16/05/21

La censura colpisce i medici canadesi (e non solo)



Più si diffonde la consapevolezza sui molti punti critici della attuale gestione della pandemia (sia sulla irragionevolezza delle misure di lockdown, sia sulla strategia unica vaccinale che comporta la negazione delle diverse possibili terapie dimostratesi efficaci nella pratica), più si  moltiplicano i tentativi di censura a livello globale, sia  a livello pubblico che delle piattaforme digitali.  Un esempio è riportato sul sito dell'American Institute for Economic Research, il quale denuncia l'intervento di vera e propria censura disciplinare sui medici canadesi che in scienza e coscienza osino discostarsi dai protocolli di cura o manifestare il loro dissenso rispetto alle misure anche non strettamente mediche come i lockdown. 


di Ethan Yang, 13 Maggio 2021


Il 30 aprile 2021 il College of Physicians and Surgeons of Ontario ha rilasciato una dichiarazione molto controversa su ciò che considera essere disinformazione Covid. Il CPSO è un ente di regolamentazione regionale autorizzato dalla legge ad esercitare l'autorità disciplinare e di rilascio delle licenze per l’esercizio della professione medica in Ontario. La dichiarazione del CPSO è la seguente:

 

Il College è consapevole e preoccupato per l'aumento della disinformazione che circola sui social media e su altre piattaforme per quanto riguarda i medici che contraddicono pubblicamente agli ordini e alle raccomandazioni sulla salute pubblica. I medici godono di una posizione unica di fiducia nei confronti del pubblico e hanno la responsabilità professionale di non comunicare dichiarazioni contrarie ai vaccini, all’uso delle mascherine, contro il distanziamento e il lockdown e / o atte a promuovere terapie non approvate e non testate per il COVID-19. I medici non devono fare commenti o fornire consigli che incoraggino il pubblico ad agire in contrasto con gli ordini e le raccomandazioni di salute pubblica. I medici che mettono a rischio il pubblico possono essere sottoposti a indagine da parte del CPSO e, se giustificate, ad azioni disciplinari. Nell'offrire pareri, i medici devono essere guidati dalla legge, dagli standard normativi e dal codice etico e di condotta professionale. Le informazioni condivise non devono essere fuorvianti o ingannevoli e devono essere supportate da prove e dai dati scientifici disponibili.”


Il CPSO giustifica la sua dichiarazione con la seguente motivazione:


"Ci sono stati casi isolati di medici che utilizzano i social media per diffondere palese disinformazione e minare le misure di salute pubblica volte a proteggere tutti noi".


Questa evoluzione delle cose è a dir poco terribile. Sebbene si possano certamente comprendere delle preoccupazioni sulla diffusione di falsità e teorie complottiste nell'era del Covid-19, questa censura ad ampio spettro della libertà di espressione da parte dei medici professionisti non è solo un inganno dal punto di vista etico, ma anche una posizione anti-scientifica. La pratica della scienza si basa sull'applicazione rigorosa del metodo scientifico, che tra l'altro richiede possibilità di confutazione e dibattito. L’intervento diretto a mettere a tacere i medici è anche in netto contrasto con la democrazia liberale - che in tutto il mondo tende a deteriorarsi nel momento in cui sia il settore pubblico che quello privato si muovono all’unisono per mettere a tacere il dissenso.

Il fatto che il CPSO, un ente di rilascio delle licenze che esercita un potere pubblico, abbia intrapreso una azione così aggressiva per mettere a tacere il dissenso sulle politiche di lockdown e non solo, è particolarmente preoccupante in quanto sta impedendo ai medici di manifestare la loro esperienza su questioni così importanti. Il Toronto Sun così commenta l'incidente:

 

“In questo momento in Canada le restrizioni sono severe. Le ordinanze di sanità pubblica riguardanti, ad esempio, la chiusura dei campi da basket e da golf  in Ontario sono state ampiamente condannate da molti medici.

 Perché i medici non dovrebbero denunciare le restrizioni che ritengono dannose per la salute dei loro pazienti?

 "Nonostante le innegabili sofferenze dovute ai lockdown, il CPSO vuole che i medici dell'Ontario stiano zitti", ha scritto il dottor Shawn Whatley, un ex presidente dell'Ontario Medical Association, in un articolo sul Sun".

 

Ma la censura non si limita all’Ontario

Si potrebbe pensare che la politica adottata dal CPSO sia un'estrema aberrazione limitata all'Ontario. Secondo il Toronto Star questa pratica sta venendo adottata in molti altri luoghi:

 

“I medici della Columbia Britannica sono stati avvertiti che potrebbero essere soggetti a indagini o sanzioni da parte del loro organismo di regolamentazione se contraddicono agli ordini di sanità pubblica o alle linee guida sul COVID-19.

 L'avvertimento è contenuto in una dichiarazione congiunta del College of Physicians and Surgeons of B.C. e della First Nations Health Authority ".

 

Non occorre avere una posizione radicale su questo argomento per capire che censurare i medici e imporre loro la conformità alla politica statale non è solo immorale, ma è un attacco diretto alla libertà scientifica.

 

La dichiarazione dei medici canadesi per la scienza e la verità

In risposta all'ordine del CPSO, c'è stata giustamente una reazione da parte della comunità medica canadese sotto forma della Dichiarazione dei medici canadesi per las cienza e la verità. Il sito web della Dichiarazione contiene una petizione che è stata firmata da oltre 4.700 medici e cittadini.

La dichiarazione espone tre fondamentali reclami contro l'ordine del CPSO.

  • Negazione dello stesso metodo scientifico 
  • Violazione della nostra Promessa di utilizzare la medicina basata sull'evidenza per i nostri pazienti
  • Violazione dell'obbligo del consenso informato

 Ulteriori elaborazioni e informazioni si possono trovare sul sito web della Dichiarazione.

 

Pensieri conclusivi

Parafrasando il grande attivista per i diritti umani e dissidente sovietico Natan Sharansky, essere un fedele cittadino sovietico significava “dire quello che si suppone tu debba dire, leggere quello che ti viene permesso di leggere e votare come si suppone tu debba votare”, ma sappiamo che era tutta una farsa.

Non ci vuole una formazione in medicina per sapere che la censura dei medici professionisti durante una pandemia è l'ultima cosa che dovrebbe accadere. Non c'è miglior momento di adesso per un dibattito rigoroso sull'efficacia delle misure di salute pubblica, con politiche di lockdown senza precedenti e non comprovate che vengono imposte alle popolazioni di tutto il mondo.

Alcuni potrebbero pensare che possiamo avere fiducia che la libertà di espressione sarà ripristinata e che la censura sia necessaria per accelerare la fine della pandemia. Questo è evidentemente sbagliato, per due ragioni. La prima è l'idea che i medici canadesi debbano conformarsi alla visione dello stato e non metterla in discussione. Questa non è solo una violazione del loro dovere di medici e scienziati, ma è profondamente devastante per una sana risposta di salute pubblica. Infine, questa mossa è fondamentalmente contraria ai valori della democrazia liberale, che ora sono messi a repentaglio su scala globale. C’è da chiedersi se quella civiltà moderna e illuminata che spandeva la sua luce in tutto il mondo si riaccenderà mai nel corso della nostra vita.

 

 

11/05/21

Il Covid-19 ha riprogrammato i nostri cervelli



Su National Review alcune considerazioni sulla riprogrammazione di massa di pensieri, emozioni e comportamenti che ha fatto seguito alla escalation della pandemia. Un corto circuito mentale che fa scattare in via pregiudiziale una serie di associazioni su cui invece sarebbe urgente tornare a riflettere, come ad esempio quella tra scienza e pensiero unico.  Nell'articolo si rileva come questa riprogrammazione mentale sia calata profondamente nella società, tra le persone, e come ormai vi sia tra gruppi sociali e istituzioni un reciproco influenzamento.


di Michael Brendan Dougherty, 3 Maggio 2021


Probabilmente conoscerete qualcuno che non ha mai avuto il COVID, ma la cui intera vita è stata trasformata dalla pandemia; e ora ha acquistato un significato. Sono i più prudenti, i più rinchiusi in casa, i più disgustati dai "negazionisti" della Casa Bianca o della loro famiglia allargata. Non vedono i loro genitori da più di un anno. Hanno rifiutato l’opzione della scuola di persona per i loro figli. La pandemia ha deformato il loro rapporto con i vicini, ora trattati come veicoli di malattia, e persino come individui moralmente deficienti perché lavorano in giardino senza mascherina. Hanno pubblicato il loro post "Fauci ouchie" su Instagram un mese fa. Ma stanno ancora usando la mascherina o addirittura mettendo occhiali protettivi ai loro bambini, anche neonati, perché hanno letto qualcosa sul COVID che si contagia attraverso gli occhi.

