Pubblichiamo la versione scritta dell’intervista al Presidente siriano Assad. Realizzata da Rai News 24 e poi non mandata in onda senza una ragionevole spiegazione, di fronte al montare delle critiche e al fatto che il video fosse stato divulgato intanto dai media siriani è alla fine stata dirottata su RaiPlay, una scelta che il sindacato Usigrai ha definito "incomprensibile".
Assad risponde in modo convincente, introducendo il punto di vista siriano sulla questione: le ingerenze esterne (europee e americane), le accuse all’esercito siriano mai provate, l’importanza di tornare alla normalità, ossia ad una Siria liberata, riunita e sovrana.
9 dicembre 2019
Traduzione di Carmen The Sister e Malachia Paperoga
Damasco. Il presidente Bashar al-Assad ha detto che la Siria uscirà più forte dalla guerra e che il futuro della Siria è promettente e la situazione sta molto migliorando, sottolineando le conquiste dell'esercito arabo siriano nella guerra contro il terrorismo.
Il Presidente ha concesso un'intervista alla TV Rai News 24 il 26 novembre 2019; l’intervista doveva essere trasmessa il 2 dicembre, ma la televisione italiana non ha mandato in onda la trasmissione per motivi incomprensibili. Assad ha aggiunto che l'Europa è il responsabile principale della creazione del caos in Siria e che il problema dei rifugiati è il risultato del sostegno diretto al terrorismo da parte dell’Europa insieme agli Stati Uniti, alla Turchia e a molti altri paesi. Il presidente Assad ha sottolineato che, fin dall’inizio della storiella riguardante le armi chimiche, la Siria ha sempre affermato di non averle usate.
Il Presidente ha affermato che l’organizzazione OPCW ha falsificato e inventato il rapporto riguardante le armi chimiche, solo perché gli Americani volevano che lo facesse. Quindi, fortunatamente, questo rapporto ha provato che tutto quello che diciamo da qualche anno, fin dal 2013, era corretto.
Nel seguito il testo completo dell’intervista:
Prima domanda: Signor Presidente, grazie per averci fatto venire. Iniziamo parlando della situazione attuale in Siria, qual è la situazione sul terreno, che cosa succede nel paese?
Presidente Assad: Se parliamo di Siria a livello sociale, la situazione è molto, molto migliorata, da questa guerra abbiamo imparato molte lezioni e penso che il futuro della Siria sia promettente; verremo fuori più forti da questa guerra. Se parliamo della situazione sul terreno: l’esercito Siriano è avanzato negli ultimi tre anni e ha liberato molte aree dai terroristi; rimane ancora Idlib, dove c'è al-Nusra che ha l’appoggio dei Turchi, e abbiamo la parte nord della Siria dove i Turchi hanno invaso il nostro territorio il mese scorso. Riguardo alla situazione politica, possiamo dire che sta diventando molto più complicata, perché abbiamo molti attori coinvolti nel conflitto siriano per a prolungarlo e trasformarlo in una guerra di logoramento.
Seconda domanda: Quando lei parla di liberare, sappiamo che lo fa in ottica militare, ma la questione è: qual è la situazione ora per le persone che hanno deciso di rientrare nella società? Il processo di riconciliazione, a che punto è? Sta funzionando?
Presidente Assad: In realtà, abbiamo chiamato "riconciliazione" il metodo che abbiamo adottato quando volevamo creare, diciamo, una buona atmosfera: permettere alle persone di vivere insieme, e che le persone che hanno vissuto fuori dalle aree sotto il controllo del governo possano tornare all’ordine della legge e delle istituzioni. Abbiamo concesso l’amnistia a tutti coloro che hanno deposto le armi e obbedito alla legge. Su questo punto la situazione non è complicata, se avrete la possibilità di visitare il paese vedrete che la vita sta tornando alla normalità. Il problema non era quello di persone che lottavano tra loro, la situazione non somigliava a quello che la narrativa occidentale cercava di rappresentare – Siriani che si combattevano tra loro. Il termine “guerra civile” è fuorviante. La situazione era che i terroristi avevano preso il controllo di alcune aree, e avevano imposto le loro regole. Quando i terroristi non ci sono più, la gente torna alla loro vita normale e vivono tutti insieme. Non è stata una guerra di religione, né una guerra etnica, né una guerra politica; sono stati terroristi sostenuti da poteri esterni, che grazie al denaro e alle armi hanno occupato queste aree.
Terza domanda: Non è preoccupato che il tipo di ideologia estremista che ha preso piede ed è stata il riferimento nella vita di tutti i giorni della gente per tanti anni possa in qualche modo radicarsi nella società e ripresentarsi, presto o tardi?
Presidente Assad: Questa è una delle più grandi sfide che stiamo affrontando. Quello che lei chiede è molto corretto. Abbiamo due problemi. Le aree che erano fuori dal controllo del governo sono state governate da due cose: caos, perché non c’era legge, per cui la gente – specialmente le generazioni più giovani – non sanno nulla di Stato, leggi e istituzioni. La seconda cosa, che è profondamente radicata nelle menti, è l’ideologia, l’ideologia oscura, l’ideologia wahabita – dell’ISIS, di al-Nusra o Ahrar al-Cham, o di altre ideologie di terroristi estremisti islamici. Ora abbiamo iniziato con questa realtà, perché quando si libera un territorio bisogna risolvere i problemi, se no a che scopo liberarlo? La prima parte della soluzione è religiosa, perché l’ideologia è un’ideologia religiosa, e il clero siriano, o diciamo le istituzioni religiose in Siria, stanno facendo un grande sforzo a riguardo, e stanno avendo successo; riescono ad aiutare queste persone a capire la vera religione, non la religione che gli è stata insegnata da al-Nusra o dall’ISIS o da altre fazioni.
Quarta domanda: Quindi essenzialmente il clero e le moschee sono parte del processo di riconciliazione?
Presidente Assad: Si tratta proprio della parte più importante. La seconda parte sono le scuole. Nelle scuole, hai gli insegnanti, hai l’istruzione, e hai i curriculum nazionali, e questo è molto importante per cambiare la mente di queste giovani generazioni. Terzo, abbiamo la cultura, il ruolo dell’arte, degli intellettuali, e così via. In alcune aree, è molto difficile giocare queste carte, quindi è stato molto più facile partire con la religione, e poi con le scuole.
Quinta domanda: Signor Presidente, torniamo per un istante alla politica. Lei ha menzionato la Turchia, giusto? La Russia è stato il vostro miglior alleato in questi anni, non è un segreto, ma ora la Russia sta scendendo a patti con la Turchia su alcune aree che sono parte del territorio siriano, come affronta la questione?
