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22/08/19

WSJ - Un "pass Matteo" per l'Italia

Sul Wall Street Journal un'analisi pacata e lucida della situazione italiana giunge alla conclusione che la soluzione preferibile sia consentire agli elettori di esprimersi su Matteo Salvini, il vincitore più probabile di nuove elezioni. Un'Italia scontenta e priva delle riforme di cui ha bisogno rappresenta una minaccia peggiore per la stabilità europea di un possibile governo Salvini. 


 

 

 

 

Della redazione, 20 agosto 2019

 

 

Il governo di coalizione italiano è caduto martedì, e va bene così.

La difficoltosa intesa tra la Lega, di destra, e il Movimento Cinque Stelle, orientato a sinistra, ha funzionato a fatica per la maggior parte dei suoi 14 mesi al potere e se nuove elezioni aprono la strada a qualcuno che si possa proporre per tenere la barra più saldamente - e autonomamente - , è molto meglio.
In caso di elezioni, il vincitore più probabile sarebbe il leader della Lega, Matteo Salvini. Il sostegno alla Lega è salito a quasi il 40% secondo la maggior parte dei sondaggi d'opinione, dal 18% che il partito ha ottenuto alle elezioni dell'anno scorso. Ciò è in parte dovuto alla linea dura del partito sull'immigrazione, una questione sulla quale Salvini ha assunto un ruolo guida come ministro dell'Interno nell'attuale governo.

Ma anche il suo orientamento in campo economico ha avuto un ruolo nella sua ascesa politica. La Lega si è guadagnata la reputazione di partito pro-business e Salvini propone un taglio delle aliquote fiscali sulle società come elemento centrale del suo piano per rilanciare l'economia italiana.


Questa mossa fiscale è alla radice delle recenti lotte di Roma contro l'Unione Europea. I ragionieri di Bruxelles si aggrappano a previsioni economiche largamente inventate per opporsi alla volontà di Salvini di sperimentare la riforma fiscale. I partner della coalizione di Salvini hanno peggiorato le cose con le grandiose promesse dei Cinque Stelle di espandere la spesa sociale, una sconsideratezza che l'UE dovrebbe scoraggiare.
Questi contrasti creano un'incertezza che non piace ai mercati. I timori di una uscita dell'Italia  dall'eurozona o dalla UE sembrano esagerati, finché gli Italiani appoggiano l'appartenenza all'eurozona e si fidano dell'UE più di quanto si fidino del loro governo nazionale, secondo un recente sondaggio Eurobarometro.
La principale minaccia per la stabilità politica e per l'UE ora è che Bruxelles faccia cambiare idea agli italiani, contrastando gli sforzi di riforma di Salvini.


Salvini ha di fronte a sé una strada abbastanza dura per diventare presidente del Consiglio. Le dimissioni, martedì, del presidente del Consiglio di facciata Giuseppe Conte aprono un periodo di lotte, con i Cinque Stelle che cercano di salvarsi alleandosi con qualche altro partito. Ma se il tentativo fallisce, gli elettori avranno un'altra possibilità di scommettere su Salvini.


È una scommessa che Bruxelles dovrebbe consentire loro di fare, a prescindere da quanto prescrivono le regole dell'UE. Un'Italia non riformata e scontenta non rappresenta in misura minore una minaccia per la stabilità politica ed economica europea rispetto a un'Italia che Salvini sta cercando di rilanciare con un taglio di tasse e alcune riforme politiche. Chiamiamolo un "Matteo pass", una mossa a lungo termine per vincere la partita.


I mandarini di Bruxelles devono lasciare agli italiani lo spazio necessario per verificare se sia questo quello che sceglieranno gli elettori.


