02/07/18
3000 € per salire sull'Aquarius: di chi è la colpa?
Le Figaro, 19 giugno 2018
https://youtu.be/wLBNCf_Oc-k
Ariane Lecœur - La polemica sull'accoglienza dell'Aquarius negli ultimi giorni ha toccato quello che da anni è stato il cuore di un malessere tutto francese. È questo il tema della rubrica del giorno nel Figaro di Renaud Girard. Buongiorno Renaud.
Renaud Girard - Buongiorno.
L - Quindi, nella sua rubrica, questa rubrica... che ha suscitato un certo numero di reazioni tra i lettori del Figaro e tra i nostri lettori, probabilmente, lei analizza la complessità della situazione guardando all'evento prima dell'evento, cioè, a cosa succede prima che queste barche arrivino. Si tratta del problema delle reti dei trafficanti e delle ONG. Secondo lei dunque sono loro, con i loro metodi ben oliati, ad alimentare questo traffico e queste sofferenza? Perché? È una cosa voluta?
G - Beh, i trafficanti devono fare soldi! Bisogna capire che ogni passaggio costa tra i 3000 e i 5000 euro, ossia ogni persona paga 3000 o 5000...tra 3000 e 5000 euro a delle reti di trafficanti. Queste reti di trafficanti...
L - Il che è una somma considerevole!
G - ....Considerevole per l'Africa, e che sarebbe molto meglio utilizzata per un investimento nel villaggio africano, per scavare un pozzo, per avviare una fattoria, per fare un progetto fotovoltaico, ma queste sono somme che vengono raccolte per inviare un giovane al cosiddetto Eldorado europeo. Sono mafie, infatti, sparse un po’ dappertutto tra la Libia, il Niger, i paesi di origine, e anche in parte sulla costa europea, che li organizzano.
Questa pratica è diventata oggi (...) che rappresenta un giro d'affari, che è ovviamente illegale, molto più importante del traffico di droga. Lei parlava del malessere francese...sì, perché se, potremmo dire, i popoli europei hanno accettato liberamente, nello spazio di due generazioni votando in referendum o in elezioni parlamentari, l'indipendenza di tutti i paesi africani, allo stesso modo non è mai stato chiesto a nessuna nazione europea e con nessun referendum...- in Francia siamo stati consultati su molte cose: la durata del mandato del Presidente, la questione della Nuova Caledonia, l'entrata dell'Inghilterra nell'Unione Europea, ecc. - ...non abbiamo mai consultato il popolo francese per sapere se volevano un'immigrazione di massa a casa o meno. È una decisione, infatti, decisione che è iniziata con il ricongiungimento familiare di Giscard e Chirac nel 1976, con un semplice decreto, che non è stato neppure discusso in seno al Consiglio dei ministri e che non è nemmeno mai stato l'argomento di nessun dibattito. Quindi, c'è anche un problema in Europa di carenza democratica.
Quindi la gente dice, i “buonisti” di sinistra dicono, "oh sì, ma la Germania ha bisogno di lavoratori". È possibile, non lo sappiamo. Ma forse dovremmo chiederci, perché in Germania dopo tutto c'è ancora una democrazia, se i tedeschi vogliono ancora di più, se vogliono questi trasferimenti di persone o non li vogliono.
Sono estremamente bravi a sfruttare, di fatto, le regole della carità cristiana in Europa. In che modo? È molto semplice. Il metodo è, si raccolgono dei disperati, ciascuno dei quali ha pagato 5000 euro, su un canotto gonfiabile improvvisato, lo si porta a 12 miglia nautiche della costa della Libia in acque internazionali, e lì si invia un SOS. Si chiama, loro chiamano...perché hanno telefoni satellitari, lì dove ci sono i centri di soccorso italiani, dicendo che c’è un naufragio imminente, e poi se ne vanno, e da quel momento sono le organizzazioni umanitarie o la Marina italiana o la Guardia Costiera italiana che vengono a recuperarli e che fanno a tutti gli effetti il resto del lavoro, e che trasportano questi migranti nei porti europei. Sarebbe più logico che questi poveri naufraghi, o quelli che passano per naufraghi, vengano riportati sulle costa dalle quali provengono, ossia che queste organizzazioni le riportino nei porti di Tripoli o in altri porti libici. E invece no, perché dicono che non è possibile riportarli in un paese pericoloso, e quindi c'è una specie di... Il passaggio illegale di questi migranti dall'Africa all'Europa è organizzato a scopo di lucro dai trafficanti e gratuitamente dalle ONG, dalla Marina e dalla Guardia Costiera europea. I trafficanti sanno come sfruttare il sentimentalismo europeo, la carità cristiana europea
L - La sensazione di questa Europa così ricca, come lei precisa, e quindi che alimenta questa colpa dell'uomo bianco, sfruttata secondo lei qui con furbizia, e che destabilizza profondamente l'Unione Europea
G - Sì, la destabilizza profondamente, vale a dire che in effetti questa tratta di esseri umani è diventata doppiamente deleteria. È deleteria per l'Africa, ed è deleteria per l'Europa. È deleteria per l'Africa perché in realtà fa venire in Europa ... questo traffico, questa chiamata enorme, grazie a tutto questo sistema...a questa alleanza involontaria tra contrabbandieri e ONG... questo traffico sta portando degli uomini...dei giovani africani capaci, che dispongono del denaro per pagare il passaggio, somme di denaro ingenti che potrebbero essere utilizzate per importanti investimenti nei villaggi africani, per scavare un pozzo, fare una fattoria fotovoltaica, irrigare, e cose come questa, perché con cinquemila euro si fanno un sacco di cose in Africa, e in effetti sono giovani industriosi, abbastanza intelligenti, non sono i più poveri che se ne vanno, i più poveri non riescono a partire, e così...
L- È una perdita umana, economica...
G - È una perdita umana, si svuota...in realtà l'Africa viene svuotata della sua sostanza. Ma poi ciò crea delle persone sradicate, che non sono necessariamente felici in Europa. E, sapete, dato che provengono da una cultura diversa ... ed è ciò che la Merkel non ha capito: le persone, prima di essere esseri economici sono esseri culturali, uomini, è questa la cosa importante. Per loro, ecco, tutto ciò provoca un rifiuto, provoca un rifiuto di tutte le politiche liberali, provoca un rifiuto dell'Unione Europea come abbiamo visto con la Brexit, o con le ultime elezioni legislative britanniche...E così questa follia di migrazioni incontrollate e illegali è dannosa per l'Africa e sta distruggendo questa Europa liberale e unita che è stata pazientemente costruita dagli anni '50, fin dal Trattato di Roma del 1957.
L - Grazie mille Renaud per le sue osservazioni e per questa rubrica, che si trova in versione integrale nelle colonne del Figaro di oggi e nelle pagine premium di figaro.fr.
G - Grazie.
25/08/17
Rapporto Goldman Sachs: Italia paese meno adatto ad assorbire migranti
Zero Hedge, 22 agosto 2017
Sebbene lo scorso anno l’economia e i mercati di capitali in Europa siano stati risparmiati da shock degni di nota, e il PIL europeo, sulla spinta dell’inarrestabile motore delle esportazioni tedesche, abbia mostrato una tendenza al rialzo incredibilmente pronunciata (dovuta al marco tedesco eccessivamente basso e al fallimento della Grecia), si riaffaccia all’orizzonte un problema antico e ricorrente, che minaccia la stabilità e coesione della stessa Unione europea: l’ultima ondata di rifugiati, negli ultimi mesi prevalentemente provenienti dal Nord Africa, ha avuto l’Italia come meta principale degli sbarchi, causando così un’impennata di arrivi sulle coste italiane. Ma la maggior parte dei paesi europei ha chiuso le frontiere al flusso di rifugiati, obbligando Roma a gestire da sola queste presenze, sgradite a molti italiani: sembra proprio che aleggi, in giro per l’Europa, una certa indolenza verso gli appelli di Roma ad una maggiore solidarietà da parte dei partner europei, che vengono puntualmente ignorati. Intanto, nel primo semestre di quest’anno l’Italia ha accolto circa 100.000 rifugiati, e questa cifra continua a salire vertiginosamente.
Un nuovo studio appena pubblicato da Goldman Sachs potrebbe adesso aggiungere ancora più benzina al fuoco: in esso si legge che, esattamente come denunciato da Roma, “l’Italia è il paese meno adatto ad assorbire i migranti. Ciò si deduce sulla base di tre indici di integrazione: (1) integrazione economica; (2) integrazione sociale; e (3) efficacia delle politiche.”
Non sarà una novità per i lettori abituali, ma la Goldman espone il problema in questi termini:
"I flussi migratori verso l’Europa sono in evoluzione, e i paesi non hanno tutti la stessa capacità di integrare i nuovi arrivati. I migranti che attraversano il Mediterraneo provengono in misura sempre maggiore dall’Africa sub-sahariana piuttosto che dalle zone di guerra del Medio Oriente. I paesi di destinazione sono sempre più l’Italia e la Spagna, mentre i flussi attraverso Grecia e Balcani occidentali verso la Germania si sono ridotti, soprattutto a seguito dell’accordo UE-Turchia e l’imposizione di controlli più stringenti alle frontiere."
