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04/04/20

NON ABBIAMO BISOGNO DI PRESTITI INTERNAZIONALI. FIRMIAMO PER IL PIANO DI SALVEZZA NAZIONALE.

In questo dramma di enormi proporzioni per il nostro paese e per il mondo, il Governo italiano sta venendo a patti con la Commissione europea su uno dei soliti finti e odiosi salvataggi che contraddistinguono questa disunione di Stati. È giunta l'ora di cambiare finalmente paradigma. Chiediamo al Governo e al Parlamento di utilizzare le risorse del nostro paese, che se impiegate nella maniera giusta possono egregiamente servire a finanziare un coraggioso Piano di Salvezza Nazionale. Sosteniamolo con la nostra firma.  




18/11/19

Riforma del MES: enormi rischi per l'Italia

Nell'assordante silenzio tenuto dai media, con pochissime eccezioni, sull'argomento, stanno sfuggendo quasi del tutto all'opinione pubblica gli enormi rischi per il nostro Paese (sottolineati recentemente anche dal governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco) che comportano le proposte di riforma del MES, Meccanismo Europeo di Stabilità, l’istituzione che svolge la funzione di prestatore di ultima istanza nell’Unione Monetaria. Per contribuire a riportare l'attenzione su questo tema cruciale e svolgere la nostra funzione di coprire gli argomenti trascurati dai mezzi di informazione mainstream, riprendiamo alcune parti dell'audizione di Giampaolo Galli, docente di Economia politica e membro dell'Osservatorio dei conti pubblici italiani dell'Università cattolica di Roma, tenuta alle Commissioni riunite V e XIV della Camera dei Deputati il 6 novembre 2019. Nonostante la sua impostazione decisamente europeista, il professore non passa sotto silenzio i considerevoli rischi per l'Italia derivanti da questo meccanismo, che sembra sia stato già approvato al vertice europeo anche dal governo Conte I senza, come si sarebbe dovuto, riferirne prima in Parlamento.
Il testo completo dell'intervento è stato - con grande sensibilità civica - pubblicato sul sito del professore (Giampaologalli.it), mentre il video dell'audizione può essere visionato sul sito della Camera dei Deputati. Dato che si tratta di un intervento lungo e che in alcune parti entra in dettagli tecnici, ne abbiamo tralasciato alcuni brani, invitando tutti gli interessati a leggere o ascoltare la versione completa.

 

 

 

di Giampaolo Galli, Audizione alla V e XIV commissione della Camera dei Deputati, 6 novembre 2019

 

In sintesi, la nostra opinione è che la riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) di cui si sta discutendo in Europa contenga alcuni elementi di criticità per il nostro paese.  Il MES in sé è però una istituzione preziosa perché ha dato un contributo decisivo per risolvere le crisi di paesi che avevano perso l’accesso al mercato.

 

Di fatto, il MES è l’istituzione che svolge la funzione di “lending of last resort” nell’Unione Monetaria. Il solo fatto che esista questa istituzione è un fattore che tranquillizza i mercati e rende meno probabile il ripetersi di situazioni di crisi. In sostanza, il MES è un’assicurazione che noi paghiamo, come tutti gli altri, e che non solo ci protegge in caso di crisi, ma anche riduce la probabilità che la crisi si verifichino. Il fatto che finora l’Italia non ne abbia fatto uso non significa che l’assicurazione sia inutile; significa solo che, per fortuna o per merito, non abbiamo avuto sinistri. Quando la macchina stava sbandando, nel 2011, abbiamo sterzato in tempo per evitare il burrone; negli anni successivi abbiamo guidato con una certa prudenza. Una prudenza che tuttavia non è stata sufficiente a mettere in sicurezza i nostri conti pubblici ed è per questo motivo che il funzionamento del MES e le sue prospettive di riforma ci interessano tanto.

 

Aggiungiamo che il MES rappresenta una notevole manifestazione di solidarietà dei paesi più solidi dell’Eurozona, a cominciare dalla Germania che è il suo principale contribuente, nei confronti dei paesi più fragili, tra cui il nostro. La solidarietà si manifesta in particolare nel fatto che, a differenza di ciò che succede con una normale assicurazione, i contributi al capitale del MES (80 miliardi di euro versati, su 704 autorizzati e attivabili con breve preavviso in caso di necessità) non sono commisurati alla rischiosità di ogni assicurato, ma dipendono esclusivamente dalle dimensioni del paese in termini di Pil e popolazione. Per questo motivo, la Germania contribuisce con la quota più elevata (pari al 26,9%), anche se la sua rischiosità, misurata dagli spread o dai CDS, è la più bassa dell’eurozona. L’Italia contribuisce con una quota del 17,8% che corrisponde a 14 miliardi di capitale versato e 125 miliardi di capitale autorizzato.

 

(...)

 

Va inoltre considerato, che i prestiti del MES sono la porta di accesso alle OMT (Outright Monetary Transactions) della Banca Centrale Europea, quelle operazioni che furono lanciate nell’agosto del 2012 e che, assieme alle frasi di Mario Draghi circa la determinazione di difendere l’euro ad ogni costo (“whatever it takes”), ebbero un forte effetto calmieratore sui mercati. In linea di principio, le operazioni OMT sono di ammontare illimitato.

 

Il MES è stato creato nell’ottobre del 2012 per mettere ordine negli interventi, in gran parte bilaterali, a favore della Grecia, e dare continuità ad un’istituzione (l’ EFSF) che la crisi dei debiti sovrani dimostrò essere necessaria. Il MES, che ha oggi circa 160 dipendenti, è regolato da un Trattato ad hoc, richiamato nel Trattato del Fiscal Compact, ed è quindi esterno al perimetro dell’Unione Europea. Questo è un limite rilevante perché accentua il carattere intergovernativo di alcune delle decisioni più importanti dell’eurozona e perché il MES non risponde delle sue azioni al Parlamento Europeo. Ciò non significa che non abbia legittimità democratica, dal momento che i suoi azionisti sono i governi degli stati membri, la cui legittimità è garantita dalle leggi nazionali. L’intenzione – espressa tra l’altro nella fondamentale dichiarazione franco- tedesca di Mesemberg[1] del giugno 2018 – è quella di procedere in due passi: prima la riforma del MES, poi il suo inserimento nel quadro delle istituzioni comunitarie. Però è un fatto che per ora c’è la fase 1 e della fase 2 non si sente più parlare.

 

1. Prospettive di riforma: le criticità dal punto di vista dell’Italia


 

Il processo di riforma del MES venne avviato nelle riunioni dell’Eurogruppo e dell’Eurosummit di dicembre 2018; concrete proposte di riforma hanno ottenuta un via libera di massima nelle riunioni di questi stessi organismi nel giugno del 2019. L’approvazione definitiva dovrebbe avvenire a dicembre.

 

Di seguito, ci si concentra sulle questioni più strettamente economiche, ma è opportuno fare una considerazione essenziale di carattere istituzionale.

 

La riforma in itinere sposta decisamente l’asse del potere economico nell’Eurozona dalla Commissione Europea al MES. Non a caso, nei suoi interventi al Parlamento Europeo, la nuova Presidente della Commissione ha sostanzialmente evitato di parlare della governance dell’Eurozona. In particolare, non ha detto nulla sulla proposta della Commissione di creare un Fondo Monetario Europeo e un ministro delle finanze dell’eurozona dotato di un bilancio capace di svolgere funzioni di stabilizzazione macroeconomica: il silenzio di Ursula von der Leyen si spiega con la considerazione che questo insieme di questioni era già stato affrontato e risolto dall’Eurogruppo e dall’Eurosummit del giugno scorso nel senso di dare un ruolo secondario alla Commissione; in particolare, il MES sta di fatto diventando quello che nelle intenzioni iniziali della Commissione avrebbe dovuto essere il Fondo Monetario Europeo.

 

Nella riforma che viene proposta vi sono aspetti positivi e aspetti che invece, a nostro avviso, dovrebbero essere cambiati. Di seguito, ci concentriamo sui secondi, menzionando solo un fatto certamente positivo che consiste nell’approvazione del backstop – ossia della rete di sicurezza finanziaria –  per il Fondo di Risoluzione delle Banche da utilizzare per far fonte a crisi bancarie nel caso in cui non fossero sufficienti le risorse disponibili nel Fondo stesso.

 

Quanto agli aspetti critici, il punto fondamentale è che nella riforma che viene proposta emerge, in modo implicito ma abbastanza chiaro, l’idea che un paese che chiede aiuto al MES debba ristrutturare preventivamente il proprio debito, se questo non è giudicato sostenibile dallo stesso MES.  Si noti che la novità non sta tanto nella possibilità che un debito sovrano venga ristrutturato – cosa che è già avvenuta nel caso della Grecia – ma nell’idea che la ristrutturazione diventi una precondizione, pressoché automatica, per ottenere i finanziamenti. L’idea che si debba stabilire una regola che obblighi alla ristrutturazione un paese che chiede l’accesso ai fondi del MES e abbia un debito giudicato non sostenibile è stata espressa ripetutamente da esponenti di primo piano dell’establishment tedesco e di altri paesi del Nord Europa, quale ad esempio il governatore della Bundesbank Jens Weidemann[2].

