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22/12/19

Sorpresa! La BioPic di Greta Thunberg rivela che le telecamere l’hanno ripresa fin dal primo giorno della sua ascesa “virale”

Non stupisce affatto scoprire che il personaggio di Greta Thunberg, simbolo dell’ambientalismo contemporaneo, è stato meticolosamente costruito fin dal primo giorno. Mentre si consuma il rito squallido di una sedicenne che impartisce lezioni nei contesti più variegati – dagli asili ai prestigiosi summit scientifici - i potenti della terra vengono spinti a dichiarare improbabili “emergenze climatiche” a fronte delle quali prendono provvedimenti ridicoli, che spesso si traducono nel versare un inutile, quindi dannoso obolo alle autorità climatiche internazionali.

 

 

Di Helen Buyniski, 17 dicembre 2019

 

 

L’adolescente attivista ambientalista Greta Thunberg sarà oggetto di un prossimo documentario – realizzato da una troupe che l’ha seguita fin dai primi giorni del suo sciopero scolastico. Credete ancora che la sua ascesa alla fama sia stata un caso?

 

La Thunberg, eletta di recente "Personaggio dell'anno" dalla rivista Time, può aggiungere al suo florido curriculum il fatto di essere stata oggetto di un documentario. Il film, provvisoriamente intitolato “Greta”, è stato annunciato da “Deadline” lunedì, per una prima uscita nel 2020. Il direttore Nathan Grossman ha seguito la giovane climatica prodigio ai confini della terra, dal suo sciopero scolastico sul marciapiede di fronte al parlamento svedese, fino all’alto mare a bordo di un yacht da 4 milioni di dollari, il Malizia II. Sulla piattaforma IMDB, l’unico altro lavoro di Grossman ad oggi è un film svedese intitolato “Köttets lustar” (o “La concupiscenza della carne”) che, anche se sembra il titolo di un film porno, è la storia di un uomo che “guarda indietro alla sua vita di carnivoro”.

 

Ci si potrebbe chiedere perché, se l’irresistibile ascesa della Thunberg - dalla protesta solitaria su un marciapiede fino a strapazzare i potenti della terra per averle rubato il futuro - era spontanea come viene presentata, una troupe per il documentario fosse presente per filmarla mentre sedeva da sola sul marciapiede. Non è che i suoi genitori abbiano cercato di renderla una celebrità fin da quando aveva 12 anni, salvo vedere la loro proposta di spettacolo televisivo strumentale respinta dall’emittente svedese SVT? Oh, scusate, in effetti tutto questo è successo davvero.

 

I genitori della Thunberg, la cantante d’opera Malena Ernman e l’attore Svante Thunberg, sono anche loro entrambi famosi, e non si fa fatica a capire come le loro conoscenze abbiano facilitato il processo attraverso il quale la Thunberg è diventata il simbolo ubiquo del cambiamento climatico. La sua ascesa è stata meticolosamente programmata, i suoi scioperi scolastici sono stati resi famosi fin dal primo giorno da Ingmar Rentzhog, del social network sul cambiamento climatico “Non abbiamo tempo”. Rentzhog, già amico dei genitori della Thunberg, è già stato ccusato di usare l’immagine della ragazza per raccogliere milioni di dollari a vantaggio della sua attività – rendendola nel frattempo un nome noto a tutti.

 

Un anno dopo, la sua gigantesca immagine abbellisce un enorme muro di San Francisco, le caffetterie di Tel Aviv (dove il suo sguardo inquisitore dovrebbe far vergognare i clienti di utilizzare posate di plastica) e la piazza di Trafalgar Square a Londra, dove una scultura di ghiaccio con le sue sembianze è stata eretta in ottobre come anteprima di quella che un trio di “creativi” spera possa diventare una statua permanente dell'eroina della crociata climatica.

 



Preparazione del gigantesco murales di Greta a San Francisco

 

Una sua statua colossale a cavallo della Manica non si farà attendere.

 

Tuttavia, ci sono già segnali che nel mondo della Thunberg non va tutto bene. Benché centinaia di migliaia di persone abbiano preso parte allo sciopero scolastico a Madrid per segnalare la sua apparizione a una conferenza sul clima, e l’UE abbia dichiarato il mese scorso lo stato di emergenza climatica, le soluzioni al problema sono molto indietro rispetto alla sua portata.

