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20/08/19
Salvini frenato non significa Salvini battuto
L’analista americano Tom Luongo analizza su Strategic Culture gli ultimi eventi politici italiani. Al di là degli incredibili resoconti e ricostruzioni proposti sui nostri media, la verità è che il movimento Cinque Stelle è stato messo all’angolo da Salvini. Il partito che poco più di un anno fa aveva una larga maggioranza relativa si ritrova a dover scegliere tra prendere atto di essere stato sopravanzato dalla Lega, consentendo subito nuove elezioni, oppure manipolare gli eventi per rimanere al potere con il decrepito PD, tradendo ulteriormente la fiducia dei propri residui elettori. Più probabilmente, il leader Di Maio farà la scelta peggiore: tenterà un accordo con i Democratici, crollando ulteriormente nei sondaggi, per poi rassegnarsi a tornare al voto, certificando il suicidio politico del proprio partito.
Di Tom Luongo, 18 agosto 2019
Il ministro dell'Interno italiano e leader della Lega Matteo Salvini è stato recentemente frenato nel suo tentativo di prendere il controllo della frammentata scena politica italiana. Salvini ha chiesto nuove elezioni, dopo avere dichiarato che il governo di coalizione con il Movimento Cinque Stelle non funziona più.
La sua mozione per un voto di sfiducia contro il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è stata bocciata al senato italiano, dopo che i suoi precedenti alleati di coalizione hanno appoggiato una proposta degli ex-potenti Democratici.
Alla fin fine, non avrebbe dovuto essere una sorpresa vedere i Cinque Stelle scegliere come strano compagno di letto il partito e l’apparato politico che erano stati creati per combattere. Perché, se avessero sostenuto Salvini, avrebbero dovuto accettare lo status di spalla della Lega, visto che i sondaggi sono diventati in enorme misura loro sfavorevoli nei quattordici mesi del loro governo comune.
Ne emerge che, a prescindere da quanto si sia considerati rivoluzionari, in politica mantenere l’accesso al potere rimane la preoccupazione fondamentale. In generale, il primo obiettivo di qualsiasi organizzazione è la sua sopravvivenza e i Cinque Stelle hanno compiuto la Scelta di Hobson di schierarsi con i Democratici di Matteo Renzi, per restare al potere piuttosto che mantenersi saldi sui loro princìpi e rispettare la volontà del popolo italiano, che ora sostiene chiaramente Salvini e la sua Lega.
Come ho fatto notare nel mio articolo precedente, la Lega secondo i sondaggi è arrivata a percentuali che i Cinque Stelle non hanno mai raggiunto, 38-40%, mentre il sostegno ai Cinque Stelle è crollato sotto il venti per cento, dopo essere stato superiore al 28% (in realtà superiore anche al 32%, NdVdE) nelle elezioni di marzo 2018.
Quindi, il “tradimento” da parte di Salvini dei Cinque Stelle, che si sono impuntati a non attuare tutte le parti del loro contratto di governo volute da Salvini, ha portato direttamente al tradimento di Salvini da parte dei Cinque Stelle.
Ma se guardiamo ai sondaggi, è chiaro che il populismo di centro-destra marchiato Salvini è molto popolare. E la decisione del leader dei Cinque Stelle, Luigi di Maio, di andare contro il suo ex alleato non è destinata a portare buoni risultati al suo partito per il futuro.
È chiaro che Salvini viene seguito dalla popolazione italiana sulle riforme, sui tagli alle tasse, sulle spese per nuove infrastrutture e sulla fine dell’austerità imposta dalla UE e guidata dalla Germania.
Per il futuro prossimo, sembra che Di Maio abbia avuto la meglio sul suo ex partner di coalizione. Il presidente Sergio Mattarella benedirà con gioia un’alleanza PD / Movimento Cinque Stelle, per assicurare che non accada nulla di radicale nei prossimi, decisivi, due anni, durante i quali l’Unione Europea deve affrontare le più grandi sfide per il suo futuro.
Questo è particolarmente vero, visto che sembra sempre più probabile che il Regno Unito lascerà la UE la notte di Halloween, anche in assenza di accordi.
Ma Di Maio si ritrova ora nella stessa posizione in cui si è trovato un altro riformatore diventato leccapiedi dopo aver tradito il suo paese nel 2015: il greco Alexis Tsipras.
Giusto per ricordarlo, Tsipras è stato mandato a casa ed è ora una delle persone più odiate in Grecia. Il suo tradimento del popolo greco è stato così completo, che ha spinto al potere un governo di centro-destra lo scorso luglio.
I Cinque Stelle erano nati dal disgusto degli italiani per la loro leadership politica a Roma e per il rovesciamento tecnocratico del governo di Silvio Berlusconi nel 2011.
Si trattava di un partito di pura protesta, specialmente quando Beppe Grillo ne era la figura principale. Ora, fa accordi con gli stessi tecnocrati, pur di rimanere al potere.
Di Maio farebbe bene a pensare molto attentamente a come si evolveranno le cose da qui in poi. Ricordiamoci che erano stati i Democratici a rifiutare di allearsi con i Cinque Stelle lo scorso anno, portando all’alleanza nominalmente euroscettica tra loro e la Lega che ha cercato di governare dal giugno dello scorso anno.
È vero che i Cinque Stelle hanno sofferto da quando si sono alleati con la Lega, ma si è trattato di ferite auto-inflitte, dato che Salvini li ha surclassati, accusandoli di non sostenerlo mentre la sua popolarità cresceva.
Quello che sta avvenendo è che se i Cinque Stelle fanno un accordo con Renzi e i Democratici, si tratterà di un tradimento dello stesso ordine di grandezza di quanto Syriza ha fatto in Grecia con Tsipras. E Salvini, che si troverebbe all’opposizione, avrebbe gioco facile a impallinare il governo a ogni occasione mentre Conte, Mattarella e la loro mascotte, il ministro delle Finanze Giovanni Tria, vendono l’Italia a Bruxelles.
E sarebbe Salvini a ridere per ultimo, mentre i Cinque Stelle non otterrebbero nulla in cambio dell'essersi venduti, l’Italia verrebbe ulteriormente distrutta, e la carovana di migranti di George Soros riprenderebbe. Di Maio e i Cinque Stelle hanno avuto la loro opportunità di opporsi alla UE mentre questa era in difficoltà, con la crisi dei debiti sovrani e con il sistema finanziario e politico tedesco sotto stress estremo.
E hanno fallito.
La politica a questo livello è dominata dagli ego. Di Maio non è stato in grado di opporsi al malcontento interno dell’ala di sinistra del suo partito, e a causa di questo non ha potuto onorare le promesse fatte quando la coalizione si è formata.
Ora, ha messo il suo partito sulla strada che porta alla distruzione, mentre Salvini se ne va senza avere perso nulla di importante. Le sue politiche in una coalizione con i Cinque Stelle e Conte come presidente del consiglio non sarebbero state implementate.
