Dobbiamo leggere un sito chiamato “The Globalist” per vedere affermata una banale verità economica che il nostro presidente dell’INPS ribalta impunemente. Gli attuali flussi migratori non sono un aiuto, ma un futuro peso per le casse degli stati europei. Il caso più clamoroso è quello tedesco, dove a dispetto di un rapporto debito/PIL che appare in rapida diminuzione, le politiche di Angela Merkel hanno avallato un sistema pensionistico insostenibile e una massa di immigrati che, anziché “pagare le pensioni” ai tedeschi, ambiscono a usufruire dei loro generosi sussidi sociali.
di Daniel Stelter, 3 Ottobre 2018
Fin dalla sua fondazione nel 1949, la Repubblica Federale Tedesca è sempre stata nota per la sana gestione di bilancio, specialmente per quel che riguarda la finanza pubblica.
La cosa non vale più. Un’occhiata più approfondita alle finanze del governo tedesco rivela che non è vero che il governo sta riducendo il proprio debito. Il rapporto debito/PIL ufficiale può anche migliorare, ma, se calcolato correttamente, il livello del debito sta in realtà aumentando.
Il governo tedesco utilizza una contabilità fiscale. Questo significa che guarda solamente alle spese e alle entrate di un dato anno, e la differenza risultante porta a un deficit o a un surplus di bilancio.
La imprese usano un metodo diverso – a ragione. Considerano anche le passività future, come il pagamento delle pensioni. Ogni impegno di futuri pagamenti aggiuntivi deve essere contabilizzata nei bilanci e porta a maggiori passività future.
Paragoni dal mondo reale
Nel mondo reale, la stessa cosa vale per le promesse del governo, come i futuri esborsi per la sanità e le pensioni. Ogni volta che il governo cambia la legge provocando un aumento degli impegni di pagamento futuri, come abbassare l’età pensionabile e/o promettere pensioni più alte, incrementa le passività future e di conseguenza il livello generale di debito del governo.
Questo non avviene nel mondo surreale della politica. La ragione è semplice: se la Germania usasse metodi contabili appropriati, tutti capirebbero immediatamente che le promesse fatte incrementano il livello di debito pubblico significativamente.
A dispetto della sua immagine di affidabilità e prudenza, durante il regno di Angela Merkel il livello del debito della Repubblica federale è aumentato del 12% del PIL nel solo 2016, a causa dell’aumento dell’importo delle pensioni e della diminuzione dell’età pensionabile.
Le conseguenze non sono un mistero. In un rapporto, il ministro delle finanze tedesco sottolinea questi oneri e calcola che, per evitare un aumento futuro delle tasse, già oggi sarebbe necessario accantonare una cifra tra l’1,2% e il 3,8% del PIL ogni anno. Significa una cifra tra i 36 e i 115 miliardi di euro.
Doppiamente Stupidi
Il governo tedesco sta perseguendo una politica veramente strana. Da una parte, non investe nel paese, compromettendo in questo modo la sua futura capacità di generare reddito e ricchezza e indirizzando i risparmi tedeschi all’estero, provocando degli insostenibili avanzi commerciali. Dall’altra parte, aumenta le sue passività nascoste, che diventeranno un peso insostenibile in futuro.
L’attuale governo, che consiste in una grande coalizione (ristretta) della CDU/CSU della Merkel e dei Social Democratici (SPD), continua a muoversi nella stessa direzione a tutta velocità. Gli investimenti verranno ulteriormente ridotti mentre i livelli delle pensioni verranno garantiti per un periodo ancora più lungo. Nel 2045, questa sola decisione si stima che porterà a spese aggiuntive per 100 miliardi di euro all’anno.
Il livello totale di passività senza copertura è stimato di un ordine di grandezza pari a 3500 miliardi di euro. Di questi, almeno 1000 miliardi sono il risultato delle politiche messe in atto dai governi di Angela Merkel negli ultimi 12 anni.
La fallimentare politica dell’immigrazione
Una delle possibili soluzioni al dilemma che si trova ad affrontare la Germania – alte spese per pensioni e stato sociale in una società che invecchia e diminuisce di numero rapidamente – sarebbe quella di attrarre immigrati. Anche se c’è un ampio consenso politico su questo obiettivo, quello che molti dimenticano è che l’immigrazione porta un beneficio netto per la società solo se gli immigrati sono produttivi tanto quanto la popolazione esistente. La partecipazione al lavoro e il reddito medio devono essere allo stesso livello.
E qui casca l’asino. Già prima della crisi migratoria del 2015, le politiche di immigrazione tedesche in atto fin dal 1960 non hanno raggiunto questo obiettivo. Abbiamo ormai decenni di statistiche economiche credibili che indicano come la maggior parte degli immigrati da paesi islamici – che rappresentano una parte molto ampia della popolazione immigrata in Germania – hanno una probabilità decisamente più alta di essere poveri e di ricevere sussidi sociali.
La partecipazione alla forza lavoro e il reddito medio sono quindi significativamente più bassi rispetto alla popolazione originaria. In futuro, non si prevede alcun miglioramento. Piuttosto il contrario. Una delle ragioni principali della recente ondata di immigrazione risiede nel fatto che molti immigrati sono attratti dai livelli generosi dello stato sociale tedesco.
I migranti meglio qualificati e istruiti preferiscono decisamente gli Stati Uniti, il Canada e l’Australia. Trovano che queste destinazioni anglofone siano più attraenti non solo perché non presentano problemi di lingua, ma anche a causa dei loro livelli molto più bassi di tassazione e contributi sociali.
Pertanto, invece di operare brillantemente nel campo dell’immigrazione – assicurandosi il finanziamento dello stato sociale per i cittadini originari tedeschi – il tipo di immigrazione che la Germania sta attualmente abbracciando porta in realtà a un più alto onere finanziario e a ulteriori aumenti delle passività nascoste del governo tedesco.
Gli idealisti si girano dall’altra parte
Nessuno degli idealisti così appassionati di immigrazione incontrollata si degna di comprendere o di preoccuparsi di questa realtà economica. Curiosamente, non si accorgono nemmeno dell’incoerenza tra il loro chiaro grido di dolore per la povertà degli anziani e le politiche migratorie che favoriscono.
Ogniqualvolta si tratta di politiche migratorie, i fatti rimangono fatti. L’onda di immigrazione incontrollata dovuta alle politiche di “frontiere aperte” di Angela Merkel ha aggravato il problema. Gli immigrati provenienti da paesi islamici hanno una partecipazione alla forza lavoro più bassa e in media hanno redditi significativamente più bassi degli altri gruppi di immigrati e della popolazione originaria tedesca.
Il solo costo futuro risultante dall’ondata migratoria del 2015 è stimato nell’ordine di grandezza di 900 miliardi di euro. Se i figli di questi immigrati non si dovessero integrare nel mercato del lavoro – il che, date le esperienze precedenti, è molto probabile – il costo totale può facilmente raggiungere 1500 miliardi di euro, secondo gli studi attuariali del Professor Raffelhüschen dell’università di Friburgo
La lista è lunga
Paragonati a queste cifre, gli altri oneri finanziari creati dai governi di Angela Merkel – per quanto siano notevoli – quasi svaniscono. La famosa, ma fallita, “Rivoluzione Energetica” tedesca, il progetto di uscire dal nucleare e imbarcarsi in un salto incontrollato e male organizzato verso l’energia rinnovabile, costerà ai consumatori tedeschi almeno 500 miliardi di euro. I tedeschi devono già confrontarsi con prezzi energetici tra i più alti d’Europa, il doppio di quelli della Francia.
L’incapacità di risolvere le vere radici della crisi dell’eurozona – che ho illustrato diverse volte su The Globalist (qui e qui) – comporterà inoltre ulteriori oneri per la Germania. È corretto assumere che la riluttanza di Angela Merkel ad affrontare gli eccessivi oneri del debito e la divergenza delle competitività costerà alla Germania – in quale forma ancora è da vedere – almeno 1000 miliardi di euro nei prossimi anni.
Il disastro economico
Cercare di dare un valore complessivo ai danni economici prodotti da Angela Merkel e dai suoi governi negli ultimi 12 anni porta a un calcolo inquietante. Il costo totale delle decisioni politiche prese sotto il suo comando si colloca tra i 3700 e i 4700 miliardi di euro.
Ecco perché parlare della Germania come di un “paese ricco” è una buffonata. I politici tedeschi nell’Età della Merkel si sono concentrati nello spendere le ricchezze accumulate in precedenza, invece di seguire una strada prudente, ossia investire per assicurare futuri redditi e servizi sociali.
Una volta che questa consapevolezza si dovesse diffondere, possiamo solo aspettarci una significativa turbolenza politica. A nessuno piace risvegliarsi dal sogno di essere un paese ricco. In qualche modo la gente sta cominciando a riconoscere tutto quello che è andato storto negli ultimi anni, come possiamo vedere dai sondaggi.
Partita con più del 40% dei voti a livello nazionale, la CDU-CSU di Angela Merkel al momento è data al 28%. Nel frattempo, i suoi partner al governo, i Social Democratici, sono saldamente indirizzati sulla strada dell’irrilevanza politica, accreditati di un 17% dei consensi a livello nazionale.
E intanto Alternativa per la Germania (AfD) – con il suo mix di politiche anti-immigrazione e redistribuzione socialista – sta guadagnando un consenso diffuso. Sfortunatamente, questo non renderà le cose più semplici.
Conclusione
La Germania è un paese povero, e presto ce ne accorgeremo. Le prospettive non sono piacevoli e sono il disastroso risultato delle politiche di Angela Merkel.
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03/10/18
19/09/18
La ONG greca che guadagna miliardi dal traffico illegale di esseri umani
Mentre la Grecia deve affrontare l’infinita crisi economica e migratoria che l'ha messa in ginocchio, le ONG che operano sul suo territorio, anziché preoccuparsi di fornire aiuto alle persone bisognose, si occupano di fare profitti facilitando l’immigrazione clandestina ed approfittando dei programmi governativi di integrazione. Via Zero Hedge. .
Di Maria Polizoidou, 15 settembre 2018
Il 28 di agosto trenta membri della ONG greca "Centro Internazionale di Risposta alle Emergenze" (ERCI) sono stati arrestati per il loro coinvolgimento nella rete del traffico di esseri umani che opera nell’isola di Lesbo fin dal 2015. Secondo una dichiarazione rilasciata dalla polizia greca, in seguito alle indagini che hanno portato agli arresti, “le attività di una rete criminale organizzata che facilitava sistematicamente l’ingresso illegale di stranieri, sono state portate totalmente alla luce”.
Tra le attività scoperte ci sono la falsificazione, lo spionaggio e il monitoraggio illegale sia della guardia costiera greca sia dell’agenzia di confine UE, Frontex, allo scopo di ottenere informazioni confidenziali sui flussi di immigrati turchi. Le indagini hanno inoltre portato alla scoperta di altri sei cittadini greci e 24 cittadini stranieri implicati nei reati.
L’ERCI si autodescrive come:
“Un’organizzazione greca senza scopo di lucro che fornisce risposte alle emergenze e aiuti umanitari in tempo di crisi. La filosofia di ERCI è di identificare le lacune negli aiuti umanitari e colmarle, per fornire assistenza nella maniera più efficiente e impattante. Al momento ERCI ha 4 programmi attivi con i rifugiati in Grecia, nell’area di Ricerca e Salvataggio, Medica, nell’Istruzione e nel Coordinamento dei Campi di Rifugiati”.
Tuttavia, a dispetto della sua missione dichiarata e del suo profilo senza scopo di lucro, la ERCI – secondo le autorità greche, ha guadagnato una quantità di denaro considerevole grazie al fatto di essersi messa a disposizione come collegamento al servizio di attività illegali. L’ERCI a quanto pare ha ricevuto 2.000 euro per ogni immigrante illegale che ha aiutato ad entrare in Grecia. Inoltre, i suoi membri hanno creato un business per l’”integrazione dei rifugiati” nella società greca, assicurandosi 5.000 euro all’anno per ogni immigrato da diversi programmi governativi (nell’istruzione, nell’alloggio e nel sostentamento). L’ERCI avrebbe favorito l’ingresso illegale in Grecia di 70.000 immigrati a partire dal 2015, facendo incassare all’organizzazione “no-profit” mezzo miliardo di euro all’anno.
Tuttavia questa scoperta non rivela che una piccola parte dell’estensione delle attività illecite che gravitano intorno all’ingresso di immigrati in Grecia. Nel 2017, per esempio, le autorità greche hanno arrestato 1.399 trafficanti di esseri umani, alcuni dei quali si celavano dietro operazioni “umanitarie”; e durante i primi quattro mesi del 2018, le autorità hanno arrestato 25.594 immigrati illegali.
Ancora più preoccupante del prezzo decisamente salato pagato ai trafficanti di persone dagli immigrati stessi – o dal governo greco sotto forma di sussidi per l’integrazione – è il pesante tributo che questa situazione sta imponendo a tutta la società greca.
Secondo le statistiche della polizia greca, ci sono state 75.707 rapine e furti nel 2017. Di questi casi, solo 15.048 sono stati risolti, e 4.207 sono stati commessi da stranieri. Inoltre, la polizia stima che più del 40% dei crimini gravi sono commessi da immigrati illegali (in Grecia gli immigrati – legali e illegali – rappresentano il 10-15% della popolazione totale).
Nel 2016, le prigioni greche contenevano 4246 greci e 5221 stranieri condannati per crimini gravi: 336 per omicidio, 101 per tentato omicidio, 77 per stupro e 635 per rapina. Inoltre, migliaia di casi erano in attesa di giudizio.
In un recente e drammatico caso, il 15 agosto, uno studente di college di 25 anni di Atene – mentre era in visita a casa dagli studi all’università di Scozia – è stato ucciso da tre immigrati illegali mentre era in giro a visitare la città con una sua amica portoghese.
I tre colpevoli, due pakistani e un iracheno di età compresa tra i 17 e i 28 anni, hanno detto alla polizia di aver inizialmente assalito la giovane donna, rubandole denaro, carte di credito, un passaporto e un telefono cellulare dalla borsetta, ma quando hanno visto che il suo cellulare era “vecchio” hanno puntato al cellulare del ragazzo, minacciandolo con un coltello. Quando questi ha cercato di difendersi, hanno dichiarato nella confessione, lo hanno spinto e lui è caduto da una rupe, incontrando la morte. Dopo l’interrogatorio, è emerso che i tre assassini erano già ricercati per 10 altre rapine nella stessa zona.
In una lettera di protesta indirizzata al Primo Ministro Greco Alexis Tsipras, ai membri del parlamento e al sindaco di Atene, la madre della vittima ha accusato Tsipras di “negligenza criminale” e di “complicità” nell’uccisione di suo figlio.
“Invece di dare il benvenuto e fornire “terra e acqua” a ogni criminale o individuo pericoloso dagli istinti selvaggi”, ha scritto, “lo stato non dovrebbe forse pensare prima alla sicurezza dei suoi stessi cittadini, a cui succhia il sangue tutti i giorni [economicamente]? [Lo stato dovrebbe forse] abbandonare [i cittadini] a bande fameliche, per le quali la vita umana vale meno di un telefono cellulare o una catenina d’oro?”.
Anche se queste sono le parole di una madre in lutto, questi sentimenti sono diffusi e si manifestano in tutta la Grecia, dove incidenti simili sono sempre più comuni.
Il 29 agosto, due settimane dopo l’omicidio, nel nord della Grecia sei immigrati hanno assalito verbalmente un anziano di 52 anni in strada, apparentemente senza motivo. Quando questi ha continuato a camminare ignorandoli, uno di loro lo ha pugnalato alla scapola con un coltello da 24 centimetri, mandandolo all’ospedale.
Due giorni prima, il 27 agosto, circa 100 immigrati, che protestavano per le condizioni di vita nel loro campo a Malakasa, hanno bloccato l’autostrada statale per più di tre ore. I guidatori bloccati sulla strada hanno detto che alcuni manifestanti si sono infuriati, bersagliando le auto a colpi di bastone. A peggiorare la situazione, la polizia intervenuta sulla scena ha detto di non aver ricevuto istruzioni dal Ministero della Protezione Civile di sgomberare l’autostrada o proteggere le vittime. Dopo ulteriori indagini, Gatestone ha scoperto che non c’è stata alcuna dichiarazione da parte della polizia o del ministero, solo le dichiarazioni dei cittadini.
Mentre a quanto pare il governo greco non ha la più pallida idea di come gestire la crisi migratoria e salvaguardare la sicurezza dei suoi cittadini, è particolarmente sconcertante scoprire che le principali ONG, il cui mandato è dare aiuti umanitari agli immigrati, approfittano invece della situazione per trarre profitto da questo traffico illegale. Il recente arresto dei membri dell’ERCI evidenzia la necessità di mettere sotto esame tutte le organizzazioni di questo tipo.
Maria Polizoidou, reporter, è una giornalista radiofonica e consulente per gli affari internazionali ed esteri, residente in Grecia. Ha un master in "Geopolitica e problemi di sicurezza nel complesso islamico di Turchia e Medio Oriente" presso l'Università di Atene.
Di Maria Polizoidou, 15 settembre 2018
Il 28 di agosto trenta membri della ONG greca "Centro Internazionale di Risposta alle Emergenze" (ERCI) sono stati arrestati per il loro coinvolgimento nella rete del traffico di esseri umani che opera nell’isola di Lesbo fin dal 2015. Secondo una dichiarazione rilasciata dalla polizia greca, in seguito alle indagini che hanno portato agli arresti, “le attività di una rete criminale organizzata che facilitava sistematicamente l’ingresso illegale di stranieri, sono state portate totalmente alla luce”.
Tra le attività scoperte ci sono la falsificazione, lo spionaggio e il monitoraggio illegale sia della guardia costiera greca sia dell’agenzia di confine UE, Frontex, allo scopo di ottenere informazioni confidenziali sui flussi di immigrati turchi. Le indagini hanno inoltre portato alla scoperta di altri sei cittadini greci e 24 cittadini stranieri implicati nei reati.
