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01/02/20

Brexit - Il discorso di Boris Johnson: "Uno straordinario momento di speranza"

"Non è una fine, è un inizio." Nella notte in cui la Brexit è diventata realtà e si è realizzata la decisione democratica espressa da una votazione popolare, pubblichiamo il discorso in cui Boris Johnson promette una nuova, grande speranza.

 

 

 

Di Boris Johnson, 31 gennaio 2020

 

 

Stanotte usciamo dall'Unione europea. Per molte persone questo è uno straordinario momento di speranza, un momento che pensavano non sarebbe mai arrivato. E ci sono molti, certo, che provano un senso di ansia e di perdita.

 

E poi c'è un terzo gruppo, forse il più grande, che aveva cominciato ad avere paura che tutta la discussione politica non avrebbe mai avuto fine.

 

Capisco tutti questi sentimenti e il nostro compito come governo, il mio compito, adesso, è unire questo Paese, e farci andare avanti.

 

La cosa più importante da dire, stanotte, è che questa non è una fine, ma un inizio. Questo è il momento in cui irrompe l'alba e si alza il sipario su un nuovo atto della nostra grande rappresentazione nazionale.

 

E certo, in parte si tratta di usare queste nuove forze, questa sovranità riconquistata per realizzare i cambiamenti per cui il popolo ha votato.

 

Che si tratti di controllare l'immigrazione o creare porti franchi o liberare la nostra industria della pesca o stringere trattati di libero scambio o semplicemente stabilire le nostre leggi e le nostre regole per il bene del popolo di questo Paese.

E naturalmente io penso che questa è la cosa giusta, e sana e democratica da fare, perché, con tutti i suoi vantaggi e tutte le sue ammirevoli qualità, l'Unione europea in questi 50 anni si era evoluta in una direzione che non si adatta più a questo Paese. E questa è una decisione che voi, il popolo, avete confermato con votazioni, non una volta, ma due.

 

Eppure, questo momento è molto più grande di tutto ciò. Non si tratta solo di svincolarci dal punto di vista normativo. Si tratta della possibilità di un momento di vero rinnovamento e cambiamento nazionale.

 

Questa è l'alba di una nuova era, in cui non accettiamo più che le opportunità di ciascuno nella vita, le possibilità della famiglia di ciascuno nella vita dipendano dalla zona del Paese in cui è cresciuto.

 

Questo è il momento in cui davvero cominciamo a unirci e salire di livello, sconfiggendo la criminalità, trasformando il nostro Servizio sanitario nazionale, e con una istruzione migliore, una superba tecnologia e il più grande rinnovamento delle nostre infrastrutture dall'epoca vittoriana, diffondiamo speranza e opportunità in tutte le aree del Regno Unito.

 

E se riusciamo in questo, io sono convinto che mese dopo mese noi acquisteremo sempre più fiducia, non soltanto in patria, ma anche all'estero, e nella nostra diplomazia, nella lotta contro i cambiamenti climatici, nelle nostre campagne per i diritti umani, per l'istruzione femminile, riscopriremo i muscoli che non abbiamo usato per decenni.

 

La forza di un pensiero e di una azione indipendente, non perché vogliamo sminuire nulla di quanto è stato fatto dai nostri amici dell'Unione europea. Certo che no.

 

Noi vogliamo che questo sia l'inizio di una nuova era di amichevole collaborazione tra l'Ue e una Gran Bretagna piena di energia, una Gran Bretagna che sia contemporaneamente una grande potenza europea e realmente globale, al livello della nostra portata e delle nostre ambizioni.

 

E quando guardo alle incredibili risorse di questa nazione, ai nostri scienziati, ai nostri ingegneri, alle nostre università che primeggiano nel mondo, al nostro esercito, quando guardo alle potenzialità di questo Paese, in attesa di essere liberate, io so che noi siamo in grado di trasformare questa opportunità in uno splendido successo.

 

E qualsiasi siano gli ostacoli che troveremo sulla strada davanti a noi, so che ce la faremo.

 

Abbiamo obbedito alla volontà del popolo. Ci siamo ripresi gli strumenti per autogovernarci. Ora è il momento di usare questi strumenti per liberare l'intero potenziale di questa magnifica nazione e rendere migliori le vite di ciascuno in ogni angolo del nostro Regno Unito.

 

 



 

17/12/19

Chi ha paura della grande vittoria-Brexit di Johnson?

Tom Luongo analizza il risultato delle ultime elezioni politiche britanniche. Gli inglesi hanno dato un chiaro mandato ai conservatori di portare a compimento la Brexit, punendo i politici che in questi tre anni l’hanno ostacolata, facendo il gioco dell’Unione Europea. Luongo auspica che il Regno Unito prenda le distanze al più presto dal disastroso progetto europeo, sempre più chiaramente avviato al fallimento.

