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14/03/23

Washington Post - L'Ucraina è a corto di truppe ben addestrate e di munizioni, aumentano le perdite e il pessimismo avanza


Sul Washington Post un articolo molto realista - una rarità nella grande stampa mainstream - che pur in mezzo ai soliti luoghi comuni sull'inferiorità del nemico russo non nasconde le disastrose condizioni delle forze armate ucraine, con poche munizioni e reclute inesperte e in preda al panico gettate al fronte a rimpiazzare i moltissimi caduti. Come giustamente osserva il prof. Dall'Aglio sul suo canale Telegram, purtroppo questa inusuale verità non viene esposta per sostenere la richiesta di chiudere il conflitto e negoziare, ma per convincere tutti che non c'è alternativa, che bisogna mandare più armi, addestrare più uomini, magari sino a mandare i nostri stessi soldati.  


di Isabelle Khurshudyan, Paul Sonne and Karen DeYoung, 13 marzo 2023


REGIONE DI DNIPROPETROVSK, Ucraina - La qualità della forza militare ucraina, un tempo considerata in sostanziale vantaggio sulla Russia, è ormai deteriorata da un anno di perdite di guerra che hanno eliminato dal campo di battaglia molti dei combattenti più esperti.  E alcuni funzionari ucraini son giunti a dubitare della possibilità che Kiev possa organizzare la tanto attesa offensiva primaverile.

Funzionari statunitensi ed europei hanno stimato che dall'inizio dell'invasione della Russia, all'inizio dello scorso anno, fino a 120.000 soldati ucraini sono stati uccisi o feriti, rispetto alle circa 200.000 vittime dalla parte russa, che però ha un esercito molto più numeroso e circa il triplo della popolazione da cui richiamare i coscritti. L'Ucraina in realtà mantiene segreto il numero delle sue vittime anche ai suoi più fedeli sostenitori occidentali.

Statistiche a parte, un forte afflusso di coscritti inesperti, inseriti per rimpiazzare le perdite, ha cambiato il profilo delle forze armate ucraine, che secondo il personale militare sul campo soffrono anche di una carenza di munizioni di base, compresi proiettili di artiglieria e bombe da mortaio.

"La cosa più preziosa in guerra è l'esperienza di combattimento", ha detto un comandante di battaglione della 46a brigata d'assalto aereo, identificato solo dal suo nome in codice, Kupol, in linea con il protocollo militare ucraino. “Un soldato sopravvissuto a sei mesi di combattimento e un soldato uscito da un poligono di tiro sono due soldati diversi. Come il cielo e la terra. E i soldati con esperienza di combattimento sono ben pochi." ha aggiunto Kupol. "Purtroppo, sono già tutti morti o feriti".

Queste cupe valutazioni hanno contribuito a diffondere un pessimismo palpabile, anche se per lo più tacito, che dalle linee del fronte è giunto alle stanze del potere a Kiev, la capitale. L'incapacità dell'Ucraina di effettuare la tanto pubblicizzata controffensiva alimenterebbe nuove critiche, in base alle quali gli Stati Uniti e i suoi alleati europei avrebbero aspettato troppo, fino al completo deterioramento delle forze in campo, ad avviare programmi di addestramento e fornire veicoli corazzati da combattimento, come i carri armati Bradley e Leopard.

Un funzionario statunitense, parlando apertamente sotto la condizione di rimanere anonimo, ha detto che la situazione sul campo di battaglia così come si presenta ora potrebbe non darci un quadro completo delle forze ucraine, perché Kiev sta addestrando separatamente le truppe per l'imminente controffensiva e le sta deliberatamente trattenendo dal partecipare ai combattimenti in corso, inclusa la difesa di Bakhmut. 

Andriy Yermak, capo dell'ufficio presidenziale ucraino, ha affermato che le condizioni in cui si trovano le forze ucraine non diminuisce il suo ottimismo su una imminente controffensiva. "Non credo che abbiamo esaurito il nostro potenziale", ha detto Yermak. "Penso che in ogni guerra arrivi un momento in cui devi preparare nuovo personale, ed è quello che sta accadendo adesso".