L’ERCI si autodescrive come:
“Un’organizzazione greca senza scopo di lucro che fornisce risposte alle emergenze e aiuti umanitari in tempo di crisi. La filosofia di ERCI è di identificare le lacune negli aiuti umanitari e colmarle, per fornire assistenza nella maniera più efficiente e impattante. Al momento ERCI ha 4 programmi attivi con i rifugiati in Grecia, nell’area di Ricerca e Salvataggio, Medica, nell’Istruzione e nel Coordinamento dei Campi di Rifugiati”.
Tuttavia, a dispetto della sua missione dichiarata e del suo profilo senza scopo di lucro, la ERCI – secondo le autorità greche, ha guadagnato una quantità di denaro considerevole grazie al fatto di essersi messa a disposizione come collegamento al servizio di attività illegali. L’ERCI a quanto pare ha ricevuto 2.000 euro per ogni immigrante illegale che ha aiutato ad entrare in Grecia. Inoltre, i suoi membri hanno creato un business per l’”integrazione dei rifugiati” nella società greca, assicurandosi 5.000 euro all’anno per ogni immigrato da diversi programmi governativi (nell’istruzione, nell’alloggio e nel sostentamento). L’ERCI avrebbe favorito l’ingresso illegale in Grecia di 70.000 immigrati a partire dal 2015, facendo incassare all’organizzazione “no-profit” mezzo miliardo di euro all’anno.
Tuttavia questa scoperta non rivela che una piccola parte dell’estensione delle attività illecite che gravitano intorno all’ingresso di immigrati in Grecia. Nel 2017, per esempio, le autorità greche hanno arrestato 1.399 trafficanti di esseri umani, alcuni dei quali si celavano dietro operazioni “umanitarie”; e durante i primi quattro mesi del 2018, le autorità hanno arrestato 25.594 immigrati illegali.
Ancora più preoccupante del prezzo decisamente salato pagato ai trafficanti di persone dagli immigrati stessi – o dal governo greco sotto forma di sussidi per l’integrazione – è il pesante tributo che questa situazione sta imponendo a tutta la società greca.
Secondo le statistiche della polizia greca, ci sono state 75.707 rapine e furti nel 2017. Di questi casi, solo 15.048 sono stati risolti, e 4.207 sono stati commessi da stranieri. Inoltre, la polizia stima che più del 40% dei crimini gravi sono commessi da immigrati illegali (in Grecia gli immigrati – legali e illegali – rappresentano il 10-15% della popolazione totale).
Nel 2016, le prigioni greche contenevano 4246 greci e 5221 stranieri condannati per crimini gravi: 336 per omicidio, 101 per tentato omicidio, 77 per stupro e 635 per rapina. Inoltre, migliaia di casi erano in attesa di giudizio.
In un recente e drammatico caso, il 15 agosto, uno studente di college di 25 anni di Atene – mentre era in visita a casa dagli studi all’università di Scozia – è stato ucciso da tre immigrati illegali mentre era in giro a visitare la città con una sua amica portoghese.
I tre colpevoli, due pakistani e un iracheno di età compresa tra i 17 e i 28 anni, hanno detto alla polizia di aver inizialmente assalito la giovane donna, rubandole denaro, carte di credito, un passaporto e un telefono cellulare dalla borsetta, ma quando hanno visto che il suo cellulare era “vecchio” hanno puntato al cellulare del ragazzo, minacciandolo con un coltello. Quando questi ha cercato di difendersi, hanno dichiarato nella confessione, lo hanno spinto e lui è caduto da una rupe, incontrando la morte. Dopo l’interrogatorio, è emerso che i tre assassini erano già ricercati per 10 altre rapine nella stessa zona.
In una lettera di protesta indirizzata al Primo Ministro Greco Alexis Tsipras, ai membri del parlamento e al sindaco di Atene, la madre della vittima ha accusato Tsipras di “negligenza criminale” e di “complicità” nell’uccisione di suo figlio.
“Invece di dare il benvenuto e fornire “terra e acqua” a ogni criminale o individuo pericoloso dagli istinti selvaggi”, ha scritto, “lo stato non dovrebbe forse pensare prima alla sicurezza dei suoi stessi cittadini, a cui succhia il sangue tutti i giorni [economicamente]? [Lo stato dovrebbe forse] abbandonare [i cittadini] a bande fameliche, per le quali la vita umana vale meno di un telefono cellulare o una catenina d’oro?”.
Anche se queste sono le parole di una madre in lutto, questi sentimenti sono diffusi e si manifestano in tutta la Grecia, dove incidenti simili sono sempre più comuni.
Il 29 agosto, due settimane dopo l’omicidio, nel nord della Grecia sei immigrati hanno assalito verbalmente un anziano di 52 anni in strada, apparentemente senza motivo. Quando questi ha continuato a camminare ignorandoli, uno di loro lo ha pugnalato alla scapola con un coltello da 24 centimetri, mandandolo all’ospedale.
Due giorni prima, il 27 agosto, circa 100 immigrati, che protestavano per le condizioni di vita nel loro campo a Malakasa, hanno bloccato l’autostrada statale per più di tre ore. I guidatori bloccati sulla strada hanno detto che alcuni manifestanti si sono infuriati, bersagliando le auto a colpi di bastone. A peggiorare la situazione, la polizia intervenuta sulla scena ha detto di non aver ricevuto istruzioni dal Ministero della Protezione Civile di sgomberare l’autostrada o proteggere le vittime. Dopo ulteriori indagini, Gatestone ha scoperto che non c’è stata alcuna dichiarazione da parte della polizia o del ministero, solo le dichiarazioni dei cittadini.
Mentre a quanto pare il governo greco non ha la più pallida idea di come gestire la crisi migratoria e salvaguardare la sicurezza dei suoi cittadini, è particolarmente sconcertante scoprire che le principali ONG, il cui mandato è dare aiuti umanitari agli immigrati, approfittano invece della situazione per trarre profitto da questo traffico illegale. Il recente arresto dei membri dell’ERCI evidenzia la necessità di mettere sotto esame tutte le organizzazioni di questo tipo.
Maria Polizoidou, reporter, è una giornalista radiofonica e consulente per gli affari internazionali ed esteri, residente in Grecia. Ha un master in "Geopolitica e problemi di sicurezza nel complesso islamico di Turchia e Medio Oriente" presso l'Università di Atene.
03/09/18
FT - Le tensioni razziali in Germania si riversano sulle strade di Chemnitz
Il Financial Times riporta un resoconto molto equilibrato di quanto sta avvenendo a Chemnitz, in Germania, dove da giorni si susseguono scontri tra estrema destra e antifa a seguito alle manifestazioni cittadine contro l'omicidio di un trentacinquenne tedesco per mano di due immigrati richiedenti asilo, sfociate anche in una caccia all'immigrato. Tra l'insofferenza e la disillusione della popolazione verso i politici locali e nazionali della CDU, aspramente criticati per la loro ipocrisia e la politica sull'immigrazione e la sicurezza; l'ascesa di AfD, l'unico partito a non aver condannato gli scontri e la reazione della popolazione; il preoccupante riemergere di gruppi neonazisti e i raduni di antifa; l'impotenza della polizia nel contenere gli scontri, quella che rimane impressa è l'istantanea di un paese in crisi di nervi, dove l'aria di guerra civile si sta riversando dai social alle strade e alla piazze. (En passant, è impossibile non sottolineare la differenza abissale del taglio informativo tra FT e l' "ammiraglia" dell'informazione italiana, il Corriere della Sera, che riduce i fatti di Chemnitz a populismo, xenofobia e fake news nel chiaro intento di supportare un'agenda politica ben precisa).
di Guy Chatzan, 31 settembre 2018
Michael Kretschmer, primo ministro della Sassonia, sapeva che stava entrando nella tana dei leoni. Ma perfino lui sembrava impreparato ai fischi, alle grida e alle contestazioni che gli hanno dato il benvenuto a Chemnitz, città in ebollizione tra rabbia e dolore.
Rivolgendosi ad un'assemblea municipale con gente del posto, sbigottita per l'assassinio di un uomo di 35 anni avvenuto in città lo scorso fine settimana, Kretschmer voleva che i presenti si dissociassero dagli estremisti di destra che si sono appropriati delle proteste pacifiche per l'omicidio, che le autorità sospettano sia stato perpetrato da un siriano e da un iracheno.
"Non è una buona cosa stare in una manifestazione dove c'è gente che fa il saluto di Hitler", ha detto. "E' tempo di dire: 'Non avremo nulla a che fare con quelle persone'".
Le reazioni sono state furiose: "Stai dando a credere che la cosa peggiore che è accaduta sia stato il saluto nazista", ha risposto un uomo per le rime. " La cosa peggiore è che un tizio sia stato ucciso".
Chemnitz, la terza città più grande della Sassonia, è diventata il simbolo dell'incessante crescita dell'estrema destra in Germania. In una serie di manifestazioni questa settimana, giovani uomini in felpe nere con cappuccio hanno cantato "Germania ai tedeschi" e "Fuori gli stranieri". Un paese che pensava di aver fugato da lungo tempo il nazismo si è trovato di fronte alla sua brutta rinascita.
Ma le persone raccolte giovedì sera per ascoltare Kretschmer, una stella nascente dell'Unione Cristiano Democratica (CDU) di Angela Merkel, hanno accusato i politici locali e nazionali di fare lo stesso, diffamatorio fascio tra loro e il nazismo. Hanno anche detto che i politici stanno ignorando i loro problemi e minimizzando la minaccia dei crimini degli immigrati.
Gli scontri di questa settimana sono stati scatenati dalla morte di un uomo identificato come Daniel H, avvenuta nel centro cittadino domenica. Mentre turbinavano le voci che i killer fossero dei mussulmani richiedenti asilo, una folla è andata su tutte le furie, inseguendo tutti quelli che sembravano stranieri. Sono seguiti scontri tra dimostranti di destra e di sinistra. La polizia è sembrata impotente nel fermare la violenza. Due uomini sono adesso in custodia per la morte avvenuta nel fine settimana.
Le tensioni latenti sull'immigrazione, l'identità, la razza e la religione hanno intorbidito la Germania da quando la Merkel ha lasciato entrare più di un milione di migranti al culmine della crisi dei rifugiati. Questi hanno alimentato l'ascesa di Alternativa per la Germania (AfD), un partito di estrema destra che ha guadagnato 92 seggi parlamentari nelle elezioni dell'anno scorso e adesso è il più grande partito di opposizione al Bundestag. Quelle tensioni sono esplose allo scoperto a Chemnitz.
La città, di circa 250 mila abitanti non molto distante dal confine ceco, è probabile che rimanga il centro della crisi. Proteste e contro-proteste sono programmate per questo fine settimana, alimentando i timori di nuovi scontri. AfD ha pianificato una marcia per sabato, assieme al movimento anti-Islam Pegida, mentre anche i gruppi anti-fascisti hanno convocato i propri sostenitori. Le strade di Chemnitz adesso sono un campo di battaglia per forze opposte, che fino ad ora si erano fatte la guerra sui social media e sulle chat room di internet.
"È stata una settimana storica", ha detto Matthias Kurth, un abitante di Chemnitz che ha partecipato all'assemblea municipale presso la sede della squadra cittadina di calcio. "Tutte le emozioni che si sono sviluppate tra la popolazione negli ultimi tre anni sono arrivare in superficie adesso".
Queste hanno le loro radici nell'afflusso di rifugiati, ha detto - "questa sensazione che i nostri leader abbiano infranto la legge e quindi ci abbiano lasciato, noi gente comune, ad affrontare le conseguenze".
L'atmosfera all'incontro di giovedì era tesa. Mentre i partecipanti osservavano un minuto di silenzio in onore di Daniel H, canti di "levatevi dalle palle!" sono stati sentiti venire da una folla di contestatori di destra che si erano raccolti nella strada fuori dal palazzo; molti di loro erano uomini giovani, dall'aspetto tetro e vestiti con magliette nere e occhiali da sole. Alcuni sventolavano uno striscione con le parole: "Il popolo si sta sollevando".
Nel frattempo, nella sede del club di calcio, i locali esprimevano frustrazione per la politica sui rifugiati del governo. Perché, chiedevano, quelli che hanno criticato apertamente quella politica sono stati etichettati come razzisti?
"Perché dovrei essere condannata come persona di destra per aver detto che l'uomo che è morto è tedesco e gli uomini che lo hanno ucciso erano stranieri?", ha detto Monika Krauss, un'infermiera.
Ha detto a Kretschmer che i neo-nazisti erano una piccola minoranza tra i dimostranti. La maggior parte di quelli in marcia erano cittadini comuni, "insegnanti di scuola materna, dottori, avvocati". Tutti loro "vogliono poter camminare per le strade della città senza paura". I media hanno distorto la verità, ha detto, concentrando le telecamere sugli estremisti mentre alla loro destra e alla loro sinistra c'erano solo "normali cittadini".
L'accoglienza per la sindaca di Chemnitz, Barbara Ludwig, è stata ancora più ostile. È stata fischiata mentre richiamava i locali ad una convivenza pacifica. Quando ha detto che prendeva seriamente la questione dell'ordine e del diritto, un uomo nel pubblico ha gridato "ipocrita!".
AfD è l'unico partito politico a non aver condannato gli eccessi di destra a Chemnitz. Il suo leader, Alexander Gauland, questa settimana ha detto che quando vengono commessi omicidi, "è normale che la gente vada su tutte le furie".
Il messaggio è stato apprezzato in città. AfD adesso è il secondo partito più forte in Sassonia, dietro alla CDU della Merkel. Alcuni pronosticano addirittura che possa superare i Cristiano Democratici nelle elezioni regionali dell'anno prossimo.
I sostenitori di AfD sono stati in prima fila nel raduno organizzato giovedì all'esterno della società di calcio dall'alleanza di destra "Pro Chemnitz".
Matthias Henke, uno dei dimostranti, teneva un cartello con cui accusava la CDU di essere dei "traditori". "La Merkel parla di mantenere il diritto e l'ordine, ma la gente viene massacrata nelle strade", ha detto. "Se le cose continuano così, stiamo andando verso una guerra civile".
di Guy Chatzan, 31 settembre 2018
Michael Kretschmer, primo ministro della Sassonia, sapeva che stava entrando nella tana dei leoni. Ma perfino lui sembrava impreparato ai fischi, alle grida e alle contestazioni che gli hanno dato il benvenuto a Chemnitz, città in ebollizione tra rabbia e dolore.
Rivolgendosi ad un'assemblea municipale con gente del posto, sbigottita per l'assassinio di un uomo di 35 anni avvenuto in città lo scorso fine settimana, Kretschmer voleva che i presenti si dissociassero dagli estremisti di destra che si sono appropriati delle proteste pacifiche per l'omicidio, che le autorità sospettano sia stato perpetrato da un siriano e da un iracheno.
"Non è una buona cosa stare in una manifestazione dove c'è gente che fa il saluto di Hitler", ha detto. "E' tempo di dire: 'Non avremo nulla a che fare con quelle persone'".
Le reazioni sono state furiose: "Stai dando a credere che la cosa peggiore che è accaduta sia stato il saluto nazista", ha risposto un uomo per le rime. " La cosa peggiore è che un tizio sia stato ucciso".
Chemnitz, la terza città più grande della Sassonia, è diventata il simbolo dell'incessante crescita dell'estrema destra in Germania. In una serie di manifestazioni questa settimana, giovani uomini in felpe nere con cappuccio hanno cantato "Germania ai tedeschi" e "Fuori gli stranieri". Un paese che pensava di aver fugato da lungo tempo il nazismo si è trovato di fronte alla sua brutta rinascita.
Ma le persone raccolte giovedì sera per ascoltare Kretschmer, una stella nascente dell'Unione Cristiano Democratica (CDU) di Angela Merkel, hanno accusato i politici locali e nazionali di fare lo stesso, diffamatorio fascio tra loro e il nazismo. Hanno anche detto che i politici stanno ignorando i loro problemi e minimizzando la minaccia dei crimini degli immigrati.
Gli scontri di questa settimana sono stati scatenati dalla morte di un uomo identificato come Daniel H, avvenuta nel centro cittadino domenica. Mentre turbinavano le voci che i killer fossero dei mussulmani richiedenti asilo, una folla è andata su tutte le furie, inseguendo tutti quelli che sembravano stranieri. Sono seguiti scontri tra dimostranti di destra e di sinistra. La polizia è sembrata impotente nel fermare la violenza. Due uomini sono adesso in custodia per la morte avvenuta nel fine settimana.
Le tensioni latenti sull'immigrazione, l'identità, la razza e la religione hanno intorbidito la Germania da quando la Merkel ha lasciato entrare più di un milione di migranti al culmine della crisi dei rifugiati. Questi hanno alimentato l'ascesa di Alternativa per la Germania (AfD), un partito di estrema destra che ha guadagnato 92 seggi parlamentari nelle elezioni dell'anno scorso e adesso è il più grande partito di opposizione al Bundestag. Quelle tensioni sono esplose allo scoperto a Chemnitz.
La città, di circa 250 mila abitanti non molto distante dal confine ceco, è probabile che rimanga il centro della crisi. Proteste e contro-proteste sono programmate per questo fine settimana, alimentando i timori di nuovi scontri. AfD ha pianificato una marcia per sabato, assieme al movimento anti-Islam Pegida, mentre anche i gruppi anti-fascisti hanno convocato i propri sostenitori. Le strade di Chemnitz adesso sono un campo di battaglia per forze opposte, che fino ad ora si erano fatte la guerra sui social media e sulle chat room di internet.
"È stata una settimana storica", ha detto Matthias Kurth, un abitante di Chemnitz che ha partecipato all'assemblea municipale presso la sede della squadra cittadina di calcio. "Tutte le emozioni che si sono sviluppate tra la popolazione negli ultimi tre anni sono arrivare in superficie adesso".
Queste hanno le loro radici nell'afflusso di rifugiati, ha detto - "questa sensazione che i nostri leader abbiano infranto la legge e quindi ci abbiano lasciato, noi gente comune, ad affrontare le conseguenze".