07/07/19

New York Times - Come la Chiesa Cattolica ha ceduto l’Italia alla destra

Un articolo del New York Times spiega come Salvini sia riuscito a imporsi nell’improbabile ruolo di alfiere del Cristianesimo in Italia. Nonostante un “curriculum” non certo da buon cattolico e la sua impreparazione in teologia, Salvini ha riempito efficacemente un vuoto lasciato dalle stesse gerarchie ecclesiastiche. Sotto il pontificato di Papa Francesco, la Chiesa si è allontanata dai suoi temi tradizionali, lasciando molti fedeli disorientati, e si è mossa verso temi politici e controversi. (La Chiesa ha forse tentato di rinnovarsi interpretando la modernità, ma l’ha fraintesa – aggiungiamo noi – allineandosi nei fatti ad alcune istanze del neo-liberalismo.)

 

 

di Mattia Ferraresi, 4 luglio 2019

 

Sulla carta il vicepremier italiano, Matteo Salvini, appare un testimonial abbastanza dubbio per rappresentare il cattolicesimo. Salvini è divorziato. Ha due figli da due donne diverse e ha una relazione con una terza donna. Ma questo non gli ha impedito di reinventarsi “capo cattolico” dell’Italia. “Sono l’ultimo dei buoni cristiani”, ha detto recentemente Salvini, 46 anni, durante un’apparizione al noto programma televisivo “Non è l’Arena”. “Difendo la nostra storia e l’esistenza delle scuole cattoliche”, ha detto in quell’occasione. “Se credo in Dio”, ha domandato in modo retorico, “e chiedo perfino la protezione della Madonna, questo dà fastidio a qualcuno?

 

Be', dà fastidio al papa, per cominciare.

 

Salvini, che ha prestato giuramento anche come Ministro dell’Interno, è il leader della Lega, un movimento ex-secessionista che si è ripresentato come forza nazionalista alimentando, tra le altre tattiche, i timori anti-immigrazione. Il suo motto “prima gli Italiani” è ispirato a quello di Donald Trump: “America first”. Salvini è anche l’ago della bilancia dell’insolita coalizione di governo che la Lega ha formato lo scorso anno con i campioni dell’anti-corruzione del Movimento Cinque Stelle, creando in Italia un esperimento unico di populismo.

 

L’abbraccio della Lega alla cristianità è però una novità. Negli anni ’90, subito dopo la sua fondazione, la Lega era spesso in polemica con la gerarchia vaticana. Aveva una prospettiva libertaria su temi come la famiglia, l’aborto, l’eutanasia e la libertà religiosa, e raramente li metteva al centro del proprio programma politico.

 

Ciononostante, parlando a Milano pochi giorni prima delle elezioni per il Parlamento Europeo che si sono tenute a maggio, Salvini ha invocato i nomi dei santi patroni d’Europa. “Affidiamo a loro il nostro destino, il nostro futuro, la pace e la prosperità dei nostri popoli”, ha proclamato, e poi è sceso su note più intime. “Personalmente, affido l’Italia, la mia e le vostre vite al cuore immacolato della Madonna. Sono sicuro che lei ci porterà alla vittoria”, ha detto, stringendo un rosario nella mano destra. Quando la Lega ha ottenuto oltre il 34 percento dei voti, diventando il partito politico leader in Italia, Salvini ha ringraziato “quello che sta lassù”, e ha baciato il rosario durante una conferenza stampa. Pochi giorni più tardi, durante un’intervista, si è diffuso ulteriormente sulla sua devozione verso la Vergine Maria, e ha annunciato la propria volontà di percorrere da pellegrino, un giorno, il Cammino di Santiago.

 

La Chiesa Cattolica ha reagito furiosamente alla politicizzazione dei simboli religiosi da parte di Salvini. Pietro Parolin, cardinale segretario di stato, ha rimproverato il ministro dicendo che “è sempre pericoloso invocare Dio per se stessi”. Avvenire, il giornale della Conferenza Episcopale italiana, ha descritto Salvini come “alfiere di un cattolicesimo tutto suo, molto distante dal magistero del Papa e della Chiesa”.

