Mentre in Italia qualcuno si illude che i tedeschi concepiscano l'Europa come una casa comune destinata a diventare uno stato federale, i quotidiani come Die Welt chiariscono che per gli europei del nord i paesi periferici sono mafiosi approfittatori, pronti a depredare (???) i sudati risparmi tedeschi. L'ipotesi favolistica che l'Unione Europea possa tradursi in solidarietà tra nazioni vicine, si disintegra contro la realtà della volontà politica degli attori reali.
Di Schiltz Christoph B., 9 aprile 2020, tradotto da Musso (@Musso___)
I paesi dell'Unione europea dovrebbero certamente aiutarsi a vicenda nella crisi da Coronavirus. Ma senza limiti? E senza alcun controllo? In Italia, la mafia sta solo aspettando una nuova pioggia di soldi da Bruxelles.
In questi giorni sono in gioco le basi dell'Unione Europea. Una delle domande più importanti di fronte alla pandemia del Coronavirus è: fino a che punto deve arrivare la solidarietà finanziaria tra i 27 Stati membri? Bisogna essere generosi. Ma senza alcun controllo? E senza limiti? La solidarietà è un'importante categoria europea, ma anche la sovranità nazionale e la responsabilità dei politici nazionali nei confronti degli elettori del loro paese sono fondamentali.
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21/02/18
FT - I riformatori dell'Eurozona agiscono come se la crisi non ci fosse mai stata
Dalle colonne del Financial Times, Wolfgang Münchau critica aspramente la famigerata proposta di riforma dell'eurozona formulata dai 14 economisti franco-tedeschi su incarico dei loro governi (piano di cui già si è parlato su Vocidallestero, e che è stato commentato qui da Sergio Cesaratto). Münchau prende in esame i cosiddetti "European Safe Bond" progettati nel piano, che di sicuro hanno soltanto l'etichetta, in quanto si tratta di una nuova versione dei famigerati strumenti finanziari CDO alla base della crisi dei subprime.
di Wolfgang Münchau, 18 febbraio 2018
Ecco una ricetta per il disastro. Prima prendi i due strumenti finanziari più tossici degli ultimi 20 anni e poi li metti insieme. Il primo è il CDO (collateralised debt obligation o obbligazione garantita da crediti, ndt), il complesso strumento al centro della crisi dei subprime degli Stati Uniti di un decennio fa. Il settore finanziario ha creato un boom immobiliare attraverso un allentamento degli standard del credito, ha trasformato i mutui in complessi CDO, e poi li ha venduti a ignari investitori.
L'altro sembra uno strumento molto più innocente: un titolo di debito sovrano di un paese della zona euro. Sono in realtà attività rischiose perché i paesi dell'eurozona emettono debito sovrano ma non hanno più una propria autonoma banca centrale come acquirente di ultima istanza. Questo è il motivo per cui i mercati del debito dell'eurozona sono intrinsecamente più soggetti a crisi rispetto a quelli dei paesi con una politica monetaria indipendente.
Come passo successivo, mischi questi due strumenti molto diversi secondo le seguenti istruzioni: prendi i titoli di stato di tutti o parte dei paesi membri della zona euro e li trasformi in un CDO. Li chiami European Safe Bonds - o ESBies. Gli ESBies sono europei. Sono sicuri perché lo dice l'etichetta. E sono obbligazioni. Quindi cosa c'è che non va ?
Per i principianti, la truffa dei CDO degli anni dei subprime si fondava principalmente sulla collusione delle agenzie di rating, e le agenzie di rating hanno imparato la lezione. Gli alti rating che erano solite attribuire ai CDO erano basati su un giudizio errato, deliberato o meno, sulla natura del rischio. Un unico mutuo per la casa può sempre andare male. In tempi buoni, un tale rischio può essere neutralizzato. Ma se l'intero mercato immobiliare crolla, molti prestiti vanno male contemporaneamente.
La correlazione del rischio è stata un grosso problema anche per le obbligazioni sovrane durante la crisi dell'eurozona. Le due situazioni sono quindi paragonabili. Lo scorso anno Standard & Poor's ha dichiarato che avrebbe valutato gli ESBies nella fascia bassa della classificazione dei titoli "investment-grade".
Si poteva pensare che questo sarebbe bastato per bocciare l'idea. Ma una versione degli ESBies è stata ripresentata a sorpresa in un recente articolo di un gruppo di economisti francesi e tedeschi, che si propone di colmare le divergenze di opinioni dei loro paesi su come riformare la zona euro. Si ha la sensazione che gli autori conoscano la letteratura accademica sui mercati finanziari, ma non siano altrettanto informati sulla realtà dei mercati finanziari.
