Visualizzazione post con etichetta CDU. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta CDU. Mostra tutti i post

13/02/20

Germania: uscita anticipata della Merkel ed elezioni dopo che la delfina si è fatta da parte?

Dalla Reuters un aggiornamento sulla Germania in crisi: aumentano le possibilità di elezioni anticipate dopo che il piano per la successione di Angela Merkel è fallito, una Cdu in calo di consensi non riesce a controllare i suoi stessi membri (che in Turingia votano con AfD) e si apre la gara alla successione per la guida del partito e il ruolo di Cancelliere. Tutto questo potrebbe spingere la SPD a staccare la spina al governo e andare ad elezioni anticipate. Intanto, la forte frenata dell'industria (produzione a -3,5% in dicembre) certifica la fragilità intrinseca del modello mercantilista, che "impoverendo i vicini" devasta i suoi stessi mercati. Dall'economia, alla politica, al governo: in Germania e di riflesso nell'Unione europea le linee di frattura sono sempre più ampie e profonde.

 

 

 

Di Madeline Chambers, 11 febbraio 2020

 

BERLINO (Reuters) - Il piano della cancelliera Angela Merkel per una successione ordinata sta crollando e aumentano le possibilità di elezioni anticipate in Germania dopo che la sua delfina conservatrice, Annegret Kramp-Karrenbauer, ha rinunciato alle sue ambizioni al ruolo di leader.

 

Nei prossimi mesi i Democratici Cristiani (CDU) della Merkel dovranno scegliere chi vogliono alla guida del partito e come candidato alla cancelleria alle prossime elezioni federali, previste per l'ottobre del 2021. La stessa persona probabilmente, ma non necessariamente, ricoprirà entrambe le cariche. È presto per prevedere come si evolverà la situazione, ma di seguito sono riportati tre possibili scenari.

 

1) Via la Merkel, nuove elezioni entro sei mesi


 

La Merkel, che è stata un'ancora di stabilità nella più grande economia europea durante i suoi quasi 15 anni di mandato, ha affermato che non si candiderà per la rielezione e si è dimessa da presidente del partito nel 2018, consegnandolo nelle mani di Annegret Kramp-Karrenbauer.

 

Ma dato che in seguito al ritiro della Kramp-Karrenbauer potrebbe diventare leader del partito un candidato suo rivale, la Merkel potrebbe essere costretta a farsi da parte prima del previsto, spingendo così i suoi partner della coalizione socialdemocratica (SPD) a lasciare il governo e provocare elezioni anticipate.

 

La pressione perché si  risolva rapidamente il problema, con la stessa persona che occupi entrambi i ruoli, potrebbe giocare a sfavore della Merkel.

 

I principali contendenti al ruolo di presidente della CDU e candidato cancelliere dell'alleanza conservatrice "Union" stanno già iniziando le manovre di avvicinamento, compromettendo la CDU e il suo partito gemello bavarese, Christian Social Union (CSU).

 

Numerosi conservatori di alto livello, tra cui il capo della CSU Markus Soeder, hanno esortato la CDU a decidere presto in merito alla sua leadership, sostenendo che trascinare la questione fino alla conferenza del partito, a dicembre, farebbe calare i voti dell'Unione nei sondaggi.

 

Il sostegno alla CDU nello stato orientale della Turingia è precipitato di quasi 9 punti percentuali, da quando i consiglieri regionali la scorsa settimana hanno rotto un tabù in vigore dal dopoguerra, votando con l'estrema destra a sostegno del presidente della Regione. Anche a livello nazionale il consenso sta diminuendo.

 

La preoccupazione per questo declino potrebbe spingere la CDU ad agire entro l'estate o l'inizio dell'autunno per scegliere un nuovo leader e candidato cancelliere come Friedrich Merz, un rivale di vecchia data della Merkel, con il quale per la cancelliera potrebbe risultare impossibile collaborare.

 

Da parte sua, l'SPD potrebbe rifiutarsi di collaborare con personaggi di destra come Merz o Jens Spahn - specialmente se uno di loro dovesse sostituire la Merkel come cancelliere prima delle elezioni - e potrebbe staccare la spina al governo, mandando la Germania alle urne.

 

2) La Merkel rimane in carica per tutta la presidenza Ue, elezioni all'inizio del 2021


 

I tedeschi, amanti della stabilità, preferiscono un cambiamento graduale e vogliono evitare di votare nel bel mezzo della presidenza tedesca dell'Unione europea nella seconda metà del 2020.

 

Molti parlamentari conservatori e socialdemocratici vorrebbero che la Merkel svolgesse un ruolo di primo piano nei negoziati con la Gran Bretagna post-Brexit e nella definizione delle relazioni dell'Ue con la Cina, questione che sarà in cima all'agenda dell'Ue durante il semestre di presidenza.

 

La Merkel ha dichiarato di attendere con impazienza la presidenza dell'Ue, dove potrà avvalersi delle sue capacità negoziali e della sua profonda esperienza dei problemi dell'Ue, dalla crisi del debito della zona euro all'afflusso di migranti nel 2015. La presidenza potrebbe aiutare i conservatori a sfruttare al meglio le loro credenziali in vista delle elezioni.

 

Un altro fattore è la popolarità in gran parte immutata della Merkel. I sondaggisti sostengono che molti elettori la vedono quasi come una figura presidenziale e che preferirebbero che rimanesse in carica fino al termine del suo mandato.

 

Tutto ciò aumenta le possibilità che la Merkel rimanga in carica almeno fino alla fine dell'anno, ma potrebbe anche consentire a un nuovo leader di beneficiare di un rimbalzo nei sondaggi.

 

3) La Merkel rimane in carica fino a termine, elezioni nell'autunno del 2021


 

Anche se la CDU decidesse rapidamente sulla sua leadership, alcuni candidati potrebbero collaborare con la Merkel fino alla fine del suo mandato, anche se si ritroverebbe a essere una specie di anatra zoppa.

 

Il candidato di continuità Armin Laschet, premier dello stato del Nord Reno-Westfalia, è uno di questi candidati e come centrista sarebbe probabilmente anche accettabile per la SPD.

 

Questo potrebbe accadere anche se i conservatori scegliessero Soeder, della Baviera, come candidato cancelliere.

 

Sebbene molti considerino Soeder un candidato forte, sinora nessun leader della CSU è mai stato cancelliere.

11/02/20

Turingia – Il paziente zero della rivoluzione tedesca?

Un attento osservatore come Tom Luongo sottolinea un’altra crisi per il governo Merkel: in Turingia i dirigenti locali del suo partito si accordano con AfD e fanno saltare l’alleanza tacita con i Verdi. Gli equilibri della politica tedesca stanno cambiando, le alleanze della Merkel sono sempre più fragili e complesse, mentre il fallimento della politica mercantilista tedesca è alle porte. Il gigante tedesco ha i piedi di argilla e rischia di cadere da un momento all’altro.

