12/04/20
Die Welt: la Merkel non dia soldi ai mafiosi italiani
Di Schiltz Christoph B., 9 aprile 2020, tradotto da Musso (@Musso___)
I paesi dell'Unione europea dovrebbero certamente aiutarsi a vicenda nella crisi da Coronavirus. Ma senza limiti? E senza alcun controllo? In Italia, la mafia sta solo aspettando una nuova pioggia di soldi da Bruxelles.
In questi giorni sono in gioco le basi dell'Unione Europea. Una delle domande più importanti di fronte alla pandemia del Coronavirus è: fino a che punto deve arrivare la solidarietà finanziaria tra i 27 Stati membri? Bisogna essere generosi. Ma senza alcun controllo? E senza limiti? La solidarietà è un'importante categoria europea, ma anche la sovranità nazionale e la responsabilità dei politici nazionali nei confronti degli elettori del loro paese sono fondamentali.
08/06/19
La valuta parallela dell'Italia è esplosiva per la zona euro
Di Daniel Eckert, 4 giugno 2019
Traduzione di Musso
Il governo italiano gioca con il fuoco. I politici della Lega di Matteo Salvini continuano a mettere sul tavolo l'idea di una moneta parallela. I minibot, ora resi possibili dal Parlamento, sono un primo passo in questa direzione.
Portano un nome che suona in qualche modo carino: i minibot. Ma una volta diffusi, i loro effetti potrebbero non essere carini. Perché i minibot sono uno strumento finanziario con il quale il governo populista d'Italia potrebbe scardinare l’eurozona. Quantomeno potrebbero sconfessare Bruxelles e l'Unione europea (UE) e seminare un nuovo dissidio nel cuore dell'unione monetaria.
Tra l’indifferenza dell’opinione pubblica interna, la Camera dei Deputati italiana ha votato la scorsa settimana per l'introduzione dei minibot. In futuro, lo stato dovrebbe avere il diritto di pagare i fornitori nazionali con questi titoli di credito. Si parla di una cifra di importo miliardario. Allo stesso tempo, il Tesoro può accettare queste carte anche per il regolamento dei debiti fiscali. Pertanto, la definizione di mezzi di pagamento sembra essere soddisfatta, soprattutto dal momento che i minibot, come suggerisce il termine "mini", dovrebbero essere emessi in piccole denominazioni (ad esempio, 100 euro).
Da quel momento in poi, è solo un piccolo passo verso una valuta parallela, e questo è esattamente ciò che Matteo Salvini, leader della Lega di destra e vice primo ministro, potrebbe mirare a fare. Il portavoce economico della Lega, Claudio Borghi, è un acceso sostenitore dei piccoli mostri fiscali. Come per gli altri paesi dell'unione monetaria, vale anche per l'Italia: la moneta a corso legale è solamente l'euro.
I minibot come minaccia contro la Commissione Europea
Se i minibot si diffondessero in tutta l'economia italiana e venissero passati di società in società e di cittadino in cittadino, lo stato italiano potrebbe farsi il proprio denaro. Nel corso del tempo, i nuovi coupon sarebbero negoziati sul mercato e quotati ad un prezzo (presumibilmente inferiore) rispetto all'euro. Sarebbe l'inizio della strisciante uscita dell'Italia dall'euro.
Piani per i minibot erano discussi in Italia già prima delle elezioni parlamentari del 2018. Erano poi anche nell'accordo di coalizione, ma non furono perseguiti, poiché il desiderio della popolazione di un Italexit (un'uscita del paese dall'unione monetaria) non era particolarmente grande.
"Posso ben immaginare che i minibot ora tornino, per rappresentare una minaccia contro la Commissione europea nella prossima procedura di deficit", afferma Thomas Mayer, capo economista e direttore fondatore del ‘Flossbach von Storch Research Institute’. Mentre ciò non permetterebbe a Roma di aggirare i criteri fiscali, poiché essi si concentrano su deficit e debito piuttosto che sul finanziamento: "Ma si può minacciare di lasciare gradualmente l'euro, se si è costretti dall'UE a ridurre il deficit".