E la situazione per la Russia potrebbe essere anche peggiore. Durante una riunione della NATO il mese scorso, il ministro della Difesa britannico Ben Wallace ha affermato che il 97% dell'esercito russo è già schierato in Ucraina e che Mosca sta subendo "dei livelli di logoramento degni della prima guerra mondiale".

Kupol ha detto che con le sue parole spera di assicurarsi un migliore addestramento per le forze ucraine da parte di Washington e che le truppe ucraine tenute fuori dal campo di battaglia per un'imminente controffensiva possano avere più successo dei soldati inesperti che ora presidiano il fronte sotto il suo comando.

"Si spera sempre in un miracolo", ha detto. “O sarà un massacro con mucchi di cadaveri, o sarà una controffensiva professionale. Ci sono due opzioni. In entrambi i casi, una controffensiva ci sarà comunque".


Il comandante di battaglione della 46a brigata d'assalto aereo, nome in codice Kupol, in una località sconosciuta dell'Ucraina orientale il 4 marzo.


Quanto peserà l'aumento degli aiuti e dell'addestramento militare occidentale nell’offensiva primaverile rimane incerto, dati i segni di logoramento che stanno iniziando a manifestarsi.

Un alto funzionario del governo ucraino, che ha anch’egli parlato apertamente sotto condizione di anonimato, ha detto che il numero di carri armati promesso dall'Occidente ha un valore "simbolico". Altri hanno espresso in privato un certo pessimismo persino sul fatto che i rifornimenti promessi possano arrivare in tempo sul campo di battaglia.

"Se hai più risorse, puoi attaccare più efficacemente", ha detto l'alto funzionario. “Se hai meno risorse, dovrai difenderti di più. Ci difenderemo. Ecco perché, se me lo chiedi personalmente, non credo in una grande controffensiva da parte nostra. Mi piacerebbe crederci, ma guardando le risorse di cui disponiamo mi domando: ‘Con cosa attacchiamo?’ Forse ci saranno alcuni sfondamenti  localizzati".

"Non abbiamo né gli uomini, né le armi", ha aggiunto l'alto funzionario. “E il rapporto è noto: quando sei all'attacco, perdi il doppio o il triplo degli uomini. Non possiamo permetterci di subire così tante perdite”.

Questa analisi è molto meno ottimistica delle dichiarazioni pubbliche della leadership politica e militare ucraina.

Il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito il 2023 "l'anno della vittoria" per l'Ucraina. Il suo capo dell'intelligence militare, Kyrylo Budanov, ha propagandato la possibilità che gli ucraini quest'estate vadano in vacanza in Crimea, la penisola che la Russia ha annesso illegalmente all'Ucraina nove anni fa.

Il nostro presidente ci motiva alla vittoria", ha dichiarato in un'intervista al Washington Post il colonnello generale Oleksandr Syrsky, comandante delle forze di terra dell'Ucraina. “In generale, la pensiamo tutti allo stesso modo e comprendiamo che per noi è ovviamente necessario vincere entro la fine dell'anno. Ed è un fatto reale. È un fatto reale se ci viene dato tutto l'aiuto che ci è stato promesso dai nostri partner”.

In prima linea, tuttavia, l'umore è cupo.

Kupol, che ha acconsentito a farsi fotografare e ha detto di esser consapevole del fatto che avrebbe potuto subire delle conseguenze a livello personale per la sua franca valutazione, ha descritto una situazione in cui soldati appena arruolati, che non avevano mai lanciato una granata, sono stati lanciati sul campo di battaglia e sotto il fuoco nemico hanno velocemente abbandonato le loro posizioni, non avendo nemmeno confidenza con l’uso delle armi da fuoco.

Soldati che si addestrano in un poligono di tiro in una località segreta dell'Ucraina orientale

La sua unità si è ritirata da Soledar nell'Ucraina orientale in inverno, dopo essere stata circondata dalle forze russe che in seguito hanno conquistato la città. Kupol ha ricordato come centinaia di soldati ucraini delle unità che combattevano al fianco del suo battaglione hanno semplicemente abbandonato le loro posizioni, anche se i combattenti del gruppo mercenario russo Wagner si spingevano avanti.