 

Una fonte di tensione tra Salvini e la Chiesa risiede nelle politiche e nella retorica aggressivamente anti-immigrazione da parte del ministro. Lo scorso anno Salvini ha ordinato ai porti italiani di bloccare le navi dedite al recupero dei migranti e di non farle sbarcare. È inoltre riuscito a far approvare un disegno di legge che impone nuove restrizioni ai richiedenti asilo in Italia e ha attribuito al proprio incarico poteri praticamente illimitati nel proibire l’entrata di navi nelle acque territoriali italiane. Questi sforzi lo hanno messo in rotta di collisione con Papa Francesco, che ha fatto dell’accoglienza ai migranti un tema centrale del proprio pontificato.

 

Ma se ci sono milioni di cattolici che votano Salvini (i sondaggi mostrano che il 33 percento dei cattolici praticanti votano Lega, facendone il partito principale tra i fedeli) potrebbe essere anche perché lo stesso Salvini riempie un vuoto nella politica italiana. Un vuoto lasciato dalla ritirata della Chiesa dal dibattito politico, avvenuta con Francesco.

 

La foga della Chiesa di Papa Francesco nel castigare i politici che si appellano alla cristianità rappresenta un deciso punto di rottura rispetto alle precedenti politiche di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, che cercavano di mantenere le opinioni della chiesa rilevanti all’interno delle società, compresa quella Italiana, che sono sempre più secolarizzate. Sotto questi papi, i portavoce della chiesa criticavano le unioni civili, i matrimoni tra persone dello stesso sesso in Italia e all’estero, e facevano campagna contro procedure come la fertilizzazione in vitro.

 

Ma Papa Francesco ha abbracciato un nuovo modello. In un discorso alla Chiesa italiana del 2015, ha chiesto la fine dei cosiddetti vescovi-pilota, dei pastori clericali che cercano di dirigere le scelte politiche del proprio gregge. Francesco ha esortato i leader della chiesa a limitare le proprie azioni alla dimensione pastorale. Il messaggio era in linea con l’idea che i vescovi dovrebbero essere “pastori che vivono con l’odore delle pecore”, prendendosi cura dei poveri e degli emarginati, anziché ossessionarsi per le questioni sociali. (Alcuni critici, però, hanno affermato che la Chiesa sotto Francesco non si è affatto ritirata dalla politica, ma piuttosto ha abbracciato un altro tipo di politica – che nonostante le proteste, la Chiesa di Francesco non ha affatto cassato la figura dei vescovi-pilota, ma gli ha invece ordinato di guidare i cattolici in modo diverso, verso posizioni più progressiste.)

 

Il modello di Francesco ha ricevuto sostegno dall’interno della Chiesa – padre Antonio Spadaro, editore della rivista gesuita La Civiltà Cattolica, per esempio, ha lanciato l’idea di un sinodo della Chiesa italiana per ridefinire le relazioni tra la Chiesa e la politica – ma anche polemiche da parte dei critici di Francesco, come il cardinale Gerhard Ludwig Müller, che in un’intervista telefonica ha detto “il processo di de-cristianizzazione delle nostre società richiede il coraggio di affermare la verità. Apprezzo i politici che affermano apertamente di essere cristiani più di quelli che denigrano la cristianità”.

 

Ma per alcuni credenti il modello di Francesco è semplicemente disorientante. Il Vaticano sta mandando messaggi ambigui su temi che fino a pochi anni fa erano considerati cruciali. Molti elettori cattolici lamentano che la Chiesa non si esprime più per condannare l’aborto e i diritti LGBT, o per difendere l’identità cristiana dell’Italia, mentre invece insiste sull’immigrazione, sulla giustizia sociale e i temi ambientali.

 

Salvini punta ai cattolici italiani che rifiutano di seguire il nuovo percorso o si sono persi nel momento in cui la Chiesa ha offerto una guida politica diretta. Nel farlo, ha seguito lo stesso percorso di altri leader europei di destra, come Viktor Orban in Ungheria e Jaroslaw Kaczynski in Polonia, politici di nazioni con un’ampia popolazione cattolica, che si presentano come campioni di una cristianità sotto assedio.

