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03/07/19

I populisti italiani prendono il sopravvento nella lotta alla UE

Secondo Politico, le mosse del governo italiano (ad esempio i MiniBot) hanno avuto successo nella lotta contro la UE: la procedura di infrazione è stata evitata e le nomine dei ruoli chiave UE sono state pesantemente condizionate dalle scelte dell’Italia. L’UE si trova ormai tra l’incudine e il martello: o si oppone al governo gialloverde, e allora questo guadagna consenso interno, oppure lo lascia lavorare, e allora i provvedimenti che prende possono finalmente far rifiatare l’economia italiana.

 

 

Di Silvia Sciorilli Borelli, 3 luglio 2019

 

 

ROMA — Nella battaglia per le finanze italiane, una volta Bruxelles dominava. Ora, non più.

 

Mercoledì la Commissione Europea dovrebbe rimandare la decisione di sanzionare l'Italia sulla questione del budget italiano.

 

La mossa arriva dopo che lunedì il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il suo Gabinetto hanno ideato un piano per tagliare di circa 7,6 miliardi di euro le spese previste per quest'anno.

 

Il piano di Conte offre poca chiarezza sulle intenzioni degli italiani per il 2020, ma i funzionari della Commissione l'hanno giudicato sufficiente a giustificare la decisione, almeno fino a quando il bilancio dell'anno prossimo non sarà approvato in autunno, secondo due persone a Bruxelles e due funzionari governativi a Roma.

 

"Possiamo evitare [la sanzione] non a causa di trucchi magici, ma perché le nostre finanze sono in ordine", ha detto Conte durante il fine settimana alla riunione del G20 di Osaka, in Giappone.

 

Pochi giorni dopo le elezioni europee, la Commissione aveva fatto il primo passo per avviare un processo disciplinare nei confronti dell'Italia, attivando una procedura per deficit eccessivo (EDP), un programma volto a riportare la spesa pubblica in linea con le norme dell'UE.

 

Sei mesi prima, la Commissione e il governo italiano avevano raggiunto un compromesso per evitare di innescare proprio questo processo, che potrebbe portare a una multa di 3,5 miliardi di euro, ma Bruxelles ha cambiato rotta in risposta a quello che vedeva come un cambio di passo di Roma sugli impegni di disciplina di bilancio.

 

L'esecutivo dell'UE aveva l’appoggio di altri paesi dell'eurozona per intervenire, e sembrava pronto per ulteriori azioni. Ma con la Commissione che si avvicina alla fine del suo mandato e i colloqui in corso su chi avrebbe ottenuto i migliori posti di potere dell'UE, i populisti italiani hanno colto l'occasione per prendere il sopravvento e incolpare Bruxelles per le sofferenze dell’economia del Paese e per non avere contribuito ad alleviare il peso dell’immigrazione che grava sull’Italia.

Ora Bruxelles si prepara a ritirarsi dalla battaglia sul bilancio italiano, per evitare di dare al governo gialloverde altre munizioni politiche.

 

Il Presidente della Commissione europea Jean-Claude "Juncker e il [commissario Pierre] Moscovici ci hanno ripensato... anche perché la mossa avrebbe favorito [il ministro dell'Interno Matteo] Salvini e avrebbe trasformato l'UE nel bersaglio principale in caso di elezioni anticipate all'inizio dell’autunno", secondo una persona a Bruxelles.

La Commissione non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento.

Perfino il presidente filo-UE Sergio Mattarella ha offerto un insolito intervento a sostegno della posizione dei populisti. "Non vedo alcun motivo per avviare una procedura per deficit eccessivo contro l'Italia", ha detto durante una conferenza stampa a Vienna lunedì.

 

All'inizio della stessa giornata, i dati ufficiali mostravano che la disoccupazione era scesa al di sotto del 10% per la prima volta dal 2012. "L'economia del Paese è solida", ha dichiarato Mattarella.

La gestione della controversia sul bilancio ha alimentato le rimostranze contro l'UE, con i politici italiani che hanno detto agli elettori che l’Italia è trattata peggio di Francia, Germania o Spagna, che hanno tutte violato le regole del deficit dell'eurozona senza conseguenze.

 

I legislatori della Lega di estrema destra (sic! NdVdE) di Salvini, nel frattempo, hanno tenuto sotto scacco i rivali europei suscitando timori che l'Italia abbandoni l'euro. All'inizio di giugno, il partito di Salvini ha proposto un nuovo modo di emettere titoli di Stato di piccole dimensioni con l’aspetto di una banconota, noti come miniBOT, per pagare i debiti della pubblica amministrazione. Molti osservatori hanno considerato i miniBOT come una proposta di valuta alternativa e il primo passo verso l’"Italexit".

 

"Se a livello dell'UE viene ricordato che non possono abusare costantemente della pazienza dell'Italia, è una buona cosa", ha detto Claudio Borghi, legislatore della Lega, ideatore dello strumento di pagamento. "Sono felice se è servito come promemoria che l'Italia non obbedirà in tutto a ciò che le viene detto dall'UE."

 

Le cariche UE

 

La lite tra i leader dell'UE sul prossimo presidente della Commissione e sugli altri posti di alto livello ha dato all'Italia un'altra opportunità per rafforzare la sua posizione.

 

L'Italia aveva sostenuto Kristalina Georgieva, bulgara, come capo della Commissione, ma alcuni rapporti suggerivano che questo fosse un modo per ottenere il sostegno dei paesi dell'Europa orientale, sia contro una procedura di infrazione da parte dell'UE, sia per il prossimo commissario che dovrà sovrintendere alla politica economica italiana. Martedì sera i leader dell'UE hanno proposto la tedesca Ursula von der Leyen come presidente della Commissione.

 

L'Italia si è anche unita all'opposizione a Frans Timmermans, un socialista olandese, come potenziale candidato, sostenuto dalla tedesca Angela Merkel e dal francese Emmanuel Macron.

 

Secondo Stefano Buffagni, del Movimento 5 Stelle, "Conte ha guidato il gruppo di 11 paesi che si sono opposti all'accordo preparato da Merkel e Macron, il che dimostra che l'Italia ha influenza a livello dell'UE".

 

"I francesi e i tedeschi vogliono dirci cosa fare riguardo all'immigrazione e all'economia, ma quando si tratta di decidere guardano sempre al loro interesse nazionale prima che a quello dell'UE."

 

A margine del vertice UE di martedì, Conte ha dichiarato: "Ho spiegato ai nostri 27 partner che l'UE non è composta da due o tre paesi o da blocchi. Se l'Italia non fa parte della decisione non è un'offesa per me, ma per milioni di italiani che hanno votato e hanno il diritto di essere rappresentati".

 

“Insulti” migratori

 

Anche la posizione degli altri paesi dell'UE in materia di immigrazione ha rafforzato i populisti in Italia.

 

Martedì, il portavoce del governo francese Sibeth Ndiaye ha affermato che il comportamento di Salvini nel caso Sea-Watch - la nave di salvataggio per immigrati che è entrata nel porto italiano di Lampedusa durante il fine settimana nonostante le fosse stato negato l'accesso - era "inaccettabile". I commenti hanno fatto eco alle critiche del presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier sulla decisione di arrestare il capitano della nave, Carola Rackete.

 

Salvini ha risposto twittando che il governo francese dovrebbe "smettere di insultare e aprire i suoi porti ai migranti". Martedì sera, dopo che Rackete è stata liberata da un procuratore siciliano, Salvini è andato su Facebook per trasmettere la sua rabbia contro il pubblico ministero.

 

"Se un cittadino italiano avesse violato gli ordini militari per entrare in un porto in Germania, Francia, Australia o ovunque per scaricare migranti, sarebbe stato rinchiuso per anni", ha detto. Salvini ha quindi annunciato che emanerà per la cittadina tedesca un ordine di espulsione che le avrebbe impedito di tornare in Italia per i successivi cinque anni.

 

Secondo i dati delle Nazioni Unite, la maggior parte dei migranti via mare quest'anno ha raggiunto le coste greche e spagnole. Salvini si è spesso preso il merito del calo degli arrivi, ma molti italiani ritengono che il Paese sia stato abbandonato per farsi carico dell'onere migratorio.

