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13/10/14

Krugman: Europanico 2.0

Il Nobel Paul Krugman sul New York Times applica la legge di Dornbush alla crisi dell'euro: una crisi al rallentatore, ma che può manifestarsi all'improvviso. . . e il grado di confusione mentale è ancora alto.
   

 
di Paul Krugman, New York Times, 11 ottobre 2014
Chiunque si occupi di economia monetaria internazionale ha familiarità con la legge di Dornbusch:
La crisi ci mette molto più tempo di quanto si pensi ad arrivare, ma poi accade tutto molto più in fretta di quanto ci si aspetterebbe.
Ed è così anche con l'ultima crisi dell'euro. Non è molto tempo fa che gli austerians, coloro che hanno dettato le linee della politica macroeconomica nell'area dell'euro, si vantavano proclamando la vittoria basandosi su un modesto aumento della crescita. Poi l'inflazione è crollata e l'economia della zona euro ha cominciato a vacillare – e, cosa forse più importante, tutti hanno guardato di nuovo ai fondamentali e si sono resi conto che la situazione rimane estremamente grave.

16/09/14

Krugman: Il Replay degli Anni '30 al Rallentatore

Da Krugman sul New York Times un avvertimento sulla piega che potrebbe prendere la crisi dell'eurozona, che giunta al suo sesto anno si dimostra peggiore della Grande Depressione degli anni '30, con una grave crisi anche politica  al rallentatore


Quando la crisi del 2008 ha colpito, chiunque conoscesse anche solo un po' di storia ha avuto incubi su un replay degli Anni '30 - non solo per la profondità della depressione, ma anche per la spirale politica discendente verso la dittatura e la guerra. Ma questa volta era diverso: la crisi bancaria è stata contenuta, la caduta della produzione e dell'occupazione è stata livellata, e la cultura politica democratica dell'Europa moderna si è dimostrata più resistente di quella degli anni tra le due guerre. Tutto chiaro! 

25/06/14

NYT: Una Voce Tedesca, Hans Olaf-Henkel, Chiede l'Abolizione dell'Euro

Il New York Times incontra il tedesco Hans Olaf-Henkel, parlamentare europeo per Alternative für Deutschland, ex-dirigente IBM, ex-presidente della Confindustria tedesca, nonché firmatario del Manifesto Europeo di Solidarietà e recentemente ospite al convegno Un'Europa senza Euro.
Abbiamo ben poco in comune con Hans e il suo partito ─ come leggerete ─ ma  egli testimonia come l'euroscetticismo si stia facendo strada anche in Germania tra coloro che finora hanno avuto di più da guadagnare dall'euro.

Foto di Colin Delfosse per il New York Times

Jack Ewing ─ 19 giugno 2014

BRUXELLES — Era uno dei dirigenti aziendali di spicco in Germania, capo di un’importante lobby industriale e dirigente della sezione europea dell’IBM. Ma recentemente Hans-Olaf Henkel si è lanciato in una nuova carriera, che lo mette in radicale contrasto con la maggior parte dei suoi colleghi d’affari in Europa.

Henkel vuole l’abolizione dell’euro.

16/06/14

Per il New York Times l'Assenza di Grandi Guerre Può Nuocere alla Crescita Economica

Da Zero Hedge un commento a un articolo comparso sul New York Times che anticipa lo spaventoso frame dentro il quale ci faranno apparire la guerra come un ineluttabile destino dell'umanità, foriero, alla fin fine, di evoluzione e progresso! A parte la grave confusione tra Keynesismo e shock economy, l'articolo merita di esser letto, ma si raccomanda di farlo a stomaco pieno e dopo aver respirato profondamente...



Non è un segreto che, man mano che si realizza il New Normal della Fed centralmente pianificata, i pianificatori centrali uno dopo l'altro, e praticamente tutti gli economisti, risultano in fallo nelle loro continue previsioni di un' "imminente" ripresa dell'economia, che dovrebbe verificarsi da un momento all'altro, ed è sempre dietro l'angolo. Eppure, quasi sei anni dopo Lehman, e cinque anni dopo la fine dell'ultima "recessione" (anche se per la maggior parte dei paesi la depressione infuria ancora), l'America sta per registrare il suo peggior trimestre degli ultimi decenni (esclusa la grande crisi finanziaria), con un -2% di crollo del PIL, che è stato attribuito a ... il tempo.