Una particolare sezione del documento procede come se la crisi dei subprime non si fosse mai verificata: "La sicurezza è ottenuta da una combinazione di diversificazione e grado di rischio. Nella . . . proposta più avanzata, gli intermediari finanziari acquisterebbero un portafoglio standardizzato di obbligazioni sovrane. . . e lo utilizzerebbero come garanzia per un titolo emesso in più tranche. Il "livello di subordinazione". . . sarebbe calibrato in modo che la perdita prevista a cinque anni della tranche più garantita. . . sia all'incirca la stessa di un titolo sovrano con rating AAA."
Gli ESBies presentano un altro problema, anche più serio. Non possono assumere la funzione di collaterale dei normali titoli di stato. Le economie moderne hanno bisogno di grandi quantità di attività sicure come collaterale per gli enormi volumi di transazioni quotidiane che hanno luogo sul mercato monetario. Le attività sicure sono utilizzate come garanzia nei cosiddetti pronti contro termine, o repo, una delle più grandi sezioni del mercato monetario.
Da un punto di vista puramente finanziario, la crisi dell'eurozona è iniziata con la realizzazione tra gli investitori che i titoli dei paesi periferici dell'eurozona non erano sicuri. La crisi si è conclusa quando Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, ha assicurato un impegno illimitato a comprare "whatever it takes". Impegno a cui hanno fatto seguito, alcuni anni dopo, acquisti effettivi di titoli del debito pubblico. Come conseguenza del programma di acquisto titoli della BCE, la zona euro ha guadagnato una attività sicura in forma virtuale.
A partire dalla fine di gennaio, in seguito agli acquisti di titoli di stato, la BCE deteneva 2,3 miliardi di euro di attività. È probabile che quest'anno gli acquisti vengano gradualmente eliminati, ma finché la BCE mantiene lo stock esistente, l'eurozona ha già un eurobond solido, benché sintetico. Le obbligazioni detenute dalla BCE costituiscono un pool disponibile di attività da utilizzare come garanzia per i pronti contro termine.
Per evitare una potenziale compressione del collaterale, la BCE è diventata un attore fondamentale nel mantenimento di un mercato dei pronti contro termine ordinato. Se la BCE dovesse passare dall'acquisto di attività alla vendita di attività e ridurre l'effettivo stock di titoli di stato, la zona euro dovrebbe quindi fare affidamento sui titoli nazionali o sugli ESBies sintetici per la stabilità finanziaria. Buona fortuna!
Non sarebbe un gran male se gli stati dell'eurozona creassero ESBies come una sorta di esercizio di pubbliche relazioni, come simbolo della loro unione. Questo va bene finché la BCE fa il lavoro pesante. Ma non ci vuole molta immaginazione per elaborare uno scenario in cui questo potrebbe non accadere più.
di Wolfgang Münchau, 18 febbraio 2018
Ecco una ricetta per il disastro. Prima prendi i due strumenti finanziari più tossici degli ultimi 20 anni e poi li metti insieme. Il primo è il CDO (collateralised debt obligation o obbligazione garantita da crediti, ndt), il complesso strumento al centro della crisi dei subprime degli Stati Uniti di un decennio fa. Il settore finanziario ha creato un boom immobiliare attraverso un allentamento degli standard del credito, ha trasformato i mutui in complessi CDO, e poi li ha venduti a ignari investitori.
L'altro sembra uno strumento molto più innocente: un titolo di debito sovrano di un paese della zona euro. Sono in realtà attività rischiose perché i paesi dell'eurozona emettono debito sovrano ma non hanno più una propria autonoma banca centrale come acquirente di ultima istanza. Questo è il motivo per cui i mercati del debito dell'eurozona sono intrinsecamente più soggetti a crisi rispetto a quelli dei paesi con una politica monetaria indipendente.
Come passo successivo, mischi questi due strumenti molto diversi secondo le seguenti istruzioni: prendi i titoli di stato di tutti o parte dei paesi membri della zona euro e li trasformi in un CDO. Li chiami European Safe Bonds - o ESBies. Gli ESBies sono europei. Sono sicuri perché lo dice l'etichetta. E sono obbligazioni. Quindi cosa c'è che non va ?
Per i principianti, la truffa dei CDO degli anni dei subprime si fondava principalmente sulla collusione delle agenzie di rating, e le agenzie di rating hanno imparato la lezione. Gli alti rating che erano solite attribuire ai CDO erano basati su un giudizio errato, deliberato o meno, sulla natura del rischio. Un unico mutuo per la casa può sempre andare male. In tempi buoni, un tale rischio può essere neutralizzato. Ma se l'intero mercato immobiliare crolla, molti prestiti vanno male contemporaneamente.