 

Di Tom Luongo, 6 febbraio 2020

 

 

La politica tedesca è in subbuglio. Le elezioni dello scorso autunno hanno indebolito la cancelliera Angela Merkel, costringendo la sua Unione dei Cristiani Democratici (CDU) a una coalizione indesiderata in Brandeburgo con i Social Democratici (SPD) e i Verdi.

 

L’ascesa nelle regioni dell’ex Germania est di quella che è la nemesi politica della Merkel, Alternativa per la Germania (AfD), ha complicato una rete di deboli alleanze già di per sé complessa, volta a consentire alla CDU della Merkel di rimanere al potere.

 

L’aumento del sostegno ad AfD ha recentemente raggiunto proporzioni preoccupanti in Turingia. Lo scorso autunno la Linke (31,0%) e AfD (23,4%) sono stati i partiti di maggioranza in Turingia. Anche se entrambi sono euroscettici dichiarati, sono anche come l’acqua e l’olio.

 

La Linke è un partito decisamente di sinistra, mentre AfD è più un partito populista di centrodestra, dipinto dagli istrionici media tedeschi ed europei come lo spauracchio di estrema destra del passato nazista tedesco.

 

La CDU della Merkel è arrivata solo terza (21%).

 

Per mesi da quando ci sono state le elezioni, senza poter intravedere una via che conducesse a un governo di maggioranza perché i partiti dell’establishment si rifiutano di lavorare con AfD, i partiti hanno provato con il massimo sforzo a mettere insieme una coalizione.

 

Dopo due votazioni indicative, lo stallo è stato superato da AfD, che ha appoggiato il candidato dei Liberali Democratici (FDP) Thomas Kemmerlich. Ne è seguito il caos.

 

Mercoledì i loro piani sono stati interrotti a sorpresa quando AfD si è schierata con la CDU e con il partito pro-imprese dei Liberali Democratici (FDP) per battere di poco ai voti la candidatura di Ramelow ed eleggere invece Thomas Kemmerich di FDP.

La mossa ha istantaneamente provocato un'onda d’urto in tutta la Germania, creando una spaccatura tra il ramo CDU della Turingia e il suo centro a Berlino. Il capo della CDU e ministro federale della Difesa Annegret Kramp-Karrenbauer ha accusato i suoi colleghi di avere rotto i ranghi, infrangendo la pratica usuale del partito di evitare qualsiasi collaborazione con Afd, partito anti-establishment e anti-migranti.

 

AfD ha tolto il sostegno al suo stesso candidato e ha sostenuto Kemmerlich, relegando  i Verdi, che si sono a malapena aggiudicati un seggio,  fuori dal governo.

 

La situazione insostenibile in Turingia è infine scoppiata in faccia alla Merkel. Negare l’esistenza di quasi un quarto dell’elettorato nei colloqui di coalizione è in definitiva un suicidio politico a fuoco lento.

 

Si tratta di un altro esempio dei tentativi disperati delle élite politiche tedesche per rimanere al potere.

 

Sono riuscite a farlo con successo in Brandeburgo, ma solo facendo quello che la Merkel non poteva fare a livello nazionale nel 2017, arrivare a un accordo con la SPD e con i Verdi.

 

AfD non sparirà nel nulla, in particolare nell’ex Germania est. I partiti di sinistra sono fluidi e la Mekel continua a usare lo status nominale di centrodestra della CDU come bastone per forzare i suoi provvedimenti preferiti.

 

Più questo accade, più l’opposizione diventa dura. E in Turingia il risultato è stato che i membri locali della CDU, in rivolta contro la proibizione della Merkel di lavorare con AfD, le hanno disubbidito per ostacolare la coalizione di minoranza Linke/SPD/Verdi che avrebbe dovuto vincere.

 

Alla fin fine, perché la Merkel è così arrabbiata per quanto successo, a parte le ovvie beghe interne al suo partito? Perché ha costretto Kemmerlich a sciogliere il governo e ad andare a elezioni anticipate in Turingia?

 

Il motivo sta nella camera alta del Parlamento tedesco, il Bundesrat. Me ne sono occupato in novembre dopo il voto. La Merkel ha un’alleanza ufficiosa con i Verdi per mantenere il controllo del Bundesrat e, di conseguenza, del Bundestag.

 

Come mi hanno fatto notare gli osservatori politici tedeschi, il gioco che sta giocando la Merkel nel lavorare con la SPD nel Bundestag funziona soltanto se riesce a soddisfare i Verdi nel Bundesrat.

 

Ma a causa della natura del Bundesrat (eletto su base regionale - NdVdE), dove le delegazioni dei singoli stati devono votare in blocco, fino al voto in Turingia i Verdi avevano potere di veto con 37 dei 69 seggi e potevano stoppare qualsiasi legge.

 

Ma ora questi quattro seggi andranno probabilmente a qualcun altro e questa defezione dei membri del partito CDU in Turingia rischia di innescare una crisi costituzionale in Germania, se AfD riesce a entrare nel Bundesrat.

 

Aggiungere i Verdi alla coalizione del Brandeburgo era un modo per bilanciare le potenziali perdite in Turingia. In questo modo l’attuale Bundesrat ha l’aspetto qui sotto con i Verdi che hanno 41 seggi più quattro altri potenziali dalla Turingia.

 



 

Questo rende palese la verità: la Merkel ha usato i Verdi per spingere la propria agenda UE senza darlo a vedere al pubblico. Il gioco le ha dato una copertura politica interna.

 

 

Se i Verdi perdono in Turingia, scendono a 41 seggi.

 

Ma ecco il vero problema, di cui nessuno dei media tedeschi si occuperà ma che sta per presentarsi. AfD ha formalmente contestato la ripartizione dei seggi in Assia, dove la CDU e i Verdi hanno un’alleanza fragile e una maggioranza di un solo seggio.

 

Questa contestazione potrebbe far cadere il governo in Assia, e probabilmente lo farà. Infatti, l’istituzione che deve decidere a riguardo non è politica. È amministrativa. Le leggi sono chiare e una volta che il caso verrà giudicato i cinque seggi dell’Assia saranno rimessi in gioco.

 

Infine, se/quando questo accadrà, mi aspetto che la SPD verrà aggiunta alla coalizione e l’ordine verrà ripristinato, dal punto di vista della Merkel. Ma siccome ci saranno nuove elezioni in Turingia, esiste la possibilità che la situazione per la Merkel si deteriori ancora più velocemente.

 

Già il fatto che l’unica opzione fossero le elezioni anticipate è stato profondamente imbarazzante per l’establishment. Questo favorirà i partiti minori, mentre la SPD continua a ripensare alla sua coalizione con una CDU che sta perdendo il controllo dei suoi membri.

 

La politica tedesca si gioca sul trasmettere un senso di coerenza, secondo il mio punto di vista. I cambiamenti devono essere misurati e graduali. Ma questo si basa sulla stabilità economica e sulla prosperità. Il rapido cambiamento del panorama politico tedesco che ha dato il via a questi eventi mette in dubbio questa tesi.

