01/05/20
Eurointelligence - Doccia fredda della Lagarde sul programma MES / OMT
Wolfgang Munchau, direttore di Eurointelligence ed editorialista del Financial Times, sottolinea le importanti prese di posizione di Christine Lagarde nella sua ultima conferenza stampa. La nuova Presidente della BCE mostra la sua volontà di sostenere in questa emergenza l'economia reale con un ampio programma di acquisto dei titoli del debito pubblico. In particolare per quanto riguarda Spagna e Italia, la Lagarde precisa che il programma di sostegno più adatto a questo tipo di emergenza non è né il MES né l'OMT, sottoposti alle condizionalità dei memorandum, bensì l'ampio programma di acquisto titoli messo in campo dalla BCE. Con la speranza che i nostri governanti ne prendano atto.
Eurointelligence, 1 Maggio 2010
Doccia fredda della Lagarde sul programma MES / OMT: in questo momento lo strumento più appropriato sono gli acquisti di titoli per l’emergenza pandemica.
Consideriamo le previsioni economiche in tempi come questi un puro esercizio di autocompiacimento. Ma Christine Lagarde è chiaramente passata nel campo di coloro che non si auto-compiacciono. Le diamo il benvenuto. La BCE sta lavorando sulla base di una previsione ad ampio raggio di un calo del 5-12% del PIL nel 2020. Sia la misura che l'ampiezza della banda ci sembrano ragionevoli.
26/04/20
ZH - Benvenuti nell’Italia Orwelliana 2020
Sul sito americano Zero Hedge si commenta la situazione italiana come uno scenario distopico orwelliano. Le restrizioni tardive, contraddittorie e allo stesso tempo draconiane imposte in Italia - che non hanno uguali negli altri paesi europei - risultano così insensate anche da un punto di vista medico e di ragionevolezza da parer rispondere a un altro scopo: quello di minare il morale degli italiani per prepararli a subire il default ormai inevitabile, a causa del lockdown e del rifiuto di qualsiasi adeguata misura di sostegno fiscale. Lo strumento del MES è già stato predisposto, e così la task force di emergenza, già premunitasi di ogni immunità civile e penale.
Zero Hedge, 24 Aprile 2020
In Italia circola un video che mostra un poliziotto armato che interrompe bruscamente la celebrazione della Messa in una piccola città del nord della Lombardia, ordinando al sacerdote di interrompere immediatamente la celebrazione e di far uscire i partecipanti. Il sacerdote rifiuta e prosegue la Messa, dicendo al Carabiniere che ci sono solo 13 partecipanti alla Messa, ben distanziati tra loro e ognuno con una mascherina. Il sacerdote verrà successivamente multato di 680 euro e ciascun partecipante 280 euro, tutti per violazione delle attuali misure del governo contro gli eventi pubblici a causa del Covid-19.
Non importa se il poliziotto ignorava totalmente il Codice Penale italiano che afferma (art. 405) che chiunque interrompa i riti religiosi all'interno di un'area pubblica o di un edificio pubblico (una Chiesa in questo caso) potrebbe subire una pena detentiva fino a 2 anni. Non importa l'arte. 19 della Costituzione italiana che tutela specificamente la libertà di religione e i riti religiosi. L'attuale governo italiano, probabilmente il peggiore della storia italiana recente e remota, ha abbandonato ogni possibile maschera di decenza e rispetto almeno delle leggi fondamentali come la Costituzione italiana che - teoricamente - dovrebbero essere al di sopra di qualsiasi altra legge del paese.
25/04/20
Wolfgang Munchau - Italia e Spagna piegate: passa il Recovery Fund tedesco
Wolfgang Munchau, direttore di Eurointelligence ed editor del Financial Times, commenta il “recovery fund” su cui il Consiglio Europeo giovedì ha trovato un accordo di massima, sebbene solo nelle intenzioni. Italia e Spagna ne escono sconfitte e passa il piano presentato dai tedeschi, con un fondo assolutamente insufficiente in termini di ampiezza, tardivo nell’applicazione, e da implementare in modalità tale da non farne assolutamente uno strumento di stimolo fiscale, di cui invece ci sarebbe bisogno. Munchau sottolinea il fallimento di Conte nelle trattative, dovuto all’incapacità di fare squadra con altri paesi, ma anche all’inadeguata conoscenza dei meccanismi di funzionamento della UE.
di Wolfgang Munchau, 24 aprile 2020
Nella nostra valutazione dell’impatto economico delle misure finora concordate, sappiamo già gran parte di quanto è necessario conoscere. Il Consiglio Europeo ha trovato un accordo sulla versione di Angela Merkel, e non sui Coronabond né sulla proposta spagnola. Come riportato da FAZ stamattina, il piano prevede che la UE aumenti il suo bilancio dall’attuale 1,2% al 2% per un periodo di due o tre anni. Questo aumento non avverrà sotto forma di contributi diretti da parte dei paesi membri, ma sotto forma di garanzie. L’articolo stima il volume annuale a una somma di 100 miliardi di euro, ovvero, secondo i nostri calcoli, lo 0,6% del PIL dell’Unione Europea (EU-27). Il totale dei prestiti che potrebbero essere fatti sarebbe nell’ordine di 250-300 miliardi di euro nell’arco di due o tre anni.
24/04/20
Martin Wolf – Perché la BCE può salvare l’eurozona
di Martin Wolf, 21 aprile 2020
[La BCE] ha una potenza di fuoco praticamente illimitata ed è l'unica istituzione UE con la volontà e la capacità di agire.
L’eurozona sopravviverà al Covid-19? Se ci riuscirà, sarà per le stesse due ragioni per cui è già sopravvissuta alla crisi finanziaria: il timore di una rottura rovinosa e l’azione dell’unica istituzione capace di agire sulla dimensione di scala necessaria. Nel luglio 2012 Mario Draghi disse al suo audience a Londra: “Entro il nostro mandato, la BCE è pronta a fare qualsiasi cosa sia necessaria [whatever it takes, NdT] per salvare l’euro. E credetemi, sarà sufficiente”. La BCE lo sta dicendo anche adesso. Dovrebbe essere abbastanza.
Handelsblatt: non esistono aiuti senza condizioni. Gli italiani sonotroppo ricchi
Di Sven Afhüppe, 23 aprile 2020, tradotto da @Musso___
Nemmeno nella crisi del Coronavirus la solidarietà può darsi in cambio di niente.
In questa crisi, i paesi dell'UE devono difendersi l'un l'altro. Tuttavia, un fondo per la ricostruzione può essere giustificato solo a condizioni chiare.
È ancora difficile immaginare quanto duramente l'Europa sarà colpita dalla pandemia del Coronavirus. Le previsioni dei ricercatori economici dipingono un quadro cupo a causa del calo simultaneo della domanda e dell'offerta. Ogni stato membro dovrà affrontare un grave shock economico - con il collasso delle entrate fiscali, l'aumento della disoccupazione e l'aumento del debito pubblico. Anche la Germania. Più un paese sarà colpito dal nuovo virus, più sarà difficile riavviare l'economia dopo la fine della crisi.
20/04/20
Austerità e salute: l’impatto nel Regno Unito e in Europa
Traduzione di Rosa Anselmi
di David Stuckler (1,3), Aaron Reeves (3), Rachel Loopstra (2), Marina Karanikolos (4), Martin McKee (4)
1 Dondena Research Centre, University of Bocconi, Milan Italy
2 Department of Sociology, University of Oxford, Oxford, UK
3 Department of Social Inequality, London School of Economics, London, UK
4 Department of Public Health and Policy, London School of Hygiene & Tropical Medicine, London, UK
Europea Journal of Public Health, Vol. 27, Supplement 4, 2017, 18–21
Riassunto
Le misure di austerità – riduzione delle spese sociali e aumento della tassazione – danneggiano più di tutto i gruppi svantaggiati. Si sa poco circa il loro impatto sulla salute. In questa breve revisione, valutiamo le evidenze dell'impatto dell'austerità sulla salute [che si realizzano] attraverso due meccanismi principali: un "effetto rischio sociale" da aumento della disoccupazione, della povertà, della condizione di senzatetto e di altri fattori di rischio socio-economico (indiretto) e un "effetto sanitario" attraverso tagli ai servizi assistenziali, nonché riduzioni della copertura sanitaria e limitazione dell'accesso alle cure (diretto). Distinguiamo gli impatti delle crisi economiche da quelli dell'austerità come risposta ad esse. Ove possibile, verranno presi in considerazione i dati provenienti da tutta Europa, nonché sarà fatta un'analisi più approfondita delle misure di austerità del Regno Unito eseguita dagli autori di questa recensione.
19/04/20
Nature - Bloccare le informazioni sul COVID-19 può alimentare ladiffusione della disinformazione
di Heidi J. Larson, 30 marzo 2020
Due anni fa, in risposta alle informazioni false diffuse sui social media, il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla protezione e la promozione del diritto alla libertà di opinione ed espressione condannò i governi che impedivano la libertà di parola in nome dell’ordine pubblico. Il rapporto del relatore speciale fornì come esempio la Legge Cinese sulla Sicurezza Informatica del 2016, che “rinforza le vaghe proibizioni contro la diffusione di informazioni 'false' che perturbano l’ordine sociale o economico, l’unità e la sicurezza nazionale”.
12/04/20
Die Welt: la Merkel non dia soldi ai mafiosi italiani
Di Schiltz Christoph B., 9 aprile 2020, tradotto da Musso (@Musso___)
I paesi dell'Unione europea dovrebbero certamente aiutarsi a vicenda nella crisi da Coronavirus. Ma senza limiti? E senza alcun controllo? In Italia, la mafia sta solo aspettando una nuova pioggia di soldi da Bruxelles.