 

Gli immigrati provenienti dall'Africa arrivano quasi quotidianamente durante l'estate a Lampedusa, ma la notizia viene ampiamente ignorata. La politica e la retorica di Salvini prendono di mira le Organizzazioni Non Governative, che egli accusa di essere in combutta con i trafficanti di esseri umani.

 

Qualunque sia la causa - migrazione, bilancio o giochi di potere dell'UE - i populisti stanno guadagnando consenso.

 

L'ultimo sondaggio di opinione di SWG mostrato lunedì da La7, mostra che la Lega è cresciuta fino al 38% dei consensi, rispetto al 33% ottenuto alle elezioni dell'UE, mentre il 52 per cento degli italiani ritiene che il capitano della Sea-Watch abbia commesso un crimine.

 

"Guardate cosa è successo nell'ultimo mese", ha detto un funzionario della Lega, a condizione di mantenere l'anonimato. "Perché qualcuno dovrebbe criticarci per aver detto che l'Unione Europea è un'anatra zoppa? È semplicemente la pura verità."

 

 

08/06/19

La valuta parallela dell'Italia è esplosiva per la zona euro

Come riporta questo articolo di Die Welt, in Germania la questione dei minibot italiani è presa molto seriamente. La diffusione di questi titoli statali di piccolo taglio, il cui valore sarebbe garantito dalla possibilità di usarli per pagare le tasse, porrebbe di fatto le basi per l’adozione di una nuova moneta nel Bel Paese. In uno scontro con l’UE, come avvenuto con la Grecia, l’Italia si troverebbe così a negoziare da una posizione di forza. Un paese che non ha beneficiato dei trattati attuali, che versa a Bruxelles più di quanto riceva in fondi europei, che ha un attivo di bilancia commerciale e con un’alternativa pronta già nelle tasche dei cittadini, potrebbe chiedere molto all’UE, oppure decidere che andarsene sia la scelta migliore. 

 

 

 

Di Daniel Eckert, 4 giugno 2019

Traduzione di Musso

 

 

Il governo italiano gioca con il fuoco. I politici della Lega di Matteo Salvini continuano a mettere sul tavolo l'idea di una moneta parallela. I minibot, ora resi possibili dal Parlamento, sono un primo passo in questa direzione.

 

Portano un nome che suona in qualche modo carino: i minibot. Ma una volta diffusi, i loro effetti potrebbero non essere carini. Perché i minibot sono uno strumento finanziario con il quale il governo populista d'Italia potrebbe scardinare l’eurozona. Quantomeno potrebbero sconfessare Bruxelles e l'Unione europea (UE) e seminare un nuovo dissidio nel cuore dell'unione monetaria.

 

Tra l’indifferenza dell’opinione pubblica interna, la Camera dei Deputati italiana ha votato la scorsa settimana per l'introduzione dei minibot. In futuro, lo stato dovrebbe avere il diritto di pagare i fornitori nazionali con questi titoli di credito. Si parla di una cifra di importo miliardario. Allo stesso tempo, il Tesoro può accettare queste carte anche per il regolamento dei debiti fiscali. Pertanto, la definizione di mezzi di pagamento sembra essere soddisfatta, soprattutto dal momento che i minibot, come suggerisce il termine "mini", dovrebbero essere emessi in piccole denominazioni (ad esempio, 100 euro).

 

Da quel momento in poi, è solo un piccolo passo verso una valuta parallela, e questo è esattamente ciò che Matteo Salvini, leader della Lega di destra e vice primo ministro, potrebbe mirare a fare. Il portavoce economico della Lega, Claudio Borghi, è un acceso sostenitore dei piccoli mostri fiscali. Come per gli altri paesi dell'unione monetaria, vale anche per l'Italia: la moneta a corso legale è solamente l'euro.

 

I minibot come minaccia contro la Commissione Europea

Se i minibot si diffondessero in tutta l'economia italiana e venissero passati di società in società e di cittadino in cittadino, lo stato italiano potrebbe farsi il proprio denaro. Nel corso del tempo, i nuovi coupon sarebbero negoziati sul mercato e quotati ad un prezzo (presumibilmente inferiore) rispetto all'euro. Sarebbe l'inizio della strisciante uscita dell'Italia dall'euro.

 

Piani per i minibot erano discussi in Italia già prima delle elezioni parlamentari del 2018. Erano poi anche nell'accordo di coalizione, ma non furono perseguiti, poiché il desiderio della popolazione di un Italexit (un'uscita del paese dall'unione monetaria) non era particolarmente grande.

 

"Posso ben immaginare che i minibot ora tornino, per rappresentare una minaccia contro la Commissione europea nella prossima procedura di deficit", afferma Thomas Mayer, capo economista e direttore fondatore del ‘Flossbach von Storch Research Institute’. Mentre ciò non permetterebbe a Roma di aggirare i criteri fiscali, poiché essi si concentrano su deficit e debito piuttosto che sul finanziamento: "Ma si può minacciare di lasciare gradualmente l'euro, se si è costretti dall'UE a ridurre il deficit".

 

"I minibot non sono l'inizio di una nuova valuta", afferma Erik Nielsen, Chief Economist presso UniCredit a Londra. Tuttavia, la retorica dello stesso governo italiano ha il potenziale di disorientare le persone. La confusa politica di comunicazione di Roma ha contribuito a confondere l'idea potenzialmente significativa di cartolarizzare il debito pubblico, con la dottrina voodoo di una valuta parallela. Così, gli investitori hanno reagito quasi freneticamente alla vitazione del Parlamento in merito al minibot, venerdì, prima che si calmassero, più tardi.

 

Yanis Varoufakis ha seguito una strategia simile durante il suo breve mandato come ministro delle Finanze greco nel 2015. Alla fine, tuttavia, non è riuscito a prevalere contro la troika composta dalla Commissione europea, dalla Banca centrale europea e dal Fondo monetario internazionale (FMI). "La sua valuta parallela era solo all’inizio della pianificazione e i creditori fecero sapere, che la Grecia poteva anche lasciare l'unione monetaria, se lo avesse voluto", dice Mayer.

 

Al contrario, i minibot in Italia, secondo lui, sono già ben progettati. "La Commissione e altri paesi preferirebbero non minacciare una uscita dell'Italia. Salvini ha carte migliori oggi, rispetto a Varoufakis nel 2015", dice Mayer, riferendosi all'importanza dell'economia italiana.

L'Italia è la terza economia più grande nella zona euro dopo la Germania e la Francia. A differenza di altre economie, tuttavia, il membro fondatore della Comunità europea del 1957 non ha apparentemente beneficiato dell'appartenenza all'unione monetaria. Soprattutto dopo la crisi finanziaria, la debolezza degli europei del Sud è divenuta sempre più evidente: l’indice della Borsa di Milano oggi è allo stesso livello di dieci anni fa. Il Dax è più che raddoppiato nello stesso periodo.

 

Mentre altre importanti economie europee possono indebitarsi a tassi d'interesse pari a zero o appena marginali, i partecipanti al mercato dei capitali italiani richiedono il 2,6 per cento per i titoli di stato decennali. L’agitata Grecia ora paga solo leggermente di più, il 2,8 per cento. Il debito è uno dei più alti del mondo, pari a oltre il 130 percento del prodotto interno lordo. Secondo le normative dell'UE, è consentito un massimo del 60 per cento.

 

 

Tuttavia, è ancora del tutto incerto se Salvini troverà una maggioranza parlamentare a sostegno della distribuzione dei minibot. Nell'elezione alla Camera dei Deputati nel 2018, la Lega aveva ottenuto il 17,4% dei voti. Nelle elezioni europee del 26 maggio, tuttavia, i populisti di destra hanno raddoppiato la loro percentuale di voti, arrivando al 34,3%.

 

Pertanto, l'uomo politico della Lega potrebbe impostare le eventuali elezioni anticipate come un voto sull'indipendenza del paese da Bruxelles. Da sola, la minaccia di una valuta parallela, potrebbe destabilizzare l'eurozona. Con un debito totale di 2,3 trilioni di euro, Roma ha un enorme potenziale di minaccia.

