Visualizzazione post con etichetta Erdogan. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Erdogan. Mostra tutti i post

17/05/19

La Turchia ha problemi di democrazia – ma la UE non può davvero farle la morale

Il giornalista Martin Jay sottolinea che è difficile per l’occidente, e per l'Unione europea in particolare, condannare il comportamento antidemocratico della Turchia di Erdogan. La Ue ha dato ripetutamente prova di disprezzare la democrazia, ignorando il risultato delle consultazioni popolari quando non piaceva alle élite, intralciando il processo democratico di paesi stranieri, prevedendo addirittura un parlamento che non può avviare il processo legislativo. A Bruxelles perfino il quarto potere – i media – è di fatto strutturalmente colluso con l’eurocrazia.

 

 

DI Martin Jay, 10 maggio 2019

 

 

Il primo di aprile è ormai passato da qualche settimana, ma quando leggiamo la notizia che il presidente Erdogan farà ripetere le elezioni di Istanbul alcuni di noi pensano a uno scherzo. Però il momento più spettacolare non è quando ti rendi conto di quello che sta avvenendo in Turchia - un paese che ha sicuramente problemi con i diritti umani – ma di come l’occidente si compatta per deprecarlo. L’ipocrisia è davvero stupefacente.

 

E quale altro idiota potrebbe mai essere il primo a farsi sentire, in questo ridicolo obbrobrio, se non il parlamentare giullare dell’Unione europea, Guy Verhofstadt, un classico euro-elitario che si fa fatica a ignorare, ma ne vale la pena. Questo ex primo ministro belga ha recentemente eiaculato al parlamento europeo i suoi importanti pensieri sulla Turchia ed Erdogan, allineandosi con altri ex parlamentari pronti a saltare sul carro quando questo fa i loro interessi federalisti – prima di ritrattare e permettere al circo dell'accesso [della Turchia, ndVdE] alla Ue di riversarsi su Bruxelles quando a loro conviene. In questo momento, quando mancano pochi giorni alle elezioni Ue e stando ai sondaggi i partiti populisti aumenteranno molto i loro consensi, non sorprende che l’odioso liberale belga sia salito sul palco per riversare doverosamente disprezzo sulla Turchia.
Ma ci sono momenti, in questo mondo parallelo della UE, in cui la realtà sembra essere stata soppiantata dal Truman Show. Sta accadendo davvero?

 

L’Unione europea, probabilmente l’organizzazione esistente più corrotta, anti-democratica, suprematista bianca, massonica e autocratica, che ha praticamente inventato il manuale delle fake news, degli insabbiamenti di casi di corruzione e di come corrompere giornalisti e finanziare dittatori in giro per il mondo, sta veramente chiedendo conto alla Turchia della sua reputazione democratica?

 

“Questa decisione oltraggiosa sottolinea come la Turchia di Erdogan stia scivolando verso una dittatura” è stato l'erompente tweet del parlamentare europeo belga. “Sotto una simile leadership, i colloqui sull'accesso sono impossibili. Pieno sostegno al popolo turco che protesta per i suoi diritti democratici e per una Turchia libera e aperta!”.

 

Ma aspetta un attimo. Per caso questa è la stessa Unione europea che, quando nel 2004 fu interrogata dal colossale problema di corruzione della Romania e Bulgaria (la cui polizia giudiziaria è diretta da organizzazioni mafiose) ha risposto “li lasceremo entrare, e poi li riformeremo”, solo per vedere in seguito giornalisti uccisi a colpi di arma da fuoco in Bulgaria, e che la Romania ha così tante organizzazioni anti-corruzione, che si ironizza di chiedere alla Ue un permesso per esportarle? O, per restare in argomento, è la stessa Ue che chiede ripetutamente una seconda elezione quando i risultati non sono quelli di cui ha bisogno, come in Irlanda e più recentemente nel Regno Unito con la Brexit?

 

Questa è la stessa Unione europea che ha firmato un mandato di arresto per il giornalista tedesco Hans Martin-Tillack nel 2003 – e lo ha consegnato alla polizia belga – in modo che la casa del giornalista potesse essere messa a soqquadro e il suo computer violato, mentre lui veniva sbattuto nel retro di una camionetta della polizia dove un poliziotto gli ha detto “Vabbè, non siamo in Myanmar”?

