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02/05/18

Pat Buchanan stronca Bibi : "È da decenni che grida al lupo" sull'Iran

Netanyahu accusa  l'Iran di stare procedendo in segreto alla costruzione di armi nucleari,  ma non è la prima volta che il politico israeliano si lancia in accuse che si sono poi rivelate infondate. Zero Hedge riporta di alcuni giornalisti americani che denunciano questo grave tentativo di scatenare un'altra disastrosa guerra e diffonde i video in cui il politico israeliano usava lo stesso  copione in occasione della guerra all'Iraq.  Dalle armi di distruzione di massa di Saddam, agli attacchi con armi chimiche di Assad, al caso Skripal,  le menzogne delle lobby della guerra si susseguono sempre più velocemente - ma altrettanto velocemente la rete aiuta a metterle in discussione e smontarle.  In questo contesto, la montatura contro le fake news appare come un vero paradosso. 

 

 

Zero Hedge, 1 maggio 2018

 

Dopo la presentazione del powerpoint del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu lunedì sera - che dovrebbe dimostrare con prove, documenti e CD l'esistenza di un programma segreto di armi nucleari iraniane molto più ambizioso e avanzato rispetto a quanto pubblicamente ammesso dal governo - Pat Buchanan ha partecipato al programma di Sean Hannity mettendo in discussione la realtà della denuncia di Bibi.


 

Come riporta Tim Hains di RealClearPolitics, Buchanan non si è risparmiato nell'esprimere le sue critiche, dichiarando che il Primo Ministro israeliano ha "gridato al lupo al lupo per decenni” sull'Iran e che "Bibi Netanyahu, con il dovuto rispetto, vuole che gli Stati Uniti combattano una guerra con l'Iran per conto di Israele ".

 

"Io non voglio che il mio paese entri in un'altra guerra" ha commentato Buchanan a proposito delle rivelazioni di Netanyahu.

 

"La ragione per cui l'Iran non ha una bomba è perché non la vuole. Avrebbero potuto costruirsela."

 

"Non bisogna fare affidamento su di lui. Affidiamoci alla nostra CIA, che venga fuori a dire: 'Abbiamo sbagliato, Netanyahu ha ragione, hanno un programma segreto per costruire la bomba atomica, ci stanno lavorando proprio ora e ci hanno mentito.'"

 

"Se la CIA e la DIA lo faranno, in primo luogo direi di licenziare i responsabili che non hanno coperto questa storia, e secondo, forse dovremmo agire, ma certamente non agire su documenti di seconda mano e sulla base di una conferenza stampa di Bibi Netanyahu".

 

"Che facciamo, facciamo affidamento su una conferenza stampa di Bibi Netanyahu per andare in guerra?"

 

E Buchanan non è il solo a disprezzare le storiche menzogne da guerrafondaio di Bibi.

 

Mike Krieger di Liberty Blitzkrieg nota che, naturalmente, questa non è la prima volta che Netanyahu ha cercato di scatenare in modo aggressivo gli Stati Uniti verso una guerra in Medio Oriente. Ha fatto esattamente la stessa cosa, usando lo stesso identico copione, nella corsa verso la guerra in Iraq.

 

Fortunatamente, abbiamo una prova video della sua testimonianza del 2002 al Congresso, durante la quale andò in iperventilazione, ingigantendo la grave minaccia al mondo rappresentata dalle armi di distruzione di massa inesistenti dell'Iraq. Il personaggio era così incredibilmente in errore sull'Iraq, in misura così disastrosa, che è incredibile che qualcuno oggi lo stia ancora ascoltando.

 

Quello che segue sono due video clip assolutamente da non perdere sulla testimonianza del 2002 di Netanyahu. Una delle affermazioni più memorabili - e spettacolarmente sbagliate - che fece allora fu quando proclamò:

 

"Se si rovescia Saddam, posso garantire che ci saranno enormi ricadute positive sulla regione" (qui il video clip)

 

Invece, abbiamo uno stato fallito e la creazione dell'ISIS. Ma pazienza, tutti commettono errori che portano all'assurdo assassinio di centinaia di migliaia di persone!

 

Ma questo è solo un assaggio. Nella clip qui sotto dà la garanzia (erroneamente) che Saddam sta mettendo tutte le sue energie nella creazione di una bomba nucleare, e parla ripetutamente di centrifughe delle dimensioni di una "lavatrice" che vengono clandestinamente spostate in Iraq per sfuggire all'attenzione degli ispettori.

In realtà, l'Iraq semplicemente non aveva armi di distruzione di massa.

 

Ritornando al presente, Netanyahu sta facendo esattamente la stessa cosa che fece nel 2002, tranne che sta sostituendo una "Q" con una "N", per chiedere agli Stati Uniti di tenere per mano Israele e istigare un altro disastroso conflitto nel tentativo disperato di consolidare il suo dominio regionale.

 

Niente di tutto questo mi sorprende, e ne sto parlando dettagliatamente dall'inizio dell'anno scorso. Continuo a credere che un altro grave errore militare in Medio Oriente sarebbe l'ultimo chiodo nella bara dell'impero degli Stati Uniti. È difficile sapere quando esattamente questo errore finale accadrà, ma mi aspetto che si verifichi nei prossimi anni. Stanno mettendo tutte le pedine al loro posto.

 

18/01/18

Il mondo ne ha fin sopra i capelli della politica estera USA

Come riporta il sito The Anti Media, si moltiplicano i segnali di insofferenza per le politiche egemoniche statunitensi nei confronti del resto del mondo. Lo strapotere americano seguito alla caduta dell’URSS trova sempre meno alleati e sempre più oppositori, specie tra i paesi emergenti come la Cina, che contrastano ormai apertamente gli intenti guerrafondai e neocoloniali statunitensi.

 

 

 

Di Darius Shahtahmasebi, 16 gennaio 2018

 

Secondo il generale decorato con 4 stelle Wesley Clark, in un incontro del 1991 con Paul Wolfowitz, allora sottosegretario al Dipartimento della Difesa, Wolfowitz sembrava un po’ deluso perché pensava che nell’Operazione Tempesta del Deserto gli USA avrebbero dovuto sbarazzarsi di Saddam Hussein,  ma non ci erano riusciti. Clark riassumeva così quanto detto da Wolfowitz:

 

 “Una cosa l’abbiamo imparata. Abbiamo appreso che possiamo usare il nostro esercito nella regione, in Medio Oriente, e i Sovietici non ci fermeranno. Abbiamo circa cinque-dieci anni per ripulire questi vecchi regimi filo sovietici, la Siria, l’Iran e l’Iraq, prima che un’altra superpotenza venga a contrastarci” [grassetto aggiunto].