Ad un certo punto la pandemia – con quelle valutazioni pratiche e temporanee a favore della cautela che possono giustificare dei limiti nei comportamenti - è diventata un intento morale incrollabile. La ponderazione reale dei rischi è svanita: c'è una malattia mortale là fuori; le mie azioni possono contribuire a porre fine alla malattia o alla sua perenne diffusione.

È come un corto circuito. Mentre la cautela e dei limiti nei comportamenti possono essere giustificati da una consapevolezza informata sui rischi, la mente umana può anche fare dei calcoli basati sulla superstizione. E un pregiudizio spaventosamente diffuso è l'equazione tra scienza e verità, tra paura e realismo e tra cautela e virtù.

Possiamo facilmente osservare nelle persone questo tipo di calcoli, accompagnati da piccole e grandi tragedie personali: persone che hanno perso la consolazione di poter stringere per l’ultima volta la mano a una persona cara in punto di morte, o i cui matrimoni sono stati rovinati dall'atmosfera di paura e paranoia. Ma il problema è chiaramente sociale, oltre che politico.

Una volta che il circuito verità-cautela-virtù si è fuso, è diventato molto più difficile introdurre buone notizie e nuove informazioni. È stata persa la capacità di riconoscere la natura provvisoria dei nostri giudizi. Il fatto che un'enorme parte della popolazione vulnerabile in America sia stata vaccinata - in molte contee ben oltre il 70% delle persone di età pari o superiore a 65 anni sono ora completamente vaccinate - non riesce a cambiare i comportamenti della gente con la stessa rapidità con cui gli stessi sono stati modificati, la scorsa primavera, dalle notizie sul virus.

Tutto è peggiorato dal fatto che i "costi" di certi comportamenti sono molto diffusi. Consistono in un ambiente economico depresso per l'intrattenimento, la ristorazione e il turismo. Oppure li vediamo nei livelli elevati di depressione che le persone sperimentano a causa del prolungato isolamento sociale. Molte persone che hanno avuto la possibilità finanziaria di mettersi in rigido lockdown, semplicemente non escono abbastanza per rendersi conto di quanto la loro comunità sia rimasta libera e socievole. Si sono disabituati ai rischi e ai piaceri della vita, ai quali le persone meno timorose, o i lavoratori dei settori più essenziali, non hanno mai potuto sfuggire.

E questa errata equivalenza di verità, paura e cautela non affligge solo gli individui o l'ambiente delle grandi città. Affligge anche le nostre istituzioni. Questo è il motivo per cui i Centers for Disease Control possono essere vittime di bullismo da parte del sindacato degli insegnanti, che fanno pressioni per ritardare la completa riapertura delle scuole. I sindacati degli insegnanti non hanno alcuna competenza in materia di sanità pubblica, nessuna conoscenza speciale di epidemiologia. Quello che hanno dalla loro parte è il pervasivo condizionamento per cui una maggiore cautela non può mai essere sbagliata o dannosa.

L'associazione tra pericolo e permissività ha deformato la "classe di esperti" che dovrebbe informare il pubblico. Durante la pandemia, i funzionari della sanità pubblica hanno tradito la loro idea di non dare buone notizie al pubblico; sembrano temere che se si darà un dito verrà presa tutta la mano. E così, anche durante una delle campagne vaccinali di maggior successo al mondo, solo un mese fa il direttore del CDC Rochelle Walensky lanciava l’allarme su un "disastro imminente". Ma nessun disastro era in vista.

E anche la classe degli esperti si è corrotta. Il cortocircuito della pandemia ha portato a un accentuato irrigidimento del pensiero di gruppo tra gli esperti di sanità pubblica. Normalmente ci si aspetterebbe che una varietà di esperti fornisca una varietà di raccomandazioni, proprio perché, come tutti gli altri, valutano i rischi in modo diverso. Invece, gli esperti che pontificano in materia di sanità pubblica hanno cercato di proteggere la loro autorevolezza dietro un paravento di splendida unanimità.

Quando il dottor Martin Kulldorff ha espresso la sua opinione secondo la quale sospendere il vaccino Johnson & Johnson avrebbe fatto più male che bene, il CDC lo ha escluso dal suo comitato consultivo per la sicurezza dei vaccini. Quattro giorni dopo il vaccino di Johnson & Johnson è stato reso nuovamente disponibile, ma rendere palese il dissenso sarebbe stato troppo. Kulldorff è stato il pioniere di molti dei processi mediante i quali il CDC rileva la sicurezza dei vaccini. Ma aveva espresso la sua opinione che l’urgenza di vaccinare tutti fosse superstizione quanto l'essere anti-vax. Twitter, assurdamente, ha messo un tag di disinformazione su questo tweet, basandosi sulla superstizione che esista una sola risposta valida - e nessun valido dibattito tra esperti. Il peggior crimine di Kulldorff, a quanto pare, è stato quello di esprimere le sue opinioni di persona alla presenza del governatore Ron DeSantis della Florida.

Pensavo che l'era COVID sarebbe finita una volta che i vaccini avessero messo al sicuro i più vulnerabili - e che l'impulso umano alla socialità si sarebbe prepotentemente affermato in una nuova ruggente ondata di anni '20. Ora non ne sono più così sicuro. Una parte significativa del pubblico e delle nostre istituzioni hanno interiorizzato abitudini di pensiero e di vita completamente nuove. Il circuito tra verità e scienza, paura e virtù deve essere interrotto - e riprogrammato.

 

05/05/21

Tecno-tirannia: in che modo la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti sta utilizzando il coronavirus per realizzare una visione orwelliana



Nel 2019 una commissione governativa USA ha elaborato uno studio  in cui si raccomanda agli Stati Uniti di adottare un avanzato sistema di sorveglianza di massa basato sull'intelligenza artificiale simile a quello cinese, al fine di scongiurare la sconfitta nella guerra tecnologica con la Cina, considerata una questione vitale per la sicurezza nazionale. Infatti, benché gli Stati Uniti siano ancora in testa nella fase di "creazione" delle tecnologie dell'intelligenza artificiale , la Commissione lamenta come siano invece in ritardo rispetto alla Cina nella fase della "adozione" di queste nuove tecnologie, a causa di "fattori strutturali" che ne ostacolano l'attuazione, ossia istituzioni e costumi obsoleti e difficili da sradicare come l'uso del denaro contante, le regole sulla privacy e le relazioni interpersonali che stanno alla base del settore dei servizi. In maniera piuttosto inquietante, a un anno di distanza, questi "ostacoli" alla attuazione del sistema di sorveglianza di massa basato sulla intelligenza artificiale vengono rapidamente rimossi in tutta la società occidentale con il pretesto di combattere la crisi del coronavirus. L'articolo è tratto dal sito "The last american vagabond", segnalato su Twitter da @EntropicBazaar.


di Whitney Webb, 20 Aprile 2020

Secondo un recente documento acquisito tramite richiesta FOIA (diritto di accesso agli atti, ndt), l'anno scorso un organismo del governo statunitense dedicato a studiare come l'intelligenza artificiale possa "rispondere alle esigenze di sicurezza e difesa nazionale degli Stati Uniti", ha discusso in dettaglio i cambiamenti "strutturali" necessari all'economia e alla società americana per garantire un vantaggio tecnologico sulla Cina. Questo documento suggerisce che gli Stati Uniti seguano l'esempio della Cina e addirittura la superino in molti aspetti legati alle tecnologie guidate dall'intelligenza artificiale, in particolare il loro uso della sorveglianza di massa. Questa prospettiva si scontra chiaramente con la retorica pubblica di importanti funzionari e politici del governo degli Stati Uniti sulla Cina, che etichetta gli investimenti tecnologici del governo cinese e l'esportazione dei suoi sistemi di sorveglianza e di altre tecnologie come una delle principali "minacce" allo "stile di vita" degli americani.

Inoltre, molti dei passaggi per l'attuazione di un tale programma negli Stati Uniti, come stabilito in questo documento recentemente reso disponibile, sono attualmente promossi e implementati come parte della risposta del governo all'attuale crisi del coronavirus (Covid-19). Ciò è probabilmente dovuto al fatto che vi è una considerevole sovrapposizione di molti membri di questo stesso organismo con le task force e i consulenti che attualmente guidano i piani del governo per "riaprire l'economia" e per utilizzare la tecnologia al fine di rispondere alla crisi attuale.

