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08/04/17

La Follia Neo-Con dell’Amministrazione Trump

Se qualcuno si era illuso che il neo-presidente Trump potesse o volesse davvero cambiare la politica estera USA, in questi giorni ha subito un duro smacco. Come riporta il blog “The saker”  in un post pubblicato appena pochi giorni prima dell'attacco americano, il presidente Trump appare completamente neutralizzato dalla corrente Neocon, senza nemmeno aver opposto una vera resistenza, e alla prima situazione critica in Siria tutti i buoni propositi vanno  sciogliendosi come neve al sole.  A prescindere dalla veridicità dell’accusa sull'utilizzo di armi chimiche nei confronti di Assad (ma sarebbe un'eccezione in una serie di precedenti), Trump – come i suoi predecessori - sta trascinando gli Stati Uniti nell’ennesima carneficina in Medio Oriente seguendo i dettami dei neoconservatori. Gli stessi che dettavano la politica estera di Bush e Obama. Tutto cambia perché nulla cambi.

5 aprile 2017

 

Oh ragazzi, non c’è voluto molto. Come scrivevo a febbraio, i neo-conservatori e lo stato profondo USA hanno completamente neutralizzato Trump. Basta guardare a questi titoli di RT (e leggere i relativi articoli):

Hanno davvero passato il segno”: Trump sui presunti attacchi chimici in Siria

Se le Nazioni Unite falliscono in Siria "Siamo costretti a intervenire" – dal nostro inviato negli Stati Uniti.

Francamente, mi viene da dire: “Come volevasi dimostrare” e chiuderla qua.  Ma non lo farò – la questione è troppo seria.

In primo luogo, vediamo il contesto. I Siriani avevano rinunciato alle armi chimiche tre anni fa (grazie alla Russia). I Siriani avevano anche sostanzialmente già sconfitto l’aggressione Anglo-Sionista-Wahabita al loro paese (ancora una volta grazie alla Russia). Si è insediato un nuovo (o quasi) governo negli Stati Uniti (qualcuno dice che anche questo è successo grazie alla Russia) che aveva rinunciato ai progetti di rovesciare Assad. E proprio in questo momento, per una “pura coincidenza”:

  1. Le forze siriane si mettono ad utilizzare armi chimiche

  2. In una zona piena di bambini

  3. E piena di gente munita di telecamere


Pensate che siamo così stupidi?

Ma, ovviamente, non si tratta di noi. Si tratta di Trump. E lui sta dimostrando di essere quella zucca bollita che è stato, be’, più o meno dal primo giorno di presidenza: flaccido, confuso e senza spina dorsale. E sì, sembra essere proprio stupido, specialmente nel cosiddetto “piano” per sconfiggere Daesh (ci torneremo più avanti).

E non importa se gli esperti russi avevano segnalato da un pezzo che i “buoni terroristi” erano in possesso di armi chimiche. No! A chi importa? Tra l’altro, si tratta degli stessi russi che sono stati “smascherati” grazie a un rapporto della CIA sugli “agenti stranieri”.

Sappiamo tutti che gli anglo-sionisti sono dei pacifisti, timidi e gentili. Ecco perché li chiamiamo  “campioni di gentilezza”. L’unico modo di forzare loro la mano per impiegare le “forze armate migliori del mondo” è mostrare loro dei bambini morti. Come in Kuwait, in Bosnia, in Iraq, in Afghanistan, in Libia e ora in Siria. Vanno bene anche le donne stuprate per ragioni politiche (Bosnia, Libia – e presto anche in Siria, suppongo). Che fortuna che le ultime atrocità del “regime siriano” siano avvenute in piena luce del giorno, con tanti bambini uccisi orribilmente!

Ora gli americani potranno distruggere il villaggio per poterlo salvare.

Ma non lo faranno.

Moltissimi articoli  hanno già ipotizzato quale sarà il “piano Trump” per sconfiggere l’ISIS/Daesh. Non mi prendo la briga di elencarli qui. In parole semplici il suo piano è, come dire, non molto complesso:

  1. Aumentare il numero di truppe USA già presenti in Siria

  2. Offrire ai curdi una loro regione autonoma in cambio del loro sacrificio come carne da cannone per lo Zio Sam

  3. Liberare Raqqa come segno tangibile di successo militare


A dire il vero, non c’è nessuna novità. È una riedizione dello stesso identico piano che aveva Obama (le grandi menti pensano allo stesso modo, e a quanto pare lo fanno anche le menti meno grandi).

Vedete qual è il problema di questo piano?

Lasciate che vi aiuti. Problema numero 1 – non ci sarà alcuna risoluzione delle Nazioni Unite ad appoggiarlo. Né lo appoggerà il governo Siriano. Ma chissenefrega no? Sappiamo già cosa ne pensa Nikki Haley: ancora una volta gli USA violeranno con arroganza il diritto internazionale col pretesto di “essere costretti ad agire”. Bentornati in Bosnia e in Croazia! Bentornati al 1994! Viviamo nell’era della RDP – la Responsabilità di Proteggere. Diritto internazionale, RIP.  Ma questo è tutto sommato un problema “minore”.  Il problema vero è semplice: a parte i siriani stessi, i russi, gli iraniani e i turchi sono categoricamente contrari al piano. E si dà il caso che questi quattro Paesi rappresentino la stragrande maggioranza delle forze militari in Siria, e tutti loro hanno *già* delle truppe sul campo (e sistemi di difesa aerea). In particolare per la Turchia, un piano del genere rappresenta un casus belli, lo hanno detto molte volte.  Non sono un sostenitore della Turchia o di Erdogan (anche se mi piacciono i turchi come popolo), ma devo ammettere che se Trump mandasse avanti questo goffo piano non gli rimarrebbe altra scelta che la guerra o la guerra civile. Probabilmente una combinazione di entrambe.

Poi ci sono i curdi. In realtà, per molti versi mi dispiace molto per loro e li ammiro. Ma devono rendersi conto dell’enorme pericolo che corrono se accettano il piano USA. Prima di tutto, questo significa per loro diventare la prima linea contro Daesh, che si dà il caso sia una delle forze di fanteria meglio addestrate e più esperte nella regione. Ma, ancora peggio, I curdi commetteranno lo stesso errore storico degli albanesi in Kosovo, che hanno legato al 100% il loro futuro al Camp Bondsteel e che sono stati istantaneamente invasi di nuovo dalla Serbia non appena la NATO o gli USA se ne sono andati (cosa che succederà, prima o poi, inevitabilmente)?

C’è una ragione per cui gli USA sostengono sempre le minoranze, ovunque: perché accettando e appoggiandosi a questi alleati, queste minoranze diventano sempre completamente dipendenti dagli USA. Questo, di converso, significa che gli USA possono usarle in qualsiasi modo vogliono, pena abbandonarle al loro destino. E, dal momento che prima o poi gli americani se ne vanno, il “loro destino” inevitabilmente si avvera.

Ritengo che sarebbe una vera follia da parte dei curdi commettere lo stesso errore. Sì, certamente desiderano la loro autonomia e/o un proprio Paese. Ma devono capire che l’unico modo possibile per ottenere il loro obiettivo passa attraverso la negoziazione con i loro vicini, non con qualche ufficiale USA ignorante che si dimenticherà di loro il momento dopo avergli promesso la luna.  Vorrei ricordare ai curdi un’antica tradizione USA a questo riguardo: non appena le cose si mettono male, gli americani “dichiarano vittoria e se ne vanno”.

Il che significa anche che i curdi potrebbero doversi accontentare di un qualcosa di meno di quel che desiderano. La politica è l’arte del possibile. Ma se la scelta è tra un’autonomia limitata e un’indipendenza piena, seguita dall’inevitabile guerra contro la Turchia, l’Iran, l’Iraq e la Siria, allora penso che la prima ipotesi sia la migliore possibile. Ma assumiamo pure che i curdi decidano di provare la loro “opzione Kosovo”.

L’Iran è la prima potenza militare sul campo.  E poi c’è Hezbollah.  I siriani stanno facendo fatica, devo ammetterlo. Ma stanno tenendo duro e aumentando gli sforzi, alcune delle loro unità sono davvero molto buone. Per quel che riguarda i cieli sopra la Siria – sono dei russi.