 

 

Di Tom Luongo, 14 dicembre 2019

 

 

Boris Johnson ha finalmente tagliato il nodo gordiano della politica britannica. Con una vittoria schiacciante nelle elezioni di giovedì, Johnson si è assicurato che il suo Trattato per il Ritiro (dalla UE, NdvdE) passerà indenne dalla Camera dei Comuni e produrrà una qualche versione della Brexit in futuro.

 

La vittoria è stata così larga da risultare imbarazzante per coloro che hanno ostacolato la Brexit negli ultimi tre anni. È stato particolarmente soddisfacente vedere Jo Swinson, leader dei Liberali Democratici, perdere il proprio seggio dopo avere scommesso il futuro del proprio partito sulla revoca dell’articolo 50.

 

Questo singolo fatto è più emblematico di qualsiasi altro della bolla intorno a Westminster in cui vivono i politici del Regno Unito. La Swinson ha sottostimato due cose.

 

Prima di tutto, c’è stata la determinazione del popolo britannico di far sentire la propria voce attraverso le urne.

 

In secondo luogo, l’acume politico di Nigel Farage, leader del partito Brexit. Farage ha ritirato i suoi candidati nei seggi conquistati dai Conservatori (il partito di Johnson, NdvdE) nel 2017, per assicurarsi che la Swinson e il suo manifesto traditore finissero in ginocchio.

 

La Swinson è passata dal cercare di diventare Primo Ministro alle notizie di ieri nel giro di sei settimane. Davvero un bel risultato.

 

Questo risultato ha anche messo in guardia l’intero establishment politico britannico sul fatto che le bugie che hanno raccontato su quanto sarebbe stata terribile la Brexit erano irrilevanti.

 

I Laburisti si sono messi da soli all’angolo, spingendo il loro leader Jeremy Corbyn a una svolta marxista nel suo manifesto. Penso che l’ala Blairiana dei laburisti sapesse che quest’elezione era persa, e ha permesso a Corbyn di impiccarsi da solo con le sue sciocchezze riguardo il sistema sanitario, il pollo al cloro e Donald Trump, in modo da liberarsi di lui una volta per tutte.

 

È stato un colpo da maestro di strangolamento politico, sferrato sia dai Conservatori sia dai globalisti Laburisti, che volevano neutralizzare tutte le minacce al loro potere reale, mentre Johnson si assicurava la maggioranza che proteggerà il nucleo del loro potere per i prossimi cinque anni.

 

Ma per il popolo queste elezioni riguardavano la loro dignità e quella di coloro che sono stati lasciati indietro da due generazioni di politici che li hanno venduti a Bruxelles. Il popolo non si fida di Johnson più di quanto faccia io.

 

Ma sapevano che ci doveva essere un chiaro segnale, anche se il beneficiario del segnale non era perfetto. Quindi, mentre Nigel Farage potrà non aver vinto alcun seggio in queste elezioni, continua a vincere spiritualmente la competizione.

 

Perché “leave” significa “leave”.

 

La Brexit potrebbe causare tempi duri. Potrà essere difficile. E con questo? La campagna paternalistica e condiscendente tenuta dalla folla del Remain è stata così disgustosa da indurre coloro che votarono nel referendum del 2016 a sfidarli di nuovo.

 

Chiunque abbia mezzo cervello poteva accorgersi della doppiezza e viltà di persone come Chukka Amuna e Anna Soubry (e il resto della folla ChangeUK), che cambiavano partito come noi ci cambiamo la biancheria intima, ma si rifiutavano di presentarsi a elezioni anticipate per confermare i loro seggi. E hanno anche perso tutti i loro seggi.

 

Anche i Conservatori che hanno negoziato apertamente con le potenze straniere per tradire la volontà del popolo se ne sono andati. Un’intera generazione di politici inetti e riprovevoli sono stati messi alla porta, per non aver sostenuto nuove elezioni perché sapevano quale fosse il reale sentimento della nazione, mentre loro lavoravano alacremente per sovvertirlo.

 

Che piaccia o no, i politici non possono governare senza il consenso del popolo. E il popolo ha appena detto loro: se ci deve essere qualche inconveniente, che così sia. Non illudiamoci, la battaglia non è ancora finita, ma questa è la prima vittoria definitiva della saga-Brexit.

 

Il progetto Europeo ha subito un duro colpo da questi risultati. Anche se io non mi fido di Boris Johnson e delle intenzioni dei conservatori. Le elezioni non riguardavano quello che Johnson farà col suo mandato.

 

Il loro obiettivo era sbarazzarsi del cancro che c’è nel cuore del sistema politico britannico.

 

Quindi, prima le cose importanti, sbarazzarsi di tutti gli azzeccagarbugli i politici in carriera e mettere la Brexit sul cammino della sua attuazione.