 

Questa proposta nasce fondamentalmente dalla considerazione che le regole formali (Patto di Stabilità e Crescita, Fiscal Compact) non hanno funzionato, talché alcuni paesi hanno continuato a accumulare debiti la cui sostenibilità nel tempo è sempre più dubbia. Di qui, l’idea di far funzionare meglio la disciplina di mercato dando un senso alla clausola di no bail-out contenuta nel Trattati di Maastricht. Si danno gli aiuti, ma, condizionandoli a una ristrutturazione del debito, si evita quell’effetto di moral hazard che, secondo alcuni, sarebbe il motivo di fondo per il quale i politici di alcuni paesi non hanno fatto l’aggiustamento di bilancio. L’idea dunque è che prima di fare operazioni che comportino condivisione di rischi – ad esempio, l’assicurazione comune sui depositi o un bilancio dell’Eurozona con finalità di stabilizzazione – occorre indurre i paesi devianti a ridurre i rischi. Un passaggio essenziale di questa strategia consiste nello spostare l’asse del potere in materia economica dalla Commissione Europea, considerata troppo politicizzata, ad un organismo intergovernativo e teoricamente più tecnico quale il MES.

 

2. I principi ispiratori della riforma nella dichiarazione franco-tedesca di Mesemberg


 

A fronte di questa idea dei paesi del Nord, vi è l’idea dei francesi, sostenuta anche dall’Italia, che le due cose – riduzione dei rischi e loro condivisione –  debbano procedere insieme. Nella già citata dichiarazione di Mesemberg, francesi e tedeschi trovarono una mediazione fra queste posizioni ed esposero dei principi generali che hanno poi trovato puntuale riscontro nelle modifiche che sono state proposte al Trattato istitutivo del MES[3].

Elenchiamo di seguito i punti principali della dichiarazione franco-tedesca, con brevi commenti:

 

1. la condizionalità rimane il principio fondante del MES e di tutti i suoi strumenti di intervento;


2. qualunque decisione di fornire assistenza a un paese membro deve essere assoggettata ad una DSA (analisi di sostenibilità del debito). Il sottinteso è che in caso di esito negativo il debito deve essere ristrutturato;


3. in tutti i titoli di nuova emissione dovranno essere introdotte delle CAC (Clausole di Azione Collettiva) “single limb”[4], ossia clausole contrattuali che consentono di aggregare tutti i titoli del debito pubblico e ristrutturali con unico voto dei creditori, il che ha lo scopo di facilitare grandemente la ristrutturazione dei debiti pubblici[5];


4. fra i compiti del MES vi deve essere quello di facilitare il dialogo fra gli stati membri e gli investitori (sottinteso nei casi i debiti vengano ristrutturati);


5. il MES deve avere un ruolo più importante nel disegno e monitoraggio dei programmi di aggiustamento dei paesi a cui vengono erogati i prestiti;


6. il MES deve avere la capacità di valutare la situazione complessiva dei paesi membri, contribuendo così alla prevenzione delle crisi. Si aggiunge – ma francamente sembra più una clausola di stile – che tutto ciò deve essere fatto nel pieno rispetto del ruolo della Commissione.


7. devono essere rafforzati i prestiti precauzionali del MES a favore di paesi che hanno bilanci in ordine, ma rischiano di perdere l’accesso al mercato per problemi di liquidità. Questa è un’innovazione positiva, ma nelle attuali circostanze potrebbe configurarsi come una rete di sicurezza per evitare il contagio rispetto al paese costretto a ristrutturare.


 

3. Le proposte di revisione del Trattato del MES.

 

I concetti espressi nella dichiarazione di Mesemberg trovano corrispondenza nella bozza di revisione del Trattato. Procedendo nell’ordine degli articoli, si possono formulare le seguenti osservazioni:

 

1.Punto 5B del preambolo e art. 3 comma 1. Qui si attribuiscono al MES tutti i poteri che ha oggi la Commissione riguardo alla prevenzione e gestione delle crisi, sia per paesi che fruiscono di assistenza finanziaria sia per gli altri. La differenza nei compiti delle due istituzioni viene definito da una frase cruciale del preambolo che recita “il MES svolge le proprie analisi e valutazione dal punto di vista di chi eroga prestiti”. Ovviamente, questo è il punto di vista di chi ha il coltello dalla parte del manico.


2. Punto 10 del preambolo. Il Trattato in vigore attribuisce alla Commissione e alla BCE il compito di svolgere i compiti previsti dal Trattato stesso. La novità consiste nel fatto che queste istituzioni non possono agire senza una decisione dell’MES.


3. Punto 11 del preambolo e art. 12 comma 4. Vengono introdotte le CAC single limb su tutte le emissioni di titoli sovrani emesse a partire dal 2022.


4. Punto 12 del preambolo. Si affida al MES il compito di facilitare il dialogo fra gli investitori e lo stato membro che ristruttura il proprio debito.


5. Punto 12 del Preambolo e art. 13 comma 1. Si afferma che il MES fornisce assistenza finanziaria solo ai paesi il cui debito è considerato sostenibile e la cui capacità di restituire i prestiti allo stesso MES è confermata. Le analisi sono svolte congiuntamente dal MES e dalla Commissione, ma nel caso non si raggiunga una posizione comune, la Commissione ha l’ultima parola in tema di sostenibilità del debito, ma è il MES che ha il compito di valutare la capacità del paese in questione di ripagare il prestito. Anche qui, è evidente che il coltello è in mano al MES.


6. Punto 12B del preambolo. Qui si riprende un concetto che c’era già nella precedente formulazione, ma che in questo contesto assume un significato assai più pregnante: si tratta del concetto di PSI, ossia “Private Sector Involvement”, una perifrasi per ristrutturazione del debito. Questa espressione fu utilizzata da Angela Merkel e Nicholas Sarkozy nella famosa passeggiata di Deauville il 18 ottobre del 2010 ed ebbe un effetto deflagrante sui mercati finanziari dell’eurozona. Il senso che oggi si vuole dare a questa espressione è chiaro alla luce di quanto viene affermato prima e cioè che il MES fa credito solo a paesi il cui debito è giudicato sostenibile.


 

7. Punto 18 del preambolo e art. 13 comma c. Si affida al MES il compito di stabilire appropriati sistemi di preallerta (“warning systems”) allo scopo di assicurarsi di ricevere i pagamenti dovuti alle scadenze definite.


8.7 comma 4. Viene rafforzato il potere del Managing Director del MES il quale agisce in totale indipendenza nello svolgimento dei suoi compiti e risponde solo al Board del MES. Si noti che il Managing Director è l’interfaccia unico del MES con l’intera Commissione Europea.


9.14. Qui si rafforzano gli strumenti dei prestiti precauzionali, specificando però che detti prestiti vengono erogati a paesi il cui debito è sostenibile, ma che sono colpiti da shock esogeni al di fuori del loro controllo. La linea di credito precauzionale sotto condizione (PCCL) viene concessa a paesi con fondamentali solidi a fronte di una semplice lettera di intenti; una linea di credito precauzionale rafforzata (ECCL) viene concessa a paesi che non soddisfano tutti i requisiti, a fronte della sottoscrizione di una vero e proprio dettagliato Memorandum of Understanding. Una innovazione importante è che entrambe le linee di credito vengono concesse solo a paesi che non sono sottoposti a procedura di deficit eccessivo e che da almeno due anni rispettano i criteri del Patto di Stabilità e Crescita. Queste innovazioni rafforzano indubbiamente i paesi che non hanno particolari problemi di instabilità finanziaria, ma potrebbero anche configurarsi come una linea di difesa rispetto al rischio di contagio proveniente da un paese costretto a ristrutturare il proprio debito.


 

4. Una valutazione dal punto di vista dell'Italia


 

Dal punto di vista degli interessi del nostro paese, il punto chiave è che viene ribadito il concetto del “Private Sector Involvement” e che, sia pure nei casi eccezionali in cui il debito è considerato non sostenibile, l’aiuto del MES può essere erogato solo a condizione che vi sia una ristrutturazione ex- ante del debito. L’altro punto chiave è l’introduzione delle clausole “single limb”: in astratto, si può ritenere che queste siano più efficienti delle clausole attualmente in vigore, ma non c’è dubbio che le loro introduzione, ancorché a partire dal 2022, è un segnale negativo sull’Italia che viene dato oggi ai mercati[6]. Sulla base di queste considerazioni, è facile individuare i punti del testo che sarebbe utile cambiare: occorre rafforzare il ruolo della Commissione rispetto al MES, evitare che le CAC “single limb” – i cui dettagli tecnici non sono ancora stati resi noti – facilitino eccessivamente la ristrutturazione del debito, sottolineare con forza che la ristrutturazione del debito pubblico non può essere decisa sulla base di valutazioni meccaniche e  va valutata con grande attenzione, con il pieno coinvolgimento delle autorità nazionali, perché rischia di aggravare la condizione economica e sociale di una nazione, nonché di avere effetti di contagio molto negativi sull’intera eurozona[7].

