Visualizzazione post con etichetta Libia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Libia. Mostra tutti i post

30/08/18

Il lato oscuro di McCain

Il famoso giornalista Max Blumenthal rivela il vero volto del defunto senatore McCain, eroe della “sinistra” nostrana. McCain è stato uno dei più potenti e convinti guerrafondai del pianeta, sempre schierato dalla parte sbagliata e sempre pronto a provocare il caos in tutte le delicate situazioni internazionali, dalla Libia alla Siria, dall’Iran all’Ucraina.

 

 

Di Max Blumenthal, 27 agosto 2018

 

 

Mentre la Guerra fredda entrava nella sua fase finale nel 1985, la giornalista Helena Cobban partecipò a una conferenza accademica presso un resort di lusso vicino a Tucson, in Arizona, sulle relazioni USA-URSS in Medio Oriente. Partecipando a quella che veniva definita la "cena di gala con discorso programmatico”, scoprì presto che il tema della serata era “adotta un Mujaheddin”.

 

Ricordo di essermi mescolata a tutte quelle ricche donne repubblicane che venivano dalla periferia di Phoenix che mi chiedevano: hai adottato un Mujaheddin? “ mi disse la Cobban. “Ognuna aveva promesso soldi per sponsorizzare un membro dei Mujaheddin afghani allo scopo di sconfiggere i comunisti. Alcune erano persino sedute vicine al loro Mujaheddin personale”.

 

Il principale relatore della serata, secondo la Cobban, era un nuovo e caricatissimo membro del Congresso di nome John McCain.

 

Durante la guerra in Vietnam, McCain era stato catturato dall’esercito Vietcong dopo essere stato abbattuto mentre andava a bombardare una fabbrica civile di lampadine. Trascorse due anni in isolamento e fu sottoposto a torture che gli lasciarono lesioni paralizzanti. McCain tornò dalla guerra con una ripugnanza profonda e costante per i suoi ex rapitori, tanto che nel 2000 disse: “Odio i vietnamiti. Li odierò finché vivo”. Dopo esser stato criticato  per questa frase razzista, McCain si rifiutò di scusarsi. “Mi riferivo ai miei carcerieri”, disse, “e continuerò a riferirmi a loro con un linguaggio che per alcuni potrebbe essere offensivo a causa delle botte e delle torture subite dai miei amici”.

 

Il risentimento viscerale di McCain lo portò a un convinto sostegno dei Mujaheddin, così come degli squadroni della morte di ultra destra in America Centrale – come di qualsiasi altro gruppo votato alla distruzione dei governi comunisti.

 

McCain era talmente dedito alla causa anti-comunista che nella metà degli anni '80 si era unito al Comitato Consultivo del Consiglio degli Stati Uniti per la libertà mondiale, ossia l’affiliato americano della Lega Mondiale Anti-Comunista (WACL). Geoffrey Stewart-Smith, ex leader della filiale britannica del WACL che si era schierato contro il gruppo nel 1974, ha descritto l’organizzazione come un “gruppo di Nazisti, fascisti, anti-semiti, falsari, sporchi razzisti ed egoisti corrotti. E’ diventata un’internazionale anti-semita”.

 

Facevano compagnia a McCain persone notevoli come Jaroslav Stetsko, il collaboratore nazista ucraino che aveva contribuito a supervisionare lo sterminio di 7.000 ebrei nel 1941; l’ex brutale dittatore argentino Jorge Rafael Videla; e il comandante degli squadroni della morte guatemalteco Mario Sandoval Alarcon. L’allora presidente Ronald Reagan elogiava il gruppo perchè giocava “un ruolo leader nel portare l’attenzione sulla nobile battaglia ora combattuta dai veri guerrieri per la libertà dei giorni nostri”.

 

Esaltato come un eroe

 

In occasione della sua morte, McCain viene onorato allo stesso modo – un eroe patriottico e un guerriero per la libertà e la democrazia. Un fiume di agiografi della Beltway press corps,  che lui ha definito la sua vera base politica, si è messo al lavoro. Tra i fan più entusiasti di McCain c’è Jake Tapper della CNN, che lui scelse come stenografo personale per un suo viaggio in Vietnam nel 2000. Quando l’ex ospite della CNN Howard Kurtz chiese a Tapper nel febbraio del 2000: “Quando sei sul bus della campagna politica di McCain, fai uno sforzo cosciente per non cadere sotto l’incantesimo magico di McCain?”.

 

Oh, non è possibile. Diventi come Patty Hearst quando la colse la SLAha risposto Tapper scherzando.


 

Ma il defunto senatore ha anche ottenuto spontanei tributi  da una serie di importanti liberal, da George Soros fino al suo persuasivo cliente, Ken Roth, insieme a tre colleghi consiglieri di Human Rights Watch e della celebrità “democratica socialista” Alexandra Ocasio-Cortez, che ha salutato McCain come “un esempio impareggiabile di decenza umana”. Il repubblicano John Lewis, il simbolo preferito dei diritti civili della classe politica della Beltway, si è unito al coro ricordando McCain come un “guerriero della pace”.

 

Se i peana a McCain da questo diversificato cast  di politici ambiziosi e frequentatori di Davos sembrano scollegati dalla realtà, è perché riflettono perfettamente il punto di vista delle élite sugli interventi militari americani, come un gioco di scacchi dove i milioni di morti lasciati sul campo sulla scia delle aggressioni gratuite dell’occidente sono solo mere statistiche.

 

Ci sono stati pochi altri personaggi nella storia americana recente che si sono spesi così personalmente per la perpetuazione della guerra e dell’imperialismo come ha fatto McCain. Ma per Washington l’aspetto più importante della sua carriera è stato volutamente tralasciato, o spazzato via, come un difetto di poco conto di un nobile servitore dello Stato che nonostante questo meritava il rispetto di tutti.

 

McCain non si è limitato a tuonare dagli scranni del Senato in favore di ogni importante intervento militare succesivo all’epoca della guerra fredda, appoggiando le sanzioni e le relative campagne di disinformazione. Era straordinariamente spietato nel proporre obiettivi imperialisti, saltando da una zona calda all’altra per reclutare personalmente fanatici di estrema destra come alleati.

 

In Libia e Siria, si è alleato con gli affiliati di Al Qaeda, e in Ucraina McCain ha fatto la corte a veri, spudorati neonazisti.

 

Mentre l’ufficio di McCain in Senato serviva da luogo di ritrovo per lobbysti dell’industria delle armi e agenti neoconservatori, i suoi alleati fascisti intraprendevano una campagna di devastazione umana che continuerà ancora per molto tempo dopo che i fiori si saranno seccati sulla sua tomba.

 

I media americani potranno aver cercato di seppellire questa eredità insieme al corpo del senatore, ma questo è quello per cui gran parte del mondo lo ricorderà.

 

Non sono Al-Qaeda

 

Quando  nel 2011 in Libia avvenne una violenta insurrezione, McCain si paracadutò nel paese per incontrare i leader dei principali insorti, il Gruppo Combattente Islamico Libico (LIFG), che combatteva il governo di Gheddafi. Il suo obiettivo era accreditare questa banda di estremisti islamici agli occhi dell’Amministrazione Obama, che ai tempi stava considerando un intervento militare.

 

Quello che accadde è ben documentato, anche se raramente viene discusso dalla classe politica di Washington che puntava sulla “Bengasi Charade” per distrarre dal vero scandalo della distruzione sociale della Libia. Il corteo di Gheddafi venne attaccato dai jet della NATO, permettendo a una banda di combattenti della LIFG di catturarlo, sodomizzarlo con una baionetta, e poi ucciderlo e lasciare il suo corpo a marcire in una macelleria di Misurata mentre i fan dei ribelli si facevano selfy vicino al suo fetido cadavere.

 

Subito dopo l’uccisione del leader pan-africano, seguì un massacro dei cittadini neri della Libia, perpetrato dalle milizie settarie razziste reclutate da McCain. L’ISIS si impadronì di Sirte, la città natale di Gheddafi, mentre le milizie di Belhaj presero il controllo di Tripoli, e iniziò una battaglia tra i signori della guerra. Proprio come aveva presagito Gheddafi, il paese in rovina divenne un terreno fertile per i trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo, alimentando l’ascesa dell’estrema destra in tutta Europa e consentendo il ritorno della schiavitù in Africa.

 

Molti potrebbero descrivere la Libia come uno stato fallito, ma rappresenta anche la realizzazione compiuta della visione portata avanti da McCain e dai suoi alleati sulla scena mondiale.

 

A seguito dell’assassinio orchestrato dalla NATO del leader libico, McCain twittò: “Gheddafi andato, Bashar al Assad è il prossimo”.

 

Il fallimento di McCain in Siria

 

Anche la Siria, come la Libia, non accettò di allinearsi all’Occidente e all’improvviso si trovò a dover fronteggiare un’insurrezione-Jihad Salafita armata dalla CIA. Ancora una Volta, McCain pensò che fosse un suo preciso dovere spacciare all’America gli insorti islamisti come un incrocio tra i patrioti delle tredici colonie originarie americane e gli attivisti per i diritti civili. Per farlo, prese sotto la sua ala un giovane operatore mezzo americano e mezzo siriano residente a Washington che era stato consulente del Consiglio di transizione Libico durante la preparazione dell’invasione NATO.

 

Nel maggio 2013, Moustafa convinse McCain a fare un viaggio illegale in Siria per incontrare alcuni “combattenti per la libertà”. Un milionario israeliano chiamato Moti Kahana che coordinò i rapporti tra l’opposizione siriana e l’esercito israeliano attraverso la sua ONG (Amaliah), sostenne di aver “finanziato il gruppo di opposizione che il senatore John McCain era venuto a visitare nella belligerante Siria”.

 

Questo potrebbe essere il suo momento-Bengasi “ disse Moustafa eccitato in una scena di un documentario, Linee rosse”, che descriveva i suoi sforzi per rovesciare il governo. “[McCain] andò a Bengasi, tornò, e noi bombardammo”.

 

Durante la sua breve incursione in Siria, McCain incontrò un gruppo di insorti sostenuti dalla CIA e benedisse la loro battaglia. “Il senatore voleva rassicurare la Free Syrian Army che il popolo americano sosteneva il loro grido di libertà, sosteneva la loro rivoluzione” disse Moustafa in un’intervista alla CNN. L’ufficio di McCain rilasciò prontamente una foto che mostrava il senatore in posa di fianco a un raggiante Moustafa e a due uomini armati dall’aspetto truce.

 

Giorni dopo, quegli uomini vennero identificati dal Daily Star libanese come Mohamamad Nour e Abu Ibrahim. Entrambi erano implicati nel rapimento, l'anno precedente, di 11 pellegrini Shia, ed erano stati identificati da uno dei sopravvissuti. McCain e Moustafa negli USA furono oggetto di scherno e derisione da parte dell’ospite del Daily Show John Stewart e  di rapporti aspramente critici da tutto lo spettro dei media. In un municipio dell’Arizona, McCain venne rimproverato dagli elettori, inculsa Jumana Hadid, una donna siriana cristiana che avvertì che i militari settari con cui aveva fatto amicizia avevano minacciato la sua comunità di genocidio.

 

Ma McCain andò avanti comunque. A Capitol Hill, introdusse un’altra giovane equivoca operatrice nel suo teatro d'intervento. Di nome Elizabeth O’Bagy, era un membro dell’Istituto per lo Studio della Guerra, un think-tank finanziato dalle industrie degli armamenti diretto da Kimberly Kagan del clan neo conservatore Kagan. Dietro le quinte, O’Bagy faceva consulenze per Moustafa alla sua Task Force di Emergenza Siriana, un chiaro conflitto di interessi di cui il loro patrono senatore era perfettamente consapevole. Davanti al Senato, McCain citò un editoriale del Wall Street Journal scritto da O’Bagy per sostenere il suo giudizio sui ribelli siriani come prevalentemente “moderati”, e potenzialmente amici dell’occidente.

 

Giorni dopo, si scoprì che la O’Bagy aveva falsificato il suo PhD (titolo di studio, NdVDE) in studi arabi. Non appena Kagan, umiliato, la licenziò, l'accademica fraudolenta fece un altro passo dentro le porte girevoli della Beltway,  approdando ai corridoi del Congresso come la nuovissima aiutante in politica estera di McCain.

 

Infine, McCain fallì nel suo tentativo di vedere i “rivoluzionari” islamisti prendere il controllo di Damasco. Il governo siriano resse grazie all’aiuto dei suoi mortali nemici in Teheran e Mosca, ma non prima che un’operazione della CIA da un miliardo di dollari avesse aiutato a produrre una delle peggiori crisi migratorie della storia post-guerra fredda. Fortunatamente per McCain, c’erano altri intrighi che richiedevano la sua attenzione, e nuove bande di gruppi fanatici che richiedevano la sua benedizione. Mesi dopo il suo fallimento in Siria, il testardo militarista spostò la sua attenzione sull’Ucraina, allora in preda a uno sconvolgimento provocato da una ONG finanziata dagli USA e dalla UE.

 

Coccolare i neonazisti in Ucraina

 

Il 14 dicembre 2013, McCain si materializzò a Kiev per un incontro con Oleh Tyanhbok, un irriducibile fascista che era diventato uno dei principali leader dell’opposizione. Tyanhbok era un co-fondatore del Partito fascista Social-Nazionale, uno schieramento di estrema destra che si pubblicizzava come “l’ultima speranza per la razza bianca, per l’umanità come tale”. Non esattamente un amico degli Ebrei, si era lamentato che la “mafia ebreo-moscovita” aveva preso il controllo del suo paese, ed era stato fotografato mentre faceva il saluto nazista durante un discorso pubblico.

 

Niente di tutto questo interessava McCain. E nemmeno gli interessavano le scene dei neo-nazisti del Settore di Destra che riempivano la Piazza Maidan a Kiev mentre egli appariva sul campo per incitarli.

“L’Ucraina renderà l’Europa migliore e l’Europa renderà l’Ucraina migliore!” proclamava McCain alle folle che facevano il tifo mentre Tyanhbok rimaneva al suo fianco. L’unica cosa che per lui contava a quel tempo era il rifiuto del presidente ucraino eletto di firmare un piano di austerità dell’Unione Europea, preferendo invece un accordo economico con Mosca.

 

McCain era così impegnato a rimpiazzare un governo indipendente con uno vassallo della NATO che evocò addirittura un assalto militare su Kiev. “Non vedo un’opzione militare, e questo è tragico” si lamentò McCain in un’intervista riguardo la crisi. Fortunatamente per lui, il colpo di stato arrivò poco dopo la sua apparizione a Maidan, e gli alleati di Tyanhbok si affrettarono a riempire il vuoto di potere.

 

Entro fine anno, l’esercito ucraino si ritrovò impantanato in una sanguinosa guerra di trincea con i separatisti filo-russi e anti colpo di stato dell’est del paese. Una milizia affiliata con il nuovo governo a Kiev chiamata Dnipro-1 fu accusata da osservatori di Amnesty International di bloccare gli aiuti umanitari destinati all’area dei separatisti, inclusi cibo e abiti per la popolazione tormentata dalla guerra.

 

Sei mesi dopo, McCain apparve alla base di addestramento del Dnipro-1 con i senatori Tom Cotton e John Barasso. “Il popolo del mio paese è fiero della vostra battaglia e del vostro coraggio” disse McCain a un ritrovo di soldati della milizia. Quando terminò il suo discorso, i combattenti mostrarono un saluto dell’epoca della seconda guerra mondiale, reso celebre dai collaboratori nazisti ucraini: “Gloria all’Ucraina!”.

 

Oggi, i nazionalisti di estrema destra occupano posti chiave nel governo ucraino filo-occidentale. Il portavoce del parlamento è Andriy Parubiy, il co-fondatore con Tyanhbok del Partito Social-Nazionalista e leader del movimento in onore dei collaboratori del regime nazista  durante la seconda guerra mondiale come Stepan Bandera. Sulla copertina del suo manifesto del 1998, “Vista da destra”, Parubiy appare in una maglietta marrone in stile nazista con una pistola alla vita. Nel giugno 2017, McCain e il portavoce repubblicano del parlamento Paul Ryan diedero il benvenuto a Parubiy a Capitol Hill per quello che McCain definì “un buon incontro”. Era una pacca sulla spalla alle forze fasciste che imperversano in Ucraina.

 

Gli ultimi mesi in Ucraina hanno visto una milizia neo-nazista sponsorizzata dallo stato chiamata C14 svolgere un pogrom contro la popolazione ROM ucraina, il parlamento del paese organizzare una mostra in onore dei collaboratori dei nazisti e l’esercito ucraino approvare formalmente il saluto filo-nazista “Gloria all’Ucraina” come suo saluto ufficiale.

 

L’Ucraina ora è il malato d’Europa, un perpetuo caso disperato impantanato in una guerra senza fine ad est. A testimonianza della rovina del paese seguita alla cosiddetta “Rivoluzione della dignità”, il presidente estremamente impopolare Petro Poroshenko ha promesso all’Advisor per la Sicurezza Nazionale alla Casa Bianca, John Bolton, che il suo paese – una volta una ricca fonte di carbone al pari della Pennsylvania – ora comprerà carbone dagli Stati Uniti. Ancora una volta, un’operazione improvvisa di cambio di regime che ha generato uno stato fallito e fascista è quello che rimane di uno dei più grandi trionfi di McCain.