 

25/11/18

Italia, fai attenzione: a Bruxelles non importa nulla di te

Su Strategic Culture, Tom Luongo sposa la strategia di Salvini nei confronti della UE: secondo l'analista, il vice presidente del Consiglio leghista sta cercando di creare in Italia un vasto fronte popolare contro i tecnocrati di Bruxelles, mostrandoli come i "cattivi" che vogliono intimidire il paese e forzarlo in politiche fallimentari. E creando appositamente il casus belli a questo fine, come nel recente caso del bilancio respinto dalla Commissione. È questo approccio coraggioso, che parte dalla consapevolezza della pericolosità dell'euro per l'Italia e dei punti di forza del paese all'interno degli equilibri europei, che si sta dimostrando vincente, a differenza delle sfide lanciate a loro tempo da Grecia e Regno Unito. Su quest'ultimo punto, Luongo non dispensa feroci critiche alla May per la gestione della Brexit.

 

 

di Tom Luongo, 22 novembre 2018

 

 

Il totale tradimento della Brexit da parte del Primo Ministro britannico Theresa "La Signora di Gesso" May sta funzionando da campanello d'allarme per gli Italiani. Gli ultimi sondaggi in Italia mostrano che anche se la coalizione populista in Italia è sgradita a Bruxelles, è ancora molto popolare tra gli italiani.

 

E questa è una buona cosa perché quando si osservano attentamente i negoziati sulla Brexit è chiaro che tutto ciò che conta è la conservazione del potere della UE sul Regno Unito e non il miglior interesse di tutte le parti coinvolte, britannici o no.

 

I partner della coalizione italiana hanno ancora il sostegno di quasi il 60% degli italiani, sono cambiate soltanto le preferenze. La Lega adesso sorpassa nei sondaggi il Movimento Cinque Stelle (M5S) col 33% a fronte del 26%, mentre il partito di centro destra, vale a dire Forza Italia di Silvio "Uomo di Paglia" Berlusconi, è collassato (dal 14% delle elezioni di marzo ad appena il 7%).

 

E grosso modo questa stessa parte dei cittadini ora pensa che la UE stia angariando l'Italia. Questi numeri non potranno che peggiorare se l'Unione europea va fino in fondo a comminare multe all'Italia per un bilancio che non piace a Bruxelles.

 

Soprattutto, stiamo assistendo anche ad una crescita del sostegno all'uscITA. Un recente sondaggio del Politico Magazine ripreso da Zerohedge mostra una maggioranza di italiani sotto i 45 anni pronta a farlo: lasciare l'Unione europea.

 

La gente con più di 45 anni è ancora innamorata dell'ideale di un'Unione europea che riesce a tenere insieme un'Europa altrimenti in guerra, piuttosto che confrontarsi con la realtà di quello che è davvero: una distante e tirannica oligarchia guidata da tecnocrati non eletti con forti legami con i ceti altolocati al potere.

 

La fonte di questo sostegno al governo viene, credo, dal forte contrasto tra l'arrendevolezza della May di fronte alla leadership della UE, irritata per la temerarietà del popolo britannico nel voler uscire dalla loro squallida unione, e il modo in cui il vice primo ministro Matteo Salvini sta attaccando l'ipocrisia di Bruxelles sui vincoli fiscali.

 

Salvini sta facendo esattamente quello che deve fare per rinforzare i consensi e allontanare l'elettorato italiano da Bruxelles. Presentare un bilancio che soddisfa entrambe le parti della coalizione - tagli fiscali e una minore regolamentazione assieme ad un reddito universale di base - nel contempo ostentando il rispetto dei vincoli di bilancio della UE, è stato un vero colpo di genio politico.

 

Salvini e Luigi Di Maio, il suo socio nell'insurrezione, hanno creato una perfetta polpetta avvelenata da far ingoiare alla UE. Non c'è nulla di realmente eccepibile nella proposta di bilancio. Non risolverà nessuno dei problemi italiani né sostanzialmente li peggiorerà.

 

Il bilancio è stato proposto allo scopo di irritare la leadership dell'UE, ormai grassa e pigra per aver sbilanciato tutto a suo favore. E Bruxelles ha reagito in modo eccessivo, nel modo più prevedibile.

 

Pensate a quel che sta facendo la UE con questo bilancio. Stanno minacciando miliardi di multe ad un governo italiano che è indebitato fino agli occhi.

 

Questa è la definizione stessa di "dare un'impressione negativa".

 

Considerate il modo in cui hanno gestito la Brexit. Hanno richiesto al Regno Unito il pagamento di una cifra enorme per uscire. Questo in aggiunta ai soldi che il Regno Unito già paga ogni anno al bilancio della UE.

 

E, gente, non dimentichiamo che l'unica ragione per cui la questione del debito sovrano italiano non è nei titoli di testa di tutti i giornali è che la Banca centrale europea è l'unica acquirente marginale del debito italiano. E il Presidente della BCE Mario Draghi non lo fa per la bontà del suo cuore addestrato alla Goldman Sachs.

 

Lo sta facendo perché, se non lo facesse, l'intero sistema bancario europeo collasserebbe.

 

Quindi tutta questa faccenda non è niente più che teatro Kabuki. E Salvini lo sa.

 

Comprende che l'euro è una trappola mortale per l'Italia. Sa anche di avere il coltello dalla parte del manico a causa dell'ammontare del debito.

 

E tuttavia, la UE oggi si comporta esattamente come quando gestiva i colloqui sul debito greco nel 2015.

 

Hanno rifiutato di negoziare. Hanno fatto richieste irragionevoli. Nel caso della Grecia c'era un elettorato greco inconsapevole che non avrebbe sostenuto la Grexit e non avrebbe dato al parimenti inconsapevole Primo Ministro Alexis Tsipras il sostengo di cui necessitava per portare la Grecia fuori dall'euro.

 

Allora la strategia ha funzionato.

 

La stessa cosa sta avvenendo con la Brexit. L'aristocrazia britannica non vuole lasciare la UE. Theresa May è una Remainer e quindi ovviamente a libro paga, e la cosa non è nemmeno divertente a questo punto. Fin dall'inizio ha avuto il coltello dalla parte del manico e tuttavia si comporta come se non fosse così.

 

Così adesso la May ha messo insieme l'accordo esatto che Bruxelles voleva fin dall'inizio: il controllo sulle politiche fiscali e commerciali della Gran Bretagna che resta senza più voce al Parlamento europeo. Onestamente, lo status della Gran Bretagna una volta che questo accordo sarà stato firmato sarà quello di poter solo guardare al futuro di tutti i paesi che rimangono nella UE.

 

Tassazione senza rappresentanza politica.

 

Quindi, non dovrebbe essere uno shock per nessuno il fatto che l'Unione europea gestisca Salvini e il suo governo con lo stesso disprezzo e la stessa derisione. Ed è esattamente ciò che vuole Salvini. Deve manovrare Bruxelles facendoli apparire come i cattivi.

 

Perché se vuole liberare l'Italia da Bruxelles, non può essere solo una sua idea. Deve essere un'ondata popolare.

 

Fortunatamente per lui e gli italiani in generale, gli idioti nelle alte sfere di Bruxelles sono fin troppo felici di accontentarlo. Credo che a loro piaccia essere cretini odiosi, francamente.

 

Pensano realmente di poter decidere tutto per vie legali. Ma la verità è che non possono.

 

Perché pensate che il Presidente francese Emmanuel Macron e l'Anatra Zoppa, la Cancelliera Tedesca Angela Merkel, vogliano così tanto il Grande Esercito della UE? Per invadere e occupare gli stati membri ribelli, non per proteggersi dalla Russia.

 

Più la UE tenta di intimidire e forzare l'Italia a fare quello che vuole la UE, più saranno gli italiani, anche i più anziani, che sosterranno la crociata di Salvini. Il populismo è popolare in tutta Europa.

 

E le elezioni del Parlamento europeo a maggio probabilmente si dimostreranno un importante punto di svolta nel percorso della UE. Tutti i partiti euroscettici sono largamente sotto-rappresentati rispetto ai numeri odierni dei sondaggi. A maggio, centinaia di seggi sono destinati a passare di mano.

 

E molti dei nuovi arrivati non saranno a libro paga del Gruppo di Davos.

 

Allora forse la Ue capirà quanto sia fragile l'intero progetto.