L'atmosfera all'incontro di giovedì era tesa. Mentre i partecipanti osservavano un minuto di silenzio in onore di Daniel H, canti di "levatevi dalle palle!" sono stati sentiti venire da una folla di contestatori di destra che si erano raccolti nella strada fuori dal palazzo; molti di loro erano uomini giovani, dall'aspetto tetro e vestiti con magliette nere e occhiali da sole. Alcuni sventolavano uno striscione con le parole: "Il popolo si sta sollevando".
Nel frattempo, nella sede del club di calcio, i locali esprimevano frustrazione per la politica sui rifugiati del governo. Perché, chiedevano, quelli che hanno criticato apertamente quella politica sono stati etichettati come razzisti?
"Perché dovrei essere condannata come persona di destra per aver detto che l'uomo che è morto è tedesco e gli uomini che lo hanno ucciso erano stranieri?", ha detto Monika Krauss, un'infermiera.
Ha detto a Kretschmer che i neo-nazisti erano una piccola minoranza tra i dimostranti. La maggior parte di quelli in marcia erano cittadini comuni, "insegnanti di scuola materna, dottori, avvocati". Tutti loro "vogliono poter camminare per le strade della città senza paura". I media hanno distorto la verità, ha detto, concentrando le telecamere sugli estremisti mentre alla loro destra e alla loro sinistra c'erano solo "normali cittadini".
L'accoglienza per la sindaca di Chemnitz, Barbara Ludwig, è stata ancora più ostile. È stata fischiata mentre richiamava i locali ad una convivenza pacifica. Quando ha detto che prendeva seriamente la questione dell'ordine e del diritto, un uomo nel pubblico ha gridato "ipocrita!".
AfD è l'unico partito politico a non aver condannato gli eccessi di destra a Chemnitz. Il suo leader, Alexander Gauland, questa settimana ha detto che quando vengono commessi omicidi, "è normale che la gente vada su tutte le furie".
Il messaggio è stato apprezzato in città. AfD adesso è il secondo partito più forte in Sassonia, dietro alla CDU della Merkel. Alcuni pronosticano addirittura che possa superare i Cristiano Democratici nelle elezioni regionali dell'anno prossimo.
I sostenitori di AfD sono stati in prima fila nel raduno organizzato giovedì all'esterno della società di calcio dall'alleanza di destra "Pro Chemnitz".
Matthias Henke, uno dei dimostranti, teneva un cartello con cui accusava la CDU di essere dei "traditori". "La Merkel parla di mantenere il diritto e l'ordine, ma la gente viene massacrata nelle strade", ha detto. "Se le cose continuano così, stiamo andando verso una guerra civile".
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31/08/18
Lettera aperta di una madre a Tsipras - di Panagiotis Grigoriou
Mentre risuonano ancora i festeggiamenti e le ipocrite felicitazioni europee per la presunta "uscita della Grecia dalla crisi", riceviamo questa storia straziante da Grigoriou Panagiotis, che ben illustra quale sia la realtà in questo paese meraviglioso e martoriato, a noi così vicino. Troviamo che sia importante diffondere queste informazioni di prima mano, sia perché i nostri media mainstream si guardano bene dal farne menzione, sia perché, è bene ricordarlo, le vessazioni cui è sottoposta la Grecia sono le stesse cui è sottoposta l'Italia, e la differenza tra i due paesi è solo di qualche anno. Motivo di più, se mai fosse necessario, per riflettere sugli effetti di una politica migratoria dichiaratamente punitiva, pilotata dall'esterno e assolutamente incontrollata.
Ricordiamo inoltre che è possibile contribuire al prezioso lavoro di Panagiotis con una donazione, certamente necessaria e quanto mai apprezzata, tramite il link che trovate qui.
di Panagiotis Grigoriou, 26 agosto 2018
Più di 600.000 giovani greci hanno lasciato il paese, oltre a quasi 200.000 stranieri residenti che si erano stabiliti e integrati nella società greca da quasi 30 anni. Questo salasso demografico a partire dal 2014-2015 è stato sostituito in modo incontrollato da nuovi migranti, e già alcuni quartieri di Atene di greco hanno solo il nome.
La cosiddetta criminalità "spicciola" esplode dappertutto, anche nei luoghi turistici sotto l'Acropoli; personalmente, sono stato costretto a respingere gli attacchi di alcuni ladri a danno di gruppi di turisti in stato di shock tre volte tra luglio e agosto. E bisogna dire che i ladri fanno parte di bande composte da migranti, il più delle volte arrivati recentemente. Alcuni giorni fa, una delle bande che agiscono sul posto ha attaccato un giovane greco e la sua compagna portoghese sulla collina di Filopappo, di fronte all'Acropoli. Il ragazzo greco, spinto dai suoi aggressori, è precipitato dalla roccia ed è morto. Questo episodio è sufficientemente emblematico della nuova realtà greca, e per questo motivo ha immediatamente suscitato uno scalpore a dir poco enorme presso l'opinione pubblica.
La vittima, Nikolas Moustakas, era un giovane greco di 25 anni, costretto a lasciare il suo paese per stabilirsi a Edimburgo in Scozia, dove lavorava nel settore alberghiero, e che si trovava in Grecia per le vacanze. Gli assassini, che sono stati arrestati dalla polizia e hanno confessato, sono tre immigrati arrivati di recente, due pakistani e un iracheno, già noti alla polizia per reiterate rapine e aggressioni violente. Non erano stati estradati perché avevano fatto uso del loro (presunto) diritto di presentare una seconda richiesta di asilo. La realtà è che si tratta di individui entrati illegalmente nel territorio greco e qui illegalmente rimasti, dal momento che la loro seconda domanda di asilo è stata registrata solo perché ovviamente hanno reso dichiarazioni false, come è stato riportato da radio SKAI e 90.1 il 24 agosto 2018 e dalla stampa greca.
Non erano stati estradati soprattutto perché la politica delle imposizioni esterne, che include il recente accordo tra Berlino e Atene affinché la Grecia accolga i migranti che sono indesiderati per la Germania, mira a trasformare definitivamente la demografia e la cultura del nostro paese, così com'è già stato fatto dall'economia colonialista che la neolingua definisce più spesso "austerità".
La madre di Nikólas ha inviato una lettera aperta ad Aléxis Tsípras, pubblicata inizialmente dal quotidiano "Kathimeriní" il 23 agosto.
"Signor Primo Ministro,
Sono nata e cresciuta ad Atene e ne sono sempre stata orgogliosa. Il monumento di Filopappo l’avevo visitato nei tempi passati, quando c'erano sia le opportunità per farlo, che le misure di sicurezza necessarie per percorrere questa meravigliosa collina delle Muse e ammirare la nostra bellissima città dalla sommità.
Mio figlio Nicolas è un figlio di Atene che non ha avuto la possibilità di visitare il monumento. Aveva soltanto visitato l'Acropoli e i monumenti di Thission alcune volte, ma le sue visite al sito si erano limitate alla strada pedonale che conduce a San Demetrio Loubardiaris.
A 21 anni, così come tante migliaia di altri giovani della sua età, è stato costretto a partire dalla sua terra natia, a scegliere l’esilio di una speranza per un "futuro migliore". Si è trasferito in Scozia, dove è stato accolto molto bene e dove si sentiva protetto e, cosa più importante, era fiducioso riguardo al futuro. "La Scozia è il mio futuro", ci ha detto, "lì ho una vera prospettiva". 'La Grecia, sfortunatamente, è solo per le vacanze'. Ma ormai la Grecia non è più nemmeno per le vacanze.
In effetti, questa estate è tornato in Grecia, ma questa volta ha avuto la sfortuna di voler visitare la collina di Filopappo per mostrare alla sua fidanzata, una ragazza portoghese, la bellezza della città che amava così tanto.
Un errore? Sì. FATALE. Poiché Nicolas era da tempo assente nella realtà greca, non era consapevole di quanto questo posto sia ormai pericoloso, per cause originate e perpetuate dalla vostra stessa complicità".
"Quando ho visitato questo luogo dopo la tragica morte di mio figlio per deporre alcuni fiori, ho visto scene che mi hanno riempito di tristezza, frustrazione e rabbia. Per di più, nonostante fossi accompagnata da altri genitori, mi sono trovata costantemente minacciata da ogni tipo di attività criminale, e tutto questo in pieno giorno.
Primo Ministro,
Invece di utilizzare metà delle forze di polizia per proteggere la classe politica e le loro famiglie, lo Stato dovrebbe provvedere ad una presenza di polizia più consistente vicino al sito archeologico dell'Acropoli.
Il governo dovrebbe utilizzare diversamente il denaro dei contribuenti, che sono così pesantemente tassati, e non solo per pagare i vostri salari principeschi, ma anche le feste private annuali che organizzate in questi luoghi. Ad esempio, sarebbe opportuno recintare i belvedere e le rocche, in modo che questo altopiano non appaia più come una triste fossa che sfocia in un abisso, dalla quale si può scivolare e cadere in qualsiasi momento, senza nemmeno essere attaccati, come invece è successo al mio Nicolas.
Questo spazio attorno al monumento di Filopappo dovrebbe essere sufficientemente illuminato, e non solamente durante la visita di Obama di pochi mesi fa. E magari tutto il miserabile scenario di accampamenti improvvisati e abiti a brandelli sotto gli arbusti dovrebbe un giorno sparire.
Lo Stato, invece di accogliere benevolmente dei criminali animati da ogni sorta di istinti selvaggi, assassini e pericolosi, e permettere loro di fare quello che vogliono, dovrebbe preoccuparsi principalmente della sicurezza dei propri cittadini, che già ogni giorno patiscono abusi di ogni genere, e come non bastasse sono abbandonati nelle mani di bande spietate, per le quali il valore della vita umana è meno importante del valore di un cellulare o una catena d'oro."
"Signor Primo Ministro,
Si rende conto di quale paese lei è chiamato a servire?
La nostra Atene è la città più antica e ricca di storia d'Europa, e continua ad attrarre visitatori il cui sogno è quello di vedere l'Acropoli, un'area che lei ha però abbandonato, come ha fatto con tutto il nostro bel paese, in preda a criminali che attaccano i visitatori in pieno giorno.
I paesi civilizzati, signor Primo Ministro, si prendono cura dei visitatori, e quando esiste un pericolo naturale, ad esempio installano barriere appropriate intorno all'area, provvedendo anche ad un rivestimento antiscivolo, magari bloccando l’accesso al crepuscolo e, soprattutto, installando un’illuminazione sufficiente, mentre voi lasciate solo la luce romantica della luna piena!
E lei, signora Ministro del turismo,
proprio lei dovrebbe, in collaborazione con tutti gli interessati, preoccuparsi in primo luogo di questa situazione. Perché, prima di invitare i visitatori in questo paese, lei dovrebbe almeno garantire la sicurezza dei loro effetti personali, e soprattutto della loro vita.
Invece di sbandierare ogni anno l'aumento del numero di turisti, dovrebbe informarli che qui, nel cuore di Atene, possono essere attaccati e persino essere vittime di bande "di colorati", come quelli che hanno attaccato il mio Nikolas.
Il mio Nikolas, Primo Ministro, era stato ben accolto dalla Scozia, questo paese gli offriva una vita decente e sicura, e persino lo onorava, perché dal suo canto il mio Nikolas aveva onorato con il suo comportamento esemplare il suo paese d'origine, diventandone degno ambasciatore in uno stato straniero.
Primo Ministro,
Mio figlio ha conosciuto l'ospitalità e la protezione del forte di Edimburgo, certamente roccioso e ripido, ma protetto dallo Stato, e ora la sua stessa patria lo ha ucciso, con tutta la sua complicità e negligenza criminale.
Lambrini Moustaka,
La madre di Nicolas. "
Purtroppo la storia non finisce qui. Il 27/08, tra 50 e 100 migranti provenienti da un campo vicino, hanno bloccato l'autostrada Atene - Salonicco, vicino ad Atene.
La notizia è riportata qui.
Le "rimostranze" sono, come al solito, una "protesta per le condizioni insoddisfacenti" ecc. La polizia ha deviato inizialmente il traffico (per un periodo durato alcune ore), e nel frattempo ci sono stati ingorghi stradali per molti chilometri. Quando i Greci bloccano le strade per protestare contro le imposizioni della Troika, vengono subito picchiati, sgomberati e persino arrestati dalla polizia. Ma ai migranti non viene fatto nulla. La globalizzazione, e la sua politica migratoria organizzata, è il capovolgimento completo dei diritti tra cittadini e stranieri a beneficio degli stranieri, a qualsiasi livello, proprio come le prerogative dell'euro in economia. Questo è esattamente ciò che la sinistra non vuole vedere perché... vien da pensare che sia perché è "pagata" per non vedere e per inquinare il dibattito!
Nei video che circolavano su questo evento si vedono chiaramente alcuni migranti (entrati e rimasti illegalmente sul territorio greco), che attaccano gli automobilisti greci con bastoni e con il lancio di pietre.
Il video è qui:
https://www.youtube.com/watch?v=Lw6gZhy9hwQ&feature=youtu.be
05/07/18
La Merkel sconfitta nel nuovo poker politico tedesco
Un articolo dell’Irish Times rivela impietosamente le enormi difficoltà in cui si trova la Cancelliera tedesca, braccata dal suo alleato-rivale Seehofer, a sua volta terrorizzato dall’avanzata del partito di ultra-destra AfD. La Merkel paga la sua scriteriata e spregiudicata politica sugli immigrati iniziata nel 2015, fatta di tante posizioni opportunistiche incoerenti che le hanno garantito piccoli successi immediati, ma la condannano ora a una sonora disfatta. E condannano tutta l’Europa a una violenta reazione anti-immigrazione, dalle conseguenze ancora imprevedibili.
Di Derek Scally, 4 luglio 2018
Angela Merkel aveva promesso che per lei sarebbe andata diversamente. Esattamente vent’anni fa, la giovane politica cresciuta nella Germania Est confidò al fotografo Herlinde Koelbl che, dopo aver visto i suoi colleghi dell’Ovest assetati di potere a Bonn, avrebbe trovato il momento giusto di lasciare la scena politica.
“Non voglio essere messa da parte come un relitto agonizzante” disse.
Le parole della giovane Merkel suonano ironiche questa settimana, con una foto impietosa della Cancelliera che la ritrae mentre si reca in auto a un altro incontro gravoso: capelli arruffati, occhi sbarrati, la faccia esausta.
All’indomani di un altro incontro notturno d’emergenza lo scorso lunedì, il terzo in quattro giorni, la leader dei Cristiani Democratici (CDU) ancora una volta ha raggiunto un compromesso dell’ultim’ora.
12 anni di questi incontri notturni – per salvare le banche europee, per salvare l’euro, per scongiurare la guerra tra Ucraina e Russia, e troppe altre per citarle tutte – hanno sempre prodotto risultati. Ma nessuno oggi a Berlino accetta scommesse su quanto durerà quest’ultimo accordo della Merkel – o quanto durerà la stessa Merkel.
Per placare il suo alleato bavarese ammutinato, che rischia un disastro elettorale ad ottobre a causa del fianco scoperto sulla sicurezza, la Merkel ha accettato l’istituzione di campi chiusi di transito presso tre valichi al confine austriaco.
Non è certo che questi campi servano veramente, o come davvero funzioneranno. Ma, simbolicamente, l’accordo della notte di lunedì consegna all’inceneritore della storia la sua risposta del 2015 “possiamo farcela”, rispetto alla crisi dei rifugiati.
Linguaggio Ambiguo
La tattica della Merkel per giungere a patti è la seguente: esprime la sua posizione con un linguaggio cauto e ambiguo, guarda in silenzio dove si pongono gli altri attori e dove vorrebbero andare, poi decide se deve cambiare posizione e, se lo fa, nega di aver fatto alcunché di simile.
In passato, i media tedeschi sono stati troppo accondiscendenti, evitando di smascherare questa tattica, ma stavolta no.
Perfino lei non è riuscita a sembrare convincente lunedì sera quando ha definito l’accordo – per salvare la sua alleanza politica, la sua coalizione, e la sua presa sul potere – un “compromesso molto buono”.
Il leader della CSU, Horst Seehofer, che ha minacciato le dimissioni da ministro dell’interno se gli fossero stati negati i poteri di espellere i richiedenti asilo già registrati in altri paesi, ha detto che l’accordo raggiunto dal suo partito gli garantiva “tutto quello che volevamo”.
Rendendo palese l’umiliazione della cancelliera, Seehofer ha aggiunto che “alcune volte vale la pena non transigere sui propri principi”.
E’ stato difficile vedere i “principi” negli scorsi giorni, durante uno scontro sugli immigrati che nella realtà è stato un brutale gioco di potere all’interno del centro-destra tedesco. E non è ancora finito.
Come già l’accordo politico della scorsa settimana dell’Unione europea sull’immigrazione, l’accordo di lunedì notte per salvare la coalizione potrebbe riverlarsi solo fumo – o come dicono in Germania un “Luftnummer”(numero d’aria).
I precedenti compromessi sull’immigrazione raggiunti dai due partiti gemelli sono evaporati in una nuvola di contraddizioni e non c’è ragione di ritenere che stavolta sarà diverso. Per di più, i rivali di Angela Merkel sono ormai assetati di sangue e, ora che hanno ferito la Cancelliera, ne vogliono ancora, anche se dovranno aspettare il momento giusto.
L’assalto della CSU ha fatto radunare i sostenitori della Merkel a cui piace la sua politica pragmatica: capace di reagire agli eventi, adattarsi ai nuovi elementi e assumere le posizioni di altri per perseguire un’onorevole vittoria – o eventualmente un compromesso per salvare la faccia.
Ma Angela Merkel sa di non aver più l’assoluto sostegno dei suoi Cristiani Democratici (CDU). Durante una recente discussione parlamentare sugli immigrati, nessuno dei suoi parlamentari ha difeso la sua posizione del 2015. Una Merkel ferita, sulla difensiva – hanno riferito poi i presenti – ha continuato a sostenere di aver fatto del suo meglio in una situazione senza precedenti – qualcuno direbbe in una situazione dove non esisteva una scelta positiva.
