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18/07/19

Gli USA indagano i rapporti di Deutsche Bank con la malese 1MDB dopo che questa è stata coinvolta da Goldman Sachs

Proseguono ininterrottamente i guai di Deutsche Bank. Come riporta Zerohedge, il colosso tedesco è invischiato in due nuovi e dirompenti scandali, che rischiano di mettere già in crisi il programma di ristrutturazione “lacrime e sangue” appena varato, e che già prevede il taglio di un lavoratore su cinque.

 

 

10 luglio 2019

 

All’interno delle stanze di Deutsche Bank quando piove è un diluvio universale.

 

Proprio quando sembrava che la più grande (anche se non per molto) banca tedesca, già alle prese con i più estesi licenziamenti dai tempi di Lehmann, non potesse più sopportare ulteriori cattive notizie, ecco che il governo USA comunica un’altra potenziale indagine penale, stavolta riguardante il coinvolgimento di Deutsche Bank nello scandalo tentacolare della frode multimiliardaria malese che ha travolto un Primo Ministro, ha fatto crollare il valore di borsa di Goldman Sachs e si è propagato da Hollywood a Wall Street.

 

Second il Wall Street Journal, il Dipartimento della Giustizia americano sta indagando se la Banca Tedesca ha violato le leggi riguardo alla corruzione internazionale o alla normativa anti-riciclaggio nel suo rapporto con il Fondo 1Malesia Development Bhd, meglio noto come 1MDB, incluso aiutare il fondo a prendere 1,2 miliardi di dollari nel 2014 mentre iniziavano a circolare preoccupazioni riguardo la sua gestione e le sue finanze.

 

Perciò, com’è che Deutsche Bank si trova invischiata in un altro scandalo? Si è scoperto che DB è stata tirata in ballo dall’ex Goldman Tim Leissner, l’uomo da cui ha avuto origine lo scandalo 1MDB, e che è costato a Goldman miliardi di dollari in capitalizzazione di mercato, dato che le sue azioni sono crollate lo scorso anno quando è emerso il suo coinvolgimento nel più grande scandalo di corruzione della Malesia, che secondo alcuni è costato a Lloyd Blankfein il licenziamento.

 

Oggi sappiamo che Leissner sta cooperando con le autorità, e tra i suoi compiti di “buon samaritano” ha deciso di invischiare l’unica banca con più scheletri nell’armadio di Goldman: Deutsche Bank. Come abbiamo ampiamente riportato in passato, gli inquirenti hanno investigato cose simili presso Goldman, dove Leissner, un ex direttore gestionale, si è dichiarato colpevole lo scorso anno e ha ammesso di aver aiutato a sottrarre miliardi di dollari dal fondo.

 

Per coloro che non li conoscono, un veloce sommario degli eventi: 1MDB, un fondo sovrano, si è trovato al centro di un enorme scandalo globale dopo che miliardi di dollari sono stati ad esso sottratti tra il 2009 e il 2014, portando a numerose indagini governative e alla caduta dell’ex Primo Ministro malese Najib Razak, che era particolarmente vicino all’ex Presidente degli USA, Barak Obama.

 

Il Dipartimento di Giustizia disse che il totale dei soldi sottratti è stato di almeno 4,5 miliardi di dollari e che furono usati per pagare tangenti a funzionari governativi, per riempire un fondo nero controllato dall’ex Primo Ministro e di acquistare centinaia di milioni di dollari in beni di lusso, inclusi gioielli, oggetti d’arte e proprietà immobiliari.

 

Quindi effettivamente, c’era da aspettarsi che Deutsche Bank fosse coinvolta.

 

Ma cosa hanno ottenuto in cambio Goldman, e Leissner? Apparentemente, un accordo. Dal WSJ:

 

Nel frattempo, il Dipartimento di Giustizia sta per iniziare a breve le negoziazioni con Goldman per cercare di far cadere le accuse attraverso un accordo di colpevolezza, secondo un funzionario esperto. “Ci aspettiamo di cominciare discussioni importanti con Goldman nel prossimo futuro”, ha detto in un’intervista l’assistente procuratore generale Brian Benczkowski, che dirige la divisione dell’agenzia che si occupa di indagini criminali. Si è rifiutato di commentare ogni altro aspetto dell’indagine 1MDB.