La correlazione del rischio è stata un grosso problema anche per le obbligazioni sovrane durante la crisi dell'eurozona. Le due situazioni sono quindi paragonabili. Lo scorso anno Standard & Poor's ha dichiarato che avrebbe valutato gli ESBies nella fascia bassa della classificazione dei titoli "investment-grade".
Si poteva pensare che questo sarebbe bastato per bocciare l'idea. Ma una versione degli ESBies è stata ripresentata a sorpresa in un recente articolo di un gruppo di economisti francesi e tedeschi, che si propone di colmare le divergenze di opinioni dei loro paesi su come riformare la zona euro. Si ha la sensazione che gli autori conoscano la letteratura accademica sui mercati finanziari, ma non siano altrettanto informati sulla realtà dei mercati finanziari.
Una particolare sezione del documento procede come se la crisi dei subprime non si fosse mai verificata: "La sicurezza è ottenuta da una combinazione di diversificazione e grado di rischio. Nella . . . proposta più avanzata, gli intermediari finanziari acquisterebbero un portafoglio standardizzato di obbligazioni sovrane. . . e lo utilizzerebbero come garanzia per un titolo emesso in più tranche. Il "livello di subordinazione". . . sarebbe calibrato in modo che la perdita prevista a cinque anni della tranche più garantita. . . sia all'incirca la stessa di un titolo sovrano con rating AAA."
Gli ESBies presentano un altro problema, anche più serio. Non possono assumere la funzione di collaterale dei normali titoli di stato. Le economie moderne hanno bisogno di grandi quantità di attività sicure come collaterale per gli enormi volumi di transazioni quotidiane che hanno luogo sul mercato monetario. Le attività sicure sono utilizzate come garanzia nei cosiddetti pronti contro termine, o repo, una delle più grandi sezioni del mercato monetario.
Da un punto di vista puramente finanziario, la crisi dell'eurozona è iniziata con la realizzazione tra gli investitori che i titoli dei paesi periferici dell'eurozona non erano sicuri. La crisi si è conclusa quando Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, ha assicurato un impegno illimitato a comprare "whatever it takes". Impegno a cui hanno fatto seguito, alcuni anni dopo, acquisti effettivi di titoli del debito pubblico. Come conseguenza del programma di acquisto titoli della BCE, la zona euro ha guadagnato una attività sicura in forma virtuale.
A partire dalla fine di gennaio, in seguito agli acquisti di titoli di stato, la BCE deteneva 2,3 miliardi di euro di attività. È probabile che quest'anno gli acquisti vengano gradualmente eliminati, ma finché la BCE mantiene lo stock esistente, l'eurozona ha già un eurobond solido, benché sintetico. Le obbligazioni detenute dalla BCE costituiscono un pool disponibile di attività da utilizzare come garanzia per i pronti contro termine.
Per evitare una potenziale compressione del collaterale, la BCE è diventata un attore fondamentale nel mantenimento di un mercato dei pronti contro termine ordinato. Se la BCE dovesse passare dall'acquisto di attività alla vendita di attività e ridurre l'effettivo stock di titoli di stato, la zona euro dovrebbe quindi fare affidamento sui titoli nazionali o sugli ESBies sintetici per la stabilità finanziaria. Buona fortuna!
Non sarebbe un gran male se gli stati dell'eurozona creassero ESBies come una sorta di esercizio di pubbliche relazioni, come simbolo della loro unione. Questo va bene finché la BCE fa il lavoro pesante. Ma non ci vuole molta immaginazione per elaborare uno scenario in cui questo potrebbe non accadere più.
14/04/17
FT: Schulz vuole proseguire la linea tedesca dell'austerità per l'Europa
Per noi, solo una conferma: l'ennesimo QED. Ma questo articolo del Financial Times sarà un secchio di acqua gelata per chi finora, nella speranza di un cambio di leadership in Germania alle prossime elezioni politiche, si è illuso di poter vedere la fine della linea tedesca pro-recessione in Europa. Schulz sta dicendo esattamente ciò che gli elettori tedeschi si aspettano: la Germania continuerà a imporre la linea dell'austerità se lui diventerà cancelliere. Un'altra Europa non è possibile.
di Guy Chazan - 10 aprile 2017, Berlino
Martin Schulz ha affermato che non intende ammorbidire la posizione tedesca sull'austerità se quest'anno sarà eletto cancelliere. Un messaggio che delude chi in Europa sperava che un leader socialdemocratico avrebbe potuto inaugurare una nuova politica di Berlino per l'eurozona.