 

È evidente che la riforma riguarda in particolare l’Italia che è il paese con lo spread più alto e che non ha creato le condizioni, né dal lato della finanza pubblica né dal lato delle riforme per la crescita, per mettere il debito su un trend discendente in rapporto al Pil. Le organizzazioni internazionali e i mercati hanno smesso di credere alle promesse delle autorità di intervenire, in futuro, per risolvere il problema. Nella previsione base della Commissione Europea il debito aumenterebbe di altri 10 punti di Pil in meno di un decennio; secondo il Fondo Monetario, il debito salirebbe oltre il 160% del Pil nell’arco di un quindicennio. Entrambe queste previsioni sono del luglio scorso.

 

Per chi ci osserva dall’estero, queste proiezioni hanno un certo grado di realismo, anche alla luce del fatto che nessun partito politico è disposto ad ammettere che per mettere in sicurezza il paese occorrerebbe – come sostengono le organizzazioni internazionali e la Banca d’Italia-  un avanzo primario del 3,5-4% mantenuto per molti anni a venire (oggi siamo a 1,3%, ma alla fine degli anni novanta eravamo al 5%). Nessun partito accetta di essere etichettato come il partito delle tasse e nessuno ha nemmeno ipotizzato tagli di spesa nell’ordine di quelli che sarebbero necessari. Peraltro, chi propone tagli di spesa lo fa, tipicamente, per far spazio ad altre spese (istruzione, sanità, ricerca ecc.) e chi propone misure per il recupero dell’evasione fiscale si preoccupa sempre di aggiungere che ad ogni euro di recupero deve corrispondere un euro di riduzione delle tasse a favore dei contribuenti in regola. Il debito sembra essere dunque sparito dal discorso pubblico. Le organizzazioni internazionali e i nostri vicini europei vedono questi sviluppi interni, si preoccupano e cercano di trovare modi per uscirne facendo due cose: accentuando i meccanismi di mercato per cercare di responsabilizzare i paesi non virtuosi e creando una rete di sicurezza – i prestiti precauzionali – per proteggere gli altri paesi.

 

Nel complesso, si può forse dire che la prospettata riforma del MES aiuta la stabilità dei paesi virtuosi dell’eurozona, ma è probabile che renda meno stabili paesi come l’Italia.

 

5. Le ristrutturazioni devono essere “early and deep”? il caso della Grecia.


 

Per poter fare una critica costruttiva occorre essere consapevoli che l’idea di un’architettura che preveda una ristrutturazione ex ante dei debiti sovrani in situazioni di crisi non proviene solo dall’establishment “ordo-liberale” del Nord Europa, ma è un’idea molto diffusa anche fra economisti che non hanno alcuna fiducia nelle virtù del mercato. Il riferimento più autorevole è probabilmente a Joseph Stiglitz[8].

 

1.Vi è innanzitutto un argomento di equità. Nel momento in cui un paese chiede aiuto ai contribuenti di altri paesi, anche i suoi cittadini debbono partecipare allo sforzo di risanamento: ciò avviene attraverso i tagli di bilancio che vengono tipicamente imposti dai creditori, ma non è accettabile che a questo sforzo non partecipino anche i detentori dei titoli di stato che tipicamente sono concentrati nelle fasce medio alte di ricchezza della popolazione.


2.Soprattutto, vi è la constatazione che le autorità nazionali tendono a ritardare il più possibile la ristrutturazione del debito perché il costo politico di questa operazione è molto alto. Ma a un certo punto la ristrutturazione diventa inevitabile e a quel punto essa ha costi economici sociali più pesanti.


 

Riguardo al secondo punto, Stiglitz ritiene che le ristrutturazioni debbano essere “early and deep”, devono cioè avvenire appena si manifesta il problema e devono essere profonde in modo tale da essere risolutive. Il caso che viene spesso citato per sostenere questa tesi è quello della ristrutturazione del debito greco che, secondo costoro, avrebbe dovuto essere fatta nel 2010, appena emerse il problema del grande imbroglio contabile su deficit e debito. A parte il fatto che le autorità greche erano contrarie e che non è possibile fare una ristrutturazione contro la volontà di un governo sovrano, la tesi è che gli interventi dei vari fondi salva stati (Efsf poi Mes, Bce e FMI) hanno salvato i creditori dello stato greco – in particolare le banche tedesche e francesi – e che una quota relativamente piccola degli aiuti è in effetti andata al popolo greco. Ovviamente se si dà un aiuto a uno Stato prima di definire i termini della ristrutturazione, questo Stato non potrà che pagare i propri creditori, ossia onorare i propri debiti quando giungono a scadenza. Se si vuole che l’aiuto non vada ai creditori, bisogna definire preventivamente di quanto viene tagliato il debito (ad es. un rimborso di 50 su ogni 100 euro, come effettivamente fu fatto in Grecia, ma solo nel 2012). Anche da qui, oltre che dai rigoristi del nord Europa, viene dunque l’idea di stabilire una regola che definisca come si ristruttura un debito quando un paese si rivolge alla comunità internazionale per avere un aiuto.

 

Il punto che vale la pena sottolineare è che non vi è molta coerenza in chi sostiene che gli aiuti alla Grecia sono in realtà serviti per salvare le banche estere e al tempo stesso rifiuta di considerare uno schema di ristrutturazione preventiva dei debiti sovrani.

 

La nostra opinione su questo punto è che l’idea di una ristrutturazione “early and deep” non avesse senso nella Grecia del 2010 e, a maggior ragione, non abbia senso nell’Italia di oggi. In particolare, occorre considerare che l’Italia ha risparmio di massa e che il 70% del debito è detenuto da operatori residenti, tramite le banche e i fondi di investimento. In queste condizioni, una ristrutturazione sarebbe una calamità immensa, genererebbe distruzione di risparmio, fallimenti di banche e imprese, disoccupazione di massa e impoverimento della popolazione senza precedenti nel dopoguerra.  Nessun governo può prendere una decisione del genere se non nel momento in cui perdesse l’accesso al mercato e non fosse più in grado di pagare stipendi, pensioni, fornitori ecc. Una ristrutturazione preventiva sarebbe un colpo di pistola a sangue freddo alla tempia dei risparmiatori, una sorta di bail-in applicato a milioni di persone che hanno dato fiducia allo Stato comprando titoli del debito pubblico. Sarebbe un evento di gran lunga peggiore di ciò l’Italia ha vissuto negli ultimi anni a causa dei fallimenti di alcune banche[9].

 

Anche per questo motivo, azioni o parole che possano ingenerare il timore di una ristrutturazione o, peggio, di un default, vanno considerati come un pericolo per l’Italia e per gli italiani. Per questo motivo ci preoccupano le proposte di revisione del Trattato istitutivo del MES.

 


  1. 6. Perché non la BCE?




 

 

Un cenno merita la questione di perché il compito di salvare gli stati non sia attribuito, come alcuni hanno proposto, alla BCE che, in quanto potenziale prestatore di ultima istanza, potrebbe anche intervenire sui mercati per calmierare gli spread. La risposta semplice è che da nessuna parte al mondo viene attribuito ad un organo tecnico, quale è la Banca Centrale, il compito di aiutare o addirittura salvare questa o quella entità sub-statuale, quale una regione o un comune[10]. Queste sono decisioni strettamente politiche che non possono che essere assunte dall’ autorità politica che, in democrazia, ne risponde al Parlamento.  Peraltro, molti di coloro che ora invocano l’intervento della BCE sono anche dei critici severi dell’intervento che la BCE fece nel 2011 mandando una lettera al governo italiano con precise richieste di intervento in diversi campi della politica economica. Chi ritiene che quell’intervento della BCE fosse improprio perché privo di legittimità democratica dovrebbe, a maggior ragione, ritenere improprie eventuali azioni della BCE per salvare questo o quel paese o per ridurne il costo del finanziamento. Decisioni di questa natura sono squisitamente politiche e non possono essere appaltate a delle tecnocrazie, per quanto capaci e competenti.

 

Vale peraltro ricordare che nell’attuale assetto istituzionale la BCE può intervenire a sostegno di un singolo stato membro, anche in misura illimitata, ma solo nell’ambito delle operazioni OMT che sono soggette a diverse condizioni[11]. La più importante è che il paese che riceve il sostegno deve aver concordato un programma di aggiustamento con l’Unione Europea (in pratica con il MES).  Lo strumento delle OMT non è mai stato usato, ma probabilmente è stato un deterrente importante contro la speculazione nel 2012.

 

L’OMT, al pari degli altri strumenti di politica monetaria non convenzionale come il Quantitative Easing, è stato oggetto di forti contestazioni da parte dei paesi del Nord- Europa, ma ha superato il vaglio della Corte di Giustizia Europea[12]. La Corte argomentò che l’OMT non sostituisce l’azione dei governi cui spettano le decisioni in materia di politiche di bilancio e non è quindi un modo per consentire a uno stato membro di finanziare con moneta comune i propri disavanzi. Venne così respinta la tesi dei ricorrenti, secondo cui con l’OMT la BCE sarebbe andata oltre il suo mandato e avrebbe agito come “prestatore di ultima istanza” nei confronti degli Stati Membri.