 

La storia di McCain evoca il ricordo di una delle affermazioni più provocatorie di Sarah Palin, un’altra cretina fanatica che lui ha imposto sulla scena mondiale. Durante un tipico comizio itinerante nell’ottobre 2008, la Palin accusò Barack Obama di “trastullarsi coi terroristi”. L’affermazione fu ignorata come ridicola e quasi diffamatoria, come avrebbe dovuto. Ma guardando alla carriera di McCain, l’accusa suona grandemente ironica.

 

Come la si voglia mettere, è stato McCain a trastullarsi coi terroristi, e ha strappato quante più risorse possibile al contribuente americano per massimizzare il caos. La speranza è che le società frantumate dagli amici di McCain possano un giorno avere la pace.

 

Max Blumenthal  è un giornalista pluri-premiato e autore di libri come i best seller: Republican Gomorrah: Inside the Movement That Shattered the Party, Goliath: Life and Loathing in Greater Israel, The Fifty One Day War: Ruin and Resistance in Gaza. Ha anche prodotto molti articoli per la stampa, molti report video e documentari, incluso “Io non sono Charlie” e il nuovo “Killing Gaza”. Blumenthal ha fondato il Grayzoneproject.com nel 2015 ed è il suo redattore.

 

15/04/18

L'attacco di Trump alla Siria: è esattamente per questo che la Corea del Nord vuole le armi nucleari

L'attitudine degli Stati Uniti a "punire" i regimi in giro per il mondo (tranne naturalmente quelli loro alleati) con interventi al di fuori di qualsiasi mandato non fa che rafforzare la volontà della Corea del Nord di mantenere e anzi aumentare il proprio armamentario nucleare, per evitare di fare la stessa fine. I casi di Libia e Siria rappresentano un grave ostacolo sulla strada della denuclearizzazione. Dal sito della CNN.

   

 

 

di James Griffiths, 14 aprile 2018

 

Mentre gli Stati Uniti cercano di convincere il leader nordcoreano Kim Jong Un a rinunciare alle sue armi nucleari, potrebbero avergli fornito l'argomento contrario.

 

Venerdì il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato di aver dato ordine alle forze Usa di colpire il regime siriano in risposta a un presunto attacco con armi chimiche contro una città ribelle nel Sud-ovest del paese, attacco del quale Trump attribuisce la responsabilità a Russia e Siria.

 

Ma l'attacco contro il presidente siriano Bashar al-Assad - un alleato di lunga data della Corea del Nord - potrebbe complicare il previsto summit tra Trump e Kim, che dovrebbe tenersi a maggio o giugno.

 

"Questa è una delle ragioni per cui la Corea del Nord si è dotata di armi nucleari", ha dichiarato alla CNN Rodger Baker, vicepresidente della sezione di analisi strategica della società di intelligence globale Stratfor. "La percezione è che (avere armi nucleari) riduca la probabilità di subire questo tipo di attacchi punitivi".

 

In passato, Pyongyang ha ripetutamente indicato gli interventi militari statunitensi in tutto il mondo come una giustificazione per il suo programma nucleare, considerandolo un deterrente di importanza vitale contro qualsiasi tentativo di cambiamento di regime istigato o condotto da Washington.

 

Secondo Dan Coats, direttore dell'intelligence nazionale di Trump, Kim considera le armi nucleari come la chiave di volta per la "sopravvivenza (del) suo regime".

 

"Kim ha osservato... quello che è successo nel mondo alle nazioni che possiedono armi nucleari e il vantaggio che gliene deriva, e ha realizzato che poter giocare la carta nucleare conferisce un'enorme capacità di deterrenza", ha dichiarato l'anno scorso nel corso di un evento.

 

Imparare dalla storia


 

Nel dicembre 2003, dopo mesi di negoziati con gli Stati Uniti, il leader libico Moammar Gheddafi accettò di smantellare il suo programma di armi nucleari, chimiche e biologiche.

 

Il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, riaccolse la Libia nella "comunità delle nazioni" e il primo ministro britannico Tony Blair visitò Tripoli l'anno successivo, quando Gheddafi venne accettato come partner nella Guerra al Terrore che andava montando.

 

A marzo 2011, tuttavia, i rapporti tra Londra e Washington e Gheddafi si guastarono e la NATO intervenne per sostenere il suo rovesciamento. Nel giro di pochi mesi, Gheddafi era morto, accerchiato da ribelli che lo picchiarono e abusarono di lui prima di giustiziarlo sommariamente sparandogli in testa .

 

Alcuni politici ucraini hanno affermato anche che se il paese non avesse abbandonato l'arsenale nucleare post-sovietico, la Russia non avrebbe annesso la Crimea nel 2014, benché il presidente ucraino Petro Poroshenko abbia respinto le richieste che Kiev torni a essere una potenza nucleare.

 

"La lezione che abbiamo appreso dalla rinuncia della Libia ... e dell'Ucraina alle loro armi nucleari, sfortunatamente, è questa: in caso tu abbia armi nucleari, non rinunciarci mai", ha dichiarato Coats. "(E) se non le hai, procuratele."

 

Un funzionario del ministero degli esteri della Corea del Nord ha affermato nel 2011 che la campagna di bombardamenti della NATO contro la Libia ha fornito "una lezione molto importante", che "per difendere la pace, si deve essere forti".

 

Da quando Kim è salito al potere, nello stesso anno, la Corea del Nord ha drasticamente aumentato i suoi test nucleari e missilistici, e nel novembre 2017 Pyongyang ha lanciato un nuovo missile balistico intercontinentale (ICBM), presumibilmente in grado di colpire l'intero continente americano.

 

"È difficile parlare apertamente, perché la gente ti accusa di giustificare il cattivo comportamento della Corea del Nord", ha affermato Baker di Stratfor. "(Ma) la Libia è un esempio di come le promesse degli Stati Uniti siano, quando va bene, solo temporanee."

 

Un altro esempio spesso citato è l'atteggiamento critico e il ritiro, da parte dell'amministrazione Trump, dall'accordo nucleare iraniano raggiunto sotto il presidente Barack Obama.

 

Teheran ha concordato nel 2015 di limitare il suo programma pacifico di energia nucleare in cambio di una riduzione delle sanzioni, ma Trump ha sostenuto che l'accordo conteneva "difetti disastrosi" e ha minacciato di cancellarlo se l'Iran avesse continuato i test sui missili balistici non coperti dall'accordo originale.

 

"La lezione, per qualsiasi futura trattativa con la Corea del Nord, è che non puoi contare sul fatto che gli americani tengano fede ad alcunché", ha dichiarato alla CNN Mike Chinoy, senior fellow presso l'US-China Institute della University of Southern California. "E quindi manda tutti al diavolo, procurati il maggior numero di armi nucleari che puoi e poi di' loro: 'Provate ad attaccarci, ora che possiamo colpire Los Angeles'".

 

 



Test nucleari della Corea del Nord (1 kiloton = 1.000 tonnellate di tritolo) da ottobre 2006 a settembre 2017 

 

 

 

La denuclearizzazione è in stallo


 

Mentre gli analisti hanno sostenuto che la massiccia quantità di armamenti convenzionali della Corea del Nord e il grande schieramento di artiglieria puntato contro Seoul - anche a prescindere dalle armi nucleari - costituiscono un deterrente che alla Libia e alla Siria mancava, tutto sta a indicare che Pyongyang non abbia alcuna intenzione di ridurre le sue potenzialità.

 

"(La Siria) è uno dei casi che i nordcoreani useranno nelle loro discussioni con gli Stati Uniti", ha detto Baker. "Cosa è esattamente una garanzia di sicurezza?"

 

Le preoccupazioni della Corea del Nord di poter fare la stessa fine della Siria o della Libia toccano un importante potenziale punto critico di ogni negoziato con gli Stati Uniti: che cosa intendano entrambe le parti con "denuclearizzazione".

 

Washington ha chiesto la "denuclearizzazione" della penisola coreana, e mentre Pyongyang è d'accordo con questo obiettivo in linea di principio, considera l'impegno di Washington privo di basi, se gli Stati Uniti continuano a mantenere la loro massiccia presenza militare nella Corea del Sud, che è anche sotto il più ampio ombrello nucleare statunitense.

 

Dal 1953, gli Stati Uniti si sono impegnati a difendere la Corea del Sud anche con le armi nucleari, se necessario. Ci si andò vicino alla fine degli anni '60 quando, nella crisi dovuta al sequestro da parte della Corea del Nord della nave spia USS Pueblo, i funzionari statunitensi approvarono piani segreti per usare armi nucleari contro qualsiasi truppa nordcoreana che avesse attraversato la Corea del Sud.

 

In un commento del mese scorso, l'agenzia di stampa centrale della Corea del Nord (KCNA) afferma che gli Stati Uniti "hanno minacciato con armi nucleari e ricattato (la Corea del Nord) per diversi decenni".

 

"La pace e la sicurezza nella penisola coreana, nel Nord-est asiatico e nel resto del mondo sono state garantite grazie al rafforzamento del deterrente nucleare della Corea del Nord", ha affermato la KCNA.

 

L'attacco di venerdì contro la Siria potrebbe rendere più difficile che mai sostenere il contrario.

12/04/18

L’occidente e le guerre “umanitarie”

Riprendiamo un attualissimo articolo pubblicato dal Washington Blog nel 2015, che si occupa delle “guerre umanitarie” intraprese dai governi occidentali. Ogni volta che gli USA vogliono cambiare gli equilibri geopolitici di una regione ne destabilizzano i governi, prendendo a pretesto presunte emergenze umanitarie (che poi si rivelano completamente false o enormemente ingigantite, ex-post) e intervengono militarmente, causando molte più vittime di quelle che a parole volevano evitare. Quindi lasciano le regioni dove intervengono tra le rovine e il caos. L’ennesimo esempio è l’attuale situazione in Siria. E per l’ennesima volta i media nostrani tentano di convincere l’opinione pubblica della “necessità” di un'altra “guerra umanitaria”.

 

 

Di Anthony Freda, 4 marzo 2015

 

 

La prima “guerra umanitaria” dell’era post-guerra fredda è avvenuta in Kosovo, Bosnia e Serbia, regioni della ex Jugoslavia (Croazia e Slovenia erano anch’esse regioni della ex Jugoslavia che hanno pure giocato un ruolo nella guerra).

 

Secondo Wikipedia:

 

I “bombardamenti umanitari” sono un’espressione che si riferisce al bombardamento della NATO sulla Repubblica Federale della Jugoslavia (24 marzo – 10 giugno 1999) durante la guerra del Kosovo… L’espressione strettamente connessa “guerra umanitaria” è apparsa contemporaneamente.

 

Infatti, la guerra in Jugoslavia è stato il modello per tutte le seguenti “guerre umanitarie”… in Libia, Siria, Nigeria (pensate a Boko Haram) e altrove.

 

Il leader attivista contro la guerra David Swanson l’ha descritta così:

 

Quello che il vostro governo vi ha raccontato riguardo il bombardamento del Kosovo è falso. Ed è una cosa importante.[…]

 

L’inizio della guerra di aggressione della NATO, la sua prima guerra post-Guerra Fredda per imporre il suo potere… ci fu presentata come un atto di filantropia.

 

Le uccisioni non si sono fermate. La NATO continua a espandere i suoi confini e la sua missione, in particolare in posti come l’Afghanistan e la Libia. È importante come tutto è cominciato, perché spetta a noi fermarlo. […]

 

Gli USA si sono adoperati per lo smantellamento della Jugoslavia, hanno impedito a livello internazionale che si arrivasse a un accordo tra le parti, e si sono impegnati in una campagna di bombardamento massiccio… Tutto questo è stato ottenuto con bugie, invenzioni ed esagerazioni riguardo le atrocità (commesse in Jugoslavia NdVdE) e poi giustificate ex-post come una risposta alla violenza che in realtà loro stessi hanno generato.

 

A seguito dei bombardamenti, gli USA hanno consentito ai musulmani bosniaci di ottenere un piano di pace molto simile al piano che gli stessi USA avevano impedito prima della guerra. Ecco cosa ha dichiarato il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Boutros Boutros-Ghali:

 

“Nelle sue prime settimane di governo, l’amministrazione Clinton (inteso come Bill NdVdE) ha inflitto un colpo mortale al piano Vance-Owen che avrebbe dato ai serbi il 43% del territorio di uno stato federale. Nel 1995 a Dayton, l’amministrazione si è vantata di un accordo che, dopo circa tre anni di orrore e sofferenza, ha dato ai serbi il 49% di uno stato diviso in due”.

 

Ora che sono passati così tanti anni dovrebbe importarci di quello che ci hanno raccontato riguardo finte atrocità che i ricercatori non sono stati in grado di riscontrare, allo stesso modo in cui non sono stati in grado di trovare le armi di distruzioni di massa in Iraq, o le prove dei piani di sterminio di civili a Bengasi, o le prove dell’utilizzo di armi chimiche del governo siriano. […]

 

La NATO ha davvero dovuto bombardare il Kosovo 15 anni fa per scongiurare un genocidio? Veramente? Perché sabotare le negoziazioni? Perché ritirare gli osservatori?

 

È la Jugoslavia, non l’Iraq o l’Afghanistan, che i guerrafondai continueranno a indicare negli anni a venire come modello per le future guerre – a meno che non li fermiamo.  È stata una guerra che ha aperto una strada…

 

John Pilger è un giornalista molto apprezzato (il direttore della sezione affari internazionali della BBC, John Simpson, ha sottolineato che “un paese che non ha un John Pilger tra i suoi giornalisti è davvero un paese molto debole”). Pilger questa settimana ha scritto:

 

La “Guerra umanitaria” contro la Libia ha dipinto un modello caro ai cuori dei progressisti occidentali, specialmente sui media. Nel 1999, Bill Clinton e Tony Blair hanno mandato la NATO a bombardare la Serbia perché, mentirono, i Serbi stavano commettendo un “genocidio” etnico contro gli albanesi nella provincia secessionista del Kosovo.

 

David Scheffer, ambasciatore Americano itinerante per i crimini di Guerra (sic!), sostenne  che “225.000 persone di etnia albanese tra i 14 e i 59 anni” avrebbero potuto essere stati uccisi. Sia Clinton sia Blair evocarono l’olocausto e lo “spirito della Seconda Guerra Mondiale”.

 

Gli alleati eroici degli occidentali erano l’Armata di Liberazione del Kosovo (KLA), il cui passato criminale venne messo da parte. Il Segretario Britannico per gli Esteri, Robin Cool, disse loro di contattarlo in qualsiasi momento sul suo telefono cellulare.

 

A bombardamenti NATO finiti, e con la maggior parte delle infrastrutture serbe in rovina, insieme alle scuole, gli ospedali, i monasteri e alla stazione della TV pubblica, il team internazionale forense entrò in Kosovo per trovare le prove dell’”olocausto”. L’FBI non fu in grado di trovare neanche una sola fossa comune, e se ne tornò a casa. Il team forense spagnolo fece lo stesso, con il suo leader che denunciò con rabbia “una piroetta semantica della macchina di propaganda di guerra”.

 

Un anno dopo, un tribunale delle Nazioni Unite in Jugoslavia annunciò il conto finale dei morti in Kosovo: 2.788. Il conto includeva i combattenti di entrambe le fazioni e i Serbi e i ROM uccisi dal KLA. Non c’era stato alcun genocidio. L’”olocausto” era un balla. L’attacco NATO era stato illegittimo.

 

Espandere i mercati

 

Dietro la bugia, c’era una motivazione seria. La Jugoslavia era un caso unico, una federazione indipendente e multi-etnica che era resistita nel suo ruolo di ponte politico ed economico durante la Guerra Fredda. La maggior parte delle sue utilities e delle sue fabbriche erano di proprietà pubblica. Ciò non era accettabile per la Comunità Europea in espansione, specialmente per la Germania appena riunita, che aveva cominciato un’espansione ad Est per accaparrarsi il suo “mercato naturale” nelle province jugoslave di Croazia e Slovenia.

 

Quando gli europei si riunirono a Maastricht nel 1991 per stendere i loro piani per la disastrosa eurozona, fu sancito un accordo segreto; la Germania avrebbe riconosciuto la nazione della Croazia,  la Jugoslavia era condannata.

 

A Washington, gli USA fecero sì che all’economia jugoslava in difficoltà venissero negati i prestiti della Banca Mondiale. La NATO, che a quel punto era quasi una reliquia della Guerra Fredda ormai morta, fu rimessa in piedi col ruolo di esecutore imperialista. Ad una conferenza di “pace” sul Kosovo del 1999 a Rambouillet, in Francia, i Serbi furono vittime delle tattiche subdole dell’esecutore.

 

 L’accordo di Rambouillet includeva un Annesso B segreto, che la delegazione USA inserì solo l’ultimo giorno. Questo richiedeva l’occupazione militare dell’intera Jugoslavia – un paese con brutti ricordi dell’occupazione nazista – e l’implementazione di una ”economia di libero mercato” con la privatizzazione di tutti gli asset governativi. Nessuno stato sovrano avrebbe potuto accettare. La punizione seguì a ruota: le bombe NATO caddero su uno stato inerme. Era nato il precursore delle catastrofi in Afghanistan e Iraq, Siria, Libia e Ucraina.

 

Leggete anche questo.