Dopo un anno di guerra Kupol, tenente colonnello, ha dichiarato che il suo battaglione è irriconoscibile. Dei circa 500 soldati, circa 100 sono stati uccisi in azione e altri 400 feriti, portando ad un completo turnover. Kupol ha detto di essere l'unico professionista militare del battaglione e ha descritto la difficoltà di guidare un'unità composta interamente da truppe inesperte.

"Mi danno 100 nuovi soldati", ha detto Kupol. “ma non mi danno il tempo di prepararli. Mi dicono: 'Portali in battaglia'. Ma loro lasciano cadere le armi e scappano. Questo è tutto. Capisci perché? Perché il soldato non spara. Gli chiedo perché, e lui dice: 'Ho paura del rumore dello sparo'. E per qualche ragione, non ha mai lanciato una granata. … Abbiamo bisogno di istruttori NATO in tutti i nostri centri di addestramento, e i nostri istruttori devono essere inviati laggiù, nelle trincee. Perché hanno fallito nel loro compito."

Kupol descrive le gravi carenze di munizioni, inclusa la mancanza di semplici bombe di mortaio e granate per gli MK 19 di fabbricazione statunitense.

L'Ucraina ha anche affrontato una grave carenza di proiettili di artiglieria, che Washington e i suoi alleati hanno avuto difficoltà a risolvere, con lunghe discussioni su come sostenere le scorte ucraine durante le quotidiane riunioni sulla guerra al Consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca. Gli sforzi di Washington hanno mantenuto l'Ucraina in battaglia, ma i tassi di utilizzo sono molto alti e la scarsità persiste.

"Sei in prima linea", dice Kupol. "Stanno venendo verso di te, e non hai niente con cui sparare."

Kupol ha affermato che Kiev deve concentrarsi su una migliore preparazione delle nuove truppe in modo sistematico. "È come se tutto ciò che facciamo fosse rilasciare interviste e dire alla gente che abbiamo già vinto, che ci manca ancora un po', due settimane, e vinceremo".

Dmytro, un soldato ucraino di cui The Post cita solo per nome per motivi di sicurezza, ha descritto molte situazioni che si trovano nelle identiche condizioni. Alcune delle truppe meno esperte, che prestano servizio nella sua posizione presso la 36a Marine Brigade nella regione di Donetsk, "hanno paura di lasciare le trincee". A volte i bombardamenti sono così intensi, dice Dmytro, che "un soldato può avere un attacco di panico, che poi si contagia a tutti gli altri".

La prima volta che ha visto i suoi commilitoni così scossi, ha detto Dmytro, ha cercato di parlare loro della realtà dei rischi, ma la volta successiva "sono semplicemente scappati dalle posizioni".

"Non li biasimo", ha detto. "Erano molto confusi."

Le difficoltà derivano dalle forti perdite. Il generale Valery Zaluzhny, comandante in capo dell'Ucraina, ha dichiarato ad agosto che quasi 9.000 dei suoi soldati erano morti. A dicembre, Mykhailo Podolyak, consigliere di Zelensky, ha dichiarato che il numero era salito a 13.000. Ma i funzionari occidentali hanno fornito stime ben più elevate e, comunque, le cifre ucraine escludono il numero molto elevato di feriti che non sono più in grado di combattere.

Un funzionario tedesco, parlando sotto condizione di anonimato, ha affermato che Berlino stima che le vittime ucraine, inclusi morti e feriti, arrivino a 120.000 unità. "Non condividono le informazioni con noi perché non si fidano di noi", ha detto il funzionario.

Intanto, secondo Syrsky, dall'inizio di gennaio è in preparazione un'offensiva russa. Budanov, il capo dell'intelligence militare ucraina, ha dichiarato a The Post il mese scorso che la Russia aveva più di 325.000 soldati in Ucraina e che presto altre 150.000 truppe mobilitate potrebbero unirsi in battaglia. I soldati ucraini riferiscono di essere in inferiorità numerica e di avere meno munizioni.

La posta in gioco per l'Ucraina nei prossimi mesi è particolarmente alta, poiché i paesi occidentali che sostengono Kiev cercano di capire se le forze ucraine sono ancora in grado di prendere l'iniziativa e sottrarre territori al controllo russo.