Il documento FOIA, ottenuto dall'Electronic Privacy Information Center (EPIC), è stato prodotto da un'organizzazione governativa statunitense poco conosciuta chiamata National Security Commission on Artificial Intelligence (NSCAI). L'organizzazione è stata istituita dal National Defense Authorization Act (NDAA) del 2018 e il suo scopo ufficiale è "considerare i metodi e i mezzi necessari per far avanzare lo sviluppo dell'intelligenza artificiale (AI), dell'apprendimento automatico e delle tecnologie associate per affrontare in modo completo le esigenze di sicurezza nazionale e di difesa degli Stati Uniti".

La NSCAI è una parte fondamentale della risposta del governo a quella che viene spesso definita la "quarta rivoluzione industriale" in arrivo, che è stata descritta come "una rivoluzione caratterizzata da uno sviluppo tecnologico discontinuo in aree come l'intelligenza artificiale (AI), i big data, le reti di telecomunicazioni di quinta generazione (5G), nanotecnologia e biotecnologia, robotica, Internet of Things (IoT) e informatica quantistica".

 Tuttavia, il loro obiettivo principale è garantire che "gli Stati Uniti ... mantengano un vantaggio tecnologico nell'intelligenza artificiale, nell'apprendimento automatico e in altre tecnologie associate relative alla sicurezza e alla difesa nazionale". Il vicepresidente dell'NSCAI, Robert Work - ex vice segretario alla Difesa e membro anziano del Center for a New American Security (CNAS), ha così descritto lo scopo della commissione: determinare "in che modo l'apparato di sicurezza nazionale degli Stati Uniti dovrebbe avvicinarsi all'intelligenza artificiale, con un particolare focus su come il governo può collaborare con l'industria per competere con il concetto cinese di "fusione civile-militare".

Il documento NSCAI recentemente reso disponibile è una presentazione del maggio 2019 intitolata "Panoramica dello scenario tecnologico cinese". In tutta la presentazione, l'NSCAI promuove la revisione dell'economia e dello stile di vita degli Stati Uniti come necessaria per consentire agli Stati Uniti di assicurarsi un considerevole vantaggio tecnologico nei confronti della Cina, poiché la perdita di questo vantaggio è attualmente considerata una delle principali questioni di "sicurezza nazionale" degli Stati Uniti. Questa preoccupazione di mantenere un vantaggio tecnologico si può riscontrare in molti altri documenti militari statunitensi e rapporti di think tank, molti dei quali hanno avvertito che il vantaggio tecnologico degli Stati Uniti si sta rapidamente erodendo.

Il governo degli Stati Uniti e gli organi di stampa dell'establishment spesso portano a sostegno della loro affermazione – che gli Stati Uniti stanno perdendo il loro vantaggio tecnologico - il presunto spionaggio cinese o le più esplicite partnership del governo cinese con società tecnologiche private. Ad esempio, Chris Darby, l'attuale CEO di In-Q-Tel della CIA, che fa anche parte dell'NSCAI, ha detto l'anno scorso a CBS News che la Cina è il principale concorrente degli Stati Uniti nel campo della tecnologia e che le leggi sulla privacy degli Stati Uniti ostacolano la capacità degli Stati Uniti di contrastare la Cina in questo senso, affermando che:

“I dati sono il nuovo petrolio. E la Cina è realmente inondata di dati. In Cina non hanno le stesse limitazioni che abbiamo noi a raccogliere i dati e usarli, a causa delle differenze in termini di privacy tra i nostri paesi. Questo fatto che possono disporre del più grande set di dati classificati al mondo sarà per loro un enorme punto di forza".

Un altro esempio. Michael Dempsey - ex direttore ad interim della National Intelligence e attualmente membro del Council on Foreign Relations finanziato dal governo - ha sostenuto in The Hill:

"È abbastanza chiaro, tuttavia, che la Cina è determinata a cancellare il nostro vantaggio tecnologico e sta impegnando in questo sforzo centinaia di miliardi di dollari. In particolare, la Cina è determinata a diventare leader mondiale in settori come l'intelligenza artificiale, il calcolo ad elevate prestazioni e la biologia sintetica. Queste sono le industrie che daranno forma alla vita sul pianeta e all'equilibrio del potere militare per i prossimi decenni".

In effetti, l'apparato della Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti è così preoccupato di perdere il vantaggio tecnologico sulla Cina che il Pentagono ha recentemente deciso di unire direttamente le forze con la comunità dell'intelligence statunitense per "sorpassare i progressi cinesi nell'intelligenza artificiale". Questa unione ha portato alla creazione del Joint Artificial Intelligence Center (JAIC), che combina "gli sforzi dei militari con quelli della comunità dell'intelligence, consentendo loro di unire le forze in una spinta vertiginosa per portare avanti le iniziative di IA del governo". In coordinamento anche con altre agenzie governative, dell’industria, del mondo accademico e con gli alleati degli Stati Uniti. Robert Work, che in seguito è divenuto il vicepresidente della NSCAI, disse all'epoca che la creazione di JAIC era "un primo passo positivo in risposta ai piani cinesi e, in misura minore, russi, per dominare queste tecnologie".

Preoccupazioni simili sulla "perdita" del vantaggio tecnologico verso la Cina sono state espresse anche dal presidente della NSCAI, Eric Schmidt, l'ex capo di Alphabet, la società madre di Google, che ha sostenuto a febbraio sul New York Times che, se il governo degli Stati Uniti non interviene, la Silicon Valley potrebbe presto perdere "la guerra tecnologica” con la Cina. Pertanto, i tre principali gruppi rappresentati all'interno della NSCAI - la comunità dell'intelligence, il Pentagono e la Silicon Valley - vedono tutti i progressi della Cina nell'intelligenza artificiale come una delle principali minacce alla sicurezza nazionale (e nel caso della Silicon Valley, una minaccia ai loro profitti e quote di mercato) che deve essere affrontata rapidamente.


Mirare al "vantaggio dell'adozione" della Cina

Nella presentazione del maggio 2019 "Chinese Tech Landscape Overview", la NSCAI discute che, sebbene gli Stati Uniti siano ancora in testa nella fase di "creazione" dell'IA e delle tecnologie correlate, sono in ritardo rispetto alla Cina nella fase dell’ "adozione" della tecnologia a causa di "fattori strutturali". Si dice che la "creazione", seguita dalla "adozione" e "iterazione" sono le tre fasi del "ciclo di vita della nuova tecnologia" e si afferma che non riuscire ad essere dominanti nella fase della "adozione" consentirà alla Cina di "scavalcare" gli Stati Uniti e dominare l'IA per il prossimo futuro.

La presentazione sostiene anche che, al fine di "scavalcare" i concorrenti nei mercati emergenti, ciò che serve non è la "genialità individuale", ma piuttosto le "condizioni strutturali che esistono all'interno di determinati mercati". Cita diversi studi di casi in cui si ritiene che la Cina stia "scavalcando" gli Stati Uniti a causa delle grandi differenze in questi "fattori strutturali". Pertanto, l'insinuazione del documento (sebbene non dichiarata direttamente) è che gli Stati Uniti devono modificare i "fattori strutturali" che sono attualmente responsabili del loro ritardo rispetto alla Cina nella fase di "adozione" delle tecnologie guidate dall'intelligenza artificiale.

I principali tra questi scomodi  "fattori strutturali" evidenziati in questa presentazione sono i cosiddetti "legacy systems" (sistemi ormai obsoleti ma complicati e difficili da sostituire, ndt) che sono comuni negli Stati Uniti ma molto meno in Cina. Il documento NSCAI afferma che esempi di "legacy systems" sono il sistema finanziario, che utilizza ancora pagamenti in contanti e con carta, la proprietà individuale di auto e persino l'assistenza medica da parte di un medico umano. Afferma che, benché questi "legacy systems" negli Stati Uniti siano "abbastanza buoni", sono troppi i sistemi "abbastanza buoni" che "ostacolano l'adozione di novità", in particolare i sistemi basati sull'intelligenza artificiale.

Un altro fattore strutturale ritenuto essere un ostacolo alla capacità degli Stati Uniti di mantenere un vantaggio tecnologico sulla Cina è la "dimensione del mercato dei consumatori", sostenendo l’equivalenza "estrema densità urbana = adozione di servizi su richiesta". In altre parole, l'urbanizzazione estrema si traduce in un maggior numero di persone che utilizzano servizi "on-demand" online o basati su dispositivi mobili, che vanno dal ride sharing allo shopping online. Cita anche l'uso della sorveglianza di massa sull'"enorme popolazione" della Cina come un esempio di come il vantaggio della "dimensione del mercato dei consumatori" consenta alla Cina "di fare un balzo in avanti" nei campi delle tecnologie correlate, come il riconoscimento facciale.

