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18/03/21

Lo strano caso di Geert Vanden Bossche e della sua lettera aperta


Traduco e pubblico una risposta alla lettera aperta di Geert Vanden Bossche, lettera tradotta e pubblicata ieri da Vocidallestero e che è stata contemporaneamente segnalata anche da diversi siti di informazione, tra cui Byoblu. Nella lettera Vanden Bossche chiede di sospendere con urgenza la campagna vaccinale in corso in quanto suscettibile di creare il pericoloso fenomeno della "fuga immunitaria virale" e mettere a rischio la popolazione del pianeta arrivando a compromettere lo stesso sistema immunitario umano. Grazie alla segnalazione di una attenta amica e lettrice, sono giunta a conoscenza di questa risposta a Vanden Bossche, in cui la scrittrice e divulgatrice medica Rosemary Frei, Master of Science in Biologia molecolare, sottolinea alcuni significativi indizi in base ai quali la lettera potrebbe semplicemente essere un tentativo di soffiare sul fuoco della paura degli attuali vaccini per promuoverne di nuovi e diversi,  di cui l'autore parla nelle sue conclusioni come possibile soluzione.  


di Rosemary Frei, 16 Marzo 2021


Il 6 marzo, sono state pubblicate online una lettera aperta di Geert Vanden Bossche, dottore in medicina veterinaria con dottorato di ricerca, e una sua intervista video di Phillip McMillan, dottore in medicina presso una società chiamata Vejon Health.

A prima vista, Vanden Bossche sembra voler richiamare l’attenzione su giustificati motivi di preoccupazione a proposito del Covid.

Egli dice che l'attuale campagna di vaccinazione Covid farà sì che il nuovo coronavirus muti in un "virus superinfettivo". E quindi chiede una sospensione immediata dell'uso degli attuali vaccini.

Se noi, esseri umani vogliamo perpetuare la nostra specie, non abbiamo altra scelta che sradicare queste varianti virali altamente infettive" tramite "grandi campagne di vaccinazione", afferma Vanden Bossche in conclusione della sua lettera aperta. Ma a differenza dei vaccini Covid attualmente in uso, egli sostiene che questi nuovi vaccini dovranno concentrarsi sulla stimolazione di componenti del sistema immunitario note come cellule natural killer,.

Nonostante ciò, Vanden Bossche basa le sue opinioni su ipotesi non dimostrate. Così come accade negli studi di modellazione di illustri autori che utilizzano quadri teorici per soffiare sul fuoco della paura per la presunta pericolosità delle nuove varianti.

Nonostante ciò, le opinioni di Vanden Bossche sono state molto rapidamente accolte positivamente da personalità di alto profilo scettiche sui vaccini  come Dell Bigtree nel suo video dell'11 marzo (dal minuto 57:25) e Vernon Coleman nel suo video e articolo del 13 marzo.

Bigtree e Coleman virtualmente accettano senza porre alcun dubbio e rilanciano le opinioni di Vanden Bossche senza alcun fact checking o pausa di riflessione.

Ma dalla mia esperienza come ex divulgatore di medicina e giornalista di lunga data (1988-2016), tutto questo ha i tratti distintivi di una campagna montata ad arte da parte di una compagnia farmaceutica.

È un altro passo avanti nella cancellazione, che ormai dura da decenni, del fatto che i nostri sistemi immunitari, sofisticati ed altamente efficaci, funzionano bene e non hanno bisogno di alcuna assistenza da parte dell'industria biomedica/farmaceutica.

Ci sono molti indizi che Vanden Bossche abbia un'agenda non così nascosta. Ad esempio, poco prima dei tre minuti nella video intervista di Vanden Bossche da parte di McMillan, Vanden Bossche afferma di essere uno sviluppatore di vaccini di lunga data. Aggiunge che ora si sta concentrando sui vaccini che "istruiscono il sistema immunitario in modi che sono in una certa misura più efficienti di quanto facciamo adesso con i nostri vaccini convenzionali". Chiaramente, ha significativi conflitti di interesse. Pertanto ha zero credibilità quando si mette a dare consigli su come evitare gli effetti negativi della vaccinazione di massa.

Tuttavia, Bigtree, Coleman e altri non sottolineano queste e altre evidenze. In effetti, queste figure di alto profilo dei media alternativi non osservano nemmeno la dovuta diligenza di esaminare chi sia McMillan, l'uomo che ha intervistato Vanden Bossche, o l'azienda apparentemente affiliata a McMillan, Vejon Health. Bigtree, ad esempio, fa molto affidamento sull'intervista a McMillan per il contenuto del suo video dell'11 marzo.

A quanto ne so, McMillan e Vanden Bosch non sono certo gli unici tra le migliaia di medici o scienziati con titoli di studio o qualifiche equivalenti che hanno completamente smentito la narrativa ufficiale del Covid negli ultimi 12 mesi. Piuttosto, la coppia è saltata fuori all'improvviso dal nulla.

Inoltre, McMillan non è niente di simile a un esperto di vaccini. Nel suo sito si descrive come una "autorità in materia di demenza". Il suo articolo pubblicato più di recente è del 2016 ed è sull'Alzheimer, nella rivista Medical Hypotheses. (In quel documento lui e il suo coautore propongono un'integrazione nutrizionale per ridurre il carico di alluminio del corpo, un livello elevato del quale è collegato all'Alzheimer.)

Inoltre, quando si clicca su http://www.vejonhealth.com, viene visualizzato un messaggio che indica che il sito Web non è in uso. In effetti, Vejon sembra essere un'azienda non attiva.

Quindi ho ignorato l'intervista di McMillan e la lettera aperta di Vanden Bossche quando ne ho sentito parlare per la prima volta, la scorsa settimana. Ma poi, il 12 marzo, sono stata contattata dal produttore delo Gary Null show sul "Progressive Radio Network". Il produttore, Richard Gale, mi ha chiesto di partecipare come ospite. Ho accettato di fare l'intervista il 15 marzo.

Circa un'ora e mezza prima dell'inizio dell'intervista, ho contattato Gale e ho chiesto su cosa si sarebbe concentrata l'intervista. Gale mi ha detto che Null voleva discutere del video di Bigtree sulla lettera di Vanden Bossche e mi ha inviato un collegamento al video. Così ho letto velocemente la lettera aperta e ho guardato l'intera intervista e il video di Bigtree su di essa. Un insieme di campanelli d'allarme  ha cominciato a squillare nella mia mente. 

All'ora stabilita per l'inizio dell'intervista, alle 12:30 del 15 marzo, Null ha proceduto a leggere in diretta, per circa 12 minuti, alcuni punti chiave della lettera aperta. Ha raccomandato al pubblico di prenderli sul serio. Poi Null mi ha mandato in onda. Ma non mi ha lasciato parlare della lettera. Invece, ha ripetutamente interrotto i miei sforzi in tal senso e ha insistito perché discutessi solo delle nuove varianti. Quindi ho riattaccato. E sono stata tagliata fuori dalla trasmissione di Null.

Nel frattempo, i miei tweet sulla lettera aperta e sull'intervista di Null hanno suscitato molte reazioni. E, guarda caso, da domenica la gente mi ha mandato email per incoraggiarmi a leggere la lettera di Vanden Bossche e guardare la sua intervista. Molti sono influenzati dalla sua richiesta di una cessazione immediata dell'attuale campagna vaccinale Covid e dal fatto che persone come Bigtree stanno diffondendo i suoi messaggi.

Quindi ho deciso di scrivere questo articolo per esporre alcuni delle dozzine di indizi secondo i quali questo strano caso non è altro che una continuazione del grande inganno del Covid.

Ecco alcuni di questi indizi:

1. Nel suo video dell'11 marzo, Bigtree mostra una diapositiva con il background di Vanden Bossche. Indica che è affiliato alla Bill & Melinda Gates Foundation, alla Global Alliance for Vaccines and Immunization (GAVI), GlaxoSmithKline, Novartis e altri sostenitori del vaccino. Dell definisce Vanden Bossche un "creatore di vaccini di fama mondiale". Coleman lo definisce "un eminente specialista di vaccini".

Ma, guardando a questo background alla luce della sua lettera aperta, vien difficile credere che sia veramente un insider che ora sta andando contro i suoi compagni così potenti. È più probabile che sia il loro complice.


Un altro indizio che la lettera sia progettata per fare propaganda piuttosto che per lasciare che le prove oggettive parlino da sole è la formulazione usata da Vanden Bossche. Scrive, ad esempio, di una sua "corsa contro il tempo" per scrivere "questa lettera angosciante" in cui "ha messo in gioco tutta la sua reputazione e credibilità" per aiutare a "invertire la tendenza" contro questo "incontrollabile mostro” che il virus potrebbe presto diventare a meno che non prestiamo attenzione a Vanden Bossche.

2. Nella sua lettera aperta Vanden Bossche scrive anche: "Posso assicurarvi che ciascuno degli attuali vaccini è stato progettato, sviluppato e  prodotto da scienziati brillanti e competenti". Tuttavia, non dice una parola sull'enorme tasso di eventi avversi e sul profilo di efficacia molto scarso dei vaccini che sono stati creati da questi "brillanti scienziati".

3. Vanden Bossche afferma inoltre che esiste una "minaccia crescente derivante da varianti altamente pericolose e a rapida diffusione". Ma, come ho spiegato nel mio articolo del 3 febbraio e nel video di accompagnamento sulle nuove varianti, non ci sono prove che siano altamente pericolose o che lo diventeranno presto. 

