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21/03/18

Eurointelligence - Non è una guerra commerciale che la UE possa vincere. E per gli USA la Cina non basta.

La rassegna stampa di Eurointelligence si è occupata delle ferventi trattattive in corso per evitare la "guerra commerciale" avviata dal Presidente Trump,  riportando alcuni interventi autorevoli: innanzitutto Munchau sul Financial Times nota come Trump abbia gioco facile contro una Germania sotto scacco perché strutturalmente dipendente dalle esportazioni; Der Spiegel riporta quindi di alcune condizioni che saranno poste alla Ue dall'amministrazione USA per evitare la guerra commerciale, condizioni che però molto probabilmente non potranno essere soddisfatte; infine sul Council on Foreign Relations Brad Setser osserva come agli Usa comunque non basterebbe stringere un'alleanza di paesi che si coalizzano contro la Cina, perché non è la Cina il vero problema: i maggiori squilibri globali provengono proprio dagli alleati delle economie avanzate, in primo luogo, naturalmente, la Germania (travestita da eurozona).    

 

 

 

Eurointelligence,  19 marzo 2018

 

È stata una settimana di frenetica attività diplomatica al fine di scongiurare una potenziale guerra commerciale. Le tariffe USA su acciaio e alluminio dovrebbero entrare in vigore venerdì. Il nuovo ministro dell'economia tedesco, Peter Altmeier, è arrivato a Washington per colloqui con Wilbur Ross, il segretario al commercio degli Stati Uniti. L'intervista di Altmeier a Handelsblatt stamattina ci dice solo una cosa: che, al di là del desiderio di non intensificare il conflitto, il governo tedesco è privo di strategia.

 

Non scavare quando sei finito in una buca, ci sembra una strategia piuttosto a breve termine. Come sottolinea Wolfgang Munchau nella sua rubrica sul FT, questa non è una guerra commerciale che l'UE possa vincere. Se l'UE dovesse fare una grande battaglia per questo, stabilendo venerdì una lunga lista di sanzioni, gli Stati Uniti risponderebbero immediatamente con una tariffa sulle importazioni di automobili. E come sostiene Munchau, questo sarebbe l'equivalente di uno scacco matto. Donald Trump ha ragione nel sostenere che le guerre commerciali sono facili da vincere - se il tuo avversario è sufficientemente disperato e dipendente dall'esportazione di manufatti, come la Germania. Quando dicevamo che un surplus delle partite correnti dell'8% (o probabilmente superiore) non è sostenibile, non era da intendersi come una questione se il surplus è giusto o sbagliato. Insostenibile significa che ad un certo punto è destinato a finire - attraverso un aggiustamento oppure di forza.

 

Nel fine settimana la rivista Der Spiegel ha pubblicato una storia secondo la quale c'è un barlume di speranza. Era una di quelle brevi notizie dello Spiegel, raccolte da una singola fonte, ma non abbastanza ampie per un articolo completo. La storia sostiene che gli Stati Uniti faranno tre richieste specifiche come precondizione per esentare l'UE dalle tariffe sull'acciaio e l'alluminio. La prima è che l'UE metta un tetto massimo alla produzione di acciaio ai livelli del 2017. Senza indicare però la modalità di misurazione, se in volume o in valore. La seconda è che l'UE prenda misure antidumping nei confronti della Cina e accetti di cooperare con gli Stati Uniti nelle questioni relative alla politica commerciale internazionale. E per completare il tutto, gli europei dovranno fornire la prova che sono sulla buona strada per rispettare i loro impegni con la Nato in materia di spesa per la difesa. Quest'ultima è una richiesta impossibile da soddisfare, poiché nessuna prova del genere può essere data. La grande coalizione tedesca, ad esempio, non ha nessuna intenzione di aumentare la spesa per la difesa. La priorità del nuovo ministro delle finanze, Olaf Scholz, è di mantenere il surplus di bilancio.