A causa del continuo flusso migratorio, la riuscita dell’integrazione è ovviamente un obiettivo fondamentale per i responsabili politici, che auspicano effetti positivi per la crescita nel lungo periodo, mentre cercano di mitigare gli scompensi causati dallo sconvolgimento nel mercato del lavoro e nella società in senso lato nel breve periodo.
Qui l’analisi della Goldman esamina in una prospettiva d’insieme i processi di integrazione, partendo da un primo confronto della capacità di gestire l’immigrazione in ciascun paese: “L’attenzione è posta soprattutto sull’Italia, paese divenuto meta principale dei flussi migratori trans-mediterranei e che il prossimo maggio si troverà di fronte alle elezioni politiche.” La Goldman ha anche aggiunto che il successo dell’integrazione è importante per le sue previsioni macroeconomiche sotto due punti di vista.
"Innanzitutto, la maggioranza dei flussi migratori verso la UE quest’anno si è concentrata al centro del Mediterraneo, in direzione dell’Italia. Il paese è però già sotto forte pressione economica e politica per via delle scarse finanze pubbliche, e per l’ascesa dei populismi a ridosso delle elezioni dell’anno prossimo."
Eppure, secondo la Goldman, il paese “designato” per accogliere la maggior parte dei migranti nel 2017 è proprio il meno adatto a farlo. Qui il riepilogo delle conclusioni:
- L’integrazione economica, misurata come rapporto tra i corrispondenti tassi di disoccupazione immigrati/nativi, risulta particolarmente bassa in Italia, Grecia, Spagna e Ungheria. Questi paesi hanno un alto tasso di disoccupazione diffuso tra la popolazione, ma il problema grava sugli immigrati in maniera sproporzionata. Per contro, l’UK ha il gap di disoccupazione immigrati/nativi più basso.
- L’integrazione sociale, stimata approssimativamente sulla base di informazioni sull’atteggiamento dei cittadini nei confronti dell’immigrazione, è minore nei paesi più colpiti dalla crisi migratoria. Mentre la crisi sembra alleggerirsi in paesi come la Grecia, in Italia si sta intensificando.
- L’efficacia delle politiche adottate, valutata da indagini indipendenti da parte dell’organizzazione MIPEX, è più bassa in Grecia e in Ungheria.
Vediamo adesso nel dettaglio, iniziando dall’integrazione economica:
"L’integrazione economica è qualificabile in termini di assimilazione nel mercato del lavoro. La figura 3 mostra il gap della disoccupazione immigrati/nativi per i migranti di prima e seconda generazione nei diversi paesi dell’UE. La differenza dei tassi di disoccupazione immigrati/nativi fornisce una prima stima generale dell'integrazione economica, ove l’assenza di un gap implica una piena integrazione. L’andamento delle variazioni di tale gap nelle generazioni successive è una misura dinamica del processo di integrazione: se il gap si riduce per i figli degli immigrati rispetto ai genitori, ciò indica che vi è integrazione nel corso delle generazioni. La figura 3 illustra quindi due maniere di comparare l’integrazione economica tra diversi paesi:
Se consideriamo gli istogrammi nel loro livello, possiamo confrontare i livelli di integrazione in ogni paese (per ogni generazione).
Se consideriamo la differenza intergenerazionale, possiamo confrontare il tasso di integrazione tra i paesi.
Spagna e Grecia hanno il livello più basso di integrazione, indicato dal più ampio gap immigrati/nativi. L’Italia e l’Ungheria hanno invece il più basso tasso di integrazione economica, con i migranti di seconda generazioni in condizioni mediamente peggiori dei loro genitori. Questi quattro paesi hanno anche i tassi di disoccupazione più alti tra la popolazione totale. Il punto è che, in questi paesi, la disoccupazione colpisce in modo sproporzionato la popolazione immigrata, e la seconda generazione chiaramente non riesce a recuperare lo svantaggio."
Di conseguenza, se si vuole sperare in un’integrazione economica dei rifugiati, l’Italia è l’ultimo paese in cui portarli. E che dire dell’integrazione sociale? La risposta è semplice:
"L’integrazione sociale si può stimare sulla base dell’attitudine dei cittadini verso l’immigrazione. È difficile misurare la coesione sociale, ma si può fare una stima approssimativa in base a certi tipi di informazioni ottenute nei sondaggi. Le indagini attuali si concentrano su due indicatori: la discriminazione contro i migranti e il grado di accettazione dei migranti da parte del paese ospitante. Consideriamo quest’ultimo. La figura 4 illustra l’opinione pubblica nella UE verso i nuovi immigrati, basata sull’Eurobarometro 2017.
Appare subito evidente come l’Ungheria sia il paese socialmente più ostile ai migranti, seguita da Italia e Grecia. In tutti questi paesi, l’ostilità dell’opinione pubblica è stata causata dalla crisi migratoria. Ma mentre i flussi di migranti verso Ungheria e Grecia hanno subito un rallentamento, in Italia stanno intensificandosi. Secondo il Ministero dell’Interno italiano, il numero di arrivi in Italia ha quasi superato il record annuale di 181.000 immigrati del 2016, ed i disordini diffusi in Libia hanno causato un incremento del 44% nel numero di richiedenti asilo che attraversano il Mediterraneo rispetto allo stesso periodo l’anno scorso."
Attualmente l’Italia - insieme all’Ungheria - sembra quindi la nazione più inospitale dell'Europa in relazione a due delle coordinate principali: economica e sociale. Vediamo adesso il contrario: quali sono i paesi europei con politiche più efficaci, uno degli indicatori della capacità di un governo di promuovere l’integrazione. Questa la risposta della Goldman:
"Il Migration Integration Policy Index (MIPEX) è un indicatore misurato dal Migration Policy Group e dal Barcelona Centre for International Affairs. Si ricava dall’analisi di una serie di settori di intervento politico per confrontare le modalità con cui i governi promuovono l’integrazione. La figura 5 mostra il punteggio complessivo attribuito da MIPEX a ciascun paese. Grecia e Ungheria sono le meno politicamente efficaci nell’integrazione dei migranti. Nel 2013 la Grecia ha approvato una legge che impedisce agli immigrati di votare alle elezioni nazionali, mentre l’abrogazione di leggi sulla cittadinanza per i nati sul territorio ha lasciato diversi bambini nati in Grecia in un limbo legislativo. L’Italia si piazza abbastanza bene rispetto a questo indicatore, e il MIPEX conferma che sono stati fatti i primi passi verso un’integrazione legale e l’uguaglianza dei diritti. Tuttavia permangono delle difficoltà su come tutto questo si possa realizzare in pratica; anche se molti immigrati di lunga data hanno trovato lavoro, si tratta spesso di lavori al di sotto del loro livello di qualifica.
Arriviamo così alla conclusione della Goldman su quale sia la nazione europea più adatta per accettare le migliaia di arrivi giornalieri: per farla breve - non è l’Italia, o, come dice la Goldman “Complessivamente, l’Italia ha una minore capacità di assorbimento dei migranti rispetto ad altri stati europei.”
"Sulla base degli indicatori presi in considerazione, l’Italia sembra il paese meno integrato economicamente e socialmente, nonostante risultati lievemente migliori rispetto alla media UE secondo il punteggio MIPEX per l’efficacia delle politiche. Le nostre conclusioni sono molto significative alla luce dell’incremento annuale dell’immigrazione verso l’Italia attraverso il Mediterraneo e delle fragili finanze pubbliche del paese. L’attuale gestione della crisi migratoria in Italia sarà inoltre un punto centrale durante le prossime elezioni politiche di maggio, soprattutto per il suo ruolo determinante sul sostegno di cui godono i partiti populisti di opposizione."
E nonostante la Goldman ribadisca il classico vecchio dogma per cui “l’arrivo di migranti in Italia potrebbe apportare benefici economici nel lungo periodo ed offre un modo per contrastare il problema demografico del paese (la popolazione italiana si è ridotta per il secondo anno consecutivo nel 2017)”, tuttavia essa non può esimersi dal riconoscere che “per poter sfruttare tali benefici è necessaria un’efficace integrazione economica e sociale”, precondizione abbastanza improbabile perché “le analisi evidenziano dubbi circa la capacità dell’Italia di raggiungere questo risultato e suggeriscono piuttosto l’approssimarsi di una ‘tempesta perfetta’ all’orizzonte.”
15/08/17
KTG - la Grecia e l'Italia sono tra i paesi con più lavoro schiavile nella UE
10/08/2017
L'Unione Europea nel 2017 ha registrato il maggior aumento al mondo della schiavitù, con l'arrivo di più di 100.000 migranti, molti dei quali estremamente vulnerabili allo sfruttamento, hanno affermato gli analisti giovedì. Grecia, Italia, Cipro, Romania e Bulgaria sono i paesi con il maggior lavoro schiavile dentro la UE.
