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26/05/18

Sarà l'Italia a decretare la fine dell'euro?

Mentre nel nostro Paese le trasmissioni televisive e la grande stampa rigurgitano di sedicenti opinionisti ed esperti intenti a formulare profezie terrorizzanti a sostegno di una eterna - quanto inutile - politica dell'austerità, agitando doverosamente lo spauracchio del debito pubblico, è un economista tedesco, Daniel Stelter, fondatore del think tank tedesco Beyond the Obvious e già membro del Comitato esecutivo del Boston Consulting Group, che ci riporta con i piedi per terra: la verità è che, se si fa trovare pronta a uscire dall'euro, l'Italia è in una posizione di forza rispetto alla Germania. Tanto più che i meccanismi di distorsione del mercato creati dalla moneta unica sono sul punto di ritorcersi contro la Germania stessa. Dal sito The Globalist.

 

 

 

Di Daniel Stelter, 22 maggio 2018

 

 

Francia e Germania saranno molto flessibili nella loro risposta alle richieste italiane, a dispetto della retorica ufficiale di Berlino e Parigi.

 

I politici e i mercati finanziari sono rimasti sorprendentemente rilassati dopo le recenti elezioni italiane. La loro aspettativa era che i nuovi partiti eletti si comportassero come tutti i partiti italiani in precedenza, dimenticando le promesse fatte prima delle elezioni.

E, nel caso non lo facessero, che il più importante italiano in Europa, il presidente della BCE Mario Draghi, avrebbe in qualche modo assicurato che tutto restasse calmo acquistando ancora più obbligazioni italiane.

Tuttavia, il nuovo governo italiano sta facendo saltare la speranza illusoria, nutrita dai politici di Bruxelles e Berlino, che si possa superare la crisi dell'eurozona facendo sempre di più le stesse cose.

Se si atterranno al loro programma - incentrato su tasse più basse, reddito di base per tutti e abolizione della recente riforma pensionistica - questo porterà l'Italia ad avere deficit molto più elevati.

Qualunque cosa si pensi di questo programma, il tentativo di superare la crisi dell'eurozona risolvendo il problema del debito eccessivo con ancora più debito ora è stato smascherato come una favoletta. L'inondazione di denaro proveniente dalla BCE negli ultimi anni ha soffocato i sintomi, ma non ha rimosso le cause.

 

 

Quello che avrebbe dovuto essere fatto è risaputo


 

 

Che piaccia o no, l'eurozona ha bisogno di un processo ordinato per superare il peso del debito eccessivo (pubblico e privato) e la competitività divergente dei suoi Stati membri.

Quest'ultima richiede di ridisegnare la partecipazione all'eurozona: e questo significa che o esce dall'euro la Germania e alcuni altri paesi del Nord o se ne vanno alcuni dei paesi meno competitivi del Sud.

Ma prima che una simile ristrutturazione possa avere luogo, deve essere ridotto il peso del debito reale. Non ci sono molte opzioni. Il sistema migliore sarebbe una ristrutturazione del debito concordata, intrapresa in uno sforzo congiunto dei paesi debitori e creditori.

In questo caso, l'eccesso di debito del settore pubblico e privato nell'eurozona - stimato in un range intorno ai tre trilioni di euro - sarebbe fuso insieme e la sua scadenza prolungata per un lungo periodo.

Sia i creditori che i debitori contribuirebbero, e la BCE potrebbe sostenere questo processo acquistando parte del debito. Questo è risaputo da quasi dieci anni.

Ma questa opzione richiede ai leader politici di ammettere di fronte all'opinione pubblica che l'euro è un progetto politico privo di un'adeguata base economica (il che è quello che ha provocato grosse perdite per tutti i paesi coinvolti).

 

 

La Germania ha guadagnato tempo


 

 

Angela Merkel non ha mostrato capacità di leadership. Ha preferito cercare di guadagnare tempo, facendo assegnamento sulla BCE e sperando in un miracolo. Che non c'è stato. Ad oggi, continua l'insistente negazione della triste realtà: l'euro non opera nel miglior interesse della Germania.

Piuttosto, svolge il ruolo di un sussidio per i nostri settori orientati all'esportazione, che finanziamo noi stessi offrendo credito ai nostri clienti internazionali, anche se la maggior parte di questi ultimi non sarà mai in grado di rimborsare questo credito. Questo schema ora è sul punto di ritorcersi contro di noi.

Per quanto i leader tedeschi si ostinino a negarlo, il nuovo governo italiano ha ragione nel sostenere che le politiche di austerità non risolvono il problema dell'eccessivo indebitamento, ma che al contrario peggiorano la situazione. Inoltre, non toccano il problema della competitività divergente.