 

 

Come nota inoltre il Journal, l’accusa si concentra, in particolare, sul ruolo di una delle ex colleghe di Leussner, Tan Boon-Kee, che ha lavorato con Leissner sull’affare 1MDB. Lei ha poi lasciato Goldman Sachs per diventare capo del settore bancario per l'Asia-Pacifico per i clienti delle istituzioni finanziarie presso Deutsche Bank, "dove è stata coinvolta con ulteriori affari di 1MDB".

 

 

La signora Tan ha lasciato Deutsche Bank l'anno scorso, dopo che la banca ha scoperto le comunicazioni tra lei e Jho Low, il finanziere malese descritto dal Dipartimento di Giustizia come l’attore principale nello scandalo 1MDB, secondo una persona che ha familiarità con la sua uscita. Né lei né la banca hanno commentato pubblicamente il motivo delle sue dimissioni.


 

"Deutsche Bank ha collaborato pienamente con tutte le agenzie legislative e amministrative che hanno effettuato indagini relative a 1MDB", ha dichiarato un portavoce della banca. Lo stesso ha citato documenti del Dipartimento di Giustizia dicendo che 1MDB è autore di "travisamenti materiali e omissioni nei confronti dei funzionari della Deutsche Bank" in relazione alle transazioni di 1MDB con la banca. "Questo è coerente con le conclusioni della banca stessa in questa materia", ha aggiunto.

 

Quello che è interessante è che, mentre Goldman Sachs ha ricevuto la massima punizione per il suo coinvolgimento nello scandalo 1MDB e per aver aiutato il fondo malese a raccogliere 6,5 miliardi di dollari di obbligazioni e il ruolo di Leissner come co-cospiratore chiave nel programma di rubare denaro, la banca tedesca era finora riuscita ad evitare i riflettori.

 

Ma, come sappiamo ora, anche Deutsche Bank ha svolto un ruolo importante in molteplici transazioni relative a 1MDB. Infatti, il ruolo di DB può anche essere maggiore di quello di Goldman: nella versione più recente della denuncia di confisca delle attività civili del Dipartimento di Giustizia, in cui dettaglia a lungo lo schema 1MDB, Deutsche Bank è menzionata 167 volte. Goldman Sachs è menzionata 56 volte.

 

 

La denuncia dice che Deutsche Bank è stata coinvolta con 1MDB fin dai suoi primi giorni nel 2009, dato che la banca facilitava i trasferimenti finanziari relativi al primo grande affare di 1MDB, una joint venture con una società svizzera poco conosciuta chiamata PetroSaudi. Il Dipartimento di Giustizia sostiene che un gruppo di cospiratori guidati da Low, il finanziere malese, ha rubato circa 1 miliardo di dollari dal contributo di 1,8 miliardi di dollari di 1MDB, ma non descrive alcuna colpa di Deutsche Bank nella denuncia. PetroSaudi ha negato ogni illecito.


 

Deutsche Bank ha anche organizzato prestiti di emergenza per 1MDB nel 2014 per un totale di 1,2 miliardi di euro. Il Dipartimento di Giustizia ha detto che i soldi sono stati rubati anche da Low e dai suoi co-cospiratori. Tuttavia, la banca ha chiesto indietro il prestito in anticipo, quando si è resa conto che le garanzie di 1MDB erano impossibile da verificare, e 1MDB ha ottenuto da un fondo sovrano di Abu Dhabi con cui spesso ha lavorato l’estensione di un prestito di 1 miliardo di dollari per sostituire Deutsche Bank, secondo la denuncia e i documenti investigativi malesi.


 

La conclusione è che, mentre Deutsche Bank probabilmente non ha commesso una frode penale, il suo processo di antiriciclaggio e i protocolli "Conosci il tuo cliente" saranno attentamente esaminati, anche se i banchieri che erano responsabili di questi attività sono probabilmente ormai scomparsi.

 

Ma aspetta, c'è dell'altro!

 

Poiché più o meno nello stesso momento in cui il ruolo potenziale di DB nello scandalo 1MDB è stato reso noto dal WSJ, sia il NYT che Bloomberg hanno riferito che la banca tedesca aveva esteso le relazioni con un'altra figura ancora più scandalosa: Jeffrey Epstein.

 

Secondo il NYT, Epstein "sembra aver fatto affari e acquistato valute attraverso Deutsche Bank fino a pochi mesi fa."  Ma mentre la possibilità di accuse federali incombeva, la banca ha concluso il suo rapporto con Epstein. Non è chiaro quale fosse il valore di tali conti al momento della loro chiusura.