Il rischio di lavoro schiavile nell'agricoltura, nelle costruzioni e in altri settori è aumentato in tutta la regione, con 20 dei 28 Stati membri dell'UE che hanno avuto un peggioramento rispetto al 2016 in un indice globale di schiavitù a cura della società di analisi britannica Verisk Maplecroft.
"La crisi dei migranti ha aumentato il rischio che episodi di schiavitù appaiano nelle catene di approvvigionamento di tutta Europa", ha dichiarato Sam Haynes, analista esperto di diritti umani di Verisk Maplecroft.
Secondo l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), globalmente ci sono 21 milioni di persone a lavoro forzato, compresi i bambini, in un business di 150 miliardi di dollari all'anno.
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L'indice, che ha valutato gli episodi di traffico di esseri umani o di schiavitù, nonché le leggi e l'applicazione delle leggi in 198 paesi, ha classificato la Romania, la Grecia, l'Italia, Cipro e la Bulgaria come i paesi con il maggior lavoro schiavile all'interno dell'UE.
Sono tutti paesi che fungono da punti chiave di accesso alla regione per i migranti, ha detto Verisk Maplecroft.
Secondo l'Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM), finora nel 2017 circa 115.000 migranti e rifugiati hanno raggiunto l'Europa via mare, con oltre l'80% che arriva in Italia.
Molti acconsentono a pagare grandi quantità di denaro per il viaggio e finiscono per lavorare praticamente in modo gratutio, intrappolati dai debiti dovuti agli agenti che li hanno portati attraverso il confine, ha dichiarato Alexandra Channer, analista di diritti umani di Verisk Maplecroft.
"Molti migranti illegali che entrano nell'UE sono così indebitati verso qualche banda di trafficanti di esseri umani o verso agenti senza scrupoli che non hanno speranza di ripagare quel costo", ha detto alla Fondazione Thomson Reuters.
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Le autorità locali stanno lottando per gestire efficacemente la questione della schiavitù a causa del gran numero di arrivi, ha aggiunto.
Globalmente, la Corea del Nord ha mantenuto il primo posto avendo il peggior record di lavoro schiavile, mentre, al di fuori dell'UE, la Turchia è quella che ha perso più terreno in classifica, scivolando nella categoria "ad alto rischio".
L'India è quella che è migliorata maggiormente, saltando dal 15° al 49° posto, mentre anche la Thailandia ha ottenuto notevoli risultati nella lotta alla schiavitù, passando dal 21° al 48° posto.
Tuttavia entrambi i paesi sono rimasti classificati a "rischio estremo" con gravi abusi segnalati nelle costruzioni, nelle fornaci di mattoni, nella produzione di indumenti, nella manifattura, nella produzione agricola, nella pesca e nella produzione di gomma, secondo l'analisi.
Channer ha dichiarato che l'indice mira ad aiutare le aziende a individuare i paesi più a rischio di lavoro schiavile.
09/08/17
La Germania inizia a rimandare i migranti indietro verso la Grecia
di Eszter Zalan, 07/08/2017
La Germania sta per rimandare indietro i richiedenti asilo alla Grecia, mettendo fine dopo cinque anni alla sospensione delle norme di asilo dell'UE sui trasferimenti causata dalle carenti condizioni di accoglienza.
Il ministro della migrazione greca Yiannis Mouzalas, parlando al canale televisivo televisivo tedesco ARD, in un programma la cui trasmissione è prevista giovedì 8 agosto, ha confermato che le autorità greche hanno ricevuto 392 domande.
Mouzalas ha dichiarato che Atene ha approvato il ritorno di un "piccolo numero" di richiedenti asilo dalla Germania e da altri paesi dell'UE.
La mossa avrebbe messo fine ad una sospensione di cinque anni della cosiddetta Convenzione di Dublino, che regola le norme di asilo dell'UE.
Per le regole della Convenzione, sono i paesi del blocco in cui gli individui extra-UE entrano per primi che devono esaminare la richiesta di asilo. Se il richiedente asilo ha viaggiato in altri paesi dell'UE, deve essere fatto tornare al loro primo punto di entrata.
Durante il picco dei flussi migratori nel 2015, centinaia di migliaia di persone si sono fatte strada verso la Germania e le altre nazioni dell'UE attraverso la Grecia, usufruendo dell'area di Schengen che non prevede l'uso di passaporti
I trasferimenti verso la Grecia riguarderanno solo i richiedenti asilo che sono arrivati in Germania e in altri paesi dell'UE da metà marzo di quest'anno, in linea con una raccomandazione emessa dalla Commissione europea il dicembre scorso.
La data esatta dei trasferimenti dipende dalle autorità greche.
I ritorni in Grecia sono stati sospesi dagli stati membri dell'UE nel 2011, in seguito a due sentenze della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (ECHR) e a un'altra della Corte di Giustizia Europea (ECJ), in parte a causa dell'insufficiente trattamento delle persone da parte delle autorità greche.
La Commissione dell'Unione Europea ha dichiarato lo scorso anno che i "ritorni di Dublino" in Grecia potrebbero iniziare a marzo, a condizione che gli stati membri dell'UE si prendano la loro quota stabilita di richiedenti asilo dalla Grecia nell'ambito del regime di quote.
Ma all'inizio di quest'anno, l'esecutivo dell'UE ha ritrattato, nonostante gli Stati membri non abbiano trasferito un numero significativo di richiedenti asilo dalla Grecia e dall'Italia.
Secondo le ultime cifre, solo 25.438 persone sono state trasferite delle 160.000 che gli Stati membri si sono impegnati ad prendere dalla Grecia e dall'Italia - i due principali paesi in prima linea.
"Ci sono state pressioni da parte di diversi paesi dell'UE per riprendere i "ritorni di Dublino". Capisco che i governi vogliono mostrare dei risultati ai loro elettori", ha detto Mouzalas.
A settembre, gli elettori tedeschi andranno a votare per le elezioni generali. Il cancelliere tedesco Angela Merkel, la cui politica di accoglienza nei confronti dei migranti è stata criticata, correrà per un quarto mandato.
Le dure condizioni nei centri di accoglienza greci sono state ripetutamente criticate.Sono anche scoppiati occasionalmente dei disordini a causa dei ritardi burocratici e delle cattive condizioni.
04/07/17
Ex primo ministro polacco: "La Polonia ha il 'diritto morale' a un risarcimento per la sua adesione alla UE
RT, 01 luglio 2017
L'ex primo ministro Jaroslaw Kaczynski, nonché leader di Legge e Giustizia (PiS), attuale partito di governo Polacco, ha detto che la Polonia ha il "diritto morale" di chiedere un risarcimento per le perdite subite durante la Seconda Guerra Mondiale, nonché per i danni economici che sono conseguiti al suo ingresso nell'Unione Europea.
"È importante ricordare ... ai nostri critici nei paesi dell'ovest che la Polonia è stato il primo paese che ha dovuto opporsi alla Germania nazista, e appena 17 giorni dopo è stata invasa da un altro totalitarismo genocidario: l'Unione Sovietica", ha detto Kaczynski nel suo discorso di sabato al congresso del partito.
Ha poi affermato che la Polonia non ha mai ricevuto alcun risarcimento per "il gigantesco danno dal quale ancora non si è ripresa", aggiungendo che il suo paese non ha mai rinunciato alla richiesta di risarcimento e ha il "diritto morale" a ottenerlo, e che "quelli che la pensano diversamente si sbagliano" - così ha riportato il notiziario d'affari polacco Forsal.pl
Ma Kaczynski non si è fermato qui e si è spinto a dire che l'Unione Europea dovrebbe dare a Varsavia un risarcimento anche per il fatto che quasi tutti i benefici derivati dall'ingresso nell'Unione sono stati in realtà raccolti dai paesi membri dell'Europa occidentale.
Kaczynski ha affermato che la Polonia ha aperto il suo mercato 12 anni fa, prima di entrare nella UE, come misura di pre-adesione, aggiungendo che "il lavoro polacco a basso costo ... ha dato beneficio anche alle economie occidentali".
"Per quanto riguarda l'utilizzo dei fondi europei, anch'essi sono andati a beneficio delle aziende [occidentali] e sono i loro rispettivi paesi che ne traggono profitto. Le aziende [occidentali] con sede in Polonia trasferiscono ogni anno decine di miliardi di złoty, senza versare imposte", ha detto Kaczynski.
Allo stesso tempo, il leader di PiS ha detto che "nessuno" può accusare il suo partito di essere anti-europeo, perché ha sostenuto l'ingresso della Polonia nella UE in occasione del referendum nazionale sul tema. Ha poi detto che il suo partito "apprezza i fondi europei" in quanto "finanziano vari tipi di investimenti" e contribuiscono a finanziare progetti nella sfera sociale.
Ha detto anche che la politica estera della Polonia è fondata su due "pilastri": la NATO e la UE.
Tornando al tema dei "diritti morali" della Polonia, Kaczynski ha detto che il suo paese ha il diritto di dire "no" all'idea di accettare rifugiati, perché la Polonia non ha nulla a che vedere con le cause della crisi dei rifugiati.