Al momento, gli americani non hanno rispolverato il concetto di “No-fly zone”, ma potrebbero anche farlo, dal momento che il loro piano è totalmente idiota. Inoltre, non riesco a immaginare i generali USA che accettano di impiegare i propri uomini in Siria senza una copertura aerea (nel caso il lettore non lo sapesse: i soldati americani non sono in grado di combattere senza copertura aerea. Non lo faranno. Diranno: “O copertura aerea, o niente combattimento”). Comunque, la copertura aerea per le forze USA in Siria comporta o un tacito accordo con i russi e i siriani,  cosa che a quanto pare hanno gli Israeliani, o un  rischio immenso per le forze aeree e navali USA. Quindi torniamo alle negoziazioni con i russi e, tramite i russi, coi siriani.

Infatti, scommetto che è proprio quello che stanno facendo gli americani in questo momento. Negoziano tranquillamente coi russi. Problema: i neoconservatori odiano la Russia e tutto quanto è russo. E detestano Putin. Quindi come fanno il Dipartimento di Stato o la Casa Bianca a negoziare con i russi mentre, nello stesso momento, il Congresso, i media USA e la CIA sono impegnati in una campagna di odio isterica e paranoica contro la Russia?

Quindi ecco il dilemma di Trump: ha disperatamente bisogno che i veri nemici di Daesh – la Russia, l’Iran e la Siria – acconsentano al suo piano ma, allo stesso tempo, è troppo debole per contrastare la campagna di odio contro, be’, la Russia, l’Iran e la Siria all’interno degli Stati Uniti.

I neoconservatori, a quanto pare sostenuti dalla CIA e dal Pentagono, vogliono andare da soli: sparare a zero sulla Siria in stile “Ok Corral”, convinti di poter in qualche modo spaventare i russi, gli iraniani e i siriani fino alla resa. Se è così, sono sia stupidi che ignoranti. Oppure, c’è una possibilità persino peggiore: i neoconservatori *sanno* che il piano è destinato al disastro, ma vogliono che Trump vada in guerra lo stesso perché la sua presidenza ne verrebbe distrutta. Un’idea quasi elegante, in maniera perversa.

Quel che è sicuro è che non vedrete mai un neoconservatore in prima linea. Né loro né i loro ragazzi moriranno, qualsiasi cosa facciano. O almeno, questo è quello che pensano. Questa è una delle principali ragioni per cui i neoconservatori sono il più grande pericolo per gli USA e gli americani: disprezzano il vero popolo americano e non esiteranno a sacrificarlo, anche in gran numero se necessario (ricordate l’11 settembre?).

Ecco perché molti americani hanno votato per Trump e per la sua promessa di “bonificare la palude”. In realtà, la palude ha bonificato Trump e tutto è tornato alla “normalità”.

Quindi, cosa accadrà? Spero vivamente che non accada niente. Assolutamente niente. Finché gli Americani parlano soltanto e finché non fanno niente, potrebbero essere fatti dei passi avanti concreti in Siria (Daesh sta già perdendo la guerra!). Spero che i curdi, più o meno, “ci provino”, e poi rinuncino prima che le cose si mettano male. Se i curdi decidono davvero di combattere per lo Zio Sam, spero che si ricordino che gli USA li scaricheranno non appena Raqqa sarà liberata, semplicemente perché creare davvero una sorta di autonomia per i curdi contro la volontà di Siria, Iran e, più importante ancora, Turchia, potrebbe  davvero far sì che Erdogan chiuda la porta in faccia alla Nato. Se questo accadesse, l’unica opzione per la Turchia sarebbe una qualche intesa, o forse anche alleanza, con la Russia e l’Iran. L’effetto-domino a quel punto aprirebbe a infiniti scenari, e niente sarebbe da escludere.

Adesso gli Americani sono ancora piuttosto impegnati a liberare Mosul. Suppongo che se ci rimanessero abbastanza a lungo alla fine ci riuscirebbero, almeno per un po’. Non credo che possano controllare la città veramente a lungo. Potrebbero costruire una “fortezza consolare” come a Bagdad o a Kabul, ma questo non significherebbe controllare la città. Se per liberare Raqqa dovessero impiegare lo stesso tempo che ci stanno mettendo a liberare Mosul, allora la cosa potrebbe continuare per tanto, tanto tempo.

C’è una possibilità ancora più preoccupante: gli USA iniziano le operazioni in Siria, si cacciano nei guai, e quindi inizia una serie senza fine di escalation militari.  Prima o poi, ciò significa scontrarsi coi russi, e potrebbe mettersi male molto velocemente. Uno scontro diretto con l’Iran con conseguenza altrettanto imprevedibili. Se dovesse accadere, un sacco di americani moriranno.

Presupponendo che esista ancora qualcuno di sano e razionale nell’amministrazione Trump con sufficiente potere di influenza, forse tutta questa follia può ancora essere fermata. Esiste anche la possibilità molto concreta che l’attuale battaglia tra le élite USA porterà via così tante energie che nessuno avrà davvero il tempo e le forze per impegnarsi in un’operazione militare all’estero piena di rischi. E se tutto il resto dovesse fallire, forse qualcuno suggerirà a Trump che un intervento militare unilaterale in Siria è pura follia, e che gli costerebbe la presidenza. Forse è un argomento che potrebbe comprendere.

Il 2018 sarà un anno molto duro. Non penso che ci sia ancora speranza per un vero cambiamento delle politiche USA, e temo che dovremo imparare a convivere con una sorta di Obama 2.0 o qualche altra forma di “neo-neoconservatorismo”.

È stato molto bello sperare per un po’.  Ora dobbiamo accettare che le nostre speranze non si sono realizzate, e ricominciare a lottare.

The Saker

PS Ho appena appreso che, come prevedevo, Bannon è stato escluso dal Consiglio di Sicurezza Nazionale. Ecco qui. Ora il colpo di stato contro Trump è totalmente completato. E Bloomberg festeggia “la promozione dell’Intelligence Director e del Joint Chiefs chairman”. Dico davvero! È finita, amici, i neoconservatori hanno totalmente piegato Trump. E lui non ha nemmeno fatto resistenza…

Il Commentary Magazine sta già festeggiando, come se fosse arrivato Purim (una festa ebraica NdVdE).

11/02/17

L'Indicibile: Il libro nero del capitalismo imperialista

Il sito CounterPunch pubblica una esauriente critica “da sinistra” all’amministrazione Trump. P. Street, invece di identificare semplicemente Trump col male, contrapposto a Obama, il bene, racconta più onestamente gli orrori imperialisti della politica estera USA, perpetrati da Obama e che Trump sembra voler proseguire. La maniera migliore di disinnescare razzismo, terrorismo, odio e migrazioni di massa, è che gli USA smettano di innescare guerre e violenze nei paesi musulmani, come fanno da almeno più di 20 anni a questa parte.

 

di Paul Street, 3 febbraio 2017

I giornalisti americani "mainstream" che vogliono conservare i loro stipendi e il loro prestigio sanno che devono riferire gli avvenimenti in modo da non mettere in discussione il tabù della selvaggia e implacabile criminalità imperialista della nazione e del regime di disuguaglianza e oppressione che ne sta alla base. Questi argomenti sono considerati off-limits, in quanto travalicano gli angusti confini delle discussioni considerate educate ed accettabili. I commentatori e i giornalisti seri hanno il buonsenso - profondamente indottrinato - di evitare questi argomenti.

 “Abbiamo fatto abbastanza come Nazione”

Un esempio eccellente è un recente report della CNN su come lo stop all’immigrazione musulmana del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump si ripercuote sulla piccola città di Rutland, Vermont.

Un giornalista della CNN ha intervistato due persone di parere opposto sull'accoglienza dei rifugiati siriani a Rutland. Il primo intervistato è stato il sindaco della città, Chris Louras, che sta cercando di fare di Rutland un hub di reinsediamento di rifugiati che nel 2017 dovrebbe accogliere 25 famiglie siriane.  Alla domanda sul perché spingesse per questa iniziativa, il sindaco ha citato l’interesse umanitario ("è la cosa giusta da fare"), ma ha anche (e soprattutto) accennato a considerazioni economiche. Il tasso di disoccupazione di Rutland, del 3 per cento, è "pericolosamente basso", il che rende difficile alle imprese trovare lavoratori e quindi inibisce gli investimenti e "la crescita", ha detto il sindaco alla CNN.

