25/10/21

Intervento del Primo Ministro Mateusz Morawiecki al Parlamento europeo

 


Il discorso del premier polacco Morawiecki di fronte al Parlamento europeo, che può definirsi storico per il modo aperto, deciso e pieno di dignità con cui vengono affrontati diversi punti critici sullo stato dell'Unione europea. Tra questi l'annosa questione del doppio standard nell'applicazione delle regole e la questione fondamentale del preteso "primato" del diritto europeo. In realtà, come dice chiaramente il leader polacco,  questo primato non potrebbe mai esser fatto valere nei confronti delle Costituzioni nazionali, a meno di quella interpretazione "creativa" degli stessi trattati portata avanti in modo strisciante dalla Corte di giustizia europea e imposta ai paesi più deboli come fatto compiuto. Sull'azione decisiva e poco trasparente  di questo importante organo dell'Unione ricordiamo il fondamentale saggio di Perry Anderson qui da noi tradotto


19 Ottobre 2021


Signor Presidente,

 

Signora Presidente,

 

Onorevoli deputati,

 

Sono qui davanti a voi oggi in Parlamento, per esporre la nostra posizione su una serie di questioni che ritengo fondamentali per il futuro dell'Unione europea. Non solo per il futuro della Polonia, ma per il futuro dell'Unione nel suo insieme.

 

In primo luogo, parlerò della crisi che oggi sta davanti all'Europa - e che dovremmo affrontare.

 

In secondo luogo, parlerò di norme e regole - che dovrebbero essere sempre uguali per tutti - e del fatto che troppo spesso non lo sono.

 

In terzo luogo, vi  illustrerò il principio in base a quale nessuna pubblica autorità dovrebbe intraprendere azioni per le quali non esiste una base giuridica.

 

Il quarto punto del mio intervento riguarderà la sentenza della Corte costituzionale polacca e cosa significano per l'Unione questa e altre sentenze simili.

 

E riguarderà anche l'importanza della diversità e del rispetto reciproco.

 

Quindi, in quinto luogo, presenterò il nostro punto di vista sul pluralismo costituzionale.

 

Successivamente, indicherò gli enormi rischi per l'intera società derivanti dall'applicazione della sentenza della Corte di giustizia dell'UE, che si stanno già materializzando in Polonia.

 

Infine, riassumerò tutto nelle conclusioni e guarderò al futuro con speranza.

 

Vorrei iniziare dalle basi, dalle sfide cruciali per il nostro comune futuro. Disuguaglianze sociali, inflazione e aumento del costo della vita, che colpiscono tutti i cittadini europei, minacce esterne, aumento del debito pubblico, immigrazione illegale e crisi energetica che accresce le sfide della politica climatica. Tutto questo porta a disordini sociali e amplia l’elenco dei problemi significativi.

 

La crisi del debito ha fatto sorgere la domanda, per la prima volta dopo la guerra, se siamo in grado di assicurare una vita migliore alla prossima generazione.

 

I nostri confini stanno diventando sempre più instabili. Nel Sud, l'assalto di milioni di persone ha reso il Mediterraneo un luogo tragico. Ad est ci troviamo di fronte a una politica russa aggressiva, che potrebbe muovere guerra per impedire ai paesi confinanti di scegliere la via europea.

 

Oggi siamo alle soglie di una crisi del gas e dell'energia di enormi dmensioni. L'impennata dei prezzi - causata, tra l'altro, da azioni deliberate delle aziende russe - sta già mettendo molte aziende europee nella posizione di dover scegliere tra tagliare la produzione o scaricare i costi sui consumatori. La portata di questa crisi nelle prossime settimane potrebbe sconvolgere l'Europa. Molte aziende potrebbero fallire, la crisi del gas potrebbe spingere milioni di famiglie, decine di milioni di persone, in una situazione di grande povertà e miseria a causa di aumenti incontrollati dei costi in tutta Europa. Dobbiamo anche fare i conti con l’effetto domino: una crisi può innescare a cascata altri crolli successivi.

 

Parlo sempre di "noi",  perché nessuno di questi problemi può essere risolto da soli. Non tutti questi problemi hanno colpito il mio paese in modo così drammatico come è avvenuto in altri stati dell'UE. Ciò non toglie che considero tutti questi problemi "i nostri problemi".

 

Dirò ora qualche parola sul contributo della Polonia al nostro progetto comune.

 

Per noi l'integrazione europea è una scelta strategica e di civiltà. Siamo qui, il nostro posto è qui e non andiamo da nessuna parte. Vogliamo rendere l'Europa di nuovo forte, ambiziosa e coraggiosa. Ecco perché non guardiamo solo ai benefici a breve termine, ma anche a ciò che noi possiamo dare all'Europa.

 

La Polonia beneficia dell'integrazione principalmente grazie agli scambi nel mercato comune. Molto importanti sono anche i trasferimenti tecnologici e i trasferimenti diretti. Ma la Polonia non è entrata nell'UE a mani vuote. Il processo di integrazione economica ha ampliato le opportunità per le aziende del mio paese, ma ha anche aperto grandi possibilità per le aziende tedesche, francesi o olandesi. Gli imprenditori di questi paesi stanno beneficiando enormemente dell'allargamento dell'Unione.

 

Basta contare l'enorme deflusso di dividendi, interessi attivi e altri strumenti finanziari dai paesi dell'Europa centrale - i paesi meno ricchi - verso l'Europa occidentale - i paesi più ricchi. Tuttavia, vogliamo che non ci siano perdenti in questa cooperazione, ma vincitori.

 

È stata la Polonia a promuovere un ambizioso Recovery Fund per garantire che la risposta odierna alle sfide dell'energia, del cambiamento climatico e della trasformazione post-pandemia fosse adeguata alle esigenze. Così che la crescita economica fosse forte, capace di dare speranza e garantire che milioni di bambini, donne e uomini non siano lasciati soli e vulnerabili di fronte alla globalizzazione. Su questi temi abbiamo parlato all'unisono con il Parlamento europeo.


La Polonia sostiene fortemente il mercato unico europeo. Vogliamo un'autonomia strategica che rafforzi i 27.

 

Ecco perché la Polonia o la Germania, la Repubblica Ceca e altri paesi dell'Europa centrale promuovono soluzioni che aumentino la competitività dell'economia europea, nello spirito dell'applicazione delle quattro libertà fondamentali. La libertà di circolazione di beni, servizi, capitali e persone. Senza incoraggiare i paradisi fiscali, i quali, purtroppo, esistono ancora in alcuni paesi dell'Europa occidentale, che in questo modo mettono fuori gioco i loro vicini. Sì, onorevoli colleghi, i paradisi fiscali che tolleriamo nell'Unione europea significano soldi per i più ricchi. È giusto? Questo aiuta a migliorare le sorti della classe media o dei meno abbienti? Rientra questo nei valori europei? Ne dubito molto.

 

Anche la Polonia e l'Europa centrale sono favorevoli a un'ambiziosa politica di allargamento che rafforzerà l'Europa nei Balcani occidentali. Completerà l'integrazione europea geograficamente, storicamente e strategicamente. Condividiamo le aspirazioni globali dell'Unione e siamo a favore di una forte politica di difesa europea pienamente coerente con la NATO!

 

Oggi, quando il confine orientale dell'Unione è oggetto di un attacco organizzato che usa cinicamente la migrazione dal Medio Oriente per destabilizzarlo, è la Polonia che dà sicurezza all'Europa fungendo da barriera insieme a Lituania e Lettonia per proteggere questo confine. E rafforzando il nostro potenziale di difesa, rafforziamo la sicurezza dell'Unione nel senso più tradizionale.

 

Mentre mi trovo qui oggi davanti a voi, vorrei ringraziare i servizi polacchi, lituani e lettoni, nonché tutti i paesi dell'Europa meridionale, le nostre guardie di frontiera e le forze dell’ordine, per l'impegno e la professionalità nel proteggere i confini dell'Unione.

 

La sicurezza ha molte dimensioni. Oggi, quando siamo tutti colpiti dall'aumento dei prezzi del gas, è facile vedere quali possono essere i risultati della miopia in materia di sicurezza energetica. La politica e il consenso di Gazprom per Nord Stream 2 stanno già portando a prezzi record del gas.

 

Mentre oggi nei paesi che hanno fondato le Comunità il livello di fiducia nell'Unione è sceso a livelli storicamente mai così bassi, come il 36% in Francia, in Polonia questa fiducia nell'Europa rimane ai massimi livelli. Oltre l'85% dei cittadini polacchi afferma chiaramente: la Polonia è e rimane membro dell'Unione europea. Il mio governo e la maggioranza parlamentare che lo sostiene fanno parte di questa maggioranza europeista in Polonia.

 

Ciò non significa che i polacchi oggi non abbiano dubbi e ansie sulla direzione del cambiamento in Europa. Questa ansia è evidente e, purtroppo, giustificata.

 

Ho già detto di quanto la Polonia abbia contribuito all'Unione. E purtroppo! Si sente ancora parlare di divisione tra migliori e peggiori. Troppo spesso abbiamo un'Europa dai doppi standard. E ora dirò perché dobbiamo porre fine a questo modello.

 

Oggi tutti gli europei si aspettano una cosa. Vogliono che affrontiamo le sfide poste dalle diverse crisi tutti insieme, e non gli uni contro gli altri, cercando qualcuno da incolpare, o per la verità, qualcuno a cui sia comodo dare la colpa, anche se non è realmente da biasimare.

 

Purtroppo, vedendo alcune delle prassi seguite dalle istituzioni dell'UE, molti dei cittadini del nostro continente oggi si chiedono: c'è davvero uguaglianza nelle sentenze e decisioni estremamente diverse prese dalle istituzioni di Bruxelles e Lussemburgo nei confronti di Stati membri diversi che si trovano in circostanze simili? che di fatto approfondiscono la divisione degli Stati membri dell'UE, vecchi e nuovi, in paesi forti e paesi deboli, ricchi e poveri?

 

Fingere che i problemi non esistano porta a conseguenze negative. I cittadini non sono ciechi, non sono sordi. Se politici e funzionari soddisfatti di sé non vedono questo, perderanno gradualmente la fiducia. E insieme a loro, si perderà la fiducia nelle istituzioni. Questo sta già accadendo, onorevoli colleghi.

 

La politica deve essere basata sui principi. Il principio fondamentale che professiamo in Polonia e che è alla base dell'Unione europea è il principio democratico.

 

Pertanto, non possiamo rimanere in silenzio quando il nostro paese - anche in quest'Aula - viene attaccato in modo ingiusto e di parte.

 

Le  regole del gioco devono essere le stesse per tutti. È responsabilità di tutti rispettarle, comprese le istituzioni che sono state istituite con quei trattati. Questi sono i fondamenti dello Stato di diritto.

 

È inaccettabile estendere le competenze, agendo con il metodo del fatto compiuto. È inaccettabile imporre ad altri proprie decisioni prive di base giuridica. È tanto più inaccettabile usare a tal fine il linguaggio del ricatto finanziario, parlare di sanzioni contro alcuni Stati membri o usare termini che vanno ancora oltre. 

 

Respingo il linguaggio delle minacce, del nonnismo e della coercizione. Non sono d'accordo che i politici ricattino e minaccino la Polonia. Non sono d'accordo che il ricatto diventi un metodo di condotta politica nei confronti di uno Stato membro. Non è così che si comportano le democrazie.

 

Siamo un paese orgoglioso. La Polonia è uno dei paesi con la più lunga storia di sovranità e democrazia. Per tre volte nel XX secolo, a costo di grandi sacrifici, abbiamo lottato per la libertà dell'Europa e del mondo. Nel 1920, quando salvammo Berlino e Parigi dall'invasione bolscevica, poi nel 1939, quando per primi entrammo in una battaglia sanguinosa con la Germania e il Terzo Reich, che ebbe un impatto sulle sorti della guerra e infine, nel 1980, quando " Solidarność " aprì alla speranza del rovesciamento di un altro totalitarismo: il crudele sistema comunista. La ricostruzione postbellica dell'Europa è stata possibile grazie al sacrificio di molte nazioni, ma non tutte ne hanno potuto beneficiare.