 

Riformare la Camera dei Lord, la Corte Suprema e tutte le altre cose, può aspettare. Penso che questi risultati abbiano chiarito anche questo punto.

 

Johnson lo ha menzionato nel suo discorso introduttivo, sapendo che molte persone gli hanno prestato il volto. Sa che questa vittoria può essere fugace.

 

Johnson deve procedere non solo con l’attuare la Brexit. Deve realizzare un cambiamento reale e sostanziale delle politiche della UE che hanno spinto nel fango l’economia del Regno Unito.

 

Deve separare realmente il Regno Unito dalla crisi che ribolle nel continente, perché se lui tradisce su questo stabilendo come Theresa May una “relazione prossima e speciale” con la UE finirà molto rapidamente nel caos.

 

Ciò detto, sento anche che

 

Il fatto che Johnson abbia un mandato elettorale così forte per “compiere la Brexit” gli darà anche una posizione negoziale di forza con l’Unione Europea quando i negoziati ricominceranno a gennaio. Si è liberato con successo del peggio degli elementi “Remain” del partito conservatore e questo mette in guardia Bruxelles, che non potrà più mettere una fazione di Westminster contro l’altra.

 

Per più di tre anni l’establishment politico del Regno Unito e dell’Europa hanno attaccato il voto originale sulla Brexit. Questa opposizione ha fatto emergere e aggravato le divisioni all’interno della società britannica, schierando le sottoculture del Regno Unito l’una contro l’altra.

 

Il grande dubbio è se lui negozierà con Barnier da vincitore o, come Theresa May, da uno che chiede la pace dopo essere stato raso al suolo dai bombardamenti.

 

Si tratta forse della questione più importante che pende ancora sul Regno Unito e sulla Brexit.

 

Barnier e i suoi amici pensano ancora di avere le migliori carte in mano. Giocheranno ancora il loro gioco duro di non negoziare fino all’ultimo momento, cercando di imporre una soluzione ai britannici ribelli che sia umiliante e punitiva.

 

Penso che anche solo per questa ragione, i britannici hanno votato come hanno fatto, giovedì. Era chiaro che il loro parlamento non solo non faceva i loro interessi e li trattava come bambini arroganti, ma anche la UE li guardava con sdegno e ostilità appena nascosta.

 

O, nel caso di Donald Tusk e Guy Verhofstadt, ostilità palese.

 

L’arroganza del pensiero coloniale europeo è stata in bella vista negli ultimi tre anni. Non finirà con questo voto, né arretrerà anche solo di poco.

 

I leader UE stabiliranno nuovi termini di negoziazione per un accordo di libero scambio con il Regno Unito per sterilizzare ogni “vittoria” che Johnson ha ottenuto nel suo nuovo e luminoso Trattato per il Ritiro.

 

Charles Michel, il nuovo Presidente del Consiglio Europeo, sta già parlando in questi termini. Lo stesso vale per il Presidente francese Emmanuel Macron. Il nuovo slogan dell’UE sarà “campo da gioco livellato”.

 

Questo prende il posto dell’”allineamento normativo”. E se vedete Johnson usare quella frase, Farage scatterà come una molla, e giustamente.

 

Per il momento, Johnson ha il vento in poppa. Ha rafforzato i Conservatori, ha neutralizzato l’ERG, sconfitto Corbyn e rimesso Farage nella sua lampada. La Brexit ci sarà.

 

Questa vittoria attirerà una folla di investitori nel Regno Unito e li farà riflettere severamente su quanto sta succedendo nella UE. Anche se penso che l’obiettivo di Johnson sia di ottenere alla fine una BRINO – Brexit solo di facciata – un collasso del sistema bancario europeo potrebbe forzarlo politicamente a tenere le distanze mentre si verifica il disastro.

 

Perché questo fa parte di quanto la gente ha rifiutato col voto di giovedì. Dopo la Brexit, i debiti europei non sono un problema del Regno Unito, nella loro testa.

 

Questo è ciò di cui dovrebbero aver paura i leader UE. E, dal modo in cui stanno giocando le loro carte con il Regno Unito, è chiaro che ne hanno paura.

 

 

Se volete dare un’occhiata seria alla storia su come l’Unione Europea sia diventata la mostruosità che è oggi, procuratevi una copia del libro di Bernard Connolly Il Cuore Malato dell’Europa.

 

24/10/19

Brexit: il Parlamento inglese ammanetta il Regno Unito a un esperimento fallimentare

Il progetto europeo sta miseramente fallendo, come testimoniano anche le rivolte civili in atto in Francia, Spagna e più recentemente in Olanda.  Un post del sito OffGuardian nota che questo rende ancora più paradossale l'atteggiamento del Parlamento inglese, che osteggia la realizzazione di una chiara volontà popolare (Brexit) pur di rimanere a bordo di una nave che affonda.