Anche la Russia sta affrontando problemi di munizioni, uomini e motivazione, e negli ultimi mesi ha ottenuto solo piccoli miglioramenti, nonostante la difficile situazione delle forze ucraine. Per quanto gravi siano le perdite dell'Ucraina, quelle della Russia sono peggiori, ha detto il funzionario statunitense.

"La domanda è se il vantaggio relativo dell'Ucraina sia sufficiente per raggiungere gli obiettivi e se questi vantaggi possano essere mantenuti", ha affermato Michael Kofman, analista militare presso la CNA con sede in Virginia. "Questo dipende non solo da loro, ma anche dall'Occidente".

 

Bossoli di proiettili a terra in un poligono di tiro nell'Ucraina orientale.

Nonostante le notizie di combattenti russi mobilitati lanciati in battaglia senza addestramento, Syrsky ha detto che quelli che ora stanno arrivando sono ben preparati. "Dobbiamo vivere e combattere in queste realtà", ha detto. “Certo, è problematico per noi. … Ci costringe ad essere più precisi nel fuoco, più dettagliati nelle ricognizioni, più attenti nella scelta delle posizioni e più dettagliati nell'organizzare l'interazione tra le unità. Non c'è altro modo."

Le recenti conquiste della Russia, in particolare intorno a Bakhmut, non hanno spostato in modo significativo il campo di battaglia, e i funzionari militari statunitensi hanno affermato che anche se la Russia si impadronisse di Bakhmut, questo sarebbe di scarsa importanza strategica. Ma date le pesanti perdite che l'Ucraina sta subendo nella città, i funzionari di Washington hanno messo in discussione il rifiuto di Kyiv di ritirarsi. Gli Stati Uniti hanno consigliato all'Ucraina di ritirarsi dalla città almeno sin da gennaio, ha detto il funzionario statunitense.

Un funzionario ucraino, che ha parlato sotto condizione di anonimato perché non era autorizzato a parlare pubblicamente, ha affermato che la battaglia per Bakhmut stava esaurendo le forze russe lì presenti – principalmente i combattenti Wagner, che tra i russi sono stati i più efficaci negli ultimi tempi - e che le unità ucraine che difendono la città comunque non sarebbero state schierate nelle imminenti operazioni offensive.

L'Ucraina ha perso molti dei suoi giovani ufficiali che hanno ricevuto l'addestramento statunitense negli ultimi nove anni, erodendo quel corpo di militari scelti che all'inizio dell'invasione aveva contribuito a distinguere gli ucraini dai loro nemici russi, ha detto il funzionario ucraino. Ora, ha detto il funzionario, quelle forze devono essere sostituite. "Molti di loro sono stati uccisi", ha affermato.

All'inizio dell'invasione, gli ucraini si sono precipitati a offrirsi volontari per il servizio militare, ma ora in tutto il paese gli uomini che non si sono presentati hanno iniziato a temere di ricevere per strada il foglio di coscrizione obbligatoria. Il servizio di sicurezza interna dell'Ucraina ha recentemente chiuso gli account Telegram che aiutavano gli ucraini a evitare i luoghi in cui le autorità distribuivano le convocazioni.

Inizialmente, gli Stati Uniti hanno concentrato il loro addestramento sui nuovi sistemi d'arma che Washington aveva deciso di fornire a Kiev, come pezzi di artiglieria M777 e lanciarazzi HIMARS. A gennaio, dopo quasi un anno di guerra totale, gli Stati Uniti hanno iniziato ad addestrare le forze ucraine alla guerra combinata. Un solo battaglione, di circa 650 persone, ha finora completato l'addestramento in Germania.

Ulteriori battaglioni ucraini completeranno l'addestramento entro la fine di marzo e il programma verrà adattato alle esigenze dell'Ucraina man mano che si evolveranno, ha affermato il tenente colonnello Garron Garn, portavoce del Pentagono.