"Noi non abbiamo mai sfruttato i paesi da cui quei rifugiati si stanno muovendo per venire in Europa oggi, non abbiamo mai usato la loro forza lavoro, e non siamo stati noi a invitarli a venire in Europa. Abbiamo il pieno diritto morale di dire 'no' ", ha detto Kaczynski, secondo quanto riferito da Reuters.
Accogliere i rifugiati che secondo il programma di ricollocazione UE dovrebbero essere sistemati in Polonia, potrebbe creare "grossi problemi di sicurezza", che "non riguardano solo il terrorismo, ma anche la sicurezza della vita di tutti i giorni", ha detto.
"Non c'è nessuna ragione per la quale dovremmo abbassare radicalmente i nostri standard e la qualità di vita in Polonia", ha aggiunto Kaczynski, elencando i problemi che potrebbero sorgere dall'accettare la richiesta europea di ricollocazione dei rifugiati.
Al tempo stesso ha detto che la Polonia è pronta e disposta ad aiutare i rifugiati direttamente nei loro paesi di origine.
La Polonia è uno dei paesi che si sono sempre opposti ai piani UE di ricollocazione in tutta Europa degli oltre 100.000 migranti che hanno già raggiunto il continente. In totale circa 21.000 richiedenti asilo sono stati distribuiti nei paesi europei dall'inizio del programma di ricollocazione, di cui 14.000 provenienti dalla Grecia, e il resto dall'Italia.
La Polonia, però, non ha ancora accettato alcun rifugiato. In risposta all'ultima mossa della Commissione Europea, Varsavia ha detto che intende portare avanti la propria attuale politica di immigrazione e che non accetterà dunque la sua quota di rifugiati, che dovrebbe essere di 6.100 richiedenti asilo.
A metà giugno la Commissione Europea ha avviato un'azione legale contro la Polonia, l'Ungheria e la Repubblica Ceca, sulla base del fatto che questi paesi non avevano "intrapreso le azioni necessarie" per gestire migranti e rifugiati.
Per tutta risposta il vice-ministro degli esteri Konrad Szymanski ha dichiarato alla Polish Press Agency che il suo paese è pronto a difendere presso una corte europea il proprio diritto a non accogliere rifugiati.
16/06/17
NYT: Gli sforzi per salvare i migranti hanno avuto conseguenze inattese e fatali
di Stuart A. Thompson e Anjali Singhvi, 14 giugno 2017
Le strategie per salvare i migranti nel Mar Mediterraneo e interrompere le reti dei trafficanti di esseri umani hanno avuto conseguenze inattese e fatali, secondo i gruppi di assistenza che monitorano la crisi.
È un circolo vizioso disastroso: qualsiasi sforzo per ridurre la crisi dei migranti può diventare controproducente, perché i trafficanti escogitano in risposta delle strategie sempre più pericolose. Ecco come queste strategie hanno spinto i disperati migranti in situazioni ancora più disperate.
I trafficanti reagiscono agli sforzi di salvataggio
Sabato scorso, al largo della costa libica, i corpi di 10 migranti sono stati recuperati, e almeno altri 100 migranti sono risultati dispersi. Otto corpi sono stati ritrovati su un gommone gonfiabile nel Mar Mediterraneo, in una pericolosa area tra la Libia e l'Italia nota come rotta del Mediterraneo centrale. Ogni anno i gruppi di salvataggio pattugliano l'area e recuperano migliaia di migranti a rischio di annegamento.
Prima del 2014 i salvataggi avvenivano più vicino all'Italia, con le barche dei migranti che arrivavano a raggiungere le acque territoriali italiane. Nel 2014 molti salvataggi sono avvenuti in luoghi relativamente più a sud nel Mar Mediterraneo.
Nel 2015 i salvataggi si sono spinti sempre più vicino al versante libico del Mar Mediterraneo.
Più recentemente ancora i salvataggi hanno avuto luogo a ridosso delle acque territoriali libiche.
Il salvataggio dei migranti vicino alla costa libica ha salvato centinaia di persone in mare. Ma i critici dicono che questo ha introdotto un incentivo mortale che ha spinto ancora più migranti a rischiare il viaggio, e ancora più trafficanti a imbarcare persone.
"Migranti e rifugiati, incoraggiati dalle storie di quelli che in passato ce l'hanno fatta, tentano la pericolosa traversata perché sono consapevoli che otterranno assistenza umanitaria, e contano su di essa, per raggiungere l'Unione Europea", ha sostenuto un'analisi di rischio di Frontex, l'agenzia europea di guardia costiera e di confine.
I trafficanti utilizzano imbarcazioni sempre più fragili e a stento dotate del carburante sufficiente per uscire dal confine delle acque territoriali libiche. I conducenti possono poi togliere il motore dalla barca e ritornare indietro, verso la Libia, con un'altra imbarcazione, lasciando i migranti andare alla deriva fino a che non arrivano i salvataggi.
I gruppi che monitorano la crisi si aspettano che il bilancio delle vittime quest'anno superi quello dell'anno precedente. Finora è andata così per ogni singolo mese dell'anno, fino a tempi recenti. Nel maggio 2016 una serie di annegamenti nel giro di tre giorni hanno ucciso un totale di 700 persone.
Joel Millman, portavoce dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, ha messo in guardia dal concludere che la situazione sia migliorata.
"La situazione è molto più frammentata", ha detto, riferendosi al lento ma costante aumento degli annegamenti. "È molto più pericolosa. Stanno mettendo sempre più persone in imbarcazioni sempre più piccole".
Se le condizioni terribili della Libia e di altri paesi africani hanno avuto il ruolo maggiore nel motivare i migranti a fuggire [verso l'Europa], i gruppi coinvolti nei salvataggi hanno riconosciuto che i propri sforzi hanno finora contribuito ad accrescere il business dei trafficanti.
"Sappiamo che quello che stiamo facendo non è la soluzione", ha detto Stefano Argenziano, coordinatore delle operazioni sulle migrazioni per Medici Senza Frontiere, che dal 2015 recupera migranti a ridosso delle coste libiche. "Non è la fonte del problema, non è nemmeno la soluzione. È la pura e semplice necessità di salvare delle vite adesso, quando le vite sono in pericolo".
Nonostante le critiche, non è dimostrato che la riduzione degli sforzi di salvataggio potrebbe ridurre il numero dei morti. Dopo che l'Unione Europea ha smesso di finanziare i pattugliamenti italiani in mare e il programma di salvataggio Mare Nostrum, nel 2014, un numero record di persone ha tentato il viaggio, e un numero record di persone è annegato. Anche le Nazioni Unite sono a favore dell'aumento degli sforzi di salvataggio, affermando che altrimenti il bilancio delle vittime sarebbe ancora più elevato.
Se le barche vengono distrutte, i trafficanti ne usano di peggiori
I funzionari hanno iniziato a distruggere le barche di legno che venivano usate dai trafficanti, nella speranza di interrompere la loro rete criminale. Ma questa azione ha avuto effetti inattesi: i trafficanti hanno iniziato a usare gommoni gonfiabili, ancora più economici.
Il Consiglio Europeo ha iniziato nel 2015 ad affondare le barche, distruggendone da allora più di 400.
"L'avvio delle operazioni anti-trafficanti ha accelerato il ritmo del peggioramento delle barche che vengono usate" in termini di qualità e sicurezza, ha detto Argenziano.
I gommoni più economici utilizzati sono responsabili di un ulteriore aumento dei morti in mare, perché sono inadatti a lunghi viaggi e sono vulnerabili a perforazioni e rovesciamenti, secondo l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati.
Lunghe appena come due automobili berline messe in fila, queste imbarcazioni sono progettate per contenere circa 60 passeggeri. Ma Frontex ha visto oltre 150 persone su ciascuna imbarcazione. E questi numeri, secondo Europol, dal 2015 a oggi sono aumentati.
"Un gommone con 170 persone a bordo si può rovesciare nel giro di pochi secondi", ha detto Izabella Cooper, portavoce di Frontex. "E ci vogliono pochi secondi perché le persone anneghino. Molte persone che vengono dall'Africa non hanno nemmeno mai visto il mare nella loro vita".
Tutti concordano che la soluzione in definitiva sarebbe da trovarsi in Libia e nell'Africa profonda, dove il miglioramento delle condizioni e delle prospettive di vita eviterebbe che le persone si imbarcassero per intraprendere questi viaggi fatali.
I governi hanno considerato strategie che possano dissuadere i migranti dall'imbarcarsi, come un accordo tra l'Italia e la Guardia Costiera Libica affinché quest'ultima pattugli e recuperi i migranti prima che essi raggiungano le acque internazionali, per riportarli indietro.
"Non c'è dubbio che la situazione in Libia sia pessima, per migliaia e migliaia di stranieri e migranti", ha detto Federico Soda, direttore dell'Ufficio di Coordinazione per il Mediterraneo con l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni.
"È proprio tempo di cominciare a individuare delle politiche a lungo termine", ha aggiunto. "L'Africa e l'Europa saranno sempre vicine. Gli spostamenti di persone tra i due continenti saranno una realtà per tutto il prossimo decennio".
