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28/10/17

FAZ - Germania: una nazione di plurioccupati

 

In Germania le evidenti falle nel mercato del lavoro causate dalle riforme Hartz IV sono ormai apertamente riconosciute anche dalla stampa più conservatrice. Un articolo pubblicato recentemente sul FAZ, quotidiano vicino alla CDU, prende in esame uno studio dell'Istituto di ricerca per il mercato del lavoro di Norimberga sulla costante crescita del numero di persone costrette a svolgere più professioni per sopravvivere. Un'anomalia che è allo stesso tempo causa e sintomo dei pesanti squilibri nella distribuzione del reddito nel Paese tedesco.

 

 

 

della redazione del FAZ, 17 ottobre 2017

 

Donna, lavoratrice a tempo parziale, impiegata in ruoli amministrativi, lavori d’ufficio, nei servizi sociali o nella sanità: secondo l'Istituto di ricerca per il mercato del lavoro di Norimberga (IAB) questo è l’identikit del tipico lavoratore tedesco che, oltre all’occupazione principale, svolge un secondo lavoro. Gli individui presi in esame dalla ricerca sono spesso di nazionalità estera, di mezza età e dal loro impiego principale guadagnano in media di meno rispetto a chi può contare su una professione a tempo pieno.

 

È interessante notare come il numero di persone presenti in questa categoria aumenti di giorno in giorno. Proprio questo venerdì, a seguito di un'interrogazione parlamentare promossa da Die Linke all'Agenzia Federale per il lavoro, è emerso che in Germania la cifra dei lavoratori con più di un'occupazione è aumentata di circa un milione nell'ultimo decennio, fino ad arrivare a 3,2 milioni di persone. Guardando alla dinamica degli ultimi 15 anni, lo IAB restituisce un quadro ancora più preoccupante, con il numero di chi deve far ricorso a due o tre impieghi che si è addirittura raddoppiato dal 2003.

 

Tendenzialmente, a ritrovarsi in una condizione lavorativa come quella appena descritta sono coloro che percepiscono salari estremamente ridotti dalle loro professioni principali. Secondo lo IAB i pluri-impiegati guadagnerebbero in media 570 euro in meno dalla loro primaria fonte di reddito rispetto a chi ha solo un impiego.  In parte, questa differenza può essere spiegata dal fatto che i dipendenti multipli dedicano meno ore lavorative alla professione principale. Ma questa non è l'unica ragione. A detta di Sabrine Klingler e Enzo Weber, i due autori dello studio, si tratta spesso di lavori mal retribuiti.

 

Secondo l'istituto l'incremento delle persone costrette a cercarsi un secondo mestiere è stato in parte favorito dall'ottima capacità di assorbimento del mercato del lavoro, alla quale vanno però aggiunti fattori come la scarsa crescita salariale che si protrae da molti anni e il forte aumento dei lavori a tempo parziale.  Tuttavia non si può tralasciare l'impulso significativo dato da "cambiamenti normativi che introducono l'esenzione da imposte e contributi sociali per i dipendenti con occupazioni marginali".

 

A detta degli autori dello studio IAB questa esenzione è decisamente critica.

 

È certamente rimarchevole che l'espansione dell'occupazione venga ricompensata con degli incentivi, se si guarda alla capacità di sostentamento dei lavoratori e all'impasse nelle professioni specializzate questa norma può sembrare in principio efficace. Tuttavia, ad approfittare di questa legge sono anche molti lavoratori ad alto reddito; allo stesso tempo gli autori si mostrano preoccupati per  lo "sviluppo professionale sostenibile" di coloro che sono interessati da questa dinamica, oltre che per la loro pensione. La loro proposta alternativa è quindi quella di incentivare gli impieghi principali, per esempio attraverso minori oneri previdenziali per i lavoratori a basso reddito.

