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04/06/19

Editoriale della Frankfurter Allgemeine tocca un nervo scoperto: "Una Ue nazi?"


  1. L'importante quotidiano mainstream tedesco Frankfurter Allgemeine osa toccare un tema finora trattato soltanto in ambiti di nicchia: la politica europeista oggi presenta linee di continuità con quella nazionalsocialista, nel voler imporre un unico ordine a guida tedesca su tutta l'Europa? Da questo editoriale Alastair Crooke - ex diplomatico britannico - trae su Strategic Culture una serie di riflessioni scottanti: sul senso profondo dell'opposizione alla Ue - con l'AfD inopinatamente collocata dal Frankfurter da una parte comunque ragionevole della barricata - sul ruolo della Brexit, sulla politica estera europea. La pubblicazione di un articolo simile su un quotidiano che si colloca tra i pilastri dell'establishment mostra forse che le élite europeiste iniziano ad aprire gli occhi? La testimonianza finale di Varoufakis induce il dubbio su questo punto, mostrando drammaticamente quanto ce ne sarebbe bisogno. 


 

 

 

di Alastair Crooke, 11 febbraio 2019

 

Uno dei pilastri dell' "ordine costituito" europeo - il quotidiano Frankfurter Allgemeine - tocca esplicitamente un "nervo scoperto": il mese scorso ha pubblicato un editoriale intitolato  "Una UE nazi?" , in cui si discute se l'attuale UE dominata dalla Germania debba essere vista come il proseguimento lineare del nazionalsocialismo tedesco. Si tratta di un argomento che in precedenza non era mai stato toccato sui media mainstream tedeschi. Già solo il fatto che ora venga affrontato segnala una cosa importante: il riconoscimento del fatto che l'opposizione all'UE affonda le sue radici in qualcosa di diverso dai capricci rivendicativi del populismo. È il riemergere di un'antica "lotta per l' anima" dell'ordine politico internazionale.

 

L'autore, Jasper von Altenbockum, cita un discorso del leader dell'AfD (Alternative für Deutschland), Alexander Gauland, alla conferenza del suo partito:

 

"Il totalitarismo latente e l'apparato corrotto e pletorico" dell'Unione europea non dovrebbero avere un futuro. Gauland ha tracciato una linea di ragionamento semplice: poiché nelle istituzioni sovranazionali dell'UE si possono osservare carenze di legittimità democratica, ne deriva che l'UE deve essere un regime coercitivo. Gli oppositori radicali del processo di integrazione, tuttavia, fanno un passo in più: paragonano l'UE... all'ideologia europea del Nazionalsocialismo...

 

"Gauland ha anche avanzato un argomento recentemente diventato popolare, che consente alla Brexit di ottenere una giustificazione storica: parlando dell'Unità europea, Gauland a Riesa ha dichiarato: "Questo obiettivo è stato perseguito dai francesi sotto Napoleone e, purtroppo, a modo loro, dai nazionalsocialisti. E, come tutti sanno, è l'Inghilterra che si è opposta.

 

"Gauland non si mita ad affermare che la UE è un apparato totalitario latente. Piuttosto, suggerisce che la politica europea e tedesca si pongono in una linea di continuità con la propaganda nazista sull'Unione europea. Difficilmente si può pensare a un'accusa peggiore, che tra l'altro fornisce all'AfD l'effetto collaterale positivo di potersi presentare come estranea all'ideologia nazista".

 

Bene, come ci si può forse aspettare von Altenbockum non condivide granché l'idea di collegare il progetto europeo alla precedente ideologia nazista, ma nonostante questo riconosce che non sono solo Gauland e l'AfD ("che sta diventando rapidamente il partito per la Brexit tedesco ") a vedere queste connessioni con il nazionalsocialismo, ma che anzi "la continuità del progetto europeo con l'era nazionalsocialista è stata considerata anche dagli storici", specialmente dal momento che la Germania è stata nuovamente accusata di spinte egemoni in Europa. Già nel 2002 il biografo di Hitler Thomas Sandkühler sosteneva "che non si dovrebbe enfatizzare così tanto la cesura nella politica europea [della Germania, ndt], quanto invece si dovrebbe parlare di continuità".

 

Che cosa intendeva? Oggi è difficile andare oltre l'aspetto ideologico razziale. Ma, nonostante la presenza della parola "nazionale" nel nome del partito nazionalsocialista tedesco, Hitler non era un grande difensore del nazionalismo. Fu un severo critico non solo del trionfo protestante westfaliano del 1648, ma anche in particolare dell'istituzione dello stato nazionale, che vedeva come molto inferiore all'eredità imperiale storica dei tedeschi. Al posto dell'ordine degli stati nazionali, si proponeva di fondare un Terzo Reich, che traesse espressamente ispirazione dal "Primo Reich", cioè dal Sacro Romano Impero tedesco, con le sue aspirazioni universali e la sua dominazione millenaria. La Germania di Hitler era quindi concepita come uno stato imperiale in tutti i sensi.

 

In breve, nelle secolari vicende politiche dell'Europa, le nazioni occidentali sono state caratterizzate dalla contrapposizione tra due visioni antitetiche dell'ordine mondiale: un ordine di nazioni libere e indipendenti, in cui ciascuna persegue il bene politico secondo le proprie tradizioni e convinzioni; oppure un ordine di persone unite sotto un unico ordinamento giuridico, promulgato e sostenuto da una singola autorità sovranazionale.

 

In altre parole, la Germania era dalla stessa parte della tradizione antica, da Babilonia alla Roma imperiale, che vedeva come suo compito, con le parole del re babilonese Hamurabi, "portare i quattro quarti del mondo all'obbedienza". Dopotutto, era l'obbedienza che garantiva la salvezza dalla guerra, dalle malattie e dalla fame.

 

La conclusione di von Altenbockum, secondo cui le origini delle idee alla base dell'integrazione europea non sono tanto quelle di Napoleone o di Hitler, ma derivano dalla Guerra dei Trent'anni e dalla pace di Vestfalia, che accelerò proprio la caduta di quella antica (romana) nozione di un Impero Universale Cristiano di pace e prosperità, è più avvincente. Ai vincitori, la vittoria: e i vincitori stabiliscono la narrazione, che rimane come paradigma politico europeo di oggi.

 

La costruzione "liberale" dell'UE si fonda su un famoso manifesto liberale: il Secondo trattato sul governo di John Locke, pubblicato nel 1689, che affermava che alla fine c'è un solo principio alla base dell'ordine politico legittimo: la libertà individuale.

 

Locke era in grande misura un prodotto della mentalità protestante. Apre con l'affermazione che tutti gli individui umani nascono "perfettamente liberi" e "perfettamente uguali", e continua descrivendo come perseguono i loro obiettivi di vita, libertà e proprietà in un mondo di transazioni basate sul consenso.