4. C'è la possibilità di resistenza virale, come ad esempio noto nel mio articolo del 9 marzo 2021 e nel video di accompagnamento. Ma non è quella grande minaccia usata da Vanden Bossche per tentare di spaventarci dicendo che è probabile che il virus muti così tanto e così rapidamente a causa delle attuali campagne di vaccinazione di massa che presto potrebbe sfuggire a tutti i tentativi in ​​corso per fermare la sua diffusione. Ricordiamo, ad esempio, che la vaccinazione di massa annuale contro l'influenza non ha causato una spirale fuori controllo e la decimazione della popolazione globale.

5. Vanden Bossche scrive anche che alcuni anticorpi sono prodotti dal sistema immunitario innato, ma che questi anticorpi "naturali" sono aspecifici, hanno una "maturità" non ottimale e sono "piuttosto limitati e di breve durata". Afferma che hanno un legame molto debole, all’interno delle nostre reazioni immunitarie, con patogeni come il nuovo coronavirus - e che “la combinazione di infezione virale in un contesto di maturità e concentrazione non ottimale di anticorpi consente al virus di selezionare mutazioni che gli consentono di sfuggire alla pressione immunitaria." Tuttavia, questo è basato su un terreno molto instabile. Perché, tra le altre cose:

- Né nel pezzo originale del 6 marzo né nel seguito del 13marzo Vanden Bossche sostiene questo argomento con alcuna prova diretta e non teorica che ciò stia accadendo;

- Gli anticorpi "naturali" che vengono prodotti dopo aver incontrato un agente patogeno sono solo una piccola parte della difesa del sistema immunitario di prima linea - noto come immunità "innata" o "passiva" - difesa rapida, efficace e ampia, che in realtà comprende in gran parte altre componenti;

- Vanden Bossche minimizza l'efficacia degli anticorpi che il nostro corpo produce naturalmente come parte della parte di seconda linea di difesa ("adattativa") del sistema immunitario che anch'essa ci ha servito estremamente bene per millenni.

Un commento dell'11 marzo di Michael Yeadon e Marc Girardot  contiene informazioni simili ai miei punti 3, 4 e 5. Tuttavia la coppia li presenta in un modo molto pro-vaccino mRNA e favorevole alla narrativa ufficiale-Covid – mentre io non sottoscrivo né l’uno né l’altra.

6. Vanden Bossche non offre riferimenti nel suo documento originale. Ne inserisce qualcuno nel suo documento successivo, il 13 marzo, pubblicato sul suo sito web. Ma il documento del 13 marzo, come quello del 6 marzo, non è stato pubblicato su una rivista, e meno che mai è stato sottoposto a peer review, né rivisto in modo più serio. E con un approccio piuttosto insolito, invece di allegare i riferimenti a ciascuna delle affermazioni contenute nel suo documento, semplicemente elenca i riferimenti alla fine dell'articolo, sotto categorie come "Anticorpi naturali".

7. Le argomentazioni di Vanden Bossche portano alla necessità di "grandi campagne di vaccinazione". Queste, scrive, dovrebbero riguardare  "vaccini a base di cellule NK [natural-killer]" che "consentiranno alla nostra immunità naturale di essere meglio preparata ... e di indurre l'immunità di gregge".

Ma non è molto logico credere che l'unica soluzione alla possibilità teorica di una fuga immunitaria, come sostiene Vanden Bossche che per lungo tempo ha concentrato tutta la sua attenzione sui vaccini rispetto agli altri modi per migliorare la salute, sia ancora e sempre una maggiore vaccinazione di massa.

Per non parlare del fatto che il concetto di immunità di gregge è artificioso: dopo tutto, se il tuo sistema immunitario ti protegge da un agente patogeno, non importa se quello di qualcun altro è protetto o no.

Io sono d'accordo che dovremmo interrompere l'uso degli attuali vaccini, ma non dovremmo nemmeno aggiungere altri trattamenti. 

Covid ha un tasso di sopravvivenza estremamente alto. Allora perché sviluppare ancora un'altra soluzione, costosa, invasiva e sperimentale, a un problema che esiste a malapena, o non esiste affatto?

È tutto molto strano.




12/03/21

Lettera aperta urgente di medici e scienziati all'EMA sui problemi di sicurezza dei vaccini COVID-19

 



In questa lettera aperta alle autorità europee, un gruppo di medici e scienziati esce allo scoperto e pone una serie di scottanti domande sui vaccini Covid, alla luce delle reazioni avverse già riscontrate. L’introduzione frettolosa di questi vaccini sembra aver compromesso la necessaria fase di test, di conseguenza le attuali campagne vaccinali rischiano di potersi configurare come sperimentazione umana di farmaci, ovviamente vietata ed eticamente inaccettabile.

Traduzione di @MPaperoga


28 Febbraio 2021

all’urgente attenzione personale di  Emer Cooke, direttore esecutivo dell’Agenzia Europea per i Medicinali



Gentili Signore e Signori,

in qualità di medici e scienziati, siamo favorevoli in linea di principio all'uso di nuovi dispositivi medici adeguatamente sviluppati e impiegati, dopo aver ottenuto il consenso informato del paziente. Questa posizione comprende i vaccini così come le terapie.

Notiamo che viene segnalata una vasta gamma di effetti collaterali a seguito delle vaccinazioni COVID-19 a base genica su individui giovani precedentemente sani. Inoltre, ci sono stati numerosi casi, riportati dai media di tutto il mondo, di case di cura colpite dal COVID-19 dopo pochi giorni dalla vaccinazione dei residenti. Pur riconoscendo che questi eventi potrebbero essere stati, tutti, delle sfortunate coincidenze, siamo preoccupati per il fatto che in queste circostanze vi sia stato e continui ad esserci un esame inadeguato delle possibili cause di malattia o di morte, e soprattutto dell'assenza di esami post mortem.

In particolare, ci chiediamo se questioni fondamentali relative alla sicurezza dei vaccini siano state adeguatamente affrontate prima della loro approvazione da parte dell'Agenzia europea per i medicinali (EMA).

Chiediamo con la massima urgenza che l'EMA ci fornisca delle risposte alle seguenti questioni:

1. A seguito dell'iniezione intramuscolare, ci si deve attendere che i vaccini a base genica raggiungano il flusso sanguigno e si diffondano in tutto il corpo [1]. Chiediamo evidenza che questa possibilità sia stata esclusa nei modelli animali preclinici, per tutti e tre i vaccini, prima della loro approvazione per l'uso nell'uomo da parte dell'EMA.

2. Se tali prove non sono disponibili, ci si deve attendere che i vaccini rimangano intrappolati nella circolazione e siano catturati dalle cellule endoteliali. C'è motivo di supporre che ciò accadrà in particolare nei tratti di flusso sanguigno lento, cioè nei vasi piccoli e nei capillari [2]. Chiediamo le prove che questa probabilità sia stata esclusa nei modelli animali preclinici, per tutti e tre i vaccini, prima della loro approvazione per l'uso nell'uomo da parte dell'EMA.

3. Se tali prove non sono disponibili, ci si deve attendere che durante l'espressione degli acidi nucleici dei vaccini, i peptidi derivati dalla proteina spike siano presentati attraverso la via MHC I — sulla superficie luminare delle cellule. Molti individui sani hanno linfociti CD8 che riconoscono tali peptidi, cosa che può essere dovuta a precedenti infezioni da COVID, ma anche a reazioni incrociate con altri tipi di Coronavirus [3; 4] [5]. Dobbiamo presumere che questi linfociti attaccheranno le rispettive cellule. Chiediamo le prove che questa probabilità sia stata esclusa nei modelli animali preclinici di tutti e tre i vaccini prima della loro approvazione per l'uso umano da parte dell'EMA.

4. Se tali prove non sono disponibili, ci si deve aspettare che il danno endoteliale con successivo innesco della coagulazione del sangue tramite attivazione piastrinica si verificherà in innumerevoli siti in tutto il corpo. Chiediamo le prove che questa probabilità sia stata esclusa nei modelli animali preclinici di tutti e tre i vaccini prima della loro approvazione per l'uso nell'uomo da parte dell'EMA.

5. Se tali prove non sono disponibili, ci si deve aspettare che ciò porti a una caduta del numero di piastrine, alla comparsa di D-dimeri nel sangue e a una miriade di lesioni ischemiche in tutto il corpo, anche nel cervello, nel midollo spinale e nel cuore. Disturbi emorragici potrebbero verificarsi sulla scia di questo nuovo tipo di sindrome DIC inclusi, tra le altre possibilità, sanguinamenti profusi e ictus emorragico. Chiediamo le prove che tutte queste possibilità siano state escluse nei modelli animali preclinici di tutti e tre i vaccini prima della loro approvazione per l'uso nell'uomo da parte dell'EMA.

6. La proteina spike del SARS-CoV-2 si lega al recettore ACE2 sulle piastrine, il che si traduce nella loro attivazione [6]. La trombocitopenia è stata segnalata in casi gravi di infezione da SARS-CoV-2 [7]. La trombocitopenia è stata segnalata anche negli individui vaccinati [8]. Chiediamo la prova che il potenziale pericolo di attivazione piastrinica che porterebbe anche alla coagulazione intravascolare diffusa (DIC) sia stato escluso con tutti e tre i vaccini prima della loro approvazione per l'uso nell'uomo da parte dell'EMA.

