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05/02/18

Intorno ad Auschwitz, una zona di attività molto redditizia

Su Le Monde, una presentazione del documentario di Emil Weiss "Auschwitz Projekt". Allargando la visuale a tutto il complesso di fabbriche, aziende agricole, centri di ricerca che si estendevano intorno ai noti campi di concentramento, Weiss ci dà un'idea più complessiva del progetto nazista, volto a favorire il dominio delle grandi imprese tedesche fornendo loro manodopera schiavizzata e gratuita.

 

 

 

 

di Alain Constant, 31 gennaio 2018

 

 

Traduzione di Luca Fantuzzi

 

 

Da un punto di vista che comprende tutto ciò che si estende oltre e intorno al complesso concentrazionario,  Emil Weiss ci permette di comprendere il progetto nazista nella sua globalità

 

 



 

 

Nessuna musica, solamente il rumore del vento. Riprese aeree, catturate da droni, attribuiscono a questo viaggio sopra l’inferno una sorta di soffice leggerezza. Edifici visti dall’alto e cerchiati di giallo, nero, o rosso per aiutare a comprendere la topografia di questi luoghi, per nulla simili agli altri. Il tutto accompagnato da commenti sobri e testimonianze strazianti (di Charlotte Delbo, Simone Veil, Primo Levi). Questa originale scelta stilistica in termini di montaggio di immagini e suoni, scelta da Emile Weiss, regista di questo eccezionale documentario, non solo non nuoce affatto all’importanza  della sua inchiesta, ma anzi ne è il principale punto di forza.

 

Autore di una trilogia tutta consacrata ad Auschwitz (Sonderkommando Auschwitz-Birkenau, del 2007, Auschwitz prime testimonianze, del 2010, e Medici criminali – Auschwitz, del 2013), Weiss si è recato a più riprese in quest’angolo del sud della Polonia, vicino alla cittadina di Oswiecim (Auschwitz in tedesco). “Una volta terminata la trilogia che descrive l’annientamento, ho voluto mostrare il progetto nazista complessivo sviluppato ad Auschwitz e nelle zone intorno. Perché ad ogni viaggio che effettuavo in loco si accompagnavano nuove scoperte, che mi hanno spinto a comprendere meglio il funzionamento di questo enorme e labirintico complesso…”.

 

Aziende agricole, fabbriche, miniere. Se infatti è ben conosciuta la storia dei tre principali campi (la vecchia caserma polacca divenuta Auschwitz 1, il campo di sterminio di Birkenau e il campo di lavoro di Monowitz) esistenti in quella che i nazisti chiamavano la “zona di interesse” (40 km. quadrati di estensione, più o meno), questa documentazione allarga il proprio campo di indagine ad una zona assai più grande. Il complesso industriale di Auschwitz si estendeva – al di là della “zona di interesse” che, oltre ai tre campi, comprendeva anche aziende agricole, fabbriche, miniere, centri ricerca – per una sessantina di chilometri.

 

La zona della morte si accompagna ad una zona di lavoro intenso, dove i cantieri si susseguono senza fine. Tra il 1940 ed il 1944 vi si costruiscono laboratori di ricerca, fattorie, fabbriche. Alla periferia della cittadina di Auschwitz sono costruiti dei quartieri ultramoderni destinati ad ospitare una popolazione ariana. Perché si tratta, a partire da questa zona geografica, di portare a termine un ampio progetto di germanizzazione dell'Europa orientale.

 

Per le SS incaricate della gestione dei campi, la zona di interesse si rivela redditizia. Noleggiando alle grandi imprese tedesche installatesi in loco (Agfa, Bayer, BASF, Hoechst [1], Siemens, per citarne solo alcune) i servizi di una manodopera schiavizzata [oggi parleremmo di "somministrazione di lavoro", N.d.T.],  le SS si riempiono le tasche. E lo stesso gli industriali, grazie a queste migliaia di operai o cavie di laboratorio che non costano praticamente nulla. Si stima che la mano d’opera concentrazionaria noleggiata alle imprese ha fruttato alle SS qualche cosa come 20 milioni di marchi nel 1943 ed il doppio nel 1944, cioè a dire l’equivalente di circa 130 milioni di Euro di oggi.

 

Nelle fabbriche, nelle aziende di allevamento, nelle serre, nei laboratori, migliaia di donne e uomini deportati lavoravano in condizioni diverse da un luogo all'altro. “Noi eravamo lontani da Birkenau. Non ne sentivamo più l’odore. Vedevamo soltanto il fumo salire dai forni crematori”, testimonia Charlotte Delbo, assegnata ai vivai di Rajsko. In questi territori del sud della Polonia, oltre allo sterminio, i nazisti sperimenteranno le loro politiche demografiche, agricole, mediche, scientifiche e industriali.