 

 

Di Kit Knightly, 20 ottobre 2019

 

 

La Brexit non avverrà. Non si uscirà né a destra né a sinistra. È tempo di rassegnarsi a questa idea.

 

Con la firma dell’assurdo Benn Act, l’opzione di un’uscita non concordata è stata eliminata, il che significa che il Regno Unito sarà costretto o a rimanere nell’Ue o ad accettare un accordo che è un Remain mascherato sotto falso nome.

 

L’emendamento Letwin e la richiesta di estensione che Boris Johnson non ha firmato sono solo uno squallido teatro. Inutili chiodi in una bara ben sigillata.

 

Il tutto assomiglia molto a “Weekend con il morto” – un cast di personaggi deludente, che porta in giro il cadavere della Brexit per tenere in piedi uno scherzo usurato che non era divertente nemmeno all’inizio.

 

Il Parlamento è diventato un’assurda pantomima, dove un Primo Ministro pagliaccio – che ha distrutto di proposito la sua maggioranza – lancia alla ribalta uomini di paglia che l’”opposizione” infilza con un entusiasmo sempre più maniacale. Nessuno pensa alla politica o alle conseguenze del gioco, ma solo ad aumentare il conteggio delle sconfitte parlamentari di Boris Johnson.

 

I laburisti, e i remainer isterici nei partiti liberal democratico, TIG (The Indipendent Group) e Verdi sono diventati solo dei bastian contrari – votano automaticamente contro qualsiasi cosa venga presentata dal governo, per la semplice soddisfazione di umiliare il giullare di corte al comando.

 

Corbyn è stato abbagliato con tanto successo dal suo PLP pieno di remainders, che non si rende nemmeno conto che sta tradendo i principi in cui ha creduto per tutta la sua vita, il suo mentore Tony Benn e intere zone del cuore del Labour nel Nord, dove hanno votato tutti Leave.

 

E quando si arriverà a un’elezione generale, non conterà nulla.

 

I laburisti verranno probabilmente distrutti, dato che gli elettori della classe lavoratrice o passeranno al partito della Brexit o semplicemente cadranno nell’apatia dell’astensione e rimarranno a casa.

 

Se i laburisti dovessero riuscire a mettere insieme abbastanza elettori dalle zone pro-Remain in Scozia e a Londra in modo da raggiungere una stretta maggioranza, be’, il loro manifesto socialista verrebbe paralizzato dalla politica di austerità UE e dalle sue restrizioni alle nazionalizzazioni (dei servizi, NdVdE).

 

In ogni caso, Corbyn verrebbe rimpiazzato da un nuovo signor nessuno laburista, poco conosciuto e ancora meno valido. La stampa dichiarerebbe morto il socialismo (di nuovo) e forse darebbe una pacca sulla spalla a Corbyn per avere fatto “bene, considerato che…” e per avere “cambiato il dibattito”.

 

Ci verrebbe richiesto di festeggiare la nuova (inevitabile) leader donna, come segno di “progresso”, mentre la società continua a scivolare indietro.

 

Che i Remainers più ostinati ottengano o meno la loro “Votazione del Popolo”, e chiunque venga scelto nella giostra di indesiderabili proposti come Primo Ministro quando tutto alla fine dovesse concludersi, la Brexit è morta. Il Parlamento l’ha uccisa.

 

Questo sabotaggio continuo a fuoco lento è duro da guardare – ma non voglio parlare di questo.

 

Quello di cui voglio parlare è una domanda. Una domanda importante. Una domanda che peserà molto sulle spalle dei Remainers alla vigilia della loro – per mancanza di una parola migliore – vittoria:

 

- davvero vogliamo questo? L’Ue, esattamente ora, ha davvero l'aria di qualcosa di cui vorremmo fare parte?

 

Diamo un’occhiata alla situazione nel Continente.

 



 

PARIGI, FRANCIA – DICEMBRE 2018 (Foto da Chris McGrath/Getty Images)

La Francia è in una situazione miserabile, non ne può più dell’austerità. Stanca di tagli di spesa, di calo degli standard di vita e di politiche economiche neoliberali, che promettono un effetto redistributivo dall’alto che mostra di non avvenire mai.

 

A Parigi – e in molte altre città francesi – i Gilet Gialli si apprestano a organizzare la cinquantesima settimana consecutiva di proteste, e non sembra che il fenomeno stia rallentando (speriamo che abbiano in programma qualcosa di carino per il loro primo anniversario).

 

La gente ha perso occhi, mani e persino la vita. Le proteste di Hong Kong – così a lungo in prima pagina nel Regno Unito – sono state un picnic a confronto.

