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30/01/20

L’UE è sopravvissuta in Emilia-Romagna, ma il Movimento 5 Stelle no

Come scrive Tom Luongo su Europe Reloaded, anche se il baluardo estremo del PD ha retto all’assalto del centrodestra, le elezioni in Emilia-Romagna e Calabria hanno confermato lo spostamento del quadro politico italiano. Il dato che più allarma le élite è il collasso repentino del movimento Cinque Stelle, attuale partito di governo e di maggioranza relativa in parlamento e quasi sparito nelle ultime elezioni regionali. Questi risultati non potranno che portare a turbolenze nella maggioranza parlamentare. La Lega si conferma invece un partito anti-establishment, capace di conservare la propria identità e di dettare l’agenda politica italiana, a differenza dell’ormai morente movimento grillino.

 

 

Di Tom Luongo, 27 gennaio 2020

 

 

C’era una vera paura in Europa per quello che poteva accadere lo scorso fine settimana in Italia. Le elezioni regionali in Emilia-Romagna e Calabria avrebbero potuto essere terribili per la fragile coalizione di governo tra PD e movimento Cinque Stelle.

 

Ma il centro-sinistra ha retto contro la campagna garibaldina di Matteo Salvini e della sua coalizione guidata dalla Lega.

 

L’Emilia-Romagna è la culla del comunismo italiano, ed è stata un fortino inespugnabile della sinistra per decenni. Anche se Salvini e soci non sono riusciti a vincere la battaglia, questo è un classico esempio di sconfitta che fa fare passi avanti.

 

Si tratta di un enorme passo avanti per il centro-destra italiano che influenzerà il modo in cui la regione viene governata. Ma la questione importante qui riguarda i Cinque Stelle.

 

È altrettanto chiaro che i Cinque Stelle sono al collasso completo come partito di opposizione, avendo ottenuto solo il 3,5% in Emilia-Romagna e il 7,3% in Calabria.

 

A livello nazionale, i sondaggi danno i Cinque Stelle tra il 15 e il 17%, il che significa che stanno dirigendosi verso l’irrilevanza politica se i numeri dovessero scendere ulteriormente. Ma dove andranno a finire questi voti?

 

I Cinque Stelle sono nati come partito di opposizione alla élite politica italiana vecchia e corrotta. In origine erano un partito nettamente euroscettico, ma non hanno gestito bene la transizione da partito emergente che fungeva da pungolo, incanalando la frustrazione degli elettori, in una forza governativa davvero efficace.

 

Mattia Zunianello ha scritto un articolo sul Blog della Scuola Londinese di Economia e Scienze Politiche riguardo al modo in cui la mancanza di coesione interna dei Cinque Stelle li abbia condannati a un volo di Icaro, troppo vicino al sole, destinato a schiantarsi al suolo, mentre la Lega di Salvini continua a essere una forza capace di trasformare la politica italiana per una generazione.

 

 

“Inizialmente i Cinque Stelle sono emersi (e sono rimasti fino al 2018) come partito antisistema che si rifiutava di cooperare con altri partiti del sistema, e si presentava come un polo a parte, in contrapposizione sia al centro-destra sia al centro-sinistra. Al tempo, dichiarava che avrebbe cooperato con gli altri partiti solamente per discutere i singoli problemi e le singole leggi. Il M5S rigettava la legittimità degli altri partiti nella maniera più decisa e una collaborazione a tutto tondo era esclusa a priori.

 

Tuttavia, i partiti antisistema spesso finiscono per integrarsi nel sistema che avevano avversato in precedenza. Questo è particolarmente vero per i partiti populisti, che diventano la "nuova norma" nel sistema europeo dei partiti e dei governi attuali. L’integrazione e la legittimazione dei partiti politici può essere un processo lungo o breve, secondo i vari incentivi del sistema politico e i risultati elettorali, ed è generalmente accompagnata da una serie di riforme organizzative e programmatiche.

 

Il punto più alto dell’integrazione dei partiti populisti è rappresentato dal loro ingresso finale nel governo nazionale. In molti casi, i partiti populisti riescono in realtà a sopravvivere al loro ingresso nel governo, e perfino a guadagnare voti nelle elezioni seguenti. La Lega italiana ne è un chiaro esempio. Dopo una disastrosa prima esperienza al governo (1994), la Lega, nel tempo, ha beneficiato di un "processo di apprendimento". La Lega ora ha una lunga esperienza di partecipazione al governo e domina l’agenda politica italiana. Secondo i sondaggi, il partito di Matteo Salvini è oggi di gran lunga il più forte nel paese (stimato al 32%)."

 

Ecco la ragione per cui il consenso della Lega in Emilia-Romagna è aumentato costantemente nel corso delle ultime tre elezioni in questa zona, ed è stato quasi in grado, in un orizzonte temporale di soli tre anni, di rovesciare l’establishment locale. Solo un’aspra battaglia che ha portato a un’affluenza massiccia, di quasi il 59%, ha impedito all’Emilia-Romagna di diventare “azzurra”.

 

Le elezioni precedenti avevano registrato un’affluenza di appena il 30%. Chi si scomoda a votare quando il risultato è già scontato?

 



 

Se guardate attentamente i risultati, vi accorgerete della cosa che rende inquieti questa mattina i plutocrati italiani. I consensi globali dei Cinque Stelle e del PD sono scesi complessivamente di 20 punti percentuali. Non solo il Movimento Cinque Stelle è in caduta libera, ma sembra anche che il PD potrebbe raggiungerlo presto. Il prossimo governo in Emilia-Romagna non darà gli elettori per scontati, come ha fatto fin qui.

 

La Lega e i Fratelli D’Italia hanno raccolto i sette seggi di governo che ha perso il PD, che non può più governare con una maggioranza bulgara.

 

I risultati in Calabria sono anche peggiori. La coalizione di centro-sinistra ha perso più di 32 punti percentuali rispetto alle elezioni del 2014. E anche se il risultato finale non è mai stato in dubbio alla vigilia, non dovrebbe essere comunque sottovalutato. Come per le elezioni in Umbria dello scorso autunno, questi risultati dicono a tutti che all’orizzonte per l’Italia ci sono grandi cambiamenti.

 

Oggi i mercati hanno tirato un respiro di sollievo. Salvini per il momento è stato ricacciato indietro. Ma per quanto? Certo, la coalizione di governo sopravviverà un altro giorno. Certo, oggi è un po’ più forte di quanto fosse ieri. Ma il Cinque Stelle è un partito avviato verso il collasso e i contrasti tra i suoi membri più importanti continueranno fino a quando la coalizione non si romperà.

 

Salvini ha fatto la mossa giusta in agosto, dissolvendo la coalizione. Mentre l’Italia affonda economicamente e politicamente, lui si trova nella posizione di guidare i populisti, assicurarsi il loro sostegno e guadagnare consensi mentre il governo si prende tutte le colpe.

 

E, come suggerisce Zulianello, dal momento che la Lega è un’organizzazione correttamente costituita e funzionale, quando ritornerà al governo lo farà con un chiaro mandato e obiettivi chiaramente definiti.

 

Il Movimento Cinque Stelle non potrebbe mai riuscire a produrre queste due cose.

