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13/05/17

Paul Craig Roberts: le elezioni francesi, una catastrofe per la pace mondiale

Sul suo blog, Paul Craig Roberts non usa mezza termini per commentare la vittoria di Macron alle presidenziali francesi, alla luce del riacutizzarsi dello scontro tra Stati Uniti e Russia e di alcune recenti dichiarazioni dello Stato Maggiore russo. Secondo Roberts, il successo di Macron si spiega in modo semplice: i francesi, come ormai tutti gli europei, sono così immersi nella propaganda da credere che sia fascista battersi per il proprio paese, e preferiscono votare per la finanza internazionale e definirsi europei piuttosto che subire l'accusa di fascismo. Non si sono accorti nemmeno, osserva Craig Roberts, che il successo del candidato dell'establishment euro-atlantico è stata anche una grande vittoria per i neoconservatori americani, che adesso potranno portare avanti i loro piani di guerra con la Russia senza nessun tipo di resistenza da parte degli europei.

 

di Paul Craig Roberts, 5 maggio 2017
 

[Nota: la notizia a cui si riferisce Roberts di seguito è una dichiarazione del vicedirettore operativo dello Stato Maggiore russo, tenente generale Viktor Poznikhir, riportata da RT:  "la presenza in Europa di basi difensive missilistiche e di navi statunitensi per la difesa anti-missile nei mari e negli oceani prossimi alla Russia crea un potente elemento offensivo sotto copertura, il cui scopo è portare un attacco nucleare improvviso contro la Federazione Russa".

Secondo quanto riportato da Poznikhir, i vettori dei sistemi anti-balistici degli USA, costruiti con lo scopo dichiarato di mitigare un eventuale attacco missilistico proveniente da stati canaglia, possono essere rimpiazzati con missili Tomahawk e le simulazioni russe confermano che le installazioni americane sono dirette contro Russia e Cina. La Federazione Russa non crede alle smentite di Washington; i timori di Mosca sono inoltre rafforzati dallo sviluppo da parte statunitense di armamenti in violazione del trattato anti-missili balistici ABM, dal quale il presidente Bush jr. si è ritirato nel 2002 durante il suo primo mandato.

"In reazione all'espansione dei sistemi anti-balistici degli Stati Uniti, la Russia è costretta a prendere misure finalizzate al mantenimento dell'equilibrio degli armamenti strategici e a ridurre al minimo i possibili pericoli alla sicurezza nazionale. Questo non renderà il mondo un posto più sicuro", ha concluso Poznikhir.]

 

La sconfitta di Marine Le Pen, se il conteggio dei voti è stato corretto, indica che i francesi sono ancora più addormentati degli americani.

La settimana prima delle elezioni, lo Stato Maggiore russo ha annunciato di aver motivo di credere che gli Stati Uniti stiano preparando un attacco nucleare preventivo contro la Russia. Nessun leader europeo si è allarmato per questo annuncio, tranne la Le Pen.

Nessun leader europeo, e nessuno a Washington, si è fatto avanti per rassicurare i russi. A quanto pare negli Stati Uniti solo i miei lettori sono a conoscenza delle conclusioni cui sono giunti i russi. Semplicemente i media occidentali non hanno detto nulla sullo straordinario rischio rappresentato dal convincimento russo che gli Stati Uniti stiano preparando un attacco nucleare preventivo contro la Russia.

Durante la Guerra Fredda del 20° secolo non è mai successa una cosa del genere.

La Le Pen, come Trump prima della sua castrazione da parte del complesso militare e della sicurezza, capisce che il conflitto militare con la Russia significa la fine dell'umanità.

Perché gli elettori francesi si sono mostrati indifferenti verso quella che potrebbe essere la loro morte imminente?

La risposta è che i francesi sono stati sottoposti a lavaggio del cervello fino ad arrivare a credere che battersi per la Francia, come fa Marine Le Pen, significhi mettere il patriottismo e il nazionalismo al di sopra della diversità,  e che sia un atteggiamento fascista.

Tutta l'Europa, tranne che la maggior parte degli inglesi, è stata sottoposta a lavaggio del cervello fino a credere che battersi per il proprio paese sia fascista o nazista.   Secondo  un uomo  una donna francesi, per sfuggire al titolo di fascista bisogna essere europei, non francesi, tedeschi, olandesi, italiani, greci, spagnoli o portoghesi.

Con questo lavaggio del cervello, i francesi, convinti che sia fascista battersi per la Francia, hanno votato per i banchieri internazionali e per l'UE.

Le elezioni francesi sono state un disastro per gli europei, ma una grande vittoria per i neoconservatori americani, che ora potranno spingere la Russia alla guerra senza l'opposizione europea.

09/05/17

Sapir: Inizia la Presidenza Macron

Jacques Sapir commenta a caldo la vittoria di Macron al secondo turno delle elezioni presidenziali francesi. Il dato principale è l'esiguità della sua vittoria, se si considera lo schieramento di stampa e media a suo favore, e il paragone con il risultato di Chirac del 2002 contro Le Pen padre. Tra astensione e schede bianche o nulle appena il 43% degli aventi diritto al voto si è espresso per Macron e, stando ai sondaggi, più della metà di loro lo avrebbe fatto per esclusione, non approvando in realtà il suo programma. Visto il sistema politico francese, comunque, Macron avrà estrema difficoltà a governare se, come probabile, sarà ben lontano dall'ottenere la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari nelle elezioni legislative del prossimo mese.

 

di Jacques Sapir, 08 maggio 2017

Emmanuel Macron è stato dunque eletto, il 7 maggio, con un'ampia maggioranza dei voti espressi. Il 66% dei voti è un dato che impressiona, ma è anche un'illusione ottica. Se si considerano le percentuali di elettori che si sono astenuti o che hanno votato "scheda bianca o nulla", Macron ha raggiunto solo il 43% dei voti degli aventi diritto. Questo dato è da confrontare con quello ottenuto da Jacques Chirac nel 2002 in un'elezione presidenziale in cui lo sfidante era anch'esso del Front National [Jean-Marie Le Pen, NdT]. In quel caso, al secondo turno Chirac aveva raggiunto il 62% dei consensi dell'insieme di tutti gli aventi diritto al voto. I 19 punti percentuali in meno di Macron rispetto a Chirac, dopo 15 anni, sono molto significativi. A riprova che si è trattato più che altro di un voto "di default" [per esclusione, NdT],  i sondaggi, seppur da prendere con tutte le cautele, indicano che solamente il 43% di coloro che sono andati a votare per Macron approvano effettivamente il suo programma.

Il successo di Emmanuel Macron potrebbe rivelarsi nient'altro che un'illusione. La stampa ha sostenuto questo candidato quasi all'unanimità, i grandi media mainstream gli sono corsi dietro con rara indecenza, e ciononostante gli hanno procurato un consenso relativamente basso se confrontato a quello che aveva raccolto Jacques Chirac. I 19 punti mancanti la dicono lunga sulla collera dei francesi, una collera che è stata ampiamente espressa nel corso di questa campagna elettorale.

Durante i "festeggiamenti" organizzati per l'annuncio dei risultati elettorali, realizzati con una messa in scena così calcolata e priva di spontaneità da essere notata perfino dai giornalisti delle principali emittenti televisive, abbiamo assistito ad una doppia contraddizione, che in effetti potrebbe essere proprio la contraddizione della Presidenza Macron.

La prima contraddizione è stata quella di presentare l'eletto come un uomo solo, slegato da qualsiasi appartenenza, come voleva lasciar intendere la sua marcia solitaria verso lo scenario del Louvre, quando in realtà la sua candidatura è stata un'immensa opera di riciclaggio di uomini politici falliti o senza speranza, del Partito Socialista, del "Centro", ma anche della destra. La seconda contraddizione è stata quella tra il tono apertamente "europeo" della sua messa in scena sul carosello del Louvre, e il discorso pronunciato da Emmanuel Macron dalla tribuna, un discorso nel quale la Francia era largamente presente. Macron ha espresso ciò che già aveva detto davanti alle televisioni estere, ma che aveva finora taciuto in Francia, di voler cioè "rifondare l'Europa". Ma qualsiasi progetto di cambiamento delle istituzioni dell'Unione europea - dato che, politicamente e istituzionalmente, l'Europa non esiste - deve passare da un confronto esplicito con la Germania. Emmanuel Macron dovrà scegliere tra una preferenza europea e una preferenza francese. A voler combinare le due cose senza scegliere, si metterà nelle mani di Berlino e renderà chiaro a tutti che la sua presunta volontà di "rifondare l'Europa" non era che era una copertura per la sottomissione, non importa se voluta o subita.

La sconfitta di Marine Le Pen è indiscutibile. Lo è tanto di più perché nei primi giorni della campagna elettorale per il secondo turno delle presidenziali la dinamica mostrata dai sondaggi era quella di un aumento dei consensi, dal 38% fino al 42%. Questa dinamica si è poi interrotta, in gran parte a causa del modo in cui la Le Pen ha condotto la campagna elettorale. Se è scesa dal 42% al 34% non può prendersela con altri che con se stessa. Le ambiguità e le confusioni della sua campagna hanno avuto come effetto un vero e proprio crollo, e non sappiamo se ciò sia stato il frutto di  incompetenza e di scelte sbagliate oppure sia stata una scelta deliberata.

La campagna elettorale che si sta aprendo ora per le elezioni legislative vede affrontarsi i quattro partiti che ormai dominano la scena politica francese. L'obiettivo di Emmanuel Macron è quello di raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi. Ma questa non sembra essere la volontà dei francesi, che non hanno certo inviato questo messaggio attraverso le urne. Dato il tradizionale sistema di voto in Francia, sarà più che mai importante che ciascun partito chiarisca la propria posizione. I sostenitori di Jean-Luc Mélenchon possono sperare di raggiungere una buona posizione, ma si troveranno ad affrontare grosse difficoltà proprio a causa del sistema di voto. Converrà vigilare affinché questa elezione non permetta a dei partiti falliti di riprendere il controllo, né  si risolva in una consegna di tutti i poteri ad Emmanuel Macron.

28/04/17

Le Monde: Disoccupazione, istruzione, prigioni… le approssimazioni di Emmanuel Macron

Anche Le Monde si accorge che dietro l’immagine di professionista impeccabile il candidato alle presidenziali francesi Emmanuel Macron nasconde la realtà di un uomo ambiziosissimo, pressapochista e pronto a mentire per attaccare alcuni capisaldi della società francese: il mondo del lavoro (che vorrebbe ancor più deregolamentare), l’istruzione (“la bonne école”? ) e il sistema giudiziario, che si vorrebbe molto più duro. La Francia inizia a rendersi conto che mettersi nelle mani del “golden boy” dell’aristocrazia finanziaria significa mettersi "In marcia!" verso il precipizio sociale.

 

Di Laura Motet e Mathilde Damgé, 28 aprile 2017

Giovedì sul set dello show "Eliseo 2017"  il candidato di "In marcia!" ha commesso alcuni errori fattuali e alcune approssimazioni nel difendere il suo programma.

Giovedì 27 aprile, quattro giorni dopo aver vinto il primo turno delle elezioni presidenziali con il 24% dei voti espressi, l'ex ministro dell’economia Emmanuel Macron è stato ospite a TF1. Di fronte ad Anne-Claire Coudray, Gilles Bouleau, Christophe Jakubyszyn e Melissa Bell, corrispondente della CNN, il candidato di “In marcia!” ha difeso il suo programma e le sue ambizioni a costo di alcuni errori o semplificazioni.

 

L’esagerazione riguardo al tasso di disoccupazione in Francia
"Sul lavoro, la sfida è nota da più di trent'anni: la disoccupazione di massa. La Francia è l'ultimo paese dell'Unione europea che non è stato in grado di regolarla.»

Emmanuel Macron

PERCHÉ È ESAGERATO

La Francia è uno degli ultimi “grandi” paesi a non essere riuscito a ridurre la disoccupazione di massa? Solo se dimentichiamo alcuni dei paesi principali: se la Francia ha un tasso di disoccupazione di circa il 10% della popolazione attiva, la Spagna è al 18%, l’Italia all’11,5% e la media nell'eurozona è a circa il 9,5 % dall'inizio dell'anno, secondo Eurostat.