 

La stessa Thunberg si è lamentata che un anno di scioperi scolastici non ha essenzialmente ottenuto nulla, dal punto di vista delle emissioni – il pianeta non è più lontano dalla catastrofe certa di quanto lo fosse prima che lei iniziasse la sua campagna incredibilmente efficace per mettere in imbarazzo i leader del mondo in modo che si occupassero del problema. In realtà, mentre sempre più paesi vengono spinti a dichiarare l’”emergenza climatica” e la volontà di “fare qualcosa (non si sa bene cosa)” per ridurre a zero le emissioni già da ieri, senza soluzioni concrete presentate, è molto improbabile che saranno capaci di produrre i tagli desiderati.

 

Si rifugiano invece nel pensiero magico – compensazioni di carbonio, limiti al carbonio, scambi di carbonio, tasse sul carbonio, e altri schemi e truffe che equivalgono essenzialmente a corrompere il clima in modo che questo non combini disastri – o più precisamente, corrompere le autorità climatiche perché si girino dall’altra parte mentre l’inquinamento continua. Farsi prendere dal panico non porta mai a decisioni sagge (non Urge! - NdVdE), ma le autorità globali stanno prendendosi a cuore i suggerimenti di Greta Thunberg al punto da agire come se fossero in una casa in fiamme. Se non stanno attenti, saranno loro a darle fuoco.

 

04/07/17

Ex primo ministro polacco: "La Polonia ha il 'diritto morale' a un risarcimento per la sua adesione alla UE

Russia Today riporta in un articolo quali idee circolino ai vertici della politica in Polonia: Jaroslaw Kaczynski, ex primo ministro e leader dell'attuale partito di governo, durante il congresso di partito ha sostenuto che la Polonia dovrebbe essere risarcita per i danni della Seconda Guerra Mondiale, e anche per i problemi causati dall'ingresso nell'Unione Europea, che le aziende occidentali sfruttano il lavoro polacco a basso costo ma non pagano le tasse in Polonia, e che la crisi dei rifugiati non è un problema loro (perché loro né li hanno voluti né li hanno sfruttati) e quindi non accetteranno quote migranti. Questa posizione della leadership polacca ci dà un quadro reale dell'ampliamento a est della UE — e di come l'Europa unita non esista e non possa esistere.

 

 

 

RT, 01 luglio 2017

 

L'ex primo ministro Jaroslaw Kaczynski, nonché leader di Legge e Giustizia (PiS), attuale partito di governo Polacco, ha detto che la Polonia ha il "diritto morale" di chiedere un risarcimento per le perdite subite durante la Seconda Guerra Mondiale, nonché per i danni economici che sono conseguiti al suo ingresso nell'Unione Europea.

 

"È importante ricordare ... ai nostri critici nei paesi dell'ovest che la Polonia è stato il primo paese che ha dovuto opporsi alla Germania nazista, e appena 17 giorni dopo è stata invasa da un altro totalitarismo genocidario: l'Unione Sovietica", ha detto Kaczynski nel suo discorso di sabato al congresso del partito.

 

Ha poi affermato che la Polonia non ha mai ricevuto alcun risarcimento per "il gigantesco danno dal quale ancora non si è ripresa", aggiungendo che il suo paese non ha mai rinunciato alla richiesta di risarcimento e ha il "diritto morale" a ottenerlo, e che  "quelli che la pensano diversamente si sbagliano" - così ha riportato il notiziario d'affari polacco Forsal.pl

 

Ma Kaczynski non si è fermato qui e si è spinto a dire che l'Unione Europea dovrebbe dare a Varsavia un risarcimento anche per il fatto che quasi tutti i benefici derivati dall'ingresso nell'Unione sono stati in realtà raccolti dai paesi membri dell'Europa occidentale.

 

Kaczynski ha affermato che la Polonia ha aperto il suo mercato 12 anni fa, prima di entrare nella UE, come misura di pre-adesione,  aggiungendo che "il lavoro polacco a basso costo ... ha dato beneficio anche alle economie occidentali".

