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29/06/19

La BCE approva il progetto della Lega sulle riserve auree della Banca centrale con solo una modifica minore

Esulta Claudio Borghi dopo il parere della BCE: viene confermata la sua interpretazione sull’oro italiano. L’oro è detenuto e gestito da Banca d’Italia, ma è di proprietà dello Stato. Riportiamo il breve articolo di Euronews che spiega quanto accaduto, facendoci quattro risate nel leggere le fantasiose ricostruzioni dei nostri media politicamente orientati, che ignorano l’intento di Borghi, dichiarato da anni: lasciare l’oro agli italiani, evitando che Bruxelles e banche private ci possano mettere sopra le mani.

 

 

Di Gavin Jones, 25 giugno 2019

 

 

ROMA (Reuters) – Giovedì la Banca Centrale Europea ha dato nella sostanza il via libera a un disegno di legge del partito di governo della Lega, che punta a precisare che le riserve d’oro della Banca d’Italia appartengono allo Stato e non alla banca stessa.

 

Il disegno di legge, presentato a febbraio dall’economista di riferimento della Lega Claudio Borghi, è stato criticato dall'opposizione, che ha sostenuto che il suo obiettivo sarebbe quello di consentire alla coalizione di governo di vendere l’oro per risolvere i problemi di finanza pubblica dell’Italia.

 

In un parere ufficiale pubblicato sul sito web della BCE, la banca ha affermato che i trattati dell’UE non utilizzano il concetto di proprietà per quanto riguarda le riserve auree, ma trattano solo la questione della loro “detenzione e gestione esclusiva”.

 

 

04/06/18

FT - L’acquisto di obbligazioni da parte della BCE messo sotto esame da Roma

Mentre lo spread scende, il sospetto che nei momenti caldi della crisi politica italiana la BCE abbia messo in atto manovre per aumentare l’instabilità del mercato obbligazionario arriva sul Financial Times: sotto esame c'è un brusco calo degli acquisti dei titoli di stato italiani all'interno del QE da parte dell'istituto di Francoforte. Come ricorda Claudio Borghi (e anche Zingales), l’andamento dei tassi d'interesse (e dello spread) dei titoli pubblici italiani non è più stabilito dai mercati ma dalla BCE, da quando Draghi ha pronunciato l'ormai celebre "whatever it takes" per salvare l'euro. Il punto non è tanto questo caso specifico, quindi, quanto il potere di un organismo non eletto di esercitare la sua influenza sui tassi e quindi sulla politica dei governi.

Post Scriptum. Dopo la nostra traduzione, l'articolo originale è stato tagliato e modificato in diverse parti. Abbiamo modificato di conseguenza anche la traduzione, evidenziando in corsivo le parti aggiunte o molto diverse rispetto alla prima versione. 

 

di Kate Allen, Claire Jones e Rachel Sanderson, 4 giugno 2018

 

 

Il taglio a maggio della quota del QE destinato all'acquisto di titoli italiani ha sollevato le critiche di un esperto di alto livello del governo italiano

 

La Banca centrale europea è stata messa sotto accusa dal nuovo governo populista italiano (in precedenza il governo era definito non "populista", ma "euroscettico", ndt) dopo avere rivelato di avere ridotto la quota di debito italiano acquistata come parte del suo programma di stimolo economico, durante la tempesta politica di Roma del mese scorso. 

 

[caption id="attachment_15152" align="alignnone" width="700"] Acquisto netto di debito italiano da parte della BCE in % sul totale del programma di acquisto di bond (Fonte: BCE)[/caption]

 

Secondo dati recenti, a maggio la BCE ha acquistato 3,6 miliardi di euro di debito pubblico italiano, nell'ambito del suo programma di acquisti a lungo termine. E sebbene l’importo in assoluto sia stato maggiore di quello acquistato in alcuni dei mesi più recenti, come marzo e gennaio, è stato inferiore se calcolato come percentuale sul totale degli acquisti.

 

La BCE ha insistito nel negare che questo calo abbia avuto a che fare con gli eventi politici, e ha affermato che era legato a motivi puramente pratici, ovvero la necessità per la banca di reinvestire in obbligazioni tedesche, dopo che ne era arrivata a scadenza una grossa parte.