 

Le cattive condizioni economiche degli stati dell’Est spostano i conservatori tedeschi verso AfD. Il fatto che la Germania venga messa in difficoltà dalla Brexit e dall’ostilità di Trump nei confronti della Merkel non aiuta. Un’Europa incapace di una crescita economica che consenta alle aziende tedesche di esportare è un altro fattore. E le continue sanzioni alla Russia hanno ostacolato il relativo mercato per quasi sei anni.

 

Dopo quasi dieci anni di politiche rovinose della BCE e di insistenza della Merkel nell’obbedire a tutte le sfide e ai cambiamenti sta velocemente montando l'erompere di rivoluzione politica contro di lei.

 

Che succede se AfD vince la maggioranza nelle nuove elezioni? Che succede se i Verdi non riescono ad arrivare al 5% e non guadagnano alcun seggio? Che succede se i membri della sua CDU in Turingia scendono ancora a patti Con AfD?

 

Queste sono domande che Angela Merkel non vuole affrontare, ma la Germania ha bisogno di farlo.

 

 

 

 

25/09/18

Il conflitto Merkel-Seehofer non è un equilibrio di poteri, ma di debolezze

Il governo tedesco è ormai dilaniato internamente dalla questione dell’immigrazione. Mentre la CSU (Seehofer) sente sul collo il fiato del partito anti-immigrazione AfD, la cancelliera Merkel non vuole spostarsi a destra, anche per non perdere l’alleato SPD. Di conseguenza il governo è entrato in una fase di totale stallo. E questo rende impossibile il rilancio dell’Europa che qualche mese fa sognavano la Merkel e Macron, a sua volta alle prese con enormi problemi di consenso elettorale.

 

 

 

Di Moritz Koch, 20 settembre 2018

 

Horst Seehofer durante la sua lunga carriera politica ha raggiunto molti traguardi, ma era difficile pensare che potesse contrastare la forza di gravità, almeno finora. E invece Seehofer non ha potuto evitare le dimissioni del suo confidente Hans-Georg Maassen, ma ha potuto evitare la sua caduta.

 

La teorica vittima ha abbandonato il suo precedente incarico di presidente dell’Ufficio Federale per la Protezione della Costituzione per approdare alle alte sfere del ministero dell’Interno. Gli è stata evitata una dura caduta in ritiro temporaneo forzato.

 

Seehofer ha sottolineato che Maassen ha reso un ottimo servizio al paese, specialmente nella lotta al terrorismo. Ma non occorre metterlo in discussione, per sostenere che Maassen ha minato la fiducia in lui e nella sua autorità nelle ultime due settimane. Se il capo del servizio di intelligence interna mette in allarme il pubblico con speculazioni poco credibili, nessuno dovrebbe sorprendersi se il prossimo allarme terrorismo non verrà preso seriamente. Il comportamento di Maassen dopo le schermaglie a sfondo neonazista a Chemnitz è stata la ragione delle sue dimissioni. Il premio: una promozione alla segreteria di Stato con uno stipendio aumentato del 20 per cento (in sostanza, Maassen si è rifiutato di dipingere l’episodio come un rigurgito neonazista, e ha quindi violato il politicamente corretto NdVdE).

 

Per quanto possano essere corrette le critiche a Maassen, sarebbe sbagliato ridurre il cosiddetto caso-Maassen alla sua persona. All’ex capo dello spionaggio tedesco potrà anche piacere porsi al centro dell’attenzione nelle sue interviste, ma in fin dei conti è una figura di poco conto. La cancelliera ha recentemente sottolineato che la coalizione “non si romperà per il capo di un’agenzia sussidiaria”. È corretto. Tuttavia allo stesso tempo Angela Merkel ha taciuto l’argomento sul quale il suo governo potrebbe spaccarsi: le sue contraddizioni interne e le lotte di potere irrisolte. La grande coalizione è composta dal partito Socialdemocratico, che vuole governare solo a certe condizioni, e un’alleanza di centrodestra che ha poteri limitati per governare. Il risultato è un equilibrio instabile, che ha prodotto due crisi esistenziali in sei mesi.

 

Non è una coincidenza che le controversie avvengano al ministero dell’Interno. Sotto la guida di Seehofer qui si sta formando una sorta di governo di opposizione. Nel suo futuro ruolo di segretario di stato per la sicurezza, Maassen incontrerà il suo vecchio amico Dieter Romann, capo della polizia federale, con cui condivide la posizione di netto rifiuto della politica della Merkel sui rifugiati. Con questi uomini, una cosa è certa: i conflitti non diminuiranno all’interno della coalizione in crisi della Merkel.

 

Tuttavia il principale problema della cancelliera è Seehofer, che non ha mai voluto seguire le sue direttive per determinare la politica sui rifugiati. Quando parla di fare marcia indietro sulla politica del diritto d’asilo, non si riferisce a una classica revisione per mostrare l’impronta di un nuovo ministro nel tempo. Intende umiliare la sua rivale. La politica del governo è caratterizzata da un’impasse tra la Merkel e Seehofer. Questa è la situazione. C’è un equilibrio di poteri che è in realtà un equilibrio di debolezze. Seehofer è stato duramente colpito dalla sconfitta del suo partito nelle elezioni nazionali dello scorso anno. Non ha la forza di disarcionare la cancelliera. Ma anche la Merkel non è più abbastanza forte per liberarsi del suo avversario.

 

Gli alleati della Merkel sperano in una sconfitta della CSU in Baviera


 

Il risultato è una continuazione dell’attuale conflitto riguardo alla politica sui rifugiati. La Merkel prende tempo. I suoi alleati sperano che il problema-Seehofer si risolva da solo dopo le elezioni in Baviera. Si profila una sconfitta storica per la CSU, e molti daranno la colpa al capo del partito Seehofer. Ma quello che verrà dopo non si sa. Anche se la CSU dovesse inviare un nuovo ministro a Berlino, la disputa ideologica fondamentale rimane, per decidere se i due partiti gemellati – la CDU della Merkel e la CSU di Seehofer – debbano rimanere ancorati al centro o debbano andare verso lo spettro conservatore. Questo è precisamente il nocciolo della questione dei rifugiati.

 

In mezzo al fronte CDU/CSU sta la SPD, che in realtà avrebbe voluto posizionare il Vice Cancelliere Olaf Scolz come alternativa alla Merkel e che improvvisamente si trova ad essere la guardia del corpo della cancelliera. I Socialdemocratici si prendono la maggior parte delle colpe per il cambiamento di guida dell’importante ministero di Seehofer. Anziché celebrare i successi del lavoro del governo – la legge per migliorare i centri diurni di guardia che è appena stata approvata, o la riduzione dei contributi di disoccupazione, per esempio – la SPD viene utilizzata come uno sparring partner. Non c’è da stupirsi che i rivali della coalizione si sentano rassicurati. Il discontento della base potrebbe rapidamente trasformarsi in rivolta.