 

O è la stessa Ue che, nello stesso periodo in cui iniziava un processo di riforma, in realtà radunava semplicemente coloro che avevano denunciato dall'interno le malversazioni e li appendeva a un gancio, solo per farne un esempio e scoraggiare altri all’interno delle istituzioni Ue?

 

L’Unione europea ha una storia scioccante di abuso sui diritti umani non solo sul proprio suolo, ma più significativamente in giro per il mondo, con i regimi che sostiene con aiuti. La maggior parte dei dittatori dei paesi centrafricani sono sostenuti dal denaro della Ue, che, di conseguenza, porta a un abuso maggiore dei diritti umani su larga scala – il quale poi conduce all’esodo di migranti che finiscono in Libia, venduti come schiavi, violentati e abusati. In molti paesi gli stessi programmi ambientali sono fasulli e servono per convogliare fondi neri ai dittatori che l'Ue sostiene, come per esempio in Libano, dove i sistemi di riciclaggio e compostaggio sono in realtà così pessimi che stanno avvelenando l’acqua dei paesi e sono legati al numero di casi di cancro in aumento.

 

Questa è la realtà dei precedenti della Ue in termini di diritti umani e del suo controllo della democrazia. La lista si può allungare a piacere ed è meravigliosamente curioso che il “paese del terzo mondo” della Ue (il Belgio), che ha uno scioccante deficit in termini di libertà di stampa ed è un paese tristemente famoso per la pedofilia su vasta scala, quello che storicamente rappresenta la base finanziaria (tramite ricatti) per finanziare i partiti politici, è lo stesso paese che ha prodotto Verhofstadt e ospita i suoi patetici sermoni nel Parlamento europeo, l’unica assemblea del mondo talmente inutile che i suoi Parlamentari non possono nemmeno dare inizio al processo legislativo.

 

Verhofstadt è un membro accreditato della Wet Dream Society, o come era una volta chiamato del “Gruppo Spinelli” – una sorta di pensatoio massonico composto da coloro che credono che la Ue potrebbe un giorno diventare una superpotenza e avere un’autentica politica estera. Pertanto è normale per lui prendersi il palcoscenico e propinarci simili discorsi splendidamente noiosi e totalmente ridicoli, che se va bene sono utopistici e se va male sono semplicemente le fantasie di un vecchio. Come il sogno di Verhofstadt del 2004 di essere Presidente della Commissione Europea – un tentativo stoppato da Tony Blair.

 

Ma ecco la vera ciliegina sulla torta, se vi piace l’ironia a dosi massicce. Il Parlamento europeo utilizza uno schema per cui sussidia tutti i media per le loro spese di produzione, spendendo centinaia di milioni di euro. Se non lo facesse, la maggior parte delle emittenti non parlerebbe nemmeno di questi noiosi eventi che ottundono il cervello. Qualcuno potrebbe dire che si comprano la stampa, dal momento che c’è ovviamente una “contropartita” nell’aiutare la Ue a promuovere se stessa. Ma Euronews, che ha mostrato il discorso di Verhofstadt e gli ha dato grande enfasi, non solo guadagna da questo sistema, ma di fatto ottiene enormi sussidi dallo stesso budget annuale di Bruxelles per coprire mediaticamente i parlamentari europei – un doppio colpo, quindi. Di fatto, i vaneggiamenti di Verhofstadt erano una fake news in sé. E questa è un’istituzione – il Parlamento europeo – che ha recentemente votato per finanziare davvero le operazioni dei media perché facciano propaganda pro-Ue.

 

Sono cose talmente incredibili che non si riuscirebbe a inventarle

 

Ma nel frattempo, arrivano notizie dall’altra sponda dell’Atlantico, una vera super potenza, che suggeriscono che la CNN di Atlanta potrebbe mandare dei giornalisti alla CNN turca per far loro imparare il mestiere. Dal momento che praticamente tutti i loro reporter più famosi fabbricano le loro storie quando viaggiano per il mondo - Anderson Cooper, Christiana Ammanpour e Parisa Khosravi – come mi ha detto Elise Labbot, una ex “reporter” della CNN che non è intralciata da abilità giornalistiche, anche questa potrebbe allora essere una parodia, o una fake news. La CNN turca viene attaccata dall’occidente perché è filo-Erdogan, senza che si riconosca in alcun modo che la CNN di Atlanta è essa stessa totalmente di parte e che manipola regolarmente le notizie in favore della Clinton o di chiunque subentrerà nel suo ruolo.

