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17/06/17

Perché la Grecia è ormai di fatto una colonia della Germania

Un articolo di Politico riporta la situazione della Grecia, alle prese con l’ennesimo capitolo del suo salvataggio fatto di tagli, sudore, sangue e concessioni ai creditori. Quando al ministro degli esteri polacco è stata chiesta la ragione della sua riluttanza ad aderire all’euro, la sua risposta è stata semplice: non vogliamo fare la fine della Grecia, che grazie all’euro è diventata una colonia tedesca.

 

 

 

Di Mattew Karntschnig, 14 giugno 2017

 

BERLINO — Povero Alexis Tsipras.

 

Da giorni ormai, il leader greco sta attaccato al telefono per cercare di ottenere le migliori possibili condizioni per il suo Paese, in vista dell’ultimo capitolo dell’infinito ciclo di salvataggi. Per ora, i suoi sforzi gli sono valsi più sberleffi che rispetto – specialmente in Germania.

 

Lui continua a chiamare, e il cancelliere continua a ripetergli:  'Alexis, questa faccenda devono deciderla i ministri delle finanze’”, ha dichiarato il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble martedì, riferendosi ai tentativi del Primo Ministro ellenico di portare Angela Merkel dalla sua parte.

 

Giovedì i ministri delle finanze dell’eurozona avranno un incontro in Lussemburgo per decidere se concedere altri 7 miliardi di euro di aiuti alla Grecia. Nessuno mette in dubbio che Atene avrà questi soldi. Schäuble martedì l’ha praticamente promesso. Ma Tsipras vuole qualcosa di ancora più prezioso: una riduzione del debito.

 

Nessun economista degno di questo nome crede davvero che la Grecia sarà mai in grado di uscir fuori dai 300 miliardi di debito che la opprimono senza una significativa riduzione del debito da parte dei suoi creditori. Ciò significa convincere la Germania, il maggior creditore.

 

Per gran parte del decennio di depressione della Grecia, il paese è rimasto in ostaggio della sua politica interna. Ora, è ostaggio della politica interna tedesca.

 

Berlino, che a lungo si è opposta al taglio del debito, si rifiuta di capitolare. Il prossimo Settembre ci saranno le elezioni generali in Germania, e di conseguenza la Merkel e Schäuble fino a quel momento non ammorbidiranno la loro posizione. Il salvataggio della Grecia è un argomento politicamente tossico in Germania, e qualsiasi accordo che preveda un taglio del debito verrebbe visto internamente come un’ammissione che lo sforzo per salvare la Grecia è fallito – a spese dei contribuenti tedeschi.

 

Nel corso degli anni, la Germania ha accettato silenziosamente forme più nascoste di taglio del debito, come l’estensione delle scadenze del debito greco e la riduzione dei tassi di interesse. Ma un taglio vero e proprio, come chiede il Fondo Monetario Internazionale, sarebbe inaccettabile. Quantomeno fino al giorno delle elezioni.

 

Sfortunatamente per Tsipras, c’è poco che lui possa fare. Una delle principali ragioni per cui desidera il taglio del debito è che questo consentirebbe alla BCE di includere la Grecia nel suo programma di acquisto di titoli di stato, noto come QE.

 

Questo aiuterebbe molto ad accrescere la fiducia degli investitori nella stabilità greca. Ma la Grecia non può essere inclusa nel programma finché il peso del suo debito è ritenuto insostenibile. E dato che il QE della BCE dovrebbe presto cessare, la Grecia potrebbe non vederne mai i benefici.

 

Tsipras potrebbe tentare di non raggiungere un accordo questa settimana, portando la questione la prossima settimana sul tavolo del summit dei leader Europei a Bruxelles. Ma non farebbe nessuna differenza.

 

La verità è che l’Europa non ascolta più la Grecia da molto tempo.

 

 

Sono finiti i tempi in cui le voci di “Grexit” rendevano nervosi gli operatori finanziari. Oggi, menzionare la Grecia al massimo può suscitare uno sguardo vitreo, oppure uno sbadiglio. Il debito del paese ormai è fuori dal mercato del credito, è nei depositi della BCE e dei Ministeri del Tesoro europei, pertanto Atene non può più minacciare il sistema finanziario globale.