In questi giorni sono in gioco le basi dell'Unione Europea. Una delle domande più importanti di fronte alla pandemia del Coronavirus è: fino a che punto deve arrivare la solidarietà finanziaria tra i 27 Stati membri? Bisogna essere generosi. Ma senza alcun controllo? E senza limiti? La solidarietà è un'importante categoria europea, ma anche la sovranità nazionale e la responsabilità dei politici nazionali nei confronti degli elettori del loro paese sono fondamentali.
26/03/20
Il coronavirus ci pone di fronte a una guerra, e dobbiamo mobilitarci di conseguenza - Mario Draghi sul Financial Times
Mario Draghi interviene sul Financial Times con un articolo che ha l'effetto di una bomba sui burocrati di Bruxelles e sulla esitante e tremebonda politica del governo italiano. I debiti pubblici aumenteranno e ce ne dobbiamo fare una ragione, siamo di fronte a una guerra e in tempi eccezionali le risposte devono essere eccezionali. E veloci. Il rischio è entrare in un ciclo irreversibile di povertà. Con buona pace del nostro ministro dell'economia, le previsioni sull'impatto della crisi sono di proprozioni inimmaginabili.
di Mario Draghi, 25 Marzo 2020
Livelli più elevati di debito pubblico diventeranno una caratteristica dell’economia e saranno accompagnati dalla cancellazione del debito privato
La pandemia di coronavirus è una tragedia umana di proporzioni potenzialmente bibliche. Molti oggi vivono nella paura per la propria vita o in lutto per i propri cari. Le azioni intraprese dai governi per evitare che i nostri sistemi sanitari vengano travolti sono coraggiose e necessarie. Devono essere sostenuti.
Ma queste azioni comportano anche un costo economico enorme e inevitabile. Mentre molti affrontano il pericolo di perdere la vita, molti altri affrontano la perdita del sostentamento. Giorno dopo giorno, le notizie economiche stanno peggiorando. Nell'intera economia le imprese affrontano perdite. Molte si stanno già ridimensionando e stanno licenziando i lavoratori. Una profonda recessione è inevitabile.
02/03/20
Ashoka Mody - Italia: la crisi che potrebbe diventare virale
di Ashoka Mody, 28 febbraio 2020
Il coronavirus minaccia di trasformare la crisi economica e finanziaria italiana in una crisi globale.
Il coronavirus sta precipitando l'Italia in una crisi economica e finanziaria che ha il potenziale di innescare un caos finanziario mondiale.Il principale anello debole della catena economica globale è l'Italia, che nel 2019 era già sotto forte tensione e ora sta minacciosamente cedendo dinanzi ad altri cruciali problemi globali: Cina, Giappone, Corea del Sud e Germania.
Anche se nei prossimi mesi il coronavirus (ufficialmente Covid-19) sarà contenuto, è già alle porte una crisi finanziaria che si irradierà dall' epicentro italiano. Eppure i leader europei sembrano procedere come se fosse tutto normale. Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea (BCE), afferma che il coronavirus non è ancora tale da causare "uno shock di lunga durata". Il suo staff e quello di Paolo Gentiloni, commissario europeo all’economia, stanno ancora valutando la gravità del problema, indulgendo in una pericolosa noncuranza. La BCE e i governi europei non riescono ad affrontare il pericolo rappresentato da una crisi finanziaria italiana. E non c’è più tempo per prepararsi allo sforzo globale che sarà necessario per contenerne le conseguenze.
Il punto di rottura dell’economia e della finanza italiana
Nei due decenni da quando l'Italia ha adottato l'euro, gli italiani sono diventati più poveri. L'economia del paese permane in una recessione economica quasi perpetua.
Il sistema politico disfunzionale italiano dà la sensazione di un temporary fast-pizza. Per quasi mezzo secolo, i governi italiani hanno mancato di investire nel futuro del Paese. Tutti comprendevano che l'Italia avrebbe avuto difficoltà a sopravvivere senza la stampella della sua lira flessibile, che di tanto in tanto si deprezzava. Ma l'arroganza dei leader europei ha portato l'Italia nella morsa della zona euro, dove l'euro è troppo forte per l'economia italiana, e l'interesse reale - il tasso di interesse corretto per l'inflazione - è troppo alto per un'economia che non cresce.
Il coronavirus ha colpito l'Italia in modo crudele, non solo in termini di vite umane in pericolo, ma perché minaccia di paralizzare le regioni della Lombardia e del Veneto, poli produttivi che negli ultimi due decenni hanno evitato all'economia italiana un destino economico ancora più cupo.
Le vulnerabilità finanziarie dell'Italia sono enormi. Il peso del debito pubblico italiano, pari a circa 2.400 miliardi di euro, è maggiore di quello tedesco, che ammonta a 2.000 miliardi di euro. Il rapporto debito / PIL del governo italiano è aumentato inesorabilmente. Il sistema bancario italiano è seduto su un gigantesco cumulo di attività finanziarie, pari a circa cinquemila miliardi di euro. Mentre le molte banche italiane in crisi hanno venduto (spesso per pochi centesimi) gran parte dei prestiti in sofferenza che i loro mutuatari non stavano rimborsando, la redditività delle banche risulta anemica a causa dei tassi di interesse estremamente bassi e poiché i mutuatari sono ancora in difficoltà, in un ambiente a crescita zero. Il rapporto tra valore di mercato e valore contabile del patrimonio netto anche delle banche più forti d'Italia - Intesa Sanpaolo e UniCredit - rimane ben al di sotto di uno, il che implica che i mercati ritengono che alla fine gran parte delle attività detenute da queste banche saranno cancellate.
Le cose peggioreranno
Il coronavirus ha colpito l'economia globale in un momento in cui era già debole. E la malattia attacca i deboli ancora più ferocemente.
L'Italia e le altre economie europee - dipendenti in maniera decisiva dal commercio globale - sono state sottoposte a un crescente stress economico sin dall'inizio del 2018, quando il commercio mondiale ha iniziato a rallentare (vedi il grafico sotto). Il rallentamento del commercio mondiale, a sua volta, è stato la conseguenza della decisione del governo cinese di smettere di pompare il suo sistema finanziario interno per paura che la bolla immobiliare e la vulnerabilità finanziaria potessero sfuggirle pericolosamente di mano. Come l'economia cinese - con la sua enorme presenza nel sistema del commercio globale - si è raffreddata, il commercio mondiale ha iniziato a rallentare. Nel 2019 la guerra dei dazi tra Cina e Stati Uniti ha ulteriormente rallentato la crescita del commercio mondiale, spingendo le economie europee in condizioni quasi recessive. Pertanto, la situazione economica globale, e in particolare quella europea, era già precaria ben prima che il coronavirus colpisse.
Il coronavirus ha ribaltato in tutta evidenza il ruolo dominante della Cina nel commercio mondiale. La Cina è il nodo chiave nella catena del valore aggiunto globale. Le fabbriche cinesi producono le componenti dell'industria meccanica ed elettrica, nonché gli ingredienti dell'industria farmaceutica, necessari per mantenere attive le fabbriche del mondo. Con l’arresto dell’attività di diverse fabbriche cinesi, i produttori di tutto il mondo - specialmente in altri importanti centri di produzione che si affidano alla Cina – sono a rischio di fermarsi. Già le fabbriche automobilistiche in Corea del Sud, nell’impossibilità di procurarsi le componenti prodotte dalla Cina, sono in sofferenza. Del resto, la diffusione del coronavirus nella Corea del Sud interromperà la produzione delle sue fabbriche di semiconduttori e altre componenti elettroniche, interrompendo le forniture ai produttori che assemblano prodotti di consumo e industriali.
In Europa, la Germania, tradizionale ancora della salute economica europea e arbitro della contrattazione politica in Europa, è ad alto rischio. Nel 2019, l'economia tedesca ha ripetutamente sofferto del rallentamento del commercio mondiale e dell'accelerata contrazione della sua industria automobilistica, poiché i consumatori si sono allontanati dalle vantate auto a combustione interna tedesche, rendendo tecnologicamente obsoleto gran parte di un ecosistema industriale incentrato sulla produzione automobilistica. Ora che, nella prima metà del 2020, l'economia cinese si contrae, i produttori tedeschi di automobili e macchinari perderanno il loro mercato più ricco degli ultimi anni. E con il contrarsi dell'economia tedesca, molti produttori italiani sostenuti dalle vendite in Germania ne soffriranno.
Mentre Cina, Giappone, Corea del Sud e Germania sono in grado di gestire una contrazione economica di sei mesi, l'Italia no. Se scivola dal suo attuale torpore, economico e politico, verso una profonda contrazione economica, l'Italia non ha alcuno spazio fiscale né finanziario. Il rapporto debito pubblico / PIL aumenterà rapidamente, spingendo verso l’alto i tassi di interesse e rendendo l’onere del debito ancora più pesante. Il caotico sistema bancario dovrà affrontare perdite che non può sopportare e che il governo non può sostenere. I fallimenti del settore pubblico e privato in Italia provocheranno il default dei creditori, innescando una voragine globale di insolvenze.
Un'Europa litigiosa
Nel 2010 i membri della zona euro sono riusciti a far fronte alla crisi finanziaria. Ma i paesi in crisi - Grecia, Irlanda e Portogallo - erano piccoli. A quel tempo, anche il debito del governo spagnolo era solo un terzo del debito del governo italiano. E la Germania, l’alfiere salvatore, era al culmine della sua forza economica e politica. La cancelliera tedesca Angela Merkel, sebbene di una lentezza esasperante nella risposta, è riuscita comunque a mantenere a galla la nave della zona euro.
Oggi gli europei stanno combattendo al centesimo sul prossimo bilancio UE. Sulle questioni critiche della migrazione e sulle risposte strategiche a Cina, Russia e Stati Uniti, le divisioni sono palpabili.