 

Tuttavia membri dei nuovi partiti di governo italiani hanno colto l'occasione per fare riferimento a queste cifre, dopo avere sostenuto per settimane che i banchieri centrali dell'eurozona hanno esercitato pressioni perché adottassero politiche economiche più convenzionali. 

 

 

Claudio Borghi, il principale consigliere economico della Lega, partito di estrema destra, ha affermato che “non è una sorpresa" scoprire che la BCE ha acquistato più obbligazioni tedesche. "Da quando Draghi ha promesso di fare 'whatever it takes', il maggior player nel mercato obbligazionario italiano è stato la BCE ed è lei che stabilisce i prezzi", ha dichiarato al FT. "Non sono i mercati ad influenzare maggiormente i prezzi; è la BCE ad essere di gran lunga il fattore più importante".

 

La BCE ha fatto notare di avere comprato anche una quota più bassa di debito Francese, Austriaco e Belga a causa della necessità di comprare grandi quantità di debito tedesco.

 

"Questo è il risultato di regole concordate e comunicate sui tempi di reinvestimento", ha dichiarato la BCE. La quota di debito francese netto acquistata, il 17%, è stata la più bassa da sempre.

 

I prezzi delle obbligazioni del governo italiano sono crollati nelle ultime due settimane quando gli investitori hanno avuto timore della prospettiva di un governo di coalizione tra la Lega e il Movimento Cinque Stelle, che si oppone all'establishment.

 

Lo spread tra il rendimento del debito pubblico italiano e il suo equivalente tedesco è salito ai livelli più alti da cinque anni, mentre sono aumentati per l’Italia i costi di emissione di nuovo debito, portando alcuni politici del paese a denunciare la prepotenza dei mercati obbligazionari.

 

"Sarebbe interessante conoscere quanti BTP BCE e Bankitalia hanno acquistato questa settimana rispetto al solito. Non saranno mica scesi? Qualcuno ci toglie il dubbio?”, ha twittato Carla Ruocco, parlamentare dei Cinque Stelle, all'apice della turbolenza del mercato la scorsa settimana.

 

Secondo i dati pubblicati dalla BCE, il 28% degli acquisti netti della BCE il ​​mese scorso sono andati in obbligazioni tedesche, mentre il 15% in debito italiano, ovvero la quota più bassa destinata all'Italia da quando è iniziato il programma di acquisto di obbligazioni, a marzo 2015.

 

 



Acquisti di bond da parte della BCE come % dell'acquisto netto mensile (Fonte: BCE). Blu: Germania; Rosso: Spagna; Azzurro: Francia; Verde: Italia. 

 

Il sistema utilizzato dalla BCE per eseguire il QE è una bizzarra peculiarità dell'economia politica della regione, con acquisti assegnati approssimativamente in base alle dimensioni di ciascuna economia e non all'ammontare del debito in circolazione di ciascun paese. Stando a questa regola, all'Italia spetterebbe circa il 17% degli acquisti di debito sovrano per tutta la durata del programma, anche se la cifra può variare da un mese all'altro.

 

 

La BCE prevede di spendere 30 miliardi di euro al mese per lo più in obbligazioni più fino a settembre, nell'ambito del programma da 2,5 trilioni di euro.

 

Guntram Wolff, direttore del think-tank Bruegel di Bruxelles, ha dichiarato che le cifre erano conseguenti alla necessità della BCE di reinvestire nel debito della Germania, e di bilanciare il precedente acquisto eccessivo di obbligazioni italiane rispetto alla regola.

 

"È veramente dovuto a ragioni tecniche", ha dichiarato. "Da un punto di vista puramente meccanico a un certo punto devi acquistare meno".

 

Ha collaborato in aggiunta Jim Brunsden, da Bruxelles. 

21/05/18

Breve storia triste del Monte dei Paschi di Siena

Da Malachia Paperoga, un breve, ma chiarificatore commento a proposito della polemica esplosa sulle dichiarazioni di Claudio Borghi sul Monte dei Paschi di Siena, con una ricostruzione dei fatti e dell'andamento del titolo che permette di rimettere le cose nella prospettiva corretta. Perché di fronte al dilagare sui media di un vero e proprio capovolgimento della realtà, che farebbe impallidire Orwell, è il buon senso stesso che si ribella.

