02/04/17
Ted Malloch e Giulio Tremonti: "L'Unione europea si è persa per strada"
di Ted Malloch e Giulio Tremonti, 25 marzo 2017
Nella splendida giornata primaverile del 25 marzo 1957, presso il Palazzo dei Conservatori in Campidoglio, a Roma, Belgio, Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Germania Ovest firmarono un trattato che ha segnato la nascita di una nuova istituzione, un'unione doganale che sarebbe stata conosciuta come mercato comune.
Oggi, ogni democrazia liberale - dagli Stati Uniti alla Nuova Zelanda - ha motivo di celebrare i successi del Trattato di Roma. Abbattendo le barriere commerciali e incoraggiando uno sviluppo pacifico, ha posto le basi per un'era di crescente prosperità.
Eppure, oggi, due diverse idee di Europa sono entrate in conflitto. Una è in linea con l'idea originaria alla base del Trattato di Roma. L'altra se ne discosta, e richiede una centralizzazione del potere a Bruxelles.
Il ragionamento politico che ispirava il trattato era una combinazione di due principi: sovranità e sussidiarietà. Il trattato è stato firmato da paesi che hanno fatto concessioni sulla loro sovranità soltanto quando era assolutamente necessario. Si trattava di integrare le entità nazionali in modo lieve, calibrato e meditato, non di tentar di delegare competenze a istituzioni sovranazionali.
Secondo questa idea, il Mercato Comune Europeo non è stato progettato per spingersi troppo oltre le sovranità nazionali. Bruxelles, la prima di quelle che avrebbero dovuto essere delle sedi a rotazione delle istituzioni comunitarie, era stata concepita come depositaria di un potere minimale di coordinamento, e non sarebbe mai dovuta diventare la capitale permanente di una nuova Unione Europea, tanto meno di un'unione allargata.
Nel celebrare il suo anniversario, questo documento fondamentale dovrebbe essere visto per quello che era: un progetto confederale designato a favorire soluzioni di mercato per problemi di vita quotidiana, in particolare nel campo del commercio. Il compromesso sulla sovranità era minimo, in cambio di importanti vantaggi.
Il trattato era basato su due pilastri, di pace e di prosperità - un mandato ben meditato e necessario che faceva seguito a decenni di guerra che avevano lacerato il continente - non un mandato elitario calato dall'alto per creare un'entità sovranazionale.
Oggi, la versione più recente dell'unione ha seguito un impulso dirigista e centralizzatore. A poco a poco, dagli anni '80 e '90 fino ad oggi, questo impulso ha rovesciato la solida architettura di base del Trattato di Roma. Questo processo non ha avuto un carattere democratico ed è stato bocciato dalle urne - inclusi i referendum nei quali i cittadini hanno respinto l'anonimo processo decisionale dell'Unione Europea.
Ciò nonostante, questo processo è andato avanti senza sosta. I centralizzatori hanno sempre più esercitato la loro volontà sul popolo, con scarsa considerazione del suo consenso. Improvvisamente è stata introdotta la moneta unica. Improvvisamente l'Unione Europea ha raddoppiato il numero dei suoi membri. Improvvisamente si è affermato un esteso socialismo manageriale.
Nel 2016, la normativa europea ammonta a più di 30.000 pagine - un totale di 151 chilometri di carta. Oggi è rimasto poco su cui Bruxelles non abbia messo le mani.
Nel corso degli ultimi 20 anni, l'Unione Europea non è riuscita a comprendere e gestire i più importanti fenomeni politici ed economici, poiché è andata avanti col suo piano di trasformare un'organizzazione interamente economica in un organismo politico.
In primo luogo, Bruxelles ha perso l'occasione di gestire la globalizzazione. E' stata colta impreparata, troppo occupata a perfezionare un mercato interno per competere con economie di diverso tipo. Prima una crisi finanziaria, poi una crisi economica, e, infine, una crisi politica. Ognuna di esse ha reso evidente un calo di fiducia nel progetto, e ha lasciato gli europei sempre più preoccupati.
