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13/02/20

Germania: uscita anticipata della Merkel ed elezioni dopo che la delfina si è fatta da parte?

Dalla Reuters un aggiornamento sulla Germania in crisi: aumentano le possibilità di elezioni anticipate dopo che il piano per la successione di Angela Merkel è fallito, una Cdu in calo di consensi non riesce a controllare i suoi stessi membri (che in Turingia votano con AfD) e si apre la gara alla successione per la guida del partito e il ruolo di Cancelliere. Tutto questo potrebbe spingere la SPD a staccare la spina al governo e andare ad elezioni anticipate. Intanto, la forte frenata dell'industria (produzione a -3,5% in dicembre) certifica la fragilità intrinseca del modello mercantilista, che "impoverendo i vicini" devasta i suoi stessi mercati. Dall'economia, alla politica, al governo: in Germania e di riflesso nell'Unione europea le linee di frattura sono sempre più ampie e profonde.

 

 

 

Di Madeline Chambers, 11 febbraio 2020

 

BERLINO (Reuters) - Il piano della cancelliera Angela Merkel per una successione ordinata sta crollando e aumentano le possibilità di elezioni anticipate in Germania dopo che la sua delfina conservatrice, Annegret Kramp-Karrenbauer, ha rinunciato alle sue ambizioni al ruolo di leader.

 

Nei prossimi mesi i Democratici Cristiani (CDU) della Merkel dovranno scegliere chi vogliono alla guida del partito e come candidato alla cancelleria alle prossime elezioni federali, previste per l'ottobre del 2021. La stessa persona probabilmente, ma non necessariamente, ricoprirà entrambe le cariche. È presto per prevedere come si evolverà la situazione, ma di seguito sono riportati tre possibili scenari.

 

1) Via la Merkel, nuove elezioni entro sei mesi


 

La Merkel, che è stata un'ancora di stabilità nella più grande economia europea durante i suoi quasi 15 anni di mandato, ha affermato che non si candiderà per la rielezione e si è dimessa da presidente del partito nel 2018, consegnandolo nelle mani di Annegret Kramp-Karrenbauer.

 

Ma dato che in seguito al ritiro della Kramp-Karrenbauer potrebbe diventare leader del partito un candidato suo rivale, la Merkel potrebbe essere costretta a farsi da parte prima del previsto, spingendo così i suoi partner della coalizione socialdemocratica (SPD) a lasciare il governo e provocare elezioni anticipate.

 

La pressione perché si  risolva rapidamente il problema, con la stessa persona che occupi entrambi i ruoli, potrebbe giocare a sfavore della Merkel.

 

I principali contendenti al ruolo di presidente della CDU e candidato cancelliere dell'alleanza conservatrice "Union" stanno già iniziando le manovre di avvicinamento, compromettendo la CDU e il suo partito gemello bavarese, Christian Social Union (CSU).

 

Numerosi conservatori di alto livello, tra cui il capo della CSU Markus Soeder, hanno esortato la CDU a decidere presto in merito alla sua leadership, sostenendo che trascinare la questione fino alla conferenza del partito, a dicembre, farebbe calare i voti dell'Unione nei sondaggi.

 

Il sostegno alla CDU nello stato orientale della Turingia è precipitato di quasi 9 punti percentuali, da quando i consiglieri regionali la scorsa settimana hanno rotto un tabù in vigore dal dopoguerra, votando con l'estrema destra a sostegno del presidente della Regione. Anche a livello nazionale il consenso sta diminuendo.

 

La preoccupazione per questo declino potrebbe spingere la CDU ad agire entro l'estate o l'inizio dell'autunno per scegliere un nuovo leader e candidato cancelliere come Friedrich Merz, un rivale di vecchia data della Merkel, con il quale per la cancelliera potrebbe risultare impossibile collaborare.

 

Da parte sua, l'SPD potrebbe rifiutarsi di collaborare con personaggi di destra come Merz o Jens Spahn - specialmente se uno di loro dovesse sostituire la Merkel come cancelliere prima delle elezioni - e potrebbe staccare la spina al governo, mandando la Germania alle urne.

 

2) La Merkel rimane in carica per tutta la presidenza Ue, elezioni all'inizio del 2021


 

I tedeschi, amanti della stabilità, preferiscono un cambiamento graduale e vogliono evitare di votare nel bel mezzo della presidenza tedesca dell'Unione europea nella seconda metà del 2020.

 

Molti parlamentari conservatori e socialdemocratici vorrebbero che la Merkel svolgesse un ruolo di primo piano nei negoziati con la Gran Bretagna post-Brexit e nella definizione delle relazioni dell'Ue con la Cina, questione che sarà in cima all'agenda dell'Ue durante il semestre di presidenza.

 

La Merkel ha dichiarato di attendere con impazienza la presidenza dell'Ue, dove potrà avvalersi delle sue capacità negoziali e della sua profonda esperienza dei problemi dell'Ue, dalla crisi del debito della zona euro all'afflusso di migranti nel 2015. La presidenza potrebbe aiutare i conservatori a sfruttare al meglio le loro credenziali in vista delle elezioni.

 

Un altro fattore è la popolarità in gran parte immutata della Merkel. I sondaggisti sostengono che molti elettori la vedono quasi come una figura presidenziale e che preferirebbero che rimanesse in carica fino al termine del suo mandato.