10/07/17

Financial Times - Lo strano boom dei lavori a basso salario nell'Eurozona


  1. La ripresa nell'Eurozona è finalmente arrivata, dicono gli indicatori occupazionali di Eurostat. Peccato che più che di ripresa dell'occupazione si dovrebbe parlare di sotto-occupazione e lavoro precario, evidenzia il Financial Times, osservando come ciò sia particolarmente vero per i paesi mediterranei. A fronte di una moderata vivacità economica, che la BCE monitora nella speranza di poter avviare la riduzione del quantitative easing (cioè dell'acquisto di titoli di Stato), rimangono forti timori che il mercato del lavoro abbia subito cicatrici indelebili, con perdita di competenze e molte persone ritirate definitivamente dalla forza lavoro, e che la domanda sia ancora troppo debole perché le imprese asdumano il rischio di assumere personale a tempo pieno con contratti a tempo indeterminato.


 

 

 

di Claire Jones, 5 luglio 2017

 

Alexandru è uno dei più fortunati. 24-enne, emigrato in Italia dalla Romania all'età di 12 anni, recentemente si è garantito un lavoro con contratto a tempo indeterminato come stampatore in una tipografia in una piccola città vicino a Milano.

 

"È un buon posto", dice del suo nuovo lavoro. "Ora, se sono malato, mi pagano. Ho delle ferie e un'assicurazione. Nell'azienda dove lavoravo prima, non avevo nulla di tutto questo".

 

La situazione di Alexandru riflette un cambiamento più ampio in Europa, dove la depressione nel mercato del lavoro comincia a invertire il proprio corso, dopo quasi un decennio. Quest'anno, per la prima volta da quando la crisi ha colpito il continente, il tasso di disoccupazione della zona euro è sceso al di sotto del 10%  raggiungendo in maggio il 9,3%, livello minimo degli ultimi 8 anni, con la creazione di circa 6 milioni di posti di lavoro dall'inizio del 2013. Il recupero è stato ampio, con la Spagna e il Portogallo - due dei paesi più colpiti - che hanno registrato una forte contrazione della disoccupazione da quando la regione ha toccato il fondo della crisi finanziaria.

 

Tuttavia, c'è ancora molto da fare. A Voghera, una città vicina a dove vive Alex, circa 50 km a sud di Milano, i tassi di disoccupazione giovanile rimangono elevati. Per molti di coloro che un lavoro ce l'hanno, l'occupazione non è garantita ed è a breve termine.

 

"Su 10 dei miei amici, solo uno lavora. Non è una buona situazione per la mia generazione", dice Alex. Lui e molti dei suoi amici vivono ancora a casa con i loro genitori. "Quando parlo con loro del passato, sembra che la situazione allora fosse migliore. Tutti avevano un lavoro e l'opportunità di farsi una famiglia".

 

[caption id="attachment_11901" align="alignnone" width="710"] Ripresa dell'occupazione in Europa... (percentuale di disoccupazione)[/caption]

 

 

[caption id="attachment_11902" align="alignnone" width="727"] ...ma il tasso di disoccupazione rimane alto tra i giovani (percentuale, tra i 15 e i 25 anni)[/caption]

 

Il recupero nel mercato del lavoro della zona euro ha sorpreso gli economisti. Le imprese creano posti di lavoro ad un ritmo che pochi avevano previsto. Ma se non ci sono dubbi sul fatto che la regione stia tornando al lavoro, ci sono grandi punti di domanda sulla qualità dei lavori creati.

 

La crescita salariale rimane scarsa, anche nelle economie più forti come la Germania. Ci sono elevati tassi di sottoccupazione, con molti dipendenti a tempo parziale che vorrebbero lavorare molto di più di quanto sia loro concesso. E gran parte del lavoro creato rimane precario, visto che in molti Stati membri i contratti temporanei sono la norma. Alcuni esperti ritengono che la crisi dell'occupazione sia andata avanti per così tanto tempo che molti aspiranti lavoratori abbiano ormai rinunciato alla ricerca e abbandonato il mercato del lavoro definitivamente.

 

E mentre i decisori della Banca Centrale Europea hanno accolto con favore i segni della ripresa dell'occupazione, rimangono preoccupazioni circa la natura lenta dell'incremento dei salari: un indicatore chiave per capire se l'economia è abbastanza forte da poter cominciare ad abbandonare le straordinarie misure di stimolo della BCE.