La politica della Germania per quanto riguarda la crisi dell'euro degli ultimi dieci anni può essere descritta solo come un totale fallimento, che ha fatto aumentare i costi per tutti: i paesi debitori e il principale paese creditore, la Germania.

Se Angela Merkel avesse optato per una ristrutturazione del debito ordinata, oggi sarebbe vista come la leader che ha salvato l'Europa. Poiché non l'ha fatto, passerà alla storia come il politico che ha portato il progetto europeo al collasso, bloccando una soluzione costruttiva alla crisi dell'eurozona, oltreché passando con una decisione autonoma alla politica delle frontiere aperte.

 

 

La Germania può essere ricattata


 

 

Se Angela Merkel vuole mantenere l'illusione che l'euro sia vantaggioso per la Germania e la sua immagine di chi gestisce con successo l'eurozona, deve fare "qualunque cosa costi" per impedire all'Italia di lasciare l'euro.

Questo sarà però difficile, se teniamo conto del fatto che, col passare del tempo, all'interno dell'eurozona sempre più potere si è spostato verso i debitori. Al riparo della calma creata dalla BCE, abbiamo potuto assistere a una fuga di capitali dagli Stati del Sud verso altri Paesi, in particolare verso la Germania.

Il segno più visibile di questa fuga di capitali, incoraggiata e sostenuta dal programma di acquisto di obbligazioni della BCE, sono i cosiddetti crediti Target 2 della Bundesbank tedesca.

Questi sono esplosi, fino a toccare il trilione di euro, una somma pari a oltre 12.000 euro pro capite in credito erogato dalla Germania senza interessi, senza ammortamento e senza alcuna garanzia. Considerati gli eventi in corso in Italia, c'è da aspettarsi un significativo balzo verso l'alto di questo numero nel prossimo mese.

L'Italia è il principale debitore nell'ambito del regime, con quasi 450 miliardi di euro. In teoria, qualsiasi paese che lasci l'euro dovrebbe prima risolvere le sue passività sul Target 2. In pratica, è chiaro che l'Italia non sarebbe mai in grado di farlo. Bancarotta significa bancarotta.

 

 

Una valuta parallela


 

 

Questo mette l'Italia in una posizione molto forte. Il nuovo governo italiano lo sa e agisce di conseguenza. Ha colto la lezione chiave dal fallimento del governo greco di Syriza. Non puoi semplicemente minacciare un'uscita dall'euro, devi effettivamente prepararla. Da qui i preparativi dell'Italia per istituire una valuta parallela.

I cosiddetti minibot (Buoni del Tesoro non fruttiferi) sarebbero garantiti dalle entrate fiscali, sono denominati in euro, ma stampati solo in Italia e sono una valuta parallela (BoT è l'abbreviazione italiana per Buono del Tesoro e "mini" riflette il taglio piccolo).

Una volta che hai messo in opera una valuta parallela, basta un decreto per passare a una nuova valuta per l'intero paese. Anche senza farlo, è possibile che nel tempo i minibot diventino la valuta utilizzata nella vita di tutti i giorni in Italia.

Questo rappresenta una minaccia politica significativa per l'euro, in quanto dimostrerebbe che la moneta comune non è affatto "irreversibile", come sostenuto dai politici che la difendono.

In effetti, i mercati si aspettano che altri paesi seguano, e giustamente. Date queste inquietanti prospettive, c'è da aspettarsi che Francia e Germania saranno molto flessibili nella loro risposta alle richieste italiane, indipendentemente dalla retorica ufficiale di Berlino e Parigi.

 

 

Annullare il debito detenuto dalla BCE


 

 

È qui che potrebbe entrare in gioco un'altra idea del nuovo governo italiano. Una prima versione dell'accordo di coalizione ha chiesto una cancellazione parziale del debito detenuto dalla BCE.

Questa idea non è così folle come può sembrare. Per diversi anni tra gli economisti c'è stato un dibattito serio sul fatto che una cancellazione del debito da parte delle banche centrali potrebbe essere una soluzione per l'economia mondiale sovraindebitata.

Adair Turner, ex capo della Financial Services Authority nel Regno Unito, è il suo più importante sostenitore. A suo avviso, le banche centrali dovrebbero acquistare parti significative del debito in essere e quindi semplicemente annullarlo. Poiché le banche centrali non possono mai diventare insolventi - visto che "stampano" i soldi - questo sarebbe un sistema miracoloso per sbarazzarsi del debito.

I critici di una simile manovra temono una perdita di fiducia nel valore del denaro e l'emergere di un'inflazione tipo Weimar. Tuttavia, i sostenitori di questa manovra ribattono che, finché si tratta di una misura una tantum, non dovrebbe esserci alcun impatto negativo.

