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27/07/19

Negli Stati Usa con salario minimo elevato l'economia va a gonfie vele

Dopo l'approvazione all'inizio di luglio da parte della Camera USA del "Raise The Wage Act", una legge che intende portare il salario minimo a 15 dollari all'ora in tutta la nazione - e che ben difficilmente supererà lo scoglio del Senato - si è riacceso il dibattito sul tema. Sorpresa: un confronto tra i dati dei diversi Stati americani pubblicato da Bloomberg mostra che alzare il salario minimo non comporta né un aumento della disoccupazione né danni all'economia. Anzi, i dati degli ultimi dieci anni sembrano mostrare proprio il contrario: che pagare meglio i lavoratori giova all'economia in generale. E adesso andatelo a dire ai profeti europei dell'austerity e delle "riforme strutturali", che da anni propalano teorie sbagliate che danneggiano i lavoratori e affondano l'economia a spese di tutti. 

 

 

di Matthew A. Winkler, 26 luglio 2019

 

L'esperienza recente dimostra che l'innalzamento del minimo salariale non impedisce alle economie forti di espandersi.

 

Quando la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti all'inizio di questo mese ha votato con 231 voti a favore e 199 contro (hanno votato a favore tutti i democratici tranne sei e solo tre repubblicani) l'aumento graduale del salario minimo federale fino ad arrivare a 15 dollari all'ora entro il 2025, la misura è stata salutata come una vittoria a lungo inseguita dai liberals. Ma data per morta al successivo passaggio in Senato, dove i repubblicani in maggioranza restano contrari alla norma, che considerano un killer di posti di lavoro.

 

La politica sul salario minimo non sembra mai cambiare molto, con i liberals che si presume  parlino a nome del lavoro e i conservatori a favore del capitale.

 

Ma che cosa accadrebbe se un contesto e una prospettiva adeguati potessero dimostrare che la misura della Camera, intitolata "Raise the Wage Act" ed ispirata alla lotta del 2012 dei lavoratori dei fast-food di New York per portare a 15 dollari all'ora il salario minimo, potrebbe portare benefici sia al capitale sia al lavoro?

 

L'ultimo aumento del salario minimo federale  è stato nel 2009,  a 7,25 dollari  all'ora.

 

 

Andamento del salario minimo federale



 

Da allora, 29 stati hanno approvato salari minimi al di sopra del livello federale. California, New York e Washington sono stati tra i primi a iniziare gradualmente a passare a una tariffa oraria di 15 dollari, e secondo i dati raccolti da Bloomberg le loro economie si sono espanse, con maggiori incrementi del reddito pro-capite, crescita dell'occupazione e della spesa dei consumatori rispetto ai 21 stati rimasti fermi sui 7,25 dollari. Dal 2015, le economie con i salari minimi più elevati si sono dimostrate sostanzialmente più forti rispetto al resto degli Stati Uniti.

 

 

Regolamentazione del salario minimo nei diversi Stati (al 1° luglio 2019)



 

Anche dopo che l'ufficio di bilancio del Congresso (Congressional Budget Office - CBO) ha dichiarato  questo mese che la legge proposta dalla Camera avrebbe sollevato 1,3 milioni di americani dalla povertà e avrebbe dato a 27 milioni di lavoratori un livello di vita più elevato, i repubblicani si sono attaccati alla previsione dello stesso CBO, che 1,3 milioni di persone, ovvero lo 0,8% della forza lavoro, sarebbe stata ridotta alla disoccupazione. La rappresentante della Carolina del Nord Virginia Foxx, che ha gestito l'opposizione alla proposta di legge alla Camera, ha affermato che la legislazione è "socialista" e "estranea alla cultura americana". Autorità più moderate, incluso il mio collega di Bloomberg Karl W. Smith, hanno affermato che il calcolo del CBO "ignora la possibilità che siano limitate le opportunità per i lavoratori più emarginati" e che "praticamente tutti gli economisti" concordano sul fatto che "forti aumenti del salario minimo hanno grandi probabilità di tradursi in una riduzione dell'occupazione".

