07/08/22

Neil Ferguson, la Cina e un fanatico ministro della Salute socialista: la storia non raccontata dei lockdown imposti in Italia e in Occidente

 


Sul sito The Daily Sceptic - sito focalizzato sulle politiche basate sulla 'scienza', invocata come fonte di indiscutibile verità, ma che spesso è solo la copertura di un'agenda politica nascosta - si prende in esame il caso italiano, primo paese del mondo occidentale ad adottare il metodo autoritario cinese per il controllo del virus, e che ha così fatto da apripista per tutti gli altri paesi. Oltre a una utile ricostruzione dei discutibili documenti, mai resi pubblici,  su cui si è fondata la scelta italiana, nell'articolo sono riportati anche degli stralci del famoso libro del ministro Speranza, poi immediatamente ritirato dal mercato, dai quali traspare in maniera evidente come l'eccesso di zelo fosse motivato soprattutto dal desiderio di sfruttare l'occasione per attuare delle politiche finalmente di "sinistra". Purtroppo se Speranza sembra esser consapevole che sposandosi col neoliberismo la sinistra ha perduto la sua anima, quest'anima cerca di ritrovarla frugando proprio nell'aspetto peggiore della sinistra, quello dell'autoritarismo paternalista e della volontà di sorveglianza delle persone, da educare e controllare, sino alla ferocia. 


di Michael P Senger*, 5 agosto 2022

 

Un'infezione, anche una letale come il cancro, spesso inizia con una ferita. Attraverso questa ferita, l'agente patogeno entra nel corpo dentro una sola cellula, dove si replica patologicamente e corrompe anche quelle che la circondano, fino a consumare l'intero ospite.

Quello che succede con un’infezione, vale anche con il totalitarismo. Nel 2020 il totalitarismo ha trovato la sua ferita per entrare nel mondo libero in Lombardia, Italia. Nello specifico, per mezzo di un Ministro della salute, Roberto Speranza, su ordine del quale, il 21 febbraio del 2020, 50.000 lombardi sono stati posti in lockdown, il primo lockdown del mondo occidentale moderno. In poche settimane, le chiusure si son diffuse in tutte le città d’Italia, fino a quando il 9 marzo è stata bloccata l'intera nazione . Ad aprile 2020 più della metà della popolazione mondiale – circa 3,9 miliardi di persone – era stata messa in isolamento.


Prima del lockdown di Wuhan, in Cina, da parte di Xi Jinping, chiusure di questo tipo erano senza precedenti nel mondo occidentale e non facevano parte del piano pandemico di nessun paese democratico.  Le chiusure non sono riuscite a rallentare in modo significativo la diffusione del coronavirus, che ha ucciso decine di migliaia di giovani in vari paesi di tutto il mondo, compresa l'Italia.

Peggio ancora, i funzionari che hanno guidato la risposta al Covid in diversi dei più grandi paesi hanno testimoniato che l'adozione da parte dell'Italia della politica di lockdown della Cina è stato uno degli eventi più importanti che hanno portato alla imposizione delle chiusure anche da parte loro. Come ha scritto la coordinatrice della risposta al coronavirus della Casa Bianca Deborah Birx nel suo libro, che contiene una curiosa autodenuncia:

 “[Abbiamo] lavorato simultaneamente a sviluppare le linee guida per appiattire la curva, che speravo di presentare al vicepresidente alla fine della settimana. Ottenere il consenso sulle semplici misure di riduzione del rischio che ogni americano poteva adottare è stato solo il primo passo, che ha portato poi a interventi più duraturi e aggressivi. Dovevamo renderli appetibili all'amministrazione, evitando che sembrasse un completo lockdown all’italiana. Allo stesso tempo, avevamo bisogno di misure efficaci nel rallentare la diffusione del virus, il che significava avvicinarsi il più possibile a ciò che aveva fatto l'Italia: un compito arduo.”

Allo stesso modo, con le parole del professor Neil Ferguson dell'Imperial College, architetto dei modelli Covid estremamente approssimativi che hanno promosso i lockdown nel mondo libero:

“È uno stato comunista a partito unico, abbiamo detto. Non potevamo farla franca in Europa, pensavamo... E poi l'Italia ce l'ha fatta. E abbiamo capito che potevamo.”

La valutazione di Ferguson è doppiamente ironica, perché si trattava di uno studio condotto in parte anche da Ferguson e dal suo team all'Imperial College, che pretendeva di dimostrare che il lockdown di Speranza della città di Vo', in Italia, il 22 febbraio 2020, era stato efficace e aveva portato il 9 marzo alle chiusure di tutta Italia . La conclusione del suo studio era, ovviamente, una fesseria: ora abbiamo la prova che il tasso di crescita dell'infezione da Covid era in declino ben prima che iniziassero i lockdown, compresi quelli in Lombardia e a Vo', in Italia. Ferguson ha giustificato il lockdown nel Regno Unito sulla base del lockdown dell'Italia, che a sua volta era stato giustificato con un falso studio condotto in parte dallo stesso Ferguson.

Pertanto, è di fondamentale importanza capire cosa ha portato alla decisione di Speranza di ordinare quei lockdown iniziali in Lombardia e a Vo', in Italia.

Nell'ottobre 2020, Speranza ha pubblicato un libro intitolato “Perché guariremo. Dai giorni più duri a una nuova idea di salute”. Poco dopo essere stato pubblicato, il libro è stato frettolosamente ritirato dai negozi. Il motivo dichiarato era che l'Italia stava attraversando una seconda ondata di Covid, ma leggendo il libro è evidente che Speranza, che aveva firmato i primi ordini di lockdown nel mondo occidentale, tradisce un'imbarazzante mancanza di preoccupazione per il Covid stesso e una molto maggiore attenzione a come la risposta avrebbe potuto essere utilizzata per attuare riforme politiche di estrema sinistra in tutta Italia. Come afferma in un passaggio significativo:

 “Sono convinto che abbiamo un'occasione unica per radicare una nuova idea della sinistra… Credo che, dopo tanti anni in cui abbiamo proceduto controcorrente, ci sia ora la possibilità di ricostruire un'egemonia culturale su nuove basi.”

Allo stesso modo, Speranza afferma che una lezione fondamentale del Covid è che l'OMS deve essere rafforzata. e richiede che agli Stati Uniti venga impedito di lasciare l'OMS.

“A metà luglio ho scritto una lettera a Jens Spahn, Ministro della salute tedesco e presidente del Consiglio dei ministri della salute, e a Stella Kyriakides, chiedendo un'iniziativa a livello europeo per impedire agli Stati Uniti l’uscita dall'OMS, prevista per il 2 luglio 2021. L'OMS è fondamentale: va difesa, migliorata, rafforzata e riformata a partire dai principi di trasparenza e autonomia.”

Per contro, in tutto il libro di 229 pagine, Speranza non esprime mai alcuna critica alla Cina, arrivando solo al punto di riconoscere che la Cina ha "un modello culturale, politico e istituzionale molto diverso", e promuovendo legami più stretti con la Cina.

“La Cina è una grande protagonista del tempo che stiamo vivendo e sono convinto che si stia aprendo uno spazio politico importante per l'Europa come cerniera tra la nuova potenza asiatica e gli Stati Uniti.”

Speranza è uno dei leader del neo-costituito partito politico italiano Articolo Uno, fondato dall'ex Primo Ministro Massimo D'Alema, il primo ex membro di un partito comunista a diventare Primo Ministro di un paese NATO. D'Alema ora è presidente onorario della Silk Road Cities Alliance, un'organizzazione statale cinese.

Speranza chiarisce che era ben consapevole, all'epoca in cui ordinò il primo lockdown del mondo libero in Lombardia, in Italia, che stava copiando una politica che solo la Cina aveva fatto e che sarebbe stata una restrizione dei diritti costituzionali fondamentali dei cittadini.

La progressione dei contagi nel Lodigiano e anche in Veneto ci impone di ‘chiudere’ aree non piccole, impedendo necessariamente ad oltre 50mila persone di entrare e uscire dai confini del proprio territorio di residenza. Si tratta di una misura con preoccupanti implicazioni per il tessuto economico e sociale, ma anche con un terribile impatto simbolico. Limitare la libertà di movimento dei cittadini, inviare l'esercito a controllare il rispetto delle chiusure. La tutela del diritto alla salute, riconosciuta dall'articolo 32 della Costituzione, può portarci a limitare altri diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione? E poi, questo tipo di intervento funzionerà davvero, per fermare il contagio? Nessun altro Paese occidentale ha ancora sperimentato questo virus e le strategie di gestione che richiede. L'unico precedente a cui possiamo guardare è la Cina, con un modello culturale, politico e istituzionale molto diverso dal nostro. In Italia, tutti dicono da settimane, sarebbe impossibile fare quello che ha fatto la Cina. Ma se fosse necessario?”