Oltre alle presunte carenze dei "legacy systems" degli Stati Uniti e alla mancanza di una "estrema densità urbana", la NSCAI richiede anche un più "esplicito sostegno e coinvolgimento del governo" come mezzo per accelerare l'adozione di questi sistemi negli Stati Uniti. Ciò comporta che il governo presti i suoi archivi di dati sui civili per addestrare l'intelligenza artificiale, citando in particolare i database di riconoscimento facciale e imponendo che le città siano "riprogettate attorno agli AVs [veicoli autonomi]", tra le altre cose. Altri esempi prevedono ingenti investimenti pubblici  in start-up nel campo dell’intelligenza artificiale e la cooperazione tra colossi tecnologici e una task force di IA nazionale, pubblico-privata, focalizzata sull'implementazione delle smart-city (tra le altre cose).

Riguardo a quest'ultimo punto, il documento afferma che "questo livello di cooperazione pubblico-privato" in Cina è "accettato" dalle parti coinvolte, "in netto contrasto con le controversie in merito ai rapporti tra la Silicon Valley e il governo degli Stati Uniti." Esempi di tali controversie, dal punto di vista della NSCAI, probabilmente sono la petizione dei dipendenti di Google per porre fine al "Progetto Maven" Google-Pentagono, che utilizza il software AI di Google per analizzare i filmati catturati dai droni. Google alla fine ha scelto di non rinnovare il suo contratto Maven a seguito della controversia, anche se i massimi dirigenti di Google consideravano il progetto come una "opportunità d'oro" per collaborare più strettamente con le comunità militari e di intelligence.

Il documento definisce anche un altro aspetto del sostegno del governo, come la "rimozione delle barriere normative". Questo termine viene utilizzato nel documento in modo specifico rispetto alle leggi sulla privacy degli Stati Uniti, nonostante il fatto che la Sicurezza Nazionale abbia violato a lungo queste leggi con una quasi totale impunità. Tuttavia, il documento sembra suggerire che le leggi sulla privacy negli Stati Uniti dovrebbero essere modificate, in modo che ciò che il governo ha fatto "in segreto" con i dati dei privati ​​cittadini possa essere fatto in modo più aperto e più ampio. Il documento NSCAI discute anche la rimozione delle "barriere normative" al fine di accelerare l'adozione di auto a guida autonoma, benché questa tecnologia abbia provocato diversi terribili incidentimortali e presenti altri problemi di sicurezza.

Si discute anche di come il "vantaggio dell'adozione di queste tecnologie" in Cina "le consentirà di scavalcare gli Stati Uniti" in diversi nuovi campi, tra cui la "diagnosi medica AI" e le "smart city". Il documento afferma che "il futuro sarà deciso dal rapporto tra impresa privata e politica in Cina e negli Stati Uniti" Se questo coordinamento sul mercato globale dell'IA non si verifica, il documento avverte che "noi [gli Stati Uniti] rischiamo di essere esclusi dalle discussioni in cui le norme sull'intelligenza artificiale verranno fissate per il resto della nostra vita".

La presentazione si sofferma anche attentamente su come "il principale campo di battaglia [nella tecnologia] non sono i mercati nazionali cinese e statunitense", ma ciò a cui si riferisce come i mercati NBU (Next Billion Users, o prossimo miliardo di utenti), dove si afferma che "i giocatori cinesi sfideranno in modo aggressivo Silicon Valley." Per sfidarli con maggiore successo, la presentazione sostiene che, "proprio come [noi vediamo] il mercato degli adolescenti come un presagio di nuove tendenze, così dovremmo guardare alla Cina".

Il documento esprime anche preoccupazione per le esportazioni di intelligenza artificiale della Cina, di maggiori dimensioni rispetto a quelle degli Stati Uniti, affermando che la Cina sta "già attraversando i confini", costruendo database facciali in Zimbabwe e vendendo sistemi di riconoscimento delle immagini e di smart city in Malesia. Se le fosse permesso di diventare "il leader inequivocabile nell'IA", il documento afferma che "la Cina potrebbe finire per scrivere gran parte delle norme internazionali sull’ impiego dell'IA" e che "amplierebbe la sua sfera di influenza all’interno di una comunità internazionale che sempre più guarda all'autoritarismo pragmatico di Cina e Singapore come alternativa alla democrazia liberale occidentale ".

 

Cosa sostituirà i "legacy system" degli Stati Uniti?

Dato che il documento sostiene abbastanza chiaramente che i "legacy system" negli Stati Uniti stanno ostacolando la capacità del paese di impedire alla Cina il suo "balzo in avanti" nell'IA e quindi diventare dominante nel prossimo futuro, è anche importante esaminare ciò che secondo il documento stesso dovrebbe sostituire questi "legacy system".

Come accennato in precedenza, un "legacy system" citato all'inizio della presentazione è il principale mezzo di pagamento per la maggior parte degli americani, contanti e carte di credito / debito. La presentazione afferma che il sistema migliore e più avanzato si sta spostando interamente verso portafogli digitali basati su smartphone.

Il documento rileva in particolare che il principale provider di portafoglio mobile in India, PayTM, ha come azionisti di maggioranza delle società cinesi. E cita un articolo in cui si afferma che "[nel 2016] quando l'India ha cancellato l'86% della valuta in circolazione nel tentativo di ridurre la corruzione e l’evasione fiscale costringendo le persone a usare meno denaro contante, si è presentata una grande occasione". All'epoca, le affermazioni secondo cui la "riforma valutaria" dell'India del 2016 sarebbe stata utilizzata come trampolino di lancio verso una società senza contanti sono state liquidate da alcuni come "teorie complottiste". Tuttavia, l'anno scorso, un comitato convocato dalla banca centrale indiana (e guidato da un oligarca indiano che ha anche creato l'enorme database biometrico civile indiano) ha portato al programma "Cashless India" del governo indiano.

Per quanto riguarda la "riforma valutaria" dell'India del 2016, il documento NSCAI afferma poi che "questo sarebbe impensabile in Occidente. E non sorprende che, quando l'86% del denaro contante è stato cancellato e nessuno aveva una carta di credito, i portafogli mobili in India sono esplosi, gettando le basi per un ecosistema di pagamenti molto più avanzato in India rispetto agli Stati Uniti". Tuttavia, è diventato sempre meno impensabile alla luce dell'attuale crisi del coronavirus, durante la quale sono stati fatti degli sforzi per ridurre l’utilizzo del contante perché le banconote cartacee possono trasportare il virus, nonché per introdurre un "dollaro digitale" sostenuto dalla Federal Reserve.

Inoltre, il documento NSCAI dello scorso maggio prevede la fine degli acquisti di persona e promuove il passaggio alla totalità degli acquisti da effettuarsi online. Sostiene che "le imprese americane hanno molto da guadagnare adottando idee di imprese cinesi", spostandosi verso opzioni di acquisto esclusivo e-commerce. Afferma che solo lo shopping online offre "un'esperienza ottimale" e aggiunge anche che "quando l'acquisto online è letteralmente l'unico modo per ottenere ciò che desideri, i consumatori vanno online".

Un altro "legacy system" che la NSCAI cerca di rivedere è la proprietà dell'auto, poiché promuove veicoli autonomi o a guida autonoma e afferma inoltre il principio "proprietà collettiva > proprietà individuale". Indica specificamente la necessità di "una rete centralizzata di ride-sharing", che a suo avviso "è necessaria per un coordinamento che raggiunga tassi di utilizzo delle auto vicini al 100%". Tuttavia, mette in guardia contro le reti di ride-sharing che "richiedono un operatore umano abbinato a ciascun veicolo" e afferma anche che "la proprietà collettiva ha più senso" rispetto alla proprietà individuale di un'auto. Chiede inoltre specificamente che queste flotte di automobili non siano composte solo da auto a guida autonoma, ma anche da auto elettriche e cita dei rapporti secondo i quali la Cina "ha gli obiettivi di veicoli elettrici più aggressivi al mondo ... e cerca la leadership in un settore emergente".