 

 

29/10/19

Eurointelligence - Per il governo italiano è l'inizio della fine

Il commento di Eurointelligence, prestigioso think tank sulle questioni europee diretto da Wolfgang Munchau, sulle elezioni regionali in Umbria. La preoccupazione dal loro punto di vista è che perdurando questo governo la situazione non potrà che degenerare e  il partito di Matteo Salvini continuare a rinforzarsi sino a conquistare la maggioranza assoluta. Le politiche di austerità sono sempre apparse miopi a questi sinora inascoltati custodi dell'europeismo e dell'euro, i quali ora si mostrano consapevoli che tirare ulteriormente la corda non potrà che consegnare definitivamente il paese alla coalizione euroscettica di centrodestra. Ed è inutile che i 5 Stelle cerchino di ancorarsi alle vecchie posizioni, senza una svolta coraggiosa il loro destino è segnato. 

 

Eurointelligence, 28 Ottobre 2019

 

 

Le elezioni regionali in Umbria, nell'Italia centrale, sono state assolutamente scioccanti per il Movimento 5 Stelle. Hanno ottenuto solo il 7,4% dei voti, dopo il precedente 27%. Luigi di Maio, il leader del partito, ha dichiarato in un'intervista al Corriere della Sera questa mattina che non vede più il senso di un'alleanza con il PD. Il governo potrà anche rimanere in carica per un po', forse anche per un periodo abbastanza lungo. Peggio andranno le cose, maggiore sarà per loro l'incentivo a resistere. Ma per questa coalizione siamo chiaramente all'inizio della fine. D'ora in poi non sarà altro che il declino. La domanda è: a quale velocità.

 

Il risultato del PD, al 22,3%, è debole, ma rispettabile. I due grandi vincitori sono la Lega al 37% e soprattutto i Fratelli d'Italia, i suoi alleati fascisti (non si può qui non sottolineare l'utilizzo tendenzioso e  inappropriato del termine "fascismo" da parte dei media mainstream, ndt), che sono arrivati ​​al 10,4%. Il loro candidato comune ha vinto le elezioni senza alcuna difficoltà.

 

Non abbiamo mai condiviso l'ottimismo dei mercati finanziari per l'attuale governo e il sollievo per la fine di quello di Matteo Salvini. Salvini è più pericoloso fuori dal palazzo che dentro. Lo vediamo in corsa per la maggioranza assoluta, che gli permetterà di modificare la legge elettorale. Inoltre, non ci fidiamo della sua recente conversione a sostegno dell'euro, quando ha addirittura citato la famosa espressione di Mario Draghi sull'irreversibilità dell’euro  (Eurointelligence si riferisce qui alle interpretazioni false e tendenziose delle parole di Salvini da parte dei giornalisti nostrani, ndt).

 

Abbiamo sempre sostenuto che la politica del consenso centrista si è rivelata dannosa per l'Italia, perché ha persistentemente fallito nell’affrontare i problemi del Paese. L'Italia non ha praticamente avuto alcuna crescita della produttività da quando ha aderito all'euro. Ha solo attraversato brevissimi periodi di debole ripresa, prima di ricadere nell'attuale recessione, seguendo una politica fiscale conforme alle regole di Maastricht, ma economicamente non ottimale. Il primo ministro, Giuseppe Conte, è un tecnocrate in stile Monti senza affiliazioni di partito. Il PD ha ottenuto posizioni di importanza cruciale: il posto di commissario europeo e il ministero dell’Economia. Di Maio è il ministro degli Esteri, ma ai suoi elettori non interessa la diplomazia. Il 5 Stelle è un movimento di base interessato a una redistribuzione del reddito, una promessa che il partito è riuscito a mantenere solo in piccola parte durante la coalizione con la Lega. Nell'attuale coalizione, il 5 Stelle si sta trasformando in un altro partito dell’establishment.

 

Di Maio ha detto al Corriere che pensa ai 5 Stelle e al PD come a partiti alternativi, piuttosto che complementari. Un'analisi del voto suggerisce che la metà degli elettori dei 5 Stelle in Umbria non è andata alle urne a causa della coalizione con il PD. Il prossimo grande test elettorale saranno le elezioni regionali in Emilia Romagna, una regione posta nel cuore dell'Italia, con una popolazione cinque volte più grande di quella umbra.

 

Durante l'intervista Di Maio è sembrato esitante sul suo tentativo di uscire dalla coalizione. Ma con l’andar del tempo le pressioni per staccare la spina si intensificheranno. Non vi è alcun vantaggio elettorale per i 5 Stelle. Siamo assolutamente in disaccordo con la tesi secondo cui il governo può durare fino alla fine della legislatura sulla base del fatto che i deputati temono le elezioni anticipate. Se questo è un fattore reale, tuttavia i voti - come i corsi azionari - possono sempre diminuire della metà e poi ancora dimezzarsi. Tendiamo a considerare che se il Movimento 5 Stelle avesse optato per le elezioni anticipate, il 20-25% dei voti sarebbe stato un risultato realistico. Se portano avanti ad oltranza l'attuale mandato fino alla fine, potrebbero arrivare a un risultato elettorale a una cifra, come in Umbria.

 

Notiamo un parallelo tra i Cinque Stelle e il SPD tedesco: il risultato elettorale del 2017, a poco più del 20%, era visto allora come il punto più basso. Ma ora nei sondaggi il partito è dato al 14%, mentre i Verdi si sono decisamente affermati come il principale partito della sinistra. Altri due anni della grande coalizione, come sostenuto da Olaf Scholz, uno dei candidati alla leadership del partito, saranno tossici per loro come lo sarebbero per i Cinque Stelle altri due anni in una difficile coalizione con il PD. Occorre tenere a mente che anche un partito al 7% può sempre comunque perdere il 50% dei suoi elettori.

 

22/08/19

WSJ - Un "pass Matteo" per l'Italia

Sul Wall Street Journal un'analisi pacata e lucida della situazione italiana giunge alla conclusione che la soluzione preferibile sia consentire agli elettori di esprimersi su Matteo Salvini, il vincitore più probabile di nuove elezioni. Un'Italia scontenta e priva delle riforme di cui ha bisogno rappresenta una minaccia peggiore per la stabilità europea di un possibile governo Salvini. 


 

 

 

 

Della redazione, 20 agosto 2019

 

 

Il governo di coalizione italiano è caduto martedì, e va bene così.

La difficoltosa intesa tra la Lega, di destra, e il Movimento Cinque Stelle, orientato a sinistra, ha funzionato a fatica per la maggior parte dei suoi 14 mesi al potere e se nuove elezioni aprono la strada a qualcuno che si possa proporre per tenere la barra più saldamente - e autonomamente - , è molto meglio.
In caso di elezioni, il vincitore più probabile sarebbe il leader della Lega, Matteo Salvini. Il sostegno alla Lega è salito a quasi il 40% secondo la maggior parte dei sondaggi d'opinione, dal 18% che il partito ha ottenuto alle elezioni dell'anno scorso. Ciò è in parte dovuto alla linea dura del partito sull'immigrazione, una questione sulla quale Salvini ha assunto un ruolo guida come ministro dell'Interno nell'attuale governo.

Ma anche il suo orientamento in campo economico ha avuto un ruolo nella sua ascesa politica. La Lega si è guadagnata la reputazione di partito pro-business e Salvini propone un taglio delle aliquote fiscali sulle società come elemento centrale del suo piano per rilanciare l'economia italiana.