 

Jack Cashill scrive:

 

La Commissione di Bengasi della Casa Bianca potrebbe voler chiedere prima di tutto come gli USA siano stati coinvolti in Libia. Quello che scopriranno è che Barack Obama ha preso in prestito una pagina del libro degli schemi di Bill Clinton riguardo al Kosovo, un esercizio letale di falsità ineguagliato nella storia americana recente. […]

 

Nel 1999, le autorità serbe stavano tentando di sopprimere un’insurrezione dell’etnia musulmana albanese nella provincia del Kosovo della loro nazione che si stava frantumando. Come Obama, il presidente Bill Clinton non si era preoccupato di chiedere l’approvazione del congresso prima di scatenare la potenza aerea americana.

 

Per ottenere il consenso dell’opinione pubblica, Clinton e i suoi iniziarono una campagna tambureggiante a base di fosse comuni, pulizia etnica, e genocidio. Come in Libia, non c’era altra giustificazione per questa guerra, oltre che prevenire un genocidio. […]

 

Il Presidente Clinton paragonò quanto fatto dei serbi in Kosovo al “genocidio” tedesco degli ebrei durante l’Olocausto e assicurò all’America che “decine di migliaia di persone” erano state uccise.

 

Prima della guerra, tuttavia, i team internazionali non riuscivano a trovare tracce di genocidio. I morti di etnia albanese erano contati in centinaia, non in centinaia di migliaia. […]

 

Nel 2001, una corte delle Nazioni Unite decretò che “le truppe serbe non perpetrarono un genocidio contro le persone di etnia albanese”.

 

William Blum scrive:

 

Il Kosovo, in larga maggioranza musulmano, era una provincia della Serbia, una delle principali repubbliche dell’ex Jugoslavia. Nel 1998, i separatisti kosovari – i KLA – iniziarono un conflitto armato con Belgrado per separare il Kosovo dalla Serbia. Il KLA era stato considerato per anni un’organizzazione terroristica dagli USA, dal Regno Unito e dalla Francia, molti rapporti dicevano che il KLA aveva contatti con al-Qaeda, riceveva da loro le armi, faceva formare le sue milizie nei campi di al-Qaeda in Pakistan e c’erano persino membri di al-Qaeda nelle file del KLA che combattevano i Serbi [RT TV (Mosca), 4 maggio 2012].

 

Tuttavia, quando le forze NATO-USA iniziarono l’azione militare contro i serbi, il KLA fu depennato dalla lista USA dei terroristi e “ricevette ufficialmente armi e addestramento da USA-NATO”  [Wall Street Journal, 1 novembre 2001], e la campagna di bombardamento USA-NATO si focalizzò infine sullo scacciare le truppe serbe dal Kosovo.

 

Nel 2008 il Kosovo dichiarò unilateralmente l’indipendenza dalla Serbia, un’indipendenza talmente illegittima e artificiale che la maggioranza delle nazioni mondiali ancora non l’ha riconosciuta. Ma gli USA furono i primi a riconoscerla, proprio il giorno dopo, sostenendo così la dichiarazione unilaterale di indipendenza di una parte del territorio di un’altra nazione.

 

Il KLA era noto per i suoi traffici di donne, eroina, e parti del corpo umano (sic!). Gli USA ovviamente hanno fatto pressione sul Kosovo perché divenisse parte della NATO e dell’Unione Europea.

 

Nota bene: nel 1992 i musulmani bosniaci, croati e serbi raggiunsero un accordo a Lisbona per creare uno stato unico. Il proseguimento di una Bosnia unificata pareva garantito. Ma gli Stati Uniti sabotarono quell’accordo [Wall Street Journal, 1 novembre 2001].

 

La “Guerra Umanitaria” in Libia

 

Lo stesso accadde durante la guerra “umanitaria” in Libia.

 

Pilger spiega:

 

La sodomizzazione pubblica del presidente libico Muammar Gheddafi con la baionetta di un “ribelle” fu accolta dall’allora Segretario di Stato, Hillary Clinton, con le parole “Venimmo, vedemmo, lui morì” (che fa il verso al famoso “veni, vidi, vici” di Cesare, NdVdE). Il suo assassinio, così come la distruzione del suo paese, fu giustificato con la consueta grossa bugia; stava pianificando “un genocidio” contro la sua stessa gente.

 

"Sapevamo… che se avessimo aspettato un solo giorno in più" dichiarò il Presidente Barack Obama Bengasi, una città grande come Charlotte, avrebbe subito un massacro che sarebbe riverberato per tutta la regione e segnato la coscienza del mondo".

 

Questo era l’inganno prodotto dalle milizie islamiste di fronte alla sconfitta per mano delle forze del governo libico. Dissero alla Reuteres che ci sarebbe stato “un vero bagno di sangue, un massacro come quello che abbiamo visto in Ruanda”. Diffusa il 14 marzo 2011, la bugia diede il la all’inferno scatenato dalla NATO, descritto da David Cameron come un “intervento umanitario”. […]

 

Per Obama, Cameron e Hollande, il vero crimine di Gheddafi era l’indipendenza economica della Libia e la sua intenzione dichiarata di smettere di vendere le riserve di petrolio africane in dollari USA. Il petroldollaro è uno dei pilastri del potere imperiale americano.

 

Gheddafi stava audacemente progettando di fondare una moneta africana legata all’oro, stabilire una banca panafricana e promuovere un’unione economica tra i paesi poveri dotati di risorse preziose. Che questo potesse riuscire o no, il solo pensiero era intollerabile per gli USA, che si preparavano a “entrare” in Africa e corrompere i governi africani con “alleanze” militari.

 

A seguito dell’attacco della NATO, coperto da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza, Obama, secondo Garikai Chendu, "confiscò 30 miliardi di dollari dalla Banca Centrale della Libia, che Gheddafi aveva eletto come istituto della banca centrale africana e della valuta africana legata all’oro".

 

La verità su quanto accaduto a Bengasi non è bella:

 

Secondo un rapporto del 2007 del centro occidentale per la lotta la terrorismo, la città libica di Bengasi era uno dei principali quartier generali di al-Qaeda – e la base per mandare i combattenti di Al-Qaeda in Iraq – prima dell’eliminazione di Gheddafi.

 

L’Hindustan Times scrisse nel 2011:

 

“Non c’è dubbio che l’affiliato libico di al-Qaeda, il Gruppo Combattente Islamico della Libia, è parte dell’opposizione”, dichiarò all’Hindustan Times Bruce Riedel, ex funzionario della CIA ed esperto di terrorismo.

 

È sempre stato il peggior nemico di Gheddafi e il suo quartier generale è a Bengasi.[…]

 

Gheddafi stava per invadere Bengasi nel 2011, quattro anni dopo che il rapporto del West Point aveva citato Bengasi come la culla dei terroristi di Al-Qaeda. Gheddafi sosteneva – a ragione, come risultò poi – che Bengasi fosse un fortino di Al-Qaeda e una delle principali fonti della ribellione libica. Ma gli aerei della NATO lo fermarono, e protessero Bengasi.

 

In altre parole, l’unico “bagno di sangue” che sarebbe avvenuto, se a Gheddafi fosse stato concesso di prendere Bengasi, sarebbe stato tra i membri di Al-Qaeda.

 

Cashill scrive:

 

Per il conflitto libico, Alan Kuperman, Democratico e autore di The Limits of Humanitarian Intervention (I limiti dell’intervento umanitario), fece i calcoli che i media si rifiutarono di fare. Appena due settimane dopo la dichiarazione del Presidente sulla Libia, Kuperman sostenne semplicemente che “la migliore evidenza che Gheddafi non progettava un genocidio a Bengasi è che non lo fece nelle altre città che aveva riconquistato”. Citò i dati provenienti dall’Osservatorio dei Diritti Umani di Misurata, una città di 400.000 abitanti che le forze di Gheddafi avevano recentemente ripreso. Lì, in circa due mesi di guerra, erano state uccise solo 257 persone, inclusi i soldati. A titolo di paragone, in Ruanda più di 800.000 Tutsi furono uccisi in soli novanta giorni.

 

Quello che è successo in Libia, ha spiegato Kuperman, è che le forze ribelli, temendo l’imminente sconfitta, hanno simulato una crisi umanitaria. Il 14 marzo, un portavoce dei ribelli dichiarò alla Reuters che se Gheddafi avesse attaccato Bengasi, ci sarebbe stato “un vero bagno di sangue, un massacro come quello che abbiamo visto in Ruanda”. Il 21 marzo, David Kirkpatrick del New York Times scrisse che: ”I ribelli non sentono l’esigenza di aderire alla verità nel creare la loro propaganda, inventano vittorie sul campo inesistenti, sostengono che stanno ancora combattendo in una città chiave giorni dopo che questa è stata presa dalle forze di Gheddafi, e fanno affermazioni enormemente esagerate sul comportamento barbaro di Gheddafi”.

 

Ma tant'è, l’esercito USA aveva già iniziato i bombardamenti. Un mese dopo, Obama metteva anche la sua firma su una lettera che sosteneva che “il bagno di sangue che lui aveva promesso di infliggere ai cittadini della città assediata è stato evitato”. Nel raccontare la favola, il “lui” che faceva la promessa era Gheddafi. In realtà, le sole persone che avevano promesso bagni di sangue erano i portavoce dei ribelli e i leader occidentali. A quell’epoca, Obama doveva ormai sapere che il pretesto per muovere guerra era falso, ma continuò a perseguirla per altri sei mortali mesi.

 

Mentre l’insurrezione montava, gli insorti iniziarono a diffondere il mito che Gheddafi stesse utilizzando mercenari africani. Questa falsità, scrisse il Times, “veniva ripetuta dai ribelli in continuazione”. Aizzati da voci su mercenari neri che perpetravano stupri, imbottiti di Viagra, i ribelli si misero a fare pulizia etnica in  proprio. Patrick Cockburn dell’Indipendent ne fu testimone da vicino. “Ogni libico dalla pelle scura accusato di lottare per il vecchio regime rischiava di avere poche chance di sopravvivenza”, concluse. Obama fece finta di nulla. Questi giovani uomini avrebbero forse potuto avere un aspetto simile a suo figlio, ma non venivano uccisi in un paese diventato campo di battaglia durante l’anno delle elezioni (chiaro riferimento alla vicenda di Trayvon Martin, NdVdE).

 

Il 20 ottobre 2011, i membri della milizia presero prigioniero Gheddafi, lo sodomizzarono con un coltello senza troppi complimenti, e registrarono tutto in un video. Poi buttarono Gheddafi, che ancora respirava, su un camioncino. Quando questo partì, Gheddafi cadde giù. Un Obama a cuor leggero dichiarò in un discorso al Rose Garden, in uno stile a metà tra Keystone Cops e Mad Max: “Le ombre oscure della tirannia sono state eliminate”. Nel rivendicare la vittoria, Obama si batteva per i vincitori e rendeva la Libia una sua storia di successo personale. Ciò avrebbe avuto conseguenze non molto dopo.

 

Se i media mainstream non vedevano l’ora di abbracciare la favola raccontata da Obama, Alan Kuperman non era dello stesso avviso. Nel 2013, mentre scriveva per il giornale di sicurezza internazionale della Scuola Harvard Kennedy, Kuperman distruggeva la rete di inganni che i ribelli siriani e i loro alleati avevano intessuto. “Il più grande inganno riguardo l’intervento della NATO” scrisse Kuperman, “è che questo abbia salvato vite e beneficiato la Libia e i suoi paesi limitrofi”.

 

Di fatto, Gheddafi non aveva attaccato persone che protestavano pacificamente. Erano stati i ribelli a iniziare la violenza, e Gheddafi aveva risposto. Appena sei settimane dopo che la ribellione era iniziata, Gheddafi l’aveva praticamente soppressa al costo di circa  cento vite umane. Poi Obama autorizzò l’intervento NATO. Quell’intervento prolungò la guerra per sei mesi e costò circa seimila altre vite umane. Alla fine della guerra, i ribelli uccisero decine di ex nemici in rappresaglie e esiliarono circa 30.000 africani neri.

 

Le guerre umanitarie significano… sostenere Al-Qaeda?

 

Incredibilmente, sia in Jugoslavia che in Libia, gli americani e i loro alleati sostennero i terroristi di Al-Qaeda, in modo che questi potessero rovesciare il governo.

 

È stato confermato più e più volte che gli USA hanno sostenuto Al-Qaeda per sopraffare Gheddafi.

 

E Cashill scrive:

 

Riforniti e addestrati segretamente dalle SAS inglesi, molti dei “ribelli” sarebbero poi diventatati dell’ISIS, il cui ultimo video pubblicato mostra la decapitazione di 21 cristiani copti che lavoravano a Sirte, la città distrutta per loro conto dai bombardieri della NATO […]

 

Durante l’insurrezione, l’amministrazione Obama ha continuato a incanalare denaro in direzione del Qatar per aiutare le bande armate ribelli libiche.

 

Come scrisse il Times più di un anno dopo gli avvenimenti, “le armi e i soldi provenienti dal Qatar hanno rafforzato i gruppi militanti in Libia, permettendo loro di diventare una forza destabilizzante fino alla caduta del governo di Gheddafi”.

 

In Jugoslavia, il professore di strategia del College Naval War ed ex analista di intelligence della NSA e funzionario del controspionaggio John R. Schindler ha documentato che gli USA hanno sostenuto Bin Laden e altri terroristi di Al-Qaeda in Bosnia.

 

Fa notare Blum:

 

Il primo novembre 2001, meno di due mesi dopo gli attacchi dell’11 settembre, il Wall Street Journal ha dichiarato:

 

“Possiamo tranquillamente affermare che la nascita di Al-Qaeda come forza sulla scena mondiale può essere ricondotta direttamente al 1992, quando il governo musulmano della Bosnia di Alija Izebegovic ha emesso un passaporto nella sua ambasciata di Vienna a Osama Bin Laden… negli ultimi dieci anni i leader più eminenti di Al-Qaeda hanno visitato i Balcani, incluso lo stesso Bin Laden in tre occasioni tra il 1994 e il 1996. L’ex chirurgo egiziano diventato leader terrorista Ayman Al-Zawahiri ha diretto campi di addestramento di terroristi, fabbriche di armi di distruzione di massa e reti di riciclaggio di denaro e di traffico di droghe attraverso l’Albania, il Kosovo, la Macedonia, la Bulgaria, la Turchia e la Bosnia. Tutto questo è proseguito per un decennio”.

 

Pochi mesi dopo, il Guardian scriveva riguardo “l’intera storia dell’alleanza segreta tra il Pentagono e i gruppi radicali islamici del Medio Oriente, imbastita per assistere i musulmani bosniaci – alcuni degli stessi gruppi che il Pentagono sta ora combattendo nella “guerra al terrorismo”.

 

Nel 1994 e 1995 le forze USA/NATO hanno bombardato la Bosnia per danneggiare la capacità militare dei Serbi e migliorare quella dei bosniaci musulmani. Nella decennale guerra civile dei Balcani i Serbi, considerati da Washington “l’ultimo governo comunista in Europa”, sono sempre stati il nemico principale.

 

Guerra umanitaria… un vecchio stratagemma

 

Il concetto di “guerra umanitaria” ha ingannato un sacco di gente per un sacco di tempo.

 

Nell’annunciare la sua invasione della Polonia, Hitler dichiarò:

 

Ho ordinato all’Air Force tedesca di condurre una guerra umanitaria [in Polonia]…

 

Fa notare Michael Mandel:

 

Il concetto di “Guerra umanitaria” avrebbe fatto suonare allarmi nelle orecchie dei redattori della Carta delle Nazioni Unite, come qualcosa di Hitleriano, perché era proprio la giustificazione usata dallo stesso Hitler per l’invasione della Polonia appena sei anni prima.

 

Anche dopo tutti questi anni, il concetto di “guerra umanitaria” inganna ancora i progressisti e i liberali e distrugge posti come la Siria – anche se le cose non finiscono mai bene. E leggete anche questo.

 

15/09/17

Ruffiani imperialisti del militarismo, protettori dell'oligarchia, fidati mediatori di guerra – Quarta parte

Nella quarta parte di questa inchiesta entriamo nella stanza dei bottoni della rete di organizzazioni non-profit. Morningstar ci guida passo per passo nell'operazione di distorsione della realtà e manipolazione dell'opinione pubblica, facilitata dalle ONG della rete Avaaz, che ha permesso la grande truffa del conflitto libico, e più in generale tutte le varie "Primavere Arabe". L'approccio, tipico dell'autrice, è sempre quello di un'analisi d'impostazione marxista sulla contrapposizione Occidentali=Imperialisti/Non-occidentali=Oppressi. Tuttavia, nonostante i limiti che una tale impostazione comporta, l'articolo offre importanti spunti di riflessione, utili per gettare luce sulla situazione attuale in Nord Africa e Medio Oriente, e per decifrare i tentativi americani di applicare il modello libico alla Siria.

