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07/08/18

La Grecia nell'eurozona: la più grande depressione della storia

In un articolo pubblicato su Forbes, Frances Coppola distrugge la “fake news” del successo del programma greco. La gestione della crisi da parte dell’eurozona ha causato alla Grecia la più grande depressione mai vissuta da un Paese in tempo di pace. Inoltre i target assegnati dalla UE alla Grecia sono totalmente irrealistici, punitivi e certamente la porteranno a riavvitarsi in una depressione all’affacciarsi della prossima recessione globale. Eppure, come ebbe ad affermare il mai rimpianto Mario Monti, per i “veri europeisti” la Grecia è “il più grande successo dell’euro”.

 

 

 

Di Frances Coppola, 31 luglio 2018

 

L’FMI ha appena rilasciato il suo ultimo bollettino sull’economia greca. “A seguito di una recessione profonda e duratura,” dice nella sua dichiarazione alla stampa, “la crescita è finalmente tornata in Grecia”. È arrivata la luce verde per l’uscita della Grecia dal suo programma di salvataggio dell’agosto 2008.

 

Per molti, si tratta di un’ottima notizia. La Grecia ha svoltato. I giorni bui sono alle spalle e il futuro sarà luminoso. Ma si tratta davvero della fine dei guai della Grecia – o ci sarà altra sofferenza in arrivo?

 

L’ordine di grandezza del collasso greco nell’ultimo decennio è incredibile. Proprio all’inizio del report dell’FMI c’è questo grafico, che paragona la caduta della produzione greca negli ultimi dieci anni con altre recessioni di proporzioni storiche, inclusa la Grande Depressione americana:

 

Fig.1 - La recessione greca a confronto con altre principali recessioni in tempo di pace (FMI)

 



I greci hanno appena attraversato una depressione pari alla Grande Depressione, ma decisamente più lunga. Ad oggi, si tratta della più grande depressione mai registrata in tempo di pace.

 

Fortunatamente, la Più Grande Depressione potrebbe essere ormai finita. L’economia greca è cresciuta dell’1,4% nel 2017, e il FMI prevede che la crescita del PIL aumenterà al 2% nel 2018 e al 2,4% nel 2019.

 

Naturalmente, le previsioni di crescita del FMI riguardo alla Grecia vanno prese con estrema precauzione. Mentre l’economia greca affondava in una depressione sempre più profonda, il FMI continuava a prevedere che la crescita sarebbe ritornata “da un momento all’altro”. Il blog satirico ZeroHedge ha ironizzato sul pessimo record di previsioni del FMI sulla Grecia, definendolo la “commedia dei bastoni da Hockey” (perché le stime, anno dopo anno, prevedevano sempre un rimbalzo esuberante, simile a un bastone da hockey, ma il bastone si spostava sempre più in là negli anni NdVdE). Ma alla fine la Grecia è effettivamente riemersa dalla sua lunga depressione nel 2017, e l’impressione al momento è che la crescita verrà confermata quest’anno.

 

In parte, la ripresa greca è dovuta in generale a una crescita robusta dell’eurozona: la marea alta fa salire tutte le barche, come si suole dire. Ma il FMI ne attribuisce il merito anche alle dolorose riforme greche:

 

“Il grande sforzo di stabilizzazione macroeconomico, le riforme strutturali, e una migliore situazione esterna hanno contribuito all’aumento del PIL reale…”


 

Suppongo che l’FMI dovrebbe dire che, in realtà, se alla fin fine le riforme strutturali sulle quali insiste non producono una crescita più sostenuta, perché diavolo le propongono?

 

L’eredità della Più Grande Depressione, anche con il discutibile vantaggio di queste riforme strutturali, è un’economia terribilmente debole e profondamente danneggiata. La disoccupazione, che ha raggiunto un massimo del 25% al picco della Più Grande Depressione, è ancora superiore al 20% mentre la disoccupazione giovanile è il doppio. In una nota a piè di pagina del bollettino, l’FMI commenta che la disoccupazione strutturale (l’eccesso medio di persone rispetto ai lavori disponibili lungo tutto il ciclo di produzione) era del 15% nel 2016 e dovrebbe scendere solo gradualmente “nei prossimi due decenni”. Molti degli attuali giovani greci saranno uomini di mezza età nel momento in cui ci sarà nuovamente lavoro per loro. Alcuni potrebbero non avere mai un lavoro. Un’intera generazione è stata gettata nella spazzatura.