12/02/14

Storie di Corrotti (Greci) e Corruttori (Tedeschi)

L'abbondanza di capitali esteri che ha invaso la Grecia fin dall'introduzione dell'euro (si rimanda a Goofynomics per capirne la logica) ha coinciso con un  flusso di corruzione altrettanto cospicuo. Il New York Times parla dei giri di tangenti per gli acquisti folli di armamenti prodotti all'estero, ed ha un pregio: ricordare che per tanti corrotti c'erano altrettanti corruttori, e che questi erano grandi imprese di altri paesi europei, in larga parte tedesche. Chiaro che poi, quando le cose volgono al peggio, la colpa si scarica tutta su chi è finito sotto la ruota.


Così tante mazzette che un funzionario greco non riesce nemmeno a ricordarle tutte

di Suzanne Daley – 7 febbraio 2014

Atene — Quando Antonis Kantas, un deputato del Ministero della Difesa greco, nel 2001 si espresse contro l'acquisto di costosi carri armati prodotti in Germania, un rappresentante dell'impresa che produceva quei carri si fermò nel suo ufficio per lasciare un borsello sul divano. Conteneva 600mila euro, circa 814mila dollari. Anche altri produttori di armi desiderosi di concludere affari passarono di là, alcuni di essi gli esposero i dettagli del sistema bancario internazionale per poi pagarlo su dei conti all'estero.

27/12/13

Krugman: Bitcoin e Barbarie

Con la sua consueta tagliente ironia, Paul Krugman si prende gioco del "regresso monetario" caldeggiato dai nostalgici del gold standard e dai sostenitori del "moderno" e tecnologico Bitcoin: alla base c'è sempre l'antica ossessione di avere una moneta totalmente svincolata dal controllo politico, ma gli esiti sono piuttosto irrazionali (e antistorici).


Di PAUL KRUGMAN

Pubblicato il 22 dicembre 2013

Questa è la storia di tre voragini del denaro. È anche la storia del regresso monetario — della strana determinazione con cui molti vorrebbero riportare indietro di secoli le lancette dell'orologio del progresso.

La prima voragine del denaro è effettivamente una voragine — il Porgera, una miniera d'oro a cielo aperto in Papua Nuova Guinea, uno dei maggiori produttori al mondo. La miniera ha una reputazione terribile sia per l'abuso dei diritti umani (stupri, pestaggi e uccisioni da parte del personale di sicurezza) sia per i danni ambientali (grandi quantità di residui potenzialmente tossici vengono scaricati nel fiume vicino). Ma i prezzi dell'oro, sebbene siano un po' scesi rispetto al recente picco, sono tuttora tre volte più alti di quanto erano un decennio fa, e quindi bisogna scavare.

07/12/13

NYT: L'americanizzazione delle politiche del lavoro si diffonde in Europa

Un articolo del New York Times spiega il metodo e la finalità della perversa trasformazione economica e sociale che si sta imponendo ad un'Europa intrappolata nel vincolo del cambio fisso: la distruzione delle tutele dei lavoratori e un ulteriore aumento delle disuguaglianze sociali.
(Sorpresi? Ovviamente no. Che non potendo svalutare la moneta si svaluti il lavoro ve l'hanno detto perfino i rappresentanti del PD: ricordate Fassina? e poche settimane fa anche Cuperlo - sentitelo al minuto 7.45!)

Proteste sindacali a Lisbona lo scorso mese con dei cartelli con su scritto “Governo vattene”.
Francisco Seco / Associated Press.

di Eduardo Porter 3 dicembre 2013

Nel 2008, 1,9 milioni di lavoratori portoghesi nel settore privato erano coperti da contratti di lavoro collettivi. Lo scorso anno il numero era sceso a trecentomila.

La Spagna ha allentato le restrizioni sui licenziamenti collettivi e sui licenziamenti ingiusti, ed ha ridotto i limiti all’estensione del lavoro interinale, permettendo che i lavoratori vengano tenuti con contratti a termine fino a quattro anni. L’Irlanda e il Portogallo hanno congelato il salario minimo, mentre la Grecia lo ha tagliato di quasi un quarto. Tutto ciò è noto in Europa come “svalutazione interna”.

Vincolati all’euro e perciò impossibilitati a svalutare la moneta per rendere i propri prodotti meno costosi sui mercati esteri, molti paesi europei – soprattutto quelli della costa meridionale del Continente, che sono stati martellati dalla crisi finanziaria – hanno cominciato un furioso smantellamento delle tutele lavorative nel tentativo di ridurre il costo del lavoro.