 

"C'è sicuramente un aumento significativo [della dimensione] della forza lavoro", ha dichiarato Mario Draghi, presidente della BCE, il mese scorso. "Allo stesso tempo, abbiamo le prove che. . . Molti di questi nuovi posti di lavoro sono cosiddetti "lavori di bassa qualità". Stiamo parlando di impiego temporaneo, stiamo parlando di occupazione part-time".

 

Gli economisti della banca hanno recentemente trovato un modo di valutare la sottoccupazione, comprendendo i lavoratori part-time che vorrebbero più ore e coloro che hanno abbandonato totalmente il mercato del lavoro. Con questa misura, il tasso di sottoccupazione risulta pari al 18 per cento,  quasi il doppio del tasso di disoccupazione ufficiale.

 

I funzionari della BCE sono sicuri che le ferite inflitte dalla crisi guariranno e che il mercato del lavoro si rafforzerà col tempo. Un sentimento di cauto ottimismo è stato sostituito da una narrazione più ottimistica, poiché la ripresa della zona euro guadagna in forza e ampiezza. Gli investitori hanno spinto più in alto i maggiori indici europei, con l'Euro Stoxx 50 che quest'anno finora è salito quasi del 15%. Le osservazioni di Draghi la scorsa settimana hanno portato l'euro ai massimi del 2017 sul dollaro e spinto in alto i rendimenti dei Bund tedeschi a 10 anni, poiché i mercati hanno reagito al suggerimento che la BCE avrebbe diminuito le proprie politiche di stimolo se la ripresa fosse continuata.

 

Questo sentimento è stato incoraggiato anche dall'elezione di Emmanuel Macron a presidente della Francia. Molti sperano che Macron possa far passare le riforme del mercato del lavoro che incrementeranno i posti di lavoro e la crescita nella seconda economia dell'area euro. La Francia è unica in quanto presenta molte delle caratteristiche associate al prospero "centro" della regione, mentre sopporta l'onere di un'elevata disoccupazione.

 

Nonostante il miglioramento delle aspettative, Carsten Brzeski, economista di ING-DiBa, afferma che ci sono poche ragioni per credere che ci sarà una rapida ripresa.

 

"La BCE sembra pensare che i problemi del mercato del lavoro siano temporanei. Ma è tutto una questione di definizione. I problemi temporanei potrebbero rimanere temporanei per un bel po'", aggiunge. "Sarà difficile vedere i salari crescere rapidamente nei prossimi anni.

 

***

 

Mentre i funzionari dibattono sulla crescita salariale, il centro città di Lisbona è trafficato. Un numero crescente di turisti e la vita nel centro città - in parte a causa di un'ondata di interesse da parte di acquirenti francesi, molti dei quali trascorrono gli anni della pensione in Portogallo per approfittare di un trattamento fiscale favorevole per i pensionati - hanno contribuito a creare un'atmosfera vibrante nella capitale.

 

L'economia del paese dovrebbe crescere di circa il 2,5% quest'anno, secondo il Fondo Monetario Internazionale, superando comodamente  le proiezioni di crescita media dell'UE. I rendimenti del debito pubblico a 10 anni sono scesi al di sotto del 3 per cento, il livello più basso da quasi un anno.

 

 

[caption id="attachment_11903" align="alignnone" width="746"] La sotto-occupazione è ancora alta.. lavoratori part-time nell'eurozona che vorrebbero lavorare più ore (percentuale sugli occupati totali)[/caption]

 

 

[caption id="attachment_11905" align="alignnone" width="735"] ...e la maggior parte dei giovani lavoratori ha contratti temporanei (percentuale di occupati con contratti temporanei sul totale)[/caption]

 

È una brusca inversione di rotta rispetto a qualche anno fa. Il Portogallo è stato colpito da problemi economici che nel 2011 lo hanno costretto ad un programma di salvataggio punitivo, che ha tagliato i salari e le pensioni del settore pubblico. La disoccupazione è andata alla stelle, raggiungendo un livello del 17,5% all'inizio del 2013.