Presidente Assad: Per capire il ruolo della Russia, occorre capire i principi russi. La Russia crede nella legge internazionale – e nell’ordine internazionale basato su questa legge – sia nell’interesse della Russia e nell’interesse di tutti al mondo. Quindi, per loro, supportare la Siria significa sostenere la legge internazionale; questo è il primo punto. In secondo luogo, essere contro i terroristi è nell’interesse del popolo russo e del resto del mondo. Quindi, essere con la Turchia e cercare compromessi non significa sostenere l’invasione turca; piuttosto hanno voluto giocare un ruolo per convincere i turchi che devono lasciare la Siria. Non sostengono i turchi, non dicono “questa cosa è buona, accettiamola e la Siria deve accettarla”. Non è così. Ma a causa del ruolo negativo degli americani e del mondo occidentale riguardo alla Turchia e ai Curdi, i russi hanno preso posizione, per bilanciare il loro ruolo, per rendere la situazione… non direi migliore, ma meno peggiore se vogliamo essere precisi. Perciò, nel frattempo, questo è il loro ruolo. In futuro, la loro posizione è molto chiara: l’integrità della Siria e la sovranità della Siria. L’integrità e la sovranità della Siria sono in contraddizione con l’invasione turca, questo è molto ovvio e chiaro.
Sesta domanda: Quindi, mi sta dicendo che i russi potrebbero trovare un compromesso, ma la Siria non scenderà a compromessi con la Turchia. Voglio dire, le relazioni sono ancora parecchio tese.
Presidente Assad: No, nemmeno i russi sono scesi a compromessi riguardo alla sovranità. No, affrontano la realtà. Ora, la realtà è negativa, devi farti coinvolgere per fare qualcosa… Non userei la parola compromesso perché questa non è la soluzione definitiva. Potrebbe essere un compromesso riguardo alla situazione a breve termine, ma a lungo e medio termine, la Turchia dovrebbe andarsene. Non c’è dubbio a riguardo.
Settima Domanda: E a lungo termine, sono in programma discussioni tra lei e il signor Erdogan?
Presidente Assad: Non mi sentirei orgoglioso se un giorno dovessi farlo. Mi sentirei disgustato ad affrontare questo tipo di islamisti opportunisti, non musulmani, islamisti – è un altro termine, è un termine politico. Ma ancora una volta, dico sempre: il mio lavoro non è quello di essere contento di quello che sto facendo o infelice o altro. Non si tratta dei miei sentimenti, ma degli interessi della Siria, quindi ovunque vadano i nostri interessi, lì andrò io.
Ottava Domanda: In questo momento, quando l’Europa guarda la Siria, a parte le considerazioni sul paese, vede due questioni principali: una sono i rifugiati, e l’altra sono i jihadisti o i “foreign fighters” che ritornano in Europa. Come vede queste preoccupazioni europee?
Presidente Assad: Dobbiamo partire da una domanda semplice: chi ha creato questi problemi? Come mai ci sono rifugiati in Europa? È una domanda semplice: la causa è il terrorismo che viene sostenuto dall’Europa – e naturalmente dagli Stati Uniti e dalla Turchia e da altri – ma l’Europa è stato l’attore principale nel creare caos in Siria. Quindi, chi semina vento raccoglie tempesta.
Nona Domanda: Perché dice che l’Europa è stato l’attore principale?
Presidente Assad: Perché hanno pubblicamente sostenuto, l’UE ha sostenuto i terroristi in Siria fin dal primo giorno, dalla prima settimana, proprio dall’inizio. Hanno dato la colpa al governo siriano, e alcuni regimi come quello francese hanno mandato armi in Siria, l’hanno detto – uno dei loro funzionari – mi pare il loro ministro degli Affari Esteri, forse Fabius, ha detto “mandiamole”. Hanno mandato armi; hanno creato questo caos. Ecco perché molte persone hanno trovato difficile rimanere in Siria; milioni di persone non potevano vivere qui quindi hanno dovuto uscire dalla Siria.
Decima Domanda: In questo momento, nella regione, ci sono disordini, e c’è un certo caos. Un altro degli alleati della Siria è l’Iran, e qui la situazione si fa complicata. La cosa ha un qualche effetto sulla situazione in Siria?
Presidente Assad: Certamente, ogni volta che si crea caos, la situazione diventa brutta per tutti, ci saranno effetti collaterali e ripercussioni, specialmente quando ci sono interferenze esterne. Se è qualcosa di spontaneo, se parliamo di dimostrazioni e di persone che chiedono riforme o un miglioramento della situazione economica o di qualche altro diritto, si tratta di una cosa positiva. Ma se si tratta di vandalismo e di distruggere e uccidere e di interferire da parte di poteri esterni, allora no, - è senz’altro una cosa negativa, brutta, e un pericolo per tutti gli abitanti della regione.
Undicesima Domanda: È preoccupato di quello che succede in Libano, che è proprio alle vostre porte?
Presidente Assad: Sì, nella stessa maniera. Naturalmente, il Libano potrebbe influire sulla Siria più che su qualsiasi altro paese, perché è un paese confinante. Ma ancora una volta: se si tratta di una cosa spontanea e riguarda riforme e liberarsi di un sistema politico settario, sarebbe una buona cosa per il Libano. Ancora una volta, dipende dalla consapevolezza del popolo libanese nel non lasciare che qualcuno dall’esterno tenti di manipolare il movimento spontaneo o le dimostrazioni in Libano.
Dodicesima Domanda: Torniamo a quello che sta succedendo in Siria. In giugno, Papa Francesco le ha scritto una lettera chiedendole di dare attenzione e rispettare la popolazione, specialmente a Idlib, dove la situazione è ancora molto tesa, perché ci sono scontri là, e anche per come i prigionieri vengono trattati in prigione. Lei gli ha risposto, e che cosa gli ha risposto?
Presidente Assad: La lettera del Papa riguardava le sue preoccupazioni per i civili in Siria e ho avuto l’impressione che forse in Vaticano non conoscono l’intera situazione. Tutto questo è normale, dal momento che la narrazione mainstream in occidente è tutta incentrata sul “governo cattivo” che uccide la “brava gente”; a leggere e ad ascoltare gli stessi media ogni pallottola dell’esercito siriano e ogni bomba uccide solo civili e solo ospedali! Non uccidono terroristi, perché prendono di mira i civili! Il che non è vero. Quindi, ho risposto con una lettera che spiegava al Papa la realtà della Siria – perché noi siamo i più preoccupati, o quelli che si preoccupano prima, delle vite dei civili, perché non si può liberare un’area in cui le persone si rivoltano contro di te. Non puoi parlare di liberazione mentre i civili sono contro di te o contro la società. La parte più cruciale della liberazione militare di ogni area è di avere il sostegno della gente in quell’area o in generale nella regione. Questo è stato chiaro fin dall’inizio di questi nove anni e il contrario sarebbe contro i nostri interessi.
Tredicesima Domanda: Ma questo tipo di appello, in qualche modo, vi ha fatto ripensare anche all’importanza di proteggere i civili e la gente del suo paese?