 

In base a queste premesse, Locke ha costruito il suo modello di vita politica e la sua teoria di governo. E dalla concezione di Locke deriva il modello economico odierno - nella trasposizione fatta da Adam Smith della visione protestante dell'individualismo e della proprietà di John Locke e John Hume al livello della struttura economica.

 

Ma essendo protestante, questa visione trasse ispirazione anche dall'Antico Testamento (piuttosto che dal Nuovo), l'autorità sovrana (come Yahweh) era un sovrano geloso, intollerante ed esclusivo. "Un'unica autorità, una sola legge, un unico esercito",  era il principio organizzativo dello stato-nazione (piuttosto che il richiamo sovrapposto di un "impero" di sovranità confuse e alleanze spirituali che lo avevano preceduto).

 

A un certo punto, la teoria liberale politica, economica e di diritto internazionale ha definitivamente stroncato le visioni concorrenti, diventando il frame praticamente indiscusso di ciò che una persona istruita deve sapere sul mondo politico.

 

E allora? Qual è il punto? Bene, in primo luogo, è che il leader dell'AfD, Alexander Gauland, sta dicendo che l'UE non è né liberale, né libera, né un "ordine" (o impero), ma che è coercitiva nel suo desiderio (secolarizzato, giudaico-cristiano) di raggiungere l'unità umana o sociale riducendo "tutto" a un unico modello (l'ordine "liberale", regolamentato, dell'UE).

 

Il punto qui non è solo che una pubblicazione tedesca di questo tipo tocchi una questione così scottante (la possibile influenza del nazionalsocialismo tedesco come impalcatura su cui è strutturata la politica europea); ma, in modo più sostanziale, è la tacita ammissione che il leader dell'AfD ha un argomento valido (cioè che sta sostenendo l'altra "grande visione" dell'ordine politico europeo).

 

L'autore questo lo concede, doverosamente: "Ci sono molti politici nell'AfD che vorrebbero tornare all'idea tradizionale di equilibrio" (un accordo tra poteri sovrani indipendenti). Ma poi - facendo eco alla linea dell'establishment - dichiara semplicemente che questo è impossibile: nel progetto UE è stato investito troppo per consentirne ora la dismissione.

 

La "retrospettiva" dopo la Seconda guerra mondiale, sostiene von Altenbockum, ha portato il progetto UE a rappresentare   "un'ancora inamovibile e istituzionale, che comporta inevitabilmente una rinuncia alla sovranità".

 

Ma è qui che la Brexit assume significato per Gauland: non semplicemente come risentimento britannico contro il dominio tedesco sull'Europa, ma perché l'Inghilterra è sempre stata "dall'altra parte", si è sempre opposta a queste visioni di universalismo imposto attraverso la riduzione a un unico modello imperiale - "Come tutti sanno, l'Inghilterra si è opposta ", afferma Gauland.

 

Locke, è vero, ha cercato di rafforzare il paradigma dello stato-nazione e non di indebolirlo. Tuttavia, nel modellare la sua teoria, ha minimizzato o completamente omesso gli aspetti essenziali della società umana. Nel  Secondo Trattato, Locke riduce ai miniimi termini l'eredità intellettuale, spirituale o culturale che si riceve attraverso la discendenza. Il risultato è la svalutazione dei legami anche più basilari che si riteneva tenessero unita la società.

 

Allo stesso modo, il governo che è stato creato dal contratto sociale del  Secondo Trattato  è misteriosamente privo di confini o limiti. Istituzioni come lo stato nazionale, la comunità, la famiglia e la chiesa sembrano non avere alcuna ragione di esistere. Senza volerlo, la struttura fornita dal Trattato di Locke rende l''ordine' protestante estremamente difficile da spiegare, figuriamoci poi da giustificare. Potrebbe averlo inteso diversamente, ma quello che in realtà ha fatto è stato dare vita ad una costruzione politica "liberale" che è alla base del contrario dello stato-nazione.

 

Che cosa significa tutto questo? La Brexit, i gilet gialli, la Lega, l'Afd, il gruppo di Visegrad - il futuro dell'Europa è messo seriamente in discussione, nonostante le élite politiche e intellettuali istruite in America e in Europa siano oggi per lo più prigioniere all'interno del frame liberale.

 

Eppure un articolo come questo del quotidiano Frankfurter Allgemeine - e la sua discussione sul presunto legame tra integrazione europea e nazionalsocialismo - osserva Wolfgang Münchau, rappresenta  "un collegamento esplosivo"  finora limitato solo a discussioni di nicchia in Germania. Sottolinea che l'élite europea sta iniziando a riconoscere la potenziale pericolosità di questo conflitto. Si accorgono che sono messe in discussione questioni reali - le antiche contese sulla natura stessa della politica, della società, della cultura e su come sviluppare il potenziale umano.

 

Capire questo dà le basi per comprendere la politica estera europea: come, anche dopo il disastro della Libia, i leader europei possono, per esempio, ignorare la  lunga storia degli interventi  in Venezuela, per sostenere un nuovo intervento. Oppure, scegliere di rifiutare  finanziamenti per la ricostruzione e assistenza alla Siria. Tutto questo evoca il desiderio del re babilonese di "portare i quattro quarti del mondo all'obbedienza". L'obbedienza, dopotutto, è nel loro stesso interesse.

 

Forse Gauland è andato troppo in là nell'aver definito l'UE un "totalitarismo latente"? Bene, Yanis Varoufakis ce ne dà  un assaggio: dalla sua prima visita a Bruxelles e Berlino come Ministro delle Finanze appena eletto dalla Grecia. "Quando Schäuble mi ha accolto con la sua dottrina "il mio mandato contro il tuo", onorava la lunga tradizione europea di trascurare i mandati democratici pretendendo di rispettarli. Come tutte le ipotesi pericolose, si fonda su un'ovvia verità: gli elettori di un paese non possono dare al loro rappresentante il mandato di imporre agli altri governi delle condizioni che questi ultimi non hanno alcun mandato di accettare. Ma, mentre questa è un'ovvietà, la sua incessante ripetizione da parte dei funzionari di Bruxelles e degli agenti del potere politico, come Angela Merkel e Schäuble stesso, ha lo scopo di convertirla surrettiziamente in una nozione molto diversa: nessun elettore in nessun paese può autorizzare il proprio governo ad opporsi a Bruxelles“.