La Germania, un tempo leader europeo, è in condizioni precarie. Mentre la sua economia lotta in mezzo a grandi difficoltà, c'è anche un grande punto interrogativo che incombe sul futuro della gigantesca Deutsche Bank, sommersa dagli scandali, con la vigilanza statunitense e britannica che la monitorano costantemente per frode e riciclaggio di denaro. I mercati ora valutano le attività di Deutsche Bank a un terzo del valore registrato nei libri contabili della banca.
Tutto ciò è esacerbato dalla politica aspramente frammentata della Germania. Come leadership finanziaria, la Germania era considerata l'unica scelta possibile. Ora, con una Merkel cancelliera zoppicante in una nazione politicamente a pezzi, non c'è nessuno che possa assumere il ruolo che i cancellieri tedeschi hanno svolto in passato, imponendosi di autorità. E nessun altro ha la statura politica o finanziaria per ricoprire questo ruolo, men che meno il divisivo e instabile presidente francese, Emmanuel Macron.
In una crisi economica e finanziaria italiana, i farraginosi meccanismi di salvataggio finanziario dell'UE saranno testati senza pietà. Qualsiasi operazione di salvataggio richiederà, come primo passo, un programma che metta al governo italiano uno stretto e umiliante guinzaglio fiscale. I leader dell'UE hanno bullizzato la Grecia, l'Irlanda e il Portogallo perché accettassero una tale subordinazione politica. Gli italiani si piegheranno allo stesso trattamento e accetteranno le stesse condizioni?
Se la politica italiana non sarà in grado di approntare al suo interno una difesa credibile, la BCE, andando contro le norme concordate, sarà comunque tentata di usare il suo potere di emissione di moneta per sostenere il governo italiano e il sistema finanziario del paese? Oppure, come è più probabile, la BCE rimarrà paralizzata? Infatti, con una una crisi che si avvita a spirale e un crescente panico nei mercati, i tedeschi e gli altri Stati membri "settentrionali" dell'Eurozona manterranno il controllo del consiglio direttivo della BCE. Si preoccuperebbero che, se la BCE finanziasse l’Italia e gli italiani non rimborsassero la BCE, i contribuenti degli stati del Nord si potrebbero trovare gravati da un onere di dimensioni tali che persino i loro governi, apparentemente forti, sarebbero sottoposti a un grande stress fiscale e a un downgrade del loro rating.
Tempo per un'azione globale
Sia chiaro, siamo giunti a un momento cruciale della storia economica globale. Tutte le operazioni di salvataggio sin dalla crisi finanziaria globale ed europea hanno esaurito la potenza di fuoco delle banche centrali. Dappertutto, la ripresa economica si è rivelata molto più debole rispetto alle crisi precedenti. Gli osservatori hanno riconosciuto a malincuore che le prospettive di crescita a lungo termine nei paesi avanzati e in gran parte dei paesi in via di sviluppo sono nettamente diminuite. L'epicentro italiano si trova in una condizione economica e finanziaria molto più fragile che in qualsiasi altra fase dal dopoguerra.
Oggi, solo il sistema della Federal Reserve statunitense può iniettare un modesto stimolo monetario. I governi farebbero bene a coordinare uno stimolo fiscale globale attraverso un aumento della spesa e tagli fiscali per sostenere l'economia internazionale. Ma uno stimolo della Fed e misure fiscali nazionali da sole non saranno sufficienti.
Ben prima che inizi lo stimolo monetario o fiscale, ci sarà un momento di resa dei conti. Questa sarà la scelta. Gli stati membri del Nord UE potrebbero concordare di pagare per l'Italia, con la consapevolezza che dovranno tenere i loro libretti degli assegni aperti per molto tempo, infliggendo danni significativi, anche duraturi, ai propri conti pubblici. Oppure potrebbero indietreggiare, sperando che il problema scompaia. In tal caso, il sistema finanziario italiano potrebbe crollare in caduta libera, causando dei default a cascata nei circuiti finanziari di tutto il mondo. La crisi andrà quasi certamente oltre la possibilità di gestione dei membri dell'Eurozona.
Certo, il peggio potrebbe non arrivare mai. Ma in questo momento delicato, è essenziale essere preparati a livello globale a una risposta finanziaria su vasta scala. Non farlo sarebbe irresponsabile.
Ashoka Mody insegna alla Princeton University ed è autore di Euro. Una tragedia in nove atti, di prossima pubblicazione in Italia.
23/02/20
Politico – La libertà di circolazione aggrava la crisi dei senzatetto in UE
di Hanne Cokelaere, 19 febbraio 2020
Secondo i suoi paladini, la libertà di movimento sarebbe uno dei maggiori successi della Ue. Tuttavia, sta lasciando per strada molti dei suoi cittadini più indigenti.
Oggi c'è un numero record di cittadini che vivono e lavorano in un altro paese UE, ma anche il numero di quelli che si spostano altrove per poi finire a vivere per strada è in crescita. Operatori sociali e parlamentari sostengono che è il momento che Bruxelles faccia qualcosa.
I lavoratori Ue possono muoversi liberamente all’interno del blocco dei paesi, ma non tutti trovano una vita facile e confortevole una volta arrivati alla loro destinazione. Le procedure per l’ottenimento di un alloggio favoriscono le persone che possono dimostrare di non essere un peso per i sistemi assistenziali locali, e questo significa che le persone più povere, spesso quelle in posizioni precarie e con impieghi sottopagati, rischiano di cadere nel baratro.
Il problema della gente che dorme per strada è difficile da ignorare nella capitale belga, dove numerosi senzatetto vivono per le strade e nelle stazioni della metropolitana attorno al “quartiere Ue” della città – sede della Commissione Europea, del Consiglio, del Parlamento e di altre istituzioni. Qui i senzatetto chiedono l’elemosina ai funzionari e diplomatici meglio pagati della Ue.
“Non sono venuto dalla Romania [in Belgio] solo per ricevere assistenza sociale”, ha detto Nicolae, 59 anni, parlandoci in un affollato caffè del centro, davanti a un tè alla menta. “Voglio lavorare.”
Sei anni fa Nicolae ha perso il suo monolocale in Molenbeek, un variegato quartiere del centro di Bruxelles, perché non poteva più permettersi di pagare l’affitto. Oggi passa le notti in un rifugio per senzatetto, e le sue giornate nell’area attorno alla stazione Midi di Bruxelles – stazione di destinazione degli Eurostar e di altri treni che attraversano l’Europa. Qui beneficia delle mense per i poveri e degli hotspot Wi-Fi gratuiti.
L’aumento dei senzatetto è ben visibile nel blocco dei paesi UE. Secondo un report del 2019 della FEANTSA, organizzazione che lavora per i senzatetto in Ue, almeno 700.000 persone vivono per strada o negli appositi dormitori. Si tratta di un aumento del 70 per cento rispetto a un decennio fa. In Finlandia, paese che ha messo a punto una strategia di lungo termine per offrire casa ai senzatetto, il numero è diminuito.
Dormire per strada
Non ci sono statistiche ufficiali dei senzatetto in Belgio, ma le organizzazioni che si occupano del problema hanno segnalato un aumento del numero di cittadini provenienti da altri paesi UE che hanno bisogno di aiuto.
I dati di Samusocial, organizzazione per gli alloggi di emergenza a Bruxelles, indicano che il 15,3 per cento delle persone che ha cercato un rifugio presso di loro nel 2018 erano cittadini Ue non provenienti dal Belgio. I belgi rappresentano il 16,4 per cento del totale. Il restante 61,6 percento è rappresentato da persone provenienti da altri paesi al di fuori del blocco Ue (le cui origini non sono documentate). Tra gli europei, il 33 per cento viene dai paesi dell’Est.
L’organizzazione sociale Diogènes di Bruxelles afferma che il 42 per cento delle persone che chiede aiuto erano belgi, il 43 per cento erano altri cittadini Ue, e il 15 per cento provenienti da paesi terzi. I polacchi da soli rappresentano il 15 per cento delle persone che si sono rivolte all’associazione nel 2019.
Altre grandi città europee riportano tendenze simili. Barcellona ha registrato un rapido aumento di uomini senzatetto di provenienza Ue, con una proporzione sul totale che è balzata da un terzo nel 2014 (rispetto a spagnoli ed extra-Ue) al 44 per cento nel 2018. Anche tra le donne, il numero di senzatetto di provenienza Ue (non-spagnola) ha superato il numero delle spagnole e delle donne non-Ue.
E se il 49 per cento di quelli che dormivano per strada a Londra tra il 2018 e il 2019 erano britannici, il 31 per cento proveniva dall’Europa dell’Est, e un altro 7 per cento dal resto del blocco dei paesi, secondo la Greater London Authority.
“Moralmente, la UE ha parte della responsabilità”, ha dichiarato Freek Spinnewijn, direttore della FEANTSA, sottolineando il collegamento tra la libertà di circolazione e i senzatetto. “È un male che chiudano gli occhi di fronte alle conseguenze negative della libertà di circolazione”.
“Questo problema è grave già da 10 anni, ma è stato fatto ben poco per contrastarlo”, ha aggiunto.
L’estensione dell’assistenza sociale a persone provenienti da altri paesi Ue è un argomento scivoloso, perché i parlamentari temono le possibili ripercussioni sul sistema dei servizi sociali.
“La libertà di circolazione dei lavoratori è una buona cosa per i cittadini europei che stanno cercano opportunità, per l’economia e per la domanda di lavoro nei paesi Ue, ma non deve trasformarsi in libera circolazione del sostegno sociale”, ha detto Gilles Verstraeten, parlamentare di Bruxelles per il partito fiammingo nazionalista N-VA. Questo potrebbe portare a uno “shopping dell’assistenza sociale”, dove i sistemi dei paesi più generosi vengono presi di mira, ha aggiunto.
Ma Spinnewijn ha affermato che la UE dovrebbe assicurarsi che le persone vengano guidate nella ricerca di un nuovo lavoro, o altrimenti garantire che possano fare ritorno a un paese dove hanno accesso all’assistenza sociale in modo sostenibile – in questo ha sottolineato la necessità che alcuni paesi UE mettano in piedi un sistema di servizi di questo tipo. Ciò richiederebbe una collaborazione al livello della UE, ha concluso.