 

 

La storia recente però è stata più incoraggiante. Tra i dieci stati con i tassi di occupazione in più rapida crescita dal 2015, solo tre sono nel gruppo con salario minimo basso: Utah, Idaho e Carolina del Sud. Negli Stati con salari minimi più elevati i posti di lavoro stanno aumentando a un ritmo più elevato rispetto ai loro pari con salari minimi inferiori. Ciò si riflette nel precedente quinquennio, quando metà dei primi dieci erano stati con i salari minimi più bassi, secondo i dati compilati da Bloomberg.

 

Dal 2015, sei dei dieci stati con la crescita dell'occupazione più lenta sono nel gruppo dei paesi con salario minimo basso: North Carolina, Wyoming, Louisiana, Oklahoma, Kansas e Iowa. Durante i cinque anni precedenti solo tre dei dieci stati a più lenta crescita erano tra quelli con salari minimi bassi. Questa dicotomia riflette l'andamento tendenziale degli stati a basso salario minimo, che soffrono di un mercato del lavoro in calo rispetto agli stati con salari minimi più alti, secondo i dati raccolti da Bloomberg.

 

 

Niente di questo è sufficiente a dimostrare che l'innalzamento del salario minimo crei ricchezza, o anche che chi è contrario sbagli a preoccuparsi dei possibili svantaggi. Suggerisce, tuttavia, che gli stati con economie forti non subiranno effetti negativi abbastanza potenti da contrastare i benefici. Solo tre dei dieci stati in cui il reddito individuale sta crescendo più velocemente si trovano nel gruppo di quelli a basso salario minimo: Idaho, Utah e Carolina del Sud. Questi stati, che sono presenti anche tra i dieci stati dove l'occupazione è in più rapida crescita dal 2015, hanno il vantaggio di ospitare datori di lavoro multinazionali come Boeing, Goldman Sachs Group e Micron Technology, che offrono indennità e vantaggi a livello globale che superano di gran lunga qualsiasi salario minimo.

 

 

Dal 2009 al 2014, sei tra i primi dieci nella classifica dei redditi pro capite provengono dagli stati con salario minimo più basso, secondo i dati raccolti da Bloomberg. Dal 2015, invece, sette dei dieci stati in cui il reddito cresce più lentamente sono tra quelli con i salari minimi più bassi: Nord Dakota, Oklahoma, Wyoming, Louisiana, Kansas, Mississippi e Iowa. Gli Stati con salari minimi bassi hanno mostrato una tendenza, negli ultimi anni, a sottoperformare rispetto a quelli con salari minimi più elevati, secondo i dati compilati da Bloomberg.

 

Quando la California ha stabilito il suo salario minimo di 15 dollari all'ora, tre anni fa, la previsione degli oppositori era che la nuova legge avrebbe aumentato la disoccupazione e danneggiato vendite al dettaglio e ristoranti. Invece, lo stato più grande, con quasi 40 milioni di persone, ha registrato un record di bassa disoccupazione, al 4,2%, e un aumento del reddito pro-capite maggiore di qualsiasi altro stato negli ultimi cinque anni. Il settore alberghiero e dei servizi di ristorazione è stato particolarmente vivace, secondo i dati raccolti da Bloomberg.

 

Secondo i dati raccolti da Bloomberg, tra i dieci stati che negli ultimi cinque anni hanno visto la maggiore crescita delle società alberghiere e dei servizi di ristorazione, otto sono tra quelli con i salari minimi più elevati, guidati da California, Colorado, Massachusetts e New York. I dati di Bloomberg mostrano anche che le attività di vendita al dettaglio negli stessi stati con salari minimi alti hanno registrato una forte crescita dal 2015, con Washington che ha registrato il maggior aumento, 12,7 miliardi di dollari, seguito dai 12,4 miliardi di dollari della California.

 

 

Quattro anni fa Dave Regan, presidente di un sindacato di 85.000 lavoratori ospedalieri della California, ha dichiarato ai lettori di USA Today che gli oppositori del salario minimo di 15 dollari all'ora “ignorano il fatto che aumentare il salario rafforza le economie locali aiutando i lavoratori e le loro famiglie a salire lungo la scala del benessere". Salari minimi più elevati, ha affermato, "mettono più soldi nelle tasche dei lavoratori, soldi che questi spendono nelle imprese locali, a loro volta aiutando queste imprese a crescere e creare più posti di lavoro".

