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13/02/20

Germania: uscita anticipata della Merkel ed elezioni dopo che la delfina si è fatta da parte?

Dalla Reuters un aggiornamento sulla Germania in crisi: aumentano le possibilità di elezioni anticipate dopo che il piano per la successione di Angela Merkel è fallito, una Cdu in calo di consensi non riesce a controllare i suoi stessi membri (che in Turingia votano con AfD) e si apre la gara alla successione per la guida del partito e il ruolo di Cancelliere. Tutto questo potrebbe spingere la SPD a staccare la spina al governo e andare ad elezioni anticipate. Intanto, la forte frenata dell'industria (produzione a -3,5% in dicembre) certifica la fragilità intrinseca del modello mercantilista, che "impoverendo i vicini" devasta i suoi stessi mercati. Dall'economia, alla politica, al governo: in Germania e di riflesso nell'Unione europea le linee di frattura sono sempre più ampie e profonde.

 

 

 

Di Madeline Chambers, 11 febbraio 2020

 

BERLINO (Reuters) - Il piano della cancelliera Angela Merkel per una successione ordinata sta crollando e aumentano le possibilità di elezioni anticipate in Germania dopo che la sua delfina conservatrice, Annegret Kramp-Karrenbauer, ha rinunciato alle sue ambizioni al ruolo di leader.

 

Nei prossimi mesi i Democratici Cristiani (CDU) della Merkel dovranno scegliere chi vogliono alla guida del partito e come candidato alla cancelleria alle prossime elezioni federali, previste per l'ottobre del 2021. La stessa persona probabilmente, ma non necessariamente, ricoprirà entrambe le cariche. È presto per prevedere come si evolverà la situazione, ma di seguito sono riportati tre possibili scenari.

 

1) Via la Merkel, nuove elezioni entro sei mesi


 

La Merkel, che è stata un'ancora di stabilità nella più grande economia europea durante i suoi quasi 15 anni di mandato, ha affermato che non si candiderà per la rielezione e si è dimessa da presidente del partito nel 2018, consegnandolo nelle mani di Annegret Kramp-Karrenbauer.

 

Ma dato che in seguito al ritiro della Kramp-Karrenbauer potrebbe diventare leader del partito un candidato suo rivale, la Merkel potrebbe essere costretta a farsi da parte prima del previsto, spingendo così i suoi partner della coalizione socialdemocratica (SPD) a lasciare il governo e provocare elezioni anticipate.

 

La pressione perché si  risolva rapidamente il problema, con la stessa persona che occupi entrambi i ruoli, potrebbe giocare a sfavore della Merkel.

 

I principali contendenti al ruolo di presidente della CDU e candidato cancelliere dell'alleanza conservatrice "Union" stanno già iniziando le manovre di avvicinamento, compromettendo la CDU e il suo partito gemello bavarese, Christian Social Union (CSU).

 

Numerosi conservatori di alto livello, tra cui il capo della CSU Markus Soeder, hanno esortato la CDU a decidere presto in merito alla sua leadership, sostenendo che trascinare la questione fino alla conferenza del partito, a dicembre, farebbe calare i voti dell'Unione nei sondaggi.

 

Il sostegno alla CDU nello stato orientale della Turingia è precipitato di quasi 9 punti percentuali, da quando i consiglieri regionali la scorsa settimana hanno rotto un tabù in vigore dal dopoguerra, votando con l'estrema destra a sostegno del presidente della Regione. Anche a livello nazionale il consenso sta diminuendo.

 

La preoccupazione per questo declino potrebbe spingere la CDU ad agire entro l'estate o l'inizio dell'autunno per scegliere un nuovo leader e candidato cancelliere come Friedrich Merz, un rivale di vecchia data della Merkel, con il quale per la cancelliera potrebbe risultare impossibile collaborare.

 

Da parte sua, l'SPD potrebbe rifiutarsi di collaborare con personaggi di destra come Merz o Jens Spahn - specialmente se uno di loro dovesse sostituire la Merkel come cancelliere prima delle elezioni - e potrebbe staccare la spina al governo, mandando la Germania alle urne.

 

2) La Merkel rimane in carica per tutta la presidenza Ue, elezioni all'inizio del 2021


 

I tedeschi, amanti della stabilità, preferiscono un cambiamento graduale e vogliono evitare di votare nel bel mezzo della presidenza tedesca dell'Unione europea nella seconda metà del 2020.

 

Molti parlamentari conservatori e socialdemocratici vorrebbero che la Merkel svolgesse un ruolo di primo piano nei negoziati con la Gran Bretagna post-Brexit e nella definizione delle relazioni dell'Ue con la Cina, questione che sarà in cima all'agenda dell'Ue durante il semestre di presidenza.

 

La Merkel ha dichiarato di attendere con impazienza la presidenza dell'Ue, dove potrà avvalersi delle sue capacità negoziali e della sua profonda esperienza dei problemi dell'Ue, dalla crisi del debito della zona euro all'afflusso di migranti nel 2015. La presidenza potrebbe aiutare i conservatori a sfruttare al meglio le loro credenziali in vista delle elezioni.

 

Un altro fattore è la popolarità in gran parte immutata della Merkel. I sondaggisti sostengono che molti elettori la vedono quasi come una figura presidenziale e che preferirebbero che rimanesse in carica fino al termine del suo mandato.

 

Tutto ciò aumenta le possibilità che la Merkel rimanga in carica almeno fino alla fine dell'anno, ma potrebbe anche consentire a un nuovo leader di beneficiare di un rimbalzo nei sondaggi.

 

3) La Merkel rimane in carica fino a termine, elezioni nell'autunno del 2021


 

Anche se la CDU decidesse rapidamente sulla sua leadership, alcuni candidati potrebbero collaborare con la Merkel fino alla fine del suo mandato, anche se si ritroverebbe a essere una specie di anatra zoppa.

 

Il candidato di continuità Armin Laschet, premier dello stato del Nord Reno-Westfalia, è uno di questi candidati e come centrista sarebbe probabilmente anche accettabile per la SPD.

 

Questo potrebbe accadere anche se i conservatori scegliessero Soeder, della Baviera, come candidato cancelliere.

 

Sebbene molti considerino Soeder un candidato forte, sinora nessun leader della CSU è mai stato cancelliere.

06/12/19

La Germania è il cuore marcio dell’Europa

Come riporta Tom Luongo, i problemi europei hanno origine in primo luogo dalla Germania, che ha utilizzato la moneta unica come strumento di colonizzazione dei paesi europei più deboli. Ora il giocattolo ha raggiunto il suo limite ed esploderà non appena finiranno gli effetti espansivi messi in campo dalla BCE, che, anziché risolvere i problemi, li ha lasciati invece aggravarsi a dismisura.

 

 

 

 

Di Tom Luongo, 3 dicembre 2019

 

In Europa la crisi arriverà dalla Germania. La Germania è entrata in un periodo di crisi politica che, al momento, non è ancora esplosa.

 

Ma la pira è stata costruita, le torce sono accese e tutto ciò che rimane da fare è trascinare la cancelliera Angela Merkel sul rogo e dare fuoco.

 

Per coloro che vogliono capire gli impulsi fondamentali che hanno portato l’Unione Europea dove si trova oggi e il ruolo centrale della Germania, è veramente necessario leggere “Il cuore marcio d’Europa” di Bernard Connolly.

 

Si tratta di un libro che condanna praticamente tutti coloro che hanno mono-maniacalmente spinto per il progetto europeo ma, a mio parere, quella che ne esce peggio è in particolare la Germania.

 

Infatti il progetto dell’euro, come moneta, venne guidato dagli industriali tedeschi che puntavano ai vantaggi che avrebbe portato loro una moneta unica.

 

Questo è un concetto che ho sottolineato molte volte: la moneta unica rende più economici i prodotti industriali del Nord Europa, mentre sovrapprezza la capacità produttiva del Sud.

 

Inoltre, aumenta l’effettiva qualità del debito di questi ultimi paesi, portandola a un livello molto più alto del suo valore di mercato. Ciò ha consentito loro di prendere in prestito denaro a tassi molto più bassi di quanto avrebbero mai potuto fare in altre condizioni.

 

Questo ci ha portato esattamente dove siamo oggi: con gli enormi squilibri interni che hanno destabilizzato queste economie ed eroso ulteriormente la loro capacità produttiva e competitività, lasciandoli con una montagna di debito, impossibile da ripagare, che viene utilizzato come ulteriore strumento per estrarre gli ultimi asset realmente di valore dai paesi stessi, quando l’inevitabile crisi colpisce e il debito deve essere ristrutturato.

 

Pensare che questo meccanismo non fosse noto a chi ha progettato l’euro è totalmente da ingenui. Questo ragionamento non viene fatto solo da Connolly, ma anche da Gyorgy Matolcsy, Presidente della Banca Centrale di Ungheria.