 

Questo scenario si è certamente realizzato negli anni seguenti, quando gli Stati Uniti hanno usato il pretesto dell’11 settembre per attaccare sia l’Afghanistan che l’Iraq, mentre la comunità internazionale opponeva poca o nessuna resistenza. Il trend è continuato quando l’amministrazione Obama ha pesantemente espanso le sue operazioni militari in Yemen, Somalia, Pakistan e perfino nelle Filippine, giusto per citarne alcune,  fino a quando gli USA hanno guidato un gruppo di paesi della NATO a imporre un cambiamento di regime in Libia nel 2011.

 

In quel momento, la Russia non esercitò il suo potere di veto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, perché aveva ricevuto rassicurazioni che la coalizione non avrebbe perseguito un cambiamento di regime. Quando le forze NATO iniziarono a bombardare direttamente il palazzo di Gheddafi, un infuriato Vladimir Putin domandò: “Chi ha dato alla NATO il diritto di uccidere Gheddafi?”

 

A seguito della pubblica esecuzione di Gheddafi nelle strade di Sirte, le critiche di Putin al tradimento della NATO si sono spinte oltre. Dichiarò:

 

“Tutto il mondo ha visto che è stato assassinato; tutto insanguinato. Questa è democrazia? Chi è stato? I Droni, inclusi droni americani, hanno condotto un attacco alla sua colonna di veicoli. Poi i Commando, che non avrebbero dovuto essere lì, hanno portato la cosiddetta opposizione e i suoi militanti e l’hanno ucciso senza un processo. Non dico che Gheddafi non dovesse andarsene, ma questa decisione andava lasciata al popolo della Libia, perché decidesse attraverso un processo democratico”.

 

Nessuno se ne accorse allora, ma la possibilità incontrastata dell’America di intervenire a suo piacimento in ogni parte del mondo finì quel giorno.

 

Arrivando velocemente al piano di Barack Obama di realizzare un vasto attacco aereo contro il Governo Siriano nel 2013, piano che non fu mai attuato a causa della forte opposizione russa e delle diffuse proteste negli Stati Uniti, alcuni anni più tardi la Russia intervenne direttamente in Siria su richiesta del Governo Siriano e attuò efficacemente una propria no-fly zone che comprendeva porzioni significative del Paese. L’attacco dell’aprile 2017 di Donald Trump contro il Governo Siriano avvenne solo dopo che la sua amministrazione avvertì in anticipo i Russi attraverso un canale di comunicazione diretto creato per abbassare le conflittualità allo scopo di gestire il conflitto siriano.

 

Tuttavia, la Russia non è l’unico paese stanco della politica estera americana, e il recente “Consiglio di Sicurezza di emergenza delle Nazioni Unite”, convocato per discutere l’attuale situazione in Iran, lo testimonia. Perfino i tradizionali alleati di Washington non hanno potuto trattenere le critiche al desiderio dell’America di comportarsi da poliziotto globale.

 

“Per quanto siano preoccupanti gli eventi degli scorsi giorni in Iran,  non costituiscono in se stessi una minaccia alla pace e sicurezza internazionali”, ha dichiarato l’ambasciatore francese alle Nazioni Unite Francois Delattre. “Dobbiamo guardarci dai tentativi di sfruttare questa crisi per fini personali, cosa che darebbe un risultato diametralmente opposto a quanto desiderato”.

 

La Russia si è spinta oltre, sottolineando il comportamento dell’America stessa e il trattamento riservato ai dimostranti interni come contro-argomento rispetto all'idea che Washington sia motivata dalla sua preoccupazione per i diritti umani in Iran.

 

Secondo la vostra logica, avremmo dovuto fissare un Consiglio di Sicurezza dopo i ben noti eventi a Ferguson” ha detto l’ambasciatore russo in USA Vasily Nebenzya, affrontando la delegazione statunitense.

 

Anche l’Iran ha sostenuto che la questione era un affare interno e non una cosa di cui le Nazioni Unite dovessero occuparsi, e la Cina è stata d’accordo, il suo ambasciatore l'ha definita  una “questione interna”.

 

Il presidente francese Emmanuel Macron si è spinto al punto di accusare gli USA, Israele e l’Arabia Saudita di voler provocare la guerra all’Iran.

 

“La linea ufficiale perseguita da Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita, che sotto diversi aspetti sono nostri alleati, ci potrebbe condurre dritti alla guerra” ha detto Macron ai giornalisti, secondo la Reuters.

 

Al contrario, Macron ha esortato al dialogo con Teheran e messo in guardia contro l’approccio adottato dai Paesi di cui sopra.

 

Il presidente turco Pecep Tayyip Erdogan è giunto anche lui in soccorso dell’Iran durante le proteste, con il Ministro turco degli Esteri Mevlut Cavusigku che dichiarava apertamente:

 

“La stabilità dell’Iran è importante per noi.. ci opponiamo a un intervento estero in Iran”.

 

Alla fine dell’anno scorso, Erdogan dichiarò che le sanzioni statunitensi all’Iran non erano vincolanti per la Turchia, che avrebbe cercato di aggirarle. A quel tempo Hurryet News riportava le parole di Erdogan: “Il mondo non è composto dai soli Stati Uniti”.

 

Il declino dell’influenza americana si è rivelato più apertamente durante il flop del recente viaggio di Donald Trump a Gerusalemme, che ha visto l’amministrazione Trump profferire severe minacce al mondo intero, avvertendo tutti che dovevano votare a favore degli interessi di Washington alle Nazioni Unite. Il mondo in maggioranza ha scelto di ignorare tali minacce e presentare agli Stati Uniti un gigantesco “dito medio”, per così dire,  votando in larga maggioranza contro la posizione dell’amministrazione Trump.

 

Anche se Washington è perfettamente in grado di attaccare unilateralmente altri Paesi, sia in segreto che apertamente, sostenuta da una lista di alleati che va sempre più assottigliandosi, quello che diventa sempre più evidente è che non potrà più farlo senza un’opposizione attiva da parte del resto del mondo, incluse potenze nucleari come Russia e Cina, che rifiutano di rimanere in silenzio mentre gli USA provano a plasmare il mondo secondo i propri desideri geopolitici.