Presidente Assad: No, queste cose le facciamo tutti i giorni, non solo per valori morali, principi ed etica, ma perché è nel nostro interesse. Come appena detto, se non avessimo questo sostegno – senza il sostegno della gente, non si può ottenere nulla… non puoi avanzare politicamente, militarmente, economicamente in ogni aspetto. Non avremmo potuto sopportare questa guerra per nove anni senza il sostegno della gente e non avremmo avuto il sostegno della gente se ci fossimo messi ad uccidere i civili. Questa è una semplice equazione, auto-evidente, nessuno può contraddirla. Ecco perché dico che, a prescindere dalla lettera, questa è la nostra preoccupazione. Ma comunque, il Vaticano è uno stato, e noi pensiamo che il ruolo di ogni stato – se si preoccupa di questi civili, è di occuparsi della ragione principale del conflitto. La ragione principale è il ruolo occidentale nel sostenere i terroristi, e sono le sanzioni imposte alla popolazione siriana che hanno reso la situazione molto peggiore – e questa è un’altra causa dei rifugiati che vi ritrovate ora in Europa. Voi non volete i rifugiati, ma allo stesso tempo create la situazione o il clima che suggerirà loro "vai via dalla Siria, da qualsiasi altra parte”, e naturalmente andranno in Europa. Quindi questo paese, ogni paese, dovrebbe affrontare le vere ragioni e noi speriamo che il Vaticano possa interpretare questo ruolo all’interno dell’Europa e nel mondo; convincere molti stati che dovreste smetterla di immischiarvi nelle questioni siriane, smetterla di violare le leggi internazionali. Sarebbe sufficiente questo: abbiamo solo bisogno che la gente rispetti le leggi internazionali. I civili sarebbero al sicuro, si ripristinerebbe l’ordine e tutto andrebbe bene. Non serve nient’altro.
Quattordicesima Domanda: Signor Presidente, lei è stato accusato più volte di aver usato armi chimiche, e questo è stato il motivo di molte decisioni e un punto chiave, una linea rossa, per molte decisioni. Un anno fa, più di un anno fa, ci sono stati i fatti di Douma che sono stati considerati un’altra linea rossa. Dopo, ci sono stati bombardamenti, e sarebbe potuta andare peggio, ma qualcosa si è fermato. In questi giorni, attraverso WikiLeaks, sta venendo fuori che potrebbe esserci stato qualcosa di sbagliato nel rapporto. Quindi, nessuno è ancora in grado di dire cosa è successo, ma potrebbe esserci stato qualcosa di sbagliato nel rapporto.
Presidente Assad: Abbiamo sempre – fin dall’inizio di questa narrazione riguardo alle armi chimiche – detto che non le abbiamo usate; non possiamo usarle, è impossibile usarle nella nostra situazione per molte ragioni, diciamo ragioni logistiche.
Intervistatore: Me ne dia una.
Presidente Assad: Una ragione, una molto semplice: quando avanzi, perché mai dovresti usare armi chimiche?! Se stiamo avanzando, perché dovremmo averne bisogno?! Siamo in una situazione molto buona, quindi, perché usarle, specie nel 2018? Ecco la prima ragione. La seconda, molto concreta prova che respinge questa narrazione: quando usi armi chimiche – sono armi di distruzione di massa - parli di migliaia di morti, o almeno centinaia. Questa cosa non è mai accaduta, mai – tutto quello che abbiamo erano quei video di attacchi chimici simulati. Nell’ultimo rapporto che lei ha menzionato, c’è un’incongruenza tra quello che abbiamo visto nel video e quello che hanno visto come tecnici o come esperti. La quantità di cloro di cui hanno parlato: prima di tutto, questo cloro non è un prodotto per la distruzione di massa; in secondo luogo, la quantità che hanno trovato è la stessa quantità che potresti avere in casa, esiste in molte famiglie ed è usata magari per pulire o altro. La stessa identica quantità. Ecco quello che ha fatto l’organizzazione OPCW – hanno prodotto e falsificato il rapporto, solo perché gli americani lo volevano. Quindi, fortunatamente, questo rapporto dimostra che tutto quello che abbiamo detto durante i primi anni, sin dal 2013, era corretto. Noi abbiamo ragione, e loro torto. Questa è la prova, è l’evidenza concreta riguardo a questa questione, Quindi, ancora una volta, l’OPCW è condizionata, è stata politicizzata ed è immorale, e queste organizzazioni che dovrebbero lavorare in parallelo con le Nazioni Unite per creare un mondo più stabile – vengono usate come braccia americane e occidentali per creare più caos.
Quindicesima Domanda: Signor Presidente, dopo nove anni di guerra, lei parla degli errori degli altri. Vorrei che ci parlasse dei suoi errori, se ne ha fatti. C’è qualcosa che avrebbe fatto diversamente, e qual è la lezione che ha imparato e che può aiutare il suo paese?
Presidente Assad: Sicuramente, perché quando si parla di aver fatto qualcosa, si trovano sempre degli errori, fa parte della natura umana. Ma quando si parla di pratica politica, si hanno due cose: si hanno strategie o grandi decisioni; e si parla di tattiche – o in questo contesto, di implementazioni. In questo senso, le nostre decisioni strategiche o principali erano di opporsi al terrorismo, di iniziare la riconciliazione e di opporsi alle influenze esterne nei nostri affari. Oggi, dopo nove anni, adottiamo le stesse politiche; siamo ancora più aderenti a queste politiche. Se pensassimo che erano sbagliate, le avremmo cambiate; ma in realtà no, pensiamo che non ci fosse niente di sbagliato in queste politiche. Abbiamo intrapreso la nostra missione, abbiamo implementato la costituzione proteggendo il popolo. Ora, se dobbiamo parlare di errori di implementazione, naturalmente si trovano molti errori. Penso che se vogliamo parlare di errori riguardo alla guerra, non dovremmo parlare delle decisioni prese durante la guerra causate dalla guerra – o parte di essa, è un risultato di qualcosa avvenuto prima. Abbiamo dovuto affrontare due cose durante questa guerra: la prima era l’estremismo. L’estremismo è iniziato in questa regione alla fine degli anni ’60 e ha accelerato negli anni ’80, specialmente l’ideologia Wahabita. Se vogliamo parlare di errori nell’affrontare questa questione, allora sì, dirò che siamo stati molto tolleranti con qualcosa che era molto pericoloso. Questo è un grosso errore che abbiamo condotto in quei decenni; parlo di diversi governi, incluso il mio prima di questa guerra. Il secondo: quando hai persone che sono pronte a rivoltarsi contro l’ordine costituito, distruggere proprietà pubbliche, commettere atti vandalici e così via, sono persone che lavorano contro il tuo paese, sono pronte a lavorare con potenze straniere – intelligence straniere, chiedono interferenze militari esterne contro i loro paese. Quindi, qui si pone la questione: come abbiamo fatto ad averli? Se lo chiede a me, le dirò che prima della guerra avevamo più di 50.000 fuorilegge che non vennero catturati dalla polizia, per esempio; per questi fuorilegge, il nemico naturale è il governo, perché non vogliono andare in prigione.
Sedicesima Domanda: E cosa mi dice della situazione economica? Perché parte di essa – non so se una piccola o grande parte – ma una parte è stato anche il malcontento e i problemi della popolazione in certe aree in cui l’economia non funzionava. C’è qualche lezione da imparare?