 

 

Forse questo rapporto di causa-effetto è corretto o forse no. Questa è una buona questione da porre agli economisti. Mentre aspettiamo le loro risposte, però, siamo già d'accordo sul fatto che l'aumento dei salari minimi e il miglioramento dell'andamento dell'economia possono sicuramente andare di pari passo.

 

19/04/18

Germania: la mafia dei cantieri e il lavoro sommerso

Un approfondimento sul quotidiano online tedesco die Welt fa luce sulla preoccupante diffusione in Germania del lavoro in nero nell'edilizia. Questo fenomeno, oltre ad aver assunto dimensioni enormi, comporta una crescente compressione dei salari per i lavoratori nel settore delle costruzioni e una crescente importazione di manodopera a basso costo dall'Europa sud-orientale.

 

 

di Christina Brause, Anette Dowideit, Jennnifer Wilton

 

Il settore dell'edilizia tedesco è sempre più colpito dal fenomeno del lavoro in nero, dietro al quale si cela spesso la criminalità organizzata.
Attraverso società fittizie, condizioni di lavoro simulate e fatture contraffatte, vengono sottratte allo Stato grandi somme di denaro da progetti di costruzione a livello nazionale.

 

Friedrich Schneider, il noto ricercatore dell'Università di Linz specializzato nello studio del lavoro sommerso, stima che ogni anno nell'edilizia il lavoro in nero produca perdite di oltre 127 miliardi di euro, dei quali circa 28 miliardi finiscono nelle tasche della criminalità organizzata. Secondo Schneider, l'attuale boom delle costruzioni sta ulteriormente accentuando il problema: "Se, in veste di costruttori, avete la necessità di realizzare rapidamente un progetto, nonostante il boom delle costruzioni, difficilmente troverete un esercizio disponibile. Tutti gli appalti saranno già occupati."

 

Armin Rolfink, presidente dell'ufficio doganale e responsabile del controllo finanziario locale sul lavoro in nero, conferma che la criminalità organizzata nel settore delle costruzioni ha raggiunto un alto grado di professionalità: "Dietro il lavoro illecito esistono spesso delle fitte reti aziendali, che a tratti sono coordinate da un'intensa attività criminale, agendo a un livello estremamente professionale".

 

Le menti che tirano le fila di questo immenso sistema di frode importano a getto continuo lavoratori a buon mercato dai paesi dell'Europa sud-orientale nei cantieri tedeschi. Il confine con la tratta di esseri umani a volte viene perfino superato, come conferma l'attuale rapporto dell'Ufficio federale di polizia criminale.

 

La dogana è sopraffatta

 

La dogana riesce a malapena a seguire le varie indagini, nonostante dal 2016 l'organo si sia concentrato sulla persecuzione di coloro che alimentano il lavoro illegale organizzato, aprendo, solo lo scorso anno, ben 4872 procedure d'infrazione nel settore edilizio.

 

Il sindacato IG Bau ha invitato il governo federale a "distruggere definitivamente le strutture criminali". "Al fine di consentire una densità di controllo che scoraggi le imprese criminali dalle loro azioni, il personale di controllo finanziario deve essere aumentato il più rapidamente possibile di almeno 10.000 posti di lavoro", afferma il leader sindacale Robert Feiger.

 

Attualmente, l'unità doganale impiega sulla carta 7211 persone, ma solo 6452 posti di lavoro sono realmente occupati. Inoltre, il presidente del Partito della Sinistra, Bernd Riexinger, parla di un "enorme problema nei controlli" e invoca 10.000 investigatori. Nella situazione attuale, "SPD e Unione sono complici della diffusione del lavoro in nero e della continua violazione del salario minimo nell'edilizia".

 

Le accuse del FDP 

 

Johannes Vogel, il portavoce sulle politiche del mercato del lavoro del gruppo parlamentare del FDP, muove pesanti accuse al governo: "È completamente incomprensibile che il nuovo governo federale crei 209 nuovi posti nei ministeri, scegliendo invece di risparmiare sulle assunzioni in dogana. Questo è un classico esempio di prioritizzazione errata. Invece di creare più posti di lavoro nel Ministero degli Interni, il governo federale dovrebbe garantire piuttosto che la legge vigente in Germania sia applicata grazie a uno staff adeguato. Attualmente, purtroppo, fa esattamente il contrario".