 

 

21/12/17

Le armi passano di mano dalla CIA all’ISIS in meno di due mesi

Come documenta Zero Hedge, i media mainstream fingono di accorgersi solo oggi che le armi segretamente fornite dal governo USA ai ribelli siriani finivano regolarmente nelle mani dei terroristi islamici. Dopo aver ridicolizzato in passato qualsiasi legame tra il sostegno USA ai “ribelli moderati” e gli armamenti a disposizione dei terroristi, oggi riconoscono lo schema, riducendolo però a un disguido dovuto a carenze nei controlli. In realtà che il flusso di armi dal governo americano ai ribelli passasse da questi all’ISIS era noto almeno dal 2014, e nonostante ciò l’intelligence americana alla guida di Obama continuava ad alimentarlo, sperando che potesse servire per destabilizzare il legittimo governo siriano di Assad.

 

 

Di Zero Hedge, 15 Dicembre 2017

 

 

I media mainstream nel 2013: "Complottisti!"

I media mainstream nel 2017: "l’ISIS ha un potente missile acquistato dalla CIA!"

 

 

Con anni di ritardo, i media mainstream come USA Today, la Reuters e BuzzFeed pubblicano “attualissimi” ed “esclusivi” report che dettagliano come un vasto arsenale militare inviato in Siria dalla CIA in collaborazione con alleati USA ha alimentato la rapida crescita dell’ISIS. La storia raccontata da BuzzFeed si intitola “Effetto Boomerang: l’ISIS ha un potente missile che la CIA aveva segretamente acquistato in Bulgaria”, e comincia facendo riferimento a un “nuovo rapporto su come l’ISIS ha costruito il suo arsenale, che sottolinea come le munizione comprate dagli Stati Uniti, destinate ai ribelli siriani, siano finite nelle mani di gruppi di terroristi”.

 

La storia originale a cui fanno riferimento BuzzFeed e altri media arriva da una organizzazione indipendente di ricerca sugli armamenti con sede nel Regno Unito, nota come Ricerca sugli Armamenti dei Conflitti (CAR), che ha impiegato un team di esperti in armi e munizioni sul campo del Medio Oriente per anni, per esaminare armi ed equipaggiamenti recuperati dall’ISIS e da altri gruppi terroristi in Iraq e in Siria. Grazie ai numeri seriali, ai numeri di spedizione sugli imballaggi e ad altri dati affidabili disponibili, gli esperti del CAR hanno iniziato a determinare che fin dal 2013 e 2014 buona parte dei sistemi avanzati di armamenti dello Stato Islamico erano chiaramente stati acquistati dagli Stati Uniti e dall’Occidente.

 

“Il rifornimento di materiale nell’ambito del conflitto siriano da parte di paesi stranieri – in particolare gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita – ha permesso indirettamente all’ISIS di ottenere sostanziali quantità di munizioni anti-corazza” dice il rapporto del CAR. “Queste armi includono missili guidati anti-carro e molte varietà di razzi con doppie testate, progettate per penetrare le moderne corazze difensive”.



Fonte della foto: CAR



Un missile PG-9 modificato per adattarsi a un sistema lanciarazzi Modello 2. Prodotto nel 2016 in Romania, esportato negli Stati Uniti e ritrovato a Mosul nel Settembre 2017. Fonte: CAR

 

Lo studio rivela inoltre che in un caso particolare, la consegna di un sistema missilistico avanzato, le attrezzature sono passate di mano dall’intelligence USA ai gruppi “moderati” siriani e da questi all’ISIS in due mesi. Benché questo rapporto stia suscitando shock e confusione tra gli esperti, lo stesso gruppo di ricerca sugli armamenti in realtà aveva pubblicato rapporti simili e simili conclusioni riguardo al conflitto in Siria già anni fa.

 

Per esempio, un precedente rapporto del CAR del 2014 rivelava che missili anti-carro di origini balcaniche che erano stati recuperati da combattenti ISIS erano identici a quelli inviati nel 2013 a forze ribelli siriane nell’ambito di un programma della CIA.

 

E le schiaccianti pubblicazioni del CAR che rivelavano questi antipatici fatti sono andate avanti per anni, ma sono state per lo più ignorate e sottaciute dagli analisti e dai media mainstream, troppo occupati a celebrare il sostegno USA ai “ribelli” siriani, dipinti come romantici rivoluzionari che lottano per sconfiggere Assad e il suo governo di nazionalisti secolari. Naturalmente, questa storia è vecchia per chi legge Zero Hedge o gli innumerevoli rapporti indipendenti che hanno da tempo rivelato la verità riguardo alla “guerra sporca” segreta condotta in Siria fin dall’inizio.

 

Anche se all’improvviso è diventato accettabile e attraente ammettere – come fa un recente titolo della BBC (“I Jihadisti che pagate”) – che il programma segreto degli USA e dell’Arabia Saudita in Siria ha alimentato l’ascesa dell’ISIS e di altri gruppi terroristi legati ad Al-Qaeda, bisogna ricordare che solo poco tempo fa i media mainstream mettevano apertamente alla berlina gli analisti e gli scrittori che osavano mettere in relazione il massiccio e segreto programma occidentale di aiuto ai ribelli siriani con gli insorti di Al-Qaeda che ne avevano così chiaramente beneficiato.

 

Quando era giunta alla ribalta la notizia del rapporto della Defence Intelligence Agency del 2012 – che descriveva il “Principato Salafita” o lo “Stato Islamico” come una risorsa strategica che avrebbe potuto essere utilizzata dalla coalizione occidentale in Siria “per isolare il regime siriano”, i media americani respinsero quella che ai tempi venne etichettata come una “teoria complottistica” nonostante fosse provata da un rapporto dell’intelligence USA reso disponibile al pubblico.

 

Per esempio il Daily Beast  ridicolizzò quella che definì la “Teoria Complottistica ISIS che ha inghiottito il Web” – arrivando a descrivere coloro che analizzavano il documento di intelligence del Pentagono come degli squilibrati di estrema destra o estrema sinistra. E questo nonostante il documento venisse preso molto seriamente e analizzato in profondità da alcuni dei migliori esperti mondiali del Medio Oriente e da giornalisti investigativi di testate estere come il London Review of Books, The GuardianDer Spiegel , così come RT e Al Jazeera.