 

Salvini è la parodia di un leader religioso. La sua teologia è praticamente assente. I suoi motivi sono dubbi. Le sue eclatanti appropriazioni degli slogan cristiani sono goffe. Pronunciata da lui, anche la più solenne citazione di Papa Benedetto suona come un aforisma letto sui Baci Perugina. Ma nonostante tutto il suo messaggio è efficace tra i cattolici perché riempie uno spazio che la Chiesa ha lasciato vuoto.

 

La sua inattesa trasfigurazione è la conseguenza di un errore strategico della Chiesa. Papa Francesco può anche aver deciso di ritirarsi dal dibattito politico su temi che un tempo Papa Benedetto definiva “principi non negoziabili” – come la protezione della vita in tutte le sue fasi e la promozione della “struttura naturale della famiglia” – per buoni motivi. Tuttavia la sua scelta ha lasciato molti cattolici confusi. La gerarchia ecclesiastica ha erroneamente creduto che le pecorelle smarrite avrebbero automaticamente trovato il proprio riferimento politico tra i moderati. Invece molte di loro sono state attratte dall’uomo forte che ha promesso di difendere quei valori che la Chiesa di Papa Francesco oggi a malapena menziona.

21/06/19

ZH - Che cosa succede se Salvini procede con i minibot?

Un articolo pubblicato su Zero Hedge analizza la questione dei minibot sia dal punto di vista valutario che politico. Come nuova valuta parallela, i minibot avrebbero probabilmente diffusione, perché il governo ne garantisce la domanda per il pagamento di tasse e imposte. Dal punto di vista politico, l’autore dell’articolo suggerisce che vi sia una “troika italiana” formata da Conte, Mattarella e Tria, che teme di trovarsi alle prese con nuove elezioni, ma al contempo spera che queste possano condurre a uno stallo politico che estrometta Salvini dal potere.

 

 

 

 

da Zero Hedge, articolo di Tom Luongo, 14 giugno 2019

 

Da quando è stata lanciata l’idea, è iniziata una crescente speculazione su come e quando il leader della Lega, Matteo Salvini, potrebbe introdurre i minibot, sorta di moneta parallela, per migliorare la situazione fiscale in Italia.

 

Mike Shedlock ha scritto un ottimo post su questo argomento, che solleva una serie di questioni. Merita di essere letto. Ma partiamo dall’inizio.

 

I minibot, o minititoli del Tesoro, sono titoli di piccolo taglio che il Tesoro può emettere e che le aziende o le persone possono utilizzare all’interno del Paese come valuta alternativa.

 

Come fa notare Mike, fino a che l’Italia non ne rende obbligatorio l’uso, non viola la legislazione UE, la quale proibisce a qualsiasi paese [dell’eurozona] di emettere la propria valuta.

 

La grande questione è se l'offerta di questi minibot sarà realizzata o no. È molto probabile. Rispetto all’economia italiana l’euro è sopravvalutato, è troppo forte. Ma l’euro sarebbe sottovalutato rispetto a dei minibot che venissero emessi alla pari con l’euro stesso.

 

La legge di Gresham afferma che le monete sottovalutate escono dal mercato perché vengono accumulate e messe da parte, mentre quelle sopravvalutate tendono a circolare. È bene lasciare da parte l'idea secondo cui “la moneta cattiva scaccia quella buona”. Confonde l’analisi.

 

Se il governo italiano afferma di accettare sia minibot che euro per i pagamenti di tasse e imposte, ecco che abbiamo richiesta di minibot. Essi potranno allora circolare all'interno dell’economia italiana mentre l’euro, più scarso, verrà tenuto preferenzialmente per gli scambi nel contesto internazionale.

 

La UE, certo, è assolutamente contraria a tutto ciò e il presidente della BCE, Mario Draghi, ha affermato che la proposta è illegale. Ma questo non importa. La vera minaccia al piano di Salvini, che sarebbe ciò di cui l’Italia ha bisogno, viene dall’interno del governo stesso.