 

Aggiungiamo infine che in alcuni paesi vi sono più o meno frequentemente operazioni di ripianamento ex post dei debiti di regioni o comuni da parte dello Stato, ma esse sono quasi sempre soggette a condizionalità, e vengono comunque decise dall’autorità politica e a posteriori per sanare una situazione ereditata dal passato. In nessun caso viene data una garanzia generalizzata ex ante, che è ciò che accadrebbe se alla Bce si chiedesse di mantenere gli spread a zero o entro limiti definiti. Ciò sarebbe come consentire a un comune di finanziarsi emettendo titoli di stato che impegnano non solo i contribuenti di quel comune, ma quelli dell’intera nazione. Si tratterebbe ovviamente di un assetto non sostenibile.

 

A queste considerazioni, talvolta si obietta che una banca centrale crea moneta dal nulla e che può farlo in misura illimitata senza che ciò generi disagio alcuno ai cittadini degli altri Stati dell’Unione.  Questo non è corretto perché delle due l’una. O la banca centrale non sterilizza le operazioni di sostegno ad un paese e allora cresce la base monetaria complessiva e si generano rischi di instabilità finanziaria  (inflazione dei prezzi o degli asset finanziari e immobiliari) in tutta l’unione; oppure la banca centrale sterilizza queste operazioni, in modo tale da lasciare invariata la quantità di base monetaria, ma questo comporta che venda sul mercato titoli di altri stati o comunque riduca la sua esposizione nei confronti delle banche degli altri stati. Nel primo caso, le politiche di bilancio di un singolo stato membro metterebbero a rischio la stabilità finanziaria per tutti i cittadini dell’Unione; nel secondo caso, la banca centrale dell’Unione finirebbe per finanziare uno Stato a danno di tutti gli altri.

 

In effetti, una delle condizioni per l’attivazione dell’OMT è che l’operazione sia sterilizzata, ossia non corra il rischio di generare instabilità nell’intera unione[13]. È difficile argomentare che questa condizione non sia ragionevole: perché mai un paese con disavanzi pubblici eccessivi dovrebbe mettere a rischio la stabilità finanziaria dell’intera unione?

 

  1. Conclusioni


 

 

Il MES è un’istituzione molto utile che deve continuare ad avere il pieno sostegno dell’Italia. Le proposte di riforma che sono state formulate dall’Eurogruppo dello scorso giugno presentano aspetti positivi, ma anche alcune delle criticità per un paese come l’Italia. In particolare, preoccupa l’idea che, in certe circostanze, la ristrutturazione del debito pubblico possa diventare una precondizione per avere accesso alle risorse del MES. Occorre rafforzare il ruolo della Commissione rispetto al MES, evitare che le CAC “single limb” – i cui dettagli tecnici non sono ancora stati resi noti – facilitino eccessivamente la ristrutturazione del debito, sottolineare con forza che la ristrutturazione del debito pubblico non può essere decisa sulla base di valutazioni meccaniche e  va valutata con grande attenzione, con il pieno coinvolgimento delle autorità nazionali,  perché rischia di aggravare la condizione economica e sociale di una nazione, nonché di avere effetti di contagio molto negativi sull’intera eurozona.

 

 

[1] “Renewing Europe’s promises of security and prosperity”, a joint Franco-German declaration adopted during the Franco-German Council of Ministers, 19 June 2018 in Meseberg, Germany.

[2] Jens Weidmann, Prospects for Europe and the euro area, speech held at the Centre for European Policy, Freiburg im Breisgau, 20 September 2018. *

[3] Molte di queste idee si inspirano ad un lavoro di 14 economisti francesi e tedeschi:  Bénassy-Quéré, A., M. Brunnermeier, H. Enderlein, E. Farhi, M. Fratzscher, C. Fuest, P.O. Gourinchas, P. Martin, J. Pisani-Ferry, H. Rey, I. Schnabel, N. Véron, B. Weder di Mauro e J. Zettelmeyer, Reconciling risk sharing with market discipline: A constructive approach to euro area reform, CEPR Policy Insight, No. 91, Centre for Economic Policy Research, London, 2018, pp. 1-23. Per una critica di questa posizione si veda: Messori, M. e S. Micossi, Counterproductive proposals on euro area reform by French and German economists, CEPS Policy Insights, n. 4, Brussels, 2018, pp. 1-10; anche in SEP Policy Brief, February 13th, Rome, 2018.

[4] Di norma, il contratto di debito si riferisce a una specifica obbligazione definita dal luogo di emissione, dalla durata e dagli altri termini e clausole negoziali. Pertanto, lo stock dei titoli di debito è formato da una molteplicità di contratti. Con le clausole attualmente vigenti, in vigore in tutta l’eurozona dal 2013, la ristrutturazione necessita della maggioranza qualificata dei creditori per ogni contratto. L’introduzione del single-limb semplifica drasticamente la procedura: la ristrutturazione dello intero stock di debito può avvenire con un’unica votazione che aggrega l’insieme dei detentori di titoli pubblici, a prescindere dallo specifico contratto siglato.

[5] In questi termini si è espresso il Manging Director del MES, Klaus Regling, in un discorso tenuto il 30 settembre 209 a Helsinki.

 

[6] Si veda: Maria Cannata, Nuove clausole per le crisi del debito: rischio circolo vizioso, Lavoce.info, 8 luglio 2018.

 

[7] Una soluzione possibile è di tonare alla versione iniziale del Trattatto, firmato l’11 luglio 2011, e mai entrato in vigore, che a quello che era allora l’Art. 12 (2) proponeva una procedura molto più cauta e articolata per il  PSI.  Tale procedura richiedeva, tra l’altro, il pieno coinvolgimento delle autorità nazionali: “An adequate and proportionate form of private-sector involvement shall be sought on a case-by-case basis where financial assistance is received by an ESM Member, in line with IMF practice. The nature and the extent of this involvement shall depend on the outcome of a debt sustainability analysis and shall take due account of the risk of contagion and potential spill-over effects on other Member States of the European Union and third countries. If, on the basis of this analysis, it is concluded that a macro-economic adjustment programme can realistically restore public debt to a sustainable path, the beneficiary ESM Member shall take initiatives aimed at encouraging the main private investors to maintain their exposure. Where it is concluded that a macro economic adjustment programme cannot realistically restore the public debt to a sustainable path, the beneficiary ESM Member shall be required to engage in active negotiations in good faith with its non-official creditors to secure their direct involvement in restoring debt sustainability. In the latter case, the granting of financial assistance will be contingent on the ESM Member having a credible plan for restoring debt sustainability and demonstrating sufficient commitment to ensure adequate and proportionate private-sector involvement. Progress in the implementation of the plan will be monitored under the programme and will be taken into account in the decisions on disbursements.” (corsivi nostri).

[8] Guzman, Martin & Stiglitz, Joseph. (2016). Creating a Framework for Sovereign Debt Restructuring That Works: The Quest to Resolve Sovereign Debt Crises. 10.7312/columbia/9780231179263.003.0002.

[9] Si veda: Giampaolo Galli, Collective Action Clauses and Sovereign Debt Restructuring Framework: Why and When is Restructuring Appropriate, in A. Franklin, E. Carletti, M. Gulati, J. Zettelmeyer (eds.), European Financial Infrastructure in the Face of New Challenges, published by the European University Institute, 2019.

[10] Si veda Giampaolo Galli, Perché non è ragionevole chiedere alla BCE di risolvere il problema dello spread, Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani, 16 novembre 2018.
[11] Si veda il comunicato della BCE del 6 settembre 2012.

[12] Si veda la sentenza del 16. 6. 2015 della Corte di Giustizia Europea – Causa C-62/14 Gauweiler and Others v Deutscher Bundestag.

[13] Si veda il comunicato della BCE del 6 settembre 2012: “The liquidity created through Outright Monetary Transactions will be fully sterilized”

 

   

27/04/19

Autostrade in Francia: l'accordo segreto tra lo Stato e le società concessionarie

 

Pubblichiamo la trascrizione di questo breve video in cui la blogger francese Coralie Delaume spiega per sommi ma precisi capi il contenuto dell'accordo del 2015 tra gestori autostradali e governo francese (accordo firmato da Macron, allora Ministro dell'Industria). L'accordo, gravemente squilibrato a favore delle società concessionarie e contro gli interessi degli automobilisti francesi, era ovviamente stato secretato e solo in seguito alla battaglia legale di un attivista ha potuto finalmente essere reso noto al pubblico. Cose che accadono in Francia, ma non solo, come ben sappiamo anche noi in Italia dopo la drammatica vicenda del ponte Morandi. Ovunque le istituzioni pubbliche vengano "catturate" dai sedicenti competenti provenienti dalla élite, esse difendono gli interessi della classe che rappresentano a scapito della gran massa dei cittadini, e grazie anche alla compiacenza dei grandi media cercano di coprire la verità dei fatti. Spetta ai pochi bravi giornalisti d'inchiesta far emergere la verità, e ai cittadini trarne le conseguenze al momento del voto.