Il documento afferma che la Cina è oggi leader nel ride-sharing anche se il ride-sharing è stato sperimentato per la prima volta negli Stati Uniti. Afferma ancora una volta che il "legacy system" statunitense che prevede la proprietà individuale delle auto e la mancanza di un’"estrema densità urbana" sono responsabili del dominio della Cina in quest'area. Prevede anche che la Cina "raggiungerà l'adozione di veicoli autonomi di massa prima degli Stati Uniti", in gran parte perché "la mancanza di proprietà dell’auto per la massa delle persone [in Cina] porta a una ricettività molto maggiore dei consumatori nei confronti degli AV [veicoli autonomi]". Quindi rileva che "una precoce adozione di massa porta a un circolo virtuoso che consentirà alla tecnologia cinese a guida autonoma di accelerare e superare le [sue] controparti occidentali".

Oltre alla sua visione di un futuro sistema finanziario e un futuro sistema di trasporto a guida autonoma, la NSCAI ha una visione distopica per quanto riguarda la sorveglianza. Il documento definisce la sorveglianza di massa come "uno dei ‘ primi e migliori clienti’ per l'IA" e "un'applicazione killer per il deep learning". Afferma inoltre che "avere strade tappezzate di telecamere è una buona infrastruttura".

Discute quindi di come "un'intera generazione di imprese di intelligenza artificiale" stia "raccogliendo la maggior parte delle loro entrate da contratti pubblici sulla sicurezza" e elogia l'uso dell'IA per facilitare le attività di polizia. Ad esempio, elogia i rapporti secondo cui "le autorità stanno emettendo sentenze di condanna sulla base di telefonate monitorate con la tecnologia di riconoscimento vocale di iFlyTek" e che "i dipartimenti di polizia stanno utilizzando la tecnologia di riconoscimento facciale [AI] per tutti i casi, dall'accertamento delle violazioni del codice stradale alla risoluzione dei casi di omicidio".

Sul punto specifico della tecnologia di riconoscimento facciale, il documento NSCAI afferma che la Cina ha "fatto un balzo in avanti" rispetto agli Stati Uniti sul riconoscimento facciale, anche se "le scoperte nell'uso dell'apprendimento automatico per il riconoscimento delle immagini sono avvenute inizialmente negli Stati Uniti". Afferma che il vantaggio della Cina in questo caso deriva dal fatto che ha una sorveglianza di massa implementata dal governo ("rimozione delle barriere normative"), enormi archivi di dati forniti dal governo ("sostegno esplicito del governo") combinati con database del settore privato su una popolazione di enormi dimensioni ("Scala del mercato dei consumatori"). Di conseguenza, sostiene la NSCAI, la Cina è destinata a fare un balzo in avanti rispetto agli Stati Uniti sia per il riconoscimento facciale che per la biometria.

Il documento indica anche un'altra evidente differenza tra gli Stati Uniti e il suo rivale cinese, affermando che: "Nella stampa e nella politica americana ed europea, Al è dipinta come qualcosa da temere, che sta erodendo la privacy e rubando posti di lavoro. Al contrario, la Cina la vede sia come uno strumento per vincere le principali sfide macroeconomiche e  sostenere il proprio miracolo economico, sia come un'opportunità per assumere la leadership tecnologica sulla scena globale".

Il documento NSCAI tocca anche l'ambito della sanità, chiedendo l'implementazione di un sistema che grazie all'attuale crisi del coronavirus sembra diventare realtà. Discutendo dell'uso dell'IA nell'assistenza sanitaria (quasi un anno prima dell'inizio dell'attuale crisi), si afferma che "la Cina potrebbe guidare il mondo in questo settore" e "questo potrebbe portarli a esportare la loro tecnologia e stabilire regole internazionali". Una ragione di ciò è anche che la Cina ha "troppo pochi medici in rapporto alla popolazione" e considera come un "legacy system" il fatto di avere abbastanza medici per le visite di persona. Ha anche citato misure statunitensi come la "conformità HIPAA e l’approvazione della FDA" come ostacoli che non limitano le autorità cinesi.

Più preoccupante, sostiene che "il potenziale impatto dei dati forniti dal governo è ancora più significativo nei campi della biologia e sanità", e afferma che è probabile che "il governo cinese [richiederà] a ogni singolo cittadino di avere il proprio DNA sequenziato e conservato nel database del governo", una cosa quasi impossibile da immaginare in luoghi così attenti alla privacy come gli Stati Uniti e l'Europa."  Continua dicendo che "l'apparato cinese è ben attrezzato per trarne vantaggio" e chiama questi database del DNA dei cittadini il "passo logico successivo".


Chi sono i membri della NSCAI?

Dati i cambiamenti radicali per gli Stati Uniti promossi dalla NSCAI in questa presentazione dello scorso maggio, diventa importante individuare i componenti della commissione e considerare la loro influenza sulla politica degli Stati Uniti su questi argomenti, in particolare durante l'attuale crisi. Come accennato in precedenza, il presidente della NSCAI è Eric Schmidt, l'ex capo di Alphabet (la società madre di Google), che ha anche investito molto in società tecnologiche israeliane legate all'intelligence, tra cui il controverso "incubatore" di start-up Team8. Inoltre, il vicepresidente del comitato è Robert Work, non è solo un ex alto funzionario del Pentagono, ma sta attualmente lavorando con il think tank CNAS, gestito dal consigliere per la politica estera di John McCain ed ex consigliere per la sicurezza nazionale di Joe Biden. .

Altri membri della NSCAI sono:

  • Safra Catz, CEO di Oracle, con stretti legami con il principale donatore di Trump, Sheldon Adelson
  • Steve Chien, supervisore del gruppo di intelligenza artificiale presso il Jet Propulsion Lab di Caltech
  • Mignon Clyburn, collega della Open Society Foundation ed ex commissario della FCC
  • Chris Darby, CEO di In-Q-Tel (ramo di venture capital della CIA)
  • Ken Ford, CEO del Florida Institute for Human and Machine Cognition
  • Jose-Marie Griffiths, presidente della Dakota State University ed ex membro del National Science Board
  • Eric Horvitz, direttore dei Microsoft Research Labs
  • Andy Jassy, ​​CEO di Amazon Web Services (appaltatore CIA)
  • Gilman Louie, partner di Alsop Louie Partners ed ex CEO di In-Q-Tel
  • William Mark, direttore di SRI International ed ex direttore della Lockheed Martin
  • Jason Matheny, direttore del Center for Security and Emerging Technology, ex Assistant director of National Intelligence ed ex direttore di IARPA (Intelligence Advanced Research Project Agency)
  • Katharina McFarland, consulente presso Cypress International ed ex assistente segretario della Defense for Acquisition
  • Andrew Moore, capo di Google Cloud AI

Come si può vedere nell'elenco sopra, c'è una notevole sovrapposizione tra la NSCAI e le società che attualmente consigliano la Casa Bianca sulla "riapertura" dell'economia (Microsoft, Amazon, Google, Lockheed Martin, Oracle) e un membro della NSCAI, Safra Katz di Oracle, fa parte della task force "rinascita economica" della Casa Bianca. Inoltre, c'è anche una sovrapposizione tra la NSCAI e le imprese che sono intimamente coinvolte nell'implementazione del "tracciamento dei contatti" entro il "sistema di sorveglianza del coronavirus", un sistema di sorveglianza di massa promosso dalla task force sul coronavirus del settore privato, guidata da Jared Kushner. Quel sistema di sorveglianza è costruito da società che hanno profondi legami con Google e la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, e sia Google che Apple, creatori dei sistemi operativi per la stragrande maggioranza degli smartphone utilizzati negli Stati Uniti, hanno affermato che ora realizzeranno quel sistema di sorveglianza direttamente neisistemi operativi degli smartphone.

Notevole è anche il fatto che In-Q-Tel e la comunità dell'intelligence statunitense hanno una considerevole rappresentanza nella NSCAI e che vantano anche stretti legami con Google, Palantir e altri giganti della Silicon Valley, essendo stati tra i primi investitori in quelle società. Sia Google che Palantir, così come Amazon (pure nella NSCAI) sono anche importanti appaltatori per le agenzie di intelligence statunitensi. Il coinvolgimento di In-Q-Tel nella NSCAI è significativo anche perché negli ultimi anni hanno promosso pesantemente la sorveglianza di massa coi dispositivi elettronici per i consumatori da utilizzare in caso di pandemie. Gran parte di questa spinta è arrivata dall'attuale vicepresidente esecutivo di In-Q-Tel Tara O'Toole, che in precedenza è stato direttore del Johns Hopkins Center for Health Security ed anche coautore di diverse controverse simulazioni di guerra biologica / pandemia, come Dark Winter. .