 

(Auschwitz Projekt di Emil Weiss – France, 2017, 56 min.).

 




[1] N.d.T.: Hoechst AG è divenuta Aventis Deutschland dopo la fusione con la francese Rhône-Poulenc SA nel 1999. Con la fusione della nuova società, nel 2004, con Sanofi-Synthélabo, è diventata una filiale del gruppo farmaceutico Sanofi-Aventis.

 

28/04/17

Le Monde: Disoccupazione, istruzione, prigioni… le approssimazioni di Emmanuel Macron

Anche Le Monde si accorge che dietro l’immagine di professionista impeccabile il candidato alle presidenziali francesi Emmanuel Macron nasconde la realtà di un uomo ambiziosissimo, pressapochista e pronto a mentire per attaccare alcuni capisaldi della società francese: il mondo del lavoro (che vorrebbe ancor più deregolamentare), l’istruzione (“la bonne école”? ) e il sistema giudiziario, che si vorrebbe molto più duro. La Francia inizia a rendersi conto che mettersi nelle mani del “golden boy” dell’aristocrazia finanziaria significa mettersi "In marcia!" verso il precipizio sociale.

 

Di Laura Motet e Mathilde Damgé, 28 aprile 2017

Giovedì sul set dello show "Eliseo 2017"  il candidato di "In marcia!" ha commesso alcuni errori fattuali e alcune approssimazioni nel difendere il suo programma.

Giovedì 27 aprile, quattro giorni dopo aver vinto il primo turno delle elezioni presidenziali con il 24% dei voti espressi, l'ex ministro dell’economia Emmanuel Macron è stato ospite a TF1. Di fronte ad Anne-Claire Coudray, Gilles Bouleau, Christophe Jakubyszyn e Melissa Bell, corrispondente della CNN, il candidato di “In marcia!” ha difeso il suo programma e le sue ambizioni a costo di alcuni errori o semplificazioni.

 

L’esagerazione riguardo al tasso di disoccupazione in Francia
"Sul lavoro, la sfida è nota da più di trent'anni: la disoccupazione di massa. La Francia è l'ultimo paese dell'Unione europea che non è stato in grado di regolarla.»

Emmanuel Macron

PERCHÉ È ESAGERATO

La Francia è uno degli ultimi “grandi” paesi a non essere riuscito a ridurre la disoccupazione di massa? Solo se dimentichiamo alcuni dei paesi principali: se la Francia ha un tasso di disoccupazione di circa il 10% della popolazione attiva, la Spagna è al 18%, l’Italia all’11,5% e la media nell'eurozona è a circa il 9,5 % dall'inizio dell'anno, secondo Eurostat.

 

L’esagerazione sul livello didattico degli studenti
"Abbiamo più del 20% degli studenti che arrivano a CM2 (la quinta elementare, NdVdE)" senza saper leggere, scrivere o contare. »

Emmanuel Macron

PERCHÉ È ESAGERATO

Certamente le statistiche del Ministero dell'educazione nazionale sul livello degli studenti CM2 hanno mostrato nel 2015 che il 79,8% ha acquisito le competenze previste nella lettura e il 70,9% ha acquisito quelle in matematica, il che sembra confermare quanto detto da Emmanuel Macron.  Ma su questo punto, l’Istruzione nazionale e il candidato di "In marcia !". non intendono proprio la stessa cosa.

In realtà, l’Istruzione nazionale per competenze di lettura  intende saperidentificare il tema di un testo, trovare informazioni esplicite, dedurre nuove informazioni [implicite] e identificare gli effetti di scelte formali”.

 

L’errore sulle pene detentive brevi
«Oggi, quasi automaticamente, una pena a meno di due anni non viene applicata. »

Emmanuel Macron

PERCHÉ È FALSO

È in effetti possibile, per pene detentive inferiori a due anni, non scontare la pena se a discrezione del giudice la situazione personale del condannato lo consente. In quel caso non c'è un mandato di carcerazione.

Tuttavia è sbagliato dire che le pene detentive inferiori a due anni non vengono mai applicate, o "sono sistematicamente non applicate", come dice Macron.  Secondo i dati del Ministero della giustizia,  al 1° gennaio 2015 il 12% delle pene in corso di esecuzione (su 60.742 detenuti) erano inferiori all’anno, mentre il 29% erano da 1 a 3 anni.