 

Onorevoli deputati. Dirò ora qualche parola sullo stato di diritto. C'è molto da dire sullo stato di diritto e ciascuno coglierà questo concetto con qualche differenza. Tuttavia, penso che la maggior parte di noi sarà d'accordo sul fatto che non si può parlare di Stato di diritto in mancanza di certe condizioni. Senza il principio della separazione dei poteri, senza tribunali indipendenti, senza rispettare il principio che ogni potere ha dei limiti, e senza rispettare la gerarchia delle fonti del diritto.

 

Il diritto dell'Unione precede il diritto nazionale - al livello delle fonti primarie e nei settori di competenza attribuiti all'Unione. Questo principio si applica in tutti i paesi dell'UE. Ma la Costituzione resta la legge suprema.

 

Se le istituzioni istituite dai Trattati eccedono i loro poteri, gli Stati membri devono avere degli strumenti per reagire.

 

L'Unione è una grande conquista dei paesi europei. È una forte alleanza economica, politica e sociale. È l'organizzazione internazionale più forte e più sviluppata della storia. Ma l'Unione Europea non è uno Stato. Gli Stati sono i 27 Stati membri dell'Unione! Gli Stati sono i sovrani europei, essi sono i "padroni dei trattati" e sono gli Stati che definiscono l'ambito delle competenze affidate all'Unione europea.

 

Nei trattati abbiamo affidato all'Unione una gamma molto ampia di competenze. Ma non gli abbiamo affidato tutto. Molte aree del diritto rimangono di competenza degli Stati nazionali.

 

Non abbiamo dubbi sul primato del diritto europeo sulle leggi nazionali in tutti i settori in cui la competenza è stata delegata all'Unione dagli Stati membri.

 

Tuttavia, come i tribunali di molti altri paesi, il tribunale polacco solleva la questione se il monopolio della Corte di giustizia nel definire i limiti effettivi dell'attribuzione di tali competenze sia la soluzione adeguata. Poiché la determinazione di tale ambito rientra nella materia costituzionale, qualcuno deve anche esprimere un parere sulla costituzionalità di tali nuove, eventuali competenze; soprattutto nella misura in cui la Corte di giustizia fa discendere dai trattati sempre nuove maggiori  competenze delle istituzioni comunitarie.

 

Altrimenti non avrebbe avuto senso aver inserito nel Trattato sull'Unione europea l'articolo 4, che stabilisce che l'Unione rispetta le strutture politiche e costituzionali degli Stati membri. Non avrebbe avuto senso aver inserito nel Trattato l'articolo 5, che stabilisce che l'UE può agire solo nei limiti dei poteri conferiti. Entrambi questi articoli sarebbero privi di significato se nessun altro che la Corte di giustizia potesse avere voce in capitolo sulla materia costituzionale degli ordinamenti nazionali.

 

Sono consapevole che la recente sentenza della Corte costituzionale polacca è stata oggetto di un malinteso fondamentale. Se io stesso fossi venuto a conoscenza del fatto che il Tribunale costituzionale di un altro paese avesse invalidato i trattati UE, probabilmente anch'io sarei rimasto sorpreso. Ma, soprattutto, avrei cercato di capire cosa avesse effettivamente deciso la Corte.

 

Ed è anche a questo scopo che ho chiesto di intervenire nel dibattito odierno. Per riportarvi il vero oggetto della controversia. Non le favolette politicamente motivate sul "Polexit", o le menzogne sulle presunte violazioni dello stato di diritto.

 

Ecco perché, nella prossima sezione del mio intervento,  voglio presentarvi i fatti. E, per farlo, è meglio sottoporvi direttamente alcuni riferimenti testuali:


  • Nell'ordinamento giuridico [nazionale], il primato del diritto dell'Unione non si applica alle norme costituzionali: è la Costituzione che si trova al vertice dell'ordinamento giuridico interno.
  • Il principio del primato del diritto dell'Unione europea (...) non può ledere nell'ordinamento giuridico nazionale la forza suprema della Costituzione.
  • La Corte Costituzionale può prendere in esame il controlimite dell'ultra vires (...), cioè stabilire se gli atti delle istituzioni dell'Unione violino il principio di attribuzione quando le istituzioni, gli organi e le agenzie dell'Unione eccedano l'ambito dei loro poteri in modo da violare tale principio.

In conseguenza di tale decisione, gli atti ultra vires non si applicano all'interno del territorio [dello Stato membro].

  • La Costituzione vieta il trasferimento di poteri in misura tale che [uno stato] non possa più essere considerato un paese sovrano e democratico.

Tralascerò le prossime citazioni per non occupare troppo del vostro tempo. Passerò direttamente alle ultime due.

  • La Costituzione è la legge suprema della Polonia in relazione a tutti gli accordi internazionali che la vincolano, compresi gli accordi sul trasferimento di competenze in determinate materie. La Costituzione godrà del primato di validità e applicazione nel territorio della Polonia

E ultima citazione:

  •  Il trasferimento di competenze all'Unione europea non può violare il principio di supremazia della Costituzione e non può violare alcuna disposizione della Costituzione

 

Vedo l'agitazione sui vostri volti, capisco che in quest'Aula, almeno in parte, non siete d'accordo. Ma non capisco perché. Perché queste citazioni provengono da decisioni del Consiglio costituzionale francese, dalla Corte suprema danese, dalla Corte costituzionale federale tedesca. Ho omesso le citazioni della corte italiana e spagnola.

 

E le citazioni delle sentenze del Tribunale polacco si riferiscono al 2005 e il 2010. Quindi, dopo che la Polonia è diventata membro dell'Unione europea. La dottrina che oggi difendiamo è consolidata da anni.

 

Vale anche la pena di citare il professor Marek Safjan, già presidente della Corte costituzionale polacca e oggi giudice alla Corte di giustizia: «In base alla Costituzione, non vi è fondamento alla tesi della supremazia del diritto dell'UE sull'intero ordinamento nazionale, comprese le norme costituzionali. Non vi sono ragioni! Secondo la stessa Costituzione, essa è la legge suprema della Repubblica di Polonia (art. 8 comma 1). La citata norma contenuta nel comma 2 dell'art. 91 prevede expressis verbis il primato del diritto comunitario in caso di collisione con una fonte primaria, ma non con la norma costituzionale”.

 

Questa posizione dei tribunali nazionali non è nuova. Potrei citare altre dozzine di sentenze in Italia, Spagna, Repubblica Ceca, Romania, Lituania e altri paesi. Si afferma anche che alcune di queste sentenze si sono occupate di altri casi, di portata minore. È vero: ogni giudizio riguarda sempre qualcosa di diverso. Ma - per l'amor di Dio! - hanno una cosa in comune: confermano che i tribunali costituzionali nazionali riconoscono il loro diritto di controllo. Il diritto di controllo! Questo è quanto ed è tanto! Controllare se il diritto dell'Unione è applicato nei limiti delle competenze che gli sono state attribuite. Dedicherò ora alcune considerazioni all'Unione come spazio di pluralismo costituzionale.


Onorevoli deputati. Ci sono paesi tra noi dove le corti costituzionali non esistono, e quelli dove invece ci sono. Ci sono paesi in cui l’adesione all'Unione Europea è scritta nelle loro costituzioni, e ci sono paesi in cui non è scritta. Ci sono paesi in cui i giudici sono scelti da politici democraticamente eletti, e ci sono paesi in cui sono scelti da altri giudici.

 

Pluralismo costituzionale significa che c'è spazio per il dialogo tra noi, i nostri paesi con i loro ordinamenti giuridici. Questo dialogo avviene anche attraverso le sentenze dei tribunali. In quale altro modo i tribunali dovrebbero comunicare se non attraverso le loro sentenze? Tuttavia, non può esserci un consenso sull'impartire istruzioni e ordini agli Stati. Non è di questo che si occupa l'Unione europea. Abbiamo molto in comune, vogliamo avere sempre di più in comune, ma ci sono differenze tra noi. Se vogliamo lavorare insieme, dobbiamo accettare l'esistenza di queste differenze, dobbiamo accettarle, dobbiamo rispettarci l'un l'altro.

 

L'Unione non andrà in pezzi per il fatto che i nostri sistemi giuridici sono diversi. Operiamo in questo modo da settant'anni. Forse in futuro apporteremo modifiche che avvicineranno ulteriormente le nostre legislazioni. Ma perché ciò accada, è necessaria una decisione degli Stati membri sovrani.

 

Oggi ci sono due atteggiamenti che possiamo adottare: o possiamo accettare tutti i tentativi extra-giuridici, al di fuori dei trattati, di limitare la sovranità dei paesi europei, inclusa la Polonia, con un’espansione strisciante delle competenze di istituzioni come la Corte di giustizia, con una "rivoluzione silenziosa" sulla base non di decisioni democratiche, ma di sentenze di tribunali - oppure possiamo dire: "No, miei cari" - se volete fare dell'Europa un superstato senza nazione, guadagnatevi prima il consenso di tutti i paesi europei e delle loro società civili.

 

Lo ripeto ancora una volta: la legge suprema della Repubblica di Polonia è la Costituzione. Essa precede le altre fonti del diritto. Nessun tribunale polacco, nessun parlamento polacco e nessun governo polacco possono discostarsi da questo principio.

 

Tuttavia, vale anche la pena sottolineare che la Corte polacca, anche nella recente sentenza, non ha mai affermato che le disposizioni del Trattato sull'Unione siano del tutto incompatibili con la Costituzione polacca. Anzi! La Polonia rispetta pienamente i trattati.

 

Questo è il motivo per cui la Corte costituzionale polacca ha affermato che un'interpretazione molto specifica di alcune disposizioni del Trattato, risultante dalla recente giurisprudenza della Corte di giustizia, era incompatibile con la Costituzione.

 

Per chiarire questo punto, passerò ora, nella parte successiva del mio intervento, a delineare i rischi per l'intero sistema sociale quando lo status di un giudice è contestato da un altro giudice.

 

Secondo l'interpretazione del Tribunale lussemburghese, i giudici dei tribunali polacchi sarebbero obbligati ad applicare il principio del primato del diritto europeo non solo sulle norme primarie nazionali - cosa indubbia - ma anche a violare la Costituzione e le sentenze della propria Corte costituzionale!

 

L'adozione di questa interpretazione può comportare come conseguenza il ribaltamento arbitrario di milioni di sentenze emesse dai tribunali polacchi negli ultimi anni e la rimozione dall'incarico di migliaia di giudici. Milioni di sentenze! Ciò può essere contrario ai principi di indipendenza e inamovibilità, e al principio della stabilità e certezza del diritto applicato da un tribunale, che derivano tutti direttamente dalla Costituzione polacca. Non vi rendete conto a cosa potrebbe portare tutto questo?! Qualcuno di voi vuole davvero introdurre l'anarchia, la confusione e l'illegalità in Polonia?

 

La conseguenza sarebbe un abbassamento fondamentale dello standard costituzionale di tutela giudiziaria dei cittadini polacchi e un caos giuridico inimmaginabile.

 

Nessuno Stato sovrano può accettare una simile interpretazione. Accettarlo significherebbe che l'Unione cessa di essere un'unione di paesi liberi, uguali e sovrani - e che si trasformerebbe, con il metodo del fatto compiuto, in un organismo parastatale amministrato centralmente, le cui istituzioni possono imporre alle sue "province" tutto quello che considerano giusto. Questo non è mai stato concordato.

