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17/09/21

WSJ - Gli obblighi in materia di vaccini non possono fermare la diffusione della Covid

 


Un articolo sull'autorevole Wall Street Journal riporta delle ottime riflessioni sulle politiche basate sull'obbligo vaccinale, diretto o indiretto, che gli Stati continuano a promuovere come unica possibilità per fermare la diffusione del virus.  Nonostante il susseguirsi di dati e di una notevole mole di studi scientifici sulla trasmissione del virus, sulla efficacia dei vaccini ridotta nel tempo e sulla reale efficacia di molte terapie, tutto questo non sembra influenzare una politica sanitaria monolitica in senso coercitivo, già decisa a monte, che si mostra disconnessa e programmata verso obiettivi irraggiungibili.     

 

di Joseph A. Ladapo, 16 set 2021

 

La coercizione non funzionerà, perché gli asintomatici possono trasmettere l'infezione. 


La pandemia di Covid-19 ha stimolato un numero notevole di ricerche scientifiche, ma tutta questa conoscenza non si sta traducendo in una migliore politica pubblica. Un esempio è la zelante promozione delle mascherine da indossare in pubblico, una misura che ha avuto, nella migliore delle ipotesi, un effetto modesto sulla trasmissione virale. Oppure i lockdown, che la ricerca ha dimostrato aumentare il numero totale dei decessi, ma che vengono comunque considerati una soluzione accettabile. Questa disconnessione intellettuale ora si estende agli obblighi in materia di vaccino contro la Covid-19. La politica dell'obbligo è promossa come essenziale per fermare la diffusione della Covid-19, anche se le prove suggeriscono che non è così.

Gli obblighi violano l'autonomia personale, e possono portare a conflitti politici e conseguenze indesiderate, anche se in alcune situazioni possono avere un valore. In generale, tuttavia, una politica saggia rispetta il valore intrinseco dell'autonomia personale e cerca la via meno gravosa per ottenere dei vantaggi sociali.

L'argomento più comune per l’obbligo in materia di vaccini è che non si ha il diritto di infettare gli altri. Ma i contagi sono in parte provocati dalla diffusione asintomatica e presintomatica: persone che non sanno nemmeno di essere infette. Non è funzionale punire gli adulti che non hanno sintomi. Questo è il motivo per cui altre malattie che possono essere trasmesse da persone asintomatiche, come l'influenza, l'herpes genitale e l'epatite C, vengono combattute con politiche come le vaccinazioni volontarie, i protocolli di screening per le malattie sessualmente trasmissibili e i programmi di scambio di siringhe pulite per i consumatori di droghe per via endovenosa. Medici e funzionari della sanità pubblica normalmente comprendevano che fermare la diffusione di solito non è funzionale.

E c’è anche un altro problema: i vaccini riducono, ma non impediscono la trasmissione. Sulla base di un ampio studio condotto su oltre 300.000 persone nel Regno Unito, la protezione dalle infezioni sembra diminuire nel tempo, in modo più evidente dopo tre o quattro mesi. Come dimostrano gli studi clinici negli Stati Uniti, in Israele e in Qatar – e molti americani possono ora attestarlo personalmente – ci sono prove evidenti che le persone vaccinate possono sia contrarre che contribuire alla diffusione della Covid-19.

Questa tendenza è stata esacerbata dalla variante Delta. I dati mostrano che, secondo un recente rapporto del CDC, dopo l'emergere della variante Delta l'efficacia del vaccino per la protezione dalle infezioni è scesa da circa il 91% al 66%. I dati provenienti da Israele mostrano che per alcuni pazienti i tassi di protezione sono scesi a meno del 40%, anche se i dati mostrano ancora che i vaccinati contro la Covid-19 hanno meno probabilità di contrarre l'infezione rispetto ai non vaccinati. E le persone che sono guarite dalla Covid-19 sembrano avere la massima protezione rispetto a tutti gli altri.

Ma queste realtà non influenzano la politica sui vaccini. Quando il governatore di New York Kathy Hochul ha discusso dell'estensione dell’obbligo vaccinale nelle strutture dei servizi pubblici, ha detto: "Dobbiamo far sapere alle persone che quando entrano nelle nostre strutture le persone che si prendono cura di loro" sono "sane e non diffonderanno il virus". In effetti, i dati dicono che possono diffonderlo e lo diffonderanno.

