età compresa tra i 17 e i 28 anni, hanno detto alla polizia di aver inizialmente assalito la giovane donna, rubandole denaro, carte di credito, un passaporto e un telefono cellulare dalla borsetta, ma quando hanno visto che il suo cellulare era “vecchio” hanno puntato al cellulare del ragazzo, minacciandolo con un coltello. Quando questi ha cercato di difendersi, hanno dichiarato nella confessione, lo hanno spinto e lui è caduto da una rupe, incontrando la morte. Dopo l’interrogatorio, è emerso che i tre assassini erano già ricercati per 10 altre rapine nella stessa zona.

 

In una lettera di protesta indirizzata al Primo Ministro Greco Alexis Tsipras, ai membri del parlamento e al sindaco di Atene, la madre della vittima ha accusato Tsipras di “negligenza criminale” e di “complicità” nell’uccisione di suo figlio.

 

Invece di dare il benvenuto e fornire “terra e acqua” a ogni criminale o individuo pericoloso dagli istinti selvaggi”, ha scritto, “lo stato non dovrebbe forse pensare prima alla sicurezza dei suoi stessi cittadini, a cui succhia il sangue tutti i giorni [economicamente]? [Lo stato dovrebbe forse] abbandonare [i cittadini] a bande fameliche, per le quali la vita umana vale meno di un telefono cellulare o una catenina d’oro?”.

 

Anche se queste sono le parole di una madre in lutto, questi sentimenti sono diffusi e si manifestano in tutta la Grecia, dove incidenti simili sono sempre più comuni.

 

Il 29 agosto, due settimane dopo l’omicidio, nel nord della Grecia sei immigrati hanno assalito verbalmente un anziano di 52 anni in strada, apparentemente senza motivo. Quando questi ha continuato a camminare ignorandoli, uno di loro lo ha pugnalato alla scapola con un coltello da 24 centimetri, mandandolo all’ospedale.

 

Due giorni prima, il 27 agosto, circa 100 immigrati, che protestavano per le condizioni di vita nel loro campo a Malakasa, hanno bloccato l’autostrada statale per più di tre ore. I guidatori bloccati sulla strada hanno detto che alcuni manifestanti si sono infuriati, bersagliando le auto a colpi di bastone. A peggiorare la situazione, la polizia intervenuta sulla scena ha detto di non aver ricevuto istruzioni dal Ministero della Protezione Civile di sgomberare l’autostrada o proteggere le vittime. Dopo ulteriori indagini, Gatestone ha scoperto che non c’è stata alcuna dichiarazione da parte della polizia o del ministero, solo le dichiarazioni dei cittadini.

 

Mentre a quanto pare il governo greco non ha la più pallida idea di come gestire la crisi migratoria e salvaguardare la sicurezza dei suoi cittadini, è particolarmente sconcertante scoprire che le principali ONG, il cui mandato è dare aiuti umanitari agli immigrati, approfittano invece della situazione per trarre profitto da questo traffico illegale. Il recente arresto dei membri dell’ERCI evidenzia la necessità di mettere sotto esame tutte le organizzazioni di questo tipo.

 

 

Maria Polizoidou, reporter, è una giornalista radiofonica e consulente per gli affari internazionali ed esteri, residente in Grecia. Ha un master in "Geopolitica e problemi di sicurezza nel complesso islamico di Turchia e Medio Oriente" presso l'Università di Atene.

 

 

21/08/18

Bloomberg - L'ordalia greca è tutt'altro che finita

Mentre la propaganda politica che domina sui media spaccia l'uscita della Grecia dai programmi di "salvataggio" come un successo e una vittoria di Tsipras, i siti più prestigiosi di informazione finanziaria come Bloomberg - rivolgendosi in primo luogo agli investitori che maneggiano denaro - non hanno alcun interesse a nascondere la verità dei fatti. E mostrano con i dati la cruda realtà: le proiezioni della UE sull'andamento del debito greco nei prossimi anni si basano su avanzi di bilancio realisticamente impossibili da ottenere, per cui il risultato sarà inevitabilmente un'altra crisi.

 

 

 

Redazione di Bloomberg, 20 agosto 2018

 

Solo una vera cancellazione del debito può garantire che non sarà di nuovo crisi.

 

La Grecia raggiunge oggi un traguardo importante: dopo quasi nove anni di crisi, austerità brutale e caos politico, sta uscendo da quello che dovrebbe essere l'ultimo di tre programmi di salvataggio. Se solo non avesse ancora il debito più pesante di tutta Europa.

 

I leader europei sono comprensibilmente desiderosi di mettere fine a una storia imbarazzante. La crisi del debito, iniziata nel 2010, ha messo in luce non solo la cattiva gestione finanziaria della Grecia, ma anche come la Germania, la Francia e altri paesi del Centro abbiano permesso alle loro banche di realizzare questi prestiti. Salvare la Grecia è stato un gioco di prestigio politico: ha indirettamente salvato le banche, scaricandone il peso sul popolo greco.

