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01/10/14

F. Coppola: L'Europa Punta Contro gli Scogli

Un bellissimo articolo di Frances Coppola su OpenDemocracy sostiene che la crisi dell'eurozona si è semplicemente trasformata da acuta in cronica, e risponde alle proposte di chi crede nell'illusione del "più Europa":  come si approfondisce l'integrazione, si approfondisce anche sempre di più il deficit democratico di questa organizzazione di eurocrati non eletti. I primi anni '30 in Germania non sembrano aver insegnato nulla.



Frances Coppola risponde all'articolo 'Dove va l'Europa?', scritto da Yanis Varoufakis e James Galbraith. La crisi dell'euro è finita, vero? Un attimo... si è semplicemente trasformata da acuta in cronica.
 
Tutto è tranquillo in Europa. L'inflazione è sotto controllo, ci sono segnali di ripresa in alcuni paesi periferici, la disoccupazione, anche se è ancora troppo alta, non cresce più. Le banche sono sotto il controllo della BCE, costrette a ripulire i loro bilanci e a raccogliere capitali per proteggere gli stati sovrani dai costi dei fallimenti bancari. E si fanno piccoli passi verso una unione bancaria e anche verso l'unione fiscale. La crisi dell'euro quindi è finita, vero? 

16/09/14

Krugman: Il Replay degli Anni '30 al Rallentatore

Da Krugman sul New York Times un avvertimento sulla piega che potrebbe prendere la crisi dell'eurozona, che giunta al suo sesto anno si dimostra peggiore della Grande Depressione degli anni '30, con una grave crisi anche politica  al rallentatore


Quando la crisi del 2008 ha colpito, chiunque conoscesse anche solo un po' di storia ha avuto incubi su un replay degli Anni '30 - non solo per la profondità della depressione, ma anche per la spirale politica discendente verso la dittatura e la guerra. Ma questa volta era diverso: la crisi bancaria è stata contenuta, la caduta della produzione e dell'occupazione è stata livellata, e la cultura politica democratica dell'Europa moderna si è dimostrata più resistente di quella degli anni tra le due guerre. Tutto chiaro! 

09/01/14

Sapir: I tabù della sinistra radicale

Jacques Sapir prende spunto da un libro di recente pubblicazione per parlare dei tabù che imprigionano la sinistra radicale, impedendole di replicare il successo di partiti di destra come il Front National. Tra questi, l’impossibilità di riconoscere il valore della sovranità e di giudicare obiettivamente un europeismo basato sulla denigrazione della propria Nazione e sulle ideologie neo-liberiste.

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Il libro che Aurélien Bernier ha appena pubblicato per le edizioni Seuil, “La sinistra radicale e i suoi tabù”, occupa un posto importante nel dibattito che accompagnerà le elezioni europee di questa primavera 2014. Questo libro peraltro si inserisce sia in una corrente di idee, espresse dalla "sinistra della sinistra", che si appella a un'idea di Nazione, e anche in un percorso personale. Aurélien Bernier ha già pubblicato nel 2012 “Come la globalizzazione ha ucciso l'ecologia”, testo importante per l’analisi dell'interazione tra 'globale' e 'nazionale' o 'locale', e soprattutto “Disobbedire all'Unione europea” (edizioni Mille et Une Nuits). Quest’ultimo libro è considerato una sorta di breviario degli attivisti del Front de Gauche. Egli ha anche pubblicato nel 2008 “Il clima, ostaggio della finanza - o come il mercato specula con i "diritti ad inquinare"" sempre edito da Mille et Une Nuits. Il suo nuovo libro si inserisce quindi in questo doppio filone e solleva questioni che saranno fondamentali durante le elezioni europee.

12/12/13

Pissarides: Abbandonate l'euro, parola di Nobel

Come previsto si allunga la schiera di coloro che cambiano idea e adesso lo dicono apertamente: poiché per rendere sostenibile l'euro sarebbero necessarie misure politicamente improponibili, è meglio farlo finire al più presto. Il britannico Daily Mail riporta delle anticipazioni sulla lezione del premio Nobel Christopher Pissarides (inizialmente un acceso sostenitore dell'euro) alla London School of Economics.