 

Il caso del Portogallo è tipico della crisi di ocupazione che ha attraversato la zona euro, in particolare nel Sud. Come spesso avviene in tempi di elevata disoccupazione, i lavoratori più giovani sono stati colpiti più duramente, con una disoccupazione giovanile che in Portogallo supera il 40%  - e livelli anche più elevati in Spagna, Italia e Grecia.

 

Il numero di europei occupati ha superato il picco pre-crisi solo nel primo trimestre di quest'anno. Tuttavia, col 9,4% di maggio, il tasso di disoccupazione in Portogallo e in altri paesi rimane molto più elevato che nelle economie più forti, come la Germania.

 

António Costa, primo ministro del Portogallo, di centro-sinistra, ha guidato l'economia del paese in modo molto più efficace di quanto ci si attendesse, con buona pace dei suoi critici, i quali sostenevano che la sua azione anti-austerità e la frenata su alcune delle riforme del mercato del lavoro avrebbero portato a un'altra crisi del debito. Anche la vittoria della nazionale di calcio nel Campionato europeo della scorsa estate, insieme alla vittoria dell'Eurovision Song Contest, hanno contribuito a sollevare lo stato d'animo nazionale.

 

"C'è stato un cambiamento psicologico", afferma Catarina Sampaio, architetto di 40 anni che lavora a Lisbona. "Il messaggio del governo precedente era deprimente e ha lasciato la gente senza speranza. Lo spirito è diverso ora, le persone stanno diventando sempre più ottimiste ".

 

La ripresa del centro di Lisbona ha portato ad un forte aumento dei prezzi delle proprietà. La signora Sampaio dice che esiste il rischio che i benefici del rilancio della città non siano condivisi in modo equo. "Ho più lavoro quest'anno, ma non ha a che fare con la gentrificazione. La gentrificazione è come un mondo parallelo, nel quale non entriamo ".

 

Dice che le imprese stanno usufruendo di un sistema di recibos verdes, o ricevute verdi, che permettono loro di evitare di stipulare contratti a lungo termine col proprio personale, sino a un massimo di tre anni - e i contributi previdenziali vengono versati dai lavoratori . Il governo portoghese sta esaminando i modi per affrontare questo problema e mira a spostare più di 100.000 lavoratori  precari in posizioni con contratti a tempo indeterminato.

 

"Ho vissuto nella precarietà fin da quando mi sono laureata in architettura. Non ho mai lavorato per un'impresa e non ho mai avuto i vantaggi che vengono dal lavorare in maniera stabile. Ho dovuto pagare i contributi da me. La mia situazione è molto comune; la maggior parte di noi ora è lavoratore autonomo", dice la Sampaio.

 

"Ma questo è un nuovo tipo di precarietà. Le condizioni di lavoro sono sempre state così per molti lavoratori edili, oggi è lo stesso per gli architetti ".

 

La sua esperienza è comune in tutta la regione. Dei 5,2 milioni di posti di lavoro creati tra il secondo trimestre del 2013 e l'ultimo trimestre del 2016, 2,1 milioni sono contratti temporanei. La percentuale è più alta che nelle altre economie del Mediterraneo.

 

***

 

Gli economisti sperano che man mano che la ripresa prende piede, le imprese si sentiranno abbastanza sicure da offrire ai lavoratori più ore e contratti permanenti.

 

"Dobbiamo essere pazienti", ha detto Draghi. "Sappiamo che il mercato del lavoro si sta in realtà riprendendo, il divario tra produzione effettiva e potenziale si sta chiudendo e sappiamo [che con] tutti questi fattori, alla fine, gli effetti [negativi, ndt] svaniranno. La qualità degli impieghi migliorerà, la produttività aumenterà".

 

In alcune parti della periferia della zona euro, tuttavia, la preoccupazione è che le cicatrici della crisi siano permanenti.

