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14/01/19

Counterpunch - Perché una società neoliberale non può sopravvivere

Da CounterPunch, un'altra denuncia dei risultati tragici di 40 anni di neoliberalismo, l'ideologia che ha conquistato il mondo occupando capillarmente ogni ambito accademico, istituzionale e culturale: mentre anche la sinistra è stata irrimediabilmente infettata dall'ideologia del mercato, gli economisti neoliberali hanno elevato l'egoismo a ideale normativo, improntandone la legislazione con norme anti-sindacali e tagli ai servizi sociali. Con risultati drammatici: crisi economiche, aumento delle diseguaglianze, declino della partecipazione popolare alla vita pubblica, del tenore e addirittura dell'aspettativa di vita, peggioramento delle condizioni sanitarie e aumento della mortalità infantile. 

 

di T.J. Coles, 30 ottobre 2018

 

 

Gli esseri umani sono creature complicate. Siamo sia collaborativi che faziosi. Tendiamo ad essere collaborativi all'interno dei gruppi (ad esempio, i sindacati), mentre competiamo con gruppi esterni (ad esempio, una confederazione di aziende). Ma società complesse come le nostre ci costringono anche a cooperare con gruppi esterni - nei vicinati, al lavoro, e così via. Nei sistemi sociali, la selezione naturale favorisce la cooperazione. Inoltre, siamo orientati ai comportamenti etici, così la cooperazione e la condivisione sono apprezzate nelle società umane.

 

Ma cosa succede quando siamo costretti all'interno di un sistema economico che ci fa competere ad ogni livello? Il risultato logico è il declino o il collasso della società.

 

Il dogma neoliberale nel XX secolo

 

In "L'individuo nella società", Ludwig con Mises, il maestro di Friedrich Hayek (il nonno del moderno neoliberalismo), scriveva che in una società basata sul contratto sociale, i datori di lavoro sono alla mercé della massa. Ma in un'economia di mercato guidata dall'interesse personale, "il coordinamento delle azioni autonome di tutti gli individui è realizzato dal funzionamento del mercato". Pertanto, in questo mondo di fantasia, i datori di lavoro possono licenziare i lavoratori e sostituirli con altri a minor costo senza incorrere nei costi sociali connessi alle società basate sul contratto sociale.

 

Dopo gli anni '70 del XX secolo in particolare, questo tipo di pensiero iniziò a permeare la cultura dei pianificatori del "libero mercato" nei corsi di economia della Ivy League.

 

Robert Simons dell'Harvard Business School nota che l'economia oggi è di gran lunga la disciplina accademica dominante negli Stati Uniti, e che molti laureati portano quell'ideologia acquisita, basata sull'interesse personale, sul loro posto di lavoro, nella gestione patrimoniale, negli hedge fund, nelle assicurazioni, nella liquidità e cosi via. Simons critica quella che chiama "l'incondizionata e universale accettazione, da parte degli economisti, dell'interesse personale - degli azionisti, dei manager e degli impiegati - come il fondamento concettuale del fare impresa e management". Simons nota che i lavoratori sono "tribù" egoiste, come lo sono i manager, nel senso che cercano di ottenere maggiori benefici. "Per porre rimedio a questa situazione potenzialmente catastrofica" connessa ai diritti dei lavoratori, "gli economisti di mercato tentano di incanalare i comportamenti devianti usando la teoria della risposta agli stimoli", sotto forma di legislazioni anti-sindacali, tagli ai servizi sociali, e la minaccia di delocalizzare i posti di lavoro. Gli economisti di mercato "hanno elevato l'egoismo a ideale normativo".

 

Infettare la sinistra

 

Nel 1988, l'allora Cancelliere Tory, Nigel Lawson, scrisse che negli anni '70, "il capitalismo, fondato sull'interesse personale, era ritenuto moralmente deplorevole" dalla maggioranza dei britannici. Ma per Lawson parimenti immorale era l'intervento statale: "non c'è niente di particolarmente morale in uno stato interventista", disse (a meno che lo stato interventista non salvasse le grandi aziende). Ma, fortunatamente per i Tories, "la marea delle idee cambiò", permettendo loro di tornare al potere e imporre ulteriori riforme neoliberali.

 

Forse l'aspetto peggiore del neoliberalismo è stata l'infezione del partito Labour. Per fare alcuni esempi: un neoliberale statunitense, Lawrence Summers (che più tardi sarebbe diventato Segretario del Tesoro di Bill Clinton), insegnò ad un giovane Ed Balls, che presto sarebbe divenuto il consigliere economico del futuro Cancelliere, Gordon Brown. Brown, allora ancora un parlamentare, si incontrò con il Presidente della Federal Reserve, Alan Greenspan. Questo segnò l'inizio di un periodo di ulteriore liberalizzazione finanziaria nel Regno Unito, sotto il sedicente "New Labour".

 

Gli economisti, alla metà degli anni 2000, poco prima del crollo, iniziarono a vedere crepe nell'ideologia, constatando:

 

"Vediamo nell'opinione pubblica un disagio generalizzato riguardo le soluzioni di mercato. Il libero commercio e la globalizzazione, la privatizzazione della previdenza sociale, e la liberalizzazione dei mercati dell'energia, tutte suscitano l'opposizione di molti consumatori, a volte motivata ma spesso indefinita. Non è un caso che il sostegno alle soluzioni di mercato si concentri tra quelli che hanno avuto successo economicamente, mentre l'opposizione lo è tra quelli meno fortunati. La libertà di scelta ha un fascino morale, ma la fibra morale è più forte quando non viene tagliata dall'egoismo".


 

Nel 2008 l'economia americana, e conseguentemente globale, era al collasso. Greenspan testimoniò alla Camera dei Rappresentanti: "Ho sbagliato nel credere che l'interesse personale delle organizzazioni, nel caso specifico banche e altro, fosse tale che potessero proteggere al meglio i propri azionisti e le società di investimento". Ma egoismo significa egoismo. I CEO e top manager non hanno visto la necessità di onorare i loro supposti obblighi verso gli azionisti, figurarsi il pubblico in generale.

 

Le conseguenze sociali

 

Le conseguenze politiche di decenni di neoliberalismo hanno portato alla privazione del diritto di voto, particolarmente durante il periodo dell'espansione (dagli anni '70 al 2008), come indicato dall'affluenza alle urne, stagnante o in declino, e dall'ascesa della cosiddetta offerta politica estremista all'indomani del collasso (dal 2009 ad oggi). Ma l'ideologia ha radici profonde nella classe dirigente. Così, persino dopo l'inevitabile crollo del 2008, sia la Banca Centrale Europea che la Banca d'Inghilterra hanno continuato col neoliberalismo imponendo l'austerità alle popolazioni d'Europa e del Regno Unito, rispettivamente.

 

In questo contesto, le istituzioni finanziare transnazionali e predatorie stanno guadagnando dal caos. Il crollo del gigante delle costruzioni Carillon ne è un esempio calzante. Alla società è stato permesso di fallire e del suo declino hanno approfittato diversi hedge fund, inclusi alcuni con sede negli Stati Uniti.

 

Le conseguenze del neoliberalismo per la società sono ancora più tragiche. La classe media americana è in declino dagli anni '70, poiché gli individui diventano o molto ricchi o molto poveri. Uno studio della Harvard Business Review ha notato che all'inizio degli anni '80, fino al 49% degli americani pensava che la qualità dei loro prodotti e dei loro servizi fosse diminuita negli ultimi anni. I suicidi maschili e femminili hanno continuato a crescere dalla metà degli anni '90. E uno studio recente suggerisce che l'aspettativa di vita sia scesa nei paesi ad alto reddito.

 

Nel Regno Unito, l'austerità voluta dai Tory ha creato più di centomila cadaveri in un periodo di 10 anni, secondo il BMJ [British Medical Journal, è considerata uno delle quattro riviste mediche generaliste più autorevoli al mondo, ndt]. Le popolazioni nei paesi più deboli hanno sofferto anche di più. Tra il 1990 e il 2005, i paesi sub-sahariani i cui governi hanno accettato i prestiti per gli aggiustamenti strutturali delle istituzioni neoliberali FMI e African Development Bank hanno sperimentato un incremento di 231 e 360 unità nella mortalità materna, rispettivamente. I paesi dell'America Latina che hanno provato soltanto una crescita del 1% della disoccupazione tra il 1981 e il 2010, hanno sperimentato "un deterioramento significativo delle condizioni sanitarie", secondo un altro rapporto del BMJ, incluso un aumento di 1,14 bambini morti ogni 1000 nascite. Tutto questo si traduce in milioni di morti.

 

Come ho documentato altrove, le società più vulnerabili, vale a dire le comunità indigene impegnate a mantenere i propri modi di vita tradizionali, si stanno letteralmente estinguendo, mentre la "civiltà" le invade.

 

Conclusioni

 

Se questo modello che dura da decenni continua ad essere imposto al mondo, specialmente nelle nazioni con grandi popolazioni come l'India e la Cina, che stanno sempre più adottando politiche neoliberali, la politica disgregante e le infrastrutture fatiscenti sembreranno un piccolo mal di testa, in particolar modo sullo sfondo di cambiamenti climatici e risorse in diminuzione. Se lo spostamento culturale a sfavore del neoliberalismo a cui stiamo assistendo oggi, che si esprime in tutto, dai movimenti sociali progressisti agli scioperi dei lavoratori, può sostenersi ed espandersi, potremmo semplicemente salvarci e piantare semi per un futuro più equo.

 

 

01/03/18

La guerra al dissenso: lo spettro della divisività

Con l'approssimarsi delle elezioni si moltiplicano nei mezzi d'informazione le illazioni circa ipotetiche ingerenze russe sulla campagna elettorale. Il copione è sempre lo stesso, ripetuto ossessivamente ad ogni tornata elettorale, in USA come in Francia o in Germania: un fantomatico esercito di hackers al servizio di Putin, per motivi che non è possibile definire chiaramente e utilizzando tecnologie a noi sconosciute, sarebbe inspiegabilmente determinato a modificare l'espressione della volontà popolare. Questa minaccia, come spiegato in questo recente editoriale da Counterpunch, nonostante la totale mancanza di riscontri ed i toni ludicri con i quali viene paventata, riesce comunque a sortire l'effetto desiderato anche quando platealmente smentita, grazie alla complicità dei media mainstream che continuano a reiterare il messaggio in maniera orwelliana. È questo il desolante e preoccupante panorama dell'informazione mondiale.

 

 

di CJ Hopkins, 16 febbraio 2018

 

 

Uno spettro si aggira tra le democrazie occidentali - lo spettro del "dissenso". Dopo otto anni felici di pace e prosperità sotto il glorioso regno di Obama il Benevolente, improvvisamente ci troviamo assediati da ogni parte da seminatori di "discordia", spargitori di "disinformazione", inculcatori di "confusione" e "caos" sponsorizzati dalla Russia e da altri nemici dei nostri "valori democratici". Questi diabolici istigatori di "divisione" e "sfiducia" sono determinati a farci mettere in dubbio "la verità" esponendoci a "idee divisive" e  spingendoci con il loro cinico scetticismo a dubitare dell'integrità dei nostri leader politici, dei nostri servizi segreti, e dei media corporativi, che invece non si sognerebbero mai e poi mai di mentirci... O almeno questa è la nuova narrazione ufficiale della corporatocrazia.

 

 

È assolutamente stupefacente osservare come milioni di americani [e non solo, N.d.T] non abbiano alcuna remora a uniformare le loro convinzioni e il loro comportamento a questa narrazione ufficiale, alla maniera dei membri del Partito Interno in “1984”. A parte il fatto che si tratta di una trama semplicistica e infantile fino all'assurdo, sono passati solo circa sedici anni da quando la corporatocrazia ha introdotto la versione beta di questa stessa narrazione ufficiale, a cui milioni di americani si sono obbedientemente allineati... che ha provocato la morte di centinaia di migliaia di persone, la destabilizzazione dell'intero Medio Oriente e la trasformazione della maggior parte delle società occidentali in stati di sorveglianza militarizzati.