 

Nonostante tutta la sofferenza che hanno subìto i Greci per sistemare le finanze del loro paese, la situazione fiscale greca rimane estremamente precaria. Le previsioni del FMI mostrano che non c’è alcuno spazio per un’espansione fiscale, anche se sarebbe disperatamente necessaria, se non altro per alleviare gli altissimi livelli di povertà. Un greco su quattro vive sotto la soglia di povertà.

 

Il governo greco è ostacolato in maniera decisiva da obiettivi di bilancio assurdamente stringenti, che non si è dato spontaneamente. I creditori dell’eurozona hanno concordato in pacchetto di alleggerimento del debito che dipende dal fatto che il governo greco mantenga alti avanzi primari fiscali virtualmente all’infinito. Ecco un estratto dalla dichiarazione dell’Eurogruppo del 22 giugno 2018:

 

“In questo contesto l’eurogruppo accoglie positivamente l’impegno della Grecia a mantenere un avanzo primario del 3,5% del PIL fino al 2022 e, in seguito, a continuare ad assicurare che gli obiettivi fiscali rimangano in linea con la struttura fiscale UE. L’analisi della Commissione Europea suggerisce che questo significherà un avanzo primario medio del 2,2% del PIL nel periodo tra il 2023 e il 2060”.


 

Dal momento che gli avanzi primari vengono espressi in percentuale al PIL, raggiungerli dipende non solo dal mantenimento della prudenza fiscale, ma da una robusta crescita del PIL. Se la crescita dovesse rallentare, allora gli obiettivi di avanzi primari verranno disattesi, e il governo greco dovrà infliggere altri aumenti di tasse e tagli di spesa alla sua popolazione per soddisfare le condizioni debitorie, rinforzando ulteriormente il trend economico discendente. Questa prospettiva è pro-ciclica in maniera folle. Quando arriverà la prossima recessione, cosa che avverrà sicuramente – ricordiamoci che la Grecia dovrebbe mantenere questi avanzi primari per più di 40 anni – la Grecia ripiomberà nella depressione ancora una volta.

 

Il FMI non crede che gli avanzi primari richiesti dall’eurogruppo siano neanche remotamente ottenibili. Dichiara che il più grande avanzo primario che potrebbe realisticamente essere sostenuto per un tempo così lungo sarebbe dell’1,5%. Se questa stima è corretta, allora le finanze fiscali della Grecia potrebbero velocemente virare in territorio negativo.

 

E c’è un ulteriore rischio. La Grecia attualmente sta pagando tassi di interesse estremamente bassi sul suo debito. Ma quando le obbligazioni detenute dai suoi creditori dell’eurozona arriveranno a maturazione, dovrà rifinanziarli sui mercati finanziari – se ne sarà in grado. Non è ancora chiaro quanto accesso al mercato avrà la Grecia – poniamo – nel 2030. Ma una cosa è certa: finanziarsi sul mercato sarà molto più caro, rendendo più difficile la possibilità della Grecia di onorare il suo debito.

 

“La Grecia dovrà allo stesso tempo ottenere un’alta crescita del PIL e grandi avanzi primari fiscali per molti anni per poter mantenere il debito pubblico in traiettoria discendente”, ha affermato Peter Dohlman, il capo della delegazione FMI per la Grecia. Dal momento che il bollettino dello staff insiste sul fatto che grandi avanzi primari fiscali sono un ostacolo alla crescita, non è difficile dedurre che il FMI pensa che la Grecia avrà prima o poi bisogno di un taglio del debito.

 

Questo fatto non andrà giù all’eurozona. Ma temo che il FMI abbia ragione. La vecchia e ammaccata lattina è stata ancora una volta calciata in avanti. La Grecia ha ottenuto solo una tregua, non il perdono.

 

Nel giro di pochi anni, quando la Grecia ancora una volta dovrà affrontare un default sul debito e l’uscita dall’euro, quale sarà il prezzo per il taglio del debito? Be’, a meno che i governi dell’eurozona non cambino registro, il prezzo saranno altri duri tagli alle spese e aumenti di tasse, e forse un’altra depressione. In realtà, altro dolore attende la Grecia.