 

 

 

 

di Cory Morningstar 24 settembre 2012 

 

 


PANEM ET CIRCENSES


Panem et circenses. Dal latino, metafora per uno strumento di pacificazione superficiale. Nell’antica Roma, era una componente fondamentale per il benessere della popolazione, e dunque in se stessa una strategia politica. Nel contesto politico, la frase viene usata per descrivere la costruzione del consenso non tramite servizi pubblici migliori o buone politiche, ma per mezzo di diversioni, distrazioni e/o la mera soddisfazione dei bisogni bassi e immediati del popolino. La frase sottintende inoltre l'eliminazione o l’ignoranza dei doveri civici dagli interessi dell’uomo comune (l’homme moyen sensuel). Nel suo uso moderno, la frase viene intesa per descrivere una popolazione che non apprezza più le virtù civiche e la vita pubblica. Il connotato prevalente nell’arco politico, da destra a sinistra, è quello della presunta banalità e frivolezza che avrebbe caratterizzato l’Impero Romano prima di declinare nella monarchia autarchica che avrebbe caratterizzato la transizione al tardo Impero, all’incirca nel 44 A.C. [Fonte: Wikipedia]


 

 

 

Avaaz: l'ape regina delle ONG

 

 

 

“La banalità del male si traduce nella banalità dei sentimenti. Il mondo non è altro che un problema da risolvere con l’entusiasmo.” — Teju Cole


 

Avaaz è il nome operativo di “Global Engagement and Organizing Fund”, un’organizzazione senza scopo di lucro costituita in persona giuridica nel 2006.

 

Avaaz è stato fondato da Res Publica, che si descrive come un gruppo di protesta civile globale, e Moveon.org, “comunità virtuale pioniera dell’attivismo su internet negli Stati Uniti.

 

Varato nel 2007, Avaaz è il movimento online in più rapida espansione della storia. La scelta deliberata della parola Avaaz, che si traduce con “voce” in diverse lingue europee, mediorientali ed asiatiche, impone la domanda se l’obiettivo primario di Avaaz non fosse fin dall’inizio di esercitare influenza e “farsi amiche” le popolazioni mediorientali ed asiatiche.

 

9 dicembre 2009: Ricken Patel di Res Publica: “Ciascuna organizzazione [MoveOn e ResPublica] ha un numero di membri internazionali grosso modo equivalente, che saranno automaticamente invitati ad aderire ad Avaaz (Res Publica ha stilato una lista di circa 400,000 nomi su http://www.ceasefirecampaign.org/) … credo sia corretto [dire] che stiamo iniziando con il modello di MoveOn più SMS….” [SMS è l’acronimo di Short Message Service, o texting.]

 

Il sindacato internazionale degli impiegati nei servizi e GetUp.org.au sono anche stati riconosciuti come soci fondatori di Avaaz: “Avaaz.org beneficia inoltre della collaborazione e del supporto di importanti organizzazioni attiviste di tutto il mondo, tra le quali il sindacato internazionale degli impiegati nei servizi, socio fondatore di Avaaz, GetUp.org.au, e molte altre.

 

 

La voce silenziosa di Avaaz, quella di Res Publica, è composta, pubblicamente, essenzialmente da 3 personaggi principali: Tom Perriello, un (ex) deputato americano a favore dell’interventismo militare che si auto-definisce un imprenditore sociale, Ricken Patel, consulente per numerosi soggetti tra i più potenti della Terra e socio di lunga data di Perriello, e Tom Pravda, membro del corpo diplomatico britannico e consulente del Dipartimento di Stato USA.

 

 

9 dicembre 2009, Tech President: “L’organizzazione persegue un ambizioso percorso di espansione.... Ha iniziato con 700,000 membri in 148 paese. Il suo comitato consultivo include politici, diplomatici, attivisti e VIP internazionali.... L’Open Society Institute ha effettivamente concesso un contributo annuale di $150,000 a Res Publica la scorsa estate per aiutarli a far decollare Avaaz.” (In questo articolo si trovano due apprezzamenti da parte di associati di Avaaz, uno dei quali da uno dei co-fondatori di Avaaz meno accreditati pubblicamente, Paul Hilder.) (Di Hilder ci occuperemo più tardi in quest’inchiesta)

 

 

Oltre ai $150,000 di capitale iniziale dall’Open Society Institute di George Soros, Res Publica ha donato ad Avaaz $225,000 nel 2006. (Modulo 990, pagina 18), $950,000 nel 2007 (Modulo 990, pagina 18), e $500,000 nel 2008 (Modulo 990, pagina 9). (Il Modulo 990 permette all’Ufficio Imposte americano e al pubblico di controllare i non-profit ed il loro operato.)

 

 

Avaaz sostiene di non ricevere ”assolutamente nessun contributo da governi o imprese private... Sebbene abbiamo ricevuto capitali iniziali da organizzazioni associate o filantropiche, quasi il 90% dei fondi di Avaaz proviene oggi da piccole donazioni online.” Eppure, il Modulo 990 del 2009 della fondazione di George Soros per la Promozione dell’Open Society riporta (a pagina 87) $300,000 in finanziamenti generali ad Avaaz ed altri $300,000 ad Avaaz per le campagne per il clima.

 

 

La squadra dei co-fondatori di Avaaz è composta da un gruppo di “imprenditori sociali globali” da sei paesi. Il Direttore Esecutivo Ricken Patel, Tom Perriello, Tom Pravda, Eli Pariser (Direttore Esecutivo di MoveOn), Andrea Woodhouse (consulente alla Banca Mondiale), Jeremy Heimans (co-fondatore di GetUp! e Purpose), e l’imprenditore australiano David Madden (co-fondatore di GetUp e Purpose). “Avaaz ha la fortuna di poter contare sulla partnership di fondatori ed il sostegno di importanti organizzazioni attiviste in tutto il mondo.” [1]

 

 

Il Modulo 990 di Avaaz per il 2010 dichiara: “La fondazione Avaaz è composta da due membri: Res Publica (U.S.) Inc. e MoveOn.org Civic Action.

 

 

Sia Heimans che Madden sono stati determinati nella formazione della filosofia di Avaaz; la “comunità politica globale online inspirata dal successo di GetUp e del gruppo americano MoveOn.org.

 

 

Nel 2002 il comitato di azione politica di MoveOn (PAC) ha raccolto e distribuito $3.5 milioni a oltre 36 candidati al congresso americano. Don Hazen (direttore esecutivo dell’istituto “independente” d’informazione (IMI), ed editore esecutivo di AlterNet, un programma dell’IMI) [2] avrebbe dichiarato che: “La lista dei membri di MoveOn è composta prevalentemente da borghesi occidentali altamente scolarizzati, informatizzati...e disposti a sganciare grano.

 

 

Considerando il “successo” del co-fondatore di Avaaz, MoveOn, si può tranquillamente presumere che i “borghesi occidentali altamente scolarizzati, informatizzati...e disposti a sganciare grano” siano la fascia demografica di Avaaz e la sua rete.

 

 

Il 23 novembre 2003 il San Francisco Chronicle riferiva cheMoveOn.org aveva attirato un contributo corrispondente di $5 milioni dal miliardario speculatore in valute George Soros.” Si trattava della più sostanziosa donazione individuale mai ricevuta dall’organizzazione nei suoi cinque anni di esistenza. Il modello descritto da The Chronicle era “un’organizzazione con sei dipendenti a tempo pieno senza una sede,” replicata con successo da varie ONG all’interno del complesso industriale non-profit, come 350.org.

 

 

Nel 2010 Avaaz ha remunerato Ricken Patel con $183,264 come direttore esecutivo, e Ben Wikler (responsabile delle campagne di Avaaz) $111,384 oltre a $921,592 in “commissioni di militanza e consulenze” e $182,196 in rimborsi viaggio. Nel 2011 Avaaz non si è lasciata sfuggire l’occasione di organizzare uno streaming live delle proteste di Occupy Wall Street a New York, e dare così una voce al “99%.” Eh sì, i ricchi sono sempre più ricchi. E i poveri sempre più poveri.

 

 

Oltre a finanziare Avaaz, l’Open Society Institute viene anche pubblicamente elencato tra i soci fondatori. Questa conferma è data dal fondatore Ricken Patel e si trova sul sito www.soros.org. [Come discusso precedentemente, L'Open Society Institute (che nel 2011 ha cambiato nome per Open Society Foundations) è una fondazione privata a scopo operativo e di erogazione di aiuti, fondata e tuttora presieduta da George Soros. Soros è conosciuto come un multimiliardario speculatore in valute, e recentemente, anche come avido sostenitore di Occupy Wall Street. Soros è stato un membro del Consiglio di Amministrazione del Council on Foreign Relations (CFR). Il CFR è essenzialmente il braccio di promozione delle élite dominanti statunitensi. Buona parte della politica USA è decisa per iniziativa e disposizione dei componenti esclusivi del CFR.]

 

 

Avaaz faceva e fa tuttora uso delle sue relazioni per distribuire donazioni ai suoi membri tramite “Partner di Avaaz presso l’Open Society Institute.” [3]

 

 

Marzo 2008 – Il co-fondatore di Avaaz, Ricken Patel spiega: “Avaaz è un’organizzazione militante con poca esperienza in questo business. Per questo, abbiamo scelto un partner fondatore con una lunga esperienza.... Questo gruppo è l’Open Society Institute, una delle fondazioni più importanti ed autorevoli al mondo. OSI non incassa diritti sui fondi stanziati ai gruppi birmani, ed ha anche aumentato il suo contributo alla causa nel 2008.” [4] Nell’esempio della Birmania, tutte le donazioni alla campagna di Avaaz sono state direttamente incanalate attraverso il Soros Open Society Institute Burma Project (sito web). Nonostante non si trovi da nessuna parte sul sito di Avaaz un collegamento a George Soros, con questa dichiarazione Patel afferma chiaramente che The Open Society Institute è effettivamente partner di Avaaz. Perché Avaaz scelga di canalizzare i finanziamenti tramite la fondazione di Soros non è chiaro, ma si potrebbe presumere che sia Soros ad insistere, per poter così controllare quali gruppi in Birmania ricevono i finanziamenti. Oggi, il Myanmar (la Birmania) “si trova in ginocchio davanti all’assalto di investitori privati stranieri che puntano a saccheggiarla” (24 maggio 2012, Myanmar Learns the Lesson of Libya).

 

 

Tra i numerosi partner di Avaaz troviamo one.org [5] [che verrà trattato più avanti in questa inchiesta] ed il famigerato TckTckTck. La campagna Tcktcktck è stata lanciata il 26 giugno 2009 da Havas, una della maggiori aziende di pubblicità e comunicazione globali, insieme alle Nazioni Unite (Kofi Annan) e a Bob Geldof. L’obiettivo dichiarato di questa campagna pubblicitaria a trazione corporativa era di “trasformarla in un movimento che potesse essere usato e sfruttato da consumatori, pubblicitari ed i media.” È significativo che le “organizzazioni ambientali” elencate tra i partner in pratica non siano altri che 350.org e Avaaz.org, che non si fanno scrupolo ad allearsi con aziende come EDF Nuclear, Lloyds Bank, MTV ed altre multinazionali che nel frattempo sono impegnate a distruggere l’ambiente. Queste organizzazioni fioriscono sotto l’apparenza ed il marchio di “organizzazioni dal basso”, ma se così fosse non sarebbero collegate alle strutture globali dominanti in grado di assorbire, influenzare e dominare interi movimenti, com’è successo con Tcktcktck alla conferenza sui cambiamenti ambientali di Copenaghen.

 

 

Nonostante l’obiettivo iniziale di Avaaz, nelle parole del suo co-fondatore Madden, fosse quello di “una campagna online contro la politica estera del Presidente degli Stati Uniti,” la realtà è ben diversa.

 

 

La posizione di Avaaz prima riguardo la Libia (oggi distrutta) e adesso la Siria è in perfetta sintonia con le posizioni all’interno dell’amministrazione americana, come quelle espresse da criminali di guerra come Hillary Clinton (quella di “We came. We saw. He died.” Seguito da risate). L’orrendo pugno di ferro della guerra viene somministrato al pubblico a piccole cucchiaiate con un lurido guanto di velluto - quello di Avaaz.

 

 

Nel luglio 2011, Avaaz sosteneva di avere più di 9.65 milioni di "membri" in 193 paesi. Più di recente, la campagna di Avaaz, che propugnava l’intervento di stati imperialisti nello sforzo congiunto di destabilizzare la Siria, ha fatto sì che il numero dei membri di Avaaz balzasse oltre i 13 milioni. Secondo Avaaz, questo incremento di altri 3 milioni di membri circa si è registrato in meno di 30 giorni di campagna intensiva contro il governo sovrano siriano. Ciò cui si assiste in Siria al giorno d’oggi è una campagna di destabilizzazione nella quale il terrorismo scatenato contro la popolazione è finanziato da interessi stranieri.

 

 

Contemporaneamente alla campagna di destabilizzazione della Libia e della Siria, lanciata da Avaaz insieme ad altre ONG finanziate dagli Stati Uniti, è stata anche lanciata una campagna di destabilizzazione contro il governo di Morales in Bolivia nell’ottobre 2011. Il tentativo è però fallito. A differenza degli occidentali, i boliviani hanno oggi un grado di comprensione della politica internazionale molto elevato, e sanno riconoscere una propaganda ben orchestrata, dato che sono da sempre vittime designate del colonialismo imperialista e del sistema economico capitalista.

 

 

 

 

Sono stati i libici a chiedere l’intervento militare?

 

 

Domanda ridicola, eppure, secondo Avaaz, sarebbe proprio così.

 

 

“La richiesta di una no-fly zone è partita dai libici – inclusi il governo provvisorio di opposizione, l’ambasciatore della Libia presso l’ONU (che ha disertato il paese), i protestanti, e le organizzazioni giovanili.”

 

 

Oggi Avaaz dichiara di avere all’attivo 13,649,421 membri, 70,432,165 “campagne” (adottate dal gennaio 2007) e di essere presente in 194 paesi, in base alle informazioni rilevate il 2 marzo 2012. Durante il tempo necessario per scrivere questo paragrafo, si sono aggiunti altri 30 membri di Avaaz, arrivando a 13,649,451, e così via.

 

 

Questi membri sono prevalentemente cittadini di paesi imperialisti o comunque ricchi. Consideriamo gli esempi seguenti: (Statistiche tratte dalla mappa virtuale del bacino globale di soci di Avaaz.)

 

 

Soci di Avaaz negli Stati Uniti: 923,968

 

 

Soci di Avaaz in Canada: 667,592

 

 

Soci di Avaaz in Libia: 3,167

 

 

Il 10 marzo 2011 John Hilary mosse una critica ad Avaaz in un articolo sul Guardian intitolato “gli attivisti di Internet dovrebbero stare attenti a quello che desiderano per la Libia. Le richieste per una no-fly zone sulla Libia non tengono conto dei pericoli di un intervento. Soluzioni a lungo termine non sono semplici come un click."

 

 

Hilary scrive:

 

 

Una no-fly zone porterebbe quasi certamente ad un ulteriore intervento militare della Nato in Libia, sostituendo la rappresentanza del popolo libico con il controllo di quei governi che hanno finora mostrato poco interesse per il suo benessere. Finché scorreva il petrolio, i governi occidentali non si sono fatti scrupoli a sostenere dittatori che trattavano le libertà del loro popolo con il pugno di ferro. Ma è improbabile che i libici saranno felici di essere bombardati dagli stessi paesi occidentali che cercano di imporre una no-fly zone. In realtà, un tale intervento non farebbe che favorire Muammar Gheddafi, giustificando la sua retorica sull’intervento estero, per non parlare del danno causato alle nascenti rivoluzioni nella regione, che verrebbero arrestate.

 

 

Chiaramente il concetto di no-fly zone, fa sembrare l’intervento straniero una cosa umanitaria – dato che l’enfasi è sul fermare i bombardamenti, anche se in realtà potrebbe causare un’escalation di violenza.

 

 

Non sorprende, quindi, che stia rapidamente diventando l’auspicio principale dei falchi da entrambe le sponde dell’Atlantico. Le gerarchie militari, che vedono i loro budget minacciati da tagli governativi, non credono alle loro orecchie – sono proprio quelli che generalmente si oppongono alle guerre a chiedere apertamente più intervento militare.

 

 

Per quando Hilary respingesse l’ipotesi di un intervento straniero reale come “pura retorica” senza rivelare che le “nascenti rivoluzioni” cui si riferiva erano state istigate/infiltrate/finanziate da interessi stranieri, Il suo articolo si conclude in modo profetico:

 

 

La richiesta di intervento militare è un passo cruciale – potrebbe essere in gioco la vita e la morte di centinaia di migliaia di persone. La differenza tra la facilità di un’azione e l’impatto delle sue conseguenze è enorme.

 

 

Durante la guerra civile spagnola molti uomini coraggiosi si sentirono coinvolti talmente profondamente da sacrificare la loro stessa vita in supporto della lotta contro il fascismo in quel paese. A meno di cento anni di distanza, quanto incredibile sarebbe loro sembrato che la gente avrebbero usato un click per inviare eserciti a combattere battaglie che potrebbero causare la morte di tanti altri.

 

 

Il direttore delle campagne di Avaaz, Ben Wikler, commentò in risposta all’articolo di Hilary. Le enfasi in grassetto sono state aggiunte da noi.

 

 

“Caro John,

 

 

“Grazie per l’articolo. Siamo spiacenti che tu ritenga che abbiamo sbagliato. Facciamo sempre del nostro meglio e certamente persone di buona volontà con valori simili possono talvolta non essere dello stesso avviso. Eccoti quindi i retroscena e la spiegazione della nostra decisione sulla no-fly zone.

 

 

Avaaz è un’organizzazione guidata dal basso. La comunità dei nostri membri decide la rotta. Utilizziamo le votazioni online per sondare l’opinione dei nostri membri; l’84% di loro era a favore di questa campagna, il 9% era contro. Dopo averla varata, abbiamo notato un intenso sostegno per la campagna in tutto il mondo.