Bloomberg conferma, riportando che "Deutsche Bank ha interrotto i legami commerciali con Jeffrey Epstein all'inizio di quest'anno, proprio mentre le autorità federali si stavano preparando ad accusare il finanziere di aver operato un giro di traffico sessuale di ragazze minorenni dalle sue case opulente a Manhattan e Palm Beach.

 

La banca tedesca, essa stessa oggetto di indagini governative non correlate, ha chiuso i conti di Epstein per diversi mesi, secondo una persona che ha familiarità con la situazione, che ha chiesto di non essere identificata perché parla di questioni private.


 

Non è chiaro quanti soldi siano stati coinvolti o per quanto tempo Epstein sia stato un cliente di Deutsche Bank, che ha mantenuto i conti molto tempo dopo che lui è stato condannato per crimini sessuali più di dieci anni fa.

 

Il fatto che DB abbia un legame non solo con il presidente Trump, per il quale è diventato oggetto di numerosi mandati di comparizione, ma anche con lo scandaloso, anche se misterioso, Epstein, assicura che ancora più attenzione ricadrà su Deutsche Bank. E parlando del mistero di Epstein, Bloomberg riferisce che la sua Financial Trust Co. "ha avuto un investimento di 121 milioni di dollari nella società di hedge fund DB .wirn & Co., che ha chiuso nel 2008. Financial Trust è stato anche uno dei principali investitori nel High-Grade Structured Credit Strategies Enhanced Leverage Fund di Bear Stearns, il cui collasso ha contribuito ad accendere la crisi finanziaria globale."

 

 

Ma tornando alla Deutsche Bank, che dopo il suo più grande annuncio di ristrutturazione aziendale per decenni, che vedrà circa uno su cinque dei suoi dipendenti essere licenziato, ora sembra che la banca con sede a Francoforte sarà sotto i riflettori per altri spiacevoli motivi, probabilmente assicurando che migliaia di lavoratori DB saranno sommariamente e tranquillamente lasciati a casa nei prossimi mesi, mentre la serie serrata di cattive notizie ci fa osservare: forse è il momento per la banca di spegnere le luci...

 

 

20/03/18

Banchiere di Goldman Sachs diventa viceministro delle finanze in Germania

In questo articolo Zero Hedge nota come la grande banca speculativa Goldman Sachs si stia impegnando a tenere salde le mani sulle politiche finanziarie in Europa. Mentre Mario Draghi si accinge a terminare l'incarico alla BCE, Goldman Sachs colloca un altro dei suoi allievi nelle stanze dei bottoni, riuscendo a farlo nominare viceministro delle finanze del nuovo governo tedesco.


 

 

di Zero Hedge, 19 marzo 2018

 

Dopo aver collocato i propri allievi nella maggior parte delle banche centrali, Goldman Sachs sta ora puntando ancora più in alto: dritto ai governi nazionali. Lunedì mattina, un portavoce del ministero delle finanze tedesco ha affermato che il co-direttore della sezione tedesca di Goldman Sachs, Joerg Kukies, diventerà viceministro delle finanze nel nuovo governo tedesco.

 

Secondo Reuters, Kukies sarà responsabile delle politiche del mercato finanziario e dell'area europea nel suo nuovo ruolo, a quanto ha riferito il portavoce del ministero. In altre parole, con Mario Draghi - un altro allievo di Goldman Sachs - che si accinge a terminare il mandato alla BCE, Goldman rifiuta di cedere il controllo sugli sviluppi delle politiche finanziarie europee, e in questo senso ha già fatto la sua mossa.

 

Kukies ha prestato servizio come consigliere delegato di Goldman Sachs e come co-direttore della sezione tedesca e austriaca dall'ottobre 2014. Kukies era incaricato di supervisionare la suddivisione dei titoli azionari e dei titoli a rendimento fisso per conto di Goldman Sachs in Germania e in Austria.

 

A seguito della sua nomina nel governo tedesco, Kukies ha rassegnato le dimissioni da co-direttore della sezione tedesca e austriaca, secondo quanto riferito in una dichiarazione via email da una portavoce di Goldman Sachs. "Nel prossimo futuro, Wolfgang Fink guiderà la sezione tedesca e austriaca di Goldman Sachs con ruolo di amministratore delegato unico".