 

Ci si è quasi dimenticati nel frattempo che l’accordo di coalizione era stato proclamato “una nuova partenza per l’Europa”.  La speranza era che un asse franco-tedesco potesse condurre l’Europa in un momento di incertezza. Sei mesi dopo, nessuno a Berlino sembra rendersi conto che il presidente riformatore, Emmanuel Macron, è in grossi guai. Mentre il governo tedesco è assorbito dai suoi problemi interni, un’opportunità storica sta sfumando. I nemici dell’Europa, sia interni sia esterni, si rallegrano aspettando che accada il peggio.

 

 

03/09/18

FT - Le tensioni razziali in Germania si riversano sulle strade di Chemnitz

Il Financial Times riporta un resoconto molto equilibrato di quanto sta avvenendo a Chemnitz, in Germania, dove da giorni si susseguono scontri tra estrema destra e antifa a seguito alle manifestazioni cittadine contro l'omicidio di un trentacinquenne tedesco per mano di due immigrati richiedenti asilo, sfociate anche in una caccia all'immigrato. Tra l'insofferenza e la disillusione della popolazione verso i politici locali e nazionali della CDU, aspramente criticati per la loro ipocrisia e la politica sull'immigrazione e la sicurezza; l'ascesa di AfD, l'unico partito a non aver condannato gli scontri e la reazione della popolazione; il preoccupante riemergere di gruppi neonazisti e i raduni di antifa; l'impotenza della polizia nel contenere gli scontri, quella che rimane impressa è l'istantanea di un paese in crisi di nervi, dove l'aria di guerra civile si sta riversando dai social alle strade e alla piazze. (En passant, è impossibile non sottolineare la differenza abissale del taglio informativo tra FT e l' "ammiraglia" dell'informazione italiana, il Corriere della Sera, che riduce i fatti di Chemnitz a populismo, xenofobia e fake news nel chiaro intento di supportare un'agenda politica ben precisa).

 

di Guy Chatzan, 31 settembre 2018

 

 

Michael Kretschmer, primo ministro della Sassonia, sapeva che stava entrando nella tana dei leoni. Ma perfino lui sembrava impreparato ai fischi, alle grida e alle contestazioni che gli hanno dato il benvenuto a Chemnitz, città in ebollizione tra rabbia e dolore.

 

Rivolgendosi ad un'assemblea municipale con gente del posto, sbigottita per l'assassinio di un uomo di 35 anni avvenuto in città lo scorso fine settimana, Kretschmer voleva che i presenti si dissociassero dagli estremisti di destra che si sono appropriati delle proteste pacifiche per l'omicidio, che le autorità sospettano sia stato perpetrato da un siriano e da un iracheno.

 

"Non è una buona cosa stare in una manifestazione dove c'è gente che fa il saluto di Hitler", ha detto. "E' tempo di dire: 'Non avremo nulla a che fare con quelle persone'".

 

Le reazioni sono state furiose: "Stai dando a credere che la cosa peggiore che è accaduta sia stato il saluto nazista", ha risposto un uomo per le rime. " La cosa peggiore è che un tizio sia stato ucciso".

 

Chemnitz, la terza città più grande della Sassonia, è diventata il simbolo dell'incessante crescita dell'estrema destra in Germania. In una serie di manifestazioni questa settimana, giovani uomini in felpe nere con cappuccio hanno cantato "Germania ai tedeschi" e "Fuori gli stranieri". Un paese che pensava di aver fugato da lungo tempo il nazismo si è trovato di fronte alla sua brutta rinascita.

 

Ma le persone raccolte giovedì sera per ascoltare Kretschmer, una stella nascente dell'Unione Cristiano Democratica (CDU) di Angela Merkel, hanno accusato i politici locali e nazionali di fare lo stesso, diffamatorio fascio tra loro e il nazismo. Hanno anche detto che i politici stanno ignorando i loro problemi e minimizzando la minaccia dei crimini degli immigrati.

 

Gli scontri di questa settimana sono stati scatenati dalla morte di un uomo identificato come Daniel H, avvenuta nel centro cittadino domenica. Mentre turbinavano le voci che i killer fossero dei mussulmani richiedenti asilo, una folla è andata su tutte le furie, inseguendo tutti quelli che sembravano stranieri. Sono seguiti scontri tra dimostranti di destra e di sinistra. La polizia è sembrata impotente nel fermare la violenza. Due uomini sono adesso in custodia per la morte avvenuta nel fine settimana.

 

Le tensioni latenti sull'immigrazione, l'identità, la razza e la religione hanno intorbidito la Germania da quando la Merkel ha lasciato entrare più di un milione di migranti al culmine della crisi dei rifugiati. Questi hanno alimentato l'ascesa di Alternativa per la Germania (AfD), un partito di estrema destra che ha guadagnato 92 seggi parlamentari nelle elezioni dell'anno scorso e adesso è il più grande partito di opposizione al Bundestag. Quelle tensioni sono esplose allo scoperto a Chemnitz.

 

La città, di circa 250 mila abitanti non molto distante dal confine ceco, è probabile che rimanga il centro della crisi. Proteste e contro-proteste sono programmate per questo fine settimana, alimentando i timori di nuovi scontri. AfD ha pianificato una marcia per sabato, assieme al movimento anti-Islam Pegida, mentre anche i gruppi anti-fascisti hanno convocato i propri sostenitori. Le strade di Chemnitz adesso sono un campo di battaglia per forze opposte, che fino ad ora si erano fatte la guerra sui social media e sulle chat room di internet.

 

"È stata una settimana storica", ha detto Matthias Kurth, un abitante di Chemnitz che ha partecipato all'assemblea municipale presso la sede della squadra cittadina di calcio. "Tutte le emozioni che si sono sviluppate tra la popolazione negli ultimi tre anni sono arrivare in superficie adesso".

 

Queste hanno le loro radici nell'afflusso di rifugiati, ha detto - "questa sensazione che i nostri leader abbiano infranto la legge e quindi ci abbiano lasciato, noi gente comune, ad affrontare le conseguenze".

 

L'atmosfera all'incontro di giovedì era tesa. Mentre i partecipanti osservavano un minuto di silenzio in onore di Daniel H, canti di "levatevi dalle palle!" sono stati sentiti venire da una folla di contestatori di destra che si erano raccolti nella strada fuori dal palazzo; molti di loro erano uomini giovani, dall'aspetto tetro e vestiti con magliette nere e occhiali da sole. Alcuni sventolavano uno striscione con le parole: "Il popolo si sta sollevando".

 

Nel frattempo, nella sede del club di calcio, i locali esprimevano frustrazione per la politica sui rifugiati del governo. Perché, chiedevano, quelli che hanno criticato apertamente quella politica sono stati etichettati come razzisti?

 

"Perché dovrei essere condannata come persona di destra per aver detto che l'uomo che è morto è tedesco e gli uomini che lo hanno ucciso erano stranieri?", ha detto Monika Krauss, un'infermiera.

 

Ha detto a Kretschmer che i neo-nazisti erano una piccola minoranza tra i dimostranti. La maggior parte di quelli in marcia erano cittadini comuni, "insegnanti di scuola materna, dottori, avvocati". Tutti loro "vogliono poter camminare per le strade della città senza paura". I media hanno distorto la verità, ha detto, concentrando le telecamere sugli estremisti mentre alla loro destra e alla loro sinistra c'erano solo "normali cittadini".