La buona notizia è che i vaccini continuano a offrire una protezione significativa contro la malattia grave da Covid-19. Quindi la risposta di molti sostenitori del vaccino è stata quella di promuovere i richiami, e i limitati dati disponibili ancora non tengono il passo con la velocità delle somministrazioni della terza dose. La realtà è che un approccio più funzionale alla gestione della Covid richiede una serie diversificata di strategie, compreso l'utilizzo di terapie ambulatoriali.

Gli anticorpi monoclonali sono ancora usati di rado, nonostante l'evidenza mostri una sostanziale riduzione del rischio di ospedalizzazione. Le ragioni non sono molto comprensibili, ma molti pazienti e medici potrebbero ancora non essere consapevoli della loro disponibilità.

Vi sono prove crescenti dell'efficacia dell'antidepressivo fluvoxamina, sulla base dei risultati di un recente e ampio studio clinico attualmente in fase di revisione paritaria che ha riscontrato una riduzione del 30% del rischio di ospedalizzazione. Anche uno studio clinico più ridotto sulla fluvoxamina pubblicato sul Journal of the American Medical Association ha riscontrato dei benefici.

Altri farmaci come l'idrossiclorochina e l'ivermectina, che i funzionari della sanità sembrano determinati a ignorare, sono, in realtà, una questione irrisolta. Gli studi clinici controllati hanno prodotto risultati contrastanti, ma molti medici con una notevole esperienza nel trattamento di pazienti con Covid-19, compresi i membri del gruppo Early COVID Care Experts, hanno riportato bassi tassi di ospedalizzazione e di decessi durante l'utilizzo di queste terapie. Alcune di queste coorti di pazienti sono ampie e gli studi sono stati pubblicati su riviste peer-reviewed, come uno studio su 717 pazienti ambulatoriali pubblicato su Travel Medicine and Infectious Disease.

L’obbligo in materia di vaccini non può porre fine alla diffusione del virus, poiché l'efficacia del vaccino diminuisce ed emergono nuove varianti. Quindi come può essere questa una politica sensata? È ragionevole spedire decine di milioni di persone a fare un numero indeterminato di richiami e minacciarli della perdita del lavoro, se non è chiaro che altre dosi fermeranno la diffusione?

L'approccio ragionevole, basato sui dati disponibili, è quello di promuovere i vaccini allo scopo di prevenire la malattia grave. Non c’è bisogno di un obbligo per questo: gli adulti possono prendere le proprie decisioni. Ma gli obblighi prolungheranno i conflitti politici sulla Covid-19 e rappresentano una strategia sempre più insostenibile, progettata per raggiungere un obiettivo irraggiungibile.

 

Il dottor Ladapo è professore associato presso la David Geffen School of Medicine dell'UCLA.

 

 

 

06/07/20

Robert F. Kennedy Jr. - Italia venduta alle case farmaceutiche




Robert F. Kennedy Jr., nipote del Presidente J.F. Kennedy e figlio del fratello Robert, che sta conducendo una dura battaglia per far luce sui gravi scandali che hanno caratterizzato la campagna vaccinale globale di Bill Gates e dell'OMS, pubblica sul suo sito la lettera a lui inviata dalla Dr.ssa Antonietta Gatti, in cui la ricercatrice denuncia il tentativo di fare degli italiani delle cavie da laboratorio tramite l'imposizione di un vaccino sconosciuto in termini di efficacia e di effetti collaterali, di cui sono state già acquistate milioni di dosi. 



Caro Robert,

Non so se sei completamente consapevole della situazione italiana. Riassumendo tutto in poche parole, l’Italia è stata venduta a Big Pharma ed è diventata un enorme laboratorio in cui vengono condotti esperimenti sulla popolazione: adulti, bambini, anziani, persone sane, malate … non fa differenza, siamo tutti cavie. Ora il business, e non solo economico, è quello di costringere 60 milioni di italiani a vaccinarsi contro COVID, al punto che sono già state acquistate decine di milioni di dosi di prodotto, un prodotto che, in effetti, è sconosciuto sia in termini di efficacia e, soprattutto, in termini di effetti collaterali. Nel frattempo, in attesa di riceverli, è in corso di approvazione una legge in base alla quale tutti, compresi i bambini, devono essere vaccinati contro l’influenza (perché?), e questo in aggiunta ai 10 vaccini che sono già obbligatori.