Ora, che lo volesse o meno, ha rivelato tutti loro, inclusi i suoi ex alleati, come gli inutili arrampicatori sociali che sono, invece dei patrioti e ribelli che ostentano di essere, di fronte al popolo italiano.
La mossa migliore di Salvini ora è di continuare con i suoi piani e chiedere le elezioni. Forzare i Cinque Stelle e metterli ancora di più in contrasto con l’elettorato. E dopo, aspettare il suo tempo, lavorando sulla posizione della Lega al Parlamento Europeo.
Perché, anche si possono manipolare gli eventi nel breve periodo, non si può cambiare la tendenza generale (qualcuno direbbe che non si può fermare il vento con le mani… NdVdE). Si tratta di un aspetto che sia l’UE sia i “poteri forti” italiani devono ancora imparare.
Di Tom Luongo, 18 agosto 2019
Il ministro dell'Interno italiano e leader della Lega Matteo Salvini è stato recentemente frenato nel suo tentativo di prendere il controllo della frammentata scena politica italiana. Salvini ha chiesto nuove elezioni, dopo avere dichiarato che il governo di coalizione con il Movimento Cinque Stelle non funziona più.
La sua mozione per un voto di sfiducia contro il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è stata bocciata al senato italiano, dopo che i suoi precedenti alleati di coalizione hanno appoggiato una proposta degli ex-potenti Democratici.
Alla fin fine, non avrebbe dovuto essere una sorpresa vedere i Cinque Stelle scegliere come strano compagno di letto il partito e l’apparato politico che erano stati creati per combattere. Perché, se avessero sostenuto Salvini, avrebbero dovuto accettare lo status di spalla della Lega, visto che i sondaggi sono diventati in enorme misura loro sfavorevoli nei quattordici mesi del loro governo comune.
Ne emerge che, a prescindere da quanto si sia considerati rivoluzionari, in politica mantenere l’accesso al potere rimane la preoccupazione fondamentale. In generale, il primo obiettivo di qualsiasi organizzazione è la sua sopravvivenza e i Cinque Stelle hanno compiuto la Scelta di Hobson di schierarsi con i Democratici di Matteo Renzi, per restare al potere piuttosto che mantenersi saldi sui loro princìpi e rispettare la volontà del popolo italiano, che ora sostiene chiaramente Salvini e la sua Lega.
Come ho fatto notare nel mio articolo precedente, la Lega secondo i sondaggi è arrivata a percentuali che i Cinque Stelle non hanno mai raggiunto, 38-40%, mentre il sostegno ai Cinque Stelle è crollato sotto il venti per cento, dopo essere stato superiore al 28% (in realtà superiore anche al 32%, NdVdE) nelle elezioni di marzo 2018.
Quindi, il “tradimento” da parte di Salvini dei Cinque Stelle, che si sono impuntati a non attuare tutte le parti del loro contratto di governo volute da Salvini, ha portato direttamente al tradimento di Salvini da parte dei Cinque Stelle.
Ma se guardiamo ai sondaggi, è chiaro che il populismo di centro-destra marchiato Salvini è molto popolare. E la decisione del leader dei Cinque Stelle, Luigi di Maio, di andare contro il suo ex alleato non è destinata a portare buoni risultati al suo partito per il futuro.
È chiaro che Salvini viene seguito dalla popolazione italiana sulle riforme, sui tagli alle tasse, sulle spese per nuove infrastrutture e sulla fine dell’austerità imposta dalla UE e guidata dalla Germania.
Per il futuro prossimo, sembra che Di Maio abbia avuto la meglio sul suo ex partner di coalizione. Il presidente Sergio Mattarella benedirà con gioia un’alleanza PD / Movimento Cinque Stelle, per assicurare che non accada nulla di radicale nei prossimi, decisivi, due anni, durante i quali l’Unione Europea deve affrontare le più grandi sfide per il suo futuro.
Questo è particolarmente vero, visto che sembra sempre più probabile che il Regno Unito lascerà la UE la notte di Halloween, anche in assenza di accordi.
Ma Di Maio si ritrova ora nella stessa posizione in cui si è trovato un altro riformatore diventato leccapiedi dopo aver tradito il suo paese nel 2015: il greco Alexis Tsipras.
Giusto per ricordarlo, Tsipras è stato mandato a casa ed è ora una delle persone più odiate in Grecia. Il suo tradimento del popolo greco è stato così completo, che ha spinto al potere un governo di centro-destra lo scorso luglio.
I Cinque Stelle erano nati dal disgusto degli italiani per la loro leadership politica a Roma e per il rovesciamento tecnocratico del governo di Silvio Berlusconi nel 2011.
Si trattava di un partito di pura protesta, specialmente quando Beppe Grillo ne era la figura principale. Ora, fa accordi con gli stessi tecnocrati, pur di rimanere al potere.
Di Maio farebbe bene a pensare molto attentamente a come si evolveranno le cose da qui in poi. Ricordiamoci che erano stati i Democratici a rifiutare di allearsi con i Cinque Stelle lo scorso anno, portando all’alleanza nominalmente euroscettica tra loro e la Lega che ha cercato di governare dal giugno dello scorso anno.
È vero che i Cinque Stelle hanno sofferto da quando si sono alleati con la Lega, ma si è trattato di ferite auto-inflitte, dato che Salvini li ha surclassati, accusandoli di non sostenerlo mentre la sua popolarità cresceva.
Quello che sta avvenendo è che se i Cinque Stelle fanno un accordo con Renzi e i Democratici, si tratterà di un tradimento dello stesso ordine di grandezza di quanto Syriza ha fatto in Grecia con Tsipras. E Salvini, che si troverebbe all’opposizione, avrebbe gioco facile a impallinare il governo a ogni occasione mentre Conte, Mattarella e la loro mascotte, il ministro delle Finanze Giovanni Tria, vendono l’Italia a Bruxelles.
E sarebbe Salvini a ridere per ultimo, mentre i Cinque Stelle non otterrebbero nulla in cambio dell'essersi venduti, l’Italia verrebbe ulteriormente distrutta, e la carovana di migranti di George Soros riprenderebbe. Di Maio e i Cinque Stelle hanno avuto la loro opportunità di opporsi alla UE mentre questa era in difficoltà, con la crisi dei debiti sovrani e con il sistema finanziario e politico tedesco sotto stress estremo.
E hanno fallito.
La politica a questo livello è dominata dagli ego. Di Maio non è stato in grado di opporsi al malcontento interno dell’ala di sinistra del suo partito, e a causa di questo non ha potuto onorare le promesse fatte quando la coalizione si è formata.
Ora, ha messo il suo partito sulla strada che porta alla distruzione, mentre Salvini se ne va senza avere perso nulla di importante. Le sue politiche in una coalizione con i Cinque Stelle e Conte come presidente del consiglio non sarebbero state implementate.
Ora, che lo volesse o meno, ha rivelato tutti loro, inclusi i suoi ex alleati, come gli inutili arrampicatori sociali che sono, invece dei patrioti e ribelli che ostentano di essere, di fronte al popolo italiano.