 

E Varoufakis aggiunge, non ascoltano mai:

 

"Io e il mio team avevamo lavorato duramente per presentare proposte basate su seri studi econometrici e una solida analisi economica. Studi confermati dalle più alte autorità nel loro campo, da Wall Street alla City ad accademici di prim'ordine, sono stati presentati ai creditori della Grecia a Bruxelles, Berlino e Francoforte. Mi sono seduto al tavolo  e mi sono trovato di fronte a una sinfonia di sguardi vuoti. Era come se non avessi parlato: come se davanti a loro non ci fosse alcun documento. Era evidente dal loro linguaggio corporeo che negavano l'esistenza stessa dei pezzi di carta che avevo messo davanti a loro. Le loro risposte, quando arrivavano, erano perfettamente indipendenti da qualsiasi cosa io avessi detto. Avrei anche potuto cantare l'inno nazionale svedese. Non avrebbe fatto alcuna differenza. "

 

 

18/02/19

La testimonianza di Yanis Varoufakis che lo condanna - I negoziati segreti e le speranze deluse

 

Eric Toussaint, dottore in scienze politiche dell’università di Liegi e di Paris VIII e coordinatore dei lavori della "Commissione per la verità sul debito pubblico greco" creata il 4 aprile 2015 su iniziativa del Presidente del Parlamento greco e poi ben presto disciolta, ha ricostruito in una serie di articoli le vicende dei febbrili negoziati tra Bruxelles e il governo greco durante i giorni più caldi della crisi, basandosi sul libro pubblicato dall'ex ministro Varoufakis e sui suoi stessi ricordi. Qui si ricostruiscono gli accordi sulle privatizzazioni con i Cinesi e le interferenze della Germania, le speranze disilluse sull'aiuto dei russi e degli americani, e la fugace esaltazione per la coraggiosa decisione, presto rientrata, di non pagare il debito al Fmi. In particolare Toussaint sottolinea la rinuncia del governo greco a comunicare col popolo degli elettori per cercar di spiegare la situazione e ottenere il sostegno ad azioni coraggiose. 


 

 

 

di Eric Toussaint, 8 febbraio 2019


Traduzione di Rododak



Attracco d'una nave porta container Cosco al porto del Pireo di Atene

 

Nell'undicesimo capitolo del suo libro, Yanis Varoufakis spiega di essere intervenuto per portare a termine la vendita del terzo terminal del Porto del Pireo alla compagnia cinese Cosco, che già gestiva dal 2008 i terminal 1 e 2. Come Varoufakis stesso riconosce, Syriza prima delle elezioni aveva promesso che non avrebbe consentito la privatizzazione della parte restante del porto del Pireo. Varofakis continua: "Syriza durante la campagna dal 2008 prometteva non soltanto che avrebbe impedito il nuovo accordo, ma che avrebbe totalmente estromesso Cosco". E aggiunge: "Avevo due colleghi ministri che dovevano la loro elezione a questa promessa". Tuttavia Varoufakis si affretta a cercar di concludere l'accordo di  vendita a Cosco. Se ne occupa con l'assistenza di uno dei consulenti senior di Alexis Tsipras, Spyros Sagias, che fino all'anno precedente era stato consulente legale della Cosco. Nella scelta di Sagias c'era quindi un chiaro conflitto di interessi, cosa che Varoufakis riconosce (pag. 313). Era stato lo stesso Sagias, peraltro, a redigere il primo accordo con Cosco nel 2008. Sagias negli anni '90 era stato consigliere anche del primo ministro del PASOK Konstantinos Simitis, che aveva organizzato la prima grande ondata di privatizzazioni. Nel 2016, dopo avere lasciato il suo ruolo di segretario del governo Tsipras, Sagias riprende ancora più attivamente la sua attività professionale, in particolare come consulente di Cosco [1]. Varoufakis non prova imbarazzo nel dichiarare di avere rivisto i termini della gara d'appalto all'inizio di marzo 2015 per adeguarla alle richieste di Cosco: "Sagias ed io abbiamo informato Alexis (Tsipras), prima di passare ai preparativi (della finalizzazione dell'accordo con Cosco sul Pireo). L'obiettivo era riformulare la gara d'appalto per il Pireo in base alle condizioni accettate dai cinesi " (pag. 316).

Varoufakis riassume così la sua proposta a Pechino attraverso l'ambasciatore cinese di stanza ad Atene: "La Grecia ha una forza lavoro altamente qualificata, i cui stipendi sono diminuiti del 40%. Perché non chiedere ad aziende come Foxconn di costruire o riunire le loro strutture in un polo tecnologico, beneficiando di un regime fiscale specifico, non lontano dal Pireo?" (pag. 312). In questa proposta troviamo tutto il piccolo armamentario di argomenti dei governi neoliberisti che vogliono attirare gli investitori: una forza lavoro qualificata i cui salari sono diminuiti e sgravi fiscali per i datori di lavoro.


 

Varoufakis spiega anche che aveva proposto alle autorità cinesi di acquistare le ferrovie greche, in modo che la Cina avesse un accesso più facile al resto del mercato europeo su binario e ne facesse un ulteriore segmento della "New Silk Road". Questo ultimo progetto non è stato realizzato. [2]


 

Varoufakis nel marzo 2015 sperò invano che Pechino avrebbe acquistato buoni del tesoro greci per diversi miliardi di euro (contava su un totale di 10 miliardi, pag. 315), che il governo avrebbe usato per ripagare il suo debito con il Fmi. Con grande disperazione di Varoufakis, i leader cinesi non mantennero la loro promessa e si accontentarono di due acquisti da 100 milioni di euro.


 

Le proposte di Varoufakis alle autorità cinesi sono inaccettabili: prendere prestiti dalla Cina per rimborsare il Fondo monetario internazionale; abbandonare il controllo della Grecia sulle sue ferrovie; procedere ad altre privatizzazioni!


 

Il suo progetto è fallito perché le autorità cinesi e tedesche hanno concordato che la Cina non avrebbe offerto una bombola di ossigeno al governo di Tsipras. Scrive Varoufakis: "Berlino aveva chiamato Pechino, con un messaggio chiaro: evitate di trattare con i greci prima che noi abbiamo concluso con loro" (pag. 317).


 

Aziende cinesi, tedesche, italiane o francesi effettuano acquisizioni a prezzo stracciato.


 

Alla fine, la realizzazione dell'accordo con Cosco non ebbe luogo quando Varoufakis era ministro. Fu concluso all'inizio del 2016 e a condizioni che, a suo parere, erano più favorevoli per l'azienda cinese rispetto all'accordo preliminare che lui aveva cercato di ottenere (capitolo 11, nota 8, pag. 516). Questo dimostra che le autorità cinesi si sono messe d'accordo con le autorità di Berlino: hanno lasciato asfissiare lentamente la Grecia e poi ne hanno aprofittato, condividendo la torta con gli altri predatori dei beni pubblici greci. Aziende cinesi, tedesche, italiane o francesi hanno effettuato acquisizioni a prezzo di svendita. Ma anche se nel 2015 le autorità cinesi avessero concretizzato le speranze di Varoufakis, questo non sarebbe comunque andato a beneficio della Grecia e del suo popolo.