Questa mossa fiscale è alla radice delle recenti lotte di Roma contro l'Unione Europea. I ragionieri di Bruxelles si aggrappano a previsioni economiche largamente inventate per opporsi alla volontà di Salvini di sperimentare la riforma fiscale. I partner della coalizione di Salvini hanno peggiorato le cose con le grandiose promesse dei Cinque Stelle di espandere la spesa sociale, una sconsideratezza che l'UE dovrebbe scoraggiare.
Questi contrasti creano un'incertezza che non piace ai mercati. I timori di una uscita dell'Italia  dall'eurozona o dalla UE sembrano esagerati, finché gli Italiani appoggiano l'appartenenza all'eurozona e si fidano dell'UE più di quanto si fidino del loro governo nazionale, secondo un recente sondaggio Eurobarometro.
La principale minaccia per la stabilità politica e per l'UE ora è che Bruxelles faccia cambiare idea agli italiani, contrastando gli sforzi di riforma di Salvini.


Salvini ha di fronte a sé una strada abbastanza dura per diventare presidente del Consiglio. Le dimissioni, martedì, del presidente del Consiglio di facciata Giuseppe Conte aprono un periodo di lotte, con i Cinque Stelle che cercano di salvarsi alleandosi con qualche altro partito. Ma se il tentativo fallisce, gli elettori avranno un'altra possibilità di scommettere su Salvini.


È una scommessa che Bruxelles dovrebbe consentire loro di fare, a prescindere da quanto prescrivono le regole dell'UE. Un'Italia non riformata e scontenta non rappresenta in misura minore una minaccia per la stabilità politica ed economica europea rispetto a un'Italia che Salvini sta cercando di rilanciare con un taglio di tasse e alcune riforme politiche. Chiamiamolo un "Matteo pass", una mossa a lungo termine per vincere la partita.


I mandarini di Bruxelles devono lasciare agli italiani lo spazio necessario per verificare se sia questo quello che sceglieranno gli elettori.


16/09/18

Time - Intervista a Salvini, il volto nuovo dell'Europa

Dal Time, l'intervista a tutto campo rilasciata al settimanale dal Ministro dell'Interno italiano Matteo Salvini, su immigrazione, sicurezza, Europa, Trump e Russia, in cui Salvini viene presentato come il volto nuovo dell'Europa e uno dei leader europei  potenzialmente più determinanti, dato il suo obiettivo di trasformare le istituzioni europee. L'intervista è la trascrizione riadattata per lunghezza e chiarezza di un video in lingua italiana, riportato anch'esso sul Time.

 

di Vivienne Walt, 13 settembre 2018


 

 

Matteo Salvini potrà non essere il Primo Ministro italiano. Ma ci sono pochi dubbi sul fatto che il ministro degli interni italiano è il politico più influente nel paese. E se ci riesce, potrebbe diventare uno dei leader più potenti in Europa.

 

Salvini è a capo della Lega, il partito nazionalista di estrema destra che ha ottenuto il 17,4% dei voti nelle elezioni dello scorso marzo, promuovendo una linea aggressivamente anti-immigrazione. Dopo aver contribuito a costruire una coalizione con l' anti-establishment Movimento Cinque Stelle, è diventato Ministro degli Interni con responsabilità sulla sicurezza, l'ordine pubblico e l'immigrazione.

 

E sull'ultimo tema non ha perso tempo per lasciare il segno. Ha provato a sospendere completamente le procedure di asilo fino a che nella UE non si raggiunga un accordo per una distribuzione equa dei rifugiati. Ha fatto imbestialire i leader UE impedendo alle barche coi migranti tratti in salvo di attraccare nei porti italiani - ad agosto, per esempio, ha rifiutato di autorizzare una nave della Guardia Costiera Italiana, la Diciotti, a sbarcare 177 migranti soccorsi nel Mediterraneo.

 

Questo approccio deciso del "non si fanno prigionieri" gli  ha fatto conquistare nuovi consensi in Italia; i sondaggi adesso indicano che la Lega ha il sostegno del 30% degli elettori. E Salvini ha solo allargato la sua sfera di influenza. Il 7 settembre, l'ex direttore della campagna elettorale di Trump, Steve Bannon, si è incontrato con Salvini per coinvolgerlo nella sua nuova organizzazione a Bruxelles, che mira a una forte affermazione dei partiti populisti di destra alle elezioni europee del prossimo anno.

 

Salvini adesso ha nel mirino niente di meno che l'obiettivo di trasformare l'unione politica ed economica. "Cambiare l'Europa è un grande obiettivo", ha detto l TIME in una intervista esclusiva nel suo ufficio di Roma il 4 settembre. "Ma penso che sia alla nostra portata".

 

Qui di seguito la trascrizione riadattata per lunghezza e chiarezza.

 

TIME: Immagini che domani ci sia un altro incidente come quello della Diciotti. Cosa farà?

 

SALVINI: Stiamo lavorando per non avere un altro caso come quello. Ma se accadrà di nuovo, ci comporteremo esattamente allo stesso modo.

 

Quindi non permetterebbe nuovi sbarchi sui lidi italiani. È questo che sta dicendo? Perché l'Unione Europea, le ONG, stanno dicendo che ciò è contro il diritto del mare, contro i diritti umani, contro le convenzioni che l'Italia ha firmato.

 

Sono padre di due bambine, quindi anche dalla Diciotti abbiamo permesso lo sbarco di bambini, malati, donne. Ma fermare il traffico di essere umani è troppo importante per noi e per il loro futuro.

 

Le Figaro, il giornale francese, questa settimana ha scritto che lei vuole "far esplodere l'Unione Europea". È quello che vuole fare?

 

No. No. Al contrario, penso che la storia ci affidi il ruolo di salvare i valori europei - dalle radici giudaico-cristiane al diritto al lavoro, il diritto alla sicurezza, il diritto alla vita. Questa unione è cresciuta troppo, e troppo velocemente, senza radici comuni, soltanto con una moneta comune. Quindi stiamo lavorando per rifondare lo spirito europeo che è stato tradito da coloro che governano l'unione.

 

Quindi perché non spingere per far uscire l'Italia dall'Unione europea? Lei ha esitato su questo tema. Molti dei suoi sostenitori con cui ho parlato dicono "non vogliamo stare nella UE". Lei è d'accordo?

 

Io ho scelto di cambiare le cose dall'interno. Questo probabilmente è più difficile, più lungo e più complicato, ma è una soluzione più concreta. Lavorare dall'interno per cambiare le politiche monetarie, finanziarie, agricole, commerciali, industriali. Stiamo crescendo, e ci stiamo alleando con altri paesi europei per cambiare la UE dall'interno. Se abbandonassimo, sarebbe la fine della speranza.

 

Lei ha forze potenti contro, il Presidente francese Emmanuel Macron, e la Cancelliera tedesca Angela Merkel. Pensa di poter fare abbastanza cambiamenti da soddisfare i suoi sostenitori e convincerli che vale la pena rimanere nella UE?

 

Penso di sì. Stiamo lavorando con amici da Francia, Germania, Polonia, Romania, Bulgaria, Olanda, Belgio, Austria per creare un'alleanza alternativa al duopolio dei Cristiano Democratici e dei Socialisti che ha sempre governato l'Europa. È chiaro che devo cambiare le dinamiche europee per creare un luogo migliore per italiani, francesi, austriaci e spagnoli.

 

L'obiettivo è creare un'alleanza senza i Socialisti, quindi senza Macron, senza [l'ex Primo Ministro italiano Matteo] Renzi. Questa alleanza deve cambiare gli equilibri nel Parlamento europeo e nella Commissione europea. Sono stato eletto segretario della Lega quattro anni e mezzo fa, il partito era al 3% nei sondaggi. Oggi i sondaggi ci danno al 30%. Quindi cambiare l'Europa è un grande obiettivo, ma penso che sia alla nostra portata.

 

Vuole chiudere i confini europei?