 

Questo non è ciò che abbiamo concordato nei Trattati. Vale certamente la pena discutere se l'Unione debba cambiare. Dovrebbe aumentare il suo bilancio? Dovremmo spendere di più per la sicurezza comune? Le spese per la difesa non dovrebbero essere sottratte alle procedure di disavanzo di bilancio? Questo è ciò che propone la Polonia! Non dovremmo rafforzare la nostra resilienza nei confronti dei pericoli ibridi, delle minacce informatiche? Non dovremmo controllare meglio gli investimenti nei settori strategici dell'economia? Come finanziare in modo equo ed efficace la trasformazione energetica e climatica? Come rendere più efficace il nostro processo decisionale? Cosa possiamo fare per evitare che i nostri cittadini si sentano sempre più alienati nell'UE?

 

Pongo queste domande perché credo che le risposte a queste domande determineranno il futuro dell'Unione. Dovremmo discutere di tutto questo.

 

Dedicherò quindi ora alcune considerazioni alla questione dei limiti delle competenze dell'Unione e delle sue istituzioni.

 

Non si dovrebbero prendere decisioni importanti modificando l'interpretazione della legge.

 

Il successo dell'integrazione europea sta proprio in questo: quella legge è derivata dai meccanismi che collegano i nostri stati in altre aree.

 

Il tentativo di ribaltare questo modello di 180 gradi - e imporre l'integrazione attraverso meccanismi giuridici - è un allontanamento dai presupposti alla base del successo delle Comunità europee.

 

Il fenomeno del deficit democratico è stato oggetto di discussione per anni. E questo deficit è andato peggiorando. Tuttavia, non è mai stato così evidente come negli ultimi anni. Sempre più spesso, attraverso l'attivismo giudiziario, le decisioni vengono prese a porte chiuse e c'è una minaccia per i paesi membri. E sempre più spesso – questo viene fatto senza una base chiara nei trattati, ma attraverso una loro reinterpretazione creativa. E senza alcun reale controllo. E  questo fenomeno è in crescita da anni.

 

Oggi quel processo è arrivato a un punto tale che dobbiamo dire basta.  Le competenze dell'Unione europea hanno i loro limiti. Non dobbiamo più tacere quando vengono superati.

 

Per questo diciamo SI all'universalismo europeo e NO al centralismo europeo.

 

Io, come tutti voi in quest'Aula, sono soggetto al controllo democratico.  Saremo tutti chiamati a rispondere di tutte le nostre azioni. Rappresento un governo che è stato eletto nel 2015 e per la prima volta nella storia polacca un solo partito ha raggiunto la maggioranza assoluta. Ecco perché abbiamo intrapreso un ambizioso programma di riforme sociali.

 

E il popolo polacco ha deciso: alle successive elezioni del 2018, 2019, 2020, ha fatto una valutazione democratica del nostro governo. Con la più alta affluenza alle urne della storia, abbiamo ottenuto il mandato democratico più forte della storia. Da 30 anni nessun partito aveva mai raggiunto un risultato elettorale simile a “Diritto e Giustizia”. E questo senza il supporto di paesi stranieri, senza il supporto delle grandi imprese, senza nemmeno un quarto dell'influenza sui media dei nostri concorrenti, che hanno plasmato la Polonia dopo il 1989.

 

Riceviamo lezioni paternalistiche sulla democrazia, lo stato di diritto, su che forma dovremmo dare alla nostra patria, sul fatto che stiamo facendo scelte sbagliate, che siamo troppo immaturi, che la nostra democrazia è presumibilmente "giovane" – questo è il corso fatale della narrazione proposta da alcuni.

 

La Polonia ha una lunga tradizione democratica. Anzi anche una tradizione di "Solidarietà".

 

Sanzioni, repressione dei paesi economicamente più forti contro quelli che stanno ancora combattendo con l'eredità di essersi trovati dalla parte sbagliata della cortina di ferro: non è una strada giusta. Dobbiamo tutti tenere a mente le conseguenze.

 

La Polonia rispetta i principi dell'Unione, ma non si lascia intimidire. La Polonia si aspetta un dialogo su questo tema.

 

Per migliorare il processo di formazione di questo dialogo, è opportuno proporre dei cambiamenti istituzionali. Si potrebbe istituire una sezione della Corte di giustizia, composta da giudici nominati dalle corti costituzionali degli Stati membri, con l’obiettivo di un dialogo permanente, secondo il principio dei pesi e contrappesi. Oggi vi presento una proposta del genere. Le decisioni finali devono spettare ai popoli e agli stati, ma i tribunali dovrebbero avere una piattaforma di questo tipo per trovare un terreno comune.

 

In conclusione, onorevoli deputati, dobbiamo anche rispondere alla domanda: da cosa l'Europa ha tratto vantaggio nel corso dei secoli? Cos’è che ha reso la civiltà europea così forte?

 

La storia risponde così: siamo diventati potenti perché eravamo il continente più diversificato del pianeta.

 

Niall Ferguson scrive: "gli imperi monolitici dell'Oriente soffocavano l'innovazione, mentre nell'Eurasia occidentale, montuosa e attraversata dai fiumi, numerose monarchie e città-stato erano in competizione creativa e comunicavano costantemente tra loro".

 

Così l'Europa ha vinto, trovando un equilibrio tra competizione creativa e comunicazione. Tra competizione e cooperazione. Oggi abbiamo di nuovo bisogno di entrambe.

 

Onorevoli deputati. Voglio un'Europa forte e grande. Voglio un'Europa che si batta per la giustizia, la solidarietà e le pari opportunità. Un'Europa capace di resistere ai regimi autoritari. Un'Europa che privilegi le soluzioni economiche più innovative. Un'Europa che rispetti la cultura e le tradizioni con le quali è cresciuta. Un'Europa che riconosca le sfide del futuro e lavori alle migliori soluzioni per il mondo intero. Questo è per noi un grande compito. Per tutti noi, cari amici. Solo così i cittadini europei troveranno in se stessi la speranza di un domani migliore. Troveranno in se stessi la volontà di agire e la volontà di combattere. È un compito difficile. Ma intraprendiamolo. Intraprendiamolo insieme. Viva la Polonia, viva l'Unione Europea degli Stati sovrani, viva l'Europa, il più grande paese del mondo!

 

Grazie mille.

 

 

05/10/21

Ioannidis - Come la pandemia sta cambiando le regole della scienza



Come osservato dal senatore Alberto Bagnai, che ha segnalato questo importante articolo sul suo canale Telegram,  lo scienziato John Ioannidis, uno dei maggiori epidemiologi a livello mondiale, ci offre una lucidissima descrizione della triste situazione in cui versa la scienza, situazione che già ci era nota da anni. Se con la pandemia le regole basilari del metodo scientifico - come l'esercizio sistematico del dubbio, il disinteresse, e la condivisione dei dati - sono state platealmente ripudiate a favore di  politiche sanitarie autoritarie travestite da scienza, già da più di un decennio avevamo imparato a osservare una analoga deriva nel campo della scienza economica, piegata dalla politica a fabbricare novelle teorie mai supportate dai dati, come la tristemente nota teoria dell'austerità espansiva...  



di JOHN P.A. IOANNIDIS

09 SETTEMBRE 2021


Imperativi come lo scetticismo e il disinteresse vengono rigettati per alimentare la lotta politica che nulla ha in comune con la metodologia scientifica


Spesso in passato ho desiderato ardentemente che un giorno tutti si appassionassero con entusiasmo alla ricerca scientifica. Avrei dovuto stare più attento a ciò che desideravo. La crisi causata dalla letale pandemia di COVID-19 e dalle risposte alla crisi ha fatto sì che miliardi di persone in tutto il mondo si interessassero alla scienza con gran fervore. Le decisioni pronunciate in nome della scienza sono diventate gli arbitri della vita, della morte e delle libertà fondamentali. Tutto ciò che conta è stato influenzato dalla scienza, dagli scienziati che interpretano la scienza e da coloro che impongono misure basate sulle loro interpretazioni della scienza nel contesto della lotta politica.

Un problema di questo nuovo coinvolgimento della massa nella scienza è che la maggior parte delle persone, inclusa la maggior parte delle persone in Occidente, non è mai stata seriamente a contatto con le regole fondamentali del metodo scientifico. Le regole mertoniane del comunitarismo, universalismo, disinteresse e scetticismo organizzato, purtroppo non sono mai state mainstream nell'istruzione, nei media e nemmeno nei musei della scienza e nei documentari televisivi su argomenti scientifici.

Già prima della pandemia, la condivisione gratuita di dati, protocolli e scoperte era limitata, compromettendo il comunitarismo su cui si basa il metodo scientifico. Era già ampiamente tollerato che la scienza non fosse universale, ma il regno di un'élite sempre più gerarchica, una minoranza di esperti. Nei dintorni della scienza prosperavano giganteschi interessi e conflitti finanziari e di altro tipo, e la norma del disinteresse era abbandonata.

Quanto allo scetticismo organizzato, non pagava molto all'interno dei santuari accademici. Anche le migliori riviste sottoposte a revisione paritaria spesso presentavano risultati non privi di pregiudizi e propaganda. La più ampia diffusione pubblica e mediatica delle scoperte scientifiche era in gran parte focalizzata su quanto si potesse enfatizzare riguardo alla ricerca, piuttosto che sul rigore dei suoi metodi e sull'incertezza intrinseca dei risultati.

Tuttavia, nonostante la cinica consapevolezza che le regole metodologiche della scienza venivano trascurate (o forse proprio a causa di questa consapevolezza), prima della pandemia nei circoli scientifici si erano moltiplicate le voci che lottavano per un maggior comunitarismo, universalismo, disinteresse e scetticismo organizzato. I riformatori erano spesso visti come detentori di una sorta di superiorità morale, nonostante l’inferiorità numerica nell'occupazione delle posizioni di potere. Le crisi di replicabilità in molti campi scientifici, dalla biomedicina alla psicologia, avevano portato a un esame di coscienza e a sforzi per migliorare la trasparenza, compresa la condivisione di dati grezzi, protocolli e codici. Le disuguaglianze all'interno dell'accademia venivano sempre più riconosciute, con appelli a porvi rimedio. Molti erano sensibili alle richieste di riforma.

Gli esperti che si basavano sulle opinioni (benché ancora dominanti nei comitati più influenti, nelle società professionali, negli organismi di finanziamento e in altri centri di potere del sistema) venivano spesso sfidati da critiche basate sull'evidenza. Ci sono stati degli sforzi per rendere i conflitti di interesse più trasparenti e per minimizzarne l'impatto, anche se la maggior parte dei leader scientifici è rimasta in situazioni di conflitto, specialmente nel campo della medicina. Una fiorente comunità di scienziati si è concentrata sul rigore del metodo, consapevole dei pregiudizi per ridurne al minimo l’impatto. Il campo della meta-analisi, cioè la ricerca sulla ricerca, era ampiamente rispettato. Si poteva quindi sperare che la crisi pandemica potesse favorire il cambiamento. In effetti, il cambiamento è avvenuto, ma forse per lo più in peggio.

La mancanza di comunitarismo durante la pandemia ha alimentato scandali e teorie del complotto, che sono stati invece trattati come fatti nel nome della scienza da gran parte della stampa popolare e sui social media. La ritrattazione di un articolo ad alta visibilità sull'idrossiclorochina da parte di The Lancet è stato un esempio impressionante: la mancanza di condivisione e apertura ha permesso a un'importante rivista medica di pubblicare un articolo in cui 671 ospedali avrebbero fornito dati che non esistevano, senza che nessuno si accorgesse di questa montatura prima della pubblicazione. Anche il New England Journal of Medicine, un'altra importante rivista medica, è riuscita a pubblicare uno studio simile; e molti scienziati continuano a citarlo di frequente, molto tempo dopo la sua ritrattazione.