"I minibot non sono l'inizio di una nuova valuta", afferma Erik Nielsen, Chief Economist presso UniCredit a Londra. Tuttavia, la retorica dello stesso governo italiano ha il potenziale di disorientare le persone. La confusa politica di comunicazione di Roma ha contribuito a confondere l'idea potenzialmente significativa di cartolarizzare il debito pubblico, con la dottrina voodoo di una valuta parallela. Così, gli investitori hanno reagito quasi freneticamente alla vitazione del Parlamento in merito al minibot, venerdì, prima che si calmassero, più tardi.
Yanis Varoufakis ha seguito una strategia simile durante il suo breve mandato come ministro delle Finanze greco nel 2015. Alla fine, tuttavia, non è riuscito a prevalere contro la troika composta dalla Commissione europea, dalla Banca centrale europea e dal Fondo monetario internazionale (FMI). "La sua valuta parallela era solo all’inizio della pianificazione e i creditori fecero sapere, che la Grecia poteva anche lasciare l'unione monetaria, se lo avesse voluto", dice Mayer.
Al contrario, i minibot in Italia, secondo lui, sono già ben progettati. "La Commissione e altri paesi preferirebbero non minacciare una uscita dell'Italia. Salvini ha carte migliori oggi, rispetto a Varoufakis nel 2015", dice Mayer, riferendosi all'importanza dell'economia italiana.
L'Italia è la terza economia più grande nella zona euro dopo la Germania e la Francia. A differenza di altre economie, tuttavia, il membro fondatore della Comunità europea del 1957 non ha apparentemente beneficiato dell'appartenenza all'unione monetaria. Soprattutto dopo la crisi finanziaria, la debolezza degli europei del Sud è divenuta sempre più evidente: l’indice della Borsa di Milano oggi è allo stesso livello di dieci anni fa. Il Dax è più che raddoppiato nello stesso periodo.
Mentre altre importanti economie europee possono indebitarsi a tassi d'interesse pari a zero o appena marginali, i partecipanti al mercato dei capitali italiani richiedono il 2,6 per cento per i titoli di stato decennali. L’agitata Grecia ora paga solo leggermente di più, il 2,8 per cento. Il debito è uno dei più alti del mondo, pari a oltre il 130 percento del prodotto interno lordo. Secondo le normative dell'UE, è consentito un massimo del 60 per cento.
Tuttavia, è ancora del tutto incerto se Salvini troverà una maggioranza parlamentare a sostegno della distribuzione dei minibot. Nell'elezione alla Camera dei Deputati nel 2018, la Lega aveva ottenuto il 17,4% dei voti. Nelle elezioni europee del 26 maggio, tuttavia, i populisti di destra hanno raddoppiato la loro percentuale di voti, arrivando al 34,3%.
Pertanto, l'uomo politico della Lega potrebbe impostare le eventuali elezioni anticipate come un voto sull'indipendenza del paese da Bruxelles. Da sola, la minaccia di una valuta parallela, potrebbe destabilizzare l'eurozona. Con un debito totale di 2,3 trilioni di euro, Roma ha un enorme potenziale di minaccia.
04/11/18
Adam Tooze su Die Welt - La BCE dovrebbe comprare tutti i debiti
Lo storico dell'economia, il britannico Adam Tooze, è considerato un keynesiano ed è favorevole a una politica fiscale comune dell'UE. In un'intervista a Holger Zschäpitz, capo editore per la sezione economia e finanza dell'importante quotidiano tedesco Die Welt, egli afferma che le politiche di austerità sono una risposta sbagliata alla crisi. Pur confermando molti dei soliti luoghi comuni e mostrando un forse eccessivo ottimismo sulle possibilità concrete dell'Europa di cambiare strada, Tooze sfida l'evidente scetticismo tedesco affermando con decisione che le politiche di austerità portano fuori strada, e che senza una politica sociale e fiscale comune e senza una banca centrale capace di svolgere le sue tipiche funzioni, la zona euro è destinata a rimanere bloccata in una crisi permanente.
di Holger Zschäpitz, 23 ottobre 2018
Traduzione per Vocidallestero di Luca Scarcali
Lo storico dell'economia, il britannico Adam Tooze, riflettendo sulla crisi finanziaria del 2008, ha scritto un libro intitolato "Crashed: come dieci anni di crisi finanziaria hanno cambiato il mondo".