7. Il diffondersi in tutto il mondo del SARS-CoV-2 ha creato una pandemia associata a molte morti. Tuttavia, al momento di prendere in considerazione l'approvazione dei vaccini, i sistemi sanitari della maggior parte dei paesi non erano più sotto minaccia di essere sopraffatti, perché una parte crescente del mondo era già stata infettata e il momento peggiore della pandemia era già passato. Di conseguenza, chiediamo prove conclusive dell'esistenza di un'effettiva emergenza al momento della concessione dell'autorizzazione condizionata all'immissione in commercio da parte dell'EMA ai produttori di tutti e tre i vaccini, per giustificare la loro approvazione per l'uso umano presumibilmente a causa di tale emergenza.

Se tutte queste prove non dovessero essere disponibili, chiediamo che l'approvazione per l'uso dei vaccini basati sui geni sia revocata fino a quando tutte le questioni di cui sopra non saranno state adeguatamente affrontate con l'esercizio della necessaria sorveglianza da parte dell'EMA.

Ci sono serie preoccupazioni, che includono ma non si limitano a quelle sopra descritte, che l'approvazione dei vaccini COVID-19 da parte dell'EMA sia stata prematura e pericolosa, e che la somministrazione dei vaccini abbia costituito e costituisca ancora una "sperimentazione umana", in violazione del Codice di Norimberga.

In considerazione dell'urgenza della situazione, vi chiediamo di rispondere a questa e-mail entro sette giorni e di affrontare tutte le nostre preoccupazioni in modo sostanziale. Se doveste scegliere di non soddisfare questa ragionevole richiesta, renderemo pubblica questa lettera.

Questa e-mail viene mandata in copia a:

Charles Michel, Presidente del Consiglio d'Europa

Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea.

Medici e scienziati possono firmare questa lettera aperta mandando il loro nome, le qualifiche, le aree di competenza, il paese e qualsiasi affiliazione che desiderino citare, a Doctors4CovidEthics@protonmail.com

• Riferimenti

[1] Hassett, K. J.; Benenato, K. E.; Jacquinet, E.; Lee, A.; Woods, A.; Yuzhakov, O.; Himansu, S.; Deterling, J.; Geilich, B. M.; Ketova, T.; Mihai, C.; Lynn, A.; McFadyen, I.; Moore, M. J.; Senn, J. J.; Stanton, M. G.; Almarsson, Ö.; Ciaramella, G. and Brito, L. A.(2019). Ottimizzazione delle nanoparticelle lipidiche per la somministrazione intramuscolare di vaccini mRNA, terapia molecolare.. Nucleic acids 15 : 1–11.

[2] Chen, Y. Y.; Syed, A. M.; MacMillan, P.; Rocheleau, J. V. and Chan, W. C. W.(2020). Flow Rate Affects Nanoparticle Uptake into Endothelial Cells, Advanced materials 32 : 1906274.

[3] Grifoni, A.; Weiskopf, D.; Ramirez, S. I.; Mateus, J.; Dan, J. M.; Moderbacher, C. R.; Rawlings, S. A.; Sutherland, A.; Premkumar, L.; Jadi, R. S. and et al.(2020). Obiettivi delle risposte delle cellule T al coronavirus SARS-CoV-2 negli esseri umani con malattia COVID-19 e individui non esposti, Cell 181 : 1489–1501.e15.

[4] Nelde, A.; Bilich, T.; Heitmann, J. S.; Maringer, Y.; Salih, H. R.; Roerden, M.; Lübke, M.; Bauer, J.; Rieth, J.; Wacker, M.; Peter, A.; Hörber, S.; Traenkle, B.; Kaiser, P. D.; Rothbauer, U.; Becker, M.; Junker, D.; Krause, G.; Strengert, M.; Schneiderhan-Marra, N.; Templin, M. F.; Joos, T. O.; Kowalewski, D. J.; Stos-Zweifel, V.; Fehr, M.; Rabsteyn, A.; Mirakaj, V.; Karbach, J.; Jäger, E.; Graf, M.; Gruber, L.-C.; Rachfalski, D.; Preuß, B.; Hagelstein, I.; Märklin, M.; Bakchoul, T.; Gouttefangeas, C.; Kohlbacher, O.; Klein, R.; Stevanović, S.; Rammensee, H.-G. and Walz, J. S.(2020). I peptidi derivati dalla SARS-CoV-2 definiscono il riconoscimento cellulare T eterologo e indotto dal COVID-19, Nature immunology.

[5] Sekine, T.; Perez-Potti, A.; Rivera-Ballesteros, O.; Strålin, K.; Gorin, J.-B.; Olsson, A.; Llewellyn-Lacey, S.; Kamal, H.; Bogdanovic, G.; Muschiol, S. and et al.(2020). Immunità cellulare T robusta in individui convalescenti con COVID-19 asintomatico o lieve, Cell 183 : 158–168.e14.

[6] Zhang, S.; Liu, Y.; Wang, X.; Yang, L.; Li, H.; Wang, Y.; Liu, M.; Zhao, X.; Xie, Y.; Yang, Y.; Zhang, S.; Fan, Z.; Dong, J.; Yuan, Z.; Ding, Z.; Zhang, Y. and Hu, L.(2020). SARS-CoV-2 lega la piastrina ACE2 per migliorare la trombosi in COVID-19, Journal of hematology & oncology 13 : 120.

[7] Lippi, G.; Plebani, M. and Henry, B. M.(2020). La trombocitopenia è associata a gravi infezioni da coronavirus disease 2019 (COVID-19): Una meta-analisi, Clin. Chim. Acta 506 : 145–148.

[8] Grady, D. (2021). Alcuni destinatari del vaccino Covid hanno sviluppato un raro disturbo del sangue, The New York Times, Feb. 8, 2021.

In fede,

Professore Sucharit Bhakdi MD, Professore emerito di microbiologia medica e immunologia, ex presidente dell'Istituto di microbiologia e igiene medica, Università Johannes Gutenberg di Magonza (medico e scienziato) (Germania e Thailandia)

Dr Marco Chiesa MD FRCPsych, Consulente Psichiatra e Visiting Professor, University College London (Medico) (Regno Unito e Italia)

Dr C Stephen Frost BSc MBChB Specialista in Radiologia Diagnostica, Stoccolma, Svezia (Medico) (Regno Unito e Svezia)

Dr Margareta Griesz-Brisson MD PhD, Consulente Neurologo e Neurofisiologo (ha studiato Medicina a Friburgo, Germania, formazione specializzata in Neurologia alla New York University, Fellowship in Neurofisiologia presso il Mount Sinai Medical Centre, New York City; Dottorato di ricerca in Farmacologia con particolare interesse per la neurotossicologia cronica di basso livello e gli effetti dei fattori ambientali sulla salute del cervello), Direttore medico, The London Neurology and Pain Clinic (Medico e Scienziato) (Germania e Regno Unito)

Professor Martin Haditsch MD PhD, Specialista (Austria) in Igiene e Microbiologia, Specialista (Germania) in Microbiologia, Virologia, Epidemiologia/Malattie Infettive, Specialista (Austria) in Malattie Infettive e Medicina Tropicale, Direttore Medico, TravelMedCenter, Leonding, Austria, Direttore Medico, Labor Hannover MVZ GmbH (Medico e Scienziato) (Austria e Germania)

Professor Stefan Hockertz, Professore di Tossicologia e Farmacologia, Tossicologo registrato europeo, Specialista in Immunologia e Immunotossicologia, CEO tpi consult GmbH. (Scienziato) (Germania)

Dr Lissa Johnson, BSc BA(Media) MPsych(Clin) PhD, Psicologo clinico e psicologo comportamentale, Competenza nella psicologia sociale della tortura, atrocità, violenza collettiva e propaganda della paura, Ex membro Australian Psychological Society Public Interest Advisory Group (Psicologo clinico e scienziato comportamentale) (Australia)

Professor Ulrike Kämmerer PhD, Professore Associato di Immunologia Riproduttiva Sperimentale e Biologia tumorale presso il Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia, Ospedale Universitario di Würzburg, Germania, Virologo molecolare addestrato (Diploma, PhD-Tesi) e Immunologo (Abilitazione), Rimane impegnato nella ricerca di laboratorio attiva (Biologia Molecolare, Biologia Cellulare (Scienziato) (Germania)

Professore Associato Michael Palmer MD, Dipartimento di Chimica (studiato Medicina e Microbiologia Medica in Germania, insegna Biochimica dal 2001 nell'attuale università in Canada; focus su Farmacologia, metabolismo, membrane biologiche, programmazione informatica; ricerca sperimentale focus su tossine batteriche e antibiotici (Daptomicina); ha scritto un libro di testo sulla Farmacologia Biochimica, Università di Waterloo, Ontario, Canada (Medico e Scienziato) (Canada e Germania)

Professor Karina Reiss PhD, Professore di Biochimica, Christian Albrecht University of Kiel, esperto in biologia cellulare e biochimica (Scienziato) (Germania)

Professor Andreas Sönnichsen MD, Professore di medicina generale e medicina di famiglia, Dipartimento di medicina generale e medicina di famiglia, Centro di sanità pubblica, Università di medicina di Vienna, Vienna (medico) (Austria)

Dr Michael Yeadon BSc (Riconoscimenti congiunti in biochimica e tossicologia) PhD (Pharmacology), Già Vice President & Chief Scientific Officer Allergy & Respiratory, Pfizer Global R&D; Co-founder & CEO, Ziarco Pharma Ltd.; Consulente indipendente (scienziato) (Regno Unito).



04/03/21

France Soir - Vaccini in Israele: dati sulla mortalità da chiarire?