 

In Ungheria, un presidente eletto è tenuto in ostaggio dalla burocrazia dell'Ue.  Qualunque cosa si pensi di Orban, è stato democraticamente eletto per mantenere le promesse politiche che ha fatto durante la sua campagna elettorale. È perverso che Bruxelles possa sanzionarlo e minacciare di rimuovere i diritti di voto dell'Ungheria per questo. Anti-democrazia in nome della democrazia.

 

Dicono che si tratta di “proteggere i valori europei” vero?

 

È difficile da credere, considerando la situazione che abbiamo altrove in Europa…

 



 

La Spagna presto sarà in fiamme quanto la Francia (l’articolo è stato profetico - NdVdE). Hanno già mandato in prigione tredici esponenti politici per sedizione.

 

Prendetevi un momento per considerare la parola – vera “sedizione” (ribellione violenta per rovesciare il potere costituito, NdVdE).

 

Questo è avvenuto dopo che la polizia antisommossa è stata mandata a impedire un referendum pacifico. La polizia spagnola ha picchiato gli elettori, arrestato i manifestanti e distrutto le urne.

 



La polizia antisommossa spagnola insegna a un'anziana signora i valori europei. 

 

Per tutto questo al governo di Madrid non è stata assegnata nessuna punizione, e nemmeno una critica. Loro – al contrario di Orban – hanno evitato sanzioni e censure. La polizia attacca le proteste per l’indipendenza in Catalogna sulle strade di Barcellona… e il silenzio di Bruxelles è inquietante.

 

(Immaginate se la Russia avesse appena incarcerato 13 politici dell’opposizione per sedizione. Immaginate se Maduro avesse accecato i rivoltosi con pallottole di gomma. La differenza di copertura mediatica e di atteggiamento toglierebbe il fiato).

 

Qual è la differenza tra Budapest e Parigi? O tra Mosca e Madrid?

 

Be’, Orban è anti-Ue (come lo sono i Gilet Gialli). I governi di Francia e Spagna sono Pro-Ue, con un accanimento che giustifica in pieno la lettera maiuscola P.

 

Se segui l’agenda pro-Ue di austerità, immigrazione incontrollata e globalizzazione, allora puoi sparare proiettili di gomma negli occhi di tutti i manifestanti che vuoi.

 

Più guardiamo attentamente, più sembra che “valori europei” sia un modo per dire "potere europeo”.

 

Le discussioni riguardo all'esercito dell'UE ribollono dietro le quinte, mentre il Parlamento Europeo vota allegramente il massiccio finanziamento di programmi "StratCom" per "contrastare la disinformazione".

 

Sentiamo parlare di pace, ma non la vediamo. Sentiamo parlare di prosperità, ma non ne godiamo.

 

L’austerità sta strangolando il luogo dove è nata la democrazia, e i suoi – ancora una volta, in mancanza di un nome più appropriato – “leader” spendono le entrate fiscali in propaganda e per l’esercito.

 

Tutto questo aiuterà anche un solo cittadino comune a uscire dalla povertà? Queste mosse sono progettate per rendere la vita giusta, uguale e semplice per i cittadini comuni? O per consolidare e far rispettare l’autorità?

 

Guardate all'Europa. Guardatela davvero. Sta bruciando. Eppure, i Remainers si siedono tra le fiamme e dicono che  va tutto bene.

 

Veniamo giudicati sulla base dei “valori europei”, ma questa frase ha perso di significato da anni, e tutti i giorni si avvicina sempre di più a una vera e propria parodia.

 

L’Europa è una nave che affonda, ma i topi del Parlamento si rifiutano di lasciarla.

 

 

07/09/19

La Brexit si è trasformata in atti di vandalismo istituzionale

Come osserva Tom Luongo, la strategia dei politici remainers nel Regno Unito è ormai equiparabile a una forma di vandalismo istituzionale: sono disposti a tutto pur di NON far prevalere la volontà popolare, perfino a una resa incondizionata del proprio paese all’Unione Europea. Negare al popolo sovrano la libertà di scelta è una forma gravissima di violenza, che non potrà che generare altra violenza.

 

 

Di Tom Luongo, 4 settembre 2019

 

 

Alcuni uomini vogliono solo vedere il mondo bruciare.
–Il Cavaliere Oscuro


 

 

La Brexit ha distrutto la politica britannica. Era questo l’obiettivo della strategia di non-negoziazione della UE. Ed ha avuto un grande successo.

 

Bisogna capire che la mentalità della Gente di Davos e dei loro Quisling (il collaborazionista norvegese di Hitler NdVdE) sparsi per l’Europa è che la UE è inevitabile. L’UE è il futuro e niente che il popolo possa dire o volere cambierà questo destino. E faranno di tutto per arrivarci.

 

Mentre guardavo altre due ore di quel patetico virtue signaling e disperazione stridente che vanno sotto il nome di “parlamento inglese”, sono arrivato all’unica conclusione a cui può giungere una persona razionale.