 

Miracolosamente, la Grecia è sopravvissuta. Il bilancio pubblico è in surplus e l'economia sta crescendo di nuovo dopo una delle recessioni più profonde di sempre. Ma il conto è ancora da pagare: oltre 240 miliardi di euro di debito ufficiale, che insieme al debito privato porta l'indebitamento complessivo del governo a oltre il 180% del prodotto interno lordo.

 

I creditori dell'Unione europea insistono sul fatto che il debito è sostenibile. Hanno ridotto gli interessi da pagare e dato alla Grecia più tempo per i pagamenti, estendendo alcune scadenze fino al 2060. Questo, stimano, dovrebbe aiutare il governo a riportare il debito a circa il 100% del PIL entro il 2060 - ancora molto alto, ma almeno orientato nella giusta direzione. Ecco approssimativamente come appare la situazione:

 

 

Pura illusione

 



 

Sfortunatamente, le proiezioni dell'UE implicano un pensiero estremamente ottimistico. Per esempio, assumono un livello di austerità impossibile: la Grecia deve realizzare un avanzo primario di bilancio (al netto degli interessi) del 3,4% del PIL per un decennio, e poi del 2,2% fino all'anno 2060 - qualcosa che nessun paese dell'area dell'euro con una così  precaria storia economica ha mai fatto. Ridimensionando queste proiezioni a un soltanto improbabile 2 per cento e poi 1 per cento, e usando le stime di crescita e di tasso d'interesse del Fondo monetario internazionale, si ha un quadro molto diverso:

 

Previsione un po' meno illusoria

 



 

Nei prossimi decenni, anche in uno scenario ottimistico, la Grecia dovrà prendere in prestito centinaia di miliardi di euro dagli investitori privati ​​per pagare i suoi creditori ufficiali. Se quegli investitori penseranno che i debiti del governo sono fuori controllo, saranno costretti a ritirarsi - e i leader europei dovranno affrontare un'altra crisi greca.

 

La soluzione ovvia è che l'UE conceda alla Grecia un'autentica cancellazione del debito. Quanto prima, tanto meglio.

16/07/18

Migranti ed emicrania

Lo storico ed etnologo Panagiotis Grigoriou sul suo blog Greekcrisis.fr continua la testimonianza desolata delle condizioni in cui versa oggi la Grecia, completamente abbandonata dall'attenzione dei media se non per rari richiami al presunto "risanamento" economico o al vacuo folklore di Tsipras che indossa una cravatta per celebrare la fine del programma di "salvataggio". Insieme all'annichilimento economico, continua lo smantellamento della democrazia, con il Parlamento e i cittadini sempre meno coinvolti nelle scelte di un governo oggetto dell'ostilità crescente della popolazione.   

 

 

di Panagiotis Grigoriou, 6 luglio 2018

 

 

 

Luglio e le sue temperature già piene. Navigando, a volte, si può incrociare incautamente la rotta di uno di quei  giganti del mare aperto che trasportano le ultime paccottiglie del nostro basso mondo, mentre sulla terra, decisamente, è una cloaca. Sotto l'Acropoli, a parte i nostri animali randagi pienamente titolati a occupare il loro posto, se ne sono andati soltanto i temporali, mentre gli utili idioti che "governano" sono rimasti.

 

Alexis Tsipras mercoledì 4 luglio è andato a Salonicco per un incontro con i suoi omologhi, bulgaro, serbo e rumeno: tranne che per la prima volta in un'occasione di questo tipo l'incontro non si è tenuto in città, ma nell'albergo vicino all'aeroporto, per paura di affrontare l'ira dei manifestanti di Salonicco... molto agitati, bisogna dirlo. Tutti gli accessi all'hotel dall'aeroporto sono stati bloccati dalle forze dell'ordine... per proteggere il primo ministro più odiato in Grecia dal 1945. Tsipras, in Grecia giustamente considerato da tutti un traditore, in primo luogo nelle regioni settentrionali, l'Epiro, la Macedonia e la Tracia, non è mai uscito dall'albergo, tranne che per tornare ad Atene la sera stessa.

 

In questa Grecia settentrionale dopo l'accordo siglato tra la "Grecia"  di Tsipras e la Repubblica Macedone del primo ministro Zoran Zaev  gli eletti di SYRIZA vengono contestati e talvolta sono vicini ad essere aggrediti dai cittadini, non appena osano mostrarsi in pubblico, come è successo questa settimana a Kavala al deputato di SYRIZA Yórgos Papaphilippou ... salvato per un soffio grazie alla sua valida scorta di polizia.

 

Quindi, l'ultima barzelletta del fantoccio Tsipras è che accoglierà in Grecia un buon numero di migranti che la Germania respingerà - dopo avere fatto la sua selezione e i suoi interessi, a scapito come sempre degli altri paesi della pseudounione europea. È stata Angela Merkel ad annunciare il suo accordo con il maggiordomo Tsipras, quest'ultimo non avrebbe neppure informato preliminarmente il "Parlamento" (quotidiano "Kathimeriní", 4 luglio 2018). Di nuovo, dopo la vicenda macedone, Alexis Tsipras "decide" da solo, contro la stragrande maggioranza del popolo greco e contro l'interesse del paese.