 

 

 

di Malachia Paperoga, 20 maggio 2018

 

Nei giorni scorsi l’attuale Ministro dell’Economia italiano, Pier Carlo Padoan, ha commentato le dichiarazioni del parlamentare leghista Claudio Borghi su Monte dei Paschi di Siena. Secondo Borghi la banca va “ripensata” ma, ha detto Padoan, "le sue dichiarazioni, insieme alle indicazioni della bozza Lega-M5s, hanno creato una crisi di fiducia con caduta del titolo in Borsa. Un fatto grave che mette a repentaglio l'investimento effettuato con risorse pubbliche".

 

Si tratta di un’affermazione pesante, ma soprattutto ridicola.

 

Ora, mi piace tralasciare il commento di un ministro dell’Economia in carica che ritiene responsabili dell’eventuale crollo in borsa di una banca un parlamentare e/o i due partiti che formeranno (forse) il prossimo governo. Transeat, questa è davvero l’ultima delle obiezioni.

 

Facciamo invece un po’ di storia recente.

 

Febbraio 2014: insediamento del governo Renzi, Padoan è Ministro dell’economia un’azione MPS vale circa 270€

 

Ottobre 2014: MPS è bocciata allo stress test e deve ricapitalizzare per 3 miliardi di euro.

 

Giugno 2015: rimborso dei “Monti Bond” da parte di MPS, lo stato italiano diventa azionista di MPS.

 

Settembre 2015: approvazione del governo Renzi del bail in bancario, MPS vale 180€

 

1 Gennaio 2016: entra in vigore il bail in, MPS vale 120€

 

22 Gennaio 2016: Renzi dichiara che MPS è risanata e “un affare”, MPS vale ormai 70€

 

Dicembre 2016: insediamento governo Gentiloni, Padoan è confermato Ministro dell’economia, MPS vale 20€

 

23 Dicembre 2016: il titolo MPS è sospeso in borsa.

 

Luglio 2017: la UE approva aiuti di stato per 5,4 miliardi di € per MPS.

 

25 ottobre 2017: il titolo di MPS torna ad essere quotato in borsa.

 

17 Maggio 2018: Borghi dichiara che MPS è da ripensare, MPS, che valeva 3,1€, a fine seduta vale 2,92€

 

Riassumendo: Padoan (Partito Democratico) diventa ministro dell’Economia con il titolo MPS (banca chiaramente in orbita PD) che vale 270€. Durante la sua gestione del dicastero, la banca va ripetutamente in crisi, e lo stato accorda generosamente alla banca contributi per miliardi di euro, contributi che sono ormai completamente evaporati. A maggio 2018, con Padoan ancora in carica, il titolo vale ormai circa 3€. Una perdita di 267€ circa per azione. Senza calcolare l’enorme diluizione delle azioni dovuta ai successivi aumenti di capitale.

 

Ma se un parlamentare leghista (Borghi) fa una dichiarazione a riguardo, e il titolo MPS perde 0,2€, “giustamente” Padoan si sente in dovere di riprenderlo, perché “ha messo a repentaglio […] risorse pubbliche”.

 

La situazione è molto grave, ma chiaramente non è seria.

 

04/01/18

Reuters - La Lega Nord promette di risolvere il ”problema euro”

Un articolo della Reuters si occupa della posizione della Lega sull’euro. Nonostante i tentativi dei potenziali alleati politici di sterilizzare la spinta anti-euro, il leader Salvini e il responsabile economico Borghi ribadiscono che il loro primo obiettivo è di uscire dall’euro, e contano di convincere i loro alleati a perseguire questa strada, puntando sui diktat che arrivano puntualmente da Bruxelles e sulla preparazione preventiva degli strumenti necessari ad attuare un’eventuale uscita improvvisa.

 

 

 

Di Isla Binnie, 3 gennaio 2018

 

ROMA (Reuters) – Il partito conservatore Lega Nord mercoledì ha spazzato via le voci secondo cui avrebbe rinunciato alla sua opposizione all’euro e ha rinnovato la sua promessa di risolvere il “problema” della moneta unica.