A Bruxelles, quantomeno, si stanno facendo degli sforzi per venire a capo di questo crescente problema. Alain Maron, ministro dei Verdi per la regione di Bruxelles, ha annunciato una nuova strategia per il problema dei senzatetto a dicembre, con un aumento di 14,8 milioni di euro in finanziamenti per rifugi e progetti preventivi e di riassegnazione di una casa a chi l’ha persa, seguendo l’approccio della Finlandia.
Il cambio di paradigma dovrebbe aiutare la città a passare dalle misure di emergenza – come quelle di incrementare i soccorsi durante il periodo invernale – allo sviluppo di strategie più sostenibili nel lungo termine, ha detto Maron alla radio locale. “La gente muore per strada anche d’estate. Vogliamo che gli operatori gestiscano il problema su base annuale.”
La nuova Commissione ha affermato di ascoltare le chiamate all’azione. “Quello della casa è il fulcro di tutti i problemi sociali”, ha detto il commissario per il lavoro, Nicolas Schmit, al Parlamento Europeo durante un dibattito a gennaio, promettendo uno sforzo comune di governi nazionali e regioni per contrastare il problema dei senzatetto.
La trappola di chi si ritrova senzatetto
Un grosso ostacolo per gli immigrati a bassa qualificazione provenienti da altri paesi Ue è quella di orientarsi nella burocrazia del paese in cui sono arrivati.
Nicolae ha lasciato la regione romena della Transilvania nel 2007, anno in cui il suo paese ha aderito alla UE, per cercare lavoro nella “capitale d’Europa”. A quel tempo aveva poco meno di cinquant’anni, e trovò un lavoro come frutticoltore a Londerzeel, piccolo comune a 20 chilometri a nord di Bruxelles. La sua paga era bassa, ma migliore di quella che avrebbe potuto guadagnare in Romania, e includeva l’alloggio, ci racconta. Il suo datore di lavoro però due anni dopo è morto, e lui si è ritrovato di nuovo per strada.
Nel 2011 si è ammalato gravemente. La sua sventura però si è rivelata finanziariamente vantaggiosa, almeno all’inizio. È infatti riuscito a compiere un primo passo nel processo di registrazione in Belgio nel momento in cui il governo federale ha deciso che sarebbe potuto rimanere per ottenere le cure mediche di cui aveva bisogno. E in quanto persona in procinto di acquisire i diritti di soggiorno, ha ricevuto anche un assegno mensile e una somma una tantum per una sistemazione, che ha usato per trasferirsi nel suo appartamento a Molenbeek.
Ma la sua sistemazione sarebbe durata poco. Il governo ha in seguito revocato la decisione di lasciarlo restare nel Paese per motivazioni mediche, e gli ha tolto l’assegno. “Tutto quello che avevo: la TV, il letto, il frigorifero...tutto perso”, racconta.
Ora, nel mezzo di un procedimento di appello avviato nel 2014, nutre ancora la speranza che la decisione del governo venga rivista. “Se mi avessero detto fin dall’inizio che dovevo tornare in Romania, sarebbe stato meglio”, dice Nicolae. Ora non ha più i mezzi per ritornare, ci dice. I suoi genitori sono morti da quando lui è arrivato in Belgio.
Un problema ricorrente è l’inaffidabilità dell’accesso ai servizi sociali per i cittadini UE, dato che i servizi sono spesso riservati ai residenti legali di un dato paese. Questo è esacerbato dall’approccio di neutralità assunto dalla Ue rispetto al modo in cui i diversi governi valutano lo stato di occupazione delle persone nelle loro domande di richiesta di residenza. I paesi propendono spesso per un’interpretazione restrittiva di cosa sia un “vero” lavoro, e i cittadini che si spostano all’estero per occupare posti di lavoro precari e sottopagati sono particolarmente vulnerabili, e rischiano di essere lasciati fuori, secondo la FEANTSA.
Questo significa che i senzatetto che provengono da altri paesi Ue rischiano di trovarsi in un circolo vizioso che rende il loro status pressoché permanente: no residenza senza soldi, ma no soldi senza lavoro, e no lavoro senza residenza.
“Senza un indirizzo non esisti, dunque non hai diritti”, ha spiegato Bran Van de Putte, assitente sociale per Diogènes.
Molti paesi Ue sono ben lontani dal rompere questo circolo vizioso.
17/02/20
Bloomberg - La moneta unica europea sta crollando
di John Authers, 11 febbraio 2020
Dalle turbolenze politiche in Germania al rallentamento della produzione, tutto sta andando storto.
Il tramonto dell’euro
Il 2020 doveva essere l'anno in cui l'Europa avrebbe iniziato a ripartire. Dopo avere subito la decisione del Regno Unito di uscire, l'Unione europea aveva la possibilità di procedere con maggiore sicurezza. L'allentamento della guerra commerciale Usa-Cina avrebbe potuto aiutare la ripresa, dopo un crollo della produzione che sembrava giunto al termine. E l'euro avrebbe potuto iniziare a rafforzarsi nei confronti del dollaro, una conclusione attesa a mani giunte nelle capitali dell'Europa e degli Stati Uniti.
Non è andata così. Dopo una brutta giornata in borsa, lunedì, l'euro ha toccato il minimo da quattro mesi, è andato vicino al minimo di 30 mesi, al di sotto del livello raggiunto nel giorno delle elezioni statunitensi, a novembre 2016. Ancora una volta l'euro sta crollando.
Cosa sta accadendo, esattamente? Dietro a questo declino non c'è un solo fattore, ma piuttosto una travolgente combinazione di circostanze che sta spingendo la valuta a deprezzarsi.
Prima di tutto, ovviamente, c'è la politica. In tutta Europa, il centro non riesce più a reggere. In Germania, la disputa sull'opportunità di consentire al partito di destra Alternative für Deutschland di prendere parte al governo dello stato della Turingia ha portato nel fine settimana alle dimissioni di Annegret Kramp-Karrenbauer, leader dell'Unione Democratica Cristiana di centrodestra e designata alla successione di Angela Merkel come cancelliera. La politica tedesca quindi naviga nel caos.
Similmente, in Irlanda, l'emergere del partito radicale di sinistra Sinn Fein alle elezioni politiche del paese come il partito di maggioranza nella camera bassa ha portato i partiti di centro sinistra e centro destra in uno stato di confusione. Anche la politica irlandese ha subito un riallineamento e non è chiaro quale tipo di politiche o di coalizione di governo ne emergerà.
Poi c'è il settore manifatturiero. Lunedì l'Italia, dopo la Germania e la Francia, ha riportato dati orribili sulla produzione industriale alla fine dell'anno scorso. Il coronavirus non aveva ancora avuto alcun effetto; la manifattura si sarebbe dovuta riprendere ed era in attesa di una spinta dalla rinnovata domanda cinese, dopo la guerra commerciale. Stiamo assistendo ora, alla chiusura dell’anno, a un brusco rallentamento di tutte e tre le maggiori economie della zona euro.
In terzo luogo, la situazione è negativa perché l'eurozona in questi giorni non appare un luogo in cui trovare riparo dai problemi dell'economia cinese. Un rallentamento di una certa importanza per la Cina può ormai essere considerato un dato di fatto, come risultato delle tardive misure per contenere l'epidemia. Purtroppo per l'Europa, questo avverrà nel momento in cui la Germania si è messa in balia dell'economia cinese. I dati del Fondo monetario internazionale mostrano che le esportazioni dalla Germania verso la Cina oggi superano, anche se di poco, quelle dagli Stati Uniti, un'economia molto più grande.
Se si cerca un rifugio dalla Cina, questo non è certamente l'euro. Ed è probabilmente il dollaro. Questo grafico di John Velis della Bank of New York Mellon Corporation mostra che, se anche gli Stati Uniti sono il paese che a livello internazionale ha condotto politiche aggressive nei confronti del potere commerciale cinese, ora sono quelli che soffriranno meno di tutti per le attuali difficoltà dell'economia. È il paese rifugio più ovvio:
Al di là di questi motivi fondamentali, vi è anche il problema tecnico che l'euro è diventato una valuta molto interessante per i finanziamenti carry trade: ovvero la pratica di prendere in prestito in una valuta con bassi tassi di interesse, parcheggiare il denaro in una con tassi più elevati e intascare la differenza, il cosiddetto "carry”. Tradizionalmente, i carry trade sono stati quasi sinonimo dello yen giapponese, che è stato utilizzato come valuta di finanziamento per molte operazioni speculative andate disastrosamente male durante la crisi finanziaria globale. Ma ora l'euro, con i suoi tassi negativi, funziona ancora meglio. Negli ultimi cinque anni è stata una valuta di finanziamento molto più redditizia per coloro che vogliono parcheggiare in pesos messicani, ad esempio, rispetto allo yen:
Quando una valuta diventa popolare per il carry trade, subisce naturalmente una pressione al ribasso. Ciò sta contribuendo ai problemi dell'euro.