 

Fino a quando?

 

Sulla questione macedone, il ministro Yórgos Katroúgalos (SYRIZA), intervistato al telefono da un giornalista della radio 90,1 FM, ha appena dichiarato che anche se la maggioranza dei cittadini è contraria alla politica dell'esecutivo sul dossier macedone "il governo non organizzerà un referendum, così come non ritiene neanche che la decisione debba essere convalidata dall'Assemblea a maggioranza ampia, vale a dire, approvata dai due terzi dei deputati. Perché è scontato che su questo genere di problematiche fortemente emotive non si devono porre le domande attraverso un referendum, non in questo momento e non su questo dossier, quando la gente non ragiona con una logica, come dire, fredda, ma è mossa soltanto dalla forza e dall'influenza della spinta emotiva "(trasmissione di Dimítris Takis, 3 luglio 2018, al minuto 40' della registrazione disponibile sul sito della radio).

 

Si noti che Katroúgalos, stalinista in gioventù, poi del Pasok, soprattutto per un certo tempo consulente del governo di Yorgos Papandreou, influenzato come sappiamo dai ... "taumaturghi"  di Soros, è esattamente il ministro che ha proposto e perfino... dato il suo nome all'ultima legge che assassina le pensioni, e lo fa in modo automatico e permanente.

 

Come scrive altrove a modo suo Nicolas Bonnal, Katroúgalos appartiene a quella "destra neocon e libertaria guidata dai radical-chic (un lettore di Blondet parla di cloni: Tsipras, Macron, Sanchez o Casado, Trudeau, ecc), dalle femministe umanitarie - e senza figli - del tipo May o Merkel (sono di destra, no?) - destra che continuerà a rendere conto ai ragionieri della globalizzazione e a sacrificare un popolo distratto dallo smartphone o dalle partite di calcio. "

 

Lo schema, del tutto evidente, ormai è diventato un classico. Katroúgalos, Tsipras e compagnia, agitatori dal linguaggio storicamente di sinistra, che hanno sempre sostenuto di parlare a nome del popolo senza mai crederci davvero, sebbene fossero figure politiche di minoranza nella società reale (il partito SYRIZA prima della cosiddetta crisi greca aveva il 3% dei voti), arrivano al potere sostenuti dai globalizzatori e a forza di bugie, senza alcuna preoccupazione morale per l'interesse pubblico, né del Paese, né della nazione, per uccidere insieme, in fin dei conti, la loro sinistra, il popolo e il Paese. Vasto impegno...

 

Avvicinati e alla fine integrati dal sistema, tra gli altri da quello del finanziere Soros, applicano da brave marionette tutte le istruzioni del suo onnipresente programma che mira a smantellare i Paesi (già) appartenenti all'Europa, la loro cultura e la loro identità, per esempio esacerbando (o persino creando) le differenze etniche, come nel caso dell'ex Jugoslavia o della Siria, per esempio. E ora è il turno della Spagna, con l'istituzione del governo Sanchez, figlio spirituale di Soros, e della Grecia con Tsipras figlio... adottivo di Soros.

 

I mezzi scelti per questo scopo sono vari: austerità, ipertassazione, predazione degli immobili, distruzione del lavoro e del suo quadro giuridico conquistato in quasi due secoli di lotte sociali, infine il recupero di migranti da ogni dove, Germania inclusa, attraverso ONG che fanno  affari molto succosi senza la minima legalità nel campo del (non) controllo delle frontiere, e inoltre senza mai sollevare la questione della scelta democratica da parte dei popoli interessati, sull'accogliere o meno un numero sempre crescente di migranti.

 

Così, come per altre realtà simili e implacabili, le argomentazioni (opposte al giornalista di 90.1 FM) del ministrattore Katroúgalos provengono dalla stessa imposizione elitaria e dalla stessa fede nel potere e nei privilegi delle élite, imposizione volutamente rinforzata con la disumanizzazione e la degradazione del... nemico, cioè del popolo. Poveri paesi dell'estremo, vecchio e nuovo mondo, e nel nostro caso della Grecia, povero paese di Epicuro, peraltro molto turistico!

 

Tuttavia, tutti in Grecia concordano sul fatto che sulla questione macedone, i... senza patria di SYRIZA hanno ampiamente sottovalutato la portata delle loro azioni, tanto quanto il carattere tettonico della reazione popolare che hanno provocato. I loro padroni, così come il gotha degli specialisti in meccanica sociale, avranno probabilmente suggerito loro che il crimine sarebbe passato quasi inosservato, dal momento che i greci, per la maggior parte, sono impegnati quotidianamente e, per dirla tutta, sopraffatti dai propri affari, che riguardano ormai la sopravvivenza.