 

Nel frattempo, anche le autorità russe, che erano state contattate da Tsipras e Panagiotis Lafazanis poco dopo i contatti di Varoufakis con Pechino, rifiutarono di aiutare il governo greco [3]. Putin invece trattò con la Merkel per ottenere un ammorbidimento delle sanzioni dell'Ue contro la Russia in seguito al conflitto con l'Ucraina, in cambio del rifiuto di Mosca di andare in aiuto del governo di Syriza.


 

Per quanto riguarda le speranze di Varoufakis e Tsipras di ottenere aiuto da Barack Obama, anche questa è stata una delusione. Secondo Varoufakis, l'amministrazione di Barack Obama affermò che la Grecia faceva parte della sfera di influenza di Berlino e lo stesso Obama raccomandò a Varoufakis di fare delle concessioni alla Troika. [4]


 

 

 


"Lasciate respirare la Grecia": manifestazione di solidarietà a Londra nel febbraio 2015


 

Diplomazia segreta e false comunicazioni di cui Tsipras e Varoufakis sono stati complici


 

Varoufakis dà conto della riunione dell'Eurogruppo che seguì la resa del 20 febbraio, falsamente presentata all'opinione pubblica greca come un successo: fine della Troika e della prigione del debito per la Grecia. All'Eurogruppo del 9 marzo a Bruxelles Varoufakis non riuscì a ottenere alcun gesto o concessione da parte dei leader europei, della Bce o del Fmi. Nonostante ciò, Varoufakis e Tsipras continuarono ad affermare che l'incontro era stato un successo. Varoufakis riporta che Tsipras gli avrebbe detto: "Lo presenteremo come un successo: secondo l'accordo del 20 febbraio inizieranno presto dei negoziati per sbloccare la situazione " (pag. 330).


 

Ciò che colpisce è il tempo speso da Varoufakis e Tsipras in interminabili riunioni all'estero, in colloqui nei quali loro fanno concessioni, mentre la Troika persegue metodicamente la sua opera di demolizione delle speranze del popolo greco. A Tsipras e Varoufakis non viene mai in mente di chiedere del tempo per incontrare il popolo greco, per organizzare incontri pubblici a cui la popolazione greca potesse partecipare. Non si muovono per il Paese a incontrare gli elettori, ad ascoltarli e spiegare loro quello che stava accadendo nei negoziati, per spiegare le misure che il governo avrebbe preso per combattere la crisi umanitaria e rilanciare l'economia del Paese.


 

Varoufakis e Tsipras non hanno cercato modi di comunicare con l'opinione pubblica internazionale né di mobilitare la solidarietà internazionale a sostegno del popolo greco. Non hanno mai approfittato delle loro visite a Bruxelles o in altre capitali per parlare direttamente con i molti attivisti che volevano capire che cosa stava realmente accadendo ed esprimere la loro solidarietà con il popolo greco.


 

Varoufakis e Tsipras hanno una pesante responsabilità nel mancato sviluppo di una solidarietà attiva e massiccia nei confronti della Grecia. Perché molti cittadini si mobilitassero sarebbe stato necessario rivolgersi a loro, informarli, per contrastare la massiccia campagna di denigrazione e stigmatizzazione di cui non solo il governo, ma l'intera popolazione greca era fatta oggetto.

 

Varoufakis e il Fmi


 

Si sarebbe dovuto annunciare la sospensione del pagamento del debito


 

Il 12 febbraio 2015 la Grecia ha rimborsato 747,7 milioni di euro per uno dei crediti concessi dal Fondo monetario internazionale nel quadro del primo memorandum. È stato un grave errore, si sarebbe dovuto annunciare la sospensione del pagamento di questo debito, con due argomenti: 1. lo stato di necessità [5] in cui si trovava il governo greco, nell'urgenza di dare precedenza alla lotta contro la crisi umanitaria; 2. l'avvio di un processo di revisione del debito pubblico greco, con la partecipazione dei cittadini, durante il quale il pagamento doveva essere sospeso [6]. Si sarebbe potuta giustificare questa revisione con l'applicazione del regolamento 472 dell'Unione europea. Questo articolo afferma: "Uno Stato membro soggetto a un programma di aggiustamento macroeconomico effettua un audit completo delle sue finanze pubbliche al fine, tra l'altro, di valutare i motivi che hanno portato all'accumulo di livelli eccessivi di debito e di individuare eventuali irregolarità" [7]. Né Varoufakis né Tsipras presero seriamente in considerazione la sospensione del pagamento combinata con un'inchiesta per determinare se il debito da pagare fosse legittimo o no, odioso o no.


 

Sarebbe stato possibile avviare una campagna di informazione da parte del governo, per mettere in discussione la legittimità dei crediti del Fmi elargiti alla Grecia dal 2010. Tsipras e Varoufakis avevano a disposizione i documenti segreti del Fmi, attestanti il carattere profondamente illegittimo e odioso della pretesa. Il problema è che Varoufakis era convinto che non avesse alcun senso parlare dell'illegittimità e dell'odiosità dei debiti addossati alla Grecia.


 

Il Wall Street Journal aveva reso pubblici i documenti segreti del Fmi fin da ottobre 2012, come già menzionato in un articolo. Alcuni giorni dopo la loro pubblicazione, incontrai Tsipras per parlare di una possibile collaborazione con il CADTM per condurre la procedura di revisione del debito. Dissi a Tsipras e al suo consigliere economico dell'epoca, John Milios: "Ora avete un argomento concreto contro il Fmi, perché se avete le prove che il Fmi sapeva che il suo programma non poteva funzionare e sapeva che il debito era insostenibile, abbiamo il materiale per affondare il colpo sull'illegittimità e illegalità del debito." [8] Tsipras rispose: "Ascolta... il Fmi sta prendendo le distanze dalla Commissione europea." Capii che aveva in mente che il Fmi avrebbe potuto essere un alleato di Syriza nel caso in cui Syriza fosse salito al governo. Un'idea del tutto priva di fondamenti ragionevoli.


 

A febbraio 2015 Tsipras e Varoufakis erano ancora fermi su quella posizione. Erano convinti che sarebbero stati in grado di ammorbidire il Fmi grazie al sostegno di Barack Obama e all'influenza dei consiglieri statunitensi scelti da Varoufakis, Jeffrey Sachs e Larry Summers. Erano totalmente sulla falsa strada. Varoufakis lo capì di persona una prima volta per ovvi motivi il 20 febbraio, e nei giorni seguenti, quando Christine Lagarde, direttrice del Fondo monetario internazionale, dichiarò all'Eurogruppo che non era assolutamente il caso di derogare dal memorandum stabilito.