La mossa migliore di Salvini ora è di continuare con i suoi piani e chiedere le elezioni. Forzare i Cinque Stelle e metterli ancora di più in contrasto con l’elettorato. E dopo, aspettare il suo tempo, lavorando sulla posizione della Lega al Parlamento Europeo.
Perché, anche si possono manipolare gli eventi nel breve periodo, non si può cambiare la tendenza generale (qualcuno direbbe che non si può fermare il vento con le mani… NdVdE). Si tratta di un aspetto che sia l’UE sia i “poteri forti” italiani devono ancora imparare.
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10/02/19
Münchau - Il colpo di testa di Macron e la crisi franco-italiana
Su Eurointelligence, Wolfgang Münchau offre una piccola rassegna stampa e commenta in prima persona la recente crisi diplomatica tra Francia e Italia. Anche agli occhi degli europeisti convinti, come è Münchau, l a mossa di Macron sembrerebbe, per modalità e tempi, un vero e proprio colpo di testa fatto per motivi di politica interna, ed evidenzia la sua debolezza politica e la sua inadeguatezza per il ruolo. Non solo, infatti, compatta il governo italiano, ma toglie anche al presidente francese ulteriore credibilità come leader del fronte europeista alle prossime elezioni europee. Anche gli europeisti convinti dunque non esitano più a definirlo un buffone.
di Wolfgang Münchau, 8 febbraio 2019
La Francia ha richiamato il suo ambasciatore in Italia, una mossa che non ha precedenti dalla Seconda Guerra Mondiale. La causa scatenante è stata l'incontro tra Luigi Di Maio e i gilets jaunes, ma in gioco c'è molto di più.
Di Maio e Matteo Salvini stanno attaccando Emmanuel Macron da mesi. Fino ad ora il presidente francese ha ignorato questi attacchi considerandoli insignificanti e ha ribadito che tratta soltanto col primo ministro italiano. Cosa è cambiato? Elevare una crisi politica ad affare di stato è una mossa alquanto straordinaria, che avrà conseguenze politiche. Macron ci ha riflettuto?
Per prima cosa esaminiamo la causa scatenante: Di Maio si è incontrato con membri della lista di Ingrid Levavasseur e di un altro dei rappresentanti più espliciti dei gilets jaunes, il controverso Christophe Chalencon. Di Maio ha quindi postato una foto tutti insieme in un tweet entusiasta su Twitter. La Levavasseur non c'era, aveva anche avvertito che Di Maio stava pregiudicando il progetto su cui stavano lavorando e ha ribadito che, anche se erano presenti dei membri della sua lista, la lista non c'entra niente. Quindi questa foto è soltanto un po' di fumo negli occhi, destinato agli elettori Cinque Stelle? La strategia di fomentare il risentimento contro il presidente francese può essere un modo per aumentare la sua visibilità in vista delle elezioni europee? Secondo il canale televisivo italiano La 7, la settimana scorsa Giuseppe Conte avrebbe detto ad Angela Merkel che Di Maio punta ad attaccare la Francia per recuperare il terreno perso in vista delle elezioni europee, poiché è rimasto indietro rispetto a Salvini che ha già dalla sua parte il tema dell'immigrazione.
Adesso che Macron ha risposto in modo così pesante, il gioco è cambiato. Il fatto che Chalencon abbia invocato un colpo di stato militare nelle prime settimane dei jilets jaunes aiuta il governo francese a sostenere la tesi per cui questo, dopo tutto, è un affare di stato. Ma non ci sembra un collegamento essenziale. Lo stesso ambasciatore è rimasto sorpreso dalla mossa di Macron di richiamarlo a Parigi. Les Echos cita un ex-ambasciatore in Italia che la considera una reazione eccessiva e pensa che sarà di breve durata.
Cosa ne viene a Macron? A livello europeo, Macron può sperare di rianimare il suo fronte anti-populista. Manda un'immagine forte, di un presidente che agisce se provocato. Gli elettori francesi di destra che lo hanno considerato troppo remissivo nei confronti degli interessi tedeschi col trattato di Aachen potrebbero rallegrarsi di questa risposta vigorosa all'Italia.
Ma questa messa in scena avrà effetti duraturi? Non gli si ritorcerà contro se cercherà egli stesso di formare un'alleanza transnazionale per le elezioni europee?
C'è un intento strategico dietro la decisione di Macron?
Non si può negare che la decisione francese di richiamare il suo ambasciatore dall'Italia rappresenti una grave crisi europea. Come ricordano i giornali italiani, questa è la prima volta che accade dal 1940 - quando si verificò per ovvie e differenti ragioni. I media italiani riportano che la decisione non è stata preceduta da una telefonata. Il ministro degli esteri lo ha appreso da un comunicato stampa, come chiunque altro. L'effetto immediato della mossa di Emmanuel Macron è quello di creare coesione tra il governo italiano e i suoi critici. Prendete Lucia Annunziata, direttrice dell'Huffington Post Italia e nota ospite dei talk show televisivi, una persona che abbiamo sempre reputato vicina a Matteo Renzi. Di seguito la sua analisi di stamani:
Annunziata non si schiera con le tattiche di Luigi Di Maio, ma riserva gran parte della sua critica a Macron. Considera la sua decisione un segno di debolezza, visto il fallimento nel procurarsi il necessario sostegno alla sua visione europea.
In Italia, la generale reazione politica è stata contenuta. Il Primo Ministro Giuseppe Conte ha detto di essere semplicemente sbalordito - senza parole, più che arrabbiato. I politici Cinque Stelle hanno interpretato la reazione di Macron come un colpo di cannone che dà inizio alla campagna per le elezioni europee, e promettono di farlo anche loro. La Lega ha cercato di prendere le distanze dai Cinque Stelle, mentre la rivalità tra i due partiti cresce in vista delle elezioni europee. E, come suggerisce un articolo del Corriere di stamani, questo conflitto ha risollevato il profilo pubblico dei Cinque Stelle, rimasto sotto tono rispetto a quello della Lega. In un colpo solo, i Cinque Stelle sono di nuovo sulla ribalta.
Nikolas Busse offre una prospettiva diversa nel suo commento sul Frankfurter Allgemeine. Non si concentra tanto sul fatto che Macron abbia ragione o torto ad agire in questo modo, quanto sull'impatto negativo che i populisti italiani hanno già avuto sulla cultura del dialogo politico in Europa. L'intera idea dell'integrazione europea è quella di risolvere le differenze legittime in modo civile, attraverso le negoziazioni. Quando un ministro italiano dialoga con dimostranti violenti, incluso un uomo che invoca una dittatura militare in Francia, ha attraversato una linea rossa. I teppisti di destra e di sinistra in Europa sono riusciti a distruggere le relazioni bilaterali tradizionalmente buone tra gli stati membri, in un breve periodo di tempo.