 

La frode da un miliardo di euro è possibile perché attualmente nei cantieri in Germania le concessioni illimitate possono essere passate da un subappaltatore all'altro, mentre catene di appalti che contano fino a sette o otto attori contribuiscono a moltiplicare la confusione.

 

"La politica deve regolamentare l'assegnazione in modo trasparente", chiede a gran voce il leader sindacale Feiger, almeno per quanto riguarda i cantieri del settore pubblico, dove il lavoro sommerso apparentemente è diffuso tanto quanto nei progetti di costruzione privati: "Qui la politica potrebbe facilmente arginare questa dinamica, impedendo la presentazione di proposte con più di tre livelli di subappalto".

 

Una modifica della legge potrebbe migliorare la situazione

 

Il membro del Bundestag Matthias Barke (SPD), presidente della commissione per il lavoro e gli affari sociali, vede la questione in modo simile: "Le catene di subappalto favoriscono il dumping salariale e sociale. Se ogni imprenditore estrae il proprio margine, agli operai che si trovano alla fine della catena spesso rimangono solo dei miseri resti. Dobbiamo bloccare questo processo". E aggiunge "la disciplina della pratica degli appalti è compito che dovrebbe spettare al settore pubblico".

 

Il Ministero federale delle finanze difende però la sua attuale strategia nella lotta al lavoro illegale organizzato. Secondo l'organo istituzionale, l'anno scorso il numero di indagini preliminari è aumentato dell'8% e sono state scoperte frodi per un importo di 460 milioni di euro.

 

Inoltre, solo di recente è stata effettuata una revisione del codice penale grazie alla quale, in futuro, dovrebbero essere imposte punizioni più severe per i responsabili delle ditte fittizie.

 

Tuttavia, è prematuro valutare se questa modifica legislativa sarà realmente efficace.

04/06/17

Counterpunch: Dai peones del debito agli schiavi salariati

Negli USA, per far fronte a rette universitarie in crescita, sono sempre di più gli studenti che devono accedere a prestiti per potersi garantire un'istruzione superiore. Prestiti che andranno ad aggiungersi a quelli per la casa e che nell'economia del lavoro precario e del salario minimo difficilmente saranno ripagati. L'alleanza tra finanza e settore dell'istruzione sta così creando una classe di schiavi salariati: una "società più istruita" non significa più una forza lavoro con migliori possibilità di impiego, ma con meno possibilità, perché una parte sempre maggiore dei redditi sarà usata non per comprare beni e servizi, ma per pagare il settore finanziario e la classe dei rentier. E' semplicemente una società più indebitata, un'economia che soccombe alla deflazione da debito, all'austerità e alla disoccupazione. Da Counterpunch.

 

 

 

di Michael Hudson, 2 giugno 2017

 

Gli studenti di solito non pensano a loro stessi come a una classe sociale. Sembrano una "pre-classe", perché non sono ancora entrati nella forza lavoro. Possono solo sperare di diventare parte della classe media dopo la laurea. E questo significa diventare un salariato -  in quella che poco cortesemente  è chiamata la classe lavoratrice.

 

Ma non appena contraggono un debito studentesco, diventano parte dell'economia. In questo senso, sono una classe debitrice. Ma per essere un debitore, bisogna avere dei mezzi per pagare - e i mezzi che hanno gli studenti per pagare sono gli stipendi e i salari che potranno guadagnare dopo laureati. Dopo tutto, la ragione per cui la maggior parte degli studenti ottiene un titolo di studio è perché in questo modo possono qualificarsi per un lavoro da classe media.

 

La classe media in America è composta dal settore in espansione della classe lavoratrice che ha i titoli per ottenere prestiti bancari - non solo prestiti a breve termine a tassi usurari, ma per una vita intera di debiti. Quindi la classe media oggi è una classe debitrice.