 

L’esagerazione sul livello didattico degli studenti
"Abbiamo più del 20% degli studenti che arrivano a CM2 (la quinta elementare, NdVdE)" senza saper leggere, scrivere o contare. »

Emmanuel Macron

PERCHÉ È ESAGERATO

Certamente le statistiche del Ministero dell'educazione nazionale sul livello degli studenti CM2 hanno mostrato nel 2015 che il 79,8% ha acquisito le competenze previste nella lettura e il 70,9% ha acquisito quelle in matematica, il che sembra confermare quanto detto da Emmanuel Macron.  Ma su questo punto, l’Istruzione nazionale e il candidato di "In marcia !". non intendono proprio la stessa cosa.

In realtà, l’Istruzione nazionale per competenze di lettura  intende saperidentificare il tema di un testo, trovare informazioni esplicite, dedurre nuove informazioni [implicite] e identificare gli effetti di scelte formali”.

 

L’errore sulle pene detentive brevi
«Oggi, quasi automaticamente, una pena a meno di due anni non viene applicata. »

Emmanuel Macron

PERCHÉ È FALSO

È in effetti possibile, per pene detentive inferiori a due anni, non scontare la pena se a discrezione del giudice la situazione personale del condannato lo consente. In quel caso non c'è un mandato di carcerazione.

Tuttavia è sbagliato dire che le pene detentive inferiori a due anni non vengono mai applicate, o "sono sistematicamente non applicate", come dice Macron.  Secondo i dati del Ministero della giustizia,  al 1° gennaio 2015 il 12% delle pene in corso di esecuzione (su 60.742 detenuti) erano inferiori all’anno, mentre il 29% erano da 1 a 3 anni.

 

 

27/04/17

Macron fischiato e deriso dagli operai della sua città dopo l’”agguato” della Le Pen

La crisi di una fabbrica Whirlpool nella periferia di Amiens consente di distinguere i tratti fondamentali dei due candidati alle elezioni francesi, come riporta Zerohedge. Mentre l’ex banchiere di Rothschild Macron incontra a porte chiuse i vertici dei sindacati, la Le Pen si confronta direttamente con i lavoratori. Le politiche di libero mercato rivelano i loro effetti in occasioni come questa: le multinazionali chiudono i battenti nei paesi sviluppati per riaprirli là dove possono sottopagare gli operai, mentre i sindacati cercano di raccattare qualche briciola inchinandosi alle multinazionali. È il neoliberismo made in UE, bellezza.

 

26 aprile 2017

 

Si sono viste scene caotiche, durante la visita del candidato dato per favorito alle elezioni presidenziali francesi, Emmanuel Macron, ai lavoratori della fabbrica in sciopero nella sua città natale, Amiens.

Mercoledì scorso Macron è stato accolto con sberleffi, fischi e cori inneggianti alla  rivale di estrema destra, Marine Le Pen, durante una visita - finita nel caos - a questa fabbrica situata nel Nord della Francia, avvenuta in seguito a quella che Bloomberg ha definito “un’imboscata” da parte della sua rivale nazionalista Marine Le Pen, che lo ha costretto a confrontarsi con alcuni dei di lei più ferventi sostenitori.

Precedendolo, la Le Pen aveva fatto una visita a sorpresa all’impianto Whirlpool della periferia di Amiens, mentre il rivale Macron si incontrava con i leader del sindacato dell’azienda nel centro della città. La Le Pen ha dichiarato ai giornalisti, incontrandoli davanti ai picchetti,  che la decisione di Macron di incontrare i rappresentanti dei lavoratori a porte chiuse mostrava il suo “disprezzo” per la loro difficile situazione, e ha così costretto il suo rivale a modificare i piani e affrontare i manifestanti in diretta televisiva.

Durante questa visita, organizzata frettolosamente, alcuni tra la folla hanno gridato “Marine presidente!” e hanno fischiato mentre l'ex banchiere trentanovenne se ne stava in piedi fuori dalla fabbrica, nella periferia in disarmo di Amiens.

“Sono qui per parlare con voi”, ha detto l’ex ministro dell’economia - sempre schierato dalla parte degli industriali - circondato da un’orda di cameramen e giornalisti.

Lo stabilimento della Whirlpool è diventata un simbolo delle discussioni sul libero mercato che dominano la campagna elettorale francese, perché 280 posti di lavoro verranno tagliati quando l’azienda, il prossimo anno, trasferirà la produzione in Polonia.

Secondo la descrizione di Bloomberg: “Mentre il fumo nero dei pneumatici bruciati turbinava nel vento freddo, e le grida “Marine Presidente” interrompevano le sue dichiarazioni, Macron ha tentato di difendere il regime europeo di libero mercato, nel parcheggio della fabbrica, mentre i dimostranti furenti gli si affollavano intorno”.

“Quando lei vi racconta che la soluzione è riportare indietro la globalizzazione, vi sta mentendo” ha detto Macron ai lavoratori, mentre i microfoni di più di cento giornalisti registravano l’accaduto. “Non possiamo impedire i licenziamenti. Dobbiamo lottare per trovare un compratore”.

A giudicare dalla risposta, i lavoratori locali non lo hanno trovato granché convincente.

In precedenza, Macron era stato nella cità dove è nato, Amiens, per cercare di respingere le accuse secondo cui aveva iniziato la campagna elettorale per il 7 maggio in tono minore, dopo essere passato in vantaggio al primo turno di domenica, davanti alla Le Pen. Ma il suo viaggio in città è passato in secondo piano quando la Le Pen ha annunciato per il giorno stesso la sua visita alla fabbrica, ed è arrivata mentre lui incontrava altrove i rappresentanti sindacali. La Le Pen si è fatta fare selfie con i lavoratori e ha salutato i suoi sostenitori, secondo la AFP.

“Tutti sanno da che parte sta Emmanuel Macron – sta dalla parte delle multinazionali” ha dichiarato la Le Pen, “io sto dalla parte dei lavoratori, qui nel parcheggio, non nei ristoranti di Amiens”.

Dopo la visita della Le Pen, Macron ha detto che avrebbe anche lui visitato la fabbrica. Ha dichiarato ai lavoratori arrabbiati che l’unica ragione per cui lei era venuta era perché “io ero qui”. Come si può vedere dalle immagini (qui sotto), non è stata una buona idea.

https://twitter.com/ChassNews/status/857223870872473602

Macron ha parlato ai lavoratori in sciopero per quasi un’ora, alcuni l’hanno solo fischiato, ma altri hanno discusso con lui, mentre l’inviato speciale di France 2 metteva in piedi un set improvvisato per l’intervista.

Patrice Sinoquet del sindacato CFDT, che si era in precedenza incontrato con Macron, afferma che il 90% dei suoi iscritti voteranno per la Le Pen. “Macron rappresenta il peggio delle politiche di libero mercato”, dichiara Clement Pons, disoccupato di 32 anni, che aspettava fuori dall’incontro in centro. “È un globalista che vuole uccidere la classe lavoratrice. Mi fa venire da vomitare. Non capisco le sue idee”.

Chantal Flahaut, 57 anni, operaia alla  catena di montaggio, che partecipa al picchetto, dice di essere in sciopero per tutta la settimana e di essere così stufa della situazione in Francia che domenica non andrà nemmeno a votare. La sua maglietta ha una scritta: “Whirlpool fabbrica disoccupazione”.

“Sono talmente disgustata” dice, “Macron sta dalla parte delle grandi imprese come la nostra. Dovete smetterla di aiutare miliardari multinazionali, e darci i nostri soldi”.

Il dramma è poi continuato su Twitter, dove Macron ha dichiarato che la Le Pen ha passato “dieci minuti con i suoi sostenitori in un parcheggio di fronte alle telecamere”, mentre lui ha dedicato “un’ora e mezza ai rappresentati dei sindacati e senza giornalisti”. “Quando il 7 di maggio arriverà, ognuno farà la sua scelta”, ha aggiunto.

Benjamin Griveaux, assistente di Macron per la campagna elettorale, dichiara che la Le Pen si sta concentrando sulle acrobazie politiche anziché preoccuparsi dei problemi degli elettori. “Se pensa solo ai tweet e ai selfie, significa che non ha capito che cosa c’è in gioco”, commenta Griveaux. “Sta alimentando le sue ambizioni politiche con la miseria e la sofferenza. Che cosa propone? Nulla. Noi cerchiamo di confrontarci con i problemi”.

Macron, che ha creato lui stesso il suo movimento centrista, voleva tenere un comizio più tardi nella vicina Arras, una città dell'area in decadenza del Nord dove la Le Pen lo ha battuto al primo turno. Lunedì si era attirato critiche per quello che era stato visto come un discorso trionfale e una cena celebrativa in un bistrò di Parigi, domenica sera.

Il capo del partito socialista J. Cristophe Cambadelis ha dichiarato alla radio francese: “Era compiaciuto. Ha pensato a torto di avercela già fatta”.

Macron è stato ministro dell’economia per il governo socialista, dopo avere lavorato come bancario nel settore “Fusioni e acquisizioni” presso Rothschild, ruolo che ha lasciato ad agosto per lanciare la sua campagna presidenziale.

 

26/04/17

Sapir: Le Lezioni del Primo Turno

Jacques Sapir commenta i risultati del primo turno delle elezioni presidenziali in Francia mettendo in luce alcune novità senza precedenti: innanzitutto il quadripartitismo di fatto, con i due candidati esclusi che  seguono i vincitori molto da vicino, e che praticamente segna la fine della Quinta Repubblica.  Inoltre,  il fatto molto rilevante che a conti fatti le idee sovraniste sembrano aver vinto la battaglia culturale,  con i candidati che in varia misura si rifanno a idee sovraniste che hanno raccolto la metà o più dei voti complessivi. Questo, insieme al fatto che la demonizzazione del Front National come partito fascista e dell'odio non ha evidentemente più alcuna base reale, rischia di svuotare di significato l'appello al "fronte repubblicano" mostrandolo per quello che è, una falsità utilizzata come copertura per interessi di altro genere.

 

 

Di JACQUES SAPIR · 25 aprile 2017

Il primo turno delle elezioni presidenziali 2017 sembra ripetere il primo turno del 2002. Per la seconda volta, il candidato del Fronte Nazionale si è qualificato per il secondo turno. Ma le somiglianze si fermano qui. Abbiamo a che fare con una situazione completamente diversa. Da questo punto di vista, le reminiscenze del passato oscurano più che illuminare lo scenario attuale.

 

Verso il quadripartitismo?

In primo luogo, bisogna prendere atto del completo collasso dello spazio politico francese. In un sistema che tende istituzionalmente al bipartitismo, soprattutto a causa del doppio turno, potrebbe emergere, in certe circostanze,  un terzo partito. Tale era la situazione nel 2002, o nel 2007 con la buona affermazione di Bayrou. Ma oggi, ci troviamo davanti a una forma di quadripartitismo.  Infatti, se Emmanuel Macron e Marine Le Pen si sono qualificati per il ballottaggio, sono però seguiti da vicino da François Fillon e Jean-Luc Mélenchon. Già da questo punto di vista, la situazione politica sembra molto diversa. A questo si aggiunge il crollo storico del P "S", ridotto al misero punteggio del candidato del SFIO (Gaston Deferre) nelle elezioni presidenziali del 1969.  Questo crollo corrisponde in pieno all'ascesa di Jean-Luc Mélenchon, che, con il 19,2% dei voti, raggiunge un risultato senza precedenti, che rende ancora più crudele il confronto con il misero 6,2% di Benoît Hamon. Ma questo crollo ha una sua corrispondenza a destra. Anche se mantiene un risultato significativo a oltre il 19,5%, per la prima volta nella Quinta Repubblica il partito che rivendica l'eredità del generale de Gaulle - pur avendola  sperperata e snaturata - non parteciperà al secondo turno delle elezioni presidenziali. E‘ un fatto senza precedenti. E' la fine della Quinta Repubblica. François Fillon è stato l‘affossatore della sua stessa corrente di pensiero.

Ma c’è un altro fattore da considerare. Nel 2002, il successo di Jean-Marie Le Pen era stato una sorpresa. Oggi invece, per diverse settimane abbiamo avuto Marine Le Pen in  testa ai sondaggi. Il Fronte nazionale ha vinto molte elezioni dal 2012 [1]. Gli elettori hanno votato sapendo questo, eppure hanno distribuito i loro voti tra i diversi partiti,  prova che Marine Le Pen non fa più paura, almeno non tanto quanto il padre. Il cambiamento dei temi, ma anche dell'atteggiamento del FN, è notevole. Parlare del FN come di un partito "fascista" o "dell‘odio" ha poco senso, e mostra un totale stravolgimento di parole e concetti, anche se si possono criticare le sue proposte, e in particolare quella  riguardante l'abolizione dello jus soli. Ricordiamo alle nostre care "coscienze indignate" che questa è la posizione ufficiale anche della CDU-CSU della Merkel e dei suoi alleati. Ugualmente, quando la Le Pen afferma che la sicurezza sociale appartiene ai francesi, si sbaglia. La sicurezza sociale, finanziata dai contributi di dipendenti e datori di lavoro, appartiene ai lavoratori, senza distinzioni di nazionalità. Va ricordato. Ma dobbiamo anche dire che affermare questo non è più grave che sostenere che questi contributi sono "costi" per le imprese e non dei versamenti relativi alla necessità di garantirsi una forza lavoro sana, un errore comunemente commesso dalla élite liberale e da Emmanuel Macron.