 

Tuttavia, la stampa sta ancora facendo in parte il suo lavoro, quindi i greci, per esempio, oggi sono consapevoli che l'accordo Tsipras-Zaev già così non è in linea con la Convenzione di Vienna per quanto riguarda le condizioni preliminari e necessarie per la stesura e la realizzazione di un trattato internazionale tra due paesi. Questo perché, ad esempio, non è prevista alcuna possibilità di disimpegno in caso di mancata convalida dell'accordo da parte dei due parlamenti.

 

Inoltre, non sono rispettati neanche l'equilibrio e la simmetria nel processo di convalida dell'accordo nei due paesi. Da un lato, c'è la realtà del referendum sull'accordo che il governo di Skopje ha giustamente annunciato per il prossimo autunno, mentre allo stesso tempo da parte greca c'è il rifiuto del referendum in Grecia da parte dei criminali syrizisti.

 

Ancora, l'accordo, contrariamente alla prassi internazionale, non specifica i termini utilizzati: soprattutto quando si parla di "irredentismo da vietare in pubblico e in privato", quest'ultimo termine (il suo contenuto) non è spiegato in alcun modo, se si tiene conto che l'irredentismo ufficiale (annessione di tutti i territori della Macedonia geografica) è formalmente nominato nella Costituzione della Repubblica macedone, nonché nei libri di testo scolastici del  Paese. Infine, notiamo che il Comitato per la Difesa della Macedonia greca è ufficialmente chiamato anche "Comitato per la difesa della non modifica delle frontiere nei Balcani", quindi è chiaro che non c'è nessuna rivendicazione territoriale da parte greca.

 

Allo stesso modo, questo accordo non prevede il ricorso automatico alla Corte internazionale di giustizia (ICJ) dell'Aia, nel caso in cui ci siano cambiamenti in futuro. Il che significa tra l'altro che, poiché il diritto alla libera espressione dell'opinione è protetto dalla Costituzione greca, il divieto di ciò che potrebbe essere definito irredentismo è un modo indiretto di cedere elementi di sovranità del Paese.

 

Per Alexis Tsipras alcune decisioni e riforme non sono popolari in Grecia, però ritiene che il governo debba... spingere verso il progressismo, questo è il significato della sua affermazione quando è stato intervistato dai giornalisti del Point. E nello stesso, nuovo ordine di idee, Dimítris Vitsas, ministro della (non) politica migratoria, ha appena dichiarato che 151 deputati (su un totale di 300) sono sufficienti per convalidare l'accordo macedone (quotidiano "Kathimeriní" , 5 luglio 2018).

 

In tutta evidenza, come il giornalista Lámbros Kalarrytis (insieme ai suoi ospiti) ha giustamente sottolineato alla radio 90,1 FM, "Tsipras sta regalando tutta la Grecia, che non è mai stata sua. I diritti dei greci, la sovranità, i confini, la patria. E quanto al programma elettorale presentato a Salonicco da Tsipras nel settembre 2014, non era stata fatta alcuna menzione della politica migratoria, e ancora meno della questione macedone ".

 

"Così Tsipras presenta il piccolo favore, per quanto squallido, concesso da Angela Merkel, che gli consente di ritardare solo di pochi mesi l'aumento dell'aliquota IVA applicata alle isole dell'Egeo orientale, legittimando l'accordo del suo "governo" con Berlino sul tema dell'accoglienza forzata - e indesiderata dalla grande maggioranza dei greci - dei migranti che la Germania respingerà" (trasmissione del 2 luglio 2018). In altre parole, il debito fortemente contestato ha imposto alla Grecia la politica imperiale di Berlino e degli avvoltoi internazionali, da cui è venuta la politica dell'austerità e l'aumento della tassazione. La politica economica della Grecia viene stabilita tra Berlino e Bruxelles.

 

"Quelli del governo evocano la presenza in Grecia di 58.000 migranti, una cifra completamente falsa, evidentemente. Ma il fatto è che in Grecia (dove, tra l'altro, migranti e rifugiati sono stati inizialmente accolti con grande umanità tra il 2014 e il 2015), abbiamo superato la soglia accettabile di fattibilità, sia dal punto di vista demografico, economico e culturale, sia dal punto di vista dell'accoglienza e sistemazione di popolazioni di questo tipo sul nostro territorio. La Germania, ancora una volta, esporta i suoi problemi contro la volontà, contro gli interessi e contro l'identità culturale in parte comune dei popoli europei ".

 

"La presenza massiccia di popolazioni a maggioranza musulmana non assimilabili, e l'abolizione delle frontiere significa di fatto l'eliminazione dei paesi interessati e allo stesso tempo della loro sovranità nazionale, tra le altre cose sotto la pressione delle ONG illegali, che praticano di fatto la tratta di esseri umani e il commercio umanitario. Ed è anche la fine dell'UE, perché molti paesi reagiscono - molto giustamente - a questa situazione, per difendere finalmente i loro interessi nazionali".