 

I confini esterni. Penso che questo adesso sia l'obiettivo di quasi tutti i leader europei, anche quelli di sinistra, come Pedro Sanchez in Spagna. La protezione dei confini esterni ci permetterebbe di riaprire i confini interni che adesso sono chiusi. Mi piacerebbe la libera circolazione all'interno della UE, come risultato della protezione delle frontiere esterne.

 

Lei è incredibilmente concentrato sull'immigrazione. Alcuni la chiamerebbero ossessione. Perché è così deciso a controllare l'immigrazione?

 

Il problema più grande in Italia è il lavoro. E un'immigrazione fuori controllo danneggia il mercato del lavoro, perché gli italiani non possono competere con lavoratori illegali che vengono sfruttati. Quindi per ridare dignità al lavoro dobbiamo controllare l'immigrazione.

 

Non è l'unico problema. Il Ministro degli Interni ha la responsabilità della sicurezza. Quindi ci stiamo dedicando alla lotta alla Mafia, alle droghe, alla violenza contro le donne. Ma l'immigrazione è uno dei temi.

 

Quando parla di crimini e migranti, la gente dice che lei è un razzista o un nazista. Questo non sembra preoccuparla.

 

Gli immigrati regolari in Italia sono cinque milioni, l'8% della popolazione. Sono i benvenuti. ll problema è l'immigrazione irregolare, che porta crimine e conflitto sociale. Se riuscirò a ridurre il numero di questi crimini e la presenza di immigrati illegali, possono chiamarmi razzista quanto vogliono. Andrò avanti e la gente continuerà a sostenermi. Anche gli elettori di sinistra vogliono più sicurezza e più rigore in questo campo. Altrimenti non si spiegherebbe perché la Lega sia data al 30% nei sondaggi.

 

Per molti americani lei ricorda molto il Presidente Trump. Lui dice "Prima l'America", mentre lo slogan della sua campagna è stato "Prima gli Italiani". Lei è andato ad incontrarlo quando era un candidato presidenziale. In che modo l'ha ispirata?

 

Ovviamente siamo paesi diversi, con storie diverse, economie diverse e siamo due persone diverse. Ma ho apprezzato le sue proposte sulla sicurezza e specialmente sull'economia, e il fatto che ha mantenuto questi impegni dopo le elezioni - anche su temi caldi, come spostare la capitale di Israele a Gerusalemme. Mi piace il fatto che abbia mantenuto gli impegni fatti sulla protezione delle frontiere, sulla riduzione delle tasse, sugli investimenti. La situazione economica degli Stati Uniti è assolutamente positiva.

 

Io penso che anche se sono più piccolo e l'Italia è più piccola, condivido con il Presidente americano gli attacchi dal mondo mainstream del politicamente corretto: attori, cantanti, registi, giornalisti. E questo significa che stiamo lavorando bene.

 

Lei è anche un utente appassionato di social media, anche se su Facebook piuttosto che sul mezzo preferito di Trump, Twitter. Cosa ha imparato da questo?

 

All'inizio non volevo nemmeno avere Facebook. Ho installato Whatsapp un mese fa per lavorare al ministero. Ma attraverso i social media ho un contatto personale diretto. Per esempio, il video che ho fatto in montagna durante l'episodio della Diciotti ha raggiunto otto milioni di persone. Un numero molto più grande di quello dei media tradizionali.

 

È d'accordo con l'opinione del Presidente Trump, che molti dei media mainstream sono quelli che lui definisce fake news?

 

No. Penso che le persone adesso abbiano abbastanza opportunità per informarsi: da Internet, dalla radio, dai giornali e dalle televisioni. L'informazione in Italia è sbilanciata a favore della sinistra, ma questo è sempre stato vero, anche se non influenza più l'opinione pubblica. Non penso ci siano cospirazioni.

 

Pensa che lei e Trump siate parte dello stesso movimento globale?

 

Direi di si. La storia ha dei cicli. Questo è un ciclo che più che il confronto tra destra e sinistra rappresenta il confronto tra élite e popolo. Quindi valori popolari, famiglia, lavoro, sicurezza, benessere, bambini, contro le imposizioni di finanza, multinazionali, pensiero unico. Non so quanto durerà.

 

Penso che sia una storia simile. Non solo negli Stati Uniti o in Europa, ma anche in altri luoghi. I cambiamenti sono in Russia, in Cina. È un fattore comune: il confronto tra popolo e élite.

 

Sostiene di porre fine alle sanzioni contro la Russia? E considera Putin un alleato o no?

 

Ho sempre detto che le sanzioni non sono utili per raggiungere gli scopi per le quali erano state imposte e sono un costo economico per l'Italia, l'Europa e la Russia. Preferisco il dialogo alle sanzioni. Ho incontrato Putin solo una volta. Non ci sono legami economici o rapporti commerciali. Voglio soltanto delle buone relazioni tra Russia e Europa. C'è un accordo tra la Lega e il partito [di Putin] Russia Unita. Spero di mettere fine a questo regime di sanzioni il prima possibile, perché non c'è bisogno di combattere.

 

Il Presidente Putin in effetti ha detto, per come è stato tradotto in inglese, che gli è piaciuto come sono andate le cose dopo le elezioni in Italia. Pensa che i russi abbiano interferito con le elezioni come sembra che abbiano fatto negli Stati Uniti, in Francia e Germania?

 

No, non c'è stata assolutamente interferenza, e nessun tipo di collegamento economico o mediatico. Cercano hacker russi dappertutto. Gli italiani pensano con la propria testa. Non so cosa abbiano fatto o se hanno fatto qualcosa in America o in Francia. Ma, per come la vedo io, questa storia delle interferenze russe è ridicola. Le fake news sono già distribuite 24 ore al giorno dalle compagnie televisive ufficiali italiane pagate dai contribuenti italiani, e non dagli hacker russi. Non ho mai incontrato un hacker russo. Sarei curioso di incontrarne uno.

 

Steve Bannon ha detto di averla consigliata prima delle elezioni e vi siete riuniti per ore. Lui l'ha consigliata di formare la coalizione con il Movimento Cinque Stelle. Come è stata la discussione con lui? È stata utile?

 

Abbiamo parlato al telefono e ci siamo incontrati prima e dopo le elezioni, discutendo ognuno le idee dell'altro. Ha un'idea interessante per sviluppare i legami tra i paesi occidentali. Poi ovviamente in Italia abbiamo la nostra sensibilità, le nostre necessità, che non sono sempre vicine a quelle degli altri paesi. Ha un'idea interessante dell'evoluzione politica futura. L'ho incontrato, e probabilmente lo incontrerò di nuovo, poiché mi ritengo fortunato ad incontrare altri liberi pensatori, ad allargare i miei orizzonti.

 

Ci stiamo avvicinando alle elezioni europee del prossimo maggio. Quale sarà la sua richiesta di fondo in questa campagna europea? E cosa succederà se non otterrà quel che vuole a Bruxelles? Che tipo di influenza ha?

 

L'Italia è la seconda potenza industriale europea, un membro fondatore [della UE]. Siamo 60 milioni. Paghiamo 6 miliardi [di euro] all'anno al bilancio europeo. Quindi pensiamo di avere buone ragioni per essere ascoltati. Saremo ascoltati, perché l'Europa senza l'Italia non esiste.

 

Altri hanno provato e fallito. Qual è il suo piano B?

 

Porta sempre sfortuna rivelare il piano B. Lo terrò per la prossima intervista.

 

Quindi, nessuna uscita dalla UE?