 

30/05/18

Il Presidente italiano ha appena messo in pericolo l’euro

L’autorevole economista Ashoka Mody osserva su Bloomberg che, al di là delle polemiche di diritto costituzionale, la scelta di Mattarella di impuntarsi sull’esecutivo M5S-Lega è folle. Gli elettori italiani vogliono incidere sui processi decisionali, mentre l’insediamento di un nuovo governo “tecnocratico” non farebbe che aumentare il consenso per i partiti euroscettici (che potrebbero invece ottenere concessioni sacrosante dai partner UE). D’altra parte, questa situazione era inevitabile dopo che - in media - gli italiani sono meno ricchi oggi rispetto a quando, quasi vent’anni fa, aderirono alla moneta unica. Senza nemmeno averlo scelto.

 

 

 

Di Ashoka Mody, 29 maggio 2018

 

Bloccare i populisti servirà solo a renderli più forti.

 

Il Presidente italiano Sergio Mattarella può anche pensare di avere difeso una posizione di principio ponendo il veto sul ministro delle finanze euroscettico Paolo Savona, e di fatto impedendo la formazione di un governo guidato da Movimento 5 Stelle e Lega. Ma rigettando la scelta di una coalizione dotata di consenso popolare, può aver messo in moto una crisi finanziaria dalla quale sarà dura uscire, e che potrebbe mettere a rischio l’intero progetto europeo.

 

La mancanza di considerazione da parte di Mattarella delle recenti vicende politiche mette in luce una ostinazione scioccante. Nell’ottobre 2011, il cancelliere tedesco Angela Merkel fece una telefonata all’allora Presidente italiano Giorgio Napolitano, in seguito alla quale Napolitano colse al volo l’opportunità di rimpiazzare Silvio Berlusconi con il tecnocrate non eletto Mario Monti, gradito a Bruxelles. Nonostante la Merkel e Napolitano negassero di avere complottato per favorire l’uscita di scena di Berlusconi, questa fu l’impressione prevalente. L’Economist applaudì sfacciatamente la Merkel per “essersi sbarazzata di un clown come l’italiano Silvio Berlusconi”. Molti italiani si infuriarono, convinti che la Germania avesse violato la loro sovranità nazionale.

 

Non stupisce che il movimento euroscettico M5S abbia guadagnato consenso popolare. Nelle elezioni di febbraio 2013, i 5 Stelle emersero con più di un quarto dei voti, umiliando politicamente Monti e diventando il più grande partito del parlamento. Anche se il Partito Democratico di centrosinistra rimase al potere (con tre differenti presidenti del consiglio), il sentimento antieuropeo in Italia crebbe. Nelle elezioni di marzo 2018, i 5 Stelle e la Lega, un altro partito euroscettico, hanno ottenuto il consenso degli elettori e insieme hanno formato una maggioranza assoluta.

 

La semplice verità è che i partiti tradizionali mainstream – Forza Italia guidata da Berlusconi e il centrosinistra del Partito Democratico – hanno fallito per troppo tempo. In media, gli italiani sono più poveri oggi di quando l’Italia entrò nell’eurozona nel 1999. Il peso si è scaricato in maniera particolare sui giovani italiani, moltissimi dei quali sono o disoccupati o così scoraggiati che hanno deciso di non registrarsi neppure tra chi cerca lavoro. Mattarella e gli osservatori europei a lui simili osservano con orrore l’euroscetticismo del M5S e della Lega. Ma gli italiani hanno chiarito che vogliono un cambiamento.

 

Senza dubbio, Savona era una scelta controversa: il suo “piano B” per una eurexit era impraticabile e allarmista, e quindi avrebbe potuto apportare gravi danni all’Italia. Ma al di là dei loro roboanti proclami, la coalizione Lega-M5S ha alcune proposte intelligenti: la BCE dovrebbe dare più importanza alla disoccupazione quando definisce la politica monetaria (come fa la Federal Reserve negli USA); le regole fiscali dovrebbero essere più elastiche nei confronti delle spese per investimenti. Invece di dare agli euroscettici un’opportunità di confrontarsi con le difficoltà del governare – e di riconoscere la futilità di alcune loro proposte – Mattarella sta tentando di assemblare un altro governo tecnocratico.

 

Il monito della storia è chiaro. Il M5S e la Lega manterranno il loro peso elettorale e potrebbero addirittura uscirne rafforzati. Nel frattempo, l’incombente crisi politica e finanziaria potrebbe avere conseguenze molto gravi. La follia di Mattarella non si sarebbe potuta manifestare in un momento peggiore. Il buon andamento dell’economia globale nella seconda metà del 2017 sta peggiorando, e l’economia italiana fa ancora fatica a riprendersi. Negli ultimi mesi, il commercio globale è diminuito, e lo slancio economico europeo si è affievolito.

 

L’aritmetica economica per l’Italia è davvero deludente. Pur avendo la BCE che sta di fatto acquistando praticamente ogni nuovo bond emesso dal governo, il rendimento delle obbligazioni era a circa l’1,8% in aprile. Ora, si avvicina al 3%. Con un’inflazione annua di appena lo 0,6%, ciò significa un interesse reale (scorporato dell’inflazione) superiore al 2%. L’Italia non può sostenere un tasso di interesse così alto: la crescita della produttività è praticamente nulla, e il suo potenziale di crescita economica a lungo termine è ben sotto l’1%.

 

La crisi provocata da Mattarella potrebbe autoalimentarsi: i tassi reali potrebbero salire ancora, mentre gli interessi nominali applicati ad aziende e consumatori aumentano e un’economia in frenata smorza l’inflazione. Tassi così alti distruggerebbero l’economia. Il peso del debito governativo, testardamente fermo sopra il 130% del PIL, diventerebbe più difficile da ripagare mentre le entrate fiscali scenderebbero. Le banche italiane, già in difficoltà sotto il peso dei crediti deteriorati, dovrebbero affrontare un nuovo ciclo di insolvenze.

 

La BCE ora si trova tra l’incudine e il martello. Se prende l’iniziativa di prolungare il suo programma QE, presto raggiungerà il limite che si è autoimposta di non comprare più di un terzo del totale dei bond italiani. La Germania e altri paesi “del Nord” dell’eurozona si preoccuperebbero giustamente su chi dovrebbe sostenere il peso di un’eventuale default del governo italiano su questa grande massa di obbligazioni detenute dalla BCE. Se per la pressione dei paesi del Nord la BCE dovesse ridurre gli acquisti di bond, i tassi di interesse reali italiani salirebbero ancor più rapidamente, aumentando le probabilità di una recessione dell’Italia.

 

Mattarella e i suoi consiglieri sono intrappolati in un pensiero di gruppo europeo, che nega ai cittadini italiani il diritto di dire la loro opinione su come gestire il proprio paese ed esclude compromessi ragionevoli. Nel tentativo di preservare l’ortodossia europea, possono scatenare forze distruttive che non sono in grado di controllare.

 

 

23/05/18

Eurointelligence: Mattarella non ha molta scelta

Wolfgang Munchau raccomanda sul suo blog Eurointelligence di guardare alla situazione italiana tenendo conto delle reali dinamiche macro, anziché fermarsi alle piccole polemiche. Il parlamento italiano attualmente non può che sostenere un governo in rotta di collisione con Bruxelles, e in ogni caso Italia e Germania non possono coesistere per sempre all’interno di un’unione monetaria dannosa e destinata a finire in tragedia.

 

 

 

Di Wolfgang Munchau, 23 maggio 2018

 

La nostra esperienza di osservatori veterani delle crisi politiche e finanziarie europee suggerisce che sia meglio ignorare le schermaglie quotidiane e concentrarsi sulle dinamiche sottostanti. Potremmo perdere anni a soppesare le possibilità di un secondo referendum sulla Brexit. Ma una realistica analisi degli incentivi in gioco per i due partiti principali suggerisce che, in primo luogo, la Brexit si farà, in secondo luogo, la sua versione sarà probabilmente “soft”.