Anche tenendo conto di tutto ciò, tuttavia, è chiaro che il dollaro sembra attualmente molto attraente per i traders di valuta estera. Lo dimostra il grafico seguente, che rappresenta il divario tra i rendimenti obbligazionari a 10 anni negli Stati Uniti e in Germania. Questo dovrebbe essere un fattore determinante per un tasso di cambio, con i fondi che vengono attratti dal tasso più elevato. Se il differenziale si riduce, ci aspetteremmo che la valuta con i tassi più alti si indebolisca. Ma, come mostra il grafico, il differenziale si è costantemente ridotto a favore dell'euro dalla fine del 2018. E questo non ha aiutato. Secondo i futures sui fed funds, la Federal Reserve dovrebbe ora tagliare i tassi target almeno una volta quest'anno, con una probabilità del 50 per cento di una seconda riduzione, mentre la Banca centrale europea è ferma. E anche questo non fa nessuna differenza. La forza del dollaro è in diretto contrasto con le pressioni provenienti dai mercati obbligazionari:
Quindi perché i soldi corrono verso gli Stati Uniti, nonostante tutto? Senza voler lasciare spazio ad alcun trionfalismo politico, i mercati sono ovviamente prevenuti rispetto alla situazione attuale, in cui il senatore Bernie Sanders è considerato il probabile candidato dei democratici ed è dato probabilmente perdente nei confronti di Donald Trump. C'è anche un po' di trionfalismo attorno alle società statunitensi. Le più grandi aziende del mondo, al momento, sono tutte americane e stanno conquistando il resto del pianeta. Il dominio dei gruppi Internet statunitensi ha contribuito a garantire che il mercato azionario statunitense continui ad avere prestazioni migliori rispetto al resto del mondo, e in particolare all'Europa, in misura notevole. Il grafico mostra la performance relativa dei titoli statunitensi dall'inizio del 1999, quando è nato l'euro.
Quando vi è un tale flusso di capitali verso le società americane, chiaramente il dollaro si rafforza. Il dollaro, ponderato in base agli scambi commerciali, ha appena vissuto la sua settimana più forte in quasi un anno.
Traspare un certo trionfalismo. Come afferma Marc Chandler di Bannockburn Global Forex, con sede a New York, il coronavirus è ora ampiamente interpretato come la circostanza che ha rivelato che la Cina non è, nei fatti, pronta a sfidare l'egemonia economica americana, e c'è anche una certa eccitazione all'idea che il pasticcio nella gestione della situazione a Wuhan potrebbe anche sottolineare i gravi problemi del modello politico cinese.
Combinando tutto questo con la sensazione che l'Europa, la cui moneta comune due decenni fa era considerata anch’essa una sfida all’esorbitante privilegio americano, si sta ora rivelando un modello politico profondamente difettoso con un'economia strutturalmente disfunzionale, potenzialmente ne deriva un momento di classica repulsione dei mercati per l'Europa, unito al trionfo americano e a un dollaro molto forte.
Il trionfalismo potrebbe essere prematuro? Certo. Il sistema politico americano è sottoposto a diversi tipi di pressioni, e dobbiamo attenderci altri nove mesi di classica soap opera politica americana fino alle elezioni. È molto probabile che alla fine qualcun altro diventi presidente, non Donald Trump; presumibilmente qualcuno che si definisca socialista. Ma per ora questo è un momento di trionfo americano e di sconfitta europea, e si manifesta chiaramente nel gioco a somma zero del mercato dei cambi.
13/02/20
Germania: uscita anticipata della Merkel ed elezioni dopo che la delfina si è fatta da parte?
Di Madeline Chambers, 11 febbraio 2020
BERLINO (Reuters) - Il piano della cancelliera Angela Merkel per una successione ordinata sta crollando e aumentano le possibilità di elezioni anticipate in Germania dopo che la sua delfina conservatrice, Annegret Kramp-Karrenbauer, ha rinunciato alle sue ambizioni al ruolo di leader.
Nei prossimi mesi i Democratici Cristiani (CDU) della Merkel dovranno scegliere chi vogliono alla guida del partito e come candidato alla cancelleria alle prossime elezioni federali, previste per l'ottobre del 2021. La stessa persona probabilmente, ma non necessariamente, ricoprirà entrambe le cariche. È presto per prevedere come si evolverà la situazione, ma di seguito sono riportati tre possibili scenari.
1) Via la Merkel, nuove elezioni entro sei mesi
La Merkel, che è stata un'ancora di stabilità nella più grande economia europea durante i suoi quasi 15 anni di mandato, ha affermato che non si candiderà per la rielezione e si è dimessa da presidente del partito nel 2018, consegnandolo nelle mani di Annegret Kramp-Karrenbauer.
Ma dato che in seguito al ritiro della Kramp-Karrenbauer potrebbe diventare leader del partito un candidato suo rivale, la Merkel potrebbe essere costretta a farsi da parte prima del previsto, spingendo così i suoi partner della coalizione socialdemocratica (SPD) a lasciare il governo e provocare elezioni anticipate.
La pressione perché si risolva rapidamente il problema, con la stessa persona che occupi entrambi i ruoli, potrebbe giocare a sfavore della Merkel.
I principali contendenti al ruolo di presidente della CDU e candidato cancelliere dell'alleanza conservatrice "Union" stanno già iniziando le manovre di avvicinamento, compromettendo la CDU e il suo partito gemello bavarese, Christian Social Union (CSU).
Numerosi conservatori di alto livello, tra cui il capo della CSU Markus Soeder, hanno esortato la CDU a decidere presto in merito alla sua leadership, sostenendo che trascinare la questione fino alla conferenza del partito, a dicembre, farebbe calare i voti dell'Unione nei sondaggi.
Il sostegno alla CDU nello stato orientale della Turingia è precipitato di quasi 9 punti percentuali, da quando i consiglieri regionali la scorsa settimana hanno rotto un tabù in vigore dal dopoguerra, votando con l'estrema destra a sostegno del presidente della Regione. Anche a livello nazionale il consenso sta diminuendo.
La preoccupazione per questo declino potrebbe spingere la CDU ad agire entro l'estate o l'inizio dell'autunno per scegliere un nuovo leader e candidato cancelliere come Friedrich Merz, un rivale di vecchia data della Merkel, con il quale per la cancelliera potrebbe risultare impossibile collaborare.
Da parte sua, l'SPD potrebbe rifiutarsi di collaborare con personaggi di destra come Merz o Jens Spahn - specialmente se uno di loro dovesse sostituire la Merkel come cancelliere prima delle elezioni - e potrebbe staccare la spina al governo, mandando la Germania alle urne.
2) La Merkel rimane in carica per tutta la presidenza Ue, elezioni all'inizio del 2021
I tedeschi, amanti della stabilità, preferiscono un cambiamento graduale e vogliono evitare di votare nel bel mezzo della presidenza tedesca dell'Unione europea nella seconda metà del 2020.
Molti parlamentari conservatori e socialdemocratici vorrebbero che la Merkel svolgesse un ruolo di primo piano nei negoziati con la Gran Bretagna post-Brexit e nella definizione delle relazioni dell'Ue con la Cina, questione che sarà in cima all'agenda dell'Ue durante il semestre di presidenza.
La Merkel ha dichiarato di attendere con impazienza la presidenza dell'Ue, dove potrà avvalersi delle sue capacità negoziali e della sua profonda esperienza dei problemi dell'Ue, dalla crisi del debito della zona euro all'afflusso di migranti nel 2015. La presidenza potrebbe aiutare i conservatori a sfruttare al meglio le loro credenziali in vista delle elezioni.
Un altro fattore è la popolarità in gran parte immutata della Merkel. I sondaggisti sostengono che molti elettori la vedono quasi come una figura presidenziale e che preferirebbero che rimanesse in carica fino al termine del suo mandato.
Tutto ciò aumenta le possibilità che la Merkel rimanga in carica almeno fino alla fine dell'anno, ma potrebbe anche consentire a un nuovo leader di beneficiare di un rimbalzo nei sondaggi.
3) La Merkel rimane in carica fino a termine, elezioni nell'autunno del 2021
Anche se la CDU decidesse rapidamente sulla sua leadership, alcuni candidati potrebbero collaborare con la Merkel fino alla fine del suo mandato, anche se si ritroverebbe a essere una specie di anatra zoppa.
Il candidato di continuità Armin Laschet, premier dello stato del Nord Reno-Westfalia, è uno di questi candidati e come centrista sarebbe probabilmente anche accettabile per la SPD.
Questo potrebbe accadere anche se i conservatori scegliessero Soeder, della Baviera, come candidato cancelliere.
Sebbene molti considerino Soeder un candidato forte, sinora nessun leader della CSU è mai stato cancelliere.
11/02/20
Turingia – Il paziente zero della rivoluzione tedesca?
Di Tom Luongo, 6 febbraio 2020
La politica tedesca è in subbuglio. Le elezioni dello scorso autunno hanno indebolito la cancelliera Angela Merkel, costringendo la sua Unione dei Cristiani Democratici (CDU) a una coalizione indesiderata in Brandeburgo con i Social Democratici (SPD) e i Verdi.
L’ascesa nelle regioni dell’ex Germania est di quella che è la nemesi politica della Merkel, Alternativa per la Germania (AfD), ha complicato una rete di deboli alleanze già di per sé complessa, volta a consentire alla CDU della Merkel di rimanere al potere.
L’aumento del sostegno ad AfD ha recentemente raggiunto proporzioni preoccupanti in Turingia. Lo scorso autunno la Linke (31,0%) e AfD (23,4%) sono stati i partiti di maggioranza in Turingia. Anche se entrambi sono euroscettici dichiarati, sono anche come l’acqua e l’olio.
La Linke è un partito decisamente di sinistra, mentre AfD è più un partito populista di centrodestra, dipinto dagli istrionici media tedeschi ed europei come lo spauracchio di estrema destra del passato nazista tedesco.
La CDU della Merkel è arrivata solo terza (21%).
Per mesi da quando ci sono state le elezioni, senza poter intravedere una via che conducesse a un governo di maggioranza perché i partiti dell’establishment si rifiutano di lavorare con AfD, i partiti hanno provato con il massimo sforzo a mettere insieme una coalizione.
Dopo due votazioni indicative, lo stallo è stato superato da AfD, che ha appoggiato il candidato dei Liberali Democratici (FDP) Thomas Kemmerlich. Ne è seguito il caos.
Mercoledì i loro piani sono stati interrotti a sorpresa quando AfD si è schierata con la CDU e con il partito pro-imprese dei Liberali Democratici (FDP) per battere di poco ai voti la candidatura di Ramelow ed eleggere invece Thomas Kemmerich di FDP.