 

È ironico notare che non molto tempo fa Kukies, sul blog di Goldman Sachs, aveva condiviso i seguenti consigli, quelli che a suo dire avrebbe dato a se stesso da giovane:

 

1. Prepara bene chi ti dovrà sostituire. È controintuitivo, ma preparare un collega a prendersi carico delle tue attuali responsabilità ti permette di avanzare più rapidamente a gradi superiori.

 

2. Sii un buon venditore. Non importa in quale settore, la qualità dei servizi che offri ai tuoi clienti interni o esterni è il miglior predittore del tuo successo nei prossimi dieci anni.

 

3. Pensa a lungo termine. Nonostante l'industria dei servizi finanziari sia caratterizzata da continui cambiamenti, scoprirai che molti dei tuoi clienti attuali rimarranno tuoi clienti anche in futuro - ma saranno in posizioni più elevate - tra cinque, dieci o quindici anni.

 

4. Fai attenzione alle potenzialità. Qualsiasi candidato con cui hai un colloquio oggi potrebbe diventare il tuo migliore collega - o il tuo migliore cliente - domani.

 

5. Condividi i tuoi obiettivi. Fai attenzione alle tue aspirazioni e ambizioni. Fermati a pensare alla tua futura carriera, e non tenere i tuoi piani solo per te stesso.

 

Ora che è diventato il secondo consigliere finanziario più influente della Germania, possiamo dire che si è effettivamente attenuto a tutti e cinque i punti.

03/12/17

Zerohedge - Goldman: Una situazione simile non si vedeva da prima della Grande Crisi

Persino leggendo tra le righe degli ultimi rapporti Goldman Sachs si legge chiaramente che l'attuale situazione di esagerati rendimenti finanziari non è sostenibile. La grande banca d'investimenti, che per definizione ha un approccio spregiudicatamente ottimista verso gli effetti miracolosi del mercato, rivela seppur con messaggi contraddittori e fumosi che nel mercato si registrano segni preoccupanti, storicamente visti solo alla vigilia della Grande Crisi del '29. Un monito da non sottovalutare, per chi insiste ostinatamente a dire che la crisi sia ormai alle spalle e persista solo come percezione alimentata dalle cosiddette "fake news". 

 

di Tyler Durden, 29 novembre 2017

 

 

Alla Goldman Sachs non cambiano mai.

 

Il principale stratega azionario di Goldman, David Kostin, aveva recentemente previsto tre anni di mercato in rialzo da "esuberanza razionale", alzando il target di riferimento per il 2018 dell'indice S&P da 2.500 a 2.850 fino a raggiungere 3.100 nel 2020, e aveva affermato che, qualora l'esuberanza fosse diventata "irrazionale", il prezzo base S&P sarebbe potuto arrivare fino a 5.300 entro la fine del 2020. Una settimana dopo Christian Mueller-Glissmann, un altro stratega Goldman, ha deciso che fosse invece meglio vestire i panni del poliziotto cattivo e prepararsi ad ogni evenienza.

 

Così, in un rapporto pubblicato martedì scorso e intitolato "The Balanced Bear - Part 1: Low(er) returns and latent drawdown risk" [L'orso equilibrato - Parte 1: Rendimenti (più) bassi e potenziali rischi di declino, ndt] questo tipico rappresentante della Goldman, ora improvvisamente divenuto ribassista, avverte che, nel medio periodo, si profilano due possibili scenari: i) uno di “lenta sofferenza” deflazionistica, caratterizzato da bassi rendimenti e valutazioni elevate “persistenti a causa della stabilità macroeconomica, ma con meno guadagni imprevisti dati da aumenti delle valutazioni e con minori trasferimenti - e di conseguenza, con rendimenti da attività probabilmente inferiori", oppure ii) uno svalutativo a “rapida sofferenza” dove “una crescita reale negativa o uno shock inflazione/tassi d’interesse, o una combinazione di entrambi, trainerebbe una svalutazione nei portafogli 60/40".

 

Se siete confusi, non preoccupatevi - non siete i soli. Mentre da un lato Goldman non prevede nient'altro che cieli sereni nel “medio periodo” per i prossimi tre anni, esclude qualsiasi recessione e prospetta un rialzo a doppia cifra dei guadagni azionari, dall’altro lato la stesso Goldman prevede anche uno scenario di sofferenze “lente” o “rapide”, che pur essendo due cose diverse, hanno in comune un elemento fondante (come suggerisce il nome): “la sofferenza”.