 

Se guardiamo agli ultimi sviluppi della situazione politica italiana, in rapida evoluzione, è meglio non agitarsi troppo per le meditazioni del presidente Sergio Mattarella riguardo al governo che gli è stato proposto. Occorre invece ricordare che il M5S e la Lega insieme hanno la maggioranza in parlamento. Nessuno può governare contro di loro. Mattarella ha importanti poteri formali. Può nominare il presidente del consiglio, ma questo deve poi essere confermato dal parlamento. Mattarella potrebbe nominare un ministro delle finanze devoto a Maastricht, ma le leggi finanziarie devono poi essere approvate dal parlamento. Questi sono i fatti significativi della politica italiana oggi. Il M5S e la Lega probabilmente otterranno che il loro candidato – Giuseppe Conte, al momento – sia nominato primo ministro. Sembra che abbia pasticciato con un titolo accademico. E allora? Possono esserci due conseguenze: o viene comunque nominato lui o un altro nome di basso profilo, oppure ci saranno nuove elezioni, che porteranno a una maggioranza ancora più larga per i due partiti populisti. Mattarella può scegliere solo tra due opzioni sgradite.

 

Un altro fatto incontrovertibile della realtà politica ed economica dell’eurozona è che l’Italia e la Germania non possono restare per sempre legate in una unione monetaria, se entrambe continuano ad agire come stanno facendo. Nessuna delle due considera la politica economica una questione comune ai paesi europei. La Germania ha introdotto riforme strutturali per guadagnare competitività nei confronti degli altri paesi dell’eurozona, e un freno all’indebitamento che porterà alla fine all’annullamento completo del suo debito (pubblico, NdVdE).

 

In Italia il processo delle riforme è fermo da lungo tempo, e un governo M5S/Lega perseguirebbe politiche incompatibili con finanze pubbliche sostenibili all’interno dell’eurozona. Qualcosa deve cambiare.

 

Lucia Annunziata ha letto il libro di prossima pubblicazione di Paolo Savona, il ministro delle finanze in pectore. Savona è stato ministro sotto Carlo Azeglio Ciampi nei primi anni 90, ed è stato fortemente influenzato dalla drammatica espulsione dell’Italia dallo SME nel 1992. Stando alle citazioni riferite dalla Annunziata, Savona scrive che l’euro ha provocato un aumento delle ingiustizie, e una situazione in cui non c’è parità di diritti, ma solo di doveri. L'euro ha danneggiato il progetto europeo perché è stato introdotto prematuramente. L’UE non era politicamente pronta a questo passo.

 

Le sue valutazioni sono significativamente simili a quelle di Martin Wolf nel 1991, come lui stesso ricorda in un suo recente articolo sul Financial Times:

 

“Il tentativo di legare insieme gli Stati potrebbe portare… a un enorme aumento degli attriti tra di loro. Se succedesse, il risultato aderirebbe alla definizione di tragedia nel mondo classico: hubris (arroganza), ate (follia); nemesis (distruzione)”.

 

27/03/17

FT: Gli Investitori Cominciano a Scrollarsi l'Italia di Dosso

Il Financial Times si occupa delle condizioni dei titoli di stato italiani. La sfiducia dei mercati è stata mascherata per anni dall'intervento massiccio della BCE, ma nell'ultimo periodo i timori su una possibile riduzione del programma di quantitative easing e la fondamentale incertezza degli investitori sul destino politico del paese sta spingendo in alto i rendimenti, verso una probabile nuova crisi del debito. Il Financial Times suggerisce che una moneta più leggera sarebbe d'aiuto, e che la situazione economica è obiettivamente peggiorata con l'ingresso nell'euro.

 

di Dan McCrum, 27 marzo 2017

I movimenti dei credit default swaps [derivati che assicurano contro l'eventualità di default, NdT] suggeriscono preoccupazioni sulle derive politiche anti-euro in Italia.

Nel luglio 2011 uno speciale incantesimo si impossessò di alcuni membri della comunità finanziaria di New York. Se foste entrati in un ufficio di Manhattan aspettandovi di discutere del mercato azionario americano con un investitore che detiene solo fondi di investimento, vi sareste accorti che egli in realtà aveva la mente fissa sul debito pubblico italiano.

Le vendite allo scoperto dei titoli di stato della terza maggiore economia dell'eurozona erano diventate così diffuse che anche i non-specialisti del debito avevano iniziato a notarle, e i costi crescenti per il governo italiano erano il segno di una crisi che si stava diffondendo e che avrebbe intrappolato molti paesi europei e le loro banche, minacciando infine lo stesso futuro dell'euro.

Le turbolenze politiche — una coalizione di governo che si dibatteva tra piani di austerità e accuse di corruzione — erano in rotta di collisione con la dura realtà economica del più grande stock di debito in Europa.

Quasi sei anni dopo, un governo provvisorio è incaricato di gestire la situazione, dopo che in dicembre Matteo Renzi ha rassegnato le dimissioni da Primo Ministro, con i populisti del Movimento 5 Stelle in testa ai sondaggi d'opinione. I rendimenti dei titoli a 10 anni sono di nuovo in salita, sebbene a un livello molto più basso di allora: dall'1,74 percento di inizio anno al 2,36 percento di lunedì.

La questione, per chi investe in titoli e ha la memoria lunga, è il perché di questa tendenza, e il quanto ancora i rendimenti possano aumentare, dato che i maggiori rendimenti spingono verso il basso il valore dei bond già esistenti, i quali offrono pagamenti di cedole che erano stati fissati al momento dell'emissione.



Una spiegazione rassicurante sarebbe l'aumento globale dei tassi di interesse dopo l'elezione di Donald Trump negli USA a novembre. Le condizioni economiche stanno migliorando in tutta Europa, Italia inclusa, e i segni della ripresa dell'inflazione potrebbero portare a dei cambiamenti nelle politiche monetarie determinanti per gli oneri finanziari del debito.

La Banca Centrale Europea ad aprile ridurrà la quantità di titoli acquistati da 80 miliardi di euro al mese a 60 miliardi, e molti investitori hanno iniziato a discutere sul quando verranno applicate ulteriori riduzioni a questo programma, che era stato ideato per abbattere i tassi di interesse pagati dai governi e dalle imprese dell'eurozona.

John Wraith, esperto di tassi di interesse per UBS, dice di aspettarsi l'annuncio di ulteriori riduzioni nell'acquisto di titoli già da settembre, e i mercati hanno già iniziato ad anticiparne gli effetti.

Secondo Tradeweb la differenza, o spread, tra rendimenti dei titoli italiani e tedeschi questa settimana ha raggiunto il massimo degli ultimi tre anni, collocandosi a 2,02 punti percentuali. Il debito tedesco è considerato il più sicuro d'Europa, mentre restano delle preoccupazioni sulla sostenibilità dello stock di debito italiano. "La BCE è riuscita a far dileguare queste preoccupazioni schiacciando gli spread" dice Wraith.

Eppure alcuni sostengono che i rendimenti più alti non siano causati dalle prospettive di minore stimolo, suggerendo che i cambiamenti avvengano indipendentemente dalla politica della BCE.



Erjon Satko, esperto della Bank of America Merril Lynch, si concentra sul mercato dei credit default swap (CDS), che sono una forma di assicurazione finanziaria. In teoria la differenza di prezzo tra CDS e buoni del tesoro dovrebbe essere minima, dato che entrambi riflettono una valutazione su quanto il paese sia in grado di adempiere alle proprie obbligazioni finanziarie, e in effetti nel 2013 e 2014 era più o meno così.

L'acquisto di titoli da parte della BCE ha però fatto divergere i prezzi di CDS e titoli del debito. Se fosse vero che l'influenza delle autorità monetarie sul prezzo dei titoli sta diminuendo, allora la divergenza dovrebbe ridursi, ma finora questo non è successo.

Al contrario, le variazioni dei rendimenti dei titoli italiani, dice Satko, "dipendono dalle condizioni politiche interne. Se guardate il sistema politico italiano, vedrete che nelle prossime elezioni avrete un governo molto diviso, nel quale sarà molto difficile prendere delle decisioni.

"Potrebbe anche trattarsi delle imminenti elezioni presidenziali in Francia, dove la promessa fatta dal candidato di destra, Marine Le Pen, di portare il paese fuori dall'euro, ha attirato molto l'attenzione degli investitori. Ma l'Italia potrebbe tornare di nuovo al centro dell'attenzione in maggio, non appena il Presidente francese sarà stato eletto.

