17/12/19
Chi ha paura della grande vittoria-Brexit di Johnson?
Di Tom Luongo, 14 dicembre 2019
Boris Johnson ha finalmente tagliato il nodo gordiano della politica britannica. Con una vittoria schiacciante nelle elezioni di giovedì, Johnson si è assicurato che il suo Trattato per il Ritiro (dalla UE, NdvdE) passerà indenne dalla Camera dei Comuni e produrrà una qualche versione della Brexit in futuro.
La vittoria è stata così larga da risultare imbarazzante per coloro che hanno ostacolato la Brexit negli ultimi tre anni. È stato particolarmente soddisfacente vedere Jo Swinson, leader dei Liberali Democratici, perdere il proprio seggio dopo avere scommesso il futuro del proprio partito sulla revoca dell’articolo 50.
Questo singolo fatto è più emblematico di qualsiasi altro della bolla intorno a Westminster in cui vivono i politici del Regno Unito. La Swinson ha sottostimato due cose.
Prima di tutto, c’è stata la determinazione del popolo britannico di far sentire la propria voce attraverso le urne.
In secondo luogo, l’acume politico di Nigel Farage, leader del partito Brexit. Farage ha ritirato i suoi candidati nei seggi conquistati dai Conservatori (il partito di Johnson, NdvdE) nel 2017, per assicurarsi che la Swinson e il suo manifesto traditore finissero in ginocchio.
La Swinson è passata dal cercare di diventare Primo Ministro alle notizie di ieri nel giro di sei settimane. Davvero un bel risultato.
Questo risultato ha anche messo in guardia l’intero establishment politico britannico sul fatto che le bugie che hanno raccontato su quanto sarebbe stata terribile la Brexit erano irrilevanti.
I Laburisti si sono messi da soli all’angolo, spingendo il loro leader Jeremy Corbyn a una svolta marxista nel suo manifesto. Penso che l’ala Blairiana dei laburisti sapesse che quest’elezione era persa, e ha permesso a Corbyn di impiccarsi da solo con le sue sciocchezze riguardo il sistema sanitario, il pollo al cloro e Donald Trump, in modo da liberarsi di lui una volta per tutte.
È stato un colpo da maestro di strangolamento politico, sferrato sia dai Conservatori sia dai globalisti Laburisti, che volevano neutralizzare tutte le minacce al loro potere reale, mentre Johnson si assicurava la maggioranza che proteggerà il nucleo del loro potere per i prossimi cinque anni.
Ma per il popolo queste elezioni riguardavano la loro dignità e quella di coloro che sono stati lasciati indietro da due generazioni di politici che li hanno venduti a Bruxelles. Il popolo non si fida di Johnson più di quanto faccia io.
Ma sapevano che ci doveva essere un chiaro segnale, anche se il beneficiario del segnale non era perfetto. Quindi, mentre Nigel Farage potrà non aver vinto alcun seggio in queste elezioni, continua a vincere spiritualmente la competizione.
Perché “leave” significa “leave”.
La Brexit potrebbe causare tempi duri. Potrà essere difficile. E con questo? La campagna paternalistica e condiscendente tenuta dalla folla del Remain è stata così disgustosa da indurre coloro che votarono nel referendum del 2016 a sfidarli di nuovo.
Chiunque abbia mezzo cervello poteva accorgersi della doppiezza e viltà di persone come Chukka Amuna e Anna Soubry (e il resto della folla ChangeUK), che cambiavano partito come noi ci cambiamo la biancheria intima, ma si rifiutavano di presentarsi a elezioni anticipate per confermare i loro seggi. E hanno anche perso tutti i loro seggi.
Anche i Conservatori che hanno negoziato apertamente con le potenze straniere per tradire la volontà del popolo se ne sono andati. Un’intera generazione di politici inetti e riprovevoli sono stati messi alla porta, per non aver sostenuto nuove elezioni perché sapevano quale fosse il reale sentimento della nazione, mentre loro lavoravano alacremente per sovvertirlo.
Che piaccia o no, i politici non possono governare senza il consenso del popolo. E il popolo ha appena detto loro: se ci deve essere qualche inconveniente, che così sia. Non illudiamoci, la battaglia non è ancora finita, ma questa è la prima vittoria definitiva della saga-Brexit.
Il progetto Europeo ha subito un duro colpo da questi risultati. Anche se io non mi fido di Boris Johnson e delle intenzioni dei conservatori. Le elezioni non riguardavano quello che Johnson farà col suo mandato.
Il loro obiettivo era sbarazzarsi del cancro che c’è nel cuore del sistema politico britannico.
Quindi, prima le cose importanti, sbarazzarsi di tutti gli azzeccagarbugli i politici in carriera e mettere la Brexit sul cammino della sua attuazione.