03/07/20

2022: il passaporto vaccinale. La UE tace sul documento sospetto



La UE marcia spedita verso un’obbligatorietà vaccinale allargata e imposta con la forza. Il modus operandi non è quello della prudenza e della trasparenza, ma dell’imposizione forzata e della minaccia. Il business, che potrebbe valere 100 miliardi di dollari entro il 2025, mira a invadere, in ordine crescente di importanza, i nostri portafogli, le nostre vite e i nostri corpi.

Di Daniele Pozzati, 28 giugno 2020

Ma guarda che sorpresa! La Commissione Europea (CE) aveva preparato una “Tabella di marcia per le Vaccinazioni” mesi prima che scoppiasse la pandemia da Covid-19.

La Tabella di marcia dovrebbe portare a una “proposta della Commissione per un passaporto/carta d’identità vaccinale per i cittadini UE entro il 2022”.

Il documento di 10 pagine, aggiornato l’ultima volta nel terzo trimestre del 2019, è stato seguito, il 12 di settembre, da un “summit globale per le vaccinazioni” organizzato in maniera congiunta dalla CE e dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS).

26/11/19

La vaccinazione obbligatoria non è la soluzione per il morbillo in Europa

L’ondata di obbligo vaccinale che registriamo in Europa non serve a prevenire i focolai di morbillo e crea un vulnus democratico alla libertà delle persone. La maggior parte dei dubbiosi non sono estremisti, bensì genitori prudenti che hanno bisogno di un confronto professionale e trasparente e di servizi vaccinali facilmente accessibili.

 

 

Di Vageesh Jain, 15 novembre 2019

 

 

I casi di morbillo globalmente nei primi sei mesi del 2019 hanno raggiunto i livelli più alti dal 2006. Mentre i paesi di tutto il mondo lottano per contenere i focolai, le politiche governative in materia di vaccinazioni sono state messe sotto accusa. La Germania è stata l'ultima  a cedere alla pressione.

 

Data la libera circolazione dei cittadini tra i paesi dell'UE, una politica coerente in materia di sanità pubblica è particolarmente importante. Ad esempio, nel primo trimestre del 2019 nel Regno Unito si sono verificati oltre 230 casi di morbillo, la maggior parte dei quali collegati a viaggi in Europa.

 

Anche se i casi di morbillo sono ai massimi storici, nella regione europea dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) i bambini che vengono vaccinati non sono mai stati così tanti. Gli incrementi dei tassi di vaccinazione vengono messi in ombra da piccoli gruppi di persone vulnerabili, che continuano ad agire da serbatoio per la malattia. Nessun paese dell'UE può sperare di controllare adeguatamente il morbillo senza un successo diffuso all’intera regione. Quindi la domanda è: la vaccinazione obbligatoria è la chiave del successo?

 

Nove paesi europei su 30 hanno la vaccinazione obbligatoria per il morbillo, che prevede due dosi, una nei primi due anni di vita (MCV 1) e una più tardi nell'infanzia (MCV 2). Non vi è alcuna differenza evidente nella copertura vaccinale tra i paesi con vaccinazione obbligatoria rispetto a quelli senza vaccinazione obbligatoria.

 


Diffusione del vaccino contro il morbillo nei paesi UE/UEA (2018) ECDC, OMS


 

 

Anche guardando al numero di casi di morbillo nei bambini per paese, non vi è alcuna differenza consistente: alcuni paesi che hanno la vaccinazione obbligatoria, come Bulgaria e Slovacchia, hanno tassi di morbillo molto elevati.

 


Numero di casi di morbillo ogni 100.000 bambini nei paesi dell'UE/SEE. ECDC, Banca Mondiale


 

 

La vaccinazione obbligatoria è antidemocratica

 

Il problema più evidente con la vaccinazione obbligatoria è che incide sui diritti delle persone, un aspetto fondamentale nella democrazia liberale. Fu proprio la percezione diffusa che i ricchi avessero imposto la loro volontà a scapito dell'autonomia individuale a portare alla fine della vaccinazione obbligatoria contro il vaiolo in Inghilterra nel 1946.