 

Quantomeno la CNN non manderà a Istanbul la Labott, una reporter che si è costruita una carriera inventandosi le storie al punto che ad Atlanta alla fine hanno dovuto separarsi da lei a inizio anno, dopo che non meno di tre indagini sulla sua incredibile mancanza di etica giornalistica hanno battuto tutti i record.

 

 

Martin Jay è un giornalista freelance e commentatore politico che vive a Beirut, Libano. Ha vinto nel 2016 il prestigioso premio Elizabeth Neuffer Memorial delle Nazioni Unite a New York.

 

 

19/08/18

ZH - Sembra che il default dell'Italia sia di nuovo nel menù

La crisi economica turca e quella diplomatica tra Erdogan e gli USA rischia di far saltare in aria l'eurozona, a causa del combinato disposto dell'esposizione delle banche del sud Europa verso la Turchia e dei reiterati annunci sulla fine del QE da parte di Mario Draghi. In questa situazione, il rischio per l'Italia è molto alto, anche considerato che è alle porte uno scontro con la UE sulle regole di bilancio. Tuttavia, il governo italiano può utilizzare, come ha fatto, il dramma di Genova per sensibilizzare la popolazione sugli effetti deleteri dell'aver sacrificato la propria sovranità monetaria all'appartenenza all'eurozona, con le sue regole deflazionistiche che stanno strangolando il paese, e per premere sulla Germania perché queste regole siano allentate. Se la UE non cede, sarà ancora più facile convincere la popolazione a dire ciao all'euro. Perché una volta che la rottura dell'eurozona si trasforma in una rotta caotica, le scommesse sono chiuse, e Salvini può vendere l'indipendenza dalla UE come una questione di orgoglio nazionale. Da Zerohedge.

 

di Tom Luongo, sabato 18 agosto 2018.

 

 

Il vice Primo Ministro italiano Matteo Salvini ha avuto ragione nel richiamare la UE a proposito del crollo del ponte a Genova di questa settimana. È stato un gesto da tribuna politica a buon mercato, ma in fin dei conti un atto che suona molto vero.

 

È un momento perfetto per scrollare la gente dall'acquiescenza verso i costi reali dell'aver ceduto la propria sovranità finanziaria a qualcun altro, in questo caso la Troika - la Commissione Europea, la BCE e l'FMI.

 

L'Italia sta lentamente soffocando fino alla morte a causa dell’euro. Non c'è altro modo di descrivere quello che sta accadendo. La sua coalizione populista al governo comprende i problemi fondamentali ma, politicamente, è troppo azzoppata per poterli affrontare a testa alta.

 

Semplicemente non c'è una volontà politica a favore della rottura che rimetterebbe realmente l'Italia sulla giusta via, ovvero abbandonare l'euro. Ma, dato che il governo è pronto a scontrarsi con Bruxelles sul bilancio proposto, i problemi legati all'euro potrebbero comunque essere messi maggiormente a fuoco.

 

Guardando al bilancio, ci sono due o tre passi nella giusta direzione - un'aliquota fiscale piatta e più bassa (flat tax), non aumentare l'IVA - ma anche un passo o due nella direzione sbagliata - il reddito di cittadinanza.

 

Aprire i mercati italiani e abbassare gli oneri a carico dei contribuenti è la strada per una crescita strutturata e sostenibile, ma non è lo scopo dell'austerità stile FMI. Il suo scopo è fare esattamente quello che sta facendo, strangolare l'Italia fino alla morte ed estrarre la ricchezza e lo spirito della popolazione locale, si veda la Grecia e prima ancora la Russia negli anni '90.

 

Così, osservando la situazione odierna, mentre il litigio tra la Turchia e gli USA si inasprisce, è ovvio che l'Italia è nel mirino di qualsiasi effetto di contagio del sistema bancario europeo.

 

Come sottolinea Martin Armstrong, le banche europee, specialmente spagnole, italiane e portoghesi, hanno fatto il pieno di debito privato turco, che pagava cedole folli a causa della repressione finanziaria in corso nell'euro-zona.

