Visualizzazione post con etichetta Berlusconi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Berlusconi. Mostra tutti i post

30/05/18

Il Presidente italiano ha appena messo in pericolo l’euro

L’autorevole economista Ashoka Mody osserva su Bloomberg che, al di là delle polemiche di diritto costituzionale, la scelta di Mattarella di impuntarsi sull’esecutivo M5S-Lega è folle. Gli elettori italiani vogliono incidere sui processi decisionali, mentre l’insediamento di un nuovo governo “tecnocratico” non farebbe che aumentare il consenso per i partiti euroscettici (che potrebbero invece ottenere concessioni sacrosante dai partner UE). D’altra parte, questa situazione era inevitabile dopo che - in media - gli italiani sono meno ricchi oggi rispetto a quando, quasi vent’anni fa, aderirono alla moneta unica. Senza nemmeno averlo scelto.

 

 

 

Di Ashoka Mody, 29 maggio 2018

 

Bloccare i populisti servirà solo a renderli più forti.

 

Il Presidente italiano Sergio Mattarella può anche pensare di avere difeso una posizione di principio ponendo il veto sul ministro delle finanze euroscettico Paolo Savona, e di fatto impedendo la formazione di un governo guidato da Movimento 5 Stelle e Lega. Ma rigettando la scelta di una coalizione dotata di consenso popolare, può aver messo in moto una crisi finanziaria dalla quale sarà dura uscire, e che potrebbe mettere a rischio l’intero progetto europeo.

 

La mancanza di considerazione da parte di Mattarella delle recenti vicende politiche mette in luce una ostinazione scioccante. Nell’ottobre 2011, il cancelliere tedesco Angela Merkel fece una telefonata all’allora Presidente italiano Giorgio Napolitano, in seguito alla quale Napolitano colse al volo l’opportunità di rimpiazzare Silvio Berlusconi con il tecnocrate non eletto Mario Monti, gradito a Bruxelles. Nonostante la Merkel e Napolitano negassero di avere complottato per favorire l’uscita di scena di Berlusconi, questa fu l’impressione prevalente. L’Economist applaudì sfacciatamente la Merkel per “essersi sbarazzata di un clown come l’italiano Silvio Berlusconi”. Molti italiani si infuriarono, convinti che la Germania avesse violato la loro sovranità nazionale.

 

Non stupisce che il movimento euroscettico M5S abbia guadagnato consenso popolare. Nelle elezioni di febbraio 2013, i 5 Stelle emersero con più di un quarto dei voti, umiliando politicamente Monti e diventando il più grande partito del parlamento. Anche se il Partito Democratico di centrosinistra rimase al potere (con tre differenti presidenti del consiglio), il sentimento antieuropeo in Italia crebbe. Nelle elezioni di marzo 2018, i 5 Stelle e la Lega, un altro partito euroscettico, hanno ottenuto il consenso degli elettori e insieme hanno formato una maggioranza assoluta.

 

La semplice verità è che i partiti tradizionali mainstream – Forza Italia guidata da Berlusconi e il centrosinistra del Partito Democratico – hanno fallito per troppo tempo. In media, gli italiani sono più poveri oggi di quando l’Italia entrò nell’eurozona nel 1999. Il peso si è scaricato in maniera particolare sui giovani italiani, moltissimi dei quali sono o disoccupati o così scoraggiati che hanno deciso di non registrarsi neppure tra chi cerca lavoro. Mattarella e gli osservatori europei a lui simili osservano con orrore l’euroscetticismo del M5S e della Lega. Ma gli italiani hanno chiarito che vogliono un cambiamento.

 

Senza dubbio, Savona era una scelta controversa: il suo “piano B” per una eurexit era impraticabile e allarmista, e quindi avrebbe potuto apportare gravi danni all’Italia. Ma al di là dei loro roboanti proclami, la coalizione Lega-M5S ha alcune proposte intelligenti: la BCE dovrebbe dare più importanza alla disoccupazione quando definisce la politica monetaria (come fa la Federal Reserve negli USA); le regole fiscali dovrebbero essere più elastiche nei confronti delle spese per investimenti. Invece di dare agli euroscettici un’opportunità di confrontarsi con le difficoltà del governare – e di riconoscere la futilità di alcune loro proposte – Mattarella sta tentando di assemblare un altro governo tecnocratico.