 

Nonostante questa dimostrazione dell'atteggiamento ostile del Fmi, Varoufakis e Tsipras continuarono a rimborsare il Fondo monetario internazionale per tutto il mese di marzo 2015. Varoufakis ha dichiarato che il suo ministero ha pagato al Fmi 301,8 milioni di euro il 6 marzo, 339,6 milioni il 13 marzo, 565,9 milioni il 16 marzo e 339,6 milioni il 20 marzo. Complessivamente, nel mese di marzo 2015 sono stati pagati oltre 1.500 milioni di euro, utilizzando tutta la liquidità disponibile, benché le speranze di Varoufakis di ricevere denaro dalla Cina fossero svanite, e la Bce avesse confermato che non avrebbe pagato gli interessi dovuti alla Grecia sui buoni acquistati tra il 2010 e il 2012 e che non avrebbe ripristinato l'accesso alla liquidità ordinaria delle banche greche. Eppure il governo greco aveva sicuramente bisogno, per combattere la crisi umanitaria e promuovere l'occupazione, del denaro che finiva nelle casse del Fmi. Secondo Varoufakis, "che il mio ministero sia riuscito a trovare 1,5 miliardi di dollari per pagare l'Fmi ha del miracoloso, soprattutto tenendo conto del fatto che dovevamo continuare a pagare pensioni e dipendenti pubblici " (Capitolo 13, pag. 348).


 

La decisione di sospendere il pagamento del debito al FMI


 

Varoufakis riferisce di un incontro surreale tra Tsipras e i suoi ministri più importanti, tenutosi venerdì 3 aprile 2015. Spiega che prima della riunione aveva cercato di convincere Tsipras a non effettuare il pagamento successivo al Fondo monetario internazionale, previsto per il 9 aprile 2015 per un importo di 462,5 milioni di euro. La sua tesi: bisognava fare pressione sui leader europei e la Bce per ottenere qualcosa (ad esempio, un passo indietro sulla restituzione alla Grecia di due miliardi di euro incassati dalla Bce sui titoli greci 2010-2012), perché durante il mese di marzo non avevano ottenuto nulla. Varoufakis dice che sentiva di non essere riuscito a convincere Tsipras. Racconta in questo modo le intenzioni e il comportamento di Tsipras durante il "Consiglio dei ministri informale" (sic! pag. 348), che seguì:


 

"Eravamo su una strada che non portava da nessuna parte, disse, ma più parlava, più l'atmosfera diventava lugubre. Quando finì, sulla stanza pesava una cappa di rassegnazione. Diversi ministri parlarono, ma tradirono un profondo abbattimento. Alexis riprese la parola per concludere. Finì come aveva iniziato - lento, abbattuto, quasi depresso - ricordando che la situazione era critica e potenzialmente pericolosa, ma a poco a poco riprese il ritmo e riguadagnò energia.


 

"Prima che arrivaste, stavo parlando con Varoufakis. Stava cercando di convincermi che è il momento di fare default sul Fmi. I nostri interlocutori non mostrano alcun desiderio di raggiungere un accordo onesto, economicamente fattibile e politicamente sostenibile, mi ha detto. Ho risposto che non è il momento. (...) Ma sapete una cosa, compagni? Penso che abbia ragione. Quel che è troppo è troppo. Abbiamo scrupolosamente rispettato le loro regole. Abbiamo seguito le loro procedure. Abbiamo fatto marcia indietro per mostrare loro che siamo pronti a scendere a compromessi. E che cosa stanno facendo? Ritardano, per poi accusarci di ritardare. La Grecia è un paese sovrano, e oggi tocca a noi, al Consiglio dei ministri, di dire basta. Si alzò dalla sedia e con una voce sempre più forte mi puntò il dito contro, urlando: Non soltanto faremo default sul debito verso il Fmi, ma tu ora prendi un aereo, vai di corsa a Washington e lo comunichi di persona alla gran dama del Fmi!


 

La stanza fu attraversata da grida di gioia. Alcuni si scambiavano sguardi stupiti, consapevoli di vivere un momento storico. La tristezza e l'oscurità erano scomparse, qualcuno aveva strappato la tenda per far entrare la luce. Come tutti, forse anche di più, mi lasciai andare all'eccitazione. La si sarebbe detta una rivelazione, un'Eucarestia, per quanto strano possa sembrare in una banda di atei dichiarati." (Cap. 13, pp. 349-350).


 

Totale silenzio di Varoufakis sulla Commissione per la verità sul debito


 

Varoufakis ignora totalmente l'esistenza della commissione a cui aveva promesso la sua assistenza


 

Il resto di questa storia è allo stesso tempo scandalo e farsa. Varoufakis parte il giorno successivo per Washington via Monaco per incontrare con urgenza Christine Lagarde, direttore esecutivo del Fondo monetario internazionale. Mentre racconta nei dettagli la riunione del 3 aprile e l'incontro con il direttore del Fmi a Washington il 5 aprile, ignora totalmente un incontro a cui ha partecipato il 4 aprile. Un'omissione non banale, perché proprio quel giorno si è tenuto presso il Parlmento greco l'incontro pubblico di apertura dei lavori della Commissione per la verità sul debito pubblico, in presenza di Alexis Tsipras, del Presidente del Parlamento Zoe Konstantopoulou, del Presidente della Repubblica Prokopis Pavlopoulos e di dieci ministri, tra cui Yanis Varoufakis, che è intervenuto. Sono stato il coordinatore scientifico di questo comitato, quindi ho preso la parola subito dopo gli interventi del Presidente della Repubblica e della Presidente del Parlamento greco e prima degli interventi di tre miei colleghi della Commissione e di Varoufakis.


 

In realtà nel suo voluminoso libro Varoufakis ignora totalmente l'esistenza della commissione a cui aveva promesso il suo aiuto. Ha un bel sostenere sul suo blog e nelle interviste successive alla pubblicazione del suo libro di avere sostenuto la Commissione: questo è del tutto falso.


 

A mio parere è significativo anche che il 3 aprile, mentre si teneva l'importante incontro in cui venne deciso di sospendere il pagamento del debito al Fmi, George Katrougalos, che era un membro del governo, non ne era nemmeno al corrente. Ero con lui al suo ministero durante questo incontro. Allo stesso modo, la sera del 3 aprile ho incontrato anche la Presidente del Parlamento, a lungo, per preparare i dettagli della prima riunione della Commissione e nemmeno lei era a conoscenza né di questo incontro né della decisione di bloccare la restituzione del debito. Nemmeno Panagiotis Lafazanis, uno dei sei "super" ministri (questa è l'espressione usata da Tsipras), era stato invitato all'incontro. Questo testimonia il modo di muoversi di Tsipras e della sua cerchia: decisioni cruciali prese da un gruppo ristrettissimo, in segreto, senza consultare una grande parte dei membri del governo, né la Presidente del Parlamento né la direzione di Syriza.


 

Va anche sottolineato che il lavoro della Commissione per la verità sul debito ha avuto un enorme impatto sulla popolazione greca, e ne sono stato testimone personalmente. Molto spesso la gente mi ha manifestato simpatia o rivolto ringraziamenti per strada, sui mezzi pubblici o ancora al mercato settimanale del quartiere popolare di Atene dove ho vissuto tra aprile e luglio 2015. Questo significa che molte persone hanno seguito il lavoro della Commissione e ne conoscevano i membri principali, che tra l'altro sono stati oggetto di una sistematica campagna diffamatoria da parte dei media di destra.