Queste sono tutte ragioni che svuotano di significato la chiamata a un cosiddetto "fronte repubblicano". Perché, si deve ammetterlo, questo discorso che sbaglia obiettivo non può più mobilitare nessuno. Vediamo fin troppo bene che serve solo da copertura al grande banchetto di tutti coloro che "vont à la soupe" (vogliono un posto a tavola), per usare una frase del generale de Gaulle.

 

La distribuzione dei voti

E' importante anche vedere la provenienza dei voti. Da questo punto di vista, la mappa del primo turno del 23 aprile corrisponde in gran parte, ma non del tutto, a quella che Christophe Guilluy chiama la "Francia periferica". Non del tutto, perché vediamo che in alcune aree "periferiche" l‘effetto memoria persiste. Così le zone rurali del Limousin continuano a avere la memoria della Resistenza (e del suo leader locale Georges Guingouin [2]).  Si potrebbero portare altri esempi. Tuttavia: si vede chiaramente la contrapposizione tra la Francia "metropolitana" con (ad eccezione del sud) un forte "effetto costiera" e la Francia cosiddetta "periferica".  La trasformazione del Fronte Nazionale in partito dominante nelle piccole città e nelle campagne è significativa, anche se il fenomeno va oltre: anche il peso della disoccupazione e della deindustrializzazione è uno dei fattori del suo radicamento. L‘ho detto più volte sin dal 2012.  L'ascesa del FN segue passo passo  i danni della globalizzazione e dell'euro.

 



 

Un'altra dimensione importante è la questione sociale, ovviamente correlata con la dimensione geografica. Si noti che Marine Le Pen ha tra i suoi elettori un'alta concentrazione di persone a reddito basso o molto basso. Ha riportato il  34% dei voti nella classe operaia, in prima posizione, seguita immediatamente da Jean-Luc Mélenchon.  Del resto questa è una caratteristica condivisa con Jean-Luc Mélenchon [3].  Al contrario, l'elettorato di Emmanuel Macron ha un'alta concentrazione di redditi alti ed altissimi, una caratteristica che condivide, ma in misura minore, con l'elettorato di François Fillon.

Ma la composizione sociologica di un elettorato non è tutto. Le dichiarazioni del candidato sono anche importanti. Da questo punto di vista, annunciando la sua volontà di rafforzare sostanzialmente la "legge sul lavoro", legge che aveva suscitato proteste molto forti nella primavera 2016, e annunciando la sua intenzione di farlo per decreto, Emmanuel Macron rivela di sé molto di più di quanto non riveli la semplice concentrazione di ricchi nel suo elettorato. La  pratica dei decreti, come quella prevista nell’articolo 49.3 della Costituzione,  quando applicata in campo sociale, conduce a un notevole abbrutimento delle relazioni sociali. Questo, insieme con la prospettiva di ridurre il numero dei dipendenti pubblici, con l'attenzione per l'austerità fiscale, che va perfettamente di pari passo con i regali alle grandi aziende (come nel caso del credito d'imposta per la competitività e l'occupazione o CICE, che è costato 30 miliardi allo stato nel 2014 e nel 2015 [4]), ci restituisce benissimo il senso della candidatura Macron. Non bisogna esitare a dirlo, il voto a Macron è un vero voto di classe, un voto reazionario nel senso più letterale del termine.

Si capisce dunque l'atteggiamento, degno e responsabile, di Jean-Luc Mélenchon, che ha deciso di non unirsi alla muta urlante del cosiddetto "fronte repubblicano" e preferisce consultarsi con i suoi militanti. E' evidente come il comportamento "appellista" che si va affermando è la malattia senile di una classe politica che abbaia ...

 

Una vittoria culturale delle idee sovraniste?

Ma c'è un'altra lezione importante che si può trarre dalle elezioni di domenica 23 aprile. Consultando  i risultati quasi definitivi del primo turno (nel continente e all'estero), si vede che i diversi programmi sovranisti,  presentati da 5 differenti candidati, insieme hanno praticamente raggiunto il 47% dei voti.

Tavola 1

Risultati definitivi























































Continente ed Estero
E. Macron23,75%
M. le Pen21,53%
F. Fillon19,91%
J-L Mélenchon19,64%
B. Hamon6,35%
N. Dupont-Aignan4,75%
J. Lassalle1,22%
P. Poutou1,10%
F. Asselineau0,92%
N. Arthaud0,65%
J. Cheminade0,18%
Sovranisti46,84%

Fonte : Ministero dell’Interno

 

Questo è un risultato importante. In realtà, è probabile che anche alcuni degli elettori di François Fillon condividano queste idee sovraniste, il che suggerisce che probabilmente si va al 50% o più. Naturalmente, i programmi si differenziano per la loro radicalità sovranista, come si differenziano anche in campo sociale. Se li valutiamo da 10 a -10 su entrambe le scale, considerando che il punto "0" rappresenta la continuità assoluta con la situazione attuale, si ottiene il seguente grafico:



 

Questo grafico indica chiaramente una forte polarizzazione dell'elettorato (e della società) francese, una polarizzazione non secondo il classico punto di riferimento "destra-sinistra", ma intorno alle due questioni chiave della sovranità e del programma sociale. Esso potrebbe indicare che la battaglia culturale è stata vinta dalle idee sovraniste. Ciò che rafforza questa interpretazione è la dichiarazione resa davanti alle telecamere, domenica sera 23 aprile alle ore 22.30 circa, da Emmanuel Macron. Nel suo discorso, Macron ha ripetuto due volte la parola "patriota". Il fatto che si sia sentito obbligato a riprendere degli elementi dei discorsi tenuti, in misura diversa, da Marine Le Pen e da Mélenchon, Dupont-Aignan e Asselineau, mentre lui, ovviamente, non ne condivideva nulla, dimostra che queste idee stanno diventando dominanti. Questo rappresenta, nella situazione attuale, un fattore di speranza per il futuro.

 

 

[1] Vedere la mia nota sui risultati elettorali regionali, https://russeurope.hypotheses.org/4568

[2] https://www.franceinter.fr/emissions/la-marche-de-l-histoire/la-marche-de-l-histoire-09-juin-2014

[3] Vdere la mia nota del 5 Aprile 2017, « Candidats du peuple », https://russeurope.hypotheses.org/5879

[4] https://www.mediapart.fr/journal/economie/190716/cice-un-cout-exorbitant-sans-creation-d-emploi?onglet=full

 

 

25/04/17

Le Figaro: Macron/Le Pen e il clamoroso ritorno della lotta di classe...Ma il PCF chiama al voto per Rotschild

Nel suo editoriale di commento al risultato del primo turno delle elezioni francesi,  anche il giornale francese Le Figaro non può fare a meno di riconoscere il ritorno della lotta di classe, un fatto che riemerge in tutta la sua forza nonostante la rimozione del problema operata dalla sinistra.  La distribuzione del voto mostra chiaramente come le classi popolari si siano rivolte principalmente verso la "populista" di destra Le Pen, mentre la Francia "che sta bene" ha votato per il "nuovo" che non cambierà niente, l'ex banchiere Macron. 

Ma quanto peserà, anche al secondo turno, la confusione mentale della cosiddetta sinistra? Incapace di guardare alla realtà senza la lente deformante delle proprie credenze ideologiche, il  PCF  chiama a votare Rotschild pur di sbarrare la strada alla Le Pen. 

(Articoli segnalati su Maurizio Blondet)

 

Le Figaro,  di Mathieu Slama, 24 Aprile 2017

Credevamo che il concetto di lotta di classe fosse superato. Intellettuali di sinistra come Chantal Mouffe e Jean-Claude Michea,  benché nutriti al pensiero marxista, recentemente hanno dichiarato che il concetto di lotta di classe doveva essere ripensato. E nessun candidato della sinistra, con l'eccezione di Nathalie Arthaud, ne ha parlato durante la campagna elettorale.

Tuttavia, le cose non stanno così. La lotta di classe riemerge politicamente nel secondo turno di ballottaggio che opporrà il liberale Emmanuel Macron alla sovranista Marine Le Pen.

L'elettorato di Macron raccoglie la Francia che sta andando bene, la Francia ottimista, la Francia che si guadagna la vita senza problemi, la Francia, che non ha bisogno di confini e di patria, quei vecchi miti del mondo antico: la Francia "aperta", generosa perché ne ha i mezzi.  La Francia di Marine Le Pen  è la Francia che soffre, che ha paura. Si preoccupa del suo futuro, di arrivare alla fine del mese, soffre nel vedere i padroni che guadagnano tanti soldi  e insorge contro l'incredibile arroganza della borghesia, che dà lezioni di umanesimo e progressismo dall’alto dei suoi 5000 euro al mese.

Le Pen in Francia probabilmente perderà contro il "fronte repubblicano" che si va organizzando contro di lei. Qualunque cosa si pensi del candidato del Fronte nazionale, c’è qui una forma di ingiustizia su cui interrogarsi: la Francia dei piani alti si prepara a confiscare alle classi popolari le elezioni presidenziali, un‘elezione che potenzialmente determina il loro destino.

Bastava  vedere, la notte scorsa, la differenza tra gli attivisti di Macron - consulenti alla moda, studenti delle scuole di business, sicuri della loro superiorità di classe - e i sostenitori di Le Pen, gente semplice, timida, che non padroneggia i codici sociali e mediatici. Che contrasto, anche, tra l'atmosfera da discoteca nella sede di Macron e i balli improvvisati nella sede di Le Pen.

Dietro questa lotta di classe si nasconde uno scontro tra due visioni del mondo. La visione liberale e universalistica che non crede né nello Stato né nella nazione; e la visione oggi definita populista o sovranista, che vuole ritornare allo Stato, ai confini nazionali e al senso di comunità contro le devastazioni della globalizzazione. E‘ la grande battaglia che in definitiva non è mai cessata,  dal 1789.

 

 

Il Partito Comunista chiama al voto per Rotschild - O come tradire il popolo sino in fondo

di Egalité et Réconciliation, 24 Aprile 2017

 

In una dichiarazione dopo il primo turno delle elezioni presidenziali, il Partito Comunista ha denunciato "una situazione estremamente grave per il nostro paese."  Per il PCF, che ha sostenuto Jean-Luc Mélenchon, il secondo turno delle elezioni presidenziali  "vedrà lo scontro tra il  candidato dell'estrema destra xenofoba e populista, Marine Le Pen, ed Emmanuel Macron, il candidato scelto dagli ambienti finanziari per portare avanti le politiche liberali di cui il nostro paese ha sofferto per 30 anni. "

Il PCF ritiene, tuttavia, che "Marine Le Pen vuole un mondo pericoloso in cui tutte le avventure militari diventano possibili, dove sarebbero incoraggiate tutte le rivalità nazionaliste."

Noi comunisti, "consapevoli delle enormi battaglie che stanno arrivando e delle responsabilità che incombono sul nostro partito, il 7 maggio, per il secondo turno delle elezioni presidenziali, chiediamo di sbarrare la strada della Presidenza della Repubblica a Marine Le Pen, al suo clan e alla minaccia che il Fronte Nazionale rappresenta per la democrazia, la repubblica e la pace, anche  se per farlo si deve votare l'unico candidato che, purtroppo, le si oppone."

 

 

 

24/04/17

Zero Hedge: In Francia un cambiamento enorme, finito il sistema a due partiti.

Mentre i dati del Ministero dell'Interno francese si susseguono (mostrando in questo momento una leggera tendenza all'aumento del gap tra Macron in testa e Le Pen che segue),  Zero Hedge sottolinea un dato che comunque appare ormai incontrovertibile: per la prima volta i tradizionali partiti dell'establishment, che hanno condotto il paese nelle secche della gravissima crisi economica e sociale dell'eurozona, scompaiono dalle presidenziali. Sicuramente  le indicazioni di voto per il secondo turno convergeranno tutte su Macron, il candidato di "En Marche!",  il nuovo movimento sotto il quale si nascondono i soliti  gruppi di interesse eurofili, ma resta da vedere se il popolo francese deciderà di seguirle. 