 

L'accoglienza per la sindaca di Chemnitz, Barbara Ludwig, è stata ancora più ostile. È stata fischiata mentre richiamava i locali ad una convivenza pacifica. Quando ha detto che prendeva seriamente la questione dell'ordine e del diritto, un uomo nel pubblico ha gridato "ipocrita!".

 

AfD è l'unico partito politico a non aver condannato gli eccessi di destra a Chemnitz. Il suo leader, Alexander Gauland, questa settimana ha detto che quando vengono commessi omicidi, "è normale che la gente vada su tutte le furie".

 

Il messaggio è stato apprezzato in città. AfD adesso è il secondo partito più forte in Sassonia, dietro alla CDU della Merkel. Alcuni pronosticano addirittura che possa superare i Cristiano Democratici nelle elezioni regionali dell'anno prossimo.

 

I sostenitori di AfD sono stati in prima fila nel raduno organizzato giovedì all'esterno della società di calcio dall'alleanza di destra "Pro Chemnitz".

 

Matthias Henke, uno dei dimostranti, teneva un cartello con cui accusava la CDU di essere dei "traditori". "La Merkel parla di mantenere il diritto e l'ordine, ma la gente viene massacrata nelle strade", ha detto. "Se le cose continuano così, stiamo andando verso una guerra civile".

 

18/06/18

Il melting pot dell'Unione Europea sta crollando

Sul Times Niall Ferguson sostiene chiaramente che il problema dell’immigrazione si pone oggi in tutta la sua drammaticità a causa delle disastrose politiche passate, promosse dalla Merkel in Germania e dai governi mainstream in Italia, da Monti a Gentiloni, passando per Letta e Renzi. Le conseguenti tensioni politiche dicono che il futuro dell’Europa non sarà di maggiore integrazione, ma di divisione, talmente esplosiva da far sembrare la Brexit solo un piccolo segnale premonitore.

 

 

Di Niall Ferguson, 17 giugno 2018

 

 

Sull’immigrazione, i populisti italiani sono il futuro. La Merkel rappresenta il passato.

 

Centodieci anni fa l’autore britannico Israel Zangwill completò la sua opera teatrale “Il melting pot”. Rappresentata per la prima volta a Washington nell’ottobre 1908 – dove fu accolta entusiasticamente dal Presidente Theodore Roosvelt – celebrava gli Stati Uniti come un gigantesco crogiolo, che fondeva insieme “Celti e Latini, Slavi e Teutoni, Greci e Siriani – neri e gialli – Ebrei e Gentili” per formare un unico popolo.

 

“Sì”, dichiara l’eroe della commedia (un immigrato ebreo dalla Russia, come il padre di Zangwill), “Est e Ovest, Nord e Sud, la palma e il pino, il polo e l’equatore, i musulmani e i cristiani… qui saranno tutti uniti per costruire la Repubblica degli Uomini e il Regno di Dio”.

 

È piuttosto difficile immaginare di scrivere un’opera simile riguardo all’Unione Europea all’inizio del ventunesimo secolo. O piuttosto, è facile immaginarne una molto diversa. In questa, l’influsso di immigrati da tutto il mondo avrebbe esattamente l’effetto opposto di quello immaginato da Zangwill. Anziché portare alla fusione, la crisi migratoria europea sta portando alla fissione. La commedia potrebbe chiamarsi “Il Meltdown Pot” [quindi non un crogiolo dove si fondono insieme diversi metalli, ma un posto dove una materia solida si liquefa disperdendosi, NdVdE].

 

Sono sempre più convinto che la crisi migratoria sarà vista dai futuri storici come l’ingrediente fatale che ha sciolto l’UE. Nelle loro ricostruzioni, la Brexit sembrerà a mala pena un sintomo premonitore della crisi. Ci diranno che l’immenso “Völkerwanderung” [movimento di massa di persone, NdVdE] ha sopraffatto il progetto di integrazione europea, esponendo la debolezza dell’UE come istituzione e spingendo gli elettori nelle braccia della politica nazionale per trovare soluzioni.

 

Cominciamo dalla dimensione dell’afflusso. Nel solo 2016 sono arrivati nei 28 paesi membri UE circa 2,4 milioni di immigrati da paesi non-UE, portando il totale della popolazione nata all’estero a 36,9 milioni, più del 7% del totale.

 

Questo potrebbe essere solo l’inizio. Secondo gli economisti Gordon Hanson e Craig McIntosh, “il numero di migranti di prima generazione nati in Africa e tra i 15 e i 64 anni, fuori dall’Africa sub-Sahariana aumenterà da 4,6 milioni a 13,4 milioni tra il 2010 e il 2050”. La grande maggioranza di questi si dirigerà sicuramente in Europa.

 

Il problema è insolubile. La popolazione dell’Europa Continentale sta invecchiando e diminuendo, ma il mercato del lavoro europeo ha pessime esperienze nell’integrazione di immigrati non specializzati. Inoltre, un’ampia proporzione degli immigrati in Europa sono musulmani. A sinistra si insiste nel sostenere che sarebbe possibile per cristiani e musulmani convivere pacificamente in un’Europa secolare post-cristiana. In pratica, la combinazione di sospetti storicamente radicati e di divergenze moderne nelle posizioni – in particolare sullo status e il ruolo delle donne – sta rendendo difficile l’assimilazione (paragonate la situazione dei marocchini in Belgio a quella dei messicani in California, se non mi credete).

 

Infine, c’è un problema pratico. È quasi impossibile difendere i confini dell’Europa del sud dalle flottiglie degli immigrati, a meno che i leader dell’Europa non siano pronti a lasciar annegare molte persone.

 

Politicamente, il problema dell’immigrazione sembra poter essere fatale a quelle alleanze allargate tra socialdemocratici moderati e conservatori moderati/cristiani democratici su cui si è basata l’integrazione europea negli ultimi 70 anni.

 

I centristi europei hanno le idee molto confuse sull’immigrazione. Molti, specialmente nel centro-sinistra, vorrebbero avere sia frontiere aperte sia uno stato sociale. Ma le evidenze dicono che è difficile “fare la Danimarca” in una società multiculturale. La mancanza di solidarietà sociale rende insostenibili alti livelli di tassazione e redistribuzione.

 

In Italia possiamo vedere un possibile futuro: i populisti di sinistra (il Movimento Cinque Stelle) e i populisti di destra (la Lega) si sono uniti per formare un governo. La loro coalizione si concentrerà su due cose: difendere le vecchie norme dello stato sociale (il governo prevede di revocare una recente riforma delle pensioni) ed escludere gli immigrati. La scorsa settimana, con un ampio consenso popolare, il ministro degli interni Matteo Salvini ha respinto una nave che portava 629 immigrati recuperati dal mare della Libia. La Aquarius ora si dirige in Spagna, il cui nuovo governo di minoranza socialista si è offerto di accettare il carico umano.