France Soir, quotidiano francese che mostra grande attenzione alle pubblicazioni, analisi dei dati, feedback sulle vaccinazioni provenienti dai diversi paesi, riporta l’articolo pubblicato sul sito web Nakim.org, in cui Haim Yativ, ingegnere, e *Hervé Seligmann, medico ed ex membro dell’unità di ricerca sulle malattie infettive e tropicali emergenti della Facoltà di Medicina dell'Università di Aix-Marseille,  fanno un debriefing dei dati molto positivi e ottimisti che sono stati diffusi sulla campagna di vaccinazione in Israele, giungendo a “cifre allarmanti che indicano una significativa mortalità da vaccino".  Gli autori, che hanno risposto alle domande a loro poste in una video-intervista di France Soir,  affermano che “le vaccinazioni hanno causato più morti di quante ne avrebbe provocato il coronavirus nello stesso periodo" e che "questa è una nuova Shoah". I due autori hanno presentato formale richiesta di accesso a tutti i dati in possesso del Ministero della Sanità, allo scopo di verificare le numerose discrepanze da loro rilevate rispetto alla narrazione ufficiale, e intendono dare seguito legale alla loro scoperta, se dovesse essere validata dai dati del ministero.


Ecco l’articolo pubblicato lunedì 15 febbraio sul sito web NAKIM  e riportato da France-Soir.

 

La scoperta dei dati sui vaccini in Israele rivela un quadro spaventoso

 

L'analisi dei dati riportati in un articolo che promuove il vaccino contro il COVID-19 consente di scoprire tutti i dati sui vaccini,  rivelando una situazione spaventosa. 

 L'11 febbraio 2021, Ynet (il più noto sito web israeliano) ha pubblicato un post confuso e fuorviante intitolato "Dati sull'efficacia della vaccinazione in Israele e sui suoi rapidi effetti sulla popolazione giovanile".

Un riesame di questi dati spiega perché, durante il progetto di vaccinazione di massa avviato a metà dicembre 2020 durante un periodo di lockdown, i nuovi casi di COVID-19 registrati quotidianamente non sono diminuiti, come solitamente accade durante le misure di confinamento, e, cosa ancora più importante, perché in questo periodo, che copre almeno un mese, è aumentato il numero dei casi gravi, critici e fatali. Da metà dicembre a metà febbraio (due mesi), si sono verificate 2.337 delle 5.351 morti ufficiali israeliane per COVID. Le nostre analisi indicano che durante il processo di vaccinazione di 5 settimane i tassi di mortalità dei vaccinati sono aumentati rispetto ai non vaccinati.

Presumibilmente, i casi asintomatici prima della vaccinazione e quelli infettati subito dopo la prima dose tendono a sviluppare sintomi più gravi rispetto ai non vaccinati.

L'articolo di Ynet è suggestivo e utilizza dei dati forniti in modo errato dal Ministero della Sanità. Non è noto se ciò sia stato fatto in modo intenzionale, per dimostrare l'efficacia del vaccino, o se i dati forniti sono stati fraintesi. Si noti che in Israele tutti i vaccini provengono da Pfizer.

Riportiamo un esempio molto significativo dell'articolo, in relazione alla tabella fornita dal Ministero della Sanità. Il testo "Tuttavia, 546 dei morti totali non erano stati vaccinati affatto o avevano ricevuto la prima dose di vaccino nelle due settimane precedenti alla loro morte" non corrisponde alla tabella. L’affermazione è chiaramente infondata, poiché tutti i dati presentati nella tabella e forniti di seguito descrivono solo i pazienti COVID-19 che hanno ricevuto almeno la prima dose di vaccino, come risulta chiaro da un esame della tabella. Il totale complessivo è di 43.781 pazienti COVID che hanno ricevuto la prima o la seconda dose del vaccino. Su un totale di 660 decessi, 546 hanno ricevuto solo la prima dose.

I dati nella tabella, piuttosto che indicare l'efficacia del vaccino, indicano gli effetti avversi del vaccino.

In primo luogo dobbiamo capire che la tabella fornita descrive la condizione dei pazienti COVID-19 che hanno ricevuto la prima o la seconda dose di vaccino a una data precisa, in quanto all’inizio dell'articolo si afferma “emerge dai dati che tra gli 856 pazienti over 60 ricoverati in gravi condizioni  in questo momento ... ";  possiamo quindi presumere che l'articolo, pubblicato l'11 febbraio, rifletta la situazione negli ospedali del giorno prima, quindi del 10 febbraio 2021, o dell'11 febbraio 2021. 

Secondo il pannello di controllo del Ministero della Sanità, il 10 febbraio il numero di casi gravi era 1056 (vedi immagine sotto).


Ciò dimostra in maniera sorprendente che la maggior parte dei casi più gravi ricoverati in ospedale intorno al 10 febbraio erano stati infatti vaccinati con la prima o con la seconda dose, come risulta dalla la tabella che riporta i pazienti vaccinati, con 1031 casi gravi e 220 casi critici al momento della realizzazione della tabella. Di questo si parla nell'articolo (in ebraico) del 1 febbraio 2021 "Si può dimostrare che oggi il vaccino della Pfizer è la principale causa degli alti tassi di mortalità in Israele e nel mondo?"

Tuttavia, questa non è l'ultima delle sorprese che ci arrivano dai dati del Dipartimento della Sanità. Possiamo sottrarre il numero delle persone che hanno ricevuto la prima dose del vaccino il 19 gennaio 2021  dal numero del 10 febbraio 2021. In quei 21 giorni, 1.331.881 cittadini israeliani hanno ricevuto la prima dose. La tabella mostra che 568 di loro sono morti, pari allo 0,042%, e 39.047 di loro sono diventati un caso di COVID-19, pari al 2,9%. 

Per la 2a dose ci concentriamo sui dati specifici a due settimane dopo la 2a vaccinazione, secondo la tabella. 

Dal 26 gennaio al 10 febbraio 2021, 909.102 cittadini israeliani hanno ricevuto la seconda dose del vaccino. Di questi, secondo la tabella, 92 sono morti, ovvero lo 0,01%.

Pertanto, nelle 5 settimane trascorse dalla prima dose, almeno lo 0,05% dei destinatari della prima dose è deceduto. Questo tasso di mortalità riguarda principalmente una popolazione relativamente giovane, la cui vaccinazione è stata annunciata il 19 gennaio, periodo durante il quale la maggior parte dei vaccinati aveva meno di 65 anni. 

Al fine di stimare il tasso di mortalità delle persone sopra i 65 anni che sono state per lo più vaccinate prima di questo periodo, utilizziamo i dati riportati dal VAERS, con sede negli Stati Uniti.

Abbiamo trovato, vedi articolo in inglese, che il rapporto tra i decessi degli over 65 rispetto a quelli al di sotto dei 65 anni è di circa 4,42 (155/35). Pertanto, il tasso di mortalità delle persone over 65 tra la prima e la seconda dose di vaccinazione dovrebbe essere, fino al 19 gennaio, 0,042 (il tasso di mortalità per gli under 65) moltiplicato per 4,42, ovvero 0,186%, che è vicino allo 0,2% riportato dal Ministero della Sanità il 21 gennaio 2021.

Questo valore dello 0,2% dei decessi è stato misteriosamente modificato in seguito dal Ministero della Sanità ed è sceso a 0,005 senza alcuna spiegazione (vedere qui l'articolo in ebraico). Le considerazioni di cui sopra mostrano che i dati sul tasso di mortalità forniti all'inizio erano corretti, e che i dati aggiornati sul tasso di mortalità  probabilmente intendevano suggerire tassi di mortalità più bassi negli anziani. 

I problemi non finiscono qui. 

Il numero di morti per COVID-19 tra i vaccinati dall'inizio della campagna di vaccinazione sembra spiegare l'aumento dei tassi di mortalità per COVID-19 osservato da dicembre 2020.

Per questo, calcoliamo il numero di persone vaccinate di età superiore ai 65 anni per 0,2, e il numero di persone vaccinate sotto i 65 per 0,04. Ciò dimostra che la maggior parte dei decessi per COVID-19 durante questo periodo riguarda persone che sono state vaccinate, come mostrato nella tabella fornita dal Ministero della Salute all'inizio di febbraio.

Durante la campagna di vaccinazione, da metà dicembre a metà febbraio, si sono verificati 2.337 dei 5.351 decessi per COVID-19 segnalati per Israele, pari al 43,7%. Di questi, 1.271 morti per COVID-19 sono stati segnalati dal 19 gennaio. La tabella fornita dal Ministero della Sanità il 10 febbraio riporta 660 morti per COVID-19 tra i vaccinati, pari al 51,9% dei decessi di questo periodo. Solo 1,3 milioni di israeliani, su 8 milioni (circa 1 su 8, 12,5%), sono stati vaccinati durante questo periodo. Di conseguenza, la vaccinazione promuove i decessi, poiché il 51,9% dei decessi durante questo periodo riguarda il 12,5% dei vaccinati durante questo stesso periodo. Inoltre, essendo che i casi gravi e critici in questo periodo sono superiori ai casi gravi segnalati, gli effetti avversi del processo di vaccinazione sono molto probabilmente peggiori di quello che appare dai dati disponibili.

L'orrore continua. I decessi tra i vaccinati vanno aggiunti ai numerosi eventi ictus e cardiaci segnalati subito dopo la vaccinazione che non sono compresi tra i decessi COVID-19, il che approssimativamente raddoppia i decessi tra i vaccinati, il numero dei quali rimane sconosciuto e che cercheremo di scoprire nei giorni a venire. 

A questo punto “possiamo affermare che i vaccini hanno causato più morti di quanti ne avrebbe causato il coronavirus nello stesso periodo."