Il dibattito scientifico pubblico più acceso del momento - se il virus COVID-19 fosse il prodotto dell'evoluzione naturale o un incidente di laboratorio - avrebbe potuto essere risolto facilmente con una minima dimostrazione di comunitarismo ("comunismo", in realtà, nel vocabolario originale di Merton) da parte della Cina: l'apertura dei libri del laboratorio dell'Istituto di virologia di Wuhan avrebbe immediatamente sollevato dalle preoccupazioni. Senza una trasparenza su quali esperimenti siano stati fatti, le teorie sulla fuga da laboratorio rimangono fastidiosamente credibili.

Personalmente, io non voglio ancora considerare la teoria della fuga da laboratorio - un duro colpo per l'indagine scientifica - come la spiegazione principale. Tuttavia, se una piena e pubblica condivisione dei dati non può avvenire, nemmeno per una questione che riguarda la morte di milioni di persone, e la sofferenza di miliardi di persone, che speranza c'è per la trasparenza scientifica e la cultura della condivisione? Qualunque siano le origini del virus, il rifiuto di attenersi alle regole che erano precedentemente accettate ha fatto i suoi enormi danni.

La pandemia ha portato da un giorno all'altro a quella che sembra una nuova spaventosa forma di universalismo scientifico. Tutti hanno fatto scienza sul COVID-19 o l'hanno commentata. Ad agosto 2021, erano stati pubblicati 330.000 articoli scientifici sul COVID-19, coinvolgendo circa un milione di autori diversi. Una ricerca ha mostrato che scienziati di ognuna delle 174 discipline che fanno parte di ciò che conosciamo come scienza hanno pubblicato sul COVID-19. Alla fine del 2020, solo l'ingegneria automobilistica non aveva scienziati con pubblicazioni sul COVID-19. All'inizio del 2021, però, anche gli ingegneri automobilistici hanno detto la loro.

A prima vista, è stata una mobilitazione senza precedenti di talenti interdisciplinari. Tuttavia, la maggior parte di questi lavori erano di bassa qualità, spesso errati e talvolta altamente fuorvianti. Molte persone prive di competenze tecniche in materia sono diventate esperte da un giorno all'altro, con l’enfasi di chi vuole salvare il mondo. Man mano che questi falsi esperti si moltiplicavano, gli approcci basati sull'evidenza, come gli studi randomizzati e la raccolta di dati più accurati e imparziali, venivano spesso respinti come inappropriati, troppo lenti e dannosi. Il disprezzo per i progetti di ricerca affidabili è stato persino celebrato.

Molti scienziati straordinari hanno lavorato sul COVID-19. Ammiro il loro lavoro. I loro contributi ci hanno insegnato tanto. La mia gratitudine si estende ai tanti giovani ricercatori estremamente talentuosi e ben addestrati che ringiovaniscono la nostra vecchia forza lavoro scientifica. Tuttavia, accanto a migliaia di validi scienziati, sono arrivati ​​esperti nuovi di zecca con credenziali discutibili, irrilevanti o inesistenti e dati discutibili, irrilevanti o inesistenti.

I social e i media mainstream hanno contribuito a creare questa nuova generazione di esperti. Chiunque non fosse un epidemiologo o uno specialista in politiche sanitarie poteva essere improvvisamente citato come epidemiologo o specialista in politiche sanitarie da giornalisti che spesso sapevano ben poco di quelle materie, ma sapevano immediatamente quali opinioni erano vere. Al contrario, alcuni dei migliori epidemiologi e specialisti di politica sanitaria in America sono stati diffamati come incapaci e pericolosi, da persone che si reputavano in grado di giudicare sommariamente le differenze di opinione scientifica senza nemmeno comprendere la metodologia o i dati in questione.

Il disinteresse è in grande sofferenza. In passato, i soggetti in conflitto di interessi per lo più cercavano di nascondere i loro programmi. Durante la pandemia, questi stessi soggetti in conflitto sono stati elevati allo status di eroi. Ad esempio, le aziende Big Pharma hanno chiaramente prodotto farmaci utili, vaccini e altri tipi di intervento che hanno salvato vite umane, sebbene fosse anche noto che il profitto era ed è il loro scopo principale. Big Tobacco è nota per uccidere molti milioni di persone ogni anno e per continue pubblicità ingannevoli che promuovono i suoi prodotti vecchi e nuovi, tutti ugualmente dannosi. Eppure, durante la pandemia, la richiesta di migliori prove sull'efficacia e sugli eventi avversi è stata spesso considerata un anatema. Questo approccio sprezzante e autoritario "in difesa della scienza" potrebbe purtroppo aver aumentato l'esitazione sui vaccini e il movimento anti-vax, sprecando l'opportunità unica creata dal fantastico rapido sviluppo dei vaccini COVID-19. Anche l'industria del tabacco ha aggiornato la sua reputazione: Philip Morris ha donato ventilatori per promuovere un profilo di responsabilità aziendale nel salvare vite umane, una piccola parte delle quali è stata messa a rischio di morte per COVID-19 proprio a causa di malattie pregresse causate dai prodotti del tabacco.

Altri soggetti potenzialmente in conflitto sono diventati i nuovi regolatori della società, invece che essere essi stessi oggetto di regolamentazione. Le grandi società tecnologiche, il cui valore di mercato è aumentato di trilioni di dollari in seguito alla trasformazione virtuale della vita umana durante il lockdown, hanno sviluppato potenti meccanismi di censura che hanno distorto le informazioni disponibili agli utenti sulle loro piattaforme. Ai consulenti che hanno guadagnato milioni di dollari dalle consulenze alle aziende e ai governi sono stati attribuiti incarichi prestigiosi, posizioni di potere e pubblico riconoscimento, mentre gli scienziati non in conflitto che hanno lavorato pro bono, ma hanno osato mettere in discussione le narrazioni dominanti, sono stati tacciati di conflitto di interessi. Lo scetticismo organizzato è stato visto come una minaccia alla salute pubblica. C'è stato uno scontro tra due scuole di pensiero, la sanità pubblica autoritaria contro la scienza - e la scienza ha perso.

La messa in discussione onesta e continua e l'esplorazione di percorsi alternativi sono indispensabili per una buona scienza. Ma nella versione autoritaria (al contrario di quella partecipativa) della sanità pubblica, queste attività sono viste come tradimento e diserzione. La narrativa dominante è diventata che "siamo in guerra". In guerra, tutti devono eseguire gli ordini. Se a un plotone viene ordinato di andare a destra e alcuni soldati esplorano le manovre sulla sinistra, vengono fucilati come disertori. Lo scetticismo scientifico doveva essere abbattuto, senza fare domande. Gli ordini erano chiari.

Chi dava questi ordini? Chi ha deciso che questa o quella opinione, competenza e conflitti avrebbero dovuto assumere il comando? Non è stata una singola persona, non un generale pazzo o un politico spregevole o un dittatore, anche se l'interferenza politica nella scienza si è verificata, in modo così pesante. Siamo stati tutti noi, un insieme senza nome e senza volto: un intrico caotico di prove a metà; media frenetici e partigiani che promuovono il giornalismo col paracadute e i servizi che consegnano pacchetti prelavorati di notizie; la proliferazione di personaggi dei social media pseudonimi ed eponimi che hanno portato anche scienziati seri a diventare avatar selvaggi e sfrenati di se stessi, sputando enormi quantità di sciocchezze e assurdità; società industriali e tecnologiche scarsamente regolamentate che mettono in mostra il loro cervello e il loro potere di mercato; e gente comune afflitta dalla prolungata crisi. Tutti nuotano in un miscuglio di buone intenzioni, idee eccellenti e brillanti successi scientifici, ma anche di conflitti di interessi, polarizzazione politica, paura, panico, odio, divisione, notizie false, censura, disuguaglianze, razzismo e disfunzioni croniche e acute della società.

Il dibattito scientifico acceso, ma sano, è ben accetto. I critici seri sono i nostri più grandi benefattori. John Tukey una volta disse che il nome collettivo per un gruppo di statistici è "litigio". Questo vale anche per gli altri scienziati. Ma “siamo in guerra” ha portato a fare un passo oltre: questa è una guerra sporca, senza dignità. Gli oppositori sono stati minacciati, maltrattati e bullizzati da campagne sui social media che cancellano la cultura, da notizie che fanno colpo sui media mainstream e da bestseller scritti da fanatici. Le loro dichiarazioni sono state distorte, trasformate in idee farlocche e ridicolizzate. Le pagine di Wikipedia sono state vandalizzate. La loro reputazione è stata sistematicamente devastata e distrutta. Durante la pandemia molti brillanti scienziati sono stati insultati e hanno ricevuto minacce, allo scopo di avvilirli, loro e le loro famiglie.

L'abuso nell’anonimato o tramite pseudonimi ha un effetto agghiacciante; è peggio di quando le persone che perpetrano l’abuso sono eponime e rispettabili. Le uniche risposte praticabili al bigottismo e all'ipocrisia sono la gentilezza, la civiltà, l'empatia e la dignità. Tuttavia, escludendo la comunicazione di persona, la vita virtuale e i social media in un contesto di isolamento sociale sono veicoli poco efficaci di queste virtù.

La politica ha avuto un'influenza deleteria sulla scienza pandemica. Tutto ciò che dicesse o scrivesse qualsiasi scienziato estraneo alla politica, poteva essere usato come arma per i programmi dei politici. Legare interventi di sanità pubblica come mascherine e vaccini a una fazione, politica o meno, soddisfa i seguaci di quella fazione, ma fa infuriare la fazione avversaria. Questo processo mina l’estesa adozione di queste misure, che sarebbe necessaria per renderle efficaci. La politica travestita da salute pubblica non ha ferito solo la scienza. Ha anche abbattuto la salute pubblica partecipativa, dove le persone sono aiutate ad essere autonome, piuttosto che obbligate e umiliate.

Uno scienziato non può e non deve cercare di modificare i suoi dati e le sue deduzioni sulla base delle teorie dei partiti politici in quel momento dominanti o della lettura del giorno del termometro sui social media. In un ambiente in cui le tradizionali divisioni politiche tra sinistra e destra non sembrano più avere molto senso, i dati, i giudizi e le interpretazioni vengono estrapolati dal contesto e trasformati in armi. Lo stesso scienziato estraneo alla politica potrebbe essere attaccato da commentatori di sinistra in una certa situazione e da commentatori di destra in un'altra. Molti scienziati eccellenti, in questo caos, hanno dovuto tacere. La loro autocensura è stata una grave perdita per le indagini scientifiche e per l’obiettivo da raggiungere della salute pubblica. I miei eroi sono i molti scienziati ben intenzionati che sono stati insultati, diffamati e minacciati durante la pandemia. Li rispetto tutti e soffro per quello che hanno passato, indipendentemente dal fatto che le loro posizioni scientifiche siano in accordo o in disaccordo con le mie. E apprezzo e soffro ancora di più per coloro le cui posizioni sono in disaccordo con le mie.

Non c'era assolutamente nessuna cospirazione o pianificazione dietro questa evoluzione così sovraccarica di tensione. Semplicemente, in tempi di crisi, i potenti prosperano e i deboli diventano ancor più svantaggiati. In mezzo alla confusione pandemica, i potenti e le persone in conflitto di interessi sono diventati più potenti e i conflitti sono aumentati, mentre milioni di persone disagiate sono morte e miliardi di persone hanno attraversato la sofferenza.

Temo che la scienza e le sue regole abbiano condiviso il destino dei più deboli. È un peccato, perché la scienza può ancora aiutare tutti. La scienza rimane la cosa migliore che possa capitare agli esseri umani, purché possa essere sia tollerante che tollerata.

 


17/09/21

WSJ - Gli obblighi in materia di vaccini non possono fermare la diffusione della Covid

 


Un articolo sull'autorevole Wall Street Journal riporta delle ottime riflessioni sulle politiche basate sull'obbligo vaccinale, diretto o indiretto, che gli Stati continuano a promuovere come unica possibilità per fermare la diffusione del virus.  Nonostante il susseguirsi di dati e di una notevole mole di studi scientifici sulla trasmissione del virus, sulla efficacia dei vaccini ridotta nel tempo e sulla reale efficacia di molte terapie, tutto questo non sembra influenzare una politica sanitaria monolitica in senso coercitivo, già decisa a monte, che si mostra disconnessa e programmata verso obiettivi irraggiungibili.     