 

Michele Fontefrancesco, antropologo economico e membro onorario dell'Università di Durham, afferma: "I lavori sono diventati più precari in Italia dalla fine degli anni '90. Ciò che sta diventando sempre più comune in Italia e in altri paesi del Mediterraneo è il movimento erratico dei lavoratori da impresa a impresa ".

 

Aggiunge: "Sta diventando sempre più difficile accedere alle professioni con capitale sociale. Si studia tre o quattro anni in più rispetto al proprio padre e si guadagna meno di lui ".

 

Per Agnese Bellieni, 31 anni, residente ad Alessandria, nel nord-ovest dell'Italia, anni di istruzione non stanno rendendo, e la ripresa della zona euro sembra immateriale. Dopo aver finito i suoi studi di dottorato in letteratura il suo sogno era quello di diventare insegnante a tempo pieno, ma negli ultimi anni è stata impantanata in una serie di incarichi lavorativi continui, ma part-time e precari - dalla ricerca di mercato, all'insegnamento privato di latino e greco antico - che, nel migliore dei casi, le hanno fatto guadagnare 1.500 euro al mese.

 

"Conosco alcune persone che hanno iniziato a lavorare di più, ma non mi sembra che le cose siano cambiate molto", dice la signora Bellieni.

 

Vive con il suo giovane figlio e suo marito, che pure svolge molti lavori temporanei, in una proprietà che appartiene ai suoi genitori. "Altrimenti non potremmo farcela", dice. "Vorrei avere una maggiore stabilità, a livello economico ed emotivo".

 

La signora Bellieni dice che molti italiani della sua età stanno decidendo di lasciare il paese, scoraggiati dalle loro prospettive. Altri semplicemente perdono la speranza. Ma lei sostiene che è fondamentale rimanere nella forza lavoro. Ha anche accettato un lavoro come insegnante, a bassa paga, a un'ora di distanza, in un piccolo villaggio tra le montagne, solo a questo scopo. "Coloro che sono determinati e non si demoralizzano, prima o poi ce la faranno. Quelli che rinunciano non ce la fanno".

 

(resoconto aggiuntivo di James Politi da Roma e Peter Wise da Lisbona)

 

Isteresi: la BCE sostiene che le sue politiche faranno tornare i posti di lavoro

 

Ora che l'economia dell'area dell'euro sembra essere in via di guarigione, una delle questioni che lasciano perplessi gli economisti è se il mercato del lavoro ritornerà alla sua forma pre-crisi.

 

La preoccupazione è che la crisi sia stata così profonda e lunga che il mercato del lavoro non si riprenderà completamente e molte persone usciranno definitivamente dal mondo del lavoro. Il termine tecnico per questo è "isteresi" - un concetto che gli economisti hanno preso in prestito dalla fisica.

 

Per capire l'isteresi, pensate ad una banda elastica. Quando la fascia elastica è allungata da una forza energica, perderà permanentemente la sua forma originale. La forma della banda è stata per sempre distorta dall'ampiezza della forza.

 

Quando la disoccupazione è alta per un lungo periodo di tempo, la forma del mercato del lavoro cambia. I mancati lavoratori perdono le loro capacità, oppure la tecnologia o altre forze economiche li rendono obsoleti. Quando arriva la ripresa, non riescono a tornare nel mercato del lavoro. Si affermano livelli di disoccupazione a lungo termine, o strutturali, e il potenziale dell'economia diminuisce. Ciò è importante per i decisori politici: se la disoccupazione strutturale è più alta, l'inflazione risalirà rapidamente quando l'economia crea posti di lavoro. I tassi di interesse dovranno aumentare più velocemente.

 

La ripresa del mercato del lavoro ha generato nella Banca Centrale Europea la fiducia che la regione non rimarrà permanentemente colpita da una crisi che dura quasi da un decennio. La crescita salariale e l'inflazione sono rimasti bassi  - a differenza degli Stati Uniti - e la partecipazione al mercato del lavoro è aumentata.

 

Benoît Cœuré, membro del consiglio di amministrazione della BCE, ha dichiarato a maggio: "Non abbiamo ancora visto l'isteresi nella sua forma tipica - abbiamo visto graffi, non cicatrici".