Il progetto europeo ha anche fatto l'errore di cedere alla nostalgia e al romanticismo. La politica odierna forse può essere meglio compresa come un desiderio ardente di un ordine passato e di un ripristino dei valori simbolici perduti, mentre la società si disintegra e i legami civici, religiosi e familiari che hanno tenuto insieme gli europei si sono scollati - da un lato un individualismo atomistico radicale, e dall'altro uno statalismo Bruxelles-centrico.
In questo processo, le istituzioni intermedie, in cui la gente ha effettivamente vissuto la propria vita e ha prosperato in passato, sono state gettate nella proverbiale spazzatura della storia. Nel frattempo, l'immigrazione ha trasformato le nazioni europee e la definizione stessa di identità europea.
Oggi, l'Unione Europea si trova in una profonda crisi. Sì, il trattato di Roma è stata una tappa importante. Ma nei successivi 60 anni l'unione ha in gran parte ignorato i suoi valori. Ora si trova ad un bivio: lasciare che il progetto si disintegri o centralizzare ancora di più. Nessuna delle due opzioni è attraente.
Naturalmente, l'ipotesi di tornare a singoli Stati nazionali europei è in sé stessa arcaica e pericolosa. I paesi non sono più isolati e sono vulnerabili ai poteri finanziari globali che sono per definizione transnazionali.
Tuttavia, c'è una valida alternativa.
L'Europa potrebbe tornare al trattato di Roma originario, allo stesso apprezzabile modello di confederazione di 60 anni fa. Unendosi solo su questioni essenziali, come la difesa, la sicurezza e la cooperazione in un'area doganale comune, tutto il resto rimarrebbe agli stati membri.
Mentre celebriamo il trattato di Roma, l'Unione Europea ed i suoi alleati dovrebbero aspirare ad un ritorno alla saggezza e alla legittimazione di quel trattato originario e alla sua visione dell'Europa.
28/02/17
Ted Malloch: Il punto di vista americano sull'integrazione europea
di Ted Malloch, 14 febbraio 2017
Traduzione di Margherita Russo
Esclusivo: la nuova amministrazione del Presidente Trump dice chiaramente che l'America non è più interessata all'idea integrazionista di un'''unione sempre più stretta' tra i paesi dell'UE. Così scrive Ted Malloch, designato come favorito per il posto di ambasciatore USA presso l'UE.
Il punto di vista prevalente sull'integrazione europea che ha predominato dal 1945 fino al 1990 negli Stati Uniti è considerevolmente mutato dopo la Guerra Fredda. Oggi è in procinto di cambiare ancora una volta - non a caso con l'avvento di Trump alla Casa Bianca.
Che il progetto di integrazione europea sia un disastro dovrebbe ormai essere cosa nota a tutti. Una cosa del genere non avrebbe mai trovato l'avvallo né di Churchill né di Roosevelt . L'Unione europea è ormai un organismo anti-democratico, intasato dalla burocrazia e da un dilagante anti-americanismo.
Considerati i vitali interessi americani in Europa in campo commerciale, militare, culturale e di politica estera, una buona relazione con l'Europa resta di primaria importanza per gli USA. Resta però da vedere come.
L'amministrazione Trump ha spiegato fermamente ed a chiare lettere che l'America non è più interessata all'integrazione europea nelle sue modalità correnti. Di fatto, potrebbe anche decidere di appoggiare un'inversione rispetto alla sempre più accelerata traiettoria verso un modello socialista e protezionista di Stati Uniti d'Europa.
Questa tendenza va considerata per quello che è. È deleteria per gli affari, gli investimenti e la sicurezza americani, e finisce col tradursi in una regolamentazione eccessiva, una bassa crescita, alti livelli di disoccupazione e di rigidità strutturale. Gli USA dovrebbero quindi certamente favorire gli scambi bilaterali con l'Europa, ma affermare nel contempo fermamente la loro opposizione ad un'Europa federale, ed opporre un secco No ad un governo unico europeo.
Questo potrebbe essere il momento di rivedere le premesse di base degli USA nei riguardi dell'Europa. Ciò potrebbe significare per l'America un ridimensionamento di tutto il suo rapporto complessivo con l'Europa, in particolare per quanto concerne la sua futura unione o disunione.