La mossa ha istantaneamente provocato un'onda d’urto in tutta la Germania, creando una spaccatura tra il ramo CDU della Turingia e il suo centro a Berlino. Il capo della CDU e ministro federale della Difesa Annegret Kramp-Karrenbauer ha accusato i suoi colleghi di avere rotto i ranghi, infrangendo la pratica usuale del partito di evitare qualsiasi collaborazione con Afd, partito anti-establishment e anti-migranti.
AfD ha tolto il sostegno al suo stesso candidato e ha sostenuto Kemmerlich, relegando i Verdi, che si sono a malapena aggiudicati un seggio, fuori dal governo.
La situazione insostenibile in Turingia è infine scoppiata in faccia alla Merkel. Negare l’esistenza di quasi un quarto dell’elettorato nei colloqui di coalizione è in definitiva un suicidio politico a fuoco lento.
Si tratta di un altro esempio dei tentativi disperati delle élite politiche tedesche per rimanere al potere.
Sono riuscite a farlo con successo in Brandeburgo, ma solo facendo quello che la Merkel non poteva fare a livello nazionale nel 2017, arrivare a un accordo con la SPD e con i Verdi.
AfD non sparirà nel nulla, in particolare nell’ex Germania est. I partiti di sinistra sono fluidi e la Mekel continua a usare lo status nominale di centrodestra della CDU come bastone per forzare i suoi provvedimenti preferiti.
Più questo accade, più l’opposizione diventa dura. E in Turingia il risultato è stato che i membri locali della CDU, in rivolta contro la proibizione della Merkel di lavorare con AfD, le hanno disubbidito per ostacolare la coalizione di minoranza Linke/SPD/Verdi che avrebbe dovuto vincere.
Alla fin fine, perché la Merkel è così arrabbiata per quanto successo, a parte le ovvie beghe interne al suo partito? Perché ha costretto Kemmerlich a sciogliere il governo e ad andare a elezioni anticipate in Turingia?
Il motivo sta nella camera alta del Parlamento tedesco, il Bundesrat. Me ne sono occupato in novembre dopo il voto. La Merkel ha un’alleanza ufficiosa con i Verdi per mantenere il controllo del Bundesrat e, di conseguenza, del Bundestag.
Come mi hanno fatto notare gli osservatori politici tedeschi, il gioco che sta giocando la Merkel nel lavorare con la SPD nel Bundestag funziona soltanto se riesce a soddisfare i Verdi nel Bundesrat.
Ma a causa della natura del Bundesrat (eletto su base regionale - NdVdE), dove le delegazioni dei singoli stati devono votare in blocco, fino al voto in Turingia i Verdi avevano potere di veto con 37 dei 69 seggi e potevano stoppare qualsiasi legge.
Ma ora questi quattro seggi andranno probabilmente a qualcun altro e questa defezione dei membri del partito CDU in Turingia rischia di innescare una crisi costituzionale in Germania, se AfD riesce a entrare nel Bundesrat.
Aggiungere i Verdi alla coalizione del Brandeburgo era un modo per bilanciare le potenziali perdite in Turingia. In questo modo l’attuale Bundesrat ha l’aspetto qui sotto con i Verdi che hanno 41 seggi più quattro altri potenziali dalla Turingia.
Questo rende palese la verità: la Merkel ha usato i Verdi per spingere la propria agenda UE senza darlo a vedere al pubblico. Il gioco le ha dato una copertura politica interna.
Se i Verdi perdono in Turingia, scendono a 41 seggi.
Ma ecco il vero problema, di cui nessuno dei media tedeschi si occuperà ma che sta per presentarsi. AfD ha formalmente contestato la ripartizione dei seggi in Assia, dove la CDU e i Verdi hanno un’alleanza fragile e una maggioranza di un solo seggio.
Questa contestazione potrebbe far cadere il governo in Assia, e probabilmente lo farà. Infatti, l’istituzione che deve decidere a riguardo non è politica. È amministrativa. Le leggi sono chiare e una volta che il caso verrà giudicato i cinque seggi dell’Assia saranno rimessi in gioco.
Infine, se/quando questo accadrà, mi aspetto che la SPD verrà aggiunta alla coalizione e l’ordine verrà ripristinato, dal punto di vista della Merkel. Ma siccome ci saranno nuove elezioni in Turingia, esiste la possibilità che la situazione per la Merkel si deteriori ancora più velocemente.
Già il fatto che l’unica opzione fossero le elezioni anticipate è stato profondamente imbarazzante per l’establishment. Questo favorirà i partiti minori, mentre la SPD continua a ripensare alla sua coalizione con una CDU che sta perdendo il controllo dei suoi membri.
La politica tedesca si gioca sul trasmettere un senso di coerenza, secondo il mio punto di vista. I cambiamenti devono essere misurati e graduali. Ma questo si basa sulla stabilità economica e sulla prosperità. Il rapido cambiamento del panorama politico tedesco che ha dato il via a questi eventi mette in dubbio questa tesi.
Le cattive condizioni economiche degli stati dell’Est spostano i conservatori tedeschi verso AfD. Il fatto che la Germania venga messa in difficoltà dalla Brexit e dall’ostilità di Trump nei confronti della Merkel non aiuta. Un’Europa incapace di una crescita economica che consenta alle aziende tedesche di esportare è un altro fattore. E le continue sanzioni alla Russia hanno ostacolato il relativo mercato per quasi sei anni.
Dopo quasi dieci anni di politiche rovinose della BCE e di insistenza della Merkel nell’obbedire a tutte le sfide e ai cambiamenti sta velocemente montando l'erompere di rivoluzione politica contro di lei.
Che succede se AfD vince la maggioranza nelle nuove elezioni? Che succede se i Verdi non riescono ad arrivare al 5% e non guadagnano alcun seggio? Che succede se i membri della sua CDU in Turingia scendono ancora a patti Con AfD?
Queste sono domande che Angela Merkel non vuole affrontare, ma la Germania ha bisogno di farlo.
05/02/20
Quanta elettricità potrà mai produrre l'impianto solare da un miliardo di dollari finanziato dall'amministrazione Obama?
Di Albert Parker, 4 febbraio 2020
Notizie fresche: come c’era da aspettarsi, Crescent Dunes, l’impianto a energia solare concentrata dotato di 10 ore di capacità termica grazie ai sali fusi, è appena fallito.
https://www.reviewjournal.com/opinion/letters/letter-much-touted-crescent-dunes-solar-plant-goes-bust-1935510/
https://www.cato.org/blog/crescent-dunes-another-green-flop
https://nationalinterest.org/blog/buzz/another-federally-backed-solar-energy-project-just-went-belly-116506
L’elettricità prodotta, come al solito non quando ce n’era bisogno ma per lo più quando il sole splendeva (e spesso nemmeno quando c’era il sole) è ben nota, dato che i dati EIA (Energy Administration Information, ente ufficiale per le statistiche energetiche USA - ndVdE) vengono proposti da Wikipedia in una tabella sintetica.
Grazie ai saggi amministratori energetici dell'era Obama, i contribuenti americani hanno quindi pagato per la imprevedibile elettricità prodotta dal sole un prezzo di 2,38 dollari per kilowattora.
Quello che ci si aspettava da Crescent Dunes era una produzione di oltre 500.000 megawattora all’anno per oltre 25 anni, quindi 12.500.000 megawattora totali di energia totalmente utilizzabile (più o meno), al costo di 0,08 dollari al kilowattora.
I contribuenti di altri paesi dotati di amministratori energetici altrettanto saggi, Sudafrica, Cile e Australia, hanno evitato questo bagno di sangue grazie alla mancanza di investitori desiderosi di contribuire con le loro tasche, aggiungendo ulteriori soldi a quelli dei contribuenti, che non hanno avuto scelta.
30/01/20
L’UE è sopravvissuta in Emilia-Romagna, ma il Movimento 5 Stelle no
Di Tom Luongo, 27 gennaio 2020
C’era una vera paura in Europa per quello che poteva accadere lo scorso fine settimana in Italia. Le elezioni regionali in Emilia-Romagna e Calabria avrebbero potuto essere terribili per la fragile coalizione di governo tra PD e movimento Cinque Stelle.
Ma il centro-sinistra ha retto contro la campagna garibaldina di Matteo Salvini e della sua coalizione guidata dalla Lega.
L’Emilia-Romagna è la culla del comunismo italiano, ed è stata un fortino inespugnabile della sinistra per decenni. Anche se Salvini e soci non sono riusciti a vincere la battaglia, questo è un classico esempio di sconfitta che fa fare passi avanti.
Si tratta di un enorme passo avanti per il centro-destra italiano che influenzerà il modo in cui la regione viene governata. Ma la questione importante qui riguarda i Cinque Stelle.
È altrettanto chiaro che i Cinque Stelle sono al collasso completo come partito di opposizione, avendo ottenuto solo il 3,5% in Emilia-Romagna e il 7,3% in Calabria.
A livello nazionale, i sondaggi danno i Cinque Stelle tra il 15 e il 17%, il che significa che stanno dirigendosi verso l’irrilevanza politica se i numeri dovessero scendere ulteriormente. Ma dove andranno a finire questi voti?
I Cinque Stelle sono nati come partito di opposizione alla élite politica italiana vecchia e corrotta. In origine erano un partito nettamente euroscettico, ma non hanno gestito bene la transizione da partito emergente che fungeva da pungolo, incanalando la frustrazione degli elettori, in una forza governativa davvero efficace.
Mattia Zunianello ha scritto un articolo sul Blog della Scuola Londinese di Economia e Scienze Politiche riguardo al modo in cui la mancanza di coesione interna dei Cinque Stelle li abbia condannati a un volo di Icaro, troppo vicino al sole, destinato a schiantarsi al suolo, mentre la Lega di Salvini continua a essere una forza capace di trasformare la politica italiana per una generazione.