 

 

[...]La guerra al dissenso che si sta attualmente svolgendo è un'estensione del racconto della "guerra al terrore", la cui trama era ugualmente infantile, semplicistica e spudoratamente preconfezionata. Anche se oggi va di moda, tra i politici e i propagandisti dei media corporativi che hanno venduto la bufala delle "armi di distruzioni di massa di Saddam", la menzogna che "l'Iraq fosse legato ad Qaeda" e che "in Afghanistan si stesse combattendo il terrorismo", dichiararsi a posteriori dispiaciuti del modo in cui hanno "sbagliato ad interpretare le informazioni dell'intelligence" che ha portato allo "spiacevole inconveniente" di avviare l'occupazione e la riorganizzazione del Medio Oriente (che continua senza sosta fino ad oggi), chiunque sia dotato di mezzo cervello capisce facilmente cosa stava realmente succedendo al tempo. Non c’è bisogno di essere un ingegnere aerospaziale per capire che la "guerra al terrorismo" non è stata una vera guerra al terrorismo (concetto già in sé privo di senso), ma piuttosto una scusa ufficiale che avrebbe permesso alle classi capitaliste globali dominanti di (a) impiegare l'esercito degli Stati Uniti per perseguire i propri obiettivi in ​​tutto il mondo nella più o meno completa impunità, e (b) designare chiunque si opponga all'egemonia del capitalismo globale come un "terrorista".

 

 

Diversi milioni di persone lo hanno capito... o almeno hanno capito che il governo degli Stati Uniti, la "comunità dell'intelligence" ed i media corporativi stavano usando la risposta emotiva degli americani agli attacchi terroristici dell'11 settembre per spingerli a sostenere l'invasione e la destabilizzazione del Medio Oriente per ragioni che non avevano nulla a che fare con il terrorismo. Così abbiamo fatto quello che gli americani sanno fare tanto bene. Ci siamo pacificamente riuniti per presentare petizioni al nostro governo, come hanno fatto milioni di persone nel mondo, ed abbiamo creato in tutti i modi il più grande polverone possibile su come venisse manipolata l’opinione pubblica, e per i nostri sforzi siamo stati additati come "traditori", "simpatizzanti del terrorismo" e "teorici della cospirazione"... e non solo dalla corporatocrazia, anche dai comuni cittadini americani.

 

 

Adesso, dopo tutti questi anni e con quello che ora sappiamo, si potrebbe presumere che tutti quei bravi americani che si sono precipitati a comprare bandiere americane da sventolare mentre le nostre truppe distruggevano un paese che non ha mai rappresentato alcuna minaccia per noi (e che non aveva nulla a che fare con gli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001) perché i media corporativi e l’“intelligence" li avevano avvertiti che Saddam stava per bombardare Kansas City... ecco, si potrebbe immaginare che tutti questi bravi americani si vergognino di essere stati presi in giro da un gruppo di teste parlanti televisivi e "giornali di cronaca" come il New York Times... uno potrebbe essere portato a pensare che queste persone, le quali, dopo tutto, non sono dei completi idioti che la corporatocrazia può tranquillamente ingannare ogni volta, usando più o meno gli stessi trucchi... si potrebbe naturalmente presumere che questi bravi americani ci diano finalmente il beneficio del dubbio, ossia a quelli tra noi che stanno sfidando la narrazione che i media corporativi ci scodellano da quando Hillary Clinton ha perso le elezioni. Ma, ahimé, così non è. No, questa volta, non siamo "simpatizzanti del terrorismo". Siamo "simpatizzanti di Putin", "spie russe", o per lo meno siamo "utili idioti" che stanno aiutando la Russia a distruggere la democrazia "seminando discordia", "disunione", "divisione" e altre forme di dissenso in tutto l'Occidente.

 

 

Questa è la caratteristica essenziale della moderna narrazione ufficiale. Essenzialmente, la trama non è cambiata. È ancora "democrazia contro il terrore". Le classi dominanti capitaliste globali stanno semplicemente espandendo la già arbitraria e insignificante definizione di "terrorismo" (o meglio, e più in generale, "estremismo"). Questa è una progressione naturale e prevedibile, alla quale ci hanno preparato le classi dominanti. Dopo aver vissuto sedici anni nella paura dei "terroristi" che "odiano la nostra libertà", ci viene presentato un nuovo nemico ufficiale. Un nuovo, ma già noto, nemico ufficiale. Un nemico ufficiale che tutte le persone decenti sono pre-programmate ad odiare e temere.

 

 

Ebbene sì, i russi sono tornati, solo questa volta senza il comunismo. Stavolta il loro diabolico obiettivo è la distruzione della "democrazia" stessa! Per quale esatto motivo, poi, i russi dovrebbero voler distruggere la democrazia non è del tutto chiaro, specialmente considerando che ciò trascinerebbe nel baratro la loro economia, per non parlare del rischio di una guerra nucleare che spazzerebbe via la maggior parte delle forme di vita sul pianeta. Ma, si sa, questi russi sono strani.

 

 

Secondo gli esperti dei media mainstream ed i rappresentanti governativi spalleggiati dalle multinazionali (e, ovviamente, i "servizi segreti"), l'arma principale che i russi stanno usando per distruggere la democrazia e la vita sulla Terra è seminare "divisioni", "discordia" e "sfiducia" nel nostro governo e nelle élite capitaliste, che ci amano come fossimo i loro figli, e che non proverebbero mai a manipolarci, a trattarci come merci sostituibili, o a portarci al fallimento con i loro schemi Ponzi, o a schiavizzare le famiglie a scopo di profitto con il giogo del debito, o qualsiasi altra cosa orribile del genere.

 

 

Questo è il genere di deliri senza senso che gli americani sono costretti a mandar giù, anzi, stanno effettivamente mandando giù a milioni. Dopo tutto, è così che funziona la propaganda. Non ha alcun senso. Anzi, di solito è più efficace se non ne ha. In culture profondamente autoritarie come gli Stati Uniti di oggi, la gente tende a credere alle autorità, in particolare quando ripetono continuamente lo stesso semplice messaggio. Hanno bisogno di crederci. Ne hanno bisogno perché sono stati condizionati così fin dalla loro infanzia dai loro genitori, insegnanti, leader politici, dai media, dalla televisione, da Hollywood, dalle icone culturali, e in un modo o nell’altro da ogni altro organo ideologico della "società civile".

 

 

Questo è il motivo per cui, quando è il momento di mobilitare il consenso popolare verso una guerra di aggressione (o una guerra contro chiunque esprima dissenso), le classi dominanti devono ricorrere ad un racconto emotivo dove vi sia un nemico ufficiale semi-credibile, ed affidare alle loro "fonti mediatiche autorevoli" il compito di ripeterlo, ossessivamente, in mille diverse occasioni, in modo auto-referenziale, fino a quando la narrazione diventa una "verità" assiomatica, che nessuna persona rispettabile, normale, oserebbe mai mettere in dubbio. Infatti, una volta che la narrazione ufficiale diventa la "verità" assiomatica, può essere piuttosto pericoloso psicologicamente per queste "persone rispettabili" essere messe di fronte a prove che dimostrano che la narrazione ufficiale (o, in altre parole, la loro "realtà") è basata su... be', un carico di fesserie, visto che ormai hanno dimenticato che si tratta di finzione, e quindi credono sinceramente a qualsiasi bugia venga loro propinata.

 

 

Per averne un esempio pratico, basta ad esempio passare qualche minuto a guardare cosa succede a Luke Harding, autore del libro Collusion, intervistato in TV da Aaron Mate. Si vedrà Harding crollare mentre la sua narrazione di "collusione" (cioè la premessa del suo libro) cade a pezzi sotto le domande di Mate, che invece rimane calmo e composto tutto il tempo. Chiaramente, Harding non aveva mai immaginato che qualcuno avrebbe messo in discussione la storiella del "RussiaGate", e specialmente non un "collega", dato che i giornalisti sono tradizionalmente addestrati ad accettare e ripetere a pappagallo qualsiasi imbeccata delle élite. Quando finalmente capisce cosa sta succedendo (cioè che la sua "realtà" si sta sciogliendo come l’immagine del proprio viso allo specchio in un trip di acido andato male), definisce Mate un "oppositore della collusione" e termina bruscamente l'intervista.

 

 

Questo è proprio il genere di cose che la corporatocrazia vuole eliminare o relegare ai margini di Internet. Non possono permettere a giornalisti come Aaron Mate di andare in giro a mostrare le falle della loro narrazione, o almeno non nei canali frequentati dall’americano medio. Passi ancora che gente come Hannity e Alex Jones sfarfugli di complotti del deep state, dato che l’americano medio non li prende sul serio, ma i giornalisti autorevoli come Mate, se non si conformano alla narrativa ufficiale, devono necessariamente essere censurati, o i loro ascolti declassati, o in qualsiasi altro modo emarginati, il prima possibile. La corporatocrazia sta tentando di fare proprio questo, e continuerà a farlo fino a quando "unità", "armonia" e "fiducia" non verranno ripristinati.

 

 

E questo è solo l'inizio. Per avere un’idea di quale futuro distopico ci aspetti, basta leggere un articolo pubblicato recentemente su The Atlantic. È di Will Hurd, delegato del Texas, e riassume bene i sentimenti generali delle classi dirigenti e dei loro fedeli servitori nel governo. Senza volerne anticipare troppo il contenuto, eccone una citazione:

 

 

"Per affrontare le continue campagne di disinformazione russa, abbiamo bisogno di sviluppare una strategia nazionale di contro-informazione. La strategia dovrebbe coinvolgere l'insieme del governo e della società civile, per consentire uno sforzo coordinato volto a contrastare la minaccia che tali ingerenze pongono alla nostra democrazia. Dovrebbe attuare principi simili a quelli contenuti nella Strategia del Dipartimento per la Sicurezza Interna per contrastare l'estremismo violento, con particolare attenzione alla reale comprensione della minaccia e allo sviluppo di modi per reprimerla".

 

 

L'enfasi è mia. Il tocco orwelliano è di Hurd. Il messaggio non potrebbe essere più chiaro.

 

 

Se avete apprezzato la condotta del Dipartimento della Sicurezza Nazionale nel corso di questi ultimi sedici anni, la costante paranoia di basso livello, le perquisizioni invasive, le scansioni corporali, gli agenti della TSA che mettono le mani addosso ai bambini, i poliziotti e i soldati schierati nei luoghi pubblici con i giubbotti antiproiettile ed i fucili d'assalto pronti a sparare, l'NSA che ascolta le telefonate e tutte le altre caratteristiche della guerra al terrore...allora sarete deliziati dalla guerra al dissenso.

 

 
C. J. Hopkins è un drammaturgo, romanziere e scrittore satirico americano residente a Berlino. Le sue opere sono pubblicate da Bloomsbury Publishing (Regno Unito) e Broadway Play Publishing (USA). Il suo romanzo d'esordio, ZONE 23, è pubblicato da Snoggsworthy, Swaine & Cormorant. Può essere contattato su cjhopkins.com or consentfactory.org.

06/02/18

CounterPunch - La UE impone una legislazione antisindacale alla Grecia

Mentre in Italia ci si affanna per la campagna elettorale e si cercano improbabili mandanti morali di gesti da psichiatria criminale, CounterPunch ci ricorda che in Grecia il governo di Syriza, obbediente all'Unione Europea, sta portando avanti la distruzione dei diritti dei lavoratori. I provvedimenti di limitazione del diritto di sciopero (di cui abbiamo già parlato recentemente) imposti da entità esterne durante un periodo di crisi, sono un fatto gravissimo, ma sono esattamente in linea con i provvedimenti da sempre voluti dalle istituzioni europee.

 

 

di Will Podmore, 02 febbraio 2018

 

Seguendo le istruzioni della Commissione Europea, della Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale, lunedì 15 gennaio il governo greco è riuscito a fare approvare la legislazione più antisindacale d'Europa.

 

La mossa è stata richiesta, assieme ad altre misure draconiane, come condizione per l'ultima tranche di quello che viene definito il "salvataggio" [bailout, NdT] della Grecia, ma che in realtà è solo il salvataggio delle istituzioni finanziarie europee, che hanno incautamente spinto i greci a indebitarsi.

 

Il punto fondamentale richiesto dal governo di Syriza era che le azioni sindacali dovessero essere approvate con il voto favorevole di almeno la metà più uno del numero totale dei membri dei sindacati nel luogo di lavoro [mentre prima la soglia era di un terzo, NdT], e a prescindere dall'effettiva partecipazione al voto. Questo provvedimento è ancora peggiore di quelli previsti dall'accordo sindacale Trade Union Act entrato in vigore nel Regno Unito nel marzo 2016.