 

Il monito della storia è chiaro. Il M5S e la Lega manterranno il loro peso elettorale e potrebbero addirittura uscirne rafforzati. Nel frattempo, l’incombente crisi politica e finanziaria potrebbe avere conseguenze molto gravi. La follia di Mattarella non si sarebbe potuta manifestare in un momento peggiore. Il buon andamento dell’economia globale nella seconda metà del 2017 sta peggiorando, e l’economia italiana fa ancora fatica a riprendersi. Negli ultimi mesi, il commercio globale è diminuito, e lo slancio economico europeo si è affievolito.

 

L’aritmetica economica per l’Italia è davvero deludente. Pur avendo la BCE che sta di fatto acquistando praticamente ogni nuovo bond emesso dal governo, il rendimento delle obbligazioni era a circa l’1,8% in aprile. Ora, si avvicina al 3%. Con un’inflazione annua di appena lo 0,6%, ciò significa un interesse reale (scorporato dell’inflazione) superiore al 2%. L’Italia non può sostenere un tasso di interesse così alto: la crescita della produttività è praticamente nulla, e il suo potenziale di crescita economica a lungo termine è ben sotto l’1%.

 

La crisi provocata da Mattarella potrebbe autoalimentarsi: i tassi reali potrebbero salire ancora, mentre gli interessi nominali applicati ad aziende e consumatori aumentano e un’economia in frenata smorza l’inflazione. Tassi così alti distruggerebbero l’economia. Il peso del debito governativo, testardamente fermo sopra il 130% del PIL, diventerebbe più difficile da ripagare mentre le entrate fiscali scenderebbero. Le banche italiane, già in difficoltà sotto il peso dei crediti deteriorati, dovrebbero affrontare un nuovo ciclo di insolvenze.

 

La BCE ora si trova tra l’incudine e il martello. Se prende l’iniziativa di prolungare il suo programma QE, presto raggiungerà il limite che si è autoimposta di non comprare più di un terzo del totale dei bond italiani. La Germania e altri paesi “del Nord” dell’eurozona si preoccuperebbero giustamente su chi dovrebbe sostenere il peso di un’eventuale default del governo italiano su questa grande massa di obbligazioni detenute dalla BCE. Se per la pressione dei paesi del Nord la BCE dovesse ridurre gli acquisti di bond, i tassi di interesse reali italiani salirebbero ancor più rapidamente, aumentando le probabilità di una recessione dell’Italia.

 

Mattarella e i suoi consiglieri sono intrappolati in un pensiero di gruppo europeo, che nega ai cittadini italiani il diritto di dire la loro opinione su come gestire il proprio paese ed esclude compromessi ragionevoli. Nel tentativo di preservare l’ortodossia europea, possono scatenare forze distruttive che non sono in grado di controllare.

 

 

09/09/17

Reuters - La moneta parallela dell'Italia potrebbe essere il punto di partenza per un'uscita dall'euro

L'idea di una moneta italiana parallela all'euro si sta diffondendo, anche grazie all'uscita dell'ex primo ministro Berlusconi. Qui ne parla Reuters, che fa una panoramica delle varie ipotesi in circolazione, dalla doppia moneta di Berlusconi, ai MiniBOT del professor Borghi, alla moneta fiscale del professor Zezza. Se per alcuni la nuova moneta potrebbe essere usata come mezzo di pressione per ottenere un ammorbidimento delle regole da parte di Bruxelles,  i più forti sostenitori della moneta parallela puntano ad utilizzarla per preparare il terreno all'uscita dell'Italia dall'euro, evento che prima o poi appare destinato a verificarsi. 

 

 

 

di Gavin Jones, 8 Settembre 2017

 

ROMA (Reuters) - I principali partiti di opposizione italiani stanno sostituendo le loro richieste di uscire dall'euro con delle proposte apparentemente meno radicali, di affiancare all'euro una nuova moneta che secondo loro può favorire la crescita e l'occupazione.