Presidente Assad: Potrebbe essere un fattore, ma sicuramente non un fattore principale. Alcune persone parlano dei quattro anni di siccità che hanno spinto la gente a lasciare la propria terra nelle aree rurali per recarsi in città... potrebbe essere un problema, ma questo non è il problema principale. Hanno parlato della politica liberale... non avevamo una politica liberale, siamo ancora socialisti, abbiamo ancora un settore pubblico - un settore pubblico molto grande nel governo. Non puoi parlare di politica liberale mentre hai un grande settore pubblico. Abbiamo avuto crescita, buona crescita.
Ovviamente, nell'attuazione della nostra politica, di nuovo ci sono stati degli errori. Come si possono creare pari opportunità tra le persone? Tra zone rurali e tra le città? Quando l'economia cresce, le città ne trarranno maggiori benefici, ciò creerà più immigrazione dalle aree rurali alle città... questi sono fattori che potrebbero avere un ruolo, ma non è questo il problema. Nelle zone rurali in cui si ha più povertà, il denaro del Qatar ha svolto un ruolo più efficace che nelle città, è naturale. Lì paghi per mezz'ora quello che ottengono in una settimana; va molto bene per loro.
Diciassettesima Domanda: Siamo quasi arrivati alla fine, ma ci sono altre due domande che voglio farle. Una riguarda la ricostruzione, e la ricostruzione sarà molto costosa. Come può immaginare di potersi permettere questa ricostruzione, chi potrebbe essere il vostro alleato nella ricostruzione?
Presidente Assad: Non abbiamo grossi problemi. Dicono che la Siria non ha soldi... no, in realtà i siriani hanno molti soldi; il popolo siriano nel mondo ha molti soldi e vuole venire a costruire il suo paese. Perché quando si parla di costruire il paese, non si tratta di dare soldi alle persone, si tratta di ricavarne benefici - è un business. Quindi, molte persone, non solo siriane, vogliono fare affari in Siria. Quindi, parlando di dove trovare i fondi per questa ricostruzione, ci sono già, ma il problema è che queste sanzioni impediscono a quegli uomini d'affari o a quelle aziende di venire e lavorare in Siria. Nonostante ciò, abbiamo iniziato e, nonostante ciò, alcune società straniere hanno iniziato a trovare dei modi per eludere queste sanzioni e abbiamo iniziato a pianificare. Ci vorrà tempo, senza le sanzioni non avremmo problemi con i finanziamenti.
Diciottesima Domanda: Conclusione su una nota molto personale, signor Presidente; si sente un sopravvissuto?
Presidente Assad - Se parliamo di una guerra nazionale come questa, in cui quasi tutte le città sono state danneggiate dal terrorismo o dai bombardamenti esterni e quant’altro, allora possiamo dire che tutti i siriani sono dei sopravvissuti. Penso che questa sia la natura umana: essere un sopravvissuto.
Giornalista – Ma lei?
Presidente Assad - Io sono parte di quei siriani. Non posso essere separato da loro; ho gli stessi sentimenti. Ancora una volta, non si tratta di essere una persona forte che è riuscita a sopravvivere. Senza questa atmosfera, questa società o questo contesto in cui sopravvivere, non si potrebbe sopravvivere. È un fatto collettivo; non è una sola persona, non è una performance individuale.
Giornalista - Grazie mille, signor Presidente.
Presidente Assad - Grazie.
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20/12/19
Assad - L'Europa è stata protagonista principale nel creare il caos in Siria
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08/05/19
I big del petrolio finanziano gli allarmisti climatici, non gli scettici
Una falsa diceria che gira da tempo è che la “rivoluzione verde”, che sarebbe dietro l’angolo, venga ostacolata dalle grandi compagnie petrolifere. La realtà è esattamente contraria: i big del petrolio controllano e finanziano i grandi gruppi ambientalisti, in modo da ricavarne una buona reputazione e soprattutto per indirizzarne gli obiettivi, ottenendo i massimi vantaggi.
Di David Wojick, 4 maggio 2019
Gli allarmisti climatici accusano spesso gli scettici, come me e come gruppi indipendenti, per esempio il Comitato per un Domani Costruttivo o l’Istituto Heartland, di essere pagati dai big del petrolio. L’accusa è completamente falsa – una grande bugia ripetuta così spesso che alla fine la gente ci crede. Non riceviamo neppure un centesimo dai big del petrolio. Fa parte delle storie di fantasia dei verdi il fatto che lo scetticismo esista solo perché le grandi compagnie degli idrocarburi lo finanziano.
Giusto per la cronaca, nessuno di noi scettici – realisti climatici – dubita o nega i cambiamenti climatici. Riconosciamo tutti che il clima della Terra è in cambiamento e in fluttuazione praticamente costante, a livello locale, regionale e globale.
Quello che mettiamo in discussione è l’affermazione che le emissioni dei combustibili fossili abbiamo in qualche modo rimpiazzato il sole e le altre potenti forze naturali che hanno guidato i cambiamenti climatici – benefici, benigni, dannosi o anche enormemente distruttivi – che ci sono stati attraverso tutta la storia dell'uomo e della Terra.
Cambiamenti come gli almeno cinque periodi glaciali che hanno sepolto la maggior parte del Nord America, dell’Europa e dell’Asia sotto fiumi di ghiaccio alti chilometri, intercalati da periodi caldi che hanno sciolto quei ghiacciai immensi, periodi caldi al tempo dei romani e nel medioevo, una piccola era glaciale, la siccità lunga un secolo Anasazi-Maya, il periodo delle tempeste di sabbia, e molti altri cambiamenti climatici e metereologici, piccoli e grandi.
Il solito ritornello prevede che ExxonMobil abbia finanziato con un totale di qualche milione di dollari alcuni gruppi di scettici prima del 2007. Ma questo avveniva molti anni fa. Exxon venne spaventata dai gruppi di pressione allarmisti, e non diede più un centesimo ai realisti climatici, da allora. Di fatto, oggi la situazione si è completamente invertita.
Le grandi compagnie petrolifere ora danno almeno alcuni miliardi di dollari all’anno agli allarmisti climatici, per alimentare la narrazione dello stravolgimento da cambiamenti climatici antropici. Perché dovrebbero farlo? Vengono in mente due motivi.
In primo luogo, tipiche ragioni commerciali – quello che alcuni chiamerebbero avidità corporativa, o eliminazione della concorrenza attraverso la legge della giungla. Alimentare l’allarmismo climatico aiuta le compagnie petrolifere a mettere fuori gioco lo “sporco” carbone e posizionare il gas naturale come maggiormente “favorevole al clima”. Dopo tutto, le big del petrolio sono le stesse big del gas naturale.
La seconda ragione sono la reputazione e il “greenwashing” – ovvero il darsi una riverniciata “verde”, dipingendosi come più socialmente e ambientalmente “responsabili” attraverso il supporto a gruppi ambientalisti e la proposta di alternative “pulite” (o quantomeno “meno sporche”) al carbone “che distrugge il clima”.