 

di Joseph A. Ladapo, 16 set 2021

 

La coercizione non funzionerà, perché gli asintomatici possono trasmettere l'infezione


La pandemia di Covid-19 ha stimolato un numero notevole di ricerche scientifiche, ma tutta questa conoscenza non si sta traducendo in una migliore politica pubblica. Un esempio è la zelante promozione delle mascherine da indossare in pubblico, una misura che ha avuto, nella migliore delle ipotesi, un effetto modesto sulla trasmissione virale. Oppure i lockdown, che la ricerca ha dimostrato aumentare il numero totale dei decessi, ma che vengono comunque considerati una soluzione accettabile. Questa disconnessione intellettuale ora si estende agli obblighi in materia di vaccino contro la Covid-19. La politica dell'obbligo è promossa come essenziale per fermare la diffusione della Covid-19, anche se le prove suggeriscono che non è così.

Gli obblighi violano l'autonomia personale, e possono portare a conflitti politici e conseguenze indesiderate, anche se in alcune situazioni possono avere un valore. In generale, tuttavia, una politica saggia rispetta il valore intrinseco dell'autonomia personale e cerca la via meno gravosa per ottenere dei vantaggi sociali.

L'argomento più comune per l’obbligo in materia di vaccini è che non si ha il diritto di infettare gli altri. Ma i contagi sono in parte provocati dalla diffusione asintomatica e presintomatica: persone che non sanno nemmeno di essere infette. Non è funzionale punire gli adulti che non hanno sintomi. Questo è il motivo per cui altre malattie che possono essere trasmesse da persone asintomatiche, come l'influenza, l'herpes genitale e l'epatite C, vengono combattute con politiche come le vaccinazioni volontarie, i protocolli di screening per le malattie sessualmente trasmissibili e i programmi di scambio di siringhe pulite per i consumatori di droghe per via endovenosa. Medici e funzionari della sanità pubblica normalmente comprendevano che fermare la diffusione di solito non è funzionale.

E c’è anche un altro problema: i vaccini riducono, ma non impediscono la trasmissione. Sulla base di un ampio studio condotto su oltre 300.000 persone nel Regno Unito, la protezione dalle infezioni sembra diminuire nel tempo, in modo più evidente dopo tre o quattro mesi. Come dimostrano gli studi clinici negli Stati Uniti, in Israele e in Qatar – e molti americani possono ora attestarlo personalmente – ci sono prove evidenti che le persone vaccinate possono sia contrarre che contribuire alla diffusione della Covid-19.

Questa tendenza è stata esacerbata dalla variante Delta. I dati mostrano che, secondo un recente rapporto del CDC, dopo l'emergere della variante Delta l'efficacia del vaccino per la protezione dalle infezioni è scesa da circa il 91% al 66%. I dati provenienti da Israele mostrano che per alcuni pazienti i tassi di protezione sono scesi a meno del 40%, anche se i dati mostrano ancora che i vaccinati contro la Covid-19 hanno meno probabilità di contrarre l'infezione rispetto ai non vaccinati. E le persone che sono guarite dalla Covid-19 sembrano avere la massima protezione rispetto a tutti gli altri.

Ma queste realtà non influenzano la politica sui vaccini. Quando il governatore di New York Kathy Hochul ha discusso dell'estensione dell’obbligo vaccinale nelle strutture dei servizi pubblici, ha detto: "Dobbiamo far sapere alle persone che quando entrano nelle nostre strutture le persone che si prendono cura di loro" sono "sane e non diffonderanno il virus". In effetti, i dati dicono che possono diffonderlo e lo diffonderanno.

La buona notizia è che i vaccini continuano a offrire una protezione significativa contro la malattia grave da Covid-19. Quindi la risposta di molti sostenitori del vaccino è stata quella di promuovere i richiami, e i limitati dati disponibili ancora non tengono il passo con la velocità delle somministrazioni della terza dose. La realtà è che un approccio più funzionale alla gestione della Covid richiede una serie diversificata di strategie, compreso l'utilizzo di terapie ambulatoriali.

Gli anticorpi monoclonali sono ancora usati di rado, nonostante l'evidenza mostri una sostanziale riduzione del rischio di ospedalizzazione. Le ragioni non sono molto comprensibili, ma molti pazienti e medici potrebbero ancora non essere consapevoli della loro disponibilità.

Vi sono prove crescenti dell'efficacia dell'antidepressivo fluvoxamina, sulla base dei risultati di un recente e ampio studio clinico attualmente in fase di revisione paritaria che ha riscontrato una riduzione del 30% del rischio di ospedalizzazione. Anche uno studio clinico più ridotto sulla fluvoxamina pubblicato sul Journal of the American Medical Association ha riscontrato dei benefici.

Altri farmaci come l'idrossiclorochina e l'ivermectina, che i funzionari della sanità sembrano determinati a ignorare, sono, in realtà, una questione irrisolta. Gli studi clinici controllati hanno prodotto risultati contrastanti, ma molti medici con una notevole esperienza nel trattamento di pazienti con Covid-19, compresi i membri del gruppo Early COVID Care Experts, hanno riportato bassi tassi di ospedalizzazione e di decessi durante l'utilizzo di queste terapie. Alcune di queste coorti di pazienti sono ampie e gli studi sono stati pubblicati su riviste peer-reviewed, come uno studio su 717 pazienti ambulatoriali pubblicato su Travel Medicine and Infectious Disease.

L’obbligo in materia di vaccini non può porre fine alla diffusione del virus, poiché l'efficacia del vaccino diminuisce ed emergono nuove varianti. Quindi come può essere questa una politica sensata? È ragionevole spedire decine di milioni di persone a fare un numero indeterminato di richiami e minacciarli della perdita del lavoro, se non è chiaro che altre dosi fermeranno la diffusione?

L'approccio ragionevole, basato sui dati disponibili, è quello di promuovere i vaccini allo scopo di prevenire la malattia grave. Non c’è bisogno di un obbligo per questo: gli adulti possono prendere le proprie decisioni. Ma gli obblighi prolungheranno i conflitti politici sulla Covid-19 e rappresentano una strategia sempre più insostenibile, progettata per raggiungere un obiettivo irraggiungibile.

 

Il dottor Ladapo è professore associato presso la David Geffen School of Medicine dell'UCLA.

 

 

 

12/09/21

Pandemia C-19: Quo vadis, homo sapiens?




In questo lungo articolo Geert Vanden Bossche, virologo con esperienza trentennale nel campo dei vaccini di cui abbiamo già tradotto diversi contributi al tema della pandemia (vedi qui e qui),  descrive in maniera dettagliata e documentata lo scenario probabile che seguirà all'intervento  di vaccinazione di massa con vaccini non sterlizzanti, e le pesanti conseguenze che ricadranno nel tempo su tutta la popolazione, sia  i vaccinati, che gli immunizzati naturali, che i non vaccinati. Alla fine, malgrado questo intervento artificiale che Vanden Bossche giudica tragicamente sbagliato alla radice, sarà la natura a generare una immunità di gregge sufficiente a porre termine alla pandemia, ma al prezzo di un pesante tributo in salute e vite umane che dovrà essere versato prima di ricominciare da zero,  cioè da uno stato immunitario pari a quello che si aveva all'inizio, da cui affrontare varianti virali molto più infettive rispetto al ceppo originario. In conclusione alcune indicazioni per mitigare il prezzo da pagare, e un piano di azione collettivo che potrebbe essere attuato, sempreché l'homo sapiens riesca a unire all'intelligenza razionale l'intelligenza emotiva, e quindi
 a invertire la tendenza e iniziare a rimediare all'errore. 


1. Sintesi

Il programma di vaccinazione di massa dell'OMS è stato istituito in risposta a un'emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale. Fin dai primi giorni delle campagne di vaccinazione di massa, alcuni esperti hanno messo in guardia contro l'impatto catastrofico che un tale programma avrebbe potuto avere sulla salute globale e individuale. La vaccinazione di massa nel mezzo di una pandemia è soggetta a promuovere la selezione e l'adattamento di varianti di fuga immunitaria caratterizzate da un aumento di infettività e resistenza agli anticorpi diretti contro la proteina spike (S), diminuendo così la protezione nei vaccinati e compromettendo i non vaccinati. Questo già spiega perché il programma di vaccinazione di massa dell'OMS non solo non è in grado di generare l'immunità di gregge (HI), ma porta anche ad una sostanziale erosione della  protezione immunitaria potenziale della popolazione. Poiché il programma di vaccinazione di massa universale in corso promuoverà presto la propagazione dominante di varianti di fuga dagli anticorpi neutralizzanti altamente infettive (cioè le cosiddette "varianti resistenti agli Ab-S"), sia quelli acquisiti naturalmente che gli anticorpi neutralizzanti vaccinali, esso non offrirà più alcuna protezione agli individui immunizzati, mentre un'elevata pressione infettiva continuerà a mettere sotto pressione il sistema di difesa immunitaria innato dei non vaccinati. Questo per dire che ogni ulteriore aumento dei tassi di copertura vaccinale contribuirà ulteriormente a forzare il virus verso la resistenza agli Ab-S neutralizzanti. L'aumento dell'infettività del virus, combinata con l'evasione dall'immunità antivirale, comporterà inevitabilmente un ulteriore tributo da pagare in termini di salute e vite umane. È quindi necessario intraprendere un'azione immediata per ridurre drasticamente i tassi di infettività virale e prevenire la rapida diffusione di varianti selezionate di fuga immunitaria nell'intera popolazione, vaccinata o meno. Questo primo passo fondamentale può essere raggiunto solo interrompendo immediatamente il programma di vaccinazione di massa e sostituendolo con un uso diffuso di chemioprofilattici  antivirali, dedicando importanti risorse di sanità pubblica ai trattamenti multifarmaco precoci della malattia da Covid-19.

 

 2. Introduzione:

 Fatti e dati:

  • L'immunità innata contribuisce in maniera cruciale a proteggere la popolazione dal Covid-19. Questo è il motivo per cui i bambini e le persone sane (cioè non immunodepresse e senza malattie di base) godono di un significativo grado di protezione dalla malattia da Covid-19. Gli anticorpi naturali e innati (Abs) e le cellule Natural Killer (NK) possono prendere di mira le strutture comuni non mutabili dei virus altrimenti altamente mutanti e quindi gestire tutte le varianti del Sars-CoV-2 (1). Tuttavia, poiché si tratta semplicemente di una prima linea di difesa immunitaria con un'affinità relativamente bassa, essa non è abbastanza bene attrezzata per affrontare alte concentrazioni di agenti patogeni (1, 2, 3). Sebbene il nostro sistema di difesa immunitaria innato possa essere considerato un'arma biologica naturale molto potente contro il Sars-CoV-2, esso è formato da anticorpi che possono essere facilmente superati nella competizione dagli anticorpi specifici per la proteina spike (Ab-S). Ciò è dovuto al fatto che l'affinità di legame degli anticorpi specifici per l'antigene (Ag) verso un antigene specifico è molto più elevata dell'affinità degli anticorpi polireattivi innati per lo stesso antigene  (* 2); 3, 6, 7). Questo fenomeno biofisico già spiega perché i tassi di morbilità e mortalità tendano ad aumentare con l'aumento della pressione virale infettiva (ad es. a causa di una maggiore infettività intrinseca del virus circolante o per sovraffollamento, assembramenti, contatti ravvicinati ecc., soprattutto se abbinati a scarse condizioni igieniche e abitative). Tale aumento del tasso di infezione è stato anche all'origine dell'importante seconda ondata di malattia e decessi che ha colpito particolarmente i giovani durante la pandemia influenzale del 1918 (8). Per quanto ne so, nessuno degli attuali modelli matematici che studiano l'evoluzione virale e le dinamiche di trasmissione della pandemia di COVID-19 ha inserito nell'equazione la suscettibilità della nostra difesa immunitaria innata a una maggiore infettività virale. Poiché questo è un prerequisito importante per comprendere la selezione e la propagazione dominante di varianti sempre più infettive, e poiché l'affidabilità della modellazione dipende sempre dalle ipotesi fatte, le previsioni di questi esercizi di modellazione non si sono avverate. Nessuno di questi modelli si è nemmeno avvicinato alla realtà. La mancata considerazione del ruolo degli Abs e delle cellule NK innate, polireattive (cioè multipatogene-specifiche) è la spiegazione più importante del perché i meccanismi alla base della crescente infettività delle varianti virali circolanti e della loro rapida evasione dall'immunità antivirale siano rimasti incompresi. Sebbene diverse pubblicazioni sottoposte a peer-review abbiano ripetutamente evidenziato il ruolo fondamentale degli anticorpi naturali multipatogeno-specifici all’interno della miriade di meccanismi di difesa immunitaria naturali, la stragrande maggioranza dei vaccinologi, virologi ed epidemiologi non sembra nemmeno essere consapevole dell'importanza funzionale di questi Abs (vedi riferimenti alla letteratura sul sito web www.geertvandenbossche.org, sotto il topic 1).
  • Parallelamente alla vaccinazione universale, la prevalenza di ceppi più infettivi è aumentata rapidamente. Secondo gli epidemiologi molecolari, Sars-CoV-2 si sta evolvendo rapidamente anche verso la resistenza agli Abs S-specifici (9, 10). Questo è stato attribuito alla pressione immunitaria diretta alla S, ora in  rapido aumento nella popolazione. Non c'è dubbio che la resistenza agli anticorpi vaccinali sarà il punto d’arrivo di qualsiasi programma di vaccinazione di massa che utilizzi i moderni vaccini durante una pandemia di una malattia virale acuta autolimitante causata da un virus altamente mutante. Contrariamente ai vaccini vivi, i vaccini prodotti dalle moderne tecnologie vaccinali non riescono a indurre l'immunità sterilizzante (*3). Questa omissione porta inevitabilmente alla selezione e all'adattamento di varianti sempre più infettive e alla fine costringe il virus a resistere agli Abs neutralizzanti per poter sopravvivere.
  • Come abbondantemente riportato in letteratura e sui social media, i soggetti vaccinati non solo diffondono varianti di Sars-CoV-2 (*4), ma ora stanno anche sviluppando sempre più infezioni sintomatiche (*5).
  • L'immunità acquisita protegge da uno spettro diversificato di varianti  Sars-CoV-2. Ciò è probabilmente dovuto alla diffusione dell'antigene "mediata dall'adiuvante" come risultato della profonda stimolazione immunitaria causata da una malattia naturale (comunicazione personale (*6)). Benché ciò significhi che l'immunità acquisita anti-Sars-CoV-2 possa affrontare una serie di distinte varianti di fuga immunitaria, è improbabile che possa anche essere in grado di affrontare uno spostamento antigenico che causi la “fuga di neutralizzazione" come ad esempio descritto per la variante lambda (11). Per il virus dell'influenza, ad esempio, è stato ben documentato che i vaccini, soprattutto se adiuvati, possono ancora funzionare contro varianti antigeniche che sono state soggette a deriva antigenica, ma non contro varianti provocate da uno spostamento antigenico (12, 13).
  • Mentre le aspettative basate sulla scienza sono ora sempre più confermate dalle dinamiche evolutive della pandemia, le aspettative delle case produttrici e delle autorità sanitarie (PH) per i vaccini Covid-19 (C-19), come riassunte nella tabella 1, hanno dovuto essere in gran parte abbandonate (il primo obiettivo delle campagne di vaccinazione di massa era quello di arrivare all’immunità di gregge). Ciò ha comportato un continuo cambiamento di dichiarazioni e affermazioni fatte dalle autorità sanitarie globali e sostenute dai governi nazionali, come indicato nella tabella 2.

 

3. Come la Natura provvederà al fallimento dell'umanità (ma non senza alzare il prezzo per arrivare all'immunità del gregge).

È fondamentale capire come la vaccinazione di massa stia inevitabilmente guidando questa pandemia di varianti antigeniche altamente infettive in una direzione molto pericolosa per la salute pubblica e globale.

Ma perché dovremmo preoccuparci delle varianti antigeniche e della maggiore infettività virale quando i vaccini proteggono ancora ampiamente i vaccinati dalla malattia (grave) e dal ricovero in ospedale?

Un livello più elevato di variazione antigenica e di infettività associata rende i vaccini C-19 meno efficienti nel contenere l'infezione. Questo attualmente porta a infezioni breakthrough nella stragrande maggioranza dei vaccinati, e anche i casi di malattie breakthrough sono ora in aumento. D'altra parte, l'aumento dell'infettività rappresenta una seria minaccia per gli individui non vaccinati, in quanto può erodere l’efficacia della loro immunità innata, non specifica verso le varianti, in seguito alla riesposizione dopo un'infezione primaria asintomatica (14). Ciò sta attualmente causando un aumento dei tassi di morbilità nella parte della popolazione non vaccinata, principalmente nei gruppi di persone di età avanzata non vaccinate (*7). Tuttavia, anche le persone più giovani non vaccinate ora contraggono sempre più la malattia da C-19.  Poiché nel frattempo le misure di prevenzione delle infezioni sono state allentate in molti paesi, gli individui più giovani non vaccinati ora sono più coinvolti in contatti sociali più stretti. L'allentamento delle misure di prevenzione delle infezioni in un contesto di circolazione di varianti più infettive colpisce principalmente i non vaccinati, poiché sono più suscettibili a un'elevata pressione infettiva. Tuttavia, poiché le varianti dominanti più infettive stanno attualmente incorporando sempre più mutazioni che influenzano la loro sensibilità agli Abs che neutralizzano il virus e poiché la vaccinazione di massa è ora estesa a fasce di età sempre più basse, si può ragionevolmente presumere che l'incidenza della malattia breakthrough e dei decessi nella parte vaccinata della popolazione aumenterà rapidamente. D'altra parte, è probabile che i tassi di morbilità nella parte non vaccinata della popolazione diminuiranno nelle prossime settimane o mesi, perché il serbatoio di candidati suscettibili si esaurirà rapidamente, soprattutto per il fatto che il virus (p. es. la variante delta) si sta ora diffondendo molto rapidamente e le riserve di individui suscettibili vanno esaurendosi man mano che sempre più giovani vengono vaccinati. I meccanismi della vaccinazione di massa e il suo prevedibile impatto sulla pressione infettiva virale, nonché sui tassi di morbilità e mortalità nella parte della popolazione vaccinata rispetto a quella non vaccinata sono descritti più dettagliatamente di seguito (vedere "Meccanismi della vaccinazione e impatto previsto dell’aumentata infettività virale su tassi di morbilità e mortalità nella parte della popolazione vaccinata rispetto a quella non vaccinata').

Che la resistenza virale agli Abs neutralizzanti S-specifici possa verificarsi è tutt'altro che una fantasia. Per quanto ne so, l'esempio più convincente di una variante in grado di sfuggire agli Abs neutralizzanti specifici per S è la variante lambda del Sars-CoV-2. Questa variante ha incorporato un importante cambiamento nel dominio N-terminale (NTD) della sua proteina spike. Questo spostamento antigenico fa sì che il virus diventi resistente agli Abs neutralizzanti. Il cambiamento è causato da una mutazione per delezione e impedisce agli Abs neutralizzanti di legarsi al dominio di legame al recettore (RBD) di S (11). Grazie a questa mutazione, la variante lambda può ottenere un sostanziale vantaggio competitivo se il virus viene improvvisamente sottoposto a una pressione immunitaria S-diretta sostanziale e diffusa. Un notevole aumento dei casi (come è stato osservato, ad esempio, in diversi paesi sudamericani) può portare a un drammatico aumento della pressione immunitaria diretta verso S, specialmente nelle persone sane che vengono rapidamente riesposte al virus a causa di un forte aumento della pressione infettiva. Questo spiega come all'improvviso una variante di fuga immunitaria in grado di resistere agli anticorpi S-specifici possa rapidamente diventare predominante in popolazioni che attraversano un aumento sostanziale dei casi. Ma anche le popolazioni soggette a vaccinazione di massa possono esercitare una forte pressione immunitaria sull'infettività virale (cioè sulla proteina S). Ciò suggerisce che gli alti tassi di copertura vaccinale alla fine trasformano le popolazioni in eccellenti terreni di coltura per questo tipo di varianti resistenti al vaccino. Anche se queste ultime non vengono generate direttamente nella popolazione altamente vaccinata, possono facilmente utilizzare tale popolazione come una comoda capsula di Petri per la loro espansione in prevalenza (* 8). Se una avanzata campagna di immunizzazione di massa non avesse sufficientemente preparato la popolazione a esercitare una pressione immunitaria abbastanza forte sull'infettività virale, la variante lambda non potrebbe essere in grado di competere con la variante delta più infettiva in circolazione, anche se quest'ultima non riuscisse (ancora?) a sfuggire alla neutralizzazione. Tuttavia, dato che i tassi di copertura vaccinale e la pressione infettiva vanno crescendo ulteriormente, non c'è motivo di credere che la variante delta non possa incorporare una mutazione di "fuga di neutralizzazione" altrettanto drammatica per sfuggire completamente all'immunità antivirale, mantenendo il suo alto livello di infettività. Un tale evento potrebbe, ad esempio, derivare dalla selezione naturale di una mutazione (es. delezione) in un sito allosterico della proteina spike (es. nel NTD), comportando quindi un cambiamento conformazionale nel RBD, o da un evento di ricombinazione naturale dovuto alla coinfezione con due diverse varianti.

Il verificarsi della resistenza virale ai vaccini C-19 implica che gli Abs neutralizzanti non si legano più al Sars-CoV-2. Gli Abs naturali, non specifici per le varianti, nei vaccinati, quindi, non sarebbero più soppressi (* 9). Questo per dire che gli individui che hanno acquisito protezione nei confronti del Sars-CoV-2, sia a seguito di vaccinazione che di guarigione da una precedente malattia, perderanno tale protezione e rimarranno semplicemente con la capacità protettiva fornita dai loro Abs naturali, aspecifici per le varianti.  Poiché le varianti in grado di resistere agli Abs anti-S possono essere ancora molto contagiose, la pressione infettiva in paesi/regioni con comunità densamente popolate potrebbe rimontare rapidamente dopo una precedente ondata. In alternativa, un aumento del tasso di infezione potrebbe verificarsi anche quando una tale variante viene introdotta in un paese/regione con un alto tasso di copertura vaccinale e dove la pressione infettiva è stata precedentemente abbassata a causa del distanziamento sociale e di altre misure di salute pubblica. Poiché la resistenza virale agli Abs diretti verso S rende inutile l'immunità acquisita (* 10), tutti i vaccinati saranno ora dipendenti dai loro Abs naturali innati per la protezione contro la malattia. Sebbene gli Abs neutralizzanti specifici per S non possano più legarsi al virus e la soppressione degli Abs naturali sia, quindi, revocata, la circolazione delle varianti altamente infettive sarà ancora molto problematica, poiché il loro contributo alla pressione infettiva virale complessiva non può più essere mitigato né dagli Abs vaccinali (cioè nei vaccinati) né dagli Abs acquisiti naturalmente (cioè in coloro che hanno precedentemente contratto la malattia Covid-19). Ciò interesserà principalmente la parte vaccinata della popolazione, poiché quest'ultima comprende la maggior parte dei gruppi di età più avanzata. Anche se i loro anticorpi naturali non vengono più soppressi, ora diventano ancora più vulnerabili rispetto all'inizio della pandemia, perché le varianti in circolazione che ora si trovano ad affrontare hanno acquisito un livello più elevato di infettività (* 11). Il cambiamento nella dinamiica di legame degli  Ab è stato riassunto in Fig. 1.