 

Piangendo lacrime di coccodrillo per la lenta crescita dell'occupazione statunitense nella depressione post-2008 (la "permanent Obama economy" in cui solo le banche vengono salvate, non l'economia), la classe finanziaria ritiene che il ruolo dell'industria e dell'economia in generale sia quello di pagare i propri dipendenti abbastanza perché possano farsi carico di un volume di debito crescente in maniera esponenziale. Gli interessi e le commissioni (le commissioni e le penali oggi rendono alle società delle carte di credito più di quanto esse ricevono in interessi) sono saliti alle stelle, e l'economia dei beni e servizi viene abbandonata alla depressione.

 

Anche se i libri di testo su moneta e sistema bancario dicono che tutti gli interessi (e le commissioni) sono un compenso per il rischio, qualsiasi banchiere che si assuma un rischio effettivo viene rapidamente licenziato. Le banche non assumono rischi. Per quello ci sono i governi (socializzare il rischio, privatizzare i profitti). Prevedendo che l'economia statunitense non si sarebbe ripresa, sotto il peso dei mutui spazzatura e di altri debiti in sofferenza che l'amministrazione Obama ha lasciato sui libri contabili nel 2008, le banche hanno insistito sul fatto che il governo garantisse tutti i debiti studenteschi. Hanno anche insistito che il governo garantisse la miniera d'oro finanziaria sepolta sotto tale debito: gli interessi di mora che continuano ad accumularsi. Quindi, che gli studenti riescano effettivamente a diventare lavoratori salariati o no, nell'emergente e fittizia economia del "come se", le banche riceveranno i loro pagamenti. Il governo pagherà le banche "come se" ci fosse una reale ripresa.

 

E se ci fosse una ripresa, allora questo significherebbe che le banche si stavano assumendo un rischio - un rischio abbastanza grande da giustificare gli elevati tassi di interesse sui prestiti agli studenti.

 

Tutto questo è semplicemente un replay di quel che le banche hanno negoziato sui mutui immobiliari. Gli studenti che riescono ad ottenere un lavoro sperano di farsi una famiglia, o almeno di entrare nella classe media. Nel mondo di oggi, il criterio più tipico per definire una vita da classe media (oltre ad avere una formazione universitaria) è il possesso di una casa. Ma quasi nessuno può comprare una casa senza prendere un mutuo. E il prezzo di un mutuo del genere è di pagare fino al 43% del proprio reddito per trent'anni, vale a dire la propria vita lavorativa potenziale (nel mondo "come se" di oggi, che presume la piena occupazione, non un'economia dei lavoretti precari).

 

Le banche sanno quanto è improbabile che i lavoratori siano davvero in grado di guadagnare abbastanza da far fronte al costo della loro istruzione e del debito immobiliare. Il costo della casa è così alto, il prezzo dell'istruzione è così elevato, l'ammontare del debito che i lavoratori devono pagare su ogni stipendio è così alto che la forza lavoro americana costa troppo per i mercati mondiali  (ad eccezione dei materiali militari venduti ai Sauditi e agli altri protettorati statunitensi). Quindi le banche insistono che il governo faccia finta che i mutui e i prestiti per l'istruzione non comportino alcun rischio per i banchieri.

 

La Federal Housing Authority (l'autorità federale per gli alloggi, ndt) garantisce mutui che assorbono fino al suddetto 43% del reddito del sottoscrittore. Oggigiorno i redditi non crescono, ma la disoccupazione sì. Quelli che una volta erano lavori da classe media sono stati ridotti a lavori da salario minimo (come da MacDonald's e altri fast food) o a lavoro precario (Uber). Anche in questi casi, le penalità crescono rapidamente quando ci sono insolvenze - tutte coperte dal governo, come se queste compensassero le banche per dei rischi che invece è il governo stesso ad assumersi.

 

Dai peones del debito agli schiavi salariati

 

Tenuto conto del fatto che un'istruzione universitaria è una condizione preliminare per entrare a far parte della classe lavoratrice (ad eccezione dei miliardari che abbandonano gli studi), la classe media è una classe di debitori - così fortemente indebitata che una volta finalmente ottenuto un lavoro, non ha alcun margine per poter scioperare, tanto meno per protestare contro le cattive condizioni di lavoro. Questo è ciò che Alan Greenspan ha descritto come l' "effetto lavoratore traumatizzato" prodotto dal debito.