Il Giappone può fornire un esempio pertinente di strategia che dimostra che un simile approccio può funzionare. La Bank of Japan detiene attualmente più del 50% del debito del Giappone e presto ne possiederà oltre il 70%. Gli osservatori si aspettano una cancellazione del debito nei prossimi anni.

L'attuazione di un approccio di questo tipo in Europa è più difficile, in quanto coinvolge diversi Paesi e implica una ridistribuzione della ricchezza tra paesi. Naturalmente, i paesi con livelli di debito più elevati ne trarranno maggior beneficio.

Anche se sembra inimmaginabile per molti osservatori esterni della scena politica ed economica tedesca, è lecito ipotizzare che i politici tedeschi sarebbero in ultima analisi pronti ad accettare una soluzione simile, nonostante tutte le loro dichiarazioni pubbliche.

 

 

Conclusione


 

 

Che questo piaccia o no, il nuovo governo italiano è in una posizione molto più forte di quanto molti osservatori e politici in Germania siano disposti ad ammettere. Già nel 2012, un'analisi della Bank of America ha dimostrato che secondo la teoria dei giochi il risultato più probabile è il successo del ricatto della Germania da parte dell'Italia, seguito da un'uscita dall'Italia dall'euro.

Vada come vada, la partita finale sembra molto vicina. Indipendentemente da come si svolge, non c'è dubbio che l'illusione di aver risolto la crisi dell' eurozona sta svanendo rapidamente.

 

09/10/14

L’ammissione shock di Deutsche Bank: l'Euroeccesso è il modello per la previsione del trend globale

Zerohedge segnala un importante report di George Saravelos di Deutsche Bank  che lancia il modello dell' "Euroeccesso" come base per la previsione delle tendenze dell'economia globale nel prossimo futuro: il gigantesco avanzo delle partite correnti dell'Eurozona associato alla mancanza di domanda interna comporterà un enorme deflusso di capitali dall'Europa, e il QE non servirà a niente se non a rinforzare questo squilibrio globale.  
          

Via George Saravelos di Deutsche Bank:

*  *  *
Euroeccesso: una nuova fase di squilibri globali

 Questo report sostiene che sia la “stagnazione secolare” che la “normalizzazione” sono modelli incompleti per comprendere il mondo post-crisi finanziaria. Invece, l’“Euroeccesso” – gli squilibri globali creati dall’enorme avanzo delle partite correnti dell’eurozona – sarà l’elemento chiave del resto di questo decennio.

02/10/14

La Germania sostituisce la Cina come spauracchio del surplus commerciale

Ian Talley sul blog Real Time Economics del Wall Street Journal sottolinea il ruolo della Germania nell’economia europea e globale. Lungi dall’essere di aiuto ai suoi vicini, il modello tedesco sta creando squilibri globali, riguardo ai quali le istituzioni internazionali e gli Stati Uniti non sembrano disposti a stare a guardare. Dopo tutto il gran parlare di “svalutazioni valutarie competitive”, il problema è che la valuta unica europea è sottovalutata del 15% rispetto all’economia tedesca.
Il cambio svalutato della Cina ne ha fatto un’appestata per le industrie statunitensi e uno dei bersagli preferiti di innumerevoli diatribe e sentenze politiche volte a censurare Pechino per la sua politica valutaria.

 
Ma è un alleato chiave degli Stati Uniti, la Germania, che sta minando la crescita dell’economia globale, secondo i dati più recenti sulle eccedenze commerciali pubblicati dal Fondo Monetario Internazionale.

02/06/14

Il Riequilibrio Asimmetrico tra Cina e USA

Su Project Syndicate, Stephen S. Roach* descrive le differenti risposte di Cina e USA alla crisi: la Cina si sta spostando verso il sostegno della domanda interna, mentre gli Stati Uniti rimangono incastrati nella trappola della politica monetaria espansiva e delle politiche supply-side.
La conseguenza sarà un riequilibrio asimmetrico, in cui gli USA dovranno svalutare il dollaro, per attirare il credito estero dovranno alzare i tassi di interesse,  e lasciar correre l'inflazione. Aumentando la propria instabilità.



E' difficile resistere alla tentazione di estrapolare i dati. Il trend esercita una forte influenza su mercati, politici, famiglie e imprese. Ma gli osservatori più acuti comprendono i limiti del pensiero lineare, perché sanno che le linee si piegano, e talvolta addirittura si spezzano. Questo è il caso nel valutare due fattori chiave che oggi modellano l'economia globale: i rischi associati alla strategia della politica americana e allo stato dell'economia cinese.