 

Mentre nello scorso decennio le banche centrali pompavano soldi nel sistema, nazioni come la Turchia e altre economie nei mercati emergenti hanno sfruttato l'opportunità di finanziarsi sempre più con debito "a buon mercato" per dare impulso alla propria produttività. La Turchia ha attratto dall'Europa capitali che cercavano rendimenti più alti a causa della politica di interessi negativi della BCE. Adesso abbiamo la crisi in Turchia, che è anche il risultato del Quantitative Easing di Draghi, che ha spinto i capitali in Turchia e NON È RIUSCITO a rianimare l'economia europea.


 

Quanto è grosso il problema?

 

Be', secondo il Morningstar:

 

A quanto si dice, la Banca Centrale Europea è preoccupata per la salute delle banche dell'Europa del sud, che hanno prestato molto denaro alla Turchia. Secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali, le banche spagnole detengono 83,3 miliardi di dollari di debito turco, quelle francesi 38,4 miliardi e quelle italiane 17 miliardi.


 

Ce n'è più che a sufficienza perché divenga una vera preoccupazione per tutti, specialmente perché il Presidente della BCE e vice Presidente della Propaganda, Mario Draghi, continua a dire a tutti che smetterà di comprare il debito sovrano della UE prima della fine dell'anno.

 

Ma tutti sappiamo che la BCE è stata l'unica, emarginata compratrice del debito sovrano italiano per mesi. Soprattutto, come evidenzia Zerohedge, le banche italiane hanno iniziato a comprare debito sovrano italiano in quello che è conosciuto come la Spirale Catastrofica del Debito:

 

Questo circolo vizioso delle banche del Paese X (in questo caso l'Italia) che comprano i titoli di stato del Paese X nei periodi di tensione - con la rete di salvataggio della BCE - è stato per anni la temuta spirale catastrofica tra banche e stati sovrani. E, come dimostra chiaramente l'Italia, i ripetuti e aggressivi tentativi dei regolatori e dei decisori politici europei di spezzare la spirale catastrofica, più recentemente con l'introduzione della direttiva BRRD del 2014, che ha cercato di rimuovere la necessità e la possibilità di salvataggi bancari, e invece ha dato inizio ai bail-in, sono stati un fallimento miserabile.


È anche un problema grave.


 

Tu credi?

 

Così, in mezzo a livelli folli di intervento sul mercato dei titoli da parte di regolatori di ogni risma, un litigio geopolitico tra Turchia e USA sull'ovvio desiderio turco di lasciarsi alle spalle le critiche dell'Occidente si sta ritorcendo duramente contro l'Europa, mentre la liquidità di dollari diventa scarsa.

 

Non c'è da stupirsi che la svendita del debito italiano sotto il controllo della BCE nelle prime settimane del nuovo governo italiano fosse cominciata di nuovo, il minuto successivo alla divulgazione del piano di bilancio dell'Italia.

 

Nemmeno ora che la svendita sta accelerando nuovamente, mentre le pressioni per la ricapitalizzazione delle banche italiane hanno probabilmente ridotto i loro acquisti di debito pubblico italiano.

 

 

[caption id="attachment_15784" align="alignnone" width="890"] Rendimento dei titoli di stato italiani a cinque anni[/caption]

 

Il centro della curva dei rendimenti italiani si sta muovendo più velocemente, con i titoli a cinque anni che sono cresciuti quasi di un punto intero in appena quattro settimane. I rendimenti a tre mesi stanno tornando positivi, contro il desiderio della BCE.

 

Soprattutto, questa debolezza si è estesa all'euro, che ha spezzato verso il basso il forte supporto a 1.15 dollari e adesso sta guardando 1.10 dollari o ancora più basso.

 

Né la Turchia né gli USA sembrano capaci di tirarsi indietro a questo punto. E questo implica guai seri per l'Europa, e per l'Italia in particolare.

 

Gli USA hanno appena annunciato un nuovo giro di sanzioni mentre il Dipartimento del Tesoro e l'Ufficio di Controllo dei Beni Stranieri usano l'unico strumento che hanno, il martello.

 

E tutti quelli che escono dal ciclo della schiavitù del debito del FMI assomigliano a un chiodo.