 

Tutto ciò aumenta le possibilità che la Merkel rimanga in carica almeno fino alla fine dell'anno, ma potrebbe anche consentire a un nuovo leader di beneficiare di un rimbalzo nei sondaggi.

 

3) La Merkel rimane in carica fino a termine, elezioni nell'autunno del 2021


 

Anche se la CDU decidesse rapidamente sulla sua leadership, alcuni candidati potrebbero collaborare con la Merkel fino alla fine del suo mandato, anche se si ritroverebbe a essere una specie di anatra zoppa.

 

Il candidato di continuità Armin Laschet, premier dello stato del Nord Reno-Westfalia, è uno di questi candidati e come centrista sarebbe probabilmente anche accettabile per la SPD.

 

Questo potrebbe accadere anche se i conservatori scegliessero Soeder, della Baviera, come candidato cancelliere.

 

Sebbene molti considerino Soeder un candidato forte, sinora nessun leader della CSU è mai stato cancelliere.

11/02/20

Turingia – Il paziente zero della rivoluzione tedesca?

Un attento osservatore come Tom Luongo sottolinea un’altra crisi per il governo Merkel: in Turingia i dirigenti locali del suo partito si accordano con AfD e fanno saltare l’alleanza tacita con i Verdi. Gli equilibri della politica tedesca stanno cambiando, le alleanze della Merkel sono sempre più fragili e complesse, mentre il fallimento della politica mercantilista tedesca è alle porte. Il gigante tedesco ha i piedi di argilla e rischia di cadere da un momento all’altro.

 

Di Tom Luongo, 6 febbraio 2020

 

 

La politica tedesca è in subbuglio. Le elezioni dello scorso autunno hanno indebolito la cancelliera Angela Merkel, costringendo la sua Unione dei Cristiani Democratici (CDU) a una coalizione indesiderata in Brandeburgo con i Social Democratici (SPD) e i Verdi.

 

L’ascesa nelle regioni dell’ex Germania est di quella che è la nemesi politica della Merkel, Alternativa per la Germania (AfD), ha complicato una rete di deboli alleanze già di per sé complessa, volta a consentire alla CDU della Merkel di rimanere al potere.

 

L’aumento del sostegno ad AfD ha recentemente raggiunto proporzioni preoccupanti in Turingia. Lo scorso autunno la Linke (31,0%) e AfD (23,4%) sono stati i partiti di maggioranza in Turingia. Anche se entrambi sono euroscettici dichiarati, sono anche come l’acqua e l’olio.

 

La Linke è un partito decisamente di sinistra, mentre AfD è più un partito populista di centrodestra, dipinto dagli istrionici media tedeschi ed europei come lo spauracchio di estrema destra del passato nazista tedesco.

 

La CDU della Merkel è arrivata solo terza (21%).

 

Per mesi da quando ci sono state le elezioni, senza poter intravedere una via che conducesse a un governo di maggioranza perché i partiti dell’establishment si rifiutano di lavorare con AfD, i partiti hanno provato con il massimo sforzo a mettere insieme una coalizione.

 

Dopo due votazioni indicative, lo stallo è stato superato da AfD, che ha appoggiato il candidato dei Liberali Democratici (FDP) Thomas Kemmerlich. Ne è seguito il caos.

 

Mercoledì i loro piani sono stati interrotti a sorpresa quando AfD si è schierata con la CDU e con il partito pro-imprese dei Liberali Democratici (FDP) per battere di poco ai voti la candidatura di Ramelow ed eleggere invece Thomas Kemmerich di FDP.

La mossa ha istantaneamente provocato un'onda d’urto in tutta la Germania, creando una spaccatura tra il ramo CDU della Turingia e il suo centro a Berlino. Il capo della CDU e ministro federale della Difesa Annegret Kramp-Karrenbauer ha accusato i suoi colleghi di avere rotto i ranghi, infrangendo la pratica usuale del partito di evitare qualsiasi collaborazione con Afd, partito anti-establishment e anti-migranti.

 

AfD ha tolto il sostegno al suo stesso candidato e ha sostenuto Kemmerlich, relegando  i Verdi, che si sono a malapena aggiudicati un seggio,  fuori dal governo.

 

La situazione insostenibile in Turingia è infine scoppiata in faccia alla Merkel. Negare l’esistenza di quasi un quarto dell’elettorato nei colloqui di coalizione è in definitiva un suicidio politico a fuoco lento.

 

Si tratta di un altro esempio dei tentativi disperati delle élite politiche tedesche per rimanere al potere.

 

Sono riuscite a farlo con successo in Brandeburgo, ma solo facendo quello che la Merkel non poteva fare a livello nazionale nel 2017, arrivare a un accordo con la SPD e con i Verdi.

 

AfD non sparirà nel nulla, in particolare nell’ex Germania est. I partiti di sinistra sono fluidi e la Mekel continua a usare lo status nominale di centrodestra della CDU come bastone per forzare i suoi provvedimenti preferiti.

 

Più questo accade, più l’opposizione diventa dura. E in Turingia il risultato è stato che i membri locali della CDU, in rivolta contro la proibizione della Merkel di lavorare con AfD, le hanno disubbidito per ostacolare la coalizione di minoranza Linke/SPD/Verdi che avrebbe dovuto vincere.