 

Tuttavia, c'è chi potrebbe sostenere che è compito del governo adottare misure rigide nell'interesse della salute pubblica. Le differenze negli approcci dei paesi dell'UE riflettono quindi i diversi sistemi politici e la loro volontà di prevalere sull'autonomia individuale per un maggiore beneficio comune percepito.

 

Un indice democratico dell'Economist Intelligence Unit, basato su 60 indicatori, tra cui le libertà civili e i diritti umani, mostra che i paesi dell'UE in cui la vaccinazione contro il morbillo è obbligatoria sono tutti classificati come "democrazie imperfette". Tra i paesi in cui la vaccinazione non è obbligatoria, il 62% è stato classificato come "democrazia completa".

 


Paesi UE classificati per Indice di democrazia EIU. Economist Intelligence Unit (EIU)


 

 

Considerando tutti gli elementi, è chiaro che i sistemi democratici deboli di alcuni paesi dell'UE consentono l'attuazione dell'obbligo vaccinale, con benefici scarsi o inesistenti per la salute pubblica.

 

Le alternative

 

Sulle ragioni dell'esitazione vaccinale sappiamo molto. I genitori che rifiutano il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia (MMR) spesso credono che i vaccini siano insicuri e inefficaci e che le malattie che prevengono siano lievi e non comuni. Alcuni non hanno fiducia nei professionisti della salute né nella scienza. Esistono soluzioni a questo riguardo: diversi studi con controllo randomizzati (lo standard aureo della ricerca medica) hanno dimostrato che l'atteggiamento dei genitori può essere cambiato con i giusti programmi di formazione.

 

È anche importante avere abbastanza centri che effettuino le vaccinazioni. La sanità pubblica sembra essere stata un facile obiettivo per i tagli di bilancio in molti paesi europei. In molti paesi, la maggior parte delle persone scettiche sui vaccini non sono veementi "no-vax", ma persone che hanno una  posizione prudente sulla vaccinazione. Per persone come queste, avere servizi di vaccinazione accessibili e convenienti e una guida professionale di supporto sono fondamentali per una strategia efficace.

 

Uno studio francese del 2019 ha mostrato che un anno dopo che era stata resa obbligatoria la vaccinazione, la copertura vaccinale per il morbillo è aumentata. Questo dato è però fuorviante. È probabile che rifletta il successo delle diverse azioni derivate da un significativo impegno politico, tra cui il finanziamento dei servizi sanitari pubblici, campagne di sensibilizzazione pubblica e in generale attività di sensibilizzazione, piuttosto che l'effetto della legge sull'obbligo in sé.

 

Per affrontare il morbillo, la politica dell'UE deve essere coerente, equa ed efficace. Esistono ragioni ben comprese e documentate alla base dei bassi tassi di vaccinazione. È importante che siano affrontate, in particolare nei gruppi sociali difficili da raggiungere, prima di passare a misure drastiche supportate da prove deboli, sotto l'apparenza dell'azione.

 

 

Vageesh Jain è medico, attualmente è in formazione per la specializzazione in Salute pubblica a Londra. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni su riviste sottoposte a “peer review” in materia di epidemiologia e politica sanitaria. Nel suo ruolo attuale, lavora sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari nel borgo londinese di Hackney e part-time presso l'International Rescue Committee (IRC) sulla gestione delle malattie non trasmissibili in contesti umanitari. Ha una posizione clinica accademica NIHR all’Istituto per la Salute Globale presso l'UCL.