18/04/17
Nell'ultimo paese che l'America ha liberato da un "malvagio dittatore" oggi si commerciano apertamente gli schiavi
di Carey Wedler, 15 aprile 2017
È ben noto che l'intervento NATO a guida USA del 2011 in Libia, con lo scopo di rovesciare Muammar Gheddafi, ha portato ad un vuoto di potere che ha permesso a gruppi terroristici come l'ISIS di prendere piede nel paese.
Nonostante le conseguenze devastanti dell'invasione del 2011, l'Occidente è oggi lanciato sulla stessa traiettoria nei riguardi della Siria. Proprio come l'amministrazione Obama ha stroncato Gheddafi nel 2011, accusandolo di violazione dei diritti umani e insistendo che doveva essere rimosso dal potere al fine di proteggere il popolo libico, così l'amministrazione Trump sta oggi puntando il dito contro le politiche repressive di Bashar al-Assad in Siria e lanciando l'avvertimento che il suo regime è destinato a terminare presto — tutto ovviamente in nome della protezione dei civili siriani.
Ma mentre gli Stati Uniti e i loro alleati si dimostrano effettivamente incapaci di fornire una qualsiasi base legale a giustificazione dei loro recenti attacchi aerei — figurarsi poi fornire una qualsiasi evidenza concreta a dimostrazione del fatto che Assad sia effettivamente responsabile dei mortali attacchi chimici della scorsa settimana — emergono sempre più chiaramente i pericoli connessi all'invasione di un paese straniero e alla rimozione dei suoi leader politici.
Questa settimana abbiamo avuto nuove rivelazioni sugli effetti collaterali degli "interventi umanitari": la crescita del mercato degli schiavi.
Il Guardian ha riportato che sebbene "la violenza, l'estorsione e il lavoro in schiavitù" siano stati già in passato una realtà per le persone che transitavano attraverso la Libia, recentemente il commercio degli schiavi è aumentato. Oggi la compravendita di esseri umani come schiavi viene fatta apertamente, alla luce del sole.
"Gli ultimi report sul 'mercato degli schiavi' a cui sono sottoposti i migranti si possono aggiungere alla lunga lista di atrocità [che avvengono il Libia]" ha detto Mohammed Abdiker, capo delle operazioni di emergenza dell'International Office of Migration, un'organizzazione intergovernativa che promuove "migrazioni ordinate e più umane a beneficio di tutti", secondo il suo stesso sito web. "La situazione è tragica. Più l'IOM si impegna in Libia, più ci rendiamo conto come questo paese sia una valle di lacrime per troppi migranti."
Il paese nordafricano viene usato spesso come punto di uscita per i rifugiati che arrivano da altre parti del continente. Ma da quando Gheddafi è stato rovesciato nel 2011 "il paese, che è ampio e poco densamente popolato, è piombato nel caos della violenza, e i migranti, che hanno poco denaro e di solito sono privi di documenti, sono particolarmente vulnerabili", ha spiegato il Guardian.
Un sopravvissuto del Senegal ha raccontato che stava attraversando la Libia, proveniendo dal Niger, assieme ad un gruppo di altri migranti che cercavano di scappare dai loro paesi di origine. Avevano pagato un trafficante perché li trasportasse in autobus fino alla costa, dove avrebbero corso il rischio di imbarcarsi per l'Europa. Ma anziché portarli sulla costa il trafficante li ha condotti in un'area polverosa presso la cittadina libica di Sabha. Secondo quanto riportato da Livia Manente, la funzionaria dell'IOM che intervista i sopravvissuti, "il loro autista gli ha detto all'improvviso che gli intermediari non gli avevano passato i pagamenti dovuti e ha messo i passeggeri in vendita". La Manente ha anche dichiarato:
"Molti altri migranti hanno confermato questa storia, descrivendo indipendentemente [l'uno dall'altro] i vari mercati degli schiavi e le diverse prigioni private che si trovano in tutta la Libia", aggiungendo che la OIM-Italia ha confermato di aver raccolto simili testimonianze anche dai migranti nell'Italia del sud.
Il sopravvissuto senegalese ha detto di essere stato portato in una prigione improvvisata che, come nota il Guardian, è cosa comune in Libia.
"I detenuti all'interno sono costretti a lavorare senza paga, o in cambio di magre razioni di cibo, e i loro carcerieri telefonano regolarmente alle famiglie a casa chiedendo un riscatto. Il suo carceriere chiese 300.000 franchi CFA (circa 450 euro), poi lo vendette a un'altra prigione più grossa dove la richiesta di riscatto raddoppiò senza spiegazioni".
Quando i migranti sono detenuti troppo a lungo senza che il riscatto venga pagato, vengono portati via e uccisi. "Alcuni deperiscono per la scarsità delle razioni e le condizioni igieniche miserabili, muoiono di fame o di malattie, ma il loro numero complessivo non diminuisce mai", riporta il Guardian.
"Se il numero di migranti scende perché qualcuno muore o viene riscattato, i rapitori vanno al mercato e ne comprano degli altri", ha detto Manente.
Giuseppe Loprete, capo della missione IOM del Niger, ha confermato questi inquietanti resoconti. "È assolutamente chiaro che loro si vedono trattati come schiavi", ha detto. Loprete ha gestito il rimpatrio di 1500 migranti nei soli primi tre mesi dell'anno, e teme che molte altre storie e incidenti del genere emergeranno man mano che altri migranti torneranno dalla Libia.
"Le condizioni stanno peggiorando in Libia, penso che ci possiamo aspettare molti altri casi nei mesi a venire", ha aggiunto.
Ora, mentre il governo degli Stati Uniti sta insistendo nell'idea che un cambio di regime in Siria sia la soluzione giusta per risolvere le molte crisi di quel paese, è sempre più evidente che la cacciata dei dittatori — per quanto detestabili possano essere — non è una soluzione efficace. Rovesciare Saddam Hussein non ha portato solo alla morte di molti civili e alla radicalizzazione della società, ma anche all'ascesa dell'ISIS.
Mentre la Libia, che un tempo era un modello di stabilità nella regione, continua a precipitare nel baratro in cui l'ha gettata "l'intervento umanitario" dell'Occidente – e gli esseri umani vengono trascinati nel nuovo mercato della schiavitù, e gli stupri e i rapimenti affliggono la popolazione – è sempre più ovvio che altre guerre non faranno altro che provocare ulteriori inimmaginabili sofferenze.
25/03/17
Boom di immigrazione di africani in Italia, con l’aiuto delle ONG e della politica delle “frontiere aperte”
22 marzo 2017
Lo scorso gennaio, abbiamo visto (1) come le ONG (Organizzazioni Non Governative, NdVdE), in collaborazione con il Governo italiano, hanno continuato a trasportare immigrati dalle coste della Libia all’Italia, e come questo abbia condotto a uno sfruttamento degli immigrati nelle aziende agricole italiane e nel business della prostituzione, in collusione col crimine organizzato.
I primi dati disponibili, relativi all’inizio del 2017, mostrano che l’affare è in pieno boom: si registra un aumento del 57% rispetto ai primi mesi del 2016, aumento che diventa dell’81% se consideriamo l’intero periodo invernale (2), mentre la percentuale degli immigrati trasportati dalle navi delle ONG è passata dal 5% al 40% nel 2016, passando a più della metà del totale negli ultimi mesi (3). In pratica, nel Mediterraneo le ONG si stanno sostituendo ai trafficanti di persone.
Il quotidiano italiano "Il Giornale" è riuscito ad infiltrarsi nel business dei trafficanti, e ha confermato il ruolo attivo delle ONG: i trafficanti ricevono tra i 2.600 e i 3.200 dollari per organizzare le spedizioni umane da Libia, Tunisia, Egitto e Siria; imbarcano circa 45 persone per ogni nave e percorrono solo poche miglia, dopo di che i migranti vengono presi in carico dalle “missioni umanitarie” (4). Per i trafficanti questo significa poco lavoro e molto profitto, mentre le ONG ottengono la gratificazione personale di aver aiutato i migranti a realizzare il loro sogno di sbarcare in Europa. Le autorità italiane stanno attualmente condicendo indagini sul ruolo delle ONG, dato che trasportare persone attraverso i confini nazionali senza autorizzazione, anche se non a scopo di lucro, potrebbe costituire un atto illegale (5). I dati definitivi del 2016 rivelano che 180.000 immigrati hanno messo piede sul suolo italiano, con un tasso di respingimento di 60 (6), la qual cosa, comunque, non significa che son stati rimpatriati. In febbraio il Primo Ministro ad interim Paolo Gentiloni ha firmato un accordo con le autorità libiche per gestire gli afflussi (7), tuttavia le attività delle ONG non cadono sotto questi accordi. Frontex e il Commissario Europeo Dimitris Avramopoulos dicono che il rimpatrio degli immigrati illegali dovrebbe essere accelerato (8), il che non significa che l’obiettivo della Commissione europea sia di fermare l’afflusso: vogliono solo trasformare l’immigrazione caotica in un trasferimento organizzato di massa della popolazione: a marzo, in una conferenza a Ginevra (Svizzera), Avramopoulos stesso ha ammesso che l’obiettivo è di creare centri di smistamento sulle coste africane, da cui i migranti possano cercare lavoro e un futuro in Europa, così da accogliere fino a 6 milioni di persone nei prossimi anni per compensare il declino demografico europeo (9).