 

Alla fin fine, perché la Merkel è così arrabbiata per quanto successo, a parte le ovvie beghe interne al suo partito? Perché ha costretto Kemmerlich a sciogliere il governo e ad andare a elezioni anticipate in Turingia?

 

Il motivo sta nella camera alta del Parlamento tedesco, il Bundesrat. Me ne sono occupato in novembre dopo il voto. La Merkel ha un’alleanza ufficiosa con i Verdi per mantenere il controllo del Bundesrat e, di conseguenza, del Bundestag.

 

Come mi hanno fatto notare gli osservatori politici tedeschi, il gioco che sta giocando la Merkel nel lavorare con la SPD nel Bundestag funziona soltanto se riesce a soddisfare i Verdi nel Bundesrat.

 

Ma a causa della natura del Bundesrat (eletto su base regionale - NdVdE), dove le delegazioni dei singoli stati devono votare in blocco, fino al voto in Turingia i Verdi avevano potere di veto con 37 dei 69 seggi e potevano stoppare qualsiasi legge.

 

Ma ora questi quattro seggi andranno probabilmente a qualcun altro e questa defezione dei membri del partito CDU in Turingia rischia di innescare una crisi costituzionale in Germania, se AfD riesce a entrare nel Bundesrat.

 

Aggiungere i Verdi alla coalizione del Brandeburgo era un modo per bilanciare le potenziali perdite in Turingia. In questo modo l’attuale Bundesrat ha l’aspetto qui sotto con i Verdi che hanno 41 seggi più quattro altri potenziali dalla Turingia.

 



 

Questo rende palese la verità: la Merkel ha usato i Verdi per spingere la propria agenda UE senza darlo a vedere al pubblico. Il gioco le ha dato una copertura politica interna.

 

 

Se i Verdi perdono in Turingia, scendono a 41 seggi.

 

Ma ecco il vero problema, di cui nessuno dei media tedeschi si occuperà ma che sta per presentarsi. AfD ha formalmente contestato la ripartizione dei seggi in Assia, dove la CDU e i Verdi hanno un’alleanza fragile e una maggioranza di un solo seggio.

 

Questa contestazione potrebbe far cadere il governo in Assia, e probabilmente lo farà. Infatti, l’istituzione che deve decidere a riguardo non è politica. È amministrativa. Le leggi sono chiare e una volta che il caso verrà giudicato i cinque seggi dell’Assia saranno rimessi in gioco.

 

Infine, se/quando questo accadrà, mi aspetto che la SPD verrà aggiunta alla coalizione e l’ordine verrà ripristinato, dal punto di vista della Merkel. Ma siccome ci saranno nuove elezioni in Turingia, esiste la possibilità che la situazione per la Merkel si deteriori ancora più velocemente.

 

Già il fatto che l’unica opzione fossero le elezioni anticipate è stato profondamente imbarazzante per l’establishment. Questo favorirà i partiti minori, mentre la SPD continua a ripensare alla sua coalizione con una CDU che sta perdendo il controllo dei suoi membri.

 

La politica tedesca si gioca sul trasmettere un senso di coerenza, secondo il mio punto di vista. I cambiamenti devono essere misurati e graduali. Ma questo si basa sulla stabilità economica e sulla prosperità. Il rapido cambiamento del panorama politico tedesco che ha dato il via a questi eventi mette in dubbio questa tesi.

 

Le cattive condizioni economiche degli stati dell’Est spostano i conservatori tedeschi verso AfD. Il fatto che la Germania venga messa in difficoltà dalla Brexit e dall’ostilità di Trump nei confronti della Merkel non aiuta. Un’Europa incapace di una crescita economica che consenta alle aziende tedesche di esportare è un altro fattore. E le continue sanzioni alla Russia hanno ostacolato il relativo mercato per quasi sei anni.

 

Dopo quasi dieci anni di politiche rovinose della BCE e di insistenza della Merkel nell’obbedire a tutte le sfide e ai cambiamenti sta velocemente montando l'erompere di rivoluzione politica contro di lei.

 

Che succede se AfD vince la maggioranza nelle nuove elezioni? Che succede se i Verdi non riescono ad arrivare al 5% e non guadagnano alcun seggio? Che succede se i membri della sua CDU in Turingia scendono ancora a patti Con AfD?

 

Queste sono domande che Angela Merkel non vuole affrontare, ma la Germania ha bisogno di farlo.

 

 

 

 

05/10/18

Benvenuti nella povera Germania

Proponiamo ancora un articolo di The Globalist sulla Germania. Le infrastrutture fatiscenti, l'arretratezza digitale, la carenza di investimenti pubblici e privati, e un cumulo enorme di risparmio costretto a spingersi all'estero esponendosi verso debitori sempre più deboli: la Germania "locomotiva d'Europa" è un paese fragile che, per inseguire oggi, per ideologia cieca o mera tattica politica, il feticcio del deficit zero, ha compromesso il suo futuro e quello di un intero continente.

 

 

 

Di Daniel Stelter, 2 ottobre 2018


 

“La povera Germania”. Ma è vero? Non è una grossolana esagerazione? La Germania non è forse la locomotiva d’Europa, con la potenza di un enorme surplus commerciale, di una disoccupazione ai minimi storici e di un debito pubblico in diminuzione? Certo.