 

Tuttavia, l'alto tasso di sottoccupazione potrebbe riflettere un diverso tipo di problema: dopo anni di recessione e crescita debole, le imprese non sono più disposte a sopportare il rischio di assumere personale a tempo pieno con contratti a tempo indeterminato.

 

03/05/17

I poveri in Germania sposteranno l'ago della bilancia alle elezioni

Per anni è stato ripetuto in tutte le salse che la chiave del successo tedesco sono state le riforme del mercato del lavoro attuate da Schroeder (SPD) più di dieci anni fa. Questo articolo della Reuters mostra l'altra verità: in Germania la disuguaglianza sociale e la povertà aumentano. Tra 1991 e 2014 - con una crescita reale del 22% - il 10% più ricco della popolazione ha visto un aumento del suo reddito del 27%, mentre il 10% più povero una riduzione dell'8%. E la percentuale dei lavoratori che non guadagnano abbastanza per essere al riparo dalla povertà in Germania oggi è più alta che in Regno Unito e Francia. C'è da stupirsi che le promesse della SPD, in vista delle elezioni di settembre prossimo, convincano poco i suoi ex elettori? Le politiche di destra favoriscono soltanto la destra, ripete da anni Alberto Bagnai, per esempio qui o qui. Tutto quello che sta accadendo in Europa lo conferma.

 

di Joseph Nasr, 27 aprile 2017

A dispetto dei suoi successi in campo economico, la Germania ha sempre maggiori problemi di disuguaglianza e povertà. E tuttavia la Cancelliera Angela Merkel sembra poco intenzionata ad assumersene la responsabilità, mentre prepara i piani di battaglia per le elezioni di settembre.

Benché sia rinomata per la sua forza lavoro altamente qualificata, la Germania ha in realtà una percentuale di lavoratori poveri - ovvero persone che si ritrovano povere benché non siano disoccupate - maggiore di quella che c'è in Gran Bretagna, Francia e anche in alcune delle nazioni dell'UE meno ricche, come Ungheria o Cipro.

Il crescente divario tra ricchi e poveri è più evidente che in qualsiasi altra zona nella regione della Ruhr, una distesa urbana di cinque milioni di persone, un tempo il fulcro dell'industria pesante tedesca.

L' autostrada che attraversa la regione occidentale è chiamata "l'equatore sociale": separa infatti le periferie colpite dal declino delle attività di estrazione del carbone e di produzione dell'acciaio dalle aree che hanno beneficiato delle nuove industrie che oggi sostengono la crescita tedesca.

A nord dell'autostrada, mense per i poveri e banche alimentari che danno aiuto ai disoccupati, alle persone senza fissa dimora, ai rifugiati, ma anche ai lavoratori poveri. A sud, lavoratori altamente qualificati che guidano auto di lusso verso i palazzi di vetro dove operano le aziende farmaceutiche e dell'alta tecnologia.



Avvertendo un'opportunità di sconfiggere la cancelliera conservatrice il 24 settembre (giorno delle elezioni in Germania, ndVdE), i socialdemocratici del centrosinistra (SPD) stanno cercando di mobilitare i tedeschi scontenti. "Molte persone temono che la loro pensione non sarà sufficiente, di non riuscire a pagare l'affitto o che i loro figli avranno per sempre contratti di lavoro precari", ha dichiarato alla Reuters il vicepresidente della SPD, Ralf Stegner.

Ma riconquistare questi elettori, molti di loro un tempo fedelissimi dell'SPD, si sta rivelando un'impresa ardua.

La regione del nord Reno-Westfalia, dove si trova la Ruhr spaccata in due e dove la povertà è aumentata più che in qualsiasi altro dei 16 stati della Germania, dovrebbe essere un terreno fertile per il messaggio della SPD. Allo stesso modo Edith Rena, pensionata di 75 anni, sembrerebbe essere indiscutibilmente una loro potenziale elettrice.