 



Gli errori del Daily Beast del 2015

 

E invece ancora una volta le “teorie complottiste” si sono confermate “fatti complottisti”: il nuovo report del CAR uscito questa settimana è il risultato di tre anni di indagini sul territorio che hanno prodotto prove su 40.000 oggetti militari recuperati dall’ISIS tra gli anni 2014 e 2017. Le sue conclusioni sono scientifiche, esaustive e irrefutabili.

 



 

Il lungo rapporto conferma quanto venne affermato da Alastair Crooke, ex spia dell’MI6 e diplomatico inglese – ossia che la CIA ha stabilito le basi per una sorta di “supermercato jihadista” – al quale l’ISIS ha un accesso semplice e immediato. Crooke notava che il programma di armamenti era impostato avendo in mente una “negazione plausibile”, il che avrebbe permesso ai suoi sponsor dell’intelligence americana di essere protetti da qualunque futura persecuzione legale o imbarazzo pubblico. In un’intervista del 2015 alla BBC, Crooke faceva notare che “l’occidente non consegna le armi direttamente ad al-Qaeda e nemmeno all’ISIS… ma il sistema che ha costruito ha precisamente questo fine”.

 

Questo meccanismo permette a BuzzFeedUSA Today, e altri di pubblicare la notizia bomba, ma di continuare a smorzare il suo significato, enfatizzando aspetti come le “carenze nella vigilanza e nella regolamentazione” e contemporaneamente sottolineando la natura “accidentale” del fatto che i missili forniti dagli USA siano “finiti” nelle mani dei terroristi dell’ISIS.

 

Il taglio dato da BuzzFeed del rapporto del CAR sugli armamenti è sintetizzato dall’introduzione al relativo articolo.

 

“Un missile anticarro teleguidato è finito nelle mani dei terroristi dell’ISIS meno di due mesi dopo che il governo USA l’aveva acquistato, alla fine del 2015 – fatto che evidenzia le carenze nella vigilanza e nella regolamentazione del programma segreto americano di armamenti, secondo le informazioni pubblicate giovedì dal gruppo di monitoraggio delle armi CAR.

 

Nonostante il rapporto dica che il missile è stato acquistato dall’esercito USA tramite un contrattista, BuzzFeed News ha appreso che il vero cliente sembra essere stato la CIA. Il missile fa parte dell’operazione top-secret dell’agenzia di spionaggio per armare i ribelli in Siria in opposizione alle forze del Presidente Siriano Bashar al-Assad. Il missile è finito nelle mani dei combattenti dell’ISIS in Iraq, secondo il rapporto.

 

La CIA non ha voluto rilasciare commenti riguardo al programma, risalente all’era Obama e che è stato cancellato dal Presidente Trump in luglio, di sostenere i ribelli siriani. Il Pentagono non ha fornito informazioni in tempo perché venissero pubblicate.

 

Il missile è il pezzo di un puzzle critico, che viene risolto solo ora che l’ISIS è in rotta: come ha fatto il vasto gruppo terrorista ad armare la sua macchina da guerra? Il CAR ha impiegato tre anni per seguire le tracce delle armi dell’ISIS quando venivano recuperate dalle forze di Iraq, Siria e dai Curdi – e ha scoperto che quanto avvenuto per il missile non è un’eccezione. Al contrario, il gruppo terroristico è riuscito a mettere le mani su “sostanziali quantità di munizioni anti-corazza” provenienti da armi fornite alle forze di opposizione siriane dagli USA o dall’Arabia Saudita”.

 



 

Il missile anti-carro recuperato dall’ISIS nel febbraio 2016. Veniva dall’esercito USA nel dicembre 2015. Fonte dell’immagine: CAR, “Armi dello Stato Islamico” via BuzzFeed

 

Ma qualche astuto osservatore potrebbe aver notato l’importanza della data di acquisto da parte della CIA del missile anti-carro in esame: “Un missile guidato anti-carro è finito nelle mani dei terroristi dell’ISIS meno di due mesi dopo che il governo USA l’aveva acquistato alla fine del 2015”. Come precedentemente sottolineato, il gruppo di esperti del CAR aveva già documentato il trend di armi consegnate dalla CIA sul territorio di guerra siriano e finite ai combattenti dell’ISIS fin dal settembre 2014. Oltre a questo studio del 2014, un flusso apparentemente infinito di articoli di anni prima, pubblicati da media indipendenti e internazionali, hanno sottolineato il fatto che l’ISIS cresceva e prosperava grazie alle spedizioni di armi segrete da parte dell’occidenti e degli stati del Golfo.

 

Ciò significa che la CIA e gli analisti del governo sapevano perfettamente dove finivano le armi in tempo reale, ma proseguivano ugualmente il loro programma. Come disse a Mehdi Hasan di Al Jazeera l’ex capo dell’intelligence del Pentagono Michael Flynn in un’intervista incredibilmente trasparente nell’estate del 2015 (molto prima che Flynn facesse parte della campagna di Trump), il sostegno della Casa Bianca ai radicali jihadisti (che sarebbero poi emersi come ISIS e al-Nusra/HTS) contro il governo siriano era quasi certamente “una decisione intenzionale”.

https://www.youtube.com/watch?v=y1oEoCRkLRI&feature=youtu.be

Perciò il generale Flynn nell’estate del 2015, nelle vesti di ufficiale militare da poco in pensione, metteva in guardia in maniera esplicita sul fatto che le armi fornite dagli USA in Siria stavano finendo all’ISIS, ad al-Qaeda, e ad altri jihadisti. Tutto questo era talmente noto a quei tempi che poteva essere dichiarato apertamente da un ufficiale di alto rango in pensione in un importante programma televisivo internazionale. Flynn dichiarò anche qualcosa di simile sia al Seymour Hersh, sia al New York Times nel 2015.

 

Ma cosa fecero la CIA e le agenzie di intelligence alleate? Continuarono ad armare gli insorti jihadisti in Siria, tentando di rovesciare Assad. Questa fu davvero una “decisione intenzionale” come affermato da Flynn a non semplicemente “carenze nella sorveglianza e nella regolamentazione” come BuzzFeed vorrebbe ora farci credere.