Inoltre, almeno da gennaio, la comunità dell'intelligence statunitense e il Pentagono sono stati in prima linea, insieme al Consiglio di sicurezza nazionale, nello sviluppo dei piani di intervento in "stile 9/11" del governo degli Stati Uniti per la crisi del coronavirus. Poche organizzazioni giornalistiche hanno notato che questi piani di intervento classificati, che dovrebbero essere attivati ​​se e quando gli Stati Uniti raggiungessero un certo numero di casi di coronavirus, sono stati creati in gran parte da elementi della Sicurezza Nazionale (cioè NSC, Pentagono e intelligence ), invece che da agenzie civili o incentrate sulle questioni della sanità pubblica.

Inoltre, è stato riferito che la comunità dell'intelligence e l'intelligence militare statunitense sapevano almeno da gennaio (anche se recenti rapporti hanno affermato già dallo scorso novembre) che la crisi del coronavirus avrebbe raggiunto "proporzioni pandemiche" entro marzo. Il pubblico americano non è stato avvertito, ma i membri delle élite economiche e politiche sono stati a quanto pare informati, dato il numero record di dimissioni di CEO a gennaio e diverse accuse di insider trading di alto profilo che hanno preceduto l'attuale crisi di poche settimane.

Forse ancora più sconcertante è il fatto che il governo degli Stati Uniti non solo ha partecipato alla simulazione pandemica dello scorso ottobre, stranamente preveggente, nota come Evento 201, ma ha anche condotto lo scorso anno una serie di simulazioni di risposta pandemica. Crimson Contagion è il nome di una serie di quattro simulazioni che hanno coinvolto 19 agenzie federali degli Stati Uniti, sia di intelligence che militari, nonché 12 diversi stati e una miriade di società del settore privato che hanno simulato una devastante epidemia di influenza pandemica di origine cinese. Sono state condotte dall'attuale assistente segretario dell'HHS for Preparedness and Response, Robert Kadlec, che è un ex lobbista per appalti militari e di intelligence e un consigliere di "bioterrorismo" per la sicurezza nazionale dell'era Bush.

Inoltre, sia Kadlec che il Johns Hopkins Center for Health Security, strettamente coinvolto nell'Evento 201, hanno legami diretti con la controversa esercitazione di guerra biologica del giugno 2001 denominata "Dark Winter", che ha predetto gli attacchi all'antrace del 2001 accaduti pochi mesi dopo in modo davvero inquietante. Nonostante gli sforzi dei media e del governo per attribuire la responsabilità degli attacchi di antrace ad una fonte straniera, in seguito si è scoperto che l'antrace aveva avuto origine in un laboratorio di armi biologiche degli Stati Uniti e l'indagine dell'FBI sul caso è stata generalmente considerata come un insabbiamento, persino da colui che era l'investigatore capo dell'FBI per quel caso.

Considerato quanto sopra, vale la pena chiedersi se coloro che condividono la visione della NSCAI non abbiano visto sin dall'inizio nella pandemia di coronavirus un'opportunità per apportare i "cambiamenti strutturali" da loro ritenuti essenziali per contrastare il ruolo guida della Cina nell'adozione di massa delle tecnologie guidate dall'intelligenza artificiale, in particolare considerando che molti dei cambiamenti richiesti nel documento del maggio 2019 stanno ora avvenendo rapidamente, con il pretesto di combattere la crisi del coronavirus.

 

La visione della NSCAI prende forma

Sebbene il documento NSCAI del maggio 2019 sia stato redatto quasi un anno fa, la crisi del coronavirus ha portato all'implementazione di molti dei cambiamenti in esso previsti e alla rimozione di molti degli ostacoli "strutturali" che la commissione sosteneva dovessero essere drasticamente modificati per garantire un vantaggio tecnologico rispetto alla Cina nel campo dell'IA. Il suddetto abbandono del contante, che si sta verificando non solo negli Stati Uniti, ma a livello internazionale, è solo un esempio tra i tanti.

Ad esempio, all'inizio di questa settimana la CNN hariferito che i negozi di alimentari stanno ora valutando la possibilità di vietare la spesa di persona e che il Dipartimento del lavoro degli Stati Uniti ha raccomandato ai rivenditori, a livello nazionale, di iniziare "a utilizzare uno sportello drive-through o offrire un servizio di asporto" per proteggere i lavoratori dall'esposizione al coronavirus. Inoltre, la scorsa settimana, lo stato della Florida ha approvato un piano di acquisti online per famiglie a basso reddito che utilizzano il Supplemental Nutrition Assistance Program (SNAP). Altri rapporti hanno affermato che il distanziamento sociale all'interno dei negozi di alimentari è inefficace e mette in pericolo la vita delle persone. Come accennato in precedenza, il documento NSCAI del maggio 2019 sostiene che abbandonare lo shopping di persona è necessario per mitigare il "vantaggio dell'adozione delle nuove tecnologie" da parte della Cina e ha anche affermato che "quando l'acquisto online è letteralmente l'unico modo per ottenere ciò che si desidera, i consumatori vanno online."

I rapporti hanno anche affermato che questi cambiamenti nello shopping dureranno ben oltre il coronavirus, come sostiene un articolo di Business Insider intitolato "La pandemia di coronavirus sta spingendo sempre più persone online e cambierà per sempre il modo in cui gli americani fanno la spesa". Gli esperti citati nel pezzo sostengono che questo allontanamento dallo shopping di persona sarà "permanente" e affermano anche che "più persone stanno provando questi servizi rispetto a quanti l’avrebbero fatto senza questo catalizzatore, che offre alle attività online maggiori possibilità di acquisire e mantenere un nuova base di clientela." Un articolo simile in Yahoo! News sostiene che, grazie alla crisi attuale, "la nostra dipendenza dagli acquisti online aumenterà soltanto perché nessuno vuole rischiare di contrarre il virus in un negozio".

Inoltre, anche la spinta verso l'uso di massa di auto a guida autonoma ha avuto una spinta grazie al coronavirus, con le auto senza conducente che in California ora effettuano consegne su richiesta. Da allora, due società, una di proprietà cinese e l'altra della SoftBank giapponese, sono state autorizzate a utilizzare le loro auto a guida autonoma sulle strade della California e tale approvazione è stata accelerata a causa della crisi del coronavirus. Il CPO di Nuro Inc., la società di SoftBank, è stato citato da Bloomberg: "La pandemia Covid-19 ha accelerato la necessità del pubblico di servizi di consegna senza contatto. La nostra flotta R2 è progettata su misura per cambiare la natura stessa della guida e del movimento delle merci, consentendo alle persone di rimanere al sicuro a casa mentre vengono portati loro generi alimentari, medicinali e pacchi". In particolare, il documento NSCAI del maggio 2019 fa riferimento alla rete interconnessa delle società sostenute da SoftBank, in particolare quelle sostenute dal suo "Vision Fund", in gran parte finanziato dall'Arabia Saudita, che formano "il tessuto connettivo per una federazione globale di società tecnologiche" destinata a dominare nel campo della AI.

La California non è l'unico stato che ha iniziato a utilizzare auto a guida autonoma, poiché ora le utilizza anche la Mayo Clinic in Florida. Kent Thielen, medico e CEO di Mayo Clinic in Florida, ha dichiarato in un recente comunicato stampa: "L'utilizzo dell'intelligenza artificiale ci consente di proteggere il personale dall'esposizione a questo contagioso virus utilizzando una tecnologia all'avanguardia per veicoli a guida autonoma e consente al personale di risparmiare tempo, che può essere dedicato al trattamento diretto e alla cura dei pazienti".

Come le modifiche allo shopping di persona nell'era del coronavirus, altri rapporti affermano che i veicoli a guida autonoma sono qui per restare. Un rapporto pubblicato da Mashable è intitolato "Ci è voluto un focolaio di coronavirus perché le auto a guida autonoma diventassero più attraenti" e apre affermando: "All'improvviso, un futuro di auto a guida autonoma non è solo un sogno irrealizzabile. Quella che era considerata una tecnologia pericolosa e incerta, a molti americani ora sembra uno strumento efficace per proteggerci da una malattia infettiva a rapida diffusione". Sostiene inoltre che questo non è certo un "cambiamento fugace" nelle abitudini di guida e un CEO citato nel pezzo, Anuja Sonalker di Steer Tech, afferma che "C'è stato un netto interesse verso una tecnologia priva di contatto umano. Gli esseri umani sono rischi biologici, le macchine no."