Prima di imporre i primi lockdown nel mondo occidentale, Speranza ha svolto un ruolo in Italia di allarmista Covid della prima ora, simile a quello svolto negli Stati Uniti dal vice consigliere per la sicurezzanazionale Matt Pottinger, l'agente dell'intelligence che parla fluentemente mandarino e che, a partire da gennaio 2020, ha unilateralmente alzato l'allarme alla Casa Bianca, ha sostenuto rigidi obblighi sulla base delle sue stesse fonti in Cina e ha nominato Deborah Birx per orchestrare i lockdown in tutti gli Stati Uniti.

Come Pottinger, che a metà gennaio 2020 ha organizzato i primi incontri della Casa Bianca sul coronavirus, Speranza ha organizzato nello stesso periodo i primi incontri della task force italiana sul coronavirus, prima ancora che ci fossero casi confermati nel mondo occidentale. Come gli incontri di Pottinger, gli incontri di Speranza sul coronavirus si tenevano quotidianamente. E, come Pottinger, Speranza dice di essere stato ispirato a farlo dalla risposta che ha visto in Cina.

Giovanna Botteri tiene informato il pubblico italiano. I suoi aggiornamenti da Pechino sono frequenti e puntuali. Decine di secondi di copertura giornalistica, che però trasmettono una situazione surreale. Ospedali presi d'assalto, nuove strutture sanitarie temporanee organizzate in poche settimane, controlli della temperatura in ogni angolo del paese. E poi il lockdown e la quarantena: città enormi, con milioni di abitanti, chiuse con il blocco totale delle attività e il divieto di uscire di casa. Guardo quelle immagini e penso che in Occidente non sarebbe possibile gestire una crisi in questo modo. Ma possiamo soltanto sperare che non diventi necessario...

Ed è con questa idea che il 12 gennaio ho costituito per la prima volta la task force per il Coronavirus. Consulto immediatamente i principali scienziati italiani, consapevole del privilegio di poterlo fare. La ricerca, la matematica, per me, sono una parte fondamentale della forza dell'umanità. Da razionalista convinto, ho una vera fiducia nella scienza… La task force si riunirà, in mia presenza, tutti i giorni alle 9 o anche prima, senza eccezioni, fino a quando il Comitato Tecnico Scientifico (CTS) non sarà operativo.”

Come Pottinger, a fine gennaio 2020 Speranza ha iniziato a lanciare l'allarme per il coronavirus ai più alti livelli del potere politico italiano.

“Il 29 gennaio, per la prima volta, dico al Parlamento che il paese in questa sfida deve essere unito. Non c'è più maggioranza, né opposizione. Ci sono gli italiani, c'è un problema enorme che li minaccia e ci sono le istituzioni che devono difendere i propri cittadini. Al termine della mia relazione al Parlamento, prendo il telefono e chiamo personalmente i tre leader dell'opposizione: Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini.”

Più o meno nello stesso periodo, Speranza iniziò anche a lanciare l'allarme al Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie.

Anche se l'ECDC ritiene basso il rischio di diffusione del virus in Europa, dopo alcune sollecitazioni informali e personali alla commissaria europea Stella Kyriakides e al ministro della salute croato – che detiene la presidenza di turno dell'UE – decido di chiedere formalmente, a nome del governo italiano, la convocazione del Consiglio di tutti i ministri della salute dell'Unione europea...

Ma la mia sensazione è che la nostra coesione sia insufficiente, che il livello di allerta sul virus sia troppo basso e che i meccanismi di funzionamento delle istituzioni comuni siano troppo deboli per poter essere attivati ​​efficacemente in caso di emergenza. In queste ore è necessaria una riunione urgente dei ministri della salute.”

Il giorno successivo, 30 gennaio 2020, il presidente del Consiglio Conte annunciava i primi due casi confermati di Covid in Italia e dichiarava immediatamente lo stato di emergenza, "che consentiva al governo di ridurre rapidamente la burocrazia se necessario".

Quando Speranza ha ordinato il lockdown della Lombardia, in una conferenza stampa ha dichiarato di essere consapevole che stava compiendo un'azione importante non solo per l'Italia, ma per il mondo intero.

Mi sembra un fatto abbastanza chiaro, le misure messe in atto dall'Italia sono misure del più alto livello in Europa, ma probabilmente anche a livello globale."

Questo è in linea con una informazione riservata anonima, pubblicata il 30 gennaio 2020, lo stesso giorno in cui sono stati confermati i primi casi in Italia, proveniente da qualcuno che affermava di avere amici e familiari al CDC e all'OMS e che l'OMS stava progettando di iniziare a riprodurre la risposta della Cina nel mondo occidentale, chiudendo per prime le città italiane.

 L'OMS sta già parlando di quanto sarà "problematico" realizzare il modello di la risposta cinese nei paesi occidentali e il primo paese in cui vogliono provare è l'Italia. Se inizia un grande focolaio in una grande città italiana, vogliono lavorare attraverso le autorità italiane e le organizzazioni sanitarie mondiali per iniziare a bloccare le città italiane nel vano tentativo di rallentare la diffusione del virus, almeno fino a quando non saranno in grado di sviluppare e distribuire vaccini, che appunto è lì dove bisogna iniziare a investire.”

Nonostante il lockdown non avesse precedenti nel mondo occidentale, questo suggerimento si è rivelato una previsione quasi perfetta degli eventi successivi.

La task force sul coronavirus di Speranza, infatti, aveva già commissionato uno studio sui possibili scenari di progressione della Covid. Questo studio, condotto da Stefano Merler presso la Fondazione Bruno Kessler (FBK), che utilizzava i dati della Cina, è stato fornito al Comitato tecnico-scientifico italiano sul coronavirus il 12 febbraio 2020.

FBK e Merler sono stati citati positivamente da Bill Gates, il secondo maggior finanziatore dell'OMS, al World Economic Forum nel 2017, dopo che Merler e FBK avevano lavorato con Gates sulla risposta all'Ebola. L’esistenza dello studio di Merler è stata mantenuta riservata ed è stata divulgata solo mesi dopo. Per questo motivo è stato soprannominato dai partiti di opposizione italiani lo "studio segreto".

Lo "studio segreto" di Merler non è mai stato pubblicato, ma nel 2020 Merler ha pubblicato altri due articoli con diversi coautori cinesi e finanziamenti del governo cinese, ciascuno con l'intento di dimostrare l'efficacia dei lockdown e degli interventi non farmaceutici contro il coronavirus in Cina. Il primo degli articoli  di Merler con coautori cinesi, finanziato in parte dal governo cinese, è apparso nell'aprile 2020 e pretendeva di dimostrare che "il solo distanziamento sociale, implementato in Cina durante l'epidemia, è stato sufficiente a controllare il COVID-19" , sulla base dei dati forniti da Wuhan. Il secondo articolo di Merler con coautori cinesi, finanziato in parte dal governo cinese, è apparso nel luglio 2020 e pretendeva di dimostrare che gli NPI (interventi di tipo non farmaceutico) erano stati efficaci nel controllare la diffusione del coronavirus nelle città cinesi fuori Wuhan, sempre sulla base dei dati forniti dalla Cina.

Una persona ragionevole probabilmente riconoscerebbe che i dati della Cina su cui Merler ha basato le conclusioni dei suoi articoli, provenienti da un regime totalitario con una nota storia di falsificazione dei dati, erano inattendibili.

Che fosse motivato da ragionamenti diretti, finanziamenti o qualcosa di peggio, Stefano Merler, l'autore principale dello "studio segreto" inedito basato sui dati della Cina che ha portato al primo lockdown del mondo libero in Lombardia,  stava effettivamente conducendo un'operazione di riciclaggio della propaganda del Partito Comunista Cinese per tutto il 2020.

Sebbene lo studio segreto di Merler non sia mai stato reso pubblico, è stato poi condiviso in via privata con "La Repubblica", quotidiano italiano di centrosinistra. La Repubblica ha scritto un articolo sullo studio, ma in vita mia non ho mai visto un articolo mainstream così accuratamente nascosto. Non solo il link originale all'articolo non funziona, ma anche gli archivi web non funzionano e l'articolo non viene visualizzato su Google. Fortunatamente, un sito Web ha copiato il testo dell'articolo.

Il Covid deve essere davvero un virus, visto che ha impedito al giornale italiano di mantenere gli standard di base sulla conservazione dei documenti online per l'unico articolo che è stato scritto su uno studio chiave del governo condiviso con la redazione in privato. Naturalmente, questo è in linea con il modello di segretezza e totale disonestà che abbiamo visto da parte dei governi di tutto il mondo occidentale da quando è apparso il coronavirus.

In effetti, parallelamente allo studio segreto di Merler, esisteva anche un "piano segreto" più dettagliato, specificamente intitolato "Piano operativo di preparazione e risposta a diversi scenari di possibile sviluppo di un'epidemia di 2019-nCov", di cui nessun dettaglio è mai stato pubblicato. Nel dicembre 2020, il partito di opposizione è andato in tribunale per ottenere la pubblicazione del Piano Operativo segreto, ma Speranza ha comunque rifiutato di renderlo pubblico, sulla base del fatto che non si trattava di un "piano pandemico formalmente approvato".