 

29/04/19

La Chiesa ortodossa russa si oppone ufficialmente all'obbligo vaccinale nei bambini

Riprendiamo dal sito russian-faith.com la dichiarazione ufficiale della Commissione patriarcale per la Famiglia, la Maternità e l'Infanzia della Chiesa ortodossa russa, che prende posizione contro l'obbligo vaccinale, di cui si occupano alcune recenti proposte di legge in Russia. Al di là dell'equilibrio e del buon senso espressi nel documento, è sorprendente oggi che debba essere la dichiarazione di una Chiesa a ricordare che è importante rispettare la libertà di scelta dei pazienti, e che nessuna teoria scientifica deve essere assolutizzata, visto che la scienza è sempre aperta a critiche fondate, che possono portare a correzioni e a volte revisioni di idee accettate. Così come che non è limitando le informazioni contrarie ai vaccini, ma diffondendo in modo onesto e aperto informazioni complete, verificate ed affidabili che si rafforza la fiducia dell'opinione pubblica.

 

 

 

  25 aprile 2019

 

"Prima di tutto, la cura del benessere dei bambini, inclusa la loro salute, è affidata da Dio ai loro genitori. Lo Stato e la società devono rispettare la priorità dei diritti dei genitori"

 

"È noto che, parallelamente al rischio comportato dalle malattie infettive, esiste anche il rischio di gravi complicazioni - fino alla morte - a seguito di una vaccinazione preventiva. In una tale situazione, è il paziente stesso che deve fare la scelta. Nel caso di un bambino, sono i genitori che devono fare la loro scelta... Nessuno ha il diritto di fare questa scelta per loro..."

 

Nota dell'editore: Alcuni legislatori in Russia hanno proposto nuove norme che renderebbero obbligatori i vaccini, facendo diventare difficile per i genitori che non sono d'accordo opporsi alla vaccinazione dei figli. In risposta a questo passo esagerato, la Chiesa Ortodossa Russa ha rilasciato una dichiarazione, in cui si oppone pubblicamente alla legislazione proposta e invita i legislatori russi a non implementarla.

 

La seguente dichiarazione è stata rilasciata dalla Commissione Patriarcale sulla Famiglia, un ente ufficiale di consulenza che riporta al Patriarca Kirill, capo della Chiesa ortodossa russa. Tra i membri del consiglio sono inclusi padre Dmitry Smirnov e padre Maxim Obukhov, autorevoli sacerdoti di Mosca, che recentemente sono intervenuti al Congresso Mondiale delle Famiglie di Verona.

 

Fonte: pk-sema.ru (in Russo)

 

Sui diritti dei genitori nel campo della salute dei bambini e dell'immunoprofilassi

 

Dichiarazione della Commissione patriarcale per la Famiglia e Protezione della Maternità e dell'Infanzia

 

La Commissione Patriarcale per la Famiglia, la Maternità e l'Infanzia ha ricevuto diversi appelli a esprimere una posizione sulla discussione pubblica in corso a proposito di alcune misure proposte da singoli legislatori, rappresentanti di dipartimenti governativi e specialisti, con la finalità di aumentare la copertura nella popolazione - soprattutto dei bambini - delle vaccinazioni preventive.

 

Recentemente, in occasione di eventi di alto livello, sono state proposte alla discussione pubblica le seguenti misure, in particolare:

 

  • - limitazione del diritto dei genitori a dare il consenso volontario informato riguardo alla vaccinazione preventiva dei bambini o a rifiutarla;

  • - limitazione del diritto dei bambini non vaccinati a frequentare le lezioni nelle organizzazioni educative;
    - introduzione di documenti vaccinali obbligatori per i bambini (compresi documenti elettronici) in cui siano registrati i motivi del rifiuto di una o dell'altra vaccinazione;

  • - limitazione della diffusione di informazioni critiche nei confronti della prevenzione ottenuta attraverso i vaccini.



 

 

A questo proposito, la Commissione patriarcale ritiene necessario dichiarare quanto segue:

 

"La Chiesa ortodossa ha un grandissimo rispetto per le attività mediche, che si basano sul ministero dell'amore, volto a prevenire e alleviare la sofferenza umana" [1]. Grazie ai progressi della scienza medica, anche nel campo della prevenzione, sono diventati possibili la prevenzione e la cura di molte malattie, così come un reale sollievo delle sofferenze che queste portano alle persone.