 

 

02/11/14

Coppola: L'Oscuro Futuro della Germania

Sul suo blog, Frances Coppola fa una fotografia esauriente e impietosa del trend economico della Germania. Lungi dall'essere la locomotiva europea, la Bundesrepublik ha quasi finito di segare il ramo su cui è seduta e l'intransigenza della sua classe dirigente è ormai il principale fattore di instabilità economica per il mondo intero.


Frances Coppola, 30 ottobre 2014

In Germania l'inflazione sta rapidamente calando. I dati di oggi mostrano un calo della crescita annualizzata dell'inflazione allo 0,7%. E questo avviene nel presunto nucleo forte della zona euro. In periferia, le cose vanno molto peggio. 

31/10/14

F. Coppola: Uragani Finanziari

Sul suo blog, Frances Coppola entra nel dettaglio del meccanismo di quelli che chiama "uragani finanziari", ovvero le crisi al termine dei cicli di boom del credito (ne avevamo parlato recentemente qua), collegandoli con la teoria della moneta endogena.



di Frances Coppola, 25 ottobre 2014

Recentemente ho scritto un post su Pieria a porposito del ruolo (consistente) del mercato degli eurodollari nella crisi finanziaria 2007-8, o meglio nel boom del credito che ha portato alla crisi. Per spiegare il notevole aumento dei flussi bidirezionali transatlantici (in andata e ritorno) dal 1997 al 2007 ho usato questo schema preso dal paper del 2011 di Hyung Song Shin sull' "eccesso bancario globale":

21/10/14

Tre ragioni per cui il Regno Unito non potrà mai entrare nell’eurozona

Su Forbes Frances Coppola spiega le ragioni molto semplici per cui al Regno Unito non potrà mai convenire l’ingresso nell’eurozona. Tali ragioni si concretizzano negli esempi forniti da Irlanda, Cipro e Islanda: le crisi finanziarie colpiscono maggiormente le nazioni che non controllano la loro moneta e non hanno una banca centrale che possa liberamente agire nell’interesse dell’economia nazionale.

 di Frances Coppola, 3 luglio 2014
Ci sono tre ragioni per cui il Regno Unito non potrà mai entrare nell’eurozona. Sono l’Irlanda, Cipro e l’Islanda.

01/10/14

F. Coppola: L'Europa Punta Contro gli Scogli

Un bellissimo articolo di Frances Coppola su OpenDemocracy sostiene che la crisi dell'eurozona si è semplicemente trasformata da acuta in cronica, e risponde alle proposte di chi crede nell'illusione del "più Europa":  come si approfondisce l'integrazione, si approfondisce anche sempre di più il deficit democratico di questa organizzazione di eurocrati non eletti. I primi anni '30 in Germania non sembrano aver insegnato nulla.



Frances Coppola risponde all'articolo 'Dove va l'Europa?', scritto da Yanis Varoufakis e James Galbraith. La crisi dell'euro è finita, vero? Un attimo... si è semplicemente trasformata da acuta in cronica.
 
Tutto è tranquillo in Europa. L'inflazione è sotto controllo, ci sono segnali di ripresa in alcuni paesi periferici, la disoccupazione, anche se è ancora troppo alta, non cresce più. Le banche sono sotto il controllo della BCE, costrette a ripulire i loro bilanci e a raccogliere capitali per proteggere gli stati sovrani dai costi dei fallimenti bancari. E si fanno piccoli passi verso una unione bancaria e anche verso l'unione fiscale. La crisi dell'euro quindi è finita, vero? 