 

 

Coralie Delaume, 4 Aprile 2019 

 

Traduzione per Vocidallestero di Carlo Rimassa

 

Il 18 marzo scorso il Consiglio di Stato ha dato ragione a Raymond Avrillier, militante ecologista di Grenoble, sconfessando l'ex Ministro dell'Economia, Emmanuel Macron. Il Consiglio ha  ingiunto allo Stato di rendere pubblico un accordo segreto firmato nel 2015 da Ségolène Royal, all'epoca Ministro dell'Ecologia, Emmanuel Macron, come detto Ministro dell'Economia, e le societa' concessionarie delle autostrade francesi. Il testo dell'accordo è ormai pubblico, e qui ne daremo un breve sommario. Segnalo inoltre che si può avere il resoconto completo di tutta la vicenda delle privatizzazioni dellle autostrade, a partire dall'inizio degli anni 2000 fino a giorni nostri, leggendo la lunga inchiesta di Benoit Collombat, giornalista della cellula investigativa di Radio France. Si tratta di una inchiesta corredata di numerosi documenti, pubblicata lo scorso 30 Marzo e dal Titolo: Autostrade - Storia segreta della privatizzazione

 

Passiamo a dei rapidi cenni su alcuni fatti importanti. È noto che le autostrade sono state date in concessione alle filiali di tre gruppi industriali; per queste aziende, le concessioni rappresentano una vera macchina da soldi. Il primo gruppo, il più' importante, è Vinci, che gestisce 4380 chilometri di autostrade. Da notare che il capitale di Vinci è detenuto per il 58% da investitori stranieri. Il secondo gruppo è Eiffage, che gestisce 2080 chilometri di strade, e il terzo è Abertis, che non è' una azienda francese ma spagnola, con 1075 chilometri.

 

Ancora a proposito del contesto della vicenda; nel 2015, Ségolène Royal, ministro dell'Ecologia, decide a nome dello Stato di congelare unilateralmente le tariffe autostradali; un vero e propio 'ukase'. Il provvedimento e' contrario alla clausole del contratto firmato dalle società concessionarie; quindi, che cosa succede? Le società concessionarie minacciano di ricorrere in giudizio per far rispettare il contratto. Cominciano allora delle aspre trattative, che si concludono nell'Aprile del 2015 con la firma di un protocollo di accordo tra le concessionarie stesse e lo Stato, vale a dire  Emmanuel Macron e Ségolène Royal, il cui capo di gabinetto non era altri che Elisabeth Borne, attuale Ministro dei Trasporti nonché Direttore per le Concessioni presso Eiffage dal 2007 al 2008.

 

A proposito del protocollo, Radio France spiega che il Ministro dei Trasporti dell'epoca, Alan Vidalies, rifiutò di firmarlo in quanto non era stato coinvolto nelle trattative. Cito le sue parole: "A quarantott'ore dalla firma, fui convocato al Ministero dell'Ecologia. Il negoziato sia era svolto tra persone competenti e consapevoli, quindi suppongo la mia firma fosse solo pro-forma. Non essendo stato coinvolto nelle discussioni, rifiutai di firmare un protocollo che non avevo né sottoposto a verifiche né approvato".

 

Allora, cosa c'è dentro questo accordo? Per parecchio tempo non è stato possibile saperlo, in quanto era stato segretato. A partire dall'Aprile 2015, e per due volte, un senatore centrista, Hervé Maurey, membro della Commissione Sviluppo Sostenibile e Infrastrutture, chiede che gli siano trasmessi i documenti, ma il Primo Ministro, all'epoca Manuel Valls, rifiuta. Da parte sua, il famoso militante ecologista Raymond Avrillier si lancia in una battaglia legale per ottenere la pubblicazione dell'accordo. Si rivolge per prima cosa alla CADA (Commissione di Accesso agli Atti Amministrativi), senza risultato, e poi al Tribunale Amministrativo, che gli dà ragione nel 2016. Ma il Ministro dell'Economia, Emmanuel Macron, contesta la decisione e a sua volta si rivolge al Consiglio di Stato per cercare di far annullare la sentenza del Tribunale Amministrativo. Il 18 Marzo di quest'anno la vicenda termina, il Consiglio di Stato sconfessa Bercy (sede del Ministero dell'Economia) e lo obbliga a rendere pubblico il protocollo segreto. Il testo è adesso pubblico. La decisione del Consiglio di Stato è più che altro simbolica, visto che il testo era già arrivato nelle mani della stampa. Nel settembre 2017 France 2 ne aveva già rivelato ampi stralci, e nel gennaio di quest'anno Mediapart lo aveva pubblicato integralmente; le circa venti pagine che lo compongono sono consultabili sul sito di Mediapart.

 

Vediamo adesso in sintesi cosa contiene questo accordo non più segreto; a titolo di obbligo per le societa' concessionarie, queste si impegnano a finanziare interventi sulla rete per 3.2 miliardi di euro in dieci anni. Da notare che le filiali di Abertis, Eiffage e Vinci conferiranno questi interventi alle proprie case madri; in effetti, Vinci ed Eiffage sono imprese di costruzione di livello internazionale.

 

In cambio di questo impegno, le società concessionarie ottengono anzitutto un allungamento della durata delle concessioni, tramite la firma di una modifica al contratto originale; tutto questo senza passare per alcuna gara pubblica. Inoltre, c'è una clausola di neutralità fiscale, che obbliga lo stato a rifondere le concessionarie nel caso di aumento delle tasse sui ricavi. Se per esempio lo Stato dovesse aumentare la tassa per la manutenzione del territorio, o le accise demaniali, o qualsiasi altra imposta, sarebbe obbligato a mettere in atto misure di compensazione tali da rendere gli aumenti completamente indolori per le societa' concessionarie (per esempio concedendo aumenti dei pedaggi, o ulteriori allungamenti nella durata delle concessioni stesse).

 

Terzo punto dell'accordo, le concessionarie ottengono un rimborso sonante dei mancati guadagni causati dal blocco delle tariffe del 2015, spalmato su quattro anni. Il che vuol dire che per i prossimi quattro anni, dal 2019 al 2023, i pedaggi aumenteranno di più di quanto non fosse già previsto. L'accordo dice testualmente che "Le parti concordano che i mancati guadagni dovuti al congelamento dell'adeguamento tariffario del 1 febbraio 2015 saranno rimborsati integralmente a ciascuna societa' tramite un aumento addizionale che avra' luogo il 1 Febbraio di ciascun anno, dal 2019 al 2023, oltre agli aumenti gia' previsti dal contratto".
"Aumenti addizionali" significa che nel contratto originale c'era già una formula per definire gli aumenti annuali, che questi aumenti sono avvenuti regolarmente tra il 2016 e il 2018, e che a partire dal 2019, per quattro anni, ci saranno degli ulteriori aumenti. Secondo l'Arafer (Autorita' di controllo delle attivita' ferroviarie e  stradali), questi aumenti aggiuntivi dovrebbero ammontare a circa 150 milioni; chiaramente, sono 150 milioni a carico degli automobilisti.

 

Infine, l'accordo adesso reso pubblico concede alle società autostradali il rimborso dell'aumento della tassa di occupazione demaniale decisa nel 2013, aumento che già era stato inglobato negli aumenti dei pedaggi per il periodo 2016-2018.

 

Nel complesso, l'accordo si traduce in aumenti considerevoli per gli utenti delle autostrade, aumenti che arricchiscono gli azionisti delle società concessionarie. Nel firmare l'accordo lo Stato ha capitolato completamente, e si capisce come mai volesse mantenerlo segreto il più a lungo possibile.
Purtroppo, potrebbero esserci sviluppi ancora peggiori. In un prossimo video, parleremo del progetto folle di privatizzazione delle Routes Nationales (le statali di maggior importanza)

 

 

24/03/19

La nostra intervista su Meglio Di Niente Radio

 

Venerdì 22 marzo, "impersonati" dai nostri @Carmenthesister e @SaintSimon, abbiamo avuto il piacere di partecipare a un'intervista in diretta su  Meglio Di Niente Radio, una nuova voce della rete, definita da uno dei suoi fondatori e nostro amico, Antonello Zedda, come un "contenitore di libertà" che ospita vari siti e blog.

 

Siamo stati invitati da Antonello per parlare del nostro sito: "Vocidallestero, quello che non c'è sui giornali".

 

Nell'intervista raccontiamo la nascita del blog, la sua evoluzione, e cerchiamo di spiegare come ci collochiamo nel grande panorama dell'informazione italiana.

 

Aperto da @Carmenthesister nel 2010 agli albori della grande crisi dell'eurozona per diffondere alcune voci di importanti economisti, soprattutto anglosassoni, che offrivano una interpretazione dei fatti molto diversa dalla storiella dei paesi corrotti e dei paesi virtuosi dei nostri media, il blog è cresciuto velocemente sull'onda dell'interesse destato da queste voci autorevoli. Alcuni dei primi lettori sono poi diventati collaboratori stabili, come @SaintSimon, che nell'intervista racconta come ha deciso di coinvolgersi in Vocidallestero dopo essere passato per la comunità di Goofynomics. Un passaggio fondamentale per molti, aggregatore e cassa di risonanza per una nuova avanguardia di intellettuali, i quali hanno talmente arricchito il panorama della informazione italiana sulla rete da rendere sempre più difficile, per noi di Voci, trovare all'estero una informazione di pari livello.

