Riceviamo da Arturo, che ringraziamo per il notevole impegno, la traduzione di un lungo testo del prof. Jacques Sapir in cui si analizzano i limiti della cosiddetta "concorrenza pura" e del liberismo negli scambi internazionali, oggi considerati come produttori di sicuri benefici pur in assenza di dimostrazioni a livello teorico e in contrasto con le esperienze delle economie reali.
di Jacques Sapir, 29 novembre 2013
Questo testo è stato scritto
nell'agosto del 2008 su richiesta del Ministero dell'Economia. Si
trattava di fornire al governo francese un insieme di argomenti dopo il fallimento dei negoziati del WTO dell'estate 2008, quando
si manifestarono dubbi relativamente al libero scambio e più in
generale ai grandi negoziati commerciali. Questo testo è stato insabbiato dai
servizi del Ministero, ma non senza aver provocato un certo dibattito
all'interno del gabinetto (la signora Lagarde, se qualcuno se ne
ricorda). Poiché la questione del libero scambio è stata nuovamente
evocata sulle colonne di un quotidiano della sera (più che mai
meritevole del soprannome di “Gazzetta Serale dei Mercati”[1]),
lo pubblico perché tutti sappiano che gli economisti che pretendono
che il libero scambio costituisca l'alfa e l'omega dell'economia sono
ignoranti o prezzolati. In ogni caso mortificano la professione.