In foto, il premio Nobel Christopher Pissarides.


di Hugo Duncan
12 dicembre 2013

Uno dei più importanti economisti del mondo  oggi ammetterà di aver sbagliato a sostenere la creazione dell'euro - e chiederà che  venga smantellato.

Il signor Christopher Pissarides, vincitore del premio Nobel per l'economia nel 2010, un tempo credeva appassionatamente nei benefici della moneta unica.

Ma, in uno straordinario ripensamento, oggi ammonirà sul fatto che l'euro sta creando una "generazione perduta" di giovani disoccupati e sta "dividendo l'Europa".

06/12/13

Intervista a Claudio Borghi: "La Storia Farà Giustizia"

Le Interviste de L'AntiDiplomatico: dopo Sapir e Ambrose Evans Pritchard, una bella intervista al nostro Claudio Borghi.

"Il modo in cui i nostri governi ci hanno svenduto ad interessi economici esteri è vergognoso e la storia farà giustizia"

 


di Alessandro Bianchi

Claudio Borghi Aquilini. Professore di Economia degli Intermediari Finanziari all'Università Sacro Cuore di Milano. Editorialista de il Giornale ed Autore di Investire nell'arte, Sperling & Kupfer (2013).  

- Professore, Lei ha avuto il merito di essere tra i primi economisti italiani a focalizzare la crisi sul suo problema principale: l'insostenibilità della moneta unica per un paese come l'Italia. Oggi anche i più ferventi sostenitori del "sogno" federale degli "Stati Uniti d'Europa" hanno iniziato ad ammettere che c'è un problema. Perché, secondo Lei, l'uscita dalla zona euro è l'unica soluzione possibile e come risponde a coloro che prima di un tale passo chiedono la formazione di un cartello dei paesi dell'Europa del sud per forzare Bruxelles, Berlino e Francoforte a cambiare le loro politiche?


26/11/13

Krugman: Cuori Duri, Teste Tenere

Krugman sul New York Times fa una serrata critica del sadomonetarismo degli "austerici", e spinge per la fine dell'austerità e la ripresa della domanda in Europa a sostegno anche dell'economia mondiale, senza preoccuparsi troppo, ahimé, di risolvere veramente gli squilibri dell'eurozona: per lui, dall'altro lato dell'Oceano, basta che in qualche modo  riparta la domanda. Per noi, è una questione di sovranità o colonizzazione, e di democrazia.

 
di Paul Krugman - Molti anni fa il mio collega Alan Blinder ha scritto un ottimo libro con un titolo, credo, un po' infelice. Era troppo facile passare da "Teste dure, cuori teneri " all’inverso.

D'altra parte, forse questo è un libro che dovrebbe essere scritto a proposito degli "austerians" (fanatici del rigore, ndt) di oggi, sia dal nostro lato dell'Atlantico, sia in Europa.

22/11/13

Il taglio dei tassi della BCE risponde ai bisogni della Germania, non alle esigenze dell'eurozona

Frances Coppola scrive sul Blog della London School of Economics che il taglio dei tassi della BCE in realtà non offre alcun aiuto alle economie in difficoltà dell’Europa meridionale, ma è stato pensato in gran parte per gli interessi della Germania, e che le azioni che la BCE dovrebbe davvero intraprendere sono politicamente impossibili.



L'inflazione dei prezzi al consumo nell'area dell'euro è al di sotto del target del 2 per cento ed in discesa da parecchio tempo. Ma fino ad ora, la BCE se ne è rimasta con le mani in mano. Un’inflazione un po’ più bassa del target non sembrava preoccuparla – probabilmente perché le (incredibili) previsioni di ripresa per l’eurozona hanno creato aspettative di inflazione nell'intervallo dell’1,5-2 %, e così non le è sembrato necessario agire su un problema che appariva come temporaneo.