 

No. Vogliamo cambiare le cose dall'interno.

22/06/18

Lucio Baccaro: Italia e Europa, la corda troppo tirata rischia di rompersi

Intervistato dal settimanale tedesco Die Zeit, il professor Lucio Baccaro, direttore del Max-Planck-Institut für Gesellschaftsforschung di Colonia, esprime il suo punto di vista sull'attuale evoluzione del sistema politico in Italia e sui futuri possibili scenari. Un'eventuale disgregazione dell'unione monetaria, ipotesi un tempo ritenuta poco plausibile, appare sempre più realistica e anche auspicabile.

 

 

 

di Thomas Aussheuer, 13 Giugno 2018

 

 

Il nuovo governo italiano scuote l'Unione europea, perfino la fine della moneta unica è diventata concepibile. Una conversazione con il noto politologo Lucio Baccaro sulla crisi del suo Paese e su una disgregazione concordata dell'Eurozona

 

 

DIE ZEIT: Signor Baccaro, l'Italia scuote l'Europa. I neofascisti della Lega formano un governo con il fuoco fatuo del Movimento Cinque Stelle. Come si è arrivati a questo punto?

 

Lucio Baccaro: L'economia italiana ha ristagnato per vent'anni. Il prodotto interno lordo pro capite è ancora inferiore a quello del 1999. L'alto livello di debito pubblico deriva principalmente dagli anni '70 e '80, quando fu creato lo stato sociale italiano. A quell'epoca iniziò ad accumularsi l'indebitamento con cui il Paese si trova a lottare ancora oggi (qui è opportuno precisare che in realtà i dati raccontano un'altra storia: dagli anni '70 sino ai primi anni '80 il debito pubblico italiano era molto contenuto, tra il 40 e il 60 % del Pil, ndVdE). Dagli anni '90 in poi l'Italia, con l'eccezione del 2009, ha registrato ogni anno un avanzo primario.

 

ZEIT: Sembrerebbe che l'Italia stia tornando a crescere economicamente?

 

Baccaro: Io non la vedo così. L'Italia è ancora il Paese la cui economia sta crescendo meno di tutti gli altri paesi in Europa, incluso il Regno Unito. E i dati recenti suggeriscono che i consumi e le esportazioni sono in calo.

 

ZEIT: Il filosofo Angelo Bolaffi, in un'intervista al Süddeutsche Zeitung, ha affermato che la crisi italiana ha poco a che fare con l'introduzione dell'euro.

 

Baccaro: Penso che abbia torto su questo. A mio parere, l'adesione all'euro ha ridotto il tasso di crescita italiano. Ovviamente non si può dire con certezza, perché non possiamo riportare indietro la ruota della storia e vedere cosa sarebbe successo se l'Italia fosse rimasta fuori dall'euro. Una cosa è certa: prima dell'introduzione della moneta unica l'economia italiana cresceva altrettanto velocemente o addirittura più velocemente rispetto ad altri Paesi europei.

 

ZEIT: Lei si è fatto un nome come ricercatore studiando le convergenze nello sviluppo del sistema economico e di quello politico. Ora i neofascisti del Nord si stanno coalizzando con un partito anti-establishment che ha avuto molto successo al Sud. Entrambe queste forze politiche rappresentano, come direbbe lei, un blocco sociale. Lo trova sorprendente?

 

Baccaro: Al contrario, sono sorpreso che il collasso del sistema partitico tradizionale non si sia verificato prima. La ragione per me - per spiegarlo con un'affermazione del politologo Fritz Scharpf - è la mancanza di "legittimità dell'output". Con un ritornello di rito, i precedenti governi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni hanno continuato a ripetere che la crisi era stata superata e che si poteva intravvedere una luce in fondo al tunnel.

 

In realtà, le condizioni economiche non sono migliorate in modo sostenibile. Matteo Renzi del Partito Democratico (PD) ha riscontrato un certo successo perché è stato in grado di presentarsi come un politico nuovo che avrebbe portato la tanto sperata svolta. Così non è stato.

 

ZEIT: E proprio perché i problemi sono rimasti gli stessi che gli elettori continuano a regalare i loro voti ai politici più radicali?

 

Baccaro: Decidono di dare il loro voto a volti e partiti ancora più nuovi e che promettono un cambiamento di rotta ancora più forte. L'Italia è costantemente alla ricerca di nuovo personale politico e di nuovi partiti, in quanto il loro ciclo di vita si accorcia sempre più.

 

ZEIT: Che cosa collega la sinistra anti-istituzionale alla destra radicale più statalista?

 

Baccaro: La coalizione di Lega e Cinque Stelle è meno strana di quanto possa sembrare a prima vista. Entrambi sono partiti anti-sistema, entrambi rappresentano il "popolo" rispetto alle "élite". Entrambi sono euroscettici, la Lega ancora più del Movimento Cinque Stelle, che recentemente ha rallentato la sua retorica anti-UE, principalmente per ragioni tattiche. I due partiti hanno molto in comune - altrimenti non sarebbero stati in grado di concordare un programma governativo in così poco tempo.

 

ZEIT: Quanto pensa che sia pericoloso il fronte italiano?

 

Baccaro: La Lega si è trasformata in un partito sciovinista e difensore dello stato sociale sulla falsa riga del Fronte Nazionale di Marine Le Pen o del Fidesz di Viktor Orbán. Il suo programma economico è di destra sulle questioni fiscali e di politica pubblica, ma al contempo vuole rafforzare il ruolo dello Stato nell'economia. Non è per uno smantellamento dello stato sociale, ma per la restrizione dell'accesso alla cittadinanza e l'esclusione degli stranieri. La retorica del "Prima gli italiani!" è il suo grido di battaglia centrale.

 

ZEIT: E i Cinque Stelle?

 

Baccaro: È un partito più difficile da giudicare. I loro elettori sono più istruiti di quelli del tipico partito anti-sistema. Sembra essere un partito veramente cross-class, che ottiene voti da tutti i ceti sociali, sebbene sia particolarmente forte nel Sud del paese e tra l'elettorato giovane.

 

ZEIT: Il movimento Cinque Stelle è ancora un partito di sinistra?

 

Baccaro: È difficile a dirsi. Le loro posizioni politiche sono troppo sottili per questo. I temi cardine sono l'enfasi sul "popolo" in contrasto con i politici di professione, la lotta alla corruzione, un maggiore controllo degli eletti da parte degli elettori, il rafforzamento della democrazia diretta e una sorta di "reddito di cittadinanza". Se questa proposta sia di  sinistra o di destra, dipende dalla struttura politica del reddito del cittadino. Finora, i Cinque Stelle hanno accettato senza troppa resistenza la proposta della Lega di introdurre una tassa regressiva. Se questo aumenta la disuguaglianza sociale, può essere compensata in parte dal reddito di cittadinanza. Ma non è detto che vada così. Tra l'altro, il catalogo delle misure punitive contro i migranti proposto dalla Lega è stato accettato anche dal movimento Cinque Stelle.

 

ZEIT: Il suo predecessore Wolfgang Streeck accusava l'UE di accerchiare i paesi membri con una fitta rete di regolamentazioni neoliberiste, contribuendo così a eliminare qualsiasi spazio di manovra nazionale e alimentando in questo modo la protesta populista, sia da sinistra che da destra. Condivide la sua opinione?