Il segretario alla Difesa Lloyd Austin "punta tutta la sua attenzione sul fatto che l'Ucraina riceva l'addestramento di cui ha bisogno per la guerra in corso", ha affermato Garn. Gli Stati Uniti "lavorano 24 ore su 24" per soddisfare le esigenze di sicurezza dell'Ucraina, oltre a investire miliardi di dollari per produrre e procurarsi munizioni di artiglieria, ha affermato.

"La linea di fondo è che stiamo dando agli ucraini ciò di cui hanno bisogno, quando ne hanno bisogno", ha detto Garn. "E come hanno ripetutamente sottolineato il presidente Biden e il segretario Austin, continueremo a sostenere l'Ucraina per tutto il tempo necessario".

Anche con nuove attrezzature e addestramento, i funzionari militari statunitensi considerano le forze dell'Ucraina insufficienti per un attacco lungo tutto il gigantesco fronte, dove la Russia ha eretto efficaci difese, quindi le truppe vengono addestrate per sondare i punti deboli che consentano loro di sfondare con carri armati e veicoli corazzati .

Anche la Gran Bretagna sta addestrando delle reclute ucraine, circa 10.000 l'anno scorso, ed altre 20.000 sono attese quest'anno. L'Unione europea ha dichiarato che addestrerà 30.000 ucraini nel 2023.

L'Ucraina ha trattenuto nelle retrovie dei soldati per un'offensiva primaverile e li ha addestrati come parte delle brigate d'assalto appena assemblate. Kiev sta anche organizzando dei battaglioni attorno ai nuovi veicoli da combattimento e carri armati forniti dalle nazioni occidentali.

Syrsky ha detto di essere concentrato sul mantenere la linea contro gli attacchi russi, mentre i suoi vice preparano i soldati per la prossima offensiva.

"Dobbiamo guadagnare tempo per preparare le riserve", ha detto Syrsky, riferendosi ai soldati ucraini che si addestrano all'estero con armi occidentali. “Sappiamo che dobbiamo resistere a questo attacco per preparare adeguatamente le riserve che prenderanno parte alle azioni future… Degli uomini stanno in difesa, altri si preparano all’attacco”.

I funzionari statunitensi hanno affermato di aspettarsi che l'offensiva dell'Ucraina possa iniziare alla fine di aprile o all'inizio di maggio, e sono profondamente consapevoli dell'urgenza di rifornire Kiev, perché una guerra prolungata potrebbe favorire la Russia, che è in vantaggio quanto a uomini, denaro e produzione di armi.

In una recente audizione al Congresso,  alla domanda su quanti altri aiuti statunitensi potrebbero ancora essere necessari, Colin Kahl, uno dei più alti funzionari del Pentagono, ha detto ai legislatori della Camera che non lo sapeva. "Non conosciamo il corso o la traiettoria futura del conflitto", ha detto Kahl. "Potrebbe finire tra sei mesi, potrebbe finire tra due anni, tra tre anni."

 






02/07/19

Washington Post - La mafia straniera si diffonde in Italia

Le ultime vicende della Sea Watch hanno riacceso la polemica sull'immigrazione e sulla politica dei porti chiusi che in mezzo a mille difficoltà viene portata avanti dal governo italiano. Il dibattito si polarizza tra coloro che si identificano come "i buoni", che inalberano la bandiera dell'accoglienza, e quelli che vogliono fermare l'ondata, perché magari vivono più da vicino nei quartieri delle loro città  i problemi di un flusso migratorio a lungo incontrollato e mal gestito o comunque prevedono i danni che potranno derivarne.

 

A questo proposito sul Washington Post del 25 giugno troviamo una lunga inchiesta sulla mafia nigeriana, che si è diffusa in Italia in seguito ai flussi di migranti provenienti dall'Africa negli ultimi anni; l'indagine è basata su documenti e relazioni degli investigatori e uomini di giustizia che da anni operano sul territorio, visionati dai due corrispondenti del quotidiano americano, Chico Harlan e Stefano Pitrelli.

 

L'articolo osserva come, in un paese che ha combattutto per decenni contro la propria mafia locale, un nuovo gruppo criminale straniero sta acquistando forza. Si tratta soprattutto dei nigeriani, che su tutto il territorio italiano,  da Nord a Sud, da Torino a Palermo, nel corso di diversi anni di flussi di immigrazione incontrollata hanno reclutato nuovi membri tra i migranti dei centri di accoglienza, concretizzando uno  scenario che i nazionalisti italiani ed europei avevano già previsto e sui cui erano stati già da tempo lanciati preoccupati allarmi.