 

Dalla tragedia alla farsa:  non è che un volo aereo


 

Non avevo mai sentito niente di così assurdo.


 

Ma riprendiamo il racconto di Varoufakis. Al suo arrivo a Washington, domenica 5 aprile, Tsipras gli trasmette un contrordine.


 

Ecco il dialogo tra Tsipras e Varoufakis, così come è riportato nel libro di quest'ultimo:


 

"Ascolta, Yanis, è stato deciso di non andare al default adesso, è troppo presto."


 

- "Come sarebbe 'è stato deciso' "? - Ho risposto, stordito. - "Chi è che ha deciso che non faremo default?"


 

- "Io, Sagias, Dragasakis... ci siamo detti che sarebbe stata una decisione prematura, appena prima di Pasqua".


"Grazie di avermi avvertito" gli ho risposto, fuori di me. Poi, prendendo il tono più neutro e distaccato possibile, gli ho chiesto: e adesso che cosa faccio? Prendo l'aereo e torno? Non vedo qual è il punto a incontrare la Lagarde.


 

- "Assolutamente no, non annullare l'appuntamento. Tu vai avanti come concordato. Tu incontri la signora e le dici che facciamo default."


 

Non avevo mai sentito niente di più assurdo.


 

- "Che cosa intendi, esattamente? Le dico che faremo default dicendole allo stesso tempo che abbiamo deciso il contrario"?


 

- "Esatto. Tu la minacci, in modo che in preda all'ansia chiami Draghi e gli chieda di porre fine alla restrizione della liquidità. A quel punto la ringraziamo e annunciamo che paghiamo il Fmi. "


 

Così Varoufakis accetta di andare a recitare una commedia grottesca alle sede del Fmi e dichiara a Christine Lagarde: "Sono autorizzato a informarvi che tra quattro giorni faremo default in relazione al nostro programma di rimborso al Fondo monetario internazionale, e questo finché i nostri creditori continueranno a trascinare i negoziati e la Bce limiterà la nostra liquidità."


 

Ora, la partenza di Varoufakis per Washington era stata resa pubblica. Ciò che Varoufakis non dice nel suo libro è che Dimitris Mardas, vice ministro delle Finanze scelto da Varoufakis [9], aveva dichiarato alla stampa internazionale che la Grecia il 9 aprile 2015 avrebbe pagato quanto dovuto al Fmi. L'agenzia di stampa ufficiale tedesca, Deutsche Welle, scriveva: "Il vice ministro delle Finanze Dimitris Mardas ha dichiarato sabato che la Grecia ha denaro a sufficienza. 'Il pagamento dovuto all'Fmi sarà effettuato il 9 aprile. C'è il denaro sufficiente per pagare gli stipendi, le pensioni e tutte le altre spese che dovranno essere erogate la prossima settimana', ha affermato Mardas"


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Note

[1] Sagias è tornato a essere il consigliere designato dei grandi interessi stranieri per promuovere nuove privatizzazioni. Nel 2016 ha servito gli interessi dell'emiro del Qatar, che voleva acquistare un'isola greca, l'isola di Oxyas a Zacinto, appartenente a un parco naturale. Sagias è stato anche consulente di Cosco nel 2016-2017 in una controversia con i lavoratori del porto del Pireo, quando si è trattato di trovare una formula di pensionamento anticipato (o licenziamento dissimulato) per oltre un centinaio di lavoratori vicini all'età della pensione. Fonte: http://www.cadtm.org/Varoufakis-s-is-holding-of-the-dominant-order-as-advisers


 

[2] La società privata italiana Ferovialia ha acquistato le ferrovie pubbliche greche OSE per 45 milioni di euro nel giugno 2016 sotto la conduzione del ministro Stathakis, amico intimo di Tsipras ( https://tvxs.gr/news/ ellada / giati-i-trainose-polithike-monon-enanti-45-ekatommyrion-eyro ), con la prospettiva di un sussidio operativo di 250 milioni di euro da parte dello stato greco per i prossimi 5 anni (50 milioni all'anno). Vedi anche: http://net.xekinima.org/trainose-to-xroniko-mias-idiotikopoi/


 

[3] Vedi p. 342 e nota 5, cap. 12, p. 518.


 

[4] Vedi la dichiarazione di Obama secondo Varoufakis, cap. 14, pp. 368-369.


 

[5] Lo stato di necessità è riconosciuto dal diritto internazionale come una situazione che permette di sospendere il pagamento del debito.


 

[6] Ricordiamo che nel programma di Syriza per le elezioni del giugno 2012, tra le cinque priorità si poteva leggere: "Istituzione di una commissione internazionale di revisione del debito, insieme alla sospensione del pagamento del debito fino alla fine dei lavori di questa commissione".


 

[7] "Regolamento (UE) n. 472/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2013", art. 7 https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/PDF/?uri=CELEX:32013R0472&from=IT


 

[8] Nel 2017, il CADTM ha pubblicato e commentato questi documenti segreti, conosciuti grazie alle rivelazioni del Wall Street Journal nel 2012: http://www.cadtm.org/Documents-secrets-du-FMI-sur-la


 

[9] Per quanto riguarda D. Mardas, bisogna sapere che il 17 gennaio 2015, otto giorni prima della vittoria di Syriza, Mardas ha pubblicato un articolo particolarmente aggressivo contro la deputata di Syriza Rachel Makri, intitolato "Rachel Makri vs Kim Jong Un e Amin Dada ". L'articolo si conclude con la domanda molto eloquente (sottolineata da lui stesso) "Sono questi quelli che ci governeranno?". Dieci giorni dopo, grazie a Varoufakis, lo stesso Mardas è diventato viceministro delle Finanze. Varoufakis spiega nel suo libro che dopo un mese dalla nomina a ministro si è reso conto di avere fatto una scelta sbagliata. Va notato che Mardas, che ha sostenuto la capitolazione nel luglio 2015, è stato eletto deputato di Syriza nelle elezioni di settembre 2015.


 

Fonte: CADTM, Eric Toussaint , 08-02-2019


 

02/05/14

Varoufakis: L’avanzo primario greco è solo un altro artificio contabile

Sul suo blog, Varoufakis rivela che l’avanzo primario del governo greco (che non considera il peso schiacciante degli interessi sul debito) è frutto di trucchi contabili, benedetti dalla troika. Si tratta solo di un artificio in vista delle elezioni europee: si vuol sostenere che la crisi greca – e quindi dell’eurozona – è ormai alle spalle. Ma diversamente da quanto sembra pensare Varoufakis, il problema non sono le statistiche alla greca... La verità in tutta l'eurozona non potrà che venire presto a galla.