Quando la crisi iniziale è passata, mentre i suoi colleghi UE attaccavano il leader tedesco per la sua strategia nei confronti dei rifugiati come un insulto unilaterale, la Merkel ha ricordato ai suoi parlamentari come avesse portato Bruxelles a stringere accordi con la Turchia e altri per restringere il flusso di immigrati verso l’Europa.
Quando domenica gli è stata posta una domanda a riguardo, la Merkel si è rifiutata di ammettere di aver fatto un errore nel 2015. Ma i suoi critici tedeschi, guidati dal rampante Alternative for Deutschland, hanno detto che la sua risposta alla crisi del 2015 – e da lì in poi – risponde perfettamente alla definizione di come non si dovrebbe governare: una somma di reazioni tattiche politiche che funziona nell’immediato ma non si traduce in una strategia sociale di lungo termine.
Cosa pensava che sarebbe successo, le chiedono, lasciando entrare più di un milione di persone con culture molto differenti, persone che coprivano tutta la gamma dai rifugiati politici agli immigrati economici? Nei tre anni seguenti, gli attacchi terroristici, gli assalti, le violenze sessuali e gli omicidi – anche se irrilevanti in un quadro più ampio – hanno scosso la fiducia dei tedeschi.
Alcuni si sentono stupidi per essere stati così accoglienti, altri sono arrabbiati perché le loro profonde esigenze culturali di controllo e ordine sono state – dal loro punto di vista – calpestate da alcuni dei nuovi arrivati e ignorate dei politici, e ora si sentono messi all’angolo, relitti mezzi morti.
L’eredità della Merkel è per sempre legata a un azzardo nella partita di poker giocata nel 2015, e sulla mano dei rifugiati che ha giocato in base a un’intuizione fondata sui principi. Ma gli altri giocatori europei non si sono schierati dalla sua parte, lasciandola in difficoltà fin da quel momento, mentre emerge una nuova generazione di leader politici.
Molti di questi non vedono l’ora di giocare un poker politico secondo nuove regole: variazioni di nazionalismo, populismo e politica del “chi vince piglia tutto” in stile Trump. Ciò potrebbe portare un rinnovamento, o rendere l’ordine post-bellico un relitto.
Per quanto riguarda la Merkel, ha avuto successo in molte battaglie ma, alla fine, ha tradito quella giovane politica che aveva promesso che avrebbe spezzato la sua dipendenza dal potere prima che il costo personale diventasse troppo grande.
Di Derek Scally, 4 luglio 2018
Angela Merkel aveva promesso che per lei sarebbe andata diversamente. Esattamente vent’anni fa, la giovane politica cresciuta nella Germania Est confidò al fotografo Herlinde Koelbl che, dopo aver visto i suoi colleghi dell’Ovest assetati di potere a Bonn, avrebbe trovato il momento giusto di lasciare la scena politica.
“Non voglio essere messa da parte come un relitto agonizzante” disse.
Le parole della giovane Merkel suonano ironiche questa settimana, con una foto impietosa della Cancelliera che la ritrae mentre si reca in auto a un altro incontro gravoso: capelli arruffati, occhi sbarrati, la faccia esausta.
All’indomani di un altro incontro notturno d’emergenza lo scorso lunedì, il terzo in quattro giorni, la leader dei Cristiani Democratici (CDU) ancora una volta ha raggiunto un compromesso dell’ultim’ora.
12 anni di questi incontri notturni – per salvare le banche europee, per salvare l’euro, per scongiurare la guerra tra Ucraina e Russia, e troppe altre per citarle tutte – hanno sempre prodotto risultati. Ma nessuno oggi a Berlino accetta scommesse su quanto durerà quest’ultimo accordo della Merkel – o quanto durerà la stessa Merkel.
Per placare il suo alleato bavarese ammutinato, che rischia un disastro elettorale ad ottobre a causa del fianco scoperto sulla sicurezza, la Merkel ha accettato l’istituzione di campi chiusi di transito presso tre valichi al confine austriaco.
Non è certo che questi campi servano veramente, o come davvero funzioneranno. Ma, simbolicamente, l’accordo della notte di lunedì consegna all’inceneritore della storia la sua risposta del 2015 “possiamo farcela”, rispetto alla crisi dei rifugiati.
Linguaggio Ambiguo
La tattica della Merkel per giungere a patti è la seguente: esprime la sua posizione con un linguaggio cauto e ambiguo, guarda in silenzio dove si pongono gli altri attori e dove vorrebbero andare, poi decide se deve cambiare posizione e, se lo fa, nega di aver fatto alcunché di simile.
In passato, i media tedeschi sono stati troppo accondiscendenti, evitando di smascherare questa tattica, ma stavolta no.
Perfino lei non è riuscita a sembrare convincente lunedì sera quando ha definito l’accordo – per salvare la sua alleanza politica, la sua coalizione, e la sua presa sul potere – un “compromesso molto buono”.
Il leader della CSU, Horst Seehofer, che ha minacciato le dimissioni da ministro dell’interno se gli fossero stati negati i poteri di espellere i richiedenti asilo già registrati in altri paesi, ha detto che l’accordo raggiunto dal suo partito gli garantiva “tutto quello che volevamo”.
Rendendo palese l’umiliazione della cancelliera, Seehofer ha aggiunto che “alcune volte vale la pena non transigere sui propri principi”.
E’ stato difficile vedere i “principi” negli scorsi giorni, durante uno scontro sugli immigrati che nella realtà è stato un brutale gioco di potere all’interno del centro-destra tedesco. E non è ancora finito.
Come già l’accordo politico della scorsa settimana dell’Unione europea sull’immigrazione, l’accordo di lunedì notte per salvare la coalizione potrebbe riverlarsi solo fumo – o come dicono in Germania un “Luftnummer”(numero d’aria).
I precedenti compromessi sull’immigrazione raggiunti dai due partiti gemelli sono evaporati in una nuvola di contraddizioni e non c’è ragione di ritenere che stavolta sarà diverso. Per di più, i rivali di Angela Merkel sono ormai assetati di sangue e, ora che hanno ferito la Cancelliera, ne vogliono ancora, anche se dovranno aspettare il momento giusto.
L’assalto della CSU ha fatto radunare i sostenitori della Merkel a cui piace la sua politica pragmatica: capace di reagire agli eventi, adattarsi ai nuovi elementi e assumere le posizioni di altri per perseguire un’onorevole vittoria – o eventualmente un compromesso per salvare la faccia.
Ma Angela Merkel sa di non aver più l’assoluto sostegno dei suoi Cristiani Democratici (CDU). Durante una recente discussione parlamentare sugli immigrati, nessuno dei suoi parlamentari ha difeso la sua posizione del 2015. Una Merkel ferita, sulla difensiva – hanno riferito poi i presenti – ha continuato a sostenere di aver fatto del suo meglio in una situazione senza precedenti – qualcuno direbbe in una situazione dove non esisteva una scelta positiva.
Quando la crisi iniziale è passata, mentre i suoi colleghi UE attaccavano il leader tedesco per la sua strategia nei confronti dei rifugiati come un insulto unilaterale, la Merkel ha ricordato ai suoi parlamentari come avesse portato Bruxelles a stringere accordi con la Turchia e altri per restringere il flusso di immigrati verso l’Europa.
Critiche
Quando domenica gli è stata posta una domanda a riguardo, la Merkel si è rifiutata di ammettere di aver fatto un errore nel 2015. Ma i suoi critici tedeschi, guidati dal rampante Alternative for Deutschland, hanno detto che la sua risposta alla crisi del 2015 – e da lì in poi – risponde perfettamente alla definizione di come non si dovrebbe governare: una somma di reazioni tattiche politiche che funziona nell’immediato ma non si traduce in una strategia sociale di lungo termine.
Cosa pensava che sarebbe successo, le chiedono, lasciando entrare più di un milione di persone con culture molto differenti, persone che coprivano tutta la gamma dai rifugiati politici agli immigrati economici? Nei tre anni seguenti, gli attacchi terroristici, gli assalti, le violenze sessuali e gli omicidi – anche se irrilevanti in un quadro più ampio – hanno scosso la fiducia dei tedeschi.
Alcuni si sentono stupidi per essere stati così accoglienti, altri sono arrabbiati perché le loro profonde esigenze culturali di controllo e ordine sono state – dal loro punto di vista – calpestate da alcuni dei nuovi arrivati e ignorate dei politici, e ora si sentono messi all’angolo, relitti mezzi morti.
L’eredità della Merkel è per sempre legata a un azzardo nella partita di poker giocata nel 2015, e sulla mano dei rifugiati che ha giocato in base a un’intuizione fondata sui principi. Ma gli altri giocatori europei non si sono schierati dalla sua parte, lasciandola in difficoltà fin da quel momento, mentre emerge una nuova generazione di leader politici.
Molti di questi non vedono l’ora di giocare un poker politico secondo nuove regole: variazioni di nazionalismo, populismo e politica del “chi vince piglia tutto” in stile Trump. Ciò potrebbe portare un rinnovamento, o rendere l’ordine post-bellico un relitto.
Per quanto riguarda la Merkel, ha avuto successo in molte battaglie ma, alla fine, ha tradito quella giovane politica che aveva promesso che avrebbe spezzato la sua dipendenza dal potere prima che il costo personale diventasse troppo grande.
28/06/18
È stata l’amministrazione Obama a creare la crisi europea dei rifugiati
Questo articolo di Strategic Culture ha il merito di individuare la vera causa della migrazione di massa attualmente in atto dai paesi dell’Africa e del Medio Oriente verso l’Europa: non inevitabili calamità naturali, ma aggressive politiche neocolonialiste messe in atto dall’America di Obama e appoggiate da alcuni stati europei. L’articolo prende alcune posizioni opinabili – per esempio la feroce critica all’attuale amministrazione USA, pur ammettendo che le responsabilità maggiori sono da ricercarsi nella precedente - tuttavia ha il grosso merito di fare chiarezza su quale sia il nemico da combattere: non i popoli europei che si ribellano a questa immigrazione, non gli immigrati stessi, che ne sono le prime vittime, bensì il neocolonialismo occidentale.
Di Eric Zuesse, 24 giugno 2018
Il 18 giugno l'attuale Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha sostenuto che la leadership della Germania e delle altre nazioni dell'UE, ha causato la crisi dei rifugiati che l'Europa sta affrontando:
"Il popolo tedesco si rivolta contro la sua leadership dal momento che l’immigrazione sta mettendo in crisi la già fragile coalizione di Berlino. La criminalità in Germania è in aumento. Un grave errore commesso in tutta Europa ammettere milioni di persone che hanno così fortemente e violentemente cambiato la sua cultura!"
Il governo USA sta chiaramente mentendo. È lo stesso governo americano ad avere causato questa crisi, che gli europei faticano ad affrontare. La crisi esisterebbe se gli Stati Uniti non avessero invaso e cercato di rovesciare (e in alcuni casi effettivamente rovesciato) i governi in Libia, Siria e altri Paesi - i posti da cui questi rifugiati stanno scappando? Il governo degli Stati Uniti e alcuni dei suoi alleati in Europa (quelli ai quali in realtà deve davvero andare parte della responsabilità di questa crisi) hanno causato queste guerre e questi colpi di Stato, ma il governo tedesco non era tra di loro, né lo erano molti altri Stati in Europa. Se il governo americano non avesse condotto queste invasioni, probabilmente neanche la Francia avrebbe partecipato. Il solo governo degli Stati Uniti è responsabile di avere creato questi rifugiati. Il governo americano stesso ha creato questo enorme fardello in Europa e ancora si rifiuta di accettare i rifugiati che esso stesso ha prodotto, dopo avere invaso e bombardato per rovesciare il governo (tra gli altri) della Libia, e poi della Siria e avendo sostenuto Al Qaeda nell'organizzare ed armare jihadisti da tutto il mondo per mandarli in Siria, per rovesciare il governo e sostituirlo con uno scelto dall’alleato-chiave mediorientale degli Stati Uniti, la famiglia reale Saudita, proprietaria dell’Arabia Saudita, e determinata a conquistare la Siria. Trump dà la colpa ad Angela Merkel per il fatto - in sostanza - che è stata alleata del regime USA, un regime aggressivo da decenni, e di cui lo stesso Trump è ora leader, anziché mettere fine alla situazione e ripristinare la democrazia negli Stati Uniti e in questo modo, ripristinare la pace e la libertà (dagli USA) nelle altre nazioni, in Europa e altrove (ad esempio in Siria, Yemen ecc.). Trump accusa la Merkel, non se stesso e il suo predecessore - cioè non le persone che nei fatti hanno creato questi rifugiati.
Non posso immaginare un’ipocrisia più pura di questa, che oggi proviene da Trump, non più da Obama, colui che, in realtà, è stato la causa del problema.
Come sostiene uno studio del 2016, "Una panoramica degli immigrati del Medio Oriente nell'UE: origine, status quo e sfide" nel suo sommario:
"L'UE ha la più alta percentuale di popolazione immigrata; ha una popolazione di 56 milioni di persone nate all'estero. E a causa della guerra perenne e del caos in Medio Oriente, l'ammontare della popolazione trasferita nella regione, soprattutto il numero dei rifugiati, è la maggiore del mondo intero... Ci sono un grande numero di rifugiati e richiedenti asilo che si dirigono verso i paesi dell'Unione Europea. Dopo la primavera araba, soprattutto dopo lo scoppio della guerra civile in Siria nel 2011 e l’ascesa dello "Stato islamico" nel 2013, l'intera UE ha sperimentato la più grande ondata di rifugiati dalla seconda guerra mondiale."
Tutte queste invasioni sono state, e sono, invasioni che provengono da paesi dove il regime degli Stati Uniti vuole rovesciare il governo.
Per comprendere l'origine più profonda di questo problema, si deve capire innanzitutto la continua ossessione del regime USA per la conquista della Russia post-comunista e post patto di Varsavia; e, in secondo luogo, è necessario comprendere la conseguente e coerente ossessione del regime USA, dopo la presunta fine della guerra fredda, di assumere il controllo dei paesi alleati della Russia, compresi non solo quelli all'interno dell'Unione Sovietica e del relativo Patto militare di Varsavia, ma anche in Medio Oriente, soprattutto Siria e Iran, ma anche Paesi come la Libia, dove il leader era di nome un sunnita, ma tuttavia in buoni rapporti con la Russia. (Il link ci fornisce la documentazione non solo di ciò che viene detto qui, ma documenta anche che l'alleanza tra le due aristocrazie, degli Stati Uniti e dell'Arabia Saudita, è essenziale all'obiettivo medio-orientale dell'aristocrazia USA; e l’aristocrazia di Israele serve come un agente essenziale dei Sauditi a questo proposito cruciale, perché i Sauditi si basano pesantemente sul regime israeliano per fare la loro attività di lobby a Washington. In altre parole: l’obiettivo permanente dell'America è quello di isolare la Russia per poter infine prendere il controllo della Russia stessa. Questa è in definitiva la causa della crisi dei rifugiati in Europa).
All’inizio della promessa era post-guerra fredda, nel 1990, il regime USA, sotto l’allora Presidente George Herbert Walker Bush, si accordò privatamente e ripetutamente con il regime URSS, sotto l’allora presidente Mikhail Gorbaciov, per porre fine alla guerra fredda – assicurando che la NATO non si sarebbe espansa “nemmeno di un centimetro verso est” – e che non ci sarebbero state ulteriori alleanze degli Stati Unite contro l’URSS (che sarebbe presto diventata la sola Russia). Il regime USA promise che non avrebbe ammesso nella NATO alcuno dei Paesi che allora facevano parte del Patto di Varsavia (Albania, Bulgaria, Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia e Romania) né dei Paesi della stessa URSS fuori dalla Russia (Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Estonia, Georgia, Kazakistan, Kirghizia, Lettonia, Lituania, Moldavia, Tagikistan, Turkmenistan, Ucraina e Uzbekistan), tranne la parte est della Germania. Il regime USA stava semplicemente mentendo. Ma il governo Russo rispettò tutti i suoi impegni. La Russia era ora intrappolata, a causa della fiducia di Gorbaciov nei bugiardi, il cui vero obiettivo era la conquista del mondo – non la pace.
Oggi la NATO include tutti i paesi dell’ex patto di Varsavia, e ora il regime USA sta puntando a portare a bordo anche la Bosnia, la Georgia, l’ex Repubblica Yugoslava di Macedonia e l’Ucraina. La Georgia e l’Ucraina sarebbero i primi paesi ex URSS – non semplicemente ex membri del patto di Varsavia, ma già parti dell’URSS stessa – ad unirsi all’alleanza militare anti-russa, se una di esse sarà ammessa. La sola possibilità che ciò accada va ben oltre quello che l’ingenuo Gorbaciov avrebbe mai potuto immaginare. Non aveva la minima idea di quanto malvagio fosse (e sia ancora) il Deep State american (quello che controlla l’America). Ma ora noi lo sappiamo. La storia è chiara e univoca a riguardo.
Il portavoce della NATO, la Brookings Institution, titolava il 15 novembre 2001, "L'allargamento della NATO prosegue; espansione dell'alleanza e completamento dell’integrazione europea " fingendo che questa espansione avesse lo scopo di aiutare i cittadini europei, e non di conquistare la Russia.
L’Ucraina ha il più lungo confine europeo della Russia, e quindi è stata il primo obiettivo degli USA. Ma prima di impadronirsene gli USA avevano provato nel 2008 ad aizzare la Georgia contro la Russia, e il georgiano Mikheil Saakashvili fu un agente statunitense chiave in quel tentativo. Saakashvili venne poi coinvolto nel violento colpo di stato che rovesciò il governo ucraino liberamente eletto nel febbraio 2014. Saakashvili organizzò il contingente georgiano di cecchini che furono mandati in Ucraina per sparare sulla folla in Piazza Maidan e che uccise sia poliziotti sia dimostranti, in modo che le pallottole sembrassero provenire dalla polizia (Berkut) e/o da altre forze del governo ucraino democraticamente eletto. (Aprite questo link per vedere due sicari georgiani che descrivono a cuor leggero la loro partecipazione al colpo di Stato, e si riferiscono al ruolo dell’ex presidente georgiano Saakashvili nel colpo. Ecco una raccolta di video più completa che descrive e mostra il colpo di stato stesso. Come ho fatto notare, la testimonianza di questi sicari georgiani è totalmente coerente con quanto ha stabilito l’indagine del Ministro degli Esteri UE il 24 febbraio 2014 riguardo i sicari che “erano gli stessi sicari che uccidevano persone di entrambi gli schieramenti” e che questi sicari provenivano “dal nuovo governo di coalizione” e non dal governo che stava per essere disarcionato - insomma si è trattato di un colpo di Stato, non di una “rivoluzione” come la gente di Obama sostenne, e come la gente di Trump ora sostiene. Il regime USA ha agenti in tutti i paesi dell’ex URSS – non solo in Europa Occidentale.