 

Ne ho discusso nell'ultimo post del mio blog:

 

Erdogan, da parte sua, ha quasi accusato gli USA di aver organizzato il tentativo di colpo di stato contro di lui nel 2016. I suoi avvocati premono per interrogare il personale militare statunitense a Incerlik.


Se il passo successivo nella guerra finanziaria è minacciare la Turchia dell'espulsione dal circuito SWIFT per avere fatto affari con l'Iran, allora come prossima mossa la Turchia potrebbe fare irruzione a Incerlik per far uscire quelli che Erdogan crede che siano i colpevoli dell'organizzazione del colpo di stato.


Entrambe sono opzioni nucleari, e se l'una è sul tavolo, allora lo è anche l'altra.


E quello è il momento quando finiscono le spacconate e a qualcuno sanguina il naso.


 

Gli USA hanno appena detto che anche se il pastore Andrew Brunson venisse liberato, le sanzioni rimarranno in essere. Quindi quale sarebbe, di preciso, l'incentivo per Erdogan ad arrendersi?

 

Quindi, ricordate la situazione: la Turchia ha influenza sull'Europa a causa del carico del debito, mentre gli USA hanno potere grazie alla moneta in cui è denominato il debito.

 

Tuttavia, alla fine, una volta che i tassi d'interesse iniziano a salire in Europa, scopriremo che Draghi alla BCE non ha altra scelta che continuare a comprare il debito o permettere ai tassi di esplodere verso l'alto.

 

Questo è il motivo per cui la situazione è così importante e lo stallo tra gli USA e la Turchia così potenzialmente esplosivo. Questo è vero in special modo se la Russia e la Cina sono pronte ad assistere la Turchia nello swap del debito, lasciando esposte le banche della UE.

 

Così, le stesse cose valgono per l'Italia. Il governo ha potere nella disputa in arrivo con la UE sul proprio bilancio. Il crollo del ponte di Genova è un evento commovente che può essere usato da Salvini e i suoi soci per spingere la Germania, in particolare, alle riforme strutturali che allentino il controllo della Troika sui membri della UE.

 

E se la UE non cede, sarà ancora più facile convincere la popolazione a dire ciao all'euro. Perché una volta che la rottura dell'eurozona si trasforma in una rotta caotica, le scommesse sono chiuse. E Salvini può vendere l'indipendenza dalla UE come una questione di orgoglio nazionale.

08/04/17

La Follia Neo-Con dell’Amministrazione Trump

Se qualcuno si era illuso che il neo-presidente Trump potesse o volesse davvero cambiare la politica estera USA, in questi giorni ha subito un duro smacco. Come riporta il blog “The saker”  in un post pubblicato appena pochi giorni prima dell'attacco americano, il presidente Trump appare completamente neutralizzato dalla corrente Neocon, senza nemmeno aver opposto una vera resistenza, e alla prima situazione critica in Siria tutti i buoni propositi vanno  sciogliendosi come neve al sole.  A prescindere dalla veridicità dell’accusa sull'utilizzo di armi chimiche nei confronti di Assad (ma sarebbe un'eccezione in una serie di precedenti), Trump – come i suoi predecessori - sta trascinando gli Stati Uniti nell’ennesima carneficina in Medio Oriente seguendo i dettami dei neoconservatori. Gli stessi che dettavano la politica estera di Bush e Obama. Tutto cambia perché nulla cambi.

5 aprile 2017

 

Oh ragazzi, non c’è voluto molto. Come scrivevo a febbraio, i neo-conservatori e lo stato profondo USA hanno completamente neutralizzato Trump. Basta guardare a questi titoli di RT (e leggere i relativi articoli):

Hanno davvero passato il segno”: Trump sui presunti attacchi chimici in Siria

Se le Nazioni Unite falliscono in Siria "Siamo costretti a intervenire" – dal nostro inviato negli Stati Uniti.

Francamente, mi viene da dire: “Come volevasi dimostrare” e chiuderla qua.  Ma non lo farò – la questione è troppo seria.