 

Tsipras non ha capito questa dinamica finché lui e la sua coalizione di sinistra non sono stati eletti, all’inizio del 2015. Syriza ha vinto promettendo di invertire la maggior parte dell’austerità che i creditori avevano imposto alla Grecia negli anni. Rincuorato dalla vittoria, Tsipras ha tenuto un referendum per chiedere agli elettori se il governo dovesse accettare i termini del salvataggio negoziati dal suo predecessore. La risposta degli elettori è stata chiara: Oxi, no.

 

A questo punto, è intervenuta la realtà. Messo di fronte alla prospettiva del collasso del sistema bancario greco, dell’uscita dall’eurozona e di un futuro ancora peggiore del presente, Tsipras e la sua banda di agitatori sinistrorsi sono stati messi in ginocchio. Yanis Varoufakis, il ministro delle finanze “rockstar” che aveva chiesto di “ puntare il dito contro la Germania” è stato cacciato via.

 

Da quel momento, Tsipras ha in larga parte accettato le richieste dei creditori di ulteriori tagli al bilancio e riforme dell'economia. Berlino e i suoi partner hanno affrontato i suoi sporadici attacchi con semplice pazienza. Alla fine, sapevano che il leader greco non avrebbe avuto altra scelta che arrendersi.

 

Più e più volte, hanno avuto ragione. Proprio lo scorso mese, Tsipras ha imposto tagli alle pensioni, qualcosa di inimmaginabile solo poco tempo fa.

 

Dall’inizio della crisi, parte della strategia tedesca nell’affrontare la Grecia consisteva nel non rendere il processo troppo semplice. Anche se i funzionari tedeschi non lo ammetteranno in pubblico, fare della Grecia un esempio è sempre stata una  parte del piano.

 

Ed ha funzionato. In tutta Europa, la Grecia è diventata sinonimo di incompetenza economica. I funzionari delle altre capitali europee si riferiscono ad Atene come al parente ribelle e impenitente. Nessuno vuole essere come la Grecia.

 

“La Grecia è di fatto una colonia”, ha detto il ministero degli esteri polacco Witold Waszczykowski in un’intervista a POLITICO, spiegando la resistenza del suo paese ad adottare l’euro. “Non vogliamo ripetere la sua esperienza”.

 

Nonostante il peso della sua cattiva reputazione, la Grecia spera di poter ottenere quello che desidera, alla fine.

 

Anzitutto, il FMI sta dalla sua parte da più di un anno: si è rifiutato di partecipare al salvataggio a meno che non includesse anche un taglio del debito. Il parlamento tedesco ha approvato nel 2015 il salvataggio ponendo come condizione la partecipazione del FMI, che secondo i parlamentari era una garanzia che il processo non sarebbe stato troppo favorevole ad Atene.

 

Ciò ha portato a una lunga situazione di stallo. La scorsa settimana, il capo del FMI, Christine Lagarde, ha proposto un gioco di prestigio che permetterebbe di procedere al salvataggio. Il FMI si unirebbe formalmente al salvataggio, ma non concederebbe alcun finanziamento fino a quando gli europei non esplicitano che tipo di taglio del debito sono disposti ad accettare.

 

Sempre che questo accada, non sarebbe prima delle elezioni tedesche. Nel frattempo, Tsipras non ha altra scelta se non esaudire i desideri dei suoi padroni “coloniali”.

 

 

12/03/17

FT: Il rischio di ridenominazione dell'euro entra nei radar degli investitori

Con la crescita delle forze anti-europeiste e le scadenze elettorali del 2017, l'eventualità che salti l'eurozona torna nei radar degli investitori. Questo articolo del Financial Times parla della crescente attenzione degli analisti verso il rischio di ridenominazione del debito nel caso di uscita di una nazione dall'euro, e getta acqua sul fuoco delle cosiddette CAC, le clausole di azione collettiva che renderebbero difficile se non impossibile la ridenominazione (vedere in proposito il rapporto Mediobanca sui costi di un'uscita dell'Italia dall'euro): poiché il diritto sotto il quale sono stipulati i contratti di debito è quello nazionale, anche le CAC potrebbero essere agevolmente forzate dal paese che lasciasse l'eurozona, e l'unica questione sarebbe di trovarsi davanti a un taglio del debito fatto con le forbici o uno fatto con la motosega. (Naturalmente, una volta saltate le CAC, vengono fuori le CPC, e la conclusione è che bisogna uscire in fretta,  senza fasciarsi la testa prima di essersela rotta). 