Nel suo libro registra anche come è avvenuta la crisi di debito dell'euro. Per il famoso studioso, che ora insegna alla Columbia University di New York, è chiaro che solo con una grande determinazione si riuscirà a risolvere la lunga crisi europea. Gli italiani non hanno avuto nessuna possibilità di liberarsi dalla pesante eredità del debito e rimettersi in piedi.
WELT: Quali sono gli insegnamenti che si possono trarre dalla crisi finanziaria?
Adam Tooze: La grande crisi finanziaria è stata segnata da alcuni enormi errori.
La crisi ha proclamato la fine della storia, non solo riguardo alla struttura del mondo politico, ma anche ai mercati finanziari. Fino ad allora la maggior parte delle persone riteneva che i prezzi di mercato, nelle loro oscillazioni in aumento o in calo, avessero un'influenza disciplinante sulla politica. È bastato un anno per rendere evidente quanto fosse sbagliata questa idea. La crisi finanziaria ed economica ha rivelato come gli attori economici non possono essere abbandonati a se stessi. Sono stati necessari massicci interventi da parte dei politici e delle banche centrali per prevenire una catastrofe.
WELT: Vuol dire che la funzione di disciplina svolta dai mercati è un'idea assolutamente sbagliata?
Tooze: Una mano invisibile dei mercati finanziari, che alla fine rimetta il mondo in ordine, non esiste affatto. In compenso abbiamo conosciuto qualcos'altro: vale a dire il grande potere delle banche centrali. Le autorità monetarie, con la loro politica monetaria, hanno confutato le tesi di entrambe le parti della politica. Non hanno ragione i politici conservatori, i quali lanciano l'allarme sul debito che un giorno ci schiaccerà. Acquistando titoli di stato, i tassi di interesse possono essere mantenuti costantemente bassi e il problema del debito può essere contenuto. Ma anche i politici di sinistra hanno torto quando condannano duramente i mercati finanziari come la causa di tutti i mali. Le borse possono essere addomesticate da forti interventi delle autorità monetarie.
WELT: Ma a quale prezzo? Al crollo di Wall Street è immediatamente seguita la crisi dell'euro nel 2010, che tiene ancora impegnate le autorità monetarie.
Tooze: Esatto, la crisi dell'euro continua ancora oggi. Questo perché, a differenza dell'America, l'Europa non ha risposto abbastanza rapidamente alla crisi. A quel tempo, le banche in Europa non hanno rivevuto abbastanza soldi dallo Stato. Quindi ancora oggi non si sono riprese dallo shock. E i decisori della finanza pubblica in Europa hanno commesso un errore storico: con una rigorosa politica di austerità i problemi del debito sono stati esacerbati, mentre la crisi avrebbe potuto essere superata con una politica congiunturale intelligente.
WELT: Quindi l'Europa dovrebbe abbandonare il risparmio? Questo suona come un invito ad un andazzo in cui ci si carica di nuovi debiti in maniera permanente.
Tooze: Nella storia, abbiamo avuto solo pochi casi in cui un paese è riuscito a ridurre il proprio debito risparmiando. Un impegno di successo sarebbe quello di stimolare la crescita e così ridurre il debito. Guardi l'Italia. Gli italiani sono veri maestri della gestione del debito. Devono trascinarsi dietro una montagna di debiti. A causa della politica clientelare degli anni '70 i debiti del paese sono aumentati vertiginosamente. Una riduzione per via normale è quasi impossibile. Dall'inizio degli anni '90, il Tesoro di Roma ha generato dei surplus di bilancio anno dopo anno. L'attuale controversia con Bruxelles è quindi solo una conseguenza dell'eccesso di debiti. Se fossero in qualche modo ridotti, il paese sarebbe fiscalmente stabile come la maggior parte degli altri paesi dell'Eurozona.
WELT: Un taglio dei debiti risolverebbe tutti i problemi del paese?