Interessante il rifiuto di Speranza di divulgare il Piano Operativo segreto, perché all'inizio del 2020 anche il governo tedesco ha commissionato un piano operativo riservato, poi ottenuto attraverso una serie di indiscrezioni, di informatori e richieste di FOIA, (accesso civico generalizzato)  “basato sui risultati scientifici dei gruppi di esperti dell'Università di Bonn/University of Nottingham Ningbo China”, almeno uno dei quali non aveva esperienza alcuna in malattie infettive o epidemiologia, contenente un “catalogo di misure” che avrebbe dovuto essere attuato dal CDC tedesco. Esso delineava, nel dettaglio, i passaggi per implementare i lockdown, test di massa e strutture di quarantena, tra le altre misure draconiane. Il documento suggeriva specificamente "appelli allo spirito pubblico" incluso lo slogan "insieme e separati". Delle 210 pagine di e-mail inviate dalla FOIA che hanno portato alla pubblicazione del piano operativo tedesco, 118 sono state completamente oscurate. Le e-mail contengono frequenti discussioni  sulla Cina, ma quasi tutti questi riferimenti sono oscurati. Il motivo dichiarato: "Può avere effetti negativi sulle relazioni internazionali".

Naturalmente, poiché il Sig. Speranza ha deciso che non è nell'interesse del popolo italiano conoscere i contenuti del Piano Operativo segreto dell'Italia, non abbiamo modo di sapere se assomigli al piano operativo segreto della Germania basato sulle scoperte dei lobbisti cinesi contenente istruzioni specifiche sull'attuazione dei lockdown, test di massa, strutture di quarantena e appelli allo spirito pubblico.

Sintesi dei punti chiave:

1. Neil Ferguson ha giustificato il lockdown del Regno Unito sulla base del lockdown dell'Italia, che a sua volta era stato giustificato con un falso studio condotto in parte dallo stesso Ferguson che pretendeva di dimostrare che il lockdown della città di Vo', in Italia, aveva avuto successo.

 2. Prima di ordinare il primo lockdown del mondo libero in Lombardia, e prima che venissero confermati i casi di Covid, Roberto Speranza ha svolto in Italia il ruolo di primo allarmista Covid, simile a quello svolto alla Casa Bianca da Matt Pottinger, convocando i primi incontri quotidiani in Italia sul coronavirus e suscitando l'allarme in Parlamento e nell'ECDC.

3. Speranza sapeva bene, all'epoca in cui ordinò il primo lockdown del mondo libero in Lombardia, che stava copiando una politica che solo la Cina aveva fatto e che avrebbe limitato i diritti fondamentali dei suoi cittadini.

4. In tutto il suo libro, frettolosamente ritirato dai negozi, Speranza non critica mai la Cina, mentre esprime un forte desiderio che la risposta al Covid porti alla attuazione di riforme di estrema sinistra in tutta Italia e a un rafforzamento dell'OMS.

5. Il comitato di Speranza ha commissionato uno studio segreto sui possibili scenari Covid, che è stato prodotto da Stefano Merler della FBK, un'organizzazione legata alla Fondazione Gates, il secondo finanziatore dell'OMS. Questo studio segreto ha portato al lockdown della Lombardia.

6. Stefano Merler, autore principale dello studio segreto commissionato dal comitato Speranza, ha effettivamente condotto un'operazione di riciclaggio della propaganda del PCC di tutto il 2020, pubblicando numerosi articoli con diversi coautori cinesi e finanziamenti del governo cinese che pretendevano di dimostrare che i lockdown e i NPI in Cina erano riusciti a controllare il virus, utilizzando dati che una persona ragionevole probabilmente riconoscerebbe come falsi.

7. Parallelamente allo studio segreto prodotto da Merler, esisteva anche un Piano Operativo segreto più dettagliato che Speranza si è rifiutato di produrre anche quando formalmente richiesto in tribunale.

Speranza nel suo libro si presenta come una persona molto più carismatica rispetto al carattere  totalitario di Deborah Birx nella strana confessione contenuta nel suo libro di memorie. Spesso egli travalica le linee di partito, ricordando con affetto il suo primo incontro con l'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi:

"Dopo lo scambio di convenevoli, l'ex presidente del Consiglio ha concluso con un sorriso: “Hai una faccia così pulita, da bravo ragazzo, ma cosa ci fai con questi comunisti? Vieni con noi!"

Speranza esprime un sincero desiderio di riforme politiche di estrema sinistra e in più luoghi esprime bei ricordi di quando lavorava come giovane socialista internazionale:

Il mio primo vero impegno politico, nella Sinistra Giovanile, è stato in gran parte dedicato alla politica europea e internazionale. Mi fa sorridere che oggi Enzo Amendola sia seduto con me in Consiglio dei ministri come ministro per gli Affari europei. Ha qualche anno più di me e abbiamo lavorato insieme per anni su questioni internazionali, lui a capo dell'International Young Socialists, io in Italia nella Sinistra giovanile, fino a diventare presidente nazionale, ma sempre con un occhio di riguardo a ciò che accade nel mondo...

Facevo parte dell'Internazionale Socialista e in quel viaggio ho respirato davvero, nel modo più popolare e umano, il concetto di solidarietà internazionale. Quello dal basso, quello dei ragazzi della mia generazione, con poco budget e tanta fiducia nel mondo. Da questo punto di vista credo di appartenere a una generazione privilegiata, che era già una comunità europea: ragazzi con pesanti zaini sulle spalle che si sono incontrati, ovunque nel continente, e si sono riconosciuti."

È possibile che Speranza sia stato gradualmente coinvolto in una rete di totalitarismo in stile cinese a causa di una sovrabbondanza di zelo e di una sua affinità per la propaganda tradizionale ed egualitaria del socialismo. Questo era più comune nell'era sovietica, quando le realtà distopiche del comunismo erano meno conosciute, ma  basta parlare con un giovane in un bar liberal della città per sapere che la propaganda originale del comunismo va ancora molto nell'estrema sinistra.

Speranza conclude il suo libro con un epilogo di cui lo stesso Karl Marx sarebbe stato orgoglioso e che ho riprodotto integralmente qui di seguito. Come promemoria, ricordo che questo dovrebbe essere un libro sulla risposta a una pandemia. Lascio che parli da solo.

"Nel corso di queste pagine ho usato ripetutamente due termini per me essenziali come 'uguaglianza' e  'diritti'. Essi sono serviti a tracciare la rotta nella tempesta, come le stelle per i marinai. I tempi difficili non sono quelli in cui i valori e i principi devono essere lasciati da parte, perché è di quelli che c'è bisogno.

Abbiamo visto come la politica sia fatta di gestione quotidiana, scelte quotidiane, fatica quotidiana. Ma è anche un'entusiasmante storia personale e collettiva e un salto verso il futuro. Per questo credo che un altro dovere che abbiamo verso noi stessi e verso il Paese, un altro modo per non sprecare le dure lezioni di questi mesi e per affrontare al meglio le sfide che ci attendono, sia quello di abbracciare una corrente politica di cui a lungo c’è stato bisogno.

Sono convinto che abbiamo un'occasione unica per radicare una nuova idea della Sinistra, basata su un impegno che oggi tutti riconoscono come necessario: difendere e rilanciare i beni pubblici fondamentali, a partire dalla tutela della salute, dal valore dell'educazione e della difesa dell'ambiente. Abbiamo sperimentato un individualismo sfrenato e abbiamo subito la sua traduzione economica e sociale: il neoliberismo, anch’esso sfrenato. Abbiamo creduto nella propaganda che un mondo organizzato secondo questi principi avrebbe prodotto ricchezza e benessere per tutti. Per oltre trent'anni questa ideologia è stata egemone nella coscienza del mondo occidentale: non solo ha orientato la destra, ma ha influenzato significativamente anche la sinistra, cambiandola poco a poco.

Dopo la caduta del muro di Berlino e la “fine della storia”, in tutto il mondo i grandi partiti della sinistra hanno dovuto accelerare il percorso che avevano intrapreso, per aggiornare la loro visione della società. È stato uno sviluppo giusto e necessario: il mondo sta cambiando e la politica deve includere i tempi nuovi. Nel dopoguerra l'obiettivo era quello di liberare definitivamente il campo progressista e democratico dalle pulsioni antidemocratiche e illiberali che avevano caratterizzato il socialismo reale. In verità, le socialdemocrazie in Europa, e poi lo stesso Partito Comunista Italiano, avevano già da anni intrapreso un percorso pragmatico di rottura con l'esperienza sovietica.

La revisione ideologica era legittima. Lasciare campo libero a un modello di convivenza civile e politica determinato dal mercato senza regole, invece, è stato un errore. L'individualismo ha indebolito le reti sociali e frammentato la rappresentanza. Si pensava che lo Stato non fosse più necessario, che dovesse essere ridotto al minimo. Che la sua interferenza fosse una seccatura, perché la società e l'economia erano in grado di autoregolarsi. Dovevano solo essere lasciate "libere".