 

Ma questa visione è superficiale e trascura ciò che sta accadendo sotto la superficie scintillante di una economia in crescita. Il paese sta sperperando il suo futuro, sta consumando troppo senza investire. La colpa è da attribuire ai vari governi guidati da Angela Merkel.

 

Facendo la somma totale, le singole cause degli scarsi e mal diretti investimenti, esposte più in dettaglio di seguito, spiegano molto del profondo senso di frustrazione degli elettori verso i principali partiti politici tedeschi. Spiegano il senso sempre crescente di malessere nazionale, che si estende ben oltre il problema, spesso citato, dell’immigrazione.

 

Il feticcio dello zero

 

È iniziato tutto con la politica del cosiddetto “zero nero” (in italiano corrisponderebbe a “zero rosso”, ndt) nelle finanze pubbliche, che non è altro che l’impegno a un surplus di bilancio permanente da parte del governo a livello nazionale.

 

Il raggiungimento di questo obiettivo è stato piuttosto facile negli ultimi anni. Grazie alla politica della BCE e alla crisi irrisolta dell’eurozona, i tassi di interesse sui titoli di stato tedeschi sono crollati sotto lo zero. Questo effetto da solo ha permesso al ministero delle finanze tedesco di risparmiare 300 miliardi di euro in spese per interessi dal 2009 a oggi.

 

In aggiunta a questo, il boom economico favorito dall’ambiente di bassi tassi di interesse e dell’euro relativamente debole ha ridotto i costi di finanziamento della disoccupazione e ha spinto il gettito fiscale ai massimi storici in Germania.

 

Nonostante ciò lo “zero nero” è un’illusione creata dai politici, e specialmente dall’ex ministro delle finanze Wolfgang Schäuble, per costruirsi la propria immagine pubblica. Un’occhiata data più da vicino rivela che lo “zero nero” ha i suoi costi e, se uno fa i conti giusti, non è nemmeno uno zero.

 

Infrastrutture che crollano

 

Ossessionato dall’obiettivo del surplus di bilancio, il governo federale tedesco ha continuato nella sua pratica di prendersi un’elevata quota dei redditi del cittadino tedesco medio (la Germania ha la più alta pressione fiscale dei paesi OCSE dopo il Belgio). Al tempo stesso il governo ha tagliato le spese in alcuni ambiti, e in particolare nelle infrastrutture.

 

Di conseguenza le infrastrutture pubbliche in Germania si stanno deteriorando. Circa la metà dei ponti autostradali in Germania è stato costruito tra il 1965 e il 1975. C’è la necessità urgente di rifarli nuovi. In più, il 17,5 per cento della rete autostradale ha bisogno di essere ricostruito, così come il 34 per cento della rete stradale nazionale.

 

Tutto questo getta un’ombra lunga sulla ostinata idea che la Germania abbia infrastrutture di livello globale. A dire il vero il deterioramento della qualità delle infrastrutture tedesche sta rallentando gli investimenti privati e mina il potenziale di crescita economica del paese per il futuro.
Per compensare la carenza di investimenti degli ultimi anni, sarebbe necessario un investimento immediato di 120 miliardi di euro. Nel lungo termine la Germania dovrebbe investire almeno a livello della media OCSE, ossia al 3,2 per cento del PIL. Questo implicherebbe una spesa aggiuntiva di 33 miliardi di euro l’anno, ovvero 1.000 miliardi in un periodo di 30 anni.

 

Questa dimensione di grave sottoinvestimento dimostra, da sola, che lo “zero nero” è una pura fantasia politica. Anziché affrontare questi problemi, il governo attuale ha annunciato di voler ridurre ancora di più gli investimenti negli anni a venire.

 

Mancanza di digitalizzazione

 

Non è solo la rete stradale e autostradale a cadere a pezzi. Le scuole tedesche soffrono di una cronica carenza di investimenti negli edifici, nonché di una sorprendente mancanza di digitalizzazione e della necessità di decine di migliaia di nuovi insegnanti. Tutto questo a dispetto dell’evidenza ben visibile di queste carenze, dato l’imminente pensionamento di una intera ondata di insegnanti della scuola pubblica.

 

Solo il 2 per cento delle famiglie tedesche possiede internet veloce via fibra, contro il 22,3 per cento della media OCSE. In Spagna, un paese non certo ricco come la Germania, più del 50 per cento delle famiglie ha accesso a internet veloce. Questo non solo frena lo sviluppo economico in Germania, ma dà anche alle aziende un netto incentivo per investire all’estero.

 

L’esercito tedesco, la Bundeswehr, ha equipaggiamenti obsoleti che non funzionano. Molti dei suoi caccia, carri armati e navi non sono idonei al combattimento. I soldati stessi non dispongono di un adeguato abbigliamento invernale.

 

Si potrebbe pensare che tutto ciò debba causare imbarazzo ai politici di una nazione. Eppure loro restano impassibili. Forse, anzi, ai politici questa sembra una buona scusa per non dover fornire sostegno alle missioni internazionali occidentali.