31/08/14

Coppola: Abbiate Paura della Paura

Prendendo spunto dal forum dei Nobel a Lindau, Frances Coppola commenta  l'osservazione del prof. Sims sulla stupidità di chi teme l'inflazione rievocando i tempi dell'ascesa del nazismo, figlio delle dure politiche di austerità e non dell'iperinflazione, come mitologia pretende. 
Grazie della segnalazione a @Blu_di_Russia


 
 "I migliori economisti sostengono che il debito non è sempre un male, aver paura dell'inflazione è una stupidaggine e i governi dovrebbero spendere molto di più", si legge sul Guardian. In un report sul meeting di economia tenutosi la settimana scorsa a Lindau, Philip Inman evidenzia la relazione di Christopher Sims "L'inflazione, la paura dell'inflazione e il debito pubblico", in cui Sims sostiene che la paura del debito pubblico e dell'inflazione sta portando il mondo sviluppato verso un crollo senza fine. Come spiega Inman, la tempistica e il contesto di questo discorso sono particolarmente significativi:

06/08/14

F. Coppola: Come Derubare un Paese, firmato Espirito Santo

Una approfondita analisi di Frances Coppola sul recente fallimento del Banco Espirito Santo (di cui in Italia non si è quasi parlato). Come tante volte già accaduto in passato, un altro esempio di socializzazione delle perdite private sulle spalle dei contribuenti, portoghesi ed europei. L’episodio certifica inoltre il fallimento del meccanismo di risoluzione bancaria che si è tentato di proporre a livello europeo.
 Nel mio ultimo intervento su Pieira, ho guardato con interesse ai risultati di metà anno della disgraziata banca portoghese Banco Espirito Santo (BKESY). E’ una lettura poco piacevole. Anzi, anche peggio. Sembra un manuale di istruzioni su come distruggere una banca. Non c’è da stupirsi che le perdite siano terribili.

11/07/14

Coppola entra nel dibattito su Piketty

Da Coppola Comment, un interessante intervento  nel dibattito in corso su  Piketty,  le disuguaglianze e il salario minimo



Scott Sumner sta leggendo Piketty. E nel primo di (a quanto pare) molti post, smonta Piketty iniziando da questo passaggio:

"A mio parere, non c'è assolutamente alcun dubbio che l'aumento della disuguaglianza negli Stati Uniti abbia contribuito all'instabilità finanziaria della nazione. Il motivo è semplice: una conseguenza della crescente disuguaglianza è la sostanziale stagnazione del potere d'acquisto delle classi medio-basse negli Stati Uniti, che inevitabilmente ha reso più probabile che le famiglie modeste si indebitassero, soprattutto perché banche senza scrupoli ed intermediari finanziari, liberati dalla regolamentazione e desiderosi di guadagnare buoni rendimenti sugli enormi risparmi immessi nel sistema dai benestanti, hanno offerto credito a condizioni sempre più generose"

10/07/14

L'Austria in guerra con la Baviera per le banche-zombie


Su Forbes, Frances Coppola analizza un conflitto di cui si parla poco tra Austria e Germania.
Il sistema di “bail in” si rivela un’arma a doppio taglio per i tedeschi: i suoi contribuenti vogliono evitare di farsi carico delle perdite bancarie altrui, ma molte banche tedesche devono così assorbire perdite ingenti. Il caso di Hypo Alpe Adria potrebbe essere uno spartiacque importante.


 
Una piccola, simpatica tempesta scuote il cuore dell'eurozona. Come riporta Reuters, la Baviera (regione tedesca) sta considerando la possibilità di un’azione legale contro l’Austria. Inoltre, sta cercando l’appoggio a questa azione da parte non solo del governo federale tedesco, ma anche dell’UE.

23/05/14

F. Coppola: Deutsche Bank raccoglie capitali, ma rimane in grossi guai

Sulla testata online di Forbes Frances Coppola approfondisce la recente raccolta di capitali di Deutsche Bank, ripercorrendone l'origine. DB  è già stata più volte salvata dalle banche centrali, mascherando l'intervento come soccorso alle nazioni sovrane. Ma la banca rimane troppo esposta su mercati rischiosi e la sua crisi non è finita. Il gigante teutonico ha piedi d'argilla.


Deutsche Bank ha finalmente ammesso – senza che nessuno se ne sorprendesse – di aver bisogno di un aumento di capitale. Ha annunciato un piano per raccogliere 8 miliardi di euro di capitale Core Tier 1  (CET1).