La CNN ha inoltre intervistato il medico di Rutland Timothy Cook, un fan di Trump e contrario al piano di reinsediamento dei rifugiati del sindaco. "Penso che abbiamo fatto abbastanza come Nazione", ha detto Cook alla CNN. "Io sono allo stremo e questa nazione è allo stremo. Abbiamo bisogno in primo luogo di risolvere i nostri problemi e solo allora possiamo vedere se possiamo salvare il resto del mondo". Cook naturalmente approva lo stop all’immigrazione di Trump.

Capitalismo, lezione 1

Un buon report, ma bisogna notare quello che rimane, per citare il titolo dell'ultimo libro di Chris Hedge, Unspeakable (Indicibile, ndt). L’argomento innominabile è la fiducia del capitalismo in quello che Karl Marx chiamava "l'esercito industriale di riserva" – una massa di disoccupati in cerca di lavoro sufficientemente grande da mantenere basso il prezzo della forza-lavoro per garantire che lo sfruttamento della classe operaia rimanga profittevole. È impensabile che Rutland possa considerare di diventare un polo di attrazione per la manodopera aumentando il salario minimo locale a 15 dollari l'ora? Purtroppo, probabilmente è impensabile, perché i datori di lavoro locali – tra cui la multinazionale globale General Electric (GE), beneficiaria di agevolazioni alle imprese e di appalti per la “Difesa", che impiega più di un migliaio di operai in due impianti a Rutland – desidera mantenere i salari più bassi possibile, in modo da mantenere  un "accettabile" tasso di profitto.  Aumentare l’ "esercito di riserva" e far crescere la base imponibile delle imposte locali.

Siamo certi che Louras non vuole che GE sposti i suoi impianti di Rutland altrove per cercare manodopera più a buon prezzo. Questi sono i concetti di base dell’economia capitalistica del lavoro e dello strapotere delle multinazionali.

Cannoni contro Burro: La morte spirituale

Un secondo argomento dimenticato è il ruolo del militarismo USA nel ridurre l’America allo stremo. Non rientra nei parametri delle argomentazioni accettabili far notare che la nazione viene impoverita, e non poco, dall’immenso budget del pentagono (il 54% della spesa federale discrezionale), che sostiene l’impero globale che ha creato caos, ha alimentato il jihadismo e ha generato enormi flussi migratori da paesi come l’Iraq, lo Yemen, il Sudan, la Libia, la Siria e l’Iran (sul quale torneremo poi), tutti paesi nella lista del blocco di Trump. Si tratta di un argomento tabù sui media tradizionali: il ruolo delle spese militari nel minare la società americana dall’interno.

Hedges lo esprime bene nel seguente dialogo su Unspeakable, una raccolta di interviste col giornalista di sinistra David Talbot:
Talbot: “[Bernie Sanders] ha promesso di imporre tasse più alte ai ricchi e agli speculatori di Wall Street.”

Hedges: “Sì, ma se non mettiamo la spesa militare sotto controllo siamo finiti… Le nostre infrastrutture, il nostro sistema pubblico di istruzione, i nostri servizi sociali – tutto cade a pezzi per una ragione, non ci sono soldi per mantenerli. Vengono tutti consumati dalla macchina da guerra. E Sanders non ha nemmeno sfiorato il complesso militare-industriale. Sarebbe stato un suicidio politico… non ci sarà socialismo vero finché non smantelleremo l’imperialismo e non taglieremo drasticamente la spesa militare. Martin Luther King l’aveva capito.”

E pensate a cosa è successo a King, che è stato assassinato esattamente un anno dopo aver pronunciato un celebre discorso nel quale stabiliva una profonda connessione tra la sua lotta  alla povertà e al razzismo all'interno e la sua opposizione alle guerre americane nel sudest asiatico. Spiegando la sua decisione di seguire la sua coscienza e condannare il militarismo USA, King disse:
“So che l’America non investirà mai i fondi o le energie necessari alla riabilitazione dei poveri fintanto che avventure come quella in Vietnam continueranno a drenare uomini, capacità e denaro come un diabolico aspirapolvere distruttivo. Perciò sento il bisogno sempre più forte di condannare la guerra come nemica dei poveri e di attaccarla in quanto tale… Una nazione che continua, anno dopo anno, a spendere più soldi in spese militari che sui programmi di elevazione sociale,” ammoniva King, “si avvicina alla morte spirituale” .

Ma non limitiamoci ai socialisti radicali passati (King) e presenti (Hedges). Nel suo recente e magistrale studio sulla schiacciante concentrazione di poteri dello “stato profondo" -  poteri delle multinazionali, della finanza e dell'amministrazione di governo, che controllano la società americana dall'interno, ben oltre la pagliacciata elettorale americana che si ripete ogni 4 anni - l’ex membro dello staff repubblicano al Congresso,  Mike Lofgren, osserva che gli USA soffrono di povertà diffusa, infrastrutture decrepite, sistema sanitario inadeguato, e servizi pubblici carenti (scuole, trasporti, e altro) non perché il governo non abbia i soldi, ma perché troppi di questi soldi vengono spesi per servire interessi particolari. In cima a questi interessi particolari c’è l’enorme complesso militare-industriale del Paese, finanziato da un budget del Pentagono che rappresenta più della metà della spesa discrezionale federale e circa la metà della spesa militare mondiale. Come fa notare Lofgren nel suo libro fondamentale The Deep State: The Fall of the Constitution and the Rise of a Shadow Government (2016):
"Anche mentre i commentatori denunciano un governo incapace che non ha i soldi, la volontà o la competenza per riparare le nostre strade e i nostri ponti, per curare i nostri veterani di guerra o perfino per allestire un sito web di assistenza sanitaria, ci sono sempre abbastanza soldi e volontà, e forse un minimo di competenza, per rovesciare i governi stranieri, per combattere la guerra più lunga nella storia degli Stati Uniti e per controllare a tappeto tutta la superficie del pianeta (p. 4)... È come se, mentre la città di Roma si disintegrava dall'interno e gli acquedotti necessari alla sopravvivenza che scendevano dalle colline cominciavano a sgretolarsi,  il Vallo di Adriano fosse ancora interamente presidiato e le fortificazioni lungo il confine con la Germania fossero più forti che mai, ". (p.216)

Una storia documentata di terrorismo

Innominabile è anche la criminalità che l'Impero americano – accuratamente descritto da Martin Luther King nel 1967 come "il più grande fomentatore di violenza nel mondo" – esporta all'estero. È impensabile che la CNN possa sfidare la nozione di Cook secondo cui gli Stati Uniti sono una nazione che cerca di "salvare il resto del mondo."

Si dovrebbe affrontare il ruolo di Washington nella devastazione criminale  proprio di alcune delle nazioni da cui Trump ha tentato di bandire i viaggiatori e i rifugiati. L’Iraq, che è l’esempio migliore, è stato soggetto a due invasioni USA che si sono tradotte in omicidi di massa, un'occupazione durata un decennio, e  sanzioni economiche letali che hanno contribuito a sterminare milioni di persone, mutilare milioni di persone, e metterne in fuga altrettante.

Lo Yemen è stato devastato da raid aerei congiunti americani e sauditi, dalle Forze Speciali USA e dagli attacchi dei droni USA.

Il Sudan è stato a lungo seviziato dagli USA, che hanno giocato un ruolo fondamentale nella sua dissoluzione politica e nella guerra civile.

La Libia è collassata sotto le bombe degli USA e della NATO, facendo precipitare il paese nella guerra civile e nella jihad.

La Siria è stata lacerata da una guerra civile tremendamente cruenta che Washington ha alimentato, insieme al jihadismo, che gli Stati Uniti e suoi alleati arabi e pakistani ricchi di petrolio hanno contribuito a diffondere, lì e in tutto il mondo musulmano.