 

11/02/17

L'Indicibile: Il libro nero del capitalismo imperialista

Il sito CounterPunch pubblica una esauriente critica “da sinistra” all’amministrazione Trump. P. Street, invece di identificare semplicemente Trump col male, contrapposto a Obama, il bene, racconta più onestamente gli orrori imperialisti della politica estera USA, perpetrati da Obama e che Trump sembra voler proseguire. La maniera migliore di disinnescare razzismo, terrorismo, odio e migrazioni di massa, è che gli USA smettano di innescare guerre e violenze nei paesi musulmani, come fanno da almeno più di 20 anni a questa parte.

 

di Paul Street, 3 febbraio 2017

I giornalisti americani "mainstream" che vogliono conservare i loro stipendi e il loro prestigio sanno che devono riferire gli avvenimenti in modo da non mettere in discussione il tabù della selvaggia e implacabile criminalità imperialista della nazione e del regime di disuguaglianza e oppressione che ne sta alla base. Questi argomenti sono considerati off-limits, in quanto travalicano gli angusti confini delle discussioni considerate educate ed accettabili. I commentatori e i giornalisti seri hanno il buonsenso - profondamente indottrinato - di evitare questi argomenti.

 “Abbiamo fatto abbastanza come Nazione”

Un esempio eccellente è un recente report della CNN su come lo stop all’immigrazione musulmana del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump si ripercuote sulla piccola città di Rutland, Vermont.

Un giornalista della CNN ha intervistato due persone di parere opposto sull'accoglienza dei rifugiati siriani a Rutland. Il primo intervistato è stato il sindaco della città, Chris Louras, che sta cercando di fare di Rutland un hub di reinsediamento di rifugiati che nel 2017 dovrebbe accogliere 25 famiglie siriane.  Alla domanda sul perché spingesse per questa iniziativa, il sindaco ha citato l’interesse umanitario ("è la cosa giusta da fare"), ma ha anche (e soprattutto) accennato a considerazioni economiche. Il tasso di disoccupazione di Rutland, del 3 per cento, è "pericolosamente basso", il che rende difficile alle imprese trovare lavoratori e quindi inibisce gli investimenti e "la crescita", ha detto il sindaco alla CNN.

La CNN ha inoltre intervistato il medico di Rutland Timothy Cook, un fan di Trump e contrario al piano di reinsediamento dei rifugiati del sindaco. "Penso che abbiamo fatto abbastanza come Nazione", ha detto Cook alla CNN. "Io sono allo stremo e questa nazione è allo stremo. Abbiamo bisogno in primo luogo di risolvere i nostri problemi e solo allora possiamo vedere se possiamo salvare il resto del mondo". Cook naturalmente approva lo stop all’immigrazione di Trump.

Capitalismo, lezione 1

Un buon report, ma bisogna notare quello che rimane, per citare il titolo dell'ultimo libro di Chris Hedge, Unspeakable (Indicibile, ndt). L’argomento innominabile è la fiducia del capitalismo in quello che Karl Marx chiamava "l'esercito industriale di riserva" – una massa di disoccupati in cerca di lavoro sufficientemente grande da mantenere basso il prezzo della forza-lavoro per garantire che lo sfruttamento della classe operaia rimanga profittevole. È impensabile che Rutland possa considerare di diventare un polo di attrazione per la manodopera aumentando il salario minimo locale a 15 dollari l'ora? Purtroppo, probabilmente è impensabile, perché i datori di lavoro locali – tra cui la multinazionale globale General Electric (GE), beneficiaria di agevolazioni alle imprese e di appalti per la “Difesa", che impiega più di un migliaio di operai in due impianti a Rutland – desidera mantenere i salari più bassi possibile, in modo da mantenere  un "accettabile" tasso di profitto.  Aumentare l’ "esercito di riserva" e far crescere la base imponibile delle imposte locali.

Siamo certi che Louras non vuole che GE sposti i suoi impianti di Rutland altrove per cercare manodopera più a buon prezzo. Questi sono i concetti di base dell’economia capitalistica del lavoro e dello strapotere delle multinazionali.

Cannoni contro Burro: La morte spirituale

Un secondo argomento dimenticato è il ruolo del militarismo USA nel ridurre l’America allo stremo. Non rientra nei parametri delle argomentazioni accettabili far notare che la nazione viene impoverita, e non poco, dall’immenso budget del pentagono (il 54% della spesa federale discrezionale), che sostiene l’impero globale che ha creato caos, ha alimentato il jihadismo e ha generato enormi flussi migratori da paesi come l’Iraq, lo Yemen, il Sudan, la Libia, la Siria e l’Iran (sul quale torneremo poi), tutti paesi nella lista del blocco di Trump. Si tratta di un argomento tabù sui media tradizionali: il ruolo delle spese militari nel minare la società americana dall’interno.

Hedges lo esprime bene nel seguente dialogo su Unspeakable, una raccolta di interviste col giornalista di sinistra David Talbot:
Talbot: “[Bernie Sanders] ha promesso di imporre tasse più alte ai ricchi e agli speculatori di Wall Street.”

Hedges: “Sì, ma se non mettiamo la spesa militare sotto controllo siamo finiti… Le nostre infrastrutture, il nostro sistema pubblico di istruzione, i nostri servizi sociali – tutto cade a pezzi per una ragione, non ci sono soldi per mantenerli. Vengono tutti consumati dalla macchina da guerra. E Sanders non ha nemmeno sfiorato il complesso militare-industriale. Sarebbe stato un suicidio politico… non ci sarà socialismo vero finché non smantelleremo l’imperialismo e non taglieremo drasticamente la spesa militare. Martin Luther King l’aveva capito.”

E pensate a cosa è successo a King, che è stato assassinato esattamente un anno dopo aver pronunciato un celebre discorso nel quale stabiliva una profonda connessione tra la sua lotta  alla povertà e al razzismo all'interno e la sua opposizione alle guerre americane nel sudest asiatico. Spiegando la sua decisione di seguire la sua coscienza e condannare il militarismo USA, King disse:
“So che l’America non investirà mai i fondi o le energie necessari alla riabilitazione dei poveri fintanto che avventure come quella in Vietnam continueranno a drenare uomini, capacità e denaro come un diabolico aspirapolvere distruttivo. Perciò sento il bisogno sempre più forte di condannare la guerra come nemica dei poveri e di attaccarla in quanto tale… Una nazione che continua, anno dopo anno, a spendere più soldi in spese militari che sui programmi di elevazione sociale,” ammoniva King, “si avvicina alla morte spirituale” .