 

Baccaro: Sono d'accordo con questo punto di vista, ma lo formulerei in un altro modo. Le regole di coordinamento dell'area dell'euro prevedono un solo meccanismo di adeguamento: la svalutazione interna. Se un paese ha un deficit della bilancia dei pagamenti, deve compensarlo provocando la deflazione nei confronti degli altri paesi membri. Questo non solo è doloroso, ma anche inefficace. Le unioni monetarie, tuttavia, possono funzionare solo se dispongono di meccanismi che garantiscano che le misure siano assorbite in modo simmetrico da tutti i membri. In altre parole, i paesi in eccedenza devono fare la loro parte nell'adeguamento. La strategia di svalutazione interna ha portato alla perdita totale di credibilità della politica.

 

ZEIT: Si sta riferendo al surplus della Germania. Come mai è la Germania a svolgere il ruolo di cattivo in questo gioco?

 

Baccaro: La maggior parte degli italiani è stufa delle politiche di austerità. Non sono più disposti ad accettare l'argomentazione secondo la quale basterà che mettano in atto ulteriori riforme strutturali e poi potranno prosperare felici sotto il sole. Ci sono state molte riforme negli ultimi anni, come quella delle pensioni e del mercato del lavoro e non hanno portato alcuna crescita.

 

ZEIT: Lei è molto gentile nei confronti della Germania. Che cosa hanno sbagliato la signora Merkel e il signor Schäuble?

 

Baccaro: La rabbia degli italiani è diretta principalmente contro i loro stessi politici, non contro i tedeschi. E la maggioranza è contraria al ritorno alla lira. Tuttavia, gli articoli offensivi apparsi di recente sulla stampa tedesca hanno attirato l'attenzione e hanno alimentato molta animosità. E per quanto riguarda la signora Merkel, il signor Schäuble o altri politici: trovo difficile accusarli di qualcosa di diverso dalla miopia. Sono politici eletti che fanno ciò che pensano sia meglio per i loro elettori. Finora, la strategia di crescita tedesca ha funzionato bene, anche se ciò non vale per tutta la popolazione. L'errore di alcuni politici tedeschi, tuttavia, è di credere che ciò che ha funzionato in Germania probabilmente funzioni anche altrove. Ma si deve comprendere che è impossibile avere tutte le economie orientate all'esportazione allo stesso tempo. E i politici tedeschi dovrebbero capire che la corda rischia di rompersi quando è troppo tirata. E forse si romperà davvero.

 

ZEIT: Emmanuel Macron vuole impedirlo e propone un parlamento dell'eurozona. Una soluzione di questo tipo potrebbe evitare l'impressione fatale che sia la Germania l'unica a prendere decisioni in Europa?

 

Baccaro: Sì, un parlamento dell'eurozona potrebbe aiutare. Ma dovrebbe avere un potere reale, un bilancio europeo con capacità di tassazione su scala europea. Inoltre, dovrebbe essere in grado di legittimare democraticamente l'introduzione di meccanismi di regolazione simmetrici. Ciò trasformerebbe l'eurozona in una vera unione politica. Per il momento, però, non vedo molte possibilità. Non abbiamo bisogno di un parlamento che abbia solo un potere simbolico.

 

ZEIT: Angela Merkel ha tenuto Emmanuel Macron in attesa di una risposta per mesi. L'iniziativa di Macron è già fallita, soprattutto ora che l'Italia ha un governo eurocritico al potere e l'Europa dovrebbe parlare con una sola voce dopo la débacle del G7?

 

Baccaro: Al contrario, la posizione di Macron potrebbe essere rafforzata da questa  situazione di turbolenza. Il governo tedesco potrebbe rendersi conto di dover agire. A mio parere, tuttavia, le proposte di Macron non sono sufficientemente avanzate. Né saranno in grado di risolvere la crisi italiana - e questa crisi è la più grande minaccia per l'UE.

 

ZEIT: Cosa la preoccupa del piano di Macron?

 

Baccaro: Contro la resistenza tedesca, Macron vuole una certa condivisione del rischio nel debito nazionale. Allo stesso tempo, vuole rafforzare la capacità dei mercati finanziari di punire paesi con alti debiti, come l'Italia. Temo che tutto questo acceleri piuttosto che porre fine alla crisi. Supponendo che ci sia un attacco speculativo da parte dei mercati, allora il governo italiano non si accontenterebbe di negoziare semplicemente un memorandum con la Troika di Bruxelles senza combattere. Tutto sarebbe possibile a quel punto. Potrebbe essere la fine dell'euro.

 

ZEIT: Il governo potrebbe semplicemente dimettersi?

 

Baccaro: Sì, la pressione della zona euro e del mercato finanziario potrebbe portare a una capitolazione del governo, come nel caso del governo greco nel 2015. Tuttavia, a mio avviso, questo scenario è improbabile. La mia ipotesi è che se il nuovo governo dovesse trovarsi con le spalle al muro - come successe allora al governo greco - farebbe saltare in aria la casa. Di fronte a uno scenario diverso l'UE potrebbe accettare che in Italia la priorità vada alla crescita e che il paese mantenga standard di deficit meno rigidi.

 

ZEIT: L'entusiasmo tedesco a riguardo sarebbe piuttosto scarso.

 

Baccaro: Il governo federale dovrebbe cambiare rotta per quanto riguarda la riforma della zona euro. Ma non credo che questo sia molto probabile.

 

ZEIT: Non c'è altra soluzione?

 

Baccaro: Assolutamente. Bisognerebbe ammettere che le economie dell'area dell'euro sono troppo diverse per una pacifica convivenza. Ecco perché, infine, sarebbe necessario negoziare i termini per un divorzio consensuale. Quest'ultimo dovrebbe essere progettato in modo che in seguito i partner possano continuare a parlarsi.

 

ZEIT: Se l'euro fallisce, allora l'Europa fallisce.

 

Baccaro: Penso di aver chiarito che quello che potrebbe crollare è l'euro e, si spera, non l'Europa. In effetti, siamo a un punto critico. Dobbiamo assolutamente separare l'idea dell'Europa dalla realtà concreta dell'euro. Il fallimento dell'euro, se dovesse arrivare, non deve portare al fallimento dell'Europa.

 

 

 

23/05/18

Eurointelligence: Mattarella non ha molta scelta

Wolfgang Munchau raccomanda sul suo blog Eurointelligence di guardare alla situazione italiana tenendo conto delle reali dinamiche macro, anziché fermarsi alle piccole polemiche. Il parlamento italiano attualmente non può che sostenere un governo in rotta di collisione con Bruxelles, e in ogni caso Italia e Germania non possono coesistere per sempre all’interno di un’unione monetaria dannosa e destinata a finire in tragedia.

 

 

 

Di Wolfgang Munchau, 23 maggio 2018

 

La nostra esperienza di osservatori veterani delle crisi politiche e finanziarie europee suggerisce che sia meglio ignorare le schermaglie quotidiane e concentrarsi sulle dinamiche sottostanti. Potremmo perdere anni a soppesare le possibilità di un secondo referendum sulla Brexit. Ma una realistica analisi degli incentivi in gioco per i due partiti principali suggerisce che, in primo luogo, la Brexit si farà, in secondo luogo, la sua versione sarà probabilmente “soft”.