"Durante la sua campagna," ha riferito la CNN quando il Presidente ha annunciato il suo stop all’immigrazione, "Trump aveva giurato che avrebbe vietato l’ingresso agli immigrati musulmani provenienti da paesi con una 'storia provata' di terrorismo contro gli Stati Uniti o i suoi alleati".

Orwell avrebbe apprezzato questa affermazione, alla luce della storia comprovata degli Stati Uniti di superpotenza pluriomicida e terrorista contro gli stati a cui ora Trump ha imposto il suo bando.

Meriti di Servizio 

I giornalisti o altre persone alla ricerca di questa storia potrebbero volgersi indietro a rivedere l'incidente del 3 luglio 1988, in cui la nave da guerra USA Vincennes abbatté un aereo di linea civile iraniano (Iranian Air Fight 655) con un missile cruise teleguidato, uccidendo tutte le 300 persone a bordo, 71 dei quali erano bambini. Questo mostruoso assalto è stato perpetrato nello spazio aereo iraniano, sorvolando le acque territoriali dell'Iran nel Golfo Persico. Sei anni più tardi, la Marina ha premiato con una medaglia per “Meriti di Servizio” il comandante della Vincennes, il capitano Will Rogers III e il suo ufficiale, il tenente commodoro Scott E. Lustig.

Probabilmente gli iraniani si ricorderanno di quell’orrendo crimine, ora che Trump sta minacciando di guerra Teheran. Il Consigliere alla Sicurezza Nazionale del nuovo Presidente fascista, Michael Flynn, ha "comunicato ufficialmente"  all'Iran che Washington sta valutando delle azioni contro il paese. Flynn dice che "stiamo valutando tutta una serie di opzioni".  Nel frattempo, navi da guerra americane, britanniche, francesi e australiane, sono impegnate in "manovre navali" provocatorie lungo le coste dell'Iran.

Autostrada della morte

I giornalisti o altre persone alla ricerca di storie verificate di terrorismo potrebbero anche riflettere sull’orrenda carneficina causata dall’esercito degli Stati Uniti sulla famigerata “autostrada della morte”, dove le forze USA hanno massacrato decine di migliaia di truppe irachene arrese e in ritirata dal Kuwait  il 26 e 27 febbraio 1991.  Il giornalista Libanese-americano Joyce Chediac ha testimoniato che:
“L’Aviazione statunitense ha intrappolato i lunghi convogli mettendo fuori uso i veicoli di testa e di coda e poi ha martellato per ore gli automezzi in coda.  ' È stato come sparare a dei pesci in un barile,' ha detto un pilota USA. Su... chilometri di autostrada sulla costa,  le unità militari irachene giacevano in un riposo raccapricciante, scheletri bruciati di veicoli e di uomini, neri e terribili sotto il sole... Le forze statunitensi hanno continuato a far piovere bombe sui convogli, fino a quando tutti gli esseri umani sono stati uccisi. Passavano così tanti caccia sopra l’autostrada, che si è creato un ingorgo di traffico aereo, e i controllori di volo temevano collisioni a mezz'aria... Le vittime non offrivano resistenza... è stato semplicemente un massacro unilaterale di decine di migliaia di persone che non avevano alcuna possibilità di reagire o difendersi. "

Secondo il racconto di Wikipedia, ricco di fonti:
"Gli aerei A-6 Intruder del 3° Marine Aircraft Wing hanno bloccato l’autostrada 80, bombardando una colonna enorme di veicoli composta per la maggior parte di forze dell'esercito regolare iracheno con bombe a grappolo Mk 20 Rockeye II, in pratica intrappolando le forze irachene in un enorme ingorgo che diventava un bersaglio immobile per gli attacchi aerei successivi... il giornalista Robert Fisk... 'ha perso il conto dei cadaveri iracheni ammucchiati in macerie fumanti o accasciati con la faccia nella sabbia' presso il sito principale e [ha visto] centinaia di cadaveri sparsi lungo la strada fino al confine iracheno... alcune stime indipendenti quantificano in 10.000 o più le vittime (anche 'decine di migliaia')."

 “Le qualità dell'umiltà, moderazione e sobrietà”

A dire la verità,  ammassando cadaveri di iracheni e musulmani all’inizio del 1991, lo Zio Sam si stava solo riscaldando. Washinton ancora non aveva imposto le sanzioni economiche che hanno ucciso almeno un milione di iracheni né aveva iniziato la sua invasione del 2003, che ha ucciso almeno un altro milione di persone e devastato l’Iraq fino a un punto di non ritorno. Doveva ancora devastare la città irachena di Fallujah (ci torneremo dopo), come avrebbe poi fatto nel 2004, utilizzando (tra l’altro) armi radioattive che avrebbero causato un’epidemia di leucemia infantile.  Non aveva ancora lanciato l'imponente “guerra dei droni” di Obama in tutto il mondo islamico, che Noam Chomsky ha recentemente definito “la più diffusa campagna di terrorismo  globale che il mondo abbia mai visto”. Non aveva ancora ucciso migliaia e migliaia di innocenti abitanti dei villaggi e contadini dell’Afghanistan. Non aveva ancora preso di mira un ospedale di “Medici senza Frontiere”,  bombardandolo ripetutamente, o adottato il sistema di torture e violenze sessuali di iracheni e altri musulmani, bambini inclusi, in luoghi come Abu Ghraib, Guantanamo, e la base dell’Air Force di Begram.

 

"La nostra sicurezza ",  ha detto Barack Obama durante il suo primo discorso inaugurale, "viene dalle... qualità dell'umiltà, moderazione e sobrietà ".  Nessun serio commentatori americano "mainstream" ha osato mettere in discussione il linguaggio orwelliano del discorso del nuovo presidente. Lo Zio Sam non fa mai alcun male agli occhi degli indottrinati e/o timorosi media statunitensi  o delle "élite" culturali.

Lo stesso silenzio assordante dei media si è  sentito quando George H.W. Bush ha dichiarato quanto segue, meno di un anno dopo che le sue forze armate aeree avevano trasformato la vasta distesa di un blocco autostradale provocato in un monumento epico alla criminalità imperiale unilaterale: "un mondo una volta diviso in due fazioni armate contrapposte ora riconosce una sola potenza dominante, gli Stati Uniti d'America. E non ha paura di questo. Perché il mondo si fida della nostra potenza, e il mondo ha ragione. Si fidano di noi perché siamo giusti e moderati. Hanno fiducia che noi saremo dalla parte dell’onestà".

 “Le strade di Fallujah”

In quanto presunto candidato alla presidenza, l’allora senatore Obama parlo così al Chicago Council on Global Affairs nell'autunno del 2006: "il popolo americano è stato straordinariamente risoluto [nel sostegno all'occupazione dell'Iraq]... Ha visto i propri figli e figlie uccisi o feriti nelle strade di Fallujah "(il grassetto è mio).

E' stata una scelta agghiacciante. Fallujah è stata il teatro di colossali atrocità di guerra da parte delle forze armate USA nell'aprile e nel novembre del 2004. I crimini hanno riguardato il massacro indiscriminato di civili, aver preso di mira ambulanze e ospedali e in pratica l’aver raso al suolo l'intera città. La città è stata distrutta per servire da esempio del terrore che avrebbero dovuto affrontare coloro che avessero osato resistere alla potenza degli Stati Uniti. Non sorprende che nel mondo arabo e musulmano Fallujah sia diventata un simbolo potente ed immediato dell'imperialismo americano. E' stata una scelta profondamente provocatoria e offensiva da parte di Obama, averla portata ad esempio del sacrificio americano e della "risolutezza " nell'occupazione imperialista dell'Iraq.