 

"E questo quando centinaia di migliaia di musulmani si stabiliscono e si stabiliranno in Grecia, un Paese di dieci milioni di abitanti, dove 700.000 giovani greci hanno lasciato il paese, costretti a farlo dalla crisi e - per dire tutto apertamente - incitati dai globalizzatori. E ci sono più di un milione e mezzo di disoccupati nel Paese, ma l'intero sistema politico rimane indifferente al loro destino: noi viviamo ogni giorno il costante abbattimento dei genitori, perché praticamente tutte le famiglie greche sono interessate a questa forma di lutto ".

 

"E si osserva che in un momento in cui non ci sono più investimenti produttivi in ​​Grecia, e per buone ragioni, si trovano sempre capitali per gonfiare il numero di effettivi delle ONG di Soros. Recentemente ho appreso che una sola ONG in Grecia impiega diverse centinaia di persone e che i Syrizisti piazzano i loro figli disoccupati in ONG di questo tipo. L'obiettivo, malamente dissimulato da SYRIZA, è quello di arrivare a concedere la nazionalità greca alle migliaia di migranti, per crearsi un consenso elettorale, dato che, avendo tradito il popolo greco, è definitivamente odiato dall'immensa maggioranza dei cittadini ", Lámbros Kalarrytis (e i suoi ospiti) alla radio 90,1 FM, 2 luglio 2018.

 

Nella terra dei fichi e dei gatti non succede nulla, tranne che il ciclo dell'esegesi ormai a quanto pare si è chiuso. Chiuso come la cravatta che si è messo Tsipras, chiuso come una corda stretta al collo del Paese. Il sistema politico, in gran parte eteronomo e mafioso, ha poi simulato un'ondata di attivismo. Panos Kammenos, ministrattore della Difesa, alleato di Tsipras e leader del partito dei Greci Indipendenti, attualmente in via di decomposizione, lunedì mattina ha dichiarato in una conferenza stampa che farà cadere il governo se l'accordo macedone non sarà approvato da 180 deputati oppure da un referendum. La sera stessa ha dichiarato in televisione che non lascerà il governo e che sosterrà Tsipras fino in fondo (stampa greca del 4 luglio 2018). Il potere rende ciechi... fino all'idiozia.

 

Allo stesso tempo, il partito terminale To Potami  ("Il fiume", ndT) di Stavros Theodorakis, un puro prodotto dei... creazionisti di Bruxelles e Berlino, munito del marchio di conformità alla linea Soros, ha lasciato la coalizione con i vecchi nepotisti storici delle macerie del PASOK. Ufficialmente, è per "servire il Paese e sostenere un futuro governo allo scopo di fare adottare l'accordo macedone".  Stávros Theodorakis ha anche commentato il suo incontro di questa settimana con il... proconsole Pierre Moscovici, riferendosi in particolare "alla possibilità di vedere in Grecia la formazione di un futuro governo più dinamico" .

 

Le marionette si agitano e i folli padroni del gioco preparano il nuovo spettacolo nel teatro delle operazioni. Ancora una volta, e come per caso, il leader di Nuova Democrazia, il tedesco-compatibile Kyriakos Mitsotakis, il favorito nei sondaggi... naturalmente, ha già utilizzato la sua mozione di censura contro il governo, come previsto inutilmente, ben consapevole che non potrà rifarlo nei prossimi sei mesi.

 

Allo stesso tempo, e dato che i neonazisti di Alba Dorata non svolgono più abbastanza il loro ruolo sia di spaventapasseri sia di ostacolo a qualsiasi resistenza patriottica organizzata nel paese reale, il sistema si appresta a creare nuovamente un falso partito della dignità e della resistenza, questa volta a destra, dopo avere adottato, come sappiamo... l'animale da compagnia politico SYRIZA. L'obiettivo è incanalare le scelte politiche dei greci, specialmente nel caso che gli attuali partiti pseudo-politici non bastino, come peraltro è già ampiamente dimostrato.

 

Ricapitoliamo, almeno per il momento. Il debito, la cosiddetta austerità, la Troika, l'indebolimento del Paese, la distruzione dei diritti dei lavoratori e dell'economia reale, la perdita della sovranità e il rischio demografico e di identità posto dalla questione migratoria: tutto questo forma un mix esplosivo.

 

Alexis Tsipras spingerà fino in fondo questa politica totalitaria plasmata nei laboratori del globalismo e dell'europeismo, dove d'altra parte beccano già da un po' lui e i suoi amici dell'ultima mafia politica. In perfetto accordo con l'impresa Soros, "questo ragazzaccio che ha impoverito le persone in tutto il mondo con le sue macchinazioni finanziarie e che ha lavorato sodo per sconvolgere e distruggere culture e società locali, attraverso le iniziative della 'Open Society', la sua società di attivisti dai molti tentacoli".