Il principale canale che muove questi miliardi di dollari “verdi” ha un nome veramente parlante: l’Iniziativa Climatica del Petrolio e del Gas (OGCI). Se coloro che accusano gli scettici avessero ragione, le compagnie di petrolio e gas non potrebbero mai essere connesse logicamente o eticamente all’”iniziativa climatica”. Ma ecco qui la connessione, ed è decisamente grande. I membri dell’OGCI includono i seguenti nomi ben noti di big del petrolio:
British Petroleum (PB), Chevron, China National Petroleum Corporation (CNPC), Eni, Equinor, Exxon Mobil Corporation, Occidental Petroleum, PEMEX (Petróleos Mexicanos), PETROBRAS (Petroleo Brasileiro), Repsol, Royal Dutch Shell, Saudi Aramco, Total.
Complessivamente, queste big producono il 30% del petrolio e del gas naturale mondiale. Il loro sito OGCI comprende anche la presentazione degli amministratori delle big del petrolio, giusto per mostrare quanto queste compagnie siano seriamente e responsabilmente “verdi”. L’ultimo rapporto annuale include una lettera dell’amministratore delegato, che contiene questa gemma:
“Mentre la nostra ambizione cresce con la dimensione della sfida, non vediamo l’ora di lavorare fianco a fianco dei decisori politici, dei legislatori e di tutti coloro che sono coinvolti per aiutare a sviluppare le leve che possono accelerare economicamente e sostenibilmente il ritmo della transizione verso un modello a basso carbonio”.
Dovreste chiedervi se la loro lista di “coloro che sono coinvolti” includa le famiglie, le imprese e le comunità che capiscono quanto completamente dipendenti loro e tutte le società industrializzate siano dai combustibili fossili, in particolare il petrolio e il gas. Vi basta leggere questa lista e guardare questo piccolo video incluso.
Tornando al punto, consideriamo le sue origini. L’OGCI è stato lanciato nel 2014, poco dopo l’infausto scandalo energetico di Chesapeake, quando l’amministratore di questa azienda del gas di scisto venne sorpreso a elargire milioni di dollari al Sierra Club (gruppo ambientalista, NdVdE) perché sostenesse la guerra degli ambientalisti e dell’amministrazione Obama nella loro guerra al carbone. Ironicamente, persino i membri del club non volevano accettare quei soldi, dal momento che considerano tutti i combustibili fossili loro nemici – e dopo aver costretto il carbone alla sottomissione, il club iniziò a prendere di mira il gas naturale, la fonte principale di reddito di Chesapeake.
Quello che sembra essere successo è che le astutissime grandi compagnie petrolifere hanno creato la loro propria organizzazione “verde”. Contando su miliardi di dollari di finanziamento annuale, le grandi compagnie petrolifere (Big Oil) sono ora uno dei più grandi finanziatori dei maggiori gruppi ambientalisti (Big Green), senza contare i finanziamenti governativi (Big Government).
Inoltre, il Fondo per la Difesa Ambientale (EDF) è attivamente impegnato con Big Oil, attraverso il suo braccio EDF+Business. In particolare, EDF ha un enorme programma di riduzione del metano – la Sfida del Metano – che, in maniera nient’affatto sorprendente, coinvolge l'OGCI. Il programma si caratterizza principalmente grazie ai “Rapporti di sostenibilità” di diverse grandi società petrolifere. EDF sta perfino costruendo e lanciando il suo proprio satellite, astutamente chiamato MetanoSAT.
Chiaramente, EDF riceve un sacco di soldi per tutto questo. Sostiene di non ricevere denaro “direttamente" dalle compagnie petrolifere. I soldi arrivano da “filantropi” non meglio specificati. Naturalmente, da dove attingano i soldi questi filantropi è un’altra storia; potrebbero facilmente essere il risultato del riciclaggio di denaro sporco delle compagnie petrolifere. Un indizio importante è che l’OGCI non emette alcun rapporto finanziario, né pubblica alcuna informazione trasparente online sulle sue finanze.
L’emittente Space News in realtà ha indagato sul finanziamento di EDF – ma ha incontrato un muro invalicabile. Ecco il suo rapporto:
“Tuttavia, EDF ci ha dato pochi dettagli riguardo a quanto costerà MetanoSAT o a come verrà finanziato. Il progetto ha ricevuto lo scorso anno una sovvenzione da una nuova iniziativa chiamata Il Progetto Audace, ma l'entità del premio non è stata resa nota. Un portavoce di EDF non ha risposto a un’indagine sullo stato finanziario del progetto”.
Avere EDF dalla sua parte è certamente un bel vantaggio per Big Oil. Ma qui c’è molta ipocrisia – da parte di entrambi.
In ogni caso, è chiaro che le big petrolifere stanno spendendo almeno un miliardo sul verde, che vuol dire un sacco di verde. (Il freddo contante, sotto forma di bigliettoni americani, è chiaramente il nuovo Big Green). Non esiste alcuna prova che gli scettici climatici stiano ricevendo alcunché. Ma se qualcuno di loro ne sta ricevendo, si tratta di somme minuscole a confronto. Nel frattempo l’OGCI e Big Green ricevono miliardi e EDF forse molti milioni.
Un’altro aspetto notevolmente ironico è che la presunta alternativa ai combustibili fossili - che sono abbondanti, affidabili, economici e tengono in piedi la civiltà - sono le fonti presunte “pulite, verdi, rinnovabili, sostenibili, responsabili”: il vento, il sole e l’energia da combustibili vegetali (gli ambientalisti duri e puri non approvano nemmeno il nucleare né l’idroelettrico).
Queste presunte “alternative” richiedono quantità inconcepibilmente vaste di terra – non solo per le turbine eoliche, i pannelli solari, le batterie di riserva e le fattorie di produzione del combustibile vegetale, ma anche per estrarre e processare i miliardi di tonnellate di acciaio, rame, terre rare, litio, cadmio, pietre calcaree e altro materiale necessario per produrre le turbine, i pannelli, le batterie, le linee di trasmissione, i trattori, i camion e altre infrastrutture “sostenibili”.
Tutte queste estrazioni, lavorazioni, produzioni e trasporti richiedono combustibili fossili. E i combustibili vegetali, quando vengono bruciati, emettono anidride carbonica nella stessa misura del carbone, del petrolio e del gas naturale.
Una cosa ancora più inquietante è che una grande quantità di questi materiali grezzi viene prodotta con lavoro schiavista e minorile, in condizioni di salute, sicurezza e rispetto ambientale tali che Upton Sinclair e gli altri riformatori dell’inizio del secolo scorso a confronto avrebbero pensato che i lavoratori del loro tempo vivessero in paradiso (qui un esempio, NdVdE).
Parlando di scetticismo, la semplice verità è che circa metà degli americani non crede all’allarmismo climatico, su su fino al Presidente. Ma nessuno paga per questo scetticismo diffuso. Per quanto riguarda le big del petrolio, loro versano un sacco di soldi a Big Green e alle iniziative climatiche verdi. I conservatori e i gruppi di realisti climatici hanno think tank che riescono a trovare qualche fondo, ma questi non vengono dalle big del petrolio.