20/11/13

Sapir: Le ragioni della ricaduta

Jacques Sapir nel suo blog Russeurope spiega, come sempre dati alla mano, le ragioni per cui le aspettative di miglioramento dell'economia francese e degli altri paesi dell'Eurozona siano del tutto infondate, e sottolinea l'urgenza di una dissoluzione della moneta unica per evitare la incombente deindustrializzazione: è ormai una questione di vita o di  morte del paese...



L'ulteriore deterioramento della situazione economica - la Francia ha registrato un calo del PIL dello 0,1% nel terzo trimestre del 2013 - ha preso il governo francese in contropiede. Infatti, si attendeva un ulteriore miglioramento della situazione economica sulla base dei risultati registrati nel secondo trimestre. La ricaduta nel 3° trimestre suona la campana a morte per queste aspettative.

13/11/13

Telegraph: Non incolpate la Germania per i guai dell'eurozona, incolpate l'euro.

In un articolo sul Telegraph, Jeremy Warner ci ricorda che non è il caso di lanciare accuse ora, ma di riconoscere che il sistema in sé era destinato a generare questo tipo di situazione.
Non c'è dubbio che alcuni ne abbiano approfittato, aggiungiamo noi, anche in spregio ai trattati...ma solo perché era il sistema stesso a permetterlo (e così adesso succede quanto riassunto magistralmente dal prof. Bagnai in un'epica slide...).
 
Per i tedeschi il target d'inflazione al 2% della BCE va bene
finché non implica che l'inflazione in Germania salga oltre il 2%.
di Jeremy Warner – 11 Nov 2013

Da un po' di tempo è diventato di moda dare la colpa alla Germania per i problemi dell'euro. Nel loro recente report semestrale, gli USA si sono spinti oltre, e hanno accusato la più grande economia d'Europa non solo di aggravare i guai del continente, ma di aggiungere una pressione deflazionistica sull'intera economia mondiale.

24/10/13

L’Europa ha già un piede nella fossa della deflazione giapponese

Un bell'articolo del Telegraph segnalato anche da Claudio Borghi su Twitter, che mostra come L’Europa stia scivolando in una vera e propria trappola deflazionistica, in stile giapponese, con il rapporto debito/PIL già al punto di non ritorno in una mezza dozzina di paesi, tra cui ...l'Italia...

Una volta che il debito raggiunge il 300% del PIL, la deflazione diventa letale. Il rischio è ormai presente in molti paesi dell’Europa dell’ovest.  Foto: Reuters
23 Ottobre 2013

Le autorità dell’Unione Europea farebbero bene a studiarsi il paper del professor Irving Fisher di “Econometrica” del 1933, La Teoria della Deflazione del Debito nelle Grandi Depressioni. L’argomento principale dovrebbe ormai essere chiaro a tutti, anche se alcuni a suo tempo ebbero problemi ad assimilarlo, così come succede ancora oggi. Se il livello dei prezzi scende – il “dollaro gonfiato” nell’America di Hoover – il reale peso del debito continua a salire.
La deflazione può anche sembrare positiva per paesi con un basso debito pubblico in certi momenti storici, anche se probabilmente meno positiva di quanto sostenga una classe di persone che vive di rendita. La gente dimentica che essa è stata una delle principali cause della Rivoluzione Americana, dal momento che la contrazione monetaria imposta dagli inglesi dopo la Guerra dei Sette Anni causò una depressione economica, penalizzando i proprietari di piantagioni della Virginia come Thomas Jefferson. Essa è stata anche la causa della rivolta agraria degli anni 1880 e 1890, culminate nel grido dolente di William Jennings Bryan: “non saremo crocifissi a una croce dorata”.

28/08/13

Le notizie in miglioramento dalla Grecia nascondono nubi all'orizzonte

Economonitor, il blog che fa capo a Nouriel Rubini, presenta in maniera molto realistica la situazione Greca, tutt'altro che confortante. Un nuovo default è all'orizzonte, mentre altri paesi dell'eurozona sono a un passo dal collasso.


Autore: Sober Look  ·  13Agosto 2013  

Gli ultimi dati sul PIL greco sembrano più promettenti che in passato (sempre che ci si possa credere). IL PIL si è contratto di solo il 0,2% rispetto al trimestre precedente e del 4,6% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente.