 

Il giornale descrive la polarizzazione della politica italiana: da una parte  i leader dei nuovi partiti giunti al governo con l'impegno di fermare l'invasione, e dall'altra la sinistra, insieme alla Chiesa cattolica di Papa Francesco, che  sostengono le politiche dell'accoglienza e negano queste paure, affermando che i delinquenti possono trovarsi ovunque, e anzi che la mafia è "made in Italy" e non sono i nigeriani ad averla inventata.

 

Alcuni estratti dell'articolo in cui si descrive la situazione che i due corrispondenti hanno trovato in Italia.

 

"Non esistono stime affidabili di quanti membri della mafia nigeriana operino in Italia. Ma interviste con investigatori, procuratori, operatori umanitari e vittime della tratta degli esseri umani e centinaia di pagine di documenti investigativi mostrano che la mafia nigeriana ha costruito in Italia il suo hub europeo per il contrabbando di cocaina dal Sud America, di eroina dall'Asia, e per il traffico della prostituzione che coinvolge donne africane a decine di migliaia.


 

Gli investigatori italiani dicono che il consorzio nigeriano risponde alla definizione di mafia, piuttosto che di una qualsiasi banda criminale, perché ha un codice di comportamento e utilizza la potenza implicita del gruppo per intimidire e imporre il silenzio. I membri nigeriani sono stati condannati per quegli stessi reati di mafia codificati dall'Italia nella sua lunga lotta contro la mafia locale.


 

Anche se forse meno conosciuto della criminità organizzata dei giapponesi, russi e cinesi, secondo l'agenzia di intelligence italiana quest'anno il gruppo nigeriano è diventato "il più strutturato e dinamico" tra le organizzazioni criminali straniere operanti in Italia. Alcuni nigeriani entrano illegalmente in Italia già con l'intenzione di unirsi al gruppo criminale. Altri vengono reclutati dopo l'arrivo."


 

Il Washington Post prosegue osservando come la mafia nigeriana sia stata presente in tutta Europa sin dagli anni '80, e come tuttavia negli ultimi anni questo gruppo sia cresciuto, diffondendosi proprio in quella parte del territorio italiano in cui nessun gruppo criminale straniero sino ad ora aveva osato entrare, la Sicilia, la porta d'ingresso in Italia per i migranti fino alla politica dei porti chiusi di Salvini dello scorso anno.

 

Per la maggior parte del secolo scorso - si osserva nell'articolo -  i padroni dell'isola erano i membri di Cosa Nostra, specializzati in racket, gioco d'azzardo e omicidi, i quali non erano certo disposti a condividere il controllo del loro territorio con altri gruppi criminali. La Sicilia di oggi però è diversa. Cosa Nostra è azzoppata e i suoi capi sono finiti in carcere, uno dopo l'altro. Il gruppo è diventato più tranquillo, meno apertamente violento, e negli ultimi dieci anni sono emerse le prove che la mafia siciliana starebbe cooperando nel traffico di droga con il gruppo criminale straniero alimentatato dalle centinaia di migliaia di africani arrivati nell'isola, molti dei quali si sono trasferiti in altre parti d'Italia e anche in Europa, mentre alcuni sono rimasti. Questa cooperazione è possibile e si mantiene anche perché la mafia nigeriana ha costruito molto del suo business sulla prostituzione, un terreno in cui Cosa Nostra non ha mai mostrato interesse.

 

 

"Alcuni esperti dicono che ben 20.000 donne nigeriane, alcune delle quali minorenni, sono arrivate in Sicilia tra il 2016 e il 2018, in un traffico coordinato tra i nigeriani in Italia e quelli nel loro paese.


 

'Centinaia di donne, che dal porto si riversavano nel paese ogni giorno', dice Sergio Cipolla, presidente della Cooperazione Internazionale Sud Sud, un'organizzazione no-profit con sede a Palermo che si occupa di migranti, descrivendo quel periodo. 'Le donne venivano portate nei centri di accoglienza. Ma non erano costrette a rimanere lì, quindi fuggivano e si perdevano le tracce'.