 

Sorprendentemente (o forse no) il Trade Union Congress [la federazione sindacale britannica, NdT] non ha speso una sola parola su tutto questo, mentre continua a spargere allarmismo sugli effetti che la Brexit dovrebbe avere sui diritti dei lavoratori. Mentre il Trade Union Congress continua con le sue chiacchiere, l'Unione Europea sta stringendo le viti sul più basilare di tutti i diritti dei lavoratori, il diritto di sciopero, e sta usando la Grecia come banco di prova per le politiche che vorrebbe attuare in tutti i paesi membri.

 

Senza il diritto di intraprendere azioni di sciopero, i lavoratori non hanno alcuna protezione tranne quella del tribunale, e i tribunali dei capitalisti tendono decisamente a favorire gli imprenditori.

 

La Corte Europea di Giustizia ha decretato (nel caso Laval, 18 dicembre 2007) che gli imprenditori hanno il diritto di importare lavoratori da paesi UE a basso salario verso paesi UE ad alto salario, pagandogli il salario del più economico dei due paesi, indipendentemente da qualsiasi accordo di contrattazione collettiva presente nel paese a salari maggiori. Ha decretato inoltre (nel caso Viking, 11 dicembre 2007) l'illegalità di qualsiasi politica industriale tesa a impedire l'esternalizzazione verso i paesi a basso costo.

 

Nel caso Alamo-Herron (18 luglio 2013), in cui alcuni membri del sindacato Unison erano stati trasferiti fuori dalle amministrazioni locali, ha decretato che indipendentemente da ciò che dicesse il loro contratto, i benefici contrattati collettivamente a favore dei lavoratori degli enti locali potevano essere ignorati dai loro nuovi datori di lavoro. "Questo caso è un attacco spaventoso alla contrattazione collettiva ed è almeno altrettanto grave dei casi Laval e Viking", ha scritto John Hendy, il celebre avvocato del lavoro britannico.

 

Hendy ha poi aggiunto che "la UE è diventata un disastro per i diritti collettivi dei lavoratori e dei loro sindacati".

 

Come abbiamo già detto, organizzazioni sindacali forti sostenute da efficaci politiche industriali quando necessarie sono l'unico modo per garantire e difendere i progressi sui posti di lavoro. La UE si limita a mormorare sui "diritti", e nel frattempo aggredisce alla base e con determinazione le organizzazioni dei lavoratori.

 

Non una sola riga del Trade Union Act introdotto dal governo Cameron, o ancora peggio della White Paper che l'ha preceduta, era contraria alla legge della UE. Prima la Gran Bretagna esce dalla UE, meglio sarà per i membri delle organizzazioni sindacali (sebbene alcuni cosiddetti leader dispiaccia essere cacciati fuori dal ricco treno di Bruxelles). Almeno poi potremmo vedercela direttamente coi nostri imprenditori.

08/11/17

USA: un simulacro di democrazia

Questo articolo di Counterpunch denuncia apertamente gli USA come una democrazia finta, votata al dominio militare e capace di tenere soggiogata o destabilizzare buona parte del mondo. Per affrontare la situazione occorre però riconoscere che questo processo non è nato con Trump, ma è in atto da decenni. Lo stesso Obama, proprio perché godeva di credito tra il popolo, è stato particolarmente efficace nel portarlo avanti con grandi danni per la classe media e immensi guadagni per i ricchissimi.

 

 

Di John Steppling, 26 ottobre 2017

 

 

"…una nazione nella quale l’87% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni (secondo un sondaggio del 2002) non è capace di identificare sulla cartina del mondo l’Iraq o l’Iran, e l’11% non riesce nemmeno a indicare gli Stati Uniti (!) non è semplicemente “intellettualmente pigra”. Sarebbe più corretto chiamarla idiota, pronta a essere ingannata e portata a credere qualunque cosa…”


 

Morris Berman


 

 

Non riesco a ricordare alcun momento storico in cui la cultura USA sia stata così compromessa come oggi dal controllo della classe dominante. Hollywood sforna un film razzista o sciovinista o guerrafondaio dopo l’altro. I notiziari sono completamente controllati dalle stesse forze che dirigono Hollywood. La classe liberale ha completamente capitolato di fronte agli interessi di una élite USA sempre più fascista. Tutto questo non è iniziato con Donald Trump. Quantomeno bisogna risalire a Bill Clinton, e in realtà bisogna andare indietro alla fine della Seconda guerra mondiale. La traiettoria ideologica si è formata sotto i fratelli Dulles (uno ex segretario di stato degli USA e l'altro direttore civile della CIA a partire dagli anni ’50, NdVdE) e il complesso industriale  militare – che rappresenta gli interessi degli affaristi USA ed esprime l’esigenza di egemonia globale. Ma una volta collassata l’Unione Sovietica, il progetto ha accelerato e si è intensificato.

 

Un’altra origine può essere identificata con l’operazione fallimentare della Baia dei Porci del 1960, o con l’assassinio di Patrice Lumumba da parte della CIA (e del MI6) nel 1961. Oppure con il discorso di Kennedy del 1962 all’Università Americana che chiedeva la fine della “Pax americana”. Sappiamo cosa è successo a Kennedy subito dopo. Scegliete pure uno di questi incidenti. Ma è stata la caduta dell’URSS a indicare alla classe dominante, la classe dei proprietari, che l’ultimo vero ostacolo alla dominazione globale era stato rimosso. Nell’intermezzo, possiamo trovare l’affare Iran/Contras e l’invasione dell’Iraq. Penso che il significato vero e simbolico dell’Unione Sovietica oggi sia stato dimenticato. Specialmente il suo ruolo per i paesi in via di sviluppo.

 

Il successivo esperimento è stato l’attacco di Clinton all’ex Jugoslavia. Si è trattato di una prova generale dell’espansione della NATO. E ha funzionato. La macchina della propaganda non è mai stata così efficace come quando ha demonizzato i Serbi e Milosevic. Poi è arrivato l’11 settembre. E la macchina ben rodata della propaganda ha vomitato un fuoco di sbarramento di retorica ultra-patriottica e di disinformazione. Il fatto che gli Stati Uniti rappresentino un’eccezione nel mondo ha assunto piena credibilità. E ricordate Colin Powell e i suoi fumetti visual-didattici esposti alle Nazioni Unite? Nessuno ha osato discutere. Certamente non la classe liberale bianca. E Hollywood ha alzato la posta nello sfornare fantasie militari. O nello sfornare fandonie in generale. Un genere che si è prestato a fantasie neo-coloniali. Entro il 2007, quando Barack Obama ha annunciato che si candidava per la carica di Presidente, la narrazione dominante americana era saldamente radicata. Il più grande successo di Hollywood di quel periodo era Avatar (2009), una fiaba neo-coloniale che si adattava perfettamente alla riconquista di Obama dell’Africa.

 

Dan Glazebrook ha scritto recentemente:

 

Il 2009, due anni prima dell’assassinio di Gheddafi, è stato fondamentale per le relazioni USA-Africa. Prima di tutto, perché la Cina ha sorpassato gli USA nel ruolo di principale partner commerciale del continente; e poi perché Gheddafi è stato eletto presidente dell’Unione Africana. L’importanza di questi fatti per il declino dell’influenza USA sul continente non potrebbe essere più chiara. Mentre Gheddafi portava avanti tentativi per unire politicamente l’Africa, impegnando ingenti quantità di petrolio libico per rendere realtà questo sogno, la Cina stava tranquillamente distruggendo il monopolio dell’occidente sui mercati dell’export e degli investimenti finanziari. L’Africa non era più costretta a presentarsi col cappello in mano davanti al Fondo Monetario Internazionale per chiedere prestiti, accettando ogni genere di condizioni a lei sfavorevoli che le venissero imposte, ma poteva rivolgersi alla Cina – o in realtà alla Libia – per gli investimenti. E se gli USA la minacciavano di tagliarla fuori dai suoi mercati, la Cina avrebbe volentieri accettato di acquistare qualunque cosa venisse offerta. La dominazione economica occidentale dell’Africa era in pericolo come mai prima di allora.


 

La risposta USA è stata di aumentare la costruzione di basi militari, incrementare l’AFRICOM, e poi uccidere Gheddafi. I film di punta di Hollywood in questo periodo includono “The Hurt Locker” e “Il Cavaliere Oscuro”. Nel frattempo, in politica interna, Obama acconsentiva a militarizzare i dipartimenti di polizia in tutto il Paese. D’altra parte, come scrive Danny Haiphong:

 

Quello che non viene sottolineato a sufficienza è come Obama ha lavorato senza pause per proteggere e servire gli interessi delle multinazionali della sanità. Nel 2009 ha collaborato con l’industria monopolistica delle assicurazioni sanitarie e con le controparti della farmaceutica per reprimere la richiesta di un sistema sanitario a “pagatore unico” (ossia un sistema sanitario pubblico, pagato dal solo Stato per tutti i cittadini NdVdE). In quel momento le condizioni sembravano ottime per approvare un sistema del genere. Il malcontento popolare nei confronti del Partito Repubblicano era al suo culmine. Un movimento relativamente organizzato in favore del sistema a “pagatore unico” era rappresentato da organizzazioni come “Healthcare Now”.  Il Partito Democratico aveva la maggioranza necessaria in entrambi i rami del Parlamento.


 

Obama era arrivato al potere mentre Wall Street implodeva, nel 2008. Ma invece di portare speranza e cambiamento, abbiamo avuto 5mila miliardi di dollari diretti al top 1% dell’élite finanziaria. La povertà è aumentata ogni singolo anno sotto la presidenza Obama, e lo stesso ha fatto la disuguaglianza. Il film ”The Social Network” è uscito nel 2010 e ”Wolf of Wall Street” nel 2013. Entrambi hanno avuto un grande successo. Il messaggio proveniente da Hollywood non è mai cambiato. E una parte di quel messaggio è che la ricchezza giustifica se stessa ed è un simbolo di virtù. Hollywood, e i liberali USA gravitano naturalmente intorno ai ricchi.

 

Obama ha attaccato l’Afghanistan, l’Iraq, la Libia, il Sudan, la Somalia e lo Yemen (e l’Ucraina, è il caso di aggiungere NdVdE). Forse proprio lo Yemen è l’esempio che si rivelerà più significativo. Armare, addestrare e coordinare l’aggressione Saudita (e adesso siamo arrivati a soldati con i piedi sul territorio Yemenita) contro l’indifeso Yemen ha causato la più grande catastrofe umanitaria degli ultimi 50 anni.

 

Gli USA sono a un passo dal criminalizzare il dissenso, specialmente se il dissenso è rivolto verso Israele.

 

Niente di tutto questo significa che ci sia un legame diretto tra l’azione politica e i prodotti cinematografici. Ma il messaggio principale di Hollywood sia al cinema che in tv serve a validare l’eccezionalità americana. E a confinare le critiche a insignificanti e deboli proteste. Ma il problema non è solo Hollywood, ma anche il teatro, la letteratura e tutte le altre arti. L’eliminazione della classe lavoratrice è la verità più evidente nella cultura americana attuale.

 

Non esistono più i Clifford Odets (uno studente che ha abbandonato le scuole superiori); sono stati rimpiazzati da un flusso incessante di accondiscendenti post-laureati. Per lo più provenienti dalle élite e da scuole molto costose. Hemingway e James Baldwin non avevano finito il college, né Tennessee Williams, figlio di un venditore ambulante di scarpe. Perfino autori più recenti, come Thomas Pynchon, avevano abbandonato il college (per entrare in Marina), ma la cosa importante è che oggi la cultura di massa viene controllata molto attentamente. Dreisler aveva abbandonato il College e Twain era un apprendista correttore di bozze. Altri come Faulkner sono andati all’università, ma intanto lavoravano. Faulkaner in particolare era un postino. La stessa professione di Henry Miller e Charles Bukowski. Stephen Crane e Hemingway lavoravano come giornalisti, quando quella era una professione ancora onorevole.