 

di Elaine Moore e Robin Wigglesworth, 2 febbraio 2017

L'avanzata dei politici anti-euro sta spingendo alcuni investitori dell'eurozona a fare qualcosa che per diversi anni non avevano avuto l'esigenza di fare: prestare molta attenzione alle clausole scritte in piccolo nei moduli di sottoscrizione delle obbligazioni.

Mentre i politici che chiedono un'uscita dall'Unione economica e monetaria europea guadagnano sempre più consensi in Italia, Francia e Paesi Bassi, la preoccupazione su quali obbligazioni sovrane denominate in euro possano essere maggiormente a rischio di una potenziale ridenominazione nelle precedenti valute nazionali sta gradualmente diventando argomento di discussione.

Anche se il debito pubblico della zona euro messo in vendita dal gennaio 2013 non può essere ridenominato senza l'approvazione dei creditori, più della metà degli attuali 7 trilioni di debito da rimborsare non prevede questa clausola di salvaguardia.

La distinzione tra le due classi di obbligazioni è qualcosa di cui gli investitori sono consapevoli, ha detto Andrew Bosomworth, responsabile per Pimco della gestione del portafoglio in Germania. "La ridenominazione è saltata fuori durante l'ultima crisi e di nuovo adesso".

Con le elezioni all'orizzonte nei Paesi Bassi e in Francia, i rendimenti dei titoli della zona euro stanno già tradendo una certa ansia per i risultati. I titoli di stato francesi hanno performance inferiori ai Bund tedeschi, mentre quelli italiani non tengono il passo del debito venduto dalla Spagna.

 

[caption id="attachment_10380" align="alignnone" width="686"] Le nazioni più indebitate d'Europa - Rapporto tra debito pubblico e PIL[/caption]

In Francia, il candidato presidenziale di estrema destra Marine Le Pen ha promesso di far uscire il paese dall'euro se vince le elezioni di maggio. Ciò significherebbe la ridenominazione di  2.000 miliardi di euro di debito nazionale francese. Anche in Italia, il partito anti-euro Movimento Cinque Stelle ha proposto  di abbandonare l'euro e di ridenominare i 2.200 miliardi di euro di debito italiano in lire.

La promessa dei Cinque Stelle il mese scorso ha dato lo spunto ad un rapporto della banca d'affari Mediobanca sull'argomento. Il rapporto nota che le clausole inserite in tutte le obbligazioni della zona euro dopo la crisi del debito che ha investito l'area nel 2011-2012 probabilmente ostacolerebbe qualsiasi progetto di ridenominare le obbligazioni italiane.

Dall'inizio del 2013, tutti i nuovi titoli di Stato venduti nella zona euro hanno incluso le cosiddette clausole di azione collettiva (CAC), che richiedono che qualsiasi modifica sia accettata da una maggioranza degli obbligazionisti. Questa modifica vale poi per tutti gli obbligazionisti, impedendo ad una piccola minoranza di investitori di bloccare l'accordo. Le ridenominazioni di valuta sono una delle modifiche che richiedono un voto da parte dei creditori.

Tuttavia, i titoli di debito precedenti, emessi prima della crisi, non hanno lo stesso requisito - il che, in teoria, indica che la valuta di alcune obbligazioni può essere modificata senza l'approvazione dei creditori.

[caption id="attachment_10382" align="alignnone" width="633"] Le clausole di azione collettiva (CAC) nel debito pubblico dell'eurozona - Titoli di stato da 1 a 30 anni - in rosa i titoli senza CAC e in viola quelli con CAC - scala in miliardi di euro[/caption]

Secondo i dati di Citi, i 10 paesi più grandi hanno  in circolazione più titoli senza clausole di azione collettiva, per un totale di 3.600 miliardi di euro, che titoli con le clausole, pari a i 2.800 miliardi di euro. Italia e Francia hanno entrambe più titoli senza le clausole.