 

La coalizione del remain nel parlamento del Regno Unito è diventata una banda di vandali.

 

Distruggerebbero tutto: il loro governo, le tradizioni e tutto quello che sanno essere vero fuori dalle stanze di Westminster per assicurarsi che i sogni dei loro padroni diventino realtà.

 

Il fatto che abbiano presentato un disegno di legge che concede alla Commissione Europea un controllo assoluto sui futuri negoziati con la UE è alto tradimento. Punto e basta.

 

Il fatto che poi vogliano mettersi al riparo da un’elezione generale, che sanno che avrebbe ribaltato il loro colpo di stato, è un atto di vandalismo.

 

È il culmine dell’arroganza da parte di persone che inizialmente hanno calpestato i manifesti dei partiti che chiedevano la Brexit, e poi hanno chiesto un “voto del popolo” per fermarla, per mascherarsi e utilizzare le loro ultime briciole di potere per negare a quelle stesse persone l’opportunità di cambiare la loro rappresentanza politica per paura della Brexit.

 

È qui che il fanatico oltrepassa la linea dell’ideologo. Quel momento in cui devi decidere di soggiogare milioni di persone a causa delle tue paure, delle tue idee, della tua volontà, perché tu sì che sei competente.

 

E farlo mentre si sostiene di essere dei campioni della democrazia dimostra soltanto quanto sia manipolabile la lingua inglese.

 

Le persone che hanno passato il segno e votato per impedire a Boris Johnson di attuare la Brexit il 31 di ottobre sono state espulse, come i vandali che si sono dimostrati. Sono persone che hanno cercato in origine di legare il Regno Unito a un Trattato di Ritiro peggiore dell’adesione alla UE come punizione del popolo per avere votato a favore della Brexit nel 2016.

 

Sono persone come Dominic Grieve, Micheal Gove, Ken Clarke e Phillip Hammond. A prescindere da quello che dicono in pubblico, non hanno mai creduto nella Brexit, non la vogliono e non vogliono vederla attuata.

 

Ora, se non otterranno quello che vogliono, daranno fuoco al parlamento e a tutto quello che dovrebbe rappresentare.

 

Perché niente di quello che ha fatto Boris Johnson come Primo Ministro giustifica il tradirlo in questo modo, a meno che la loro fedeltà vada alla UE prima e alla Gran Bretagna solo dopo.

 

Questa è la definizione stessa di vandalo. Queste persone sono piene di invidia e rancore. Odiano avere perso il referendum. Odiano doverlo attuare. Odiano soprattutto il popolo, per averli messi in questa posizione.

 

E le loro minacce non sono altro che dichiarazioni di fedeltà, prima di tutto alla UE e solo dopo a tutto il resto.

 

Perché se la loro fedeltà fosse stata anzitutto al Regno Unito, avrebbero votato per le elezioni. Avrebbero dato fiducia al popolo, perché prendesse la decisione giusta. Ma non lo faranno.

 

Questi Tory ribelli sanno che Boris Johnson e Nigel Farage tornerebbero da trionfatori a Westminster dopo le elezioni e manderebbero in porto la Brexit alle condizioni dell'Inghilterra, senza pensarci due volte.

 

I Labours sanno che potrebbero ritrovarsi talmente lontani dal potere da non potersi più riprendere.

 

Sanno che ormai la gente li odia. Sanno di essere in minoranza. Sanno che il potere sta loro sfuggendo dalle mani.

 

E quindi il vandalismo continua. La spietata lotta di potere continua. Il popolo viene ignorato. Ma non può durare a lungo.

 

Perché il vandalismo genera vandalismo. La violenza genera violenza. E non confondetevi, questi atti in Parlamento, volti a frustrare la volontà del popolo sono violenza. Quello che succederà dopo, se queste persone avranno successo nel fermare la Brexit, non sarà trasmesso in televisione.

 

Ecco cos’è il governo, al suo centro. La nuda, sfrenata forza, brandita come un bastone senza rimorso sulle persone che dovrebbe servire.

 

George Orwell, una persona che sapeva un paio di cose riguardo alla capacità di tirannia britannica, ha scritto questa frase famosa:

 

Se vuoi un’immagine del futuro, immagina uno stivale che schiaccia un volto umano – per sempre.

 

Futuro? Scusa George, quel futuro è il presente, e il presente è il prologo.

21/08/19

Il Segretario alla Brexit firma l’ordine di cancellare il Bruxelles Act – ponendo fine al diritto UE nel Regno Unito

Mentre la stampa mainstream si affanna a denigrare il nuovo governo del Regno Unito, descrivendolo come un branco di incapaci e prevedendo catastrofi in caso di Brexit, il governo di Boris Johnson procede tranquillamente nel completare i passi necessari a separare il Regno Unito dall’UE. Uno snodo fondamentale è certamente l’abrogazione del meccanismo che permette alle leggi UE di entrare automaticamente nel diritto inglese – si tratta infatti di una delle motivazioni più sentite da parte degli inglesi.