 

 

Il nostro staff svolge anche un ruolo essenziale nelle consultazioni con i principali esperti del mondo (e gran parte del nostro staff ha esperienza politica e di militanza) in ognuna delle nostre campagne, e la la Libia non fa eccezione.

 

 

In un certo senso, lavoriamo in modo molto simile a quello di giornalisti come te, valutiamo i fatti in base al dialogo con le persone ed arriviamo a conclusioni. Ma in più, le conclusioni personali del nostro staff devono anche passare il vaglio dei forte sostegno dei nostri membri a qualsiasi posizione scegliamo di prendere.

 

 

Siamo pienamente coscienti della tua come di altre obiezioni a questa campagna. Queste sono le principali questioni sollevate, e dove ci poniamo a loro riguardo:

 

 

L’imposizione di una no-fly zone equivarrebbe in realtà ad un intervento militare occidentale motivato dal petrolio?

 

 

Se le potenze occidentali dovessero utilizzare la no-fly zone come un pretesto per un’azione militare nei propri interessi, Avaaz sarebbe tra i primi a fare campagna contro – come Avaaz ha fatto campagna per porre fine al conflitto in Iraq ed assicurare che i diritti sul petrolio dell’Iraq siano riservati al popolo iracheno.

 

 

La richiesta di una no-fly zone è partita dai libici – inclusi il governo provvisorio di opposizione, l’ambasciatore della Libia presso l’ONU (che ha disertato), i manifestanti, e le organizzazioni giovanili.

 

 

Gli stessi gruppi libici si sono opposti con forza a qualsiasi presenza militare occidentale sul suolo libico. Ovviamente non ritengono che una no-fly zone sia equivalente a un passo verso l’invasione. Lo staff di Avaaz è in stretto e costante contatto con attivisti in Libia ed è stato loro spesso chiesto di proseguire con questa campagna.

 

 

Nel contempo, a livello degli stati, gli Stati del Golfo hanno richiesto la no-fly zone, ed il governo USA, ben lungi dal mostrare impazienza nel proseguire, sembra essere profondamente diviso riguardo all’idea.

 

 

Inoltre la nostra azione è stata a sostegno di un’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza ONU ad una no-fly zone, non di una qualsiasi coalizione di nazioni occidentali. Puoi facilmente immaginare come Cina e Russia non darebbero mai il consenso ad una no-fly zone se pensassero che si tratti di una copertura occidentale al controllo del petrolio.

 

 

L’imposizione di una no-fly zone potrebbe sfociare in un conflitto globale conclamato?

 

 

Le no-fly zone possono avere una serie di conseguenze differenti. Alcuni analisti ed alti militari hanno argomentato che ciò richiederebbe un attacco preventivo alle batterie antiaeree. Altri, però sostengono che il semplice fatto di far volare gli aerei da combattimento sulle aree controllate dai ribelli assicurerebbe che Gheddafi non usi i suoi jet per attaccare la Libia orientale, perché conscio della debolezza della sua forza aerea in confronto a quella dell’Egitto e della NATO. La migliore soluzione è quella che riduce il numero di morti civili al massimo con il minimo di violenza. Le cose potrebbero non andare come ci aspettiamo, ma se il pericolo di un conflitto globale è solo potenziale, esistono pericoli certi per i civili se si continua senza una no-fly zone.

 

 

È vero che Gheddafi ha ucciso civili con le sue forze aeree?

 

 

Sulla base dei rapporti dei nostri partner sul campo, della Croce Rossa, e di vari rapporti di informazione sia locali che internazionali, siamo convinti che le ronde di bombardamenti di Gheddafi stiano effettivamente prendendo di mira civili. Le forze aeree di Gheddafi sono il suo vantaggio principale su coloro che lottano per rimuoverlo: finché continuerà ad avere il controllo dei cieli, è probabile che questi attacchi continueranno per mesi o anche di più, con conseguenze disastrose per la popolazione civile.

 

 

Una risoluzione dell’ONU per la no-fly zone non sarebbe una violazione della sovranità statale?

 

 

Siamo convinti che la comunità internazionale abbia la responsibilità di proteggere i civili quando i rispettivi governi nazionali mettono a rischio i loro diritti umani fondamentali.

 

 

La sovranità nazionale non dovrebbe essere una legittima barriera all’intervento internazionale quando vengono commessi crimini contro l’umanità. Se questo ti disturba, allora potresti trovarti in disaccordo anche con altre campagne di Avaaz.

 

 

Tutto sommato, è stata una decisione difficile.

 

 

Lo è sempre quando si richiede qualsiasi forma di intervento militare. I membri di Avaaz hanno anche caldeggiato per settimane una serie di opzioni non-militari, come un sequestro dei beni, sanzioni mirate, e procedimenti giudiziari contro gli ufficiali implicati nella violenta repressione dei dimostranti.

 

 

Ma a parte qualche piccolo progresso ottenuto con queste misure, il bilancio dei morti continua a crescere. Ancora una volta, una persona consapevole potrebbe non essere d’accordo – ma nel caso della comunità di Avaaz, solo il 9% delle persone consapevoli si sono opposte a questa posizione – il che è ancora più sorprendente considerando che in passato abbiamo praticamente sempre fatto pressione per metodi pacifici di risoluzione dei conflitti. Riteniamo che si tratti della migliore posizione da prendere sulla base della convergenza tra le opinioni degli esperti, il supporto popolare e, soprattutto, i diritti e la volontà chiaramente espressa del popolo libico.

 

 

Con rispetto,

 

 

Ben Wikler

 

 

Ok, andiamo passo per passo. Nella replica di Avaaz Wikler afferma che:

 

 

“Avaaz è un’organizzazione guidata dal basso. La comunità dei nostri membri decide la rotta. Utilizziamo le votazioni online per sondare l’opinione dei nostri membri; l’84% di loro era a favore di questa campagna, il 9% era contro. Dopo averla varata, abbiamo notato un intenso sostegno per la campagna in tutto il mondo.”

 

 

Occorre chiedersi perché “un intenso sostegno per la campagna in tutto il mondo” da parte di un’organizzazione co-fondata da MoveOn che, come dichiarato nel 2002, è rivolta a un pubblico composto “prevalentemente da borghesi occidentali altamente scolarizzati, informatizzati...e disposti a sganciare grano” dovrebbe prevalere sui diritti di uno stato sovrano contro le interferenze esterne? In che modo scatenare un’operazione militare in Libia potrebbe incidere sulla vita di un elettore di Avaaz che frequenta Harvard? In realtà, la fascia demografica di Avaaz è piuttosto abituata a non pensare – solo a cliccare. Anzi, il pensiero critico va a tutto detrimento e costituisce una minaccia per l’intero fenomeno Avaaz. Di certo c’è che la “volontà” di un intervento estero e di una no-fly zone (più comunemente note come guerra e bombardamenti) dovrebbe essere considerata solo se viene da coloro che verranno direttamente toccati da una tale campagna militare. Come dichiarato da Avaaz, i membri libici erano solo 3,167 – e c’è da domandarsi in che modo Avaaz possa considerare i 3,167 “membri” di Avaaz come rappresentativi del “popolo libico” in un paese che (prima dell’invasione) contava una popolazione di circa 6 milioni.

 

 

“Questo mondo esiste solo per soddisfare i bisogni — in particolare i bisogni sentimentali — degli occidentali e di Oprah.” —Teju Cole

 

 

La verità è che il popolo libico in quanto tale non aveva alcuna rappresentanza nella campagna di Avaaz che richiedeva di infliggere l’intervento estero sulla società tribale della Libia. A dispetto della ridicola retorica di Wikler, resta il fatto che i cittadini libici avevano ben poca rilevanza per Avaaz. Avaaz, simbolo iconico delle bianche torri d’avorio della giustizia, ha seguito il percorso di altre ONG internazionali nell’inquadramento ideologico che il sistema di valori difeso dalla “classe media” “scolarizzata” nei paesi ricchi sia di gran lunga superiore a qualsiasi principio ed ideologia delle società tribali/civili africane ed arabe. Solo l’opinione delle persone appartenenti a queste classi privilegiate conta, e da qui la vittoriosa proclamazione del supporto dell’84%. La posizione di Avaaz è ancora più problematica se si considerano le seguenti questioni.

 

 

Cosa significa essere un “membro” di Avaaz? Come per altre ONG di “attivismo online”, l’effettiva appartenenza si presta a varie interpretazioni. Ad esempio GetUp, un’associata di Avaaz, proclama, “Unisciti al movimento di 589,261 Australiani. Entra anche tu a farne parte oggi.” In realtà questa cifra è presa dall’intero database delle petizioni GetUp firmate, per cui basta firmare una volta per essere automaticamente inclusi tra i “membri”. [6] Poiché Avaaz è modellata su GetUp e MoveOn, e considerato che le affiliazioni aumentano vertiginosamente nello spazio di 60 secondi, si può presumere con certezza che l’”affiliazione” ad Avaaz viene concessa istantaneamente a ciascun individuo che firmi una petizione. Questo trucchetto serve come un ottimo metodo per dissimulare la provenienza di gran parte della generosità (o piuttosto degli investimenti), ossia il complesso corporativo, perché permette di rafforzare la falsa impressione che i loro fondi provengano dalla base.

 

 

(L’ultima tra le ONG commerciali buoniste prima menzione nei media il 29 novembre 2011, primo “tweet” il 4 novembre 2011, ed ennesimo incubo di ogni persona pensante si chiama SumOfUs, e conta già 262,950 membri in tutto il mondo. Da dove spuntano fuori tutti questi membri? Magari dalle liste delle ONG affiliate?)

 

 

Se qualcuno ha firmato una petizione di Avaaz nel 2007, prima di rendersi conto di quali siano gli interessi veramente rappresentati da questa organizzazione, la stessa persona viene ancora considerata un membro nel 2012? Se 3,167 libici membri di Avaaz avevano firmato una petizione nel 2008 per salvare gli elefanti in Africa, questi non costituiscono una maggioranza di libici che richiedono un intervento militare nel 2011.

 

 

Wikler afferma: “Il nostro staff svolge anche un ruolo essenziale nelle consultazioni con i principali esperti del mondo (e gran parte del nostro staff ha esperienza politica e di militanza) in ognuna delle nostre campagne, e la la Libia non fa eccezione.

 

 

Ma la domanda è, chi sono esattamente questi esperti di cui Avaaz continua a parlare? Avaaz non rivela da nessuna parte chi siano questi “esperti”, né le loro affiliazioni. E quali istituzioni e società hanno informato le loro politiche ed esperienze di militanza?

 

 

Wikler afferma: “Se le potenze occidentali dovessero utilizzare la no-fly zone come un pretesto per un’azione militare nei propri interessi, Avaaz sarebbe tra i primi a fare campagna contro.

 

 

Eppure esiste già una quantità impressionante di prove che dimostrano inequivocabilmente che questo è stato esattamente il pretesto utilizzato. “Un’azione militare nei propri interessi” è esattamente ciò che si è verificato, il che solleva la questione – che ne è stato dell’impegno di Avaaz di essere “tra i primi a fare campagna contro”? Un’azione militare nei propri interessi: Madeleine Albright nella trasmissione televisiva 60 Minutes, Durata 23s: http://www.youtube.com/watch?v=FbIX1CP9qr4]

 

 

Non solo Avaaz si contraddice rispetto a quest’affermazione, ma non ha fatto proprio NULLA per informare il pubblico dei fatti che attestano la distruzione deliberata della Libia dietro la facciata di un “intervento umanitario.” Ad oggi, non solo non esiste NESSUNA PROVA a favore di questa invasione (resa possibile dalla cooperazione di altre 77 ONG) ma piuttosto c’è un’enormità di prove contrarie. Si è trattato di un progetto di destabilizzazione deliberata e premeditata, che ha scatenato l’inferno in una nazione sovrana – senza che questa avesse attaccato o invaso un altro paese. Avaaz non ha mai pubblicato alcuna critica dei crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi dalla NATO e dalle milizie ribelli da essa supportate. E Avaaz non ha neanche condiviso con i suoi sostenitori gli orribili crimini razziali e la pulizia etnica perpetrati dai ribelli, che la NATO ha fatto finta di non vedere, nonostante fossero stati documentati integralmente durante tutta l’invasione della Libia. Riguardo le scioccanti atrocità razziali filmate e documentate in Tawergha, le torri d’avorio del potere non hanno nulla da dire. Ma anche senza considerare le prove ci si aspetterebbe che gli “esperti “ di Avaaz, prima e dopo l’invasione della Libia, abbiano avuto modo di acquisire consapevolezza di come le campagne di destabilizzazione vengano strategicamente pianificate e condotte dalle potenze imperialiste sulla base della storia passata e recente. E ovviamente, considerando il curriculum dei fondatori di Avaaz, si capisce che lo sapevano bene.

 

 

Video: Humanitarian War in Libya: There is no evidence! (Durata: 19:42)

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=pU9IzXsALwo

 

 

Wikler afferma: “La richiesta di una no-fly zone è partita dai libici – inclusi il governo provvisorio di opposizione, l’ambasciatore (che è scappato) della Libia presso l’ONU, i protestanti, e le organizzazioni giovanili.”

 

 

Per quanto riguarda l’ambasciatore (disertore) libico all’ONU: “Pochi giorni dopo l’inizio delle proteste, il 21 febbraio, il vice Rappresentante Permanente presso l’ONU, Ibrahim Dabbashi, prima di affrettarsi ad abbandonare la Libia affermava: ‘Ci aspettiamo un autentico genocidio a Tripoli. Gli aerei continuano a sbarcare mercenari negli aeroporti.’ Come una matriosca: una leggenda composta da miriadi di leggende. Con questa affermazione si collegavano tre grandi leggende – il ruolo degli aeroporti (da qui la necessità di quella “droga di passaggio” dell’intervento militare che è la no-fly zone), il ruolo dei “mercenari” (in genere, semplicemente gente di colore), e la minaccia di un ‘genocidio‘ (che ha ispirato il linguaggio della dottrina della Responsibilità di Proteggere delle Nazioni Unite). Per quanto maldestra e priva di fondamento, la sua dichiarazione metteva furbamente insieme 3 brutte leggende, una delle quali basata su ideologie e pratiche razziste che perdurano tuttora, mentre le atrocità commesse contro libici ed migranti africani di passaggio in Libia si moltiplicano ogni giorno. E non era il solo a rilasciare dichiarazioni di questo tipo.” [Fonte: TOP TEN MYTHS IN NATO’S WAR AGAINST LIBYA]

 

 

Sostenere che fosse desiderio dei libici imporre l’occupazione militare del proprio paese è semplicemente oltraggioso. Per di più, l’ambasciatore disertore era certamente al servizio delle potenze imperialiste. E chi erano poi questi dimostranti ed organizzazioni giovanili di cui parla Avaaz? Sono tutti qua i libici che costituiscono i 3167 membri di Avaaz in Libia? Sono forse gli stessi gruppi giovanili creati dal fondatore e socio di Avaaz, il Soros Open Society Institute? Sono magari collegati a Otpor, che è finanziato dagli americani, o sponsorizzati da qualche altra ONG al soldo dell’amministrazione americana? Queste informazioni non si trovano da nessuna parte. E ancora, siamo sicuri che i 3167 membri libici di Avaaz vivano poi davvero in Libia. E che tutti e 3167 abbiano firmato la petizione di Avaaz, chiedendo in pratica di trasformare il loro paese in una zona di guerra?

 

 

Wikler afferma: “Gli stessi gruppi libici si sono opposti con forza a qualsiasi presenza militare occidentale sul suolo libico. Ovviamente non ritengono che una no-fly zone sia equivalente o un passo verso l’invasione. Lo staff di Avaaz è in stretto e costante contatto con attivisti in Libia ed è stato loro spesso chiesto di proseguire con questa campagna.

 

 

Che instaurare una no-fly zone in un paese ricco di petrolio avrebbe aperto le porte ad avvoltoi di ogni genere è fin troppo evidente. Chi ha detto a questi cosiddetti “Gruppi Libici” (chiunque essi siano non è neanche chiaro) una cosa talmente ridicola come “una no-fly zone non è il primo passo verso un’invasione”? Si deve presumere che quest’informazione sia stata passata ai “Gruppi Libici” dai famosi “esperti” di Avaaz, dato che a detta loro lo staff di Avaaz era “in stretto e costante contatto con gli attivisti in Libia.” Inoltre, nel caso di un’ipotetica no-fly zone, Wikler continua dicendo che “esistono potenziali pericoli di una guerra internazionale...” Come mai Winkler è conscio del rischio di una guerra internazionale in caso di no-fly zone, mentre i “Gruppi Libici” credono (a detta di Avvaz) che “una no-fly zone non sia il primo passo verso un’invasione”?

 

 

Wikler afferma: “Nel contempo, a livello degli stati, gli Stati del Golfo hanno richiesto la no-fly zone, ed il governo USA, ben lungi dal mostrare impazienza nel proseguire, sembra essere profondamente diviso riguardo all’idea.”