Meccanismi della vaccinazione e prevedibile impatto della maggiore infettività virale sui tassi di morbilità e mortalità nella parte della popolazione vaccinata rispetto a quella non vaccinata

Più avanzano le campagne di vaccinazione di massa, più individui giovani e sani saranno vaccinati. Tuttavia, più gli individui giovani e sani verranno vaccinati, più crescerà la frazione della popolazione in cui gli Abs innati non specifici per le varianti avranno sperimentato una soppressione prolungata da parte degli Abs vaccinali, e più aumenterà la pressione immunitaria a livello di popolazione sull'infettività virale (cioè sulla proteina spike). Più aumenterà la pressione immunitaria a livello di popolazione, più è probabile che le varianti selezionate naturalmente e più infettive troveranno un terreno fertile adatto alla loro espansione, e più velocemente queste varianti più infettive inizieranno a prevalere. Quanto più velocemente le varianti infettive in circolazione continueranno a riprodursi, sino a diventare la popolazione virale dominante, tanto più rapidamente aumenteranno i tassi di morbilità e mortalità, prevalentemente nella parte non vaccinata della popolazione. Finché non si verificherà la resistenza al vaccino,  nei vaccinati gli Abs vaccinali si legheranno al Sars-CoV-2 e quindi supereranno gli Abs naturali. Tuttavia, la capacità di neutralizzazione di questi Abs diminuirà progressivamente man mano che le varianti più infettive ospiteranno sempre più mutazioni di fuga capaci di influenzare il legame del RBD al recettore cellulare dell'enzima di conversione dell'angiotensina (Ace) -2. D'altra parte, solo una parte della popolazione sana e non vaccinata, in costante diminuzione, rimarrà suscettibile all'elevata pressione infettiva esercitata dalle varianti circolanti più infettive (ad es. variante delta), grazie al drastico calo dell'età media di questa popolazione (* 12). Questo per dire che, alla fine, l'estensione dell'immunizzazione naturale (conseguente alla malattia C-19) e della vaccinazione di massa ai gruppi di età più giovane fornirà meno opportunità al virus di causare malattie nella restante parte della popolazione non vaccinata. Sulla base delle dinamiche sopra descritte, è ragionevole concludere che il proseguimento della vaccinazione di massa, insieme alla circolazione predominante di varianti più infettive (facilita dalla vaccinazione di massa!), porterà inevitabilmente a tassi di morbilità e mortalità relativamente più elevati nei vaccinati rispetto ai non vaccinati. Ne consegue anche che più la parte vulnerabile, ma non vaccinata, della popolazione aderirà a rigorose misure di prevenzione delle infezioni (* 13), più il picco di morbilità e mortalità si sposterà dai non vaccinati ai vaccinati. Ciò diventerà ancora più evidente quando le varianti maggiormente infettive prevalentemente in circolazione diventeranno resistenti agli Abs neutralizzanti specifici per l'S, semplicemente perché la parte vaccinata della popolazione include la maggior parte dei gruppi di età più avanzata.

L’impatto della pressione immunitaria selettiva diretta a S esercitata dall’affollamento di massa rispetto a quello esercitato dalla vaccinazione di massa

I paesi che non sono colpiti da grandi ondate registrano tassi di morbilità e mortalità più favorevoli, ma alla fine possono pagare un prezzo ancora più alto, poiché la loro popolazione può essere colpita da diverse ondate "più infettive" prima che la pressione virale infettiva e/o la pressione immunitaria a livello di popolazione possano raggiungere un livello che sia abbastanza alto da costringere il virus alla resistenza. Ciò vale in particolare quando le misure di prevenzione delle infezioni tengono sotto controllo la diffusione virale e i progressi nell'aumento dei tassi di copertura vaccinale sono lenti. Ma non importa quanti altri cicli ci vorranno, le dinamiche evolutive molecolari di questa pandemia porteranno inevitabilmente a conferire resistenza S-Ab al Sars-CoV-2 e, quindi, a restituire ai vaccinati il ​​pieno utilizzo della loro prima linea di difesa immunitaria contro le varianti Sars-CoV-2. Questo già ci fa capire che il rafforzamento della difesa immunitaria innata della popolazione diventerà ancora più importante quando le varianti più infettive resistenti agli Abs specifici per S diventeranno dominanti. Ciò significa anche che prima che il virus diventi resistente agli Abs neutralizzanti specifici per S, non c'è modo che la popolazione possa neanche iniziare a costruire una immunità di gregge (HI) significativa. Tuttavia, una volta che le varianti saranno diventate resistenti agli Abs diretti verso S, non vi sarà più la necessità per il virus di aumentare ulteriormente o ridurre la sua infettività intrinseca. Le popolazioni, che improvvisamente si vedranno costrette a pagare un prezzo elevato (* 14) in cambio della licenza di costruirsi una HI veramente protettiva (cioè, in cambio del permesso al virus di sfuggire all'immunità virucida a livello di popolazione), soffriranno solo per un periodo di tempo relativamente breve. Questo perché queste popolazioni stabiliranno più rapidamente una HI pienamente protettiva, una volta che la licenza sarà stata riottenuta. Al contrario, le popolazioni che sono riuscite a contenere abbastanza bene la diffusione delle infezioni da Sars-CoV-2 e, quindi, pagano un prezzo molto più basso per ottenere la loro licenza per l’HI (cioè in cambio di permettere al virus di diventare resistente all'immunità antivirale) soffriranno per un periodo di tempo relativamente più lungo. Una volta che la licenza sarà stata nuovamente concessa, ci vorrà più tempo prima che una popolazione raggiunga un'HI pienamente protettiva. In questo caso, potrebbero essere necessari uno o più cicli aggiuntivi di più ondate infettive prima che la variante più infettiva (ad es. delta) sia portata a una piena resistenza verso gli anticorpi neutralizzanti S specifici. Il percorso evolutivo più prolungato della pandemia in queste popolazioni renderà meno probabile che tali ondate (più) infettive esauriscano i candidati suscettibili e alla fine potrebbe causare un tributo relativamente più elevato alla pandemia in termini di salute e di vita di persone precedentemente infette in modo asintomatico.

È difficile immaginare come la somministrazione di un vaccino di richiamo "aggiornato" possa non far altro che far precipitare la resistenza virale poiché aumenterebbe la probabilità di un forte effetto di richiamo sugli Ab precedentemente sollecitati (cioè Ab che sono specifici per il vaccino originale a base di S) dovuto al “peccato antigenico”. Il riconoscimento subottimale delle varianti più infettive in evoluzione da parte di questi "vecchi" Ab potrebbe essere motivo di notevole preoccupazione, poiché gli antigeni che sono scarsamente abbinati agli Ab leganti l'Ag potrebbero contribuire a innescare il potenziamento della malattia dipendente dall'Ab (ADE).

In assenza di sensibili misure di attenuazione, è probabile che caratteristiche immunitarie genetiche e fenotipiche favorevoli (ad es. un background immunogenetico innato, l’età, lo stato di salute generale)  guidino la selezione naturale di individui in grado di resistere alla malattia C-19. A meno che la pandemia non causi una drastica diminuzione della densità di popolazione in aree precedentemente altamente popolate, le possibilità che misure rigorose di controllo tese a prevenire le infezioni abbiano un impatto significativo sulla riduzione della trasmissione di varianti Sars-CoV-2 altamente infettive e resistenti agli S-Ab sono remote.  Al fine di mitigare il prezzo, ingiustificabile e inaccettabile, in termini di vite umane, vi è, quindi, l’obbligo morale ed etico di procedere immediatamente con un piano d'azione chiaro. Il piano dovrebbe essere dichiarato un'emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale e deve includere le seguenti azioni da intraprendere ORA:

 

  • Stop alla vaccinazione di massa

 

  • Non procedere con richiami di vaccinazioni aggiornate

 

  • Implementare una chemioprofilassi antivirale a livello globale per ridurre la pressione infettiva virale (potrebbe essere necessario includere anche i serbatoi animali rilevanti!)

 

  • Fino a quando non avremo drasticamente ridotto la pressione virale infettiva, dovranno essere reintrodotte delle rigorose misure globali di prevenzione delle infezioni

 

  • Fornire - a costo zero - un trattamento multifarmaco precoce a tutti i pazienti che ne hanno bisogno

 

  • Lanciare campagne per promuovere diete e stili di vita sani

 

  • Implementare tutto quanto sopra per guadagnare tempo per lo sviluppo di uno sterilizzatore immunologico universale (* 15) (UIS) che sia in grado di prevenire o eliminare l'infezione da qualsiasi ceppo Sars-CoV-2

 

Non c'è dubbio che il prezzo in vite umane, salute e  sistemi sanitari sarà molto più alto se permettiamo alla NATURA di prendersi cura del nostro gigantesco errore. E anche se alla fine si giungerà alla HI, potrebbe essere molto più fragile ed eterogenea per molti anni a venire di quella che si sarebbe raggiunta dopo una pandemia naturale. Questo perché l'HI che mette fine a una pandemia di varianti altamente infettive di Sars-CoV-2 inizialmente si baserà solo sull'immunità innata a livello di popolazione. Dati i limiti degli Abs naturali multipatogeno-specifici e l'alto livello di infettività intrinseca delle varianti circolanti (*16), il livello di protezione inizialmente garantito dall'immunità innata a livello di popolazione sarebbe relativamente basso, fragile ed eterogeneo. Pertanto, un moderato affollamento e condizioni abitative e igieniche inadeguate potrebbero innescare più facilmente un'epidemia locale. A livello individuale, qualsiasi deterioramento della difesa immunitaria innata di una persona (ad esempio, a causa dell'invecchiamento, delle comorbilità o della depressione immunitaria) darebbe una probabilità media più elevata per quella persona di contrarre la malattia da Covid-19. Durante i primi anni del percorso per giungere all'HI, le epidemie stagionali possono quindi essere più probabili e comportare un prezzo relativamente più alto da pagare in termini di salute e di vite umane. Tuttavia, con il passare degli anni e delle epidemie stagionali, le popolazioni ricostituiranno progressivamente la loro riserva di immunità acquisita (cioè, grazie a coloro che si riprendono dalla malattia) e alla fine renderanno l'HI della popolazione molto più robusto. Sebbene il sovraffollamento, la scarsa igiene e gli assembramenti di massa, anche a lungo termine, innalzeranno una bandiera rossa (come minimo anche come preparazione alle pandemie in generale), il rafforzamento dell'HI della popolazione dovrebbe in definitiva consentire di tornare a una vita normale. Ma questo potrebbe facilmente richiedere un mezzo decennio, specialmente nei paesi che hanno combinato pesanti programmi di vaccinazione di massa con rigorose misure di prevenzione delle infezioni. L'immigrazione controllata di gruppi di età più giovane o altri cambiamenti favorevoli nelle caratteristiche demografiche della popolazione (ad esempio, aumento del tasso di natalità) possono aiutare a rinvigorire lo stato immunitario di una popolazione in generale e, quindi, a raggiungere l'HI più rapidamente.

  

4. Conclusioni, prospettive future e fondamento razionale di un intervento immunitario alternativo

Aumentando l'infettività virale, sia l'affollamento di MASSA che la vaccinazione di MASSA contribuiranno solo a promuovere la circolazione dominante di varianti virali più infettive e, quindi, comprometteranno il sistema immunitario naturale in una frazione relativamente più alta della popolazione giovane e sana (cioè, rispetto alla parte colpita dalle precedenti pandemie naturali). Questo porterà prima o poi alla piena resistenza virale agli Abs che neutralizzano il virus e a un drammatico aumento dei tassi di morbilità e mortalità. Non c'è modo che la pandemia di Sars-CoV-2 possa essere controllata dagli attuali, imperfetti vaccini C-19. L'uso di vaccini imperfetti per controllare una pandemia (di un virus altamente mutabile che causa un'infezione virale acuta e autolimitante) aumenterà solo il tributo che la Natura imporrà sulla salute e sulle vite umane in cambio della concessione di una licenza per ricostruire l'HI.