 

Se guardiamo agli ultimi sviluppi della situazione politica italiana, in rapida evoluzione, è meglio non agitarsi troppo per le meditazioni del presidente Sergio Mattarella riguardo al governo che gli è stato proposto. Occorre invece ricordare che il M5S e la Lega insieme hanno la maggioranza in parlamento. Nessuno può governare contro di loro. Mattarella ha importanti poteri formali. Può nominare il presidente del consiglio, ma questo deve poi essere confermato dal parlamento. Mattarella potrebbe nominare un ministro delle finanze devoto a Maastricht, ma le leggi finanziarie devono poi essere approvate dal parlamento. Questi sono i fatti significativi della politica italiana oggi. Il M5S e la Lega probabilmente otterranno che il loro candidato – Giuseppe Conte, al momento – sia nominato primo ministro. Sembra che abbia pasticciato con un titolo accademico. E allora? Possono esserci due conseguenze: o viene comunque nominato lui o un altro nome di basso profilo, oppure ci saranno nuove elezioni, che porteranno a una maggioranza ancora più larga per i due partiti populisti. Mattarella può scegliere solo tra due opzioni sgradite.

 

Un altro fatto incontrovertibile della realtà politica ed economica dell’eurozona è che l’Italia e la Germania non possono restare per sempre legate in una unione monetaria, se entrambe continuano ad agire come stanno facendo. Nessuna delle due considera la politica economica una questione comune ai paesi europei. La Germania ha introdotto riforme strutturali per guadagnare competitività nei confronti degli altri paesi dell’eurozona, e un freno all’indebitamento che porterà alla fine all’annullamento completo del suo debito (pubblico, NdVdE).

 

In Italia il processo delle riforme è fermo da lungo tempo, e un governo M5S/Lega perseguirebbe politiche incompatibili con finanze pubbliche sostenibili all’interno dell’eurozona. Qualcosa deve cambiare.

 

Lucia Annunziata ha letto il libro di prossima pubblicazione di Paolo Savona, il ministro delle finanze in pectore. Savona è stato ministro sotto Carlo Azeglio Ciampi nei primi anni 90, ed è stato fortemente influenzato dalla drammatica espulsione dell’Italia dallo SME nel 1992. Stando alle citazioni riferite dalla Annunziata, Savona scrive che l’euro ha provocato un aumento delle ingiustizie, e una situazione in cui non c’è parità di diritti, ma solo di doveri. L'euro ha danneggiato il progetto europeo perché è stato introdotto prematuramente. L’UE non era politicamente pronta a questo passo.

 

Le sue valutazioni sono significativamente simili a quelle di Martin Wolf nel 1991, come lui stesso ricorda in un suo recente articolo sul Financial Times:

 

“Il tentativo di legare insieme gli Stati potrebbe portare… a un enorme aumento degli attriti tra di loro. Se succedesse, il risultato aderirebbe alla definizione di tragedia nel mondo classico: hubris (arroganza), ate (follia); nemesis (distruzione)”.

 

16/05/18

Per il Telegraph gli investitori dovrebbero sostenere le nuove idee dell'Italia

Mentre i politici europei, amplificati dai media sia italiani sia internazionali, lanciano i consueti severi moniti e le alte grida di allarme di fronte allo spauracchio "populista" che si aggirerebbe per l'Italia, con questo esercitando pesanti interferenze sull'impegnativo processo democratico per la formazione del nuovo governo, vi sono però importanti testate e giornalisti prestigiosi che si discostano da questi luoghi comuni. Dopo le aperture di Wolfgang Munchau sul Financial Times, anche Matthew Lynn esce sul Telegraph con un articolo più riflessivo e realista sulla situazione italiana.

 

Il nervosismo serpeggia sui mercati e nel mondo bancario per la "strana coalizione populista che si prepara a prendere il potere in Italia", osserva il Telegraph. Per dare un'idea ai lettori inglesi, l'articolo paragona l'alleanza Lega-5Stelle - dipinti come due partiti totalmente al di fuori del mainstream - a una inedita coalizione tra Ukip,  Verdi e Partito Unionista Democratico. Eppure, dice Lynn, "questo allarme diffuso potrebbe rivelarsi totalmente infondato. I mercati in realtà dovrebbero accogliere con favore l'audace esperimento italiano."

 

In primo luogo, Lynn giustamente sottolinea come, in confronto alla Germania, che ha impiegato ben sei mesi per riuscire a formare un governo, o in confronto al Belgio, che è rimasto senza governo per un tempo che pare incredibile, addirittura sino a due anni, i due mesi dell'Italia sembrano un record di efficienza e di rapidità.

 

Il problema dell'Italia che più preoccupa politici e mercati pare essere soprattutto la grossa mole del debito pubblico, che raggiunge il 132% del Pil.  Se il nuovo governo dovesse realizzare le sue promesse e violare i vincoli di bilancio, una crescita del debito potrebbe portare al default con enormi ripercussioni e panico generalizzato sui mercati. Sono timori fondati?

 

La realtà, osserva infatti il Telegraph, è che l'Italia ha alle sue spalle ben due decenni perduti, e ha disperatamente bisogno di nuove idee e di un nuovo modo di pensare che la possano far riemergere dalla palude in cui sta soffocando. Se i mercati temono la novità, molto probabilmente si stanno sbagliando, perché è proprio di novità che il nostro paese ha bisogno:

 

"Eppure, questo panico potrebbe risultare infondato. Forse un po' di radicalismo non è una cattiva idea. Se ci si ferma un attimo a prendere in esame la bozza di piattaforma politica concordata tra i partner della coalizione, alcune idee appaiono davvero sensate. E anche per le più azzardate, potrebbe valere la pena di provarci.

 

Una proposta è di introdurre una flat tax del 15%. Se andasse avanti, si tratterebbe di uno degli esperimenti più audaci di riforma fiscale che qualsiasi grande economia abbia mai provato. Ci saranno urla di sdegno dalle istituzioni politiche. Ma, in verità, le flat tax sono un'idea perfettamente valida.

 

Dove sono state messe alla prova - ad Hong Kong, ad esempio - hanno funzionato bene, aumentando le entrate fiscali, incentivando le imprese a maggiori investimenti e le persone in generale a lavorare di più, oltre a semplificare drasticamente il sistema, migliorando il metodo di riscossione.  Perchè non provarci?

 

Inoltre, si propone una "moneta parallela" complementare all'euro. È un'idea complessa, ma che in Italia ha guadagnato forza. Il governo emetterebbe dei titoli, essenzialmente una forma di moneta, che potrebbero essere utilizzati per le transazioni da cittadini e imprese. Due forme di moneta circolerebbero l'una accanto all'altra, un'idea presa in considerazione anche in Grecia... Potrebbe funzionare, o anche no. Ma sarebbe certamente meglio che restare in un sistema monetario che ha bloccato il Paese in una depressione permanente. E se avesse successo, potrebbe benissimo fornire una soluzione elegante ad alcuni squilibri creati dalla moneta unica. Di nuovo, è difficile capire cosa ci sia di così terribile."

 

Sul reddito di cittadinanza, il Telegraph lo definisce un'idea radicale, con la quale si pensa di ”rendere la società più egualitaria”. La proposta presenta un aspetto preoccupante, che principalmente è quello di ”spezzare il legame tra lavoro e reddito, fondamentale per un'economia di successo”. Ma anche questa, osserva il Telegraph, è una possibilità da esplorare.

 

Ma soprattutto, visto il totale fallimento delle politiche degli ultimi decenni - che pur puntualmente svolgendo i "compiti a casa" suggeriti dalle istituzioni europee non hanno portato a niente altro che a fallimenti, disoccupazione crescente, aumento della povertà e anche all'aumento dello stesso debito che con quelle politiche si sarebbe dovuto risanare - allontanarsi da questo solco fallimentare può essere un'idea più che sensata. Del resto, le politiche più osteggiate in quanto "populiste" e pericolose, spesso hanno al contrario prodotto buoni frutti. E i mercati, in realtà, dovrebbero festeggiare.