 

Gli studenti pensano al loro futuro in questi termini? Cosa pensano del proprio posto nel mondo?

 

Gli studenti sono i nuovi NINJA (No Income, No Jobs, No Assets): nessun reddito, nessun lavoro, nessun patrimonio. Ma i loro genitori hanno dei beni, e sono questi ora ad essere portati via, anche i beni dei pensionati. Prima di tutto, il governo ha risorse - il potere di tassare (soprattutto i lavoratori, di questi tempi) e anche qualcosa di  meglio: il potere di  semplicemente stampare moneta (principalmente oggi il Quantitative Easing per cercare di reflazionare i prezzi delle abitazioni, delle azioni e dei titoli). La maggior parte degli studenti spera di diventare indipendente dai propri genitori. Ma, gravati dal debito e dovendo affrontare un mercato del lavoro difficile, vengono lasciati ancor più in condizioni di dipendenza. Ecco perché tanti devono continuare a vivere a casa dei genitori.

 

Il problema è che, anche se ottengono un lavoro e diventano indipendenti, restano dipendenti dalle banche. E per pagare le banche, devono essere ancor più miserevolmente alle dipendenze dei loro datori di lavoro.

 

Potrebbe essere illuminante vedere le cose dal punto di vista dei banchieri. Dopo tutto, hanno 1300 miliardi di dollari di crediti agli studenti. Infatti, nonostante il fatto che le rette universitarie stiano crescendo in tutti gli Stati Uniti, anche più dell'assistenza sanitaria (assistenza sanitaria finanziarizzata, non socializzata), le banche spesso finiscono con l'avere più spese per l'istruzione delle stesse università. Questo perché qualsiasi debito a interesse ha un tempo di "raddoppiamento", e un prestito studentesco al tasso, per esempio, del 7%, significa che i pagamenti per interessi arrivano al doppio del valore del prestito originale in soli 10 anni. (La regola del 72 fornisce un modo semplice per calcolare il tempo che un debito a interesse ci mette a "raddoppiare". Basta dividere 72 per il tasso di interesse e si ottiene il tempo di raddoppiamento).

 

E' emersa una simbiosi fatale tra il sistema bancario e l'istruzione superiore in America. I banchieri siedono nei consigli di amministrazioni delle principali università - non semplicemente   comprandosi la carica  con le donazioni, ma perché finanziano la trasformazione delle università in società immobiliari. La Columbia e la New York University sono tra i maggiori proprietari immobiliari a New York City. Come le chiese, non pagano imposte immobiliari o sul reddito, poiché si ritiene che abbiano un ruolo sociale di vitale importanza. Ma dal punto di vista privilegiato dei banchieri, il loro ruolo è quello di fornire un mercato per il debito la cui grandezza ora supera anche quella delle carte di credito!

 

A New York, Citibank ha siglato quello che è stato considerato un accordo d'interesse con l'Università di New York, che spinge gli studenti in arrivo verso la banca per farsi finanziare gli studi. Nel mondo di oggi una scuola può far pagare l'istruzione tanto quanto le banche sono disposte a prestare agli studenti - e le banche sono disposte a prestare tanto quanto i governi garantiranno di coprire, senza fare domande. Così i banchieri nei consigli di amministrazione delle scuole sostengono i costi gonfiati dell'istruzione, sapendo che quanto più le università li aumenteranno, tanto più i banchieri riceveranno in interessi e penalità.

 

E' la stessa cosa per le case, naturalmente. Quanto più il proprietario di una casa riceverà con la vendita, tanto più la banca guadagnerà grazie agli interessi sul mutuo. È per questo che tutta la crescita dell'economia statunitense sta finendo nel settore FIRE ("Finance, Insurance and Real Estate", cioè finanza, assicurazioni e proprietà immobiliari, ndt), detenuto principalmente dall'Un Per Cento.

 

In questi termini, una "società più istruita" non significa una forza lavoro con più possibilità di impiego. Significa una società con meno possibilità d'impiego, perché una parte sempre maggiore degli stipendi e dei redditi dei consumatori è usata non per comprare beni e servizi, non per mangiare in ristoranti o acquistare i prodotti dell'industria, ma per pagare il settore finanziario e la classe alleata dei rentier. Una società più istruita, sotto queste regole, è semplicemente una società più indebitata, un'economia che soccombe alla deflazione da debito, all'austerità e alla disoccupazione, salvo l'occupazione al minimo salariale.