In primo luogo, vediamo il contesto. I Siriani avevano rinunciato alle armi chimiche tre anni fa (grazie alla Russia). I Siriani avevano anche sostanzialmente già sconfitto l’aggressione Anglo-Sionista-Wahabita al loro paese (ancora una volta grazie alla Russia). Si è insediato un nuovo (o quasi) governo negli Stati Uniti (qualcuno dice che anche questo è successo grazie alla Russia) che aveva rinunciato ai progetti di rovesciare Assad. E proprio in questo momento, per una “pura coincidenza”:

  1. Le forze siriane si mettono ad utilizzare armi chimiche

  2. In una zona piena di bambini

  3. E piena di gente munita di telecamere


Pensate che siamo così stupidi?

Ma, ovviamente, non si tratta di noi. Si tratta di Trump. E lui sta dimostrando di essere quella zucca bollita che è stato, be’, più o meno dal primo giorno di presidenza: flaccido, confuso e senza spina dorsale. E sì, sembra essere proprio stupido, specialmente nel cosiddetto “piano” per sconfiggere Daesh (ci torneremo più avanti).

E non importa se gli esperti russi avevano segnalato da un pezzo che i “buoni terroristi” erano in possesso di armi chimiche. No! A chi importa? Tra l’altro, si tratta degli stessi russi che sono stati “smascherati” grazie a un rapporto della CIA sugli “agenti stranieri”.

Sappiamo tutti che gli anglo-sionisti sono dei pacifisti, timidi e gentili. Ecco perché li chiamiamo  “campioni di gentilezza”. L’unico modo di forzare loro la mano per impiegare le “forze armate migliori del mondo” è mostrare loro dei bambini morti. Come in Kuwait, in Bosnia, in Iraq, in Afghanistan, in Libia e ora in Siria. Vanno bene anche le donne stuprate per ragioni politiche (Bosnia, Libia – e presto anche in Siria, suppongo). Che fortuna che le ultime atrocità del “regime siriano” siano avvenute in piena luce del giorno, con tanti bambini uccisi orribilmente!

Ora gli americani potranno distruggere il villaggio per poterlo salvare.

Ma non lo faranno.

Moltissimi articoli  hanno già ipotizzato quale sarà il “piano Trump” per sconfiggere l’ISIS/Daesh. Non mi prendo la briga di elencarli qui. In parole semplici il suo piano è, come dire, non molto complesso:

  1. Aumentare il numero di truppe USA già presenti in Siria

  2. Offrire ai curdi una loro regione autonoma in cambio del loro sacrificio come carne da cannone per lo Zio Sam

  3. Liberare Raqqa come segno tangibile di successo militare


A dire il vero, non c’è nessuna novità. È una riedizione dello stesso identico piano che aveva Obama (le grandi menti pensano allo stesso modo, e a quanto pare lo fanno anche le menti meno grandi).

Vedete qual è il problema di questo piano?

Lasciate che vi aiuti. Problema numero 1 – non ci sarà alcuna risoluzione delle Nazioni Unite ad appoggiarlo. Né lo appoggerà il governo Siriano. Ma chissenefrega no? Sappiamo già cosa ne pensa Nikki Haley: ancora una volta gli USA violeranno con arroganza il diritto internazionale col pretesto di “essere costretti ad agire”. Bentornati in Bosnia e in Croazia! Bentornati al 1994! Viviamo nell’era della RDP – la Responsabilità di Proteggere. Diritto internazionale, RIP.  Ma questo è tutto sommato un problema “minore”.  Il problema vero è semplice: a parte i siriani stessi, i russi, gli iraniani e i turchi sono categoricamente contrari al piano. E si dà il caso che questi quattro Paesi rappresentino la stragrande maggioranza delle forze militari in Siria, e tutti loro hanno *già* delle truppe sul campo (e sistemi di difesa aerea). In particolare per la Turchia, un piano del genere rappresenta un casus belli, lo hanno detto molte volte.  Non sono un sostenitore della Turchia o di Erdogan (anche se mi piacciono i turchi come popolo), ma devo ammettere che se Trump mandasse avanti questo goffo piano non gli rimarrebbe altra scelta che la guerra o la guerra civile. Probabilmente una combinazione di entrambe.