 

 

14/02/17

Sapir: DECODEX e il Ministero della Verità

 Jacques Sapir su Russeurope denuncia lo stile orwelliano del "Decodex", un particolare motore di ricerca recentemente lanciato dal sito del quotidiano francese Le Monde, che pretende di indicare ai lettori quali siti di informazione sono affidabili e quali no, con un sistema a quattro colori: rosso, arancione, blu, verde. Con il risultato prevedibile che verdi, cioè "affidabili", sono solo i siti in sintonia con la posizione ideologica del giornale. Mentre impazza in Europa e negli Usa la nuova caccia alle streghe contro le presunte fake-news - paradossale, in un contesto in cui la menzogna domina nei media ufficiali più importanti - avvenimenti come il lancio di questo Decodex ne rivelano con chiarezza sempre maggiore lo scopo reale.

 

di Jacques Sapir, 9 febbraio 2017

Il sito web del quotidiano Le Monde ha lanciato nei giorni scorsi, uno "strumento" chiamato "Decodex", che dovrebbe consentire agli utenti dei diversi siti di discernere la verità dalla menzogna.

Nessuno qui contesta la necessità di verificare le fonti. Si potrebbe supporre che questo strumento sia un onesto tentativo di aiutare il lettore. Ma in realtà quello che risulta è che si tratta di uno strumento ideologico, che serve sia all'autopromozione del quotidiano (il che si può anche capire, senza per questo approvarlo), sia, ed è su questo punto che l'intera operazione è molto più discutibile, come uno strumento di vaglio ideologico. Sostenendo di combattere contro quelle che sono chiamate le "fake news", cioè la moltiplicazione di notizie false, i giornalisti di Le Monde non hanno trovato di meglio da fare che reinventare l'Indice dei libri proibiti del Vaticano. A quando l' imprimatur?

Il Decodex si presenta come un motore di ricerca utilizzabile da chiunque. Il sistema classifica i siti da verdi (garanzia di informazione "buona") a rossi (sito ritenuto pericoloso), passando per l'arancione (sito poco serio) e il blu (sito di satira). Sennonché, per far funzionare un sistema come Decodex, è necessario preliminarmente fare un elenco dei siti di informazione ritenuti o meno raccomandabili e una lista dei criteri da usare per valutare e giudicare la credibilità di questo o quel sito. E qui entriamo in un territorio in cui gioca alla grande la soggettività ideologica dei giornalisti di Le Monde. Attribuendo i colori - che sia verde, arancione o rosso - Le Monde si arroga il diritto di ergersi a giudice, mentre lui stesso non è che - e nessuno glielo rimprovera - un giornale d'opinione, giornale che difende le sue idee, ma idee che rappresentano solo la sua soggettività. Quello che infastidisce, quello che sorprende di questa invenzione di Le Monde è che il giornale si è così attribuito il ruolo di censore del Web, delle informazioni online. Si appropria così di un potere che potrebbe, al limite, appartenere a una commissione indipendente, o al CSA (Conseil supérieur de l'audiovisuel, Consiglio superiore dell'audiovisivo, ndt), ma certamente non a un giornale che è una parte in gioco nel campo dell'informazione e non può quindi pretendere di avere l'imparzialità necessaria per una simile funzione.

La dimensione ideologica dell'operazione si rivela quando si esamina un po' questo Decodex. Si constata allora che le fonti dell'establishment dei media (i giornali con cui Le Monde ha collaborazioni, apertamente o implicitamente) sono sempre verdi. Gli altri sono di colore arancione e rosso, in particolare le fonti cosiddette alternative. È qui che si rivela la dimensione "monopolista"  dell'operazione. In un mondo dove il giornalismo tradizionale è messo in discussione, perché chiunque può, a suo piacimento, creare un sito d'informazione, l'operazione Decodex si rivela come lo sforzo un po' puerile ed evidentemente disperato di alcuni giornalisti per assicurarsi il monopolio dell'informazione. Sarebbe stato più utile, e più vantaggioso per tutti, che questi cosiddetti giornalisti si interrogassero sulle ragioni della loro perdita di lettori. Ma su questo tipo di autocritica, è meglio non illudersi: chiaramente, non ne sono capaci.

Vediamo un esempio eloquente. Il mio blog ha ottenuto, come il blog di Olivier Berruyer, la classifica di arancione. Olivier però ha risposto in modo pungente ai guardiani di Decodex. La classificazione è stata motivata con un esempio di "notizie false" che Le Monde presenta in questo modo: " ... a volte riferisce informazioni false, negando la presenza di truppe russe in Ucraina nel 2014, benché fosse stata accertata." Se questi "giornalisti" avessero fatto il loro lavoro, avrebbero potuto constatare che non avevo affatto negato la presenza di soldati russi a Donetsk e Lugansk, ma che, citando in particolare un generale americano di stanza presso la NATO, avevo segnalato che la presenza di militari russi non era in grado di spiegare le vittorie riportate dalle forze della DNR e LNR nel settembre 2014. Ma è chiaro che qui la verità importa poco ai giornalisti di Le Monde. Chi vuole annegare il suo cane lo accusa di avere la rabbia.