 

Secondo quanto risulta dai documenti, dai resoconti degli investigatori e di altre persone, le donne venivano in Italia accettando di pagare una tariffa molto salata – di 20.000 o 30.000 euro - illuse dalla promessa di sistemarsi in Europa con un lavoro. Prima di lasciare la Nigeria, la maggior parte di loro giurava con un rito voodoo di rimborsare quel debito. Le donne però sono arrivate in Italia per poi scoprire che non c'era nessun  lavoro da baby sitter o da parrucchiera che le aspettava."


[...]


A causa di questi giuramenti (in cui credono e di cui hanno paura, ndt), è raro che le donne vadano alla polizia, ma se lo fanno per gli investigatori può essere molto importante. Francesco Del Grosso, capo della sezione criminalità straniera presso l'unità di polizia nazionale di Palermo, nel 2017 era alla sua scrivania quando una donna nigeriana si presentò, dicendo che aveva paura, ma era pronta a parlare. La donna descrisse diversi anni di schiavitù sessuale - una gravidanza, e poi di nuovo costretta a uscire per strada - e disse di essere stata poi aiutata da un gruppo di beneficenza. 


 

La donna diede alcuni dettagli sull'organizzazione di uomini che aveva intorno: strette di mano rituali, abiti blu e gialli codificati per colore. Le rivelazioni riguardavano il gruppo Eiye, uno dei principali clan della mafia nigeriana. Sulla base delle sue rivelazioni, Del Grosso aprì una nuova indagine e diciannove mesi dopo 14 membri di Eiye vennero arrestati per reati di mafia e droga, tra cui il presunto capo Eiye siciliano, Osabuohien Ehigiator. Del Grosso ha detto che tutte le 14 persone arrestate erano arrivate in Italia negli ultimi anni "sui barconi".


 

 

Per inquadrare il tema in un contesto più ampio e significativo rispetto alla polemica  che contrappone i difensori dei confini nazionali ai sedicenti eroi dell'accoglienza, può essere utile anche questo toccante video in cui il leader panafricanista  Mouhamed Konare commenta la crisi della Sea Watch. Konare  afferma che il problema della immigrazione non potrà mai essere veramente risolto se non si affrontano alla radice le cause che portano tanti giovani africani ad emigrare e cadere nella rete dei trafficanti, per poi finire a  lavorare come schiavi o entrare nella criminalità organizzata, i più probabili scenari  futuri che li aspettano dopo essere stati "salvati" dalle anime belle dell'accoglienza.

04/05/18

KTG - La crisi economica greca è finita solo per chi non vive in Grecia


  • KeepTalkingGreece riporta alcuni estratti di un articolo del Washington Post, che denuncia come la "ripresa" greca sia pressoché inesistente. I numeri parlano solo di una depressione protratta senza fine. La crisi è terminata solo per chi, da fuori, temeva un effetto domino sulle altre economie. Scongiurato quello, la sorte dei cittadini greci non importa più a nessuno in questa "Europa unita” — tanto che deve essere un giornale statunitense a ricordarcelo, così come deve ricordarci che la Grecia avrebbe fatto meglio a uscire dall'euro nel 2009.


 

 

di Keep Talking Greece, 27 aprile 2018

 

La crisi economica greca è finita solo per chi non vive in Grecia. In altre parole, chiunque altro può considerarla superata, perché la Grecia ormai non minaccia più di travolgere in un effetto domino il resto di quella che è nota come “economia globale”. Tuttavia i cittadini greci sono ancora inchiodati in quello che può definirsi il peggiore crollo economico che un paese ricco abbia mai vissuto. Se le ultime proiezioni del Fondo Monetario Internazionale sono corrette, ci potrebbero volere almeno altri dieci anni prima che la Grecia torni ai livelli a cui era nel 2007. E questo solo a condizione che nel frattempo non si verifichi un’altra recessione.

 

Sono due decenni persi, e per la Grecia è comunque il migliore degli scenari possibili.