Un recente rapporto, apparso sul quotidiano tedesco Die Welt, ha dato ulteriori indicazioni sulla reale posizione dei leader europei: l’accordo stretto dalla Cancelliera Merkel, dal Primo Ministro Olandese Rutte e dal Presidente turco Erdogan riguardo i rifugiati siriani include una clausola precedentemente secretata circa il trasferimento annuale in Europa di 150.000 – 300.000 persone cosiddette rifugiate dalla Turchia all’Europa (10).
La logica economica dietro la politica delle “frontiere aperte”, come l’ha definita il Commissario al Commercio Cecilia Malmstrom (11), è di fornire lavoratori a basso costo alle aziende europee e rispondere alla scarsità di forza lavoro causata dalla popolazione che invecchia. Tuttavia, recenti ricerche hanno rivelato che questa logica è errata: il livello sempre più alto di automazione ha provocato la sparizione dei lavori che richiedono basse competenze (12). Per esempio, un tipico lavoro fatto da immigrati con basso livello di competenze, ossia il tassista, si trova ormai sull’orlo dell’estinzione, dovendo affrontare la concorrenza del trasporto privato di Uber e nel prossimo futuro delle macchine con auto pilota. I piani di migrazione di massa della Commissione europea sembrano quindi mal progettati e probabilmente finiranno per mettere milioni di persone del terzo mondo sotto la permanente dipendenza dallo stato sociale europeo, già oggi pesantemente a corto di risorse. I dati OCSE confermano che nella maggior parte dei paesi OCSE, in particolare in quelli che affrontano grossi afflussi di stranieri, come la Francia, la Germania, il Belgio, l’Olanda o l’Italia, la disoccupazione tra gli stranieri è più alta (quasi il doppio in alcuni casi, e anche di più) che tra gli autoctoni (13).
Peter Sutherland, Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite per la Migrazione e i Rifugiati, autore di un articolo sull’immigrazione (14) con il già citato Commissario Malmstrom (al tempo responsabile degli Affari Interni, inclusa l’immigrazione), aggiunge un’altra logica economica alle frontiere aperte: L’Unione europea dovrebbe fare del suo meglio per indebolire l’identità nazionale in Europa (15), al fine di promuovere la crescita economica. Questa argomentazione è anti-storica, dato che le nazioni europee hanno raggiunto il picco del loro sviluppo tecnologico, politico ed economico, prima lasciandosi dietro il resto del mondo e poi conquistandolo, proprio nell’era degli Stati-Nazione, mentre da quando hanno adottato la politica delle frontiere aperte sono in costante declino. Un’ultima argomentazione che viene spesso avanzata, anche dal probabile futuro Presidente francese Emmanuel Macron, è che la migrazione di massa non può essere arrestata (16). Tuttavia, la semplice applicazione della legge messa in atto dall’amministrazione Trump negli Stati Uniti, inclusa la deportazione degli immigrati illegali, nei primi mesi del 2017 ha portato alla riduzione del 40% degli sconfinamenti illegali (17). Sembra quindi che i flussi migratori dipendono dalla volontà dei governi occidentali. Quando i governi, incluso quello italiano, scelgono la politica delle frontiere aperte e della migrazione di massa, i canali di migrazione proliferano e le persone arrivano, legalmente o illegalmente. Quando i governi scelgono l’applicazione della legge, come negli Stati Uniti, gli afflussi vengono ridotti drasticamente.
Nel frattempo, in Italia si prepara la guerra tra poveri: dopo aver sentito che il Governo italiano aveva assegnato 10 abitazioni alle cooperative che gestiscono il business degli immigrati a Taranto, nel mezzogiorno, i cittadini si sono rivoltati, hanno occupato gli edifici e ci hanno installato famiglie italiane in stato di bisogno (18). Altrove, a Caserta, un reporter televisivo che cercava di filmare un documentario sull’enorme mercato illegale di merci contraffatte gestito da immigrati, è stato inseguito e picchiato dagli immigrati stessi (19).
Riferimenti
15/03/17
QED: La Turchia dice che "L’accordo sugli immigrati è saltato", potrebbe far arrivare in Europa milioni di rifugiati
Di ZeroHedge, 14 marzo 2017
Come abbiamo fatto notare poco fa, la guerra colpo su colpo tra Turchia e Olanda ha ricominciato a infuocarsi, con il vice Primo Ministro turco Numan Kurtulmus che da Ankara ha dichiarato che “i politici europei sono influenzati dal fascismo e dal neonazismo” e che di conseguenza la Turchia sospenderà gli incontri diplomatici di alto livello e cancellerà tutti i permessi di volo ai politici olandesi.
Nell’ambito della sua indignata risposta, la Turchia ha detto di voler imporre divieti di ingresso ai diplomatici olandesi e di voler congelare tutte le discussioni politiche di alto livello con l’Olanda, in seguito alla decisione del governo olandese di impedire a due ministri turchi di fare propaganda politica (per il prossimo referendum turco NdVdE) in Olanda. Durante una conferenza stampa tenuta a seguito della riunione di gabinetto settimanale, Kurtulmus ha dichiarato che Ankara chiuderà il proprio spazio aereo ai diplomatici olandesi fino a quando l’Olanda non accoglierà le richieste turche, secondo l’agenzia AP.
Kurtulmus ha anche affermato che all’ambasciatore olandese in Turchia, che quando ha avuto inizio la crisi diplomatica era in viaggio, non sarà permesso di riprendere il suo posto, e ha detto che il governo turco pensa di suggerire al parlamento di ritirarsi da un’iniziativa per l'amicizia turco-olandese.
Non è chiaro che cosa significhi questa improvvisa escalation in termini di legami economici tra le due nazioni: ricordiamo che gli investimenti diretti olandesi in Turchia ammontano a 22 miliardi di dollari, il che fa dell’Olanda la più grande fonte di investimenti esteri, con una quota del 16% sul totale. Inoltre, l’export turco in Olanda valeva 3,6 miliardi di dollari nel 2016, il che significa che l’Olanda è la decima destinazione principale per le merci turche, secondo l’ufficio statistico turco. La Turchia ha importato tre miliardi di dollari di beni olandesi nel 2016. Se lo scontro diplomatico dovesse tradursi in un collasso dei rapporti commerciali, la Turchia entrerebbe quasi certamente in recessione.
Kurtulmus ha dichiarato che le sanzioni politiche verranno applicate finché l’Olanda non rivederà le sue posizioni. Ha detto che “C'è una crisi, e molto profonda. Non siamo stati noi a causarla né a spingerla a questo stadio”.
Tuttavia lo sviluppo più preoccupante, che potrebbe anche influenzare l’esito delle elezioni olandesi che si terranno tra meno di due giorni, è che per alzare ulteriormente il tiro in direzione della Merkel Kurtulmus ha dichiarato che siccome “l’Europa non ha mantenuto le sue promesse riguardo l’accordo sugli immigrati, per quel che ci riguarda quell’accordo è saltato”.
Ciò significa che, un anno dopo aver ricevuto tre miliardi di dollari per l’accordo sugli immigrati, la Turchia lo ha appena ripudiato, e il prossimo passo sarebbe quello di inondare l’Europa con i rifugiati al momento trattenuti dentro i confini turchi. Dal momento che, secondo alcune stime, la Turchia attualmente ospita più di due milioni di potenziali immigrati, la situazione europea dei rifugiati sta per peggiorare moltissimo, e di conseguenza l'appoggio alle organizzazioni politiche anti-immigrazione è destinato a crescere in tutto il continente.
17/01/17
La Germania attacca Trump: "Gli americani pensino a costruire automobili migliori" e "la crisi dei rifugiati l'hanno causata loro"
di Zero Hedge, 16 gennaio 2017
Una Berlino infuriata ha risposto con una strenua difesa delle proprie politiche alle critiche mosse dal presidente eletto Donald Trump verso la cancelliera tedesca Angela Merkel in due distinte interviste rilasciate domenica, una al tedesco Bild e l'altra al Sunday Times. Le critiche riguardavano in particolare la crisi dei rifugiati e la minaccia di un dazio al 35% sulle automobili BMW esportate dalla Germania verso gli USA.
Il vicecancelliere tedesco e ministro dell'economia, Sigmar Gabriel, ha detto stamattina [lunedì] che una tassa sulle importazioni dalla Germania comporterebbe un "amaro risveglio" delle case automobilistiche americane, dato che queste si affidano alla catena di approvvigionamento transatlantica. "Credo che le maggiori fabbriche BMW si trovino già negli USA, a Spartanburg [in Sud Carolina]", ha detto Gabriel, leader del partito Socialdemocratico tedesco, al Bild in una video-intervista.