 

Grazie a un lettore fisso molto generoso, sto leggendo ora questo libro: “L’impero americano contro il Sogno Europeo”. Matolcsy in apertura sferra un caustico attacco all’euro, sostenendo che non avrebbe mai dovuto essere introdotto, fin dall’inizio.

 

Il fatto è che gli effetti della moneta unica erano perfettamente prevedibili. Ma l'autore tocca un argomento ancora più importante rispetto a quanto fa Connolly nel suo libro. La Germania estrae ricchezza e accumula rendite grazie all'arbitraggio sul tasso di cambio.

 

Sentirlo potrà irritare i miei lettori tedeschi ma, ancora una volta, se pensate che questo non fosse il piano fin dall’inizio, ossia colonizzare paesi come la Grecia, che non si riuscì a conquistare militarmente durante la Seconda Guerra Mondiale, allora non riuscite a capire perché il resto d’Europa si sta arrabbiando.

 

Maltocsy si spinge ancora più in là nella sua critica alla Germania, affermando che se questa estrazione di ricchezza fosse stata distribuita a tutta la UE durante i venti e più anni di euro, sotto forma di investimenti, le cose sarebbero andate molto meglio.

 

Ma la Germania non ha mai abbandonato la sua mentalità mercantilista, preferendo vendere BMW e Porsche agli spagnoli e ai greci, mentre prestava loro i soldi necessari a tassi di interesse calmierati.

 

Poi, quando è arrivato il conto, la Germania ha chiesto loro l’austerità per ripagarlo e nel frattempo ha dato loro dei fannulloni.

 

Ecco perché oggi la Germania è il centro marcio di un presunto impero europeo che cade a pezzi. Ed ecco perché tutti, inclusi i tedeschi, verranno ora impoveriti mentre la montagna di debito impossibile da ripagare collassa.

 

Gli imperi crollano sempre dall’interno.

 

L’impero americano sta affrontando lo stesso identico problema, ma siccome il dollaro è la valuta di riserva mondiale, verrà semplicemente colpito più tardi.

 

Ecco perché il Dow Jones Industriale e lo S&P500 sono ai massimi storici nonostante le ultime bordate del presidente Trump nell’ambito della guerra commerciale con la Cina, mentre il tedesco DAX fa fatica a rimanere sui livelli massimi del 2018.

 

Il Dow Jones risente delle differenze nelle incertezze economiche e politiche tra gli USA e la Germania. Perché…

 

La notizia importante è che i partner di coalizione di Angela Merkel, i Social Democratici (SPD), hanno appena eletto un nuovo leader che è ostile al governo di coalizione, in quanto attribuisce alla Merkel la colpa del collasso elettorale del suo partito a livello nazionale. Questo mette il futuro politico della Merkel in pericolo o, come minimo, assicura che lei avrà meno controllo su un governo tedesco largamente paralizzato.

 

Negli ultimi mesi abbiamo visto in generale i mercati tirare un sospiro di sollievo dopo che la FED e la BCE si sono attivate per immettere liquidità. Ma questo intervento non risolve i problemi sottostanti, li rimanda soltanto, gonfiando per qualche altro mese la curva dei rendimenti, in questo caso degli Stati Uniti e della Germania.

 

Ma l’impulso reflattivo è ora dominante o è una semplice pausa tra crisi, come suggerisce Jeff Snider di Alhambra Partners?

 

Io propendo per la seconda ipotesi, dato che la FED continua ad accumulare Repo (pronti contro termine, NdVdE) sul suo bilancio, ormai più di 208 miliardi di dollari da settembre, e un’altra operazione Repo di 42 giorni ieri è stato sottoscritta per una quantità doppia dell’offerta.

 

Certo, potrebbe trattarsi di semplici trucchetti da fine trimestre, ma perché? E ci chiederemo le stesse cose quando questi Repo da 42 giorni scadranno a fine gennaio?

 

La vera domanda è che cosa sta spingendo le banche USA ad aver bisogno di così tanti dollari per mantenere liquidi i mercati. E perché tutti si sentono agitati dalla mancanza di dollari.

 

La risposta è che tutti si aspettano la stessa cosa, che qualcosa cambierà in maniera decisa, e quando lo farà tutti vorranno dollari, non euro, non sterline, yen o yuan.

 

L’economia tedesca sta rallentando, lo fa da più di un anno.

 

E quando l’impulso reflattivo finirà, i mercati che non hanno toccato i massimi storici saranno molto più vulnerabili a un collasso. L’impero mercantilista multigenerazionale tedesco ha raggiunto il suo zenith. Non può più spingersi oltre senza cedere terreno politico al resto d’Europa o abbandonare proprio quella cosa che ha creato l’impero fin dall’inizio: l’euro.

Ecco il problema principale che sta al cuore del progetto europeo. E non può essere nascosto ancora a lungo.

 

25/09/18

Il conflitto Merkel-Seehofer non è un equilibrio di poteri, ma di debolezze

Il governo tedesco è ormai dilaniato internamente dalla questione dell’immigrazione. Mentre la CSU (Seehofer) sente sul collo il fiato del partito anti-immigrazione AfD, la cancelliera Merkel non vuole spostarsi a destra, anche per non perdere l’alleato SPD. Di conseguenza il governo è entrato in una fase di totale stallo. E questo rende impossibile il rilancio dell’Europa che qualche mese fa sognavano la Merkel e Macron, a sua volta alle prese con enormi problemi di consenso elettorale.

 

 

 

Di Moritz Koch, 20 settembre 2018

 

Horst Seehofer durante la sua lunga carriera politica ha raggiunto molti traguardi, ma era difficile pensare che potesse contrastare la forza di gravità, almeno finora. E invece Seehofer non ha potuto evitare le dimissioni del suo confidente Hans-Georg Maassen, ma ha potuto evitare la sua caduta.

 

La teorica vittima ha abbandonato il suo precedente incarico di presidente dell’Ufficio Federale per la Protezione della Costituzione per approdare alle alte sfere del ministero dell’Interno. Gli è stata evitata una dura caduta in ritiro temporaneo forzato.

 

Seehofer ha sottolineato che Maassen ha reso un ottimo servizio al paese, specialmente nella lotta al terrorismo. Ma non occorre metterlo in discussione, per sostenere che Maassen ha minato la fiducia in lui e nella sua autorità nelle ultime due settimane. Se il capo del servizio di intelligence interna mette in allarme il pubblico con speculazioni poco credibili, nessuno dovrebbe sorprendersi se il prossimo allarme terrorismo non verrà preso seriamente. Il comportamento di Maassen dopo le schermaglie a sfondo neonazista a Chemnitz è stata la ragione delle sue dimissioni. Il premio: una promozione alla segreteria di Stato con uno stipendio aumentato del 20 per cento (in sostanza, Maassen si è rifiutato di dipingere l’episodio come un rigurgito neonazista, e ha quindi violato il politicamente corretto NdVdE).

 

Per quanto possano essere corrette le critiche a Maassen, sarebbe sbagliato ridurre il cosiddetto caso-Maassen alla sua persona. All’ex capo dello spionaggio tedesco potrà anche piacere porsi al centro dell’attenzione nelle sue interviste, ma in fin dei conti è una figura di poco conto. La cancelliera ha recentemente sottolineato che la coalizione “non si romperà per il capo di un’agenzia sussidiaria”. È corretto. Tuttavia allo stesso tempo Angela Merkel ha taciuto l’argomento sul quale il suo governo potrebbe spaccarsi: le sue contraddizioni interne e le lotte di potere irrisolte. La grande coalizione è composta dal partito Socialdemocratico, che vuole governare solo a certe condizioni, e un’alleanza di centrodestra che ha poteri limitati per governare. Il risultato è un equilibrio instabile, che ha prodotto due crisi esistenziali in sei mesi.

 

Non è una coincidenza che le controversie avvengano al ministero dell’Interno. Sotto la guida di Seehofer qui si sta formando una sorta di governo di opposizione. Nel suo futuro ruolo di segretario di stato per la sicurezza, Maassen incontrerà il suo vecchio amico Dieter Romann, capo della polizia federale, con cui condivide la posizione di netto rifiuto della politica della Merkel sui rifugiati. Con questi uomini, una cosa è certa: i conflitti non diminuiranno all’interno della coalizione in crisi della Merkel.

 

Tuttavia il principale problema della cancelliera è Seehofer, che non ha mai voluto seguire le sue direttive per determinare la politica sui rifugiati. Quando parla di fare marcia indietro sulla politica del diritto d’asilo, non si riferisce a una classica revisione per mostrare l’impronta di un nuovo ministro nel tempo. Intende umiliare la sua rivale. La politica del governo è caratterizzata da un’impasse tra la Merkel e Seehofer. Questa è la situazione. C’è un equilibrio di poteri che è in realtà un equilibrio di debolezze. Seehofer è stato duramente colpito dalla sconfitta del suo partito nelle elezioni nazionali dello scorso anno. Non ha la forza di disarcionare la cancelliera. Ma anche la Merkel non è più abbastanza forte per liberarsi del suo avversario.