 

Per mezzo secolo gli americani hanno immaginato di diventare sempre più ricchi indebitandosi per acquistare le proprie case e istruire i propri figli. La loro ricchezza si è rivelata ricchezza per le banche, gli obbligazionisti e altri creditori, non per i debitori. Quella che era applaudita come la "classe media" si è rivelata essere semplicemente una classe lavoratrice indebitata.

13/05/17

Bill Emmott: Occorre Alzare il Salario Minimo

In una situazione dove gli sconfitti del neoliberismo e della globalizzazione minacciano la rivolta, perfino sui media mainstream, come Project Syndicate, inizia a diffondersi la proposta di un compromesso: alzare i salari più bassi per evitare le rivolte e per spingere i consumi. Possiamo solo sperare che le voci più ragionevoli di chi non vuole tirare troppo la corda e distruggere il sistema vengano ascoltate, finché si è ancora in tempo.

 

di Bill Emmott, 10 maggio 2017

 

I governi dei paesi occidentali sono paralizzati. Dopo un lungo periodo di dolorosa recessione, la crescita economica rimane bassa, rendendo gli elettori insoddisfatti e facendo crescere il consenso verso i populisti.

Ma gli strumenti a disposizione dei governi per risolvere il problema non funzionano. La politica fiscale è resa politicamente impossibile a causa del debito. La politica monetaria si è spinta ormai troppo in là e, comunque, l’inflazione si sta ripresentando.

Pertanto ho una proposta che metterà in allarme i sostenitori del mercato libero, e sorprenderà gli altri: i governi dovrebbero intervenire direttamente sul mercato del lavoro. Voglio che alzino decisamente il salario minimo.

In assenza di un intervento di questo tipo, rimarremo bloccati. La disuguaglianza economica crescerà e, con essa, crescerà la percezione di impotenza in politica e la perdita di speranza per il futuro. La spinta verso soluzioni allettanti ma dannose, come chiudere le frontiere e la propria mente  attraverso il protezionismo e lo sciovinismo nazionale, diverrà irresistibile.

Mi aspetto senz’altro che la gente mi consideri pazzo. Forse non sono consapevole che alzare il salario minimo rischia di provocare disoccupazione? Non ho forse notizia dell’”arrivo dei robot” e di tutti i modi in cui l’automazione dovrebbe distruggere i posti di lavoro? Non credo forse nelle soluzioni di mercato?

Certamente sono consapevole di tutto questo. Ma, come ha detto Keynes una volta, quando i fatti cambiano, devo cambiare il mio modo di pensare.

La principale ragione per cui i governi esitano a intervenire sul mercato del lavoro (salvo quando c’è da colpire i lavoratori, per esempio col jobs act e la loi travail, NdVdE) sono i brutti ricordi dei  tentativi falliti di controllare i salari e i prezzi negli anni ’70, caratterizzati da un'alta inflazione. Ma una seconda ragione più attuale è che ovunque il mondo delle imprese fa pressione sui governi perché non intervengano, sostenendo che la competitività dipende dal lavoro a basso costo.

Ma è tempo di ignorare i lobbisti e avere coraggio. Alcune volte, alzare il salario minimo rischia davvero di uccidere l’occupazione. Ma oggi questa possibilità sembra remota, per lo meno nei paesi dove i tassi di disoccupazione sono bassi. E abbiamo bisogno di più, non meno,  investimenti in nuove tecnologie per aumentare la produttività. Alzare il salario minimo aiuterebbe a stimolare questi investimenti, e contemporaneamente ad aumentare la domanda dei consumatori.

Il Giappone aveva un famoso piano per “raddoppiare i redditi” negli anni ’60. Tenendo a mente questo esempio di successo, perché non introdurre un piano per “raddoppiare i salari minimi”, da attuare nell’arco di alcuni anni, in modo da dare  alle imprese il tempo di adeguarvisi?

E’ per caso interessato, Presidente Trump?