 

 

Zero Hedge, 24 Aprile 2017

Con gli eventi in Francia che si sviluppano freneticamente, e con Le Pen che conduce (per ora), secondo i dati ufficiali del Ministero francese, o segue al secondo posto, secondo gli exit poll, Fraser King di Citi si domanda: "Siamo alla  fine del sistema a due partiti in Francia?":

Se i risultati confermeranno i sondaggi, con Le Pen e Macron al secondo turno, sarà la prima volta nella storia della "quinta" Repubblica  che nessuno dei due maggiori partiti della Francia sarà presente, segnando un cambiamento enorme nel paesaggio politico francese.

Il nuovo partito 'En Marche!' di Emmanuel Macron correrà contro il Front National di Marine Le Pen. Nel 2002, gli elettori francesi si sono uniti dietro a Jacques Chirac in un "Front Republicain" per scongiurare la vittoria del FN di destra estrema. Lo stesso accadrà con Macron?

Tutto questo potrà avere ripercussioni sulla politica francese, in particolare per quanto riguarda i rapporti con l'organo legislativo (Assemblea Generale e Senato). Quando un Presidente in carica non controlla il legislativo, si parla di "coabitazione" (fatto comune in altri paesi, come la Germania, ma non verificatosi in Francia dal 2002).

11/04/17

Sapir sulle elezioni in Francia: Candidati del Passato e Candidati del Futuro

Nel suo blog Russeurope l'economista Jacques Sapir  esprime la sua visione sui candidati alle prossime elezioni presidenziali francesi.  Nonostante qualche figura dignitosa e meritevole tra i candidati minori, il gioco sembra essere ridotto a quattro.  Da un lato Fillon e Macron, i candidati del passato legati alle politiche europee già dimostratesi fallimentari,  che hanno portato disoccupazione e deindustrializzazione, e alle quali non sanno opporre alcuna reale alternativa.  Dall'altro Le Pen e Mélenchon, gli unici capaci di prefigurare un futuro diverso e quindi degni di essere votati.  Secondo Sapir, in queste due settimane  da qui al voto risulterà decisiva la loro capacità di chiarire i dubbi e contraddizioni che ancora circondano i loro programmi. 

 

 

di Jacques Sapir, 08 aprile 2017

La settimana prossima sarà una settimana decisiva. Domenica 9 aprile siamo esattamente a 14 giorni dal primo turno delle elezioni presidenziali. L'elettorato sembra ancora estremamente volatile nelle sue scelte, ma le tendenze che stanno emergendo sono abbastanza indicative delle situazioni che si realizzeranno in futuro.

I candidati della disoccupazione e del passato

Ci troviamo di fronte a un inatteso "gioco a quattro". Ancora due mesi fa si pensava che lo scontro sarebbe stato tutto tra Marine Le Pen e François Fillon. Poi è arrivato Emmanuel Macron e la situazione è cambiata radicalmente.

François Fillon sembra ora irrimediabilmente compromesso dalle conseguenze morali dei vari scandali nei quali si è trovato coinvolto. Il problema non è tanto la realtà giuridica delle accuse (su questo sarà la giustizia a decidere) ma la dimensione morale dei fatti, che hanno irrimediabilmente minato l'integrità dell'immagine di questo candidato. L'impatto è ancora più forte dato che si tratta di un uomo che si è fatto apostolo di una politica di estrema austerità e di tagli drammatici ai servizi pubblici. Questa politica, si tende a dimenticarlo, è già stata da lui applicata nel 2011, alla vigilia delle elezioni presidenziali del 2012, e ha provocato un aumento immediato di 300.000 disoccupati, e se si considera che gli effetti si sono protratti fino all’inizio del 2013 si parla di un aumento totale di 500.000 disoccupati. Possiamo solo immaginare le conseguenze drammatiche che avrebbe una nuova applicazione del programma di François Fillon.

Al tempo stesso la “bolla” Emmanuel Macron sembra avviata a esplodere. I sondaggi indicano nel migliore dei casi una stagnazione dei consensi nei suoi confronti, ma più probabilmente un declino. Gli elettori sembrano aver capito quanto sia vuoto questo candidato, un vuoto combinato con un progetto sociale estremamente reazionario. Macron si è proposto come il candidato della “Uberizzazione” della società, il candidato che, nascondendosi dietro a un linguaggio apparentemente moderno, è in realtà il sostenitore di un ritorno ai primi del diciannovesimo secolo, a un sistema da prima rivoluzione industriale. È sorprendente come quello stesso candidato che afferma di essere il più “moderno”, quello che esalta le virtù di ciò che definisce “l'economia digitale”, sia in realtà un candidato del passato. Ma Emmanuel Macron è un uomo del passato anche per un altro motivo. Se qualcuno pensa di vederlo come “uomo nuovo” o anche, più banalmente, come “candidato anti-sistema” [1], deve ricordare che egli è stato molto vicino, in quanto consigliere di Hollande e in quanto ministro di Manuel Valls, alla politica disastrosa che è stata messa in atto durante gli ultimi cinque anni. Questa politica è servita solo ad aggiungere, dal febbraio 2013 fino all’inizio del nuovo anno, ben 400.000 nuovi disoccupati a quelli che già aveva lasciato il duo Sarkozy-Fillon.

Di fronte a questi due candidati già in crisi – e qui suggerisco ai miei lettori l’ascolto dell’intervista di 15 minuti che ho fatto ieri con Vera Gaufman su RT (disponibile su Youtube: https://francais.rt.com/entretiens/36393-jacques-sapir-seul-candidat-tenir-face-marine-le-pen-jean-luc-melenchon) – di fronte a questi candidati del passato e della disoccupazione ci sono altri due candidati che rappresentano, in una maniera o nell’altra, il futuro.

I candidati del futuro?

Marine Le Pen ha la sua base in un elettorato estremamente stabile, fatto di persone molto convinte, e sfida tutte le approssimazioni di quelli che vorrebbero qualificarla come candidata di “estrema destra” o addirittura, senza temere il ridicolo, “fascista”. Se ci sono alcune frange estremiste che possono effettivamente aderire a questo elettorato, in realtà esso corrisponde in gran parte a ciò che il geografo Christophe Guilluy ha definito “Francia periferica” [2]. Non tutta questa “Francia periferica” vota per Marine Le Pen, e d’altra parte nel suo elettorato ci sono pure rappresentati dei “quartieri bene”, ma è incontestabile che una grande parte dei “dimenticati” dalle politiche del governo, delle vittime della “globalizzazione”, tende a votare per lei. Con lei c'è un movimento populista che cresce tanto più quanto più l’attuale sistema politico va naufragando. È sorprendente, piuttosto, come questo movimento populista abbia largamente ripreso le modalità e lo spirito del metodo democratico, e si caratterizzi per un livello molto basso di violenza, molto meno di quanto si possa trovare in certi gruppuscoli. È questo il motivo per il quale le accuse di “fascismo” sono assolutamente ridicole.

Ma la “sorpresa”, se di sorpresa si può parlare in questa elezione, è la rapida ascesa di Jean-Luc Mélenchon. Anche in questo caso siamo di fronte a un movimento che raccoglie i voti degli esclusi e dei perdenti della globalizzazione. Anche in questo caso siamo di fronte a un movimento chiaramente populista. Come in tutti i movimenti populisti c’è una dimensione carismatica, e la persona di Jean-Luc Mélenchon, come quella di Marine Le Pen, affascina molti dei suoi potenziali elettori. La sorpresa è quindi che Mélenchon abbia raggiunto i primi tre candidati. Attualmente supera François Fillon, e inizia addirittura ad avvicinarsi a Emmanuel Macron, dato che l’inquietante progetto politico di quest’ultimo comincia a preoccupare molti dei suoi potenziali elettori, e la sua vacuità provoca una repulsione sempre più percepibile.

Questi due candidati rappresentano indubbiamente un qualche tipo di futuro per la Francia. Per contro, però, i loro programmi non sono privi di contraddizioni.

Le campagne elettorali

Prima di approfondire i programmi di questi candidati dobbiamo occuparci degli altri. Benoît Hamon continua la sua discesa agli inferi, e questo è in realtà del tutto normale, trattandosi del  “becchino” del Partito Socialista (PS). Il suo programma è solo la testimonianza del decesso del partito che si era proposto per “fare un’altra politica” ed è invece affondato tra compromessi e ambizioni personali. Preso in mezzo tra la candidatura di Emmanuel Macron, che ha radunato elefanti ed elefantesse del serraglio “socialista”, e quella di Jean-Luc Mélenchon, la sua campagna elettorale appassisce di giorno in giorno. Sopravvive solo grazie agli attacchi diffamatori contro Mélenchon, attacchi che non gli fanno onore e che dovrebbero portare il suo elettorato a mettere in discussione il senso della sua candidatura. Il suo elettorato può dunque, a ragione, chiedersi a cosa serva la presenza di Benoît Hamon. Se si tratta di una candidatura di sola rappresentanza,allora, come si può immaginare, il cerchio si chiude, e il partito “socialista” finirà nella stessa pattumiera della Storia dove già finì la SFIO [Sezione Francese dell'Internazionale Operaia, NdT] con la disastrosa campagna elettorale di Gaston Deferre e di Pierre Mendès-France. Se davvero vuole veder vincere la sinistra, la sinistra vera, allora Hamon non deve fare altro che fare un passo indietro e lasciare il campo a Jean-Luc Mélenchon. Oppure, se è solo un procacciatore di voti a vantaggio di Emmanuel Macron, che lo dica chiaramente.

Nel frattempo, dal canto suo, Nicolas Dupont-Aignan è riuscito a farsi capire [3], sebbene ancora da troppo pochi elettori. I suoi discorsi sono saldamente sovranisti, e su questo punto contrasta nettamente con i tentennamenti continui di François Fillon. È significativo che François Fillon lo abbia attaccato velenosamente e in modo diffamatorio nel corso del dibattito del 4 aprile. La bassezza di questi attacchi dimostra solo la disperazione di François Fillon e sostiene l’idea che Nicolas Dupont-Aignan stia diventando, per il candidato “repubblicano”, una minaccia reale. Si può pensare che la paura di Fillon sia che una candidatura di Nicolas Dupont-Aignan raccolga attorno a sé una parte degli elettori disgustati dagli scandali che lo circondano, così anche dai suoi continui compromessi con il “sarkozysmo”. Nicolas Dupont-Aignan, se riuscirà ad attirare a sé questi segmenti di elettorato ex-UMP che pensano che l’integrità personale e l’onore dei candidati siano cose che contano, può sperare di tallonare e forse di superare un Benoît Hamon che nel frattempo affonda. Anche Nicolas Dupont-Aignan rappresenta il futuro più che il passato.

Tra i candidati dei partiti minori, Nathalie Arthaud e Philippe Poutou ci hanno dimostrato (se ce ne fosse stato bisogno) che il settarismo è inscritto profondamente nei geni dei piccoli gruppi trotskisti e che questi, come al solito, vivono nella negazione della realtà. François Asselineau, di cui va sottolineata la grande conoscenza dei testi dei trattati europei, continua a non capire cosa sia la politica. Jacques Cheminade sogna di Franklin D. Roosevelt, e infine Jean Lassalle, che ha una consapevolezza impressionante dei problemi concreti, porta la voce dei territori abbandonati.

Le contraddizioni dei sovranisti

Torniamo ora alle contraddizioni, di cui parlavo prima, dei programmi di Marine Le Pen e di Jean-Luc Mélenchon. Queste contraddizioni ci sono e ne dobbiamo conoscere la dimensione. Marine Le Pen e Jean-Luc Mélenchon rappresentano due diverse versioni di un programma sovranista, a cui si aggiungono i contributi di Dupont-Aignan, Asselineau e Cheminade – un programma sovranista che, ed è questa la grande rivelazione dell'attuale campagna elettorale, si sta affermando oggi come culturalmente dominante.

Marine Le Pen propone ormai un programma politico che appare ben solido. In realtà è ovvio che qualsiasi trattativa con l’Unione Europea e l’Eurogruppo andrà rimandata a dopo che si saranno tenute le elezioni tedesche. Ma, se questo è logico, il programma della Le Pen è irrealistico. Qualora Marine Le Pen venisse eletta, inizierebbe immediatamente la speculazione. Alla Francia non rimarrebbe che  rinunciare in modo spettacolare a ogni sua idea di uscita dall’euro,  mettendo in campo impegni politicamente pesanti per rassicurare i mercati, o al contrario adottare misure di controllo sui capitali, il che significherebbe in pratica realizzare l’uscita dall’euro. A farla breve, i tempi dell’economia non sono gli stessi tempi della politica democratica. La soluzione risiede nei poteri specifici del Presidente della Repubblica. Lei intenderà usarli? Dovrà ammettere che quel programma che lei ha proposto, per quanto improntato a uno spirito democratico, non si adatta alle mutate condizioni e, come si dice nel campo del diritto, “la necessità infrange la legge”?