 

La crescente ostilità verso l’euro in Italia è un tema dominante della campagna elettorale per le elezioni politiche di marzo, e la prospettiva che i partiti anti-sistema possano far uscire il Paese dalla moneta unica ha spaventato i mercati finanziari.

 

La coalizione che comprende la Lega e il partito Forza Italia dell’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi sembra avviata ad ottenere la maggioranza dei voti a Marzo, ma probabilmente nessuna coalizione avrà una chiara maggioranza parlamentare.

 

Questa settimana il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani, membro di Forza Italia, ha dichiarato che la Lega “sembra aver abbandonato l’idea di un’ipotetica e infattibile uscita dall’euro”. Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha replicato mercoledì.

 

Le libere interpretazioni del mio pensiero mi fanno ridere” ha detto al quotidiano Repubblica . “Rimango convinto… che l’euro in queste condizioni sia stato un errore. Che noi risolveremo”.

 

La Lega, alleata con il Front National al Parlamento Europeo, accusa l’euro di aver aumentato la povertà nell’area, e di favorire soltanto la ricca economia tedesca.

 

L’Italia, in passato una delle nazioni più favorevoli all’UE d’Europa, negli ultimi anni è diventata più ostile nei confronti di Bruxelles. Un recente sondaggio della Bertelsmann Foundation dello scorso ottobre ha rivelato che l’83% degli italiani non è soddisfatto della direzione presa dall’UE, contro una media del 66% nell'intera unione di 28 nazioni.

 

Anche il Movimento antisistema 5 Stelle ha cavalcato questa disaffezione, promettendo un referendum sull’adesione all’euro se Bruxelles non dovesse accettare un cambiamento delle regole fiscali europee.

 

Ma la scorsa primavera, in Francia, le posizioni anti-euro del Front National hanno contribuito alla sua dura sconfitta per mano del centrista pro-UE Emmanul Macron. Il partito di Marine Le Pen ha da quel momento ammorbidito la sua posizione, lasciando la Lega Nord più isolata in Europa nella sua spinta per un’uscita dall’euro.

 

In precedenza, avevamo una speranza concreta di creare un gruppo di Nazioni che avrebbero potuto demolire immediatamente l’euro… purtroppo non è più possibile, quindi abbiamo bisogno di un approccio unilaterale” ha dichiarato alla Reuters Claudio Borghi Aquilini, il responsabile economico della Lega.

 

Il nostro piano è ancora quello di provare a uscire dall’euro il prima possibile, ma 'il prima possibile' significa essere pronti a farlo”, ha detto, senza dare indicazioni su quanto tempo ci vorrebbe.

 

Una delle proposte principali della Lega è l’introduzione di una valuta parallela ad uso interno, con l’emissione di obbligazioni di piccolo taglio per le imprese e le persone fisiche che vantano crediti nei confronti dello Stato.

 



 

Secondo Borghi tale strumento potrebbe diventare una valuta sovrana in caso di emergenza.

 

Anche Berlusconi, che non può candidarsi di persona alle elezioni a causa di una condanna per frode fiscale, propone una doppia valuta, ma non appoggia l’idea di abbandonare l’euro.

 

Creare consenso all’interno di una coalizione di centrodestra per un’uscita radicale dall’euro sarà difficile, ha detto Borghi, in parte perché al momento l’economia italiana sta debolmente crescendo. Ma ha aggiunto che una qualsiasi intransigenza futura da parte delle autorità europee aiuterebbe la causa:

 

"Se partiamo dall’idea che dobbiamo sempre dire 'sì' a qualsiasi cosa ci chiedano perché dobbiamo rimanere nell’euro a tutti i costi, allora è finita, è peggio di una sconfitta in guerra”.


 

 

09/09/17

Reuters - La moneta parallela dell'Italia potrebbe essere il punto di partenza per un'uscita dall'euro

L'idea di una moneta italiana parallela all'euro si sta diffondendo, anche grazie all'uscita dell'ex primo ministro Berlusconi. Qui ne parla Reuters, che fa una panoramica delle varie ipotesi in circolazione, dalla doppia moneta di Berlusconi, ai MiniBOT del professor Borghi, alla moneta fiscale del professor Zezza. Se per alcuni la nuova moneta potrebbe essere usata come mezzo di pressione per ottenere un ammorbidimento delle regole da parte di Bruxelles,  i più forti sostenitori della moneta parallela puntano ad utilizzarla per preparare il terreno all'uscita dell'Italia dall'euro, evento che prima o poi appare destinato a verificarsi. 