Riformare la Camera dei Lord, la Corte Suprema e tutte le altre cose, può aspettare. Penso che questi risultati abbiano chiarito anche questo punto.
Johnson lo ha menzionato nel suo discorso introduttivo, sapendo che molte persone gli hanno prestato il volto. Sa che questa vittoria può essere fugace.
Johnson deve procedere non solo con l’attuare la Brexit. Deve realizzare un cambiamento reale e sostanziale delle politiche della UE che hanno spinto nel fango l’economia del Regno Unito.
Deve separare realmente il Regno Unito dalla crisi che ribolle nel continente, perché se lui tradisce su questo stabilendo come Theresa May una “relazione prossima e speciale” con la UE finirà molto rapidamente nel caos.
Ciò detto, sento anche che…
Il fatto che Johnson abbia un mandato elettorale così forte per “compiere la Brexit” gli darà anche una posizione negoziale di forza con l’Unione Europea quando i negoziati ricominceranno a gennaio. Si è liberato con successo del peggio degli elementi “Remain” del partito conservatore e questo mette in guardia Bruxelles, che non potrà più mettere una fazione di Westminster contro l’altra.
Per più di tre anni l’establishment politico del Regno Unito e dell’Europa hanno attaccato il voto originale sulla Brexit. Questa opposizione ha fatto emergere e aggravato le divisioni all’interno della società britannica, schierando le sottoculture del Regno Unito l’una contro l’altra.
Il grande dubbio è se lui negozierà con Barnier da vincitore o, come Theresa May, da uno che chiede la pace dopo essere stato raso al suolo dai bombardamenti.
Si tratta forse della questione più importante che pende ancora sul Regno Unito e sulla Brexit.
Barnier e i suoi amici pensano ancora di avere le migliori carte in mano. Giocheranno ancora il loro gioco duro di non negoziare fino all’ultimo momento, cercando di imporre una soluzione ai britannici ribelli che sia umiliante e punitiva.
Penso che anche solo per questa ragione, i britannici hanno votato come hanno fatto, giovedì. Era chiaro che il loro parlamento non solo non faceva i loro interessi e li trattava come bambini arroganti, ma anche la UE li guardava con sdegno e ostilità appena nascosta.
O, nel caso di Donald Tusk e Guy Verhofstadt, ostilità palese.
L’arroganza del pensiero coloniale europeo è stata in bella vista negli ultimi tre anni. Non finirà con questo voto, né arretrerà anche solo di poco.
I leader UE stabiliranno nuovi termini di negoziazione per un accordo di libero scambio con il Regno Unito per sterilizzare ogni “vittoria” che Johnson ha ottenuto nel suo nuovo e luminoso Trattato per il Ritiro.
Charles Michel, il nuovo Presidente del Consiglio Europeo, sta già parlando in questi termini. Lo stesso vale per il Presidente francese Emmanuel Macron. Il nuovo slogan dell’UE sarà “campo da gioco livellato”.
Questo prende il posto dell’”allineamento normativo”. E se vedete Johnson usare quella frase, Farage scatterà come una molla, e giustamente.
Per il momento, Johnson ha il vento in poppa. Ha rafforzato i Conservatori, ha neutralizzato l’ERG, sconfitto Corbyn e rimesso Farage nella sua lampada. La Brexit ci sarà.
Questa vittoria attirerà una folla di investitori nel Regno Unito e li farà riflettere severamente su quanto sta succedendo nella UE. Anche se penso che l’obiettivo di Johnson sia di ottenere alla fine una BRINO – Brexit solo di facciata – un collasso del sistema bancario europeo potrebbe forzarlo politicamente a tenere le distanze mentre si verifica il disastro.
Perché questo fa parte di quanto la gente ha rifiutato col voto di giovedì. Dopo la Brexit, i debiti europei non sono un problema del Regno Unito, nella loro testa.
Questo è ciò di cui dovrebbero aver paura i leader UE. E, dal modo in cui stanno giocando le loro carte con il Regno Unito, è chiaro che ne hanno paura.
Se volete dare un’occhiata seria alla storia su come l’Unione Europea sia diventata la mostruosità che è oggi, procuratevi una copia del libro di Bernard Connolly Il Cuore Malato dell’Europa.