 

Gli alleati della Merkel sperano in una sconfitta della CSU in Baviera


 

Il risultato è una continuazione dell’attuale conflitto riguardo alla politica sui rifugiati. La Merkel prende tempo. I suoi alleati sperano che il problema-Seehofer si risolva da solo dopo le elezioni in Baviera. Si profila una sconfitta storica per la CSU, e molti daranno la colpa al capo del partito Seehofer. Ma quello che verrà dopo non si sa. Anche se la CSU dovesse inviare un nuovo ministro a Berlino, la disputa ideologica fondamentale rimane, per decidere se i due partiti gemellati – la CDU della Merkel e la CSU di Seehofer – debbano rimanere ancorati al centro o debbano andare verso lo spettro conservatore. Questo è precisamente il nocciolo della questione dei rifugiati.

 

In mezzo al fronte CDU/CSU sta la SPD, che in realtà avrebbe voluto posizionare il Vice Cancelliere Olaf Scolz come alternativa alla Merkel e che improvvisamente si trova ad essere la guardia del corpo della cancelliera. I Socialdemocratici si prendono la maggior parte delle colpe per il cambiamento di guida dell’importante ministero di Seehofer. Anziché celebrare i successi del lavoro del governo – la legge per migliorare i centri diurni di guardia che è appena stata approvata, o la riduzione dei contributi di disoccupazione, per esempio – la SPD viene utilizzata come uno sparring partner. Non c’è da stupirsi che i rivali della coalizione si sentano rassicurati. Il discontento della base potrebbe rapidamente trasformarsi in rivolta.

 

Ci si è quasi dimenticati nel frattempo che l’accordo di coalizione era stato proclamato “una nuova partenza per l’Europa”.  La speranza era che un asse franco-tedesco potesse condurre l’Europa in un momento di incertezza. Sei mesi dopo, nessuno a Berlino sembra rendersi conto che il presidente riformatore, Emmanuel Macron, è in grossi guai. Mentre il governo tedesco è assorbito dai suoi problemi interni, un’opportunità storica sta sfumando. I nemici dell’Europa, sia interni sia esterni, si rallegrano aspettando che accada il peggio.

 

 

19/04/18

Germania: la mafia dei cantieri e il lavoro sommerso

Un approfondimento sul quotidiano online tedesco die Welt fa luce sulla preoccupante diffusione in Germania del lavoro in nero nell'edilizia. Questo fenomeno, oltre ad aver assunto dimensioni enormi, comporta una crescente compressione dei salari per i lavoratori nel settore delle costruzioni e una crescente importazione di manodopera a basso costo dall'Europa sud-orientale.

 

 

di Christina Brause, Anette Dowideit, Jennnifer Wilton

 

Il settore dell'edilizia tedesco è sempre più colpito dal fenomeno del lavoro in nero, dietro al quale si cela spesso la criminalità organizzata.
Attraverso società fittizie, condizioni di lavoro simulate e fatture contraffatte, vengono sottratte allo Stato grandi somme di denaro da progetti di costruzione a livello nazionale.

 

Friedrich Schneider, il noto ricercatore dell'Università di Linz specializzato nello studio del lavoro sommerso, stima che ogni anno nell'edilizia il lavoro in nero produca perdite di oltre 127 miliardi di euro, dei quali circa 28 miliardi finiscono nelle tasche della criminalità organizzata. Secondo Schneider, l'attuale boom delle costruzioni sta ulteriormente accentuando il problema: "Se, in veste di costruttori, avete la necessità di realizzare rapidamente un progetto, nonostante il boom delle costruzioni, difficilmente troverete un esercizio disponibile. Tutti gli appalti saranno già occupati."

 

Armin Rolfink, presidente dell'ufficio doganale e responsabile del controllo finanziario locale sul lavoro in nero, conferma che la criminalità organizzata nel settore delle costruzioni ha raggiunto un alto grado di professionalità: "Dietro il lavoro illecito esistono spesso delle fitte reti aziendali, che a tratti sono coordinate da un'intensa attività criminale, agendo a un livello estremamente professionale".

 

Le menti che tirano le fila di questo immenso sistema di frode importano a getto continuo lavoratori a buon mercato dai paesi dell'Europa sud-orientale nei cantieri tedeschi. Il confine con la tratta di esseri umani a volte viene perfino superato, come conferma l'attuale rapporto dell'Ufficio federale di polizia criminale.

 

La dogana è sopraffatta

 

La dogana riesce a malapena a seguire le varie indagini, nonostante dal 2016 l'organo si sia concentrato sulla persecuzione di coloro che alimentano il lavoro illegale organizzato, aprendo, solo lo scorso anno, ben 4872 procedure d'infrazione nel settore edilizio.

 

Il sindacato IG Bau ha invitato il governo federale a "distruggere definitivamente le strutture criminali". "Al fine di consentire una densità di controllo che scoraggi le imprese criminali dalle loro azioni, il personale di controllo finanziario deve essere aumentato il più rapidamente possibile di almeno 10.000 posti di lavoro", afferma il leader sindacale Robert Feiger.

 

Attualmente, l'unità doganale impiega sulla carta 7211 persone, ma solo 6452 posti di lavoro sono realmente occupati. Inoltre, il presidente del Partito della Sinistra, Bernd Riexinger, parla di un "enorme problema nei controlli" e invoca 10.000 investigatori. Nella situazione attuale, "SPD e Unione sono complici della diffusione del lavoro in nero e della continua violazione del salario minimo nell'edilizia".

 

Le accuse del FDP 

 

Johannes Vogel, il portavoce sulle politiche del mercato del lavoro del gruppo parlamentare del FDP, muove pesanti accuse al governo: "È completamente incomprensibile che il nuovo governo federale crei 209 nuovi posti nei ministeri, scegliendo invece di risparmiare sulle assunzioni in dogana. Questo è un classico esempio di prioritizzazione errata. Invece di creare più posti di lavoro nel Ministero degli Interni, il governo federale dovrebbe garantire piuttosto che la legge vigente in Germania sia applicata grazie a uno staff adeguato. Attualmente, purtroppo, fa esattamente il contrario".

 

La frode da un miliardo di euro è possibile perché attualmente nei cantieri in Germania le concessioni illimitate possono essere passate da un subappaltatore all'altro, mentre catene di appalti che contano fino a sette o otto attori contribuiscono a moltiplicare la confusione.

 

"La politica deve regolamentare l'assegnazione in modo trasparente", chiede a gran voce il leader sindacale Feiger, almeno per quanto riguarda i cantieri del settore pubblico, dove il lavoro sommerso apparentemente è diffuso tanto quanto nei progetti di costruzione privati: "Qui la politica potrebbe facilmente arginare questa dinamica, impedendo la presentazione di proposte con più di tre livelli di subappalto".

 

Una modifica della legge potrebbe migliorare la situazione

 

Il membro del Bundestag Matthias Barke (SPD), presidente della commissione per il lavoro e gli affari sociali, vede la questione in modo simile: "Le catene di subappalto favoriscono il dumping salariale e sociale. Se ogni imprenditore estrae il proprio margine, agli operai che si trovano alla fine della catena spesso rimangono solo dei miseri resti. Dobbiamo bloccare questo processo". E aggiunge "la disciplina della pratica degli appalti è compito che dovrebbe spettare al settore pubblico".

 

Il Ministero federale delle finanze difende però la sua attuale strategia nella lotta al lavoro illegale organizzato. Secondo l'organo istituzionale, l'anno scorso il numero di indagini preliminari è aumentato dell'8% e sono state scoperte frodi per un importo di 460 milioni di euro.

 

Inoltre, solo di recente è stata effettuata una revisione del codice penale grazie alla quale, in futuro, dovrebbero essere imposte punizioni più severe per i responsabili delle ditte fittizie.

 

Tuttavia, è prematuro valutare se questa modifica legislativa sarà realmente efficace.

27/09/17

Flassbeck - È ora di alzare gli stipendi

Il sito di Flassbeck commenta il risultato delle elezioni tedesche, con il preoccupante ritorno della destra estrema in parlamento. L’evidenza lo dimostra: questo risultato è figlio delle politiche inique dei partiti tradizionali tedeschi, che hanno lasciato crescere povertà e malcontento a vantaggio dei più ricchi. La soluzione proposta è un aumento dei salari tedeschi: proposta quantomeno ingenua, visto che l’euro stesso esiste proprio perché i capitalisti tedeschi possano godere appieno della moderazione salariale che applicano ai propri lavoratori.

 

 

Di Will Denayer, 25 settembre 2017 

 

 

Inizialmente, non intendevo commentare le elezioni tedesche, dato che abbiamo fior di esperti (tedeschi) a disposizione. Ma lasciatemi dire la mia.