 

 

 

di Gavin Jones, 8 Settembre 2017

 

ROMA (Reuters) - I principali partiti di opposizione italiani stanno sostituendo le loro richieste di uscire dall'euro con delle proposte apparentemente meno radicali, di affiancare all'euro una nuova moneta che secondo loro può favorire la crescita e l'occupazione.

 

Tuttavia, se uno di questi possibili regimi di moneta parallela venisse adottato con successo, molti italiani potrebbero convincersi che l'economia può funzionare anche senza l'euro, e rendere così più probabile un'eventuale uscita dalla moneta unica.

 

È un grande "se": i precedenti piani di questo genere sono stati sperimentati in tutto il mondo con risultati contrastanti e ci vorrà un grosso cambiamento politico perché una cosa del genere possa accadere in Italia, ma non è da escludere.

 

Roberto Perotti, professore di economia presso l'Università Bocconi di Milano, ha affermato: "Si può fare, dal punto di vista tecnico e politico, è perfettamente possibile".

 

Tre dei quattro maggiori partiti italiani - il partito di opposizione Movimento 5 stelle, e i partiti di destra Lega Nord e Forza Italia di Silvio Berlusconi - propongono l'introduzione di una valuta parallela dopo le elezioni previste all'inizio del prossimo anno.

 

Hanno elaborato la proposta della doppia valuta come un modo per continuare a intercettare il diffuso sentimento anti-euro degli italiani, evitando - almeno per ora – il grosso sconvolgimento e le turbolenze del mercato che un'uscita netta dall'euro potrebbe scatenare.

 

I sondaggi attualmente prevedono un parlamento diviso, in cui i tre partiti potrebbero ottenere la maggioranza dei seggi, ma non riuscire a formare un governo a causa delle divisioni su altre questioni.

 

Alcuni parlamentari della Lega Nord e dei 5 stelle affermano che il loro obiettivo primario è convincere Bruxelles e gli altri paesi partner dell'Italia a cambiare le regole fiscali europee per consentire loro una maggiore spesa pubblica e il taglio delle imposte. La minaccia di una moneta parallela, cui la Commissione europea si oppone, può aiutarli a raggiungere questo obiettivo, dicono.

 

Tuttavia, molti dei più forti sostenitori del regime della doppia moneta sono anti-euro e riconoscono che uno dei suoi obiettivi principali sarebbe quello di preparare il terreno per un'uscita dall'euro, quando sarà il momento.

 

"Con una moneta parallela in circolazione, se vogliamo uscire dall'euro la nostra economia sarà ancora in grado di operare, anche se la Banca centrale europea cercasse di schiacciarci chiudendo i rubinetti della liquidità in euro", ha detto il responsabile dell'economia della Lega Nord, Claudio Borghi.

 

Gli italiani erano fortemente pro-euro quando la moneta unica è stata lanciata, nel 1999, ma da allora l'Italia è stata l'economia più lenta dell'area dell'euro e molti considerano l'euro responsabile del peggioramento del loro standard di vita e dell'alta disoccupazione.

 

Un sondaggio dell'agenzia Winpoll a marzo ha mostrato che solo una metà degli italiani sostiene l'euro e un sondaggio a livello europeo nel mese di luglio da parte del think tank tedesco Bertelsmann Stiftung ha mostrato che solo il 17% degli italiani dichiara di essere soddisfatto della direzione in cui si sta muovendo l'Unione europea, la metà della media UE.

 

MERCATI NERVOSI

 

La Commissione europea è preoccupata delle voci sulla valuta parallela, come anche i mercati finanziari.

 

Il mese scorso, dopo che Berlusconi ha dichiarato di essere favorevole alla stampa di una "nuova lira" per uso interno, allo scopo di pompare denaro nell'economia, gli investitori hanno venduto i titoli del governo italiano. Secondo il piano di Berlusconi gli euro continuerebbero ad essere utilizzati per tutte le operazioni internazionali e dai turisti.