Il colpo di stato di Obama per strappare l’Ucraina alla sua precedente neutralità e farne immediatamente un paese neo-nazista selvaggiamente ostile alla Russia ha distrutto l’Ucraina – non solo dal punto di vista dell’UE, ma (e aprite il link se non lo sapete già) dal punto di vista degli stessi ucraini. Chi non vorrebbe andarsene da lì?
L’Europa ha rifugiati proveniente anche dall’Ucraina, non solo (anche se principalmente) dal Medio Oriente.
Il nemico dell’Europa non è l’élite russa, ma quella americana. Il nemico sono le industrie che controllano le multinazionali internazionali americane – non i miliardari che controllano le multinazionali russe; sono le persone che controllano il governo USA, e nessun russo, i veri decision maker, che sono dietro le politiche europee. Perché l’Europa progredisca, è necessario che gli europei sappiano chi sono i loro veri nemici. La radice di tutti i problemi sono gli USA, il falso alleato dell’Europa. L’attuale America non è l’America del Piano Marshall. Il governo USA è ormai nelle mani di gangster. E vogliono dominare il mondo. La crisi europea dei rifugiati non è che una delle semplici conseguenze.
Infatti, Obama iniziò, prima del 2011, a pianificare queste operazioni di cambio di regime in Libia, Siria e Ucraina. Ma, in ogni caso, nessuna delle operazioni di cambio di regime che hanno causato l’attuale – e senza precedenti - flusso di immigrati in Europa è iniziato a causa di quello che hanno fatto i leader europei (salvo la loro cooperazione col regime USA). Il nemico dell’Europa oggi è il governo USA, che è tutt’altro che amico dei popoli europei. Quando Trump dà la colpa di questa crisi ai leader europei sta semplicemente mentendo e calunniando.
E questo fatto è aggiuntivo alla simile bugia calunniosa di Trump contro gli stessi immigrati. L’8 maggio, il giornale tedesco Die Welt titolava: "Il numero dei reati scende al livello più basso dal 1992" e riferiva che il ministro degli interni tedesco, Horst Seehofer, annunciava le statistiche dei crimini nazionali per il 2017, dicendo: "La Germania è diventata più sicura," più sicura che negli ultimi 30 anni. Seehofer è un membro dell'amministrazione della Cancelliera Merkel che sta provando a sostituirla facendo appello alla forte parte anti-immigrazione del suo partito conservatore, ma perfino lui ha dovuto ammettere, in sostanza, che l’uscita contro gli immigrati che Trump aveva fatto il 18 giugno è una grossa bugia; l'esatto opposto della verità. Il commento twittato da Trump era quindi una calunnia non solo nei confronti della Merkel e degli altri leader europei, ma anche dei profughi che il regime degli Stati Uniti stesso aveva prodotto. Che vergogna! Quanto dovrebbe vergognarsi Trump?
La crisi dei rifugiati non è causata dai rifugiati stessi; e nemmeno dai leader europei; è dovuto al regime USA che mente praticamente sempre – le persone che controllano davvero il Governo Americano e le multinazionali americane.
Il 21 giugno, Manlio Dinucci di Global Research titolava "Il circuito della morte nel ‘Mediterraneo allargato'" e esordiva dicendo: "I media e gli attori politici, concentrati come sono sul flusso migratorio dal sud al nord attraverso il Mediterraneo, stanno trascurando gli altri flussi del mediterranei – quelli che vanno da nord a sud, composti da forze militari e da armi." Ma chi vende più armi nel mondo sono gli Stati Uniti, non l'Unione Europea; quindi porre tutta l’attenzione sui miliardari europei è sbagliato. I principali colpevoli sono sullo stesso lato dell'Atlantico di Trump, e ciò che viene ignorato, su entrambi i lati dell'Atlantico. Il vero problema non è dall’altra parte del Mediterraneo; è dall’altra parte dell'Atlantico. Ecco dove si trova il nemico dell'Europa.
Il 7 agosto 2015, avevo scritto “Gli USA stanno distruggendo l’Europa”, dicendo che:
"In Libia, Siria, Ucraina e in altri paesi della periferia o confinanti con l’Europa, il Presidente USA Barack Obama ha perseguito una politica di destabilizzazione, e perfino bombardamenti e altre forme di assistenza militare, che hanno spinto milioni di rifugiati a lasciare quei paesi periferici per dirigersi verso l’Europa, alimentando i sentimenti di estrema destra anti-immigrazione e di conseguenza destabilizzando la situazione politica in tutta Europa, non solo sulle periferie, ma finanche nell’Europa del Nord. "
La situazione non è cambiata con Trump.
Di Eric Zuesse, 24 giugno 2018
Il 18 giugno l'attuale Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha sostenuto che la leadership della Germania e delle altre nazioni dell'UE, ha causato la crisi dei rifugiati che l'Europa sta affrontando:
"Il popolo tedesco si rivolta contro la sua leadership dal momento che l’immigrazione sta mettendo in crisi la già fragile coalizione di Berlino. La criminalità in Germania è in aumento. Un grave errore commesso in tutta Europa ammettere milioni di persone che hanno così fortemente e violentemente cambiato la sua cultura!"
Il governo USA sta chiaramente mentendo. È lo stesso governo americano ad avere causato questa crisi, che gli europei faticano ad affrontare. La crisi esisterebbe se gli Stati Uniti non avessero invaso e cercato di rovesciare (e in alcuni casi effettivamente rovesciato) i governi in Libia, Siria e altri Paesi - i posti da cui questi rifugiati stanno scappando? Il governo degli Stati Uniti e alcuni dei suoi alleati in Europa (quelli ai quali in realtà deve davvero andare parte della responsabilità di questa crisi) hanno causato queste guerre e questi colpi di Stato, ma il governo tedesco non era tra di loro, né lo erano molti altri Stati in Europa. Se il governo americano non avesse condotto queste invasioni, probabilmente neanche la Francia avrebbe partecipato. Il solo governo degli Stati Uniti è responsabile di avere creato questi rifugiati. Il governo americano stesso ha creato questo enorme fardello in Europa e ancora si rifiuta di accettare i rifugiati che esso stesso ha prodotto, dopo avere invaso e bombardato per rovesciare il governo (tra gli altri) della Libia, e poi della Siria e avendo sostenuto Al Qaeda nell'organizzare ed armare jihadisti da tutto il mondo per mandarli in Siria, per rovesciare il governo e sostituirlo con uno scelto dall’alleato-chiave mediorientale degli Stati Uniti, la famiglia reale Saudita, proprietaria dell’Arabia Saudita, e determinata a conquistare la Siria. Trump dà la colpa ad Angela Merkel per il fatto - in sostanza - che è stata alleata del regime USA, un regime aggressivo da decenni, e di cui lo stesso Trump è ora leader, anziché mettere fine alla situazione e ripristinare la democrazia negli Stati Uniti e in questo modo, ripristinare la pace e la libertà (dagli USA) nelle altre nazioni, in Europa e altrove (ad esempio in Siria, Yemen ecc.). Trump accusa la Merkel, non se stesso e il suo predecessore - cioè non le persone che nei fatti hanno creato questi rifugiati.
Non posso immaginare un’ipocrisia più pura di questa, che oggi proviene da Trump, non più da Obama, colui che, in realtà, è stato la causa del problema.
Come sostiene uno studio del 2016, "Una panoramica degli immigrati del Medio Oriente nell'UE: origine, status quo e sfide" nel suo sommario:
"L'UE ha la più alta percentuale di popolazione immigrata; ha una popolazione di 56 milioni di persone nate all'estero. E a causa della guerra perenne e del caos in Medio Oriente, l'ammontare della popolazione trasferita nella regione, soprattutto il numero dei rifugiati, è la maggiore del mondo intero... Ci sono un grande numero di rifugiati e richiedenti asilo che si dirigono verso i paesi dell'Unione Europea. Dopo la primavera araba, soprattutto dopo lo scoppio della guerra civile in Siria nel 2011 e l’ascesa dello "Stato islamico" nel 2013, l'intera UE ha sperimentato la più grande ondata di rifugiati dalla seconda guerra mondiale."
Tutte queste invasioni sono state, e sono, invasioni che provengono da paesi dove il regime degli Stati Uniti vuole rovesciare il governo.
Per comprendere l'origine più profonda di questo problema, si deve capire innanzitutto la continua ossessione del regime USA per la conquista della Russia post-comunista e post patto di Varsavia; e, in secondo luogo, è necessario comprendere la conseguente e coerente ossessione del regime USA, dopo la presunta fine della guerra fredda, di assumere il controllo dei paesi alleati della Russia, compresi non solo quelli all'interno dell'Unione Sovietica e del relativo Patto militare di Varsavia, ma anche in Medio Oriente, soprattutto Siria e Iran, ma anche Paesi come la Libia, dove il leader era di nome un sunnita, ma tuttavia in buoni rapporti con la Russia. (Il link ci fornisce la documentazione non solo di ciò che viene detto qui, ma documenta anche che l'alleanza tra le due aristocrazie, degli Stati Uniti e dell'Arabia Saudita, è essenziale all'obiettivo medio-orientale dell'aristocrazia USA; e l’aristocrazia di Israele serve come un agente essenziale dei Sauditi a questo proposito cruciale, perché i Sauditi si basano pesantemente sul regime israeliano per fare la loro attività di lobby a Washington. In altre parole: l’obiettivo permanente dell'America è quello di isolare la Russia per poter infine prendere il controllo della Russia stessa. Questa è in definitiva la causa della crisi dei rifugiati in Europa).
All’inizio della promessa era post-guerra fredda, nel 1990, il regime USA, sotto l’allora Presidente George Herbert Walker Bush, si accordò privatamente e ripetutamente con il regime URSS, sotto l’allora presidente Mikhail Gorbaciov, per porre fine alla guerra fredda – assicurando che la NATO non si sarebbe espansa “nemmeno di un centimetro verso est” – e che non ci sarebbero state ulteriori alleanze degli Stati Unite contro l’URSS (che sarebbe presto diventata la sola Russia). Il regime USA promise che non avrebbe ammesso nella NATO alcuno dei Paesi che allora facevano parte del Patto di Varsavia (Albania, Bulgaria, Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia e Romania) né dei Paesi della stessa URSS fuori dalla Russia (Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Estonia, Georgia, Kazakistan, Kirghizia, Lettonia, Lituania, Moldavia, Tagikistan, Turkmenistan, Ucraina e Uzbekistan), tranne la parte est della Germania. Il regime USA stava semplicemente mentendo. Ma il governo Russo rispettò tutti i suoi impegni. La Russia era ora intrappolata, a causa della fiducia di Gorbaciov nei bugiardi, il cui vero obiettivo era la conquista del mondo – non la pace.
Oggi la NATO include tutti i paesi dell’ex patto di Varsavia, e ora il regime USA sta puntando a portare a bordo anche la Bosnia, la Georgia, l’ex Repubblica Yugoslava di Macedonia e l’Ucraina. La Georgia e l’Ucraina sarebbero i primi paesi ex URSS – non semplicemente ex membri del patto di Varsavia, ma già parti dell’URSS stessa – ad unirsi all’alleanza militare anti-russa, se una di esse sarà ammessa. La sola possibilità che ciò accada va ben oltre quello che l’ingenuo Gorbaciov avrebbe mai potuto immaginare. Non aveva la minima idea di quanto malvagio fosse (e sia ancora) il Deep State american (quello che controlla l’America). Ma ora noi lo sappiamo. La storia è chiara e univoca a riguardo.
Il portavoce della NATO, la Brookings Institution, titolava il 15 novembre 2001, "L'allargamento della NATO prosegue; espansione dell'alleanza e completamento dell’integrazione europea " fingendo che questa espansione avesse lo scopo di aiutare i cittadini europei, e non di conquistare la Russia.
L’Ucraina ha il più lungo confine europeo della Russia, e quindi è stata il primo obiettivo degli USA. Ma prima di impadronirsene gli USA avevano provato nel 2008 ad aizzare la Georgia contro la Russia, e il georgiano Mikheil Saakashvili fu un agente statunitense chiave in quel tentativo. Saakashvili venne poi coinvolto nel violento colpo di stato che rovesciò il governo ucraino liberamente eletto nel febbraio 2014. Saakashvili organizzò il contingente georgiano di cecchini che furono mandati in Ucraina per sparare sulla folla in Piazza Maidan e che uccise sia poliziotti sia dimostranti, in modo che le pallottole sembrassero provenire dalla polizia (Berkut) e/o da altre forze del governo ucraino democraticamente eletto. (Aprite questo link per vedere due sicari georgiani che descrivono a cuor leggero la loro partecipazione al colpo di Stato, e si riferiscono al ruolo dell’ex presidente georgiano Saakashvili nel colpo. Ecco una raccolta di video più completa che descrive e mostra il colpo di stato stesso. Come ho fatto notare, la testimonianza di questi sicari georgiani è totalmente coerente con quanto ha stabilito l’indagine del Ministro degli Esteri UE il 24 febbraio 2014 riguardo i sicari che “erano gli stessi sicari che uccidevano persone di entrambi gli schieramenti” e che questi sicari provenivano “dal nuovo governo di coalizione” e non dal governo che stava per essere disarcionato - insomma si è trattato di un colpo di Stato, non di una “rivoluzione” come la gente di Obama sostenne, e come la gente di Trump ora sostiene. Il regime USA ha agenti in tutti i paesi dell’ex URSS – non solo in Europa Occidentale.
Il colpo di stato di Obama per strappare l’Ucraina alla sua precedente neutralità e farne immediatamente un paese neo-nazista selvaggiamente ostile alla Russia ha distrutto l’Ucraina – non solo dal punto di vista dell’UE, ma (e aprite il link se non lo sapete già) dal punto di vista degli stessi ucraini. Chi non vorrebbe andarsene da lì?
L’Europa ha rifugiati proveniente anche dall’Ucraina, non solo (anche se principalmente) dal Medio Oriente.
Il nemico dell’Europa non è l’élite russa, ma quella americana. Il nemico sono le industrie che controllano le multinazionali internazionali americane – non i miliardari che controllano le multinazionali russe; sono le persone che controllano il governo USA, e nessun russo, i veri decision maker, che sono dietro le politiche europee. Perché l’Europa progredisca, è necessario che gli europei sappiano chi sono i loro veri nemici. La radice di tutti i problemi sono gli USA, il falso alleato dell’Europa. L’attuale America non è l’America del Piano Marshall. Il governo USA è ormai nelle mani di gangster. E vogliono dominare il mondo. La crisi europea dei rifugiati non è che una delle semplici conseguenze.
Infatti, Obama iniziò, prima del 2011, a pianificare queste operazioni di cambio di regime in Libia, Siria e Ucraina. Ma, in ogni caso, nessuna delle operazioni di cambio di regime che hanno causato l’attuale – e senza precedenti - flusso di immigrati in Europa è iniziato a causa di quello che hanno fatto i leader europei (salvo la loro cooperazione col regime USA). Il nemico dell’Europa oggi è il governo USA, che è tutt’altro che amico dei popoli europei. Quando Trump dà la colpa di questa crisi ai leader europei sta semplicemente mentendo e calunniando.
E questo fatto è aggiuntivo alla simile bugia calunniosa di Trump contro gli stessi immigrati. L’8 maggio, il giornale tedesco Die Welt titolava: "Il numero dei reati scende al livello più basso dal 1992" e riferiva che il ministro degli interni tedesco, Horst Seehofer, annunciava le statistiche dei crimini nazionali per il 2017, dicendo: "La Germania è diventata più sicura," più sicura che negli ultimi 30 anni. Seehofer è un membro dell'amministrazione della Cancelliera Merkel che sta provando a sostituirla facendo appello alla forte parte anti-immigrazione del suo partito conservatore, ma perfino lui ha dovuto ammettere, in sostanza, che l’uscita contro gli immigrati che Trump aveva fatto il 18 giugno è una grossa bugia; l'esatto opposto della verità. Il commento twittato da Trump era quindi una calunnia non solo nei confronti della Merkel e degli altri leader europei, ma anche dei profughi che il regime degli Stati Uniti stesso aveva prodotto. Che vergogna! Quanto dovrebbe vergognarsi Trump?
La crisi dei rifugiati non è causata dai rifugiati stessi; e nemmeno dai leader europei; è dovuto al regime USA che mente praticamente sempre – le persone che controllano davvero il Governo Americano e le multinazionali americane.
Il 21 giugno, Manlio Dinucci di Global Research titolava "Il circuito della morte nel ‘Mediterraneo allargato'" e esordiva dicendo: "I media e gli attori politici, concentrati come sono sul flusso migratorio dal sud al nord attraverso il Mediterraneo, stanno trascurando gli altri flussi del mediterranei – quelli che vanno da nord a sud, composti da forze militari e da armi." Ma chi vende più armi nel mondo sono gli Stati Uniti, non l'Unione Europea; quindi porre tutta l’attenzione sui miliardari europei è sbagliato. I principali colpevoli sono sullo stesso lato dell'Atlantico di Trump, e ciò che viene ignorato, su entrambi i lati dell'Atlantico. Il vero problema non è dall’altra parte del Mediterraneo; è dall’altra parte dell'Atlantico. Ecco dove si trova il nemico dell'Europa.