Ma non limitiamoci ai socialisti radicali passati (King) e presenti (Hedges). Nel suo recente e magistrale studio sulla schiacciante concentrazione di poteri dello “stato profondo" -  poteri delle multinazionali, della finanza e dell'amministrazione di governo, che controllano la società americana dall'interno, ben oltre la pagliacciata elettorale americana che si ripete ogni 4 anni - l’ex membro dello staff repubblicano al Congresso,  Mike Lofgren, osserva che gli USA soffrono di povertà diffusa, infrastrutture decrepite, sistema sanitario inadeguato, e servizi pubblici carenti (scuole, trasporti, e altro) non perché il governo non abbia i soldi, ma perché troppi di questi soldi vengono spesi per servire interessi particolari. In cima a questi interessi particolari c’è l’enorme complesso militare-industriale del Paese, finanziato da un budget del Pentagono che rappresenta più della metà della spesa discrezionale federale e circa la metà della spesa militare mondiale. Come fa notare Lofgren nel suo libro fondamentale The Deep State: The Fall of the Constitution and the Rise of a Shadow Government (2016):
"Anche mentre i commentatori denunciano un governo incapace che non ha i soldi, la volontà o la competenza per riparare le nostre strade e i nostri ponti, per curare i nostri veterani di guerra o perfino per allestire un sito web di assistenza sanitaria, ci sono sempre abbastanza soldi e volontà, e forse un minimo di competenza, per rovesciare i governi stranieri, per combattere la guerra più lunga nella storia degli Stati Uniti e per controllare a tappeto tutta la superficie del pianeta (p. 4)... È come se, mentre la città di Roma si disintegrava dall'interno e gli acquedotti necessari alla sopravvivenza che scendevano dalle colline cominciavano a sgretolarsi,  il Vallo di Adriano fosse ancora interamente presidiato e le fortificazioni lungo il confine con la Germania fossero più forti che mai, ". (p.216)

Una storia documentata di terrorismo

Innominabile è anche la criminalità che l'Impero americano – accuratamente descritto da Martin Luther King nel 1967 come "il più grande fomentatore di violenza nel mondo" – esporta all'estero. È impensabile che la CNN possa sfidare la nozione di Cook secondo cui gli Stati Uniti sono una nazione che cerca di "salvare il resto del mondo."

Si dovrebbe affrontare il ruolo di Washington nella devastazione criminale  proprio di alcune delle nazioni da cui Trump ha tentato di bandire i viaggiatori e i rifugiati. L’Iraq, che è l’esempio migliore, è stato soggetto a due invasioni USA che si sono tradotte in omicidi di massa, un'occupazione durata un decennio, e  sanzioni economiche letali che hanno contribuito a sterminare milioni di persone, mutilare milioni di persone, e metterne in fuga altrettante.

Lo Yemen è stato devastato da raid aerei congiunti americani e sauditi, dalle Forze Speciali USA e dagli attacchi dei droni USA.

Il Sudan è stato a lungo seviziato dagli USA, che hanno giocato un ruolo fondamentale nella sua dissoluzione politica e nella guerra civile.

La Libia è collassata sotto le bombe degli USA e della NATO, facendo precipitare il paese nella guerra civile e nella jihad.

La Siria è stata lacerata da una guerra civile tremendamente cruenta che Washington ha alimentato, insieme al jihadismo, che gli Stati Uniti e suoi alleati arabi e pakistani ricchi di petrolio hanno contribuito a diffondere, lì e in tutto il mondo musulmano.

"Durante la sua campagna," ha riferito la CNN quando il Presidente ha annunciato il suo stop all’immigrazione, "Trump aveva giurato che avrebbe vietato l’ingresso agli immigrati musulmani provenienti da paesi con una 'storia provata' di terrorismo contro gli Stati Uniti o i suoi alleati".

Orwell avrebbe apprezzato questa affermazione, alla luce della storia comprovata degli Stati Uniti di superpotenza pluriomicida e terrorista contro gli stati a cui ora Trump ha imposto il suo bando.

Meriti di Servizio 

I giornalisti o altre persone alla ricerca di questa storia potrebbero volgersi indietro a rivedere l'incidente del 3 luglio 1988, in cui la nave da guerra USA Vincennes abbatté un aereo di linea civile iraniano (Iranian Air Fight 655) con un missile cruise teleguidato, uccidendo tutte le 300 persone a bordo, 71 dei quali erano bambini. Questo mostruoso assalto è stato perpetrato nello spazio aereo iraniano, sorvolando le acque territoriali dell'Iran nel Golfo Persico. Sei anni più tardi, la Marina ha premiato con una medaglia per “Meriti di Servizio” il comandante della Vincennes, il capitano Will Rogers III e il suo ufficiale, il tenente commodoro Scott E. Lustig.

Probabilmente gli iraniani si ricorderanno di quell’orrendo crimine, ora che Trump sta minacciando di guerra Teheran. Il Consigliere alla Sicurezza Nazionale del nuovo Presidente fascista, Michael Flynn, ha "comunicato ufficialmente"  all'Iran che Washington sta valutando delle azioni contro il paese. Flynn dice che "stiamo valutando tutta una serie di opzioni".  Nel frattempo, navi da guerra americane, britanniche, francesi e australiane, sono impegnate in "manovre navali" provocatorie lungo le coste dell'Iran.

Autostrada della morte

I giornalisti o altre persone alla ricerca di storie verificate di terrorismo potrebbero anche riflettere sull’orrenda carneficina causata dall’esercito degli Stati Uniti sulla famigerata “autostrada della morte”, dove le forze USA hanno massacrato decine di migliaia di truppe irachene arrese e in ritirata dal Kuwait  il 26 e 27 febbraio 1991.  Il giornalista Libanese-americano Joyce Chediac ha testimoniato che:
“L’Aviazione statunitense ha intrappolato i lunghi convogli mettendo fuori uso i veicoli di testa e di coda e poi ha martellato per ore gli automezzi in coda.  ' È stato come sparare a dei pesci in un barile,' ha detto un pilota USA. Su... chilometri di autostrada sulla costa,  le unità militari irachene giacevano in un riposo raccapricciante, scheletri bruciati di veicoli e di uomini, neri e terribili sotto il sole... Le forze statunitensi hanno continuato a far piovere bombe sui convogli, fino a quando tutti gli esseri umani sono stati uccisi. Passavano così tanti caccia sopra l’autostrada, che si è creato un ingorgo di traffico aereo, e i controllori di volo temevano collisioni a mezz'aria... Le vittime non offrivano resistenza... è stato semplicemente un massacro unilaterale di decine di migliaia di persone che non avevano alcuna possibilità di reagire o difendersi. "