Poi ci sono i curdi. In realtà, per molti versi mi dispiace molto per loro e li ammiro. Ma devono rendersi conto dell’enorme pericolo che corrono se accettano il piano USA. Prima di tutto, questo significa per loro diventare la prima linea contro Daesh, che si dà il caso sia una delle forze di fanteria meglio addestrate e più esperte nella regione. Ma, ancora peggio, I curdi commetteranno lo stesso errore storico degli albanesi in Kosovo, che hanno legato al 100% il loro futuro al Camp Bondsteel e che sono stati istantaneamente invasi di nuovo dalla Serbia non appena la NATO o gli USA se ne sono andati (cosa che succederà, prima o poi, inevitabilmente)?

C’è una ragione per cui gli USA sostengono sempre le minoranze, ovunque: perché accettando e appoggiandosi a questi alleati, queste minoranze diventano sempre completamente dipendenti dagli USA. Questo, di converso, significa che gli USA possono usarle in qualsiasi modo vogliono, pena abbandonarle al loro destino. E, dal momento che prima o poi gli americani se ne vanno, il “loro destino” inevitabilmente si avvera.

Ritengo che sarebbe una vera follia da parte dei curdi commettere lo stesso errore. Sì, certamente desiderano la loro autonomia e/o un proprio Paese. Ma devono capire che l’unico modo possibile per ottenere il loro obiettivo passa attraverso la negoziazione con i loro vicini, non con qualche ufficiale USA ignorante che si dimenticherà di loro il momento dopo avergli promesso la luna.  Vorrei ricordare ai curdi un’antica tradizione USA a questo riguardo: non appena le cose si mettono male, gli americani “dichiarano vittoria e se ne vanno”.

Il che significa anche che i curdi potrebbero doversi accontentare di un qualcosa di meno di quel che desiderano. La politica è l’arte del possibile. Ma se la scelta è tra un’autonomia limitata e un’indipendenza piena, seguita dall’inevitabile guerra contro la Turchia, l’Iran, l’Iraq e la Siria, allora penso che la prima ipotesi sia la migliore possibile. Ma assumiamo pure che i curdi decidano di provare la loro “opzione Kosovo”.

L’Iran è la prima potenza militare sul campo.  E poi c’è Hezbollah.  I siriani stanno facendo fatica, devo ammetterlo. Ma stanno tenendo duro e aumentando gli sforzi, alcune delle loro unità sono davvero molto buone. Per quel che riguarda i cieli sopra la Siria – sono dei russi.

Al momento, gli americani non hanno rispolverato il concetto di “No-fly zone”, ma potrebbero anche farlo, dal momento che il loro piano è totalmente idiota. Inoltre, non riesco a immaginare i generali USA che accettano di impiegare i propri uomini in Siria senza una copertura aerea (nel caso il lettore non lo sapesse: i soldati americani non sono in grado di combattere senza copertura aerea. Non lo faranno. Diranno: “O copertura aerea, o niente combattimento”). Comunque, la copertura aerea per le forze USA in Siria comporta o un tacito accordo con i russi e i siriani,  cosa che a quanto pare hanno gli Israeliani, o un  rischio immenso per le forze aeree e navali USA. Quindi torniamo alle negoziazioni con i russi e, tramite i russi, coi siriani.

Infatti, scommetto che è proprio quello che stanno facendo gli americani in questo momento. Negoziano tranquillamente coi russi. Problema: i neoconservatori odiano la Russia e tutto quanto è russo. E detestano Putin. Quindi come fanno il Dipartimento di Stato o la Casa Bianca a negoziare con i russi mentre, nello stesso momento, il Congresso, i media USA e la CIA sono impegnati in una campagna di odio isterica e paranoica contro la Russia?

Quindi ecco il dilemma di Trump: ha disperatamente bisogno che i veri nemici di Daesh – la Russia, l’Iran e la Siria – acconsentano al suo piano ma, allo stesso tempo, è troppo debole per contrastare la campagna di odio contro, be’, la Russia, l’Iran e la Siria all’interno degli Stati Uniti.

I neoconservatori, a quanto pare sostenuti dalla CIA e dal Pentagono, vogliono andare da soli: sparare a zero sulla Siria in stile “Ok Corral”, convinti di poter in qualche modo spaventare i russi, gli iraniani e i siriani fino alla resa. Se è così, sono sia stupidi che ignoranti. Oppure, c’è una possibilità persino peggiore: i neoconservatori *sanno* che il piano è destinato al disastro, ma vogliono che Trump vada in guerra lo stesso perché la sua presidenza ne verrebbe distrutta. Un’idea quasi elegante, in maniera perversa.