Scrive Wolfgang Münchau:
Macron ha trasformato un confronto politico transfrontaliero in un confronto tra stati. Supporrei, ma non posso esserne certo, che ci siano altri calcoli dietro questa mossa, oltre a quello che ci è stato detto. Suppongo anche, ma non posso esserne certo, che abbia una strategia d'uscita. Ha considerato se diventerà più facile o più difficile per lui dar vita a un'alleanza in un paese dove non ha alleati naturali nello spettro politico - eccezion fatta per Matteo Renzi, il lupo solitario della politica italiana? Un'altra domanda è come questa storia finirà nei paesi più piccoli della UE, che tradizionalmente sono sensibili alle prepotenze da parte dei paesi UE più grandi. I politici come Sebastian Kurz si schiereranno con il vicino italiano o con Macron?
Mi chiedo anche come Angela Merkel consideri questa situazione. Suppongo che Macron non l'abbia nemmeno consultata sulla decisione - poiché non si è nemmeno preoccupato di avvisare né Conte né il Presidente italiano Sergio Mattarella. Mattarella ha agito in modo molto professionale e si è offerto come mediatore nella disputa. Per quale motivo Macron non lo ha cooptato prima di prendere la decisione? La mossa di Macron coincide con un'altra: cancellare la sua partecipazione alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco per concentrarsi sui temi interni. Sono solidale con la posizione francese sul Nord Stream 2, ma non è stupido attaccare l'Italia e la Germania nello stesso giorno? In Inghilterra, ricordo che fino a non molto tempo fa il concetto di "diplomazia tedesca" era considerato un ossimoro. In questi giorni, se volete vedere reazioni diplomatiche impulsive, dovete guardare a sud delle Alpi e a ovest del Reno. La modalità delle decisione, la mancanza di coordinamento e la breve cronistoria della presidenza Macron mi portano a concludere che sia stato un atto impulsivo, fatto nel contesto della politica interna, senza alcuna considerazione per il bene e gli interessi della UE. La tragedia degli europeisti come noi è che il nostro rappresentante politico più illustre nella UE agisce come un buffone.
di Wolfgang Münchau, 8 febbraio 2019
La Francia ha richiamato il suo ambasciatore in Italia, una mossa che non ha precedenti dalla Seconda Guerra Mondiale. La causa scatenante è stata l'incontro tra Luigi Di Maio e i gilets jaunes, ma in gioco c'è molto di più.
Di Maio e Matteo Salvini stanno attaccando Emmanuel Macron da mesi. Fino ad ora il presidente francese ha ignorato questi attacchi considerandoli insignificanti e ha ribadito che tratta soltanto col primo ministro italiano. Cosa è cambiato? Elevare una crisi politica ad affare di stato è una mossa alquanto straordinaria, che avrà conseguenze politiche. Macron ci ha riflettuto?
Per prima cosa esaminiamo la causa scatenante: Di Maio si è incontrato con membri della lista di Ingrid Levavasseur e di un altro dei rappresentanti più espliciti dei gilets jaunes, il controverso Christophe Chalencon. Di Maio ha quindi postato una foto tutti insieme in un tweet entusiasta su Twitter. La Levavasseur non c'era, aveva anche avvertito che Di Maio stava pregiudicando il progetto su cui stavano lavorando e ha ribadito che, anche se erano presenti dei membri della sua lista, la lista non c'entra niente. Quindi questa foto è soltanto un po' di fumo negli occhi, destinato agli elettori Cinque Stelle? La strategia di fomentare il risentimento contro il presidente francese può essere un modo per aumentare la sua visibilità in vista delle elezioni europee? Secondo il canale televisivo italiano La 7, la settimana scorsa Giuseppe Conte avrebbe detto ad Angela Merkel che Di Maio punta ad attaccare la Francia per recuperare il terreno perso in vista delle elezioni europee, poiché è rimasto indietro rispetto a Salvini che ha già dalla sua parte il tema dell'immigrazione.
Adesso che Macron ha risposto in modo così pesante, il gioco è cambiato. Il fatto che Chalencon abbia invocato un colpo di stato militare nelle prime settimane dei jilets jaunes aiuta il governo francese a sostenere la tesi per cui questo, dopo tutto, è un affare di stato. Ma non ci sembra un collegamento essenziale. Lo stesso ambasciatore è rimasto sorpreso dalla mossa di Macron di richiamarlo a Parigi. Les Echos cita un ex-ambasciatore in Italia che la considera una reazione eccessiva e pensa che sarà di breve durata.
Cosa ne viene a Macron? A livello europeo, Macron può sperare di rianimare il suo fronte anti-populista. Manda un'immagine forte, di un presidente che agisce se provocato. Gli elettori francesi di destra che lo hanno considerato troppo remissivo nei confronti degli interessi tedeschi col trattato di Aachen potrebbero rallegrarsi di questa risposta vigorosa all'Italia.
Ma questa messa in scena avrà effetti duraturi? Non gli si ritorcerà contro se cercherà egli stesso di formare un'alleanza transnazionale per le elezioni europee?
C'è un intento strategico dietro la decisione di Macron?
Non si può negare che la decisione francese di richiamare il suo ambasciatore dall'Italia rappresenti una grave crisi europea. Come ricordano i giornali italiani, questa è la prima volta che accade dal 1940 - quando si verificò per ovvie e differenti ragioni. I media italiani riportano che la decisione non è stata preceduta da una telefonata. Il ministro degli esteri lo ha appreso da un comunicato stampa, come chiunque altro. L'effetto immediato della mossa di Emmanuel Macron è quello di creare coesione tra il governo italiano e i suoi critici. Prendete Lucia Annunziata, direttrice dell'Huffington Post Italia e nota ospite dei talk show televisivi, una persona che abbiamo sempre reputato vicina a Matteo Renzi. Di seguito la sua analisi di stamani:
"Improvvisamente, in un primo pomeriggio qualunque di febbraio, siamo entrati in "guerra" con la Francia. Ma il conflitto arriva in un precipitare di dichiarazioni, risposte, e ragioni esposte e negate, che si susseguono in un percorso affrettato, imprevisto, caotico: nessun passo formale fra i governi delle due nazioni, nessun passaggio istituzionale o telefonata fra i vertici dei due paesi. Precipitiamo in uno scontro frontale Italia-Francia per via extraistituzionale, come se si trattasse di uno scontro fra due partiti. Che, alla fine, è esattamente quello di cui si tratta: due campagne elettorali che si incrociano e che esplodono nello spazio comune europeo."
Annunziata non si schiera con le tattiche di Luigi Di Maio, ma riserva gran parte della sua critica a Macron. Considera la sua decisione un segno di debolezza, visto il fallimento nel procurarsi il necessario sostegno alla sua visione europea.
In Italia, la generale reazione politica è stata contenuta. Il Primo Ministro Giuseppe Conte ha detto di essere semplicemente sbalordito - senza parole, più che arrabbiato. I politici Cinque Stelle hanno interpretato la reazione di Macron come un colpo di cannone che dà inizio alla campagna per le elezioni europee, e promettono di farlo anche loro. La Lega ha cercato di prendere le distanze dai Cinque Stelle, mentre la rivalità tra i due partiti cresce in vista delle elezioni europee. E, come suggerisce un articolo del Corriere di stamani, questo conflitto ha risollevato il profilo pubblico dei Cinque Stelle, rimasto sotto tono rispetto a quello della Lega. In un colpo solo, i Cinque Stelle sono di nuovo sulla ribalta.