 

Per fare fronte a queste carenze servirebbero altri 130 miliardi di euro, e questo solo per rimettere l’esercito tedesco in condizioni di funzionare. Nel lungo termine il paese dovrà raggiungere gli obiettivi NATO di spesa del 2 per cento del PIL per la difesa. Questo implicherebbe un aumento di spesa di circa 26 miliardi di euro l’anno, ovvero 750 miliardi in un periodo di 30 anni.

 

Nonostante il suo riconoscimento a parole di tutti questi problemi, il socio di minoranza del governo, cioè la SPD, resta nei fatti contraria a rendere disponibili i fondi che sarebbero necessari.

 

Al contempo il governo di Angela Merkel ha aumentato le spese per il welfare sociale, fino a toccare un nuovo record di quasi 1.000 miliardi di euro l’anno. Questo è piuttosto notevole, se si pensa che la disoccupazione in Germania è ai minimi e l’economia è in crescita.

 

I risparmi spostati all’estero

 

L’ossessione dei politici tedeschi per lo “zero nero” non ha delle ripercussioni negative solo sull’andamento economico, a causa della carenza degli investimenti, ma anche nell’ottica delle tensioni globali sui rapporti commerciali. Il surplus delle esportazioni non è solo l’esito di un euro debole e di industrie tedesche super-competitive, come viene spesso (e falsamente) suggerito. È anche, significativamente, l’esito di una spesa insufficiente per consumi e investimenti all’interno della Germania. Le aziende, le famiglie e il governo stesso sono tutti risparmiatori netti, che spingono i loro risparmi all’estero e contribuiscono a un surplus commerciale che supera l’8 per cento del PIL. Un surplus commerciale significativo e un eccesso di risparmio vanno a braccetto.

 

Al contrario della credenza popolare, questo surplus non è nemmeno nell’interesse della Germania. Da un certo punto di vista, questa propensione della Germania a investire all’estero i propri risparmi è totalmente negativa. Durante la crisi finanziaria le banche tedesche, le compagnie assicurative e i fondi pensione hanno perso una cifra tra i 400 e i 600 miliardi di euro. Oggi una parte consistente dei risparmi finisce nei fondi non redditizi della Bundesbank come parte del sistema BCE (il cosiddetto bilancio Target-2).

 

Complessivamente non è affatto una buona idea essere creditori in un mondo sommerso dal debito. Ma la Germania continua a ignorare questa basilare intuizione, a suo rischio e pericolo.

 

Il governo tedesco è cieco anche al fatto che il surplus commerciale porta a una frustrazione crescente negli altri paesi: non solo negli Stati Uniti del Presidente Donald Trump, ma anche in Francia e in Italia. Il rischio di misure protezioniste, specialmente orientate verso l’industria automobilistica, che d’altronde i politici del governo tedesco sono ben determinati a proteggere, è alto.

 

L'alternativa c'è

 

Sarebbe molto meglio se il governo tedesco utilizzasse l’eccesso di risparmio del suo settore privato per finanziare gli investimenti, così necessari, nel proprio paese. Questo potrebbe:

 

- Offrire al settore privato un’opportunità sicura e attrattiva di risparmio all’interno della Germania.

 

- Rafforzare le infrastrutture tedesche in tutti i loro aspetti.

 

- Ridurre il surplus commerciale tedesco e dunque ridurre il rischio di misure protezioniste.

 

- Ridurre l’esposizione dei risparmiatori tedeschi verso debitori esteri di dubbia affidabilità.

 

Ovviamente un cambiamento delle proprie politiche da parte della Germania sarebbe nell’interesse di tutti.

 

 

12/05/18

Germania: se Angela Merkel bevesse il siero della verità

Riproponiamo, con la raccomandazione di farlo girare, un video che espone in modo sintetico ed efficace, per quanto fantasioso, i dati sulle conseguenze disastrose per l'ex Germania dell'Est della riunificazione tra le due Germanie, tratti da Anschluss di Vladimiro Giacché.

 

Al tempo stesso divertente e sconvolgente, questa animazione di Chaos Theory ha una improbabile protagonista: Angela Merkel, cui un John Lennon redivivo è riuscito a far inghiottire il siero della verità creato addirittura da Janis Joplin. Ma dietro la fantasia, un'esposizione sintetica ed efficace di dati anche troppo reali, tra cui quelli tratti da Anschluss di Vladimiro Giacché, il libro che ha sollevato il velo non solo sul lato oscuro (e taciuto) della riunificazione delle due Germanie, ma su quanto quella vicenda dice del destino che aspetta i paesi periferici all'interno dell'Eurozona. 

 

 

01/10/17

Germania: se Angela Merkel bevesse il siero della verità

Al tempo stesso divertente e sconvolgente, questa animazione di Chaos Theory ha una improbabile protagonista: Angela Merkel, cui un John Lennon redivivo è riuscito a far inghiottire il siero della verità creato addirittura da Janis Joplin. Ma dietro la fantasia, un'esposizione sintetica ed efficace di dati anche troppo reali, tra cui quelli tratti da Anschluss di Vladimiro Giacché, il libro che ha sollevato il velo non solo sul lato oscuro (e taciuto) della riunificazione delle due Germanie, ma su quanto quella vicenda dice del destino che aspetta i paesi periferici all'interno dell'Eurozona. 