 

Se il fatto che la Goldman si contraddica da sola non è una novità, restano comunque delle perplessità. Tenendo conto che gli “studi” rivolti alla clientela sono ovviamente risibili e volti a far sì che i clienti facciano l'opposto di quello che fanno i trader interni della Goldman, non è però ben chiaro da quale lato la Goldman abbia scelto di scommettere per i propri investimenti interni. Non è chiaro, insomma, se la banca stia puntando su una CDO e stia mettendosi in posizione short su tutte le attività vendute ai propri clienti, oppure se abbia assicurato un ulteriore rialzo del S&P, anche se le valutazioni “non hanno ormai più senso”, per citare la stessa Goldman.

 

Noi non siamo in posizione di, né siamo interessati a, rispondere. Per chi lo fosse, questo è un sunto delle parole di Mueller-Glissmann:

 

Riteniamo che un periodo di rendimenti bassi o decrescenti (scenario 1) sia più probabile di un mercato fortemente in ribasso nei portafogli 60/40 (scenario 2), almeno nel breve periodo. Ma probabilmente vi sarà un periodo di riequilibrio, caratterizzato da crescita rallentata e aumento dell'inflazione. Ed ai bassi livelli di rendimento attuali, oltre al fatto che ci troviamo ormai al ‘principio della fine del QE’, i titoli di Stato potrebbero essere meno efficaci per la copertura delle azioni, e costituire un peso maggiore sui portafogli bilanciati. Inoltre, l'aumento dell'inflazione potrebbe spingere la banca centrale a emettere "più out of the money", il che richiederebbe alle banche centrali un maggiore "shock di crescita" per facilitare politiche espansive. Anche le attuali misure espansive a disposizione delle banche centrali sono più limitate poiché i tassi sono ancora bassi e gli acquisti di QE sono appena stati ridotti.


 

E in caso di ribasso bilanciato, potrebbero acuirlo e velocizzarlo. Il rischio di duration nei mercati obbligazionari è molto più alto durante questo ciclo e il volatility of volatility del volume azionario è aumentato a partire dalla metà degli anni '80. Anche se si ritiene che gli investitori dovrebbero ridurre la duration e gestire allocazioni azionarie più elevate nello scenario 1, allo stesso tempo essi dovrebbero prendere in considerazione garantire almeno il rischio di riduzioni azionarie minori nel breve periodo. Gli spread S&P 500 a scadenza più breve sembrerebbero un segnale positivo. Nella seconda parte vengono analizzate diverse strategie per migliorare i rendimenti di portafoglii bilanciati, gestendo al tempo stesso il rischio di drawdown in caso di un mercato in ribasso.


 

Alla fine, come ogni altra previsione partorita dalla Goldman, si tratta di spazzatura: chi preferisce un mercato al rialzo legge Kostin; chi lo preferisce in ribasso - di poco o molto - preferisce Glissman. L’importante è che si rivolga comunque ai simpatici consulenti Goldman, che incasseranno volentieri le commissioni di qualunque operazione si scelga di fare.

 

Detto questo, il pdf di 26 pagine offre quantomeno un dato interessante: un grafico che mostra che non solo questo è il più lungo periodo in ribasso 60/40 senza un drawdown di ritorno del 10%, ma anche che l'ultima volta che ciò si è verificato è stato più o meno alla fine anni '20 ... e la Grande Depressione sarebbe seguita di lì a pochi mesi.

 

Nelle parole della Goldman: “ci stiamo avvicinando al più lungo periodo di mercato in ribasso 60/40 della storia - dal 2009 non c'è stato un drawdown del 10% in termini reali. I portafogli passivi bilanciati long-only hanno prodotto interessanti rendimenti ponderati per il rischio dagli anni '90 Un favorevole contesto macroeconomico ideale, sostenuto dalla “Grande moderazione” e dalle banche centrali, ha incrementato i rendimenti sia azionari che obbligazionari, tuttavia, dopo il recente “mercato al rialzo totale”, le valutazioni su tutte le attività sono le più alte mai viste questo secolo, il che riduce il potenziale di rendimento e diversificazione nei portafogli equilibrati.