E così è iniziata la stagione dell'estrazione di risorse a scapito dell'equità sociale. La stagione dei tagli alla spesa pubblica, dello smantellamento dei due grandi pilastri del welfare: salute e istruzione. Salvo rarissime eccezioni, non solo in Italia, i servizi sanitari nazionali sono diventati più deboli e meno capaci di rispondere ai bisogni delle persone. E all'interno del ridimensionamento del welfare state, le disuguaglianze sono esplose. I ricchi stanno sempre più in salute e i poveri si ammalano sempre di più.

Abbiamo visto i rischi che si corrono quando un sistema sanitario, economico e sociale indebolito da decenni di scelte sbagliate si è trovato ad affrontare una vera emergenza.

I mesi del Covid, però, hanno accelerato un processo di ripensamento di cui erano già visibili i primi segnali. Abbiamo riscoperto quanto siano importanti i beni pubblici fondamentali, a cominciare dalla tutela della salute. Per la prima volta, dopo tanti anni, la sinistra non va controcorrente. Siamo stati nella lunga fase in cui la storia sembrava andare nella direzione dell'individualismo neoliberista, e nel nostro andare controcorrente, cercando la strada, lottando contro soluzioni un po' disordinate e che poco avevano a che fare con i valori di sinistra, in Italia abbiamo vissuto una dolorosa spaccatura nel principale partito di centrosinistra. Oggi le cose stanno cambiando e si può riaffermare un'idea di sinistra a partire dai beni pubblici fondamentali e da un nuovo ruolo dello Stato.

Durante la crisi, le persone hanno capito che c'è bisogno di qualcuno che protegga e difenda la loro vita, la loro sicurezza personale. Chi può garantire questi diritti a ogni cittadino? Chi può offrire la certezza che la tutela del diritto alla salute non dipenda dalle condizioni economiche e sociali di ciascuno in un determinato momento della sua esistenza?

Il mercato non può farcela da solo. Di fronte a una vita messa a rischio, le sue regole non bastano, né basta l'iniziativa individuale. Non basta un'assicurazione contro un virus che uccide, né una carta di credito. È illusorio, lo abbiamo visto, pensare di salvarsi. Occorre una tutela sovraordinata dei diritti fondamentali, che solo le istituzioni pubbliche possono garantire. Serve un grande Servizio Sanitario Nazionale, radicato e organizzato, capace di prendersi cura di tutti e di non lasciare indietro nessuno. Per fermare il virus, e per ristabilire condizioni in cui nulla di quanto ci è accaduto possa ripetersi, è fondamentale curare tutti. E farlo non è solo conveniente: è giusto.

La gente lo ha capito. E questa consapevolezza ha liberato un terreno politico molto fertile per la sinistra. A patto che metta al centro della sua agenda la difesa dei beni pubblici fondamentali e il lavoro. E che smetta di imitare la destra, le sue politiche e i suoi temi, la stagione della subordinazione al neoliberismo.

Credo che, dopo tanti anni controcorrente, ci sia una nuova possibilità di ricostruire un'egemonia culturale su nuove basi. Molte tendenze che vediamo affermarsi vanno nella stessa direzione, dalle belle manifestazioni ambientaliste ispirate dalla giovane Greta, alle spontanee piazze italiane dei ‘Sardi’. Ci gridano la stessa cosa: ci sono beni pubblici fondamentali che vanno difesi e protetti. E non si può più stare a guardare. È tempo di un nuovo grande sforzo collettivo.

Il Covid ha cambiato tutto, ha segnato profondamente le vite individuali e la convivenza sociale. Non è possibile che tutto cambi e le forze politiche rimangano come sono. Dobbiamo interrogarci. Con coraggio. Io e le donne e gli uomini che hanno condiviso con me l'esperienza dell'Articolo Uno siamo disponibili a farlo immediatamente. La Destra è molto forte. Non può essere sottovalutata. Ha una straordinaria capacità di interpretare il sentimento di ansia e insicurezza diffuso nella nostra società, soprattutto nelle fasce più deboli, dove ci sono meno certezze e più paure. La risposta della Destra parla un linguaggio facile e diretto. Identifica nel diverso, nell'altro (magari con una carnagione più scura), un nemico responsabile di tutto e alza la bandiera dell'identità nazionale come un muro, una recinzione, con l'illusione di scongiurare il pericolo.

Dobbiamo coltivare un nuovo grande campo che parta dalla difesa dei valori della nostra Costituzione, del lavoro e dei beni pubblici fondamentali. Quest'area politica, al di là delle sigle oggi esistenti, che mi sembrano tutte abbastanza obsolete, deve cercare di tenere insieme le forze che sostengono oggi il nostro Governo. Ora può sembrare un'utopia, ma credo che la strada sia già segnata ed è quella giusta. Ne deriverà una nuova dicotomia. È necessario, su questa base, ristabilire il campo democratico e progressista. Anche questa è una sfida impegnativa e affascinante.

Lavoratori di tutto il mondo, unitevi.

 

*Michael P. Senger è avvocato e autore di Snake Oil: How Xi Jinping Shut Down the World. Scrive sul New Normal, dove è apparso per la prima volta questo articolo.

 

 

29/07/22

NYT - La caduta di Mario Draghi non è una minaccia alla democrazia, ma il suo trionfo



Un articolo sul New York Times manifesta finalmente una giusta sensibilità verso la legittimazione democratica dei governi, commentando le dimissioni di Draghi  come un successo per la democrazia italiana,  sinora messa all'angolo dalle istituzioni finanziarie e dalla pretesa dell'Unione europea di governare la politica economica del paese nella direzione liberista in cambio degli aiuti del PNRR. 


di Christopher Caldwell*

27 luglio 2022


Mario Draghi, che la scorsa settimana ha rassegnato le dimissioni da primo ministro italiano, ha un curriculum straordinario per uno statista contemporaneo: direttore esecutivo della Banca Mondiale negli anni '80; direttore generale del Tesoro italiano negli anni '90; governatore della Banca d'Italia negli anni 2000; e presidente della Banca centrale europea durante la crisi finanziaria iniziata nel 2010, durante la quale gli è stato attribuito il merito di aver salvato l'euro.

Per i sostenitori del governo Draghi, dell'Unione europea e dell'economia globalista, egli è diventato un simbolo di continuità democratica di fronte a sconvolgimenti economici ed estremismo partigiano. In quest'ottica, la caduta di Draghi, provocata dalla bocciatura del voto di fiducia da parte di tre partiti del suo governo, fa presagire una catastrofe. Il ministro degli esteri italiano, Luigi Di Maio, lo ha definito un "capitolo oscuro per l'Italia".

Per ora Draghi rimane in carica per il disbrigo degli affari correnti e la favorita a sostituirlo dopo le elezioni di settembre è la politica nazional-populista Giorgia Meloni. In una delle sue newsletter, JPMorgan ha descritto le manovre parlamentari che hanno portato alla cacciata di Draghi come un "colpo di stato populista". Dal momento che Draghi ha appoggiato le sanzioni alla Russia per l'invasione dell'Ucraina, i giornalisti italiani condannano i suoi oppositori definendoli "filo-putiniani" o "amici di Putin".

Ma c'è qualcosa di strano nel ruolo di Draghi come simbolo di democrazia: nessun elettore ha mai votato per lui. È stato insediato per risolvere lo stallo politico all'inizio del 2021, su richiesta del presidente Sergio Mattarella, anche lui non eletto direttamente dal popolo. Per quanto Draghi possa essere autorevole e capace, le sue dimissioni sono invece un trionfo della democrazia, almeno per come la parola democrazia è stata tradizionalmente intesa.

Il problema dell'Italia è che i suoi governi ora servono due padroni: l'elettorato e i mercati finanziari globali. Forse questo è vero per tutti i paesi dell'economia globale, ma non è così che dovrebbe funzionare la democrazia, e l'Italia è soggetta a un vincolo particolare. Con il debito pubblico al di sopra del 150 per cento del prodotto interno lordo, la popolazione in calo e i tassi di interesse in aumento, l'Italia è intrappolata in una moneta unica europea che non può svalutare.

Più volte, negli ultimi decenni, la politica in Italia è stata sospesa e dei governi “tecnici”, come quello di Draghi, sono stati chiamati a prendere misure di emergenza. Ciò significa che il governo italiano non dà particolare ascolto ai cittadini, sebbene chieda loro grandi sacrifici e rispetto delle regole.

L'elettorato italiano sembra esser diventato decisamente populista. Le elezioni italiane del 2018 sono state il terzo grande sconvolgimento antisistema della metà dell'ultimo decennio, dopo la Brexit e l'elezione di Donald Trump nel 2016. Il Movimento populista di sinistra dei 5 stelle, fondato dal comico Beppe Grillo, in quella occasione ha ottenuto un terzo dei voti. Era un partito che si opponeva alla corruzione e all'inquinamento e chiedeva programmi sociali redistributivi, approvando persino una versione del reddito di cittadinanza. Ha governato in coalizione con la Lega, un partito populista di destra guidato da Matteo Salvini, che si è concentrato sulla chiusura delle coste italiane del Mediterraneo all'immigrazione africana. Il governo, guidato da Giuseppe Conte, era molto popolare.