 

Berlusconi, che è stato primo ministro italiano per quattro mandati, aveva già presentato la proposta in precedenza, ma i mercati ora sono particolarmente aggressivi, davanti alla prospettiva di una tornata elettorale in cui il partito democratico (PD) al governo  è l'unico a non voler mettere in discussione l'attuale impostazione dell'euro.

 

Il PD è dato testa a testa con il Movimento 5 stelle, mentre gli alleati della Lega Nord e di Forza Italia sono dati al terzo e al quarto posto.

 

Alla nostra richiesta di un commento per questo articolo, la Commissione europea ha dichiarato che nell'area dell'euro è ammessa una sola moneta legale. Eppure molti sostenitori della doppia valuta sostengono che questo non è un ostacolo.

 

Essi sostengono che la definizione di "moneta legale" si riferisce alla valuta che i venditori sono obbligati ad accettare. Se non esiste alcun obbligo, una valuta parallela non violerà i trattati dell'Unione europea, dicono.

 

Daniel Gros, direttore del Centre for European Policy Studies a Bruxelles, è d'accordo. "Se non ci sono obblighi, non esiste alcun problema legale", ha dichiarato.

 

Tuttavia, Gros dubita che queste proposte verranno mai adottate, considerandole solo delle posizioni volte a distrarre l'attenzione dal vero problema dell'economia italiana, che è una mancata crescita della produttività.

 

"PRONTI AL CROLLO DELL' EURO"

 

I sostenitori della valuta parallela in Italia guardano al successo dei buoni pasto forniti dai datori di lavoro, attualmente utilizzati da milioni di italiani per l'acquisto di generi alimentari, oltre che per i pasti.

 

Le valute parallele hanno numerosi precedenti storici. Berlusconi cita spesso le AM lire, introdotte in Italia dagli alleati durante e dopo la seconda guerra mondiale. Uno dei casi più riusciti è il franco svizzero WIR, lanciato nel 1934 per essere utilizzato dalle imprese, che ancora le aiuta a ottenere credito a basso costo nelle fasi di calo del ciclo economico.

 

Marine Le Pen, leader del Front National, partito francese di opposizione alla UE, durante la campagna elettorale di quest'anno ha proposto la reintroduzione del franco in parallelo con l'euro.

 

Borghi della Lega Nord ha dichiarato che l'Italia "deve essere pronta per il collasso dell'euro", che secondo lui è solo una questione di tempo.

 

Egli è l'architetto della proposta del partito - che Berlusconi ha anche lasciato intendere che avrebbe sostenuto – detta dei "Mini-BOT", dal nome dei titoli di Stato italiani a breve termine.

 

Borghi dice che inizialmente circa 70 miliardi di euro di questi Mini-BOT di piccolo taglio, privi di interessi, sarebbero emessi dal Tesoro a favore delle imprese e delle persone fisiche che vantano crediti nei confronti dello Stato, come pagamento di servizi o come rimborsi fiscali.

 

Potrebbero quindi essere utilizzati come denaro per pagare le imposte e qualsiasi servizio o bene fornito dallo Stato, tra cui, ad esempio, la benzina nelle stazioni di servizio gestite dall'ENI, l'impresa petrolifera a controllo statale.

 

Borghi sostiene che questo convincerà le persone ad usarli e le imprese ad accettarli come mezzi di pagamento, e ha già lanciato dei sondaggi su Twitter e su Facebook per scegliere le proposte più popolari per le immagini da stampare sui Mini-BOT.

 

Perotti della Bocconi ha dichiarato che l'impatto potrebbe essere grave: "Aumenterà il debito pubblico, Bruxelles farà delle obiezioni e, soprattutto se saranno emessi su larga scala, potrebbero rendere più probabile che alla fine saremo costretti a uscire dalla zona euro".

 

Gli economisti che sostengono l'idea ammettono che farà aumentare l'enorme debito pubblico italiano, il secondo più alto nella zona euro dopo la Grecia, ma dicono che questo problema sarà presto superato grazie all'impatto positivo sulla crescita economica.