 

03/05/17

I poveri in Germania sposteranno l'ago della bilancia alle elezioni

Per anni è stato ripetuto in tutte le salse che la chiave del successo tedesco sono state le riforme del mercato del lavoro attuate da Schroeder (SPD) più di dieci anni fa. Questo articolo della Reuters mostra l'altra verità: in Germania la disuguaglianza sociale e la povertà aumentano. Tra 1991 e 2014 - con una crescita reale del 22% - il 10% più ricco della popolazione ha visto un aumento del suo reddito del 27%, mentre il 10% più povero una riduzione dell'8%. E la percentuale dei lavoratori che non guadagnano abbastanza per essere al riparo dalla povertà in Germania oggi è più alta che in Regno Unito e Francia. C'è da stupirsi che le promesse della SPD, in vista delle elezioni di settembre prossimo, convincano poco i suoi ex elettori? Le politiche di destra favoriscono soltanto la destra, ripete da anni Alberto Bagnai, per esempio qui o qui. Tutto quello che sta accadendo in Europa lo conferma.

 

di Joseph Nasr, 27 aprile 2017

A dispetto dei suoi successi in campo economico, la Germania ha sempre maggiori problemi di disuguaglianza e povertà. E tuttavia la Cancelliera Angela Merkel sembra poco intenzionata ad assumersene la responsabilità, mentre prepara i piani di battaglia per le elezioni di settembre.

Benché sia rinomata per la sua forza lavoro altamente qualificata, la Germania ha in realtà una percentuale di lavoratori poveri - ovvero persone che si ritrovano povere benché non siano disoccupate - maggiore di quella che c'è in Gran Bretagna, Francia e anche in alcune delle nazioni dell'UE meno ricche, come Ungheria o Cipro.

Il crescente divario tra ricchi e poveri è più evidente che in qualsiasi altra zona nella regione della Ruhr, una distesa urbana di cinque milioni di persone, un tempo il fulcro dell'industria pesante tedesca.

L' autostrada che attraversa la regione occidentale è chiamata "l'equatore sociale": separa infatti le periferie colpite dal declino delle attività di estrazione del carbone e di produzione dell'acciaio dalle aree che hanno beneficiato delle nuove industrie che oggi sostengono la crescita tedesca.

A nord dell'autostrada, mense per i poveri e banche alimentari che danno aiuto ai disoccupati, alle persone senza fissa dimora, ai rifugiati, ma anche ai lavoratori poveri. A sud, lavoratori altamente qualificati che guidano auto di lusso verso i palazzi di vetro dove operano le aziende farmaceutiche e dell'alta tecnologia.



Avvertendo un'opportunità di sconfiggere la cancelliera conservatrice il 24 settembre (giorno delle elezioni in Germania, ndVdE), i socialdemocratici del centrosinistra (SPD) stanno cercando di mobilitare i tedeschi scontenti. "Molte persone temono che la loro pensione non sarà sufficiente, di non riuscire a pagare l'affitto o che i loro figli avranno per sempre contratti di lavoro precari", ha dichiarato alla Reuters il vicepresidente della SPD, Ralf Stegner.

Ma riconquistare questi elettori, molti di loro un tempo fedelissimi dell'SPD, si sta rivelando un'impresa ardua.

La regione del nord Reno-Westfalia, dove si trova la Ruhr spaccata in due e dove la povertà è aumentata più che in qualsiasi altro dei 16 stati della Germania, dovrebbe essere un terreno fertile per il messaggio della SPD. Allo stesso modo Edith Rena, pensionata di 75 anni, sembrerebbe essere indiscutibilmente una loro potenziale elettrice.

"Ho lavorato per 40 anni e ho cresciuto due figli da sola", dice la signora Rena, appoggiandosi al carrello pieno di frutta e verdura comprata a basso prezzo in una banca del cibo di Dortmund, la più grande città della Ruhr. "Vengo a fare la spesa qui perché è a buon mercato, e così posso risparmiare qualche soldo per comprare i regali ai miei nipoti."

Edith riceve un contributo sociale da quando è andata in pensione, dieci anni fa, dopo avere lavorato in un grande magazzino: i suoi 620 euro mensili di pensione infatti non coprono le spese per vivere e pagare l'affitto.

Parallelamente al numero dei lavoratori poveri, anche quello dei pensionati che ricevono un contributo integrativo è quasi raddoppiato negli ultimi dieci anni, e la SPD punta su questo per controbattere all'insistente messaggio dei conservatori secondo cui  i tedeschi non sarebbero mai stati così bene.

Eppure il messaggio della Merkel - la crescita economica solida, la disoccupazione ai minimi storici e in discesa e i conti pubblici in ordine - sembra essere più convincente per gli elettori come Rena.

La sua frustrazione si sfoga non contro la Cancelliera che ha guidato la Germania per più di 11 anni, ma contro la SPD, che ha realizzato le riforme del mercato del lavoro e del welfare a metà degli anni 2000, danneggiando pesantemente i suoi stessi sostenitori storici della classe operaia.

"Certo che vado a votare per la Merkel", dichiara Edith alla Reuters. "Con lei siamo andati bene. Perché dovrei votare per un partito che ha abbandonato i poveri?"

 

ROBIN HOOD

L'Istituto tedesco per la ricerca economica segnala che mentre l'economia tra il 1991 e il 2014 è cresciuta in termini reali del 22%, il 10% più povero delle famiglie ha visto il suo reddito reale disponibile ridursi dell'8%. Al contrario, il reddito del 10 % più ricco è aumentato di circa il 27%.