Altri dati:

Ci stiamo avvicinando al più lungo periodo di mercato al rialzo per i portafogli bilanciati in titoli azionari/obbligazionari in oltre un secolo: nessun portafoglio standard 60/40 (60% S&P 500, 40% titoli di Stato a 10 anni) ha sperimentato un drawdown di oltre il 10% dal punto più basso del GFC (8,7 anni), e da allora i rendimenti prodotti sono stati su una media del 143% (11% annuo)".


 

E quando è stata l'ultima volta che portafogli bilanciati hanno sperimentato rendimenti così straordinari? Goldman risponde ancora:

 

Il periodo più lungo è stato durante i ruggenti anni '20, poi terminato con la Grande Depressione, Il secondo periodo più lungo è stato il boom del dopoguerra negli anni '50 - il periodo degli anni '90 era al terzo posto, ma oggi è passato al quarto, dopo quello corrente."


 

Il altre parole, per vedere rendimenti simili a quelli generati oggi da un portafoglio bilanciato "60/40" bisogna tornare all'inizio dell’anno 1929. Attualmente ci troviamo in periodo ininterrotto di rendimenti sbalorditivi senza un drawdown totale del 10% da 8.7 anni. E quanto è durato il simile periodo di riferimento degli anni '20? 9,1 anni. Il che significa che, se la storia ci insegna qualcosa, una nuova, spaventosa Grande Crisi è appena dietro l'angolo.



 

25/08/17

Rapporto Goldman Sachs: Italia paese meno adatto ad assorbire migranti

Nell'ultimo rapporto della Goldman Sachs, riportato da Zero Hedge,  si legge che l'Italia, ormai divenuta meta principale degli sbarchi di immigrati, è il paese peggio posizionato, sotto tutti gli aspetti, per far fronte all'attuale ondata di arrivi. La Goldman non rinuncia a reiterare i presunti vantaggi potenziali apportati dall'immigrazione, ma esprime preoccupazioni riguardo agli effetti della crisi migratoria sul panorama politico italiano, soprattutto in vista delle elezioni del prossimo maggio.

 

 

Zero Hedge, 22 agosto 2017

 

Sebbene lo scorso anno l’economia e i mercati di capitali in Europa siano stati risparmiati da shock degni di nota, e il PIL europeo, sulla spinta dell’inarrestabile motore delle esportazioni tedesche, abbia mostrato una tendenza al rialzo incredibilmente pronunciata (dovuta al marco tedesco eccessivamente basso e al fallimento della Grecia), si riaffaccia all’orizzonte un problema antico e ricorrente, che minaccia la stabilità e coesione della stessa Unione europea: l’ultima ondata di rifugiati, negli ultimi mesi prevalentemente provenienti dal Nord Africa, ha avuto l’Italia come meta principale degli sbarchi, causando così un’impennata di arrivi sulle coste italiane. Ma la maggior parte dei paesi europei ha chiuso le frontiere al flusso di rifugiati, obbligando Roma a gestire da sola queste presenze, sgradite a molti italiani: sembra proprio che aleggi, in giro per l’Europa, una certa indolenza verso gli appelli di Roma ad una maggiore solidarietà da parte dei partner europei, che vengono puntualmente ignorati. Intanto, nel primo semestre di quest’anno l’Italia ha accolto circa 100.000 rifugiati, e questa cifra continua a salire vertiginosamente.

 

 



 

Un nuovo studio appena pubblicato da Goldman Sachs potrebbe adesso aggiungere ancora più benzina al fuoco: in esso si legge che, esattamente come denunciato da Roma, l’Italia è il paese meno adatto ad assorbire i migranti. Ciò si deduce sulla base di tre indici di integrazione: (1) integrazione economica; (2) integrazione sociale; e (3) efficacia delle politiche.

 

Non sarà una novità per i lettori abituali, ma la Goldman espone il problema in questi termini:

 

"I flussi migratori verso l’Europa sono in evoluzione, e i paesi non hanno tutti la stessa capacità di integrare i nuovi arrivati. I migranti che attraversano il Mediterraneo provengono in misura sempre maggiore dall’Africa sub-sahariana piuttosto che dalle zone di guerra del Medio Oriente. I paesi di destinazione sono sempre più l’Italia e la Spagna, mentre i flussi attraverso Grecia e Balcani occidentali verso la Germania si sono ridotti, soprattutto a seguito dell’accordo UE-Turchia e l’imposizione di controlli più stringenti alle frontiere."