Una scena scioccante

Obama avrebbe poi scritto il proprio nome nel libro nero del terrorismo imperiale USA, dicendo poi ai suoi assistenti alla Casa Bianca che "viene fuori che sono abbastanza bravo a uccidere la gente" mentre ordinava un programma di droni poi diventato  "la campagna terrorista più estrema dei tempi moderni" (Noam Chomsky).  Tra le molte scene raccapriccianti che Obama porterà nella sua confortevole tomba, una risale all'inizio della sua presidenza, nella prima settimana di maggio 2009, quando un attacco dell’aviazione USA uccise più di 120 civili a Bola Boluk, un villaggio nella provincia di Farah dell'Afghanistan occidentale. 93 degli abitanti del villaggio morti dilaniati da esplosivi USA erano bambini. Solo 22 erano maschi maggiorenni. Come scrisse il New York Times:
"Mercoledì  in una telefonata col viva voce  ... al Parlamento afgano, il governatore della provincia di Farah, Rohul Amin, ha detto che secondo un parlamentare, Mohammad Naim Farahi, oltre 130 civili erano stati uccisi, ... Il governatore ha detto che gli abitanti del villaggio avevano portato due rimorchi pieni di brandelli di corpi umani nel suo ufficio per dimostrare c'erano state tante vittime... Tutti piangevano... guardando quella scena scioccante. " Farahi ha detto di aver parlato a qualcuno che conosceva personalmente e che aveva contato 113 seppellimenti, tra cui... molte donne e bambini "(New York Times, 6 maggio 2009).

La risposta iniziale del Pentagono di Obama a questo terribile incidente — uno fra le molti stragi di massa di civili da parte dell’aviazione USA in Afghanistan e Pakistan dall’inizio dell'autunno del 2001 — è stata di attribuire la responsabilità di quelle morti alle "granate talebane." Il Segretario di Stato di Obama, Hillary Clinton, espresse "rammarico" per la perdita di vite innocenti, ma l'amministrazione si rifiutò di presentare scuse o di riconoscere le responsabilità USA. Per fare un paragone, Obama aveva appena offerto le proprie profonde scuse e aveva licenziato un funzionario della Casa Bianca per aver spaventato i newyorkesi con un incauto sorvolo aereo fotografico di Manhattan dell’Air Force One in ricordo dell’11 settembre.

"Nobel per la pace? È un assassino".  Così ha detto un giovane Pashtun a un giornalista inglese di Al Jazeera il 10 dicembre 2009 — il giorno in cui a Obama è stato dato il premio Nobel per la Pace. "L'uomo", ha scritto il reporter, "parlava dal villaggio di Armal, dove una grande folla si era radunata intorno ai corpi di dodici persone, appartenenti ad un’unica famiglia, tutti uccisi dalle forze speciali durante un raid notturno."

Uccidere una famiglia, uno alla volta

Cinque mesi più tardi, Obama avrebbe ordinato alla CIA di assassinare un cittadino americano in Yemen, il carismatico religioso islamico Anwar al-Awlaki. Il religioso è stato ucciso da un attacco di un drone nel settembre 2011, "nonostante il fatto che non fosse mai stato accusato di (figuriamoci condannato per) nessun crimine" (Glenn Greenwald), ma il desiderio di Obama di uccidere gli al-Awlaki bruciava ancora. Due settimane più tardi, un nuovissimo drone CIA ha ucciso il figlio di 16 anni del religioso, nato in America, Abdulrahman, "insieme al cugino di 17 anni e a diversi altri yemeniti innocenti".

È bello sentire che Obama ha espresso il suo sostegno alle proteste di massa dei musulmani contro il divieto di immigrazione di Trump, ma è difficile credere che potrebbe fregargliene qualcosa delle vite musulmane alla luce della sua sanguinosa politica estera in Medio Oriente, in Africa settentrionale e in Asia sud-occidentale.

Domenica scorsa Herr Trump ha ordinato un raid di droni d'assalto e di commando in Yemen.  L'operazione era stata progettata dall'amministrazione Obama e passata al nuovo Presidente. Ha ucciso 30 persone.  Tra gli assassinati: la figlia di 8 anni di Anwar, e la sorellina di Abdulrahman. E’ morta dissanguata due ore dopo che un guerriero delle forze speciali le ha sparato al collo. Chiamiamolo il primo sangue imperiale della bestia dai capelli arancione, versato grazie a un grande assist dal precedente capo-killer di bambini, Barack Obama.

 “Che diavolo sta succedendo”

Da candidato, Trump disse che voleva un divieto per i musulmani “fino a quando non capiremo che diavolo sta succedendo”, che causa paura e odio per gli Stati Uniti nel mondo musulmano. Come se ci fosse qualcosa di misterioso a riguardo.

Repulsione selettiva

Nella loro incessante copertura delle proteste di massa contro un leader americano della destra fascista che doveva parlare presso il campus della Università della California a Berkeley lo scorso mercoledì sera, i presentatori e i commentatori della CNN erano inorriditi nel vedere delle finestre rotte e un falò appiccato dagli anarchici Black Bloc. La CNN e il resto dei media mainstream devono ancora mandare in onda un seppur minimo accenno di repulsione per l'omicidio, da parte  di Obama e di  Trump, di 30 persone nello Yemen, tra cui molte donne e ragazzi e una bambina di 8 anni. Riesce a sfuggire al disgusto dei media anche la recente escalation di violenza della polizia di stato contro gli eroici protettori dell’acqua e del clima a Standing Rock.

 “Abbiamo fatto abbastanza”

Quindi, sì, Timothy Cook e CNN, "Abbiamo fatto abbastanza come Paese" – Be', come impero omicida– non "per il", ma piuttosto “al” mondo musulmano. Con "soccorritori" come lo zio Sam, che bisogno c’era del terzo Reich?

"Risolvere prima i nostri problemi "?  Potrebbe sorprendere molti americani obnubilati dai mass-media mainstream che spostare il denaro delle tasse dalla macchina di guerra degli Stati Uniti (il più grande agente del riscaldamento del pianeta  e bruciatore di carbone istituzionale che ci sia al mondo, tra l'altro) al soddisfacimento dei bisogni sociali e civili di base in "patria" (un bel termine imperiale incantevole), aiuterebbe contemporaneamente gli Stati Uniti e i cittadini del mondo a risolvere un grande problema che tutti condividono: il militarismo e l'imperialismo americano.

L’Impero, vale la pena ricordarlo, è un grande redistributore di ricchezza e potere verso l'alto, una cosa da tenere a mente in una nazione (ossia gli Stati Uniti) dove il millesimo superiore (lo 0,1% più ricco) possiede la stessa ricchezza del 90% più povero. Come Noam Chomsky ha fatto notare nel 1969:
"ci sono, certamente, costi dell'impero che non vanno a beneficio di nessuno: 50.000 cadaveri americani o il deterioramento  dell'economia degli Stati Uniti rispetto al suoi rivali industriali. I costi dell'Impero per la società imperiale nel suo complesso possono essere considerevoli. Questi costi, tuttavia, sono costi sociali, mentre, ad esempio, i profitti degli investimenti all'estero garantiti dai successi militari, sono altamente concentrati in determinati speciali settori della società. I costi dell'impero vengono in genere distribuiti nella società intera, mentre i profitti finiscono solo a pochi."

Nel frattempo, ecco qualcosa che CNN non dirà mai a Donald Trump, al suo fan Cook e ai molti democratici e repubblicani che sono stati addestrati a infilare la testa in una sabbia orwelliana per quanto riguarda i crimini della nostra superpotenza:  il modo più semplice e sicuro per arginare il flusso dei rifugiati musulmani è  smettere di intraprendere guerre criminali contro i paesi musulmani. Le grandissime risorse dei contribuenti sperperate in queste guerre ingiustificate e razziste,  invece, dovrebbero essere date alle nazioni che gli Stati Uniti e la NATO hanno distrutto – e per affrontare i bisogni sociali, civici e ambientali negli USA.

 

02/02/17

P.C. Roberts: Il Suicidio della Sinistra

Il commentatore americano Paul Craig Roberts denuncia la deriva della sinistra americana, ormai ridotta a ragionare per appartenenza. Il suo obiettivo è unicamente quello di attaccare l’avversario politico con qualsiasi mezzo, senza occuparsi dei problemi. Ecco dunque che ostacolare l’immigrazione dai paesi musulmani diventa molto più grave che andare a fare la guerra negli stessi paesi, uccidendo, distruggendo e causando migrazioni di massa. Perché l’importante è chi attua queste politiche (Trump e Obama, rispettivamente) e non la gravità dell’azione compiuta.