 Anche un altro punto focale della presentazione NSCAI, la medicina AI, ha visto la sua stella salire nelle ultime settimane. Ad esempio, diversi rapporti hanno pubblicizzato come le piattaforme di scoperta di farmaci guidate dall'intelligenza artificiale siano state in grado di identificare potenziali trattamenti per il coronavirus. Microsoft, il cui direttore del laboratorio di ricerca fa parte della NSCAI, ha recentemente investito 20 milioni di dollari nel suo programma "AI per la salute", per accelerare l'uso dell'IA nell'analisi dei dati sul coronavirus. Inoltre, anche la "telemedicina", una forma di assistenza medica a distanza, è stata ampiamente adottata a causa della crisi del coronavirus.

Diverse altre tecnologie guidate dall'intelligenza artificiale sono diventate anch’esse più largamente adottate grazie al coronavirus, compreso l'uso della sorveglianza di massa per il "tracciamento dei contatti", nonché la tecnologia di riconoscimento facciale e la biometria. Un recente rapporto del Wall Street Journal ha affermato che il governo sta seriamente prendendo in considerazione sia il tracciamento dei contatti tramite i dati di geolocalizzazione del telefono che la tecnologia del riconoscimento facciale per rintracciare coloro che potrebbero avere il coronavirus. Inoltre, le imprese private, come negozi di alimentari e ristoranti, utilizzano sensori e riconoscimento facciale per vedere quante e quali persone stanno entrando nei loro negozi.

Per quanto riguarda la biometria, i ricercatori universitari stanno ora lavorando per determinare se "smartphone e dispositivi biometrici indossabili possano contenere già i dati di cui abbiamo bisogno per sapere se siamo stati infettati dal nuovo coronavirus". Queste ricerche cercano di rilevare precocemente le infezioni da coronavirus analizzando "orari del sonno, livelli di ossigeno, livelli di attività e frequenza cardiaca" utilizzando delle app per smartphone, come FitBit e smartwatch. Nei paesi al di fuori degli Stati Uniti, gli ID biometrici vengono propagandati come un modo per rintracciare coloro che hanno e meno l'immunità al coronavirus.

Inoltre, un rapporto su The Edge ha sostenuto che l'attuale crisi sta cambiando i tipi di biometria da utilizzare, affermando che è necessario uno spostamento verso la scansione termica e il riconoscimento facciale:

“In questo momento critico della crisi, qualsiasi soluzione integrata di riconoscimento facciale e scansione termica deve essere implementata in modo semplice, rapido ed economico. I lavoratori che tornano negli uffici o nelle fabbriche non devono darsi da fare per apprendere un nuovo processo o barcamenarsi tra i moduli delle dichiarazioni. Devono sentirsi al sicuro e in salute per poter lavorare in modo produttivo. Devono solo guardare la telecamera e sorridere. Le fotocamere e gli scanner termici, supportati da una soluzione su cloud e da protocolli software appropriati, faranno il resto".

A beneficiare della crisi del coronavirus è anche il concetto di "smart cities", con Forbes che ha recentemente scritto che "le città intelligenti possono aiutarci a combattere la pandemia di coronavirus". L'articolo afferma che “i governi e le autorità locali utilizzano la tecnologia, i sensori e i dati delle smart cities per tracciare i contatti delle persone infettate dal coronavirus. Allo stesso tempo, le smart cities stanno anche aiutando a determinare se le regole di distanziamento sociale vengono seguite". 

L'articolo di Forbes contiene anche il seguente passaggio:

“… [L] uso di masse di sensori collegati rende chiaro che la pandemia di coronavirus viene - intenzionalmente o meno - utilizzata come banco di prova per nuove tecnologie di sorveglianza che potrebbero minacciare la privacy e le libertà civili. Quindi, oltre ad essere una crisi sanitaria globale, il coronavirus è diventato effettivamente un esperimento su come monitorare e controllare le persone su larga scala".

Un altro rapporto del Guardian afferma che "Se una delle lezioni che il governo trae dal coronavirus è che le 'città intelligenti', tra cui Songdo o Shenzhen, sono città più sicure dal punto di vista della sanità pubblica, allora possiamo aspettarci maggiori sforzi per acquisire e registrare digitalmente il nostro comportamento nelle aree urbane  - e accesi dibattiti sul potere che tale sorveglianza conferisce a società e stati ". Ci sono stati anche rapporti che affermano che le città tipiche sono "tristemente impreparate" ad affrontare le pandemie rispetto alle "città intelligenti".

 Tuttavia, al di là delle molte delle preoccupazioni specifiche della NSCAI riguardo all'adozione di massa dell'IA, che vengono convenientemente risolte dalla crisi attuale, c'è stato anche uno sforzo concertato per cambiare la percezione dell'IA in generale da parte del pubblico. Come accennato in precedenza, lo scorso anno la NSCAI aveva sottolineato che:

 Nella stampa e nella politica americana ed europea, Al è dipinta come qualcosa da temere che sta erodendo la privacy e rubando posti di lavoro. Al contrario, la Cina lo vede sia come uno strumento per risolvere le principali sfide macroeconomiche e sostenere il proprio miracolo economico, sia come un'opportunità per assumere la leadership tecnologica sulla scena globale".

Ora, meno di un anno dopo, la crisi del coronavirus ha contribuito a generare nelle ultime settimane una serie di titoli di giornali che dipingono l'IA in modo molto diverso, tra i quali "Come l'intelligenza artificiale può aiutare a combattere il coronavirus", "Come l'IA può prevenire il prossimo focolaio di coronavirus , "L'IA diventa un alleato nella lotta contro il COVID-19", "Coronavirus: l'IA si fa avanti nella battaglia contro il COVID-19" e "Ecco come l'IA può aiutare l'Africa a combattere il Coronavirus", oltre a molti altri.

È davvero sorprendente come la crisi del coronavirus abbia apparentemente soddisfatto l'intera lista dei desideri della NSCAI e rimosso molti degli ostacoli all'adozione di massa delle tecnologie di intelligenza artificiale negli Stati Uniti. Come nelle principali crisi del passato, la Sicurezza Nazionale sembra utilizzare il caos e la paura per promuovere e attuare iniziative che sarebbero normalmente rifiutate dagli americani e, se la storia insegna, questi nuovi cambiamenti rimarranno per molto tempo dopo che la crisi del coronavirus sarà sparita dai notiziari. È essenziale che queste cosiddette "soluzioni" siano riconosciute per quello che sono, e che si consideri quale tipo di mondo finiranno per creare: una tecnocrazia autoritaria. Ignoriamo il rapido progresso di queste iniziative promosse dalla NSCAI e l'eliminazione graduale dei cosiddetti "legacy system" (e con essi, molte libertà molto apprezzate) a nostro rischio e pericolo.

  

30/04/21

Coincidenze tra vaccinazioni e picchi di decessi da Covid. Quante ancora dobbiamo vederne?



Su Twitter un significativo Thread senza commenti ma pieno di grafici tratti da Ourworldindata.org. I grafici, relativi a tantissimi paesi,  mostrano costantemente un picco di decessi che fa seguito all'inizio di ogni campagna vaccinale. L'interpretazione di questi dati in termini di pura coincidenza lascia spazio a molti dubbi, anche perché sono molti gli scienziati che hanno fortemente sottolineato la pericolosità di vaccinazioni di massa durante una pandemia, in quanto favoriscono la selezione e diffusione di nuove varianti creando un circolo vizioso di vaccinazioni, ondate di contagi e decessi, quindi nuove vaccinazioni, e magari continue chiusure. Rischiamo forse di rendere reale un bel film di fantascienza  distopica...? Auspichiamo quindi che possa avere spazio nelle opportune sedi, ma anche sui grandi media, un confronto aperto e un vero dibattito tra esperti, liberi da conflitti di interesse. 


(Qui solo una selezione dei grafici, ma nel thread ne trovate ancora tanti altri)


Coincidenze tra vaccinazioni e decessi. Quante ancora dobbiamo vederne?

Ci sono dozzine di paesi che mostrano un enorme picco di decessi subito dopo l'introduzione di un programma di vaccinazioni per il Covid19.