Tooze: Non sarà così facile, anche per ragioni legali. Un paese non può avere facilmente una remissione del debito. Ma almeno la Banca centrale europea (BCE) dovrebbe garantire che il costo degli interessi tra i paesi dell'euro arrivi a convergere. L'Italia attualmente deve spendere circa tre punti percentuali in più sui suoi titoli decennali rispetto alla Germania. Se un paese all'interno di un'unione monetaria deve pagare molto di più per il debito rispetto ad un altro, continuerà a rimanere indietro. Perché non è solo lo Stato che deve pagare di più. Anche i tassi di interesse per famiglie e imprese dipendono dai rendimenti dei titoli pubblici. A causa dei più alti costi del debito vi sono seri svantaggi competitivi.
WELT: Ma le differenze nei tassi di interesse riflettono i diversi rating del credito dei paesi. Eliminare deliberatamente questi differenziali di rendimento significherebbe anche impedire una certa disciplina tramite i mercati.
Tooze: Ma è l'unica soluzione funzionante se si vuole un'unione monetaria. Quindi, se potessi esprimere un desiderio, vorrei che la BCE comprasse tutti i debiti.
WELT: Non vede altre opzioni?
Tooze: L'Europa ha ancora bisogno di una politica di bilancio e del mercato del lavoro comuni. Se i mercati del lavoro europei continuano a essere meno mobili e flessibili degli Stati Uniti, se le persone continuano a trasferirsi fuori dall'Europa per ottenere un lavoro, è necessario un sistema comune di benefici, tasse e contributi.
WELT: Ciò contribuirebbe a creare una sorta di Stati Uniti d'Europa.
Tooze: La zona euro ha decisamente bisogno di un bilancio comune europeo molto più ampio per affrontare le differenze economiche e raggiungere davvero condizioni di vita più armoniose. Ciò richiederebbe un volume di spesa dal cinque al dieci percento del valore della produzione. Quindi si potrebbe, ad esempio, stabilire un'indennità di disoccupazione unica che potrebbe avere un effetto stabilizzante. Sarebbe anche auspicabile un bilancio comune per la difesa. Inoltre, l'Europa deve finalmente completare l'unione bancaria. Solo se le banche della zona euro condividono i rischi può esserci una vera unione monetaria in cui un risparmiatore in Italia non deve temere per i suoi depositi più di quanto non avvenga in Germania.
Welt : Quantomeno le maggioranze dei paesi del nord dell'eurozona non saranno certamente favorevoli.
Tooze: Se per lei è troppo posso solo dire che tutto questo non è nemmeno abbastanza. La Banca centrale europea deve continuare a svolgere un ruolo importante nella stabilizzazione della zona euro. Il suo mandato dovrebbe pertanto essere più esteso. Guardate solo all'America, dove la Fed non si preoccupa solo della stabilità dei prezzi, ma anche dell'obiettivo della piena occupazione. Tale duplice mandato dovrebbe averlo anche la BCE.
WELT: Quindi dovremmo rimandare una normalizzazione della politica monetaria della BCE agli anni a venire. Ma una tale politica espansiva, come realizzata dalla BCE, non può essere continuata indefinitamente. Cosa succede se le autorità monetarie improvvisamente perdono la fiducia dei mercati?
Tooze: Le possibilità dei banchieri centrali sono così grandi oggi che riescono a raggiungere i loro obiettivi in maniera assolutamente meccanica. Prenda l'esempio dei bund. Al momento ce ne sono così pochi che è difficile immaginare che i tassi di interesse reali salgano alle stelle solo perché gli acquisti di bond cessano improvvisamente di funzionare. Anche se la situazione degli altri titoli sovrani in euro non è altrettanto favorevole come quella dei bund, non posso immaginare che una banca centrale possa perdere il controllo dei mercati. Soprattutto perché la domanda di tali attività liquide da parte degli investitori privati è molto più grande oggi di quanto non fosse prima della crisi finanziaria. Se improvvisamente l'inflazione dovesse aumentare drasticamente, la situazione potrebbe cambiare un po'. Ma siamo ancora in un mondo in cui, in senso figurato, viene lasciato allentato il guinzaglio ad un animale molto letargico.
WELT: Supponiamo che lei abbia ragione: tutto ciò sarebbe sufficiente per portare l'Europa al successo?