 

di Paul Craig Roberts, 30 gennaio 2017

Che incoscienza insopportabile. Amnesty International ci dice che dobbiamo "combattere il Muslim ban" perché il bigottismo di Trump sta distruggendo vite umane. Anthony Dimaggio di CounterPunch dice che Trump dovrebbe essere messo sotto impeachment perché la sua islamofobia è una minaccia per la Costituzione. Non voglio additare questi due in particolare, perché l’incoscienza è diffusa ovunque tra coloro che ragionano per appartenenza.

Si potrebbe pensare che Amnesty International dovrebbe battersi contro le guerre ai regimi fatte da Bush/Cheney/Obama, che hanno prodotto masse di rifugiati, uccidendo e mettendo in fuga milioni di musulmani. Per esempio, l’attuale guerra di Obama con lo Yemen ha provocato la morte di un bambino yemenita ogni 10 minuti, secondo l’UNICEF. Cosa dice a riguardo Amnesty International?

E’ chiaro che le guerre americane nei paesi musulmani rovinano molte più vite di quanto faccia il divieto di Trump agli immigrati. Perché allora ci si concentra su un divieto di immigrazione e non sulle guerre che producono i rifugiati? Forse perché il responsabile delle guerre è Obama, mentre il responsabile del divieto è Trump? Non è che i liberal / progressisti / sinistrorsi stanno proiettando i mostruosi crimini di Obama su Trump? Forse il problema è che dobbiamo odiare Trump e non Obama?

L’immigrazione non è un diritto protetto dalla Costituzione degli Stati Uniti. Dov’era Dimaggio quando nel nome della “guerra al terrore” le amministrazioni di Bush e Obama hanno distrutto le libertà civili garantite dalla Costituzione degli Stati Uniti? Se Dimaggio è un cittadino americano, dovrebbe provare a immigrare nel Regno Unito, in Germania o in Francia e vedere fin dove arriva.

Il modo più facile e sicuro per l’amministrazione Trump di porre fine al problema dei rifugiati, non solo per gli Stati Uniti, ma anche per l’Europa e l’Occidente in generale, è di fermare le guerre contro i paesi islamici  iniziate dal suo predecessore. Le enormi cifre dilapidate in guerre inutili potrebbero invece essere date ai paesi che gli Stati Uniti e la NATO hanno distrutto. La maniera più semplice per porre fine al problema dei rifugiati è di smetterla di produrre rifugiati. Questo dovrebbe essere l’obiettivo di Trump, di Amnesty International e di Dimaggio.

Sono tutti troppo impegnati a odiare qualcuno per poter fare qualcosa di utile?

E’ veramente fastidioso constatare che i liberal / progressisti / sinistrorsi preferiscono opporsi a Trump che opporsi alla guerra. In effetti, vogliono una guerra a Trump. E questo sarebbe diverso dalle guerre di Bush e Obama ai musulmani?

I liberal / progressisti / sinistrorsi dimostrano un odio incosciente per il popolo americano e per il Presidente che il popolo ha eletto. Questo odio incosciente non può ottenere altro che il discredito di una voce alternativa e l’apertura di prospettive future per gli elementi più indesiderabili della destra.

I liberal / progressisti / sinistrorsi finiranno per screditare tutti i dissidenti, facendo il gioco di coloro ai quali si oppongono con più veemenza.

 

31/01/17

Zero Hedge: Negli Stati Uniti È in Corso una "Rivoluzione Colorata"

Zero Hedge riporta un articolo di The Saker, un  blog di un analista militare americano di alto livello, tradotto da volontari in molte lingue e molto seguito soprattutto durante la crisi in Ucraina, in cui si commentano le proteste anti-Trump  in corso negli USA come una  grottesca riedizione  delle rivoluzioni colorate, questa volta in casa propria, contro le proprie istituzioni e contro il popolo americano.  L'autore si augura che il Presidente eletto possa rendersi pienamente conto del rischio che corre, di essere rovesciato, e riesca a contrattaccare duramente e rapidamente,  anche agitando i numerosi scheletri nell'armadio dello Stato Profondo,  non ultimo l'attacco dell'11/9, di cui molti sospettano ma nessuno osa parlare apertamente. 

 

di The Saker, 28 gennaio 2017

In Russia gira una battuta del tipo: "Domanda: perché non ci può essere una rivoluzione colorata negli Stati Uniti? Risposta: perché non ci sono ambasciate USA negli States".

Divertente, forse. Ma errata. Credo infatti che proprio ora negli Stati Uniti sia in corso un tentativo di rivoluzione colorata.

La rivista Politico sembra pensarla nello stesso modo. Guardate questa loro recente copertina:



Sebbene già ad ottobre dello scorso anno avessi previsto che "gli USA stavano per affrontare la peggiore crisi della loro storia" - eravamo a un mese dalle elezioni presidenziali - ora devo ammettere di essere sorpreso dall'intensità dello scontro che si sta svolgendo davanti ai nostri occhi. È evidente che i Neocon hanno dichiarato guerra a Trump e alcuni commentatori, come Paul Craig Roberts, ritengono che Trump stia rendendo loro pan per focaccia (qui in italiano su Vocidallestero). Spero abbia ragione.

Vediamo un esempio abbastanza eloquente:

Le agenzie americane di intelligence stanno investigando sul loro stesso capo. Sì, secondo i più recenti report l'FBI, la CIA, la National Security Agency e il Dipartimento del Tesoro starebbero investigando sulle conversazioni tra il generale Flynn e l'ambasciatore russo Sergey Kislyk. Secondo Wikipedia, il generale Flynn è stato:

- Direttore dell'Agenzia di Intelligence per la Difesa;
- Membro associato del comando per l'Intelligence, la Sorveglianza e la Ricognizione;
- Presidente del consiglio dell'Intelligence Militare;
- Assistente direttore della National Intelligence;
- Funzionario senior dell'Intelligence per il Comando delle Operazioni Speciali.

È anche consigliere di Trump per la sicurezza nazionale. Il altre parole, il suo nulla osta di sicurezza è stratosferico, e presto diventerà il capo di tutti i servizi di intelligence statunitensi. Nonostante ciò, quegli stessi servizi di intelligence stanno indagando su di lui per i suoi contatti con l'ambasciatore russo. È assolutamente sorprendente. Perfino nella vecchia Unione Sovietica il presunto onnipotente KGB non poteva mettere sotto indagine i membri del Comitato Centrale del Partito Comunista senza avere una speciale autorizzazione del Politburo (e questo era un grosso errore a quanto ritengo, ma ora non è questo che importa). Questo significa che 500 membri al vertice dello Stato Sovietico non potevano essere messi sotto indagine dal KGB. Inoltre, la subordinazione del KGB al Partito era tale che per i reati normali il KGB non poteva indagare sui membri dell'intera nomenklatura sovietica, che contava circa 3 milioni di persone (un errore ancora più grande!).

Ma nel caso di Flynn, molte agenzie di sicurezza USA hanno potuto decidere di svolgere indagini su un uomo che dovrebbe essere considerato, secondo tutti i parametri, tra i cinque maggiori funzionari dello Stato, e che evidentemente ha la fiducia del nuovo Presidente. A quanto pare questo non scatena alcuna indignazione.

Secondo la stessa logica, le tre agenzie di cui sopra potrebbero indagare Trump per le sue conversazioni telefoniche con Vladimir Putin.

E questo, a pensarci bene, potrebbero farlo anche abbastanza presto...

Ed è assolutamente folle, perché è ormai evidente che l'insieme dell'Intelligence statunitense sta prendendo gli ordini dai Neocon e dallo Stato profondo, non dal Presidente. Queste agenzie stanno ora agendo contro gli interessi del nuovo Presidente.

Nel frattempo, le brigate di Soros hanno già scelto il loro colore: il rosa. Stiamo vedendo la "rivoluzione delle pussyhat", come spiegato su questo sito. E se pensate che si tratti solo di una piccola frangia di femministe pazze, vi sbagliate. Secondo le vere femministe pazze il "pussyhat" sarebbe un'allusione troppo sottile; loro preferiscono esprimersi in modo meno ambiguo, come mostra l'immagine qui sotto:



Tutto questo sarebbe abbastanza divertente, sebbene anche un po' nauseante, se non fosse per il fatto che i media, il Congresso e Hollywood sono tutti schierati con i "100 giorni di Resistenza contro Trump", che sono cominciati con una - cito letteralmente - "festa da ballo per froci" a casa di Mike Pence.