Nel suo primo incontro con la stampa estera da quando il mese scorso è stato eletto leader del Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD), Schulz ha lanciato un messaggio di continuità, indicando che non ci saranno grossi cambiamenti nell'insistenza tedesca sulla riduzione del debito e sulle riforme strutturali, nel caso in cui prenda il posto di Angela Merkel come cancelliere.
Ha affermato che la Germania ha "un grande interesse" nell'assicurarsi che tutti gli altri paesi membri della UE raggiungano una crescita stabile, "ma affinché ciò avvenga è necessario applicare riforme in questi paesi".
Il messaggio lanciato contrasta in pieno con la retorica praticata da Schulz come presidente del Parlamento Europeo, quando si opponeva all'austerità e perorava con forza la causa di un approccio più indulgente nei confronti dei paesi dell'Europa del Sud. Nel 2012, quando infuriava la crisi del debito greco, aveva dichiarato che c'era "una situazione bizzarra in Europa", con 26 dei 27 paesi favorevoli a offrire maggiori aiuti ad Atene, e uno solo contrario: e alludeva alla Germania di Angela Merkel.
Mentre lunedì, a chi gli chiedeva se la Grecia dovesse essere mantenuta all'interno dell'eurozona, ha risposto che dipende "dalla profondità con cui le riforme saranno implementate" — un'affermazione che riecheggia apertamente la linea della Merkel e del suo ministro delle finanze, il falco Wolfgang Schäuble.
Schulz si ritrova sotto pressione: deve rovesciare la percezione degli elettori tedeschi che sia un leader troppo morbido verso la Grecia e gli altri paesi indebitati dell'eurozona. Molti elettori vedono nella Merkel e in Schäuble, campioni della rettitudine fiscale e castigatori della negligenza degli europei del Sud, due politici più credibili.
Secondo il "barometro politico" pubblicato venerdì scorso dal canale televisivo ZDF, il 34% dei tedeschi considera la Merkel più affidabile del suo rivale socialdemocratico, il 31% la ritiene più simpatica e il 46% la ritiene più competente.
Un altro sondaggio pubblicato lunedì suggerisce che l'aumento dei consensi verso l'SPD registrato a seguito della consacrazione di Schulz come leader del partito stia svanendo. I sondaggi attribuiscono il 33% dei consensi al blocco conservatore della Merkel e il 31,5% ai socialdemocratici.
Questo lunedì il leader dell'SPD ha anche sconfessato una proposta che lui stesso aveva lanciato durante la crisi dell'eurozona e che era stata fortemente osteggiata dalla Merkel; si tratta dell'idea di mutualizzare i debiti dei paesi dell'eurozona tramite l'emissione di eurobond.
"L'unica cosa interessante sui Bond è James", ha detto. Ha aggiunto poi che l'idea degli eurobond è stata rimessa in discussione dalla creazione del Meccanismo europeo di stabilità, che funge da fondo di salvataggio dell'eurozona.
Però c'è un punto su cui Schulz ha definito una posizione effettivamente distinta da quella della Merkel e dei Cristiano-Democratici — ed è una linea che lo potrebbe portare in rotta di collisione col presidente americano Donald Trump.
Il governo tedesco si è impegnato ad aumentare le spese tedesche per la difesa dall'1,2 al 2% del PIL, in linea con gli impegni previsti dalla NATO. La Merkel ha recentemente ribadito questa promessa durante l'incontro con Trump, e ha sostenuto che in effetti i partner europei degli Stati Uniti — e la Germania in particolare — spendono troppo poco per la difesa e si affidano eccessivamente agli Stati Uniti.
Ma Schulz ha messo in discussione questo punto dicendo di "non condividere l'idea, concordata con la NATO, che ci dobbiamo impegnare al raggiungimento di questo 2% di spesa di PIL".
Ha detto che ciò significherebbe "oltre 20 miliardi di euro in più in spesa per la difesa ogni anno per i prossimi anni", il che implicherebbe "un carico finanziario significativo per la Germania". "Questo non è certo l'obiettivo che sarebbe perseguito da un governo guidato da me", ha aggiunto.
"Ciò di cui abbiamo bisogno non è una corsa agli armamenti, ma iniziative per il disarmo e un maggiore investimento per la prevenzione", ha detto. "Questo sarebbe più utile ai fini della nostra sicurezza".
di Guy Chazan - 10 aprile 2017, Berlino
Martin Schulz ha affermato che non intende ammorbidire la posizione tedesca sull'austerità se quest'anno sarà eletto cancelliere. Un messaggio che delude chi in Europa sperava che un leader socialdemocratico avrebbe potuto inaugurare una nuova politica di Berlino per l'eurozona.