Tooze: No. Gli europei devono anche continuare a sviluppare l'unione monetaria al fine di creare una valuta di livello mondiale. Solo in questo modo possono ridurre la dipendenza dall'America e dal dollaro. Tuttavia, una valuta di riserva di livello mondiale include anche veicoli di investimento sufficientemente sicuri in cui gli investitori o le banche centrali possono investire le proprie riserve. Nell'eurozona solo i bund tedeschi e forse i titoli francesi sono considerati sicuri. Ma questi titoli non sono sufficienti per soddisfare le esigenze di investimento. Possiamo già vedere che la BCE sta raggiungendo i suoi limiti coi bund. Gli Eurobond potrebbero risolvere il problema. Perché ci sono senz'altro abbastanza titoli nella zona euro. Ma non tutti sono considerati sicuri.
WELT: Dopo la politica sociale comune, la fine delle misure di austerità e un ampio mandato della BCE, sta seriamente chiedendo anche gli Eurobond?
Tooze: Se non ci saranno profonde riforme che comportino trasferimenti di rischio, un meccanismo per affrontare le crisi e un processo di costruzione dello Stato, l'Europa continuerà a rimanere bloccata in una crisi permanente.
19/04/18
Germania: la mafia dei cantieri e il lavoro sommerso
di Christina Brause, Anette Dowideit, Jennnifer Wilton
Il settore dell'edilizia tedesco è sempre più colpito dal fenomeno del lavoro in nero, dietro al quale si cela spesso la criminalità organizzata.
Attraverso società fittizie, condizioni di lavoro simulate e fatture contraffatte, vengono sottratte allo Stato grandi somme di denaro da progetti di costruzione a livello nazionale.
Friedrich Schneider, il noto ricercatore dell'Università di Linz specializzato nello studio del lavoro sommerso, stima che ogni anno nell'edilizia il lavoro in nero produca perdite di oltre 127 miliardi di euro, dei quali circa 28 miliardi finiscono nelle tasche della criminalità organizzata. Secondo Schneider, l'attuale boom delle costruzioni sta ulteriormente accentuando il problema: "Se, in veste di costruttori, avete la necessità di realizzare rapidamente un progetto, nonostante il boom delle costruzioni, difficilmente troverete un esercizio disponibile. Tutti gli appalti saranno già occupati."
Armin Rolfink, presidente dell'ufficio doganale e responsabile del controllo finanziario locale sul lavoro in nero, conferma che la criminalità organizzata nel settore delle costruzioni ha raggiunto un alto grado di professionalità: "Dietro il lavoro illecito esistono spesso delle fitte reti aziendali, che a tratti sono coordinate da un'intensa attività criminale, agendo a un livello estremamente professionale".
Le menti che tirano le fila di questo immenso sistema di frode importano a getto continuo lavoratori a buon mercato dai paesi dell'Europa sud-orientale nei cantieri tedeschi. Il confine con la tratta di esseri umani a volte viene perfino superato, come conferma l'attuale rapporto dell'Ufficio federale di polizia criminale.
La dogana è sopraffatta
La dogana riesce a malapena a seguire le varie indagini, nonostante dal 2016 l'organo si sia concentrato sulla persecuzione di coloro che alimentano il lavoro illegale organizzato, aprendo, solo lo scorso anno, ben 4872 procedure d'infrazione nel settore edilizio.
Il sindacato IG Bau ha invitato il governo federale a "distruggere definitivamente le strutture criminali". "Al fine di consentire una densità di controllo che scoraggi le imprese criminali dalle loro azioni, il personale di controllo finanziario deve essere aumentato il più rapidamente possibile di almeno 10.000 posti di lavoro", afferma il leader sindacale Robert Feiger.
Attualmente, l'unità doganale impiega sulla carta 7211 persone, ma solo 6452 posti di lavoro sono realmente occupati. Inoltre, il presidente del Partito della Sinistra, Bernd Riexinger, parla di un "enorme problema nei controlli" e invoca 10.000 investigatori. Nella situazione attuale, "SPD e Unione sono complici della diffusione del lavoro in nero e della continua violazione del salario minimo nell'edilizia".