 

Così, come ha notato il giornalista Andreas Mazarakis nel suo programma radiofonico, Tsipras ha immediatamente concesso il nome di "Macedonia del Nord" ai vicini slavomacedoni della Repubblica di Macedonia, e come per caso gli Antifa di Atene (collegati come è noto a Soros), fanno appello, attraverso i loro manifesti, al cambiamento del nome della regione greca della Macedonia, in "Macedonia del Sud", in aperta promozione dell'irredentismo di Skopje (allo stesso modo finanziato da Soros), che ha tra l'altro lo scopo di spezzare la Grecia (trasmissione del 4 luglio 2018, radio 90,1 FM). Contrariamente a quanto racconta Tsipras da due settimane, il suo accordo macedone non riappacifica le passioni balcaniche, esattamente al contrario mette in pericolo la già precaria situazione geopolitica nella regione.

 

Alexis Tsipras ha avviato una politica rinunciataria di impronta pericolosamente strategica in tutti i dossier di politica estera greca, in cambio di vantaggi penosi e peraltro effimeri in politica interna. Anche solo per questa ragione e per il tradimento del referendum con il suo  putsch parlamentare del 2015, Alexis Tsipras dovrebbe prima o poi essere processato per alto tradimento.

 

Allo stesso tempo Tsipras impone tutta una serie di misure che facilitano l'installazione dei migranti, che il paese non desidera, in quanto non è in grado di integrarli, per di più  trasformando alla fine molti territori greci in terre musulmane, che consentiranno, se il processo non viene fermato, di realizzare il sogno geopolitico della riconquista della Grecia cristiana (ad esempio quella delle isole greche del Mar Egeo) da parte di una Turchia islamizzata e neo-ottomana.

 

Già senza che se ne parli molto nei media, SYRIZA, questo "governo" dell'eutanasia nazionale e storica, insieme alle ONG, che sempre più spesso lo sostituiscono senza la minima legittimità democratica, sistema qua e là in tutta la Grecia continentale strutture di accoglienza per i migranti, con - lo si deve notare - la gentile partecipazione dei funzionari locali eletti, questi ultimi come sempre a caccia di affari succosi, e in queste faccende di soldi ne girano.

 

E quando i Greci, sopraffatti, chiedono con una certa razionalità perché questo Paese che lascia emigrare i suoi figli e che sta affondando dovrebbe essere costretto ad accogliere i migranti dalla Turchia e dalla Germania, in condizioni pietose, incentrate su una sostituzione parziale, ma consistente, della sua popolazione, la risposta dell'internazionale globalista (Europeisti, Syrizisti, Antifa e altri) rimastica la vecchia cannabis guasta del dirittiuniversalismo, dell'umanitarismo e del multiculturalismo in tutte le salse.

 

Il tutto contro l'opinione e la volontà dei cittadini, che sono gli unici che possono decidere legalmente e legittimamente del grado e del momento di apertura e chiusura del loro paese. Ma ormai in Grecia, dopo otto anni di "gestione" e mutazione, così come mutilazione troikana, tra umiliazioni e attacchi alla dignità del popolo greco e prima di tutto alla Costituzione del Paese, l'immigrazione di massa imposta dagli stessi centri di potere imperiale e dalla Turchia può solo provocare una ferita di più e di troppo al sentimento popolare della sovranità nazionale.

 

Ricordiamo anche ciò che sottolineava Cornelius Castoriadis (nel 1984) a proposito degli imperi coloniali, prendendo l'esempio della Nuova Caledonia: le "popolazioni immigrate minoritarie, che come sempre in questi casi sono più dalla parte del potere dominante (un po' come gli indiani in Sud Africa); questi ultimi, in particolare, non hanno alcun desiderio che i Kanak stabiliscano un loro stato indipendente " (Cornelius Castoriádis,"Thucydide, la force e le droit").

 

Attualmente, i globalizzatori imperiali (la potenza dominante) che distruggono gli Stati e le nazioni in Europa e altrove stanno organizzando questa massificazione della presenza dei migranti sul suolo europeo, sapendo che i migranti (molto selettivamente musulmani) sono e saranno dalla loro parte. D'altra parte questi migranti, già sradicati (di solito da quegli stessi globalizzatori) condividono con gli europeisti (tra cui la classe politica del genere di SYRIZA, che ci instilla in testa le stupidaggini postmoderne) e con gli  amministratori coloniali, lo stesso uso delle parole e... delle terre. Per gli uni e per gli altri i paesi europei non devono essere che dei semplici territori di sfruttamento e di conquista, dal basso come dall'alto, senza ovviamente condividere (quando non la osteggiano apertamente) né la storia, né la cultura e ancor meno le abitudini dei popoli europei, per il momento ancora in maggioranza a casa loro.

 

Da un altro punto di vista, questo è esattamente ciò che sostengono i leader politici della Turchia, apertamente e da molto tempo. "Il problema greco-turco sarà risolto dalla demografia", così ha sostenuto Turgut Özal ai suoi tempi, prefigurando la corrente neo-ottomana di Ahmet Davutoglu, ripresa da Recep Tayyip Erdogan. Non è un caso che è proprio nelle isole greche, la cui popolazione è cristiana al 100% e che la Turchia rivendica apertamente, che i leader della Turchia e i loro contrabbandieri, comprese le ONG, facciano... pazientare tante migliaia di giovani musulmani, del resto sradicati e infelici.