 

"Per quanto riguarda l'utilizzo dei fondi europei, anch'essi sono andati  a beneficio delle aziende [occidentali] e sono i loro rispettivi paesi che ne traggono profitto. Le aziende [occidentali] con sede in Polonia trasferiscono ogni anno decine di miliardi di złoty, senza versare imposte", ha detto Kaczynski.

 

Allo stesso tempo, il leader di PiS ha detto che "nessuno" può accusare il suo partito di essere anti-europeo, perché ha sostenuto l'ingresso della Polonia nella UE in occasione del referendum nazionale sul tema. Ha poi detto che il suo partito "apprezza i fondi europei" in quanto "finanziano vari tipi di investimenti" e contribuiscono a finanziare progetti nella sfera sociale.

 

Ha detto anche che la politica estera della Polonia è fondata su due "pilastri": la NATO e la UE.

 

Tornando al tema dei "diritti morali" della Polonia, Kaczynski ha detto che il suo paese ha il diritto di dire "no" all'idea di accettare rifugiati, perché la Polonia non ha nulla a che vedere con le cause della crisi dei rifugiati.

 

"Noi non abbiamo mai sfruttato i paesi da cui quei rifugiati si stanno muovendo per venire in Europa oggi, non abbiamo mai usato la loro forza lavoro, e non siamo stati noi a invitarli a venire in Europa. Abbiamo il pieno diritto morale di dire 'no' ", ha detto Kaczynski, secondo quanto riferito da Reuters.

 

Accogliere i rifugiati che secondo il programma  di ricollocazione UE dovrebbero essere sistemati in Polonia, potrebbe creare "grossi problemi di sicurezza", che "non riguardano solo il terrorismo, ma anche la sicurezza della vita di tutti i giorni", ha detto.

 

"Non c'è nessuna ragione per la quale dovremmo abbassare radicalmente i nostri standard e la qualità di vita in Polonia", ha aggiunto Kaczynski, elencando i problemi che potrebbero sorgere dall'accettare la richiesta europea di ricollocazione dei rifugiati.

 

Al tempo stesso ha detto che la Polonia è pronta e disposta ad aiutare i rifugiati direttamente nei loro paesi di origine.

 

La Polonia è uno dei paesi che si sono sempre opposti ai piani UE di ricollocazione in tutta Europa degli oltre 100.000 migranti che hanno già raggiunto il continente. In totale circa 21.000 richiedenti asilo sono stati distribuiti nei paesi europei dall'inizio del programma di ricollocazione, di cui 14.000 provenienti dalla Grecia, e il resto dall'Italia.

 

La Polonia, però, non ha ancora accettato alcun rifugiato. In risposta all'ultima mossa della Commissione Europea, Varsavia ha detto che intende portare avanti la propria attuale politica di immigrazione e che non accetterà dunque la sua quota di rifugiati, che dovrebbe essere di 6.100 richiedenti asilo.

 

A metà giugno la Commissione Europea ha avviato un'azione legale contro la Polonia, l'Ungheria e la Repubblica Ceca, sulla base del fatto che questi paesi non avevano "intrapreso le azioni necessarie" per gestire migranti e rifugiati.

 

Per tutta risposta il vice-ministro degli esteri Konrad Szymanski ha dichiarato alla Polish Press Agency che il suo paese è pronto a difendere presso una corte europea il proprio diritto a non accogliere rifugiati.

06/02/17

Chi l'avrebbe mai detto! Transparency International finanziato da Soros accusa i populisti di corruzione

Transparency International - l'organizzazione con sede a Berlino i cui sondaggi sulla "corruzione percepita" non fanno altro che dimostrare come sia efficace la propaganda che dipinge certi paesi come più corrotti di altri - ha condotto uno studio secondo il quale i cosiddetti "populisti" che si aggirano per l'Europa non darebbero abbastanza garanzie di lotta alla corruzione. L'evidente faziosità di questo studio si spiega agilmente guardando alle fonti di finanziamento di questa organizzazione, tra le quali figura uno dei personaggi viventi  più pericolosi per la democrazia. Via Russia Today

 

di Robert Bridge, 30 gennaio 2017

Traduzione di Margherita Russo

Mentre le élite UE si sentono minacciate dall'attuale rivolta populista, volta a porre fine a programmi di immigrazione facile ed incontrollata ed a promuovere il nazionalismo al posto della globalizzazione, un autorevole think tank sostiene che - tenetevi forte - il populismo alimenta la corruzione.