 



 

A causa del continuo flusso migratorio, la riuscita dell’integrazione è ovviamente un obiettivo fondamentale per i responsabili politici, che auspicano effetti positivi per la crescita nel lungo periodo, mentre cercano di mitigare gli scompensi causati dallo sconvolgimento nel mercato del lavoro e nella società in senso lato nel breve periodo.

 

Qui l’analisi della Goldman esamina in una prospettiva d’insieme i processi di integrazione, partendo da un primo confronto della capacità di gestire l’immigrazione in ciascun paese: L’attenzione è posta soprattutto sull’Italia, paese divenuto meta principale dei flussi migratori trans-mediterranei e che il prossimo maggio si troverà di fronte alle elezioni politiche. La Goldman ha anche aggiunto che il successo dell’integrazione è importante per le sue previsioni macroeconomiche sotto due punti di vista.

 

"Innanzitutto, la maggioranza dei flussi migratori verso la UE quest’anno si è concentrata al centro del Mediterraneo, in direzione dell’Italia. Il paese è però già sotto forte pressione economica e politica per via delle scarse finanze pubbliche, e per l’ascesa dei populismi a ridosso delle elezioni dell’anno prossimo."


 

Eppure, secondo la Goldman, il paese “designato” per accogliere la maggior parte dei migranti nel 2017 è proprio il meno adatto a farlo. Qui il riepilogo delle conclusioni:

 

- L’integrazione economica, misurata come rapporto tra i corrispondenti tassi di disoccupazione immigrati/nativi, risulta particolarmente bassa in Italia, Grecia, Spagna e Ungheria. Questi paesi hanno un alto tasso di disoccupazione diffuso tra la popolazione, ma il problema grava sugli immigrati in maniera  sproporzionata. Per contro, l’UK ha il gap di disoccupazione immigrati/nativi più basso.

 

- L’integrazione sociale, stimata approssimativamente sulla base di informazioni sull’atteggiamento dei cittadini nei confronti dell’immigrazione, è minore nei paesi più colpiti dalla crisi migratoria. Mentre la crisi sembra alleggerirsi in paesi come la Grecia, in Italia si sta intensificando.

 

- L’efficacia delle politiche adottate, valutata da indagini indipendenti da parte dell’organizzazione MIPEX, è più bassa in Grecia e in Ungheria.

 

Vediamo adesso nel dettaglio, iniziando dall’integrazione economica:

 

 

"L’integrazione economica è qualificabile in termini di assimilazione nel mercato del lavoro. La figura 3 mostra il gap della disoccupazione immigrati/nativi per i migranti di prima e seconda generazione nei diversi paesi dell’UE. La differenza dei tassi di disoccupazione immigrati/nativi fornisce una prima stima generale dell'integrazione economica, ove l’assenza di un gap implica una piena integrazione. L’andamento delle variazioni di tale gap nelle generazioni successive è una misura dinamica del processo di integrazione: se il gap si riduce per i figli degli immigrati rispetto ai genitori, ciò indica che vi è integrazione nel corso delle generazioni. La figura 3 illustra quindi due maniere di comparare l’integrazione economica tra diversi paesi:


Se consideriamo gli istogrammi nel loro livello, possiamo confrontare i livelli di integrazione in ogni paese (per ogni generazione).


Se consideriamo la differenza intergenerazionale, possiamo confrontare il tasso di integrazione tra i paesi.



Spagna e Grecia hanno il livello più basso di integrazione, indicato dal più ampio gap immigrati/nativi. L’Italia e l’Ungheria hanno invece il più basso tasso di integrazione economica, con i migranti di seconda generazioni in condizioni mediamente peggiori dei loro genitori. Questi quattro paesi hanno anche i tassi di disoccupazione più alti tra la popolazione totale. Il punto è che, in questi paesi, la disoccupazione colpisce in modo sproporzionato la popolazione immigrata, e la seconda generazione chiaramente non riesce a recuperare lo svantaggio."