 

I numeri sono sbalorditivi. Non si tratta solo del fatto che l’economia greca si è contratta del 26 per cento in termini di pro capite tra la metà del 2007 e l’inizio del 2014. La Grecia è cresciuta solo del 2,8 per cento in totale – anche qui, corretto per la popolazione – nell’intero corso dei primi quattro anni di ciò che viene definita come ripresa.

 

[…]

 

La verità è che non esiste una risposta facile per la Grecia. È vero che probabilmente oggi starebbe meglio se avesse fatto default su tutto il proprio debito e fosse uscita dall’euro, diciamo, nel 2009.

 

[…]

 

Ma, certo, quelle cose non le ha fatte, ed è difficile giustificarle adesso. Questo perché la Grecia non ha un semplice aggancio valutario a un’altra moneta, ma è proprio dentro un’unione monetaria. A farla breve, è molto più difficile sostituire una moneta che stabilire, a un certo punto, che non ha più lo stesso valore che aveva prima. Per sostituire la moneta devi sostituire tutto il denaro nelle banche, il che significa che probabilmente le devi chiudere finché l’operazione non è stata attuata e, nel frattempo, il panico che ne risulta riabbatte nuovamente l’economia. Questa è una buona parte del motivo per il quale la Grecia non è uscita dall’euro. L’altra parte è che i suoi cittadini sono ancora convinti che l’euro sia ragione e garante del successo economico – e questo non sembra cambiare.

 

Così come non sembra cambiare la lentezza della ripresa greca. Il Fondo Monetario Internazionale sembra pensare, in termini un po’ ottimistici, che la Grecia nel 2023 sarà del 12,8 per cento più povera di quanto fosse nel 2007. Questo implica che tornerà al livello pre-recessione solo nel 2030 o giù di lì.

 

Hanno fatto un deserto e lo hanno chiamato ripresa.

 

(L’articolo completo è sul Washington Post)

 

21/08/14

Euro Catastrofe, Peggio che negli Anni '30: La Recessione Europea È una Depressione Vera e Propria

Un durissimo articolo di Matt O'Brien sul Washington Post (citato anche da Krugman) descrive l'eurozona per ciò che è: uno dei peggiori disastri della storia economica. L'euro viene oggi difeso con una tenacia più ossessiva e irrazionale di quella con cui si tentò di difendere il gold standard negli anni '30, e con esiti che si stanno rivelando peggiori.



di Matt O'Brien, Washington Post - 20 agosto 2014

 
Come argomentavo la settimana scorsa, è venuto il tempo di chiamare l'eurozona per ciò che è veramente: una delle più grandi catastrofi della storia economica.

Ce ne sono state parecchie, recentemente. Non si tratta solo della Grande Recessione. È anche il modo in cui ci siamo affannati per recuperare il terreno perduto. Gli Stati Uniti, per dirne una, hanno avuto la ripresa più lenta dal dopoguerra ad oggi. La Gran Bretagna, ugualmente, ha avuto una
ripresa molto lenta. Dopo sei anni e mezzo, però, l'Europa si distingue per non aver avuto proprio nessuna ripresa. E, come potete vedere nel grafico sopra, sta facendo peggio del peggio degli anni '30.

20/06/14

Perché la crisi dell'euro non è finita, in un grafico

Dal sito del Washington Post un breve articolo sull'infinita crisi europea. Dice cose abbastanza risapute (per noi, s'intende, non certo per i media mainstream) e ha delle lacune, ma almeno azzecca il punto corretto (=il debito privato) e ne trae la ovvia conclusione (=il problema, irrisolto, è diventato una fatica di Sisifo).


di Matt O'Brien  – 17 giugno 2014

A tutti piace far finta che la crisi dell’euro sia finita.

Ci sono i politici che non vogliono più sentire la parola “salvataggi”. I banchieri centrali non vogliono più sentire la parola “deflazione”. E la gente non vuole più sentire la parola “spread”. Ma questa sospensione del giudizio, ovviamente, non è servita minimamente a far terminare la depressione dell'Europa. La disoccupazione è ancora sopra al 25 percento in Grecia e Spagna, sopra al 15 percento in Portogallo e al 10 percento in Irlanda.