23/05/14

Come l’Euro ha modificato i flussi internazionali di debito

Maurice Obstfeld firma questo articolo su Voxeu.org che riassume tecnicamente il romanzo di centro e di periferia a noi ben noto. L'articolo ha il pregio di far risaltare due punti che non saranno mai ripetuti abbastanza: 1) La crisi dell'euro non ha NULLA a che fare coi debiti pubblici. 2) Un'unione monetaria fatta con lo scopo dichiarato di far convergere le economie dei paesi europei ha ottenuto l'effetto esattamente opposto: le ha fatte divergere.


di Galina Hale e Maurice Obstfeld - 15 May 2014

Grandi flussi di prestiti bancari dai paesi core ai paesi periferici dell’Eurozona hanno portato a grandi squilibri finanziari. Questo articolo spiega cosa ha motivato tali flussi finanziari. Con la creazione dell’Eurozona, le banche dei paesi core hanno ottenuto un vantaggio relativo nel prestare denaro alla periferia, rendendo perciò tali prestiti molto attrenti. Esse hanno anche avuto la funzione di intermediare i flussi finanziari che provenivano dall’esterno dell’Eurozona verso la periferia. Adesso - a cinque anni dall’inizio della crisi dell’euro - il mercato finanziario nell’Eurozona rimane segmentato.

09/04/14

La Bilancia dei Pagamenti Britannica Affonda in un Fiume di Inchiostro Rosso

Un articolo su Economonitor, da leggere, rileggere e straleggere,  spiega con molta chiarezza la situazione della bilancia dei pagamenti britannica e il ruolo degli investimenti esteri, che se negli ultimi decenni di libera circolazione dei capitali vengono considerati una fonte importante di riequilibrio dei conti con l'estero, in realtà rappresentano una pericolosa arma a doppio taglio. 


di David Smith


I lettori continuano a pormi una domanda. Perché, benché nel passato rappresentasse un grosso problema, oggi la bilancia dei pagamenti sembra non avere più importanza?

E, correlata a quest
a: stiamo forse entrando ora in una fase in cui la bilancia dei pagamenti può effettivamente ricominciare a essere importante, e anche parecchio?

01/11/13

Krugman: I Danni che Fa la Germania

Sul New York Times Krugman interviene nella contesa USA-Germania a proposito delle eccessive esportazioni tedesche: in effetti il discorso è molto semplice, macroeconomia di base, ma non aspettiamoci che i tedeschi lo ammettano...



I tedeschi sono indignati, indignati con il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, la cui Relazione semestrale sull'economia internazionale e le politiche del cambio dice qualcosa di negativo su come la politica macroeconomica tedesca stia influenzando l'economia mondiale. I funzionari tedeschi dicono che le conclusioni del rapporto sono "incomprensibili" – il che è proprio strano, perché sono assolutamente semplici.

27/09/13

Martin Wolf: Lo strano universo parallelo della Germania

Martin Wolf, il chief economist del Financial Times, commenta il risultato delle elezioni in Germania, osservando che forse la Merkel riuscirà davvero ad ottenere l’eurozona che desidera, e cioè una Germania allargata, ma lo spettacolo sarebbe deprimente: un immenso surplus strutturale di partite correnti significa infatti esportare tanti prodotti – ma anche tanti fallimenti. 




Partendo dal commento della settimana scorsa sul Financial Times di Wolfgang Schäuble, in cui il ministro delle finanze tedesco si  rallegrava dei segnali economici positivi dell’eurozona  e accusava i critici di vivere in un “universo parallelo”, Martin Wolf si dichiara ben contento di dimorare in quel mondo, perché quello in cui si trova Mr. Schauble si rivela per essere, in realtà, molto inquietante. C'è davvero la possibilità che i paesi membri dell'eurozona ritornino ad un'economia sana in un tempo ragionevole? Dice Wolf:
 

15/11/12

Il Costo del Federalismo nell'Eurozona

Un chiarissimo articolo di Jacques Sapir  che, fatti due conti,  dimostra come il "Più Europa" sia solo un castello in aria per sognatori



di Jacques Sapir , 10 Novembre 2012
 
Ora sull'ipotesi "Federale" si sprecano fiumi di inchiostro. E' presentata come "la" soluzione alla crisi dell'euro, le alternative essendo o un drammatico impoverimento dei Paesi "del sud" dell'Euro o un crollo dell'euzona [1] .Alcuni non esitano ad aggiungere che quest'ipotesi era già implicita nelle imperfezioni oggi riconosciute della zona euro [2] . Tuttavia, non sembra che si abbia una reale comprensione di ciò che comporta la formazione di una "Federazione europea",  in particolare dal punto di vista dei flussi di trasferimento.
Per contro, cominciamo a sentirne lo stress, e in particolare l'abbandono della sovranità fiscale. La volontà della Germania di sottoporre i bilanci a una decisione preventiva di Bruxelles, naturalmente, va in questo senso [3] .