In quanto a Jean-Luc Mélenchon, egli combina un programma politico complesso con una promessa di riforma costituzionale (la “sesta repubblica”). Ora, però, o ci impegniamo in un braccio di ferro con le istituzioni europee (cioè con la Germania) oppure procediamo verso una riforma costituzionale; non si possono fare entrambe le cose insieme. A questa incertezza si aggiunge quella che incombe sulla sinistra radicale francese da quel drammatico luglio 2015: Mélenchon sarà uno Tsipras francese? Chiariamo subito che questa domanda non ha nulla  a che fare con il passato politico di Jean-Luc Mélenchon. È vero che egli ha votato per il Trattato di Maastricht, ma ha riconosciuto e spiegato di essersi ingannato. Una tale autocritica è segno di un’onestà che va riconosciuta. Tuttavia questa autocritica non riesce a dissipare tutti i dubbi. Perché i dubbi sono alimentati dal fatto che egli mette troppa carne al fuoco e che in un tale contesto le posizioni più chiaramente filo-europeiste del suo entourage rischiano di diventare determinanti.

Questi due candidati hanno ora due settimane per dimostrarci in primo luogo di essere consapevoli delle loro contraddizioni, e poi spiegarci come intendono superarle.

Scegliere l’avvenire

Nondimeno è necessario tenere presente l’essenziale. In queste elezioni vediamo combattersi una battaglia tra il passato e il futuro. È chiaro che François Fillon, Emmanuel Macron e a suo modo Benoît Hamon rappresentano il passato. François Fillon e Emmanuel Macron rappresentano due strategie che hanno già fallito, hanno aumentato considerevolmente la disoccupazione nel nostro paese e hanno portato deindustrializzazione. Benoît Hamon da parte sua non dimostra in alcun modo di essere pronto a rompere con gli errori commessi nel corso degli ultimi drammatici cinque anni, né in tema di economia, né in tema di sicurezza. L’attentato a Stoccolma ci ricorda che non si può continuare a negare il pericolo rappresentato dall’islamismo radicale. Questi tre candidati ci propongono, più o meno, di continuare a legare il nostro destino all’Unione Europea e all’eurozona,  due realtà che hanno già ampiamente dimostrato entrambe la loro nocività. Le loro proposte per cambiare l’Unione Europea e l’euro sono nella migliore delle ipotesi vaghe e inconsistenti, e nella peggiore del tutto inesistenti.

Dobbiamo quindi  risolutamente voltare le spalle al passato e scegliere il futuro.

 

[1] http://www.lexpress.fr/actualite/politique/elections/emmanuel-macron-dans-quotidien-la-france-n-est-pas-le-canada_1888725.html

[2] Guilluy C., La France périphérique : comment on a sacrifié les classes populaires, Paris, Flammarion, 2014

[3] http://www.bfmtv.com/politique/11-millions-de-vues-pour-la-video-de-dupont-aignan-quittant-le-plateau-de-tf1-1125587.html

09/03/17

Marine Le Pen: "Reintrodurrò il Nuovo Franco a un Tasso di Cambio Uno-A-Uno con l'Euro"

Zero Hedge commenta le recenti affermazioni di Marine Le Pen sulle sue decisioni economiche nel caso dovesse vincere le elezioni presidenziali francesi, anche alla luce del programma elettorale recentemente pubblicato. Sebbene certi dettagli siano lasciati sul vago - portando alcuni a sottovalutare le reali intenzioni della Le Pen - Zero Hedge sottolinea che i punti fondamentali sul processo di uscita dall'euro le sono ben chiari.

 

di Zero Hedge, 08 marzo 2017

Mercoledì, nel fornire i necessari dettagli rispetto ai suoi piani di ridenominazione della moneta francese - cosa che avverrebbe nel caso dovesse vincere le elezioni presidenziali in Francia tra due mesi - Marine Le Pen ha detto alla radio RTL che introdurrà il nuovo franco a un tasso di cambio iniziale di uno-a-uno con l'euro, per poi lasciarlo fluttuare; questo smentisce le voci che circolavano precedentemente, secondo le quali la nuova moneta nazionale sarebbe stata agganciata a un paniere di valute. La Le Pen ha detto che probabilmente il nuovo franco francese si svaluterà "rispetto a qualsiasi moneta sia in uso in Germania", rendendo più competitive le esportazioni di macchine francesi; ha detto però anche che questa moneta potrebbe rivalutarsi rispetto alla moneta usata in Italia, paese che, a suo dire, starebbe meglio senza l'euro.

Per inciso, molti concordano con la Le Pen, e secondo il sito di scommesse Paddy Power l'Italia avrebbe attualmente una probabilità del 50% di essere fuori dall'Unione europea entro il 2025 - una probabilità molto più alta perfino di quella di un paese perennemente depresso come la Grecia.



Ma torniamo alla Le Pen che, come scrive Bloomberg, avrebbe espresso opinioni spesso contradditorie su questo tema durante la campagna elettorale. All'inizio non avrebbe nemmeno detto di voler abbandonare la moneta unica, parlando invece di ripristinare la "sovranità monetaria". Recentemente avrebbe parlato più apertamente di uscita dall'euro, ma senza fornire tanti dettagli su come sarebbe stato gestito questo processo. Nella sua intervista a RTL, la Le Pen non è comunque stata del tutto chiara sul fatto di prevedere un tasso di cambio completamente libero o con delle fluttuazioni controllate.

Alcuni si sono affrettati a prendersi gioco delle oscillazioni della Le Pen sul tema: "Lunedì è fuori dall'euro, martedì invece no, mercoledì aggancia la valuta, giovedì la lascia fluttuare", ha detto Patrick Artus, capo economista di Natixis Securities. "È un nonsense e non verrà mai realizzato. Dobbiamo smetterla di prendere sul serio le sue presunte decisioni economiche".

Sì, certo, è esattamente la stessa cosa che dicevano di Trump.

La Le Pen ha lasciato spazio all'interpretazione sull'euro quando, un mese fa, ha divulgato il suo programma composto di 144 punti. Ha detto che sarebbe "ritornata alla sovranità monetaria" senza però menzionare l'euro. Un consigliere aveva allora spiegato che il nuovo franco sarebbe stato agganciato a un paniere di valute comparabile all'ECU ["European Currency Unit", ovvero unità di conto europea], unità che aveva preceduto l'euro. La scorsa settimana, tuttavia, in un discorso sulla politica economica, la Le Pen è stata più esplicita sul fatto di uscire dall'euro, e martedì durante una conferenza con una lobby d'affari a Parigi ha detto che la moneta unica "è insostenibile perché le divergenze" che esistono tra i paesi membri sono troppo ampie, ha riportato Bloomberg.

Ha negato che l'uscita dall'euro e l'imposizione di ciò che definisce un "protezionismo intelligente" significherebbero la fine del commercio, e ha detto che la Francia manteneva rapporti commerciali migliori prima della sua entrata nell'Unione europea. "Se vogliamo una nuova moneta nazionale è perché questa ci aiuti a partire alla conquista del mondo", ha detto. Mercoledì non ha menzionato il debito francese, ma in precedenza aveva detto che questo sarebbe stato ridenominato nella nuova valuta. Come riportato in precedenza, alcuni hanno preso seriamente l'avvertimento dato dalla Le Pen, perché la Francia ha 1.700 miliardi di dollari di debito emesso sotto legge francese, il che permetterebbe al governo di cambiare la valuta in cui è denominato, se così volesse, cancellando di fatto gran parte del debito francese.

Inoltre, sebbene la Le Pen sia stata vaga sul regime di cambio a cui sarebbe soggetto il nuovo franco, è stata molto coerente nella sua determinazione di revocare l'indipendenza della banca centrale, il che le permetterebbe di stampare nuova moneta per finanziare le proprie scelte politiche (attenzione, comunque: questo non prelude a un lieto fine).

Secondo i recenti sondaggi, la Le Pen vincerebbe la maggioranza relativa dei voti il 23 aprile durante il primo turno delle elezioni presidenziali, ma perderebbe poi pesantemente al ballottaggio del 7 maggio contro l'indipendente Emmanuel Macron. I sondaggi divulgati martedì da Ifop la danno vincente al primo turno col 26 percento, mentre Macron prenderebbe il 25 percento; al ballottaggio, però, vincerebbe Macron con il 61,5 contro il 38,5 percento.

A RTL la Le Pen ha attaccato Macron, ex banchiere Rothschild, definendolo "un puro prodotto del sistema bancario, della globalizzazione selvaggia".

Mercoledì, nell'intervista durata due ore, ha detto anche che avrebbe mantenuto aperto l'impianto di energia nucleare di Fessenheim e avrebbe mantenuto alcune delle agevolazioni fiscali sulle macchine diesel, affermando che l'inquinamento in Francia sarebbe dovuto soprattutto alle emissioni provenienti dalle vicine centrali a carbone della Germania. Alla domanda sulla Giornata della Donna, ha detto che la minaccia più grande contro le donne in Francia oggi è rappresentata dall'ascesa dell'Islam. Ha detto anche che se l'accanimento giudiziario contro di lei dovesse accelerare, potrebbe anche non presentarsi alle convocazioni in appello prima delle elezioni, e che si rifiuterebbe di rispondere agli inquirenti fino a dopo le elezioni presidenziali, aggiungendo che "il sistema giudiziario è attualmente manipolato al fine di influenzare le elezioni presidenziali".

07/03/17

Il programma di Marine Le Pen: un progetto presidenziale in 144 punti

Un programma concreto e dettagliato, in 144 punti: presentiamo qui la traduzione degli impegni  diffusi in un documento pubblico dalla candidata alla Presidenza della Repubblica francese, Marine Le Pen.  Nel programma troviamo, al primo punto, il tema centrale del recupero della sovranità monetaria, legislativa, territoriale, economica - giustamente definito chiave di un progetto europeo che rispetti l'interesse dei popoli.  E poi molti altri temi che dovrebbero appartenere a una sinistra degna di questo nome: dalla abolizione della Loi Travail (punto 53) alla difesa delle 35 ore (punto 63), dal rifiuto dei trattati di libero scambio (punto 127) al ritorno del finanziamento diretto del Tesoro da parte della Banca di Francia per liberarsi della dipendenza dai mercati finanziari (punto 43).
Ancora una volta, nel difficile compito di commentare l'atteggiamento follemente autodistruttivo (proprio perché lesivo degli interessi dei propri elettori) di una ormai sedicente sinistra superata a sinistra dalla destra, ci aiuta una frase di chi ha da anni previsto e messo in guardia contro questi eventi: "Siamo arrivati all'odioso momento della storia in cui il dissenso è incarnato da forze 'reazionarie'" (Alberto Bagnai).

 

Documento pubblicato nel febbraio 2017

 

Traduzione di @giovaguerrato, @cacciadominioni e @cla76canepa

 

“Rimettere in ordine la Francia, in cinque anni.

Questo è l’impegno che prendo.”

 

Il mio progetto contiene 144 grandi interventi che verranno illustrati dettagliatamente durante la campagna elettorale. Attraverso questo documento ho voluto permettervi di controllare la mia azione alla guida dello Stato nel corso del quinquennio. Senza questo controllo, non esiste una democrazia sana.

L’obiettivo di questo progetto è innanzi tutto restituire alla Francia la sua libertà e ridare la parola al popolo. Perché è nel vostro nome, e per il solo vostro beneficio, che devono essere condotte tutte le politiche nazionali.

Voglio anche ridare ai francesi la loro ricchezza, perché per troppi anni la nostra politica sociale e fiscale ha impoverito le classi medie e popolari, arricchendo le multinazionali e dilapidando il denaro pubblico attraverso un’immigrazione totalmente incontrollata.

 

Il mio progetto, lo potrete constatare, consiste in una vera e propria rivoluzione della vicinanza. Vicinanza  democratica: voglio che le decisioni siano prese il più possibile dai cittadini e direttamente controllate da loro. Vicinanza economica: è necessario riorganizzare il nostro territorio, mettere tutti in condizione di usufruire dei servizi pubblici, rilocalizzare le nostre imprese e quindi i posti di lavoro. Mai più nessun francese, mai più nessun angolo di Francia, compresi i territori d’Oltremare, per i quali ho già presentato il mio progetto completo, dovranno essere dimenticati.