UK

India


Israele



Sud America - Confronto tra Cile e Venezuela (rispettivamente tasso di vaccinazione 41% e 1%)




Mongolia 



Ungheria




Irlanda



Portogallo


Repubblica Ceca



Slovacchia 



Monaco


Brasile 



Giappone



Grecia



Bulgaria



28/04/21

In Italia l’opposizione all’austerità supera il sostegno all’euro

 


Sul Blog European Politics and Policy della London School of Economics and Political Science è pubblicata una interessante analisi condotta da tre ricercatori del Max Planck Institute for the Study of Societies di Colonia, in Germania, secondo la quale se l'Italia, come già altri paesi del sud dell'eurozona, dovesse essere spinta in una crisi finanziaria e trovarsi a dover gestire una richiesta di salvataggio alle istituzioni UE, con i noti conseguenti programmi di austerità, la volontà popolare con molta probabilità si mostrerebbe favorevole a un'uscita dall'euro, compromettendo la sopravvivenza stessa dell'eurozona in maniera definitiva.   


di Lucio Baccaro, Björn Bremer, Erik Neimanns, 26 Aprile 2021 

(Traduzione dal Blog Giubbe Rosse) 


Il Covid-19 ha aumentato il rischio di una nuova crisi finanziaria nell’Eurozona. Questa volta l’epicentro sarebbe molto probabilmente l’Italia, dove il debito pubblico, già molto alto prima della pandemia, nel 2020 ha sfiorato il 160% del PIL, con una crescita che negli ultimi 25 anni è rimasta ferma . Se i mercati finanziari iniziassero ad avere dubbi sulla sostenibilità del debito italiano, spingerebbero al rialzo lo spread del tasso di interesse e costringerebbero il governo italiano a chiedere un piano di salvataggio europeo o a uscire dall’euro.

In base alle regole introdotte nella prima fase della crisi dell’euro, un paese che richiede un prestito dal Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) deve firmare un memorandum d’intesa che lo impegni all’austerità e a riforme strutturali. Un programma MES è una condizione preliminare necessaria per le transazioni monetarie definitive (OMT) da parte della Banca centrale europea (BCE), ovvero acquisti potenzialmente illimitati di titoli di Stato da parte della banca centrale.

Uno dei problemi di questa strategia di risoluzione delle crisi è che le misure di austerità imposte ai paesi in crisi sono altamente impopolari e portano a instabilità elettorale, a pubbliche proteste e all’emergere di forze anti-sistema. Tuttavia, la ricerca esistente mostra che nella maggior parte dei paesi in crisi gli elettori non sono disposti a uscire dall’euro, nonostante gli elevati costi sociali dell’austerità. Nel luglio 2015 in un referendum popolare gli elettori greci hanno respinto il pacchetto di salvataggio dell’Unione europea, tuttavia la ricerca mostra che i greci volevano rimanere nella moneta comune. Questa riluttanza all’uscita, nonostante i costi dell’austerità, ha rafforzato la posizione dei paesi “creditori” e durante la crisi dell’euro ha consentito loro di spostare il peso dell’aggiustamento suipaesi “debitori”.

Una crisi finanziaria in Italia, la terza più grande economia dell’Eurozona, avrebbe conseguenze pesanti per l’euro. Molti commentatori ritengono che la sopravvivenza o la fine dell’euro dipendano dall’Italia e che la possibilità di un’uscita sia tutt’altro che un’ipotesi puramente accademica. All’indomani della crisi dell’euro, il Movimento Cinque Stelle (M5S) aveva incluso nel suo programma elettorale del 2014 la promessa di un referendum sull’euro, mentre la Lega nel suo programma elettorale del 2018 e del 2019 proponeva un’uscita negoziata dall’eurozona. Inoltre, il sostegno all’euro, prima e dopo l’epidemia di Covid-19, è stato significativamente più basso in Italia che in quasi tutti gli altri Paesi. Tuttavia, poco sappiamo di come gli italiani valuterebbero i costi e i benefici di una permanenza nell’euro in caso di crisi finanziaria e come reagirebbero se un salvataggio finanziario fosse condizionato all’austerità e a riforme strutturali.

Un'indagine sperimentale

In un recente studio, abbiamo presentato a un ampio campione di italiani (n = 4.200) un ipotetico scenario di crisi finanziaria in stile greco. Abbiamo condotto la nostra indagine sperimentale nell’ottobre 2019, sulla scia di una situazione di stallo tra il governo italiano e la Commissione europea sul deficit pubblico del Paese. Abbiamo utilizzato un campionamento per quote al fine di garantire un campione rappresentativo basato su età, sesso e settore economico e un’indagine ponderata per correggere ulteriormente le deviazioni del nostro campione dalla popolazione reale su altre dimensioni. Tuttavia, i nostri risultati sono abbastanza robusti per l’uso di diversi tipi di pesi o di nessun peso.

A tutti gli intervistati viene sottoposto uno scenario in cui l’Italia si trova nel mezzo di una crisi finanziaria con congelamento delle immissioni di liquidità da parte della BCE, corse agli sportelli e fuga di capitali, un rapido aumento del premio di rischio sui titoli di Stato e l’incapacità del governo di adempiere ai propri impegni finanziari. Agli intervistati è stato quindi detto che il governo, prima di accettare un pacchetto di salvataggio europeo, voleva consultare i suoi cittadini attraverso un referendum, chiedendo loro se volevano rimanere nell’euro e, quindi, accettare il pacchetto di salvataggio, oppure rifiutare il pacchetto di salvataggio e di conseguenza uscire dall’euro. Infine, è stato chiesto ai partecipanti al sondaggio come avrebbero votato in questo ipotetico referendum.

Abbiamo aggiunto a questo scenario di base delle informazioni aggiuntive sul costo della permanenza nell’euro e sulla responsabilità della crisi. Ad alcuni cittadini selezionati a caso è stato detto che il piano di salvataggio europeo implicava austerità e riforme strutturali (regole più semplici per i licenziamenti, tagli alla spesa, privatizzazioni ecc.); altri cittadini non hanno ricevuto queste informazioni. Inoltre, alcuni intervistati selezionati in modo casuale hanno ricevuto informazioni che attribuivano la responsabilità della crisi a una procedura per disavanzo eccessivo avviata dall’Ue nei confronti dell’Italia; altri intervistati hanno ricevuto informazioni che attribuivano la responsabilità alla decisione del governo italiano di ignorare le regole fiscali europee; altri intervistati non hanno ricevuto informazioni su chi fosse il responsabile della crisi.

Risultati

I nostri risultati suggeriscono che l’opinione pubblica italiana è fortemente sensibile al costo della permanenza nell’euro. Se gli elettori vengono informati che la permanenza nell’Eurozona ha come prezzo da pagare l’austerità, il sostegno all’uscita aumenta del 15% e il sostegno alla permanenza diminuisce di quasi il 20%. Al contrario, non si registrano effetti significativi derivanti dall’attribuzione della responsabilità della crisi al governo italiano o a soggetti stranieri (Figura 1). A quanto pare, agli elettori italiani non interessa molto di chi sia la colpa della crisi, ma si oppongono fermamente a un’ulteriore austerità. 

Figura 1: Effetti di trattamento medio dell’austerità e dell’attribuzione di responsabilità sulla scelta di voto in un ipotetico referendum sull'”Italexit”



Nota: Gli effetti marginali e gli intervalli di confidenza al 95% dell'austerità e dell'attribuzione della responsabilità sono calcolati sulla base di modelli probit multinomiali.


È importante sottolineare che, quando agli intervistati non viene detto nulla in merito alle condizionalità associate a un salvataggio europeo, la maggioranza vuole rimanere nell’euro. Tuttavia, informare i partecipanti sulle condizionalità porta a una maggioranza relativa favorevole all'”Italexit” (Figura 2). Nel complesso, i nostri risultati suggeriscono che in Italia l’opposizione all’austerità prevale sul sostegno all’euro. Ciò implica che l’approccio alla risoluzione delle crisi finora seguito dalle autorità europee, basato sul consolidamento fiscale e sulle riforme strutturali in cambio del sostegno finanziario, potrebbe portare a una maggiore resistenza in Italia rispetto alla Grecia e ad altri paesi e, addirittura, a una rottura dell’Eurozona.

Figura 2: Previsioni sulle probabilità di voto in ipotetici referendum sull'”Italexit” in base al trattamento

 


Nota: Previsioni sulle probabilità di voto in un ipotetico referendum e intervalli di confidenza al 95% basati su modelli probit multinomiali.

Nel nostro studio non abbiamo presentato agli intervistati informazioni che evidenziassero i costi di un’uscita dall’euro e questo riduce i nostri risultati. È possibile che le preferenze per la permanenza nell’euro aumentino in modo significativo laddove si enfatizzino i costi dell’uscita e che ciò possa controbilanciare il calo dovuto all’enfasi sul costo della permanenza (austerità). Allo stesso tempo, il caso della Brexit suggerisce che i cittadini tendono a non dare peso al costo dell’uscita. Abbiamo in programma di analizzare in una prossima ricerca in che modo i cittadini valuterebbero il costo della permanenza rispetto al costo dell’uscita dall’euro.