L'euro troppo forte è a detta di molti una causa importante della debolezza della nostra economia, che beneficerebbe moltissimo di una sua svalutazione. Ma questo sarebbe veramente utile per salvarci? Uno studio del prof. Bagnai pubblicato su su asimmetrie.org (di cui riportiamo qui sotto l'abstract) ci porta evidenze del contrario, e gli stessi ragionamenti si possono anche applicare all'allentamento delle regole di bilancio europee (tanto agognato quanto inutile ossigeno ad economia morente). Per spiegazioni tecniche dettagliate rimandiamo al post su Goofynomics.
È opinione generalmente condivisa che l’attuale quotazione dell’euro
sul dollaro sia eccessivamente alta, e che una svalutazione dell’ordine
del 20% contribuirebbe a dare ossigeno all’economia italiana (vedi ad
esempio Prodi, 2014).
Dato che il commercio italiano si svolge prevalentemente con paesi
dell’Eurozona, e in particolare del “nucleo” (Germania, Francia, Olanda,
Austria, ecc.), ci si può chiedere quanto un riallineamento della
moneta unica possa essere in effetti risolutivo, anche considerando il
fatto che le evidenze empiriche dimostrano come le elasticità al reddito
delle importazioni italiane verso il nucleo dell’Eurozona sono
particolarmente elevate, dal che consegue che ogni incremento di reddito
realizzato promuovendo le esportazioni verso paesi terzi (BRIC, paesi
OCSE non appartenenti all’Eurozona, ecc.) si incanalerebbe molto
probabilmente verso l’acquisto di beni provenienti dal Nord Europa,
lasciando la posizione netta dell’Italia in condizioni non
particolarmente migliori di quelle di partenza.