Per molto tempo, a partire da Dulles, il Dipartimento di Stato è stato dell'avviso che la strada migliore per assicurare la pace in Europa fosse di unificarla. Al centro di questo ragionamento vi era la relazione Francia-Germania. Oggi, però, la questione è, che tipo di Europa, e che tipo di unione dobbiamo auspicare?
Cosa servirebbe meglio l'interesse nazionale americano in un'ottica di lungo periodo? Esiste una necessaria equivalenza tra quello che una volta si chiamava Comunità Economica Europea e l'[attuale] evoluzione verso un governo unico europeo?
È sensato perseguire questa politica dopo il trattato di Maastricht del 1992 e quelli successivi? Oppure esistono errori di fondo in una tale logica integrazionistica, come spiegato da personaggi come Lord Dahrendorf e molti altri ancora? Non sarebbe meglio ridefinire radicalmente l'Unione europea?
Noi americani dobbiamo inoltre realisticamente chiederci: quali sono i pericoli del fallimento dell'UE? Queste sono le questioni da considerare, alla luce delle ampie ramificazioni delle loro conseguenze e sequenzialità. Nessuno qui auspica il fallimento dell'Europa o la sua sparizione.
USA e UK, di questo ne siamo coscienti, sono diversi dal resto dell'Europa: noi crediamo nella democrazia e nella trasparenza, mentre l'UE è intrinsecamente anti-democratica ed opaca. È opportuno per l'America continuare a promuovere un modello di Europa così sbagliato, così alieno alle nostre tradizioni? Un tale atteggiamento non è forse contrario all'interesse americano? Sicuramente non rispecchia la volontà espressa da Trump di porre l'America prima di tutto.
Dovremmo tenere bene a mente che l'America ha forti legami storici di lunga data con l'Europa; che le nostre parentele ed affinità sono molto radicate. Nonostante il nostro generoso contributo allo sviluppo post-bellico ed alla democrazia in Europa, per non parlare dell'onerosa difesa militare, l'anti-americanismo è oggi preponderante in Europa. Perché?
Perché tanta ingratitudine da parte degli Europei e delle loro istituzioni? La risposta risiede nel risentimento europeo verso la potenza americana. Credetemi, l'anti-americanismo in Europa non è un'idea astratta, né è limitata ai 'soliti noti' di sinistra. Pervade tutta la cultura ed il processo decisionale dell'Unione europea.
L'UE utilizza anche il pretesto delle regole antitrust per implementare politiche industriali anti-americane. E non parlo solo di Microsoft. La lista delle aziende colpite è già lunga e si allunga sempre più. La Commissione europea intende disciplinare qualsiasi caso che coinvolga grandi imprese straniere che possano minacciare o compromettere gli interessi economici dell'UE.
Non si tratta di forme velate di protezionismo né di vaghe barriere non-commerciali; è molto di più, e molto più trasparente. Questa mentalità, ed in particolare la politica agricola comune europea, stravolge inoltre l'economia mondiale e qualsiasi principio di equo commercio. L'UE predilige sussidi a favore degli agricoltori europei piuttosto che aiuti o maggiori scambi con gli USA ed i paesi in via di sviluppo.
Sapevate, ad esempio, che ogni mucca riceve in media €862 l'anno in sussidi UE?
Gli interessi americani sono ulteriormente minati dalle molteplici contraddizioni interne intrinseche all'UE - sociali, economiche e politiche, che pregiudicano i valori ed i fini degli USA.
Fra queste [contraddizioni], l'Euro, una moneta sbagliata, è di gran lunga la più grave. L'Euro offre scarse protezioni contro gli shock economici e si affida a trasferimenti fiscali a livello dell'Unione per appianare gli squilibri economici, che sono numerosi. Queste non sono che mezze misure per le economie che compongono l'UE.