 

In quali altri posti i populisti possono andare al potere? Sono già al governo in qualche modo in sei membri UE: Austria, Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria, Italia e Polonia. Ma in tutta l’UE ci sono in totale 11 partiti populisti con un sostegno popolare superiore al 20%, il che implica che il numero di governi populisti potrebbe all’incirca duplicare. Il fatto è che pochi paesi stanno alla pari dell’Italia per flessibilità politica. Immaginate, se ci riuscite, il partito di destra Alternativa per la Germania (AfD) che si siede con i tedeschi di sinistra (Die Linke) a mangiare salsicce e bere birra a Berlino. Impossibile. Di conseguenza, come hanno constatato i tedeschi dopo le scorse elezioni, in effetti non esiste alternativa alla vecchia Grande Coalizione tra centro-destra e centro-sinistra, che procede zoppicando.

 

E intendo proprio “zoppicare”. La scorsa settimana la cancelliera Angela Merkel si è scontrata con Horst Seehofer, il suo ministro dell’interno, che voleva respingere sui confini tedeschi tutti gli immigrati già registrati in altri paesi UE. Secondo il regolamento di Dublino, il paese dove l’immigrato mette piede per primo in UE è in teoria responsabile per la sua richiesta di asilo. Ma in pratica gli immigrati cercano in giro la destinazione più gradita, grazie al sistema delle frontiere aperte di Schengen, a cui la Germania appartiene.

 

Secondo la Merkel, la Germania non può uscire da Schengen senza rischiare il collasso dell’intero sistema di libertà di movimento. La sua speranza è quella di mettere insieme una sorta di pacchetto pan-europeo in materia di immigrazione al vertice UE di Bruxelles a fine mese. Ma non è ancora chiaro se il suo alleato della CSU Bavarese (il partito guidato da Seenhofer) possa accettare questa linea. La CSU ha elezioni locali il prossimo ottobre e teme di perdere consensi a favore di AfD proprio sulla questione dell’immigrazione. In ogni caso, la possibilità di una strategia coerente pan-europea sull’immigrazione sembra remota. I confini nazionali sembrano una soluzione più semplice.

 

Ero scettico riguardo all’opinione che la Brexit significasse semplicemente abbandonare una nave che affonda. Ma adesso devo ricredermi. Anche se l’impossibilità di riconciliare i conservatori nostalgici dell’UE e i sostenitori della Brexit sembra un pericolo esistenziale per Theresa May, gli eventi in Europa si muovono in una direzione che sembrava impensabile pochi anni fa.

 

Nel suo libro in uscita riguardo all’immigrazione USA, il mio brillante amico Reihan Salam – lui stesso figlio di immigrati dal Bangladesh – sostiene una tesi coraggiosa: o l’America mette restrizioni all’immigrazione o rischia la guerra civile a causa della combinazione tra crescente disuguaglianza e tensione razziale.

 

Spero che Salam abbia ragione quando sostiene che il melting pot americano può essere in qualche modo salvato. Ma non nutro la stessa speranza per l’Europa. Nessuno che abbia passato un po’ di tempo in Germania dopo la grande scommessa della Merkel nel 2015-2016 può onestamente credere che sia in atto un melting pot anche lì. Chiunque visiti oggi l’Italia può vedere che le politiche dello scorso decennio – austerità e frontiere aperte – hanno prodotto un tracollo politico.

 

La fusione può ancora essere la soluzione per gli Stati Uniti. Per l’Europa, temo, il futuro è nella divisione – un processo potenzialmente così esplosivo che potrebbe relegare la Brexit a una nota a piè di pagina nella storia futura.

 

 

Niall Ferguson è assistente anziano alla Milbank Family presso la Hoover Institution, Stanford

 

 

16/06/18

Eurointelligence - La CDU/CSU è in aperta rivolta contro la Merkel

In Germania tira aria di crisi di governo, a causa della contrapposizione tra il ministro dell'Interno Horst Seehofer, presidente del partito democratico-cattolico bavarese CSU, e la cancelliera Angela Merkel. Oggetto dello scontro è la politica sugli immigrati: Seehofer, in vista delle elezioni di ottobre in Baviera - confine meridionale della Germania su cui convergono le rotte mediterranee e quelle balcaniche - vorrebbe il totale respingimento alle frontiere dei rifugiati già registrati in altri paesi UE; la Merkel cerca un approccio più morbido per non esacerbare gli animi nei paesi europei sul confine esterno, ed ora si trova nella difficile posizione di dipendere da accordi bilaterali con gli italiani e con i greci per la sua sopravvivenza politica. Probabilmente cercherà di offrire in cambio larghe concessioni, ma in ogni caso non farebbe che rimandare la resa dei conti: l'immigrazione continua ad essere il potenziale deflagratore dei traballanti equilibri europei. Da Eurointelligence.

 

 

della Redazione, giovedì 14 giugno 2018.

 

Le crisi degli immigrati sono per natura degli eventi trans-frontalieri, ma adesso ci sono altri inquietanti paralleli tra gli sviluppi in Germania e in Italia. In Germania c'è una rivolta aperta contro Angela Merkel, che ora vuole disperatamente trovare una soluzione europea in un lasso di tempo molto breve.

 

Secondo quanto riporta l'agenzia di stampa tedesca DPA, la Merkel la scorsa notte ha incontrato Horst Seehofer, presidente della CSU e ministro degli interni, e ha proposto un compromesso. L'idea è che la Germania concluda degli accordi bilaterali con l'Italia e la Grecia, sotto l'ombrello o almeno con l'acquiescenza della UE. Questi accordi renderebbero quindi possibile alla Germania respingere alla frontiera  gli immigrati che sono già stati registrati nei due paesi. Questa è la principale richiesta di Seehofer e della CSU: il respingimento totale alla frontiera di qualsiasi rifugiato che sia già stato registrato in un altro paese membro della UE. La principale preoccupazione della Merkel, a parte il suo proprio futuro politico, è la coesione della UE se la Germania dovesse agire unilateralmente.

 

Quel che la storia riportata dalla DPA non dice è cosa la Merkel intenda offrire in cambio a Italia e Grecia. Forse che la Grecia non chiederebbe la riduzione del debito? E l'Italia non vorrebbe il pieno sostegno tedesco alle proprie politiche sull'immigrazione, magari a scapito di Spagna e Francia? L'Italia non domanderebbe il tacito consenso tedesco a un'inevitabile trasgressione fiscale? E la concessione non provocherebbe una ribellione nel Bundestag? O pensiamo davvero che i greci e gli italiani continueranno nella tradizione consolidata  di negoziare dei pessimi  accordi a loro sfavorevoli?

 

Non si registra nessuna risposta da parte della CSU, se non mezze frasi sul fatto che non cambieranno la propria linea, cosa insensata considerato quello che sta proponendo la Merkel. Non abbiamo dubbi che, se il  compromesso della Merkel venisse accettato dagli altri stati membri, e se ricevesse il nulla osta dal Consiglio europeo, Seehofer acconsentirebbe.