Transparency International, ente anti-corruzione con sede a Berlino, nel suo annuale Indice di Percezione della Corruzione mette in guardia contro i presunti pericoli del populismo, quell'animale politico che di tanto in tanto si aggira fra le nazioni, come una forza della natura, per lottare contro gli eccessi di una minoranza elitista che ha perso il contatto con la realtà.

"Il populismo è la cura sbagliataha dichiarato il presidente di TI Jose Ugaz, pur senza offrire ricette alternative. "Nei paesi governati da leader populisti o autocratici, si assiste spesso al declino della democrazia e ad un'inquietante frequenza di tentativi di repressione della società civile, di limitazione della libertà di espressione, e di attacchi all'indipendenza della magistratura."

"Lungi dal combattere il capitalismo clientelare, questi leader solitamente finiscono con l'istituire sistemi ancora più corrotti" ha aggiunto Ugaz.

In tema di corruzione, l'osservatorio si improvvisa come esperto nella lettura del pensiero, asserendo che i politici populisti "non hanno intenzione di affrontare seriamente il problema [della corruzione]."

Lo studio mette sotto accusa alcuni fra i politici più controversi, come Donald Trump (USA), Marine Le Pen (Francia), Jaroslw Kaczynski (Polonia) e Victor Orban (Ungheria), che  hanno scalato le classifiche di consenso popolare del loro elettorato dichiarando guerra aperta ad un establishment ormai agonizzante.

Transparency International lancia l'allarme su questi "truffatori" della politica, in quanto "emotivi, localisti e spesso di destra..." rilevando però nel contempo che questi indisciplinati nuovi arrivati "hanno saputo sfruttare la delusione della gente nei confronti di un 'sistema corrotto' e presentarsi come l'unica 'via d'uscita' dal circolo vizioso appena descritto... "

Pur fra tutte le riflessioni dedicate ai potenziali rischi relativi ai nuovi sovversivi, lo studio vistosamente omette qualsiasi riferimento alle cause della disaffezione di così tante persone verso i soliti noti politici di carriera, che, va detto, sono colpevoli di crimini ben più gravi della semplice corruzione.

In troppi casi si è trattato di complicità in vere e proprie stragi, dai cruenti cambi di regime in posti come l'Iraq, la Libia, l'Afghanistan, alle operazioni tuttora in corso in Siria, fino alla devastazione della civiltà occidentale dovuta all'immigrazione incontrollata di profughi senza il consenso dei cittadini. Quando anche i paesi membri della NATO dovessero sentirsi in colpa per la loro diretta complicità negli omicidi seriali di intere nazioni, la soluzione non sarebbe certo costringere i loro cittadini ad accogliere sul territorio nazionale gli sfollati di queste zone di guerra.

Tenendo conto delle losche azioni perpetrate da numerosi paesi della NATO, tanta preoccupazione sull'alto grado di corruzione appare piuttosto esagerata e fuori luogo. A costo di scadere nel cinismo, distinguere la corruzione dalla politica equivale a distinguere l'uovo dalla gallina, e, come ci ricorda il famoso indovinello, è molto difficile dire quale dei due sia nato prima.

E già che siamo in tema di corruzione. Il livello di corruzione nello schieramento della Clinton, rivelato da WikiLeaks alla vigilia delle elezioni presidenziali del 2016, è semplicemente sconcertante, e dovrebbe bastare a precludere qualsiasi ramanzina sulla buona educazione da parte dei signori di Transparency International.

Tanto per iniziare, a novembre si è scoperto che la Clinton Foundation aveva ricevuto una ‘donazione’ da 1 milione di dollari dal Qatar senza informarne il Dipartimento di Stato,  violando così una convenzione che la obbligava a rendere pubbliche tutte le donazioni ricevute dall'estero. L'assegno sarebbe stato un regalo di compleanno all'ex presidente Bill Clinton nel 2011 per i suoi 65 anni. In base ad un'email pubblicata il mese scorso, sembra che ad un certo punto ci sarebbe stato un incontro fra lui ed alcuni funzionari del Qatar, ma non è chiaro se ciò sia poi realmente accaduto.