 

Chi è rimasto sorpreso dal risultato di queste elezioni doveva essere molto distratto. Il partito di estrema destra AfD aveva già conquistato seggi nel parlamento di 13 dei 16 stati federali tedeschi, con una percentuale di consensi del 24,3% nella regione della Sassonia, nell’Est della Germania, lo scorso anno. Era inevitabile che la destra estrema entrasse nel Bundestag (il parlamento Tedesco NdVdE). Il 13% degli elettori tedeschi che hanno votato ha scelto AfD. E guardando ai risultati disaggregati per regione, la situazione è ancora peggiore. L’AfD ha conquistato il 21,5% dei voti nella vecchia Germania Est (inclusa Berlino Est) (i numeri consolidati potrebbero un po’ variare, ma non di molto). L’AfD ha conquistato tanti voti nell’Est quanti ne ha conquistati la SPD a livello nazionale. Certo Die Linke (partito di sinistra NdVdE) ha ottenuto il 16,5% dei voti nell’ex Germania Est, ma molti meno nell’Ovest, e complessivamente ottiene un deludente 10%. È trimste, perché il partito meritava ben di più.

 



 

Figura 1: proiezioni di ZDF e paragoni con l’elezione del 2013 (Fonte: ZDF). 

 



 

Figura 2: proiezioni della composizione del nuovo Bundestag (Fonte: Bloomberg). 

 



 

Figura 3: proiezioni che evidenziano la differenza tra Ovest ed Est (Fonte: Bundestagwahl 2017). 

 

La SPD non è l’unico grande perdente. Si tratta del peggiore risultato per i principali partiti dal 1949. Abbiamo un minimo storico per la CDU, un minimo storico per l’SPD, un massimo storico a partire dal dopoguerra per la destra estrema. Per capire le proporzioni del risultato, le due coalizioni principali, questa volta la CDU/CSU e la SPD complessivamente hanno ottenuto il 53% dei voti. Nel 1972, avevano ottenuto complessivamente il 91,2%

 

Quello che succederà ora è che, qualsiasi sarà la composizione del nuovo governo, esso dovrà confrontarsi con 88 (o 92, al momento ancora non è chiaro) parlamentari di estrema destra all’interno del Bundestag. L’estrema destra guadagna consensi ovunque – aspettate poi a vedere l’anno prossimo quando ci saranno le elezioni in Svezia: sarà anche peggio! – ma la Germania è differente. Non si tratta di un paese di dieci milioni di persone. In Germania, c’è una profonda etica del “Mai più fascismo”. AfD è un partito neo-nazista? Possiamo assumere che alcune parti di esso siano fasciste e neo-naziste, senza dubbio.

 

Si possono trovare diverse ragioni per spiegare questo risultato, ma non confondiamo l’analisi con la comprensione o l’empatia. Certo, le condizioni di vita di alcuni si sono deteriorate e ora sono veramente misere, in maniera inumana. Certo, il mainstream politico non ha ascoltato queste persone. Queste persone avevano le spalle al muro, non avevano rappresentanza politica (o perlomeno non avevano la sensazione di essere rappresentate). Il mainstream ha attuato politiche che hanno massicciamente aumentato la disuguaglianza di reddito e ricchezza in Germania. La Hartz IV non è un welfare sociale, è uno scandalo per un paese civilizzato, si tratta più di pulizia sociale punitiva che di inclusione e sostegno. Naturalmente, il mainstream è il responsabile della crescita della povertà in Germania. Questi sono i risultati della moderazione salariale tedesca, chiamata anche mercantilismo tedesco. Mentre alcuni hanno tratto da essa grandi profitti, la popolazione ne ha pagato il prezzo, per più di dieci anni. Nessuno ha pagato un prezzo più salato dei poveri, degli anziani e degli ammalati. È tutto vero. Ma c’è anche della responsabilità personale e ci sono altri modi per combattere tutta questa miseria oltre che votare per un partito che, se dovesse avere un’influenza sulla politica, renderebbe tutto PEGGIORE, mentre per il resto non ha niente altro da dire che delle spregevoli, marce sciocchezze su rifugiati, immigrati, musulmani e poveri, tra cui ovviamente i poveri tedeschi.

 

“Ovviamente non siamo riusciti a mantenere ed espandere la nostra base elettorale tradizionale, nonostante i molti risultati sociali ottenuti negli ultimi quattro anni” ha detto Martin Schulz.

 

A quali risultati si riferiva Schulz? Si riferiva forse all’aumento del salario minimo di 34 centesimi di quest’anno? Ecco qual è il problema nella sua essenza. Non cercare di risolvere i problemi, ma appiccicare ogni tanto un cerotto sulla ferita, mentre intanto lasci che l’infezione si diffonda. Non capisci che la gente si è stufata di te? Quando mai i socialdemocratici lo capiranno? C’è un solo partito socialdemocratico in tutta Europa che oggi guadagna rappresentanti e voti ed è il Labour del Regno Unito. Anche lì le cose non vanno affatto bene, ma il nodo è che il Labour sta convincendo la base elettorale appoggiandosi al manifesto più di sinistra che abbia mai avuto dal 1980. Tutti gli altri partiti socialdemocratici non stanno semplicemente perdendo, stanno venendo amaramente umiliati e completamente sconfitti. Quando lo capirete?

 

Quello che ora succederà non lo sa nessuno, ma la mia opinione è che non succederà niente di particolare. Ci saranno verosimilmente lunghe negoziazioni prima della formazione di un nuovo governo. Secondo Henrik Enderlein, professore della Hertie School of Governance, non ci sarà una nuova coalizione prima del 15 di ottobre – giorno delle elezioni regionali nella Bassa Sassonia. Ci sono solo due opzioni, o forse tre – esiste l’opzione teorica di un governo di minoranza tollerato dalla SPD all’opposizione, ma la Germania non ha mai sperimentato governi di minoranza, che comunque causano solo problemi. Le due vere opzioni sono una continuazione della Grande Coalizione – CDU/CSU e SPD – o una coalizione tra la CDU/CSU, il partito conservatore liberale FDP e i Verdi. Manuela Schwesig, il primo ministro della SPD dello stato Mecklenburg- Pomerania, ha detto a ZDF che i leader del partito sono uniti nella determinazione di andare all’opposizione. Altri politici dell’SPD non sono stati così espliciti.

 

Una cosa è certa: le negoziazioni per formare una coalizione non saranno semplici. I Verdi hanno promesso durante la campagna che non entreranno in nessun governo che non appoggi la proibizione dell’uso di autovetture a combustibile entro il 2030. La Merkel è in aperta opposizione a questa misura. Ma non c’è nulla di chiaro. I Verdi vogliono battere il populismo anti-europeo, combattere i cambiamenti climatici e lavorare per una società più giusta. Tutte belle parole. La Merkel è uno dei difensori più agguerriti degli Accordi di Parigi, quindi potrebbe esserci spazio per un compromesso.

 

I veri cambiamenti di politica saranno probabilmente minimi. Alcuni dicono che il mandato della Merkel quando inizierà i negoziati su una più profonda integrazione europea sarà indebolito. Potrebbe essere vero, come potrebbe essere vero il contrario. La reazione potrebbe essere: meglio andare avanti prima che l’”onda bruna” ottenga ancor più potere.

 

Per quanto riguarda AfD, Bershidsky di Bloomberg  ha detto una cosa importante. Gli elementi di estrema destra non cadono dal cielo, né arrivano improvvisamente dalla crisi dei rifugiati, anche se la crisi ne è stata certamente un catalizzatore. Questi elementi di estrema destra esistevano ben prima di essa, ma erano  interni alla CDU e alla CSU. Queste persone non sono molto cambiate. Negli ultimi due anni hanno a mala pena formato un’entità separata, che ora si oppone alla leadership della Merkel apertamente, anziché agire dietro le quinte.

 

Quindi dobbiamo arrivare a questo: crisi dei rifugiati, immigrati, musulmani. Cosa sta succedendo davvero? Una settimana fa circa, Flassbeck l’ha spiegato perfettamente nella sua ultima intervista con Real News Network (qui). La Merkel ha promosso la sua “cultura dell’accoglienza” ha detto Flassbeck, ma non ha fatto nient’altro. Avrebbe potuto – e avrebbe dovuto, perché sarebbe stato bene per tutto il Paese e per l’Europa in generale – alzare i salari e avrebbe potuto investire in alloggi e altri servizi per i rifugiati e gli immigrati. Questo avrebbe creato occupazione e quindi redditi e quindi domanda. Non che il Governo tedesco non avesse i soldi per fare una politica del genere. Ma la Merkel non ha fatto niente del genere.