 

Diamo per scontato che i reporter dello Spiegel abbiano parlato con qualcuno dell'amministrazione statunitense, ma ad ora non possiamo sapere se questa storia riflette correttamente ciò che sta per accadere, se non altro perché l'amministrazione Trump è essa stessa divisa al suo interno sulla politica da seguire.

 

Da tenere d'occhio questa settimana ci sono anche i colloqui tra Cecilia Malmström, il commissario europeo per il commercio, e Robert Lighthizer, rappresentante del commercio statunitense. La riunione dei ministri delle finanze del G20 si sta concludendo con una vuota dichiarazione sull'importanza del libero commercio globale. Nella sua copertura della storia, la FAZ ha notato che la dichiarazione di Amburgo dell'ultimo vertice del G20, che includeva un impegno contro il protezionismo, non ha impedito a Trump di imporre le tariffe sull'acciaio.

 

Donald Trump e i suoi consulenti concentrano gran parte della loro ira sugli scambi commerciali con la Cina, e con buone ragioni: circa un quarto del deficit commerciale degli Stati Uniti è con la Cina. Si parla del doppio del deficit commerciale con l'eurozona e di cinque volte quello con la Germania. Ma Brad Setser sul Council on Foreign Relations sostiene che il vero problema per gli Stati Uniti sono i surplus commerciali delle economie avanzate, in particolare della zona euro.

 

Setser sottolinea che, nel confronto globale, il surplus delle partite correnti della Cina è relativamente piccolo:

 

"Le richieste di una coalizione globale di alleati degli USA per fare pressioni sulla Cina affinché cambi alcune delle sue pratiche commerciali più eclatanti vanno aumentando.


[ ]


Eppure, in questo momento le cattive pratiche commerciali della Cina non stanno creando tutto questo grande surplus di partite correnti.


Il surplus delle partite correnti della Cina è nettamente inferiore a quello della zona euro. O del Giappone. O delle economie emergenti dell'Asia (che non sono più paesi di recente industrializzazione, ma i nomi rimangono)."




 

 

Setser porta avanti due argomenti sul commercio globale. Uno è che a livello globale la maggior parte dei surplus delle partite correnti proviene di gran lunga dalle economie avanzate. Il secondo è che regolarmente questi avanzi sono da porre in correlazione con le politiche fiscali nazionali restrittive di queste economie avanzate:

 

Dopo la crisi globale, la Cina ha limitato l'impatto globale del suo manipolato mercato interno attraverso uno stimolo fiscale piuttosto massiccio (fuori bilancio) e un forte boom del credito. Questo stimolo non si è tradotto in tonnellate di domanda per i manufatti prodotti in Giappone, in Europa o negli Stati Uniti, ma ha generato una forte domanda di materie prime. E gli esportatori di materie prime a loro volta acquistano molti manufatti dal Giappone, dall'Europa e persino dagli Stati Uniti.

 

Il risultato netto è che la Cina, grazie a una combinazione di espansione del credito e di una politica fiscale generale espansiva, impiega molti dei suoi enormi risparmi a livello nazionale. Almeno per ora.

 

(Per parlare chiaramente: il surplus delle partite correnti della Cina è più grande di quello riportato ufficialmente, forse di un punto percentuale del PIL. Ma anche se arriva al 2,5% del PIL cinese, è più piccolo, in relazione al PIL, rispetto alle eccedenze delle partite correnti degli alleati degli Stati Uniti. In realtà, temo che l'eccedenza della Cina potrebbe essere in procinto di crescere: la crescita delle esportazioni è stata forte, e la Cina sembra intenzionata a realizzare un po' di consolidamento fiscale, che peserà sulle importazioni).

 

Gli alleati degli Stati Uniti generalmente hanno politiche fiscali molto più restrittive della Cina. Questa è una grande ragione per cui registrano surplus di partite correnti maggiori della Cina. La Corea e Taiwan (e la Svizzera neutrale) hanno anche agito sul mercato dei cambi quando hanno avuto bisogno di mantenere deboli le loro valute (la Corea in modo egregio a gennaio).