In un appassionato post, Varoufakis rivela che persino l'unico risultato greco - peraltro molto simbolico - è una truffa: lo sbandierato avanzo primario che è costato tanta sofferenza è frutto di un trucco contabile. Vediamone la descrizione:

19/03/14

Perché il Mercato dei Bond dell'Eurozona si è Stabilizzato?

Sul suo blog, l’economista greco Yanis Varoufakis  spiega i vari fattori che hanno contribuito alla stabilizzazione dei mercati obbligazionari europei, ossia il calo dei famosi spread, allargando lo sguardo anche ai mercati obbligazionari globali. La conclusione è lapidaria: la crisi dell’euro sta riprendendo il fiato prima di ritornare più forte di prima. 


di Yanis Varoufakis


Nel giugno 2012, quando le banche centrali avevano portato i tassi di interesse praticamente a 0, l’Italia doveva rifinanziare il proprio enorme debito (3.000 miliardi di dollari) a tassi dell’8%. La Spagna era messa anche peggio. Con il PIL che calava del 2% all’anno, questo livello di interessi significava che il debito stava salendo al ritmo del 10% annuo. In breve: insolvenza! Questo era lo spettro che si aggirava sulle maggiori economie europee nell’estate del 2012, che faceva presagire che l’eurozona fosse al capolinea. Oggi, i tassi per l’Italia e la Spagna sono scesi al livello più gestibile del 3-4% e il PIL si è stabilizzato. C’è perfino un flusso di denaro che si dirige verso le inguaiate banche europee, perfino verso la devastata borsa greca, in cerca dell'opportunità di acquisire partecipazioni a prezzo di saldo. Questi fenomeni possono facilmente essere confusi con i segnali  della famosa “luce in fondo al tunnel”. Ma “confusi” è la parola chiave.

01/12/13

Varoufakis: Il Finto Successo del "Salvataggio" Irlandese

Yanis Varoufakis commenta lo scandaloso trionfalismo sul presunto successo del "salvataggio" a cui è stata costretta l'Irlanda, smontando i due miti su cui è costruito: le eccezionali esportazioni e il crollo dei rendimenti.



di Yanis Varoufakis - Contrariamente al senso comune, l'Irlanda non è mai stata "salvata" e, per di più, non è neanche lontanamente sfuggita alla prigione del debito in cui era stata confinata dal suo, presunto, "salvataggio".

Dopo lo scoppio della bolla del mercato immobiliare, a seguito della crisi creditizia post-2008, la Banca Centrale Europea ha richiesto al governo di spostare le perdite delle cinque banche irlandesi, del valore di € 60 miliardi, sulle spalle dei contribuenti. Di cittadini che non avevano né il dovere morale né l'obbligo giuridico di portare questo carico. Perché? Al fine di proteggere il fragile sistema bancario tedesco dalle ripercussioni delle grosse perdite che avrebbe subito. Gli Irlandese se la sono presa con il loro governo e ne hanno eletto un altro che, tuttavia, ha considerato come sua priorità la piena attuazione del programma di austerità selvaggia conseguente agli enormi prestiti che il governo aveva accettato al fine di rimborsare le perdite delle banche. Il risultato è stata una spirale catastrofica per l'economia sociale dell'Irlanda e per la sua gente.

14/12/12

Buyback del debito greco – tanti festeggiamenti per un altro triste verdetto

Un articolo dell'economista  Yanis Varoufakis spiega la dinamica del buyback del debito greco  - lo stato  riacquista il proprio debito dalle banche per reindebitarsi col EFSF a favore delle banche...mi sa che rimangono fuori di qualche miliardo i contribuenti, mentre l'economia continua ad asfissiare...ma è un'operazione di gran successo (come tutte le altre)!...


di Yanis Varoufakis - Le autorità greche hanno annunciato che l'asta olandese ha prodotto offerte per un valore di 31,9 miliardi di titoli di Stato greci (post-PSI) a un prezzo medio del 33,8% del valore nominale. Le stesse fonti rivelano che le banche greche hanno offerto a piene mani tutti i loro titoli, per un totale di circa 17 miliardi di euro. Il che significa che gli hedge funds e gli altri pirati hanno partecipato con circa altri 14 miliardi. A questi prezzi elevati, il governo greco non può permettersi di accettare tutti i titoli offerti, in quanto ha solo 10 miliardi da spendere. Quindi, a meno che non prenda un altro prestito dal EFSF, accetterà circa 29,5 miliardi delle obbligazioni in offerta, e così otterrà una riduzione del debito netto di circa 19,5 miliardi. I media greci, come è loro solito, stanno celebrando il successo del buyback (proprio come si celebrava il successo del PSI lo scorso febbraio e tutti i prestiti ricevuti dalla Grecia negli ultimi tre anni). C'è un fondamento per queste celebrazioni? Assolutamente no, direi. Ed ecco perché:

15/09/12

Moderna Titanomachia Europea: PARTE B – Il cenno di Draghi agli Euro-lealisti

Yanis Varoufakis: le illusioni degli Eurolealisti nella grande battaglia tra Titani in corso. 


L'8 agosto 2012 il Presidente della BCE ha riconosciuto che la zona euro era a uno stadio avanzato di disintegrazione e, nello stesso tempo, ha promesso di fare il necessario per porvi fine. Il 6 settembre è arrivato l'annuncio dell'OMT, che molti commentatori vedono come un punto di svolta. Mentre la maggior parte degli osservatori riconoscono che non può servire come arma per vincere la guerra contro la crisi, l'OMT ha dato tuttavia agli Euro-lealisti la possibilità di sostenere che, in fin dei conti, l'Europa ha trovato il modo di risolvere le sue crisi. Il fatto che l'annuncio OMT si sia sovrapposto, con un saggio tempismo, con l'importante documento pubblicato dalla Commissione europea sulla formazione di un'unione bancaria corretta e, anche, con l'accettazione forzata da parte della Corte Costituzionale tedesca del diritto del MES di esistere, ha consentito un sospiro di sollievo collettivo dell'area Euro-lealista.

13/09/12

La moderna Titanomachia Europea: come il futuro dell'Europa viene plasmato da grandi battaglie su questioni apparentemente insignificanti

Yanis Varoufakis delinea la grande battaglia che si sta svolgendo in Europa a colpi di misure apparentemente tecniche ma profondamente politiche. Le posizioni sono tre: gli Euro-clasti, gli Euro-lealisti e gli Euro-critici. (prima parte)
 


PARTE A – In bilico
Se proiettati nel grande disegno della storia straordinariamente ricca d'Europa, sembrano tecnicismi minori. Ci saranno condizionalità collegate agli acquisti obbligazionari della BCE? I bond acquistati dalla BCE saranno trattati in base alla clausola pari passu con le obbligazioni detenute dai privati? La BCE controllerà tutte le banche o solo quelle "sistemiche"? Queste sono domande che dovrebbero essere di nessun interesse reale per chi non abbia un'attrazione morbosa per la materia della finanza pubblica. Eppure, queste domande (e il modo in cui si risponde) probabilmente si riveleranno importanti per il futuro dell'Europa quanto i trattati di Westfalia, di Versailles, e anche di Roma. Perché questi sono i temi che determineranno se l'Europa rimarrà unita o soccomberà alle forze centrifughe che sono state ferocemente scatenate dagli eventi del 2008.