09/08/13

Crisi alimentare in Grecia: le famiglie rischiano la fame durante l’estate.

Il Guardian descrive la situazione tremenda in Grecia, prova provata del progetto inumano dell'euro (o la Grecia non era il suo miglior successo?)  
Ma intanto in Italia....

 
Constantinos Polychronopoulos distribuisce cibo a una mensa di Atene, l'Unicef stima che circa 600.000 bambini ora vivono sotto la soglia di povertà in Grecia. Fotografia: John Kolesidis/Reuters

Le organizzazioni di carità in prima linea rivelano che il 90% delle famiglie nei quartieri più poveri deve affidarsi alla banca del cibo e alle mense dei poveri per la sopravvivenza. Ma la fine dell’austerità non è in vista, e ora anche i volontari stanno rallentando.  

06/12/11

La Fiskalunion è il peggiore dei mali per l'Europa


Ambrose Evans Pritchard sul Telegraph ci fa un quadro della Fiskalunion come la intende la Merkel ...

Attenti al termine Tedesco 'Fiskalunion', la prossima fase della disavventura Europea. Per il Cancelliere Angela Merkel significa avere maggiori poteri di controllo sui bilanci degli stati peccatori della UEM.


Vuole dire veto preventivo ai piani di bilancio. Significa multe automatiche, tagli ai fondi di sviluppo dell'UE, e perdita del diritto di voto nella UE per i presunti trasgressori, tutti passibili di sanzioni davanti alla Corte Europea.

04/11/11

UE: La Democrazia E' Incompatibile Con Il Debito

Intervista di Democracy Now! a Michael Hudson sulla questione del referendum in Grecia 

Amy Goodman – Benvenuto a Democracy Now, professor Hudson! Qual'è secondo lei il senso della presenza di Obama nel sud della Francia al meeting del G20, e che possibilità c'è che il Primo Ministro Greco debba dimettersi?



MICHAEL HUDSON: Beh, Obama è qui per rappresentare gli interessi delle banche Americane. E gli Europei sono molto arrabbiati per il fatto che poche settimane fa Tim Geithner, il lobbista delle banche, ha insistito sul fatto che l'Europa non cancelli i debiti bancari della Grecia, non permetta che la Grecia svaluti i suoi debiti, e non sostenga addirittura che la Grecia dovrebbe fare quello che ha fatto l'Argentina, cancellare i debiti come prima mossa.

03/11/11

Eurodämmerung


Il pezzo di Krugman che era meglio non sapere l'inglese...vero, Tata?

L'Europa sta crollando a pezzi, il centro non tiene. Papandreou sta per indire un referendum, il voto sarà no. I titoli Italiani a 10 anni al momento sono al 6,29, un livello al quale il costo per il rinnovo del debito esistente forzerà un default, anche se l'Italia ha un avanzo primario. E con tutti i paesi che contemporaneamente spingono per l'austerità fiscale, la recessione sembra quasi certa, ad aggravare tutti i problemi del continente.

31/10/11

Un Piano Definito ( Tranne Quegli Sgradevoli Dettagli)

Parte del lungo articolo di John Mauldin richiamato da Mercato Libero, con  l'appello di  Martin Wolf a Mario Draghi, e la critica della leva EFSF.

Diamo un'occhiata a che cosa è venuto fuori dall'Europa. Prima del vertice, il Cancelliere Tedesco Angela Merkel si è presentata al Parlamento e, in un appassionato discorso, in sostanza ha dichiarato che se il Parlamento non avesse approvato l'espansione e la leva del EFSF l'Unione Europea sarebbe crollata, insieme con i decenni di pace che hanno prevalso in questa fase. E il Bundestag l'ha appoggiata - con un avvertimento importante. Hanno dato la loro approvazione a condizione che la Banca Centrale Europea continui a rispettare l'articolo 123 del Trattato di Lisbona, che dice che la BCE non può stampare moneta (o produrre effetti del genere). I Tedeschi sono ossessionati dalla indipendenza della BCE, che manterrà il valore dell'euro – qualcosa che ha che fare con Weimar, incorporata nella loro psiche collettiva.