 

La chiesa non valuta l'efficacia né il rischio degli effetti indesiderati conseguenti a specifici interventi medici o a farmaci. Questa valutazione è l'oggetto di ricerche basate su prove raccolte con standard scientifici e sulla libera discussione degli specialisti universitari. Allo stesso tempo, "La Chiesa mette in guardia contro i tentativi di assolutizzare qualsiasi teoria medica" [2], ricordando che le opinioni scientifiche sono in evoluzione e sono sempre aperte a critiche valide, che possono portare a correzioni e, talvolta, a revisioni di idee ormai accettate.

 

Allo stesso tempo, la Chiesa non può astenersi dalla valutazione degli aspetti morali di questa sfera dell'attività umana. La sua posizione, in particolare, si basa sul seguente principio: "La relazione medico-paziente deve essere basata sul rispetto per l'integrità, la libera scelta e la dignità dell'individuo. La manipolazione dell'uomo è inaccettabile anche in nome dei migliori propositi"[3].

 

Prima di tutto, la cura del benessere dei bambini, inclusa la loro salute, è affidata da Dio ai loro genitori. Lo Stato e la società devono rispettare la priorità dei diritti e delle responsabilità dei genitori, basate sulla presunzione della loro buona fede. Sono i genitori a dover prendere le decisioni relative all'educazione dei bambini, alla loro istruzione e alla loro assistenza sanitaria. Si può fare eccezione a questo principio solo in presenza di azioni deliberatamente malvagie o criminali da parte dei genitori.

 

Vale la pena ricordare che il riconoscimento nei sistemi giuridici di diversi Paesi della necessità di ottenere un consenso volontario informato prima di praticare un intervento medico e il diritto di rifiutarlo è stato una conseguenza della condanna dei crimini nazisti nel processo di Norimberga, comprese le manipolazioni mediche imposte e gli esperimenti effettuati su persone. Da allora, il rispetto di questi principi etici e legali è diventato una caratteristica comune in ogni società normale.

 

Questi principi sono riconosciuti dalla legge russa. Diverse leggi federali affermano il diritto dei genitori a dare il loro consenso volontario informato a un intervento medico che riguardi i loro figli, comprese le vaccinazioni preventive, o a rifiutarlo [4].

 

È noto che, parallelamente al rischio comportato dalle malattie infettive, esiste anche il rischio di gravi complicazioni - fino alla morte - in conseguenza di una vaccinazione preventiva. In una tale situazione, è il paziente stesso che deve fare la scelta. Nel caso di un bambino, sono i genitori che devono fare la loro scelta in ciascun caso particolare, tenendo conto dei consigli e delle raccomandazioni degli specialisti, nonché di altre informazioni. Nessuno ha il diritto di fare questa scelta per loro, neanche seguendo la comprensione ben informata da parte del bambino.

 

La Commissione patriarcale ritiene che:

 

  • - I genitori debbano mantenere il diritto di prendere decisioni informate in merito alla salute dei loro figli, comprese le vaccinazioni preventive, senza subire alcuna pressione. La persecuzione dei genitori che esercitano questo diritto è inaccettabile.

  • - I genitori non debbano essere costretti in alcun modo a indicare le ragioni su cui si basano le loro scelte. Un intervento medico o il suo rifiuto deve rimanere un segreto medico protetto dalla legge.

  • - Il diritto dei bambini all'educazione, compresa la possibilità di studiare negli istituti scolastici, non deve essere limitata perché i loro genitori si sono rifiutati di far effettuare su di loro le vaccinazioni preventive, eccetto nei casi in cui si verifichino malattie infettive di massa o la minaccia immediata di epidemie.

  • - I genitori devono essere in grado di prendere le proprie decisioni, ricevendo e valutando in modo indipendente varie informazioni, incluse le informazioni critiche. Limitare la diffusione delle informazioni critiche sui vaccini preventivi non porterà ad un aumento della fiducia dei genitori nei professionisti e nel sistema sanitario. Questa fiducia sarà facilitata solo fornendo ai genitori apertamente e onestamente informazioni complete, verificate e affidabili, comprese le informazioni sui rischi associati alla vaccinazione o a vaccinazioni specifiche.


 

 

A questo riguardo, la Commissione patriarcale per la Famiglia, la protezione della Maternità e dell'Infanzia non può sostenere le misure citate in apertura.

 

Note:

[1] The Foundations of the Social Concept of the Russian Orthodox Church, XI.1.