Nikolas Busse offre una prospettiva diversa nel suo commento sul Frankfurter Allgemeine. Non si concentra tanto sul fatto che Macron abbia ragione o torto ad agire in questo modo, quanto sull'impatto negativo che i populisti italiani hanno già avuto sulla cultura del dialogo politico in Europa. L'intera idea dell'integrazione europea è quella di risolvere le differenze legittime in modo civile, attraverso le negoziazioni. Quando un ministro italiano dialoga con dimostranti violenti, incluso un uomo che invoca una dittatura militare in Francia, ha attraversato una linea rossa. I teppisti di destra e di sinistra in Europa sono riusciti a distruggere le relazioni bilaterali tradizionalmente buone tra gli stati membri, in un breve periodo di tempo.
Scrive Wolfgang Münchau:
Macron ha trasformato un confronto politico transfrontaliero in un confronto tra stati. Supporrei, ma non posso esserne certo, che ci siano altri calcoli dietro questa mossa, oltre a quello che ci è stato detto. Suppongo anche, ma non posso esserne certo, che abbia una strategia d'uscita. Ha considerato se diventerà più facile o più difficile per lui dar vita a un'alleanza in un paese dove non ha alleati naturali nello spettro politico - eccezion fatta per Matteo Renzi, il lupo solitario della politica italiana? Un'altra domanda è come questa storia finirà nei paesi più piccoli della UE, che tradizionalmente sono sensibili alle prepotenze da parte dei paesi UE più grandi. I politici come Sebastian Kurz si schiereranno con il vicino italiano o con Macron?
Mi chiedo anche come Angela Merkel consideri questa situazione. Suppongo che Macron non l'abbia nemmeno consultata sulla decisione - poiché non si è nemmeno preoccupato di avvisare né Conte né il Presidente italiano Sergio Mattarella. Mattarella ha agito in modo molto professionale e si è offerto come mediatore nella disputa. Per quale motivo Macron non lo ha cooptato prima di prendere la decisione? La mossa di Macron coincide con un'altra: cancellare la sua partecipazione alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco per concentrarsi sui temi interni. Sono solidale con la posizione francese sul Nord Stream 2, ma non è stupido attaccare l'Italia e la Germania nello stesso giorno? In Inghilterra, ricordo che fino a non molto tempo fa il concetto di "diplomazia tedesca" era considerato un ossimoro. In questi giorni, se volete vedere reazioni diplomatiche impulsive, dovete guardare a sud delle Alpi e a ovest del Reno. La modalità delle decisione, la mancanza di coordinamento e la breve cronistoria della presidenza Macron mi portano a concludere che sia stato un atto impulsivo, fatto nel contesto della politica interna, senza alcuna considerazione per il bene e gli interessi della UE. La tragedia degli europeisti come noi è che il nostro rappresentante politico più illustre nella UE agisce come un buffone.
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15/10/18
Bloomberg: i populisti italiani combattono Bruxelles per mettere fine all’austerità
Il governo italiano sta tentando di sfidare l’imposizione dell’austerity da parte della UE, pur proponendo una manovra solo moderatamente espansiva, che prevede surplus primario di bilancio e deficit complessivo inferiore a quanto dichiarato dalla Francia. A questa manovra l’UE ha risposto duramente, ma difficilmente potrà opporsi con successo: l’attuale governo gode di ampio consenso popolare, diversamente da quanto avvenne nel 2011, e ogni scontro con Bruxelles per rispettare le promesse elettorali accresce anziché diminuire la popolarità del governo gialloverde. Con le elezioni europee alle porte, la UE sta giocando una pericolosa partita, che rischia di poter solo perdere.
Di John Follain, 10 ottobre 2018
I populisti italiani si stanno preparando a stappare il prosecco. Dopo aver preso il potere solo quattro mesi fa, gli strani alleati Luigi Di Maio del partito anti-establishment M5S e Matteo Salvini della Lega anti-immigrati, hanno ingaggiato una battaglia contro Bruxelles che potrebbero tranquillamente vincere.
L’Italia e gli altri 18 paesi che usano l’euro come moneta hanno tempo fino al 15 ottobre per presentare la loro manovra finanziaria alla Commissione Europea perché venga approvata. La “manovra del popolo” che DI Maio e Salvini stanno costruendo tenta di soddisfare le costose promesse elettorali, a discapito delle regole dell’Unione Europea che mettono limiti ai deficit e al debito pubblico. Se la BCE dovesse cedere, Roma porterebbe a casa uno stimolo di stampo neo-Keynesiano, sfuggendo all’austerità dominante. Se invece dovesse ricevere un semaforo rosso, gli italiani verrebbero redarguiti, cosa che il governo può sfruttare per consolidare le proprie posizioni sfruttando la rabbia della base elettorale e rinfocolando l'offensiva contro l’élite di Bruxelles. “Il governo populista non può perdere” dice Giovanni Orsina, direttore dell’Università degli studi sociali Luiss-Guido Carli di Roma. “Se l’UE dice di no alla manovra, è manna dal cielo – imposterebbero su questo la loro campagna per le elezioni europee del prossimo maggio”.
Sulla carta, la disputa è sui soldi per cominciare a onorare le promesse elettorali. Il Movimento 5 Stelle ha promesso un reddito di base per i poveri di 780€ al mese, mentre la Lega ha promesso di tagliare le tasse e di abbassare l’età di pensionamento. I piani fiscali del governo prevedono un deficit del 2,4% del PIL per il 2019, tre volte rispetto a quanto avrebbe voluto la precedente amministrazione. Nonostante le pressioni della UE e degli investitori, che hanno ripetutamente spinto al rialzo gli interessi sui bond italiani fino ai massimi da diversi anni, la coalizione al potere non ha ceduto su questo punto, accettando però di abbassare gli obiettivi di deficit per gli anni seguenti.
L’Italia si sta ribellando all’austerità, seguendo le orme del governo socialista portoghese, che ha alzato i minimi salariali e aumentato i salari del settore pubblico, facendosi beffe dello spirito del pacchetto di salvataggio da 78 miliardi ottenuto dalla UE e dal Fondo Monetario Internazionale nel 2011. Anche la Francia e la Spagna hanno giocato al tira e molla con le regole fiscali UE, senza per questo incorrere nelle sanzioni fino allo 0,2 percento del PIL che Bruxelles può richiedere ai paesi che eccedono i limiti in maniera reiterata.
Guntram Wolff, direttore del think-tank Bruegel di Bruxelles, dice che si tratta della più grande prova di forza riguardo a una manovra di un paese UE sin dalla crisi debitoria dell’eurozona che iniziò in Grecia, e poi si diffuse in Spagna e Portogallo. “La Francia ha sempre cooperato con Bruxelles, e anche il Portogallo, il dialogo c’era” ha detto. “La cosa più importante è che l’Italia ha un debito più alto e una crescita della produttività minore rispetto alla Francia” – il che significa che la sua situazione è più “fragile”.