 

Ora sentirete giorno e notte come la crisi dei rifugiati e l’immigrazione in generale abbiano contribuito all’ascesa di AfD. È vero: sono fattori che hanno contribuito. Gli immigrati saranno incolpati delle politiche del governo. Molti commentatori eviteranno la patata bollente, il vero colpevole, la cosa che non viene menzionata: i salari. Circa un quarto della forza lavoro tedesca riceve ora un “salario di basso livello”, ossia un salario inferiore ai due terzi della mediana. Si tratta di una percentuale maggiore rispetto a tutti gli altri Paesi europei, a eccezione della Lituania! Il numero di lavoratori precari in Germania è quasi triplicato negli ultimi dieci anni (ora sono 822.000).

 



 

Figura 4: Non l’immigrazione, ma la paura e il pregiudizio, I salari bassi e la precarietà hanno spinto AfD (Fonte: Financial Times).

 

È chiaro, come ha detto Flassbeck nell’intervista con il Real News Network, che l’aumentato tasso di occupazione è stato ottenuto a spese dei redditi reali di coloro che lavorano (vedere qui). I lavoratori tedeschi sono stati costretti ad accettare incrementi salariali molto bassi, mentre i capitalisti tedeschi hanno ottenuto grandi profitti. I salari reali sono ora inferiori al livello che avevano nel 1999, nonostante il PIL reale tedesco per abitante sia cresciuto di quasi il 30 per cento. Questa è la disfunzione, l’ingiustizia e la follia, in poche parole.

 

Se ci sarà la possibilità di una svolta fiscale non si può sapere. Molti si aspettano che la CDU si sposti ulteriormente a destra. Non è da escludere che la SPD si muova ancor più a destra. Attenti amici miei, la differenza tra voi e AfD è ora soltanto del 7%. Per il resto, e per quel che vale, i sondaggi di ZDF dicono che i populisti AfD avevano il sostegno del 16% degli uomini e solo del 9% delle donne. Nell’ex Germania Est, l’AfD è stato il partito più votato dagli uomini con il 27% contro il 24% della CDU.

 

L’affluenza è salita al 77% dal 71,5% di quattro anni fa. Secondo il sondaggio, l’AfD è riuscita a ottenere il voto di 1,2 milioni di cittadini che in precedenza non votavano. Mi chiedo quanti elettori disillusi della SPD ritornerebbero a votare, se solo ciò portasse loro qualcosa di buono.

 

 

16/08/17

FT - Appaiono crepe nelle infrastrutture tedesche, a secco di investimenti

In Germania, strade e ponti su primarie vie di comunicazione vengono chiusi al traffico pesante per problemi strutturali, mentre la spesa pubblica per le infrastrutture da tempo ha raggiunto livelli bassissimi. Dopo anni di attenzione al pareggio di bilancio, e l'approvazione nel 2009 del "freno al debito", un emendamento costituzionale che impedisce alle amministrazioni di ogni livello di avere deficit strutturali (ricorda nulla?), la Germania, campione mondiale di surplus commerciali, si trova ad affrontare un serio problema di manutenzione e potenziamento delle proprie infrastrutture. Tutti sono concordi nel voler aumentare gli investimenti pubblici, ma molto diverse sono le ricette proposte, mentre il FMI spera che la maggiore spesa per le infrastrutture incoraggi gli investimenti privati, riduca l'enorme surplus di partite correnti del paese e reflazioni l'economia tedesca, disinnescando le guerre commerciali e valutarie prossime venture. Dal Financial Times.

 

di Guy Chazan, 04/08/2017

 

 

Mentre si attraversa il ponte sul Reno a Leverkusen, si nota qualcosa di strano. Questo è uno dei corridoi viari più importanti della Germania, vicino ad uno dei suoi maggiori centri industriali - eppure tra le migliaia di veicoli che lo utilizzano ogni giorno, non ci sono camion.

 

Il ponte è chiuso ai veicoli pesanti dal 2012, quando sono state scoperte crepe nel calcestruzzo. Un sostituto sarà aperto nel 2020. Ma fino ad allora, i camion dovranno trovare altri modi per attraversare il Reno.

 

Marcus Hover è il direttore del VVWL, un gruppo di lobby locale dei trasporti, ma dice di essere contento che il ponte sia inagibile, defininendolo "una sveglia per tutto il paese" e un monumento alla crisi infrastrutturale della Germania.

 

Agli stranieri, la Germania può sembrare una macchina ben oliata. Ma la sua reputazione di modello di efficienza oscura il fatto che molte strade, ponti ed edifici pubblici sono in uno sconvolgente pessimo stato. Private di investimenti per anni, molte infrastrutture si stanno lentamente sbriciolando.

 

Giovedì le autorità sono state costrette a chiudere un altro ponte sul Reno dopo che è stata trovata una crepa nell'armatura dei cavi. Normalmente, circa 100.000 veicoli al giorno attraversano il ponte a Neuenkamp, ​​che a circa 80 km a nord di Leverkusen è uno dei più importanti collegamenti viari tra la cintura industriale della Ruhr e i Paesi Bassi.

 

Hendrik Wüst, ministro dei trasporti del Nord Reno-Vestfalia, è preoccupato del disagio economico in tutta la sua regione. "Quando un uomo d'affari a Siegerland [nella Germania centrale] non può trasportare la sua turbina a vento o il trasformatore al suo cliente perché i ponti sono interrotti, allora abbiamo un vero problema", dice. "Rischiamo di perdere posti di lavoro nelle aree rurali in crescita più rapida".

 

[caption id="attachment_12325" align="alignnone" width="705"] Gli investimenti sono diminuiti in percentuale al PIL - La formazione di capitale fisso lordo (% del PIL) - autorità municipali, i 16 Lander e il governo federale[/caption]

 

Martin Schulz, leader del partito Social Democratico di centro sinistra (SPD), ha messo il tema delle infrastrutture al centro della sua campagna per le elezioni del Bundestag del prossimo mese. Schulz sostiene che i governi federali, regionali e locali della Germania dovrebbero spendere il loro surplus di bilancio di oltre 56 miliardi di euro per riparare i tetti delle scuole piuttosto che in riduzione delle tasse, come sta proponendo la CDU di Angela Merkel .

 

Secondo la KfW, la banca di sviluppo tedesca, i paesi, le città e i distretti rurali tedeschi hanno una "divergenza di investimenti" di 126 miliardi di euro, tra cui arretrati di 34 miliardi di euro di mancate spese per le strade e 33 miliardi di euro per le scuole.

 

"Per troppo tempo la Germania si è concentrata sul pareggio del proprio bilancio e sulla riduzione del disavanzo piuttosto che sugli investimenti e, nel tempo, gli effetti si sommano", afferma Henrik Enderlein, vicepresidente della Hertie School of Governance a Berlino, che ha contribuito a scrivere il programma economico della SPD.

 

Le statistiche mostrano che gli investimenti pubblici come percentuale del prodotto interno lordo sono scesi da quasi il 5% nel 1970 ad un livello minimo del 1,9% nel 2005. Si sono stabilizzati intorno al 2%. Il governo insiste sul fatto che gli investimenti pubblici sono "in aumento", con un tasso medio di crescita annuale del 3,8%, e che cresceranno di circa il 5% all'anno fino al 2020.

 

[caption id="attachment_12326" align="alignnone" width="694"] Il ponte sul Reno a Leverkusen, che è stato chiuso al traffico pesante nel 2012[/caption]

 

Ma il governo ammette anche che i fondi extra messi a disposizione delle autorità locali negli ultimi anni "non hanno provocato molti nuovi investimenti". Il denaro viene invece usato "per ridurre i disavanzi di bilancio e generare eccedenze", dice.

 

Alcuni economisti incolpano di questo il "freno al debito", un emendamento costituzionale approvato nel 2009 che impone una camicia di forza sui governi statali e locali della Germania, proibendo loro di avere deficit strutturali.

 

Marcel Fratzscher, capo del think-tank DIW a Berlino, afferma che le spese per le infrastrutture soffrono sia nei momenti buoni che in quelli cattivi. Quando i tempi sono difficili e aumentano disoccupazione e spese sociali, i governi regionali hanno scoperto che gli investimenti sono la "cosa più facile da tagliare". Quando l'economia migliora, i tedeschi preferiscono "concedersi qualche capriccio" piuttosto che investire.

 

[caption id="" align="alignnone" width="700"] Anche gli investimenti netti in Germania sono diminuiti (migliaia di miliardi di €) - Nel 2009, durante la crisi finanziaria il debito pubblico è aumentato e i nuovi investimenti sono stati posticipati[/caption]

 

Uno di questi "capricci" da lui citati è la controversa - e costosa - riforma delle pensioni del 2014 che ha tagliato l'età pensionabile a 63 anni per certi lavoratori di lungo impiego e ha aumentato le pensioni per le madri dei bambini nati prima del 1992.

 

Schulz ha proposto un "obbligo di investimento", una sorta di immagine speculare del freno al debito che richiederebbe ai governi di spendere i ricavi eccedenti sulle infrastrutture. In questo, fa causa comune con il Fondo Monetario Internazionale, che vuole che la Germania spenda di più sulle infrastrutture pubbliche per incoraggiare gli investimenti privati ​​e ridurre l'enorme surplus di partite correnti del paese.