"Sono più preoccupato per l'Italia che per la Francia", dice Andrew Bosomworth, responsabile della gestione del portafoglio di Pimco, azienda di investimenti obbligazionari.

I partiti euroscettici non includono solo il Movimento 5 Stelle, ma anche la Lega Nord, Fratelli d'Italia e perfino il partito dell'ex Primo Ministro Silvio Berlusconi.

Il crescente scetticismo è una ragione di preoccupazione per gli investitori, dice Bosomworth, a causa delle "condizioni economiche del paese che ne stanno alla base, la bassa crescita che rende meno sostenibile la posizione dell'Italia all'interno dell'eurozona".

Se si aggiusta la crescita per l'inflazione e la variazione demografica, l'economia italiana non cresce più da quando è entrata nell'euro, nel 1999. Il tasso di disoccupazione è all'11,9 percento, ai livelli del 1998, mentre la disoccupazione giovanile e i crediti in sofferenza detenuti dalle banche sono aumentati.

Una moneta più leggera potrebbe essere di aiuto, ma si tratta di un rimedio non disponibile per i paesi membri dell'euro. I maggiori costi del debito, intanto, complicano i problemi per un paese dove il debito conta per più del 130% del prodotto interno lordo.

Per ora le banche riportano che ci sono relativamente pochi investitori che vendono allo scoperto il debito italiano. Non è strettamente necessario che gli investitori scommettano contro i titoli italiani per spingerne in alto i rendimenti; è sufficiente che essi preferiscano fare altri investimenti.

Jim Leavis, responsabile dei redditi fissi per gli investimenti M&G, dice che "l'Italia è stato il maggiore beneficiario del quantitative easing", e che gli unici titoli pubblici italiani che ha scelto di acquistare, per il momento, giungono a maturazione quest'anno. "Non penso di riuscire a capire nulla delle prospettive della politica italiana", dice.

 

17/03/17

ExIT: riflessioni di un mainstreamer - di Alberto Bagnai

Traduciamo qui le riflessioni  espresse in inglese dal  prof. Bagnai sul suo blog Goofynomics a commento e precisazione dell'articolo pubblicato di recente sul Financial Times, in cui è stata riportata in sintesi una sua lunga conversazione col corrispondente da Roma dell'importante giornale economico-finanziario del Regno Unito.  



di Alberto Bagnai,  16 Marzo 2017


Traduzione di Margherita Russo


Alcuni giorni fa ho avuto una lunga conversazione con James Politi, il corrispondente da Roma del Financial Times. Lui ha fornito un resoconto imparziale della nostra conversazione qui (e qui tradotto in italiano su Vocidallestero, ndt) e questo già merita un applauso, considerando sotto quale pressione stava lavorando. Ovviamente, molti aspetti della nostra conversazione sono stati omessi, ma il succo del messaggio rimane. Nella mia esperienza questo è abbastanza inusuale, specialmente nei media italiani. Non farò menzione degli aspetti omessi, ma desidero aggiungere alcune sfumature perse nella traduzione (in gran parte a causa mia).


La più importante riguarda le mie affermazioni in merito ad “aver detto queste cose per sette anni ed essere adesso diventato un mainstreamer”. Queste sono state esattamente le mie parole, ma forse vale la pena di aggiungere una precisazione: come sanno bene i lettori del mio blog, il mainstream economico è sempre stato molto scettico riguardo l'euro. Già dal 2011 segnalavo l'opinione mainstream qui, nel mio stile fiorito, sulla base di questo paper, che risulterà più accessibile ad un pubblico internazionale. Se le mie affermazioni sembrano ancora plausibili nel contesto dell'estremamente provinciale discussione in corso in Italia, alla luce del dibattito scientifico è esattamente il contrario: i fautori dell'euro non sono mai stati mainstream nella letteratura scientifica, e quasi nulla di ciò che ho detto durante gli ultimi sette anni è originale. Casomai è tanto più increscioso che un tale coraggio fosse necessario per dire cose così evidenti, ma questa è un'altra storia.


Quanto alla mia affermazione che “chi nega l'evidenza sta rendendo un disservizio al paese”, vorrei aggiungere poche parole che devono essere sfuggite a Politi: “perché se l'euro sopravviverà o crollerà potrebbe non dipendere interamente da noi”. Detto altrimenti, nel sostenere l'irreversibilità dell'euro, la classe dirigente, rappresentata nell'articolo da Padoan (già mio insegnante e collega all'Università Roma I), Taddei e Codogno, non fanno che confessare la loro incapacità di gestirne la fine, che potrebbe avvenire in conseguenza di un forte shock politico o finanziario. Non si tratta di un giudizio sulla loro statura intellettuale, è solo la conseguenza di quella che Giandomenico Majone chiama la “filosofia politica di ottimismo totale” su cui si basa l'intero processo di integrazione europea. Questa filosofia si rivela oggi controproducente perché impedisce alla classe dirigente di studiare eventi da loro ritenuti impossibili. Se studiassero tali scenari, la cosa potrebbe trapelare, ed il sospetto nascerebbe tra gli elettori che un altro mondo sia possibile, infrangendo così il principio del TINA (there is no alternative) dell'integrazione europea. L'unica certezza che abbiamo sull'uscita dall'euro è che sarà gestita da persone che sono state in qualche modo obbligate ad essere incompetenti dalla loro stessa fallace retorica politica.


Inevitabilmente, ciò causerà sofferenze nel breve periodo, seguite da una ripresa nel medio periodo (dopo uno o due anni). Nessuno lo nega e, ancora una volta, non è un'idea mia: è nella letteratura scientifica. La constatazione che l'aggiustamento dopo un crollo valutario incontrollato sia generalmente a "V" non è il prodotto della mente di un eccentrico, marginale professore di provincia. È confermato dalla letteratura scientifica recente: lo studio più esaustivo è “Output recovery after currency crises”, pubblicato da Sheida Teimouri e Taggert Brooks su Comparative Economic Studies.


Sull'altro fronte, non ho mai trovato prove oggettive che forti svalutazioni diano luogo ad una caduta dei salari reali. Dai dati emerge che forti svalutazioni non sono normalmente seguite da periodi di forte inflazione, e di conseguenza non vi è nessuna caduta dei salari reali, come ho dimostrato qui. Anche su questo punto la letteratura scientifica fornisce numerose spiegazioni sul perché debba essere così (la più convincente, di Ariel Burstein, Martin Eichenbaum e Sergio Rebelo su NBER working papers riguarda le importazioni di sostituzione). C'è anche un esempio lampante proprio del contrario: quello che gli uomini delle istituzioni sembrano trascurare è il fatto che l'Italia abbia subito una forte svalutazione (circa il 30%) tra il 2014 ed il 2015, quando l'euro ha perso terreno rispetto al dollaro americano. Conseguentemente, l'inflazione è calata (invece di salire), il che in linea di principio avrebbe dovuto dare impulso ai salari reali. Invece, i salari nominali sono stati tagliati dalle politiche di “svalutazione interna”, come indicato dall'Eurostat. I salari reali, ossia il rapporto tra salari nominali e prezzi, sono caduti non a causa di un aumento nel denominatore, ma per il calo del numeratore. In altri termini, mentre non vi sono elementi per ritenere che i salari reali diminuirebbero in caso di collasso dell'euro, abbiamo invece le prove che sono effettivamente scesi al fine di difendere l'euro tramite politiche di svalutazione interna.


Le lodevoli preoccupazioni di Taddei per i salari delle classi meno abbienti sono dunque totalmente prive di qualsiasi supporto da parte di elementi fattuali o dalla scienza economica prevalente, il che suggerirebbe o che Taddei non sia ragionevole (cosa che, da economista mainstream, devo escludere a priori), o che stia difendendo gli interessi di qualcuno. Le strette relazioni tra il suo partito ed il sistema bancario italiano potrebbero fornire qualche indizio in merito.


Un'ultima osservazione: il fatto che “la svalutazione sarebbe contenuta” non è una mia opinione personale, ma una constatazione comune a tutta la ricerca economica disponibile. Studi recenti stimano il disallineamento medio della moneta italiana in un intervallo compreso tra 2.35% (Makram El-Shagi, Axel Lindner, Gregor von Schweinitz nel Review of International Economics) e -1% (Cedric Durand e Sébastien Villemot in un working paper di Sciences Po). Sorpresa! Mentre gli uomini delle istituzioni parlano di una catastrofica svalutazione al 30% (senza spiegare perché l'ultima nel 2015 è passata totalmente inosservata), esiste anche chi stima che una nuova valuta italiana addirittura si apprezzerebbe (anche se minimamente).