16/11/13

Krugman: il Keynesismo Armato degli anni '30 e l'Austerità di oggi

Krugman sul New York Times mette a confronto la Grande Depressione degli anni '30 con la Grande Crisi di oggi: se la buona notizia è che oggi non si usa la guerra armata per giustificare una politica di spesa che riporti alla crescita, quella cattiva è che senza guerra i leader politici non hanno altro da offrire che l'austerità: spese utili e costruttive non sia mai!



di Paul Krugman -  Europe’s Remarkable Achievement
Dopo quella che è sembrata come una crescita in qualche modo decente nel secondo trimestre, i fautori dell'Austerità europea si sono affrettati a gridare ai quattro venti che le loro politiche economiche stavano dando i loro frutti.  Dopo gli ultimi dati, che mostrano una stagnazione, si può affermare che non è proprio così. 

02/11/13

Krugman: Ulteriori Note sulla Germania

Dopo la risposta a caldo, Krugman aggiunge qualche ulteriore considerazione per spiegare l'identità contabile cui la Germania si rifiuta di arrivare...




Un altro paio di cose da dire sul surplus commerciale della Germania e il report degli Stati Uniti il quale sostiene, giustamente, che è dannoso per l'economia mondiale.


La cosa peggiore, secondo me, nel resoconto fatto dallo Spiegel sulla polemica è la dichiarazione del ministero dell'Economia tedesco secondo cui il surplus di esportazioni della Germania è

01/11/13

Krugman: I Danni che Fa la Germania

Sul New York Times Krugman interviene nella contesa USA-Germania a proposito delle eccessive esportazioni tedesche: in effetti il discorso è molto semplice, macroeconomia di base, ma non aspettiamoci che i tedeschi lo ammettano...



I tedeschi sono indignati, indignati con il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, la cui Relazione semestrale sull'economia internazionale e le politiche del cambio dice qualcosa di negativo su come la politica macroeconomica tedesca stia influenzando l'economia mondiale. I funzionari tedeschi dicono che le conclusioni del rapporto sono "incomprensibili" – il che è proprio strano, perché sono assolutamente semplici.

30/10/13

Krugman: Gli Gnomi della Fiducia

Un bel post di Krugman sottolinea i passaggi logici (???) degli economisti "Zimbabwisti" (@Borghi TW), quelli che non applicano la macroeconomia!



È un po' triste, ma ho il sospetto che tra mezzo secolo la cosa principale per cui la gente si ricorderà di me – sempre che se ne ricordi - è la fata fiducia. Quindi forse posso in qualche modo sintetizzare i miei tentativi di sfatare La Ellenizzazione del nostro contesto ( pdf), sottolineando che le notizie allarmistiche sembrano evocare un insieme di personaggi connessi alla fata, gli gnomi della fiducia ( che sono anche in relazione con questi tizi.)


03/10/13

Wynne Godley, l'economista che ha costruito un modello della crisi

Ricevo da Istwine un interessante articolo del New York Times  su Wynne Godley, l'economista che ha visto arrivare la crisi



Traduzione di Istwine
 
BOSTON – Con la crisi finanziaria del 2008 e la Grande Recessione ancora un ricordo pesante e doloroso, molti economisti si stanno domandando se sia necessario una sorta di radicale mutamento nel pensiero simile a quello che ci fu durante e dopo la Depressione degli anni '30. “Siamo entrati in un brave new world” ha detto ad una conferenza nel 2011 Olivier Blanchard, capo economista del Fondo Monetario Internazionale. “La crisi economica ha messo in discussione molte delle nostre convinzioni. Dobbiamo accettare la sfida intellettuale.”

25/09/13

Krugman: Ma dove sono gli economisti pro-austerity?

Paul Krugman sul New York Times osserva come i policy makers e la scienza economica siano ormai due mondi paralleli che non si incontrano: i primi vanno avanti imperterriti, anche se la loro scienza si è dissolta - contributo di affezionato lettore :)



di Paul Krugman
traduzione di Andrea Giannini
Ho preso parte a una discussione sulla direzione del dibattito in materia di politica economica – che va nel senso opposto alla direzione dell'attuale politica economica – nel quale è stata sollevata un'interessante questione: quali sono gli economisti di spicco che perorano la causa dell'austerità fiscale? E' difficile rispondere, perché in questo frangente è dura trovare anche un solo grande economista che sposi quest'idea.

04/09/13

Krugman: L'austerità getta la maschera

Sul New York Times Paul Krugman sottolinea l'antidemocraticità del metodo-euro e i suoi veri fini

Simon Wren-Lewis guarda alla Francia, e constata che sta mettendo in atto moltissima austerità fiscale – molta di più di quanto avrebbe senso fare, data la sua situazione macroeconomica. Fa notare, comunque, che la Francia ha eliminato il suo deficit primario di bilancio per lo più attraverso aumenti di tasse, anziché tagli alla spesa pubblica.