 

La signora Merkel sostiene che il principale ostacolo alla maggiore spesa per le infrastrutture non è la mancanza di denaro, ma strozzature nella pianificazione. "Non possiamo spendere i soldi che abbiamo adesso", ha detto il mese scorso. Nel suo manifesto, il suo CDU promette di rimuovere la burocrazia, ridurre le restrizioni alla programmazione e dare una corsia veloce ai progetti ad alta priorità.

 

Infatti, raramente il denaro è il problema principale: nel caso del nuovo aeroporto di Berlino, che doveva aprire nel 2011 e non è ancora completo, i principali colpevoli sono stati i problemi tecnici, una pianificazione mediocre e frequenti cambi di direzione.

 

Il ponte di Leverkusen è l'epitome del problema infrastrutturale in Germania. Aperto nel 1965, entro il 2012 sosteneva 128.000 auto e 14.000 camion ogni giorno - un carico per il quale non è mai stato progettato.

 

[caption id="" align="alignnone" width="684"] Martin Schulz, leader del partito Social Democratico di centro sinistra (SPD), ha messo il tema delle infrastrutture al centro della sua campagna per le elezioni del Bundestag del prossimo mese[/caption]

 

La chiusura del ponte ha portato ad un pedaggio ambientale. Il signor Hover dice che la chiusura aggiunge 40 minuti e 30 km al lavoro medio di un camionista, il che significa che ogni giorno vengono consumati 126.000 litri di gasolio in più ed emessi altre 330 tonnellate di anidride carbonica. I camion hanno intasato il traffico di Leverkusen poiché trovano percorsi alternativi.

 

"Conosco una ditta con una piccola flotta di 30 veicoli che dice che tutto ciò gli sta costando € 15.000 al mese", dice Hover. Teme che appariranno più crepe e il ponte sarà completamente chiuso. "Allora avremo il caos totale".

 

Il signor Wüst afferma che solo in Nord Reno-Westfalia circa 300 ponti devono essere completamente ricostruiti. Le infrastrutture degli anni del boom della Germania, negli anni '60 e '70, non sono state progettate per il traffico di oggi, dice.

 

"Fa una grande differenza se il ponte viene attraversato da 1000 o 10.000 camion al giorno, o se pesano 22 o 44 tonnellate", dice. "Queste strutture stanno raggiungendo la fine della loro vita utile molto prima [di quel che ci si aspettava, ndt]".

 

Tuttavia, echeggiando la signora Merkel, afferma che più soldi non sono la soluzione: dopo anni di tagli, molti paesi e città non dispongono della capacità istituzionale di gestire grandi progetti. "È fondamentale che le autorità locali dispongano di sufficiente personale qualificato per il processo di pianificazione, ispezione e autorizzazione", afferma Wüst.

 

Anche gli atteggiamenti pubblici devono cambiare, dicono gli esperti. E' improbabile che i politici vengano eletti promettendo di investire in un ponte che potrebbe collassare tra 30 anni se non viene manutenuto, dice Hover. Per la maggior parte delle persone, dice, tali orizzonti temporali sono "come la fantascienza".

04/08/17

Süddeutsche Zeitung - La Germania al crepuscolo del Diesel


  1. A quasi due anni dallo scoppio del Dieselgate, il Süddeutsche Zeitung commenta la recente sentenza di un tribunale amministrativo del Baden-Württemberg che ha ordinato il blocco annuale delle auto diesel più vecchie. Mentre la coalizione cristiano-verde che governa il Land si appella contro la sentenza, emergono nuovi documenti che cancellano ogni alibi alla condotta delle grandi casa automobilistiche.


 

 

 

Di Josef Kelnberger e Klaus Ott, 28 Luglio 2017

 

 

Sembra difficile riuscire a far cambiare idea a Winfried Kretschmann. Al governatore "verde" del Land Baden-Württemberg pare impossibile che, nel presentargli i nuovi veicoli diesel a basse emissioni, i grandi manager delle case automobilistiche possano mentirgli.

 

A questo punto sarebbe il caso di domandarsi prima di tutto se in futuro esisterà ancora una domanda per questo tipo di veicoli. La frode pluriennale sulla manipolazione dei motori a gasolio ha turbato molti clienti.

I dati relativi alle vendite sono in calo e, secondo recenti sondaggi, sempre più proprietari di veicoli diesel ne stanno valutando la vendita.

È probabile che la sentenza del tribunale amministrativo di venerdì scorso finirà inevitabilmente per rafforzare questi sondaggi: il giudice non vede alternative al blocco totale delle vetture con motore diesel per un anno a partire dal primo gennaio 2018.

 

Una sentenza che potrebbe aprire la strada a futuri provvedimenti simili, se si considera che in circa 80 città tedesche i limiti per gli ossidi di azoto sono costantemente violati. In ogni caso, cresce la pressione sul ministro federale dei trasporti Alexander Dobrindt (CSU).

Al vertice da lui stesso organizzato, il ministro avrà l'onere di presentare una soluzione convincente su come rendere conformi alle regole i veicoli diesel più vecchi. Dodici milioni di proprietari di autovetture sono preoccupati per il valore delle proprie auto, centinaia di migliaia di posti di lavoro dipendono in un modo o nell'altro dai motori diesel.

D'altra parte, i sondaggi rivelano che anche a Stoccarda la maggioranza dei cittadini è favorevole al divieto di transito per questo tipo di motori in cambio di un'aria finalmente pulita.

 

Per il governatore Kretschmann i motori Diesel dovranno essere adattati quanto prima in modo obbligatorio ed efficace. L'obiettivo è quello di evitare a tutti i costi qualsiasi tipo di divieto di circolazione.

Pertanto, sembrerebbe che l'appello del governo verde-nero contro la sentenza di Stoccarda serva proprio a guadagnare tempo. Il verdetto del giudice esige, infatti, che i limiti di ossidi di azoto vengano rispettati "appena possibile".

Tra l’altro, il software di adattamento incluso nel piano "aria pulita" per ora sembrerebbe insufficiente ad arginare la crisi, e lo stesso varrebbe per il blocco delle auto. Al giudice non sembra un’ipotesi sensata aspettare altro tempo per l'applicazione dei divieti. I limiti vengono costantemente superati da oltre sette anni.

È inevitabile quindi dare un peso maggiore a "vita e salute" degli abitanti della zona rispetto ai diritti di proprietà di chi possiede un’autovettura.

 

Dobrindt e parte dell’Spd bloccano la “targa blu”

 

Jürgen Resch, capo dell'assistenza ambientale tedesca (DUH), chiede al governatore Kretschmann di applicare il verdetto. Il DUH invoca il rispetto dei valori limite in altre 16 città, di conseguenza potrebbero seguire ulteriori divieti di guida. Il DUH ha ottenuto la sua vittoria più chiara proprio a Stoccarda, dove i valori dell'ossido di azoto sono alti come in nessun altro paese in Germania.

Tuttavia, il giudice non ritiene necessario escludere dalla circolazione anche le autovetture conformi alla norma sui gas di scarico Euro 6, valida da tre anni. Nonostante anche queste vetture, come tuonato dallo stesso Resch, nella pratica producano eccessive emissioni di ossidi di azoto.

 

Su un punto tuttavia, Kretschmann è riuscito ad avere ragione, ovvero l’introduzione di una "targa blu", considerata dallo stesso giudice di Stoccarda il modo più efficace per garantire il rispetto dei limiti. Inoltre, Kretschman si era battuto a lungo per creare una zona a traffico limitato per i veicoli diesel. In ogni caso, l’esclusione totale delle auto diesel dalla circolazione avrebbe avuto effetto solo dopo qualche anno. Questa iniziativa è stata però bloccata sul nascere dal ministro dei Trasporti Alexander Dobrindt e da alcuni gruppi interni all’Spd. Dobrindt si è dichiarato contrario a “divieti di circolazione generalizzati nei centri delle principali città”.

 

Nuovi documenti forniscono ulteriori dettagli sullo scandalo Diesel.

 

Il riguardo della politica nei confronti della grandi case automobilistiche appare tutt’ora sorprendente, se pensiamo che i colossi del settore automobilistico sono al corrente del problema da molto tempo.

Già nel 2010 Audi, società controllata da VW, aveva registrato la necessità di contromisure in alcune città a causa dell'elevato carico inquinante dei veicoli. Il rischio era quello di venire identificati dalle ONG come dei “truffatori”. Per ONG si intende proprio associazioni ambientaliste come la DUH. A mettere in allarme Audi sette anni fa era stata la scarsa qualità dell’aria a Stoccarda, dove è probabile che si dovrà convivere con valori oltre i limiti fino al 2020.

 

La società del gruppo Volkswagen investì all’epoca molto tempo e denaro.