 

Così che cammin facendo il nostro obiettivo si è trasformato, dal diffondere nuove idee che circolavano all'estero, al pubblicare autorevoli voci straniere che confermavano quanto in Italia era già stato ampiamente detto, purtroppo restando quasi totalmente ignorato dai grandi giornali, per non parlare della televisione. Nell'intervista trovate anche una carrellata di alcuni articoli che consideriamo pietre miliari in questo senso, oltre ad alcuni altri che toccano temi oscurati e nascosti, o che escono dal nostro ambito tipico che è stato sempre l'economia, per inoltrarsi su argomenti più vasti.

 

Per noi è quasi incomprensibile come la grande informazione italiana mainstream continui non solo a ignorare quelle che sono ormai rappresentazioni della realtà della crisi condivise a livello accademico, ma anche in certi casi (dimostrabilissimi) a diffondere vere e proprie falsità, e a fomentare un clima di caccia alle streghe nei confronti di tutti coloro che portano avanti idee diverse da quelle uniche ammissibili del "politicamente corretto". Questa protervia da parte della classe intellettuale che da decenni ha occupato i media fa sorgere delle considerazioni sulle vere motivazioni di questo comportamento, che forse non è dettato solo dalla pura convenienza economica, ma probabilmente esprime il bisogno di difendere in maniera spasmodica una falsa identità, in cui essi stessi credono, costruitasi negli anni e ormai duramente minacciata dalla realtà dei fatti che avanza.

 

Nell'intervista raccontiamo anche brevemente chi siamo e il nostro modo di lavorare, in cui ciascuno di noi ha la possibilità di esprimersi con molta autonomia e nel contempo collaborare strettamente.

 

Cosa ci proponiamo per il futuro? Continueremo a svolgere il nostro compito, da un lato cercando di stare sulla notizia per smontare le false rappresentazioni dei fatti con cui continuamente si tenta di manipolare l'opinione pubblica, ma dall'altro cercando anche di spaziare su argomenti che non siano quelli dettati dall'agenda mainstream, ma che restano pericolosamente occultati e nascosti. Dall'obbligo vaccinale, all'intelligenza artificiale, alle minacce alla libera informazione.

 

E nei limiti del tempo che abbiamo a disposizione, purtroppo un bene veramente scarso, cercheremo di portare avanti una proficua collaborazione con Meglio Di Niente, che ringraziamo di cuore per averci ospitato.

07/01/19

"Les Gentils, les Méchants" - I buoni e i cattivi secondo i Gilet gialli

La protesta in Francia diventa creativa!

 

Abbiamo sottotitolato in italiano questa rivisitazione di "Les gentils, les méchants" di Michel Fugain (1973), fatta dalla giovane cantante francese Marguerite assieme a un gruppo di Gilet gialli. Caricato il 1° gennaio, il video di Marguerite è già diventato virale, superando in pochi giorni 400.000 visualizzazioni su YouTube e oltre un milione su Facebook.

 

[embed]https://www.youtube.com/watch?v=XPbC2bqF6Z0&feature=youtu.be[/embed]

 

Il video ridicolizza la contrapposizione mediatica (e manichea) tra i "buoni" - l'élite, gli arrivati, la borghesia cosmopolita - e i "cattivi" - il popolo scontento, lasciato indietro, più preoccupato di avere di che mantenere i propri figli che del sogno europeo.

 

"50 anni dopo il '68, il vento è cambiato", commenta Marguerite nel video sul suo canale YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=cBiHJxGxz1g

 

Qui la hit originale di Michel Fugain: https://www.youtube.com/watch?v=SV7735AYnYE

04/09/18

Il circolo vizioso: perché l'austerità è inutile e dannosa - Video del Labour Party

Un efficace video pubblicato in Gran Bretagna dal Labour Party mostra in modo semplice e chiaro perché l'austerità non funziona: dato che, come Keynes a suo tempo ha ampiamente spiegato, la spesa di ciascuno di noi costituisce il reddito di qualcun altro, i tagli attraverso cui ci si illude (o si millanta) di voler ridurre il debito pubblico non servono ad altro che a creare una spirale di impoverimento, che risulta alla fine in un ulteriore peggioramento dell'economia e dei conti pubblici. Non un'astratta teoria, ma la dolorosa realtà, che abbiamo visto dispiegarsi in Grecia, in Italia e in tutta Europa, con le misure punitive e in ultima istanza inutili applicate da autorità accecate dall'ideologia o dall'interesse.  

 

 

 

17 agosto 2018
Per vedere i sottotitoli in italiano, clicca sul bottone apposito nella fascia sotto il video (in basso a destra)

12/05/18

Germania: se Angela Merkel bevesse il siero della verità

Riproponiamo, con la raccomandazione di farlo girare, un video che espone in modo sintetico ed efficace, per quanto fantasioso, i dati sulle conseguenze disastrose per l'ex Germania dell'Est della riunificazione tra le due Germanie, tratti da Anschluss di Vladimiro Giacché.

 

Al tempo stesso divertente e sconvolgente, questa animazione di Chaos Theory ha una improbabile protagonista: Angela Merkel, cui un John Lennon redivivo è riuscito a far inghiottire il siero della verità creato addirittura da Janis Joplin. Ma dietro la fantasia, un'esposizione sintetica ed efficace di dati anche troppo reali, tra cui quelli tratti da Anschluss di Vladimiro Giacché, il libro che ha sollevato il velo non solo sul lato oscuro (e taciuto) della riunificazione delle due Germanie, ma su quanto quella vicenda dice del destino che aspetta i paesi periferici all'interno dell'Eurozona. 

 

 

11/04/18

Fermare ogni decisione di bombardamento in nome della sicurezza di tutti

Si sta profilando una situazione geopolitica di inaudita criticità, con un rischio di guerra su larga scala imminente e concreto, basato su quella che anche ad autorevoli esperti militari  appare come la  ennesima fake news -  le armi chimiche che sarebbero state usate dal governo di Assad a Douma. Notizia proveniente da un Osservatorio siriano per i diritti umani con sede a Londra, di cui non risulta verificata alcuna attendibilità, anzi. Del resto, lo schema di creare il casus belli con notizie che poi risultano infondate si ripete tristemente da tempo. Ci uniamo quindi all'appello lanciato da Giulietto Chiesa su Pandora TV e raccolto da moltissimi blogger, per cercare di sovrastare insieme il silenzio e le menzogne dell'informazione mainstream e chiedere al nostro governo la necessaria prudenza.  Diffondiamo. E intanto anche in Senato i nostri nuovi rappresentanti ci sostengono. 


 

La situazione militare in Siria e attorno ha ormai raggiunto il livello di guardia. Il presidente americano si accinge a prendere decisioni la cui portata e la cui pericolosità sono inimmaginabili.

 

Le accuse ad Assad di avere bombardato con armi chimiche il centro di Douma non sono provate.  Il rischio di uno scontro diretto con la Russia, su qualcuno degli scenari che sono già da tempo in fibrillazione, è imminente. La Russia ha già messo in stato di allarme tutte le sue difese, su tutti i fronti.

 

Di fronte al silenzio e alla compiacenza del mainstream italiano e occidentale, noi blogger italiani facciamo appello, tutti insieme, ai partiti italiani, affinché si esprimano immediatamente chiedendo al nostro alleato principale di attendere il risultato di una commissione internazionale che accerti le responsabilità.

 

Nessuno può ergersi a giudice supremo. Né vogliamo correre il rischio di essere trascinati in guerra senza sapere il perché.

 

Per questo pubblichiamo, tutti insieme, questo comunicato. Abbiamo ormai la forza informativa  congiunta non meno grande di un grande quotidiano nazionale. Facciamola valere.

 

01/01/18

Buon 2018 ai nostri lettori con una riflessione su come vivere meglio

Tanti auguri ai nostri lettori per l'anno che arriva, con una riflessione su temi importanti che stanno alla base della nostra vita reale: percepire il mondo esterno come messinscena collettiva dello stato interiore dell'umanità ci porta a desiderar di conquistare la capacità di decidere sul nostro stato di coscienza come  premessa fondamentale per cambiare il contesto sociale. E poiché non ci sarà possibilità alcuna di modificare realmente questo sistema patologico se non cominciando a cambiare noi stessi,  la "governance" elitaria che comanda è interessata a mantenerci con ogni mezzo in questo stato di non padronanza di sé.  

Sul tema, consigliamo anche questa bella intervista di Byo Blu sulla visione dell'uomo alla base del pensiero liberista e alla base del pensiero Keynesiano.

Buon 2018 !