 

Ecco le conclusioni del Telegraph:

 

"Non è che l'Italia sia stata un grande successo economico negli ultimi 20 anni. Da quando ha adottato l'euro, il suo tasso di crescita medio è stato pari a zero. Avete letto bene. Un tubo, nada, niente, come direbbero in Italia. In confronto, la Francia ha registrato lo 0,84%, la Spagna l'1,08% e la Germania l'1,25%. La disoccupazione è paralizzante e la povertà cresce inesorabilmente. Niente di tutto ciò è inevitabile.

 

Dopo tutto, in passato il paese ha avuto periodi di notevole successo economico: dal 1961 al 1980 l'Italia è cresciuta di quasi il 4% all'anno, solo leggermente meno della Spagna, e significativamente di più di Francia o Germania. È difficile sostenere che non valga la pena provare qualcosa di diverso.

 

Quando i politici populisti arrivano al potere, ci sono sempre previsioni di catastrofi. Ma in realtà, non fanno troppo male. Donald Trump potrebbe anche essere un odioso buffone (se è in giornata buona), ma il suo mix di tagli alle tasse e deregolamentazione sta aiutando la crescita. La Polonia sta andando veramente bene sotto il suo governo "populista", nonostante la minaccia di punizioni da parte di Bruxelles - e si prevede che crescerà di un altro 4% quest'anno. E così l'Ungheria.

 

Con una crescita misera, l'economia in stallo, la produttività stagnante e un'accumulazione di debito su cui nessuno riesce a fare niente, l'economia globale ha dannatamente bisogno di nuove idee.

 

Quando il nuovo governo prenderà il potere a Roma, la Borsa di Milano potrebbe anche crollare e i rendimenti obbligazionari salire alle stelle. In realtà, i mercati dovrebbero finalmente accogliere con favore qualche visione nuova - e gli investitori puntare su un paese che potrebbe essere in procinto di rinascere."

 

07/02/18

ZH - Il populismo che monta in Italia è il peggior incubo della Ue

Anche il sito Zero Hedge si occupa delle prossime elezioni politiche in Italia, dove la Lega viene definita come una nuova forza politica radicale uscita dal suo recinto locale e secessionista,  che ha assunto su di sé i problemi del paese arrivando a posizioni molto chiare e dirette sull'euro e sulle politiche dell'immigrazione, e con il suo leader Salvini che sembra ben lontano dall'essere quell'utile idiota che è stato Tsipras in Grecia. Ora l'Italia rappresenta il peggior incubo dell'Unione Europea e le idee portate avanti da Salvini non faranno fatica ad attecchire in un paese duramente colpito dall'austerità e dalle frontiere aperte.   

 

 

 

di Tom Luongo, 22 gennaio 2018

 

Per anni la Lega Nord italiana se ne è stata sulle sue, concentrandosi sulla secessione piuttosto che su una sua riforma interna. Questo cambiamento è iniziato già dallo scorso anno, con i referendum non vincolanti in cui si chiedeva a Roma una maggiore autonomia fiscale. Ora, con le elezioni parlamentari in vista, la Lega Nord fa politica.

 

E la fa bene.

 

In coalizione con Forza Italia di Silvio Berlusconi e due piccoli partiti di centro-destra, la Lega Nord è ora in buona posizione per vincere le elezioni. Il suo leader, Matteo Salvini, ha totalmente abbracciato il populismo e si pone ora in aperta opposizione rispetto all'Unione Europea. Da un resoconto di Breitbart:

 

"Questa settimana, durante una accesa intervista con il canale televisivo italiano Rete 4, Salvini ha riconfermato le sue credenziali euroscettiche, esclamando: 'L'Europa può andare a farsi benedire!'

 

'L'Europa ci sta punendo da 15 anni e stiamo peggio di 15 anni fa', ha aggiunto. 'Le regole europee sono l'ultima cosa che mi interessa.' "

 

La posizione populista di Salvini va ben oltre. Il suo feed Twitter sembra quello di Nigel Farage dopo una lunga permanenza al pub. Sta spingendo per una flat tax del 15%, il tormento della sinistra progressista, che capisce che un sistema fiscale progressivo è il più grande ostacolo alla generazione di ricchezza. Salvini invoca il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ogni volta che può, in particolare per difendere i confini dell'Italia dalla politica sull'immigrazione della UE.

 

Se l'Italia eleggerà un governo ostile alla politica aperta in materia di immigrazione di Angela Merkel, dovrà rivedere le sue posizioni contrarie alle nazioni di Visegrad - Ungheria, Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia.

 

Ma la grande questione è l'euro. E in quale direzione si stanno davvero muovendo Salvini e questa nuova coalizione, portando fuori dal fallimento dell'unione monetaria una delle economie di punta europee? Onestamente, non lo sappiamo.

 

I sondaggi suggeriscono che il sentimento anti-euro non è ancora abbastanza forte da rappresentare una strategia elettorale vincente. Persino il partito in testa nei sondaggi, il Movimento cinque stelle, sta retrocedendo dalla sua posizione più radicale e definendo ora il referendum sull'euro come un' 'ultima spiaggia'.

 

Ma non siamo nel 2015 e Salvini non è quell'idiota senza scrupoli che si è rivelato essere Alexis Tsipras in Grecia. La Lega Nord ha delle radici veramente radicali. Comprende i problemi provocati all'Italia dalle idee punitive di austerità della Germania.

 

Ne discute in maniera diretta nei suoi discorsi e nei suoi tweet. Quindi, molto di questo ammorbidimento sull'euro è semplicemente una strategia da campagna elettorale. È anche un mezzo per contenere l'ascesa del Movimento cinque stelle e escluderlo dal governo?

 

Assolutamente. E a tale riguardo bisogna essere scettici sul fatto che questo avvicinamento al populismo sia solo uno stratagemma. Se Forza Italia di Berlusconi fosse a capo della coalizione sarei più cauto, ma viste le radici secessioniste della Lega Nord, sono portato a credere che questa sfida a Bruxelles sulle politiche fiscali e di spesa pubblica sia reale.

 

Il problema sta nei sondaggi. I Cinque Stelle sono in testa, ma come per Alternative for Germany (AfD) in Germania, nessuno vuole fare coalizione con loro. Sarebbe come se qui negli Stati Uniti i Repubblicani facessero un accordo di coalizione con i Libertari. Vista dall'esterno sembrerebbe una cosa naturale, ma non è così, perché gli outsider radicali rappresentano una minaccia per il potere consolidato.

 

E qui questa mi sembra essere la dinamica.

 

In ogni caso, la Lega, diventando una reale forza politica in Italia, crea un vero problema per l'Unione Europea e la Troika.  Salvini sta sostenendo l'opposto dei piani portati avanti dall'élite del potere in Europa.

 

Tagli alle tasse, stop all'immigrazione e rimettere in gioco la classe media italiana. Il problema è che la Germania preferisce un euro forte rispetto a un euro debole. Dà loro un enorme vantaggio sul resto dell'Europa. Sopravvaluta drasticamente la manodopera europea non tedesca sul mercato, rallentando gli investimenti e il commercio. Mentre la base industriale della Germania diventa sempre più competitiva.

 

E così, Salvini e Berlusconi, se vincono, dovranno poi convincere su questa idea che la Germania usa l'euro per intrappolare l'Italia, come la Grecia, in una spirale mortale, per tutta la prossima generazione se non di più.

 

Ed è una idea facile da vendere in campagna elettorale e sarà ancora più facile una volta eletti.