Denaro che, purtroppo, non servì alla realizzazione di veicoli puliti, ma a manipolare le misurazioni inquinanti delle automobili diesel, per far sembrare Audi un marchio “pulito”.

Lo dimostrano alcuni documenti in mano al Süddeutsche Zeitung, alla NDR e alla WDR (due importanti radio tedesche ndt.). Già all'inizio del 2008, uno dei principali ingegneri della divisione diesel dell’Audi aveva presentato il progetto corrispondente a nove colleghi, progetto attraverso il quale oltre il 90% degli ossidi di azoto poteva venire filtrato dai gas di scarico (durante i test, ndt). E in seguito una seconda variante con un'efficienza del 30-70%. Questo è quello che è accaduto con Audi e con VW. Le misurazioni ufficiali delle autorità erano pulite, sulla carta. Sulla strada no.

L'industria automobilistica ha considerato solo ed esclusivamente la carta, ignorando la realtà.

E dentro ad Audi erano in molti ad essere al corrente delle manipolazioni.

03/05/17

I poveri in Germania sposteranno l'ago della bilancia alle elezioni

Per anni è stato ripetuto in tutte le salse che la chiave del successo tedesco sono state le riforme del mercato del lavoro attuate da Schroeder (SPD) più di dieci anni fa. Questo articolo della Reuters mostra l'altra verità: in Germania la disuguaglianza sociale e la povertà aumentano. Tra 1991 e 2014 - con una crescita reale del 22% - il 10% più ricco della popolazione ha visto un aumento del suo reddito del 27%, mentre il 10% più povero una riduzione dell'8%. E la percentuale dei lavoratori che non guadagnano abbastanza per essere al riparo dalla povertà in Germania oggi è più alta che in Regno Unito e Francia. C'è da stupirsi che le promesse della SPD, in vista delle elezioni di settembre prossimo, convincano poco i suoi ex elettori? Le politiche di destra favoriscono soltanto la destra, ripete da anni Alberto Bagnai, per esempio qui o qui. Tutto quello che sta accadendo in Europa lo conferma.

 

di Joseph Nasr, 27 aprile 2017

A dispetto dei suoi successi in campo economico, la Germania ha sempre maggiori problemi di disuguaglianza e povertà. E tuttavia la Cancelliera Angela Merkel sembra poco intenzionata ad assumersene la responsabilità, mentre prepara i piani di battaglia per le elezioni di settembre.

Benché sia rinomata per la sua forza lavoro altamente qualificata, la Germania ha in realtà una percentuale di lavoratori poveri - ovvero persone che si ritrovano povere benché non siano disoccupate - maggiore di quella che c'è in Gran Bretagna, Francia e anche in alcune delle nazioni dell'UE meno ricche, come Ungheria o Cipro.

Il crescente divario tra ricchi e poveri è più evidente che in qualsiasi altra zona nella regione della Ruhr, una distesa urbana di cinque milioni di persone, un tempo il fulcro dell'industria pesante tedesca.

L' autostrada che attraversa la regione occidentale è chiamata "l'equatore sociale": separa infatti le periferie colpite dal declino delle attività di estrazione del carbone e di produzione dell'acciaio dalle aree che hanno beneficiato delle nuove industrie che oggi sostengono la crescita tedesca.

A nord dell'autostrada, mense per i poveri e banche alimentari che danno aiuto ai disoccupati, alle persone senza fissa dimora, ai rifugiati, ma anche ai lavoratori poveri. A sud, lavoratori altamente qualificati che guidano auto di lusso verso i palazzi di vetro dove operano le aziende farmaceutiche e dell'alta tecnologia.



Avvertendo un'opportunità di sconfiggere la cancelliera conservatrice il 24 settembre (giorno delle elezioni in Germania, ndVdE), i socialdemocratici del centrosinistra (SPD) stanno cercando di mobilitare i tedeschi scontenti. "Molte persone temono che la loro pensione non sarà sufficiente, di non riuscire a pagare l'affitto o che i loro figli avranno per sempre contratti di lavoro precari", ha dichiarato alla Reuters il vicepresidente della SPD, Ralf Stegner.

Ma riconquistare questi elettori, molti di loro un tempo fedelissimi dell'SPD, si sta rivelando un'impresa ardua.

La regione del nord Reno-Westfalia, dove si trova la Ruhr spaccata in due e dove la povertà è aumentata più che in qualsiasi altro dei 16 stati della Germania, dovrebbe essere un terreno fertile per il messaggio della SPD. Allo stesso modo Edith Rena, pensionata di 75 anni, sembrerebbe essere indiscutibilmente una loro potenziale elettrice.

"Ho lavorato per 40 anni e ho cresciuto due figli da sola", dice la signora Rena, appoggiandosi al carrello pieno di frutta e verdura comprata a basso prezzo in una banca del cibo di Dortmund, la più grande città della Ruhr. "Vengo a fare la spesa qui perché è a buon mercato, e così posso risparmiare qualche soldo per comprare i regali ai miei nipoti."

Edith riceve un contributo sociale da quando è andata in pensione, dieci anni fa, dopo avere lavorato in un grande magazzino: i suoi 620 euro mensili di pensione infatti non coprono le spese per vivere e pagare l'affitto.

Parallelamente al numero dei lavoratori poveri, anche quello dei pensionati che ricevono un contributo integrativo è quasi raddoppiato negli ultimi dieci anni, e la SPD punta su questo per controbattere all'insistente messaggio dei conservatori secondo cui  i tedeschi non sarebbero mai stati così bene.

Eppure il messaggio della Merkel - la crescita economica solida, la disoccupazione ai minimi storici e in discesa e i conti pubblici in ordine - sembra essere più convincente per gli elettori come Rena.

La sua frustrazione si sfoga non contro la Cancelliera che ha guidato la Germania per più di 11 anni, ma contro la SPD, che ha realizzato le riforme del mercato del lavoro e del welfare a metà degli anni 2000, danneggiando pesantemente i suoi stessi sostenitori storici della classe operaia.

"Certo che vado a votare per la Merkel", dichiara Edith alla Reuters. "Con lei siamo andati bene. Perché dovrei votare per un partito che ha abbandonato i poveri?"

 

ROBIN HOOD

L'Istituto tedesco per la ricerca economica segnala che mentre l'economia tra il 1991 e il 2014 è cresciuta in termini reali del 22%, il 10% più povero delle famiglie ha visto il suo reddito reale disponibile ridursi dell'8%. Al contrario, il reddito del 10 % più ricco è aumentato di circa il 27%.

Nonostante la sua immagine di nazione di lavoratori ben pagati, che fabbricano merce di alto livello destinata a tutto il mondo, come le auto Mercedes o gli elettrodomestici Siemens, la Germania non esce bene da un confronto internazionale.

Secondo Eurostat (l'agenzia di statistica dell'Unione europea), la percentuale di tedeschi minacciati dalla povertà benché abbiano un lavoro, il che significa che il loro reddito disponibile è inferiore al 60 per cento del salario medio nazionale, nel 2015 era un po' sopra alla media dell'Unione europea: il 9,7% della forza lavoro rispetto a solo l'8,2% della Gran Bretagna, che dal 1980 ha abbracciato le riforme del libero mercato con più vigore rispetto alla Germania. Il tasso era del 7,5 % in Francia, 9,3% in Ungheria e 9.1% a Cipro.

Dopo aver nominato leader Martin Schulz, a gennaio, la Spd è salita nei sondaggi fino a raggiungere i conservatori della Merkel, spinta dalla promessa di rendere la società tedesca più equa. I media hanno soprannominato Schulz "Robin Hood", dal leggendario fuorilegge inglese che rubava ai ricchi per dare ai poveri.

Tuttavia, mentre si può prevedere una campagna elettorale molto combattuta, negli ultimi sondaggi i conservatori hanno recuperato  vantaggio, raggiungendo circa il 35%,  intorno a cinque punti più della SPD,  oggi partito di minoranza nella coalizione della Merkel.

Schulz, ex presidente del Parlamento europeo, promette di annullare alcune delle riforme realizzate nel quadro della "Agenda 2010" dal suo stesso partito, sotto l'allora cancelliere Gerhard Schroeder, oltre un decennio fa.

Queste (insieme all'euro, cioè a una moneta che non si rivaluta all'aumentare delle esportazioni tedesche, consentendo di fatto alla Germania di praticare una svalutazione competitiva reale, ndVdE) hanno contribuito a porre fine a un lungo periodo di stagnazione e di alta disoccupazione, rendendo l'economia più competitiva e trasformando la Germania da "malato d'Europa" a potenza economica.

Ma l'Agenda 2010 ha anche fatto crescere il numero dei lavoratori a bassa retribuzione e part-time, che ora sono esposti a un maggior rischio di cadere in povertà durante i loro anni di lavoro o una volta in pensione.