 

Come Theresa May, la Merkel potrebbe solo guadagnare un po' di tempo, ma il momento della verità arriverà. È un problema binario: o si respingono gli immigrati alle frontiere o non lo si fa. E il tempo sta scadendo: la Baviera terrà le elezioni statali a ottobre, e non crediamo che la CSU accetterà un compromesso che non porti a un risultato sicuro l'anno successivo. Alla Merkel serve un accordo politico con Giuseppe Conte e Alexis Tsipras, e relativamente presto.

 

Per dare un'idea della ribellione in corso, abbiamo preso in considerazione un articolo sul Die Welt. Non è un giornale che citiamo di solito perché non sempre lo riteniamo affidabile. Ciò premesso, segnaliamo una storia secondo la quale un parlamentare della CDU ha parlato di un voto di sfiducia alla Merkel, mentre un altro ha detto che c'è una larga maggioranza all'interno del gruppo CDU nel Bundestag a favore delle posizioni di Seehofer. Questo significa che è probabile che in questo stallo Seehofer condurrà le danze.

 

Nel frattempo, Seehofer continua la sua ricerca di alleati europei che lo sostengano nella sua difficile posizione. Ieri ha tenuto un incontro con Sebastian Kurz a Berlino, al termine del quale Seehofer ha parlato di un'alleanza tra lui, Kurz e Matteo Salvini, il nuovo uomo forte italiano. Ha parlato di un "asse dei consenzienti" (axis of the willings), una metafora cupa e densa di pesanti significati.

 

Kurz ha detto che la priorità dell'Austria per la sua imminente presidenza della UE è il rafforzamento di Frontex, la polizia delle frontiere esterne, in termini di personale, fondi e mandato. Ha fatto presente che si è aperta una nuova rotta dei rifugiati  - attraverso la Grecia, via Albania. La chiusura della rotta balcanica occidentale ha messo fine alla crisi del 2015/2016, ma questo sta diventando un nuovo corridoio alternativo. Secondo la FAZ, ci sono proposte per un accordo "rifugiati in cambio di denaro" con l'Albania, sulle stesse linee di quello concluso con la Turchia. Non ne saremmo sorpresi.

27/09/17

Flassbeck - È ora di alzare gli stipendi

Il sito di Flassbeck commenta il risultato delle elezioni tedesche, con il preoccupante ritorno della destra estrema in parlamento. L’evidenza lo dimostra: questo risultato è figlio delle politiche inique dei partiti tradizionali tedeschi, che hanno lasciato crescere povertà e malcontento a vantaggio dei più ricchi. La soluzione proposta è un aumento dei salari tedeschi: proposta quantomeno ingenua, visto che l’euro stesso esiste proprio perché i capitalisti tedeschi possano godere appieno della moderazione salariale che applicano ai propri lavoratori.

 

 

Di Will Denayer, 25 settembre 2017 

 

 

Inizialmente, non intendevo commentare le elezioni tedesche, dato che abbiamo fior di esperti (tedeschi) a disposizione. Ma lasciatemi dire la mia.

 

Chi è rimasto sorpreso dal risultato di queste elezioni doveva essere molto distratto. Il partito di estrema destra AfD aveva già conquistato seggi nel parlamento di 13 dei 16 stati federali tedeschi, con una percentuale di consensi del 24,3% nella regione della Sassonia, nell’Est della Germania, lo scorso anno. Era inevitabile che la destra estrema entrasse nel Bundestag (il parlamento Tedesco NdVdE). Il 13% degli elettori tedeschi che hanno votato ha scelto AfD. E guardando ai risultati disaggregati per regione, la situazione è ancora peggiore. L’AfD ha conquistato il 21,5% dei voti nella vecchia Germania Est (inclusa Berlino Est) (i numeri consolidati potrebbero un po’ variare, ma non di molto). L’AfD ha conquistato tanti voti nell’Est quanti ne ha conquistati la SPD a livello nazionale. Certo Die Linke (partito di sinistra NdVdE) ha ottenuto il 16,5% dei voti nell’ex Germania Est, ma molti meno nell’Ovest, e complessivamente ottiene un deludente 10%. È trimste, perché il partito meritava ben di più.

 



 

Figura 1: proiezioni di ZDF e paragoni con l’elezione del 2013 (Fonte: ZDF). 

 



 

Figura 2: proiezioni della composizione del nuovo Bundestag (Fonte: Bloomberg). 

 



 

Figura 3: proiezioni che evidenziano la differenza tra Ovest ed Est (Fonte: Bundestagwahl 2017). 

 

La SPD non è l’unico grande perdente. Si tratta del peggiore risultato per i principali partiti dal 1949. Abbiamo un minimo storico per la CDU, un minimo storico per l’SPD, un massimo storico a partire dal dopoguerra per la destra estrema. Per capire le proporzioni del risultato, le due coalizioni principali, questa volta la CDU/CSU e la SPD complessivamente hanno ottenuto il 53% dei voti. Nel 1972, avevano ottenuto complessivamente il 91,2%

 

Quello che succederà ora è che, qualsiasi sarà la composizione del nuovo governo, esso dovrà confrontarsi con 88 (o 92, al momento ancora non è chiaro) parlamentari di estrema destra all’interno del Bundestag. L’estrema destra guadagna consensi ovunque – aspettate poi a vedere l’anno prossimo quando ci saranno le elezioni in Svezia: sarà anche peggio! – ma la Germania è differente. Non si tratta di un paese di dieci milioni di persone. In Germania, c’è una profonda etica del “Mai più fascismo”. AfD è un partito neo-nazista? Possiamo assumere che alcune parti di esso siano fasciste e neo-naziste, senza dubbio.

 

Si possono trovare diverse ragioni per spiegare questo risultato, ma non confondiamo l’analisi con la comprensione o l’empatia. Certo, le condizioni di vita di alcuni si sono deteriorate e ora sono veramente misere, in maniera inumana. Certo, il mainstream politico non ha ascoltato queste persone. Queste persone avevano le spalle al muro, non avevano rappresentanza politica (o perlomeno non avevano la sensazione di essere rappresentate). Il mainstream ha attuato politiche che hanno massicciamente aumentato la disuguaglianza di reddito e ricchezza in Germania. La Hartz IV non è un welfare sociale, è uno scandalo per un paese civilizzato, si tratta più di pulizia sociale punitiva che di inclusione e sostegno. Naturalmente, il mainstream è il responsabile della crescita della povertà in Germania. Questi sono i risultati della moderazione salariale tedesca, chiamata anche mercantilismo tedesco. Mentre alcuni hanno tratto da essa grandi profitti, la popolazione ne ha pagato il prezzo, per più di dieci anni. Nessuno ha pagato un prezzo più salato dei poveri, degli anziani e degli ammalati. È tutto vero. Ma c’è anche della responsabilità personale e ci sono altri modi per combattere tutta questa miseria oltre che votare per un partito che, se dovesse avere un’influenza sulla politica, renderebbe tutto PEGGIORE, mentre per il resto non ha niente altro da dire che delle spregevoli, marce sciocchezze su rifugiati, immigrati, musulmani e poveri, tra cui ovviamente i poveri tedeschi.