“Inizialmente i Cinque Stelle sono emersi (e sono rimasti fino al 2018) come partito antisistema che si rifiutava di cooperare con altri partiti del sistema, e si presentava come un polo a parte, in contrapposizione sia al centro-destra sia al centro-sinistra. Al tempo, dichiarava che avrebbe cooperato con gli altri partiti solamente per discutere i singoli problemi e le singole leggi. Il M5S rigettava la legittimità degli altri partiti nella maniera più decisa e una collaborazione a tutto tondo era esclusa a priori.
Tuttavia, i partiti antisistema spesso finiscono per integrarsi nel sistema che avevano avversato in precedenza. Questo è particolarmente vero per i partiti populisti, che diventano la "nuova norma" nel sistema europeo dei partiti e dei governi attuali. L’integrazione e la legittimazione dei partiti politici può essere un processo lungo o breve, secondo i vari incentivi del sistema politico e i risultati elettorali, ed è generalmente accompagnata da una serie di riforme organizzative e programmatiche.
Il punto più alto dell’integrazione dei partiti populisti è rappresentato dal loro ingresso finale nel governo nazionale. In molti casi, i partiti populisti riescono in realtà a sopravvivere al loro ingresso nel governo, e perfino a guadagnare voti nelle elezioni seguenti. La Lega italiana ne è un chiaro esempio. Dopo una disastrosa prima esperienza al governo (1994), la Lega, nel tempo, ha beneficiato di un "processo di apprendimento". La Lega ora ha una lunga esperienza di partecipazione al governo e domina l’agenda politica italiana. Secondo i sondaggi, il partito di Matteo Salvini è oggi di gran lunga il più forte nel paese (stimato al 32%)."
Ecco la ragione per cui il consenso della Lega in Emilia-Romagna è aumentato costantemente nel corso delle ultime tre elezioni in questa zona, ed è stato quasi in grado, in un orizzonte temporale di soli tre anni, di rovesciare l’establishment locale. Solo un’aspra battaglia che ha portato a un’affluenza massiccia, di quasi il 59%, ha impedito all’Emilia-Romagna di diventare “azzurra”.
Le elezioni precedenti avevano registrato un’affluenza di appena il 30%. Chi si scomoda a votare quando il risultato è già scontato?
Se guardate attentamente i risultati, vi accorgerete della cosa che rende inquieti questa mattina i plutocrati italiani. I consensi globali dei Cinque Stelle e del PD sono scesi complessivamente di 20 punti percentuali. Non solo il Movimento Cinque Stelle è in caduta libera, ma sembra anche che il PD potrebbe raggiungerlo presto. Il prossimo governo in Emilia-Romagna non darà gli elettori per scontati, come ha fatto fin qui.
La Lega e i Fratelli D’Italia hanno raccolto i sette seggi di governo che ha perso il PD, che non può più governare con una maggioranza bulgara.
I risultati in Calabria sono anche peggiori. La coalizione di centro-sinistra ha perso più di 32 punti percentuali rispetto alle elezioni del 2014. E anche se il risultato finale non è mai stato in dubbio alla vigilia, non dovrebbe essere comunque sottovalutato. Come per le elezioni in Umbria dello scorso autunno, questi risultati dicono a tutti che all’orizzonte per l’Italia ci sono grandi cambiamenti.
Oggi i mercati hanno tirato un respiro di sollievo. Salvini per il momento è stato ricacciato indietro. Ma per quanto? Certo, la coalizione di governo sopravviverà un altro giorno. Certo, oggi è un po’ più forte di quanto fosse ieri. Ma il Cinque Stelle è un partito avviato verso il collasso e i contrasti tra i suoi membri più importanti continueranno fino a quando la coalizione non si romperà.
Salvini ha fatto la mossa giusta in agosto, dissolvendo la coalizione. Mentre l’Italia affonda economicamente e politicamente, lui si trova nella posizione di guidare i populisti, assicurarsi il loro sostegno e guadagnare consensi mentre il governo si prende tutte le colpe.
E, come suggerisce Zulianello, dal momento che la Lega è un’organizzazione correttamente costituita e funzionale, quando ritornerà al governo lo farà con un chiaro mandato e obiettivi chiaramente definiti.
Il Movimento Cinque Stelle non potrebbe mai riuscire a produrre queste due cose.
28/01/20
Wahrheit Macht Frei… La verità vi farà liberi
Di Finian Cunningham, 22 gennaio 2020
Ricorre questa settimana il settantacinquesimo anniversario della liberazione del campo di morte di Auschwitz dai nazisti ad opera dell’Armata Rossa sovietica. Ma l’evento epocale viene oscurato da nuovi tentativi da parte delle autorità polacche – supportate da funzionari americani e tedeschi – di scaricare la colpa della Seconda guerra mondiale sull’Unione Sovietica.
La famigerata massima tedesca “Arbeit Macht Frei” (“Il lavoro rende liberi”), che sormontava il cancello di ingresso metallico di Auschwitz, attraverso il quale milioni di prigionieri si avviarono verso la morte, potrebbe oggi essere sottotitolata con la frase più onesta “Wahrheit Macht Frei” (“La verità vi farà liberi”).
Perché quello che si sta verificando nella commemorazione di Auschwitz della Polonia, e più in generale nelle dichiarazioni sulle origini della Seconda Guerra Mondiale, è una spaventosa distorsione della storia per soddisfare gli attuali interessi geopolitici occidentali e danneggiare la Russia. Ma nascondere o negare le cause della guerra serve solo a condannare il mondo a ripeterla.
Anziché vedersi assegnato un posto d’onore in prima fila per la liberazione dei campi di sterminio nel sud della Polonia il 27 gennaio 1945, ad opera dell’Armata Sovietica, oggi Mosca viene messa a margine, nonostante il suo ruolo fondamentale nel distruggere il regime nazista e tutti i suoi orrori.
Sembra che il presidente Russo Vladimir Putin abbia declinato l’invito a presenziare al settantacinquesimo anniversario in Polonia. La Russia verrà rappresentata dal suo ambasciatore nel Paese. Putin sarà presente a un evento equivalente in Israele, e in quella commemorazione alternativa gli sarà riconosciuta la meritata importanza, per mettere in risalto i risultati ottenuti nella liberazione dal predecessore della Russia, l’Unione Sovietica. Possiamo capire le ragioni per cui il Presidente Russo ha deciso di non prendere parte all’evento in Polonia, a causa delle affermazioni tossiche fatte recentemente da Varsavia e da altri stati occidentali sulle accuse rivolte all’Unione Sovietica di essere stata collusa con la Germania nazista nell’istigare la guerra.
Questa distorsione della storia ha persino ottenuto uno status ufficiale quando il Parlamento europeo – a seguito di pressioni da parte degli stati Baltici e della Polonia – ha adottato una risoluzione, lo scorso settembre, in cui l’Unione Sovietica viene dichiarata colpevole come il Terzo Reich Nazista per aver dato inizio alla Seconda Guerra Mondiale.
Quando il presidente Putin ha liquidato la risoluzione come una “sciocchezza” e ha proseguito sottolineando la collaborazione documentata della stessa Polonia con la Germania nazista, l’attuale governo polacco, insieme ai diplomatici tedeschi e americani, hanno raddoppiato le accuse verso Mosca, imputandole di avere una parziale responsabilità nell'esplosione della peggiore conflagrazione della storia.
Queste accuse occidentali e polacche hanno origine dallo storico patto di non aggressione firmato tra nazisti e sovietici il 23 agosto 1939, una settimana prima che i nazisti invadessero la Polonia. Si sostiene quindi che la distensione tra Stalin e Hitler abbia incoraggiato quest’ultimo a dare il via alla guerra.
Come ha riferito Radio Free Europe: “L’inviato tedesco Rolf Nikel e l’ambasciatore USA in Polonia Georgette Mosbacher hanno entrambi dichiarato il 30 dicembre che la Germania e l’Unione Sovietica hanno colluso, nel 1939, per iniziare la guerra che avrebbe portato alla morte di decine di milioni di persone nell’Europa continentale”.
Il Primo ministro polacco Mateusz Moraweicka ha denunciato la versione della storia di Putin come “falsa… che calpesta la memoria di tali eventi. La Polonia deve difendere la verità, non per i propri interessi, ma per il bene di ciò che definisce l’Europa”.
Si tratta di un esempio di distorsione della storia quanto mai audace.
Le ragioni di questa riscrittura sono ovvie. La Germania può così scaricare parte della sua colpa riguardo alla guerra che ha terrorizzato l’Europa con il genocidio fascista.
Coinvolgendo i Sovietici nell’orrore nazista, gli americani e i loro surrogati di destra in Polonia e negli stati Baltici possono rianimare le loro invenzioni fiacche e stantie su una “aggressione russa” verso l’Europa di oggi. Questo capovolgimento è particolarmente disprezzabile, se consideriamo che l’Unione Sovietica soffrì più di ogni altra nazione la barbarie nazista, con più di 25 milioni di morti e decine di milioni di feriti.
La Polonia è forse quella che ha più da guadagnare dalla falsificazione della storia. Il suo stesso vergognoso passato di collusione col regime nazista prima e durante la guerra verrebbe, si prevede, cancellato e scaricato nel dimenticatoio della storia.
Ironia della sorte, tutti coloro che si accodano alla denigrazione della Russia per la presunta complicità sovietica con la Germania nazista sostengono che Putin sta “riscrivendo la storia” , facendo riferimento ai documenti sovietici e alla propaganda.
Uno dei migliori resoconti accademici del periodo dalla Prima guerra mondiale fino alla fine degli anni '30 e allo scoppio della guerra è l'opera dello storico britannico A. J. P. Taylor, dal titolo 'Le origini della Seconda Guerra Mondiale' (pubblicata nel 1961). Taylor non è un "compagno di viaggio" dell'Unione Sovietica. Il suo studio è un esercizio professionale di studio oggettivo.