Sarebbe facile anche ribattere che lo stesso Le Monde ha pubblicato notizie false o non confermate, come ha dimostrato Vincent Glad in un articolo sul sito di  Libération [1]. Lo stesso Le Monde ha ripreso recentemente la notizia falsa di un'azione di hackeraggio dei russi contro una centrale elettrica negli Stati Uniti. Allora perché non attribuire allo stesso Le Monde l'arancione nella classifica di Decodex ?

Aude Lancelin si è scagliata contro questa operazione di Le Monde, e si può pensare che probabilmente finirà con lo screditare in misura anche maggiore la stampa tradizionale. In realtà, una rapida scorsa dei diversi siti coinvolti mostra che i potenziali utenti del Decodex lo utilizzano in modo opposto rispetto a quello che volevano i giornalisti di Le Monde. I contatti di questi blog sembrano essere aumentati e tutto sembra mostrare che il lettore consideri "sospetta" una classificazione verde che dovrebbe segnalare la "buona" informazione, e ricerchi proprio i siti segnalati da Decodex come "sospetti". Se questo è confermato, avremmo il risultato paradossale di un'operazione organizzata di diffamazione, per usare il linguaggio del Ministero della giustizia, che si ritorce contro i suoi stessi autori...

Al di là di questo, Decodex pone un problema fondamentale. Nessuno può certificare la "verità". Alcuni fatti possono essere ragionevolmente stabiliti, ma sempre sapendo che resta comunque un margine di incertezza.

L'interpretazione di questi fatti, però, si differenzia a seconda delle opinioni, della soggettività di ciascuno, delle diverse ricerche che possono essere fatte. Qui rimando il lettore ai miei molti post sul tema della disoccupazione in Francia, e sull'abuso da parte dei giornalisti della famosa "categoria A" della DARES (una categoria di disoccupati utilizzata dall'istituto francese di statistica - DARES, Direction de l'animation de la recherche des études et des statistiques ndt). Nessuno può decidere di avere il monopolio della verità e dell' informazione; non si può certificare una "verità", né metterla sotto diritto d'autore. È per questo che l'intera operazione Decodex si rivela in realtà abbastanza nauseante, per quello che descrive dell'immaginario dei suoi autori. Non ci si deve, dunque, meravigliare del costante calo di lettori di questa stampa che continua a screditarsi in modo così costante e regolare. Questa stampa che ormai è arrivata a mescolare il ridicolo alla vergogna.

A nessuno può sfuggire il sapore "orwelliano" del Decodex. C'è un "Ministero della Verità" all'opera in quello che hanno fatto i giornalisti di Le Monde.

 

[1] Glad, V. " Qui décodexera le Décodex? De la difficulté de labelliser l'information de qualité" ("Chi decodexerà il Decodex? Sulla difficoltà di certificare l'informazione di qualità"), post del 3 febbraio 2017.

16/09/14

Le Monde: No, lo scioglimento dell'euro non provocherebbe un cataclisma finanziario

Il quotidiano francese Le Monde, sinora eurista a spada tratta, corregge il tiro pubblicando un articolo che  mette in discussione le precedenti granitiche certezze sulla pioggia di cavallette in caso di uscita dall'euro: in Francia il vento comincia a cambiare anche sui grandi media?
Segnalato dal Leprechaun
  
  
di Alois Navarro - Un recente articolo pubblicato su Lemonde.fr difende l'idea che un'uscita dall'euro causerebbe un disastro finanziario per le imprese. Vi è infatti scritto che il debito delle imprese esploderebbe a causa del rincaro del debito estero, portando così alla peggiore crisi finanziaria che il mondo abbia mai conosciuto.

23/12/13

Le Monde: Cronaca di una cena del Consiglio Europeo - Tutti contro Merkel (ma Letta c'era?)

Resoconto straordinario di Le Monde sui colloqui avvenuti durante la cena del Consiglio Europeo di giovedì. A quanto pare, i leaders europei temono di perdere le elezioni e cercano di resistere (per ora) alle pressioni della Germania...




Dalla ricostruzione dei colloqui fatta da Le Monde sulla base di comunicazioni interne, la maggior parte dei capi di Stato e di governo dell'Unione europea si sono alleati contro il progetto avanzato dalla Merkel per affrontare la crisi del debito sovrano: la firma di contratti vincolanti tra ciascuna capitale e la Commissione europea per esercitare uno stretto controllo sulle riforme, in cambio, se del caso, di qualsiasi incentivo finanziario.