 

Dipartimento del Regno Unito per l’Uscita dall’Unione Europea, 18 agosto 2019

 

 

Il Bruxelles Act del 1972 è il canale attraverso cui le norme fluiscono direttamente dagli organi legislativi UE al diritto britannico.

 

L’annuncio dell’abrogazione dell’Act è un passo storico nel restituire i poteri legislativi da Bruxelles al Regno Unito. Stiamo riprendendo il controllo delle nostre leggi, in accordo con il voto popolare del 2016.

 

L’abrogazione dell’European Communities Act (ECA) del 1972 avrà effetto quando la Gran Bretagna lascerà formalmente l’UE il 31 di ottobre.

 

Parlando dopo avere firmato la legge che cristallizzerà giuridicamente l’imminente abrogazione dell’ECA, il Segretario di Stato per l’Uscita dalla UE, Steve Barclay, ha detto:

 

“Questo è un chiaro segnale ai cittadini di questo paese che non si torna indietro – lasceremo la UE come promesso il 31 ottobre,  qualsiasi siano le circostanze – ottemperando alle indicazioni che ci sono state date nel 2016.”

 

“Il voto di 17,4 milioni di persone che hanno deciso di lasciare la UE è il più grande mandato democratico che sia mai stato dato a un governo del Regno Unito. I politici non possono scegliere quale voto pubblico desiderano rispettare. Il Parlamento ha già votato in favore dell’uscita il 31 di ottobre. La firma di questa legislazione assicura che l'EU Withdrawal Act cancellerà l’European Communities Act del 1972 nel giorno dell’uscita.”

 

“L’ECA ha permesso a un numero incalcolabile di regole UE di fluire direttamente nel diritto del Regno Unito per decenni, e qualsiasi governo che voglia seriamente uscire dalla UE il 31 ottobre deve mostrare il suo impegno ad abrogarlo”.

 

“Ecco quello che stiamo facendo, mettendo in moto questa abrogazione. Si tratta di un momento fondamentale per riprenderci da Bruxelles il controllo delle nostre leggi.”

 

 

29/07/19

Trump: gli Usa possono fare cinque volte meglio con il Regno Unito che con l'Ue

Da un discorso del presidente Trump alla Casa Bianca si può trarre un monito per i burocrati dell'Unione europea sempre convinti di essere l'ombelico del mondo: dopo la Brexit il Regno Unito non si ritroverà solo. Ammesso e non concesso che nella trattativa tra Regno Unito e UE sia davvero quest'ultima ad avere il coltello dalla parte del manico. E sia davvero in grado di imporre al Regno Unito le sue condizioni.

 

 

 

 

Di Breaking the news, 27 luglio 2019

 

Il Regno Unito aveva bisogno che Boris Johnson diventasse primo ministro "da molto tempo", ha dichiarato oggi il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e ha preconizzato che il nuovo leader sarà "grande" nel suo ruolo. In un discorso tenuto alla Casa Bianca, ha continuato affermando che la sua amministrazione può raggiungere risultati "da tre a quattro o cinque volte maggiori" nelle relazioni bilaterali con la Gran Bretagna che con l'Unione europea.

 

Nel mezzo dell'impasse politico successivo al referendum sulla Brexit nel giugno 2016, Johnson è salito al potere promettendo che avrebbe realizzato l'abbandono dell'UE anche senza accordi con il resto del blocco sulle relazioni future. Gli Stati Uniti e il Regno Unito stanno già discutendo di un accordo commerciale bilaterale, secondo Trump, che ha continuato dicendo che il suo paese è stato "ostacolato" dai legami della Gran Bretagna con l'UE. Ha detto di avere chiamato Johnson immediatamente prima per congratularsi con lui.

 

Il capo dello stato americano ha affermato di aver promesso alla sua controparte un regime di libero scambio "molto completo". Trump ha sospeso i colloqui commerciali con l'UE quando è salito al potere; ora è difficile dire se il Regno Unito avrebbe un potere contrattuale maggiore dell'intero blocco. L'ufficio di Johnson ha dichiarato di aver discusso della crisi riguardante le sanzioni contro l'Iran.

24/07/19

Boris Johnson sarà presto il leader più popolare al mondo

Molti media hanno tentato di demonizzare la figura di Boris Johnson, neo Primo ministro inglese, descrivendolo come un buffone incapace. In realtà, come osserva The Spectator, è un uomo originale, intelligente, piacevole e umile. Possiede una grande cultura e ha idee chiare e attributi per portarle avanti con decisione. Il nuovo Primo ministro sarà per la UE un interlocutore molto più duro di Theresa May nei negoziati per la Brexit, anche perché la sua personalità rende molto più credibile la prospettiva del “piano B”, ossia di una uscita del Regno Unito senza accordi, che aprirebbe un periodo di grandi incertezze, ma garantirebbe il rispetto della volontà popolare britannica espressa nel relativo referendum.