Un avversario più astuto (finora non ne ho trovati, quindi devo fare io stesso l'avvocato del diavolo) potrebbe allora chiedere: “Va bene, l'Italia registra attualmente un avanzo delle partite correnti. Un'eventuale uscita potrebbe non rivelarsi una catastrofe per la sua moneta, ma allora perché uscire adesso che le cose stanno migliorando?” La risposta, caro collega, sta soffiando nel vento da Bruxelles: rispetto al 2009 le cose staranno anche andando meglio, ma non abbastanza. Con un tasso di disoccupazione giovanile attestato intorno al 40% ed un appiattimento storico della produttività del lavoro, il governo italiano è impossibilitato dalle regole europee a fare quegli investimenti che sarebbero indispensabili per stimolare la produttività e l'occupazione. Se decidessimo di attuare tali politiche, che tutti convengono essere necessarie, all'interno dell'euro, presto o tardi l'Italia incorrerebbe in un vincolo di bilancia dei pagamenti e la BCE finirebbe col ricattarci come ha fatto con la Grecia, solo per imporre delle regole che non portano a nulla se non ad un disastro già previsto. L'esigenza di allentare questo capestro monetario è in primo luogo politica. Prima si prende coscienza di questo semplice fatto, minore sarà il danno per tutti i partecipanti in questo gioco a somma negativa.

16/03/17

Financial Times intervista Bagnai: "In Italia il dibattito sull’uscita dall’euro sta prendendo piede"

Finalmente anche il Financial Times è costretto ad occuparsi del dibattito italiano sulla permanenza del Bel Paese nella moneta unica. E lo fa nella maniera giusta: intervistando l’economista indipendente riconosciuto come il più titolato ad esprimersi sull’argomento.  D'altra parte, gli euristi più puri, in genere compresi nelle file del Partito sedicente Democratico, non potendo più negare che la moneta unica rappresenti un problema enorme per l’Italia, tentano di ignorare la questione, ben consapevoli che iniziare a parlarne significherebbe aumentare enormemente le probabilità di un’uscita dell’Italia dall’euro.

 

Di James Politi, 16/03/2017

Traduzione di @MalachiaPaperoga

Questa settimana Alberto Bagnai, professore all’Università di Pescara e autore del blog Goofynomics, ha fatto una richiesta provocatoria: gli Stati Uniti dovrebbero promuovere uno smantellamento controllato dell’euro.

Smantellare l’euro non sarà privo di costi, ma saranno costi comunque inferiori a quelli che comporta l’alternativa, ovvero una stagnazione prolungata dell’economia europea e quindi mondiale, oltre al rischio crescente di una grave crisi finanziaria” ha scritto Bagnai.

Queste idee hanno reso il prof. Bagnai uno dei pochi euroscettici del mondo accademico italiano.  I suoi detrattori  sostengono che Bagnai sia a capo di un “piccolo gruppo” con idee “particolari”. Ma il prof. Bagnai crede che l’idea che l’Italia dovrebbe abbandonare l’euro – infliggendo probabilmente un colpo fatale alla moneta unica – stia guadagnando consensi.

Sono sette anni che ripeto questi concetti, e poco alla volta stanno diventando parte del mainstream” dice Bagnai. “L’Italia è in rovina e le potenze egemoni – Francia e Germania – se la stanno comprando pezzo per pezzo. Si tratta quasi di una colonizzazione”.

Molti economisti italiani, funzionari del governo e dirigenti aziendali sono stati convinti sostenitori dell’euro. Anche l’opinione pubblica è ancora favorevole: i sondaggi suggeriscono che la maggioranza preferisce rimanere nella moneta unica nonostante i crescenti dubbi sulla UE  nel suo complesso.

Ma d’altra parte, non c’è dubbio che le cose a Roma stanno cambiando e che il dibattito sul futuro dell’Italia all’interno dell’unione valutaria o su una possibile “Italexit” guadagna consensi a un ritmo che i sostenitori dell’euro considerano allarmante.

Ultimamente gli scenari di Italexit vanno di moda, ma mi danno i brividi”, ha detto sabato Pier Carlo Padoan, Ministro delle finanze italiano, aggiungendo che coloro che  promuovono l'uscita “non hanno idea del danno economico, sociale e culturale che infliggerebbe ai nostri cittadini”.

Il dibattito sul futuro dell’euro in Italia riflette quello negli altri Paesi europei, dove i politici anti-euro si sono costruiti una solida base di consensi. Il populista olandese Geert Wilders ha presentato alle elezioni olandesi di mercoledì una piattaforma che prevede l’uscita dall’euro, mentre Marine Le Pen ha dichiarato che, se venisse eletta Presidente, porterebbe il Paese fuori dalla moneta unica.

In Italia a gennaio si è creata una grande frenesia  quando la banca di investimenti Mediobanca ha pubblicato un rapporto che analizzava l’impatto dell’Italexit sulle finanze pubbliche italiane. L’autore, Antonio Guglielmi, concludeva che anche se negli ultimi anni sarebbe stata possibile un’uscita poco penalizzante, questa opportunità è ormai sfumata a causa della mutata struttura del debito italiano. “Qualunque fosse l’incentivo ad uscire, ormai è troppo tardi”.

Nonostante questa conclusione, il rapporto è stato accolto favorevolmente negli ambienti euroscettici in quanto rappresenta un segnale del fatto che una possibile uscita è ormai sul tavolo e viene discussa seriamente.

 



 

Sul fronte politico, il tema dell'euro sta guadagnando posizioni nell’agenda politica. Sia il populista Movimento Cinque Stelle, che in Italia è in testa ai sondaggi, sia lo schieramento di estrema destra della Lega Nord, hanno proposto un’uscita dalla moneta unica, mentre il partito di centro destra di Berlusconi, Forza Italia, che è quarto nei sondaggi, ha proposto di introdurre una moneta parallela. Solo il Partito Democratico (PD) di centro sinistra, attualmente al governo, vuole ancora difendere l’adesione all’euro in vista delle prossime elezioni generali, che avverranno nel giro di un anno.

Filippo Taddei, responsabile economico del PD e professore alla SAIS Europe, pensa che ogni discussione sull’uscita dell’Italia dall’euro sia “un dibattito imbarazzante”, in cui coloro che la propongono si muovono su “un terreno molto incerto”. Ma anche lui pensa che sia venuto il momento di discuterne, visti gli sviluppi.

L’euro è un bersaglio facile. La gente che appartiene alla classe media, tradizionale e ragionevole, sta iniziando a chiedersi ‘cosa succederebbe se uscissimo?’ dice il prof. Taddei.  "Lo vedo, me ne rendo conto.

Coloro che sostengono che l’Italia dovrebbe uscire dall’euro approfittano della grande delusione della gente riguardo ai danni economici inflitti da una lunga recessione e una ripresa insoddisfacente, e sostengono che solo un ritorno alla sovranità monetaria consentirà all’Italia di liberarsi dai vincoli burocratici e di bilancio imposti dalla UE e dalla BCE. Esiste anche una certa nostalgia per le strategie di svalutazione che per decenni nel periodo pre-euro hanno mantenuto l’Italia competitiva.

Ma i sostenitori dell’euro dicono che l’importante svalutazione che seguirebbe all’introduzione di una nuova moneta italiana porterebbe a una spirale inflazionistica, a tassi di interesse più alti e a una contrazione dei salari reali. “Diventeremmo competitivi, certo, ma a discapito dei salari” sostiene Taddei, aggiungendo che le famiglie a più basso reddito soffrirebbero più delle altre dell’aumento dei prezzi.

Danneggerebbe anche il valore reale dei risparmi delle famiglie, cosa che potrebbe portare le famiglie a trasferire i propri conti all’estero, innescando forse una crisi bancaria. Tale crisi potrebbe essere aggravata dal rialzo dei rendimenti delle obbligazioni, che aumenterebbe la pressione sul debito italiano ai livelli dell’euro-crisi del 2011-2012. Ma Bagnai contesta le premesse di una svalutazione di tale portata, dicendo che sarebbe minima e non porterebbe necessariamente a una compressione dei salari. E anche se lo facesse, non si tratterebbe del male peggiore.