 

Di conseguenza, l'eccedenza delle partite correnti degli alleati degli Stati Uniti in Europa e in Asia è vicina a $ 800 miliardi - ben oltre i circa $ 200 miliardi della Cina. Tale somma sarebbe un po'  maggiore se si aggiungesse il surplus di paesi europei democratici ma formalmente non allineati come la Svezia e la Svizzera.

 

C'è un punto importante qui. Le maggiori eccedenze mondiali (e per questo, i maggiori deficit) si trovano ora nelle economie avanzate, e le economie avanzate hanno generalmente tariffe doganali relativamente basse. I fattori macroeconomici e i livelli delle valute, che a loro volta dipendono dalle scelte di politica macroeconomica, svolgono un ruolo molto più importante nel determinare la bilancia commerciale complessiva rispetto alle pratiche commerciali reali.

 

 



 

 

Il grafico seguente rappresenta i saldi delle partite correnti  in valore assoluto in dollari, invece che in rapporto al Pil:

 

 



 

 

 

Tutto ciò significa che gli Stati Uniti si trovano di fronte a un dilemma per quanto riguarda le pratiche commerciali della Cina, che Setser d'altronde è d'accordo a definire ingiuste:

 

"Ovviamente questo rappresenta un po' un dilemma per gli Stati Uniti. Se il prezzo di una coalizione contro le pratiche commerciali della Cina è di chiudere gli occhi davanti alle politiche macroeconomiche nell'Eurozona, in Giappone, Corea e Taiwan, che hanno aumentato i loro surplus con l'estero, non ci sono molte possibilità che il disavanzo commerciale globale degli Stati Uniti possa cambiare. La Cina contribuisce indubbiamente al disavanzo aggregato degli Stati Uniti, ma svolge un ruolo minore (e altri in Asia svolgono un ruolo più importante) di quanto non indurrebbe a pensare il suo surplus bilaterale con gli Stati Uniti.

 

Fintanto che il surplus aggregato in Asia e in Europa rimane elevato, qualcuno nel mondo dovrà pur avere un grosso deficit estero, e tutto fa pensare che saranno gli Stati Uniti. 

 

E le ultime previsioni tendono a indicare l'aumento, non la diminuzione, delle eccedenze in molti dei più grandi alleati americani."

 

28/10/14

Munchau: la stagnazione dell'Eurozona è una minaccia maggiore del debito

Sul FT, Munchau sostiene che le recenti giravolte dei mercati non siano dovute al riaccendersi della paura della crisi del debito nell'eurozona, ma a quella ben più grave della stagnazione secolare, ovvero la crisi permanente da domanda aggregata mondiale debole. E al centro di tale paura c'è proprio l'eurozona, che ormai in deflazione sta diventando il motore di questo scenario. Alla fine, dice Munchau, la scelta dei politici europei sarà tra tre opzioni: l'unione politica, la depressione e la rottura dell'euro. E se la prima è impossibile, le altre due potrebbero anche verificarsi in successione.


Wolfgang Munchau, 19 ottobre 2014
 
Sarebbe sbagliato pensare che le giravolte del mercato globale della scorsa settimana segnalino un ritorno della crisi del debito della zona euro. Lo spread sui titoli sovrani nella zona euro non si è mosso di molto, tranne che in Grecia. 

02/06/14

Munchau sul FT: Renzi dovrebbe mettere in gioco la permanenza dell'Italia nell'Euro

Wolfgang Munchau sul Financial Times commenta la vera sorpresa delle elezioni europee: il consenso del popolo italiano per Renzi, che si è presentato come l'alternativa mainstream all'austerità. Per quanto Munchau si mostri possibilista, tuttavia secondo lui vi sono ragioni per dubitare che Renzi riuscirà veramente a modificare le regole europee, a meno che non trovi alleati e minacci l'uscita dall'eurozona. Ma questo non succederà.