Tra i vaccinati di età superiore ai 65 anni, lo 0,2% dei vaccinati è deceduto durante il periodo di 3 settimane intercorso tra le dosi, ovvero circa 200 su 100.000 vaccinati. Questo è da confrontare  con i 4,91 decessi per COVID-19 su 100.000 non vaccinati (vedi sotto).

Non deve essere confuso con i 0,279 decessi segnalati per COVID-19 su 100.000 vaccinati che hanno completato il processo di vaccinazione, ossia 2 settimane dopo la seconda dose (vedere la tabella nell'articolo di Ynet di seguito).



Questo quadro spaventoso si estende anche agli under 65, tra i quali, durante le 5 settimane del processo completo di vaccinazione, è morto lo 0,05%, ovvero 50 su 100.000. Questo dovrebbe essere confrontato con lo 0,19 su 100.000 non vaccinati che muoiono di COVID-19 in questo gruppo di età, secondo la tabella sopra. Di conseguenza, il tasso di mortalità per questo gruppo di età è aumentato di 260 durante questo periodo di 5 settimane del processo di vaccinazione, rispetto al loro tasso di morte naturale da COVID-19.

Un modo semplice per far capire tutto questo riguarda i tassi di mortalità COVID-19 mensili dall'inizio della pandemia e fino a metà dicembre, pari a 3.014 morti, o 3014/9 = 334,9 morti al mese. I tassi di mortalità mensili da metà dicembre sono stati 2337/2 = 1168,5 morti al mese, quindi 3,5 volte superiori. 

Concludiamo che i vaccini Pfizer per gli anziani, durante il periodo di vaccinazione di 5 settimane, hanno ucciso circa 40 volte più persone di quanto avrebbe fatto la malattia stessa, e tra i più giovani circa 260 volte di più. Insistiamo sul fatto che tutto questo serve per produrre un passaporto verde valido per non più di 6 mesi e per promuovere le vendite di Pfizer.

Questi numeri stimati di decessi da vaccino sono probabilmente molto inferiori ai numeri effettivi, poiché rappresentano solo quelli definiti come morti per COVID-19 durante questo breve periodo e non includono ictus ed eventi cardiaci (e altri) risultanti dalle reazioni infiammatorie riportate in dozzine di rapporti documentati sul sito web di NAKIM, che a loro volta sono solo la punta dell'iceberg ( qui in ebraico).   

Nè questi dati tengono conto delle complicazioni a lungo termine descritte in una denuncia penale presentata nel dicembre 2020 in Francia.

Guardando indietro, questo spiega perché i casi gravi di COVID-19 sono aumentati con l'inizio della vaccinazione e perché i casi hanno iniziato a diminuire quando la vaccinazione è stata estesa ai giovani e continuano a diminuire mentre la campagna di vaccinazione nazionale perde il suo slancio. 

Ci auguriamo che questo massacro non includa i minori di 13 anni, poiché questi hanno un tasso di reazioni avverse al vaccino più elevato, compresa la morte, come dimostrato dai dati pluriennali dei rapporti VAERS negli Stati Uniti.

Concludiamo dicendo che l’andamento della pandemia nelle prossime settimane può essere prevedibile. La diminuzione delle vaccinazioni e dell'età della vaccinazione porterà a una diminuzione dei casi gravi, principalmente non a causa della protezione da parte del vaccino, ma perché meno persone moriranno a causa del vaccino e di altre reazioni avverse al vaccino. 

Sarà un fenomeno temporaneo, perché tra pochi mesi dovremo affrontare gli effetti avversi a medio e lungo termine della vaccinazione, come ADE (Antibody-Dependent Enhancement) e le varianti resistenti al vaccino selezionate dai vaccini. Ma questo dovrebbe accadere dopo le prossime elezioni e gli elettori (sopravvissuti) non avranno più l’opportunità di esprimere il loro disappunto nelle schede. 


* Il dott. Hervé Seligmann ha lavorato presso l'Unità di ricerca sulle malattie infettive e tropicali emergenti, Facoltà di Medicina, Università Aix-Marseille. Di nazionalità israeliana-lussemburghese, ha conseguito una laurea in Biologia presso l'Università Ebraica di Gerusalemme e ha oltre 100 pubblicazioni scientifiche.



Da quando sono iniziate le vaccinazioni, i decessi da “Covid” nelle case di riposo inglesi sono aumentati del 240%


La preoccupante correlazione tra vaccini, esplosione dei contagi e della mortalità che si verifica nei paesi dove la campagna vaccinale è più avanzata, dovrebbe indurre a una maggiore prudenza e soprattutto a una completa trasparenza dei dati a disposizione, unica condizione per rinsaldare il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.  Riportiamo qui un articolo pubblicato su The Daily Expose sull'aumento della mortalità nelle case di riposo inglesi seguita alla massiccia campagna vaccinale, in cui si cercano delle risposte alle importanti domande che i dati a disposizione lasciano aperte.


DAILY EXPOSE, 25 Febbraio 2021

Il lancio del miracoloso “vaccino” Covid è iniziato l'8 dicembre 2020, dando la priorità ai residenti e al personale delle case di riposo. Il 27 gennaio il governo del Regno Unito ha annunciato che il 95% di tutti i residenti nelle case di cura era stato vaccinato; Matt Hancock ha annunciato su Twitter che oltre l'80% degli ultraottantenni aveva ricevuto almeno una dose del Pfizer o dell'Oxford jab.

Allora perché dal fine settimana del 10 gennaio sino al fine settimana del 29 gennaio abbiamo assistito nelle case di cura a un aumento del 62% dei decessi per tutte le cause? E a un aumento nello stesso lasso di tempo del 240% delle morti “dovute” al Covid-19?



Questi numeri sono stati presi dai dati ufficiali dell' Office of National Statistics (ONS) per l'Inghilterra e il Galles, che possono essere trovati qui.

Due giorni dopo che le autorità hanno iniziato a sperimentare sul grande pubblico il vaccino Pfizer, nella settimana precedente al 10 dicembre  2020, nelle case di cura erano stati registrati un totale di 2905 decessi dovuti a tutte le cause. L'ONS riferisce che durante la stessa settimana c'erano stati anche 736 decessi "dovuti" al Covid-19.

Tuttavia, solo due giorni dopo l’annuncio da parte delle autorità di aver vaccinato oltre il 95% dei residenti nelle case di cura, nella settimana del 29 gennaio 2021, nelle case di cura sono stati registrati un totale di 4.800 decessi dovuti a tutte le cause. L'ONS riferisce inoltre che nella stessa settimana ci sono stati 2505 morti dovuti al Covid-19.

 


Questo aumento astronomico delle morti nelle case di cura parallelamente al lancio del "vaccino" sperimentale è semplicemente una coincidenza troppo grande per essere spazzata via sotto il tappeto.

Il famigerato sito "Full Fact" ha ovviamente effettuato un "fact checking" in relazione al vaccino e al presunto aumento delle morti nelle case di cura. Ma se ci si risolve a leggere quello che hanno da dire, allora ci si può rendere conto che non stanno effettivamente verificando nulla di quanto è in discussione.

Il sito Full Fact afferma di star sottoponendo a "fact checking" un post di Facebook che afferma che "i decessi nelle case di cura sono aumentati dell'81% dall'inizio del lancio della vaccinazione Covid-19".

Full Fact emette il suo verdetto dopo il "fact checking" affermando: "I decessi nelle case di cura sono aumentati notevolmente, anche se non siamo stati in grado di riprodurre il calcolo dell'81%. Queste non sono morti dovute al vaccino. Sono in gran parte dovute al Covid-19 in sè”.

 


Ma ecco cosa ha effettivamente scoperto la loro indagine di "fact checking":

"Nella settimana fino all'8 dicembre, 2.171 decessi nelle case di cura in Inghilterra sono stati notificati alla Care Quality Commission. I decessi sono aumentati a 3.746 nella settimana fino al 23 gennaio, con un aumento del 71%. "

Quindi Full Fact ha effettivamente riscontrato un aumento ancora maggiore di morti nelle case di cura rispetto al nostro calcolo. Il motivo? Hanno utilizzato i dati solo per l'Inghilterra, anziché i dati combinati per Inghilterra e Galles da noi utilizzati. Il post di Facebook sforava del 10%, e allora? Un aumento del 71% dei decessi nelle case di cura dovrebbe essere ignorato?

Be’, in effetti, Full Fact pensa di sì:

'Tuttavia la cifra esatta non è molto rilevante. Le morti tra i residenti delle case di cura non sono aumentate a causa del programma di vaccinazione, ma perché il Covid stesso si è ampiamente diffuso a dicembre e ha ucciso molte più persone. L'aumento dei decessi dei residenti nelle case di cura è quasi interamente il risultato di un aumento dei decessi per Covid-19. Ed era comunque prevedibile assistere a molti decessi dopo la vaccinazione, dato che prioritariamente sono state vaccinate le persone più vulnerabili.  Tuttavia, dalle indagini, non sembra che la vaccinazione abbia avuto un ruolo in nessuno dei decessi segnalati come sospetti".

L’affermazione può essere letta in questo modo: "Poiché noi (Full Fact) diciamo che l'aumento delle morti nelle case di cura non è dovuto ai vaccini Covid, questo significa che è vero e chiunque dica il contrario sta mentendo. Dopo un'indagine - di cui non forniremo assolutamente alcuna prova a sostegno - "sembra" che il vaccino non sia stata la causa, quindi il caso è chiuso".

Una rapida occhiata ai finanziatori di Full Fact è davvero sufficiente a dirci tutto ciò che occorre sapere su tutto ciò che questa organizzazione ha da dire – si veda qui.