 

I burattinai della cultura di massa sono fermamente ancorati nell’ethos del Partito Democratico (considerate cose come House of Cards, Madame Secretary, o Veep). Se qualcuno si informa attraverso canali come MSNBC o FOX o CNN  allora attingerà praticamente alla sola propaganda. Rachel Maddow ha costruito una carriera basata sul ripetere a pappagallo spunti di discussione e conclusioni del Comitato Nazionale Democratico. Bill Maher, il cui show è in onda su HBO, recentemente ammicca alla guerra. I talk show della domenica non invitano mai voci di sinistra, neanche una volta. Non ci sono Michael Parenti o Ajamu Baraka o Glen Ford Mike Whitney o Ed Curtin o Dan Glazebrook o Stephen Gowans. No, ci sono invece un sacco di generali in pensione e politici. Questi sono media che esercitano un controllo assoluto dei messaggi che passano al pubblico.

 

La scomparsa della classe lavoratrice, della diversità di classe, è stata di gran lunga il colpo più duro alla salute della nostra cultura. Si potrebbe sostenere che la cultura sia sempre stata, durante l’era moderna, un’emanazione della borghesia. Ma ora si è verificato un cambiamento importante. Gli americani vengono scoraggiati a pensare in termini di classi. Ragionano in termini di individualismo e identità. Datemi più donne dirigenti, invocano… il che ci darebbe altre versioni di Zero Dark Thirty, credo.

 

L’uguaglianza di genere è importante, lo ripete ogni paese socialista della storia. Una cosa che Chavez ha pensato di scrivere nella costituzione boliviana fin dal primo giorno. Chavez, un uomo che il liberale-avatar Bernie Sanders ha liquidato come un “dittatore comunista morto”. Chavez, che la femminista-avatar Hillary Clinton ha combattuto incessantemente, per toglierlo dal potere.

 

Le persone sono scioccate… veramente scioccate, di sapere che soldati USA sono stati uccisi in Niger. Maledetto Donald Trump. Quando si fa notare che è stato Obama a mandare là le truppe per presidiare l’Africa, ti guardano con occhi persi nel vuoto. La preoccupazione per i soldati americani che muoiono è semplicemente incredibile nella sua ipocrisia e nel suo cieco eccezionalismo. Voglio dire: basterebbe contare il numero di civili morti a causa degli attacchi di droni USA in appena un anno. Scegliete pure l’anno che volete.

 

Sotto Obama, il Commando Africano USA (AFRICOM) è penetrato in TUTTI gli stati africani eccetto Zimbabwe e Eritrea. L’AFRICOM ha costretto le nazioni africane all’asservimento militare. Nel 2014, gli USA hanno condotto in Africa 674 operazioni militari. Secondo un recente atto di libertà di informazione richiesto da Intercept, gli USA hanno attualmente forze speciali impiegate in più di venti Nazioni africane.


 

Danny Haiphong


 

 

Tutti oggi sono terrorizzati dalla prospettiva di essere accusati di complottismo. Nessun singolo termine dispregiativo ha mai esercitato un potere così sproporzionato. Esiste anche una posizione nascosta associata a questo termine. Un’identità mascolina, legata all’immagine di chi accetta la versione ufficiale dei fatti. Si tratta di un atteggiamento del tipo “niente stravaganze, sono una persona matura, un tipo duro”. Solo i deboli e i confusi (gli effemminati, è chiaro) mettono in discussione la narrativa ufficiale di... bè, di qualsiasi cosa. È davvero incredibile constatare come siano pochi coloro che chiedono come mai è giusto assassinare le persone senza un processo. Perché coloro che denunciano, che dicono la verità, vengono emarginati e umiliati? Perché ci sono più di 900 basi militari USA in giro per il mondo? Perché, alla luce della crescente povertà negli USA, abbiamo bisogno di un arsenale nucleare aggiornato che ci costerà migliaia di miliardi? Perché abbiamo bisogno di un budget per la difesa di più di 4 miliardi al giorno? La classe istruita e liberale non sembra interessarsi a queste domande. Non parliamo poi di chiedersi se gli USA stanno armando i jihadisti takfiri in Siria. La maggior parte di quello che la gente chiama complotto è soltanto uno scetticismo perfettamente razionale, considerando anche una storia che include COINTELPRO, Operation Northwoods, Gladio, MKUltra, e Operation AJAX. Tutto questo è importante anche alla luce della guerra che sta nascendo contro le “fake news”. Un’idea portata avanti da Obama e ora, in un’entusiasmante operazione Orwelliana, da Facebook, Youtube e Google. Nel Regno Unito, Theresa May ha annunciato con orgoglio che il governo DOVREBBE controllare quello che la gente può vedere su internet. La censura viene presentata come protezione.

 

E arriviamo alla NATO e all’Europa. Ci si potrebbe anzitutto chiedere perché esiste la NATO. Voglio dire, ormai l’URSS non esiste più. A dire il vero ci si sta cercando di inventare un buon motivo da alcuni anni ormai, e la risposta è la straordinaria propaganda anti-Putin degli USA. La “Minaccia Russa” è ormai un argomento accettato nel dibattito pubblico. O la disinformazione anti-iraniana. In effetti, l’Iran è molto più democratico e molto meno pericoloso (in realtà non rappresenta ALCUN pericolo globale) di alleati degli USA come Israele e l’Arabia Saudita. Il che ci riporta allo Yemen. La brutale distruzione dello Yemen: il paese arabo più povero del mondo, e ormai il paese con la più grande epidemia di colera della storia, non era un pericolo per NESSUNO. Certamente non per gli Stati Uniti. Dobbiamo veramente credere che la Casa dei sovrani Sauditi debba essere sostenuta? Decapitano omosessuali e streghe, in Arabia Saudita. Il leader del Regno dell’Arabia Saudita è un trentaduenne psicopatico chiamato Mohammed Bin Salman. Qualcuno mi può spiegare perché gli USA sostengono questo paese?

 

Oppure, il Venezuela. Gli USA hanno sostenuto varie campagne contro le nazioni sovrane per più di dieci anni ormai. Una democrazia. Ma disobbediente. Dovè l’indignazione?Mentre intanto la gente continua a parlare di Harvey Weinstein, un produttore di film troglodita di cui letteralmente tutti sapevano che era un abusatore seriale, immagino che invece le donne del Venezuela non contino. O quelle della Libia, o di Haiti, o di Porto Rico, o – diamine – le donne di Houston proprio in questo momento. Donne povere. Ah, ma questa è ancora una questione di classe. Ora, forse tutta la questione sorta intorno a Weinstein avrà delle conseguenze positive, e ne risulterà una certa protezione collettiva per le donne e forse anche una unione di tipo sindacale per limitare il potere dei ricchi uomini. Ne dubito, ma non si sa mai. Tuttavia, considerando che oggi la classe liberale applaude l’idea di rendere accettabile che una donna possa bombardare villaggi indifesi in Afghanistan o in Iraq o in Yemen, proprio come fanno gli uomini, e considerando che molti di coloro che sono disgustati da Weinstein erano e tuttora sono grandi sostenitori di Hillary Clinton e del partito democratico, e profferiscono vibranti adulazioni di personaggi come Maddie Albright, è difficile immaginarselo.

 

Come dice David Rosen:

 

"Gli abusi sessuali e la violenza negli USA sono vecchi come lo stesso paese. La cultura patriarcale americana ha a lungo legittimato l’abuso sessuale e la violenza nei confronti delle donne – e dei bambini – sia che fossero perpetrati al lavoro, a casa, in un nightclub o in una strada deserta. Durante i primissimi giorni della nazione, l’abitudine agli abusi sessuali e alla violenza era legittimata attraverso il concetto di “castigo”. Si trattava di una caratteristica della common law anglo-americana che riconosceva il marito come capo della “sua” famiglia e, pertanto, gli era concesso di sottoporre la “sua” moglie a punizioni corporali, incluso lo stupro, fintanto che non le infliggeva danni permanenti. L’abuso sessuale era istituzionalizzato nello stupro delle schiave africane e più tardi afro-americane. Come ci fa notare la professoressa legale Adrienne Davis, “la schiavitù USA costringeva le donne nere schiave a lavorare in tre mercati: produttivo, riproduttivo e schiavista – cruciali per l’economia politica”.


 

Vale appena la pena di notare la violenza sessuale che ha luogo nell’esercito USA (leggere a riguardo La Guerra Invisibile di Kirby Dick). Ma non è questo il volto dell’esercito che ci viene mostrato nei serial televisivi come SEAL Team o Valor o The Brave. L’ultimo film di Tom Cruise, American Made, è una specie di commedia riguardo a Barry Seal che lavorava come pilota per la CIA, e per vari cartelli malavitosi del Sud America. Ma certo, non c’è niente di più divertente che distruggere un governo socialista come quello del Nicaragua. Nel film non c'è un singolo personaggio che parla spagnolo che non sia o ubriaco, o un sadico, o almeno incompetente. Questo revisionismo incredibilmente razzista viene definito “vibrante e vigoroso” dall’Hollywood Reporter.

 

La classe liberale prenderà sempre le parti dello status quo. Sempre. Non le importa se lo status quo è fascista. E sarà sempre felice di sparare veleno sugli abusi dei maschi sulle donne, fintanto che questo non significa doversi districare nella complessità della condizione delle donne in nazioni non turistiche come lo Yemen o la Libia o l’Honduras. Proprio come il fatto che i dipartimenti di polizia interna hanno ucciso più di un migliaio di uomini neri nel 2015. E continuano a farlo, incluso un numero crescente di donne nere. Soltanto che questa non è una storia “vibrante e vigorosa”, credo. Obama non si è mai sentito a suo agio nel parlare dei neri o ai neri. Recentemente però è riuscito a rimproverare Colin Kaepernick (un giocatore di football americano che ha recentemente fatto causa a tutti i proprietari delle squadre della NFL, NdVdE), per il dolore che lui, ovvero Kaepernick, potrebbe causare. Il dolore dei miliardari bianchi che possiedono squadre sportive, suppongo. Il vizio di comportarsi come lo “Zio Tom” di quella che Glen Ford ha definito la “cattiva guida” nera non è mai stato più evidente. E questo è un altro crimine che possiamo attribuire, in larga parte, a Barack Obama.

 

Il parlamento USA ha votato all’unanimità a favore di sanzioni contro l’Iran e la Corea del Nord, un’assurdità e un crimine, che tuttavia non è stato nemmeno menzionato sui media. Cosa avranno mai fatto l’Iran e la Corea del Nord per fare del male a qualcuno negli Stati Uniti? Sono l’Arabia Saudita e Israele che temono uno stato democratico come l’Iran e la sua influenza nella regione. L’Iran è accusato di fomentare l’instabilità, ma non ne viene mai portata alcuna prova. La Russia viene accusata di controllare l’opinione pubblica USA, ma non ne viene mai portata alcuna prova. Gli USA non provano nemmeno a incolpare di qualcosa il Venezuela, perché è già parte della saggezza tramandata che i venezuelani siano *cattivi*. Così come Castro era cattivo, o Gheddafi, o Aristide, come chiunque altro si dimostri indipendente. Secondo i nostri media, il mondo è fatto di uomini buoni e uomini cattivi. Mike Pompeo, capo della CIA, ha recentemente dichiarato che la sua agenzia gradirebbe una “CIA molto più cattiva” nel combattere i suoi nemici. È davvero difficile immaginare come potrebbe apparire una Cia più cattiva, vista la sua storia. Peggiore delle uccisioni coi droni e delle torture ai neri? Ricordiamo che sono stati gli USA e la loro Scuola d’America che hanno addestrato gli squadroni della morte in America Centrale. Hollywood ci fa sopra film comici.