La prospettiva russa è sostanzialmente appoggiata da Taylor (e da altri storici occidentali, vedi ad esempio questo recente saggio di Michael Jabara Carley). Il patto di non aggressione nazista-sovietico alla vigilia dello scoppio della guerra fu un disperato tentativo di Mosca di tenere a bada il Terzo Reich. Dovuto al fatto che, come sottolinea Taylor, le potenze occidentali, in particolare la Gran Bretagna, la Francia e la Polonia, avevano costantemente respinto tutti gli appelli sovietici a stringere un patto collettivo europeo di sicurezza contro la Germania nazista.
Quando Hitler si annesse l'Austria nel 1936 e invase la Cecoslovacchia nel 1938, Gran Bretagna, Francia e Polonia si voltarono dall'altra parte. Il manifesto del Fuhrer nel Mein Kampf e le sue varie invettive durante gli anni '30 ebbero come obiettivo esplicito l'annientamento dell'Unione sovietica e degli ebrei europei per la soluzione finale.
I ministri polacchi durante questo periodo condivisero lo spregio nazista per il popolo sovietico ed ebraico. Il caso dell'ambasciatore polacco a Berlino Josef Lipski, che nel 1938 propose a Hitler un piano per deportare gli ebrei europei in Africa, è inconfutabile.
Ciò che le autorità polacche oggi sono costrette a negare sono fatti storici obiettivi che assegnano complicità ai loro predecessori nello scatenare il mostro nazista. Il fatto che Auschwitz e altri campi di sterminio nazisti si trovino sul territorio polacco non sembra dare a questi russofobi virali alcuno spunto di riflessione. Il fatto che l'Armata Rossa sovietica abbia salvato milioni di polacchi dalla barbarie nazista – una barbarie che i loro vacillanti e illusi leader politici avevano incoraggiato – è forse l'esempio più chiaro di come "la menzogna non vi farà liberi".
21/01/20
EuroIntelligence – Il mondo ha scoperto come ricattare la Germania
di Wolfgang Munchau - EuroIntelligence, 17 gennaio 2020
Dopo che l’amministrazione Trump ha minacciato di imporre dazi sulle auto tedesche come conseguenza della questione Iran, adesso è la Cina che avanza la stessa minaccia con riferimento a Huawei. Il mondo ha scoperto che la Germania, e per estensione la UE, è vulnerabile alle minacce in chiave mercantilista. Questo è ciò che accade quando i surplus commerciali non si realizzano per caso, ma sono parte essenziale della propria strategia economica.
Il New York Times cita un membro della commissione per gli affari digitali del Bundestag, secondo il quale i cinesi avrebbero chiarito, durante conversazioni private con i funzionari tedeschi, che faranno rappresaglia proprio là dove fa male: contro l’industria automobilistica. Anche il precedente ambasciatore cinese in Germania aveva avvertito che ci sarebbero state conseguenze, ma senza specificarle. Le minacce manifestate in privato sembrano essere diventate uno strumento fondamentale della diplomazia internazionale. Il Washington Post questa settimana ha riportato che l’amministrazione statunitense avrebbe minacciato i funzionari UE di imporre dazi sulle automobili a meno che la UE non acconsentisse ad avviare una procedura di arbitrato sul nucleare iraniano.
Angela Merkel, come sempre, conduce l’affare da dietro le quinte. L’ultima decisione spetta al Bundestag. C’è forte opposizione contro Huawei da parte delle lobby pro-atlantiste nella CDU, e specialmente da parte di Norbert Rottgen, capo della commissione per gli Affari esteri. Uno degli argomenti degli Stati Uniti contro l’offerta di Huawei è che le compagnie automobilistiche in futuro raccoglieranno un’ampia quantità di dati personali sui conducenti, e la Germania renderebbe di fatto questi dati disponibili al Partito Comunista Cinese.
Rottgen ha sollevato un altro punto importante, secondo la nostra prospettiva. Se si permette a Huawei di entrare in Germania, si mina l’unità europea e si danneggiano indirettamente i due concorrenti nord-europei di Huawei. Da un punto di vista strategico è il classico caso in cui la UE dovrebbe unirsi, preferire la “opzione europea”, e accettare il fatto che questa potrebbe essere più costosa, più lenta e meno conveniente.
Riteniamo, comunque, che le chance siano a favore di Huawei. La politica estera tedesca è da sempre mercantilista, non strategica. La Germania e la Francia hanno sempre dato priorità ai propri ristretti interessi industriali rispetto al bene europeo.
Non dobbiamo nemmeno sovrastimare l’effettiva influenza e posizione di Rottgen. È uno di quei membri della CDU che viene citato nei media anglofoni, ma questo non riflette necessariamente la maggioranza del Bundestag, e forse nemmeno la maggioranza del suo stesso gruppo. La CSU è a favore di Huawei. La CDU è divisa. La SPD è tradizionalmente il partito delle auto e del carbone. I tedeschi potrebbero giungere alla conclusione che sarà comunque difficile evitare i dazi statunitensi sulle automobili.
E l’opinione pubblica è diventata incredibilmente anti-americana. Secondo un sondaggio di Deutschlandtrend, il 57% dei tedeschi non ha alcuna fiducia negli Stati Uniti, mentre solo il 25% esprime la stessa opinione rispetto alla Russia.
14/01/20
Handelsblatt - Un grande affare con e per l'Italia: l'Europa deve cogliere l'attimo
di Harald Benink, 17 dicembre 2019
Traduzione di Oscar Amalfitano
Nella politica italiana gli ultimi mesi sono stati molto turbolenti. Con l’obiettivo di rafforzare la leadership politica e i mercati finanziari in Europa è nato un nuovo governo senza la Lega di Matteo Salvini, che aveva tentato di provocare delle nuove elezioni per diventare lui stesso il primo ministro.
Tuttavia, l’attuale stabilità politica potrebbe non durare a lungo, pertanto l'Europa non dovrebbe farsi sfuggire l'occasione per tendere la mano all'Italia e raggiungere un importante accordo.
L'Unione europea si trova su un percorso critico. Da un lato l'avvicinarsi della Brexit crea nuove incertezze sulle relazioni future con la Gran Bretagna, dall'altro potrebbe sorgere una nuova crisi, ancora più grave della precedente, a causa dei problemi economici e finanziari in Italia. La condizione attuale dovrebbe essere utilizzata per ripensare l'instabile situazione economica, finanziaria e politica in Europa.
Le dinamiche negative del discorso politico in Europa devono essere limitate. Ciò vale particolarmente per la maggioranza delle popolazioni degli Stati membri, che vedono il progetto europeo come una minaccia, piuttosto che come un'opportunità.
Tutto ciò è particolarmente evidente in Italia. Uno dei membri fondatori dell'UE, il paese avverte oggi una frattura e mancanza di solidarietà rispetto a temi come la governance della zona euro e le migrazioni, in particolare nei confronti dei paesi del Nord, come Germania e Paesi Bassi. In questo modo i partiti populisti hanno guadagnato sempre più elettori.
È evidente che in Italia siano presenti problemi strutturali ed economici. Nello specifico, si pensi alla mancanza di drastiche riforme nei mercati del lavoro e dei servizi, della riscossione delle imposte e del sistema pensionistico. Per troppo tempo, il paese ha rinviato le riforme necessarie, incidendo sulla sua competitività e sul potenziale di crescita a lungo termine.
La politica della BCE non ha creato incentivi.
Allo stesso tempo, le misure intraprese dall'UE sono state spesso inadeguate. Da un lato, la politica monetaria della BCE ha mantenuto i tassi di interesse sui titoli di stato italiani a un livello molto basso, senza particolari vincoli.
I bassi tassi di interesse hanno fatto sì che mancasse la spinta per intraprendere riforme economiche di vasta portata. D'altro canto, le regole del Patto di stabilità e crescita dell'UE sono vincolanti e potrebbero presto portare a multe contro l'Italia, cosa che finirebbe per peggiorare ulteriormente le dinamiche politiche attualmente in atto.
È giunto il momento di un grande accordo tra Italia e UE per migliorare la situazione politica. Ciò richiede un piano d'azione economico e politico quinquennale, che colleghi un'agenda dettagliata per le riforme economico-strutturali a potenziali investimenti europei.
L'idea di base è che siano previsti passi concreti nella legislazione e nell'attuazione delle riforme per ciascuno dei cinque anni del piano. Alla fine di ogni anno si potrà verificare se l'Italia avrà attuato le misure concordate. In caso di esito positivo, l'Italia potrebbe essere premiata con ingenti investimenti da parte della UE in settori come le infrastrutture e la ricerca scientifica.
C’è molto in gioco
Un simile approccio bastone-carota non è mai stato tentato prima. Tale orientamento modificherebbe il discorso politico e consentirebbe ai leader italiani di spiegare alla propria popolazione che l'Europa non richiede unicamente difficili riforme economiche e disciplina di bilancio, ma agisce anche in modo solidale sotto forma di investimenti. Ciò potrebbe servire a promuovere l'accettazione politica di misure serie da parte dell'elettorato.
La sfida è prevenire un'escalation della crisi politica tra Italia ed Europa. Tale escalation può condurre a una crisi di fiducia rispetto all'affidabilità creditizia del debito italiano e delle banche che hanno investito abbondantemente in titoli di stato.
Date le dimensioni dell'economia italiana e, soprattutto, dell'enorme debito pubblico, una crisi in Italia porterebbe molto probabilmente a una ancora più grave crisi bancaria e finanziaria in Europa, che avrebbe anche enormi conseguenze per il futuro dell'euro.
È quindi importante che il nuovo presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e la nuova presidente della BCE, Christine Lagarde, sfruttino il momento per elaborare un grande accordo con l'Italia. C'è molto in ballo e urge un nuovo approccio.