 

Mike nota giustamente che il presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, è un tecnocrate. Andrò oltre e vi ricorderò ciò che ho scritto la settimana scorsa. Ovvero che Conte, il presidente Mattarella e il ministro delle finanze Giovanni Tria rappresentano una troika di tecnocrati che lavorano per Bruxelles, non per Roma.

 

Ciò su cui sono in disaccordo con Mike non è l’analisi economica, ma la ricaduta politica:

 

Salvini ha ottenuto un ottimo risultato nelle elezioni per il Parlamento Europeo e molti ipotizzano che potrebbe spingere per indire nuove elezioni a breve, in modo da sbarazzarsi di Conte e Di Maio.


 

Per adesso abbiamo lo strano caso dei vicepremier Salvini e Di Maio che sono in disaccordo con Conte e col ministro dell’economia, Giovanni Tria.


 

Conte la scorsa settimana ha minacciato di dimettersi e potrebbe farlo in qualsiasi momento. “Voglio una risposta chiara, rapida e inequivocabile”, ha detto, chiedendo una “leale collaborazione” a tutti i ministri. Questo governo non durerà a lungo.


 

La troika italiana potrebbe deporre l’attuale governo nel caso in cui dovessero continuare a procedere come stanno facendo ora. E se la proposta dei minibot dovesse guadagnare consensi nel parlamento italiano e venire imposta sul tavolo del ministro Tria, qualcosa dovrà succedere.

 

Salvini non farà cadere il governo. Salvini lo ha escluso, fino a che il Movimento Cinque Stelle continuerà ad attenersi al programma condiviso. I Cinque Stelle hanno già raggiunto un importante traguardo con il reddito di cittadinanza. Adesso è il turno di Salvini.

 

Con Di Maio che è riuscito a spuntarla dopo il voto degli iscritti sulla sua leadership, la coalizione è forte. I puri e duri all'interno del Movimento Cinque Stelle, che vorrebbero una linea più rigida contro Salvini, sono stati battuti.

 

Il miglior gioco di Salvini adesso è lasciare che i traditori si impicchino da soli e che Bruxelles continui a sopravvalutare le proprie capacità. Entrambe le cose stanno continuando a verificarsi. Salvini resta intensamente focalizzato sullo sforzo di risolvere i problemi interni dell’Italia e intanto lascia i grandi problemi politici a se stessi.

 

Quindi non sarà Salvini a far cadere il governo italiano. Saranno Conte, Tria e Mattarella, non appena penseranno di poter ottenere una situazione di stallo in caso di voto politico alle elezioni, in modo da costringere Salvini ad allearsi con un partito minore, ad esempio Forza Italia di Silvio Berlusconi, che avrebbe le mani legate in caso di trattative per una coalizione.

 

Questo potrebbe succedere con la nuova legge elettorale, che assegna due terzi dei seggi col voto proporzionale e i rimanenti con il voto maggioritario. Non ho buoni presentimenti su come potrebbe andare a finire.

 

Ma ecco il problema. Proprio come in Gran Bretagna si può osservare che Jeremy Corbyn non invoca la sfiducia contro la maggioranza dei Tory/DUP (Democratic Unionist Party, ndr). E non si vede il DUP sfilarsi dalla coalizione che sta fallendo. Perché?

 

Perché sanno che alle elezioni verrebbero schiacciati dal partito della Brexit di Nigel Farage. E con questo perderebbero la loro migliore occasione di far naufragare la Brexit prima che i Tory si raggruppino sotto l’insegna di Boris Johnson entro questa estate.

 

Lo stesso calcolo è sul tavolo di Mattarella e colleghi. Si chiedono se una nuova elezione porterebbe loro vantaggio rispetto a un governo Lega/Cinque Stelle riorganizzato con Salvini come azionista principale. Se la risposta è no, allora la troika italiana terrà la linea pro-Bruxelles e userà le proprie posizioni per sabotare Salvini in ogni occasione.