Secondo il racconto di Wikipedia, ricco di fonti:
"Gli aerei A-6 Intruder del 3° Marine Aircraft Wing hanno bloccato l’autostrada 80, bombardando una colonna enorme di veicoli composta per la maggior parte di forze dell'esercito regolare iracheno con bombe a grappolo Mk 20 Rockeye II, in pratica intrappolando le forze irachene in un enorme ingorgo che diventava un bersaglio immobile per gli attacchi aerei successivi... il giornalista Robert Fisk... 'ha perso il conto dei cadaveri iracheni ammucchiati in macerie fumanti o accasciati con la faccia nella sabbia' presso il sito principale e [ha visto] centinaia di cadaveri sparsi lungo la strada fino al confine iracheno... alcune stime indipendenti quantificano in 10.000 o più le vittime (anche 'decine di migliaia')."

 “Le qualità dell'umiltà, moderazione e sobrietà”

A dire la verità,  ammassando cadaveri di iracheni e musulmani all’inizio del 1991, lo Zio Sam si stava solo riscaldando. Washinton ancora non aveva imposto le sanzioni economiche che hanno ucciso almeno un milione di iracheni né aveva iniziato la sua invasione del 2003, che ha ucciso almeno un altro milione di persone e devastato l’Iraq fino a un punto di non ritorno. Doveva ancora devastare la città irachena di Fallujah (ci torneremo dopo), come avrebbe poi fatto nel 2004, utilizzando (tra l’altro) armi radioattive che avrebbero causato un’epidemia di leucemia infantile.  Non aveva ancora lanciato l'imponente “guerra dei droni” di Obama in tutto il mondo islamico, che Noam Chomsky ha recentemente definito “la più diffusa campagna di terrorismo  globale che il mondo abbia mai visto”. Non aveva ancora ucciso migliaia e migliaia di innocenti abitanti dei villaggi e contadini dell’Afghanistan. Non aveva ancora preso di mira un ospedale di “Medici senza Frontiere”,  bombardandolo ripetutamente, o adottato il sistema di torture e violenze sessuali di iracheni e altri musulmani, bambini inclusi, in luoghi come Abu Ghraib, Guantanamo, e la base dell’Air Force di Begram.

 

"La nostra sicurezza ",  ha detto Barack Obama durante il suo primo discorso inaugurale, "viene dalle... qualità dell'umiltà, moderazione e sobrietà ".  Nessun serio commentatori americano "mainstream" ha osato mettere in discussione il linguaggio orwelliano del discorso del nuovo presidente. Lo Zio Sam non fa mai alcun male agli occhi degli indottrinati e/o timorosi media statunitensi  o delle "élite" culturali.

Lo stesso silenzio assordante dei media si è  sentito quando George H.W. Bush ha dichiarato quanto segue, meno di un anno dopo che le sue forze armate aeree avevano trasformato la vasta distesa di un blocco autostradale provocato in un monumento epico alla criminalità imperiale unilaterale: "un mondo una volta diviso in due fazioni armate contrapposte ora riconosce una sola potenza dominante, gli Stati Uniti d'America. E non ha paura di questo. Perché il mondo si fida della nostra potenza, e il mondo ha ragione. Si fidano di noi perché siamo giusti e moderati. Hanno fiducia che noi saremo dalla parte dell’onestà".

 “Le strade di Fallujah”

In quanto presunto candidato alla presidenza, l’allora senatore Obama parlo così al Chicago Council on Global Affairs nell'autunno del 2006: "il popolo americano è stato straordinariamente risoluto [nel sostegno all'occupazione dell'Iraq]... Ha visto i propri figli e figlie uccisi o feriti nelle strade di Fallujah "(il grassetto è mio).

E' stata una scelta agghiacciante. Fallujah è stata il teatro di colossali atrocità di guerra da parte delle forze armate USA nell'aprile e nel novembre del 2004. I crimini hanno riguardato il massacro indiscriminato di civili, aver preso di mira ambulanze e ospedali e in pratica l’aver raso al suolo l'intera città. La città è stata distrutta per servire da esempio del terrore che avrebbero dovuto affrontare coloro che avessero osato resistere alla potenza degli Stati Uniti. Non sorprende che nel mondo arabo e musulmano Fallujah sia diventata un simbolo potente ed immediato dell'imperialismo americano. E' stata una scelta profondamente provocatoria e offensiva da parte di Obama, averla portata ad esempio del sacrificio americano e della "risolutezza " nell'occupazione imperialista dell'Iraq.

Una scena scioccante

Obama avrebbe poi scritto il proprio nome nel libro nero del terrorismo imperiale USA, dicendo poi ai suoi assistenti alla Casa Bianca che "viene fuori che sono abbastanza bravo a uccidere la gente" mentre ordinava un programma di droni poi diventato  "la campagna terrorista più estrema dei tempi moderni" (Noam Chomsky).  Tra le molte scene raccapriccianti che Obama porterà nella sua confortevole tomba, una risale all'inizio della sua presidenza, nella prima settimana di maggio 2009, quando un attacco dell’aviazione USA uccise più di 120 civili a Bola Boluk, un villaggio nella provincia di Farah dell'Afghanistan occidentale. 93 degli abitanti del villaggio morti dilaniati da esplosivi USA erano bambini. Solo 22 erano maschi maggiorenni. Come scrisse il New York Times:
"Mercoledì  in una telefonata col viva voce  ... al Parlamento afgano, il governatore della provincia di Farah, Rohul Amin, ha detto che secondo un parlamentare, Mohammad Naim Farahi, oltre 130 civili erano stati uccisi, ... Il governatore ha detto che gli abitanti del villaggio avevano portato due rimorchi pieni di brandelli di corpi umani nel suo ufficio per dimostrare c'erano state tante vittime... Tutti piangevano... guardando quella scena scioccante. " Farahi ha detto di aver parlato a qualcuno che conosceva personalmente e che aveva contato 113 seppellimenti, tra cui... molte donne e bambini "(New York Times, 6 maggio 2009).