Nel suo primo incontro con la stampa estera da quando il mese scorso è stato eletto leader del Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD), Schulz ha lanciato un messaggio di continuità, indicando che non ci saranno grossi cambiamenti nell'insistenza tedesca sulla riduzione del debito e sulle riforme strutturali, nel caso in cui prenda il posto di Angela Merkel come cancelliere.
Ha affermato che la Germania ha "un grande interesse" nell'assicurarsi che tutti gli altri paesi membri della UE raggiungano una crescita stabile, "ma affinché ciò avvenga è necessario applicare riforme in questi paesi".
Il messaggio lanciato contrasta in pieno con la retorica praticata da Schulz come presidente del Parlamento Europeo, quando si opponeva all'austerità e perorava con forza la causa di un approccio più indulgente nei confronti dei paesi dell'Europa del Sud. Nel 2012, quando infuriava la crisi del debito greco, aveva dichiarato che c'era "una situazione bizzarra in Europa", con 26 dei 27 paesi favorevoli a offrire maggiori aiuti ad Atene, e uno solo contrario: e alludeva alla Germania di Angela Merkel.
Mentre lunedì, a chi gli chiedeva se la Grecia dovesse essere mantenuta all'interno dell'eurozona, ha risposto che dipende "dalla profondità con cui le riforme saranno implementate" — un'affermazione che riecheggia apertamente la linea della Merkel e del suo ministro delle finanze, il falco Wolfgang Schäuble.
Schulz si ritrova sotto pressione: deve rovesciare la percezione degli elettori tedeschi che sia un leader troppo morbido verso la Grecia e gli altri paesi indebitati dell'eurozona. Molti elettori vedono nella Merkel e in Schäuble, campioni della rettitudine fiscale e castigatori della negligenza degli europei del Sud, due politici più credibili.
Secondo il "barometro politico" pubblicato venerdì scorso dal canale televisivo ZDF, il 34% dei tedeschi considera la Merkel più affidabile del suo rivale socialdemocratico, il 31% la ritiene più simpatica e il 46% la ritiene più competente.
Un altro sondaggio pubblicato lunedì suggerisce che l'aumento dei consensi verso l'SPD registrato a seguito della consacrazione di Schulz come leader del partito stia svanendo. I sondaggi attribuiscono il 33% dei consensi al blocco conservatore della Merkel e il 31,5% ai socialdemocratici.
Questo lunedì il leader dell'SPD ha anche sconfessato una proposta che lui stesso aveva lanciato durante la crisi dell'eurozona e che era stata fortemente osteggiata dalla Merkel; si tratta dell'idea di mutualizzare i debiti dei paesi dell'eurozona tramite l'emissione di eurobond.
"L'unica cosa interessante sui Bond è James", ha detto. Ha aggiunto poi che l'idea degli eurobond è stata rimessa in discussione dalla creazione del Meccanismo europeo di stabilità, che funge da fondo di salvataggio dell'eurozona.
Però c'è un punto su cui Schulz ha definito una posizione effettivamente distinta da quella della Merkel e dei Cristiano-Democratici — ed è una linea che lo potrebbe portare in rotta di collisione col presidente americano Donald Trump.
Il governo tedesco si è impegnato ad aumentare le spese tedesche per la difesa dall'1,2 al 2% del PIL, in linea con gli impegni previsti dalla NATO. La Merkel ha recentemente ribadito questa promessa durante l'incontro con Trump, e ha sostenuto che in effetti i partner europei degli Stati Uniti — e la Germania in particolare — spendono troppo poco per la difesa e si affidano eccessivamente agli Stati Uniti.
Ma Schulz ha messo in discussione questo punto dicendo di "non condividere l'idea, concordata con la NATO, che ci dobbiamo impegnare al raggiungimento di questo 2% di spesa di PIL".
Ha detto che ciò significherebbe "oltre 20 miliardi di euro in più in spesa per la difesa ogni anno per i prossimi anni", il che implicherebbe "un carico finanziario significativo per la Germania". "Questo non è certo l'obiettivo che sarebbe perseguito da un governo guidato da me", ha aggiunto.
"Ciò di cui abbiamo bisogno non è una corsa agli armamenti, ma iniziative per il disarmo e un maggiore investimento per la prevenzione", ha detto. "Questo sarebbe più utile ai fini della nostra sicurezza".
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