Tutto questo sarebbe divertente, se non fosse per la gravità con la quale i grandi media stanno descrivendo queste "proteste", altrimenti assai patetiche.

Guardate ora come MCNBS riporta beatamente questi eventi.


Ascoltate bene ciò che Moore dice al minuto 2:00. Dice che "celebreranno il fatto che Obama è ancora il Presidente degli Stati Uniti", e la presstitute [neologismo che unisce le parole "stampa" e "prostituta", NdT] gli risponde "sì, lo è", e non una ma ben due volte.

Di cosa stanno parlando?! In che senso Obama è ancora il Presidente?!

Per quale ragione la sicurezza nazionale e l'FBI non stanno indagando MCNBC e Moore per ribellione e sedizione?

Fino ad ora le proteste non sono state eccessive, ma sono avvenute in numerose città americane e sono state riportate a profusione dai media.

Non cascateci, queste proteste non sono più spontanee di quanto lo fossero quelle in Ucraina. Qualcuno sta finanziando tutto questo, qualcuno lo sta organizzando. Stanno usando tutti i trucchi che conoscono.

Altro esempio:

Vi ricordate il bel viso di Nayirah, l'infermiera del Kuwait che aveva detto al Congresso di aver visto nel suo paese i soldati iracheni prendere i neonati e gettarli via dagli incubatori (infermiera che poi si è scoperto essere figlia di Saud Al-Sabah, l'ambasciatore del Kuwait negli Stati Uniti)? Vi ricordate il bel viso di Neda, che è "morta in diretta" in Iran? Bene, lasciate che ora vi presenti Bana Alabe, che ha scritto una lettera al Presidente Trump; ovviamente i media sono entrati in possesso della lettera e ora lei è diventata "la faccia dei bambini siriani".



Volete altre prove?

Bene, cliccate qui e guardate un po' di caricature e fumetti anti-Trump disegnati dal bravo Colonel Cassad. Alcuni di questi sono abbastanza notevoli. Da questa nausante collezione ne ho selezionati giusto due:



Il primo accusa chiaramente Trump di essere nelle mani di Putin. Il secondo rappresenta Trump come l'erede di Adolf Hitler e suggerisce chiaramente che Trump voglia riaprire Auschwitz. Tradotto in parole semplici, questo manda un duplice messaggio: Trump non è il Presidente legittimo degli Stati Uniti e Trump  è il male assoluto.

Qui si va ben oltre il tipo di caricature che abbiamo sempre visto fare sui Presidenti precedenti.

Elencare tutti gli esempi di cui sopra ha lo scopo di suggerire questo: lungi dall'accettare la sconfitta, i Neocon e lo Stato profondo statunitense hanno deciso, come sempre, di alzare la posta in gioco e di imbarcarsi in una vera e propria "rivoluzione colorata", che potrà terminare solo con l'impeachment, la cacciata o la morte di Donald Trump.

Una delle caratteristiche più sorprendenti di questa rivoluzione colorata contro Trump è il fatto che a quelli che ci stanno dietro non importa assolutamente nulla del danno che la loro guerra contro Trump arrecherà all'istituzione del Presidente degli Stati Uniti e, in definitiva, agli Stati Uniti stessi. Il danno sarà infatti immenso, e il punto è il seguente: il Presidente Trump sta correndo il grossissimo rischio di essere rovesciato, e la sua unica speranza di resistere è di contrattaccare duramente e rapidamente.

L'altra cosa sorprendente è il nefasto ruolo che la Gran Bretagna sta giocando in tutto questo processo: tutto il fango contro Trump risale in definitiva al Regno Unito. In che modo? Semplice. Vi ricordate come, almeno formalmente, la CIA e la NSA non abbiano il diritto di spiare i cittadini statunitensi, così come i MI6 e GCGQ britannici non hanno il diritto di spiare i cittadini della Gran Bretagna? Entrambe le parti hanno escogitato un semplice stratagemma: si scambiano i servizi; la CIA e la NSA spiano i britannici, il MI6 e GCHQ spiano gli americani. Poi si scambiano le informazioni (pare che da quando Obama è salito al potere tutte queste misure siano diventate obsolete, e ora tutti siano liberi di spiare direttamente chi vogliano, inclusi i propri stessi cittadini). I Neocon statunitensi e lo Stato profondo stanno ora usando i servizi speciali britannici per produrre una montagna di fango contro Trump, che poi riportano come informazioni di "intelligence", e che possono essere usati dal Congresso per avviare delle indagini. Semplice ed efficace.

Il punto è sempre lo stesso: il Presidente Trump sta correndo il grossissimo rischio di essere rovesciato, e la sua unica speranza di resistere è di contrattaccare duramente e rapidamente.

Può farlo?

Finora ho suggerito ripetutamente che Trump stesse contrattando con i Neocon americani nello stesso modo in cui Putin ha contrattato con gli oligarchi in Russia: li porta dalla sua minacciando accuse di evasione fiscale, corruzione, cospirazione, ostruzione della giustizia, ecc. Cioè tutte quelle belle cose che lo Stato profondo americano ha fatto per anni. Il Pentagono e le tre agenzie di intelligence sono probabilmente le entità più corrotte del pianeta, e dato che non sono mai state messe in discussione, figurarsi condannate, per la loro corruzione, sono diventate straordinariamente disinvolte nel loro modo di fare le cose, arrivando in pratica a contare sul fatto che la stessa Casa Bianca le tira fuori dai guai in caso di un qualsiasi problema. La maggiore arma usata da questi circoli sono le tante leggi sulla segretezza che le proteggono dallo scrutinio del Congresso e dell'opinione pubblica. Ma è qui che Trump può usare la sua arma più potente: il generale Flynn che, come ex direttore della DIA [Agenzia di Intelligence per la Difesa] e attuale consigliere presidenziale per la sicurezza nazionale, ha totale accesso ai dati. E se non lo ha, lo può creare se necessario, inviando delle forze speciali per assicurare la "collaborazione".

Arrivati a questo punto, però, inizio a pensare che anche questo non sia abbastanza. Trump ha un'arma ancora più potente da scatenare contro i Neocon: l'11 settembre.

Che Trump lo sapesse già o no, ora è consigliato da gente come Flynn, che deve sapere da anni che l'11 settembre ha avuto tutta una gestione interna. E se anche il numero di persone coinvolte nelle operazioni legate all'11 settembre fosse relativamente piccolo, il numero di persone che ha messo la propria credibilità politica e morale dietro la narrazione ufficiale dell'11 settembre è immenso. Voglio essere più chiaro: sebbene l'11 settembre sia stata una operazione dello "Stato profondo" americano (probabilmente subappaltata agli israeliani per l'esecuzione), tutta Washington è stata da allora "complice a posteriori dell'11 settembre", aiutando a mantenere la copertura. Se viene tutto portato alla luce, migliaia di carriere politiche si schianteranno e bruceranno nello scandalo.

L'11 sttembre è stato un crimine collettivo per eccellenza. Pochi uomini l'hanno eseguito, ma migliaia, forse decine di migliaia hanno usato le proprie posizioni per mantenere una copertura e impedire che fosse svolta qualsiasi vera indagine. Sono TUTTI colpevoli di ostruzione della gisutizia. Aprendo una nuova indagine sull'11 settembre, che sia però gestita dal Dipartimento della Giustizia e non dal Congresso, Trump potrebbe mettere una pistola alla tempia di qualsiasi politico, e minacciare di premere il grilletto se  non smetteranno con questo tentativo di rovesciarlo. Ciò di cui Trump ha bisogno è di uomini affidati e fedeli a capo dell'FBI, di un uomo con "le mani pulite, la mente fresca e il cuore ardente" (per usare l'espressione del fondatore della Polizia Segreta Sovietica, Felix Dzerzhinsky). Quest'uomo si troverà immediatamente in una situazione di pericolo fisico, dovrà quindi essere un uomo di grande coraggio e determinazione. Certo, quest'uomo può anche essere una donna - l'equivalente americano del procuratore russo Natalia Poklonskaia.