 

E quando Tsipras e più in generale i Syrizisti... senza patria stimano che accordando massicciamente la concessione di nazionalità greca ai migranti rimpiazzeranno così gli elettori di cui sono e sempre più saranno privi, ebbene, si sbagliano. È uno degli assi centrali dell'attuale politica turca, esplicitamente descritto nel libro di punta di Ahmet Davutoglu , "Profondità strategica".

 

Si tratta del rafforzamento del ruolo politico delle popolazioni musulmane in tutti i Balcani sotto il controllo della Turchia, tra le altre cose attraverso la creazione di partiti politici musulmani o turco-musulmani, ed è quello che si realizzerà in Grecia, come già in Bulgaria. Devo anche far notare ciò che pochi media ricordano, e non per caso. Il "governo" SYRIZA/ANEL conta una maggioranza di soli 152 deputati su 300 in totale nel Parlamento (145 Syriza e 7 ANEL ), ma due deputati di SYRIZA provengono dalla minoranza musulmana in Tracia, e quindi sono sufficientemente "confermati e supervisionati"da Ankara. È anche questa una... griglia di lettura possibile e parallela degli eventi in corso!

 

Si noti, inoltre, che ogni volta che il presidente Erdogan intavola trattative con gli europei, il flusso di migranti che entrano in Europa dalla Turchia si ferma per qualche ora, giusto per mostrare chi è in realtà il maestro del gioco geopolitico in corso.

 

Nella terra di Alexis Zorbas e del suo autore Nikos Kazantzakis , siamo nella cosiddetta stagione turistica e fiera di esserlo... ora che Airbnb finisce di distruggere ciò che restava delle realtà urbane equilibrate di Atene, dopo otto anni dalla cosiddetta crisi greca.

 

In questo mese di luglio le temperature sono già piene, il ciclo è chiuso e noi lo sappiamo. Tra la questione macedone, le bugie di Tsipras - Moscovici sulla situazione in Grecia, e, infine, il problema migratorio, che è principalmente geopolitico e solo in secondo luogo umanitario, nonostante la propaganda... la vera crisi greca è solo all'inizio. Il paese, la sua gente, il suo territorio sono in pericolo di morte.

 

Decisamente, sulla terra è una cloaca. Magra consolazione, sotto l'Acropoli, i nostri animali randagi sono sempre a pieno titolo al loro posto.

 

17/06/17

Perché la Grecia è ormai di fatto una colonia della Germania

Un articolo di Politico riporta la situazione della Grecia, alle prese con l’ennesimo capitolo del suo salvataggio fatto di tagli, sudore, sangue e concessioni ai creditori. Quando al ministro degli esteri polacco è stata chiesta la ragione della sua riluttanza ad aderire all’euro, la sua risposta è stata semplice: non vogliamo fare la fine della Grecia, che grazie all’euro è diventata una colonia tedesca.

 

 

 

Di Mattew Karntschnig, 14 giugno 2017

 

BERLINO — Povero Alexis Tsipras.

 

Da giorni ormai, il leader greco sta attaccato al telefono per cercare di ottenere le migliori possibili condizioni per il suo Paese, in vista dell’ultimo capitolo dell’infinito ciclo di salvataggi. Per ora, i suoi sforzi gli sono valsi più sberleffi che rispetto – specialmente in Germania.

 

Lui continua a chiamare, e il cancelliere continua a ripetergli:  'Alexis, questa faccenda devono deciderla i ministri delle finanze’”, ha dichiarato il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble martedì, riferendosi ai tentativi del Primo Ministro ellenico di portare Angela Merkel dalla sua parte.

 

Giovedì i ministri delle finanze dell’eurozona avranno un incontro in Lussemburgo per decidere se concedere altri 7 miliardi di euro di aiuti alla Grecia. Nessuno mette in dubbio che Atene avrà questi soldi. Schäuble martedì l’ha praticamente promesso. Ma Tsipras vuole qualcosa di ancora più prezioso: una riduzione del debito.

 

Nessun economista degno di questo nome crede davvero che la Grecia sarà mai in grado di uscir fuori dai 300 miliardi di debito che la opprimono senza una significativa riduzione del debito da parte dei suoi creditori. Ciò significa convincere la Germania, il maggior creditore.

 

Per gran parte del decennio di depressione della Grecia, il paese è rimasto in ostaggio della sua politica interna. Ora, è ostaggio della politica interna tedesca.

 

Berlino, che a lungo si è opposta al taglio del debito, si rifiuta di capitolare. Il prossimo Settembre ci saranno le elezioni generali in Germania, e di conseguenza la Merkel e Schäuble fino a quel momento non ammorbidiranno la loro posizione. Il salvataggio della Grecia è un argomento politicamente tossico in Germania, e qualsiasi accordo che preveda un taglio del debito verrebbe visto internamente come un’ammissione che lo sforzo per salvare la Grecia è fallito – a spese dei contribuenti tedeschi.