In questo momento le persone sono disoccupate, e il loro salario è pari a zero, quindi la cosa importante non è quello che succede al loro salario. Il vero problema è se possono ricominciare a lavorare o no”, dice Bagnai, aggiungendo che se ci fosse una recessione in uno scenario “traumatico” di uscita, essa sarebbe seguita da una rapida e vivace ripresa.

Il punto importante, per Bagnai, è che finalmente l’uscita dell’Italia non è più un tabù. “Coloro che si rifiutano di parlarne non stanno facendo un buon servizio al loro Paese”, dice Bagnai.

Ma il rischio che avvertono i sostenitori della moneta unica in Italia è che il dibattito potrebbe auto-ingigantirsi. “Quello che al momento è un evento con probabilità estremamente bassa, potrebbe diventare una profezia che si auto-avvera ancor prima che avvenga un cambiamento politico” dice Lorenzo Codogno, ex capo economista del Ministero delle finanze italiano e ora presso la società di ricerca LC MacroAdvisers con sede a Londra. “Secondo me, la probabilità dell’Italexit rimane bassa – meno del 5% - ma sta aumentando”.

 

23/01/17

ZH - Sbalorditiva ammissione di Draghi: un paese può lasciare l'eurozona, ma deve prima "pagare il conto"

Mario Draghi - sul quale è stata recentemente aperta un'inchiesta dell'Ombudsman della UE per "conflitto d'interessi" - ha platealmente sconfessato il "whatever it takes" di quattro anni fa: in una lettera di qualche giorno fa ha candidamente ammesso che un paese membro può lasciare l'eurozona, a patto che saldi le sue posizioni sul sistema Target2.  La caduta dell'ultimo tabù da parte della BCE suona contemporaneamente come uno spettacolare "liberi tutti" per i paesi deboli dell'eurozona e una quasi minaccia per l'Italia, il cui altissimo passivo Target2  costituirebbe una tremenda perdita per il principale creditore, la Germania, che non tarderà a valutare quanto valga la pena prevenirla. Da ZeroHedge.

 

di  Tyler Durden, 21 gennaio 2017

Meno di 4 anni fa, e poco dopo la famigerata minaccia agli speculatori del "whatever it takes", Mario Draghi rispondeva a una domanda dei lettori di Zero Hedge, affermando che "non esiste un piano B" per quel che riguardava i piani di emergenza nel caso una nazione della zona euro uscisse dall'unione monetaria. Il ragionamento era semplice:  concepire un tale scenario significava ammettere la possibilità che si verificasse, ed è per questo che la BCE voleva disperatamente dare l'impressione che la coesione dell'Europa fosse indistruttibile, a qualsiasi costo.

Facciamo un veloce passo avanti a quattro anni dopo, quando non solo questa particolare strategia è stata completamente rigettata, ma per la prima volta il Governatore della BCE ha fornito un quadro, per quanto vago, che mostra cosa potrebbe accadere in caso di Exit.

In una lettera a due deputati italiani al Parlamento europeo pubblicata venerdì, e riportata per la prima volta da Reuters, Mario Draghi ha ammesso che un paese potrebbe uscire dalla zona euro - e questo è quanto per il suo "non esiste un Piano B" - ma prima di chiudere dovrebbe saldare i debiti col sistema di pagamenti Target2 dell'eurozona.

"Se un paese dovesse lasciare l'Eurosistema, i crediti o le passività della sua banca centrale nazionale verso la BCE dovrebbero essere risolti in toto", ha detto Draghi nella lettera, senza specificare in quale valuta dovrebbe aver luogo la "liquidazione". Non è chiaro nemmeno quale sarebbe la reazione della BCE se un paese non "regolasse integralmente i suoi conti": in definitiva, la BCE non dispone di un esercito che garantisca il  rispetto delle sue politiche.

Come conferma Reuters, il commento di Draghi costituisce "un vago riferimento da parte del Governatore della BCE alla possibilità che l'eurozona perda dei membri". Noi diremmo non solo un "riferimento", ma l'ammissione che un'Italexit è fin troppo possibile, e che tuttavia l'unico modo in cui la BCE lo permetterebbe sarebbe quello di far prima pagare all'Italia il suo conto Target2 di 357 miliardi di euro (sul quale diversi sprovveduti professori di economia hanno sostenuto negli ultimi 5 anni che non sarebbe mai stato utilizzato dalla BCE come merce di scambio nei negoziati sull'"exit" e che non ha implicazioni politiche; oops).

A dire il vero, il beneficiario di questo pagamento sarebbe il paese che fa più affidamento sul persistere dello status quo: la Germania, che ha qualcosa come 754 miliardi di euro di "attività" nel sistema Target2, che potrebbero essere azzerate se uno o più paesi della zona euro dovessero uscire senza soddisfare i propri obblighi di pagamento.

Nella lettera, Draghi ha ribadito che gli squilibri sono dovuti al ​​programma di acquisto titoli della BCE, nel quale molti dei venditori sono investitori stranieri con conti in Germania, e al conseguente riequilibrio dei portafogli.

L'ammissione di Draghi che il "QuItaly" - o UscIta come è chiamata all'interno del paese - è una possibilità fin troppo reale, coincide con un'ondata di sentimenti anti-euro in Italia e in altri stati dell'eurozona, alimentati in parte dalla decisione senza precedenti della Gran Bretagna nel giugno scorso di lasciare l'Unione europea.

La minaccia di default sui debiti transfrontalieri è stata spesso ritenuta un elemento di coesione della zona euro durante la crisi finanziaria. Poiché questi pagamenti generalmente non sono saldati, le economie più deboli, tra cui l'Italia, la Spagna e la Grecia, hanno accumulato enormi debiti verso Target2, mentre la Germania si distingue come il più grande creditore, con crediti netti per 754,1 miliardi di euro.

Gli squilibri Target2 sono peggiorati negli ultimi mesi, quando l'economista di Harvard Carmen Reinhart  ha lanciato l'allarme su una fuga di capitali dall'Italia. Lo si può vedere nel grafico sottostante,  il quale conferma come sotto la calma apparente dei bassi rendimenti dei titoli italiani - anche se recentemente risultano in crescita -  si stanno accumulando enormi squilibri di capitali.

[caption id="" align="alignnone" width="964"] Crediti e debiti nel sistema Target2 - in verde la Germania e in rosso l'Italia - dal 2003 al 2016[/caption]

L'ammissione di Draghi, da intendere quasi come una minaccia all'Italia, potrebbe aver aperto un nuovo vaso di Pandora per la stabilità europea, in aggiunta alle preoccupazioni per Trump, perché non solo Draghi ha confermato che l'uscita dalla zona euro è stata esplicitamente prevista dalla banca centrale, ma definisce anche le condizioni alle quali sarebbe presa in considerazione e consentita.

Ancora più importante, ancora una volta fornisce la base per una "negoziazione" aggressiva, che potenzialmente può degenerare in una escalation di rancorose trattative tra l'Italia e la Germania, poiché la BCE ha messo di colpo in chiaro che il guadagno dell'Italia in una "ipotetica" uscita dalla zona euro costituirebbe una tremenda perdita per Berlino e per la Merkel. Siamo sicuri che in tempo brevissimo emergerà anche la questione di "quanto" valga la pena per la Merkel prevenire tale perdita. Quanto al significato della dichiarazione di Draghi per i paesi con un debito Target2 molto inferiore, che potrebbero anche prendere in considerazione l'uscita dall'unione monetaria, la risposta è racchiusa in due parole: "via libera".

 

Aggiornamento: Come ci è stato fatto giustamente notare da @KellerZoe, dalla lettera di Draghi ai parlamentari Marco Zanni e Marco Valli non risulta la necessità di saldare i conti Target2 "prima" di un'uscita, ma semplicemente  si dice che in caso di uscita i conti dovranno essere regolati integralmente.  L'articolo di Zero Hedge quindi si rifà a una interpretazione estensiva da parte di Reuters e non al testo originale.