Il fatto che Big Oil sia responsabile dello scetticismo fa parte del mondo di fantasia degli allarmisti climatici.
David Wojick è un analista indipendente specializzato in scienza, logica e diritti umani nella politica pubblica, ed è autore di numerosi articoli su questi argomenti.
Di David Wojick, 4 maggio 2019
Gli allarmisti climatici accusano spesso gli scettici, come me e come gruppi indipendenti, per esempio il Comitato per un Domani Costruttivo o l’Istituto Heartland, di essere pagati dai big del petrolio. L’accusa è completamente falsa – una grande bugia ripetuta così spesso che alla fine la gente ci crede. Non riceviamo neppure un centesimo dai big del petrolio. Fa parte delle storie di fantasia dei verdi il fatto che lo scetticismo esista solo perché le grandi compagnie degli idrocarburi lo finanziano.
Giusto per la cronaca, nessuno di noi scettici – realisti climatici – dubita o nega i cambiamenti climatici. Riconosciamo tutti che il clima della Terra è in cambiamento e in fluttuazione praticamente costante, a livello locale, regionale e globale.
Quello che mettiamo in discussione è l’affermazione che le emissioni dei combustibili fossili abbiamo in qualche modo rimpiazzato il sole e le altre potenti forze naturali che hanno guidato i cambiamenti climatici – benefici, benigni, dannosi o anche enormemente distruttivi – che ci sono stati attraverso tutta la storia dell'uomo e della Terra.
Cambiamenti come gli almeno cinque periodi glaciali che hanno sepolto la maggior parte del Nord America, dell’Europa e dell’Asia sotto fiumi di ghiaccio alti chilometri, intercalati da periodi caldi che hanno sciolto quei ghiacciai immensi, periodi caldi al tempo dei romani e nel medioevo, una piccola era glaciale, la siccità lunga un secolo Anasazi-Maya, il periodo delle tempeste di sabbia, e molti altri cambiamenti climatici e metereologici, piccoli e grandi.
Il solito ritornello prevede che ExxonMobil abbia finanziato con un totale di qualche milione di dollari alcuni gruppi di scettici prima del 2007. Ma questo avveniva molti anni fa. Exxon venne spaventata dai gruppi di pressione allarmisti, e non diede più un centesimo ai realisti climatici, da allora. Di fatto, oggi la situazione si è completamente invertita.
Le grandi compagnie petrolifere ora danno almeno alcuni miliardi di dollari all’anno agli allarmisti climatici, per alimentare la narrazione dello stravolgimento da cambiamenti climatici antropici. Perché dovrebbero farlo? Vengono in mente due motivi.
In primo luogo, tipiche ragioni commerciali – quello che alcuni chiamerebbero avidità corporativa, o eliminazione della concorrenza attraverso la legge della giungla. Alimentare l’allarmismo climatico aiuta le compagnie petrolifere a mettere fuori gioco lo “sporco” carbone e posizionare il gas naturale come maggiormente “favorevole al clima”. Dopo tutto, le big del petrolio sono le stesse big del gas naturale.
La seconda ragione sono la reputazione e il “greenwashing” – ovvero il darsi una riverniciata “verde”, dipingendosi come più socialmente e ambientalmente “responsabili” attraverso il supporto a gruppi ambientalisti e la proposta di alternative “pulite” (o quantomeno “meno sporche”) al carbone “che distrugge il clima”.
Il principale canale che muove questi miliardi di dollari “verdi” ha un nome veramente parlante: l’Iniziativa Climatica del Petrolio e del Gas (OGCI). Se coloro che accusano gli scettici avessero ragione, le compagnie di petrolio e gas non potrebbero mai essere connesse logicamente o eticamente all’”iniziativa climatica”. Ma ecco qui la connessione, ed è decisamente grande. I membri dell’OGCI includono i seguenti nomi ben noti di big del petrolio:
British Petroleum (PB), Chevron, China National Petroleum Corporation (CNPC), Eni, Equinor, Exxon Mobil Corporation, Occidental Petroleum, PEMEX (Petróleos Mexicanos), PETROBRAS (Petroleo Brasileiro), Repsol, Royal Dutch Shell, Saudi Aramco, Total.
Complessivamente, queste big producono il 30% del petrolio e del gas naturale mondiale. Il loro sito OGCI comprende anche la presentazione degli amministratori delle big del petrolio, giusto per mostrare quanto queste compagnie siano seriamente e responsabilmente “verdi”. L’ultimo rapporto annuale include una lettera dell’amministratore delegato, che contiene questa gemma:
“Mentre la nostra ambizione cresce con la dimensione della sfida, non vediamo l’ora di lavorare fianco a fianco dei decisori politici, dei legislatori e di tutti coloro che sono coinvolti per aiutare a sviluppare le leve che possono accelerare economicamente e sostenibilmente il ritmo della transizione verso un modello a basso carbonio”.
Dovreste chiedervi se la loro lista di “coloro che sono coinvolti” includa le famiglie, le imprese e le comunità che capiscono quanto completamente dipendenti loro e tutte le società industrializzate siano dai combustibili fossili, in particolare il petrolio e il gas. Vi basta leggere questa lista e guardare questo piccolo video incluso.
Tornando al punto, consideriamo le sue origini. L’OGCI è stato lanciato nel 2014, poco dopo l’infausto scandalo energetico di Chesapeake, quando l’amministratore di questa azienda del gas di scisto venne sorpreso a elargire milioni di dollari al Sierra Club (gruppo ambientalista, NdVdE) perché sostenesse la guerra degli ambientalisti e dell’amministrazione Obama nella loro guerra al carbone. Ironicamente, persino i membri del club non volevano accettare quei soldi, dal momento che considerano tutti i combustibili fossili loro nemici – e dopo aver costretto il carbone alla sottomissione, il club iniziò a prendere di mira il gas naturale, la fonte principale di reddito di Chesapeake.
Quello che sembra essere successo è che le astutissime grandi compagnie petrolifere hanno creato la loro propria organizzazione “verde”. Contando su miliardi di dollari di finanziamento annuale, le grandi compagnie petrolifere (Big Oil) sono ora uno dei più grandi finanziatori dei maggiori gruppi ambientalisti (Big Green), senza contare i finanziamenti governativi (Big Government).
Inoltre, il Fondo per la Difesa Ambientale (EDF) è attivamente impegnato con Big Oil, attraverso il suo braccio EDF+Business. In particolare, EDF ha un enorme programma di riduzione del metano – la Sfida del Metano – che, in maniera nient’affatto sorprendente, coinvolge l'OGCI. Il programma si caratterizza principalmente grazie ai “Rapporti di sostenibilità” di diverse grandi società petrolifere. EDF sta perfino costruendo e lanciando il suo proprio satellite, astutamente chiamato MetanoSAT.