 

Il partito di opposizione Movimento 5 stelle, che ha ripreso i piani per un referendum sull'euro, sostiene una proposta di "moneta fiscale" presentata dal professore di economia Gennaro Zezza che, come Borghi, crede che l'euro prima o poi fallirà.

 

La moneta fiscale di Zezza inizialmente sarebbe una moneta elettronica, ma il professore ha detto che le banconote potrebbero essere emesse entro circa un anno. La moneta fiscale permetterebbe allo Stato di pagare gli stipendi pubblici e di finanziare investimenti e, come per i Mini-BOT, potrebbe essere utilizzata dai cittadini per pagare le tasse.

 

"La nostra idea ha molto in comune con i Mini-Bot", ha aggiunto Zezza.

01/09/17

Con una moneta parallela l'economia italiana potrebbe decollare

L'idea di Claudio Borghi dei MiniBot come valuta parallela da affiancare all'euro, e che potrebbe funzionare egregiamente da facilitatore all'uscita dall'eurozona, ha conquistato molta notorietà anche grazie a Silvio Berlusconi, che su Libero ha discusso la proposta, simile per certi aspetti, di una doppia valuta. Se ne è parlato molto anche all'estero. Qui un articolo di Market Watch sostiene come una valuta parallela da affiancare all'euro potrebbe essere l'originale via italiana per liberare la propria economia dalle pastoie di una moneta troppo forte dominata dal marco tedesco.

 

 

di Matthew Lynn, 23 Agosto 2017

 

Con l'euro l'Italia non è riuscita a crescere per quasi due decenni

 

Le invenzioni italiane nel corso dei secoli sono state straordinarie. Il giornale. La pistola. La radio. La borsa. L'autostrada. E come trascurare quegli elementi basilari della vita moderna che sono i jeans (originariamente dalla parola francese per Genova: genes) o la pizzeria.

 

Pochi altri paesi hanno contribuito altrettanto a dare forma al mondo in cui viviamo.

 

Adesso l'Italia potrebbe essere sull'orlo di un'altra innovazione importante. Una valuta parallela da affiancare all'euro. Ha già avuto l'appoggio dell'ex primo ministro Silvio Berlusconi, e i partiti che la sostengono sono in crescita costante nei sondaggi.

 

Potrebbe funzionare? L'establishment dell'economia mainstream senza dubbio disprezzerà l'idea. Eppure, in realtà, una valuta parallela potrebbe offrire un'elegante via d'uscita dall'euro, mantenendo alcuni dei vantaggi della moneta unica e liberando il paese dalla recessione senza fine. Se l'Italia prendesse questa strada, potrebbe rapidamente diventare una delle economie più attrattive del mondo.

 

È difficile trovare parole per descrivere l'esperimento italiano di fusione della propria moneta con la Germania, la Francia e il resto dell'eurozona, se non come "penoso fallimento". Dall'adozione dell'euro, il tasso di crescita medio annuo dell'Italia è stato pari a zero, secondo i calcoli dell'Istituto Bruegel. Avete letto bene. Assolutamente niente, in quasi due decenni.

 

In confronto, la Spagna ha avuto una crescita di 1,08%, la Francia 0,84% e la Germania 1,25%.

 

Il tasso di disoccupazione dell'Italia è un rovinoso 11%, il più alto delle tre economie più grandi d'Europa (in pratica la disoccupazione in Italia appare ben maggiore, ndVdE), e la disoccupazione giovanile è uno spaventoso 35%. Il debito pubblico è salito al 133% del prodotto interno lordo, non perché il governo sia particolarmente stravagante, ma perché questo è ciò che succede in un'economia a crescita zero.

 

Il suo sistema bancario è vicino al crollo e il tasso di povertà è in rapido aumento. Sarebbe difficile trovare un record peggiore di questo.

 

Certo, l'economia italiana sta andando leggermente meglio quest'anno. La crescita è arrivata fino all'1% e il mercato azionario ha avuto un rimbalzo. Ma con un solo punto percentuale dopo anni di recessione, e con l'aiuto di più di duemila miliardi di euro stampati dalla Banca Centrale Europea, non c'è nulla da festeggiare. La prospettiva a lungo termine rimane cupa.

 

Sullo sfondo, in Italia comincia ad avere luogo un affascinante dibattito, non sull'uscita dall'euro, ma sull'introduzione di una valuta parallela.