 

In ogni caso nessuno si lamenta a Hollywood. Così come nessuna delle attrici molestate da Weinstein (e moltissimi altri) aveva detto nulla per paura di perdere opportunità di carriera. Così come nessuno si lamenta del razzismo nella demonizzazione dei musulmani o dei serbi o dei nordcoreani o dei russi, per paura di perdere il lavoro. La coercizione silenziosa è data per scontata. Ed è assoluta. La maggior parte degli attori e dei registi non ci fa nemmeno caso, e molti non sanno nulla al di fuori di quello che sentono nei notiziari mainstream o che leggono sul New York Times. Ma lo capisco. La gente deve pur mangiare, deve pur mantenere la propria famiglia. Il vero problema è che il potere si consolida. La distribuzione dei film è un monopolio. E per la maggior parte degli americani, la politica estera è semplicemente un grosso buco nero del quale sanno pochissimo. Di' a qualcuno che Milosevic era in verità un brav’uomo e ti rideranno dietro (queste cose accadono ancora anche a sinistra, in maniera molto deprimente). Digli che la Russia non è un pericolo per gli USA o per l’Europa, e ti rideranno dietro. Prova a spiegargli cos’è e cosa significa l’imperialismo, e vedrai sempre quello stesso sguardo stanco e irritato. Una buona regola approssimativa è che se gli USA mettono nel mirino un paese o un leader, allora conviene mettere in dubbio tutto quello che dicono i media occidentali mainstream con la loro propaganda riguardo a quel paese o leader (pensate alla Siria, a Gheddafi, Aristide, Milosevic, l’Iran, la Corea del Nord). Ma gli USA non mettono nel mirino i paesi che danno il benvenuto ai capitali occidentali.

 

Una delle cose che ho notato dei film di Hollywood è il livello straordinario di autocommiserazione di molti personaggi. Autocommiserazione, prepotenza e sarcasmo. Le persone che producono o fanno film e tv oggi, per larga parte, si autocensurano. Alcuni non hanno bisogno di farlo, naturalmente. Ma c’è al lavoro una coscienza di gruppo. E influenza il modo in cui sono scritte le trame. Il modello sono i problemi dei bianchi ricchi. Pochi esaminano il mondo intero, e per lo più quando lo fanno lo vedono come un mondo di pericolo e minaccia. Un posto non civilizzato, che ha bisogno di guida da parte dell’occidente civilizzato (viene in mente The Lost City of Z, che ha infilato tutte le note anti-coloniali pur riuscendo a produrre comunque una narrazione coloniale). Ma il problema è ancora più sottile. Tutto sembra uno studio televisivo; le discussioni politiche, anche se vengono tenute all’aperto, sembrano dirigenti degli studi televisivi che discutono dei profitti del week end o dello share di Neilson. E siccome la stessa Hollywood assomiglia sempre di più a Wall Street, o a una qualche sede di multinazionale, ecco che il mondo prende sempre di più questo aspetto. C'è una profonda perdita di immaginazione. Gli occidentali sembrano sempre più simili ai melodrammi girati a Santa Monica o a New York. I mondi fantastici sembrano sempre di più le sedi delle multinazionali o i loro week-end motivazionali. È un mondo creato da scrittori sotto i trenta, per la maggior parte, e sicuramente sotto i quarant’anni. Sono mondi creati da persone che non sanno granché del mondo stesso. E ne sanno ancora meno di dover lavorare per vivere. L’intero universo dei film è completamente privo di coscienza di classe. La storia viene semplificata il più possibile per attirare un pubblico più vasto. Tutto sembra e suona simile. Ed è mortificante. Ci sono film che vengono dall’Europa, e perfino dal Regno Unito, che sono validi, presentano sensibilità diverse, al contrario di quello che esce da Hollywood. Come durante le conferenze stampa della Casa Bianca, l’idea è di non cambiare il messaggio. I personaggi neri sembrano bianchi (o gli viene dato un dialetto e un dialogo caricaturale *nero*), i latinoamericani sembrano bianchi (o gli vengono attribuiti dialetti caricaturali), e i musulmani sembrano pericolosi e devianti. Gli asiatici sembrano presi dai serial Fu Manchu o Charlie Chan. È strano sentire la gente che prende in giro i vecchi cliché etnici degli anni ’40, perché oggi non è cambiato nulla (basta controllare la recente incarnazione televisiva della venerabile saga di Star Trek dove i cattivi Klingoniani sono molto scuri, vivono in astronavi scure, e usano un linguaggio gutturale di fantasia, il tutto suggerisce un che di razzista, che assomiglia a un ritratto di selvaggi che vengono dalle zone più nere e inesplorate dell’Africa).

 

La fissazione per i crimini di Trump ci distrae da un sistema del quale il crimine è parte integrante. Clinton, Bush, Obama e Trump. Sono solo figuranti che portano acqua al sistema. E il sistema è governato dalla classe dominate. La gente vota come se la cosa contasse, e votano per chi gli piace. Non in base alle politiche proposte, perché la maggior parte non hanno idea di quali siano queste politiche. Trump è un bersaglio facile, ma questo in un certo senso è un problema. L’America non è diventata razzista e violenta da un giorno all’altro. Le spinte all’instabilità sociale si sono accumulate per decenni. Trump era inevitabile. La sua carenza di cultura di base riflette la nazione che formalmente governa, e la sua volgarità riflette quella dell’America, così come la sua misoginia e il suo razzismo. Nel frattempo i consulenti della presidenza non sono cambiati e, se Hillary avesse vinto, gli stessi teppisti apertamente fascisti che applaudono Trump starebbero commettendo crimini di odio. Trump ha dato loro potere? Fino a un certo punto sì. Ma una vittoria di Hillary avrebbe dato loro sufficienti motivazioni di diverso genere e si sarebbe manifestata la stessa violenza. Un livello come il nostro di disuguaglianza non è sostenibile per un paese. E mentre su di noi si abbattono altri super-uragani, mentre la bio-sfera collassa, tutto questo potrebbe non essere nemmeno importante. C’è qualcosa di preoccupante, in effetti, in tutti questi continui attacchi a Trump. È un po’ come prendersela con un ragazzino che ha bisogno dell’insegnante di sostegno. Dov’erano tutta questa costernazione e questo sdegno, prima? Voglio dire che l’”America di Trump”, una definizione che continuo a sentire, è semplicemente l’America. Negli USA ci sono più di due milioni di persone in galera. Siamo i primatisti mondiali, e con un bel distacco. Mentre la mortalità infantile vede gli USA tra il 26mo e il 51mo posto al mondo, a seconda dei rilevamenti. Non esiste una sanità universale gratuita, non ci sono tutele sindacali per i lavoratori, nessun congedo per la maternità, l’istruzione non è gratuita. Perché, esattamente, dovremmo sentirci così speciali, quindi?

 

Trump era molto popolare nel suo programma tv di reality idiota. Mi viene da pensare che parecchi tra quelli che ora sono scandalizzati dalla sua buffoneria reazionaria guardassero quel programma. Insomma, è durato 15 anni, credo. Chi pensavano che fosse? Non c’è niente di sbagliato nell’identificare i crimini dell’amministrazione Trump. Ma sarebbe enormemente sbagliato non riconoscere che si tratta di una continuazione delle politiche precedenti. Certo, in molte cose siamo peggiorati. Per esempio nelle politiche per l’ambiente. Ma giova ripetere che il 47% dell’inquinamento mondiale è causato delle armi. E gli USA hanno un esercito più grande delle altre dieci nazioni più militarizzate al mondo. Tutti i presidenti, a partire dal primo Bush, hanno aumentato il budget militare. L’incubo non è iniziato con il giuramento di Donald Trump. Ma a nessuno piace Trump. Mentre a molti piaceva Obama. E questo è il motivo per cui Obama è riuscito a combinare tanti danni. Trump è pericoloso non per quello che pensa (sostanzialmente spesso non pensa), ma per la sua ignoranza e debolezza (e paura). E questa debolezza lo ha reso così accogliente nei confronti del Pentagono. La politica estera è realmente nelle mani di un uomo soprannominato “Cane Pazzo”. Non si può dare la colpa di questa situazione catastrofica a un solo uomo. Si tratta della creazione della storia americana.

 

 

13/10/17

Antifa in teoria e in pratica

Da Counterpunch una ampia analisi sulle origini e la pratica di un fenomeno finora poco esplorato ma già fortemente penetrato nelle mentalità, soprattutto della gente di sinistra: la moderna ideologia "antifascista", che nel nome si richiama alla rispettata tradizione dei combattenti per la libertà,  usurpandone il credito grazie al facile meccanismo associativo, ma nei fatti non è che una degenerazione che include nel concetto di "fascismo" tutto quel che esula dal "politicamente corretto", col risultato di soffocare il dibattito e servire di fatto da psico polizia per la repressione dell'ultima arma rimasta nelle mani del popolo, la libertà di espressione. Nell'articolo una ampia disamina della versione europea e della versione americana di questo inquietante fenomeno contemporaneo. 

 

 

 

 

di Diana Johnstone, 9 Ottobre 2017

 

"I fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti" - Ennio Flaiano, scrittore italiano e coautore di soggetti e sceneggiature dei più grandi film di Federico Fellini.

 

Nelle ultime settimane, una sinistra totalmente disorientata è stata esortata da più parti a unirsi intorno ad un'avanguardia a volto coperto che si definisce Antifa, per antifascista. Incappucciata e vestita di nero, Antifa è sostanzialmente una variante dei Black Bloc, famosi per scatenare violenza nelle manifestazioni pacifiche in molti paesi. Importata dall'Europa, l'etichetta Antifa suona più politica. Serve anche allo scopo di stigmatizzare gli obiettivi che attacca come "fascisti".

 

Nonostante il suo nome europeo importato, Antifa, è fondamentalmente solo un altro esempio della continua degenerazione nella violenza dell'America.

 

Precedenti storici

 

Antifa è salita alla ribalta per il suo ruolo nel rovesciamento della orgogliosa tradizione di "libertà di espressione" di Berkeley, per aver impedito di parlare lì a esponenti della destra. Ma il suo momento di gloria è stato il suo scontro con i conservatori a Charlottesville il 12 agosto, soprattutto perché Trump ha commentato che c'erano "persone valide da entrambe le parti". Con esuberante Schadenfreude, i commentatori hanno colto al volo l'opportunità di condannare l'odiato Presidente per la sua "equivalenza morale", dando così una benedizione ad Antifa.

 

Charlottesville è stata per Antifa l'occasione per il lancio di un successo editoriale: il Manuale Antifascista, il cui autore, il giovane accademico Mark Bray, è un Antifa sia in teoria che in pratica. Il libro "sta avendo un rapido successo", si è rallegrato l'editore, Melville House. Infatti ha ottenuto subito il plauso di importanti media mainstream, come il New York Times, The Guardian e NBC, che finora non si erano distinti per precipitarsi a recensire libri di sinistra, men che mai quelli di anarchici rivoluzionari.

 

Il Washington Post ha accolto con favore Bray come il portavoce dei "movimenti di attivisti rivoluzionari" e ha osservato che "il contributo più illuminante del libro è quello sulla storia dell'impegno antifascista del secolo scorso, ma la sua parte più rilevante per il mondo di oggi è la sua giustificazione del soffocamento della libertà di espressione che colpisce i suprematisti bianchi".

 

Il "contributo illuminante" di Bray è quello di raccontare una versione lusinghiera della storia di Antifa a una generazione la cui visione dualistica della storia, basata sull'Olocausto, l'ha privata delle informazioni e degli strumenti analitici per giudicare eventi multidimensionali come la recrudescenza del fascismo. Bray presenta l'Antifa di oggi come il glorioso erede legittimo di ogni nobile causa dall'abolizionismo in poi. Ma non c'erano antifascisti prima del fascismo, e l'etichetta "Antifa" non si applica in alcun modo a tutti i numerosi avversari del fascismo.

 

La pretesa implicita di portare avanti la tradizione delle Brigate Internazionali che hanno combattuto in Spagna contro Franco non è altro che un ingenuo meccanismo associativo. Dato che dobbiamo rispettare gli eroi della Guerra Civile Spagnola, una parte di questa stima dovrebbe riversarsi sui loro autoproclamati eredi. Purtroppo, non esistono veterani della Brigata di Abraham Lincoln ancora vivi che possano indicare la differenza tra una grande difesa organizzata contro l'invasione di eserciti fascisti e le schermaglie sul campus di Berkeley. Come per gli anarchici della Catalogna, il brevetto dell'anarchismo è scaduto molto tempo fa, e chiunque è libero di mettere in commercio il proprio generico.

 

Il movimento Antifascista originale fu uno sforzo dell'Internazionale Comunista di cessare le ostilità con i partiti socialisti europei al fine di costruire un fronte comune contro i movimenti trionfanti guidati da Mussolini e Hitler.