Il 7 agosto 2015, avevo scritto “Gli USA stanno distruggendo l’Europa”, dicendo che:
"In Libia, Siria, Ucraina e in altri paesi della periferia o confinanti con l’Europa, il Presidente USA Barack Obama ha perseguito una politica di destabilizzazione, e perfino bombardamenti e altre forme di assistenza militare, che hanno spinto milioni di rifugiati a lasciare quei paesi periferici per dirigersi verso l’Europa, alimentando i sentimenti di estrema destra anti-immigrazione e di conseguenza destabilizzando la situazione politica in tutta Europa, non solo sulle periferie, ma finanche nell’Europa del Nord. "
La situazione non è cambiata con Trump.
16/06/18
Eurointelligence - La CDU/CSU è in aperta rivolta contro la Merkel
In Germania tira aria di crisi di governo, a causa della contrapposizione tra il ministro dell'Interno Horst Seehofer, presidente del partito democratico-cattolico bavarese CSU, e la cancelliera Angela Merkel. Oggetto dello scontro è la politica sugli immigrati: Seehofer, in vista delle elezioni di ottobre in Baviera - confine meridionale della Germania su cui convergono le rotte mediterranee e quelle balcaniche - vorrebbe il totale respingimento alle frontiere dei rifugiati già registrati in altri paesi UE; la Merkel cerca un approccio più morbido per non esacerbare gli animi nei paesi europei sul confine esterno, ed ora si trova nella difficile posizione di dipendere da accordi bilaterali con gli italiani e con i greci per la sua sopravvivenza politica. Probabilmente cercherà di offrire in cambio larghe concessioni, ma in ogni caso non farebbe che rimandare la resa dei conti: l'immigrazione continua ad essere il potenziale deflagratore dei traballanti equilibri europei. Da Eurointelligence.
della Redazione, giovedì 14 giugno 2018.
Le crisi degli immigrati sono per natura degli eventi trans-frontalieri, ma adesso ci sono altri inquietanti paralleli tra gli sviluppi in Germania e in Italia. In Germania c'è una rivolta aperta contro Angela Merkel, che ora vuole disperatamente trovare una soluzione europea in un lasso di tempo molto breve.
Secondo quanto riporta l'agenzia di stampa tedesca DPA, la Merkel la scorsa notte ha incontrato Horst Seehofer, presidente della CSU e ministro degli interni, e ha proposto un compromesso. L'idea è che la Germania concluda degli accordi bilaterali con l'Italia e la Grecia, sotto l'ombrello o almeno con l'acquiescenza della UE. Questi accordi renderebbero quindi possibile alla Germania respingere alla frontiera gli immigrati che sono già stati registrati nei due paesi. Questa è la principale richiesta di Seehofer e della CSU: il respingimento totale alla frontiera di qualsiasi rifugiato che sia già stato registrato in un altro paese membro della UE. La principale preoccupazione della Merkel, a parte il suo proprio futuro politico, è la coesione della UE se la Germania dovesse agire unilateralmente.
Quel che la storia riportata dalla DPA non dice è cosa la Merkel intenda offrire in cambio a Italia e Grecia. Forse che la Grecia non chiederebbe la riduzione del debito? E l'Italia non vorrebbe il pieno sostegno tedesco alle proprie politiche sull'immigrazione, magari a scapito di Spagna e Francia? L'Italia non domanderebbe il tacito consenso tedesco a un'inevitabile trasgressione fiscale? E la concessione non provocherebbe una ribellione nel Bundestag? O pensiamo davvero che i greci e gli italiani continueranno nella tradizione consolidata di negoziare dei pessimi accordi a loro sfavorevoli?
Non si registra nessuna risposta da parte della CSU, se non mezze frasi sul fatto che non cambieranno la propria linea, cosa insensata considerato quello che sta proponendo la Merkel. Non abbiamo dubbi che, se il compromesso della Merkel venisse accettato dagli altri stati membri, e se ricevesse il nulla osta dal Consiglio europeo, Seehofer acconsentirebbe.
Come Theresa May, la Merkel potrebbe solo guadagnare un po' di tempo, ma il momento della verità arriverà. È un problema binario: o si respingono gli immigrati alle frontiere o non lo si fa. E il tempo sta scadendo: la Baviera terrà le elezioni statali a ottobre, e non crediamo che la CSU accetterà un compromesso che non porti a un risultato sicuro l'anno successivo. Alla Merkel serve un accordo politico con Giuseppe Conte e Alexis Tsipras, e relativamente presto.
Per dare un'idea della ribellione in corso, abbiamo preso in considerazione un articolo sul Die Welt. Non è un giornale che citiamo di solito perché non sempre lo riteniamo affidabile. Ciò premesso, segnaliamo una storia secondo la quale un parlamentare della CDU ha parlato di un voto di sfiducia alla Merkel, mentre un altro ha detto che c'è una larga maggioranza all'interno del gruppo CDU nel Bundestag a favore delle posizioni di Seehofer. Questo significa che è probabile che in questo stallo Seehofer condurrà le danze.
Nel frattempo, Seehofer continua la sua ricerca di alleati europei che lo sostengano nella sua difficile posizione. Ieri ha tenuto un incontro con Sebastian Kurz a Berlino, al termine del quale Seehofer ha parlato di un'alleanza tra lui, Kurz e Matteo Salvini, il nuovo uomo forte italiano. Ha parlato di un "asse dei consenzienti" (axis of the willings), una metafora cupa e densa di pesanti significati.
Kurz ha detto che la priorità dell'Austria per la sua imminente presidenza della UE è il rafforzamento di Frontex, la polizia delle frontiere esterne, in termini di personale, fondi e mandato. Ha fatto presente che si è aperta una nuova rotta dei rifugiati - attraverso la Grecia, via Albania. La chiusura della rotta balcanica occidentale ha messo fine alla crisi del 2015/2016, ma questo sta diventando un nuovo corridoio alternativo. Secondo la FAZ, ci sono proposte per un accordo "rifugiati in cambio di denaro" con l'Albania, sulle stesse linee di quello concluso con la Turchia. Non ne saremmo sorpresi.
della Redazione, giovedì 14 giugno 2018.
Le crisi degli immigrati sono per natura degli eventi trans-frontalieri, ma adesso ci sono altri inquietanti paralleli tra gli sviluppi in Germania e in Italia. In Germania c'è una rivolta aperta contro Angela Merkel, che ora vuole disperatamente trovare una soluzione europea in un lasso di tempo molto breve.
Secondo quanto riporta l'agenzia di stampa tedesca DPA, la Merkel la scorsa notte ha incontrato Horst Seehofer, presidente della CSU e ministro degli interni, e ha proposto un compromesso. L'idea è che la Germania concluda degli accordi bilaterali con l'Italia e la Grecia, sotto l'ombrello o almeno con l'acquiescenza della UE. Questi accordi renderebbero quindi possibile alla Germania respingere alla frontiera gli immigrati che sono già stati registrati nei due paesi. Questa è la principale richiesta di Seehofer e della CSU: il respingimento totale alla frontiera di qualsiasi rifugiato che sia già stato registrato in un altro paese membro della UE. La principale preoccupazione della Merkel, a parte il suo proprio futuro politico, è la coesione della UE se la Germania dovesse agire unilateralmente.
Quel che la storia riportata dalla DPA non dice è cosa la Merkel intenda offrire in cambio a Italia e Grecia. Forse che la Grecia non chiederebbe la riduzione del debito? E l'Italia non vorrebbe il pieno sostegno tedesco alle proprie politiche sull'immigrazione, magari a scapito di Spagna e Francia? L'Italia non domanderebbe il tacito consenso tedesco a un'inevitabile trasgressione fiscale? E la concessione non provocherebbe una ribellione nel Bundestag? O pensiamo davvero che i greci e gli italiani continueranno nella tradizione consolidata di negoziare dei pessimi accordi a loro sfavorevoli?
Non si registra nessuna risposta da parte della CSU, se non mezze frasi sul fatto che non cambieranno la propria linea, cosa insensata considerato quello che sta proponendo la Merkel. Non abbiamo dubbi che, se il compromesso della Merkel venisse accettato dagli altri stati membri, e se ricevesse il nulla osta dal Consiglio europeo, Seehofer acconsentirebbe.
Come Theresa May, la Merkel potrebbe solo guadagnare un po' di tempo, ma il momento della verità arriverà. È un problema binario: o si respingono gli immigrati alle frontiere o non lo si fa. E il tempo sta scadendo: la Baviera terrà le elezioni statali a ottobre, e non crediamo che la CSU accetterà un compromesso che non porti a un risultato sicuro l'anno successivo. Alla Merkel serve un accordo politico con Giuseppe Conte e Alexis Tsipras, e relativamente presto.
Per dare un'idea della ribellione in corso, abbiamo preso in considerazione un articolo sul Die Welt. Non è un giornale che citiamo di solito perché non sempre lo riteniamo affidabile. Ciò premesso, segnaliamo una storia secondo la quale un parlamentare della CDU ha parlato di un voto di sfiducia alla Merkel, mentre un altro ha detto che c'è una larga maggioranza all'interno del gruppo CDU nel Bundestag a favore delle posizioni di Seehofer. Questo significa che è probabile che in questo stallo Seehofer condurrà le danze.
Nel frattempo, Seehofer continua la sua ricerca di alleati europei che lo sostengano nella sua difficile posizione. Ieri ha tenuto un incontro con Sebastian Kurz a Berlino, al termine del quale Seehofer ha parlato di un'alleanza tra lui, Kurz e Matteo Salvini, il nuovo uomo forte italiano. Ha parlato di un "asse dei consenzienti" (axis of the willings), una metafora cupa e densa di pesanti significati.
Kurz ha detto che la priorità dell'Austria per la sua imminente presidenza della UE è il rafforzamento di Frontex, la polizia delle frontiere esterne, in termini di personale, fondi e mandato. Ha fatto presente che si è aperta una nuova rotta dei rifugiati - attraverso la Grecia, via Albania. La chiusura della rotta balcanica occidentale ha messo fine alla crisi del 2015/2016, ma questo sta diventando un nuovo corridoio alternativo. Secondo la FAZ, ci sono proposte per un accordo "rifugiati in cambio di denaro" con l'Albania, sulle stesse linee di quello concluso con la Turchia. Non ne saremmo sorpresi.
14/06/18
Eurointelligence - La crisi migratoria 2.0
Da Eurointelligence il punto sull'attuale situazione di tensione internazionale che coinvolge l'Italia, con un approfondimento sul contemporaneo dibattito che si sta svolgendo in Germania
L'attuale crisi migratoria è potenzialmente più grave di quella del 2015. Nel 2015, l'arrivo dei flussi di rifugiati siriani ha provocato danni permanenti alla leadership di Angela Merkel, ma senza ferirla mortalmente. Tuttavia quella crisi non ha quanto meno spezzato il fronte dei grandi paesi.
Questo è invece esattamente ciò che sta accadendo ora. La decisione di Matteo Salvini di bloccare l'arrivo della nave Aquarius, con 629 rifugiati a bordo, pone l'Italia in contrapposizione con Francia e Spagna. E, attraverso un complicato processo politico, la Germania potrebbe ironicamente finire dal lato dell'Italia. Gli studiosi della prima guerra mondiale ritrovano uno scenario familiare.
La decisione di Salvini ha scatenato una reazione rabbiosa dalla Francia, con Gabriel Attal, portavoce del partito LREM di Emmanuel Macron, citato dalla stampa italiana, dice che il comportamento dell'Italia è stato vomitevole. Lo stesso Macron ha definito la decisione irresponsabile e cinica. Il Corriere della Sera riferisce che un vertice pianificato tra Macron e Giuseppe Conte domani è a rischio a causa di tali commenti.
In un'intervista al Corriere della Sera, Salvini ha definito la reazione francese ipocrita, visti i precedenti della Francia nel respingere i rifugiati. Ha inoltre ricordato come il precedente governo francese abbia bloccato il principale valico di frontiera franco-italiano a Ventimiglia nel 2015/2016, per impedire l’ingresso in Francia di diecimila rifugiati sbarcati in Italia. Fra questi vi erano molte donne e bambini. Ricordiamo che questo atto, insieme alla chiusura del passo del Brennero da parte dell'Austria, hanno dato origine in Italia a una fortissima protesta politica,che è stata ampiamente ignorata in altre parti d'Europa. E per finire, Salvini ieri ha twittato in stile Trump che il principio con cui condurrà qualsiasi coordinamento internazionale è: #primagliitaliani.
Nella sua intervista, Salvini ha anche menzionato una conversazione avuta con Horst Seehofer, il ministro degli interni tedesco e il capo della CSU. Su questo tema Seehofer e Salvini sono in sintonia. È inquietante il fatto che contemporaneamente in Germania sia in corso un dibattito che potrebbe potenzialmente diventare molto serio. Seehofer è un feroce critico della politica di immigrazione della Merkel. Come ministro degli Interni, aveva annunciato di pubblicare un white paper questa settimana sulla stessa scia di Salvini - per bloccare tutti i rifugiati alla frontiera. Finora Merkel era riuscita ad impedirlo, ma ora sta affrontando una forte reazione tra i suoi stessi membri del partito, molti dei quali sono d’accordo con Seehofer su questo punto. Alexander Dobrindt, capogruppo della CSU nel Bundestag, ha chiarito che la CSU non è pronta a scendere a compromessi su questo tema. Né la CSU è pronta ad accettare la proposta della Merkel di attendere fino al vertice UE del 28/29 giugno, poiché il vertice non risolverà comunque il problema.
La Sueddeutsche Zeitung riferisce stamattina che la Merkel è stata sottoposta a molte pressioni dall'interno della CDU stessa durante una riunione di ieri del gruppo congiunto CDU/CSU al Bundestag. Ha prevalso la mozione presentata dal leader del gruppo Volker Kauder di rinviare qualsiasi decisione fino a ulteriori colloqui, ma dei 13 parlamentari che si sono pronunciati durante la seduta, 11 si sono espressi contro la Merkel e gli altri due non hanno preso posizione. Die Welt riferisce che la Merkel era visibilmente scossa dopo l'incontro. Merkel e Seehofer dicono di voler cercare un compromesso nei prossimi giorni - il che sembra in contrasto con la posizione ufficiale della CSU di non accettare compromessi. Uno dei motivi per cui la Merkel fa resistenza è il rischio che questa questione presenta di creare uno stallo nell'UE e per la grande coalizione stessa.
Questa combinazione di politica tedesca e italiana rappresenta una sfida potenzialmente molto seria per l'UE. La Commissione è in qualche modo coinvolta, così come la Merkel. Salvini chiede all'UE di proteggere le frontiere italiane, ma perché ciò abbia un senso sarebbe necessaria una svolta politica dell'UE per la quale non è detto che ci sia un consenso diffuso. Inoltre, non bisogna sottovalutare che questa crisi potrà avere nel dibattito italiano sul futuro dell'euro.
Sánchez: una scelta avventata?
Considerando che due settimane fa Pedro Sánchez non si aspettava di diventare PM, e considerata l’urgente situazione di crisi a bordo della nave di soccorso Aquarius, è ragionevole chiedersi se la decisione di permettere alla nave di sbarcare a Valencia sia stata impulsiva e se Sánchez abbia riflettuto bene sulle sue conseguenze. Così commenta Pablo Suanzes, corrispondente di El Mundo a Bruxelles. La decisione è stata generalmente ben accolta in Spagna, e Suanzes afferma che l'Europa ha bisogno di gesti come quello di Sánchez. Allo stesso tempo però ribadisce la necessità di una strategia più ampia, in mancanza della quale lo stesso Sánchez rischia di aver fatto un passo più lungo della gamba.
La prima conseguenza è aver fatto vincere a Matteo Salvini il braccio di ferro con Malta e la Commissione europea sulle vite di oltre 600 persone. Ciò conferisce a Salvini credibilità con i suoi elettori, con ripercussioni anche in merito di diritto internazionale e marittimo. Le questioni migratoria ed identitaria stanno rapidamente diventando l'asse del dibattito politico in Europa, determinanti sugli esiti di diverse recenti elezioni nazionali. In quanto questione europea, ha un impatto sulle frontiere esterne, sulla sopravvivenza delle frontiere interne aperte di Schengen e sulla riforma dei regolamenti di Dublino sull'asilo, bloccata al Consiglio. Questo non è un problema che possa essere risolto con gesti dimostrativi di buona volontà. Si profila un parallelismo con la situazione politica in Germania dopo l’apertura delle frontiere da parte della Merkel.
- L'Europa sta vivendo una nuova crisi migratoria - le relazioni diplomatiche tra Francia e Italia hanno raggiunto il punto più basso dopo la decisione di Matteo Salvini di bloccare una nave di rifugiati;
- - Emmanuel Macron ha definito Salvini irresponsabile e cinico, mentre Salvini ha accusato i francesi di ipocrisia, tenendo conto del numero di rifugiati respinti dalla Francia;
- - Si intravede un'alleanza politica tra Salvini e Horst Seehofer, il ministro degli interni tedesco, che potrebbe potenzialmente far saltare la grande coalizione in Germania.
L'attuale crisi migratoria è potenzialmente più grave di quella del 2015. Nel 2015, l'arrivo dei flussi di rifugiati siriani ha provocato danni permanenti alla leadership di Angela Merkel, ma senza ferirla mortalmente. Tuttavia quella crisi non ha quanto meno spezzato il fronte dei grandi paesi.
Questo è invece esattamente ciò che sta accadendo ora. La decisione di Matteo Salvini di bloccare l'arrivo della nave Aquarius, con 629 rifugiati a bordo, pone l'Italia in contrapposizione con Francia e Spagna. E, attraverso un complicato processo politico, la Germania potrebbe ironicamente finire dal lato dell'Italia. Gli studiosi della prima guerra mondiale ritrovano uno scenario familiare.
La decisione di Salvini ha scatenato una reazione rabbiosa dalla Francia, con Gabriel Attal, portavoce del partito LREM di Emmanuel Macron, citato dalla stampa italiana, dice che il comportamento dell'Italia è stato vomitevole. Lo stesso Macron ha definito la decisione irresponsabile e cinica. Il Corriere della Sera riferisce che un vertice pianificato tra Macron e Giuseppe Conte domani è a rischio a causa di tali commenti.