Capisco perfettamente il pericolo che comporterebbe l'uso dell'arma "11 settembre"; porterebbe ovviamente a un immenso contrattacco da parte dei Neocon e dello Stato profondo. Ma il punto è questo: loro sono già avviati a determinare l'impeachment, la cacciata o l'assassinio di Donald Trump. E, come disse una volta Putin durante un'intervista: "se ti accorgi che la lotta è inevitabile, sii tu il primo a colpire!".

Pensate che sia tutta  un'esagerazione? Considerate la posta in gioco.

Primo, quantomeno, c'è la stessa presidenza Trump: i Neocon e lo Stato profondo non permetteranno a Trump di realizzare le sue promesse del programma elettorale. Lo saboteranno, lo ridicolizzeranno e daranno una rappresentazione distorta di tutto ciò che fa, anche se egli dovesse conseguire dei grandi successi.

Secondo, sembra che ora il Congresso abbia il pretesto per aprire diverse indagini su Donald Trump. Se è così, sarà facile per il Congresso ricattare Trump e minacciarlo costantemente di una rappresaglia politica se lui non si "attiene al programma".

Terzo, la furiosa persecuzione di Trump da parte dei Neocon e dello Stato profondo sta indebolendo la stessa istituzione della Presidenza. Per esempio, l'ultima folle idea lanciata da alcuni politici è di "proibire al Presidente degli Stati Uniti di usare l'arma nucleare senza l'autorizzazione del Congresso, a meno che gli Stati Uniti non siano sotto attacco nucleare". Da un punto di vista tecnico è un non-senso, ma ciò che fa è di mandare un segnale al resto del pianeta: "Noi, il Congresso, crediamo che il nostro Comandante in Capo non sia affidabile nella sua gestione dell'arsenale nucleare". Non importa che loro stessi si sarebbero invece fidati di Hillary con le mani sulla bomba atomica, e non importa che Trump potrebbe usare solo armi convenzionali per avviare una eventuale guerra nucleare (per esempio, tramite un attacco convenzionale contro il Cremlino). Ciò che stanno dicendo è che il Presidente degli Stati Uniti è un lunatico di cui non ci si può fidare. Come ci si può poi aspettare che il Presidente sia preso sul serio su qualsiasi altro tema?

Quarto, riuscite a immaginarvi cosa accadrebbe se le forze anti-Trump avessero successo? Non sarebbe solo la distruzione definitiva della democrazia interna degli Stati Uniti. Anche il rischio della guerra, e della guerra nucleare, salirebbe alle stelle.

In gioco c'è molto più delle meschine faccende interne degli Stati Uniti.

Ogni volta che penso a Trump e ogni volta che lo guardo al telegiornale ho sempre lo stesso angosciato pensiero: Trump avrà mai l'intelligenza di accorgersi che è sotto attacco, e avrà il coraggio di contrattaccare abbastanza duramente?

Non lo so.

Ripongo molta speranza nel generale Flynn. Sono fiducioso che lui capisca bene il quadro d'insieme e sappia esattamente ciò che sta avvenendo. Ma non sono sicuro che abbia abbastanza seguito nelle forze armate per tenerle dalla sua parte in caso scoppi la crisi. In generale le persone delle forze militari diffidano di quelle dell'intelligence. La mia speranza è che Flynn abbia degli alleati leali presso il SOCOM e il JSOC, i quali, in definitiva, hanno l'ultima parola nel momento in cui si debba decidere un'occupazione della Casa Bianca. La buona notizia è che a differenza dei soliti militari, quelli delle forze speciali e dell'intelligence sono di solito piuttosto vicini e abituati a lavorare insieme (i militari normali diffidano pure delle forze speciali). Il SOCOM e il JSOC sanno anche come garantire che la CIA non si rivolti contro.

Ultimo ma non meno importante, la mia speranza maggiore è che Trump usi la stessa arma che Putin ha già usato contro l'élite russa: il sostegno del popolo. Ma per avere questo, Twitter non basta. Trump ha bisogno di una cosa equivalente a "Russia Today", deve aprire un suo canale televisivo. Certo, questo è molto difficile e prenderebbe un sacco di tempo. Potrebbe dover inziare con un canale solo su Internet, ma se ci sono abbastanza soldi può riuscire ad andare oltre. Proprio come Russia Today, questo canale dovrebbe essere trans-nazionale, politicamente vario (includere quindi anche figure anti-Impero a cui Trump non piace), e includere delle celebrità.

Uno dei molti errori fatti da Yanukovich in Ucraina è stato che non ha osato prendere in mano gli strumenti legali del potere per fermare i neo-nazisti. E nella misura in cui li ha usati è stato un disastro (ad esempio i poliziotti anti-sommossa che hanno picchiato gli studenti che manifestavano). Dopo avere ascoltato alcune interviste di Yanukovich e di persone a lui vicine durante le ore cruciali, è sembrato che Yanukovich non avesse proprio la percezione di avere il diritto morale di usare la violenza per fermare le rivolte. Non sapremo mai se a trattenerlo siano stati dei principi morali o la semplice cordardia. Ciò che è sicuro è che ha tradito il suo popolo e la sua nazione nel momento in cui si è rifiutato di difendere la vera democrazia e ha lasciato che la "piazza" si sostituisse alla democrazia. Certo, la vera oclocrazia [governo della "folla", NdT] non esiste. Tutte le folle sono sempre state controllate da una qualche forza dietro le quinte, che le scatena fino a quando non raggiunge i propri scopi.

Le forze che stanno attualmente cercando di portare all'impeachment, alla cacciata o all'assassinio di Trump sono un pericolo chiaro e immediato per gli Stati Uniti come paese e per la Repubblica Federale. Sono, per usare una parola russa, un tipo di opposizione "non di sistema", che non vuole accettare l'esito delle elezioni e che così facendo si oppone all'intero sistema politico.

Io non sono un cittadino americano (avrei potuto, ma ho evitato la cittadinanza perché rifiuto di fare il giuramento di fedeltà), e l'unica lealtà che sento di dovere agli USA è quella di un ospite: non danneggiarli in modo deliberato, e obbedire alle loro leggi. Nonostante questo, mi rivolta lo stomaco vedere la facilità con cui milioni di americani vengono sollevati contro la loro stessa nazione. Ho scritto molto sulla russofobia in questo blog, ma ora vedo anche una profonda "americafobia" nelle azioni e nelle parole di quelli che oggi dicono che Trump non è il loro Presidente. Secondo loro, la loro micro-identità di "liberal", di "gay" o di "afro-americani" sarebbe più significativa dei principi fondamentali sui quali è stato costruito questo paese. Quando vedo queste folle di detrattori di Trump, vedo ribollire il puro odio, non quello contro l'impero anglo-sionista o contro una plutocrazia travestita da democrazia, ma l'odio contro quella che definireste la "America semplice", l'America ordinaria – la gente semplice tra la quale ho vissuto per molti anni, che ho imparato a rispettare e apprezzare, e che i seguaci della Clinton oggi considerano solo come l'America dei "deplorevoli".

Mi sorprende vedere che la pseudo-élite americana nutre così tanto odio, indignazione e paura verso la massa degli americani, così come le pseudo-élite russe nutrono odio, indignazione e paura verso la massa dei russi (la parola russa equivalente a "deplorevoli" è "быдло" e suona come "bestiame", "sottoproletari" o "plebaglia"). Mi sorprende vedere che le stesse persone che per anni hanno demonizzato Putin stanno ora demonizzando Trump usando esattamente gli stessi metodi. E se il loro paese deve scendere in guerra contro la gente comune – che così sia! Queste auto-dichiarate élite non hanno la benché minima remora nel distruggere il paese di cui pure sono stati parassiti e che hanno sfruttato per i propri interessi di classe. È la stessa cosa che hanno fatto alla Russia esattamente 100 anni fa, nel 1917. Spero proprio che non riescano a farla franca di nuovo nel 2017.