La risposta iniziale del Pentagono di Obama a questo terribile incidente — uno fra le molti stragi di massa di civili da parte dell’aviazione USA in Afghanistan e Pakistan dall’inizio dell'autunno del 2001 — è stata di attribuire la responsabilità di quelle morti alle "granate talebane." Il Segretario di Stato di Obama, Hillary Clinton, espresse "rammarico" per la perdita di vite innocenti, ma l'amministrazione si rifiutò di presentare scuse o di riconoscere le responsabilità USA. Per fare un paragone, Obama aveva appena offerto le proprie profonde scuse e aveva licenziato un funzionario della Casa Bianca per aver spaventato i newyorkesi con un incauto sorvolo aereo fotografico di Manhattan dell’Air Force One in ricordo dell’11 settembre.

"Nobel per la pace? È un assassino".  Così ha detto un giovane Pashtun a un giornalista inglese di Al Jazeera il 10 dicembre 2009 — il giorno in cui a Obama è stato dato il premio Nobel per la Pace. "L'uomo", ha scritto il reporter, "parlava dal villaggio di Armal, dove una grande folla si era radunata intorno ai corpi di dodici persone, appartenenti ad un’unica famiglia, tutti uccisi dalle forze speciali durante un raid notturno."

Uccidere una famiglia, uno alla volta

Cinque mesi più tardi, Obama avrebbe ordinato alla CIA di assassinare un cittadino americano in Yemen, il carismatico religioso islamico Anwar al-Awlaki. Il religioso è stato ucciso da un attacco di un drone nel settembre 2011, "nonostante il fatto che non fosse mai stato accusato di (figuriamoci condannato per) nessun crimine" (Glenn Greenwald), ma il desiderio di Obama di uccidere gli al-Awlaki bruciava ancora. Due settimane più tardi, un nuovissimo drone CIA ha ucciso il figlio di 16 anni del religioso, nato in America, Abdulrahman, "insieme al cugino di 17 anni e a diversi altri yemeniti innocenti".

È bello sentire che Obama ha espresso il suo sostegno alle proteste di massa dei musulmani contro il divieto di immigrazione di Trump, ma è difficile credere che potrebbe fregargliene qualcosa delle vite musulmane alla luce della sua sanguinosa politica estera in Medio Oriente, in Africa settentrionale e in Asia sud-occidentale.

Domenica scorsa Herr Trump ha ordinato un raid di droni d'assalto e di commando in Yemen.  L'operazione era stata progettata dall'amministrazione Obama e passata al nuovo Presidente. Ha ucciso 30 persone.  Tra gli assassinati: la figlia di 8 anni di Anwar, e la sorellina di Abdulrahman. E’ morta dissanguata due ore dopo che un guerriero delle forze speciali le ha sparato al collo. Chiamiamolo il primo sangue imperiale della bestia dai capelli arancione, versato grazie a un grande assist dal precedente capo-killer di bambini, Barack Obama.

 “Che diavolo sta succedendo”

Da candidato, Trump disse che voleva un divieto per i musulmani “fino a quando non capiremo che diavolo sta succedendo”, che causa paura e odio per gli Stati Uniti nel mondo musulmano. Come se ci fosse qualcosa di misterioso a riguardo.

Repulsione selettiva

Nella loro incessante copertura delle proteste di massa contro un leader americano della destra fascista che doveva parlare presso il campus della Università della California a Berkeley lo scorso mercoledì sera, i presentatori e i commentatori della CNN erano inorriditi nel vedere delle finestre rotte e un falò appiccato dagli anarchici Black Bloc. La CNN e il resto dei media mainstream devono ancora mandare in onda un seppur minimo accenno di repulsione per l'omicidio, da parte  di Obama e di  Trump, di 30 persone nello Yemen, tra cui molte donne e ragazzi e una bambina di 8 anni. Riesce a sfuggire al disgusto dei media anche la recente escalation di violenza della polizia di stato contro gli eroici protettori dell’acqua e del clima a Standing Rock.

 “Abbiamo fatto abbastanza”

Quindi, sì, Timothy Cook e CNN, "Abbiamo fatto abbastanza come Paese" – Be', come impero omicida– non "per il", ma piuttosto “al” mondo musulmano. Con "soccorritori" come lo zio Sam, che bisogno c’era del terzo Reich?

"Risolvere prima i nostri problemi "?  Potrebbe sorprendere molti americani obnubilati dai mass-media mainstream che spostare il denaro delle tasse dalla macchina di guerra degli Stati Uniti (il più grande agente del riscaldamento del pianeta  e bruciatore di carbone istituzionale che ci sia al mondo, tra l'altro) al soddisfacimento dei bisogni sociali e civili di base in "patria" (un bel termine imperiale incantevole), aiuterebbe contemporaneamente gli Stati Uniti e i cittadini del mondo a risolvere un grande problema che tutti condividono: il militarismo e l'imperialismo americano.

L’Impero, vale la pena ricordarlo, è un grande redistributore di ricchezza e potere verso l'alto, una cosa da tenere a mente in una nazione (ossia gli Stati Uniti) dove il millesimo superiore (lo 0,1% più ricco) possiede la stessa ricchezza del 90% più povero. Come Noam Chomsky ha fatto notare nel 1969:
"ci sono, certamente, costi dell'impero che non vanno a beneficio di nessuno: 50.000 cadaveri americani o il deterioramento  dell'economia degli Stati Uniti rispetto al suoi rivali industriali. I costi dell'Impero per la società imperiale nel suo complesso possono essere considerevoli. Questi costi, tuttavia, sono costi sociali, mentre, ad esempio, i profitti degli investimenti all'estero garantiti dai successi militari, sono altamente concentrati in determinati speciali settori della società. I costi dell'impero vengono in genere distribuiti nella società intera, mentre i profitti finiscono solo a pochi."

Nel frattempo, ecco qualcosa che CNN non dirà mai a Donald Trump, al suo fan Cook e ai molti democratici e repubblicani che sono stati addestrati a infilare la testa in una sabbia orwelliana per quanto riguarda i crimini della nostra superpotenza:  il modo più semplice e sicuro per arginare il flusso dei rifugiati musulmani è  smettere di intraprendere guerre criminali contro i paesi musulmani. Le grandissime risorse dei contribuenti sperperate in queste guerre ingiustificate e razziste,  invece, dovrebbero essere date alle nazioni che gli Stati Uniti e la NATO hanno distrutto – e per affrontare i bisogni sociali, civici e ambientali negli USA.