 

Voi siete consapevoli che questa elezione presidenziale metterà l’una di fronte all’altra due visioni. Da una parte la scelta "mondialista", rappresentata da tutti i miei avversari, che cerca di distruggere i nostri equilibri economici e sociali, che vuole l’abolizione di tutte le frontiere, economiche e fisiche, e che vuole sempre più immigrazione e meno coesione tra i Francesi. Dall’altra parte la scelta patriottica, che io incarno in queste elezioni, che mette la difesa della nazione e del popolo al centro di tutte le decisioni pubbliche e che soprattutto vuole la protezione della nostra identità nazionale, la nostra indipendenza, l’unità dei Francesi, la giustizia sociale e la prosperità di tutti.

 

Questa scelta fra due grandi visioni, sarà la vostra, sarà una scelta di civiltà. E si ripercuoterà sull’avvenire dei nostri figli.

 

 

 

  1. UNA FRANCIA LIBERA


 RESTITUIRE ALLA FRANCIA LA PROPRIA SOVRANITA’ NAZIONALE. 

VERSO UN’EUROPA DELLE NAZIONI INDIPENDENTI AL SERVIZIO DEI POPOLI 

 

  1. Ritrovare la nostra libertà e il controllo sul nostro destino restituendo al popolo la sua sovranità (monetaria, legislativa, territoriale, economica). Per questo, intavoleremo una trattativa con i nostri partner europei, che sarà seguita da un referendum sulla nostra appartenenza all’Unione europea. L’obiettivo è arrivare a un progetto europeo rispettoso dell’indipendenza della Francia, delle sovranità nazionali e che serva gli interessi dei popoli.


 

RIFORME ISTITUZIONALI: RIDARE LA PAROLA AL POPOLO
E STABILIRE UNA DEMOCRAZIA DI VICINANZA.


 

  1. Indire un referendum di revisione costituzionale e vincolare a referendum popolare tutte le future revisioni della Costituzione. Allargare il campo di applicazione dell’art. 11 della Costituzione.

  2. Permettere la rappresentatività di tutti i Francesi, attraverso il sistema elettorale proporzionale. All’Assemblea Nazionale vigerà il sistema proporzionale, con un premio di maggioranza del 30% dei seggi per la lista più votata ed uno sbarramento al 5%.

  3. Abbassare il numero dei deputati a 300 (contro i 577 attuali) e il numero dei senatori a 200 (contro i 348 di attuali).

  4. Creare un vero referendum d’iniziativa popolare, su proposta di almeno 500.000 elettori.

  5. Mantenere solo tre livelli di Amministrazione pubblica in luogo dei sei attuali: Comuni, Dipartimenti e Stato. Questa riforma sarà garanzia di:



  • semplificazione (eliminazione di sovrapposizioni e ripartizione chiara delle competenze);

  • vicinanza (dando più peso agli eletti che i Francesi conoscono, come i sindaci);

  • contenimento dei costi(in particolare sulle indennità degli eletti e i costi di funzionamento). Questo permetterà rapidamente un abbassamento delle imposte locali.


Valorizzare di conseguenza il ruolo e lo status dei sindaci delle piccole e medie comunità.

 

RIPORTARE LA FRANCIA A ESSERE UN PAESE DI LIBERTÀ

 

  1. Garantire la libertà di espressione e le libertà digitaliattraverso la loro iscrizione tra le libertà fondamentali protette dalla Costituzione, ma rafforzando la lotta contro il cyber-jihadismo e la pedo-criminalità. In parallelo, semplificare per coloro che ne sono vittime le procedure per riconoscere la diffamazione o l’ingiuria.

  2. Emettere un atto istituzionale a tutela della protezione dei dati personali dei francesi, in particolare attraverso l’obbligo di archiviazione di questi dati su server localizzati in Francia.

  3. Difendere i diritti delle donne: lottare contro l’islamismo che limita le loro libertà fondamentali; mettere in campo un piano nazionale per l’uguaglianza salariale donna/uomo e lottare contro la precarietà professionale e sociale.

  4. Assicurare il rispetto della libertà di associazione entro i soli limiti richiesti dall’ordine pubblico e sostenere le piccole strutture associative culturali, sportive umanitarie, sociali, educative ecc., che animano la vita dei nostri territori. Instaurare una vera libertà sindacale attraverso la soppressione del monopolio di rappresentatività e correggere la vita sindacale con un controllo pubblico del finanziamento ai sindacati.

  5. Garantire la libertà di istruzione dei propri figli, ma monitorando più strettamente la compatibilità degli insegnamenti dispensati negli istituti privati con i valori della Repubblica.

  6. UNA FRANCIA SICURA


RISTABILIRE L’ORDINE REPUBBLICANO E LO STATO DI DIRITTO DAPPERTUTTO E PER TUTTI

 

  1. Ristabilire la sicurezza, garantendo la protezione delle libertà individuali.

  2. Potenziare in modo massiccio le forze dell’ordine: nel personale (piano di reclutamento di 15.000 poliziotti e gendarmi) nei materiali (modernizzazione degli equipaggiamenti, dei commissariati e delle caserme, adattamento delle dotazioni alle nuove minacce), ma anche moralmente e giuridicamente (soprattutto per la presunzione di legittima difesa). Garantire lo status militare dei gendarmi.

  3. Focalizzare l’attività di polizia e gendarmeria sulla loro missione di sicurezza pubblica, liberandole da incombenze burocratiche e amministrative.

  4. Mettere in campo un piano di disarmo delle periferie che lo richiedono e ristabilire la presenza dello Stato nelle aree fuori controllo.Sorvegliare i 5. 000 capi delle bande delinquenti e criminali identificate dal ministero dell’Interno. Al fine d’impedirne la ricostituzione, aggiungere alla condanna penale l’ingiunzione civile di allontanamento.

  5. Ristabilire i servizi di intelligence localiper lottare contro i traffici criminali.


 

UNA RISPOSTA PENALE FERMA E RAPIDA

 

  1. Applicare la tolleranza zero e togliere di mezzo il lassismo giudiziario con l’abrogazione delle leggi penali lassiste (come la legge Toubira), il ripristino delle pene minime e la soppressione della remissione automatica delle pene.

  2. Lottare contro la delinquenza minorile responsabilizzando i genitori con la soppressione del versamento degli aiuti sociali ai genitori di minori recidivi in caso di carenza educativa manifesta.

  3. Istituire un ergastolo reale non riducibile per i crimini più gravi.

  4. Creare 40.000 posti supplementari nelle carcerientro 5 anni.

  5. Ristabilire l’espulsione automatica dei criminali e dei delinquenti stranieri. Stipulare accordi bilaterali che permettano che gli stranieri condannati scontino le loro pene nei paesi d’origine.

  6. Riportare sotto il controllo del ministero dell’Interno l’amministrazione penitenziaria e rafforzare la raccolta di informazioni sui detenuti.

  7. Aumentare l’organico dei magistrati, soprattutto con reclutamento esterno. Al fine di rompere con la cultura del lassismo, sopprimere la Scuola Nazionale di Magistratura e creare una filiera di formazione comune alle carriere giudiziarie (con delle scuole di applicazione).


 

RISTABILIRE FRONTIERE DI PROTEZIONE E FERMARE L’IMMIGRAZIONE INCONTROLLATA

 

  1. Ristabilire le frontiere nazionali e uscire dallo spazio Schengen (per i lavoratori frontalieri sarà stabilito un permesso speciale che agevoli loro il passaggio). Ricostituire gli effettivi soppressi nelle dogane con il reclutamento di 6.000 agenti durante il quinquennio.

  2. Rendere impossibile la regolarizzazione o la naturalizzazione degli stranieri in situazione illegale. Semplificare e automatizzare la loro espulsione.

  3. Ridurre l’immigrazione legale a 10.000 unità all'anno. Mettere fine all’automatismo dei ricongiungimenti familiari così come all’acquisizione automatica della nazionalità francese per matrimonio. Eliminare le azioni che fomentano l'immigrazione.

  4. Eliminare lo ius soli: l’acquisizione della nazionalità francese sarà possibile unicamente attraverso la filiazione o la naturalizzazione, le cui condizioni saranno rese inoltre più restrittive. Sopprimere la doppia nazionalità extra-europea.

  5. Ritornare allo spirito iniziale del diritto d’asilo che potrà essere accordato solo a fronte di domande depositate presso ambasciate e consolati francesi nei paesi d’origine o nei paesi limitrofi.


 

SRADICARE IL TERRORISMO E SPEZZARE LE RETI FONDAMENTALISTE ISLAMICHE

 

  1. 29. Interdire e sciogliere tutte le organizzazioni legate per loro natura al fondamentalismo islamico. Espellere tutti gli stranieri collegati al fondamentalismo islamico , soprattutto le schede S (schede segnaletiche concernenti la sicurezza dello Stato ndt).

  2. Chiudere tutte le moschee estremiste recensite dal ministero dell’Interno e vietare il finanziamento straniero dei luoghi di culto e del loro personale. Vietare tutti i finanziamenti pubblici (Stato, collettività territoriali) dei luoghi di culto e delle attività di culto.

  3. Lottare contro le reti jihadiste: disconoscimento della nazionalità francese, espulsione e interdizione dal territorio per tutti coloro con la doppia cittadinanza legati a una rete jihadista. Applicare l’articolo 441-4 del codice penale sull’intensa col nemico, mettere in detenzione preventiva tutti gli individui di nazionalità francese in collegamento con un’organizzazione straniera che provochino atti ostili o aggressioni contro la Francia e i francesi. Redigere delle liste di queste organizzazioni.

  4. Ristabilire l’indegnità nazionale per gli individui colpevoli di crimini e delitti legati al terrorismo islamista.

  5. Rafforzare i servizi d’informazione interni ed esteri con mezzi e uomini. Creare un’agenzia unica di lotta al terrorismo collegata direttamente al Primo Ministro, incaricata dell’analisi delle minacce e della coordinazione operativa.


 

III. UNA FRANCIA PROSPERA

UN NUOVO MODELLO PATRIOTTICO A FAVORE DEL LAVORO

 

  1.  Stabilire un piano di reindustrializzazione nel quadro di una cooperazione che associ l’industria e lo Stato-stratega per privilegiare l’economia reale contro la finanza speculativa.

  2. Sostenere le imprese francesi contro la concorrenza internazionale sleale con la creazione di un protezionismo intelligente e il recupero della moneta nazionale adatta alla nostra economia, leva della nostra competitività.

  3. Per assicurare la protezione dei consumatori e una concorrenza leale, vietare l’importazione e la vendita di prodotti provenienti dall’estero che non rispettino le norme imposte ai produttori francesi. Parallelamente, sostenere il “Made in France” con un’etichettatura obbligatoria, chiara e trasparente sull’origine di prodotti e alimenti commercializzati in Francia.

  4. Instaurare un vero patriottismo economico liberandosi dei vincoli europei e riservando gli acquisti per la pubblica amministrazione alle imprese francesi se lo scarto fra i prezzi è ragionevole. Riservare una parte delle commesse pubbliche alle PMI.

  5. Sopprimere sul nostro territorio la direttiva “distaccamento dei lavoratori” che qui ha creato una concorrenza sleale inammissibile. Instaurare una tassa addizionale sull’assunzione di lavoratori stranieri al fine di assicurare effettivamente la precedenza ai lavoratori francesi.

  6. Assicurare la protezione dei fattori strategici e trainanti attraverso un controllo degli investimenti stranieri che attentano agli interessi nazionali grazie a un’Autorità di Sicurezza Economica. Creare sotto la tutela della Cassa dei depositi e delle Consegne un fondo sovrano con la doppia missione di proteggere le imprese dai fondi avvoltoio o dalle Opa ostili e di acquisire partecipazioni in settori trainanti.

  7. Creare un segretariato di Stato dedicato ai cambiamenti economici collegato al ministero delle Finanze al fine di anticipare le evoluzioni delle forme di lavoro legate alle nuove tecnologie (uberizzazione, robotizzazione, economia di condivisione). In collaborazione con i settori interessati, stabilire una nuova regolamentazione, per preservare una concorrenza leale.

  8. Promuovere l’innovazione in Francia, impedendo per dieci anni, se ci sono state sovvenzioni pubbliche, che la società sia ceduta a una società straniera. Promuovere i settori strategici della ricerca e della innovazione, aumentando la deducibilità fiscale delle donazioni. Aumentare del 30% il budget pubblico della ricerca (per portarlo all’1%del PIL).