 

Nel corso degli anni, la Germania ha accettato silenziosamente forme più nascoste di taglio del debito, come l’estensione delle scadenze del debito greco e la riduzione dei tassi di interesse. Ma un taglio vero e proprio, come chiede il Fondo Monetario Internazionale, sarebbe inaccettabile. Quantomeno fino al giorno delle elezioni.

 

Sfortunatamente per Tsipras, c’è poco che lui possa fare. Una delle principali ragioni per cui desidera il taglio del debito è che questo consentirebbe alla BCE di includere la Grecia nel suo programma di acquisto di titoli di stato, noto come QE.

 

Questo aiuterebbe molto ad accrescere la fiducia degli investitori nella stabilità greca. Ma la Grecia non può essere inclusa nel programma finché il peso del suo debito è ritenuto insostenibile. E dato che il QE della BCE dovrebbe presto cessare, la Grecia potrebbe non vederne mai i benefici.

 

Tsipras potrebbe tentare di non raggiungere un accordo questa settimana, portando la questione la prossima settimana sul tavolo del summit dei leader Europei a Bruxelles. Ma non farebbe nessuna differenza.

 

La verità è che l’Europa non ascolta più la Grecia da molto tempo.

 

 

Sono finiti i tempi in cui le voci di “Grexit” rendevano nervosi gli operatori finanziari. Oggi, menzionare la Grecia al massimo può suscitare uno sguardo vitreo, oppure uno sbadiglio. Il debito del paese ormai è fuori dal mercato del credito, è nei depositi della BCE e dei Ministeri del Tesoro europei, pertanto Atene non può più minacciare il sistema finanziario globale.

 

Tsipras non ha capito questa dinamica finché lui e la sua coalizione di sinistra non sono stati eletti, all’inizio del 2015. Syriza ha vinto promettendo di invertire la maggior parte dell’austerità che i creditori avevano imposto alla Grecia negli anni. Rincuorato dalla vittoria, Tsipras ha tenuto un referendum per chiedere agli elettori se il governo dovesse accettare i termini del salvataggio negoziati dal suo predecessore. La risposta degli elettori è stata chiara: Oxi, no.

 

A questo punto, è intervenuta la realtà. Messo di fronte alla prospettiva del collasso del sistema bancario greco, dell’uscita dall’eurozona e di un futuro ancora peggiore del presente, Tsipras e la sua banda di agitatori sinistrorsi sono stati messi in ginocchio. Yanis Varoufakis, il ministro delle finanze “rockstar” che aveva chiesto di “ puntare il dito contro la Germania” è stato cacciato via.

 

Da quel momento, Tsipras ha in larga parte accettato le richieste dei creditori di ulteriori tagli al bilancio e riforme dell'economia. Berlino e i suoi partner hanno affrontato i suoi sporadici attacchi con semplice pazienza. Alla fine, sapevano che il leader greco non avrebbe avuto altra scelta che arrendersi.

 

Più e più volte, hanno avuto ragione. Proprio lo scorso mese, Tsipras ha imposto tagli alle pensioni, qualcosa di inimmaginabile solo poco tempo fa.

 

Dall’inizio della crisi, parte della strategia tedesca nell’affrontare la Grecia consisteva nel non rendere il processo troppo semplice. Anche se i funzionari tedeschi non lo ammetteranno in pubblico, fare della Grecia un esempio è sempre stata una  parte del piano.

 

Ed ha funzionato. In tutta Europa, la Grecia è diventata sinonimo di incompetenza economica. I funzionari delle altre capitali europee si riferiscono ad Atene come al parente ribelle e impenitente. Nessuno vuole essere come la Grecia.

 

“La Grecia è di fatto una colonia”, ha detto il ministero degli esteri polacco Witold Waszczykowski in un’intervista a POLITICO, spiegando la resistenza del suo paese ad adottare l’euro. “Non vogliamo ripetere la sua esperienza”.

 

Nonostante il peso della sua cattiva reputazione, la Grecia spera di poter ottenere quello che desidera, alla fine.

 

Anzitutto, il FMI sta dalla sua parte da più di un anno: si è rifiutato di partecipare al salvataggio a meno che non includesse anche un taglio del debito. Il parlamento tedesco ha approvato nel 2015 il salvataggio ponendo come condizione la partecipazione del FMI, che secondo i parlamentari era una garanzia che il processo non sarebbe stato troppo favorevole ad Atene.

 

Ciò ha portato a una lunga situazione di stallo. La scorsa settimana, il capo del FMI, Christine Lagarde, ha proposto un gioco di prestigio che permetterebbe di procedere al salvataggio. Il FMI si unirebbe formalmente al salvataggio, ma non concederebbe alcun finanziamento fino a quando gli europei non esplicitano che tipo di taglio del debito sono disposti ad accettare.

 

Sempre che questo accada, non sarebbe prima delle elezioni tedesche. Nel frattempo, Tsipras non ha altra scelta se non esaudire i desideri dei suoi padroni “coloniali”.