"L'industria automobilistica americana avrebbe un brutto risveglio se le componenti che non sono costruite direttamente negli USA dovessero subire un dazio di importazione al 35%. Credo che questo renderebbe l'industria automobilistica americana più debole, peggiore e, soprattutto, meno conveniente". Gabriel ha aggiunto che "vuole aspettare di vedere cosa il Congresso americano abbia da dire in proposito, dato che è per lo più composto da gente contraria a Trump"; così ha riportato il Guardian.
Nella sua intervista al Bild e al Times, il presidente eletto ha indicato che intende riallineare un rapporto commerciale "sbilanciato" in fatto di automobili tra la Germania e gli Stati Uniti. "Se scendete nella Fifth Avenue hanno tutti la Mercedes Benz di fronte a casa, non vi pare?" ha detto. "Quante Chevrolets vedete se girate in Germania? Non molte, forse neanche una ... è un rapporto a senso unico".
Quando gli è stato chiesto cosa dovrebbe fare Trump per spingere i consumatori tedeschi a comprare più automobili americane, Gabriel ha dato un semplice consiglio: "Che pensi a costruire automobili migliori."
L'intervista rilasciata da Trump ha avuto un effetto negativo sulle azioni di BMW, Daimler e Volkswagen, che lunedì mattina, dopo i commenti del presidente eletto, sono tutte cadute. Le azioni BMW sono scese dello 0,85%, quelle Daimler dell'1,54% e quelle Volkswagen dell'1,07% sulla Borsa di Francoforte. La ragione dello sfogo di Trump sui giganti automobilistici tedeschi è che tutte e tre queste case automobilistiche hanno investito fortemente nelle fabbriche in Messico, dove i costi di produzione sono inferiori che negli USA, avendo però l'intenzione di esportare gli autoveicoli sul mercato americano. Questa è stata una mossa apertamente disapprovata da Trump.
Nel frattempo una portavoce di BMW ha detto che lo stabilimento del gruppo BMW nella città messicana di San Luis Potosi inizierà a costruire auto BMW Serie 3 a partire dal 2019, con una produzione destinata al mercato mondiale. Lo stabilimento in Messico si aggiungerebbe alle strutture di produzione Serie 3 attualmente già presenti nella stessa Germania e in Cina.
* * *
Rispondendo ai commenti di Trump sul fatto che la Merkel abbia fatto "un errore assolutamente catastrofico nel lasciare che tutti quegli immigrati illegali entrino nel paese", Gabriel ha detto che l'aumento delle persone che fuggono dal Medio Oriente per cercare asilo in Europa è in parte dovuto alle guerre condotte dagli Stati Uniti, che hanno destabilizzato quella regione geografica.
Nella sua critica alla politica estera americana - e con ciò anche all'amministrazione Obama, per non parlare di Hillary Clinton, una cara amica di Angela Merkel - come colpevole della crisi dei rifugiati in Europa, Gabriel ha detto che "c'è un collegamento tra la politica interventista degli Stati Uniti, soprattutto nella guerra in Iraq, e la crisi dei rifugiati, ed è per questo che il mio consiglio è di non stare a criticarsi a vicenda su cosa abbiamo fatto di giusto o sbagliato, ma di sforzarsi di ristabilire la pace in quella regione e fare tutto il possibile perché le persone tornino ad avere una casa in quei luoghi".
"In quell'area la Germania e l'Europa stanno già ottenendo dei risultati enormi - ed è per questo che ritengo anche sbagliato stare a parlare di spese per la difesa, ora che Trump sta dicendo che spendiamo troppo poco per il finanziamento della NATO. Stiamo dando dei contributi finanziari enormi per proteggere i rifugiati in quella regione, per una situazione che è anche il risultato della politica interventista degli Stati Uniti".
Gabriel, che probabilmente sarà il candidato del centro-sinistra che sfiderà la Merkel nelle elezioni federali tedesche di settembre, ha detto che l'elezione di Trump dovrebbe incoraggiare gli europei a badare a se stessi.
"Da un lato Trump è il presidente eletto. Quando sarà in carica dovremo lavorare con lui e il suo governo - lo richiede il rispetto per l'esito di una elezione democratica", ha detto Gabriel. "Dall'altro lato dobbiamo avere più fiducia in noi stessi. Non dico che siamo sottomessi. Dico che riguardo le sue affermazioni sul commercio, sul modo di trattare l'industria automobilistica tedesca, sulla questione della NATO, sulla sua visione dell'Unione Europea - tutto questo richiede da parte nostra una maggiore fiducia in noi stessi, non solo a nome di noi tedeschi, ma di tutti gli europei. Noi non siamo inferiori a lui, anche noi abbiamo qualcosa da portare al tavolo delle trattative.
"Soprattutto in questa fase nella quale l'Europa è piuttosto debole, dobbiamo stringerci assieme e agire con fiducia in noi stessi, per difendere i nostri interessi."
Sebbene la Merkel debba ancora rispondere direttamente alle affermazioni di Trump e durante una conferenza stampa col primo ministro neozelandese Bill English abbia rifiutato di commentare l'intervista, dicendo che aspetterà fino all'inaugurazione di Trump, e solo allora vedrà come programmare il lavoro con lui a tutti i livelli di governo, il suo portavoce, Steffen Seibert, ha detto che la cancelliera ha letto l'intervista di Trump "con interesse", ma ha rifiutato di commentare più in dettaglio fino a che il presidente eletto non avrà prestato giuramento.
"Stiamo aspettando che il presidente Trump inizi il suo mandato e allora lavoreremo con il suo nuovo governo", ha detto Seibert, aggiungendo che "[quelle di Trump] sono affermazioni molto chiare sulla posizione del nuovo presidente americano, ma anche le posizioni della cancelliera tedesca su molte di queste questioni sono altrettanto chiare".
Martin Schäfer, portavoce del ministero degli esteri tedesco, ha rifiutato l'etichetta data da Trump alla UE come "veicolo della Germania". Ha detto: "Per il governo tedesco l'Europa non è mai stata un mezzo, ma un fine, una comunità di destini che, nel momento in cui il vecchio ordine sta crollando, è più che mai importante."
Il ministero degli esteri ha anche rifiutato le critiche di Trump secondo cui la creazione di una "zona di sicurezza" in Siria sarebbe stata molto più conveniente che accettare tutti i rifugiati provenienti da un paese devastato dalla guerra. "Ciò che una tale zona di sicurezza significa esattamente va al di là della mia comprensione, e dovrebbe essere spiegato meglio", ha detto Schäfer, aggiungendo che non c'è comunque abbastanza volontà della comunità internazionale per prestare un supporto militare in Siria finalizzato alla creazione di una "no-fly zone".
* * *
La Germania non è stato l'unico paese scontento delle affermazioni di Trump. Pierre Moscovici, commissario europeo agli affari economici, ha trovato altresì sbagliate le affermazioni di Trump sul fatto che altri paesi europei dovrebbero seguire le orme della Gran Bretagna e uscire dalla UE.
"Non sono preoccupato, penso che l'idea che la Brexit possa essere contagiosa è una fantasia, un fantasma", ha detto Moscovici ai reporter a Parigi. "La Brexit non è una gran cosa", ha detto, ammonendo Trump che i commenti in favore di una disintegrazione della UE non sono un buon inizio per le nuove relazioni transatlantiche.
* * *
Eppure, mentre la Germania e Bruxelles sono così scontente delle critiche di Trump, Mosca è deliziata. Di certo le note di Trump sulla NATO sono state accolte più favorevolmente a Mosca, dove Dmitry Peskov, portavoce del presidente russo Vladimir Putin, si è detto d'accordo col presidente eletto sul fatto che l'alleanza atlantica è "obsoleta".
"Dato che la NATO è stata fatta nell'ottica di uno scontro, tutte le sue strutture sono dedicate a questo ideale di scontro. Non la si può chiamare un'organizzazione moderna orientata alle idee di stabilità, crescita e sicurezza", ha detto.
Ma le considerazioni di Trump sul fatto che gli USA dovrebbero rimuovere le sanzioni alla Russia in cambio di un accordo per ridurre gli arsenali nucleari hanno avuto una reazione più tiepida. Peskov ha detto che la Russia non ha condotto trattative particolari con gli USA per una riduzione degli arsenali nucleari, e che la cancellazione delle sanzioni non è un obiettivo politico per la Russia. "Non è stata la Russia a iniziare a introdurre queste sanzioni, e la Russia, come ha sottolineato il presidente Putin, non ha intenzione di sollevare la questione di queste sanzioni nei suoi contatti con l'estero", ha detto.
Lo scorso mese, in risposta a simili commenti di Trump, Putin ha detto che la Russia deve potenziare le sue forze nucleari strategiche. Leonid Slutsky, un parlamentare russo, ha detto che "non intende mettere in collegamento le due questioni e fare della cancellazione delle sanzioni un punto di trattative per un'area così delicata come quella della sicurezza nucleare". Konstantin Kosachyov, capo della commissione per gli affari esteri del senato russo, ha detto che la cancellazione delle sanzioni "non è assolutamente un fine in sé per la Russia".