Chiaramente, EDF riceve un sacco di soldi per tutto questo. Sostiene di non ricevere denaro “direttamente" dalle compagnie petrolifere. I soldi arrivano da “filantropi” non meglio specificati. Naturalmente, da dove attingano i soldi questi filantropi è un’altra storia; potrebbero facilmente essere il risultato del riciclaggio di denaro sporco delle compagnie petrolifere. Un indizio importante è che l’OGCI non emette alcun rapporto finanziario, né pubblica alcuna informazione trasparente online sulle sue finanze.
L’emittente Space News in realtà ha indagato sul finanziamento di EDF – ma ha incontrato un muro invalicabile. Ecco il suo rapporto:
“Tuttavia, EDF ci ha dato pochi dettagli riguardo a quanto costerà MetanoSAT o a come verrà finanziato. Il progetto ha ricevuto lo scorso anno una sovvenzione da una nuova iniziativa chiamata Il Progetto Audace, ma l'entità del premio non è stata resa nota. Un portavoce di EDF non ha risposto a un’indagine sullo stato finanziario del progetto”.
Avere EDF dalla sua parte è certamente un bel vantaggio per Big Oil. Ma qui c’è molta ipocrisia – da parte di entrambi.
In ogni caso, è chiaro che le big petrolifere stanno spendendo almeno un miliardo sul verde, che vuol dire un sacco di verde. (Il freddo contante, sotto forma di bigliettoni americani, è chiaramente il nuovo Big Green). Non esiste alcuna prova che gli scettici climatici stiano ricevendo alcunché. Ma se qualcuno di loro ne sta ricevendo, si tratta di somme minuscole a confronto. Nel frattempo l’OGCI e Big Green ricevono miliardi e EDF forse molti milioni.
Un’altro aspetto notevolmente ironico è che la presunta alternativa ai combustibili fossili - che sono abbondanti, affidabili, economici e tengono in piedi la civiltà - sono le fonti presunte “pulite, verdi, rinnovabili, sostenibili, responsabili”: il vento, il sole e l’energia da combustibili vegetali (gli ambientalisti duri e puri non approvano nemmeno il nucleare né l’idroelettrico).
Queste presunte “alternative” richiedono quantità inconcepibilmente vaste di terra – non solo per le turbine eoliche, i pannelli solari, le batterie di riserva e le fattorie di produzione del combustibile vegetale, ma anche per estrarre e processare i miliardi di tonnellate di acciaio, rame, terre rare, litio, cadmio, pietre calcaree e altro materiale necessario per produrre le turbine, i pannelli, le batterie, le linee di trasmissione, i trattori, i camion e altre infrastrutture “sostenibili”.
Tutte queste estrazioni, lavorazioni, produzioni e trasporti richiedono combustibili fossili. E i combustibili vegetali, quando vengono bruciati, emettono anidride carbonica nella stessa misura del carbone, del petrolio e del gas naturale.
Una cosa ancora più inquietante è che una grande quantità di questi materiali grezzi viene prodotta con lavoro schiavista e minorile, in condizioni di salute, sicurezza e rispetto ambientale tali che Upton Sinclair e gli altri riformatori dell’inizio del secolo scorso a confronto avrebbero pensato che i lavoratori del loro tempo vivessero in paradiso (qui un esempio, NdVdE).
Parlando di scetticismo, la semplice verità è che circa metà degli americani non crede all’allarmismo climatico, su su fino al Presidente. Ma nessuno paga per questo scetticismo diffuso. Per quanto riguarda le big del petrolio, loro versano un sacco di soldi a Big Green e alle iniziative climatiche verdi. I conservatori e i gruppi di realisti climatici hanno think tank che riescono a trovare qualche fondo, ma questi non vengono dalle big del petrolio.
Il fatto che Big Oil sia responsabile dello scetticismo fa parte del mondo di fantasia degli allarmisti climatici.
David Wojick è un analista indipendente specializzato in scienza, logica e diritti umani nella politica pubblica, ed è autore di numerosi articoli su questi argomenti.
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20/02/19
Andiamo al punto: quale lezione si dovrebbe trarre dal caso della BBC sulla Siria?
Il giornalista della BBC Riam Dalati ha ritrattato - in un tweet - il contenuto del suo servizio sui danni conseguenti al presunto attacco chimico a Duma, in Siria, nell'aprile scorso. L'episodio dei bambini curati in ospedale per le conseguenze degli attacchi con i gas riportati dai media era stato orchestrato. I nostri lettori non ne saranno certo stupiti: abbiamo più volte segnalato le evidenti forzature, per usare un eufemismo, dell'informazione occidentale sulla guerra in Siria (per esempio qui, qui e qui). Di fronte a questa nuova conferma di quanto l'informazione si sia trasformata in propaganda, nel silenzio pressoché totale dei media mainstream (nonché delle celebrità radical-chic che si erano affrettate a sostenere la fake news divulgando loro foto con la mano premuta sulla bocca), è una giornalista cinese che ha buon gioco a smascherare la inattendibilità dei media occidentali e ad invitarli a cambiare strada.
di Liu Xin, 15 febbraio 2019
Mercoledì (13 febbraio, ndr), un giornalista della BBC ha annunciato al mondo che la scena ambientata in un ospedale, contenuta in un servizio della BBC sul presunto attacco chimico avvenuto in Siria lo scorso aprile, era "orchestrata".
Riam Dalati si riferiva al presunto attacco con gas chimici contro la città di Duma, a circa 20 km a nord est di Damasco, che secondo la BBC aveva provocato danni. Nel servizio, i bambini sembravano ricevere cure legate alle conseguenze dell'attacco. Una carenza di medici sembrava sommarsi alla loro sofferenza e all'emergenza del momento.
Dopo mesi di indagini, Dalati ha preso una posizione pubblica che capovolge il suo stesso lavoro. Ha twittato che può provare senza più dubbi che la scena dell'ospedale di Duma era stata orchestrata. Nessun incidente mortale si era verificato nell'ospedale, ha dichiarato. Tutti gli attivisti e le persone con cui aveva parlato erano in altre zone. Una delle persone che aveva filmato la scena era un medico affiliato a Jaysh Al-Islam, un gruppo terroristico riconosciuto a livello internazionale.
Dalla sua descrizione, sembra che all'epoca dei fatti sia stato convinto a credere a quello che aveva visto all'ospedale, anche se non si può esserne assolutamente sicuri. Come giornalista esperto, era un suo dovere fondamentale verificare l'autenticità delle sue informazioni e la provenienza delle sue fonti prima di pubblicare il servizio, specialmente su un tema così importante.
Questa storia ha contribuito a fuorviare l'opinione pubblica, creando l'impressione che siano state effettivamente utilizzate armi chimiche contro donne e bambini innocenti. Sette giorni dopo, gli Stati Uniti, insieme ai loro alleati, la Francia e il Regno Unito, hanno bombardato ciò che ritenevano fossero installazioni di armi chimiche in Siria, qualche ora prima che gli ispettori dell'ONU arrivassero per un'indagine ufficiale.