Quindi confrontiamo i numeri con alcuni dei fatti reali che ad oggi conosciamo. Se guardiamo al numero di morti per tutte le cause verificatesi nelle case di cura nella settimana fino al 29 gennaio 2020, prima della presunta pandemia Covid, si troverà che secondo i dati ONS in Inghilterra e Galles si sono verificati solo 3090 decessi.

Sono 1710 decessi in meno rispetto alla stessa settimana del 2021, in cui i decessi sono stati 4800. Ma dei 4800 decessi per tutte le cause, i dati ONS indicano che 2505 di questi decessi sono dovuti al Covid-19. Rimane un totale di 2295 morti non dovute al Covid-19.

Dobbiamo davvero credere, in un momento in cui il NHS è presumibilmente sovraccarico, che ci sarebbero stati 795 decessi in meno nelle case di cura rispetto a quelli avvenuti nella stessa data dell'anno precedente? Ci sono solo due possibili risposte: o le morti per Covid-19 sono state sovrastimate – cosa che sospettiamo fortemente, come abbiamo spiegato numerose volte (vedi qui) - o queste morti per Covid-19 si sono verificate davvero. Ma entrambe queste risposte portano ad altre gravi domande.


Se le morti di Covid sono state sopravvalutate, allora cosa ha causato l'aumento del 62% dei decessi per tutte le cause nelle case di cura in Inghilterra e Galles dall'inizio del lancio del vaccino?

Ma se le morti per Covid non vengono sopravvalutate, come mai abbiamo visto un aumento del 240% delle morti dovute al Covid-19 nelle case di cura in Inghilterra e Galles dall'inizio del lancio di un vaccino che ha lo scopo di proteggere contro il Covid-19 ?

Ancora una volta rimangono solo due risposte. Se le morti di Covid sono state sopravvalutate, allora come può essere qualcosa di diverso dal vaccino che ha portato ad un aumento del 62% delle morti nelle case di cura per tutte le cause? È solo una coincidenza. Ma se non sono state sopravvalutate, allora questa non è sicuramente la prova che i vaccini Covid non funzionano?

I limitati studi sui vaccini mostrano che occorrono fino a due settimane prima che si verifichi l'immunità contro il virus SARS-CoV-2. Ci sono circa 410.000 residenti nelle case di cura nel Regno Unito. Matt Hancock si è vantato con orgoglio di come sono riusciti a vaccinare oltre 500.000 persone solo il 12 febbraio 2021.

Sono 90.000 persone in più rispetto ai residenti nelle case di cura. I residenti nelle case di cura erano "in cima alla lista" e  "in prima fila" a ricevere i vaccini sperimentali e il lancio del vaccino è iniziato l'8 dicembre. Otto settimane prima dell'aumento del 240% delle morti per Covid nelle case di cura.

Se è vero quanto affermato da Hancock, che si è vantato di esser riusciti a vaccinare il pubblico con grande velocità ed efficacia, la maggioranza, se non il 95% dei residenti nelle case di cura vaccinati entro il 27 gennaio probabilmente sono stati vaccinati molto prima. Ciò significa che il 29 gennaio avrebbero dovuto essere "immuni" al virus.

Dobbiamo attendere che vengano resi disponibili altri dati ONS. Nelle case di cura c'è stato un aumento del 62% dei decessi per tutte le cause dall'inizio del lancio del vaccino, 8 settimane prima. E c'è stato un aumento del 240% delle morti presumibilmente dovute al Covid-19 dall'inizio del lancio del vaccino, 8 settimane prima. La cosa spaventosa è che i dati ONS che abbiamo usato non coprono il numero dei residenti nelle case di cura che sono morti in ospedale.

 

17/06/20

Forbes - La terribile verità sui vaccini testati sull'uomo



Su Forbes un articolo che, ripercorrendo il mostruoso esperimento sui vaccini contro l'epatite condotto sessant'anni fa infettando bambini disabili,  getta l'allarme sugli esperimenti "challenge" sui bambini  che stanno accadendo di nuovo oggi, per il vaccino contro il Covid-19 (vedi qui). E' un fatto che la paura scatenata dalla pandemia tende a favorire l'allentamento degli standard etici conquistati (almeno nei paesi occidentali) dopo molti scandali di esperimenti  condotti su soggetti deboli. Altra questione appena sfiorata su questo articolo, ma che sarebbe molto utile approfondire, riguarda la reale utilità di questo vaccino, che non è affatto chiara. 



di Leah Rosenbaum

Nina Galen aveva dieci anni quando divenne parte di uno degli esperimenti umani più controversi della storia americana. Sua madre, Diana McCourt, era alla ricerca di un'istituzione che potesse prendersi cura della figlia gravemente autistica. "Ero proprio disperata", dice McCourt ora, più di 50 anni dopo. "Ero sull’orlo di un esaurimento nervoso perché non ce la facevo a star dietro a tutto".

Così McCourt si stabilì alla Willowbrook State School, una casa per bambini e adulti gravemente disabili a Staten Island, New York. Per ottenere un posto per Nina nella struttura sovraffollata, tuttavia, dovette concludere un patto faustiano, acconsentendo a che sua figlia partecipasse alla ricerca di un vaccino per l'epatite. "Non avevo scelta", dice McCourt, "avevo provato così tanti posti diversi e così tante sistemazioni che non avevano funzionato, che alla fine ci sono andata."

Nina divenne una degli oltre 50 bambini con disabilità mentali, dai 5 ai 10 anni, sottoposti alle cure del Dr. Saul Krugman, un rispettato pediatra di New York che voleva scoprire se ci fossero più ceppi di epatite e se fosse possibile creare un vaccino per proteggere dalla malattia. Krugman e il suo partner, il dott. Joan Giles, utilizzarono i residenti di Willowbrook per testare un vaccino preliminare per questa malattia che aveva ucciso milioni di persone in tutto il mondo. Dal 1955 al 1970, ai bambini fu iniettato direttamente il virus  o venne loro dato da bere del latte al cioccolato mescolato con feci di altri bambini infetti per studiare la loro immunità.

Per gran parte della storia umana, l'epatite ha causato alcuni dei focolai più mortali al mondo. I sintomi, tra cui febbre, danni al fegato e colorito giallo, erano stati descritti da Ippocrate nel V secolo a.C. Mentre ora sappiamo che ci sono più virus (i più famosi, l'epatite A, B e C), nella prima metà del 20 ° secolo i ricercatori conoscevano solo una forma della malattia, che allora era chiamata ittero epidemico.

La ricerca di un vaccino divenne particolarmente importante per gli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale, quando i focolai di epatite avevano colpito più di 50.000 soldati americani. Per combattere questa malattia e altre, il Ministero della Sanità istituì un Epidemiological Board delle Forze Armate.

All'inizio degli anni '50, il dottor Krugman, un ex medico dell’U.S. Army Air Corps, si presentò al Epidemiological Board con una proposta: voleva creare un vaccino per l'epatite e conosceva il luogo perfetto dove poter svolgere le sue ricerche. Willowbrook era sovraffollato, già dilagante di malattie, e a quel tempo non era raro testare i vaccini sui bambini.

L'idea risale allo stesso antesignano dei vaccini, Edward Jenner, che usò un bambino di 8 anni come primo soggetto su cui testare il suo rivoluzionario vaccino contro il vaiolo alla fine del XVIII secolo. Gli esperimenti sull'epatite di Willowbrook sarebbero stati esperimenti “challenge”, cosiddetti perché il corpo è intenzionalmente "sfidato" con un'esposizione diretta al virus per vedere se un particolare trattamento impedisce in qualche caso di contrarre la malattia.

"Egli credeva di aiutare i bambini di questa scuola ad affrontare l'epidemia", afferma il figlio del Dr. Krugman, Richard, pediatra all'ospedale pediatrico del Colorado ed ex direttore dell'Advisory Board degli Stati Uniti su Child Abuse and Neglect. "Certamente pensava di dare un contributo alla ricerca sulle malattie infettive".

Sebbene non vi siano dubbi sul fatto che il Dr. Krugman abbia accelerato la scoperta di un vaccino contro l'epatite, la questione etica sul suo esperimento è riemersa in occasione dei “challenge trial”  per il Covid-19.  Molti politici, medici di bioetica e scienziati si sono dichiarati a favore dell'idea, che consisterebbe nel dare a volontari sani una dose di un vaccino non testato e poi esporli deliberatamente al Covid-19 per vedere se offre protezione contro il virus.

Poiché questi “challenge trial” sul vaccino sarebbero condotti su volontari adulti sani, gli esperimenti sul Covid-19 e gli esperimenti sull'epatite di Willowbrook pongono la stessa domanda: è davvero necessario, o giusto, rischiare la salute di alcuni a beneficio di molti?

Saul Krugman arrivò al bucolico campus di Willowbrook nel 1955. Immerso in quasi 400 acri a Staten Island, i grandi edifici in mattoni a forma di U erano circondati da una lussureggiante foresta verde. All'ingresso del parco vi era una giostra dipinta di giallo e blu e coloro che lo visitavano per la prima volta lo descrivevano come un incantevole campo estivo. All'interno, tuttavia, Willowbrook era un incubo.

La scuola fu aperta nel 1947 ed era stata costruita per contenere 4.000 residenti, ma per anni ne ha accolto oltre 6.000. Malattie e incuria erano ovunque e numerosi residenti morirono per malattie non curate e abusi. Nel 1965, Robert F. Kennedy, allora senatore di New York, fece una visita senza preavviso a Willowbrook e se ne andò inorridito. Nella sua testimonianza davanti al Congresso dichiarò: "Non ci sono diritti civili dentro le celle di Willowbrook”, definendo l'istituzione una "fossa dei serpenti".