Le accuse del FDP
Johannes Vogel, il portavoce sulle politiche del mercato del lavoro del gruppo parlamentare del FDP, muove pesanti accuse al governo: "È completamente incomprensibile che il nuovo governo federale crei 209 nuovi posti nei ministeri, scegliendo invece di risparmiare sulle assunzioni in dogana. Questo è un classico esempio di prioritizzazione errata. Invece di creare più posti di lavoro nel Ministero degli Interni, il governo federale dovrebbe garantire piuttosto che la legge vigente in Germania sia applicata grazie a uno staff adeguato. Attualmente, purtroppo, fa esattamente il contrario".
La frode da un miliardo di euro è possibile perché attualmente nei cantieri in Germania le concessioni illimitate possono essere passate da un subappaltatore all'altro, mentre catene di appalti che contano fino a sette o otto attori contribuiscono a moltiplicare la confusione.
"La politica deve regolamentare l'assegnazione in modo trasparente", chiede a gran voce il leader sindacale Feiger, almeno per quanto riguarda i cantieri del settore pubblico, dove il lavoro sommerso apparentemente è diffuso tanto quanto nei progetti di costruzione privati: "Qui la politica potrebbe facilmente arginare questa dinamica, impedendo la presentazione di proposte con più di tre livelli di subappalto".
Una modifica della legge potrebbe migliorare la situazione
Il membro del Bundestag Matthias Barke (SPD), presidente della commissione per il lavoro e gli affari sociali, vede la questione in modo simile: "Le catene di subappalto favoriscono il dumping salariale e sociale. Se ogni imprenditore estrae il proprio margine, agli operai che si trovano alla fine della catena spesso rimangono solo dei miseri resti. Dobbiamo bloccare questo processo". E aggiunge "la disciplina della pratica degli appalti è compito che dovrebbe spettare al settore pubblico".
Il Ministero federale delle finanze difende però la sua attuale strategia nella lotta al lavoro illegale organizzato. Secondo l'organo istituzionale, l'anno scorso il numero di indagini preliminari è aumentato dell'8% e sono state scoperte frodi per un importo di 460 milioni di euro.
Inoltre, solo di recente è stata effettuata una revisione del codice penale grazie alla quale, in futuro, dovrebbero essere imposte punizioni più severe per i responsabili delle ditte fittizie.
Tuttavia, è prematuro valutare se questa modifica legislativa sarà realmente efficace.
15/02/18
Nei sondaggi, il crollo dei partiti di regime tedeschi
di Matthias Heinrich, 13 febbraio 2018
Traduzione di Lorenzo Papini
Stando all’ultimo sondaggio INSA la Grande Coalizione [fra democristiani e socialdemocratici, NdT] ha perso la maggioranza presso l’elettorato tedesco.
- I democristiani raggiungono il 29,5 %, mentre i socialdemocratici, dopo le controversie su Martin Schulz, non superano il 16,5 %: è la percentuale più bassa della loro storia.
- Così i socialdemocratici si piazzano di poco avanti ad Alternative für Deutschland, che rimane terzo partito con il 15% delle preferenze.
Tre giorni dopo la rinunzia del segretario socialdemocratico Martin Schulz al ministero degli affari esteri, i socialdemocratici crollano al 16,5 %: il risultato peggiore mai conseguito. Nei sondaggi INSA diffusi lunedì scorso per il quotidiano Bild, i socialdemocratici hanno solo un punto percentuale e mezzo in più rispetto ad Alternative für Deutschland.
Ci lascia le penne anche la democrazia cristiana che non tocca la soglia del 30%, arrestandosi al 29,5. È dall’ottobre 2016 che il partito della cancelliera Angela Merkel non riceveva un pronostico così scadente; alle parlamentari del settembre 2017 aveva raggiunto il 33% alleata con la CSU [la democrazia cristiana bavarese, NdT].
Il presidente dell’agenzia INSA Hermann Binkert ha detto al Bild: “Democristiani e socialdemocratici temono nuove elezioni. La grande coalizione non è mai stata tanto detestata”. A questa, secondo gli ultimi sondaggi, mancherebbero quattro punti percentuali per formare una maggioranza parlamentare.