In un'intervista al Corriere della Sera, Salvini ha definito la reazione francese ipocrita, visti i precedenti della Francia nel respingere i rifugiati. Ha inoltre ricordato come il precedente governo francese abbia bloccato il principale valico di frontiera franco-italiano a Ventimiglia nel 2015/2016, per impedire l’ingresso in Francia di diecimila rifugiati sbarcati in Italia. Fra questi vi erano molte donne e bambini. Ricordiamo che questo atto, insieme alla chiusura del passo del Brennero da parte dell'Austria, hanno dato origine in Italia a una fortissima protesta politica,che è stata ampiamente ignorata in altre parti d'Europa. E per finire, Salvini ieri ha twittato in stile Trump che il principio con cui condurrà qualsiasi coordinamento internazionale è: #primagliitaliani.
Nella sua intervista, Salvini ha anche menzionato una conversazione avuta con Horst Seehofer, il ministro degli interni tedesco e il capo della CSU. Su questo tema Seehofer e Salvini sono in sintonia. È inquietante il fatto che contemporaneamente in Germania sia in corso un dibattito che potrebbe potenzialmente diventare molto serio. Seehofer è un feroce critico della politica di immigrazione della Merkel. Come ministro degli Interni, aveva annunciato di pubblicare un white paper questa settimana sulla stessa scia di Salvini - per bloccare tutti i rifugiati alla frontiera. Finora Merkel era riuscita ad impedirlo, ma ora sta affrontando una forte reazione tra i suoi stessi membri del partito, molti dei quali sono d’accordo con Seehofer su questo punto. Alexander Dobrindt, capogruppo della CSU nel Bundestag, ha chiarito che la CSU non è pronta a scendere a compromessi su questo tema. Né la CSU è pronta ad accettare la proposta della Merkel di attendere fino al vertice UE del 28/29 giugno, poiché il vertice non risolverà comunque il problema.
La Sueddeutsche Zeitung riferisce stamattina che la Merkel è stata sottoposta a molte pressioni dall'interno della CDU stessa durante una riunione di ieri del gruppo congiunto CDU/CSU al Bundestag. Ha prevalso la mozione presentata dal leader del gruppo Volker Kauder di rinviare qualsiasi decisione fino a ulteriori colloqui, ma dei 13 parlamentari che si sono pronunciati durante la seduta, 11 si sono espressi contro la Merkel e gli altri due non hanno preso posizione. Die Welt riferisce che la Merkel era visibilmente scossa dopo l'incontro. Merkel e Seehofer dicono di voler cercare un compromesso nei prossimi giorni - il che sembra in contrasto con la posizione ufficiale della CSU di non accettare compromessi. Uno dei motivi per cui la Merkel fa resistenza è il rischio che questa questione presenta di creare uno stallo nell'UE e per la grande coalizione stessa.
Questa combinazione di politica tedesca e italiana rappresenta una sfida potenzialmente molto seria per l'UE. La Commissione è in qualche modo coinvolta, così come la Merkel. Salvini chiede all'UE di proteggere le frontiere italiane, ma perché ciò abbia un senso sarebbe necessaria una svolta politica dell'UE per la quale non è detto che ci sia un consenso diffuso. Inoltre, non bisogna sottovalutare che questa crisi potrà avere nel dibattito italiano sul futuro dell'euro.
Sánchez: una scelta avventata?
Considerando che due settimane fa Pedro Sánchez non si aspettava di diventare PM, e considerata l’urgente situazione di crisi a bordo della nave di soccorso Aquarius, è ragionevole chiedersi se la decisione di permettere alla nave di sbarcare a Valencia sia stata impulsiva e se Sánchez abbia riflettuto bene sulle sue conseguenze. Così commenta Pablo Suanzes, corrispondente di El Mundo a Bruxelles. La decisione è stata generalmente ben accolta in Spagna, e Suanzes afferma che l'Europa ha bisogno di gesti come quello di Sánchez. Allo stesso tempo però ribadisce la necessità di una strategia più ampia, in mancanza della quale lo stesso Sánchez rischia di aver fatto un passo più lungo della gamba.
La prima conseguenza è aver fatto vincere a Matteo Salvini il braccio di ferro con Malta e la Commissione europea sulle vite di oltre 600 persone. Ciò conferisce a Salvini credibilità con i suoi elettori, con ripercussioni anche in merito di diritto internazionale e marittimo. Le questioni migratoria ed identitaria stanno rapidamente diventando l'asse del dibattito politico in Europa, determinanti sugli esiti di diverse recenti elezioni nazionali. In quanto questione europea, ha un impatto sulle frontiere esterne, sulla sopravvivenza delle frontiere interne aperte di Schengen e sulla riforma dei regolamenti di Dublino sull'asilo, bloccata al Consiglio. Questo non è un problema che possa essere risolto con gesti dimostrativi di buona volontà. Si profila un parallelismo con la situazione politica in Germania dopo l’apertura delle frontiere da parte della Merkel.
18/04/18
La violenta realtà della Svezia sta sostituendo la sua immagine pacifica
Nonostante il concetto di “modello svedese” tenda a far percepire questo paese come un esempio di sicurezza e tolleranza, la realtà che ormai non si può più nascondere è che la Svezia viene sempre più additata come un caso di integrazione fallita. Lo riporta un articolo pubblicato sul sito Politico: gli eventi di cronaca smentiscono puntualmente i funzionari governativi, che cercano ancora di trasmettere il messaggio che “l’integrazione procede bene”. Ormai i paesi confinanti considerano sempre più la Svezia come monito vivente di quello che succede a una nazione che accetta un’immigrazione incontrollata ben oltre la sua capacità di efficace integrazione.
Di Paulina Neuding, 16 aprile 2018
Stoccolma — La Svezia potrà anche essere nota per la sua musica pop, per l’IKEA e per il suo sistema di protezione sociale generoso. Ma è sempre più associata anche a un numero crescente di reclute dello Stato Islamico, alle esplosioni e agli assalti con bombe a mano.
All’inizio dell’anno, nel giro di due settimane, nel paese ci sono state cinque esplosioni. Ormai la cosa non è inusuale – gli Svedesi si sono abituati ai titoloni sui crimini violenti, alle intimidazioni dei testimoni e alle esecuzioni delle gang. In un paese a lungo noto per la sua sicurezza, gli elettori hanno scelto “legge e ordine” come la questione più importante alla vigilia delle elezioni di settembre.
Tuttavia l’argomento del crimine è delicato, e il dibattito sulla questione, nella società scandinava in cui il consenso viene orientato dai media, viene delimitato dai tabù.
Per comprendere la questione del crimine in Svezia, è importante notare che la Svezia ha tratto beneficio dal diffuso declino della violenza omicida nelle società occidentali, in particolare per quello che riguarda la violenza spontanea e le uccisioni legate all’alcolismo. Tuttavia il calo totale degli omicidi in Svezia è stato molto minore che nei paesi confinanti.
Gli omicidi legati alle gang, ormai principalmente un fenomeno legato a uomini con un background da immigrati nelle comunità parallele del paese, sono aumentati da 4 all’anno nei primi anni ’90 a circa 40 nello scorso anno. A causa di ciò, la Svezia è passata da essere un paese con un basso livello di criminalità ad avere tassi di omicidi significativamente più alti rispetto alla media dei paesi dell’Europa Occidentale. Il disordine sociale, con auto date a fuoco, attacchi ai primi soccorritori e persino rivolte, è un fenomeno ricorrente.
Le sparatorie sono diventate così comuni che non ottengono più nemmeno i titoli dei giornali, a meno che siano spettacolari o implichino omicidi. Le notizie degli assalti sono velocemente rimpiazzate dai titoli sugli eventi sportivi e sulle celebrità, e i lettori sono ormai desensibilizzati nei confronti della violenza. Per la generazione precedente, bombe contro la polizia e rivolte erano eventi estremamente rari. Oggi leggere di questi incidenti è considerato parte della normalità quotidiana.
Il crescente livello di violenza non è passato inosservato da parte dei vicini scandinavi della Svezia. I norvegesi usano comunemente la frase “condizioni svedesi” per descrivere il crimine e il disordine sociale. Il punto di vista della Danimarca è stato esplicitato quando il presidente della NATO e Primo ministro danese Anders Fogh Rasmussen ha dichiarato in un’intervista a una TV svedese: “Uso spesso la Svezia come esempio deterrente”.
Come reazione il governo svedese ha lanciato una campagna internazionale per “l’immagine della Svezia” per minimizzare la crescita del crimine, sia con una strategia sui media sia attraverso campagne pagate con i soldi delle tasse. Durante una visita alla Casa Bianca lo scorso marzo, il Primo ministro svedese Stefan Löfven ha ammesso che il suo paese ha problemi con la criminalità e in particolare con le sparatorie, ma ha negato l’esistenza di “zone no-go” (zone in pratica al di fuori del controllo dello Stato, dove è pericoloso avventurarsi, NdVdE). Il ministro dell’istruzione svedese, Gustav Fridolin, è stato in Ungheria ed ha lanciato lo stesso messaggio.
Ma la realtà è diversa per chi vive sul territorio: il capo del sindacato dei paramedici Ambulansförbundet, Gordon Grattidge, e il suo predecessore Henrik Johansson mi hanno riferito recentemente in un’intervista che alcuni isolati sono senza dubbio delle zone no-go per le ambulanze – a meno che non vengano scortate dalla polizia.
Gli svedesi non sono abituati a grandiose manifestazioni di orgoglio nazionale, ma il concetto di un “Modello svedese” – quello su cui il paese ha molto da insegnare al mondo – è una parte essenziale nell'immagine di sé della nazione.
Dal momento che il crimine è intimamente legato al fallimento del paese nell’integrazione degli immigrati, la crescita della violenza è un argomento delicato. Quando il governo svedese e l’opposizione si riferiscono alla Svezia come una “superpotenza umanitaria”, perché ha aperto le porte a più immigrati in relazione al numero di abitanti rispetto a tutti gli altri paesi dell’UE, ci credono davvero. Il che ha provocato contorsioni notevoli.
In marzo, il ministro del Mercato del lavoro, Ylva Johansson, è apparsa alla BBC, dove ha dichiarato che il numero di casi di stupri e violenze sessuali stava “diminuendo, diminuento, diminuendo”. In realtà, era vero proprio il contrario, cosa che la Johansson ha più tardi ammesso, scusandosi.
Analogamente, in un editoriale sul Washington Post, l’ex Primo Ministro Carl Bildt ha descritto la politica di immigrazione del paese come una storia di successo. Non si è soffermato sulla questione dei crimini violenti. A seguito di ripetuti attacchi a dicembre contro istituzioni ebree – incluso il bombardamento di una sinagoga a Göteborg – Bildt ha utilizzato lo stesso giornale per sostenere che l’antisemitismo non è un problema rilevante in Svezia.
“Storicamente, in Svezia sono stati i cattolici ad essere visti come una minaccia pericolosa, che doveva essere combattuta e limitata” ha sostento Bildt, apparentemente inconsapevole che le leggi da lui citate si applicavano anche agli ebrei. I matrimoni misti erano illegali e l’ostilità si basava sull’idea che gli ebrei fossero una razza inferiore. Il tentativo di Bildt di relativizzare l’attuale antisemitismo con argomenti storici strani ed errati dimostra quanto nervosamente le élite svedesi reagiscono alle notizie negative che riguardano il loro paese.
Un altro esempio spettacolare è il sito ufficiale del governo, nella sezione “Fatti riguardo all’immigrazione, all’integrazione e al crimine in Svezia”, che vorrebbe sfatare i miti riguardanti il paese. Una delle “false affermazioni” che il governo vorrebbe sfatare è che “non molto tempo fa, la Svezia ha conosciuto il suo primo attacco terroristico di stampo islamico”.
La cosa è sorprendente, considerate che il Jihadista uzbeko Rakhmat Akilov si è dichiarato colpevole dell’assalto terroristico su un camion che ha ucciso cinque persone a Stoccolma lo scorso aprile e ha giurato fedeltà all’ISIS prima dell’assalto stesso. Akilov, che al momento è sotto processo, ha orgogliosamente ribadito il suo sostegno all’ISIS e dichiarato che il suo intento era di uccidere cittadini svedesi. Aveva inoltre contatti documentati con jihadisti internazionali.
Il pretesto del governo per negare l’attacco terroristico islamico in Svezia è che nessun gruppo islamico l’ha rivendicato ufficialmente. Data l’importanza che oggi viene attribuita alla lotta alle “fake news”, la manomissione da parte del governo svedese di fatti politicamente scomodi risulta particolarmente irresponsabile.
A volte serve un osservatore esterno per mettere le cose nella giusta prospettiva. Un recente articolo di Bojan Pancevski sul Sunday Times di Londra ha puntato l'attenzione sull’immigrazione e i crimini violenti. L’articolo ha destato scalpore in Svezia e viene visto da molti almeno in parte come il motivo per cui i ministri degli Esteri del Regno Unito e del Canada hanno emesso “consigli per chi viaggia” nei riguardi del paese, citando il rischio di esplosioni e crimini legati alle gang. “Danno l'idea che la violenza sia fuori controllo”, ha dichiarato Stefan Sintéus, il capo della polizia di Malmö.
Non sembra che il capo della polizia si renda conto che sia i “consigli per chi viaggia”, sia l’articolo possano riflettere una qualche realtà. Dopo tutto, solo pochi giorni prima la stazione di polizia di Malmö era stata oggetto di un assalto con bombe a mano. Mentre nei primi giorni del mese una macchina della polizia è stata distrutta da un’esplosione, sempre nella stessa città.
I funzionari forse saranno rassegnati alla situazione. Ma per un paese dell’Europa Occidentale in tempo di pace, è ragionevole ritenere questi livelli di violenza come fuori controllo.
Di Paulina Neuding, 16 aprile 2018
Stoccolma — La Svezia potrà anche essere nota per la sua musica pop, per l’IKEA e per il suo sistema di protezione sociale generoso. Ma è sempre più associata anche a un numero crescente di reclute dello Stato Islamico, alle esplosioni e agli assalti con bombe a mano.
All’inizio dell’anno, nel giro di due settimane, nel paese ci sono state cinque esplosioni. Ormai la cosa non è inusuale – gli Svedesi si sono abituati ai titoloni sui crimini violenti, alle intimidazioni dei testimoni e alle esecuzioni delle gang. In un paese a lungo noto per la sua sicurezza, gli elettori hanno scelto “legge e ordine” come la questione più importante alla vigilia delle elezioni di settembre.
Tuttavia l’argomento del crimine è delicato, e il dibattito sulla questione, nella società scandinava in cui il consenso viene orientato dai media, viene delimitato dai tabù.
Per comprendere la questione del crimine in Svezia, è importante notare che la Svezia ha tratto beneficio dal diffuso declino della violenza omicida nelle società occidentali, in particolare per quello che riguarda la violenza spontanea e le uccisioni legate all’alcolismo. Tuttavia il calo totale degli omicidi in Svezia è stato molto minore che nei paesi confinanti.
Gli omicidi legati alle gang, ormai principalmente un fenomeno legato a uomini con un background da immigrati nelle comunità parallele del paese, sono aumentati da 4 all’anno nei primi anni ’90 a circa 40 nello scorso anno. A causa di ciò, la Svezia è passata da essere un paese con un basso livello di criminalità ad avere tassi di omicidi significativamente più alti rispetto alla media dei paesi dell’Europa Occidentale. Il disordine sociale, con auto date a fuoco, attacchi ai primi soccorritori e persino rivolte, è un fenomeno ricorrente.
Le sparatorie sono diventate così comuni che non ottengono più nemmeno i titoli dei giornali, a meno che siano spettacolari o implichino omicidi. Le notizie degli assalti sono velocemente rimpiazzate dai titoli sugli eventi sportivi e sulle celebrità, e i lettori sono ormai desensibilizzati nei confronti della violenza. Per la generazione precedente, bombe contro la polizia e rivolte erano eventi estremamente rari. Oggi leggere di questi incidenti è considerato parte della normalità quotidiana.
Il crescente livello di violenza non è passato inosservato da parte dei vicini scandinavi della Svezia. I norvegesi usano comunemente la frase “condizioni svedesi” per descrivere il crimine e il disordine sociale. Il punto di vista della Danimarca è stato esplicitato quando il presidente della NATO e Primo ministro danese Anders Fogh Rasmussen ha dichiarato in un’intervista a una TV svedese: “Uso spesso la Svezia come esempio deterrente”.
Come reazione il governo svedese ha lanciato una campagna internazionale per “l’immagine della Svezia” per minimizzare la crescita del crimine, sia con una strategia sui media sia attraverso campagne pagate con i soldi delle tasse. Durante una visita alla Casa Bianca lo scorso marzo, il Primo ministro svedese Stefan Löfven ha ammesso che il suo paese ha problemi con la criminalità e in particolare con le sparatorie, ma ha negato l’esistenza di “zone no-go” (zone in pratica al di fuori del controllo dello Stato, dove è pericoloso avventurarsi, NdVdE). Il ministro dell’istruzione svedese, Gustav Fridolin, è stato in Ungheria ed ha lanciato lo stesso messaggio.
Ma la realtà è diversa per chi vive sul territorio: il capo del sindacato dei paramedici Ambulansförbundet, Gordon Grattidge, e il suo predecessore Henrik Johansson mi hanno riferito recentemente in un’intervista che alcuni isolati sono senza dubbio delle zone no-go per le ambulanze – a meno che non vengano scortate dalla polizia.
Gli svedesi non sono abituati a grandiose manifestazioni di orgoglio nazionale, ma il concetto di un “Modello svedese” – quello su cui il paese ha molto da insegnare al mondo – è una parte essenziale nell'immagine di sé della nazione.
Dal momento che il crimine è intimamente legato al fallimento del paese nell’integrazione degli immigrati, la crescita della violenza è un argomento delicato. Quando il governo svedese e l’opposizione si riferiscono alla Svezia come una “superpotenza umanitaria”, perché ha aperto le porte a più immigrati in relazione al numero di abitanti rispetto a tutti gli altri paesi dell’UE, ci credono davvero. Il che ha provocato contorsioni notevoli.