Nonostante la sua immagine di nazione di lavoratori ben pagati, che fabbricano merce di alto livello destinata a tutto il mondo, come le auto Mercedes o gli elettrodomestici Siemens, la Germania non esce bene da un confronto internazionale.

Secondo Eurostat (l'agenzia di statistica dell'Unione europea), la percentuale di tedeschi minacciati dalla povertà benché abbiano un lavoro, il che significa che il loro reddito disponibile è inferiore al 60 per cento del salario medio nazionale, nel 2015 era un po' sopra alla media dell'Unione europea: il 9,7% della forza lavoro rispetto a solo l'8,2% della Gran Bretagna, che dal 1980 ha abbracciato le riforme del libero mercato con più vigore rispetto alla Germania. Il tasso era del 7,5 % in Francia, 9,3% in Ungheria e 9.1% a Cipro.

Dopo aver nominato leader Martin Schulz, a gennaio, la Spd è salita nei sondaggi fino a raggiungere i conservatori della Merkel, spinta dalla promessa di rendere la società tedesca più equa. I media hanno soprannominato Schulz "Robin Hood", dal leggendario fuorilegge inglese che rubava ai ricchi per dare ai poveri.

Tuttavia, mentre si può prevedere una campagna elettorale molto combattuta, negli ultimi sondaggi i conservatori hanno recuperato  vantaggio, raggiungendo circa il 35%,  intorno a cinque punti più della SPD,  oggi partito di minoranza nella coalizione della Merkel.

Schulz, ex presidente del Parlamento europeo, promette di annullare alcune delle riforme realizzate nel quadro della "Agenda 2010" dal suo stesso partito, sotto l'allora cancelliere Gerhard Schroeder, oltre un decennio fa.

Queste (insieme all'euro, cioè a una moneta che non si rivaluta all'aumentare delle esportazioni tedesche, consentendo di fatto alla Germania di praticare una svalutazione competitiva reale, ndVdE) hanno contribuito a porre fine a un lungo periodo di stagnazione e di alta disoccupazione, rendendo l'economia più competitiva e trasformando la Germania da "malato d'Europa" a potenza economica.

Ma l'Agenda 2010 ha anche fatto crescere il numero dei lavoratori a bassa retribuzione e part-time, che ora sono esposti a un maggior rischio di cadere in povertà durante i loro anni di lavoro o una volta in pensione.

L'SPD ha pagato un prezzo politico pesante, perdendo una parte significativa della sua base di consenso e tre elezioni di fila, vinte dai conservatori, a partire dal 2005. Quindi è la Merkel che ha raccolto il beneficio politico delle riforme, lasciando all'SPD il compito di riconquistare la fiducia dei tedeschi, ormai disaffezionati.

"Attraverso il tema della giustizia sociale, la SPD sta cercando di mobilitare la sua base di consenso perduta, per riportare alle urne chi non vota più", dichiara Robert Vehrkamp, professore della Fondazione Bertelsmann, un think-tank no profit. "Questo potrebbe essere decisivo per le possibilità di vittoria del partito", aggiunge.

Schulz vuole quadruplicare fino a un massimo di 48 mesi il periodo in cui le persone espulse dal mercato del lavoro possono richiedere l'indennità di disoccupazione se frequentano la formazione professionale, e mettere un freno alla possibilità per i datori di lavoro di offrire ai lavoratori contratti a tempo determinato.

Il suo partito si è impegnato anche ad aumentare le tasse di successione e patrimoniali e a utilizzare questi fondi per aiutare le famiglie con asili nido e sostegno ai costi del doposcuola,  come anche un aumento delle pensioni.

Ma non tutti si lasciano convincere. "Schulz parla tanto. Ma io vorrei che mi trovasse un lavoro adatto alla mia età e al mio stato di  salute", dice Manfred Mueller, 56 anni, ex operaio edile, che è stato disoccupato per 15 anni dopo essersi fatto male alla schiena.

"L'Agenda 2010 è stata una catastrofe", dice Mueller, ex elettore SPD, che dal 2005 ha sostenuto il partito di sinistra radicale Die Linke. Ritiene che se Schulz  cercherà di rendere il mercato del lavoro più rigido, dovrà affrontare resistenze da parte dei datori di lavoro. che minacceranno di tagliare l'occupazione, .

"L'unico lavoro che potrei fare è stare seduto in un ufficio", dice Mueller, inzuppando un panino nella sua ciotola di minestra al Kana Soup Kitchen di Dortmund. "Ma non sono sicuro nemmeno che funzionerebbe. Sono formato come muratore."

 

LA MINACCIA POPULISTA

I cristiano-democratici (CDU) della Merkel e i loro alleati bavaresi sostengono che i piani di Schulz danneggerebbero la competitività e invertirebbero il calo della disoccupazione, che oggi è al 5,8 %, il suo livello più basso dalla riunificazione tedesca nel 1990. "Dal 2005 siamo riusciti a dimezzare la disoccupazione. E vogliamo far entrare più persone nel mercato del lavoro", ha dichiarato il segretario generale della CDU, Peter Tauber Reuters. "Quello che propone Schulz mette a rischio questo successo."