Quel che è sicuro è che non vedrete mai un neoconservatore in prima linea. Né loro né i loro ragazzi moriranno, qualsiasi cosa facciano. O almeno, questo è quello che pensano. Questa è una delle principali ragioni per cui i neoconservatori sono il più grande pericolo per gli USA e gli americani: disprezzano il vero popolo americano e non esiteranno a sacrificarlo, anche in gran numero se necessario (ricordate l’11 settembre?).

Ecco perché molti americani hanno votato per Trump e per la sua promessa di “bonificare la palude”. In realtà, la palude ha bonificato Trump e tutto è tornato alla “normalità”.

Quindi, cosa accadrà? Spero vivamente che non accada niente. Assolutamente niente. Finché gli Americani parlano soltanto e finché non fanno niente, potrebbero essere fatti dei passi avanti concreti in Siria (Daesh sta già perdendo la guerra!). Spero che i curdi, più o meno, “ci provino”, e poi rinuncino prima che le cose si mettano male. Se i curdi decidono davvero di combattere per lo Zio Sam, spero che si ricordino che gli USA li scaricheranno non appena Raqqa sarà liberata, semplicemente perché creare davvero una sorta di autonomia per i curdi contro la volontà di Siria, Iran e, più importante ancora, Turchia, potrebbe  davvero far sì che Erdogan chiuda la porta in faccia alla Nato. Se questo accadesse, l’unica opzione per la Turchia sarebbe una qualche intesa, o forse anche alleanza, con la Russia e l’Iran. L’effetto-domino a quel punto aprirebbe a infiniti scenari, e niente sarebbe da escludere.

Adesso gli Americani sono ancora piuttosto impegnati a liberare Mosul. Suppongo che se ci rimanessero abbastanza a lungo alla fine ci riuscirebbero, almeno per un po’. Non credo che possano controllare la città veramente a lungo. Potrebbero costruire una “fortezza consolare” come a Bagdad o a Kabul, ma questo non significherebbe controllare la città. Se per liberare Raqqa dovessero impiegare lo stesso tempo che ci stanno mettendo a liberare Mosul, allora la cosa potrebbe continuare per tanto, tanto tempo.

C’è una possibilità ancora più preoccupante: gli USA iniziano le operazioni in Siria, si cacciano nei guai, e quindi inizia una serie senza fine di escalation militari.  Prima o poi, ciò significa scontrarsi coi russi, e potrebbe mettersi male molto velocemente. Uno scontro diretto con l’Iran con conseguenza altrettanto imprevedibili. Se dovesse accadere, un sacco di americani moriranno.

Presupponendo che esista ancora qualcuno di sano e razionale nell’amministrazione Trump con sufficiente potere di influenza, forse tutta questa follia può ancora essere fermata. Esiste anche la possibilità molto concreta che l’attuale battaglia tra le élite USA porterà via così tante energie che nessuno avrà davvero il tempo e le forze per impegnarsi in un’operazione militare all’estero piena di rischi. E se tutto il resto dovesse fallire, forse qualcuno suggerirà a Trump che un intervento militare unilaterale in Siria è pura follia, e che gli costerebbe la presidenza. Forse è un argomento che potrebbe comprendere.

Il 2018 sarà un anno molto duro. Non penso che ci sia ancora speranza per un vero cambiamento delle politiche USA, e temo che dovremo imparare a convivere con una sorta di Obama 2.0 o qualche altra forma di “neo-neoconservatorismo”.

È stato molto bello sperare per un po’.  Ora dobbiamo accettare che le nostre speranze non si sono realizzate, e ricominciare a lottare.

The Saker

PS Ho appena appreso che, come prevedevo, Bannon è stato escluso dal Consiglio di Sicurezza Nazionale. Ecco qui. Ora il colpo di stato contro Trump è totalmente completato. E Bloomberg festeggia “la promozione dell’Intelligence Director e del Joint Chiefs chairman”. Dico davvero! È finita, amici, i neoconservatori hanno totalmente piegato Trump. E lui non ha nemmeno fatto resistenza…

Il Commentary Magazine sta già festeggiando, come se fosse arrivato Purim (una festa ebraica NdVdE).