"Ho lavorato per 40 anni e ho cresciuto due figli da sola", dice la signora Rena, appoggiandosi al carrello pieno di frutta e verdura comprata a basso prezzo in una banca del cibo di Dortmund, la più grande città della Ruhr. "Vengo a fare la spesa qui perché è a buon mercato, e così posso risparmiare qualche soldo per comprare i regali ai miei nipoti."

Edith riceve un contributo sociale da quando è andata in pensione, dieci anni fa, dopo avere lavorato in un grande magazzino: i suoi 620 euro mensili di pensione infatti non coprono le spese per vivere e pagare l'affitto.

Parallelamente al numero dei lavoratori poveri, anche quello dei pensionati che ricevono un contributo integrativo è quasi raddoppiato negli ultimi dieci anni, e la SPD punta su questo per controbattere all'insistente messaggio dei conservatori secondo cui  i tedeschi non sarebbero mai stati così bene.

Eppure il messaggio della Merkel - la crescita economica solida, la disoccupazione ai minimi storici e in discesa e i conti pubblici in ordine - sembra essere più convincente per gli elettori come Rena.

La sua frustrazione si sfoga non contro la Cancelliera che ha guidato la Germania per più di 11 anni, ma contro la SPD, che ha realizzato le riforme del mercato del lavoro e del welfare a metà degli anni 2000, danneggiando pesantemente i suoi stessi sostenitori storici della classe operaia.

"Certo che vado a votare per la Merkel", dichiara Edith alla Reuters. "Con lei siamo andati bene. Perché dovrei votare per un partito che ha abbandonato i poveri?"

 

ROBIN HOOD

L'Istituto tedesco per la ricerca economica segnala che mentre l'economia tra il 1991 e il 2014 è cresciuta in termini reali del 22%, il 10% più povero delle famiglie ha visto il suo reddito reale disponibile ridursi dell'8%. Al contrario, il reddito del 10 % più ricco è aumentato di circa il 27%.

Nonostante la sua immagine di nazione di lavoratori ben pagati, che fabbricano merce di alto livello destinata a tutto il mondo, come le auto Mercedes o gli elettrodomestici Siemens, la Germania non esce bene da un confronto internazionale.

Secondo Eurostat (l'agenzia di statistica dell'Unione europea), la percentuale di tedeschi minacciati dalla povertà benché abbiano un lavoro, il che significa che il loro reddito disponibile è inferiore al 60 per cento del salario medio nazionale, nel 2015 era un po' sopra alla media dell'Unione europea: il 9,7% della forza lavoro rispetto a solo l'8,2% della Gran Bretagna, che dal 1980 ha abbracciato le riforme del libero mercato con più vigore rispetto alla Germania. Il tasso era del 7,5 % in Francia, 9,3% in Ungheria e 9.1% a Cipro.

Dopo aver nominato leader Martin Schulz, a gennaio, la Spd è salita nei sondaggi fino a raggiungere i conservatori della Merkel, spinta dalla promessa di rendere la società tedesca più equa. I media hanno soprannominato Schulz "Robin Hood", dal leggendario fuorilegge inglese che rubava ai ricchi per dare ai poveri.

Tuttavia, mentre si può prevedere una campagna elettorale molto combattuta, negli ultimi sondaggi i conservatori hanno recuperato  vantaggio, raggiungendo circa il 35%,  intorno a cinque punti più della SPD,  oggi partito di minoranza nella coalizione della Merkel.

Schulz, ex presidente del Parlamento europeo, promette di annullare alcune delle riforme realizzate nel quadro della "Agenda 2010" dal suo stesso partito, sotto l'allora cancelliere Gerhard Schroeder, oltre un decennio fa.

Queste (insieme all'euro, cioè a una moneta che non si rivaluta all'aumentare delle esportazioni tedesche, consentendo di fatto alla Germania di praticare una svalutazione competitiva reale, ndVdE) hanno contribuito a porre fine a un lungo periodo di stagnazione e di alta disoccupazione, rendendo l'economia più competitiva e trasformando la Germania da "malato d'Europa" a potenza economica.