I conservatori promettono tagli di tasse per 15 miliardi di euro all'anno, soprattutto a beneficio delle famiglie a reddito medio.

Nonostante il malcontento, i tedeschi non stanno manifestando un rifiuto per i loro partiti tradizionali, a differenza di quanto avviene in Francia. Tuttavia, Conservatori e SPD devono fare i conti con il partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD). Nelle elezioni regionali dello scorso anno, entrambi hanno perso voti a vantaggio di  AfD,  che ha attirato il voto di protesta degli elettori, molti dei quali operai e disoccupati.

Afflitta da lotte intestine, AfD ha perso un terzo dei suoi sostenitori dall'inizio dell'anno, scendendo al 10%, ma è comunque probabile che riesca a entrare in Parlamento per la prima volta, forse come terzo più grande partito, davanti alla Linke, ai Verdi e ai redivivi liberali dei Liberi Democratici.

Questo farebbe aumentare il numero dei gruppi rappresentati in Parlamento, dai quattro attuali a sei, rendendo più complicato il compito di costruire una coalizione per chi vincerà le elezioni a settembre.

06/01/14

Il mondo secondo Angela Merkel

Diamo spazio con piacere a una nuova voce, l'emittente araba Al Jazeera, con l'articolo di un giovane attivista tedesco che ribadisce un punto fondamentale: il miraggio degli impossibili "Stati Uniti d'Europa" è solo la foglia di fico che copre un progetto di dominazione imperialista. Intanto la Merkel oggi, come Napoleone ieri, suscita ammirazione e odio, riaccende nazionalismi in patria e all'estero, e nell'egemonizzare l'Europa conta sull'appoggio delle élite locali che ritengono "superiori" i valori dell'invasore.

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Mark Bergfeld – 30 dicembre 2013

Dovunque vada Angela Merkel, la cancelliera tedesca, le proteste la seguono. Quando atterrò a Lisbona prima dello sciopero generale del 14 novembre 2012 nel sud Europa, la stampa internazionale si aspettava scene simili a quelle di Atene, dove decine di migliaia di persone manifestarono contro la sua visita nella capitale greca.

Ma sfortunatamente le dimostrazioni di quel lunedì pomeriggio hanno attratto solo un paio di centinaia di attivisti di sinistra, al grido di “Fora Merkel!” – Merkel vattene. Polizia antisommossa  e transenne separavano i manifestanti dal Palazzo Presidenziale, dove la Merkel incontrava i membri del consiglio Portoghese.

30/12/13

Sapir: La signora Merkel e i suoi “contratti”

Un agguerrito Jacques Sapir commenta gli esiti del recente vertice europeo (di cui avevamo già letto qualche giorno fa). Vista l'impossibilità di una "Europa federale" (che sarebbe necessaria per la sostenibilità dell'euro, ma che nessuno vuole – tantomeno la Germania) ora il governo tedesco tenta di costruire un sistema parallelo di "contratti" per continuare a trarre vantaggi dalla moneta unica scaricandone i costi sui partner.
(Lo vogliamo ricordare, insieme a Sapir: il governo tedesco sta solo facendo legittimamente i propri interessi. Noi dovremmo solo trarne le legittime conseguenze.)




di Jacques Sapir – 25 dicembre 2013

È caratteristico, anzi a dire il vero sintomatico, che la signora Merkel, cancelliera ora alla testa di un governo cosiddetto di "grande coalizione" in Germania, lo scorso 19 dicembre abbia potuto dichiarare, senza provocare particolare scandalo nella stampa che si occupa di euro, che "Presto o tardi, senza la coesione necessaria, la moneta esploderà [1]". Di primo acchito, questa dichiarazione è assolutamente corretta. Senza "coesione", sarebbe a dire senza un sistema di trasferimenti fiscali di notevole peso, l'euro è impraticabile. Lo sappiamo, e il calcolo di quanto si dovrebbe spendere per il funzionamento di un sistema federale è già stato fatto da diversi autori. Per parte mia ho stimato che la Germania dovrebbe fornire una cifra tra l'8 e il 10% del suo PIL [2]. È perfettamente chiaro che la Germania non lo può fare senza distruggere il suo "modello" economico e, da questo punto di vista, pretendere che la Germania dimostri una "solidarietà" verso i paesi dell'Europa del sud per un ammontare tra i 220 e i 232 miliardi di euro all'anno (a prezzi del 2010) equivale a domandarle di suicidarsi [3].

23/12/13

Le Monde: Cronaca di una cena del Consiglio Europeo - Tutti contro Merkel (ma Letta c'era?)

Resoconto straordinario di Le Monde sui colloqui avvenuti durante la cena del Consiglio Europeo di giovedì. A quanto pare, i leaders europei temono di perdere le elezioni e cercano di resistere (per ora) alle pressioni della Germania...




Dalla ricostruzione dei colloqui fatta da Le Monde sulla base di comunicazioni interne, la maggior parte dei capi di Stato e di governo dell'Unione europea si sono alleati contro il progetto avanzato dalla Merkel per affrontare la crisi del debito sovrano: la firma di contratti vincolanti tra ciascuna capitale e la Commissione europea per esercitare uno stretto controllo sulle riforme, in cambio, se del caso, di qualsiasi incentivo finanziario.