 

Minacceranno di far cadere il governo solo se questo dovesse rafforzarli. In realtà penso che Conte ci abbia già provato e che Salvini glielo abbia impedito, con stile italiano.

 

Penso anche che far cadere il governo per far felice Bruxelles sia politicamente suicida. Non farebbe altro che rafforzare Salvini. E se Lega e Cinque Stelle dovessero fare campagna elettorale sugli stessi temi potrebbero raccogliere oltre il 60% dei voti e con questo avere un vantaggio decisivo sulla troika italiana e su Bruxelles.

 

Ricordate, Mattarella è già andato oltre i suoi poteri lo scorso anno, quando ha posto un veto sulla prima scelta di Salvini per il ministero delle Finanze, Paolo Savona. Si parlò perfino di impeachment. Alla fine Salvini lasciò perdere, nominò Tria e Conte per soddisfare Mattarella e formò il governo.

 

Se una nuova coalizione dovesse dare a Lega/Cinque Stelle una posizione più forte e Mattarella dovesse usurpare nuovamente il potere, potrebbe ricevere veramente l’impeachment ed essere sollevato dall’incarico. E questo cambierebbe l’intera dinamica.

 

L’Italia ha bisogno dei minibot o di uscire dall’euro. Salvini ha ragione nel dire che l’austerità tedesca sta uccidendo il Paese, strangolandolo. E non ingannatevi: il piano è proprio quello.

 

Questo è il motivo per cui la UE sta minacciando l’Italia con una procedura di infrazione del tutto inedita, che potrebbe ammontare a 3 o 4 miliardi di dollari. Questo è ridicolo e mostra le loro debolezze, se sono veramente disposti ad arrivare a questo punto per così poco.

 

Ma questa è anche l’unica leva che hanno contro il governo, per mezzo di un ministro delle Finanze che è di loro scelta e gradimento.

 

Mike ha ragione nel dire che i minibot sono un cavallo di Troia. Lo sono in molti modi. Si tratta della questione che potrebbe spingere l’attuale instabile struttura del governo italiano al suo punto di crisi e permettere così agli italiani di decidere chi vogliono veramente.

 

07/02/18

ZH - Il populismo che monta in Italia è il peggior incubo della Ue

Anche il sito Zero Hedge si occupa delle prossime elezioni politiche in Italia, dove la Lega viene definita come una nuova forza politica radicale uscita dal suo recinto locale e secessionista,  che ha assunto su di sé i problemi del paese arrivando a posizioni molto chiare e dirette sull'euro e sulle politiche dell'immigrazione, e con il suo leader Salvini che sembra ben lontano dall'essere quell'utile idiota che è stato Tsipras in Grecia. Ora l'Italia rappresenta il peggior incubo dell'Unione Europea e le idee portate avanti da Salvini non faranno fatica ad attecchire in un paese duramente colpito dall'austerità e dalle frontiere aperte.   

 

 

 

di Tom Luongo, 22 gennaio 2018

 

Per anni la Lega Nord italiana se ne è stata sulle sue, concentrandosi sulla secessione piuttosto che su una sua riforma interna. Questo cambiamento è iniziato già dallo scorso anno, con i referendum non vincolanti in cui si chiedeva a Roma una maggiore autonomia fiscale. Ora, con le elezioni parlamentari in vista, la Lega Nord fa politica.

 

E la fa bene.

 

In coalizione con Forza Italia di Silvio Berlusconi e due piccoli partiti di centro-destra, la Lega Nord è ora in buona posizione per vincere le elezioni. Il suo leader, Matteo Salvini, ha totalmente abbracciato il populismo e si pone ora in aperta opposizione rispetto all'Unione Europea. Da un resoconto di Breitbart:

 

"Questa settimana, durante una accesa intervista con il canale televisivo italiano Rete 4, Salvini ha riconfermato le sue credenziali euroscettiche, esclamando: 'L'Europa può andare a farsi benedire!'