 

Dal momento che il fascismo si è affermato, e Antifa non è mai stata un serio avversario, i suoi apologeti puntano sull'argomento dello "stroncare sul nascere": "se solo" gli antifascisti avessero battuto i movimenti fascisti abbastanza presto, questi sarebbero stati stroncati sul nascere. Dato che la ragione e il dialogo non sono riusciti a fermare l'ascesa del fascismo, sostengono, dobbiamo usare la violenza di strada - che, a proposito, fallisce ancora più decisamente.

 

Questo è totalmente astorico. Il fascismo esaltava la violenza e la violenza era il suo banco di prova preferito. I comunisti e i fascisti combattevano per le strade e l'atmosfera della violenza ha aiutato il fascismo a crescere come un bastione contro il bolscevismo, guadagnando il sostegno fondamentale dei grandi capitalisti e militaristi nei loro paesi, che li hanno portati al potere.

 

Dal momento che il fascismo storico non esiste più, l'Antifa di Bray ha allargato il proprio concetto di "fascismo" per includere tutto ciò che viola l'attuale canone di Identità Politica: dal "patriarcato" (un atteggiamento prefascista, quantomeno) a "transfobia" (problema decisamente post-fascista).

 

I militanti mascherati di Antifa sembrano essere più ispirati da Batman che da Marx o anche da Bakunin.

 

Storm Trooper del Partito di Guerra Neoliberale

 

Dal momento che Mark Bray offre le credenziali europee per l'attuale Antifa Usa, è opportuno osservare ciò che Antifa rappresenta in Europa oggi.

 

In Europa, la tendenza manifesta due forme. Gli attivisti Black Bloc invadono regolarmente diverse manifestazioni di sinistra per distruggere le vetrine e combattere contro la polizia. Queste manifestazioni di testosterone hanno un significato politico minore, se non provocare pubblici appelli a rafforzare le forze di polizia. Sono fortemente sospettati di infiltrazioni della polizia.

 

Ad esempio, lo scorso 23 settembre, diverse dozzine di ruffiani mascherati in nero, tirando giù manifesti e lanciando pietre, tentavano di assaltare il palco da cui lo smagliante Jean-Luc Mélenchon doveva arringare la folla di La France Insoumise, oggi partito leader della sinistra francese. Il loro messaggio inespresso sembrava affermare che per loro nessuno può essere abbastanza rivoluzionario. Di tanto in tanto, effettivamente individuano a caso uno skinhead da picchiare. Ciò serve a confermare le loro credenziali "antifasciste".

 

Usano queste credenziali per arrogarsi il diritto di diffamare gli altri, in una specie di inquisizione informale autoproclamata.

 

Come primo esempio, alla fine del 2010, una giovane donna di nome Ornella Guyet è comparsa a Parigi alla ricerca di lavoro come giornalista in vari periodici e blog di sinistra. Ha "cercato di infiltrarsi dappertutto", secondo l'ex direttore di Le Monde diplomatique, Maurice Lemoine, che quando l'ha assunta come tirocinante "da subito, intuitivamente, non ha avuto fiducia in lei".

 

Viktor Dedaj, che gestisce uno dei principali siti di sinistra in Francia, Le Grand Soir, è stato tra coloro che hanno cercato di aiutarla, solo per avere una spiacevole sorpresa pochi mesi dopo. Ornella era diventata un inquisitore, dedito a denunciare "il cospirazionismo, la confusione, l'antisemitismo e il rosso-bruno" su Internet. Questo ha preso la forma di attacchi personali nei confronti di individui che lei giudicava colpevoli di questi peccati. Quello che è significativo è che tutti i suoi obiettivi si opponevano alle guerre di aggressione degli Stati Uniti e della NATO in Medio Oriente.

 

In effetti, i tempi della sua crociata coincidevano con le guerre dei "cambi di regime" che distrussero la Libia e la Siria. Gli attacchi prendevano di mira i principali critici di quelle guerre.

 

Viktor Dedaj era in cima alla sua lista. E c'era anche Michel Collon, vicino al Partito dei Lavoratori belga, autore, attivista e direttore del sito bilingue Investig'action. E anche François Ruffin, produttore cinematografico, editore del giornale di sinistra Fakir, eletto recentemente all'Assemblea Nazionale nella lista del partito di Mélenchon La France Insoumise. E così via. L'elenco è lungo.

 

Le personalità prese di mira sono diverse, ma tutti hanno una cosa in comune: l'opposizione alle guerre di aggressione. Per di più, a quanto ne so, quasi tutti quelli che si oppongono alle guerre sono nella sua lista.

 

La tecnica principale è la colpa presunta per associazione. In cima alla lista dei peccati mortali sta la critica dell'Unione Europea, associata al "nazionalismo" associato al "fascismo" associato all' "antisemitismo", con una tendenza al genocidio. Ciò coincide perfettamente con la politica ufficiale dell'UE e dei governi dei suoi paesi aderenti, ma Antifa usa un linguaggio molto più duro.

 

A metà giugno 2011, il partito anti-UE Union Populaire Républicaine guidato da François Asselineau è stato oggetto di insinuazioni feroci su siti Internet di Antifa firmati da "Marie-Anne Boutoleau" (uno pseudonimo di Ornella Guyet). Temendo la violenza, i responsabili hanno annullato gli incontri del UPR a Lione. L'UPR ha fatto una piccola indagine, scoprendo che Ornella Guyet era nell'elenco degli oratori di un seminario del marzo 2009 sui media internazionali organizzato a Parigi dal Centro per lo Studio delle Comunicazioni Internazionali e dalla Scuola dei Media e degli Affari Pubblici presso la George Washington University. Un'associazione sorprendente per una così zelante attivista contro i "rosso-bruni".

 

Nel caso in cui qualcuno abbia dubbi, "rosso-bruno" è un termine usato per macchiare chiunque abbia generalmente opinioni di sinistra - cioè "rosso" - con il colore fascista "marrone". Questa accusa può basarsi sul fatto di avere lo stesso parere di qualcuno di destra, sul parlare sulla stessa piattaforma con qualcuno di destra, pubblicare accanto a qualcuno di destra, essere visti in una manifestazione contro la guerra a cui partecipa anche qualcuno di destra, e così via. È un qualcosa di particolarmente utile per il Partito della Guerra, poiché ai giorni nostri molti conservatori si oppongono alla guerra più della gente di sinistra, che si è bevuta il mantra della "guerra umanitaria".

 

Il governo non ha bisogno di reprimere le manifestazioni contro la guerra. Ci pensa Antifa.

 

L'umorista franco-africano Dieudonné M'Bala M'Bala, stigmatizzato per antisemitismo dal 2002 per la sua scenetta televisiva in cui ironizzava su un colono israeliano come parte dell' "Asse del bene" di George W. Bush, non è solo un obiettivo, ma serve come presunzione di colpevolezza per associazione per chiunque difenda il suo diritto alla libertà di parola - come il professore belga Jean Bricmont, praticamente nella lista nera in Francia per aver cercato di spendere una parola in favore della libertà di espressione durante un talk show televisivo. Dieudonné è stato bandito dai media, denunciato e multato innumerevoli volte, persino condannato al carcere in Belgio, ma nei suoi spettacoli continua a fare il pienone di sostenitori appassionati, e il principale messaggio politico è l'opposizione alla guerra.

 

Tuttavia, le accuse di essere tolleranti su Dieudonné possono avere gravi effetti sugli individui in posizioni più precarie, in quanto in Francia il semplice accenno di "antisemitismo" può distruggere una carriera. Gli inviti vengono annullati, le pubblicazioni rifiutate, i messaggi non ottengono risposta.

 

Nell'aprile del 2016, Ornella Guyet è sparita dalla circolazione, in un contesto di forti sospetti sulle sue personali associazioni.

 

La morale di questa storia è semplice. Rivoluzionari radicali auto-proclamati possono essere la psicopolizia più utile per il partito della guerra neoliberale.

 

Non voglio dire che tutti, o la maggior parte, degli Antifa siano agenti dell'establishment. Solo che possono essere manipolati, infiltrati o qualcun altro si può spacciare per uno di loro, proprio perché si autorizzano da soli e di solito sono più o meno a volto coperto.

 

Silenziare il necessario dibattito

 

Chi è certamente sincero è Mark Bray, autore di The Intifa Handbook. È chiaro da dove proviene Mark Bray, quando scrive (p.36-7): "... la soluzione finale di Hitler uccise sei milioni di ebrei nelle camere a gas, con plotoni di esecuzione, per fame e mancanza di cure mediche in campi squallidi e nei ghetti, con le percosse, facendoli lavorare fino alla morte e portandoli al suicidio per disperazione. Nel continente circa due ebrei su tre sono stati uccisi, compresi alcuni dei miei parenti".

 

Questa storia personale spiega perché Mark Bray sente con tanta passione il tema del "fascismo". Questo è perfettamente comprensibile in una persona ossessionata dalla paura che "possa accadere di nuovo".

 

Tuttavia le ondate emotive, anche le più giustificate, non portano necessariamente saggi consigli. Le reazioni violente alla paura potrebbero sembrare forti ed efficaci quando in realtà sono moralmente deboli e praticamente inefficaci.

 

Siamo in un periodo di grande confusione politica. Etichettare ogni manifestazione "politicamente scorretta" come fascismo impedisce la chiarezza del dibattito su questioni che hanno molto bisogno di essere definite e chiarite.

 

La scarsità di fascisti è stata compensata identificando la critica dell'immigrazione come fascismo. Questa identificazione, in connessione con il rifiuto delle frontiere nazionali, deriva gran parte della sua forza emotiva soprattutto dalla paura ancestrale della comunità ebraica di essere esclusa dalle nazioni in cui si trova.

 

La questione dell'immigrazione ha  aspetti diversi in luoghi diversi. Nei paesi europei non è la stessa cosa che negli Stati Uniti. C'è una distinzione di base tra immigrati e immigrazione. Gli immigrati sono persone che meritano considerazione. L'immigrazione è una politica che deve essere valutata. Dovrebbe essere possibile discutere la politica senza essere accusati di perseguitare la gente. Dopo tutto, i leader sindacali tradizionalmente si sono opposti all'immigrazione di massa, non per razzismo, ma perché può essere una strategia capitalista deliberata per ridurre i salari.

 

In realtà, l'immigrazione è un soggetto complesso, con molti aspetti che possono portare a ragionevoli compromessi. Ma estremizzare il problema fa cadere la possibilità di compromesso. Facendo dell'immigrazione di massa la regina delle prove sull'essere fascisti o meno, l'intimidazione di Antifa impedisce una discussione ragionevole. Senza discussione, senza la disponibilità ad ascoltare tutti i punti di vista, la questione semplicemente dividerà la popolazione in due campi, pro e contro. E chi vincerà un tale confronto?

 

Un recente sondaggio* mostra che l'immigrazione di massa è sempre più impopolare in tutti i paesi europei. La complessità della questione è dimostrata dal fatto che nella maggior parte dei paesi europei la maggioranza della gente crede di avere il dovere di accogliere i rifugiati, ma non approva la continua immigrazione di massa. L'argomento ufficiale secondo cui l'immigrazione è cosa buona e utile è accettato solo dal 40%, rispetto al 60% di tutti gli europei, i quali ritengono che "l'immigrazione è un male per il nostro Paese". Una sinistra la cui causa principale sono le frontiere aperte diventerà sempre più impopolare.

 

Violenza infantile

 

L'idea che il modo per far tacere qualcuno sia di assestargli un pugno sul muso è americana come i film di Hollywood. È anche tipica della guerra tra gang di alcune zone di Los Angeles. Fare banda con quelli "come noi" per combattere le bande degli "altri" per il controllo del territorio è caratteristica dei giovani in circostanze incerte. La ricerca di una causa può conferire a questi comportamenti uno scopo politico: sia fascista che antifascista. Per i giovani disorientati, è un'alternativa all'entrare nei Marines.

 

L'Antifa americano assomiglia molto a un matrimonio della classe media tra l'Identità Politica e la guerra tra gang. Mark Bray (pag. 175) mostra la sua fonte di Antifa di Washington affermando che il motivo per voler fare parte dei fascisti è di schierarsi dalla parte del "ragazzo più potente del quartiere" e tirarsi indietro in caso di paura. La nostra banda è più dura della tua.