Quando il Dr. Krugman e il Dr. Giles iniziarono gli esperimenti sull'epatite a Willowbrook, usarono a loro vantaggio le cattive condizioni in cui versava Willowbrook per reclutare nuove famiglie. Nonostante i suoi orrori ben documentati, Willowbrook era l’unica opzione a disposizione per i bambini con disabilità gravi e c'era una lunga lista d'attesa. Il dottor Krugman offrì a diversi genitori, tra cui la madre di Nina Galen, la possibilità di saltare la lista di attesa e fare in modo che i loro figli venissero ammessi nei reparti più nuovi e più puliti, con più personale, se si fossero uniti agli esperimenti. "Mi sono sentita costretta", dice McCourt, "ho  sentito che mi sarebbe stato negato un aiuto se non avessi colto questa [opportunità]".

Krugman disse anche ai genitori che, poiché l'epatite era già diffusa a Willowbrook, i loro bambini avrebbero potuto avere la possibilità di un vaccino. McCourt ricorda che le venne detto che sua figlia avrebbe potuto ottenere un "antidoto" contro l'epatite se avesse aderito all'esperimento. Quando chiese perché gli studi sull'epatite non potevano essere eseguiti sui primati, le fu risposto che l'uso di animali sarebbe stato "troppo costoso".

Nonostante fosse consapevole di infettare i bambini mentalmente disabili con una malattia potenzialmente mortale, il dott. Krugman riteneva che il rischio valesse la pena. "La decisione di somministrare il virus dell'epatite ai pazienti di Willowbrook non è stata presa alla leggera", scriveva in un articolo del 1958 pubblicato sul New England Journal of Medicine. Osservò che il ceppo dell'epatite a Willowbrook non era molto grave, che molti bambini si sarebbero infettati comunque e che qualsiasi conoscenza acquisita dall'esperimento avrebbe effettivamente aiutato altri residenti di Willowbrook. Sottolineò anche che lo studio era stato approvato dal Dipartimento di igiene mentale dello Stato di New York e dal Consiglio epidemiologico delle forze armate. Alcuni studi del Dr. Krugman si basavano su ricerche precedenti secondo cui la somministrazione di anticorpi ai bambini che si erano ripresi dall'epatite poteva prevenire nuove infezioni. (Un concetto simile, che utilizza plasma di pazienti guariti dal Covid-19 per trattare pazienti malati, è attualmente in fase di studio.)

Gli esperimenti hanno riguardato anche l'infezione del virus su bambini sani attraverso un intruglio di latte al cioccolato. Alla fine i dottori riuscivano a capire quanto tempo ci voleva perché i bambini mostrassero i sintomi dell'epatite, consentivano loro di riprendersi e poi gli somministravano di nuovo il virus. Questi esperimenti venivano condotti per verificare se una persona guarita dall'epatite poteva considerarsi immune o poteva essere nuovamente infettata.

Al termine di ogni esperimento, il Dr. Krugman pubblicava i risultati su importanti riviste mediche tra cui il New England Journal of Medicine, il Lancet e il Journal of American Medical Association. Sin dalla prima pubblicazione, gli esperimenti furono molto controversi all'interno della comunità medica. Nel 1966, il famoso medico bioetico Henry K. Beecher pubblicò un articolo intitolato "Etica e ricerca clinica", che indicava Willowbrook come esempio di esperimento clinico non etico e concluse che "non esiste il diritto di mettere a rischio la salute una persona a beneficio degli altri."

Cinque anni dopo, il comitato editoriale di Lancet si scusò per aver pubblicato gli studi del Dr. Krugman senza prenderne le distanze. "Gli esperimenti di Willowbrook sono stati condotti nella speranza di potere un giorno prevenire l'epatite", scrissero i redattori, "ma questo non può giustificare la somministrazione di materiale infetto a bambini che non ne traggono un beneficio diretto". Un anno dopo, Krugman dovette sfuggire ai manifestanti durante una conferenza medica ad Atlantic City. "Penso che abbia ricevuto un sacco di critiche da parte di persone che non capivano il contesto o la realtà dell'istituzione", afferma Richard Krugman. "Certamente fu coinvolto nella politica di allora."

Ma il Dr. Krugman aveva tanti fan quanti detrattori. Il senatore dello Stato di New York Seymour Thaler, originariamente un critico degli esperimenti sull'epatite, in seguito disse che Krugman aveva "fatto una cosa magnifica". Anche il Dr. Franz Ingelfinger, ex redattore del New England Journal of Medicine, sostenne la ricerca: "È molto meglio avere un paziente con epatite, acquisito accidentalmente o deliberatamente, sotto le cure di un Krugman, che sotto le cure di un fanatico".

Oltre a scoprire i ceppi di epatite A e B, il Dr. Krugman "ha sicuramente accelerato lo sviluppo di un vaccino contro l'epatite B", afferma Paul Offit, pediatra e direttore del Vaccine Education Center presso l'ospedale pediatrico di Filadelfia. Ma, aggiunge Offit, "Non credo che sia giustificabile inoculare un bambino con un virus infettivo che potrebbe ucciderlo".

Mentre i membri della comunità medica protestavano contro gli esperimenti di Krugman, una forza ancora più potente si stava mobilitando per chiudere definitivamente Willowbrook.

Nel 1972, Geraldo Rivera, allora giornalista televisivo locale a New York, si intrufolò nel cortile della scuola e fece una trasmissione sulle condizioni disumane di Willowbrook. Era stato informato delle condizioni di vita dei residenti da Michael Wilkins, un medico della scuola che non era coinvolto negli esperimenti sull’epatite.

"Sono passati quasi 50 anni e a parlarne ancora piango", dice Rivera, ora corrispondente di Fox News. "Le condizioni erano davvero orribili".  Rivera ricorda di aver visto i bambini nudi, imbrattati nelle loro stesse feci che battevano la testa contro il muro. "Immagino che la mia impressione fosse simile a quella dei gruppi di intervento che entrarono a liberare i prigionieri dei campi di concentramento."

All'incirca nello stesso periodo una gola profonda rese pubblico il famigerato studio sulla sifilide di Tuskegee, in cui i ricercatori lasciarono deliberatamente privi di cure centinaia di neri e molti morirono a causa della malattia, anche se esisteva una cura. Willowbrook era solo una di una lunga serie di sperimentazioni umane su bambini, detenuti, ricoverati in strutture per la salute mentale e comunità di emarginati, e Tuskegee fu il punto di svolta.

Il dottor Krugman, tuttavia, fu premiato per il suo lavoro a Willowbrook. Quell'anno divenne presidente dell'American Pediatric Society.

Nel 1974, fu approvato il National Research Act  nel tentativo di creare delle norme a tutela dei soggetti sottoposti a esperimenti di ricerca umana. Una misura implementata è stata la creazione di una task force etica, la Commissione nazionale per la protezione degli esseri umani nella ricerca biomedica e comportamentale. "La Commissione non avrebbe mai potuto nascere se non fosse stato per Willowbrook e Tuskegee e molti altri casi simili", afferma Karen Lebacqz, uno dei membri fondatori della commissione.

Nel 1979 la Commissione aveva pubblicato il Rapporto Belmont, una linea guida completa dei principi etici di base che guidano i moderni studi clinici. Il National Research Act ha anche istituito la pratica degli Institutional Review Boards (IRB), comitati indipendenti che richiedono il tempo necessario per revisionare gli aspetti etici delle sperimentazioni cliniche sull'uomo.

A parte i potenziali dilemmi etici, gli attuali esperimenti per la vaccinazione contro il coronavirus hanno qualcos'altro in comune con gli esperimenti sull'epatite di Willowbrook: potrebbero non essere nemmeno necessari. Mentre il Dr. Krugman è accreditato per aver accelerato lo sviluppo di un vaccino contro l'epatite, altri ricercatori non erano molto indietro. Alla fine degli anni '60, il Dr. Baruch Blumberg aveva indipendentemente scoperto il virus dell'epatite B e insieme al Dr. Irving Millman presentò nel 1969 il primo brevetto per un vaccino contro l'epatite. Blumberg fece tutte le sue ricerche prelevando campioni di sangue e testando le funzioni epatiche sui bambini e gli adulti che erano già stati infettati e il suo lavoro gli è valso un premio Nobel per la medicina.

Allo stesso modo, anche se viene approvato uno studio sperimentale “challenge” per il coronavirus, non vi è alcuna garanzia che porterà a uno sviluppo più veloce del vaccino. L'iniziativa del governo degli Stati Uniti di sviluppare un vaccino contro il coronavirus può anche chiamarsi "Operation Warp Speed", ma Christine Grady, capo del dipartimento di bioetica del National Institutes of Health Clinical Center, afferma che occorre molto tempo e molte riflessioni per poter progettare correttamente un esperimento.

"La possibilità che fare un esperimento “challenge” possa accelerare la sperimentazione è una questione che non è esattamente chiara", afferma Grady, moglie del Dr. Anthony Fauci, direttore dell'Istituto nazionale per le allergie e le malattie infettive. Paul Offit è d'accordo. “Ci vuole la giusta dose.  E per ottenere la giusta dose, è necessario sottoporsi a questi mini challenge-test ", afferma. "Non credo che succederà."

Karen Lebacqz, uno degli autori originali del Rapporto Belmont, nutre preoccupazioni anche per i protocolli accelerati del vaccino Covid-19. "Ogni volta che le persone sono disperate", dice, "vogliono sempre allentare gli standard etici".