24/07/12

Ora è ufficiale: il sistema di trasmissione monetaria dell'eurozona si è infranto


L'economista Greco Yanis Varoufakis commenta le parole del governatore della Banca di Francia sul fallimento della BCE nel controllo dei tassi e del credito. Molto grave per un'unione monetaria. 



In condizioni normali, i tassi di interesse che voi e io dobbiamo pagare su un mutuo per la casa, un prestito per l'automobile o per affari, o sulla nostra carta di credito, sono ancorati su due tassi cruciali. Uno è il tasso che banche si addebitano l'un l'altra per prendere in prestito tra di loro. L'altro è il tasso overnight della Banca Centrale. Purtroppo, nessuno di questi tassi di interesse ha importanza durante questa crisi. Anche se questi tassi 'ufficiali' tendono a zero (visto che le banche centrali cercano di ridurre a niente il costo del denaro), i tassi di interesse che le persone e le imprese pagano sono molto, molto più alti e rappresentano degli indici sulla paura e le valutazioni soggettive di disintegrazione della zona euro.
Dopo il crollo del 2008, le banche hanno smesso di prestarsi denaro a vicenda, temendo di non poter mai riavere i soldi indietro (dato che la maggior parte delle banche sono diventate, in effetti, insolventi). Così, il tasso di interesse al quale si prestano l'un l'altra semplicemente ha cessato di rappresentare un prezzo significativo (proprio come i prezzi dei CDO, dopo il collasso di Lehman, hanno perso il loro significato perché nessuno comprava o vendeva quei pezzi di carta). L'aspetto veramente scandaloso dello scandalo Libor delle ultime settimane è che le banche hanno continuato a usare (e 'fissare') una stima del tasso di interesse interbancario (ai fini della determinazione di tutti gli altri tassi d'interesse, ad esempio, sui mutui e sulle carta di credito) mentre non si prestano più denaro l'un l'altra …

27/06/12

Varoufakis: la Grecia è Finita


In un'intervista con la BBC Australiana, Yanis Varoufakis dipinge la sindrome maniaco-depressiva della Grecia, che non può essere salvata, a meno di un improbabile New Deal Europeo. 


Il deragliamento del treno dell'euro, iniziato con la Grecia e quindi con le altre vetture che hanno cominciato a uscire dai binari una dopo l'altra - Irlanda, Portogallo, e oggi Spagna – va avanti. E il voto Greco non cambierà niente. Tutta l'esuberanza e le celebrazioni sono completamente e assolutamente fuori luogo. Io temo che l'eurozona e l'Europa stiano continuando lungo il percorso degli ultimi due anni fatto di una serie di errori, una commedia degli errori. Basta guardare ciò che sta accadendo oggi in Spagna,. E quello che sta accadendo in Italia. A meno che la logica o ciò che passa come la logica dell'approccio Europeo alla crisi non cambi velocemente, molto presto la zona euro sarà storia.

17/06/12

La Scelta della Grecia: Contrattare o Supplicare


Il voto della Grecia avrà un peso su tutti noi. Siamo tutti Greci, ma veramente. Diffondiamo queste parole appassionate e illuminanti di Yanis Varoufakis

 


Quando due parti contrattano, la loro interazione riflette un potenziale beneficio reciproco ma anche un conflitto. Per esempio, quando un'azienda e il suo fornitore raggiungono un accordo, vi è spesso più di un prezzo da cui entrambi potrebbero trarre vantaggio. La fascia alta della gamma dei possibili prezzi favorisce il fornitore, mentre la fascia più bassa avvantaggia l'impresa. Così, quando la contrattazione li porta ad un accordo sul prezzo finale, essi si aprono a un vantaggio reciproco e risolvono un potenziale conflitto.

15/05/12

Krugman: Eurodämmerung


Per Krugman sul New York Times  la fine dell'euro è questione di mesi. Intanto Yaris Varoufakis demolisce anche l'ultima possibilità (indicata da Krugman al punto 4), di una politica di rialzo dei salari in Germania.


di Paul Krugman - Alcuni di noi ne hanno discusso, ed ecco come pensiamo che si presenterà il finale di partita:

1. Uscita della Grecia dall'euro, molto probabilmente il mese prossimo.

2. Enormi prelievi dalle banche Spagnole e Italiane, perché i depositanti tenteranno di spostare i loro soldi in Germania.

16/01/12

Sulle vere cause dietro il downgrade della Francia

Dal Blog di Yanis Varoufakis, bravo economista Greco, un commento esauriente al downgrade della Francia e di una buona parte dell'eurozona

"I problemi finanziari di fronte alla zona euro sono anche una conseguenza dei crescenti squilibri esteri e delle divergenze di competitività tra il centro della zona euro e la cosiddetta" periferia ". Per questo, crediamo che un processo di riforma che si basi sulla sola austerità fiscale rischia di diventare controproducente, in quanto la domanda interna cala con le crescenti preoccupazioni dei consumatori  sulla  disoccupazione e il reddito disponibile,  riducendo le entrate fiscali nazionali"
S & P, estratto dal report per il downgrade di Francia et al, 13 gen 2012

07/12/11

Abbandonare la Nave che Affonda? Un Piano per Uscire dall'Euro


Propongo qui il commento di Yanus Varoufakis, bravissimo economista e blogger Greco, al Piano Mosler/Pilkington di uscita dall'euro, di cui abbiamo già parlato. Nel leggerlo, fate piazza pulita dei pregiudizi: stiamo chiedendoci col cuore in mano se è giunto il momento di saltare sulle scialuppe e affrontare il mare ghiacciato...


Come sanno gli affezionati di questo blog, io sono del parere che il collasso della zona euro sarà foriero di un 1930 post-moderno. Mentre al tempo ero fortemente contrario alla creazione dell'euro, diurante questa crisi, ho fatto una campagna per salvarlo. Naturalmente, come ha scritto giustamente Alain Parguez qui, è impossibile salvare qualcuno, o qualcosa, che non vuole essere salvato. In questo post, pur non retrocedendo sul mio personale impegno a continuare di cercare di salvare una unione monetaria votata all'autodistruzione, riferirò di un'analisi su come uno stato membro periferico potrebbe cercare di minimizzare gli (enormi) costi socio-economici di un'uscita dalla zona euro imposti dalla sua disintegrazione.