 

 

01/10/17

Germania: se Angela Merkel bevesse il siero della verità

Al tempo stesso divertente e sconvolgente, questa animazione di Chaos Theory ha una improbabile protagonista: Angela Merkel, cui un John Lennon redivivo è riuscito a far inghiottire il siero della verità creato addirittura da Janis Joplin. Ma dietro la fantasia, un'esposizione sintetica ed efficace di dati anche troppo reali, tra cui quelli tratti da Anschluss di Vladimiro Giacché, il libro che ha sollevato il velo non solo sul lato oscuro (e taciuto) della riunificazione delle due Germanie, ma su quanto quella vicenda dice del destino che aspetta i paesi periferici all'interno dell'Eurozona. 

 

30/07/17

Die Anstalt - Ridendo e scherzando, qualche notizia sull'Africa che nessuno ci dà

Dopo l'intelligente sketch sull'equilibrio dei mercati, diamo ancora spazio alla trasmissione televisiva tedesca Die Anstalt, questa volta impegnata, nel suo stile leggero - ma non per questo banale - a fornirci qualche informazione sulle cause dell'emigrazione di massa dall'Africa. E vedrete che sono informazioni che molto raramente si leggono sui nostri media, e di cui la nostra satira "de sinistra" solitamente non si occupa.

 

19/07/17

Una risata li seppellirà?

Di fronte a certi paradossi logici, come l'idea che tra le nazioni "vinca" sempre chi esporta di più (realizzabile solo se alla fine esportano tutti su Marte), può succedere che l'umorismo sia più efficace di una spiegazione razionale. Proponiamo qui l'intelligente satira politica della trasmissione televisiva tedesca Die Anstalt, che discute a modo suo di economia, presentando un acuto operaio che cerca invano di spiegare a un CEO sociopatico che nel commercio internazionale non necessariamente si deve vincere o perdere: si può anzi collaborare, con vantaggio di tutti. E mettendo in luce le molteplici assurdità di cui è intessuta la narrazione tedesca (e non solo) della crisi dell'UE. 

 

16 maggio 2017

 

 

13/04/17

ONG di medici svedesi conferma che i filmati dei bambini siriani pubblicati dai Caschi Bianchi sono fake news

Un autorevole medico svedese, fondatore di una ONG per i diritti umani, analizza il caso di due filmati diffusi dai “Caschi Bianchi” operanti in Siria, secondo i quali il governo Siriano farebbe uso di gas di cloro sui bambini. Questi filmati sono stati usati per suscitare una reazione emotiva sia del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, sia dell’opinione pubblica americana. Le due conclusioni a cui arriva sono gravissime: la prima è che il video è stato, se non realizzato, perlomeno distribuito in concerto con un’organizzazione fondamentalista islamica che fa capo ad Al-Qaeda. La seconda, che i filmati mostrano di essere evidentemente fasulli, dato che le procedure mediche che vi si vedono sono inappropriate e i sintomi dei bambini che vi appaiono non sono compatibili con l’intossicamento da gas di cloro. 

 

 Di Marcello Ferrada de Noli, Presidente di SWEDHR - Dottori svedesi per i diritti umani, marzo 2017

 

Introduzione

Questo articolo riporta le evidenze aggiornate che ho ottenuto da un ulteriore esame dei video pubblicati dai Caschi Bianchi, e che vogliono rappresentare le conseguenze di un presunto attacco con gas a Sarmine, nel marzo 2015 (si veda il mio primo rapporto del 6 marzo 2017) [1]. Il video rappresenta uno scenario di salvataggio medico focalizzato sulle procedure “di salvataggio” eseguite su bambini.

I nuovi elementi trovati, confermati anche da seconde opinioni ottenute da specialisti medici e membri dei Dottori svedesi per i diritti umani (SWEDHR) il 12 marzo 2017, a) dimostrano che le principali procedure “salvavita” eseguite sui bambini mostrati nel secondo video della sequenza erano fasulle, in particolare, nessuna sostanza (per esempio adrenalina) è stata iniettata nel bambino quando un “medico” ha introdotto l’ago della siringa durante una manovra simulata di iniezione intracardiaca (vedere il video sotto); b) potrebbe confermare l’ipotesi citata dai dottori nel precedente rapporto, secondo cui il bambino in questione “se non già morto, potrebbe essere morto successivamente alla procedura dell’iniezione”.

I tre bambini sottoposti a “terapie salvavita” nel secondo video sono poi effettivamente morti, e la causa della morte – che secondo il video dei Caschi Bianchi sarebbe da attribuire ai gas di cloro – è stata messa in dubbio da altre opinioni mediche indipendenti dagli accertamenti dei dottori svedesi menzionati nel rapporto di SWEDHR. Per esempio, secondo l’opinione di un medico britannico, lo stato di salute del bambino in questione potrebbe essere invece attribuito ad una overdose, probabilmente di oppiacei.

I risultati di questi rapporti fanno insorgere seri dubbi sull’integrità etica dell’organizzazione dei Caschi Bianchi, sulle procedure anti-mediche che consigliano nei loro video, e sul comportamento da criminali di guerra rappresentato dall’uso improprio di bambini morti a fini di propaganda.

https://www.youtube.com/watch?v=9nj6fc69qjM

I video dei Caschi Bianchi

I video dei Caschi Bianchi qui analizzati risalgono a due caricamenti consecutivi fatti il 16 marzo 2017 dalla “Difesa Civile Siriana nella Provincia di Idlib” (l’autodescrizione data dai Caschi Bianchi di se stessi) [2]. che qui chiameremo rispettivamente “CB video1” e “CB video2” [3][4]. La produzione di questi video è stata utilizzata dai Caschi Bianchi e dai “ribelli moderati” per promuovere la “loro” campagna in favore di una No-Fly Zone in Siria. Di fatto, la campagna ha avuto origine dalla dottrina di Hillary Clinton, come su può vedere nel video caricato sul canale di The Indicter [5].

Nel frattempo il Senatore McCain, i Caschi Bianchi, il Fronte Al-Nusra e altre organizzazioni jihadiste sostenute dalla CIA facevano intensa propaganda per una No-Fly Zone in Siria. I video avevano lo scopo di rappresentare gli effetti di un presunto attacco con gas a Sarmin, attribuito al governo Siriano. Non è stata mai prodotta alcuna prova riguardo gli attacchi, a parte due testimoni “anonimi” che sostenevano di aver udito un elicottero (“udito”, non “visto”). Una delle fonti anonime è poi risultata essere un dipendente dei Caschi Bianchi [1].

I video di “salvataggio”, il cui contenuto non è mai stato analizzato o verificato, sono stati in seguito mostrati al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 16 aprile 2015. Dopo il meeting, l’ambasciatore USA Samantha Powers ha dichiarato che “tutti nella stanza avevano le lacrime agli occhi. Se c’era qualcuno con gli occhi asciutti, io non l’ho visto” [6]. La Reuters aveva dato notizia dell’evento (vedere qui sotto).



In seguito, solo quattro giorni dopo, il 20 aprile 2015, la CNN mandò in onda un programma di attualità che riproduceva frammenti presi direttamente dagli stessi video, e fece propaganda in favore della No-Fly Zone per conto dei “medici siriani”. Il programma venne caricato su YouTube dalla CNN il 20 aprile 2015 [7]. Il presentatore della CNN presentò “i medici siriani” che chiedevano l’istituzione della No-Fly Zone.

Un fatto sconcertante, e politicamente rilevante, riguardo questi video mostrati al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – e poi riprodotti dalla CNN – è che questi video erano stati simultaneamente pubblicati su YouTube, lo stesso 16 marzo 2015, da un’organizzazione che mostrava un logo con la bandiera jihadista Shahada che viene usata da Al-Qaeda. Secondo informazioni che ho ricevuto da giornalisti europei con contatti interni alla Siria le origini di “Coordinating Sarmin” (تنسيقية سرمين), l’organizzazione che sta dietro ai video pubblicati da loro e, in maniera apparentemente coordinata, dai Caschi Bianchi, sono da ricercarsi nelle prime formazioni di Al-Qaeda. Le bandiere e i simboli mostrati nella sequenza di immagini qui sotto ne è la prova.

 ‘Da Al-Qaeda, a Al-Nusra, ai Caschi Bianchi… fino alla CNN’



La bandiera di Al-Qaeda [8]



Sopra e sotto: Bandiere del Fronte Al-Nusra



[9]



Bandiera di Al-Nusra, foto scattata in Siria [10]



Si osservi la bandiera nel logo di “Coordinating Sarmin”, che ha caricato il video contemporaneamente ai Caschi Bianchi il 16 marzo 2015. [11]



Si osservi che la data di upload dei video sopra è esattamente la stessa di quella dei Caschi Bianchi. Stesso video, stessa pubblicazione, una sola organizzazione?



La messa in onda di questi video di Al-Qaeda/Caschi Bianchi da parte della CNN, camuffati come “normali notizie”, è un avvenimento che dovrebbe essere investigato alla luce del contenuto ingannatore della loro presentazione. È difficile trovare un caso più evidente di “fake news” riguardante la disinformazione sul conflitto siriano.

Va rimarcato che nessun funzionario delle Nazioni Unite, nessun giornalista della CNN, ecc. ha mai messo in dubbio la veridicità e l’autenticità di queste scene di “terapie salvavita”. Per esempio, a quanto mi risulta, questa nostra è la prima analisi compiuta  sull’episodio della siringa nei termini che descriverò qui sotto.