Ma l'Agenda 2010 ha anche fatto crescere il numero dei lavoratori a bassa retribuzione e part-time, che ora sono esposti a un maggior rischio di cadere in povertà durante i loro anni di lavoro o una volta in pensione.

L'SPD ha pagato un prezzo politico pesante, perdendo una parte significativa della sua base di consenso e tre elezioni di fila, vinte dai conservatori, a partire dal 2005. Quindi è la Merkel che ha raccolto il beneficio politico delle riforme, lasciando all'SPD il compito di riconquistare la fiducia dei tedeschi, ormai disaffezionati.

"Attraverso il tema della giustizia sociale, la SPD sta cercando di mobilitare la sua base di consenso perduta, per riportare alle urne chi non vota più", dichiara Robert Vehrkamp, professore della Fondazione Bertelsmann, un think-tank no profit. "Questo potrebbe essere decisivo per le possibilità di vittoria del partito", aggiunge.

Schulz vuole quadruplicare fino a un massimo di 48 mesi il periodo in cui le persone espulse dal mercato del lavoro possono richiedere l'indennità di disoccupazione se frequentano la formazione professionale, e mettere un freno alla possibilità per i datori di lavoro di offrire ai lavoratori contratti a tempo determinato.

Il suo partito si è impegnato anche ad aumentare le tasse di successione e patrimoniali e a utilizzare questi fondi per aiutare le famiglie con asili nido e sostegno ai costi del doposcuola,  come anche un aumento delle pensioni.

Ma non tutti si lasciano convincere. "Schulz parla tanto. Ma io vorrei che mi trovasse un lavoro adatto alla mia età e al mio stato di  salute", dice Manfred Mueller, 56 anni, ex operaio edile, che è stato disoccupato per 15 anni dopo essersi fatto male alla schiena.

"L'Agenda 2010 è stata una catastrofe", dice Mueller, ex elettore SPD, che dal 2005 ha sostenuto il partito di sinistra radicale Die Linke. Ritiene che se Schulz  cercherà di rendere il mercato del lavoro più rigido, dovrà affrontare resistenze da parte dei datori di lavoro. che minacceranno di tagliare l'occupazione, .

"L'unico lavoro che potrei fare è stare seduto in un ufficio", dice Mueller, inzuppando un panino nella sua ciotola di minestra al Kana Soup Kitchen di Dortmund. "Ma non sono sicuro nemmeno che funzionerebbe. Sono formato come muratore."

 

LA MINACCIA POPULISTA

I cristiano-democratici (CDU) della Merkel e i loro alleati bavaresi sostengono che i piani di Schulz danneggerebbero la competitività e invertirebbero il calo della disoccupazione, che oggi è al 5,8 %, il suo livello più basso dalla riunificazione tedesca nel 1990. "Dal 2005 siamo riusciti a dimezzare la disoccupazione. E vogliamo far entrare più persone nel mercato del lavoro", ha dichiarato il segretario generale della CDU, Peter Tauber Reuters. "Quello che propone Schulz mette a rischio questo successo."

I conservatori promettono tagli di tasse per 15 miliardi di euro all'anno, soprattutto a beneficio delle famiglie a reddito medio.

Nonostante il malcontento, i tedeschi non stanno manifestando un rifiuto per i loro partiti tradizionali, a differenza di quanto avviene in Francia. Tuttavia, Conservatori e SPD devono fare i conti con il partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD). Nelle elezioni regionali dello scorso anno, entrambi hanno perso voti a vantaggio di  AfD,  che ha attirato il voto di protesta degli elettori, molti dei quali operai e disoccupati.

Afflitta da lotte intestine, AfD ha perso un terzo dei suoi sostenitori dall'inizio dell'anno, scendendo al 10%, ma è comunque probabile che riesca a entrare in Parlamento per la prima volta, forse come terzo più grande partito, davanti alla Linke, ai Verdi e ai redivivi liberali dei Liberi Democratici.

Questo farebbe aumentare il numero dei gruppi rappresentati in Parlamento, dai quattro attuali a sei, rendendo più complicato il compito di costruire una coalizione per chi vincerà le elezioni a settembre.