21/04/14

Coppola: Un tentativo di spiegare l’Europa

Su Forbes, Frances Coppola cerca di chiarire ai non europei la differenza tra Europa, Unione Europea ed eurozona. Visti i discorsi di certi politici nostrani, forse una ripassata giova anche in Italia: l’eurozona non è l’Unione Europea, che a sua volta non è l’Europa. La definizione di queste entità nel tempo è cambiata diverse volte – e sicuramente tornerà a modificarsi in futuro, che il ciel ci aiuti!
Mi imbatto di frequente in confusioni tra l’“Europa”, l’Unione Europea e l’eurozona, soprattutto dall’altra sponda dell’Atlantico. E’ comprensibile, dal momento che l’”Europa” nell’immaginario collettivo assomiglia a degli Stati Uniti nascenti. Ma la realtà è completamente diversa. Cercherò quindi di spiegare in cosa si distinguono l’”Europa”, l’Unione Europea e l’eurozona.

12/04/14

Ma comunque, cos’è che può fare la BCE?

Frances Coppola, questa volta su Forbes, torna a intervenire sul potere della BCE nella crisi dell’euro. Per il momento le parole di Draghi sono servite a tenere a bada i mercati, ma presto potrebbe essere necessaria un’azione vera. E in questo caso, la strada per un'azione efficace ma politicamente accettabile è molto tortuosa. Secondo la Coppola, in realtà la BCE potrà fare ben poco per raddrizzare la situazione.
 
Non urinare. L’edificio non è stabile come sembra.
 
La BCE non farà il QE, né qualsiasi altra forma di allentamento monetario, al momento. Ma ne stanno parlando. E, al momento, sembra che parlarne sia sufficiente. L’euro si rivaluta e i tassi sui bond si abbassano, perfino per la Grecia (che questa settimana sta coraggiosamente provando a tornare sul mercato dei capitali). Le borse europee sono sotto pressione   per la crisi ucraina. Niente di nuovo sotto il sole.

28/03/14

Perché la BCE non farà il QE

Dal Blog di Frances Coppola...a volte un'immagine vale più di tante parole

Perché la BCE non farà il QE.... 
...Né qualsiasi altra cosa, se è per quello (ma probabilmente ne parleranno).


Con previsioni come queste, che bisogno c'è?

H/t Frederick Ducrozet (@fwred on Twitter)

18/03/14

IL MOLTIPLICATORE MONETARIO È MORTO

Come riporta Frances Coppola sulla piattaforma Pieria, la Bank of England nella sua rivista trimestrale conferma che la moneta è endogena (vedi nella sezione didattica): l'idea che la banca centrale possa controllare perfettamente la quantità di moneta circolante viene confutata dalla stessa Banca Centrale d'Inghilterra.

di Frances Coppola

Il report trimestrale della Banca d'Inghilterra (BoE) contiene una descrizione dettagliata di come funziona la creazione di moneta nell'economia a corso forzoso del Regno Unito. 
Dotata di un manuale sulla moneta e di un paio di video esplicativi piacevolmente ambientati nei caveau dell’oro (vorrei sapere: dov’è il bancale etichettato "Germania"?), è una guida completa e  chiara.

05/03/14

Frances Coppola: La BCE è irrilevante e l'euro è un fallimento

Sulla rivista online Pieira, Frances Coppola finalmente esce allo scoperto e dice quello che pensa DAVVERO sull'euro. I dati economici dell’eurozona sono terribili, il progetto dell’euro è stato un enorme errore, prima di tutto da un punto di vista storico e culturale. L’euro è “il più grande pericolo per la pace in Europa occidentale che io abbia mai visto in tutta la mia vita” ed è “tempo di relegarlo nella polvere della storia”.




Gli ultimi dati sugli aggregati monetari europei sono terribili.

L'aggregato monetario M3 va particolarmente male.[....]

Anche se la BCE cerca di sembrare ottimista, "meno negativo" significa semplicemente "che scende più lentamente". Il fatto è che il credito in tutta l'Eurozona sta subendo una grave contrazione.
Questo non fa ben sperare. La crescita di M3 è rallentata nell'ultimo anno a causa dei rimborsi LTRO e ora è scandalosamente bassa, all’1,2%, anche se è un po’ meglio dell’1,0% di dicembre. Questa non è proprio deflazione, ma ci va pericolosamente vicina, e i dati M3 suggeriscono che la deflazione è probabile, qualsiasi cosa Draghi possa pensare.