I risultati dell’analisi, poi confermati da due dottori svedesi – un medico di base e un pediatra – dimostrano che il contenuto della siringa non è mai stato iniettato nell’ago infilato nel torace del bambino. Una spiegazione alternativa, ugualmente strana, è che al bambino sia stato iniettato il contenuto di una siringa vuota.

 

Analisi dei fotogrammi del CB video2

Procedura:

Tra il 9 e il 10 marzo ho studiato il video facendolo andare a velocità ridotta.

Dopo averne scelto una porzione, l’ho studiata un fotogramma alla volta. Ho fatto delle istantanee dei fotogrammi rilevanti, indicando la posizione cronologica nel video per permettere la visualizzazione della sequenza completa.

L’11 marzo, ho prodotto una sequenza video rallentata al 27%, e l’ho mandata con un link agli stessi dottori, colleghi del SWEDHR, che avevano esaminato il primo materiale [pubblicato da The Indicter il 6 marzo]:  il dottor Leif Elinder e la dottoressa Lena Oske.

Il video mostrava l’intero episodio della siringa.

Il 12 marzo, ho ricevuto dai miei colleghi la risposta, che allego nella sezione IV qui sotto. Inoltre il dottor Martin Gelin – un altro membro anziano del SWEDHR – ha fatto altre osservazioni riguardo la posizione del laringoscopio sul polso/mano del bambino.

Lo stesso giorno ho sintetizzato i risultati e ho pubblicato una sintesi  dei risultati sul canale di The Indicter [12].

 

Le immagini sotto mostrano una selezione dei fotogrammi tra il minuto 01:09 e il minuto 01:41



01:09



01:14



01:15



01:17

 



01:41

IV


Seconde Opinioni

Dottor Leif Elinder, specialista in pediatria [13]



"L'ago andrebbe inserito nell'angolo sinistro costolosternale, aspirando mentre si inserisce finché non viene raggiunta la camera ventricolare, dove l'adrenalina viene iniettata. Il video non mostra che questo sia stato fatto".

Dottoressa Lena Oske, dottore in medicina, medico di base, Primario [14]



"Si vede chiaramente che il dottore che si vede operare l'"iniezione" non inietta nulla. Quando rimuove l'ago dal bambino, il livello del liquido dentro la siringa è rimasto lo stesso di quando l'ago veniva inserito".

Dottor Martin Gelin, specialista in chirurgia dentale, progettista di diversi strumenti per la medicina e la chirurgia [15]



"Il laringoscopio mostrato nel video, posizionato sulla mano/polso sinistro del bambino, è a mio parere uno strumento per adulti. Naturalmente si tratta solo di una stima basata sulla dimensione dello strumento a paragone della lunghezza del braccio e della mano del bambino. Ma la lama è ricurva! I laringoscopi per bambini piccoli hanno una lama piatta (o meno curva), e più piccola."

V


Conclusioni

Le procedure “salvavita” eseguite sul bambini mostrate dai video dei Caschi Bianchi si sono rivelate fasulle, e in definitiva eseguite su bambini morti.

La siringa utilizzate nell’”iniezione intracardiaca” effettuata su un bambino maschio era vuota, oppure il fluido non è mai stato iniettato nel bambino.

Lo stesso bambino mostrava, per poco tempo, alcuni segni di vita (incerti a mio giudizio) nel primo segmento del CB video1. In questo caso, il bambino potrebbe essere morto durante il periodo in cui le procedure “salvavita” mostrate dai Caschi Bianchi venivano mostrate. (Il che non è lo stesso che affermare che il personale visto nei video abbia causato la morte del bambino. In termini forensi, la reale causa di morte, così come le modalità e gli intenti, si riferiscono a elementi diversi rispetto a quelli trattati nella nostra analisi).

Commenti esterni riguardo la probabile diagnosi

Ho ricevuto un riscontro via mail da parte di un dottore britannico. Non pubblico il suo nome e la sua specialità (non è pediatria) per evitarne l’identificazione, dal momento che mi ha espressamente chiesto di rimanere anonimo, per ragioni a me comprensibili.

Il dottore britannico ipotizza quanto segue:

“Penso che anche da un video così corto, possiamo vedere che questo bambino ha un livello ridotto di coscienza: non vocalizza, non apre gli occhi, e i suoi soli movimenti sono quelli di girare la testa da una parte e aprire la bocca prima di smettere completamente di respirare. Questa sembra una depressione respiratoria, più che un problema ai polmoni, e sembra essere troppo addormentato per respirare. Penso che la diagnosi più probabile sia un’overdose che ha causato un livello ridotto di coscienza e una depressione respiratoria. Gli oppiacei sono le sostanze maggiormente compatibili con i sintomi. I gas di cloro causano ferite acute da inalazione, ma non causano (mai riscontrato da nessuna mia fonte) un livello ridotto di coscienza: la vittima si sforza di respirare fino alla fine”[16].

Nota dell’editore: Questo articolo è stato aggiornato il 18 marzo 2017. Le opinioni mediche sono benvenute nella discussione, così come le repliche o le confutazioni delle conclusioni qui sopra. Scrivere alla mail editors@theindicter.com

 

Note e riferimenti

[1] M. Ferrada de Noli, “Swedish Doctors for Human Rights: White Helmets Video, Macabre Manipulation of Dead Children and Staged Chemical Weapons Attack to Justify a ‘No-Fly Zone’ in Syria“. The Indicter Magazine, March 6, 2017.

[2] Vedere info. in Vanessa Beeley’s Twitter, 6 ottobre 2016. Inoltre su V. Beeley riferirsi a Syrian Civil Defence, in questo articolo.

[3] Carivato dai Caschi Bianchi col nome di “Difesa Civile siriana della provincia di Idlib”, “ الدفاع المدني ادلب_سرمين:محاولة لأنقاذ الأطفال بعد اصابتهم بالغاز الكيماوي 26_3_2015”. YouTube video pubblicato il 16 Marzo 2015”.

[4] Caricato dai Caschi Bianchi col nome di “Difesa Civile siriana della provincia di Idlib”,

الدفاع المدني ادلب:سرمين:هام جدا ثلاث اطفال ووالديهم وجدتهم ضحايا الغاز الكيماوي, YouTube video pubblicato il 16 Marzo 2015.

[5] “Le élite svedesi adottano la No-Fly Zone di H. Clinton con la Russia e la Syria“. The Indicter Channel, 22 novembre 2016.

[6] Nick Logan, “Funzionari delle Nazioni Unite piangono guardando il video di un presunto attacco con gas di cloro in Siria”. Global News, 17 aprile 2017.

[7] CNN, “Chlorine gas attack reported in Syria“. CNN Channel, YouTube, 20 aprile 2015.

[8] “Riconosci le bandiere del terrore”. The Muslim Issue, Wordpress blog. 28 settembre 2013.

[9] Immagine trovata in “Pinterest”.

[10] Jenna McLaughlin, “Smettetela di fare confusione tra le bandiere islamiche: una guida per giornalisti pigri“. Mother Jones, 16 dicembre 2014. L’autore cita: “Stendardi neri appariranno dall'Est e vi uccideranno come mai nessuna nazione ha ucciso prima". Molte bandiere islamiche - soprattutto quelle dei movimenti militanti - sono nere in riferimento a questa citazione.

[11] Caricato il 16marzo 2017, su https://www.youtube.com/watch?v=Gx2h3_jXGzc minuti 0:01 / 0:35

[12] “Il video dei caschi bianche con finte procedure salva vita ha ingannato il consiglio di sicurezza“. Pubblicato da The Indicter Channel, YouTube, 12 marzo 2017.

[13] Risposta via mail del dottor Leif Elinder, 12 marzo 2017.

[14] Risposta via mail della dottoressa Lena Oske, 12 marzo 2017.
[15] Risposta via mail del dottor Martin Gelin, 18 marzo 2017.

[16] Risposta via mail del dottore britannico, 11 marzo 2017.

L’autore:

Marcello Ferrada de Noli, medico e professore, dopo avere lavorato presso il Karolinska Institute ed essere stato ricercatore presso la Harvard Medical School, è il fondatore di Swedish Professors and Doctors for Human Rights (Professori e medici svedesi per i diritti umani) ed responsabile del The Indicter. È anche autore del The Professors’ Blog, e CEO del Libertarian Books – Sweden. Autore di “La Svezia contro Assange – Questioni di diritti umani.” Oltre alle ricerche pubblicate sulle riviste scientifiche, suoi editoriali sono stati pubblicati dal Dagens Nyheter (DN), Svenska Dagbladet (Svd), Aftonbladet, Västerbotten Kuriren, Dagens Medicin,  Läkartidningen e altri media svedesi. Ha effettuato inoltre interviste esclusive su DN, Expressen, SvD e Aftonbladet, e sui canali TV svedesi (Svt 2, TV4, TV5) oltre a TV e media internazionali (per esempio in Norvegia, Italia, Cuba, Cile, DW, Sputnik, RT, Pravda, etc.).

I suoi indirizzi mail sono editors@theindicter.comchair@swedhr.org

Il suo profilo twitter è @Professorsblogg.