Anche se gli investitori lo ritengono ancora improbabile, i rischi di ridenominazione sono "sicuramente di nuovo sui radar", ha detto Jens Nordvig, capo della Exante Data ed ex direttore della strategia sulle valute di Nomura, che sul tema ha ricevuto una raffica di domande da parte degli investitori nelle ultime settimane.

Tuttavia, Anna Gelpern, professoressa di diritto alla Georgetown University ed ex funzionario del Dipartimento del Tesoro statunitense, si è dichiarata scettica sul fatto che i nuovi bond fornirebbero qualche forma di maggiore protezione agli obbligazionisti se un paese dovesse decidere di lasciare l'eurozona.

"Se un paese decide di abbandonare l'euro, l'unica domanda è se il taglio del debito sarà fatto con le forbici o con la motosega."

Un rapporto di Morgan Stanley sottolinea che le clausole di azione collettiva non possono offrire una protezione inoppugnabile. Anche i contratti di debito che specificano il voto dei creditori in caso di ridenominazione della valuta sono stati per lo più emessi sotto la legge dell'emettitore - vale a dire che un paese potrebbe ancora forzare la ridenominazione.

"Tutte le obbligazioni sovrane nazionali della zona euro che comprendono CAC sono ancora regolate dalla legge nazionale, che è una combinazione insolita", ha detto Elaine Lin, stratega di Morgan Stanley. "I titoli regolati dalle leggi nazionali darebbero agli emittenti la possibilità di modificare unilateralmente le condizioni dei titoli di Stato, un potere che non è influenzato dalla presenza di CAC."

 

25/02/17

KTG: Ministro bavarese dichiara che la Grecia dovrebbe dare in pegno oro e immobili per nuovi prestiti

Nel disinteresse generale dei media mainstream, i negoziati sul rifinanziamento del debito greco di febbraio sono in stallo e la Grecia è di nuovo sull'orlo della bancarotta o dell'uscita dall'euro. In questa situazione, con la Grecia messa in ginocchio dai creditori internazionali, è immancabile l'esternazione di qualche politico tedesco sulla necessità di imporre condizioni ancora più umilianti. Questa volta è il turno di Markus Soeder, ministro delle finanze bavarese. Da Keep Talking Greece.

 

20 febbraio 2017

Nuovi finanziamenti alla Grecia? Gli ultra-conservatori tedeschi hanno qualche idea... Sì, nuovi aiuti sotto condizionalità. Quali condizioni? Le condizioni usuali che di solito pongono gli strozzini: oro e immobili.

Il ministro delle Finanze della Baviera Markus Soeder (Csu) ha dichiarato al quotidiano Bild che se la Grecia dovesse ricevere nuovi aiuti, dovrebbero essere poste nuove condizioni: pegni sotto forma di contanti, oro o immobili.

Soeder ha anche detto che la Grecia deve attuare le riforme per ricevere nuovi aiuti - ma questo lo affermano tutti.

Soeder appartiene al partito conservatore Unione Cristiano Sociale, gemello della CDU di Angela Merkel.

Durante la crisi del debito del governo greco, Soeder è stato tra i più accesi nel chiedere che la Grecia uscisse dall'eurozona. Nel 2012, dichiarò un'intervista: "Atene deve essere un esempio di come questa zona euro possa anche mostrare i denti."

Il politico, cinquantenne, è stato etichettato dal settimanale tedesco Der Spiegel come uno dei dieci politici europei più pericolosi.

Der Spiegel ha definito questi 'politici pericolosi' così: "qualsiasi politico che ricorra al populismo a buon mercato, al fine di riscuotere consensi nella politica interna".

Benché Soeder non abbia fornito dettagli su che tipo di oro avrebbe accettato, il gioco delle associazioni mentali mi ha fatto rabbrividire. Non senza ragione.

Nel 2012, sotto la guida di Soeder, la Baviera ha impegnato 500.000 euro (687.546 dollari) di fondi pubblici per l'Istituto di storia contemporanea (IfZ), con sede a Monaco, al fine di produrre una versione critica e annotata del Mein Kampf di Adolf Hitler da pubblicare nel 2015, alla scadenza dei diritti d'autore. Soeder all'epoca dichiarò che la pubblicazione avrebbe avuto lo scopo di "demistificare" il manifesto di Hitler. In ogni caso, nel 2013 il governo bavarese ha interrotto i suoi finanziamenti al progetto.