Il primo ministro italiano potrebbe anche essere in grado di salvare l'eurozona da se stessa!



Il più importante risultato elettorale della scorsa settimana non è stato il trionfo dei partiti anti-UE. E' stata la sorprendentemente robusta vittoria di Matteo Renzi in Italia. Il primo ministro italiano è attualmente l'unico leader politico nella zona euro che offre un'alternativa mainstream alla ideologia dell'austerità.

21/03/14

Münchau: “Perché le sanzioni UE giocano a favore di Putin”

Wolfgang Munchau su Der Spiegel a proposito delle possibili ritorsioni a sanzioni economiche UE  contro la Russia: un piccolo danno può far precipitare un equilibrio già instabile. Segnalazione e traduzione di Matteo Thomann



Vere sanzioni commerciali da parte dell’Occidente danneggerebbero pesantemente la Russia – ma potrebbero anche far divampare nuovamente l’eurocrisi e dividere gli europei. Putin lo sa molto bene e ci specula sopra.

Avevo sempre pensato che la crisi dell’euro sarebbe stata la tempesta perfetta per l’Unione europea. Mi sono decisamente sbagliato, la crisi in Crimea l’ha relegata nell’ombra.

E nemmeno l’osservazione che Vladimir Putin sarebbe più debole a livello politico, ci aiuta molto; che vivrebbe spiritualmente isolato in un universo parallelo; che, ad un certo punto, si arriverà ad un colpo di Stato in Russia. Potrebbe essere vero oppure no, ma Putin è in ogni caso in grado di condurre l’Unione Europea alla divisione.

27/02/14

Munchau sul FT: L’Europa non Può Permettersi di Ignorare il Suo Problema di Deflazione

Sul Financial Times Wolfgang Münchau denuncia la passività degli eurocrati nell’affrontare la deflazione incombente sull’eurozona. Tanti indicatori segnalano che la situazione è critica, ma interventi fiscali nell’austera eurozona sono da escludere, e la BCE sembra avere le mani legate, tecnicamente e politicamente. La situazione è peggio del Giappone anni ’90.



Secondo Münchau, gli eurocrati sembrano non capire quanto sia concreto il rischio di deflazione, ma il problema è che potremmo già esserci dentro:
Per mesi abbiamo trattato la deflazione come se stessimo osservando su una cartina meteorologica una tempesta diretta verso di noi.  Ma questa potrebbe essere una rappresentazione sbagliata.  La deflazione potrebbe essere già arrivata.

01/10/13

Munchau dal FT: non prendiamoci in giro, la recessione non è finita e la zavorra è l'Italia!

Nel suo editoriale sul Financial Times Wolfgang Munchau riafferma che la recessione non è affatto finita, e che il problema più grosso è l'Italia: il paese non ha altra scelta che uscire, e sarà costretto a farlo dagli eventi. 



In primo luogo, sulla fantomatica fine della recessione, Munchau denuncia come i leader politici europei abbiano colto al volo il primo piccolo accenno di miglioramento per proclamare il successo delle loro politiche. Eppure, dice Munchau, seppure due trimestri consecutivi con segno positivo siano tecnicamente considerati come un segnale di fine recessione, sarebbe folle pensare che alla mezzanotte dopo la fine del secondo trimestre con segno positivo la recessione sia finita! Solo uno stupido (o uno con secondi fini) può vederla così. Quello dei due trimestri è al massimo un indicatore molto semplificato che può essere utile in una normale crisi ciclica. Ma qui non siamo in una normale congiuntura.

24/09/13

FT: Le conseguenze economiche del Merkel tre

Nel suo commento sulle elezioni tedesche, Wolfgang Munchau, condirettore del Financial Times, sottolinea come questo esito elettorale dia solo nuovo fiato alla pratica del extend and pretend, ossia 'tirare avanti facendo finta di niente': nulla sarà risolto.