Quando il Covid ha colpito, nel 2020, la Banca centrale europea ha promesso all'Italia 200 miliardi di euro in aiuti per la pandemia. Il primo ministro Conte, che in questo momento guidava un governo progressista più tradizionale, in coalizione con i socialdemocratici, era ancora molto popolare. Ma né l'Unione europea né l'establishment romano si fidavano di lui per la gestione di tutti quei soldi. Quando l'ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi è  uscito dalla coalizione, si è formato un governo di unità nazionale (che includeva tutti i partiti, eccetto la Meloni di estrema destra) attorno a Draghi, che, si diceva , aveva la "credibilità" per calmare i mercati.

Ma in cosa consiste la credibilità di Draghi? In democrazia, la credibilità deriva da un mandato popolare. In un "governo tecnico", la credibilità deriva dai rapporti con banchieri, autorità di regolamentazione e altri addetti ai lavori. Quando una persona nella posizione di Draghi prende il potere, non è chiaro se sia la democrazia che sta sollecitando l'aiuto delle istituzioni finanziarie o se siano le istituzioni finanziarie che hanno messo all’angolo la democrazia.

 La scorsa settimana, sulla scia delle dimissioni di Draghi, un consulente della banca italiana UniCredit ha posto un'ipotetica domanda alla Banca centrale europea: "E se i candidati di destra vincessero le elezioni e ci fosse una corsa alle vendite nel mercato obbligazionario - la Bce interverrebbe?" Il "rischio" che i tecnocrati della gestione del rischio vanno a gestire, potrebbe essere la democrazia stessa.

Il piano di aiuti per il Covid dell'Unione europea aveva lo scopo di spingere l'Italia verso delle riforme di libero mercato. In cambio degli aiuti, Bruxelles ha avuto una grossa voce in capitolo sul governo dell'Italia: l'Italia ha ricevuto solo 46 miliardi di euro delle somme promesse e saranno necessarie dozzine di riforme prima che l'Unione europea versi il resto.

Queste riforme sono diventate odiose per molti elettori. Ad esempio, l'Unione europea ha chiesto che le spiagge italiane fossero aperte alla concorrenza del mercato. La costa italiana è di proprietà pubblica e lo Stato dà le spiagge in concessione a delle piccole imprese che le gestiscono. Tali attività, spesso mantenute nella stessa famiglia per generazioni, danno lavoro a circa 100.000 italiani.

I sostenitori delle riforme, appoggiati da. Draghi, considerano le famiglie che gestiscono quelle antiche concessioni balneari come “monopolisti” che traggono profitto dalla proprietà pubblica. Gli oppositori delle riforme, il più attivo dei quali è stato Salvini, sostengono che l'epiteto di "monopolista" è più adatto alle catene alberghiere internazionali che spazzerebbero via quelle piccole imprese.

L'Unione europea chiede anche che l'Italia cambi le sue leggi sul trasporto automobilistico. Esiste in Italia uno speciale sistema di licenze per i conducenti automobilistici, distinto da quello per i taxi. Le licenze sono costose ed è difficile formare dei consorzi in cui un imprenditore possa gestire una scuderia di lavoratori autisti. Finora, Uber ha operato in Italia solo nel modo più limitato.

I sostenitori della riforma del mercato probabilmente considerano un vero e proprio furto che un taxi dal centro di Milano all’aeroporto di Malpensa debba costare 100 euro e probabilmente vedono la concorrenza di Uber come un modo per risolvere il problema. Per gli avversari, Uber è un problema, non una soluzione.

Molte di queste riforme avrebbero dovuto essere attuate entro la fine dell'anno. Il tempismo della caduta di Draghi non è quindi casuale. Quando la scorsa settimana è comparso davanti al Senato per verificare la fiducia, molti italiani erano risentiti per gli affronti alla loro democrazia, affronti non propriamente giustificati dall'interesse dell'Unione europea per la stabilità macroeconomica.

Questo è un interesse legittimo. Il debito dell'Italia potrebbe anche avere ripercussioni sui suoi cittadini e sull'Europa. Ma nessuno è ancora arrivato a un modo soddisfacente di affrontare il problema del debito in un paese fortemente indebitato. Risolvere tali problemi può richiedere l'immissione di denaro dall’esterno in un sistema politico, e questo risulta essere difficile da fare in modo imparziale.

Sostanzialmente agli italiani è stato detto: potete avere i soldi per salvare il vostro paese se il vostro primo ministro è Draghi, altrimenti no. Date le circostanze, non c'è nulla di irragionevole, di "populista" o filo-Putin nel preoccuparsi delle conseguenze per la democrazia.


*Christopher Caldwell è scrittore, opinionista e autore di "Riflessioni sulla rivoluzione in Europa: immigrazione, Islam e Occidente".

 

 

27/05/22

Col. Richard Black - Gli USA stanno spingendo il mondo verso la guerra nucleare


In un'intervista allo Schiller Institute il col. Richard Black, veterano dell'esercito americano con importanti incarichi, ora in pensione, dopo più di trent'anni di carriera e avendone dunque viste di tutti i colori, tuttavia esprime il suo dissenso e a tratti anche un vero sgomento per la pericolosità della deriva presa dalla politica estera americana, che persegue i suoi particolari interessi senza alcun tipo di scrupolo o di limite nei confronti delle popolazioni civili dei paesi sui quali interviene, né dei rischi a cui espone la sua stessa popolazione  Dalle sue parole, molte importanti testimonianze sulla gestione della guerra in Siria e degli ultimi eventi in Ucraina. 

A seguire il video sottotitolato in italiano e la trascrizione dell'intervista.

 


Mike Billington dell’'Executive Intelligence Review intervista il Col. Richard Black (in pensione).

 

BILLINGTON: Salve, sono Mike Billington dell'Executive Intelligence Review e dello Schiller Institute. Sono qui oggi con il Col. Richard Black, il senatore Richard Black, che, dopo aver prestato servizio per 31 anni nei Marines e nell'esercito, ha poi prestato servizio alla Camera dei delegati della Virginia dal 1998 al 2006 e al Senato della Virginia dal 2012 al 2020. Ma lascio allo stesso colonnello Black il compito di descrivere la sua carriera militare.

 Allora, colonnello Black, benvenuto. La guerra surrogata degli Stati Uniti, del Regno Unito e della NATO contro la Russia che si sta svolgendo in Ucraina, e la guerra economica condotta contro la Russia in maniera diretta, sono state accompagnateo da una guerra dell'informazione che ha lo scopo di demonizzare la Russia e in particolare il presidente Vladimir Putin. Un tema ripetuto è che l'esercito russo sta conducendo spietate campagne di omicidi contro civili e distruzione di aree residenziali, spesso riferendosi alle operazioni militari russe in Siria sostenendo che hanno fatto la stessa cosa in Siria, soprattutto contro Aleppo. Questi dovrebbero essere degli esempi dei loro crimini di guerra e crimini contro l'umanità.

Lei è stato un portavoce di spicco a livello internazionale per molti anni, denunciando le menzogne su ciò che è accaduto in Siria e sulla guerra in Siria. Quindi in primo luogo le chiedo: come e perché la Russia è stata coinvolta militarmente in Siria? E in che modo questo contrasta con la presunta giustificazione degli Stati Uniti e della NATO per il loro intervento militare in Siria?

 BLACK: Bene, vorrei iniziare, se posso, dicendo ai nostri ascoltatori che sono un vero patriota: mi sono offerto volontario per unirmi ai Marines e mi sono offerto volontario per andare in Vietnam. Ho combattuto nella più sanguinosa campagna dei Marines dell'intera guerra. Ero un pilota di elicotteri con alle spalle 269 missioni di combattimento. In quattro di queste missioni il mio aereo è stato colpito dalla contraerea. Poi ho combattuto sula terreno con la Prima Divisione Marine, e durante una delle 70 missioni di combattimento che ho fatto, i miei radiotelegrafisti sono stati entrambi uccisi e io sono stato ferito mentre stavamo attaccando e cercando di salvare un avamposto dei Marines che era stato circondato.

Quindi sono molto filo-americano. In realtà facevo parte della NATO ed ero pronto a morire in Germania in difesa da un attacco dell'Unione Sovietica.

Ma la Russia non è affatto l'Unione Sovietica. La gente non lo capisce perché i media non lo hanno reso chiaro. La Russia non è uno stato comunista; l'Unione Sovietica era uno stato comunista.

Ora, una delle cose che ho visto sostenere, che mi ha particolarmente irritato a causa della mia esperienza in Siria: sono stato nella città di Aleppo. La città di Aleppo è la città più grande della Siria, o almeno lo era prima dell'inizio della guerra. E c’è stata una tremenda battaglia. Alcuni la chiamano la "Stalingrado della guerra siriana", che non è un paragone sbagliato. È stata una battaglia terribilmente aspra che è andata avanti dal 2012 al 2016. Nel corso del combattimento urbano, tutte le forze che stavano combattendo sono state costrette a distruggere gli edifici. Gli edifici sono stati abbattuti su vasta scala. E questo succede ogni volta che c’è un combattimento urbano. Ho camminato per le strade di Aleppo mentre il combattimento era ancora in corso. Guardavo attraverso una fessura tra i sacchi di sabbia il territorio controllato dal nemico. Sono stato su carri armati che sono esplosi e questo genere di cose.

Quello che so, e posso parlarti di Aleppo, è che la Russia era estremamente riluttante a farsi coinvolgere nei combattimenti in Siria. La guerra è iniziata nel 2011, quando gli Stati Uniti hanno inviato agenti della Central Intelligence per iniziare un coordinamento con Al Qaeda e altri gruppi terroristici. E noi abbiamo costantemente sostenuto Al Qaeda, sin da prima dell'inizio formale della guerra. Ancora oggi siamo sostenitori di Al Qaeda, imbottigliata nella provincia di Idlib. La CIA li ha riforniti nell'ambito dell'operazione segreta Timber Sycamore. Gli abbiamo dato tutte le loro armi anticarro, tutti i loro missili antiaerei. E Al Qaeda è sempre stata la nostra forza per procura sul campo. Loro, insieme all'ISIS, hanno svolto la missione degli Stati Uniti, insieme a un gran numero di affiliati che in realtà sono quasi intercambiabili. I soldati dell'Esercito siriano libero si spostano dall'ISIS ad Al Qaeda all'Esercito siriano libero, in modo piuttosto fluido. E così abbiamo iniziato quella guerra.

Ma gli Stati Uniti hanno una strategia politica di impegnarsi in guerre per procura. E il nostro obiettivo era rovesciare il governo legittimo della Siria e, per farlo, abbiamo impiegato soldati per procura che erano i più malvagi tra tutti i terroristi. Qualcosa di molto simile sta accadendo proprio ora in Ucraina.

Ma tornando ad Aleppo, l'esercito siriano, insieme a Hezbollah, è stato molto efficace; c'erano anche alcune truppe organizzate dall'Iran, ma era praticamente una faccenda siriana, sicuramente diretta da generali siriani. E hanno combattuto questo aspro combattimento urbano, molto brutale, veramente micidiale. E l’hanno combattuto per quattro anni, prima che la Russia si unisse alla battaglia. Così, dopo quattro anni, la città di Aleppo aveva subito un'enorme distruzione. E a quel punto i russi, su invito del legittimo governo siriano, sono entrati in guerra. Ma a differenza di molti resoconti dei media, non sono entrati in guerra come forza di terra. È vero che avevano delle minime forze di terra. Avevano la polizia militare, alcune unità di artiglieria, alcuni addetti alle operazioni speciali e un certo numero di consiglieri e cose del genere. Ma non erano una forza di terra significativa.

D'altra parte, erano una forza aerea significativa e molto efficace, che integrava l'aviazione siriana. Ma è stato davvero solo l'ultimo anno di guerra, la battaglia di Aleppo, proprio l'ultimo anno, che sono entrati e la loro potenza aerea è stata molto efficace. A questo punto i siriani avevano indebolito abbastanza le forze terroristiche e l'assistenza russa è stata in grado di ribaltare l'equilibrio, e Aleppo è stata la grande vittoria dell'intera guerra siriana.

Ma incolpare i russi dell’enorme distruzione di Aleppo è assurdo: perché non erano lì, non erano nemmeno presenti quando è successo. Quindi questa è semplicemente un'altra parte della narrazione della propaganda, che è stata molto efficace per l'Occidente, demonizzando la Russia e facendo affermazioni prive di sostanza. Ma la gente non ricorda la storia di questi eventi, che sono piuttosto complessi. Quindi no: la Russia non è stata in alcun modo responsabile della enorme distruzione della città di Aleppo.

BILLINGTON: Quali differenze vedrebbe tra i metodi di guerra seguiti dalla Russia rispetto agli Stati Uniti e le forze alleate in Siria?

BLACK: Beh, prima di tutto il coinvolgimento americano, la guerra degli Stati Uniti contro la Siria è una guerra di aggressione. Abbiamo messo un segretissimo centro di attività speciali della CIA  - tipo i James Bond della Central Intelligence Agency, totalmente privi di scrupoli; son capaci di fare qualsiasi cosa, non c'è nessun limite per questi ragazzi. Li abbiamo inviati sul posto e abbiamo iniziato la guerra in Siria. La guerra non esisteva finché non abbiamo inviato la CIA a coordinarsi con gli elementi di Al Qaeda. Così abbiamo iniziato la guerra e non eravamo stati invitati in Siria.

In effetti, gli Stati Uniti si sono impadroniti di due parti significative della Siria. Una è una parte molto importante, il fiume Eufrate, che divide circa un terzo della parte nord della Siria: gli Stati Uniti hanno invaso quella parte. In realtà abbiamo messo le truppe a terra, illegalmente - contro qualsiasi standard di diritto internazionale di guerra - è stata proprio una conquista. E questo si può attribuire a John Kerry, che allora era il Segretario di Stato, ed era frustrato per la tremenda vittoria delle forze armate siriane contro Al Qaeda e ISIS. E ha detto, be’, probabilmente dobbiamo passare al Piano B. Non ha detto quale fosse il Piano B, ma l'ha spiegato nel tempo: il Piano B era la conquista americana di quella parte settentrionale della Siria. L'importanza di prendere quella parte della Siria è che è il granaio per tutto il popolo siriano. È lì che cresce il grano: la Siria aveva effettivamente un surplus di grano significativo e le persone erano molto ben nutrite in Siria, prima della guerra. Volevamo togliere il grano, per provocare la carestia tra la popolazione siriana.

L'altra cosa che siamo riusciti a fare è impossessarci della maggior parte dei giacimenti di petrolio e gas naturale. Anche quelli si trovano in quella parte a nord del fiume Eufrate. E l'idea era che, rubando il petrolio e poi il gas, avremmo potuto bloccare il sistema dei trasporti e, allo stesso tempo, durante gli inverni siriani, avremmo potuto congelare a morte la popolazione civile siriana, che in molti i casi viveva tra le macerie, dove questi eserciti terroristi con divisioni meccanizzate avevano attaccato e distrutto completamente le città, lasciando le persone a vivere in mezzo alle macerie.

Volevamo affamare e congelare a morte il popolo siriano, e quello era il Piano B.

Ora, a un certo punto ci frustrava il fatto che in qualche modo questi siriani, questi maledetti siriani, un minuscolo paese, perché erano così resilienti? Stavano combattendo contro i due terzi dell'intera forza militare e industriale del mondo. Come può una nazione di 23 milioni di persone resistere per oltre un decennio? E così abbiamo deciso che dovevamo agire o avremmo perso completamente la Siria. E così il Congresso degli Stati Uniti ha imposto le sanzioni del Caesar Act. Le sanzioni del Caesar sono state le sanzioni più brutali mai imposte a una nazione. Durante la seconda guerra mondiale le sanzioni non erano così rigide come quelle er la Siria.

Non eravamo in guerra con la Siria! Eppure abbiamo messo un blocco navale su tutto il paese. Abbiamo svalutato la loro valuta attraverso il sistema SWIFT per i pagamenti internazionali, rendendo loro impossibile l'acquisto di farmaci. Quindi c'erano donne siriane che avevano il cancro al seno, proprio come le abbiamo qui nel nostro paese. Ma mentre da noi il cancro al seno è diventato relativamente curabile, abbiamo tagliato le forniture mediche in modo che le donne in Siria morissero di cancro al seno perché non potevano avere i farmaci, perché blocchiamo i loro dollari attraverso il sistema SWIFT.

Una delle ultime cose che abbiamo fatto, e le prove sono abbastanza vaghe, ma c'è stata una misteriosa esplosione nel porto in Libano, una enorme esplosione di un carico di una nave di fertilizzante a base di nitrato di ammonio. Ha ucciso centinaia di libanesi. Ferito molte migliaia di persone, distrutto l'economia del Libano. E, soprattutto, ha distrutto il sistema bancario libanese, che era una delle poche ancora di salvezza rimaste in Siria. Non credo che l'esplosione sia stata accidentale. Penso che sia stato orchestrata e sospetto che la CIA fosse a conoscenza della nazione che ha compiuto quell'azione per distruggere il porto di Beirut.

Dappertutto si può vedere questo approccio privo di scrupoli, in cui usiamo forza e violenza illimitate. E allo stesso tempo controlliamo i media globali, dove cancelliamo tutte le discussioni su ciò che sta realmente accadendo. Quindi l'uomo o la donna della strada pensano che le cose vadano bene. Che tutto viene fatto per ragioni altruistiche, ma non è così.

BILLINGTON: Parte del suo servizio militare è stato come ufficiale JAG (corpo della magistratura militare) e per un periodo è stato a capo della divisione di diritto penale dell'esercito al Pentagono. E alla luce di ciò, come vede queste sanzioni Caesar: come le considera dal punto di vista del diritto internazionale e del diritto militare?

BLACK: Bene, io non ero un esperto di diritto internazionale. Ero esperto di diritto penale. Ma direi che fare la guerra a una popolazione civile è un grave crimine secondo il diritto di guerra. Una delle cose che abbiamo fatto mentre eravamo alleati con Al Qaeda, e a fasi alterne con l'ISIS - voglio dire, abbiamo combattuto l'ISIS molto seriamente, ma allo stesso tempo spesso li abbiamo impiegati per usarli contro il governo siriano. Quindi è una specie di amore-odio. Ma abbiamo sempre lavorato con i terroristi. Erano il fulcro.

Una delle politiche seguite era che sotto questa versione estrema dell'Islam, questo Wahhabismo, c'era l'idea che tu possiedi una donna che prendi con la forza in battaglia. E questo risale al settimo secolo. E così abbiamo facilitato il movimento dei terroristi islamici da 100 paesi, che sono venuti e si sono uniti all'ISIS, si sono uniti ad Al Qaeda, si sono uniti all'Esercito siriano libero. E una delle cose che sapevano quando sono arrivati ​​è che avevano il diritto legale di uccidere i mariti - non sto parlando di militari, sto parlando di civili - potevano uccidere i mariti, potevano ucciderli, e allora avrebbero posseduto le loro mogli e i loro figli. E lo hanno fatto in gran numero.

E così c'è stata una campagna di stupri, una campagna organizzata di stupri in tutta la Siria. E in realtà c'erano mercati degli schiavi sorti in alcune di queste aree ribelli dove avevano dei veri listini prezzi delle diverse donne. E, cosa interessante, i prezzi più alti erano per i bambini più piccoli, perché c'era un gran numero di pedofili. E i pedofili volevano possedere bambini piccoli, perché in base alle leggi che venivano applicate, potevano violentare questi bambini ripetutamente. Potevano violentare le vedove dei soldati uccisi o dei civili uccisi, possederle, comprarle e venderle. Questo è successo.

Non sto dicendo che la CIA abbia creato questa politica, ma sapevano che era una politica diffusa e l'hanno tollerata. Non l'hanno mai criticata in alcun modo.

È stato così terribile che ne ho parlato con il presidente Assad, che ha condiviso con me che queste cose stavano accadendo, nella mia visita del 2016. Ero in un certo numero di zone di battaglia e nella capitale. E ho incontrato il Presidente, e lui ha detto che in quel momento stavano lavorando sulla legislazione in parlamento, per cambiare la legge sulla cittadinanza. Avevano sempre seguito la legge islamica, secondo la quale la cittadinanza di un figlio deriva dal padre. Ma c'erano così tante decine, centinaia di migliaia di donne siriane ingravidate da questi terroristi che sono stati importati in Siria, che è stato necessario cambiare la legge, in modo che i bambini avessero la cittadinanza siriana e non dovessero essere restituiti al loro padre dell’Isis in Arabia Saudita, o in Tunisia. Potevano essere trattenuti in Siria. In seguito ho controllato e quella legge è stata approvata ed è stata implementata.

Questo mostra la assoluta ferocia. Quando combattiamo queste guerre, non poniamo limiti alla crudeltà e alla disumanità che siamo disposti a imporre alla gente, facendola soffrire, in modo che in qualche modo ciò si traduca nel rovesciare il governo, e forse prendere il loro petrolio, prendere le loro risorse.

BILLINGTON: Chiaramente la politica contro la Russia oggi, da parte dell'attuale amministrazione.

BLACK: Sì. Sì. Sa, la Russia è forse la più benedetta dall’abbondanza di risorse naturali di qualsiasi altra nazione sulla Terra. È un grande produttore di grano, di petrolio, di alluminio, di fertilizzanti, di un numero immenso di cose che si legano all'intera economia globale. E senza dubbio ci sono persone che guardano a questo e dicono: "se potessimo in qualche modo smembrare la Russia stessa, ci saranno grandi fortune e faremo trilioni a dozzine". E questo esercita una certa attrazione. Sicuramente avete già visto accadere alcune di queste cose, con interessi stranieri che si sono impadroniti dell'Ucraina e hanno preso le loro vaste risorse.

Abbiamo iniziato una marcia verso la Russia, quasi subito dopo lo scioglimento dell'Unione Sovietica nel 1991. L'Unione Sovietica si è sciolta, il Patto di Varsavia si è sciolto. E sfortunatamente, una delle grandi tragedie della storia è che non siamo riusciti a sciogliere la NATO. L'unico scopo della NATO era quello di difendersi dall'Unione Sovietica. L'Unione Sovietica non esisteva più. La NATO andava di pari passo con il Patto di Varsavia. Il Patto di Varsavia era svanito; non esisteva più. Non c'era scopo nel fatto che la NATO continuasse ad esistere. Tuttavia, l'abbiamo mantenuta e non avrebbe potuto esistere senza un nemico. La Russia desiderava disperatamente entrare a far parte dell'Occidente.

Ho incontrato il capo della Gazprom, la più grande società in Russia, poco dopo la fine dell'Unione Sovietica, e mi ha descritto come stavano lottando affinché i loro media fossero liberi come lo erano in Occidente. E ci percepivano come molto più liberi e aperti di quanto fossimo in realtà. Mi disse: sa, abbiamo questo problema con questa rivolta in Cecenia, che fa parte della Russia. Disse che i ribelli ceceni inviavano dei video alla televisione russa che li trasmetteva, perché è così che funziona la libertà di parola.

E io ho risposto: "Mi sta prendendo in giro?" Ho detto: "State pubblicando i film di propaganda del nemico?" Ha detto: "Sì. Non è così che fate negli Stati Uniti?" Ho detto: no. Nella seconda guerra mondiale, abbiamo preso il capo dell'Associated Press e lo abbiamo incaricato della censura in tempo di guerra, ed è stato molto severo".

Quindi, questo è solo un esempio di come stavano lottando. Sono passati dall'essere un paese ufficialmente ateo, a diventare la nazione di gran lunga più cristianizzata d'Europa. Non solo la gente era più cristianizzata che in qualsiasi altro grande paese d'Europa, ma il governo stesso era molto favorevole alla chiesa, alla fede cristiana. Hanno modificato la loro costituzione per dire che il matrimonio era l'unione di un uomo e una donna. Sono diventati molto restrittivi sulla pratica dell'aborto. Hanno posto fine alla pratica delle adozioni all'estero, dove alcune persone andavano in Russia e adottavano bambini per scopi immorali. Così sono diventati una cultura totalmente diversa.

In ogni caso, gli Stati Uniti hanno questa strategia di vecchia data, questa strategia politico-militare di espansione dell'impero. Lo abbiamo fatto in Medio Oriente, dove abbiamo tentato di creare un imponente impero neocoloniale. È risultato piuttosto logoro. La gente non lo voleva. E sembra destinato all'estinzione prima o poi, ma potrebbe andare avanti per altri 100 anni. Ma in ogni caso, stiamo cercando di fare qualcosa di simile muovendoci verso est, praticamente fino al confine russo.

BILLINGTON: Quindi, la posizione degli Stati Uniti e del Regno Unito sulla guerra in Ucraina, in queste ultime settimane, ora è diventata non solo di sostegno alla guerra, ma anche per la vittoria a tutti i costi. Lo ha dichiarato il segretario alla Difesa Austin e altri. E stanno pompando enormi quantità di armi non solo difensive, ma offensive, al regime di Kiev. Cosa vede come conseguenza di questa politica?

BLACK: Penso che una cosa che farà è garantire che un numero enorme di soldati ucraini innocenti muoia inutilmente. Anche molti soldati russi moriranno inutilmente. Questi sono ragazzi. Sa, sono i ragazzi che vanno in guerra. Sono andato in guerra da ragazzo. Pensi che il tuo paese, giusto o sbagliato che sia, che tutto ciò che stanno facendo vada bene. Mi si spezza il cuore quando vedo i volti dei giovani russi che sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco, in alcuni casi in modo molto criminale dalle forze ucraine. E allo stesso modo vedo giovani ucraini massacrati sul campo di battaglia.

Non ci interessa! Agli Stati Uniti e alla NATO non importa quanti ucraini muoiono. Civili, donne, bambini, soldati. Non ci importa. È diventato una grande partita di calcio. Sa, abbiamo la nostra squadra me loro hanno la loro squadra, rah rah. Vogliamo ottenere il punteggio più alto e aumentarlo. E, sa, non importa quanti dei nostri giocatori si storpiano sul campo di gioco, fintanto che vinciamo.

Ora, stiamo spedendo quantità fantastiche di armi, lo stock di Raytheon, che crea missili, e di Northrop Grumman, che crea aerei e missili, e tutte queste industrie della difesa sono diventate tremendamente gonfie di dollari delle tasse. Non credo che alla fine cambierà il risultato. Penso che la Russia prevarrà. Gli ucraini si trovano in una posizione strategica molto scomoda a est.