42 Creazione di un Ministero del Mare e dei Territori d'Oltremare per valorizzare la vocazione marittima della Francia e sviluppare un ampio piano d'investimenti per l'economia del nostro 'oro blu'.

43 Riordino delle finanze pubbliche attraverso l'eliminazione di alcune cattive spese (in particolare quelle legate all'immigrazione e all'Unione Europea) e la lotta all'evasione fiscale e agli abusi. Liberarsi della dipendenza dai mercati finanziari attraverso il finanziamento diretto del Tesoro da parte della Banca di Francia.

 

SOSTENERE LE IMPRESE PRIVILEGIANDO L'ECONOMIA REALE

 

  1. Semplificazione della burocrazia e del fisco per le piccole e medie imprese: sportello unico dedicato (sociale, fiscale ed amministrativo), estensione del 'titre emploi service entreprise' (norma amministrativa per semplificare le assunzioni e la gestione del personale, ndT) alle piccole imprese, sostituzione della valutazione di lavoro usurante, inapplicabile nella sua forma attuale, con una nuova regolamentazione basata su valutazioni personalizzate attraverso la medicina del lavoro, che verrà ricostituita completamente. Il carattere usurante della professione, una volta accertato, verrà compensato da maggiorazioni sulla pensione.

  2. Per favorire le assunzioni, si dovranno ridurre gli obblighi amministrativi per le aziende fino a 50 dipendenti, ed incorporare gli organi rappresentativi del personale delle aziende tra i 50 e i 300 dipendenti (fuori dalla rappresentanza sindacale) in una struttura unica che mantenga le stesse competenze.

  3. Significativa diminuzione degli oneri sociali per le PMI attraverso l'accorpamento dell'insieme dei dispositivi di esenzione degli oneri stessi in modo decrescente (il CICE, Credito d'imposta per la competitività e l'impiego, verrà trasformato in riduzione degli oneri e sarà introdotto nel dispositivo).


47 Mantenimento dell'aliquota ridotta al 15% per le micro e piccole imprese e creazione di un’aliquota intermedia al 24% (anziché al 33%) per le PMI. Semplificazione dei trasferimenti d'impresa mediante l'esenzione totale della cessione delle plusvalenze di quote e azioni delle PMI fino a 7 anni.

48 Obbligo per lo Stato e per gli Enti locali di rispettare i termini di pagamento applicando penali che siano davvero cogenti ed automatiche.

49 Semplificare l'accesso al credito per le micro e piccole aziende attraverso tassi agevolati supervisionati dalla Banque de France per far sì che la finanza torni al servizio dell'economia reale.

50 Dimezzamento del tetto massimo dei tassi d'interesse (tasso di usura) per prestiti e scoperti contratti da aziende e famiglie.

51 Rendere la Francia terra d'innovazione: riorientare il Credito d'Imposta per la Ricerca verso le PMI e le start-up, indirizzare una parte dell'assicurazione sulla vita (2%) verso il capitale di rischio e le start-up ed indurre i grandi gruppi a creare propri fondi d'investimento in aziende innovative.

 

GARANTIRE LA PROTEZIONE SOCIALE

 

52 Età pensionabile fissata a 60 anni con 40 anni di contributi per accedere alla piena pensione.

53 Abolizione della Loi Travail.

54 Aumento progressivo del massimale del quoziente familiare, reintroduzione della reversibilità e defiscalizzazione della maggiorazione delle pensioni di anzianità per i genitori di famiglie numerose.

55 Mettere in opera una vera politica per la natalità delle sole famiglie francesi, ristabilendo il principio di universalità delle indennità familiari e mantenendone l'indicizzazione al costo della vita. Ristabilire la libera ripartizione del congedo parentale tra i genitori.

56 Implementare la solidarietà intragenerazionale, consentendo a ciascun genitore di trasferire senza tassazione fino a 100.000,00 euro a ogni figlio ogni cinque anni (invece dei quindici anni attuali) e aumentando il tetto delle donazioni senza tassazione ai nipoti fino a 50.000,00 euro, sempre ogni cinque anni.

57 Creare uno scudo sociale per gli autonomi, offrendo loro la possibilità di aderire al sistema generale oppure mantenere il regime dedicato, dopo una revisione totale della RSI (Sistema previdenziale per gli autonomi) che funzionerà sulla base di auto-dichiarazioni trimestrali dei redditi.

 

INTERVENTI SUL POTERE D'ACQUISTO

 

58 Aggiornare l'età minima pensionabile in tutto il paese, anche nei territori d’oltre mare, a condizione di possedere la nazionalità francese oppure almeno venti anni di residenza su suolo francese,permettendo così di aumentare le pensioni minime.

59 Introdurre un 'Premio in favore del potere d'acquisto' (PPA) per i redditi e le pensioni più basse (fino a 1.500,00 euro al mese), finanziato da un contributo sociale del 3% sulle importazioni.

60 Abbattimento immediato del 5% delle tariffe regolamentate di gas ed energia elettrica.

61 Rendere sicuri i depositi e risparmi dei Francesi abrogando la direttiva europea sull'Unione Bancaria e la disposizione di legge Sapin II, che prevedono prelievo o congelamento dei risparmi bancari e dei contratti di assicurazione sulla vita in caso di minaccia di crisi bancaria. Mantenere la libertà e il pluralismo dei mezzi di pagamento.

62 Aumentare le sanzioni contro i manager colpevoli di attività fraudolente che drenano parte del potere d'acquisto dei consumatori. Congelare le autorizzazioni per le grandi superfici e i negozi di vendita per corrispondenza, in attesa di una revisione completa delle superfici di vendita della grande distribuzione.

63 Mantenere l'orario di lavoro settimanale di 35 ore. Lasciare libertà di negoziazione di orari crescenti esclusivamente a livello dei settori professionali e a condizione che forniscano una compensazione salariale piena (37 ore pagate 37 o 39 ore pagate 39).

64 Detassare gli straordinari e mantenerne le maggiorazioni.

 

IV UNA FRANCIA GIUSTA

PROTEGGERE AL 100% LA SALUTE DEI CITTADINI FRANCESI

 

65 Garantire l'assistenza sanitaria a tutti i francesi, così come il rimborso di tutti i costi sostenuti dall'Assicurazione sanitaria (previdenza sociale). Sostenerne il finanziamento semplificando l'amministrazione del sistema, lottando contro la cattiva gestione finanziaria e investendo in nuovi strumenti digitali per avere risparmi duraturi.

66 Aumentare secondo necessità il numero chiuso per l'accesso ai corsi di studio in Scienze Mediche per evitare la forte dipendenza da medici stranieri e favorire il turnover. Promuovere la cooperazione tra gli operatori sanitari, riconoscendo le competenze specifiche di ciascuno.

67 Lottare contro la carenza di personale medico attraverso la creazione di stage nelle aree carenti che permetta anche ai medici in pensione di praticare la professione con deduzioni fiscali e la creazione di case di cura in loco.

68 Mantenimento massimo dei presidi sanitari territoriali ed aumento del personale degli ospedali pubblici.

69 Creazione di un settore specifico dell’assistenza sanitaria dedicato alla dipendenza, così da consentire ad ogni francese di curarsi e di vivere dignitosamente.

70 Supporto alle start-up francesi per modernizzare il sistema sanitario.

71 Realizzare dei risparmi attraverso l'eliminazione dell'Aiuto di Stato sanitario per i clandestini, lotta contro le frodi (creazione di una tessera sanitaria con i dati biometrici integrata nella carta d'identità), la riduzione del prezzo dei farmaci costosi (attraverso l'aumento della proporzione di farmaci generici), lo sviluppo della vendita unitaria dei farmaci rimborsabili (si richiederà alle aziende di modificare allo scopo le catene di produzione).

72 Protezione del sistema complementare di sanità pubblica e privata e della rete territoriale di attori sanitari indipendenti (farmacie, laboratori medici etc.).

73 Riorganizzare e chiarire il ruolo e gli obblighi delle agenzie sanitarie e di sicurezza alimentare e garantirne l'indipendenza.

 

RENDERE IL FISCO PIÙ GIUSTO

 

74 Garantire una contribuzione fiscale equa, rifiutando qualsiasi aumento dell'IVA e del CSG (contributo sociale generalizzato) e della ISF.

75 Diminuzione delle imposte sul reddito del 10% sulle prime tre tranches.

76 Semplificazione fiscale con l'eliminazione delle tasse a bassissimo rendimento.

77 Abolire la ritenuta alla fonte per proteggere la privacy dei francesi e per evitare complessità amministrative supplementari alle imprese.

78 Lottare efficacemente contro l'evasione fiscale per preservare il nostro modello sociale attaccando i paradisi fiscali e creando una tassazione sulle attività svolte in Francia dai maggiori gruppi e sui profitti presumibilmente sottratti. Continuare, a questo fine, la cooperazione fiscale internazionale.

79 Negare l'accesso ai mercati pubblici alle multinazionali che praticano l'evasione fiscale e si rifiutano di regolarizzare la loro situazione.

80 Disconoscere le convenzioni fiscali con i paesi del Golfo che concedono privilegi indebiti e che facilitano la scalata alle attività francesi attraverso i petrodollari, contrastando l'interesse nazionale.

 

PERMETTERE A CIASCUNO DI TROVARE IL SUO POSTO

 

81 Rivalorizzare il lavoro manuale attraverso la creazione di reti professionali di eccellenza (sopprimere progressivamente il 'collège unique' - ciclo del sistema scolastico corrispondente più o meno alla nostra scuola media ndt -, autorizzare l'apprendistato dai 14 anni). Creare in tutto il paese scuole superiori tecniche e professionali come seconda possibilità per gli studenti che lasciano la scuola senza un diploma.

82 Creazione di una normativa "primo lavoro" che esoneri totalmente le aziende dai costi legati alla prima assunzione di un giovane sotto i 21 anni per un periodo massimo di due anni.

83 Per una vera giustizia sociale, trasferire agli istituti superiori di istruzione generale e professionale l'onere di trovare uno stage per ogni studente.

84 Estendere all'intero paese il Service Militaire Adapté (istituzione militare per l'inserimento socioprofessionale ndt), prendendo a modello quello in vigore nei territori d'oltremare.

85 Estendere e generalizzare il terzo concorso del servizio pubblico riservandolo a chi ha più di 45 anni e almeno otto anni di esperienza nel settore privato.

86 Scongelare e aggiornare l'indicizzazione per i funzionari del settore pubblico. Preservare lo statuto della funzione pubblica. Nel rispetto del principio di uguaglianza, stabilire in due giorni l'attesa del pagamento delle indennità giornaliere di assicurazione sanitaria, sia nel settore pubblico che in quello privato.

87 Nonostante le pressioni delle autorità sovranazionali, mantenere il divieto di maternità surrogata e mantenere la procreazione medicalmente assistita come risposta ai problemi di fertilità. Creare per legge unioni civili (una PACS migliorata) che sostituiranno le disposizioni della legge Taubira senza effetto retroattivo.

88 Rendere più efficaci le Indennità per adulti disabili (AAH), fornire più risorse agli enti territoriali che si occupano di disabilità (MDPH) ed implementare un'assistenza adeguata per i disturbi autistici e di tutto lo spettro autistico. Le autorità pubbliche devono fornire un maggiore sostegno alle persone con disabilità e alle loro famiglie.

89 Facilitare l'accesso al lavoro per le persone disabili, rafforzare la lotta contro ogni forma di discriminazione legata alla disabilità e alla salute ed estendere il diritto all'oblio in caso di grave malattia in remissione a lungo termine, a distanza massima di 5 anni. Imporre uno standard di accessibilità per i non vedenti e non udenti.

90 Avviare una revisione completa delle strutture per l'accoglienza e la cura dei bambini al fine di contenere alcuni eccessi riscontrati in alcune di esse. Riorganizzare e migliorare le politiche di assistenza sociale per l’infanzia.

 

  1. UNA FRANCIA FIERA


DIFENDERE L'UNITÀ E L'IDENTITÀ NAZIONALE 

 

91 Difendere l'identità nazionale, i valori e le tradizioni della civiltà francese. Inserire nella Costituzione la difesa e la promozione del nostro patrimonio storico e culturale.

92 Rendere la cittadinanza francese un privilegio per tutti i francesi attraverso l'inserimento nella Costituzione della priorità nazionale.

93 Fare esporre in modo permanente su tutti gli edifici pubblici la bandiera francese e far rimuovere la bandiera europea.