 

 

Ma mentre Winkler persuadeva ed assicurava i lettori del Guardian che gli USA erano riluttanti ad “intervenire” in Libia, due cacciatorpediniere e diversi sottomarini lanciamissili americani erano già stati mobilitati e in viaggio verso le coste libiche. 9 giorni più tardi, il 19marzo 2011, le stesse cacciatorpediniere lanciarono risolutamente 110 missili Tomahawk, nel quadro dell’operazione militare chiamata “Odyssey Dawn.”

 

 

“La marina britannica acquistò nel 1995 65 Tomahawks al prezzo di $1 milione (£650,000), tutti dall’azienda di armamenti americana Raytheon Systems. Furono mobilitate due cacciatorpediniere americane le U.S.S Barry e Stout. Secondo fonti del Pentagono, ciascuna può trasportare fino a 96 missili Tomahawk.” [Fonte]

 

 

19 marzo 2011: “Missili Cruise lanciati da sottomarini e fregate americane hanno sferrato l’attacco al sistema anti-aereo. Un alto ufficiale della Difesa, parlando ufficiosamente, ha affermato che gli attacchi ‘apriranno il campo per poter imporre una no-fly zone da est a ovest in tutta la Libia.’”

 

 

Wikler afferma: “...esistono pericoli certi per i civili se si continua senza una no-fly zone.”

 

 

Forse Wilkler si riferiva ai pericoli che correvano i cittadini americani ed europei se Gheddafi fosse riuscito a sostituire il dollaro americano e l’euro con il dinaro africano, garantito dall’oro, per costruire l'unità e l’autonomia delle nazioni africane. Forse si riferiva ai cittadini all’interno di un sistema economico che dipende dal continuo sfruttamento e saccheggio delle risorse economiche di altri paesi. Poiché la Libia era un paese senza debiti, con tassi di interesse inesistenti, un sistema scolastico e sanitario gratuito, una rete idrica all’avanguardia e il più alto tenore di vita in Africa, non si capisce cos’altro i libici potessero temere con esattezza a parte un’imminente invasione imperialistica.

 

 

Wikler afferma: “Sulla base dei rapporti dei nostri partner sul campo, della Croce Rossa, e di vari rapporti di informazione sia locali che internazionali, siamo convinti che le ronde di bombardamenti di Gheddafi stiano effettivamente prendendo di mira civili.”

 

 

Wikler usa intenzionalmente parole vaghe. Di che rapporti parla? Quali partner?

 

 

Briefing del Pentagono 1 marzo: D: Siete in possesso di prove che [Gheddafi] abbia effettivamente sparato alla popolazione dai cieli? Esistono dei rapporti in proposito, ma avete conferme indipendenti? Se sì, quali?Segretario alla Difesa – ROBERT GATES: R: “Lo abbiamo appreso da fonti giornalistiche, ma non abbiamo conferme,” Presidente dei Capi di Stato Maggiore – Ammiraglio MICHAEL MULLENR: “Corretto. Non abbiamo alcuna conferma.”

 

 

Nel video seguente , il Generale Wesley Clark spiega l’invasione della Libia, della Siria e della Somalia, tutte progettate anni prima: http://youtu.be/fSNyPS0fXpU

 

 

Wikler afferma: “Siamo convinti che la comunità internazionale abbia la responsibilità di proteggere i civili quando i rispettivi governi nazionali mettono a rischio i loro diritti umani fondamentali.”

 

 

Qui Wikler riprende l’attuale dogma ribadito costantemente dall’amministrazione americana e i loro lacchè dei media corporativi. Se Avaaz avesse davvero “esperti” al servizio degli interessi dei cittadini in grado di surclassare quelli al servizio del capitale, allora dovrebbe dirci che si tratta soltanto di un linguaggio creato per facilitare l’accettabilità sociale della guerra presentandola come “intervento umanitario” e “responsabilità di proteggere”. Prima che fosse stata inventata questa elegante terminologia, si chiamava semplicemente “il diritto di intervenire.”

 

 

Wikler afferma: “Ancora una volta, una persona consapevole potrebbe non essere d’accordo – ma nel caso della comunità di Avaaz, solo il 9% delle persone consapevoli si sono opposte a questa posizione – il che è ancora più sorprendente considerando che in passato abbiamo praticamente sempre fatto pressione per metodi pacifici di risoluzione dei conflitti. Riteniamo che si tratti della migliore posizione da prendere sulla base della convergenza tra le opinioni degli esperti, il supporto popolare e, soprattutto, i diritti e la volontà chiaramente espressa del popolo libico.”

 

 

Questo mette in luce un pericoloso esperimento, e oggi precedente, messo in atto da Avaaz. Vikler dice apertamente di essere sorpreso dal fatto che solo il 9% dei loro “membri” (in base ai loro sondaggi) fosse contrario alla no-fly zone. Quando Wikler afferma che questa posizione era “ancora più sorprendente considerando che in passato abbiamo praticamente sempre fatto pressione per metodi pacifici di risoluzione dei conflitti”, ciò è in sé una presa d’atto che questa nuova direzione è tutt’altro che pacifica. Bisogna tener presente che tutte le ONG si avvalgono di sondaggi e direttori del marketing per ideare e progettare tutte le loro campagne e strategie. Avaaz non fa eccezione, anzi, rappresenta piuttosto la regola per eccellenza.

 

 

L’integrazione di Avaaz con il militarismo è resa evidente dai continui sondaggi che illustrano a grandi linee cosa suscita la sensibilità dei cittadini e cosa invece sono disposti a tollerare. In un sondaggio globale del 13 gennaio 2010, ai partecipanti veniva chiesto di valutare 6 priorità in ordine di importanza. Le priorità tra le quali scegliere includevano: diritti umani, tortura e genocidio (#2), movimenti democratici e regimi tirannici (#3), guerra, pace e sicurezza (#4), e corruzione ed abuso di potere (#5). Tra parentesi, al numero 1 era il cambiamento climatico, ma dopo il fallimento dei negoziati sul clima di Copenhagen, questo non era più un argomento vincente per il branding delle ONG, e quindi la campagna sul clima è stata per lo più abbandonata del tutto. Tutte le altre “opzioni” proposte sono elementi chiave o comunque associati con il militarismo.

 

 

Come facciano Wikler e i suoi compari di Avaaz a dormire la notte, sapendo che la campagna Avaaz ha contribuito a uccidere almeno 100.000 civili libici ed a scatenare una guerra razziale, è ancora un mistero. Per quanto certamente aiuti essere circondati da persone che la pensano allo stesso modo e rafforzano la stessa visione distorta del mondo, rassicurandosi a vicenda di essere i più intelligenti al mondo e che il fine giustifichi i mezzi. Questo è il bello e la forza del conformismo neo-liberista. Permette ad ognuno di comportarsi in modo abominevole, mentre tutti quelli indottrinati nello stesso sistema di valori, inclusi i media corporativi e sedicenti “progressisti”, ti dipingono come un eroe. La disponibilità delle oligarchie a mantenere questi ego ben gonfi e pasciuti è soltanto strategica. Serve ad assicurare che le loro illusioni narcisiste siano rafforzate mentre contemporaneamente qualsiasi dubbio viene neutralizzato. Nessuno vuole essere ostracizzato dal circolo dello champagne. Wikler si è successivamente da Avaaz per divenire Vice Presidente Esecutivo presso Change.org, un’altra delle ONG (a scopo di lucro) di Soros, mentre migliaia e migliaia di libici hanno pagato il prezzo più alto per la sua campagna, che nel sito di Avaaz viene elencata tra le recenti “vittorie”. Lo stipendio dichiarato da Ben Wikler’s come Direttore delle Campagne di Avaaz nel 2010 è stato di $111,384 (Modulo 990).

 

 

Ma non tutti sono così ingenui. Uno dei lettori (“derazed”) ha commentato sotto l’articolo del Guardian: “Finora avevo nutrito stima per Avaaz – avevo persino fatto donazioni allo scopo di procurare strumenti di telecomunicazione agli attivisti arabi. Ma quando è arrivata l’email sulla no-fly zone, ho creato anch’io la mia “no-fly” zone personale – chiudendo per sempre il mio rapporto epistolare con Avaaz. Internet e gli attuali avvenimenti mi hanno insegnato molto sui guerrafondai con maschere virtuali.

 

 

[19 marzo 2011: In un rapporto intitolato “Libya’s Test of the New International Order” – della Brookings Institution, un organismo sponsorizzato da Fortune-500, la guerra viene platealmente smascherata non come qualcosa di natura “umanitaria”, ma di finalizzato esplicitamente ad instaurare un nuovo ordine globale ed il primato del diritto internazionale.]

 

 

I Gatekeeper di Avaaz

 

 

Le informazioni che seguono in questa inchiesta devono essere considerate come la punta dell’iceberg. Si tenga presente che quasi tutte, se non tutte le organizzazioni finora discusse sono, almeno in parte ma più spesso interamente, finanziate se non addirittura facenti capo all’“Open Society Institute” di George Soros.

 

 

Co-fondatore e Direttore Esecutivo di Avaaz: Ricken Patel

[caption id="attachment_12759" align="alignnone" width="300"] **COMMERCIAL IMAGE** In this photograph taken by AP Images for Avaaz, UN Secretary-General Ban Ki-moon, center left, accepts the 'End the War on Drugs' petition from Avaaz Executive Director Ricken Patel, center right, accompanied by Richard Branson, right, and Fernando Henrique Cardoso, left, at the United Nations Headquarters in New York, Friday, June 3, 2011. (Charles Sykes/ AP Images for Avaaz)[/caption]

 

La dolce vita nella parrocchia dello champagne. In questa foto di AP Images per Avaaz, il Segretario Generale ONU Ban Ki-moon, al centro a sinistra, riceve la petizione ‘Porre fine alla Guerra contro la Droga’ dal Direttore Esecutivo di Avaaz Ricken Patel, al centro a destra, accompagnato da Richard Branson, destra, e Fernando Henrique Cardoso, sinistra, presso la sede delle Nazioni Unite a New York, venerdì 3 giugno 2011.

 

 

Profilo:

 

 

AccessNow: Membro del Comitato Consultivo Internazionale

Avaaz International: Co-fondatore

Avaaz International: Direttore Esecutivo/Presidente

CARE International: Consulente

CeaseFireCampaign.org (cessata): Co-fondatore

CeaseFireCampaign.org (cessata): Direttore Esecutivo

DarfurGenocide.org: Co-direttore

DarfurGenocide.org: Co-fondatore

Faith in Public Life: Membro del Consiglio di Amministrazione

Faith in Public Life: Co-fondatore

Faithful America: Membro del Consiglio di Amministrazione

Faithful America: Co-fondatore

Gates Foundation: Consulente

Università di Harvard: Consulente

International Center for Transitional Justice: Consulente

International Crisis Group: Consulente

J Street: Membro del Comitato Consultivo

Namati: Membro del Consiglio di Amministrazione

Res Publica: Presidente/Direttore Esecutivo

Res Publica: Co-fondatore

Rockefeller Foundation: Consulente

Nazioni Unite: Consulente

Percorso accademico:

Harvard University Kennedy School of Government

University of Oxford

Queen’s University

Retribuzioni da Avaaz (Moduli 990):

2006: $61,650 (Res Publica)

2006: $120,000

2007: $120,000

2007: $10,000 (Res Publica)

2008: $126,000

2009: $120,000

2010: $183,264

Residente a New York

 

 

Ricken Patel è co-fondatore e direttore esecutivo di Avaaz International. Patel ha servito come consulente alle Nazioni Unite, alla Rockefeller Foundation, all’International Crisis Group, e alla Harvard University, CARE International, and the International Center for Transitional Justice.

 

 

La consulenza di Patel alle Nazioni Unite non dovrebbe sorprendere Come Avaaz, le Nazioni Unite sono ormai diventate nient’altro che uno strumento al servizio di interessi imperialistici. Anche questo non dovrebbe sorprendere, dal momento che sono state le stesse oligarchie a fondare l’ONU. Sono ormai decenni che i paesi schiacciati dalla morsa dell’imperialismo hanno chiesto riforme all’interno dell’ONU. Questo fatto è ben documentato da una lunga lista di discorsi accorati da parte di leader di nazioni sovrane costantemente in lotta contro l’oppressione e l’intervento straniero. Tali discorsi non sono quasi mai pubblicizzati dai media, che siano corporativi o “progressisti” (che poi sono finanziati dalle stesse élite). Non a caso il complesso industriale non-profit non fa praticamente nulla per aiutare quegli stati che continuano a combattere per la loro autonomia e indipendenza, che sarebbe possibile solo rompendo le catene dell’imperialismo. Questo era esattamente ciò che la libia stava cercando di Aiutare l’Africa ad ottenere prima che fosse presa di mira e distrutta.

 

 

Patel è stato nominato “miglior innovatore politico” nel 2009 dall’Huffington Post (acquisito da AOL Time Warner nel 2011), e battezzato come “giovane leader globale” dal famigerato Davos World Economic Forum. Quando un “attivista” riceve l’encomio di entità corporative internazionali ed i media corporativi, nella società civile dovrebbero suonare mille campanelli d'allarme e sirene di allarme rosso.

 

 

Patel si è laureato alla Kennedy School dell’Harvard University e ad Oxford, e viene considerato in certi circoli elitari alla stregua di un “Balliol” [ex-alunno del college più di élite di Oxford, n.d.t.]:

 

 

Oxford: “Istituzioni tra le più disparate, come il Workers Educational Trust, il National Trust, Amnesty International, Ashoka (l’associazione mondiale degli imprenditori nel campo sociale), ed Avaaz (che è oggi il principale gruppo di attivismo al mondo) sono stati tutti istituiti da ex-alunni di Balliol.”

 

 

L’International Crisis Group, nel quale Patel ha servito in qualità di consulente, è un altro istituo amministrato da George Soros. Nel 2008, ICG ha contribuito ad istituire il Global Center for the Responsibility to Protect, oltre a Human Rights Watch, Oxfam International ed altre importanti ONG del network di Soros. Ad aprile del 2011, ICG era una delle 31 organizzazioni membre facenti parte dell’International Coalition for the Responsibility to Protect. Con un bilancio annuale di $17 milioni(2011), ICG riceve donazioni da governi, fondazioni di beneficenza, società private, ed individui. Tra i principali sponsor dell’organizzazione sono la Rockefeller Foundation, la Ford Foundation, la Bill & Melinda Gates Foundation, la William & Flora Hewlett Foundation, la David and Lucile Packard Foundation, la Carnegie Corporation of New York, la Compton Foundation, e la Flora Family Foundation. Nel 2008 l’Open Society Institute di George Soros si è impegnato a versare $5 milioni a ICG.

 

 

L’International Crisis Group ha avuto un ruolo cruciale nelle “rivoluzioni.” In un articolo del gennaio 2001 intitolato “All is not what it seems in Egyptian Clashes,” si rivelava che il leader dei dimostranti egiziani Mohammed ElBaradei “era in realtà un fedele agente occidentale, membro da tempo dell’International Crisis Group beniamino di Wall Street e Londra” [Fonte: Land Destroyer].

 

 

Patel è anche co-fondatore e direttore esecutivo di Res Publica, che è stato ufficialmente varato nel 2003. Res Publica ha sede a New York.

 

 

Res Publica è uno dei principali fondatori di Avaaz e MoveOn. L’obiettivo dichiarato di Res Publica è di “trovare soluzioni innovative all’ingiustizia globale e a minacce alla sicurezza.” Res Publica “è stato lanciato comeprogetto pilota” in Sierra Leone nel 2001-2002 e conta su tre fellow a tempo pieno, Ricken Patel, Tom Perriello e Tom Pravda. Res Publica è supportato da una vasta rete di “Amici di Res Publica” ed un Comitato Consultivo Internazionale. Non è dato sapere chi faccia parte della rete di “Amici di Res Publica”.

 

 

29 dicembre 2004: “Nel giro di due giorni, all’inizio di dicembre, una quarantina di attivisti religiosi si sono incontrati negli uffici di Washington del Center for American Progress, un think-tank formato di recente con a capo l’ex-capo di gabinetto di Clinton John Podesta. Le priorità spinte da Res Publica durante gli incontri a porte chiuse includeva sessioni sulla ‘costruzione di infrastrutture dei movimenti’ e ‘obiettivi, strategie e temi centrali’.”

 

 

Perriello (oggi Presidente e CEO del Center for American Progress) ha descritto Res Publica come un’“incubatrice di imprenditoria sociale.”

 

 

L’indirizzo email di Res Publica è respublica@avaaz.org.

 

 

Patel è stato almeno fino al 2008 membro del Consiglio di Amministrazione di Faithful America del quale è anche stato uno dei fondatori (fondato nel 2004, avviato nel 2006) insieme all’ex delegato americano (2009-2011) Tom Perriello. L’obiettivo di “Faithful America” era creare “una versione religiosa di MoveOn.org.” Sia Patel che Perriello sono stati tra i primico-direttori del progetto. Questa ONG è stata poi acquisita da Faith in Public Life, dove, nel 2008, Patel era anche membro del consiglio. Il 13 aprile 2008, Faith in Public Life, in partnership con ONE Campaign e Oxfam America, ha organizzato il “Forum della Compassione” dei candidati democratici, durante il quale i media corporativi associati CNN e Newsweek hanno ospitato una serata con Hillary Clinton, Barack Obama, ed altri “leaders.” Faith in Public Life ha ricevuto $400,000 dall’Open Society Institute nel 2007 e nuovamente nel 2008.