 

Il suo principale sostenitore è l'ex primo ministro Silvio Berlusconi, che, nonostante i suoi numerosi fallimenti - come Donald Trump - continua a ripresentarsi sulla scena. In un'intervista a Libero Quotidiano ha sostenuto che una moneta parallela accanto all'euro sarebbe, a suo avviso, pienamente coerente con i trattati esistenti nell'UE e nella zona euro. Le imprese e i consumatori, e ovviamente il governo, potrebbero quindi scegliere quale moneta utilizzare per fare affari.

 

Come sottolinea Berlusconi, quest'idea non è molto lontana dall'idea della Lega Nord di una mini valuta che sarebbe utilizzata per pagare le imposte, i contributi sociali e così via [sui cosiddetti MiniBot, vedi qui, ndVdE]. Il partito di centro-destra di Berlusconi e la Lega Nord messi insieme, secondo i sondaggi, rappresentano il 30% dell'elettorato. Con il Movimento 5 Stelle anch'esso critico verso l'euro, è assolutamente possibile che l'Italia possa sperimentare un nuovo tipo di moneta nei prossimi anni.

 

L'Italia non è il primo paese che ha pensato a quest'idea. L'ex ministro greco delle finanze, Yanis Varoufakis, nel 2015 aveva ventilato per il suo paese l'idea di una valuta parallela da affiancare all'euro.

 

Ma potrebbe effettivamente funzionare nella pratica? La maggior parte degli economisti probabilmente affermerebbe il contrario. Nessuno vorrebbe accettare le nuove banconote e monete. Non ci sarebbe nessuno disponibile a scambiarle, facendone crollare il valore e rendendole ancor meno attraenti. Non ci sarebbe una banca centrale a gestire la nuova moneta, e le banche potrebbero non essere nemmeno disposte ad accettare depositi denominati nella nuova unità. Potrebbe diventare del tutto irrilevante molto rapidamente.

 

Sono tutte obiezioni valide. Eppure è ben lungi dall'essere un'idea ridicola. Se la nuova moneta fosse sostenuta dal governo, avrebbe una immediata circolazione e credibilità - e dato che lo Stato italiano rappresenta circa il 40% del PIL, quasi la metà dell'economia opererebbe con la nuova unità monetaria sin dal primo giorno.

 

Supponendo che essa si svaluterebbe notevolmente nei confronti dell'euro e supponendo che la maggior parte dei salari verrebbe pagata nella nuova unità, ci sarebbe una svalutazione competitiva immediata verso il resto della zona euro. I prezzi sarebbero probabilmente fissati in entrambe le valute, come accade nelle regioni frontaliere, creando un giro d'inflazione nella nuova valuta. Ma questo potrebbe risolversi molto rapidamente. La svalutazione riporterebbe la competitività e farebbe di nuovo crescere l'economia.

 

Le grandi imprese potrebbero ancora utilizzare l'euro all'interno, e così i mercati finanziari. Ma l'euro potrebbe anche gradualmente scomparire dalla vita quotidiana italiana.

 

L'Italia non deve necessariamente andare così male in economia. Dal 1961 al 1980 la sua economia è cresciuta a un tasso medio del 4,16%, leggermente dietro la Spagna e molto più veloce della Francia o della Germania. Il mondo ama la roba italiana: l'Italia è stata spesso leader mondiale non solo nella pasta e nel gelato (che pure sono parecchio buoni), ma anche nella progettazione, nella tecnologia, nei media e nelle arti.

 

In realtà, è stata frenata negli ultimi 17 anni dalla decisione di passare a una moneta dominata dalla Germania, per la quale non era preparata e a cui non si è mai adattata con successo. Una volta che questa decisione è stata presa, è difficile innestare la marcia indietro. Difficile, ma non impossibile.

 

Una valuta parallela sarebbe una ingegnosa via di fuga. Può accadere o meno - e sicuramente non c'è da scommetterci nel brevissimo termine. Ma se accadesse, il dinamismo represso dell'Italia potrebbe scatenarsi molto rapidamente - e al primo segnale del lancio effettivo della nuova moneta, gli investitori intelligenti dovrebbero comprare il più rapidamente possibile.