 

Tuttavia, se uno di questi possibili regimi di moneta parallela venisse adottato con successo, molti italiani potrebbero convincersi che l'economia può funzionare anche senza l'euro, e rendere così più probabile un'eventuale uscita dalla moneta unica.

 

È un grande "se": i precedenti piani di questo genere sono stati sperimentati in tutto il mondo con risultati contrastanti e ci vorrà un grosso cambiamento politico perché una cosa del genere possa accadere in Italia, ma non è da escludere.

 

Roberto Perotti, professore di economia presso l'Università Bocconi di Milano, ha affermato: "Si può fare, dal punto di vista tecnico e politico, è perfettamente possibile".

 

Tre dei quattro maggiori partiti italiani - il partito di opposizione Movimento 5 stelle, e i partiti di destra Lega Nord e Forza Italia di Silvio Berlusconi - propongono l'introduzione di una valuta parallela dopo le elezioni previste all'inizio del prossimo anno.

 

Hanno elaborato la proposta della doppia valuta come un modo per continuare a intercettare il diffuso sentimento anti-euro degli italiani, evitando - almeno per ora – il grosso sconvolgimento e le turbolenze del mercato che un'uscita netta dall'euro potrebbe scatenare.

 

I sondaggi attualmente prevedono un parlamento diviso, in cui i tre partiti potrebbero ottenere la maggioranza dei seggi, ma non riuscire a formare un governo a causa delle divisioni su altre questioni.

 

Alcuni parlamentari della Lega Nord e dei 5 stelle affermano che il loro obiettivo primario è convincere Bruxelles e gli altri paesi partner dell'Italia a cambiare le regole fiscali europee per consentire loro una maggiore spesa pubblica e il taglio delle imposte. La minaccia di una moneta parallela, cui la Commissione europea si oppone, può aiutarli a raggiungere questo obiettivo, dicono.

 

Tuttavia, molti dei più forti sostenitori del regime della doppia moneta sono anti-euro e riconoscono che uno dei suoi obiettivi principali sarebbe quello di preparare il terreno per un'uscita dall'euro, quando sarà il momento.

 

"Con una moneta parallela in circolazione, se vogliamo uscire dall'euro la nostra economia sarà ancora in grado di operare, anche se la Banca centrale europea cercasse di schiacciarci chiudendo i rubinetti della liquidità in euro", ha detto il responsabile dell'economia della Lega Nord, Claudio Borghi.

 

Gli italiani erano fortemente pro-euro quando la moneta unica è stata lanciata, nel 1999, ma da allora l'Italia è stata l'economia più lenta dell'area dell'euro e molti considerano l'euro responsabile del peggioramento del loro standard di vita e dell'alta disoccupazione.

 

Un sondaggio dell'agenzia Winpoll a marzo ha mostrato che solo una metà degli italiani sostiene l'euro e un sondaggio a livello europeo nel mese di luglio da parte del think tank tedesco Bertelsmann Stiftung ha mostrato che solo il 17% degli italiani dichiara di essere soddisfatto della direzione in cui si sta muovendo l'Unione europea, la metà della media UE.

 

MERCATI NERVOSI

 

La Commissione europea è preoccupata delle voci sulla valuta parallela, come anche i mercati finanziari.

 

Il mese scorso, dopo che Berlusconi ha dichiarato di essere favorevole alla stampa di una "nuova lira" per uso interno, allo scopo di pompare denaro nell'economia, gli investitori hanno venduto i titoli del governo italiano. Secondo il piano di Berlusconi gli euro continuerebbero ad essere utilizzati per tutte le operazioni internazionali e dai turisti.

 

Berlusconi, che è stato primo ministro italiano per quattro mandati, aveva già presentato la proposta in precedenza, ma i mercati ora sono particolarmente aggressivi, davanti alla prospettiva di una tornata elettorale in cui il partito democratico (PD) al governo  è l'unico a non voler mettere in discussione l'attuale impostazione dell'euro.