 

“Ovviamente non siamo riusciti a mantenere ed espandere la nostra base elettorale tradizionale, nonostante i molti risultati sociali ottenuti negli ultimi quattro anni” ha detto Martin Schulz.

 

A quali risultati si riferiva Schulz? Si riferiva forse all’aumento del salario minimo di 34 centesimi di quest’anno? Ecco qual è il problema nella sua essenza. Non cercare di risolvere i problemi, ma appiccicare ogni tanto un cerotto sulla ferita, mentre intanto lasci che l’infezione si diffonda. Non capisci che la gente si è stufata di te? Quando mai i socialdemocratici lo capiranno? C’è un solo partito socialdemocratico in tutta Europa che oggi guadagna rappresentanti e voti ed è il Labour del Regno Unito. Anche lì le cose non vanno affatto bene, ma il nodo è che il Labour sta convincendo la base elettorale appoggiandosi al manifesto più di sinistra che abbia mai avuto dal 1980. Tutti gli altri partiti socialdemocratici non stanno semplicemente perdendo, stanno venendo amaramente umiliati e completamente sconfitti. Quando lo capirete?

 

Quello che ora succederà non lo sa nessuno, ma la mia opinione è che non succederà niente di particolare. Ci saranno verosimilmente lunghe negoziazioni prima della formazione di un nuovo governo. Secondo Henrik Enderlein, professore della Hertie School of Governance, non ci sarà una nuova coalizione prima del 15 di ottobre – giorno delle elezioni regionali nella Bassa Sassonia. Ci sono solo due opzioni, o forse tre – esiste l’opzione teorica di un governo di minoranza tollerato dalla SPD all’opposizione, ma la Germania non ha mai sperimentato governi di minoranza, che comunque causano solo problemi. Le due vere opzioni sono una continuazione della Grande Coalizione – CDU/CSU e SPD – o una coalizione tra la CDU/CSU, il partito conservatore liberale FDP e i Verdi. Manuela Schwesig, il primo ministro della SPD dello stato Mecklenburg- Pomerania, ha detto a ZDF che i leader del partito sono uniti nella determinazione di andare all’opposizione. Altri politici dell’SPD non sono stati così espliciti.

 

Una cosa è certa: le negoziazioni per formare una coalizione non saranno semplici. I Verdi hanno promesso durante la campagna che non entreranno in nessun governo che non appoggi la proibizione dell’uso di autovetture a combustibile entro il 2030. La Merkel è in aperta opposizione a questa misura. Ma non c’è nulla di chiaro. I Verdi vogliono battere il populismo anti-europeo, combattere i cambiamenti climatici e lavorare per una società più giusta. Tutte belle parole. La Merkel è uno dei difensori più agguerriti degli Accordi di Parigi, quindi potrebbe esserci spazio per un compromesso.

 

I veri cambiamenti di politica saranno probabilmente minimi. Alcuni dicono che il mandato della Merkel quando inizierà i negoziati su una più profonda integrazione europea sarà indebolito. Potrebbe essere vero, come potrebbe essere vero il contrario. La reazione potrebbe essere: meglio andare avanti prima che l’”onda bruna” ottenga ancor più potere.

 

Per quanto riguarda AfD, Bershidsky di Bloomberg  ha detto una cosa importante. Gli elementi di estrema destra non cadono dal cielo, né arrivano improvvisamente dalla crisi dei rifugiati, anche se la crisi ne è stata certamente un catalizzatore. Questi elementi di estrema destra esistevano ben prima di essa, ma erano  interni alla CDU e alla CSU. Queste persone non sono molto cambiate. Negli ultimi due anni hanno a mala pena formato un’entità separata, che ora si oppone alla leadership della Merkel apertamente, anziché agire dietro le quinte.

 

Quindi dobbiamo arrivare a questo: crisi dei rifugiati, immigrati, musulmani. Cosa sta succedendo davvero? Una settimana fa circa, Flassbeck l’ha spiegato perfettamente nella sua ultima intervista con Real News Network (qui). La Merkel ha promosso la sua “cultura dell’accoglienza” ha detto Flassbeck, ma non ha fatto nient’altro. Avrebbe potuto – e avrebbe dovuto, perché sarebbe stato bene per tutto il Paese e per l’Europa in generale – alzare i salari e avrebbe potuto investire in alloggi e altri servizi per i rifugiati e gli immigrati. Questo avrebbe creato occupazione e quindi redditi e quindi domanda. Non che il Governo tedesco non avesse i soldi per fare una politica del genere. Ma la Merkel non ha fatto niente del genere.

 

Ora sentirete giorno e notte come la crisi dei rifugiati e l’immigrazione in generale abbiano contribuito all’ascesa di AfD. È vero: sono fattori che hanno contribuito. Gli immigrati saranno incolpati delle politiche del governo. Molti commentatori eviteranno la patata bollente, il vero colpevole, la cosa che non viene menzionata: i salari. Circa un quarto della forza lavoro tedesca riceve ora un “salario di basso livello”, ossia un salario inferiore ai due terzi della mediana. Si tratta di una percentuale maggiore rispetto a tutti gli altri Paesi europei, a eccezione della Lituania! Il numero di lavoratori precari in Germania è quasi triplicato negli ultimi dieci anni (ora sono 822.000).

 



 

Figura 4: Non l’immigrazione, ma la paura e il pregiudizio, I salari bassi e la precarietà hanno spinto AfD (Fonte: Financial Times).

 

È chiaro, come ha detto Flassbeck nell’intervista con il Real News Network, che l’aumentato tasso di occupazione è stato ottenuto a spese dei redditi reali di coloro che lavorano (vedere qui). I lavoratori tedeschi sono stati costretti ad accettare incrementi salariali molto bassi, mentre i capitalisti tedeschi hanno ottenuto grandi profitti. I salari reali sono ora inferiori al livello che avevano nel 1999, nonostante il PIL reale tedesco per abitante sia cresciuto di quasi il 30 per cento. Questa è la disfunzione, l’ingiustizia e la follia, in poche parole.

 

Se ci sarà la possibilità di una svolta fiscale non si può sapere. Molti si aspettano che la CDU si sposti ulteriormente a destra. Non è da escludere che la SPD si muova ancor più a destra. Attenti amici miei, la differenza tra voi e AfD è ora soltanto del 7%. Per il resto, e per quel che vale, i sondaggi di ZDF dicono che i populisti AfD avevano il sostegno del 16% degli uomini e solo del 9% delle donne. Nell’ex Germania Est, l’AfD è stato il partito più votato dagli uomini con il 27% contro il 24% della CDU.

 

L’affluenza è salita al 77% dal 71,5% di quattro anni fa. Secondo il sondaggio, l’AfD è riuscita a ottenere il voto di 1,2 milioni di cittadini che in precedenza non votavano. Mi chiedo quanti elettori disillusi della SPD ritornerebbero a votare, se solo ciò portasse loro qualcosa di buono.