 

 

Patel è stato co-direttore di DarfurGenocide.org, un’organizzazione che ha contribuito a fondare insieme a Perriello ed il dipartimento di Stato USA.

 

 

Patel fa anche parte del consiglio d'amministrazione di Namati, un’organizzazione “che offre assistenza tecnica ad organizzazioni di sostegno allo sviluppo, governi, e a soggetti della società civile interessati ad accrescere il potere di alcuni aspetti legali di progetti esistenti, o ad avviare nuove iniziative di conferimento di poteri legali.” I suoi partner includono UKAid del Dipartimento di Sviluppo Internazionale; AusAid, il programma di aiuti esteri del governo Australiano; UNDP, Il programma per lo sviluppo delle Nazioni Unite; e la Open Society Foundations di Soros. Patel preside anche il comitato consultivo dell’organizzazione J Street insieme a Eli Pariser, co-fondatore di Avaaz ed attuale direttore esecutivo di MoveOn.

 

 

Patel è inoltre membro del Comitato Consultivo Internazionale di AccessNow.org, un’organizzazione di cui ci occuperemo più avanti in questa inchiesta. [Fonte: Source Watch]

 

 

La scalata di Patel al rango di una superstar nel mondo corporativo è avvenuta grazie al fatto che la sua specialità sia la “propaganda elettronica” e la creazione di movimenti su Internet – la chiave per assicurare il controllo di tutti i “consumatori”, tutti i “movimenti” ed essenzialmente tutte le informazioni del pianeta.

 

 

Co-fondatore di Avaaz Tom Perriello



 

Profilo:

 

 

AccessNow: Membro del Comitato Consultivo Internazionale

Afghanistan Watch: Analista

Avaaz International: Co-fondatore

Avaaz International: Segretario nel 2008

Avaaz International: Amministratore fiduciario 2006, 2007

Catholics in Alliance for the Common Good: Co-fondatore

CeaseFireCampaign.org (cessata): Co-fondatore

Center for a Sustainable Economy, oggi inglobato a “Redefining Progress”: Vice Direttore

Center for American Progress Action Fund (CAPAF) — la base di ThinkProgress e ramo promozionale di Center for American Progress (CAP): Presidente e CEO

Consulente per le campagne giovanili ed ambientali.

E-Mediat Jordan: Amministratore nazionale

Faithful America: Co-direttore

Faithful America: Iniziatore di concetto.

International Center for Transitional Justice: Consulente

International Center for Transitional Justice: Dipendente di

J Street: Membro del Comitato Consultivo

Namati: Membro del Consiglio di Amministrazione

National Council of Churches of Christ: Consulente

National Council of Churches of Christ: Socio

National Security Consultant

Albo degli avvocati dello Stato di New York: Membro

Open Society Institute: Socio docente

Res Publica: Co-fondatore

The Century Foundation: Socio

The Century Foundation: Analista di sicurezza nazionale

The Century Foundation: Consulente speciale/portavoce

Nazioni Unite: Consulente speciale del Procuratore Internazionale per i Crimini di Guerra

Incarichi politici negli Stati Uniti Deputato democratico della Virginia 2008-2010

Dipartimento di Stato USA Funzionario della

Camera dei delegati della Virginia: Comitato Legislativo

Yale Law School: Socio docente

Yale Scroll and Key: Membro della società segreta

Retribuzione da Avaaz:

2006: $48,000

Percorso accademico: Università di Yale

Residente in Virginia, U.S.A.

 

 

Tom Perriello è un collaboratore di vecchia data di Ricken Patel. Insieme hanno fondato Avaaz.org, Res Publica e FaithfulAmerica.org.

 

 

Perriello è un ex deputato del Congresso americano (ha rappresentato il 5o distretto della Virginia tra il 2008 e il 2010) e membro fondatore del gruppo di lavoro sulla sicurezza nazionale del capogruppo della maggioranza.

 

 

Perriello è stato anche co-fondatore di Catholics in Alliance for the Common Good. Ha lavorato con il Reverendo James Forbes su principi di “giustizia profetica”. Molte di queste organizzazioni sono state create allo scopo di creare un movimento “religioso di sinistra”.

 

 

Non per nulla Marx scriveva che “la religione è l’oppio dei popoli.” Nel 1974 Edward Goldsmith sosteneva che la religione dovesse essere considerata parte integrale di una cultura, il principale meccanismo di controllo che assicuri la stabilità di un sistema sociale. Goldsmith notava come infatti in nessuna delle società tradizionali sembra esistere una parola per la “religione”, mentre “solo quando la religione si separa dal resto del modello culturale di una società e cessa di esserne l’effettivo potere dominante, allora la parola ‘religione’ diventa necessaria.” Nel 1974 Goldsmith avvertiva che, contrariamente a quanto comunemente ritenuto, le persone oggi sono più che mai depresse, aggiungendo che ricorrono a moltissime forme diverse di fuga dalla realtà come dipendenza e suicidio. Goldsmith riteneva indispensabile creare con urgenza nuovi sistemi di valori per “ricreare una società disciplinata tenuta insieme da una cultura religiosa chiaramente definita.” Goldsmith sosteneva che stavano già iniziando a proliferare dei movimenti che si prefiggevano questo scopo. Possiamo solo supporre che questa fosse l’ideologia dietro i gruppi religiosi che Patel e Perriello avevano iniziato a lanciare. L’unico problema per Patel, Perriello, Pravda e Soros era che l’approccio religioso non ha funzionato. Le masse non ci sono cascate.

 

 

Perriello hanno Patel anche fondato e diretto DarfurGenocide.org ufficialmente varato nel 2004. “DarfurGenocide.org è un progetto di Res Publica, un gruppo di professionisti del settore pubblico dedicato alla promozione del buon governo e di un cultura civica virtuosa.” Oggi questa organizzazione è nota come “Darfurian Voices”: “Darfurian Voices è un progetto di 24 Hours per Darfur.” Il Dipartmentimento di Stato americano e l’Open Society Institute erano solo due dei fondatori e partner collaboratori dell’organizzazione. Altri partner di Darfurian Voices sono Avaaz, il National Endowment for Democracy (NED), International Centre for Transitional Justice, Darfur Rehabilitation Project, Humanity United, Darfur People’s Association of New York, Genocide Intervention, Witness, Yale Law School, Il Sigrid Rausing Trust e la Bridgeway Foundation.

 

 

A prescindere dal linguaggio costruito ad arte e dalle immagini che fanno sciogliere il cuore, queste ONG sono state create ed esistono solo per uno scopo – proteggere e favorire la politica e gli interessi americani, con il pretesto della filantropia e dell’umanitarismo. Ad eccezione di una che ha sede a Londra, tutte le organizzazioni nella lista dei partner di DarfurGenocide.org sono americane con sede negli USA:

 

 

“La maggior parte di noi ha un background in politica o diplomazia, oltre ad essere attivisti, quindi la speranza è di poter fare queste cose in importanti contesti diplomatici.” — Tom Perriello su Avaaz, 5 febbraio 2007, in conversazione con The Nation

 

 

Si consideri l’esplosiva inchiesta investigativa intitolata “Burying the Darfur Genocide Myth”, pubblicata da Pravda il 16 agosto 2011. Qui alcuni estratti:

 

 

“In primo luogo, la mia indagine ha rilevato che le vittime del conflitto di Darfur erano beneficiarie dell’operazione umanitaria più grande e meglio organizzata della storia.. Questo è un dato di fatto, ripetutamente dimostrato dalla situazione sul campo a Darfur, e qualsiasi operatore umanitario onesto e consapevole a Darfur può confermare che il presidente sudanese Omar Al Bashir ha avuto un ruolo chiave nel successo dell’operazione umanitaria, e che senza l'egida ed il sostegno del presidente Bashir la missione di Darfur non sarebbe stata possibile.

 

 

Le accuse di genocidio mosse contro il presidente Bashir da, tra gli altri, anche il Tribunale Penale Internazionale dell'Aia sono fondate su rapporti di provenienza estremamente dubbia, principalmente “fonti” dell’ONU di origine decisamente discutibile....

 

 

Il mito del genocidio di Darfur è stato promosso da ONG “umanitarie” occidentali, che hanno raccolto donazioni per oltre $100 milioni alla rubrica ‘Basta’ e ‘Preveniamo il genocidio.’ Le argomentazioni sul suicidio si basano su stime del numero di morti che si andavano man mano rapidamente gonfiando man mano che cominciavano ad arrivare i dollari. Prima si trattava di 100,000, poi 200,000, poi 300,000 e alla fine, con un’affermazione talmente ridicola che persino l’organo di vigilanza del governo britannico ha dovuto rimuovere la notizia, 400,000 persone sarebbero state vittime del genocidio di Darfur....

 

 

L’occidente, e in particolare gli USA, sono determinati a mantenere l’Africa in uno stato di perenne crisi, per poterla meglio sfruttare. E la lobby del ‘salvare Darfur’ serve soltanto a portare più violenza in Africa sotto le spoglie di ‘interventi umanitari’, e ben pochi di quei $100 milioni raccolti hanno mai raggiunto la popolazione di Darfur a cui erano destinati.”

 

 

Video: Keith Harmon Snow, ricercatore dei diritti umani e pluri-premiato giornalista, parla di propaganda e ONG (Durata: 2:56)

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=7-EZK-pC2pQ&w=820&h=487]

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=k6l0zsdf2Zc&w=820&h=487]

 

Il Tribunale Penale Internazionale (ICC) (presieduto da Luis Moreno Ocampo) è ampiamente screditato in Africa. Fin dai suoi inizi nel 2002 l’ICC ha preso di mira soltanto leader africani e di altri paesi in via di sviluppo. Jean Ping, presidente dell’Unione Africana: “Noi africani e l’Unione Africana non siamo contro il Tribunale Penale Internazionale. Siamo contro Ocampo che amministra una giustizia con doppi standard.” l’ICC ha avuto molte occasioni per incriminare criminali di guerra occidentali (Bush, Blair, Cheney), ma ovviamente non lo ha mai fatto.

 

 

 

 

Prima di co-fondare Res Publica, Perriello è stato Consulente Speciale del Procuratore del Tribunale Speciale per la Sierra Leone, un tribunale delle Nazioni Unite, e ha avuto un incarico di insegnamento in Africa Occidentale presso la Yale Law School/Open Society Institute. Perriello è membro dell’Ordine degli avvocati dello Stato di New York.

 

 

L’organizzazione di Perriello fondata nel 2005 “Catholics in Alliance for the Common Good” (CACG) dichiarava che il concetto di “bene comune” avrebbe avuto origine dal Center for American Progress, fondato dal co.presidente dalla squadra di transizione del presidente Obama John Podesta, che successivamente ha contribuito a formare alleanze tra CACG ed organizzazioni simili. A presiedere questa organizzazione è Elizabeth Frawley Bagley: “Bagley fa parte dello studio legale Manatt, Phelps & Phillips. Fa anche parte del Foreign Relations ed il U.S. Advisory Commission on Public Diplomacy. Tra 1997–2001 ha servito come consigliere anzianodel segretario di stato.” Nella lista di consulenti di CACG si trovano i collaboratori di Clinton Paul Begala e John Podesta e l’ex addetto stampa di Clinton Mike McCurry.

 

 

Perriello ha lavorato per il Dipartimento di Stato USA, e come consulente per l’International Centre for Transitional Justice, altre al National Council of Churches of Christ. Perriello è stato analista per Afghanistan Watch, e consulente speciale/portavoce ed analista di sicurezza nazionale per The Century Foundation nel quale è “Fellow.” Il link di Afghanistan Watch reindirizza adesso a The Century Foundation. Prima della laurea in legge, Perriello ha lavorato come Vice Direttore del Center for a Sustainable Economy (oggi inglobato a “Redefining Progress“) e come consulente per le campagne giovanili ed ambientali.

 

 

Perriello ha lavorato come consulente indipendente per la sicurezza nazionale in Afghanistan del sud. Nel 2005 e nel 2007 ha trascorso del tempo a valutare “la rinascita dei Talebani e le strategie (soprattutto politiche) per ripristinare il controllo.” Perriello ha svolto ricerche in sette province diverse e ha gestito una squadra di 60 operatori in tutto il paese. Sotto gli auspici della sua stessa organizzazione (Res Publica) ed altre, Perriello dava istruzioni ad ambasciatori di stanza a Kabul, capi missione dell’ONU e varie agenzie dell’amministrazione Bush. Forniva inoltre resoconti di base ai media, a rappresentanti americani e vari think tank come il Center for American Progress, del quale è oggi CEO e presidente. Ha anche collaborato ad iniziative di sicurezza nazionale in Sierra Leone (United Nations Special Court), Liberia, Kosovo, e Darfur. Perriello ha lavorato come cooperante umanitario e consulente di sicurezza nazionale, e siede nel consiglio di amministrazione di Namati.

 

 

Perriello ha una relazione di lunga data con Human Rights Watch e l’International Crisis Group, sponsorizzati dall’Open Society di Soros, che continua tutt’oggi. Anche Amnesty International è finanziato dall’Open Society Institute di Soros. Tutte queste organizzazioni sono state strumentali nel preparare il terreno all’ivasione straniera in Libia ed oggi in Siria.

 

 

Estratti dall’articolo “International Crisis Group Sweating over Syria,” pubblicato Land Destroyer Report il 3 maggio 2011:

 

 

“L’International Crisis Group (ICG) è stato fin dagli inizi al centro della ‘Primavera Araba’ in corso. Mohamed ElBaradei, membro del consiglio di amministrazione di ICG, guidava la rivoluzione colorata praticamente dalle strade del Cairo insieme al suo subalterno, il dirigente di Google Wael Ghonim. L’ICG ha anche recentemente lanciato un appello, ascoltato, per un intervento in Costa d’Avorio.

 

 

Dell’ICG fanno parte George Soros e Zbigniew Brzezinski, due uomini che si sono macchiati per le loro ingerenze extraterritoriali e per aver fomentato rivoluzioni colorate nei posti più remoti. Per capire perché sono sempre pronti a ficcare il naso in paesi sovrani, saccheggiarli, abbatterli e ricostruirli, basta dare un’occhiata alla lista di sponsor di ICG. Fra questi troviamo organizzazioni ignobili come Chevron, Morgan Stanley, e Deutsche Bank Group, con scopi ugualmente ignobili che si possono tranquillamente esplicitare nelle nefaste priorità di ICG.”

 

 

L’International Crisis Group (ICG) è stato fondato nel 1995 dal Vice-Presidente della Banca Mondiale Mark Malloch Brown, l’ex diplomatico americano Morton Abramowitz and Fred Cuny, specialista in soccorsi internazionali in caso di calamità scomparso in Cecenia nel 1995. Il Crisis Group raccogle fondi principalmente da governi, fondazioni, aziende e finanziatori occidentali. Nel 2006 il 40% dei finanziamenti proveniva da 22 governi, il 32% da 15 organizzazioni di “beneficenza”, ed il 28% da individui e fondazioni private. Soros, che presiede l’Open Society Institute, fa parte del consiglio di amministrazione. Il comitato consultivo dell’ICG include società come Chevron e Shell.[Fonte] Il Consiglio di Amministrazione, Comitato Esecutivo ed i Consiglieri Anziani del Crisis Group sembrano il Gotha delle élite politiche e del cartello bancario. Del comitato esecutivo di ICG fanno parte Kofi Annan, ex Segretario-Generale delle Nazioni Unite, Lawrence Summers, ex direttore del Consiglio Economico Nazionale e Segretario del Tesoro, e Javier Solana, Segretario-Generale della NATO e Ministro degli Esteri spagnolo.

 

 

Nel 2007 ICG e Human Rights Watch hanno avuto un ruolo cruciale nella creazione del Global Center for the Responsibility to Protect in collaborazione con importanti ONG, governi ed istituti accademici.

 

 

Estratti dall’articolo del 15 febbraio 2012 “‘Human Rights’ Warriors for Empire,” pubblicato da Black Agenda Report:

 

 

“Amnesty International e Human Rights Watch si danno ai bagordi con i loro compari. Questi soldati dei “diritti umani”, acquartierati nel ventre di imperi passati e presenti, con al petto le medaglie luccicanti guadagnate con il servizio di propaganda reso alle superpotenze durante l’aggressione della Libia, donano al progetto imperialista la legittimità della ‘sinistra’.

 

 

Amnesty International e Human Rights Watch hanno scelto di stare dal lato della belligeranza avallata da Washington – il la to dell’Impero. In quanto gruppi prevalentemente associati con la (sedicente) sinistra nei paesi in cui hanno sede, sono preziosissimi alleati dell’attuale offensiva imperialista....

 

 

C’è una grande ambivalenza – per dirla nel modo più gentile possibile – nei presunti progressisti in America e in Europa verso i bombardamenti NATO e l’assoggettamento della Libia. E oggi un’altra volta, di fronte alle minacce imperialiste all’esistenza di Siria e Iran, la sinistra perde tempo a discutere di diritti civili, mentre ‘la più grande macchina da guerra esistente al mondo’ si apre nuovi orizzonti di distruzione.

 

 

Un attivista pacifista che non sia anche anti-imperialista è necessariamente un controsenso. L’unica cosa che un anti-imperialista può fare nel ventre della bestia è disarmarla. Senza di ciò, è totalmente inutile.

 

 

Come si usa dire: O sei parte della soluzione – o sei parte del problema. Amnesty International e Human Rights Watch sono parte del problema.”