"Non è nemmeno un obiettivo strategico per il quale vogliamo sacrificare qualcosa, specialmente nella sfera della sicurezza", ha detto all'agenzia di stampa RIA Novosti. "Pensiamo [che le sanzioni] siano un cattivo lascito del presidente uscente e che debbano solo diventare storia passata."
05/01/17
ZH: Perché il governo italiano non riesce a risolvere il problema dei trafficanti di immigrati? Perché non vuole farlo
da ZeroHedge, 2 gennaio 2017
Lo stato di diritto viene spesso evocato come uno dei valori occidentali che i movimenti "populisti" vogliono distruggere, eppure sull'immigrazione la classe dirigente al governo ha già da tempo sospeso quello stesso stato di diritto. L'esempio più evidente è la politica di immigrazione iniziata dal governo Letta nel 2013 e proseguita poi sotto il governo Renzi. Nell'ottobre 2013 il governo Letta, trovandosi ad affrontare ondate di profughi in fuga dalla Libia per il caos provocato dalla primavera araba sostenuta dall’occidente - che più tardi si è rivelata niente più che un’insurrezione di gruppi radicali islamici - lanciò l'operazione "Mare Nostrum", che consisteva nell'utilizzo della Marina italiana vicino alle acque libiche in operazioni di salvataggio dei rifugiati dalle coste africane.
Per quanto nobile potesse essere la motivazione, un effetto collaterale dell'operazione è stato quello di incoraggiare sempre più persone ad intraprendere viaggi via mare, perché ormai erano certe che la Marina italiana le avrebbe salvate (1). Il risultato è stato un aumento del 224% del numero di imbarcazioni in partenza dalla Libia, che si è tradotto in un costo medio di quasi 10 milioni di euro al mese per il governo italiano (1).
Nel novembre 2014 Mare Nostrum è stato sostituito dall’operazione Triton, finanziata e coordinata dall'Ue, che copre una parte più piccola del Mediterraneo, al costo di 3 milioni di euro al mese. La ragione ufficiale per l'operazione Triton è il controllo delle frontiere, tuttavia, se guardiamo i fatti, l'obiettivo dell'operazione è semplicemente quello di portare in Italia quante più persone possibile, indipendentemente se siano rifugiati, migranti economici, legali o illegali. Da allora i canali del contrabbando di persone, invece di essere fermati, si sono moltiplicati.
Una pratica consolidata, a partire dall'operazione Mare Nostrum e poi continuata sotto Triton, è che i contrabbandieri lanciano un segnale di soccorso ai mezzi della Marina in perlustrazione e richiedono assistenza. Intanto le ONG, che perseguono le politiche delle "frontiere aperte", li aiutano, assistendo chiunque - legali, illegali, rifugiati - voglia raggiungere l'Europa (2) (3) (4).
La Commissione europea, responsabile di Frontex, e che segue i controlli alle frontiere, ha una chiara opinione in materia. Il Commissario per gli affari interni, la Migrazione e la Cittadinanza - Dimitris Avramopoulos - ha dichiarato: "un altro elemento importante che è emerso con forza dalle discussioni sulla lotta al contrabbando è che le ONG – e le autorità locali e regionali – che forniscono assistenza ai migranti clandestini non dovranno essere criminalizzate. Sono pienamente d'accordo, naturalmente, come sono anche d'accordo sulla necessità di tutelare i diritti fondamentali di coloro che vengono introdotti clandestinamente. Quelli che dobbiamo punire sono i contrabbandieri!" (5)
Punire i contrabbandieri, a meno che non facciano parte delle ONG, significa che il problema non può essere e non sarà risolto, perché le ONG saranno sempre libere di contrabbandare i migranti. Con ciò si porta avanti una tradizione ben consolidata; durante il governo Monti nel 2011-12 fu creato un Ministero per l'Integrazione e assegnato ad Andrea Riccardi della "Comunità di Sant'Egidio", una famosa ONG italiana favorevole alle frontiere aperte. La "Comunità di Sant'Egidio" gestisce progetti come i "Corridoi umanitari". Il progetto finanzia un itinerario alternativo per portare la gente in Italia. Andrea Riccardi ha detto ai media francesi di essere convinto che l'Europa deve aprire le sue frontiere.(6)
Il Ministero è stato poi assegnato a Cecile Kyenge, una donna di colore nata nella Repubblica democratica del Congo, che si è data come obiettivo quello di ridurre drasticamente i requisiti per l'acquisto della cittadinanza italiana. La Kyenge propone una legge che darebbe la cittadinanza ai figli degli immigrati a condizione di esser nati sul suolo italiano. Sotto Renzi, il ministero è stato ridotto a un dipartimento all'interno del Ministero per gli Affari Interni e consegnato a Mario Morcone, ancora una volta affiliato alla "Comunità di Sant'Egidio".
Cosa succede una volta che i migranti di tutti i tipi raggiungono il suolo italiano? Vengono inviati ai centri per i profughi, dove possono chiedere lo status di rifugiati. Va fatto notare che l’Italia ha da tempo esaurito i posti per i richiedenti asilo, e così il governo sta pagando alberghi, ostelli o cittadini in generale per ospitare le persone.
Una pratica comune per coloro che sanno che la loro domanda verrà respinta, è di distruggere i loro documenti in anticipo (7), in questo modo il tempo necessario per identificarli aumenta in modo esponenziale. L'esperienza ha dimostrato che i centri alla fine diventano sovraffollati, il che offre l'occasione ai migranti di organizzare una rivolta, distruggere parte dei centri e infine fuggire e diventare illegali. (8) (9) (10) (11) (12) Se invece non scappano e la loro domanda viene rigettata, vengono espulsi. L’espulsione tuttavia è volontaria e i dati mostrano che solo il 50% circa dei migranti espulsi se ne va davvero, probabilmente in un altro paese Ue-Schengen, mentre gli altri diventano clandestini.
Come ha dimostrato lo scandalo Mafia Capitale (13), una collusione tra i membri del Partito Democratico al governo che controllano le istituzioni statali italiane dell'immigrazione tra cui i centri profughi, le ONG e il crimine organizzato, assicura che i migranti siano impiegati a spese dei contribuenti italiani e per una paga oraria insignificante, in modo da garantire ingenti profitti illegali al racket. Una famigerata frase di un membro della criminalità organizzata, che spesso viene citata, ha rivelato che l'immigrazione è al momento un business più redditizio del traffico di droga.
"Hai idea di quanto guadagno con questi immigrati?" ha detto Salvatore Buzzi, un affiliato della mafia, in un'intercettazione di 1.200 pagine ad inizio 2013. "Il traffico di droga non è così proficuo". "Abbiamo chiuso quest'anno con un fatturato di 40 milioni, ma... i nostri profitti vengono tutti dagli zingari (ROM), dall'emergenza abitativa e dagli immigrati" ha detto Buzzi. Questo nel 2013, quando erano arrivati in Italia 20.000 immigrati. Nel 2016 ne sono arrivati 180.000.
Politici corrotti come Giuseppe Castiglione (NCD, partner di governo del Partito Democratico), che lavora per il Ministero degli Interni con la missione ufficiale di "favorire l'integrazione delle persone bisognose di protezione internazionale”, in realtà si adoperano per trarre profitto dalla crisi.
Le attività illegali associate spaziano dall’assegnazione della costruzione dei centri per i rifugiati alle cooperative legate al PD in cambio di tangenti, al trasferimento dei richiedenti asilo e dei clandestini nelle campagne italiane per impiegarli in agricoltura con salari da 1 a 3 euro all'ora. Per quel che riguarda le donne, gli immigrati stessi organizzano giri di prostituzione nei centri profughi o le vendono perché lavorino lungo le strade italiane. (14)
L’immigrazione è una storia di attuazione volontariamente lassista dello stato di diritto, di contrabbando, di disonestà, di schiavitù e, in definitiva, di distruzione dell'Europa.
Riferimenti
- Immigrazione: il flop di Mare Nostrum, Il Sole 24 Ore
- Colte in flagrante: le ONG sono parte del traffico di migranti, Gefira
- L’armata delle ONG che opera sulle coste della Libia, Gefira
- Gli americani di MOAS traghettano migranti in Europa, Gefira
- Come potrebbe essere più efficace l’azione della UE contro i trafficanti di migranti? European Commission
- Andrea Riccardi, un’anima per l’Europa, Lavie
- Stabilire l’identità per la protezione internazionale, European Migration Network
- Migranti, in 40 fuggono dall’hotel nel Sulcis e bloccano la Statale, Corriere
- Rivolta nel Cie di Milano: scappano tre irregolari, gd-notizie
- Rivolta al Cie, agenti contusi. Scappano in 22, 10 arresti MigrantiTorino
- Lampedusa, via ai trasferimenti. fuga di immigrati al Cie di Torino, RAI
- I clandestini restano in Italia anche dopo essere espulsi, Il Giornale
- Mafia capitale, Buzzi: “Con gli immigrati si fanno molti più soldi che con la droga”, Il Fatto Quotidiano
- La mafia siciliana guadagna sulle spalle degli immigrati disperati, La Stampa