 

Il PD è dato testa a testa con il Movimento 5 stelle, mentre gli alleati della Lega Nord e di Forza Italia sono dati al terzo e al quarto posto.

 

Alla nostra richiesta di un commento per questo articolo, la Commissione europea ha dichiarato che nell'area dell'euro è ammessa una sola moneta legale. Eppure molti sostenitori della doppia valuta sostengono che questo non è un ostacolo.

 

Essi sostengono che la definizione di "moneta legale" si riferisce alla valuta che i venditori sono obbligati ad accettare. Se non esiste alcun obbligo, una valuta parallela non violerà i trattati dell'Unione europea, dicono.

 

Daniel Gros, direttore del Centre for European Policy Studies a Bruxelles, è d'accordo. "Se non ci sono obblighi, non esiste alcun problema legale", ha dichiarato.

 

Tuttavia, Gros dubita che queste proposte verranno mai adottate, considerandole solo delle posizioni volte a distrarre l'attenzione dal vero problema dell'economia italiana, che è una mancata crescita della produttività.

 

"PRONTI AL CROLLO DELL' EURO"

 

I sostenitori della valuta parallela in Italia guardano al successo dei buoni pasto forniti dai datori di lavoro, attualmente utilizzati da milioni di italiani per l'acquisto di generi alimentari, oltre che per i pasti.

 

Le valute parallele hanno numerosi precedenti storici. Berlusconi cita spesso le AM lire, introdotte in Italia dagli alleati durante e dopo la seconda guerra mondiale. Uno dei casi più riusciti è il franco svizzero WIR, lanciato nel 1934 per essere utilizzato dalle imprese, che ancora le aiuta a ottenere credito a basso costo nelle fasi di calo del ciclo economico.

 

Marine Le Pen, leader del Front National, partito francese di opposizione alla UE, durante la campagna elettorale di quest'anno ha proposto la reintroduzione del franco in parallelo con l'euro.

 

Borghi della Lega Nord ha dichiarato che l'Italia "deve essere pronta per il collasso dell'euro", che secondo lui è solo una questione di tempo.

 

Egli è l'architetto della proposta del partito - che Berlusconi ha anche lasciato intendere che avrebbe sostenuto – detta dei "Mini-BOT", dal nome dei titoli di Stato italiani a breve termine.

 

Borghi dice che inizialmente circa 70 miliardi di euro di questi Mini-BOT di piccolo taglio, privi di interessi, sarebbero emessi dal Tesoro a favore delle imprese e delle persone fisiche che vantano crediti nei confronti dello Stato, come pagamento di servizi o come rimborsi fiscali.

 

Potrebbero quindi essere utilizzati come denaro per pagare le imposte e qualsiasi servizio o bene fornito dallo Stato, tra cui, ad esempio, la benzina nelle stazioni di servizio gestite dall'ENI, l'impresa petrolifera a controllo statale.

 

Borghi sostiene che questo convincerà le persone ad usarli e le imprese ad accettarli come mezzi di pagamento, e ha già lanciato dei sondaggi su Twitter e su Facebook per scegliere le proposte più popolari per le immagini da stampare sui Mini-BOT.

 

Perotti della Bocconi ha dichiarato che l'impatto potrebbe essere grave: "Aumenterà il debito pubblico, Bruxelles farà delle obiezioni e, soprattutto se saranno emessi su larga scala, potrebbero rendere più probabile che alla fine saremo costretti a uscire dalla zona euro".

 

Gli economisti che sostengono l'idea ammettono che farà aumentare l'enorme debito pubblico italiano, il secondo più alto nella zona euro dopo la Grecia, ma dicono che questo problema sarà presto superato grazie all'impatto positivo sulla crescita economica.

 

Il partito di opposizione Movimento 5 stelle, che ha ripreso i piani per un referendum sull'euro, sostiene una proposta di "moneta fiscale" presentata dal professore di economia Gennaro Zezza che, come Borghi, crede che l'euro prima o poi fallirà.