Al tempo stesso, è anche emerso che l'Arabia Saudita ed il Qatar, oltre ad elargire generose donazioni alla Clinton Foundation, stavano anche armando e finanziando i militanti dell'Islamic State. Ora ditemi se questo non è un caso di corruzione da manuale.

Non è dunque un caso se i populisti sono apparsi ovunque nel mondo, più o meno nello stesso momento, in risposta alla domanda di nuova leadership. Il fatto che la Francia abbia la sua versione di Donald Trump nella persona di Marine Le Pen potrebbe sorprendere solo chi non segue gli eventi internazionali, o non è adeguatamente informato in proposito.

Proprio adesso che molti politici occidentali, ed i loro partiti di appartenenza, rischiano di sparire dalla circolazione (negli stati di maggior spicco dell'UE si assiste oggi ad una feroce lotta tra le loro fila, a causa della spettacolare ascesa di politici anti-establishment di estrema destra, come Le Pen in Francia, Geert Wilders in Olanda e Frauke Petry in Germania), è alquanto sospetto che Transparency International pubblichi uno studio per mettere in guardia gli elettori contro il rischio di essere raggirati da demagoghi di destra.

Ma c'è una spiegazione molto semplice per la faziosità di questo studio, dovuta all'enorme conflitto di interesse in cui si trovano i suoi sponsor.

Dacci dentro, George!

Se voleste fare una ricerca di consumo su un certo prodotto, lascereste condurre il sondaggio al produttore di quel prodotto, o preferireste affidare il compito ad un organismo indipendente? Immagino sia quasi impossibile non convenire che il modo più sicuro ed affidabile sia commissionare il lavoro ad una terza parte indipendente dall'azienda. Ciò ridurrebbe drasticamente il rischio di pervenire a risultati inesatti, causati da quella cosa chiamata 'interesse personale.'

E proprio in questo sta il difetto eclatante, non solo di questo studio, ma della stessa Transparency International nella sua funzione di osservatorio indipendente.

Una veloce occhiata alla sua lista di sponsor dovrebbe fugare ogni dubbio sul perché Transparency International si mostri estremamente diffidente con i politici populisti che stanno agitando le acque del potere in Europa.

Oltre a ricevere donazioni da vari governi (giusto per nominarne qualcuno, la Germania, il Regno Unito, gli Stati Uniti, l'Irlanda, l'Estonia e la Finlandia), TI è finanziata da alcuni tra i più pericolosi personaggi viventi per la democrazia, addirittura con la gentile partecipazione del finanziere e filantropo George Soros in persona.

Nella scaletta degli sponsor di TI, l'Open Society Institute (OSI) e l'Open Society Initiative for West Africa (OSIWA) si piazzano subito dopo il National Endowment for Democracy (NED), una lobby travestita da non-profit sponsorizzata dal governo americano.

Questo ne fa ovviamente l'ultima organizzazione da cui ci si potrebbe attendere un'opinione obiettiva sull'avanzata dei nuovi soggetti politici a livello mondiale. Lo stesso George Soros si è reso di fatto in larga parte responsabile per il flusso massiccio di profughi verso l'Unione europea, arrivando persino ad offrire incentivi in denaro ai rifugiati desiderosi di intraprendere il lungo e pericoloso viaggio dal Medio Oriente al continente Europeo.

Chi se ne importa se nessuno fra questi sfollati, che peraltro meritano tutta la nostra solidarietà, finirà col vivere nello stesso quartiere di Soros, il quale può comunque tranquillamente permettersi tutta la protezione personale che si rende indubbiamente necessaria quando si adottano politiche così sconsiderate. Per i comuni cittadini europei, costretti ad accogliere milioni di nuovi arrivati, con i quali non condividono le stesse preferenze religiose, sociali e culturali, né in molti casi lo stesso livello di scolarizzazione, questo esperimento sociale condotto per il capriccio di un miliardario è invece la quintessenza della dissennatezza.