L'annuncio di Dalati non è una sorpresa per i molti che mantengono una capacità di giudizio indipendente. Poco dopo l'incidente di Duma, i giornalisti di Russia e Cina sono andati sul luogo per cercare di scoprire la verità.
Secondo Russia 24, il ragazzo che si vede nel servizio della BBC era andato all'ospedale perché degli estranei gli avevano chiesto di farlo. Il padre del ragazzo aveva affermato che in quel momento non c'erano stati attacchi anomali. Un giornalista cinese ha indagato sull'ospedale e ha scoperto che molte domande non ricevevano risposta. Secondo il personale ospedaliero, il giorno del presunto attacco nessun caso di soffocamento causato da avvelenamenti era stato curato in ospedale.
Queste domande fondamentali sono state poste molto raramente dai media occidentali. Anche l'annuncio di Dalati di mercoledì non susciterà molta attenzione (possiamo confermare, ndr). La BBC ha reagito dichiarando che il tweet del giornalista rispecchia una sua opinione personale e che l'attacco è effettivamente avvenuto. Ma se l'episodio dell'ospedale è stato una messa in scena, quali prove supportano questa affermazione?
La BBC dovrebbe chiedere ai civili che sono stati feriti nei conseguenti attacchi aerei se accettano che questo sia stato il motivo per cui hanno subito lesioni. Per non parlare della sovranità della Siria, che è stata calpestata, e dei danni materiali causati.
Questa non è la prima volta e non sarà l'ultima che informazioni non confermate o persino menzogne sono state pubblicate da giornalisti o organizzazioni mediatiche occidentali, utilizzate per supportare la versione dei fatti occidentale.
Il caso della donna Uigura di nome Mirgrul Tursun che ha mentito sulla sua vita nella regione autonoma cinese dello Xinjiang è solo un altro esempio.
Nonostante sia stato dimostrato che è un falso, la storia della CNN basata sul suo resoconto è ancora lì, continuamente citata per servire come base di altre storie che criticano la Cina. Le sue menzogne sono state persino usate per giustificare la legislazione in merito del Congresso degli Stati Uniti.
In passato ho detto che i media occidentali normalmente non mentono, si limitano a dare verità parziali. Ma in questo caso, mi correggo. Se una storia inventata viene riportata come storia vera, questo può essere dannoso quanto mentire.
Errare è umano, ma continuare e continuare a sbagliare è una tragedia umana. Ammettere di avere commesso errori e correggere il comportamento sbagliato è l'unico modo per iniziare a ricostruire la credibilità dei media occidentali.
di Liu Xin, 15 febbraio 2019
Mercoledì (13 febbraio, ndr), un giornalista della BBC ha annunciato al mondo che la scena ambientata in un ospedale, contenuta in un servizio della BBC sul presunto attacco chimico avvenuto in Siria lo scorso aprile, era "orchestrata".
Riam Dalati si riferiva al presunto attacco con gas chimici contro la città di Duma, a circa 20 km a nord est di Damasco, che secondo la BBC aveva provocato danni. Nel servizio, i bambini sembravano ricevere cure legate alle conseguenze dell'attacco. Una carenza di medici sembrava sommarsi alla loro sofferenza e all'emergenza del momento.
Dopo mesi di indagini, Dalati ha preso una posizione pubblica che capovolge il suo stesso lavoro. Ha twittato che può provare senza più dubbi che la scena dell'ospedale di Duma era stata orchestrata. Nessun incidente mortale si era verificato nell'ospedale, ha dichiarato. Tutti gli attivisti e le persone con cui aveva parlato erano in altre zone. Una delle persone che aveva filmato la scena era un medico affiliato a Jaysh Al-Islam, un gruppo terroristico riconosciuto a livello internazionale.
Dalla sua descrizione, sembra che all'epoca dei fatti sia stato convinto a credere a quello che aveva visto all'ospedale, anche se non si può esserne assolutamente sicuri. Come giornalista esperto, era un suo dovere fondamentale verificare l'autenticità delle sue informazioni e la provenienza delle sue fonti prima di pubblicare il servizio, specialmente su un tema così importante.
Questa storia ha contribuito a fuorviare l'opinione pubblica, creando l'impressione che siano state effettivamente utilizzate armi chimiche contro donne e bambini innocenti. Sette giorni dopo, gli Stati Uniti, insieme ai loro alleati, la Francia e il Regno Unito, hanno bombardato ciò che ritenevano fossero installazioni di armi chimiche in Siria, qualche ora prima che gli ispettori dell'ONU arrivassero per un'indagine ufficiale.
L'annuncio di Dalati non è una sorpresa per i molti che mantengono una capacità di giudizio indipendente. Poco dopo l'incidente di Duma, i giornalisti di Russia e Cina sono andati sul luogo per cercare di scoprire la verità.
Secondo Russia 24, il ragazzo che si vede nel servizio della BBC era andato all'ospedale perché degli estranei gli avevano chiesto di farlo. Il padre del ragazzo aveva affermato che in quel momento non c'erano stati attacchi anomali. Un giornalista cinese ha indagato sull'ospedale e ha scoperto che molte domande non ricevevano risposta. Secondo il personale ospedaliero, il giorno del presunto attacco nessun caso di soffocamento causato da avvelenamenti era stato curato in ospedale.
Queste domande fondamentali sono state poste molto raramente dai media occidentali. Anche l'annuncio di Dalati di mercoledì non susciterà molta attenzione (possiamo confermare, ndr). La BBC ha reagito dichiarando che il tweet del giornalista rispecchia una sua opinione personale e che l'attacco è effettivamente avvenuto. Ma se l'episodio dell'ospedale è stato una messa in scena, quali prove supportano questa affermazione?
La BBC dovrebbe chiedere ai civili che sono stati feriti nei conseguenti attacchi aerei se accettano che questo sia stato il motivo per cui hanno subito lesioni. Per non parlare della sovranità della Siria, che è stata calpestata, e dei danni materiali causati.
Questa non è la prima volta e non sarà l'ultima che informazioni non confermate o persino menzogne sono state pubblicate da giornalisti o organizzazioni mediatiche occidentali, utilizzate per supportare la versione dei fatti occidentale.
Il caso della donna Uigura di nome Mirgrul Tursun che ha mentito sulla sua vita nella regione autonoma cinese dello Xinjiang è solo un altro esempio.
Nonostante sia stato dimostrato che è un falso, la storia della CNN basata sul suo resoconto è ancora lì, continuamente citata per servire come base di altre storie che criticano la Cina. Le sue menzogne sono state persino usate per giustificare la legislazione in merito del Congresso degli Stati Uniti.
In passato ho detto che i media occidentali normalmente non mentono, si limitano a dare verità parziali. Ma in questo caso, mi correggo. Se una storia inventata viene riportata come storia vera, questo può essere dannoso quanto mentire.
Errare è umano, ma continuare e continuare a sbagliare è una tragedia umana. Ammettere di avere commesso errori e correggere il comportamento sbagliato è l'unico modo per iniziare a ricostruire la credibilità dei media occidentali.
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