Angela Merkel
è riuscita ripetere il successo di Konrad Adenauer, che nel 1975 si assicurò la maggioranza assoluta con lo slogan : "Niente esperimenti".
Perseguire il pareggio del bilancio, rifiutare piani di salvataggio o meccanismi di condivisione del debito, per non parlare poi di addirittura cancellare il debito, può sembrare ad occhi inesperti una politica prudente e responsabile. Invece, dice Munchau, la storia purtroppo insegna che forzare un'eccessiva austerità durante una recessione, posticipare una ristrutturazione del debito divenuta inevitabile, o ritardare l'altrettanto inevitabile ricapitalizzazione del sistema bancario, è un modo di procedere alquanto “spericolato”, o per usare l'espressione di Adenauer, un vero “esperimento”.

02/07/13

Munchau sul FT: la UE rimpiangerà di aver affossato l'unione bancaria (e il piano Letta è ridicolo)

Wolfgang Munchau nel suo articolo sul Financial Times, The EU will regret terminating a banking union, afferma senza mezzi termini che Bruxelles ha definitivamente seppellito l'idea di un'unione bancaria, e che questa decisione peserà e avrà profonde conseguenze sull'economia dell'eurozona, e sulla permanenza dell'Italia.


Dopo l'impegno solenne del luglio 2012, in cui il Consiglio Europeo ha preso la decisione di procedere alla costruzione di un'unione bancaria che rompesse il pericoloso legame tra stati sovrani e banche, in apparenza la settimana scorsa  il progetto è stato riconfermato:  tutti i rischi saranno spostati dagli stati di origine delle banche per essere condivisi tra le varie categorie dei creditori. Il problema è che la nuova struttura in realtà non solleva gli stati di appartenenza delle banche in crisi dal peso del salvataggio, perché i creditori sono principalmente gli istituti nazionali, e gli stessi stati di appartenenza. 


07/05/13

Financial Times: Allentamento dell’austerità in Italia? Tutte chiacchiere!

Il parere di Wolfgang Munchau sul Financial Times a proposito dello stop all'austerità del governo Letta: come al solito, la chiameranno pace, ma sarà un deserto. 


Sintesi e traduzione di Alex
Come dobbiamo leggere lo sbandierato   allentamento delle misure di austerità fiscale di cui si mormora recentemente in Europa? Siamo realmente di fronte ad una svolta di sostanza? Secondo il commento di Munchau sul Financial Times si tratta di una mera operazione di cosmesi politica, una operazione,  al più, di pubbliche relazioni,  che non intaccherà  minimamente la natura pro-ciclica delle politiche di consolidamento fiscale intraprese dall’Italia. E nessun’aiuto potrà venire dalla Germania, a sua volta impegnata sullo stesso fronte.

23/04/13

FT: Il pericolo di dare fiducia ad una teoria debole

 Sul Financial Times Wolfgang Munchau commenta la confutazione delle tesi di Reinhardt e Rogoff: teorie fragili ad uso degli spacciatori di ricette economiche



John Kenneth Galbraith affondò un colpo memorabile sul collega Milton Friedman quando disse: "La sfortuna di Milton è che le sue politiche sono state messe alla prova".


Wolfgang Munchau nel suo pungente commento sul Financial Times rigira la stessa osservazione su Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff, e aggiunge: 
 
"La tragedia degli economisti di Harvard " non è l'uso improprio di un foglio elettronico Microsoft Excel, quanto l'uso improprio di Microsoft PowerPoint. Essi hanno pubblicizzato i loro risultati. In tal modo, hanno seguito la regola d'oro del giornalismo tabloid: semplificare e quindi esagerare."

16/04/13

Financial Times: L'enigma della moneta unica europea, una moneta con valori diversi.

Munchau sul Financial Times fa una interessante analisi del dato tanto strillato in Germania sulla maggior ricchezza patrimoniale dei paesi del sud rispetto ai "poveri" del nord: si tratta solo dell'ennesima dimostrazione che l'euro tedesco e l'euro spagnolo non sono  la stessa moneta.