10/07/19
Il Labour come l'abbiamo conosciuto non esiste più
Dalla rivista online Spiked un amaro e accorato epitaffio posto sul Labour di Corbyn, che con il suo voltafaccia sulla Brexit manda a pezzi la sua linea politica, tradisce i suoi elettori del ceto popolare, si inginocchia davanti ai potenti e rischia di estinguersi.
di Brendan Chilton, 9 luglio 2019
Con un'inversione di rotta straordinaria e senza precedenti, il Partito Laburista ha annunciato oggi che sosterrà la campagna per il Remain in un futuro referendum sull'UE. E questo nonostante la promessa messa nero su bianco nel manifesto del 2017 di accettare l'esito del referendum originale del 2016. Questa è la conseguenza di tre anni di campagne da parte di chi all'interno del movimento laburista ha rifiutato di accettare il risultato del referendum. Hanno accumulato un'enorme pressione su Jeremy Corbyn, per convincerlo a cambiare la posizione del partito laburista. Oggi Corbyn ha ceduto alle stesse persone che alcuni anni fa lo avevano sfidato per la leadership nel partito.
Oggi è un giorno tragico nella storia del partito laburista e un giorno fatale per la democrazia britannica. È, potenzialmente, l'inizio della fine del partito laburista così come lo conosciamo. Il Labour è in continuo calo nei sondaggi d'opinione, nonostante il valoroso recente impegno dei parlamentari laburisti del Nord e delle Midlands, regioni che hanno votato sì alla Brexit, per la difesa della democrazia e per la salvaguardia del Labour come partito dei lavoratori e delle donne. I loro sforzi potrebbero essere arrivati troppo tardi per salvare i laburisti da una possibile sconfitta catastrofica alle prossime elezioni.
Il popolo britannico ha dato milioni di voti al partito laburista nel 2017, sapendo che il partito aveva accettato l'esito del referendum. Il partito laburista è stato in grado di togliere ai conservatori la maggioranza anche a causa della posizione assunta sull'uscita dall'Unione europea. Quattro milioni di elettori laburisti sono rimasti fedeli al Labour e, nonostante la grande incertezza sull'impegno del partito per la Brexit, hanno votato per il partito laburista di Jeremy Corbyn. Un partito laburista filoeuropeo ha oggi deluso la loro lealtà e fiducia. Molti ora guarderanno altrove, cercando una rappresentanza politica attraverso altre parti che condividono le loro opinioni.
La corrente vittoriosa a favore del Remain all'interno del partito laburista oggi festeggerà, ma il suo giubilo avrà vita breve. A festeggiare oggi saranno anche il Brexit Party e la campagna per la leadership di Boris Johnson. Probabilmente non riescono a credere alla loro fortuna. Dopo avere già superato il recinto esterno del forte laburista alle elezioni europee, il Brexit party ora avanza a tutta velocità nel vuoto rimasto nel cuore del territorio del Labour. Lì non c'è niente per fermarli. Larghi strati di collegi elettorali dominati dagli elettori pro Brexit della classe operaia sono ormai pronti per scegliere, visto che i laburisti abbandonano definitivamente il loro zoccolo duro.
Il 70% delle circoscrizioni elettorali del Labour all'epoca del referendum del 2016 ha votato per lasciare l'Unione Europea. Il sostegno alla Brexit è stato più alto tra le classi socioeconomiche più basse della nostra società. La maggior parte dei seggi più periferici del Labour ha votato Leave, così come la maggioranza dei seggi che il Labour deve vincere per formare un governo. Quei seggi sono ormai fuori portata, mentre il Labour ritorna all'interno dello scudo protettivo della M25 [la tangenziale di Londra, ndt]. Chi sosterrà le classi lavoratrici in Inghilterra ora? Chi rappresenterà i milioni di persone più povere che hanno votato nella speranza di un futuro migliore fuori dall'Unione europea?
Stiamo assistendo all'andare in pezzi della linea politica di un partito del Regno Unito. La vecchia alleanza laburista tra i professionisti della classe media e gli elettori della classe operaia è infranta. È, forse, qualcosa di irreparabile. Quel partito secolare che ha portato grandi progressi sociali, economici e politici per gli uomini e le donne comuni ha ceduto alla volontà dell'establishment britannico pro Remain. Allo stesso modo tanti partiti socialdemocratici europei che hanno perseguito lo stesso programma demografico e politico metropolitano sono passati alla storia. Il Labour, seguendo ora lo stesso percorso, mette a rischio la sua stessa esistenza come partito con un peso nella politica britannica.
La bandiera rossa, il vecchio e famoso simbolo della democrazia sociale del lavoro, dell'internazionalismo e della rappresentanza della classe operaia, è stata lacerata e abbattuta. Al suo posto è stata issata sul movimento laburista e sindacale la bandiera blu costellata di stelle gialle. Il capitale ha battuto il lavoro. I padroni hanno battuto i lavoratori. L'Europa ha battuto la democrazia. L'establishment ha vinto. Quando la storia sarà scritta, registrerà un paradosso peculiare: che il partito istituito per sfidare le élite è diventato in definitiva il partito che si è inginocchiato davanti ai nostri padroni e ha sostenuto il vecchio ordine.