Attestandosi sopra il 130%, il rapporto debito/PIL italiano è il secondo più alto dell’eurozona dopo quello della Grecia. “Dobbiamo fare di tutto per evitare un’altra crisi greca – questa volta in Italia”, ha detto il Presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker, il primo di ottobre.
Per i populisti italiani, la battaglia sulla manovra è il simbolo del loro tentativo di strappare il controllo a Juncker e al suo esercito di eurocrati e restituirlo ai governi delle capitali europee, un tema destinato a risuonare in tutto il continente mentre ci si avvicina alle elezioni per il Parlamento Europeo del prossimo anno. “Abbiamo consegnato troppo potere a Bruxelles. Dobbiamo essere un paese leader, non un paese che si fa guidare” ha detto Michele Geraci, sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico. “Vogliamo assicurarci che le regole europee sul commercio, l’immigrazione e altre questioni rispondano agli interessi italiani”.
I Cinque Stelle e la Lega sono saliti al potere sull’onda del malcontento degli elettori, che hanno sopportato una serie di primi ministri impopolari messi al comando dopo negoziazioni politiche – incluso l’economista Mario Monti, che è stato in carica dal 2011 al 2013 per guidare il paese quando la crisi del debito era più acuta. “Gli elettori si ribellano contro la cessione di sovranità a poteri che hanno imposto l'austerità e hanno raccontato che non si poteva fare niente per limitare l’immigrazione” ha detto Orsina. “Ecco perché la classe dirigente tradizionale sta pagando un prezzo più salato che in altri paesi.” La frustrazione è aumentata in anni di politiche recessive e ha prodotto quello che sembrava politicamente impossibile: unire la Lega di destra, la cui base elettorale è il ricco nord industriale, con i Cinque Stelle, un movimento nato sul web che ottiene la sua forza dal depresso sud.
I membri dell’establishment italiano stanno organizzando una resistenza silenziosa. Il Presidente Sergio Mattarella, un 77enne già giudice della corte costituzionale, ha formato un’alleanza con il Ministro delle Finanze Giovanni Tria nel tentativo di imporre limiti di spesa al governo [e qui vediamo i danni dell’informazione nazionale all’opera: che Tria sia mai stato contro i partiti di governo è tutto da dimostrare NdVdE]. Se la moral suasion non fosse sufficiente, Mattarella potrebbe esercitare i poteri a lui accordati dalla Costituzione del 1948 e rifiutarsi di firmare la legge finanziaria – anche se potrebbe rimandarla al parlamento una volta sola.
Più che Bruxelles, sono i mercati finanziari che hanno il potere di deludere le ambizioni dei populisti italiani, specialmente in un momento in cui la Banca Centrale Europea sta riducendo i suoi acquisti di obbligazioni. Salvini si diverte regolarmente a sfidare gli investitori “mi mangerò lo spread a colazione” ha detto, con la sua consueta retorica, lo scorso 30 settembre – riferendosi allo spread tra le obbligazioni a 10 anni italiane e tedesche, termometro della situazione del mercato.
Nonostante tutte le prese di posizione e le parole dure, Carsten Brzeski, ex funzionario della Commissione Europea, si aspetta che l’impasse tra Roma e Bruxelles venga risolto in maniera amichevole. “Ci sarà un dare-avere e alla fine troveranno un compromesso, un accordo” dice Brzeski, che ora è il capo economista di ING-DiBa AG, la filiale tedesca del gruppo bancario olandese ING.
Nel frattempo, aspettiamoci altri scontri verbali pirotecnici. Seduto di fianco alla nazionalista francese Marine Le Pen a un evento di Roma l’8 ottobre, Salvini ha lanciato una bordata contro Juncker e Moscovici, il capo della politica economica UE. “Siamo contro i nemici dell’Europa – Juncker e Moscovici – chiusi dentro i loro bunker di Bruxelles” ha detto.
CONCLUSIONE – l’imminente scontro tra Roma e Bruxelles riguardo la manovra italiana, può fornire munizioni ai nazionalisti mentre ci avviciniamo alle elezioni per il Parlamento Europeo.
Di John Follain, 10 ottobre 2018
I populisti italiani si stanno preparando a stappare il prosecco. Dopo aver preso il potere solo quattro mesi fa, gli strani alleati Luigi Di Maio del partito anti-establishment M5S e Matteo Salvini della Lega anti-immigrati, hanno ingaggiato una battaglia contro Bruxelles che potrebbero tranquillamente vincere.
L’Italia e gli altri 18 paesi che usano l’euro come moneta hanno tempo fino al 15 ottobre per presentare la loro manovra finanziaria alla Commissione Europea perché venga approvata. La “manovra del popolo” che DI Maio e Salvini stanno costruendo tenta di soddisfare le costose promesse elettorali, a discapito delle regole dell’Unione Europea che mettono limiti ai deficit e al debito pubblico. Se la BCE dovesse cedere, Roma porterebbe a casa uno stimolo di stampo neo-Keynesiano, sfuggendo all’austerità dominante. Se invece dovesse ricevere un semaforo rosso, gli italiani verrebbero redarguiti, cosa che il governo può sfruttare per consolidare le proprie posizioni sfruttando la rabbia della base elettorale e rinfocolando l'offensiva contro l’élite di Bruxelles. “Il governo populista non può perdere” dice Giovanni Orsina, direttore dell’Università degli studi sociali Luiss-Guido Carli di Roma. “Se l’UE dice di no alla manovra, è manna dal cielo – imposterebbero su questo la loro campagna per le elezioni europee del prossimo maggio”.
Sulla carta, la disputa è sui soldi per cominciare a onorare le promesse elettorali. Il Movimento 5 Stelle ha promesso un reddito di base per i poveri di 780€ al mese, mentre la Lega ha promesso di tagliare le tasse e di abbassare l’età di pensionamento. I piani fiscali del governo prevedono un deficit del 2,4% del PIL per il 2019, tre volte rispetto a quanto avrebbe voluto la precedente amministrazione. Nonostante le pressioni della UE e degli investitori, che hanno ripetutamente spinto al rialzo gli interessi sui bond italiani fino ai massimi da diversi anni, la coalizione al potere non ha ceduto su questo punto, accettando però di abbassare gli obiettivi di deficit per gli anni seguenti.
L’Italia si sta ribellando all’austerità, seguendo le orme del governo socialista portoghese, che ha alzato i minimi salariali e aumentato i salari del settore pubblico, facendosi beffe dello spirito del pacchetto di salvataggio da 78 miliardi ottenuto dalla UE e dal Fondo Monetario Internazionale nel 2011. Anche la Francia e la Spagna hanno giocato al tira e molla con le regole fiscali UE, senza per questo incorrere nelle sanzioni fino allo 0,2 percento del PIL che Bruxelles può richiedere ai paesi che eccedono i limiti in maniera reiterata.