Per di più, come dimostrato dall'ex capo economista della Banca Mondiale Joseph Stieglitz, (si veda: The Euro and Its Threat to Europe), [l'Euro] ha spostato l'ago della bilancia a favore della Germania. L'avanzo delle partite correnti della Germania ammonta pesantemente all'otto percento del PIL, imponendo una tendenza deflattiva su tutta l'Eurozona.
L'incongruenza di base della filosofia neo-funzionalista su cui si fonda l'UE sta nella premessa che l'integrazione politica si può raggiungere tramite l'integrazione economica. Una premessa profondamente sbagliata, aggravata ulteriormente dal ritmo forzato di tale integrazione.
La cura per la catastrofe europea è un'autentica democrazia - un governo del popolo e non di burocrati non eletti travestiti da esperti. I commissari europei non sono eletti e non devono rendere conto a nessun parlamento Queste élite globaliste con le loro annesse sovrastrutture sono distaccate dal popolo e dunque totalmente anti-europee.
La Nato è innegabilmente stata fulcro e pilastro dell'alleanza USA-Europa per la difesa, la sicurezza e la politica internazionale. Tuttavia, dopo l'accordo di St. Malo del 1998, l'Europa ha iniziato a voltare le spalle all'America e alla Nato, attuando una politica di difesa autonoma in competizione con la Nato e gli USA.
La difesa UE è ormai, a tutti gli effetti, al di fuori del contesto Nato. Gli Europei preferirebbero avere una loro forza militare - possibilmente meno dispendiosa. La condivisione dei costi è sempre stato un problema per gli europei, che, ad eccezione di cinque paesi, rifiutano di pagare il due percento del PIL come da accordi. Chiaramente stanno approfittando della generosità americana.
L'UE inoltre opera apertamente contro gli interessi americani all'estero - in Medio Oriente, Israele, Iran, nel campo dell'energia, a Cuba, all'ONU, e potrei andare avanti ancora a lungo. Finora l'America ha fatto finta di non vedere e si è voltata dall'altra parte. Ma adesso non più. Il presidente Trump ha preso la situazione sotto controllo - e sotto osservazione.
L'America in questi primi giorni dell'amministrazione Trump deve riesaminare la sua politica storica verso l'integrazione europea nell'ottica di mettere in primo piano l'America. Le politiche attuali non possono continuare poiché le premesse sono sbagliate ed i risultati infruttuosi.
L'Alleanza Translantica dovrà senza dubbio continuare. Ottime relazioni tra Europa ed America sono certamente fondamentali. Ma l'integrazione europea non è affatto nell'interesse dell'America.
Se i governi europei sostengono di condividere i valori di democrazia e libertà, che li si metta alla prova. Sottopongano la UE a referendum in tutti i paesi membri. È giunto il momento di guardare realisticamente e con sano scetticismo all'Unione europea, alla sua agenda neanche poi così tanto segreta di 'unione sempre più stretta'.
La Brexit ci fornisce un'opportunità per fermarci e riconoscere che l'UE è in realtà un entità debole e in pieno peggioramento. Qualora se ne creino le condizioni, potrebbe addirittura sfaldarsi del tutto. Gli USA devono quindi rafforzare le strette relazioni già esistenti con ciascuno degli stati europei - alcuni dei quali non fanno neanche parte del tutto o in parte dell'UE. L'America non è anti-Europa.
Badate bene: l'architettura globale è in evoluzione, e si sta muovendo in direzione di una maggior fiducia negli stati nazionali sovrani piuttosto che in blocchi integrati o entità sovranazionali.
Nella visione di Trump, il futuro sarà molto diverso dal passato. Di conseguenza, anche i nostri rapporti con l'Europa dovranno cambiare. In Between Kin and Cosmopolis, il teologo politico di Oxford Nigel Biggar dà una descrizione dell'etica della nazione. È lì che l'Europa dovrebbe cercare le sue risposte - non in un progetto di ulteriore integrazione. Il dialogo degli USA con l'Europa è cambiato.
Informazioni sull'autore
Theodore (Ted) Roosevelt Malloch insegna alla Henley Business School ed è stato Senior Fellow presso la Oxford University. È il candidato più quotato ad ambasciatore USA presso l'UE.