I controversi esperimenti di Saul Krugman a Willowbrook furono solo l'inizio della sua illustre carriera. Successivamente è diventato capo della pediatria presso la School of Medicine della New York University, è stato eletto alla National Academy of Sciences, ha scritto un manuale sulle malattie infettive pediatriche che è divenuto un classico, ha ricevuto il prestigioso premio Lasker e ha contribuito a sviluppare i primi vaccini contro la rosolia e il morbillo.

Ha difeso gli esperimenti di Willowbrook per tutta la sua vita, scrivendo nel 1986: "Sono convinto tanto oggi quanto lo ero allora che i nostri studi erano etici e giustificabili". Krugman morì nel 1995 e il suo necrologio sul New York Times fa solo una piccola menzione dei suoi esperimenti a Willowbrook.

Ad oggi, mentre molti bioetici moderni usano gli studi di Willowbrook come esempio di una ingiusta sperimentazione umana, ci sono anche altri pareri. "È complicato", afferma Grady. “Per quanto ne so, il primo obiettivo di Krugman era capire la malattia ... ma penso che ci siano degli aspetti che certamente non sembrano buoni e per i quali oggi sarebbe difficile ottenere l'approvazione".

Anche Mike Wilkins, il medico di Willowbrook che ha aiutato a organizzare i genitori per chiudere l'istituzione nel 1987, non pensa che gli esperimenti siano da vedere in bianco o nero. "Non voglio crocifiggere Krugman", dice "l'epatite B, per l'amor di Dio, è una malattia diffusa nel mondo per la quale esiste ora un vaccino. Ma non faremo mai più queste cose."

13/04/20

La denuncia di Robert F. Kennedy Jr. sul piano vaccinale globale diBill Gates e la sua richiesta di immunità



Robert F. Kennedy Junior,  nipote del Presidente J.F. Kennedy e figlio del fratello Robert, sta conducendo una dura battaglia contro la campagna vaccinale globale di Bill Gates, battaglia che merita di avere spazio ed essere seguita con attenzione perché solo la massima libertà di critica e di informazione ci può tutelare dal rischio che la salute della popolazione mondiale possa essere subordinata a interessi poco trasparenti. Robert F. Kennedy Jr.  denuncia nel primo articolo i vari scandali che hanno caratterizzato i piani vaccinali di Bill Gates e dell'OMS nei paesi poveri del terzo mondo, mentre nel secondo riferisce dei grossi rischi connessi alla accelerazione della ricerca  per un vaccino contro il coronavirus, contro i quali non a caso Bill Gates si sta premunendo facendosi garantire l'immunità


Traduzione di Margherita Russo


Il piano vaccinale globalista di Bill Gates: un'agenda win-win per l'industria farmaceutica e la vaccinazione obbligatoria 


di Robert F. Kennedy Jr. su Childrenhealthdefence.org, 9 Aprile 2020


I vaccini, per Bill Gates, sono un business filantropico strategico che alimenta la sua innumerevole serie di altre attività legate ai vaccini (tra cui l'ambizione di dominare attraverso la Microsoft l’industria globale di identificativi vaccinali digitali), e che gli conferisce un potere dittatoriale sulla politica sanitaria globale.


26/11/19

La vaccinazione obbligatoria non è la soluzione per il morbillo in Europa

L’ondata di obbligo vaccinale che registriamo in Europa non serve a prevenire i focolai di morbillo e crea un vulnus democratico alla libertà delle persone. La maggior parte dei dubbiosi non sono estremisti, bensì genitori prudenti che hanno bisogno di un confronto professionale e trasparente e di servizi vaccinali facilmente accessibili.

 

 

Di Vageesh Jain, 15 novembre 2019

 

 

I casi di morbillo globalmente nei primi sei mesi del 2019 hanno raggiunto i livelli più alti dal 2006. Mentre i paesi di tutto il mondo lottano per contenere i focolai, le politiche governative in materia di vaccinazioni sono state messe sotto accusa. La Germania è stata l'ultima  a cedere alla pressione.

 

Data la libera circolazione dei cittadini tra i paesi dell'UE, una politica coerente in materia di sanità pubblica è particolarmente importante. Ad esempio, nel primo trimestre del 2019 nel Regno Unito si sono verificati oltre 230 casi di morbillo, la maggior parte dei quali collegati a viaggi in Europa.

 

Anche se i casi di morbillo sono ai massimi storici, nella regione europea dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) i bambini che vengono vaccinati non sono mai stati così tanti. Gli incrementi dei tassi di vaccinazione vengono messi in ombra da piccoli gruppi di persone vulnerabili, che continuano ad agire da serbatoio per la malattia. Nessun paese dell'UE può sperare di controllare adeguatamente il morbillo senza un successo diffuso all’intera regione. Quindi la domanda è: la vaccinazione obbligatoria è la chiave del successo?

 

Nove paesi europei su 30 hanno la vaccinazione obbligatoria per il morbillo, che prevede due dosi, una nei primi due anni di vita (MCV 1) e una più tardi nell'infanzia (MCV 2). Non vi è alcuna differenza evidente nella copertura vaccinale tra i paesi con vaccinazione obbligatoria rispetto a quelli senza vaccinazione obbligatoria.

 


Diffusione del vaccino contro il morbillo nei paesi UE/UEA (2018) ECDC, OMS


 

 

Anche guardando al numero di casi di morbillo nei bambini per paese, non vi è alcuna differenza consistente: alcuni paesi che hanno la vaccinazione obbligatoria, come Bulgaria e Slovacchia, hanno tassi di morbillo molto elevati.

 


Numero di casi di morbillo ogni 100.000 bambini nei paesi dell'UE/SEE. ECDC, Banca Mondiale


 

 

La vaccinazione obbligatoria è antidemocratica

 

Il problema più evidente con la vaccinazione obbligatoria è che incide sui diritti delle persone, un aspetto fondamentale nella democrazia liberale. Fu proprio la percezione diffusa che i ricchi avessero imposto la loro volontà a scapito dell'autonomia individuale a portare alla fine della vaccinazione obbligatoria contro il vaiolo in Inghilterra nel 1946.

 

Tuttavia, c'è chi potrebbe sostenere che è compito del governo adottare misure rigide nell'interesse della salute pubblica. Le differenze negli approcci dei paesi dell'UE riflettono quindi i diversi sistemi politici e la loro volontà di prevalere sull'autonomia individuale per un maggiore beneficio comune percepito.

 

Un indice democratico dell'Economist Intelligence Unit, basato su 60 indicatori, tra cui le libertà civili e i diritti umani, mostra che i paesi dell'UE in cui la vaccinazione contro il morbillo è obbligatoria sono tutti classificati come "democrazie imperfette". Tra i paesi in cui la vaccinazione non è obbligatoria, il 62% è stato classificato come "democrazia completa".

 


Paesi UE classificati per Indice di democrazia EIU. Economist Intelligence Unit (EIU)


 

 

Considerando tutti gli elementi, è chiaro che i sistemi democratici deboli di alcuni paesi dell'UE consentono l'attuazione dell'obbligo vaccinale, con benefici scarsi o inesistenti per la salute pubblica.

 

Le alternative

 

Sulle ragioni dell'esitazione vaccinale sappiamo molto. I genitori che rifiutano il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia (MMR) spesso credono che i vaccini siano insicuri e inefficaci e che le malattie che prevengono siano lievi e non comuni. Alcuni non hanno fiducia nei professionisti della salute né nella scienza. Esistono soluzioni a questo riguardo: diversi studi con controllo randomizzati (lo standard aureo della ricerca medica) hanno dimostrato che l'atteggiamento dei genitori può essere cambiato con i giusti programmi di formazione.

 

È anche importante avere abbastanza centri che effettuino le vaccinazioni. La sanità pubblica sembra essere stata un facile obiettivo per i tagli di bilancio in molti paesi europei. In molti paesi, la maggior parte delle persone scettiche sui vaccini non sono veementi "no-vax", ma persone che hanno una  posizione prudente sulla vaccinazione. Per persone come queste, avere servizi di vaccinazione accessibili e convenienti e una guida professionale di supporto sono fondamentali per una strategia efficace.

 

Uno studio francese del 2019 ha mostrato che un anno dopo che era stata resa obbligatoria la vaccinazione, la copertura vaccinale per il morbillo è aumentata. Questo dato è però fuorviante. È probabile che rifletta il successo delle diverse azioni derivate da un significativo impegno politico, tra cui il finanziamento dei servizi sanitari pubblici, campagne di sensibilizzazione pubblica e in generale attività di sensibilizzazione, piuttosto che l'effetto della legge sull'obbligo in sé.

 

Per affrontare il morbillo, la politica dell'UE deve essere coerente, equa ed efficace. Esistono ragioni ben comprese e documentate alla base dei bassi tassi di vaccinazione. È importante che siano affrontate, in particolare nei gruppi sociali difficili da raggiungere, prima di passare a misure drastiche supportate da prove deboli, sotto l'apparenza dell'azione.

 

 

Vageesh Jain è medico, attualmente è in formazione per la specializzazione in Salute pubblica a Londra. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni su riviste sottoposte a “peer review” in materia di epidemiologia e politica sanitaria. Nel suo ruolo attuale, lavora sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari nel borgo londinese di Hackney e part-time presso l'International Rescue Committee (IRC) sulla gestione delle malattie non trasmissibili in contesti umanitari. Ha una posizione clinica accademica NIHR all’Istituto per la Salute Globale presso l'UCL.