 

Questa è anche la logica dell'imperialismo statunitense, che dice abitualmente dei suoi nemici: "Non lo capiscono che con la forza". Anche se Antifa afferma di essere un movimento rivoluzionario radicale, la loro mentalità è perfettamente tipica dell'atmosfera di violenza prevalente nell'America militarizzata.

 

In un altro verso, Antifa segue la tendenza degli eccessi della Identità Politica che stanno schiacciando la libertà di parola in quella che dovrebbe essere la sua cittadella, il mondo accademico. Le parole sono considerate così pericolose che devono essere istituiti degli "spazi sicuri" per proteggere le persone dalle parole. Questa estrema vulnerabilità al danno causato dalle parole è stranamente legata alla tolleranza per la violenza fisica reale.

 

Caccia all'oca selvatica

 

Negli Stati Uniti, l'aspetto peggiore di Antifa è lo sforzo di guidare la disorientata sinistra americana in una caccia all'oca selvatica, seguendo "fascisti" immaginari invece di mettersi apertamente insieme per elaborare un programma positivo coerente. Gli Stati Uniti hanno la loro parte di individui strambi, aggressioni gratuite, idee pazzesche, e individuare questi personaggi marginali, da soli o in gruppi, è una distrazione enorme. Le persone veramente pericolose negli Stati Uniti sono al sicuro a Wall Street, nei Think Tanks di Washington, negli uffici dirigenziali della sterminata industria militare, per non parlare delle redazioni di alcuni dei media mainstream che attualmente stanno adottando un atteggiamento benevolo verso gli "anti -fascisti", semplicemente perché sono utili per concentrarsi sull'anticonformista Trump invece che su se stessi.

 

Antifa USA, definendo la "resistenza al fascismo" come resistenza nei confronti delle cause perse - la Confederazione, i suprematisti bianchi e, per quel che conta, Donald Trump - sta in realtà distraendo l'attenzione dalla resistenza all'establishment neoliberale dominante, che si oppone anch'esso alla Confederazione e ai suprematisti bianchi ed è già in gran parte riuscito a catturare Trump attraverso la sua implacabile campagna di denigrazione. Quel corpo dirigente che, con le sue insaziabili guerre in paesi lontani e l'introduzione di metodi di polizia, ha usato con successo la "resistenza popolare a Trump" per renderlo ancora peggiore di quanto già non fosse.

 

L'uso facile del termine "fascista" ostacola la identificazione ragionata e la definizione del vero nemico dell'umanità di oggi. Nel caos contemporaneo, i più grandi e pericolosi sconvolgimenti del mondo derivano tutti dalla stessa fonte, difficile da definire, ma a cui possiamo dare l'etichetta provvisoria semplificata di Imperialismo Globalizzato. Questo equivale a un poliedrico progetto di ridefinizione del mondo per soddisfare le esigenze del capitalismo finanziario, del complesso industriale militare, della vanità ideologica degli Stati Uniti e della megalomania dei capi delle potenze "Occidentali" minori, in particolare Israele. Potrebbe essere chiamato semplicemente "imperialismo", tranne che è molto più vasto e più distruttivo dell'imperialismo storico dei secoli precedenti. È anche molto più mascherato. E poiché non contiene alcuna chiara etichetta di "fascismo", è difficile denunciarlo in termini semplici.

 

La fissazione sulla prevenzione di una forma di tirannia che sorse oltre 80 anni fa, in circostanze molto diverse, ostacola il riconoscimento della mostruosa tirannia di oggi. Combattere la guerra precedente porta alla sconfitta.

 

Donald Trump è un outsider a cui non sarà permesso di entrare. L'elezione di Donald Trump è soprattutto un grave sintomo della decadenza del sistema politico americano, totalmente governato dal denaro, dalle lobby, dal complesso militare-industriale e dai grandi media. Le loro menzogne stanno minando la base stessa della democrazia. Antifa ha portato avanti l'offensiva contro l'unica arma ancora nelle mani del popolo: il diritto alla libertà di parola e di riunione.

 

Note.

*«Où va la démocratie?», inchiesta della Fondazione per l'innovazione politica a cura di Dominique Reynié, (Plon, Parigi, 2017).

23/06/17

Counterpunch: gli Stati Uniti sono in guerra contro la Siria

Dopo l’abbattimento di un aereo siriano nel proprio spazio aereo, non ci sono più dubbi: l’America ha fatto un atto di guerra con la Siria. L’analisi di Counterpunch è impietosa: non esiste alcuna giustificazione al comportamento del governo americano, che va condannato dai suoi cittadini e dalla comunità internazionale.

 

 

di Jim Kavanagh, 21 giugno 2017

 

 

Gli Stati Uniti sono in guerra con la Siria. Anche se pochi americani vogliono ammetterlo, è implicitamente così da quando l'amministrazione Obama ha iniziato la costruzione di basi e l’invio di truppe speciali americane - che-ci-sono-e-non-ci-sono - ed è così in modo esplicito dal 3 agosto 2015, quando l'amministrazione Obama ha annunciato che avrebbe "consentito attacchi aerei per difendere i ribelli siriani addestrati dagli Stati Uniti da eventuali aggressori, anche se i nemici provengono da forze fedeli al presidente siriano Bashar al-Assad". Da quando la U.S. Air Force — sotto Trump, ma seguendo la politica dettata da Obama — ha tirato giù un aereo siriano nello spazio aereo siriano, questo è innegabile. Gli Stati Uniti hanno intrapreso esplicitamente un'altra aggressione di un paese sovrano che non poneva alcuna minaccia possibile, figuriamoci effettiva o imminente, per la nazione. Questo è un atto di guerra.

 

Come atto di guerra, esso è incostituzionale e avrebbe richiesto una dichiarazione da parte del Congresso. Trump la chiederà? Qualche partecipante democratico o repubblicano del congresso la chiederà? Il Papa è un indù?

 

Cambierebbe qualcosa? Perché Trump dovrebbe preoccuparsene? Obama aveva dato il via a tutto questo quando ha completamente ignorato il War Powers Act, la Costituzione, il Congresso e il suo stesso procuratore generale e i consulenti legali ed ha proseguito imperterrito verso la guerra alla Libia, sostenendo che, se facciamo finta che le truppe americane non sono sul suolo libico, non si tratta davvero di una guerra o di un atto di "ostilità". Quindi significa che se l'aeronautica cinese cominciasse ad abbattere gli aerei americani nello spazio aereo americano per difendere l’assalto di Black Lives Matter alla Casa Bianca, non sarebbe davvero impegnata in un atto di guerra.

 

Non sottolineeremo mai abbastanza la pericolosità di queste pratiche che Obama ha normalizzato — con la connivenza irresponsabile dei suoi groupies progressisti, che fingevano di non sapere dove questo avrebbe portato: nel 2012, riferendosi al precedente che le politiche di Obama avevano creato, Mitt  Romney disse: "Non credo quindi che a questo punto, se sono il Presidente, io abbia bisogno di avere una approvazione dei poteri di guerra o un'autorizzazione speciale per l’uso della forza militare. Il Presidente ora ha questa capacità". Dopo Obama, per Trump, e per ogni futuro presidente repubblicano e democratico, ora questa cosa è scontata.

 

Poiché questa è una guerra aggressiva, non provocata, essa è anche illegale secondo il diritto internazionale, e tutte le autorità politiche e militari coinvolte sono criminali di guerra, e sarebbero perseguibili in quanto tali, se ci fosse un regime giuridico internazionale ancora non compromesso dagli Stati Uniti.

 

Ora la Siria è sotto esplicito attacco delle forze armate degli Stati Uniti, della Turchia e di altri paesi della NATO. Sedici Paesi hanno ora aerei da combattimento che si aggirano nello spazio aereo siriano sotto il comando effettivo degli Stati Uniti, e alcuni di loro hanno attaccato l'esercito della Siria.

 

Gli americani e certamente coloro che si autodefiniscono "progressisti", devono essere chiari su questo: le forze armate americane non hanno alcun diritto di essere in Siria, non hanno alcun diritto di limitare il governo siriano utilizzando il suo spazio aereo, o di impedirgli di riprendere il controllo di parte del proprio territorio contro le armate jihadiste appoggiate dagli stranieri.

 

Lo stato siriano e i suoi alleati (l’Iran e la Russia), d'altra parte, sono impegnati nella legittima autodifesa di uno stato sovrano e hanno il diritto di rispondere con la piena forza militare a qualsiasi attacco contro le forze siriane o qualsiasi tentativo dagli Stati Uniti di balcanizzare o di occupare il territorio siriano, o di rovesciare il governo siriano.

 

Quindi, per cortesia, non fate finta di essere sconvolti, scioccati, se la Siria e i suoi alleati rispondono al fuoco, infliggendo perdite agli americani. Non fate le vittime moralmente superiori quando gli americani vengono uccisi dal popolo che stanno attaccando. E non predicate che ognuno dovrebbe sostenere le nostre truppe in questo attacco criminale, incostituzionale, aggressivo, di un paese che non ha minacciato il nostro in alcun modo. I soldati americani e i piloti che eseguono queste politiche non sono eroi e non si battono per proteggere l'America o la democrazia; sono criminali aggressori e obiettivi legittimi. In risposta all'aggressione americana, l'esercito siriano ha tutto il diritto di colpire di nuovo l'apparato militare americano, ovunque. Ogni vittima di questa guerra, per quanto grande, cade sotto la responsabilità etico-politica di coloro che hanno attaccato – gli Stati Uniti. La prima responsabilità di ogni americano è non di "sostenere le nostre truppe", ma di fermare questa guerra. Subito. Prima che le cose peggiorino.

 

È abbastanza ovvio, infatti, che gli Stati Uniti stanno rendendo deliberatamente le proprie truppe degli obiettivi, nella speranza di provocare una reazione da parte delle forze armate siriane o dei loro alleati, che potrebbero uccidere qualche americano. Così l’avvenimento verrebbe proprio utilizzato per aumentare il supporto popolare per un attacco militare completo alla Siria, alla Russia o all'Iran, che il popolo americano altrimenti rifiuterebbe con disgusto. Chi professa preoccupazione per le "nostre truppe" dovrebbe invece fermare questo gioco.

 

È inoltre abbastanza chiaro, ora, che la guerra all’ISIS è una farsa, che l’ISIS è sempre stata solo un pretesto per coinvolgere direttamente i militari americani ad attaccare l'esercito siriano e distruggere l’integrità dello stato siriano. Se gli Stati Uniti avessero voluto sconfiggere l’ISIS, avrebbero potuto farlo facilmente coordinando le proprie azioni con, e non contro, le forze che lo hanno combattuto in modo più efficace: l'esercito arabo siriano, la Russia, l’Iran ed Hezbollah.

 

Al contrario, gli Stati Uniti stanno attaccando l'esercito siriano proprio perché stava sconfiggendo l’ISIS e altre forze della Jihad e riconquistando il proprio territorio e il controllo della propria frontiera con l'Iraq. Gli Stati Uniti non vogliono che ciò accada. Come minimo — se non si può costruire a breve una massiccia offensiva per rovesciare il governo baathista — gli Stati Uniti vogliono controllare parte del confine con l'Iraq e ad occupare parte della Siria orientale. Vogliono stabilire basi permanenti da cui rifornire e proteggere gli eserciti jihadisti, ottenendo un partizionamento de facto dello stato siriano, mantenendo un costante stato di attacco armato contro il governo di Damasco e riducendo la Siria a uno stato debole, che mai potrà presentare alcuna resistenza efficace ai disegni americani, israeliani o sauditi sulla regione.

 

Questo è estremamente pericoloso, poiché i siriani, i russi, e gli iraniani sembrano determinati a non lasciare che questo accada. Trump sembra avere dato autorità ai suoi generali di prendere decisioni dalle enormi conseguenze politiche. Forse è per questo che azioni aggressive come l'abbattimento dell'aereo siriano sono avvenute più frequentemente, e perché è improbabile che finiscano. C'è una dinamica in movimento che inevitabilmente porterà entrambe le fazioni ad affrontare la scelta se fare marcia indietro o rilanciare. I generali non sono bravi a tirarsi indietro. Una guerra regionale o globale è una possibilità reale e diventa più probabile ad ogni incidente simile.