Wolfgang Munchau commenta il sondaggio della BCE in base al quale le famiglie del Nord Europa hanno una ricchezza patrimoniale molto inferiore a quella delle famiglie dell'Europa meridionale. € 200.000 di ricchezza media per i tedeschi, mentre in Spagna 300.000 €, e a Cipro 670.000 €.

Ovvio che i giornali tedeschi abbiano cominciato a strillare che i poveri tedeschi devono salvare i ricchi ciprioti! Ma dietro questi dati contro-intuitivi ci sta una verità anche più inquietante: 

19/03/13

Financial Times: In Europa si sta rischiando la corsa agli sportelli

L'assurda mossa dei ministri delle finanze dell'eurozona rischia di scatenare una corsa agli sportelli in tutti i paesi periferici, che per Wolfgang Munchau a questo punto sarebbe il comportamento più razionale 



Traduzione di Alex 
Wolfgang Munchau sul Financial Times non usa mezzi termini, e ricorda una famosa frase di Sir Mervin King, il governatore della Banca d'Inghilterra: "non è razionale incominciare una corsa agli sportelli, ma  è razionale parteciparvi una volta che è iniziata". E sono proprio i ministri delle finanze dell'eurozona che le hanno dato il via, sabato mattina, decidendo l'haircut ai depositi delle banche Cipriote e facendo decadere la garanzia sulla copertura assicurativa dei depositi bancari.  

21/01/13

Munchau sul FT: Monti non è l'uomo giusto per guidare l'Italia

Molti giornali oggi riportano la critica a Monti del  giornalista economico per l'Europa del Financial Times, Wolfgang Munchau, ma non tutti dicono chiaro il perché della critica..




 
La critica di Munchau si basa essenzialmente sul fatto che il governo Monti, ancora una volta, è uno dei governi europei che ha sottovalutato il prevedibile impatto dell'austerità: se la crisi finanziaria sembra essersi affievolita, la crisi economica è in deciso aumento, l'economia italiana dopo un decennio di crescita quasi nulla,  indugia in una lunga e profonda recessione, con il credit crunch sempre peggio, la disoccupazione che cresce, la produzione che cala, la fiducia delle imprese ai minimi.

14/06/12

Münchau: con l'uscita dell'Italia dall'Euro, inizierebbe la crisi della Germania

Voci dalla Germania ci traduce questo interessante articolo di Wolfgang Munchau su Der Spiegel, che mette in luce la reale situazione della Germania e quanto avrebbe da perdere dalla crisi dell'euro, cosa di cui noi Italiani periferici non  siamo abbastanza consapevoli



Dopo le banche spagnole, anche l'Italia dovrà chiedere la protezione del fondo salva stati? Gli aiuti disponibili non saranno abbastanza - l'Eurozona rischia il crollo. Ma come avverrà il crollo?

Abbiamo avuto diversi avvertimenti, come recentemente quello di Christine Lagarde o di George Soros: l'Euro rischia di disintegrarsi entro tre mesi. Io condivido la previsione. Al centro del problema non c'è la Grecia, ma Spagna e Italia.  Il punto è che i meccanismi attuali di salvataggio in caso di escalation della crisi non sarebbero sufficienti.

10/12/11

Vertice Europeo: Per Salvare l'Euro si Distrugge la UE

Un bel pezzo di Wolfgang Munchau sul Financial Times commenta così i risultati del vertice di giovedì: “Adesso abbiamo due crisi. La crisi dell'euro, tuttora non risolta, e la crisi dell'Unione Europea”.

La legislazione Europea comporta che i nuovi Trattati dell'Unione debbano essere approvati all'unanimità. Dato che il Regno Unito rimane fuori, significa che i paesi dell'eurozona hanno deciso di uscire dal quadro giuridico dell'UE e di istituire il nucleo di una unione fiscale con un trattato multilaterale. Ma secondo Munchau è inevitabile che nel corso del tempo, man mano che il trattato multilaterale avanza, la zona euro e l'Ue entrino in conflitto: