31/10/14

Wren Lewis: Perchè l’Eurozona ha un Problema Tedesco

Su Mainly Macro Simon Wren Lewis conferma che il problema europeo non è un problema di stati spendaccioni o di mancate riforme strutturali in tutti i paesi tranne che in Germania. Al contrario, è un problema di repressione dei salari nella sola Germania che ha spiazzato tutti gli altri. Purtroppo molti continuano a vedere la Germania come un modello da seguire invece di risentirsi per quanto accaduto e pretendere una riparazione, come sarebbe giusto fare.
Quando, quasi un anno fa, Paul Krugman fece 6 interventi nel giro di 3 giorni che insistevano sulla posizione della Germania riguardo ai problemi macroeconomici dell’eurozona, perfino io pensai che forse stava un po’ esagerando, anche se non c’era nulla in quello che scriveva su cui non fossi d’accordo. Ma visto che la posizione tedesca si è dimostrata intransigente nei confronti dei continui problemi europei, mi sono ritrovato a fare la stessa cosa qualche mese fa (1, 2, 3, 4, 5, 6), anche se a un ritmo un po' più lento. Ora sembra che tutto il mondo (a parte la Germania ovviamente) dica la stessa cosa: ecco un esempio particolarmente chiaro da Matt O’Brien.

F. Coppola: Uragani Finanziari

Sul suo blog, Frances Coppola entra nel dettaglio del meccanismo di quelli che chiama "uragani finanziari", ovvero le crisi al termine dei cicli di boom del credito (ne avevamo parlato recentemente qua), collegandoli con la teoria della moneta endogena.



di Frances Coppola, 25 ottobre 2014

Recentemente ho scritto un post su Pieria a porposito del ruolo (consistente) del mercato degli eurodollari nella crisi finanziaria 2007-8, o meglio nel boom del credito che ha portato alla crisi. Per spiegare il notevole aumento dei flussi bidirezionali transatlantici (in andata e ritorno) dal 1997 al 2007 ho usato questo schema preso dal paper del 2011 di Hyung Song Shin sull' "eccesso bancario globale":

29/10/14

Martin Wolf: Le Riforme non Possono Essere una Soluzione per l'Eurozona

Il coro unanime dei politici, amplificato dai media,  predica la necessità che in Italia si vada a fondo finalmente senza più esitazioni sulle necessarie riforme strutturali, per far ripartire la crescita. Ma  in un editoriale sul Financial Times (di cui riportiamo ampi stralci),  Martin Wolf mette in discussione che le tanto decantate riforme possano veramente essere efficaci per far ripartire l'economia. L'esperienza tedesca infatti dimostra che le riforme Hartz  non hanno spinto affatto la domanda interna e che la crescita in Germania è venuta dalla domanda estera. Il modello che ha funzionato in Germania non è certamente ripronibile per tutta l'eurozona. 



di Martin Wolf, 21 Ottobre 2014

"Una politica che può funzionare per la Germania da sola non può funzionare per una economia tre volte più grande
Le politiche della zona euro possono portare a una robusta ripresa? La mia risposta è: no. E dal momento che nel 2013 la zona euro generava il 17 per cento della produzione mondiale (a prezzi di mercato), la risposta è significativa a livello globale.

28/10/14

Munchau: la stagnazione dell'Eurozona è una minaccia maggiore del debito

Sul FT, Munchau sostiene che le recenti giravolte dei mercati non siano dovute al riaccendersi della paura della crisi del debito nell'eurozona, ma a quella ben più grave della stagnazione secolare, ovvero la crisi permanente da domanda aggregata mondiale debole. E al centro di tale paura c'è proprio l'eurozona, che ormai in deflazione sta diventando il motore di questo scenario. Alla fine, dice Munchau, la scelta dei politici europei sarà tra tre opzioni: l'unione politica, la depressione e la rottura dell'euro. E se la prima è impossibile, le altre due potrebbero anche verificarsi in successione.


Wolfgang Munchau, 19 ottobre 2014
 
Sarebbe sbagliato pensare che le giravolte del mercato globale della scorsa settimana segnalino un ritorno della crisi del debito della zona euro. Lo spread sui titoli sovrani nella zona euro non si è mosso di molto, tranne che in Grecia

AEP: La ripresa trainata dalle esportazioni della Spagna ha un caro prezzo

Mentre i nostri media plaudono alla Spagna sulla mitica via della ripresa, Ambrose Evans-Pritchard del Telegraph osserva come il boom dalle esportazioni lasci dei grossi punti interrogativi sul reale stato di salute dell'economia spagnola: il ricatto della disoccupazione ha costretto i lavoratori ad accettare condizioni di lavoro post-umane, la ripresa guidata dalle esportazioni non avvantaggia i più colpiti dalla crisi, e inoltre sta già svanendo...

 
 

di Ambrose Evans-Pritchard, 25 Ottobre 2014

L'industria automobilistica spagnola è tornata in vita, salvata dai drastici tagli salariali che vanno a trasformare la caratteristica sociale dell'Europa. 

Questo mese, per la prima volta in un decennio, il gruppo francese Renault ha riavviato i turni di notte allo stabilimento di Valladolid in seguito alla forte ripresa della domanda per la sua sgargiante bi-tonale Captur, in gran parte soprattutto dalla Corea del Sud. 

27/10/14

Stress Test: un'altra operazione di copertura sulle banche dell'eurozona

Da Philippe Legrain un commento conciso e diretto sul teatrino degli stress test bancari, che sottolinea da un lato la mancanza di indipendenza del supervisore europeo che si pretendeva dovesse garantire dalla partigianeria dei supervisori nazionali,  e dall'altro l'assurdità di non considerare uno scenario di deflazione, già presente in molti paesi. Insomma un'operazione fasulla e di copertura,  un'altra volta...
   
 
di Philippe Legrain, 26 ottobre 2014  

La valutazione "globale" della salute delle banche della zona euro - l'asset quality review (AQR) così tanto attesa della BCE sulle banche della zona euro e gli ultimi stress test della European Banking Authority (EBA) - concludono che le banche della zona euro avevano un deficit di capitale di soli 24,6 € miliardi a fine 2013 e al momento di solo € 9,5 miliardi. Questo è ridicolmente troppo ottimistico. Valutazioni indipendenti, per esempio del Professor Viral Acharya della Stern School of Business della New York University e di Sascha Steffen della European School of Management and Technology, riportano cifre molto più grandi.

26/10/14

Le Falsità della Propaganda Eurista: il Video-Spot della Treccani.

La stimata Enciclopedia Italiana Treccani usa il peso del suo prestigio e della sua reputazione per diffondere delle vergognose falsità in una materia che le è estranea. Sul Treccani Channel compare infatti un video di Lorenzo Bini Smaghi in cui l'economista si produce in una sequela impressionante di luoghi comuni e falsità (facilmente dimostrabili) per propagandare l'irreversibilità dell'euro! Un vero spot pubblicitario assolutamente inadeguato al livello culturale e scientifico che la stimata enciclopedia dovrebbe assicurare... farebbe senz'altro meglio a continuare a occuparsi della lingua italiana! 
 
 
Bini Smaghi parte con l'agitare lo spauracchio dell'inflazione, che prima dell'euro avrebbe flagellato i risparmi delle famiglie italiane, e lamenta come le continue svalutazioni avrebbero provocato guadagni effimeri di competitività portando negli anni '80-'90 addirittura allo smantellamento di gran parte dell'industria italiana...