 

Anche se la maggior parte degli americani e delle trasmissioni politiche e dei media non vogliono ammetterlo (e di conseguenza, la maggior parte dei cittadini non può rendersene conto abbastanza chiaramente), questa guerra è l'obiettivo di una potente fazione dello stato profondo che è stata persistente e determinata nella sua ricerca. Se i generali sono restii a tornare in battaglia, i neocons sono irremovibili nel non arretrare riguardo i loro piani per il Medio Oriente. Non si faranno fermare se non da una schiacciante resistenza popolare e dall'indignazione internazionale.

 

L'aspetto positivo di questi attacchi contro le forze siriane è che gettano la maschera sul progetto americano in Siria. Tutti — i paesi europei che professano preoccupazione per il diritto e la stabilità internazionale e il popolo americano che è stufo di continue guerre che non hanno alcun beneficio per loro — possono vedere esattamente che tipo di palese aggressione si sta svolgendo e decidere se vogliono appoggiarla.

 

A questo proposito, ogni americano che si considera "liberale" o "progressista" — e in particolare ogni politico di questo tipo — che ha speso (e magari spende ancora) la propria energia politica per attaccare Bush per quella folle guerra in Iraq, ma che appoggia, o anche solo esita a denunciare immediatamente ed energicamente, questa guerra che è già in corso, è un politico ipocrita, che non si oppone a niente, tranne all'ovvio.

04/06/17

Counterpunch: Dai peones del debito agli schiavi salariati

Negli USA, per far fronte a rette universitarie in crescita, sono sempre di più gli studenti che devono accedere a prestiti per potersi garantire un'istruzione superiore. Prestiti che andranno ad aggiungersi a quelli per la casa e che nell'economia del lavoro precario e del salario minimo difficilmente saranno ripagati. L'alleanza tra finanza e settore dell'istruzione sta così creando una classe di schiavi salariati: una "società più istruita" non significa più una forza lavoro con migliori possibilità di impiego, ma con meno possibilità, perché una parte sempre maggiore dei redditi sarà usata non per comprare beni e servizi, ma per pagare il settore finanziario e la classe dei rentier. E' semplicemente una società più indebitata, un'economia che soccombe alla deflazione da debito, all'austerità e alla disoccupazione. Da Counterpunch.

 

 

 

di Michael Hudson, 2 giugno 2017

 

Gli studenti di solito non pensano a loro stessi come a una classe sociale. Sembrano una "pre-classe", perché non sono ancora entrati nella forza lavoro. Possono solo sperare di diventare parte della classe media dopo la laurea. E questo significa diventare un salariato -  in quella che poco cortesemente  è chiamata la classe lavoratrice.

 

Ma non appena contraggono un debito studentesco, diventano parte dell'economia. In questo senso, sono una classe debitrice. Ma per essere un debitore, bisogna avere dei mezzi per pagare - e i mezzi che hanno gli studenti per pagare sono gli stipendi e i salari che potranno guadagnare dopo laureati. Dopo tutto, la ragione per cui la maggior parte degli studenti ottiene un titolo di studio è perché in questo modo possono qualificarsi per un lavoro da classe media.

 

La classe media in America è composta dal settore in espansione della classe lavoratrice che ha i titoli per ottenere prestiti bancari - non solo prestiti a breve termine a tassi usurari, ma per una vita intera di debiti. Quindi la classe media oggi è una classe debitrice.

 

Piangendo lacrime di coccodrillo per la lenta crescita dell'occupazione statunitense nella depressione post-2008 (la "permanent Obama economy" in cui solo le banche vengono salvate, non l'economia), la classe finanziaria ritiene che il ruolo dell'industria e dell'economia in generale sia quello di pagare i propri dipendenti abbastanza perché possano farsi carico di un volume di debito crescente in maniera esponenziale. Gli interessi e le commissioni (le commissioni e le penali oggi rendono alle società delle carte di credito più di quanto esse ricevono in interessi) sono saliti alle stelle, e l'economia dei beni e servizi viene abbandonata alla depressione.

 

Anche se i libri di testo su moneta e sistema bancario dicono che tutti gli interessi (e le commissioni) sono un compenso per il rischio, qualsiasi banchiere che si assuma un rischio effettivo viene rapidamente licenziato. Le banche non assumono rischi. Per quello ci sono i governi (socializzare il rischio, privatizzare i profitti). Prevedendo che l'economia statunitense non si sarebbe ripresa, sotto il peso dei mutui spazzatura e di altri debiti in sofferenza che l'amministrazione Obama ha lasciato sui libri contabili nel 2008, le banche hanno insistito sul fatto che il governo garantisse tutti i debiti studenteschi. Hanno anche insistito che il governo garantisse la miniera d'oro finanziaria sepolta sotto tale debito: gli interessi di mora che continuano ad accumularsi. Quindi, che gli studenti riescano effettivamente a diventare lavoratori salariati o no, nell'emergente e fittizia economia del "come se", le banche riceveranno i loro pagamenti. Il governo pagherà le banche "come se" ci fosse una reale ripresa.

 

E se ci fosse una ripresa, allora questo significherebbe che le banche si stavano assumendo un rischio - un rischio abbastanza grande da giustificare gli elevati tassi di interesse sui prestiti agli studenti.

 

Tutto questo è semplicemente un replay di quel che le banche hanno negoziato sui mutui immobiliari. Gli studenti che riescono ad ottenere un lavoro sperano di farsi una famiglia, o almeno di entrare nella classe media. Nel mondo di oggi, il criterio più tipico per definire una vita da classe media (oltre ad avere una formazione universitaria) è il possesso di una casa. Ma quasi nessuno può comprare una casa senza prendere un mutuo. E il prezzo di un mutuo del genere è di pagare fino al 43% del proprio reddito per trent'anni, vale a dire la propria vita lavorativa potenziale (nel mondo "come se" di oggi, che presume la piena occupazione, non un'economia dei lavoretti precari).

 

Le banche sanno quanto è improbabile che i lavoratori siano davvero in grado di guadagnare abbastanza da far fronte al costo della loro istruzione e del debito immobiliare. Il costo della casa è così alto, il prezzo dell'istruzione è così elevato, l'ammontare del debito che i lavoratori devono pagare su ogni stipendio è così alto che la forza lavoro americana costa troppo per i mercati mondiali  (ad eccezione dei materiali militari venduti ai Sauditi e agli altri protettorati statunitensi). Quindi le banche insistono che il governo faccia finta che i mutui e i prestiti per l'istruzione non comportino alcun rischio per i banchieri.

 

La Federal Housing Authority (l'autorità federale per gli alloggi, ndt) garantisce mutui che assorbono fino al suddetto 43% del reddito del sottoscrittore. Oggigiorno i redditi non crescono, ma la disoccupazione sì. Quelli che una volta erano lavori da classe media sono stati ridotti a lavori da salario minimo (come da MacDonald's e altri fast food) o a lavoro precario (Uber). Anche in questi casi, le penalità crescono rapidamente quando ci sono insolvenze - tutte coperte dal governo, come se queste compensassero le banche per dei rischi che invece è il governo stesso ad assumersi.

 

Dai peones del debito agli schiavi salariati

 

Tenuto conto del fatto che un'istruzione universitaria è una condizione preliminare per entrare a far parte della classe lavoratrice (ad eccezione dei miliardari che abbandonano gli studi), la classe media è una classe di debitori - così fortemente indebitata che una volta finalmente ottenuto un lavoro, non ha alcun margine per poter scioperare, tanto meno per protestare contro le cattive condizioni di lavoro. Questo è ciò che Alan Greenspan ha descritto come l' "effetto lavoratore traumatizzato" prodotto dal debito.

 

Gli studenti pensano al loro futuro in questi termini? Cosa pensano del proprio posto nel mondo?

 

Gli studenti sono i nuovi NINJA (No Income, No Jobs, No Assets): nessun reddito, nessun lavoro, nessun patrimonio. Ma i loro genitori hanno dei beni, e sono questi ora ad essere portati via, anche i beni dei pensionati. Prima di tutto, il governo ha risorse - il potere di tassare (soprattutto i lavoratori, di questi tempi) e anche qualcosa di  meglio: il potere di  semplicemente stampare moneta (principalmente oggi il Quantitative Easing per cercare di reflazionare i prezzi delle abitazioni, delle azioni e dei titoli). La maggior parte degli studenti spera di diventare indipendente dai propri genitori. Ma, gravati dal debito e dovendo affrontare un mercato del lavoro difficile, vengono lasciati ancor più in condizioni di dipendenza. Ecco perché tanti devono continuare a vivere a casa dei genitori.

 

Il problema è che, anche se ottengono un lavoro e diventano indipendenti, restano dipendenti dalle banche. E per pagare le banche, devono essere ancor più miserevolmente alle dipendenze dei loro datori di lavoro.

 

Potrebbe essere illuminante vedere le cose dal punto di vista dei banchieri. Dopo tutto, hanno 1300 miliardi di dollari di crediti agli studenti. Infatti, nonostante il fatto che le rette universitarie stiano crescendo in tutti gli Stati Uniti, anche più dell'assistenza sanitaria (assistenza sanitaria finanziarizzata, non socializzata), le banche spesso finiscono con l'avere più spese per l'istruzione delle stesse università. Questo perché qualsiasi debito a interesse ha un tempo di "raddoppiamento", e un prestito studentesco al tasso, per esempio, del 7%, significa che i pagamenti per interessi arrivano al doppio del valore del prestito originale in soli 10 anni. (La regola del 72 fornisce un modo semplice per calcolare il tempo che un debito a interesse ci mette a "raddoppiare". Basta dividere 72 per il tasso di interesse e si ottiene il tempo di raddoppiamento).

 

E' emersa una simbiosi fatale tra il sistema bancario e l'istruzione superiore in America. I banchieri siedono nei consigli di amministrazioni delle principali università - non semplicemente   comprandosi la carica  con le donazioni, ma perché finanziano la trasformazione delle università in società immobiliari. La Columbia e la New York University sono tra i maggiori proprietari immobiliari a New York City. Come le chiese, non pagano imposte immobiliari o sul reddito, poiché si ritiene che abbiano un ruolo sociale di vitale importanza. Ma dal punto di vista privilegiato dei banchieri, il loro ruolo è quello di fornire un mercato per il debito la cui grandezza ora supera anche quella delle carte di credito!

 

A New York, Citibank ha siglato quello che è stato considerato un accordo d'interesse con l'Università di New York, che spinge gli studenti in arrivo verso la banca per farsi finanziare gli studi. Nel mondo di oggi una scuola può far pagare l'istruzione tanto quanto le banche sono disposte a prestare agli studenti - e le banche sono disposte a prestare tanto quanto i governi garantiranno di coprire, senza fare domande. Così i banchieri nei consigli di amministrazione delle scuole sostengono i costi gonfiati dell'istruzione, sapendo che quanto più le università li aumenteranno, tanto più i banchieri riceveranno in interessi e penalità.

 

E' la stessa cosa per le case, naturalmente. Quanto più il proprietario di una casa riceverà con la vendita, tanto più la banca guadagnerà grazie agli interessi sul mutuo. È per questo che tutta la crescita dell'economia statunitense sta finendo nel settore FIRE ("Finance, Insurance and Real Estate", cioè finanza, assicurazioni e proprietà immobiliari, ndt), detenuto principalmente dall'Un Per Cento.

 

In questi termini, una "società più istruita" non significa una forza lavoro con più possibilità di impiego. Significa una società con meno possibilità d'impiego, perché una parte sempre maggiore degli stipendi e dei redditi dei consumatori è usata non per comprare beni e servizi, non per mangiare in ristoranti o acquistare i prodotti dell'industria, ma per pagare il settore finanziario e la classe alleata dei rentier. Una società più istruita, sotto queste regole, è semplicemente una società più indebitata, un'economia che soccombe alla deflazione da debito, all'austerità e alla disoccupazione, salvo l'occupazione al minimo salariale.

 

Per mezzo secolo gli americani hanno immaginato di diventare sempre più ricchi indebitandosi per acquistare le proprie case e istruire i propri figli. La loro ricchezza si è rivelata ricchezza per le banche, gli obbligazionisti e altri creditori, non per i debitori. Quella che era applaudita come la "classe media" si è rivelata essere semplicemente una classe lavoratrice indebitata.