Mentre i democristiani perdono un punto e i socialdemocratici mezzo punto percentuale rispetto alla settimana precedente, Alternative für Deutschland rimane stabile al terzo posto con il 15%. Verdi (13%), Linke (11,5%) e liberali della FDP (10,5%) guadagnano ciascuno mezzo punto. Su queste basi una Coalizione Giamaica di democristiani, verdi e liberali potrebbe contare su una maggioranza del 53% dei voti.
Nei sondaggi pubblicati durante il fine settimana i democristiani arrivavano ancora al 31% (sondaggio FORSA) o al 34% (secondo la EMNID), mentre la SPD aveva dal 17 al 20% dei voti. Alternative für Deutschland poteva contare sul 13% dei voti secondo FORSA, sul 12% secondo la EMNID. Liberali e verdi ottenevano il 10% (FORSA) o 9% (EMNID).
Per il sondaggio della INSA sono stati consultati oltre 2600 votanti nello spazio compreso fra venerdì e lunedì. Il sondaggio prende dunque in considerazione gli spostamenti conseguenti alla rinuncia da parte di Schulz alla carica di ministro degli esteri. Questi aveva annunziato la sua rinuncia venerdì per motivi interni al partito. Il giorno dopo aveva dichiarato che non avrebbe accettato alcun incarico in un eventuale governo guidato dalla Merkel.
Il margine di errore del sondaggio domenicale è valutato attorno al 2,2%.
15/12/17
Die Welt - L’Euro ha frenato anche la Germania
di Anja Ettel, Holger Zschäpitz, 04/12/2017
Quando gli economisti della Banca centrale europea (BCE) elaborano delle ricerche su temi cardine dell'Unione, in genere sono gli stessi "guardiani della moneta" ad invitare i giornalisti alla discussione, prima ancora della pubblicazione ufficiale dei documenti.
Gli studi elaborati dai ricercatori della BCE sono talmente numerosi che, senza il necessario briefing con la stampa, la maggior parte rischierebbe di finire nel dimenticatoio dell'opinione pubblica senza colpo ferire.
Non sorprende quindi che anche la ricerca più recente, un’osservazione a lungo termine sulla "convergenza reale nella zona euro", valesse una tavola rotonda. In fin dei conti, si tratta di una delle questioni più delicate dell'unione monetaria.
Nello specifico, si tratta di comprendere se l'Euro, sin dalla sua introduzione nel 1999, abbia effettivamente soddisfatto l'obiettivo che si era posto, ovvero quello di diventare il motore dell'integrazione economica dell'Europa, o se, al contrario, abbia ampliato il divario tra le economie degli Stati membri. Lo studio emerso dai ranghi degli economisti della BCE giunge a conclusioni poco lusinghiere. Anche a 18 anni dall'introduzione della moneta unica, persiste nell'area valutaria un forte divario nord-sud. Anzi, dalla crisi finanziaria del 2008 a oggi, la distanza tra i paesi dell'Eurozona è persino aumentata.
La Spagna non è riuscita a stare al passo
Secondo gli autori dello studio è sorprendente come l'Unione monetaria non abbia favorito l'avvicinamento delle economie dei primi 12 membri dell’Unione. "Contrariamente a quanto si sarebbe aspettato, l'introduzione dell'Euro non ha fatto da catalizzatore per una rapida convergenza”.
Ciò vale soprattutto per il sud della zona euro. A detta del rapporto, la Spagna, per esempio, in termini di sviluppo del reddito è rimasta indietro di18 anni rispetto alla media UE. I segnali di crescita dei primi anni sarebbero stati totalmente annullati dalla crisi del debito.
Dall'avvento dell'Euro anche l'Italia è precipitata sempre di più. Lo Stato che affaccia sul mediterraneo, che, considerando il Pil pro capite, originariamente faceva parte dei Paesi ricchi, è franato nel frattempo nel gruppo delle nazioni più povere. Le conseguenze della crisi finanziaria degli anni 2008/2009 possono spiegare solo in parte questa crisi. A detta degli autori, i problemi del Belpaese, affetto da tempo da cronici problemi di crescita e debolezze strutturali, sono in parte "autoinflitti".