Perciò non sorprende che lo studio di TI prenda di mira in particolare il Primo Ministro ungherese Victor Orban. Proprio questo mese, Szilard Nemeth, vice presidente del partito di governo Fidesz, ha dichiarato la sua intenzione di utilizzare “tutti i mezzi a disposizione” per “eliminare” le ONG finanziate dallo speculatore di origine ungherese, perché “sono al servizio del capitalismo globalizzatore ed impongono il politicamente corretto al di sopra dell'interesse nazionale.

Ma questo è ancora nulla in confronto al premio conferito da Transparency International nientemeno che all'ex-Segretario di Stato americano Hillary Clinton nel 2012, per "la sua attenzione verso l'importanza di rafforzare la trasparenza e contrastare la corruzione come parte integrante della politica estera USA, un premio destinato esclusivamente per questi contributi." Va da sé che questo premio ha generato notevole scetticismo in tutto il mondo.

Il livello di conflitto di interesse di questo studio di TI è talmente spettacolare da rappresentare, come è il caso per tante altre oscure stanze del potere nell'UE di oggi, praticamente un invito all'applicazione della stessa trasparenza tanto predicata da loro.

 

08/07/14

“Grazie, Aviazione Ucraina”: Gli Abitanti dei Villaggi Bombardati Accusano Kiev di Uccidere i Civili

Cosa sta succedendo in Ucraina? Non se ne parla molto, ma pare che lì — in piena Europa — ci sia la guerra (quella in cui si uccide con le armi). Russia Today (RT) ci racconta alcune conseguenze dei bombardamenti dell'esercito di Kiev nell'Ucraina dell'est.

http://img.rt.com/files/news/29/87/80/00/finoshina1200_480p.mp4?event=download

03 luglio 2014

Il villaggio di Kondrashovka, nell’est dell’Ucraina, è stato devastato a seguito di un bombardamento da parte delle truppe di Kiev, che ha ucciso sette persone. I corpi fatti a pezzi sono sparsi attorno agli edifici, e i sopravvissuti chiedono: perché Kiev ha ucciso le loro famiglie?

17/06/14

S. Cohen sulla guerra civile in Ucraina: 'Lincoln non chiamava i Sudisti “terroristi”'

Da Russia Today un'intervista all'eminente storico americano Stephen Cohen, autore di Soviet Fates and Lost Alternatives: From Stalinism to the New Cold War", che considera la crisi Ucraina come la fase finale di una politica estera americana che per decenni ha cercato la guerra con la Russia, con la complicità conformista dei media mainstream. 
  


Le analogie storiche possono non essere precise, ma gli americani dovrebbero guardare alla propria guerra civile e confrontarla con ciò che sta accadendo oggi in Ucraina. Gli Stati Uniti stanno dando il loro sostegno a un'avventura omicida criminale che ha poco a che fare con l'unificazione del paese.


Questa valutazione viene dal Professor Stephen Cohen, eminente studioso statunitense di storia russa e scrittore, consigliere di George HW Bush alla fine degli anni '80. Cohen ha parlato con RT degli errori delle diverse amministrazioni americane nella loro politica nei confronti della Russia, della peggior crisi degli ultimi decenni a cui queste politiche hanno condotto, e del deterioramento del dibattito politico in America, che impedisce che a Washington le cose cambino.

03/06/14

“Un disastro nazionale”: in Spagna la “disoccupazione di lunghissimo termine” aumenta del 500%

Dopo anni di austerità e recessione il segno "più" della crescita viene salutato in Spagna come un successo. Ma a guardarsi attorno lo spettacolo è desolante: la disoccupazione è diventata strutturale; più di un milione di spagnoli sono disoccupati da oltre tre anni e molti di loro non troveranno mai più un lavoro. RT riporta e commenta i dati.


30 maggio 2014

Oltre un milione di persone in Spagna - la quarta maggiore economia dell’eurozona - non hanno avuto un lavoro dal 2010, secondo un report dell’Istituto Nazionale di Statistica spagnolo. Sebbene questo numero continui a crescere, il governo afferma di vedere la ripresa.