[2] Ibid., Xi.3.

[3] Ibid., Xi.3.

[4] Art. 20 comma 2 della legge federale "Sui fondamenti della tutela della salute dei cittadini nella Federazione russa", art. 5 p. 1 e art. 11 p. 2 della legge federale "Immunoprofilassi delle malattie infettive", art. 7 p. 2 della legge federale "Prevenzione della diffusione della tubercolosi nella Federazione russa", ecc.

19/11/18

Nature - I limiti dell'obbligo vaccinale

Dopo l'editoriale di Prescrire che abbiamo proposto qualche tempo fa, è interessante osservare un altro editoriale, pubblicato quest'anno da quella che è forse la rivista scientifica più prestigiosa in assoluto: Nature. Anche in questo caso una posizione di pieno sostegno all'uso dei vaccini non impedisce un'altrettanto aperta disanima delle criticità connesse al ricorso all'obbligo per aumentarne la diffusione.

 

Nature sottolinea infatti come imporre per legge le vaccinazioni possa risultare controproducente e come dovrebbe essere al massimo una misura temporanea.

 

Il quadro banalizzato e riduttivo presentato dai media italiani - novax da una parte/favorevoli all'obbligo vaccinale dall'altra - si sfalda di fronte alle posizioni assai più articolate e meditate di un caposaldo dell'informazione scientifica autorevole come Nature.

 

Riprendiamo brevemente alcune parti dell'articolo, rinviando all'originale chi fosse interessato alla lettura completa.

 

L'editoriale di Nature, probabilmente per non rischiare di generare equivoci sulla posizione della rivista sul tema, apre con una aperta e ferma presa di posizione sull'importanza della vaccinazione come strumento vitale per la salute pubblica (si può far notare, en passant, che l'editoriale di Prescrire, che non parla di vaccini in generale, ma di vaccini con un rapporto tra rischi e benefici favorevole, è sicuramente più accurato). Su Nature è definita come molto più controversa l'opportunità di imporre le vaccinazioni per obbligo, anche tenendo conto delle diversità culturali ed etiche tra diverse popolazioni.

 

Commentando la legge francese che ha reso obbligatorie 11 vaccinazioni dal 1° gennaio 2018, vietando l'accesso ad asili, scuole e campi scolastici ai bambini non vaccinati, Nature cita il fatto che molti medici di base in Francia si sono schierati tra chi sostiene che si tratti di un provvedimento autoritario che potrebbe avere dei contraccolpi, tra cui provocare l'ostilità dei genitori e maggiore diffidenza sui vaccini.

 

Nature afferma inoltre che l'obbligo vaccinale non è una risposta corretta (il termine usato per caratterizzare la decisione del governo francese è "misguidedly") né sufficiente per contrastare - come è giusto fare - le voci allarmistiche sulla sicurezza dei vaccini, in particolare quelle diffuse dai gruppi no-vax.

 

Interessante come Nature sostenga, citando testualmente, che "dipingere l'esitazione sociale sui vaccini come una semplice battaglia tra i gruppi anti-vaccini e la popolazione ignorante da una parte, e le ragioni della scienza e della sanità pubblica dall'altra - come ha fatto il governo francese - porta a una controversia inutile e sterile, e a una visione semplicistica della questione, che nasconde temi complessi, come le molteplici cause della "esitazione vaccinale" nella popolazione, e il ruolo fondamentale legato al costruire fiducia nelle istituzioni sanitarie e nell'informazione che proviene dal governo e dagli scienziati."

 

Ancora,  secondo Nature la reazione del governo francese, ovvero imporre l’obbligo, è semplicistica e si sottrae alla più importante responsabilità da parte dello Stato: “Lavorare con pazienza, fianco a fianco con gli operatori sanitari e i pazienti, per migliorare quella che è già una buona accettazione dei vaccini” in Francia.

 

Il rischio, secondo Nature, è che una legge di questo tipo provochi proprio ulteriori resistenze infondate a vaccini che possono salvare vite. La strategia migliore, secondo Nature, è impegnarsi per sostenere con forza nei confronti dell'opinione pubblica i benefici delle vaccinazioni, e usare meglio le prove disponibili per implementare strategie maggiormente proattive.