 

'L'Europa ci sta punendo da 15 anni e stiamo peggio di 15 anni fa', ha aggiunto. 'Le regole europee sono l'ultima cosa che mi interessa.' "

 

La posizione populista di Salvini va ben oltre. Il suo feed Twitter sembra quello di Nigel Farage dopo una lunga permanenza al pub. Sta spingendo per una flat tax del 15%, il tormento della sinistra progressista, che capisce che un sistema fiscale progressivo è il più grande ostacolo alla generazione di ricchezza. Salvini invoca il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ogni volta che può, in particolare per difendere i confini dell'Italia dalla politica sull'immigrazione della UE.

 

Se l'Italia eleggerà un governo ostile alla politica aperta in materia di immigrazione di Angela Merkel, dovrà rivedere le sue posizioni contrarie alle nazioni di Visegrad - Ungheria, Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia.

 

Ma la grande questione è l'euro. E in quale direzione si stanno davvero muovendo Salvini e questa nuova coalizione, portando fuori dal fallimento dell'unione monetaria una delle economie di punta europee? Onestamente, non lo sappiamo.

 

I sondaggi suggeriscono che il sentimento anti-euro non è ancora abbastanza forte da rappresentare una strategia elettorale vincente. Persino il partito in testa nei sondaggi, il Movimento cinque stelle, sta retrocedendo dalla sua posizione più radicale e definendo ora il referendum sull'euro come un' 'ultima spiaggia'.

 

Ma non siamo nel 2015 e Salvini non è quell'idiota senza scrupoli che si è rivelato essere Alexis Tsipras in Grecia. La Lega Nord ha delle radici veramente radicali. Comprende i problemi provocati all'Italia dalle idee punitive di austerità della Germania.

 

Ne discute in maniera diretta nei suoi discorsi e nei suoi tweet. Quindi, molto di questo ammorbidimento sull'euro è semplicemente una strategia da campagna elettorale. È anche un mezzo per contenere l'ascesa del Movimento cinque stelle e escluderlo dal governo?

 

Assolutamente. E a tale riguardo bisogna essere scettici sul fatto che questo avvicinamento al populismo sia solo uno stratagemma. Se Forza Italia di Berlusconi fosse a capo della coalizione sarei più cauto, ma viste le radici secessioniste della Lega Nord, sono portato a credere che questa sfida a Bruxelles sulle politiche fiscali e di spesa pubblica sia reale.

 

Il problema sta nei sondaggi. I Cinque Stelle sono in testa, ma come per Alternative for Germany (AfD) in Germania, nessuno vuole fare coalizione con loro. Sarebbe come se qui negli Stati Uniti i Repubblicani facessero un accordo di coalizione con i Libertari. Vista dall'esterno sembrerebbe una cosa naturale, ma non è così, perché gli outsider radicali rappresentano una minaccia per il potere consolidato.

 

E qui questa mi sembra essere la dinamica.

 

In ogni caso, la Lega, diventando una reale forza politica in Italia, crea un vero problema per l'Unione Europea e la Troika.  Salvini sta sostenendo l'opposto dei piani portati avanti dall'élite del potere in Europa.

 

Tagli alle tasse, stop all'immigrazione e rimettere in gioco la classe media italiana. Il problema è che la Germania preferisce un euro forte rispetto a un euro debole. Dà loro un enorme vantaggio sul resto dell'Europa. Sopravvaluta drasticamente la manodopera europea non tedesca sul mercato, rallentando gli investimenti e il commercio. Mentre la base industriale della Germania diventa sempre più competitiva.

 

E così, Salvini e Berlusconi, se vincono, dovranno poi convincere su questa idea che la Germania usa l'euro per intrappolare l'Italia, come la Grecia, in una spirale mortale, per tutta la prossima generazione se non di più.

 

Ed è una idea facile da vendere in campagna elettorale e sarà ancora più facile una volta eletti.