94 Rivalutare le pensioni degli ex-combattenti riallocando i fondi disponibili.

95 Promuovere la laicità e la lotta contro il comunitarismo. Inserire nella Costituzione il seguente principio: "La Repubblica non riconosce alcuna comunità". Ripristinare la laicità in ogni luogo, estendendola all'intero mondo pubblico ed inserirlo nel Codice del lavoro.

96 Difendere la lingua francese. Abrogare in particolare le disposizioni della legge Fioraso che consentono di limitare l'insegnamento in lingua francese francesi.

97 Rafforzare l'unità della nazione attraverso la promozione della storia nazionale e il rifiuto delle scuse di Stato che creano divisioni.

98 Promuovere il principio di assimilazione repubblicana, principio più stringente della sola integrazione.

99 Ripristinare la vera uguaglianza e meritocrazia rifiutando il principio di "discriminazione positiva".

100 Difendere l'unità e l'integrità del territorio francese riaffermando il legame indissolubile tra la Francia e i territori d'oltremare.

 

UNA FRANCIA CHE TRASMETTE E SI TRASMETTE

 

  1. Assicurare la trasmissione delle conoscenze rinforzando gli insegnamenti fondamentali (francese, storia, matematica). Alla scuola primaria, dedicare la metà delle ore di insegnamento al francese, sia scritto che orale. Eliminare «l’insegnamento delle lingue e culture d’origine» (ELCO).

  2. Fare della scuola un «rifugio inviolabile dove i dissidi degli uomini non entrano» (Jean Zay), imponendo non solo la laicità ma anche la neutralità e la sicurezza.

  3. Ristabilire l’autorità e il rispetto dell’insegnante e reintrodurre l’uso della divisa a scuola.

  4. Ritornare sulla riforma del calendario scolastico.

  5. Ristabilire un’autentica uguaglianza di opportunità, ritrovando la via della meritocrazia repubblicana.

  6. All’università, passare da una selezione per esclusione a una selezione per merito.Rifiuto dell’estrazione a sorte come metodo di selezione. Rivalorizzare le borse di studio per merito. Difendere il modello d’insegnamento superiore francese che passa attraverso la complementarietà dell’università e delle grandes écoles.

  7. Sviluppare massicciamente l’alternanza (contratto d’apprendistato, contratto di professionalizzazione) nell’artigianato, nel settore pubblico e privato, e rendere la formazione professionale più efficace, meno opaca e meno costosa.


 

UNA FRANCIA CHE CREI E CHE IRRAGGI

 

  1. Rinforzare la rete di scuole e licei francesi nel mondo.

  2. Sviluppare il mecenatismo popolare (fundraising n.d.T) attraverso la creazione di una piattaforma digitale dedicata.

  3. Elaborare una legge di programmazione di interventi per la cura e preservazione del patrimonio. Aumentare il budget allocato del 25 %.

  4. Mettere fine alla politica di vendita a stranieri e a privati di palazzi ed edifici nazionali.

  5. Lanciare un grande piano nazionale di creazione di percorsi di studio (licei, università) dei mestieri dell’artee creare una rete di vivai di artisti su tutto il territorio. Reintrodurre una vera educazione musicale generalista nelle scuole.

  6. Riformare il Consiglio Superiore dell’Audiovisivo con la creazione di tre collegi: uno composto da rappresentanti dello Stato, il secondo da professionisti, il terzo da rappresentanti della società civile (associazioni di consumatori, di telespettatori, ecc.)

  7. Rimettere ordine nello status di “intermittente dello spettacolo” (qualifica che permette a chi lavora in modo precario per tv, cinema e teatro, di beneficiare di un sussidio di disoccupazione – n.d.T.)  con la creazione di un tesserino professionale, al fine di preservare questo sistema e, allo stesso tempo, assicurare un migliore controllo delle strutture che ne abusano.

  8. Eliminare Hadopi(garante per la protezione dei diritti d’autore in internet- ndT) e aprire il cantiere della licenza globale.

  9. Creare un «contratto sportivo di alto livello» della durata di tre anni e rinnovabile,che permetta agli sportivi dilettanti, che rappresentano la Nazione nelle gare internazionali, di vivere decorosamente e di consacrarsi interamente alla propria disciplina.

  10. Sostenere le piccole squadre al fine di promuovere al massimo la presenza di giocatori francesi nelle squadre professioniste e lottare contro la finanziarizzazione dello sport professionale.Rafforzare le azioni contro la violenza nello sport dilettantisticoe imporre il severo rispetto della laicità e della neutralità in tutti i club sportivi.


 

  1. UNA FRANCIA POTENTE


FARE RISPETTARE LA FRANCIA

 

  1. Lasciare il comando militare integrato della NATOperché la Francia non venga trascinata in guerre non sue.

  2. Assicurare una capacità di Difesa autonoma in tutti i settori.

  3. Ricostituire, in tutti i settori della Difesa, un’offerta industriale francese, per rispondere ai bisogni delle nostre forze armate e garantire la nostra indipendenza strategica.

  4. Aumentare, dal primo anno del mandato, il budget della Difesa portandolo al 2% del PIL, per poi tendere al 3% in vista della fine del quinquennio. Questa soglia minima del 2% verrà inserita in Costituzione. Questo sforzo sostanziale permetterà di finanziare:



  • una seconda portaerei battezzata « Richelieu », indispensabile alla permanenza in mare della nostra flotta aeronavale;

  • un aumento degli effettivi (per riportarlo al livello del 2007, cioè un incremento di circa 50.000 unità);

  • il consolidamento della nostra forza di dissuasione nucleare;

  • l’incremento generale della nostra forza militare (più aerei, più navi, più blindati) e la modernizzazione delle dotazioni;

  • la reintroduzione progressiva del servizio militare (minimo obbligatorio 3 mesi).


 

RENDERE DI NUOVO LA FRANCIA UNO DEI PRIMI PAESI AL MONDO

 

  1. Impegnare la Francia al servizio di un mondo multipolare fondato sull’uguaglianza dei diritti delle nazioni, in un dialogo permanente e nel rispetto dell’indipendenza di ognuna. Fondare la politica internazionale sul principio del realismo e restituire alla Francia il suo ruolo di potenza di stabilità ed equilibrio.

  2. Rafforzare i legami con i paesi che condividono la nostra lingua.

  3. Mettere in opera una vera politica di collaborazione per lo sviluppo con i paesi dell’Africa fondata prioritariamente sull’aiuto allo sviluppo della scuola primaria, il miglioramento dei sistemi di coltivazione, lo sviluppo dei mezzi di Difesa e sicurezza.


 

VII. UNA FRANCIA STABILE

LA FRANCIA, POTENZA AGRICOLA AL SERVIZIO DI UNA ALIMENTAZIONE SANA

 

  1. Applicare il patriottismo economico ai prodotti agricoli francesi per sostenere da subito i nostri contadini e i nostri pescatori, in particolar modo attraverso la domanda pubblica (Stato e collettività).

  2. Trasformare la Politica Agricola Comune in Politica Agricola Francese. Garantire sovvenzioni il cui ammontare sarà stabilito dalla Francia e non più dall’Unione Europea, con l’obiettivo di salvare e sostenere il modello francese di azienda agricola familiare.

  3. Rifiutare i trattati di libero scambio (TAFTA, CETA, Australia, Nuova-Zelanda etc.). Sviluppare la filiera corta dalla produzione al consumo, riorganizzando la distribuzione.

  4. Semplificare il lavoro degli agricoltori bloccando l’aumento vertiginoso delle norme amministrative e incoraggiare l’assunzione di giovani agricoltori tramite la defiscalizzazione dei primi anni di impiego.

  5. Difendere la qualità: per combattere la concorrenza sleale, vietare l’importazione di prodotti agricoli e alimentari che non rispettino le norme di produzione francese in materia di sicurezza sanitaria, benessere animale e rispetto dell’ambiente. Imporre la tracciabilità totale dell’origine geografica e del luogo di trasformazione sull’etichetta, in modo da garantire la trasparenza e l’informazione completa dei consumatori.

  6. Promuovere le esportazioni agricole, in particolare sostenendo i marchi di qualità.


 

AMBIENTE E ENERGIA: LA FRANCIA DEVE PUNTARE ALL’ECCELLENZA

 

  1. Per preservare l’ambiente, rompere con il modello economico fondato sulla mondializzazione selvaggia degli scambi e il dumping sociale, sanitario e ambientale; la vera ecologia consiste nel produrre e consumare nelle immediate vicinanze e trasformare sul posto.

  2. Al fine di lottare contro la precarietà energetica e agire direttamente sul potere d’acquisto dei Francesi, fare dell’isolamento termico degli immobili una priorità del budget del quinquennio, perché l’energia meno cara è quella che non si consuma.

  3. Sviluppare massicciamente le filiere francesi delle energie rinnovabili (solare, gas naturale, legna) grazie a un protezionismo intelligente, al patriottismo economico, all’investimento pubblico e privato e alla domanda dell’EDF (corrispettivo dell’Enel – ndT) Decretare una moratoria immediata sull’eolico.

  4. Per mantenere, modernizzare e mettere in sicurezza la produzione nucleare francese, procedere al Grande Carenaggio (ampio programma industriale volto ad aumentare la vita delle centrali nucleari - ndT), e mantenere il controllo dello Stato sull’ EDF, restituendogli una vera missione di servizio pubblico. Rifiutare la chiusura della centrale di Fessenheim.

  5. Sostenere una filiera francese dell’idrogeno (energia pulita), con l’aiuto statale in materia di ricerca e sviluppo, al fine di ridurre la nostra dipendenza dal petrolio.

  6. Vietare lo sfruttamento del gas di scisto, finché non si saranno raggiunte condizioni soddisfacenti in materia di ambiente e di sicurezza, e applicare il principio di precauzione vietando gli OGM.

  7. Fare della protezione animale una priorità nazionale. Difendere il benessere degli animali vietando l’abbattimento non preceduto da stordimento e sostituendo il più possibile la sperimentazione animale. Rifiutare il modello delle fattorie-fabbriche, del tipo «fattoria da 1.000 mucche».


 

ASSICURARE L’UGUAGLIANZA SU TUTTO IL TERRITORIO E PROMUOVERE L’ACCESSO ALL’ALLOGGIO

 

  1. Garantire l’uguale accesso ai servizi pubblici (amministrazioni, pubblica sicurezza, acqua, sanità, trasporti, ospedali e case di cura…) su tutto il territorio e in particolare nelle zone rurali. La liberalizzazione delle ferrovie voluta dall’Unione Europea sarà rifiutata. La Posta e la SNCF (Ferrovie dello Stato – ndT) resteranno pubbliche.

  2. Raggruppare in un solo ministero l’adeguamento del territorio, i trasporti e l’alloggio. Riequilibrare la politica della cittàin favore delle zone spopolate e rurali.

  3. Facilitare l’accesso alla proprietà rinforzando l’istituto di prestiti agevolati e migliorando le condizioni di riscatto degli affittuari degli alloggi sociali, per raggiungere l’1% del parco HLM (case popolari – ndT) venduto ogni anno. Ridurre i diritti di trasferimento del 10%.

  4. Ridurre le spese per l’abitazione delle famiglie attraverso un grande piano di aiuto alla costruzione e alla riqualificazione degli alloggi, alla riduzione delle tasse sugli immobili più modesti e il blocco degli aumenti e rendendo definitivi gli APL (Aiuti Personalizzati all’alloggio – ndT) (eliminazione dell'inclusione del patrimonio nel loro calcolo). Creare una «Protezione-Abitazione-Giovani»: lanciare un grande piano di costruzione di abitazioni per studenti e rivalorizzare del 25% gli APL per i giovani fino a 27 anni fin dal primo anno del quinquennio.

  5. Riservare la precedenza ai Francesi per l’attribuzione degli alloggi popolari, senza effetto retroattivo, e indirizzarla verso coloro che ne hanno più bisogno. Applicare realmente l’obbligo di godimento pacifico, a pena di revoca immediata dell’affitto.

  6. Razionalizzare e semplificare le norme di urbanistica e costruzione per riassorbire le tensioni sul mercato degli alloggi. Sorvegliare la tutela dell’ambiente e degli spazi naturali protetti (litorali, montagne ecc.).

  7. Sostenere lo sforzo di investimento in infrastrutture, in particolare nelle zone rurali (erogazione di energia, copertura telefonica, strade) e rinazionalizzare le autostrade per restituire ai Francesi un patrimonio che hanno finanziato e di cui sono stati derubati; più generalmente rifiutare la vendita degli attivi strategici posseduti dal potere pubblico.


 

 

Questo progetto io lo metterò in opera in nome vostro, in nome del popolo, perché viva la Francia!

MLP