Una pandemia può essere risolta definitivamente solo se la popolazione sviluppa una robusta immunità che protegga dal virus. Questo avviene naturalmente attraverso l’ HI. L'HI diventa sempre più forte come risultato combinato della selezione immunitaria naturale mediata dalla malattia (cioè, per quanto riguarda la sua componente innata, multipatogeno-specifica) e dell'immunizzazione attiva (cioè, per quanto riguarda la sua componente adattativa, specifica per il patogeno) . Più robusta diventa l'HI, più efficacemente e durevolmente la popolazione controlla il virus, meno frequentemente si verificheranno focolai e saranno meno impressionanti.

Non importa quanti errori commetta l'umanità, la Natura prenderà sempre il controllo della pandemia e genererà una HI sufficiente per portarla a termine. Tuttavia, questo non avverrà senza un terribile prezzo da pagare per un intervento immunitario che era già sbagliato alla radice. Questo perché la Natura riporterà prima lo stato immunitario della popolazione a quello che era all'inizio di questa pandemia, cioè simile a quello di una popolazione naïve al Sars-CoV-2. La differenza è, tuttavia, che la popolazione immunologicamente naïve al Sars-CoV-2 dovrà ora affrontare varianti virali che hanno un livello di infettività molto più elevato rispetto al ceppo originale di Wuhan. Ciò rappresenta una sfida formidabile per il nostro sistema immunitario innato, poiché non è stato concepito per affrontare un'elevata carica virale (1, 2, 3). Nell'era "post-resistenza", la circolazione di varianti altamente infettive, combinata con un'immunità della popolazione sottodimensionata, rischia di portare a infezioni con tassi di morbilità e mortalità più elevati negli insediamenti umani ad alta densità di popolazione (ad es. aree urbane), mentre le aree rurali sarebbero meno frequentemente e meno gravemente colpite. Al contrario, l'HI si accumulerebbe molto più velocemente nelle aree urbane, mentre le persone che vivono in aree a bassa densità di popolazione avrebbero meno probabilità di beneficiare dell'HI in tempi brevi. Affinché questi ultimi riducano al minimo il rischio di esposizione ripetuta, probabilmente dovrebbero fare affidamento su misure di prevenzione delle infezioni per molto più tempo. Potrebbero volerci diversi anni prima che le disparità epidemiologiche tra aree rurali e urbane si riuniscano in una distribuzione più omogenea e Sars-CoV-2 diventi veramente endemico.

L'intervento immunitario artificiale (umano) in una pandemia di Coronavirus (CoV) potrebbe fornire una protezione immunitaria rapida e duratura a individui vulnerabili se, e solo se, venisse indotta l'immunità sterilizzante. Cioè se la risposta immunitaria indotta fosse mirata all'eliminazione delle cellule infettate dal virus. A condizione che si possa giungere a questo in una fase iniziale dell'infezione, si potrebbero prevenire contemporaneamente sia la trasmissione virale che la fuga immunitaria. Di conseguenza, gli interventi immunitari che generano l'immunità sterilizzante non corrono il rischio di esercitare una pressione immunitaria sul virus e di allevare varianti virali più infettive, anche se dispiegati durante una pandemia di varianti altamente infettive e anche se la copertura vaccinale deve essere estesa a parti più grandi (vulnerabili) della popolazione. La prima ondata di una pandemia colpisce generalmente la parte più vulnerabile della popolazione. Come risultato della crescente pressione infettiva, un certo numero di individui giovani e sani può vedere il proprio sistema immunitario innato temporaneamente soppresso. Durante questo breve periodo di soppressione degli Ab naturali (circa 6-8 settimane; 15), questi individui diventano suscettibili alla malattia da Covid-19. Coloro che guariscono dalla malattia trasformeranno la loro difesa immunitaria innata in una immunità acquisita durevole nel tempo. Ciò significa che il tasso complessivo di immunizzazione attiva durante una pandemia è semplicemente determinato dal livello di pressione virale infettiva esercitata dall'ondata precedente, ma non riflette il livello di immunizzazione attiva che sarebbe richiesto per domare la pandemia nel caso in cui l'aumento della pressione infettiva venisse evitato. Poiché un intervento immunitario sterilizzante potrebbe facilmente fermare un'ondata crescente di casi infettivi, l'immunizzazione solo della parte vulnerabile della popolazione sarebbe già sufficiente per controllare efficacemente e durevolmente una pandemia di una malattia virale acuta autolimitante e, quindi, ovviare alla necessità di una vaccinazione di massa. Inoltre, l'immunità sterilizzante garantirebbe una protezione completa e di lunga durata ai vaccinati, anche se i serbatoi asintomatici del virus servissero ancora da fonte di trasmissione virale continua. Infine, l'uso di sterilizzatori immunologici universali (UIS) potrebbe fermare ed eliminare qualsiasi pandemia di CoV, indipendentemente dal livello di infettività della linea virale circolante e senza la necessità di eradicare (* 17) il virus. Nessuno degli attuali vaccini C-19 induce l'immunità sterilizzante. Non devono essere usati durante una pandemia semplicemente perché porteranno alla fuga immunitaria ed eroderanno sia l'immunità innata (cioè, allevando più varianti infettive che esercitano una maggiore pressione infettiva, e quindi rendendo i gruppi di età più giovani più suscettibili alla malattia) che l'immunità acquisita (cioè, portando alla resistenza del virus agli Abs neutralizzanti).

Se arriviamo a riconoscere che siamo tutti parte della razza umana, un'unica umanità, noi, umani moderni, dovremmo essere in grado di sfruttare e coordinare le nostre straordinarie e uniche capacità di "uomo saggio" (Homo sapiens) per invertire la tendenza e correggere i nostri errori. Tuttavia, la "saggezza" può prevalere solo se permettiamo alle nostre capacità intellettive (misurate dal QI) di entrare in sinergia con le nostre capacità emotive (misurate dal QE). Negli ultimi mesi abbiamo assistito sempre di più a quanto profondamente questa sinergia sia stata disturbata. Rinnoviamo il nostro approccio generale a questa crisi e troviamo una soluzione che possa riportare molto più velocemente alla normalità e ridurre il tasso di mortalità molto al di sotto del tributo che Madre Natura reclamerà se lasciamo a lei il compito di rimediare. Possiamo solo invertire la tendenza, a condizione che lavoriamo fianco a fianco per fermare la vaccinazione di massa, per cominciare, e per evitare che gli alti tassi di infezione virale infliggano ulteriori danni alla popolazione. Nel frattempo dovremmo potenziare le opzioni di trattamento precoce e accelerare lo sviluppo di interventi immunitari molto più razionali e orientati alla pandemia. Questi ultimi possono essere fatti se impariamo come educare il nostro sistema immunitario innato a mettere a punto la sua capacità immunologica e ad acquisire memoria immunologica in modi che consentano, rispettivamente, una maggiore specificità verso il patogeno e una maggiore durata della risposta immunitaria.

 

5. Bibliografia

  1.  https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fimmu.2020.02139/full
  2.  https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fimmu.2017.00872/full
  3. https://www.jimmunol.org/content/jimmunol/194/1/13.full.pdf
  4.  https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7690066/pdf/41385_2020_Article_359.pdf
  5. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7662119/pdf/fimmu-11-595535.pdf
  6. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5493588/pdf/cti201719a.pdf
  7.  https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7451196/pdf/main.pdf
  8. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3310443/pdf/10-2042_finalP.pdf
  9. https://trialsitenews.com/why-is-the-ongoing-mass-vaccination-experiment-driving-a-rapid-evolutionary-response-of-sars-cov-2/
  10. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7941658/pdf/nihpp-2021.02.23.21252268v3.pdf
  11. https://www.biorxiv.org/content/10.1101/2021.07.28.454085v1.full.pdf
  12. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4899887/pdf/main.pdf
  13. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC8064354/pdf/viruses-13-00546.pdf
  14. https://trialsitenews.com/a-last-word-of-caution-to-all-those-pretending-the-covid-19-pandemic-is-toning-down/
  15. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7772470/pdf/fimmu-11-610300.pdf


Tabella 1: Effetti previsti dei vaccini C-19 secondo i produttori di vaccini e le autorità di sanità pubblica rispetto alle aspettative basate sulla scienza (cioè, tenendo conto dell'impatto della vaccinazione di massa sulle dinamiche evolutive della pandemia). Le deviazioni dalle aspettative commerciali e delle autorità sanitarie sono evidenziate in rosso.



Tabella 2 - 
I continui cambiamenti nella narrazione ufficiale sui vaccini C-19



Fig. 1 - Sulla via della resistenza virale agli Ab anti-S, i vaccinati sperimentano la soppressione di lunga durata (≥ 6 mesi?) dei loro Ab naturali da parte degli Ab vaccinali. Una volta che si verifica la resistenza, la soppressione viene revocata, ma ora TUTTI i soggetti (immunizzati o meno) possono sperimentare la soppressione temporanea dei loro anticorpi naturali a causa dell'elevata pressione infettiva esercitata dalla circolazione di varianti più infettive e resistenti agli Ab-S



1) The binding sites are reminiscent of those built by self-motifs (1, 2, 4, 5)


(2) The measure of the overall or accumulated binding strength is described as binding ‘avidity’


(3) ‘Sterilizing’ doesn’t imply complete prevention of infectious shedding but refers to the capacity to induce an immune response that is capable of eliminating virus-infected host cells.


(4) a myriad of reports on breakthrough cases have been circulating both in the literature and on social media


(5) More and more cases of breakthrough disease are now officially reported (see recent press releases form CDC).


(6) This is also the reason why a number of vaccine manufacturers are now adding adjuvants to S-based C-19 vaccines


(7) As the vast majority of people aged 60 or above have now been fully vaccinated in Europe and the US, affected age groups in the non-vaccinated are below 60.


(8) As mass vaccination campaigns are now progressing more slowly, the population-level immune pressure may not yet suffice to collectively select an immune escape variant with neutralization escape capacity. Hence, selection and dominant propagation of new variants that are even more infectious, but do not yet need to incorporate a neutralization escape mutation to overcome the S-directed immune pressure, may still precede dominant circulation of S Ab-resistant variants. One may, therefore, expect that more infectious variants will appear in countries with relatively low infectious pressure and/ or relatively low vaccination rates before population-level immunity will force the virus into resistance.


(9) This is because the vast majority of vaccinal Abs are directed against immunodominant epitopes within the RBD of Sars-Cov-2


(10) There is no evidence for induction of protective T memory cells by either vaccination or natural infection (14)


(11) Although natural Abs can deal with all kinds of variants, they cannot deal with high viral load (1, 2, 3)


(12) As the average age of the healthy, unvaccinated population drops, its average concentration of functional, polyreactive innate Abs will drop as well.


(13) As innate Abs in vaccinees suffer from substantial immune suppression by vaccinal Abs, it is not unthinkable that infection prevention measures will have much less impact on morbidity and mortality rates in vaccinees as compared to the nonvaccinated.


(14) This is more often the case when Sars-CoV-2 is spreading within overcrowded areas on a background of poor infection prevention measures


(15) I deliberately avoid the word ‘vaccine’ as the immunological principle underlying a universal immune intervention capable of preventing infection and abrogating disease is very different from the concepts governing conventionalvaccinology


(16) Even when the pandemic storm has calmed down, transmission by asymptomatic carriers, including animal reservoirs, will ensure continued circulation of highly infectious variants


(17) As Sars-Cov-2, for example, can be transmitted by asymptomatically infected humans and several animal carriers, eradication would require a major effort, including large scale vaccination of both humans and culling or immunization of several animal species.