Guntram Wolff, direttore del think-tank Bruegel di Bruxelles, dice che si tratta della più grande prova di forza riguardo a una manovra di un paese UE sin dalla crisi debitoria dell’eurozona che iniziò in Grecia, e poi si diffuse in Spagna e Portogallo. “La Francia ha sempre cooperato con Bruxelles, e anche il Portogallo, il dialogo c’era” ha detto. “La cosa più importante è che l’Italia ha un debito più alto e una crescita della produttività minore rispetto alla Francia” – il che significa che la sua situazione è più “fragile”.
Attestandosi sopra il 130%, il rapporto debito/PIL italiano è il secondo più alto dell’eurozona dopo quello della Grecia. “Dobbiamo fare di tutto per evitare un’altra crisi greca – questa volta in Italia”, ha detto il Presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker, il primo di ottobre.
Per i populisti italiani, la battaglia sulla manovra è il simbolo del loro tentativo di strappare il controllo a Juncker e al suo esercito di eurocrati e restituirlo ai governi delle capitali europee, un tema destinato a risuonare in tutto il continente mentre ci si avvicina alle elezioni per il Parlamento Europeo del prossimo anno. “Abbiamo consegnato troppo potere a Bruxelles. Dobbiamo essere un paese leader, non un paese che si fa guidare” ha detto Michele Geraci, sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico. “Vogliamo assicurarci che le regole europee sul commercio, l’immigrazione e altre questioni rispondano agli interessi italiani”.
I Cinque Stelle e la Lega sono saliti al potere sull’onda del malcontento degli elettori, che hanno sopportato una serie di primi ministri impopolari messi al comando dopo negoziazioni politiche – incluso l’economista Mario Monti, che è stato in carica dal 2011 al 2013 per guidare il paese quando la crisi del debito era più acuta. “Gli elettori si ribellano contro la cessione di sovranità a poteri che hanno imposto l'austerità e hanno raccontato che non si poteva fare niente per limitare l’immigrazione” ha detto Orsina. “Ecco perché la classe dirigente tradizionale sta pagando un prezzo più salato che in altri paesi.” La frustrazione è aumentata in anni di politiche recessive e ha prodotto quello che sembrava politicamente impossibile: unire la Lega di destra, la cui base elettorale è il ricco nord industriale, con i Cinque Stelle, un movimento nato sul web che ottiene la sua forza dal depresso sud.
I membri dell’establishment italiano stanno organizzando una resistenza silenziosa. Il Presidente Sergio Mattarella, un 77enne già giudice della corte costituzionale, ha formato un’alleanza con il Ministro delle Finanze Giovanni Tria nel tentativo di imporre limiti di spesa al governo [e qui vediamo i danni dell’informazione nazionale all’opera: che Tria sia mai stato contro i partiti di governo è tutto da dimostrare NdVdE]. Se la moral suasion non fosse sufficiente, Mattarella potrebbe esercitare i poteri a lui accordati dalla Costituzione del 1948 e rifiutarsi di firmare la legge finanziaria – anche se potrebbe rimandarla al parlamento una volta sola.
Più che Bruxelles, sono i mercati finanziari che hanno il potere di deludere le ambizioni dei populisti italiani, specialmente in un momento in cui la Banca Centrale Europea sta riducendo i suoi acquisti di obbligazioni. Salvini si diverte regolarmente a sfidare gli investitori “mi mangerò lo spread a colazione” ha detto, con la sua consueta retorica, lo scorso 30 settembre – riferendosi allo spread tra le obbligazioni a 10 anni italiane e tedesche, termometro della situazione del mercato.
Nonostante tutte le prese di posizione e le parole dure, Carsten Brzeski, ex funzionario della Commissione Europea, si aspetta che l’impasse tra Roma e Bruxelles venga risolto in maniera amichevole. “Ci sarà un dare-avere e alla fine troveranno un compromesso, un accordo” dice Brzeski, che ora è il capo economista di ING-DiBa AG, la filiale tedesca del gruppo bancario olandese ING.
Nel frattempo, aspettiamoci altri scontri verbali pirotecnici. Seduto di fianco alla nazionalista francese Marine Le Pen a un evento di Roma l’8 ottobre, Salvini ha lanciato una bordata contro Juncker e Moscovici, il capo della politica economica UE. “Siamo contro i nemici dell’Europa – Juncker e Moscovici – chiusi dentro i loro bunker di Bruxelles” ha detto.
CONCLUSIONE – l’imminente scontro tra Roma e Bruxelles riguardo la manovra italiana, può fornire munizioni ai nazionalisti mentre ci avviciniamo alle elezioni per il Parlamento Europeo.
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27/03/17
Eurointelligence: Come "Non" Uscire dall'Euro - Versione Cinque Stelle
Il noto editorialista del Financial Times Wolfgang Munchau, sul think tank da lui diretto Eurointelligence, fa a pezzi l'ipotesi che l'Italia possa uscire dall'euro attraverso un referendum e descrive Luigi Di Maio come un giovane politico del tutto impreparato agli scenari di un'Italexit, la scelta più importante per il paese dalla firma dei Trattati di Roma sessant'anni fa. "Si può facilmente pensare a tutta una serie di scenari, inclusi quello dell'uscita, per l'Italia. Ma c'è uno scenario che possiamo escludere con assoluta certezza: l'uscita dall'euro attraverso un referendum". Di Maio farebbe bene a prepararsi, e prepararsi bene, o farà la fine di Tsipras.
di Wolfgang Munchau, 24 marzo 2017
L'unica lezione veramente importante che possiamo trarre dall'episodio di Varoufakis nel 2015 è che, se si vuole lasciare l'euro, si deve essere preparati - sia politicamente che dal punto di vista logistico. Lasciare l'euro non è un semplice punto di programma in una piattaforma politica, un qualcosa di cui parlare con nonchalance in una tavola rotonda o su cui tenere un referendum. È una questione più grossa della stessa Brexit. L'uscita da una moneta unica non può mai essere un processo ordinato, ovunque e in qualsiasi circostanza.
Nel leggere questo resoconto di Gavin Jones su Reuters a proposito della conferenza stampa di Luigi Di Maio, ci ha colpito il fatto che il Vice Presidente della Camera dei deputati, l'uomo che ha le maggiori probabilità di diventare Primo Ministro italiano nel caso le tendenze attuali dovessero persistere, si sta preparando a un fallimento monumentale. Di Maio, 30 anni, è un giovane uomo senza nessuna esperienza di crisi valutarie. Il modo in cui prefigura l'uscita dall'euro è incredibilmente ingenuo - attraverso un ordinato iter legislativo. In una conferenza stampa ha dichiarato che l'uscita dall'euro non è una priorità assoluta per il suo partito. E' un po' come dire che si sta progettando di lanciare una guerra nucleare, è vero, solo che non è in cima all'agenda. Ha detto:
Ha detto che il referendum dovrebbe essere preceduto da un iter legislativo che prepari il terreno. E potrebbero anche non tenerlo, se le istituzioni europee si dimostrano assennate. L'ha messa così, senza entrare nei dettagli di cosa intende. Lo interpretiamo come voler tenere una porta aperta alla decisione di rimanere nella zona euro. Ma, purtroppo, in pratica non è così che funzionerà.