In marzo, il ministro del Mercato del lavoro, Ylva Johansson, è apparsa alla BBC, dove ha dichiarato che il numero di casi di stupri e violenze sessuali stava “diminuendo, diminuento, diminuendo”. In realtà, era vero proprio il contrario, cosa che la Johansson ha più tardi ammesso, scusandosi.
Analogamente, in un editoriale sul Washington Post, l’ex Primo Ministro Carl Bildt ha descritto la politica di immigrazione del paese come una storia di successo. Non si è soffermato sulla questione dei crimini violenti. A seguito di ripetuti attacchi a dicembre contro istituzioni ebree – incluso il bombardamento di una sinagoga a Göteborg – Bildt ha utilizzato lo stesso giornale per sostenere che l’antisemitismo non è un problema rilevante in Svezia.
“Storicamente, in Svezia sono stati i cattolici ad essere visti come una minaccia pericolosa, che doveva essere combattuta e limitata” ha sostento Bildt, apparentemente inconsapevole che le leggi da lui citate si applicavano anche agli ebrei. I matrimoni misti erano illegali e l’ostilità si basava sull’idea che gli ebrei fossero una razza inferiore. Il tentativo di Bildt di relativizzare l’attuale antisemitismo con argomenti storici strani ed errati dimostra quanto nervosamente le élite svedesi reagiscono alle notizie negative che riguardano il loro paese.
Un altro esempio spettacolare è il sito ufficiale del governo, nella sezione “Fatti riguardo all’immigrazione, all’integrazione e al crimine in Svezia”, che vorrebbe sfatare i miti riguardanti il paese. Una delle “false affermazioni” che il governo vorrebbe sfatare è che “non molto tempo fa, la Svezia ha conosciuto il suo primo attacco terroristico di stampo islamico”.
La cosa è sorprendente, considerate che il Jihadista uzbeko Rakhmat Akilov si è dichiarato colpevole dell’assalto terroristico su un camion che ha ucciso cinque persone a Stoccolma lo scorso aprile e ha giurato fedeltà all’ISIS prima dell’assalto stesso. Akilov, che al momento è sotto processo, ha orgogliosamente ribadito il suo sostegno all’ISIS e dichiarato che il suo intento era di uccidere cittadini svedesi. Aveva inoltre contatti documentati con jihadisti internazionali.
Il pretesto del governo per negare l’attacco terroristico islamico in Svezia è che nessun gruppo islamico l’ha rivendicato ufficialmente. Data l’importanza che oggi viene attribuita alla lotta alle “fake news”, la manomissione da parte del governo svedese di fatti politicamente scomodi risulta particolarmente irresponsabile.
A volte serve un osservatore esterno per mettere le cose nella giusta prospettiva. Un recente articolo di Bojan Pancevski sul Sunday Times di Londra ha puntato l'attenzione sull’immigrazione e i crimini violenti. L’articolo ha destato scalpore in Svezia e viene visto da molti almeno in parte come il motivo per cui i ministri degli Esteri del Regno Unito e del Canada hanno emesso “consigli per chi viaggia” nei riguardi del paese, citando il rischio di esplosioni e crimini legati alle gang. “Danno l'idea che la violenza sia fuori controllo”, ha dichiarato Stefan Sintéus, il capo della polizia di Malmö.
Non sembra che il capo della polizia si renda conto che sia i “consigli per chi viaggia”, sia l’articolo possano riflettere una qualche realtà. Dopo tutto, solo pochi giorni prima la stazione di polizia di Malmö era stata oggetto di un assalto con bombe a mano. Mentre nei primi giorni del mese una macchina della polizia è stata distrutta da un’esplosione, sempre nella stessa città.
I funzionari forse saranno rassegnati alla situazione. Ma per un paese dell’Europa Occidentale in tempo di pace, è ragionevole ritenere questi livelli di violenza come fuori controllo.
01/03/18
Finalmente la Merkel ammette l’esistenza delle zone “No-Go" tedesche, promette di eliminarle
Dopo che il mainstream ha fatto di tutto per negarne l'esistenza, la Cancelliera tedesca Merkel è costretta a parlare delle zone "no-go" tedesche, riconoscendone la pericolosità e impegnandosi ad eliminarle. Ormai perfino coloro che hanno propagandato la politica delle "porte aperte" sono costretti a riposizionarsi politicamente, sposando le iniziative degli stessi governi che loro criticavano, come il governo ungherese, polacco e bulgaro.
Di Zero Hedge, 27 febbraio 2018
A seguito della nuova cooperazione tra i conservatori tedeschi e i Social Democratici (SPD) su diverse questioni politiche, la Cancelliera tedesca Angela Merkel ha concesso un'intervista alla trasmissione TV tedesca RTL Aktuell, dove ha discusso di molte posizioni politiche – inclusa l’ammissione dell’esistenza di zone “no-go” in Germania, e la necessità di fare qualcosa a riguardo.
A causa di un aumento dei reati commessi da immigrati, i funzionari tedeschi hanno iniziato lentamente ad ammettere l’impatto negativo causato dall’ondata di immigrati accolta a seguito dei disordini in Libia e nelle regioni circostanti – fino al punto di offrire migliaia di euro a coloro a cui veniva rigettata la richiesta di asilo.
Questo programma, che il governo ha chiamato “Il tuo paese. Il tuo futuro. Adesso!” continuerà fino a febbraio del prossimo anno. I singoli immigrati possono ricevere fino a mille euro se scelgono volontariamente di tornare a casa, mentre le famiglie possono ricevere fino a tremila euro per fare la stessa cosa. Questo aiuto è pensato per aiutare i richiedenti asilo la cui richiesta viene rigettata ad integrarsi nuovamente nel loro paese di origine – Quartz
Mentre parlava di voler mantenere la Germania un posto sicuro, la Merkel ha detto che “per me è sempre importante che la sicurezza interna sia compito dello stato, lo stato ha il monopolio del potere, lo stato deve assicurarsi che i cittadini abbiano il diritto di essere al sicuro, in qualsiasi momento si incontrino o si muovano in un posto pubblico”.
Poi la Merkel ha discusso l’esecuzione della politica “tolleranza zero” tedesca:
“Questo significa, per esempio, che devono essere eliminate le zone “no-go”, e che non è accettabile che vi siano posti dove nessuno si azzarda a entrare. Questi posti esistono, vanno chiamati col loro nome e bisogna fare qualcosa a riguardo. E io penso che Thomas de Maizière abbia fatto un ottimo lavoro come Ministro dell’Interno, ma ora diciamo anche che vogliamo una legge per la polizia, non possiamo avere differenti standard di sicurezza in diverse regioni e le regole devono essere più uniformi possibile”.
Dopo il drammatico afflusso di immigrati in maggioranza nordafricani, molte pubblicazioni tedesche hanno documentato il problema crescente delle zone “no-go” – zone dove è pericoloso viaggiare per i cittadini non musulmani.
Il quotidiano Bild, la rivista Focus, e altri, hanno identificato (qui, qui e qui) più di 40 “aree problematiche” (Problemviertel) in Germania. Si tratta di zone dove l’alta concentrazione di immigrati, l’alto tasso di disoccupazione e la dipendenza cronica dallo stato sociale, combinata con la decadenza urbana, sono diventate incubatori di anarchia.
In un articolo intitolato “Rapporto sui ghetti in Germania”, la Bild descrive queste aree come “ghetti in espansione, società parallele e zone no-go”. Queste includono: Berlin-Neukölln, Bremerhaven-Lehe/Bremen-Huchting, Cologne-Chorweiler, Dortmund-Nordstadt, Duisburg-Marxloh, Essen-Altenessen, Hamburg-Eidelstedt, Kaiserslautern-Asternweg, Mannheim-Neckarstadt West and Pforzheim-Oststadt.
Il problema delle zone no-go è particolarmente grave nella North Rhine-Westphalia (NRW), la regione più popolosa della Germania. Secondo il Rheinische Post, le zone problematiche della NRW includono:
Aachen, Bielefeld, Bochum, Bonn, Bottrop, Dorsten, Duisburg, Düsseldorf, Essen, Euskirchen, Gelsenkirchen-Süd, Gladbeck, Hagen, Hamm, Heinsberg, Herne, Iserlohn, Kleve, Cologne, Lippe, Lüdenscheid, Marl, Mettmann, Minden, Mönchengladbach, Münster, Neuss, Oberhausen, Recklinghausen, Remscheid, Rhein-Erft-Kreis, Rhein-Sieg-Kreis, Solingen, Unna, Witten and Wuppertal. -Gatestone Institute
Il Presidente del sindacato dei Poliziotti tedeschi, Rainer Wendt, ha dichiarato che: “A Berlino o nel nord di Duisburg ci sono quartieri dove i colleghi non si azzardano nemmeno a fermare la macchina – perché sanno che verrebbero circondati da 40 o 50 uomini.” Questi attacchi equivalgono a una “sfida deliberata all’autorità dello stato – attacchi durante i quali gli autori esprimono il loro disprezzo per la nostra società”.
Ci sono un sacco di altre storie che a quanto pare non riescono mai ad uscire sui media mainstream europei, ma che sono state documentate da gruppi come il Gatestone Institute.
“Una volta il Duisburg-Marxloh era una zona residenziale e commerciale molto popolare. Ora i clan si sono impossessati delle strade. La polizia è impotente. Inoltrarsi nel distretto è da incubo” – dice il canale TV N24.
La polizia dice di essere in allarme per la brutalità e l’aggressività dei clan, che sembrano considerare il crimine come uno svago. Se la polizia interviene, centinaia di membri del clan si attivano per affrontarla.
Un rapporto di 17 pagine preparato per il consiglio regionale dell’NRW ha rivelato che i clan libanesi di Duisburg si dividono i quartieri per esercitare le loro attività criminali, come la rapina, lo spaccio di droga e l’estorsione.
“Altre raccolte di dati non sono legalmente ammesse. Sia internamente che esternamente, ogni distinzione che possa essere usata per svalorizzare gli esseri umani deve essere evitata. In quest’ottica, l’uso del termine “clan di famiglia” è vietato alla polizia” – Ralf Jager, Ministero degli interni, North Rhine-Westphalia.
Due ufficiali di polizia hanno fermato un guidatore che era passato col rosso. Il guidatore è uscito dalla macchina ed è scappato. Quando la polizia l’ha raggiunto, è stata affrontata da più di 50 immigrati. Un ragazzino quindicenne ha attaccato un poliziotto dalle spalle e ha iniziato a strangolarlo, fino a fargli perdere i sensi.
Duisburg, che ha una popolazione totale di 500.000 abitanti, ospita circa 60.000 musulmani turchi, il che la rende una delle città più islamizzate della Germania. Negli ultimi anni, tuttavia, migliaia di Bulgari e Romeni (inclusi i Sinti e gli “zingari”) sono apparsi a Duisburg, creando un mix esplosivo etnico-religioso.
Pertanto, mentre gli europei sono stati ingannati per far loro accettare un esercito di immigrati con il pretesto dell’aiuto umanitario, i leader liberali dell’Unione europea stanno finalmente rendendosi conto del fatto che l’aumento del crimine associato ai loro nuovi “vicini” non viene accettato serenamente dalla popolazione locale.
Di Zero Hedge, 27 febbraio 2018
A seguito della nuova cooperazione tra i conservatori tedeschi e i Social Democratici (SPD) su diverse questioni politiche, la Cancelliera tedesca Angela Merkel ha concesso un'intervista alla trasmissione TV tedesca RTL Aktuell, dove ha discusso di molte posizioni politiche – inclusa l’ammissione dell’esistenza di zone “no-go” in Germania, e la necessità di fare qualcosa a riguardo.
A causa di un aumento dei reati commessi da immigrati, i funzionari tedeschi hanno iniziato lentamente ad ammettere l’impatto negativo causato dall’ondata di immigrati accolta a seguito dei disordini in Libia e nelle regioni circostanti – fino al punto di offrire migliaia di euro a coloro a cui veniva rigettata la richiesta di asilo.
Questo programma, che il governo ha chiamato “Il tuo paese. Il tuo futuro. Adesso!” continuerà fino a febbraio del prossimo anno. I singoli immigrati possono ricevere fino a mille euro se scelgono volontariamente di tornare a casa, mentre le famiglie possono ricevere fino a tremila euro per fare la stessa cosa. Questo aiuto è pensato per aiutare i richiedenti asilo la cui richiesta viene rigettata ad integrarsi nuovamente nel loro paese di origine – Quartz
Mentre parlava di voler mantenere la Germania un posto sicuro, la Merkel ha detto che “per me è sempre importante che la sicurezza interna sia compito dello stato, lo stato ha il monopolio del potere, lo stato deve assicurarsi che i cittadini abbiano il diritto di essere al sicuro, in qualsiasi momento si incontrino o si muovano in un posto pubblico”.
Poi la Merkel ha discusso l’esecuzione della politica “tolleranza zero” tedesca:
“Questo significa, per esempio, che devono essere eliminate le zone “no-go”, e che non è accettabile che vi siano posti dove nessuno si azzarda a entrare. Questi posti esistono, vanno chiamati col loro nome e bisogna fare qualcosa a riguardo. E io penso che Thomas de Maizière abbia fatto un ottimo lavoro come Ministro dell’Interno, ma ora diciamo anche che vogliamo una legge per la polizia, non possiamo avere differenti standard di sicurezza in diverse regioni e le regole devono essere più uniformi possibile”.
Dopo il drammatico afflusso di immigrati in maggioranza nordafricani, molte pubblicazioni tedesche hanno documentato il problema crescente delle zone “no-go” – zone dove è pericoloso viaggiare per i cittadini non musulmani.
Il quotidiano Bild, la rivista Focus, e altri, hanno identificato (qui, qui e qui) più di 40 “aree problematiche” (Problemviertel) in Germania. Si tratta di zone dove l’alta concentrazione di immigrati, l’alto tasso di disoccupazione e la dipendenza cronica dallo stato sociale, combinata con la decadenza urbana, sono diventate incubatori di anarchia.
In un articolo intitolato “Rapporto sui ghetti in Germania”, la Bild descrive queste aree come “ghetti in espansione, società parallele e zone no-go”. Queste includono: Berlin-Neukölln, Bremerhaven-Lehe/Bremen-Huchting, Cologne-Chorweiler, Dortmund-Nordstadt, Duisburg-Marxloh, Essen-Altenessen, Hamburg-Eidelstedt, Kaiserslautern-Asternweg, Mannheim-Neckarstadt West and Pforzheim-Oststadt.
Il problema delle zone no-go è particolarmente grave nella North Rhine-Westphalia (NRW), la regione più popolosa della Germania. Secondo il Rheinische Post, le zone problematiche della NRW includono:
Aachen, Bielefeld, Bochum, Bonn, Bottrop, Dorsten, Duisburg, Düsseldorf, Essen, Euskirchen, Gelsenkirchen-Süd, Gladbeck, Hagen, Hamm, Heinsberg, Herne, Iserlohn, Kleve, Cologne, Lippe, Lüdenscheid, Marl, Mettmann, Minden, Mönchengladbach, Münster, Neuss, Oberhausen, Recklinghausen, Remscheid, Rhein-Erft-Kreis, Rhein-Sieg-Kreis, Solingen, Unna, Witten and Wuppertal. -Gatestone Institute
Il Presidente del sindacato dei Poliziotti tedeschi, Rainer Wendt, ha dichiarato che: “A Berlino o nel nord di Duisburg ci sono quartieri dove i colleghi non si azzardano nemmeno a fermare la macchina – perché sanno che verrebbero circondati da 40 o 50 uomini.” Questi attacchi equivalgono a una “sfida deliberata all’autorità dello stato – attacchi durante i quali gli autori esprimono il loro disprezzo per la nostra società”.
Ci sono un sacco di altre storie che a quanto pare non riescono mai ad uscire sui media mainstream europei, ma che sono state documentate da gruppi come il Gatestone Institute.
“Una volta il Duisburg-Marxloh era una zona residenziale e commerciale molto popolare. Ora i clan si sono impossessati delle strade. La polizia è impotente. Inoltrarsi nel distretto è da incubo” – dice il canale TV N24.
La polizia dice di essere in allarme per la brutalità e l’aggressività dei clan, che sembrano considerare il crimine come uno svago. Se la polizia interviene, centinaia di membri del clan si attivano per affrontarla.
Un rapporto di 17 pagine preparato per il consiglio regionale dell’NRW ha rivelato che i clan libanesi di Duisburg si dividono i quartieri per esercitare le loro attività criminali, come la rapina, lo spaccio di droga e l’estorsione.
“Altre raccolte di dati non sono legalmente ammesse. Sia internamente che esternamente, ogni distinzione che possa essere usata per svalorizzare gli esseri umani deve essere evitata. In quest’ottica, l’uso del termine “clan di famiglia” è vietato alla polizia” – Ralf Jager, Ministero degli interni, North Rhine-Westphalia.
Due ufficiali di polizia hanno fermato un guidatore che era passato col rosso. Il guidatore è uscito dalla macchina ed è scappato. Quando la polizia l’ha raggiunto, è stata affrontata da più di 50 immigrati. Un ragazzino quindicenne ha attaccato un poliziotto dalle spalle e ha iniziato a strangolarlo, fino a fargli perdere i sensi.
Duisburg, che ha una popolazione totale di 500.000 abitanti, ospita circa 60.000 musulmani turchi, il che la rende una delle città più islamizzate della Germania. Negli ultimi anni, tuttavia, migliaia di Bulgari e Romeni (inclusi i Sinti e gli “zingari”) sono apparsi a Duisburg, creando un mix esplosivo etnico-religioso.
Pertanto, mentre gli europei sono stati ingannati per far loro accettare un esercito di immigrati con il pretesto dell’aiuto umanitario, i leader liberali dell’Unione europea stanno finalmente rendendosi conto del fatto che l’aumento del crimine associato ai loro nuovi “vicini” non viene accettato serenamente dalla popolazione locale.
E mentre l’Unione europea si è spinta a criticare la Polonia, l’Ungheria e la Bulgaria per non aver accettato gli immigrati – la Germania, nel frattempo, sta infine occupandosi delle zone “no-go” che hanno reso un inferno la vita dei cittadini tedeschi che osano entrarci.
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