 

 

L’Open Society Foundation di George Soros è il principale finanziatore di Human Rights Watch, avendo contribuito $100 milioni dei $128 milioni di contributi e sovvenzioni ricevute da HRW nell’esercizio finanziario 2011.

 

 

Perriello è un fautore della “Guerra al terrorismo”, una psyop costruita ad arte che era e continua ad essere una componente essenziale per scatenare una nuova ondata di guerre, invasioni e occupazioni. Serve a far spaventare la gente, perché accetti l’autorità.

 

 

“Per quanto concerne la guerra dell’America contro il terrorismo il deputato appoggia incondizionatamente Barack Obama.” — website personale di Perriello.

 

 

La visione di Perriello su Israele ha dell’allucinante. Secondo lui Israele è la “creazione più sensazionale ed entusiasmante della comunità internazionale” del XX secolo ed esiste una relazione morale e strategica permanente tra gli USA ed Israele.”

 

 

Nel maggio 2009, 60 membri del Congresso votarono contro lo stanziamento di ulteriori $97 miliardi per le guerre in Iraq ed Afghanistan.” Perriello votò a favore.

 

 

Il 16 giugno 2009, 202 membri del congresso votarono contro quello stesso finanziamento di guerra (maggio 2009) insieme ad un imponente salvataggio dell’FMI per le banche dell’Est europeo. [Per autorizzare appropriazioni integrative e di revoca per il Dipartimento di Difesa per un totale di $80.93 miliardi tra cui $29.51 miliardi per operazioni ed interventi, inclusi $3.61 miliardi per il Fondo delle Forze di Sicurezza in Afghanistan; e $400 milioni per il Fondo Anti-sommossa in Pakistan; $25.3 miliardi in appalti; $18.73 miliardi per personale militare; $2.87 miliardi per edlizia militare; $1.12 miliardi per il Fondo comune contro gli ordigni esplosivi improvvisati; $1.06 miliardi per il programma sanitario della Difesa; $9.7 miliardi al Dipartimento di Stato, all’Agenzia Americana per lo Sviluppo Internazionale, e ad altre agenzie per spese associate all’assistenza internazionale, inclusi $4.65 miliardi di assistenza economica bilaterale, $2.97 miliardi al Fondo di Assistenza Economica; $2.18 miliardi a supporto della sicurezza internazionale, $1.29 miliardi al Programma di Finanziamento Militare Estero; $1.94 miliardi in Programmi Diplomatici e Consolari.] Perriello votò in favore di entrambi. (Votazione finale | HR 2346)

 

 

il 26 giugno 2009, Perriello votò a favore del disegno di legge Waxman-Markey, l’iniziativa che lanciò la finta soluzione del tetto per le emissioni e scambio di quote. Questo disegno di legge era fermamente contrastato da diversi gruppi di protezione ambientale, mentre grosse società sedicenti “verdi” facevano incessantemente pressione a favore In totale, sei delle maggiori società quotate in borsa nel 2009 erano a favore della legislazione “cap and trade”: JP Morgan Chase (#1), Bank of America (#2), General Electric (#3), Shell (#8), British Petroleum (#10), e Walmart (#14). Dei sei, tre erano membri dei U.S.CAP. Durante quell’anno le organizzazioni ambientali americane hanno ottenuto entrate per $1.7 miliardi. Di questi, $12.8 milioni sono stati spesi in attività lobbistiche, la maggioranza dei quali concentrati sulla legislazione “cap and trade”. [7] (Votazione finale | HR 245)

 

 

L’8 ottobre 2009 Periello ha votato in favore di un bilancio della difesa che autorizzava stanziamenti militari per $681.02 miliardi. $639.32 miliardi in stanziamenti del Dipartimento della Difesa per il bilancio 2009-2010, $24.75 miliardi in edilizia militare, $16.94 miliardi di stanziamenti per la sicurezza nazionale al Dipartimento per l’Energia, $309 milioni per ricerca e perizie, approvvigionamenti, o il dispiegamento di un sistema di difesa anti-missilistica e l’autorizzazione ad incrementare il numero di truppe in servizio attivo per l’esercito americano oltre il numero altrimenti permesso per legge, fino al valore iniziale del 2010 più 30,000 truppe, e $136.02 miliardi per il personale militare nel bilancio del 2010. (Votazione finale | HR 264)

 

 

A marzo del 2010, due tra le maggiori società “verdi”, la “League of Conservation Voters” ed il Fondo d’intervento “Environmental Defense”, hanno dato un ricevimento di raccolta fondi per la rielezione di Perriello al Congresso. MoveOn.org ha raccolto $100,000 per la campagna elettorale di Perriello.

 

 

Il presidente Barack Obama ha fatto un’apparizione nel distretto elettorale di Perriello, l’unico candidato per cui ha fato una cosa del genere. (Per di più, nonostante l’intensa campagna elettorale, Perriello non riuscì a farsi rieleggere)

 

 

Il 10 marzo 2010, 65 senatori hanno votato per porre fine all guerra in Afghanistan. Perriello votò per farla continuare.

 

 

L’8 ottobre 2009 Periello ha votato in favore di un bilancio della difesa che autorizzava stanziamenti militari. Di questi, $32.42 miliardi erano destinati al programma sanitario dell’esercito, $3.42 miliardi per veicoli anti-mina a prova d'imboscata (MRAP), $3.46 miliardi al Fondo comune contro gli ordigni esplosivi improvvisati e $71.2 milioni per il funzionamento della casa di riposo per le forze armate. (Votazione finale | HR 5136)

 

 

Il 1 luglio 2010, 100 senatori votarono per finanziare soltanto la ritirata dall’Afghanistan. Perriello votò contro questo emendamento. Anzi, Perriello era a favore di un emendamento che chiedeva al presidente di elaborare autonomamente un piano di uscita (uno qualsiasi) per l’Afghanistan. Questo emendamento non prevedeva nessuna scadenza né tantomeno alcun obbligo di esecuzione. In pratica non era altro che un artificio retorico per pacificare una popolazione che stava iniziando a destarsi alle conseguenze di un governo sempre più corporativizzato: debito alle stelle, pignoramenti, guerre per l’accaparramento delle risorse e corruzione – ad un livello mai raggiunto prima nella storia del paese, mentre i ricchi si arricchivano sempre più. Quindi Perriello ha votato a favore così come per il cosiddetto “Piano di responsabilità per terminare la guerra in Iraq” – un piano ancora meno efficace del trattato concluso da George Bush. (Votazione finale | HR 4899)

 

 

Il 27 luglio 2010 Perriello si è opposto al ritiro delle forze armate americane dal Pakistan. (Votazione finale | H Con Res 301)

 

 

Il 27 luglio 2010, 115 senatori (12 repubblicani e 103 democratici) votarono contro un disegno di legge supplementare che lo stanziamento di $33.29 miliardi di dollari per un’escalation della guerra in Afghanistan. Tom Perriello votò invece a favore. Quando un gruppetto di cittadini incontrò Perriello prima del voto, Perriello si rifiutò di rivelare la suo opinione in proposito (sempre che ne avesse una).(Votazione finale | HR 489)

 

 

Il 30 luglio 2010, Perriello votò contro i “Regolamenti per le trivellazioni offshore ed altri emendamenti legislativi energetici” (Votazione finale | HR 3534) e votò a favore della fine di una “Moratoria sui requisiti di sicurezza delle piattaforme petrolifere in alto mare” (Votazione finale | H Amdt 773).

 

 

Il 6 ottobre 2010, Perriello ha ricevuto l’appoggio dei Veterani di guerre estere per la sua candidatura come riconoscimento del “pieno supporto ai veterani, alla sicurezza e difesa nazionale, e alle questioni di interesse del personale militare.”

 

 

Il 29 ottobre 2010, “War Is A Crime” riportava: “136 membri del Congresso hanno sottoscritto una lettera impegnandosi a non tagliare la copertura sociale. Perriello no.”

 

 

Eppure, nonostante queste posizioni in favore della guerra, la sinistra liberale e i loro media cosiddetti “progressisti” continuavano a puntare i riflettori su Perriello e a dipingerlo come un progressista modello.

 

 

Così come la guerra che è pace nella visione di Orwell, le superstar della sinistra liberale tenevano comportamenti sempre più “di destra” mentre i sinistri professionisti continuavano a dipingerli come “progressisti,” Ma questo scenario in rapido mutamento non ha zittito tutti. David Swanson, fondatore di warisacrime.org scrive:

 

 

“Siamo contrari? Beh, alcuni di noi lo erano. Quando il nostro deputato era un Repubblicano, denunciavamo nei media questa linea di condotta, telefonavamo al suo ufficio, organizzavamo contestazioni nel suo ufficio, e siamo anche finiti in galera per aver presidiato il suo ufficio. Ma durante lo scorso anno e mezzo, mentre sia il bilancio militare che quello di guerra sono aumentati, non abbiamo detto quasi nulla. Un piccolo gruppo di noi abbiamo organizzato delle proteste presso l’ufficio del nuovo deputato Democratico, ma siamo i soli a farlo. Per due volte abbiamo passato un tempo considerevole nel suo ufficio, e credo che il telefono abbia suonato non più di due volte. Nessuno lo chiama. E chiunque non lo chiami sta tacitamente avallando il massacro di esseri umani, persone straordinarie e speciali.

 

 

Il 15 dicembre 2011, il Center for American Progress ha annunciato nuovi ruoli di primi piano per il suo ramo di propaganda politica. L’ex-deputato Tom Perriello (D-VA) è stato nominato Presidente e CEO di CAP Action e Consulente politico presso CAP.

 

 

Nel numero dell’inverno 2012 del Democracy Journal, Perriello scrive grottesco e delirante articolo intitolato: “L’intervento umanitario: Capire quando, e perché, può funzionare”:

 

 

“L’uso della forza comporta sempre gravi pericoli e costi umani, e soprattutto dopo la guerra in Vietnam i progressisti sono stato contrari ad usarle, anche per prevenire o porre fine ad atrocità di massa, repressioni, e sistematiche sofferenze umane. Un leader saggio resterà sempre cauto nei confronti della guerra. Ma la saggezza implica anche il riconoscimento di due radicali cambiamenti nella capacità di utilizzare la forza a scopo di bene. Innanzi tutto, nell’arco dell’ultima generazione, la capacità di intervenire senza perdite pesanti si è notevolmente accresciuta. Inoltre, il ventaglio di strumenti diplomatici e legali per legittimare questi interventi si è estesa altrettanto....

 

 

Gli sviluppi operativi dalla fine della Guerra fredda hanno decisamente migliorato la capacità di condurre operazioni militari intelligenti, limitate nel tempo e nello scopo e con l’utilizzo di forza precisa e schiacciante. Ciò offre ai progressisti un’opportunità – che però troppo spesso è vista come una disgrazia – di allargare l’uso della forza per difendere i nostri valori...."

 

 

Sebbene il Consiglio di Sicurezza ONU rimanga il punto di riferimento più formale per la legittimità internazionale, molti paesi lo considerano meno rappresentativo di organismi regionali e meno reattivo di quanto a volte le situazioni richiedano. Oggi gli Stati Uniti dispongono di una vasta gamma di opzioni per legittimare l’uso della forza militare per questioni umanitarie.

 

 

Dopo aver sottolineato il “successo” ottenuto in Libia, Perriello continua dicendo:

 

 

“Oggi, morto Gheddafi, il popolo libico dispone della prima chance in decenni per un governo democratico e rappresentativo…. Non ci sono state vittime americane. Gli insorti e la stragrande maggioranza della popolazione hanno salutato questa vittoria come una liberazione, ed anche coraggiosi siriani, che subiscono quotidianamente minacce di morte per la loro opposizione ad un regime oppressivo, hanno acquisito speranze dalla caduta di Gheddafi. Questi risultati non sono casa da poco per chi ci tiene alla dignità umana, alla democrazia e alla stabilità....

 

 

I progressisti spesso ci chiedono di fare qualcosa di fronte alla miseria e alla sofferenza umana, ma la storia recente ci insegna che in certi casi condanne morali, sanzioni economiche o tribunali ex-post non bastano a salvare vite. Solo la forza può aiutare.”

 

 

Per concludere, Perriello dichiara:

 

 

“Dobbiamo tener presente che l’uso della forza è solo una delle componenti di una coerente strategia di sicurezza nazionale e di politica estera. Dobbiamo essere consci della realtà – a prescindere dall’accettazione o meno dei suoi meriti – che altri paesi saranno più inclini a percepire i nostri motivi come egoistici piuttosto che basati su dei valori. Ma in un mondo in cui esistono vergognose nefandezze e gravi minacce, e dove il Kossovo e la Libia ci hanno mostrato ciò che è oggi possibile, l’impiego di questo potere di prossima generazione può essere visto come un’opportunità storicamente unica di ridurre le sofferenze umane.”

 

 

Non fatevi illusioni – è questa l’ideologia che guida Avaaz.org.

 

 

Nel dicembre 2011, Perriello ha rivelato di aver servito come consigliere speciale del Procuratore Internazionale per i Crimini di Guerra ed ha passato gran parte del 2011 in Egitto ed in Medio Oriente per svolgere ricerche sulle Primavere Arabe. Pertanto, già sulla base di questa rivelazione, non c’è dubbio che la precisa strategia promossa da Avaaz non può essere basata su qualsiasi genere di ignoranza o ingenuità.

 

 

Un evento privato del 12 gennaio 2012 intitolato “Reframing U.S. Strategy in a Turbulent World: American Spring?” ospitava relatori come Charles Kupchan del Council on Foreign Relations, Rosa Brooks della New America Foundation, e niente meno che Tom Perriello, CEO del Center for American Progress Action Fund. Perriello ha ulteriormente portato avanti la sua “ideologia” in questo discorso.

 

 

 

L’indottrinamento dei giovani è cruciale

 

 

Il 18 gennaio 2012, Perriello, in qualità di direttore delle campagne del Center for American Progress, presentava insieme a Mark Schneider, vice presidente senior dell’International Crisis Group e a Maria McFarland, vice direttore dell’ufficio di Washington di Human Rights Watch, una conferenza intitolata: “La ‘Responsabilità di proteggere’ dopo la Primavera Araba: Un dibattito” alla Georgetown University di Washington, DC con la seguente sinopsi: “Le risposte repressive dei governi alle sollevazioni sociali in Medio Oriente ed in Nord Africa hanno innescato un passaggio negli approcci internazionali verso la protezione dei civili e la prevenzione di atrocità di massa. La dottrina ormai matura di alcuni decenni della ‘responsabilità di proteggere’ ha avuto un ruolo centrale nelle reazioni internazionali a regimi repressivi. Tuttavia, tra i magri successi dell’intervento NATO in Libia e le flebili risposte della comunità internazionale alla violenza in corso in Siria, il futuro del R2P resta incerto.”

 

 

In questo video Perriello si presenta ai giovani impegnati in un’organizzazione di addestramento chiamata “e-mediat Jordan” i quali, dichiara Perriello, sono pronti a fare “sacrifici per il loro paese.” Perriello è elencato come direttore: “Direttore Regionale E-Mediat Jordan – Onorevole Tom Perriello.” Si tratta di un’organizzazione sita in Giordania, in Medio Oriente e confinante con Siria, Arabia Saudita, Mar Rosso, Palestina, Israele, e Iraq. La ONG si auto-definisce un centro di “Strumenti, Tecnologia e Addestramento”. L’addestramento dei giovani è diventato essenziale per far avanzare il progetto imperialista. A ben guardare, i giovani sono gli agnelli sacrificali delle classi dominanti nel 21o secolo.

 

 

Perriello sicuramente crede al mito dell’eccezionalità americana. Il suo punto di vista patriottico è rafforzato da persone che la pensavano come lui nell’amministrazione Bush, nell’amministrazione Obama, e dalla miriade di organizzazioni che “comprendono” la “necessità” di espandere l’idea americana di “democrazia e “prosperità economica” ovunque nel mondo. E quanto più le amministrazioni imperialistiche, il complesso industriale non-profit e i media corporativi spingono questi miti, tanto più i diritti civili in America vengono erosi.

 

 

 

Riferimenti bibliografici

 

[1] Fonte: http://www.wiserearth.org/group/AvaazDotOrg. Informazioni raccolte/create il 7 aprile 2010 ed aggiornate il 9 febbraio 2012.

[2] “Finanziamento dell’Independent Media Institute: i fondi per AlterNet provengono da fondazioni private, pubblicità sul sito, e contributi individuali.” “Molti nostri finanziatori preferiscono restare anonimi”

[3] Fonte: http://www.avaaz.org/en/report_back_2

[4] Fonte: http://www.anmag.org/issues/25/02/250207.php

[5] “Con le organizzazioni partner di ONE, Avaaz.org, Jubilee U.S.A ed Oxfam International, oltre 415,000 firme in tutto saranno consegnate domani al Ministro delle Finanze canadese Jim Flaherty, che questa settimana ospiterà il meeting G7 dei ministri delle finanze.” http://www.one.org/c/us/pressrelease/3242/

[6] Nel rapporto annuale di MoveOn per il 2008-09, il numero totale di finanziatori individuali (non membri, dato che lo status di membro è automaticamente stabilito quando si “clicca” su una petizione) era di 17,295.

[7] http://climateshiftproject.org/report/climate-shift-clear-vision-for-the-next-decade-of-public-debate/#convergence-on-cap-and-trade