L'SPD ha pagato un prezzo politico pesante, perdendo una parte significativa della sua base di consenso e tre elezioni di fila, vinte dai conservatori, a partire dal 2005. Quindi è la Merkel che ha raccolto il beneficio politico delle riforme, lasciando all'SPD il compito di riconquistare la fiducia dei tedeschi, ormai disaffezionati.

"Attraverso il tema della giustizia sociale, la SPD sta cercando di mobilitare la sua base di consenso perduta, per riportare alle urne chi non vota più", dichiara Robert Vehrkamp, professore della Fondazione Bertelsmann, un think-tank no profit. "Questo potrebbe essere decisivo per le possibilità di vittoria del partito", aggiunge.

Schulz vuole quadruplicare fino a un massimo di 48 mesi il periodo in cui le persone espulse dal mercato del lavoro possono richiedere l'indennità di disoccupazione se frequentano la formazione professionale, e mettere un freno alla possibilità per i datori di lavoro di offrire ai lavoratori contratti a tempo determinato.

Il suo partito si è impegnato anche ad aumentare le tasse di successione e patrimoniali e a utilizzare questi fondi per aiutare le famiglie con asili nido e sostegno ai costi del doposcuola,  come anche un aumento delle pensioni.

Ma non tutti si lasciano convincere. "Schulz parla tanto. Ma io vorrei che mi trovasse un lavoro adatto alla mia età e al mio stato di  salute", dice Manfred Mueller, 56 anni, ex operaio edile, che è stato disoccupato per 15 anni dopo essersi fatto male alla schiena.

"L'Agenda 2010 è stata una catastrofe", dice Mueller, ex elettore SPD, che dal 2005 ha sostenuto il partito di sinistra radicale Die Linke. Ritiene che se Schulz  cercherà di rendere il mercato del lavoro più rigido, dovrà affrontare resistenze da parte dei datori di lavoro. che minacceranno di tagliare l'occupazione, .

"L'unico lavoro che potrei fare è stare seduto in un ufficio", dice Mueller, inzuppando un panino nella sua ciotola di minestra al Kana Soup Kitchen di Dortmund. "Ma non sono sicuro nemmeno che funzionerebbe. Sono formato come muratore."

 

LA MINACCIA POPULISTA

I cristiano-democratici (CDU) della Merkel e i loro alleati bavaresi sostengono che i piani di Schulz danneggerebbero la competitività e invertirebbero il calo della disoccupazione, che oggi è al 5,8 %, il suo livello più basso dalla riunificazione tedesca nel 1990. "Dal 2005 siamo riusciti a dimezzare la disoccupazione. E vogliamo far entrare più persone nel mercato del lavoro", ha dichiarato il segretario generale della CDU, Peter Tauber Reuters. "Quello che propone Schulz mette a rischio questo successo."

I conservatori promettono tagli di tasse per 15 miliardi di euro all'anno, soprattutto a beneficio delle famiglie a reddito medio.

Nonostante il malcontento, i tedeschi non stanno manifestando un rifiuto per i loro partiti tradizionali, a differenza di quanto avviene in Francia. Tuttavia, Conservatori e SPD devono fare i conti con il partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD). Nelle elezioni regionali dello scorso anno, entrambi hanno perso voti a vantaggio di  AfD,  che ha attirato il voto di protesta degli elettori, molti dei quali operai e disoccupati.

Afflitta da lotte intestine, AfD ha perso un terzo dei suoi sostenitori dall'inizio dell'anno, scendendo al 10%, ma è comunque probabile che riesca a entrare in Parlamento per la prima volta, forse come terzo più grande partito, davanti alla Linke, ai Verdi e ai redivivi liberali dei Liberi Democratici.

Questo farebbe aumentare il numero dei gruppi rappresentati in Parlamento, dai quattro attuali a sei, rendendo più complicato il compito di costruire una coalizione per chi vincerà le elezioni a settembre.

14/04/17

FT: Schulz vuole proseguire la linea tedesca dell'austerità per l'Europa

Per noi, solo una conferma: l'ennesimo QED. Ma questo articolo del Financial Times sarà un secchio di acqua gelata per chi finora, nella speranza di un cambio di leadership in Germania alle prossime elezioni politiche, si è illuso di poter vedere la fine della linea tedesca pro-recessione in Europa. Schulz sta dicendo esattamente ciò che gli elettori tedeschi si aspettano: la Germania continuerà a imporre la linea dell'austerità se lui diventerà cancelliere. Un'altra Europa non è possibile. 

 

di Guy Chazan - 10 aprile 2017, Berlino

Martin Schulz ha affermato che non intende ammorbidire la posizione tedesca sull'austerità se quest'anno sarà eletto cancelliere. Un messaggio che delude chi in Europa sperava che un leader socialdemocratico avrebbe potuto inaugurare una nuova politica di Berlino per l'eurozona.

Nel suo primo incontro con la stampa estera da quando il mese scorso è stato eletto leader del Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD), Schulz ha lanciato un messaggio di continuità, indicando che non ci saranno grossi cambiamenti nell'insistenza tedesca sulla riduzione del debito e sulle riforme strutturali, nel caso in cui prenda il posto di Angela Merkel come cancelliere.

Ha affermato che la Germania ha "un grande interesse" nell'assicurarsi che tutti gli altri paesi membri della UE raggiungano una crescita stabile, "ma affinché ciò avvenga è necessario applicare riforme in questi paesi".

Il messaggio lanciato contrasta in pieno con la retorica praticata da Schulz come presidente del Parlamento Europeo, quando si opponeva all'austerità e perorava con forza la causa di un approccio più indulgente nei confronti dei paesi dell'Europa del Sud. Nel 2012, quando infuriava la crisi del debito greco, aveva dichiarato che c'era "una situazione bizzarra in Europa", con 26 dei 27 paesi favorevoli a offrire maggiori aiuti ad Atene, e uno solo contrario: e alludeva alla Germania di Angela Merkel.

Mentre lunedì, a chi gli chiedeva se la Grecia dovesse essere mantenuta all'interno dell'eurozona, ha risposto che dipende "dalla profondità con cui le riforme saranno implementate" — un'affermazione che riecheggia apertamente la linea della Merkel e del suo ministro delle finanze, il falco Wolfgang Schäuble.

Schulz si ritrova sotto pressione: deve rovesciare la percezione degli elettori tedeschi che sia un leader troppo morbido verso la Grecia e gli altri paesi indebitati dell'eurozona. Molti elettori vedono nella Merkel e in Schäuble, campioni della rettitudine fiscale e castigatori della negligenza degli europei del Sud, due politici più credibili.

Secondo il "barometro politico" pubblicato venerdì scorso dal canale televisivo ZDF, il 34% dei tedeschi considera la Merkel più affidabile del suo rivale socialdemocratico, il 31% la ritiene più simpatica e il 46% la ritiene più competente.

Un altro sondaggio pubblicato lunedì suggerisce che l'aumento dei consensi verso l'SPD registrato a seguito della consacrazione di Schulz come leader del partito stia svanendo. I sondaggi attribuiscono il 33% dei consensi al blocco conservatore della Merkel e il 31,5% ai socialdemocratici.

Questo lunedì il leader dell'SPD ha anche sconfessato una proposta che lui stesso aveva lanciato durante la crisi dell'eurozona e che era stata fortemente osteggiata dalla Merkel; si tratta dell'idea di mutualizzare i debiti dei paesi dell'eurozona tramite l'emissione di eurobond.

"L'unica cosa interessante sui Bond è James", ha detto. Ha aggiunto poi che l'idea degli eurobond è stata rimessa in discussione dalla creazione del Meccanismo europeo di stabilità, che funge da fondo di salvataggio dell'eurozona.

Però  c'è un punto su cui Schulz ha definito una posizione effettivamente distinta da quella della Merkel e dei Cristiano-Democratici — ed è una linea che lo potrebbe portare in rotta di collisione col presidente americano Donald Trump.

Il governo tedesco si è impegnato ad aumentare le spese tedesche per la difesa dall'1,2 al 2% del PIL, in linea con gli impegni previsti dalla NATO. La Merkel ha recentemente ribadito questa promessa durante l'incontro con Trump, e ha sostenuto che in effetti i partner europei degli Stati Uniti — e la Germania in particolare — spendono troppo poco per la difesa e si affidano eccessivamente agli Stati Uniti.

Ma Schulz ha messo in discussione questo punto dicendo di "non condividere l'idea, concordata con la NATO, che ci dobbiamo impegnare al raggiungimento di questo 2% di spesa di PIL".

Ha detto che ciò significherebbe "oltre 20 miliardi di euro in più in spesa per la difesa ogni anno per i prossimi anni", il che implicherebbe "un carico finanziario significativo per la Germania". "Questo non è certo l'obiettivo che sarebbe perseguito da un governo guidato da me", ha aggiunto.

"Ciò di cui abbiamo bisogno non è una corsa agli armamenti, ma iniziative per il disarmo e un maggiore investimento per la prevenzione", ha detto. "Questo sarebbe più utile ai fini della nostra sicurezza".