 

La moneta fiscale di Zezza inizialmente sarebbe una moneta elettronica, ma il professore ha detto che le banconote potrebbero essere emesse entro circa un anno. La moneta fiscale permetterebbe allo Stato di pagare gli stipendi pubblici e di finanziare investimenti e, come per i Mini-BOT, potrebbe essere utilizzata dai cittadini per pagare le tasse.

 

"La nostra idea ha molto in comune con i Mini-Bot", ha aggiunto Zezza.

01/09/17

Con una moneta parallela l'economia italiana potrebbe decollare

L'idea di Claudio Borghi dei MiniBot come valuta parallela da affiancare all'euro, e che potrebbe funzionare egregiamente da facilitatore all'uscita dall'eurozona, ha conquistato molta notorietà anche grazie a Silvio Berlusconi, che su Libero ha discusso la proposta, simile per certi aspetti, di una doppia valuta. Se ne è parlato molto anche all'estero. Qui un articolo di Market Watch sostiene come una valuta parallela da affiancare all'euro potrebbe essere l'originale via italiana per liberare la propria economia dalle pastoie di una moneta troppo forte dominata dal marco tedesco.

 

 

di Matthew Lynn, 23 Agosto 2017

 

Con l'euro l'Italia non è riuscita a crescere per quasi due decenni

 

Le invenzioni italiane nel corso dei secoli sono state straordinarie. Il giornale. La pistola. La radio. La borsa. L'autostrada. E come trascurare quegli elementi basilari della vita moderna che sono i jeans (originariamente dalla parola francese per Genova: genes) o la pizzeria.

 

Pochi altri paesi hanno contribuito altrettanto a dare forma al mondo in cui viviamo.

 

Adesso l'Italia potrebbe essere sull'orlo di un'altra innovazione importante. Una valuta parallela da affiancare all'euro. Ha già avuto l'appoggio dell'ex primo ministro Silvio Berlusconi, e i partiti che la sostengono sono in crescita costante nei sondaggi.

 

Potrebbe funzionare? L'establishment dell'economia mainstream senza dubbio disprezzerà l'idea. Eppure, in realtà, una valuta parallela potrebbe offrire un'elegante via d'uscita dall'euro, mantenendo alcuni dei vantaggi della moneta unica e liberando il paese dalla recessione senza fine. Se l'Italia prendesse questa strada, potrebbe rapidamente diventare una delle economie più attrattive del mondo.

 

È difficile trovare parole per descrivere l'esperimento italiano di fusione della propria moneta con la Germania, la Francia e il resto dell'eurozona, se non come "penoso fallimento". Dall'adozione dell'euro, il tasso di crescita medio annuo dell'Italia è stato pari a zero, secondo i calcoli dell'Istituto Bruegel. Avete letto bene. Assolutamente niente, in quasi due decenni.

 

In confronto, la Spagna ha avuto una crescita di 1,08%, la Francia 0,84% e la Germania 1,25%.

 

Il tasso di disoccupazione dell'Italia è un rovinoso 11%, il più alto delle tre economie più grandi d'Europa (in pratica la disoccupazione in Italia appare ben maggiore, ndVdE), e la disoccupazione giovanile è uno spaventoso 35%. Il debito pubblico è salito al 133% del prodotto interno lordo, non perché il governo sia particolarmente stravagante, ma perché questo è ciò che succede in un'economia a crescita zero.

 

Il suo sistema bancario è vicino al crollo e il tasso di povertà è in rapido aumento. Sarebbe difficile trovare un record peggiore di questo.

 

Certo, l'economia italiana sta andando leggermente meglio quest'anno. La crescita è arrivata fino all'1% e il mercato azionario ha avuto un rimbalzo. Ma con un solo punto percentuale dopo anni di recessione, e con l'aiuto di più di duemila miliardi di euro stampati dalla Banca Centrale Europea, non c'è nulla da festeggiare. La prospettiva a lungo termine rimane cupa.

 

Sullo sfondo, in Italia comincia ad avere luogo un affascinante dibattito, non sull'uscita dall'euro, ma sull'introduzione di una valuta parallela.