Il futuro di lungo periodo dell'Italia nell'euro è davvero incerto, e si può facilmente pensare a tutta una serie di scenari, inclusi gli scenari di uscita. Ma c'è uno scenario che possiamo escludere con assoluta certezza: l'uscita dall'euro attraverso un referendum.
Se i Cinque Stelle vincono, il che è possibile, ci vorranno dai 2 ai 5 secondi dal primo exit poll perché i tassi di interesse italiani si impennino fino a livelli di crisi, o anche oltre, perché gli investitori dovranno scontare nel prezzo la probabilità non trascurabile di un default, dato che i referendum sono intrinsecamente imprevedibili. Nel momento in cui diventa Primo Ministro, Di Maio si troverà a gestire una crisi finanziaria.
Non possiamo escludere un'uscita dell'Italia dall'euro a seguito di una situazione di panico nei mercati. Né si può escludere lo scenario di un governo italiano che tira fuori un piano, a lungo preparato, per introdurre una moneta parallela, con chiusura delle banche durante un lungo week-end. Ma possiamo escludere un processo ordinato grazie al quale l'Italia cambia la sua Costituzione, e quindi consente di procedere a un referendum sull'euro. Non ci si arriverà mai. Gli eventi precipiteranno ben prima.
Una ragione per cui siamo così certi di questo è che la Banca centrale europea, che ha la capacità definitiva di mettere a tappeto qualsiasi attacco dei mercati alla zona euro, non sarà disposta o non potrà aiutare un governo che non si considera vincolato all'euro. Non potrebbe dare avvio al programma OMT per sostenere un governo non conforme.
Una più probabile sequenza politica di eventi è quella che chiamiamo lo scenario Huey Long, dal nome del governatore della Louisiana che, a quanto si dice, la notte delle elezioni dichiarò ad un suo assistente la sua intenzione di non mantenere la promessa di tagliare le tasse: "Dite loro che ho mentito". Di Maio o dovrà fare come Huey Long, o dovrà preparare una legislazione di emergenza per uscire dall'euro.
In ogni caso, ciò che risulta molto chiaro dall'intervista è che questo giovane uomo è del tutto impreparato. Lasciare l'euro sarebbe la più importante decisione per l'Italia dalla firma del Trattato di Roma, sessant'anni fa. Sarebbe meglio essere pronti. Non è certo un punto secondario nella lista della cose da fare.
di Wolfgang Munchau, 24 marzo 2017
L'unica lezione veramente importante che possiamo trarre dall'episodio di Varoufakis nel 2015 è che, se si vuole lasciare l'euro, si deve essere preparati - sia politicamente che dal punto di vista logistico. Lasciare l'euro non è un semplice punto di programma in una piattaforma politica, un qualcosa di cui parlare con nonchalance in una tavola rotonda o su cui tenere un referendum. È una questione più grossa della stessa Brexit. L'uscita da una moneta unica non può mai essere un processo ordinato, ovunque e in qualsiasi circostanza.
Nel leggere questo resoconto di Gavin Jones su Reuters a proposito della conferenza stampa di Luigi Di Maio, ci ha colpito il fatto che il Vice Presidente della Camera dei deputati, l'uomo che ha le maggiori probabilità di diventare Primo Ministro italiano nel caso le tendenze attuali dovessero persistere, si sta preparando a un fallimento monumentale. Di Maio, 30 anni, è un giovane uomo senza nessuna esperienza di crisi valutarie. Il modo in cui prefigura l'uscita dall'euro è incredibilmente ingenuo - attraverso un ordinato iter legislativo. In una conferenza stampa ha dichiarato che l'uscita dall'euro non è una priorità assoluta per il suo partito. E' un po' come dire che si sta progettando di lanciare una guerra nucleare, è vero, solo che non è in cima all'agenda. Ha detto:
“Non è vero che il Movimento Cinque Stelle vuole portare l'Italia fuori dall'euro... vogliamo che siano gli italiani a decidere.”
Ha detto che il referendum dovrebbe essere preceduto da un iter legislativo che prepari il terreno. E potrebbero anche non tenerlo, se le istituzioni europee si dimostrano assennate. L'ha messa così, senza entrare nei dettagli di cosa intende. Lo interpretiamo come voler tenere una porta aperta alla decisione di rimanere nella zona euro. Ma, purtroppo, in pratica non è così che funzionerà.
Il futuro di lungo periodo dell'Italia nell'euro è davvero incerto, e si può facilmente pensare a tutta una serie di scenari, inclusi gli scenari di uscita. Ma c'è uno scenario che possiamo escludere con assoluta certezza: l'uscita dall'euro attraverso un referendum.
Se i Cinque Stelle vincono, il che è possibile, ci vorranno dai 2 ai 5 secondi dal primo exit poll perché i tassi di interesse italiani si impennino fino a livelli di crisi, o anche oltre, perché gli investitori dovranno scontare nel prezzo la probabilità non trascurabile di un default, dato che i referendum sono intrinsecamente imprevedibili. Nel momento in cui diventa Primo Ministro, Di Maio si troverà a gestire una crisi finanziaria.
Non possiamo escludere un'uscita dell'Italia dall'euro a seguito di una situazione di panico nei mercati. Né si può escludere lo scenario di un governo italiano che tira fuori un piano, a lungo preparato, per introdurre una moneta parallela, con chiusura delle banche durante un lungo week-end. Ma possiamo escludere un processo ordinato grazie al quale l'Italia cambia la sua Costituzione, e quindi consente di procedere a un referendum sull'euro. Non ci si arriverà mai. Gli eventi precipiteranno ben prima.
Una ragione per cui siamo così certi di questo è che la Banca centrale europea, che ha la capacità definitiva di mettere a tappeto qualsiasi attacco dei mercati alla zona euro, non sarà disposta o non potrà aiutare un governo che non si considera vincolato all'euro. Non potrebbe dare avvio al programma OMT per sostenere un governo non conforme.
Una più probabile sequenza politica di eventi è quella che chiamiamo lo scenario Huey Long, dal nome del governatore della Louisiana che, a quanto si dice, la notte delle elezioni dichiarò ad un suo assistente la sua intenzione di non mantenere la promessa di tagliare le tasse: "Dite loro che ho mentito". Di Maio o dovrà fare come Huey Long, o dovrà preparare una legislazione di emergenza per uscire dall'euro.
In ogni caso, ciò che risulta molto chiaro dall'intervista è che questo giovane uomo è del tutto impreparato. Lasciare l'euro sarebbe la più importante decisione per l'Italia dalla firma del Trattato di Roma, sessant'anni fa. Sarebbe meglio essere pronti. Non è certo un punto secondario nella lista della cose da fare.
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