11/10/11

Equilibri Multipli: quello che non ha capito la BCE


Dal Blog Free Exchange dell'Economist, una bellissima rappresentazione grafica che inchioda la BCE alle sue responsabilità: può essere che ancora non ci prende?



I rendimenti dei titoli obbligazionari Italiani sono in aumento. Le agenzie di rating si preoccupano che i più alti rendimenti rendano il debito Italiano insostenibile. Tagliano il rating delle obbligazioni Italiane. L'Italia promette di ridurre il deficit (cioè vendere meno obbligazioni). La crescita italiana soffre. Gli investitori temono che questo renda il debito Italiano meno sostenibile ai tassi di interesse correnti. La domanda di obbligazioni italiane cade, i rendimenti salgono. Avete il quadro.

Ma in caso contrario, guardate questo grafico.

03/10/11

Martoriati dalla Crisi Economica, i Greci si Danno ai Networks del Baratto.


Dal New York Times un articolo che racconta dei network no profit basati su monete alternative che spuntano in Grecia...come dire che la necessità aguzza l'ingegno, non tutto il male vien per nuocere, e dal letame nascono i fior...;)))...fusse che fusse???


Volos, Grecia - La prima volta che ha comprato uova, latte e marmellata in un mercato all'aperto utilizzando non l'euro, ma una moneta di scambio informale, Theodoros Mavridis, un elettricista disoccupato, era entusiasta.

"Mi sentivo liberato, mi sentivo libero per la prima volta", ha detto Mavridis in una recente intervista in un caffè di questa città portuale della Grecia centrale. "Io istintivamente ho messo la mano in tasca, ma non ce n'era bisogno."

24/09/11

La Banca Centrale Europea come prestatore di ultima istanza

Rilancio dal Melogranorosso la traduzione di un documentato studio di Paul De Grawe sulla nostra crisi europea: pericoli e vantaggi di una BCE "in piena regola"  - buona lettura per il fine settimana!



«Con la crisi dell’Eurozona che mette in dubbio la solvibilità della Spagna e dell'Italia, la BCE è ancora una volta intervenuta per fornire liquidità sui mercati obbligazionari governativi. Questo articolo pone la domanda: esiste un ruolo per la BCE come prestatore di ultima istanza?
Nel mese di ottobre 2008 la BCE ha scoperto che c'è di più per una banca centrale che curare la stabilità dei prezzi. La scoperta è avvenuta quando è stata costretta ad aumentare massicciamente la liquidità per salvare il sistema bancario. La BCE non ha esitato a fungere da prestatore di ultima istanza per il sistema bancario, nonostante i timori di moral hazard, l'inflazione, e le implicazioni fiscali delle sue attività di prestito.

23/09/11

Basta manovre e cambiare l’Europa per tornare a crescere

Da Politica&EconomiaBlog di Sergio Cesaratto un articolo sulla grave situazione con proposte che cercano di far luce andando alla radice dei problemi, aldilà della solita retorica

Senza dubbio la situazione è molto seria. Le agenzie di rating giudicano assai negativamente l’assenza di un governo autorevole e di prospettive di crescita per l’Italia. Naturalmente il paese da solo non può farcela, e servirebbe un contesto europeo diverso da quello che individua nei soli tagli di bilancio la via d’uscita. Come dimostra il caso greco, e ormai anche quello italiano, i tagli si traducono in minore crescita, e questa in minori entrate fiscali, in una inutile fatica di Sisifo. I costi sociali si fanno inoltre insopportabili. Ma come si fa a chiedere alla Grecia di licenziare 30 mila dipendenti pubblici e a operare ulteriori tagli a stipendi e pensioni in cambio della prossima tranche di aiuti? La reazione dettata dalla disperazione non potrà che essere violenta, mentre quel disgraziato paese già vede un raddoppio del suo tasso di suicidi (in aumento peraltro ovunque). De te fabula narratur. Ma cosa dovrebbe fare l’Europa?