 

 

Di Lloyd Evans, 22 luglio 2019

 

 

C’è ormai una sola persona in Gran Bretagna che crede che Boris potrebbe privarci del piacere di un governo targato Jeremy Hunt. Quella persona è Jeremy Hunt. Noi tutti ci aspettiamo che il progetto “Ambizione Bionda” raggiunga la sua realizzazione e che Boris entri al numero 10 di Downing Street.

 

La cosa non sorprenderà chi lo conosce. La natura lo ha sempre segnato. Anche come studente del primo anno a Balliol, a 18 anni, era stranamente appariscente: le guance rubiconde, la postura un po' curva e spavalda, la voce tonante da Duca di Wellington e quella strana capigliatura bianca che incoronava la sua testa come un riflettore celeste. Si è sempre fatto notare.

 

La gente dice che non sa "curare i dettagli". Ma nessuno passa quattro anni a studiare i classici a Oxford se non ha la capacità di assorbire e tenere a mente una massa di informazioni astratte. Il direttore di Balliol, Sir Anthony Kenny, insegnava l'etica nicomachea di Aristotele citando ampi stralci dell'originale e invitando i suoi studenti a confrontare un paragrafo con l’altro. Nelle sue lezioni parlava più greco che inglese.

 

Il punto, sui dettagli, è che Boris li trova facili da padroneggiare. Non gli viene in mente che gli altri potrebbero faticare. Forse lo annoia, perfino. Perdersi in minuzie è per i secchioni, dopo tutto. La sua missione, come leader, è quella di proiettare fiducia e ottimismo dall'alto. Dopo tre anni della Signora Indecisa (Theresa May, NdVdE) abbiamo bisogno di un po' di coraggio e di attributi al numero 10, chiarezza di obiettivi e di propensione all'attacco.

 

È curioso che la maggior parte del pubblico creda di conoscere già Boris. Molti probabilmente pensano a lui come a uno sfacciato, egocentrico burlone che domina ogni conversazione con una serie di aneddoti e frasi fatte - come un Oscar Wilde albino.

 

Niente affatto. È modesto e persino timido a tavola. Parla solo con i più vicini a lui e non trasforma mai un evento sociale in un monologo. È un grande ascoltatore. Si guadagna la fiducia delle persone rivelando qualcosa di personale. "Sono un po' preoccupato per i miei figli," mi disse una volta, quando i suoi figli si stavano avvicinando all’adolescenza. "Non sono sicuro che mi rispettino."

 

Mi chiese un consiglio su come trattare con i giovani arroganti. Immediatamente, mi sentii un esperto di educazione familiare. È stato solo un trucco? Forse. Ma efficace. Boris può navigare la psicologia di un individuo e trovare molto agevolmente il tasto per coinvolgerlo. Antenne così finemente sintonizzate sono rare.

Alcuni anni fa mi ha tormentato perché scrivessi una storia su un embargo del carburante che ero riluttante a trattare. "Mi dispiace, Boris, sto scrivendo una commedia. Quello di cui questa storia ha bisogno è un cacciatore di notizie."

 

"No no," mi ha detto, con un pizzico di autoironia, "quello di cui questa storia ha bisogno è un ARTISTA!"

Naturalmente, ho lasciato da parte la commedia e ho scritto la storia. Perché ho ceduto? Forse perché l'adulazione era così palese. Ma sapevo anche che unirmi a Boris in qualsiasi impresa sarebbe valso una bella risata. È del tutto imprevedibile. Scherzi, burle e idee originali – "wheezes" come li chiama lui – gli escono in continuazione.

 

Può sembrare un tratto disastroso per un primo ministro, ma con i negoziati sulla Brexit in ballo, potrebbe darci un vantaggio cruciale. L'amore di Boris per le furbizie e la sua vena anarchica renderanno la sua minaccia di una Brexit senza accordo una prospettiva credibile.

 

I burocrati UE non saranno in grado di decifrarlo. Questo non farà loro piacere. E saranno piuttosto sconcertati nello scoprire che non potranno fare a meno di apprezzarlo. La maggior parte delle persone che lo detesta non lo ha mai incontrato. Chiunque entri nella sua orbita si ritrova colpito dalla sua curiosa presenza da gatto sornione. Gli piacciono le persone. E le persone lo ricambiano. Da questo punto di vista è più un Reagan che un Trump. Si lavorerà i capi di stato e i cancellieri che sta per incontrare. Entro l'autunno, avremo il leader più popolare del mondo.