 

Di conseguenza, se si vuole sperare in un’integrazione economica dei rifugiati, l’Italia è l’ultimo paese in cui portarli. E che dire dell’integrazione sociale? La risposta è semplice:

 

"L’integrazione sociale si può stimare sulla base dell’attitudine dei cittadini verso l’immigrazione. È difficile misurare la coesione sociale, ma si può fare una stima approssimativa in base a certi tipi di informazioni ottenute nei sondaggi. Le indagini attuali si concentrano su due indicatori: la discriminazione contro i migranti e il grado di accettazione dei migranti da parte del paese ospitante. Consideriamo quest’ultimo. La figura 4 illustra l’opinione pubblica nella UE verso i nuovi immigrati, basata sull’Eurobarometro 2017.



Appare subito evidente come l’Ungheria sia il paese socialmente più ostile ai migranti, seguita da Italia e Grecia. In tutti questi paesi, l’ostilità dell’opinione pubblica è stata causata dalla crisi migratoria. Ma mentre i flussi di migranti verso Ungheria e Grecia hanno subito un rallentamento, in Italia stanno intensificandosi. Secondo il Ministero dell’Interno italiano, il numero di arrivi in Italia ha quasi superato il record annuale di 181.000 immigrati del 2016, ed i disordini diffusi in Libia hanno causato un incremento del 44% nel numero di richiedenti asilo che attraversano il Mediterraneo rispetto allo stesso periodo l’anno scorso."


 

Attualmente l’Italia - insieme all’Ungheria - sembra quindi la nazione più inospitale dell'Europa in relazione a due delle coordinate principali: economica e sociale. Vediamo adesso il contrario: quali sono i paesi europei con politiche più efficaci, uno degli indicatori della capacità di un governo di promuovere l’integrazione. Questa la risposta della Goldman:

 

"Il Migration Integration Policy Index (MIPEX) è un indicatore misurato dal Migration Policy Group e dal Barcelona Centre for International Affairs. Si ricava dall’analisi di una serie di settori di intervento politico per confrontare le modalità con cui i governi promuovono l’integrazione. La figura 5 mostra il punteggio complessivo attribuito da MIPEX a ciascun paese. Grecia e Ungheria sono le meno politicamente efficaci nell’integrazione dei migranti. Nel 2013 la Grecia ha approvato una legge che impedisce agli immigrati di votare alle elezioni nazionali, mentre l’abrogazione di leggi sulla cittadinanza per i nati sul territorio ha lasciato diversi bambini nati in Grecia in un limbo legislativo. L’Italia si piazza abbastanza bene rispetto a questo indicatore, e il MIPEX conferma che sono stati fatti i primi passi verso un’integrazione legale e l’uguaglianza dei diritti. Tuttavia permangono delle difficoltà su come tutto questo si possa realizzare in pratica; anche se molti immigrati di lunga data hanno trovato lavoro, si tratta spesso di lavori al di sotto del loro livello di qualifica.


 

 



 

Arriviamo così alla conclusione della Goldman su quale sia la nazione europea più adatta per accettare le migliaia di arrivi giornalieri: per farla breve - non è l’Italia, o, come dice la Goldman Complessivamente, l’Italia ha una minore capacità di assorbimento dei migranti rispetto ad altri stati europei.”

 

 



 

"Sulla base degli indicatori presi in considerazione, l’Italia sembra il paese meno integrato economicamente e socialmente, nonostante risultati lievemente migliori rispetto alla media UE secondo il punteggio MIPEX per l’efficacia delle politiche. Le nostre conclusioni sono molto significative alla luce dell’incremento annuale dell’immigrazione verso l’Italia attraverso il Mediterraneo e delle fragili finanze pubbliche del paese. L’attuale gestione della crisi migratoria in Italia sarà inoltre un punto centrale durante le prossime elezioni politiche di maggio, soprattutto per il suo ruolo determinante sul sostegno di cui godono i partiti populisti di opposizione."


 

E nonostante la Goldman ribadisca il classico vecchio dogma per cui “l’arrivo di migranti in Italia potrebbe apportare benefici economici nel lungo periodo ed offre un modo per contrastare il problema demografico del paese (la popolazione italiana si è ridotta per il secondo anno consecutivo nel 2017)”,  tuttavia essa non può esimersi dal riconoscere che “per poter sfruttare tali benefici è necessaria un’efficace integrazione economica e sociale”, precondizione abbastanza improbabile perché “le analisi evidenziano dubbi circa la capacità dell’Italia di raggiungere questo risultato e suggeriscono piuttosto l’approssimarsi di una ‘tempesta perfetta’ all’orizzonte.”