La ricchezza del Paese diminuisce
È importante sottolineare come lo studio in questione sia un saggio tecnico elaborato da alcuni economisti della BCE insieme a un autore originario della Slovacchia. Il documento non riflette necessariamente l'opinione della Banca Centrale Europea. È comunque degno di nota il fatto che l'organo comunitario pubblichi in modo così prominente un'analisi decisamente critica nei confronti dell’Euro.
Tuttavia, il saggio non facilita per nulla suoi lettori: molte delle formulazioni rimangono piuttosto vaghe, e gli stessi grafici non riflettono dei risultati immediatamente chiari, ma mostrano delle conclusioni frammentate rispetto alla convergenza nell'unione monetaria. Pertanto, i non-economisti sono costretti a ricomporre gli esiti della ricerca come se si trovassero alle prese con un puzzle.
I numeri sono allarmanti. Prima dell'inizio dell'euro il reddito pro capite italiano era il 122% della media europea. Diciotto anni dopo la ricchezza è solo al 96%. Al contrario, la Spagna è migliorata di dieci punti, dal 93% al 103%, tuttavia, questo aumento è dovuto principalmente a un boom immobiliare che non ha avuto vita lunga.
I numeri della convergenza delle economie europee sfatano un altro mito. Pare che la Germania, infatti, non sia affatto il grande vincitore dell'Euro, come si sente ripetutamente affermare. Soprattutto nei primi anni dell'Unione monetaria, la ricchezza tedesca era in calo rispetto all'intera UE. Nel 1998, il PIL pro capite era pari al 125% della media e alla fine del 2016 solo il 123%.
La Germania è al di sotto del proprio potenziale
Quanto siano davvero pronunciate le differenze tra i vari Paesi è mostrato nella quinta parte dello studio. Un grafico a barre confronta l'ipotetico sviluppo della prosperità nell'area dell'euro con quello reale. Tra i grandi vincitori ci sono prima di tutto l'Irlanda e gli Stati baltici. La Germania si piazza nelle posizioni centrali, risultando in lieve perdita. I maggiori perdenti risultano Grecia, Portogallo, Italia e Cipro.
Nonostante tutto, gli economisti non arrivano al punto di incolpare l'euro di questo disastro. Secondo gli autori, molti Paesi hanno perso la propria competitività globale molto prima dell'adesione alla moneta unica. In effetti i risultati suggeriscono che i Paesi a cui l'euro ha portato benefici sono, in particolare, quelli che hanno rispettato ampiamente le regole, come gli Stati baltici, la Slovacchia e i Paesi Bassi.
A crollare sono stati invece i Paesi che hanno aderito all'Euro ma che hanno in seguito infranto le regole per via di una "cultura della svalutazione" della propria moneta maturata nel corso di decenni. L'Irlanda, al contrario, ha beneficiato della sua posizione di Paese a bassa tassazione, una tattica che non pochi esperti considerano ingiusta.
18/07/17
Die Welt - I destinatari dell'Hartz IV restano disoccupati sempre più a lungo
11 luglio 2017
In Germania le persone coinvolte nel sistema Hartz IV, destinatarie dei relativi sussidi, restano disoccupate sempre più a lungo.
Secondo il Passauer Neuer Presse, tra le persone in grado di svolgere un'attività lavorativa che l'anno scorso erano dipendenti da questo sistema di sostegno al reddito la durata della disoccupazione è stata in media di 629 giorni.
Si tratta di 74 giorni in più rispetto al 2011, il che significa un aumento del 13,3%.
Il giornale bavarese ha ripreso una ricerca elaborata dall'Agenzia Federale del Lavoro su una richiesta esplicita di Sabine Zimmermann, del partito Die Linke.
"La mancanza di prospettive per chi è costretto a richiedere l'Hartz IV è aumentata negli ultimi anni", ha dichiarato Sabine Zimmermann.
Da qualche anno i servizi per facilitare l'integrazione dei disoccupati nel mondo del lavoro hanno subito una drastica riduzione. In questo modo il governo federale ha scelto di abbandonare milioni di persone al loro destino.