 

Il suo principale sostenitore è l'ex primo ministro Silvio Berlusconi, che, nonostante i suoi numerosi fallimenti - come Donald Trump - continua a ripresentarsi sulla scena. In un'intervista a Libero Quotidiano ha sostenuto che una moneta parallela accanto all'euro sarebbe, a suo avviso, pienamente coerente con i trattati esistenti nell'UE e nella zona euro. Le imprese e i consumatori, e ovviamente il governo, potrebbero quindi scegliere quale moneta utilizzare per fare affari.

 

Come sottolinea Berlusconi, quest'idea non è molto lontana dall'idea della Lega Nord di una mini valuta che sarebbe utilizzata per pagare le imposte, i contributi sociali e così via [sui cosiddetti MiniBot, vedi qui, ndVdE]. Il partito di centro-destra di Berlusconi e la Lega Nord messi insieme, secondo i sondaggi, rappresentano il 30% dell'elettorato. Con il Movimento 5 Stelle anch'esso critico verso l'euro, è assolutamente possibile che l'Italia possa sperimentare un nuovo tipo di moneta nei prossimi anni.

 

L'Italia non è il primo paese che ha pensato a quest'idea. L'ex ministro greco delle finanze, Yanis Varoufakis, nel 2015 aveva ventilato per il suo paese l'idea di una valuta parallela da affiancare all'euro.

 

Ma potrebbe effettivamente funzionare nella pratica? La maggior parte degli economisti probabilmente affermerebbe il contrario. Nessuno vorrebbe accettare le nuove banconote e monete. Non ci sarebbe nessuno disponibile a scambiarle, facendone crollare il valore e rendendole ancor meno attraenti. Non ci sarebbe una banca centrale a gestire la nuova moneta, e le banche potrebbero non essere nemmeno disposte ad accettare depositi denominati nella nuova unità. Potrebbe diventare del tutto irrilevante molto rapidamente.

 

Sono tutte obiezioni valide. Eppure è ben lungi dall'essere un'idea ridicola. Se la nuova moneta fosse sostenuta dal governo, avrebbe una immediata circolazione e credibilità - e dato che lo Stato italiano rappresenta circa il 40% del PIL, quasi la metà dell'economia opererebbe con la nuova unità monetaria sin dal primo giorno.

 

Supponendo che essa si svaluterebbe notevolmente nei confronti dell'euro e supponendo che la maggior parte dei salari verrebbe pagata nella nuova unità, ci sarebbe una svalutazione competitiva immediata verso il resto della zona euro. I prezzi sarebbero probabilmente fissati in entrambe le valute, come accade nelle regioni frontaliere, creando un giro d'inflazione nella nuova valuta. Ma questo potrebbe risolversi molto rapidamente. La svalutazione riporterebbe la competitività e farebbe di nuovo crescere l'economia.

 

Le grandi imprese potrebbero ancora utilizzare l'euro all'interno, e così i mercati finanziari. Ma l'euro potrebbe anche gradualmente scomparire dalla vita quotidiana italiana.

 

L'Italia non deve necessariamente andare così male in economia. Dal 1961 al 1980 la sua economia è cresciuta a un tasso medio del 4,16%, leggermente dietro la Spagna e molto più veloce della Francia o della Germania. Il mondo ama la roba italiana: l'Italia è stata spesso leader mondiale non solo nella pasta e nel gelato (che pure sono parecchio buoni), ma anche nella progettazione, nella tecnologia, nei media e nelle arti.

 

In realtà, è stata frenata negli ultimi 17 anni dalla decisione di passare a una moneta dominata dalla Germania, per la quale non era preparata e a cui non si è mai adattata con successo. Una volta che questa decisione è stata presa, è difficile innestare la marcia indietro. Difficile, ma non impossibile.

 

Una valuta parallela sarebbe una ingegnosa via di fuga. Può accadere o meno - e sicuramente non c'è da scommetterci nel brevissimo termine. Ma se accadesse, il dinamismo represso dell'Italia potrebbe scatenarsi molto rapidamente - e al primo segnale del lancio effettivo della nuova moneta, gli investitori intelligenti dovrebbero comprare il più rapidamente possibile.