Ma se si guarda al modo in cui la cosa si è svolta, nel dicembre del 2021 il presidente Putin ha compiuto uno sforzo disperato per fermare la marcia verso la guerra. È arrivato al punto di mettere sul tavolo proposte scritte specifiche con la NATO, proposte di pace per disinnescare ciò che stava arrivando. Perché a questo punto, l'Ucraina stava ammassando truppe per attaccare il Donbas. E stava cercando di evitarlo. Non voleva la guerra. E la NATO le ha semplicemente spazzate via, le ha semplicemente respinte; non le ha mai prese sul serio, non ha mai avviato trattative serie.

A quel punto Putin, vedendo che gli ucraini armati per uccidere le truppe russe erano letteralmente ai loro confini, decise che doveva colpire prima. Ora, si può vedere che questo non era un attacco pianificato. Non era come l'attacco di Hitler in Polonia, dove la regola pratica standard è che quando sei l'attaccante devi avere sempre un vantaggio di 3 a 1. Devi ammassare tre volte più carri armati, artiglieria, aerei e uomini, rispetto all'altra parte. In effetti, quando la Russia è entrata, sono entrati con ciò che avevano, ciò che potevano mettere insieme in breve tempo. Ed erano in inferiorità numerica rispetto alle forze ucraine. Le forze ucraine avevano circa 250.000 uomini. I russi ne avevano forse 160.000. Quindi, invece di averne il triplo, in realtà avevano meno truppe degli ucraini. Ma sono stati costretti ad attaccare, per cercare di anticipare la battaglia che incombeva, dove gli ucraini avevano ammassato queste forze contro il Donbas.

Ora, il Donbas è adiacente alla Russia. È una parte dell'Ucraina che non si è unita al governo rivoluzionario che ha fatto il colpo di stato nel 2014 e ha rovesciato il governo dell'Ucraina. Si sono rifiutati di entrare a far parte del nuovo governo rivoluzionario dell'Ucraina. E così hanno dichiarato la loro indipendenza. E l'Ucraina aveva ammassato questo enorme esercito per attaccare il Donbas. E così la Russia è stata costretta a intervenire per prevenire quell'attacco pianificato dall'Ucraina. E si poteva vedere che la Russia sperava vivamente di poter condurre questa operazione speciale senza causare indebite perdite agli ucraini, perché pensano agli ucraini, o almeno pensavano agli ucraini, come fratelli slavi; e volevano avere buoni rapporti. C'è una famosa foto di un carro armato russo che era stato fermato da un gruppo di forse 40 civili che erano usciti sulla strada e l’avevano bloccata, e il carro armato si è fermato. Posso dirti che, in Vietnam, se avessimo avuto un gruppo di persone messe di mezzo a un carro armato americano, quel carro armato non avrebbe rallentato minimamente! Non avrebbe suonato il clacson, non avrebbe fatto nulla; non avrebbe sparato un colpo di avvertimento. Sarebbe semplicemente andato avanti. E penso che sia più normale: non sto criticando gli americani. Ero lì e stavo combattendo, e probabilmente io stesso avrei tirato dritto col carro armato.

Ma quello che sto dicendo è che le regole di ingaggio per i russi erano molto, molto caute. Non volevano creare molto odio e animosità. I russi non sono entrati  bombardando il sistema elettrico, i i media, i sistemi idrici, i ponti e così via. Hanno cercato di mantenere in buone condizioni le infrastrutture dell'Ucraina perché volevano che rimanessero. Volevano solo che tutto questo finisse e tornasse alla normalità. Non ha funzionato. Gli ucraini, la resistenza è stata inaspettatamente dura. I soldati ucraini hanno combattuto con grande, grande valore, grande eroismo. E così ora la posta è stata alzata ed il gioco è diventato molto più serio.

Ma è incredibile se si vede che la Russia domina l'aria. Non hanno messo fuori uso i sistemi ferroviari. Non hanno messo fuori uso le centrali elettriche. Non hanno fatto fuori tutto. Non hanno mai bombardato gli edifici nel centro di Kiev, la capitale dell'Ucraina; non hanno bombardato gli edifici dove si riunisce il parlamento. Sono stati incredibilmente contenuti su queste cose, sperando contro ogni speranza che la pace potesse essere raggiunta.

Ma non credo che l'Ucraina abbia voce in capitolo nella decisione sulla pace o la guerra. Penso che la decisione sulla pace o sulla guerra sia presa a Washington, DC. Finché vogliamo che la guerra continui, la combatteremo, usando gli ucraini come delegati, e la combatteremo fino all'ultimo ucraino.

BILLINGTON: Cosa prevede sulla possibilità di una guerra che scoppia direttamente tra Stati Uniti e Russia? E come sarebbe?

BLACK: Sa, se si torna alla prima guerra mondiale nel 1914, c’è stato l'assassinio dell'arciduca d'Austria-Ungheria. Lui e sua moglie sono stati uccisi. Come risultato dell'uccisione di quelle due persone, c’è stato un effetto domino su tutte le alleanze, rabbia e isteria mediatica. E prima della fine, penso che siano state uccise 14 milioni di persone. È sempre difficile avere numeri veri, ma comunque è stato un numero enorme di milioni di persone che sono morte a causa di ciò.

Dobbiamo renderci conto del rischio di giocare al gioco del pollo. Ad esempio, i media turchi hanno appena pubblicato un articolo in cui si afferma che a Mariupol, dove c'è stato un grande assedio, alla fine hanno vinto i russi. L'unica area che non hanno preso è questa enorme acciaieria. Ci sono molti soldati ucraini che sono bloccati lì. E ora è venuto alla luce che forse ci sono 50 alti ufficiali francesi, intrappolati in quell'acciaieria insieme agli ucraini. I soldati francesi sono stati a terra a combattere, dirigendo la battaglia. E questo è stato tenuto nascosto, ultra-segreto, a causa delle elezioni francesi che si sono appena svolte. Se il popolo francese avesse saputo che c'era un gran numero di ufficiali francesi intrappolati e probabilmente destinati a morire in quell'acciaieria, le elezioni sarebbero andate in maniera opposta: avrebbe vinto Marine Le Pen. E quindi era molto importante che per l'intero deep state non venisse alla luce che questi ufficiali francesi erano lì.

Sappiamo che ci sono ufficiali della NATO che sono presenti sul campo in Ucraina come consulenti e così via. Corriamo il rischio. Ora, la mia ipotesi è - e questa è una supposizione, potrei sbagliarmi - ma l'ammiraglia della flotta russa del Mar Nero, la Moskva, è stata affondata perché è stata colpita da missili antinave. La mia ipotesi è che quei missili, con buone probabilità, siano stati lanciati dai francesi. Ora, potrei sbagliarmi, ma quei missili sono così ultrasensibili e così pericolosi per le nostre navi, che non penso che la NATO affidi i missili agli ucraini, o a chiunque altro. Penso che debbano essere mantenuti sotto il controllo operativo della NATO. Quindi penso che probabilmente siano state le forze della NATO ad affondare la Moskva.

E stiamo intraprendendo queste azioni molto sconsiderate, e ogni volta alziamo la posta - mi capita di essere un repubblicano - ma abbiamo due senatori repubblicani statunitensi che hanno detto che "be’, potrebbe essere necessario usare armi nucleari contro la Russia”. È pazzesco. Penso che sia importante che le persone inizino a discutere di cosa significherebbe una guerra termonucleare.

Ora, dobbiamo capire, pensiamo, "oh, siamo grandi, e siamo cattivi, e abbiamo tutta questa roba". La Russia è più o meno paragonabile agli Stati Uniti per quanto riguarda la potenza nucleare. Hanno missili ipersonici, che noi non abbiamo. Possono assolutamente eludere qualsiasi rilevamento tempestivo e possono lanciare missili dalla Russia e raggiungere San Francisco, Los Angeles, Chicago, Detroit, Baltimora, Washington, DC, New York City.

Pensiamo solo alla Virginia, dove mi capita di vivere. Se ci fosse una guerra nucleare - e tenga presente che hanno anche una flotta molto grande ed efficace di sottomarini nucleari che si trovano al largo delle coste degli Stati Uniti - hanno un gran numero di missili a testata nucleare e possono eludere qualsiasi nostra difesa. Quindi, tutta la Virginia del Nord sarebbe sostanzialmente annientata. Non rimarrebbe quasi vita umana nella contea di Loudoun, nella contea di Prince William, nella contea di Fairfax, ad Arlington, ad Alessandria. Il Pentagono si trova nella contea di Arlington: il Pentagono sarebbe semplicemente una massa incandescente di sabbia fusa. Non ci sarebbe più vita umana lì. E non ci sarebbe vita umana per molte miglia intorno. Appena oltre il Potomac, la capitale della nazione, non ci sarebbe più vita nella capitale. Il Campidoglio scomparirebbe per sempre. Tutti i monumenti, tutte queste cose gloriose, non rimarrebbe nulla.

Se si va sulla costa della Virginia, c’è il cantiere navale di Norfolk, il porto di Norfolk. La più grande massa di potenza navale sulla faccia della Terra. È qui che parcheggiamo tutte le nostre portaerei, i nostri sottomarini nucleari, tutte queste cose. Non ci rimarrebbe nulla. Non rimarrebbe nulla di nessuna di quelle industrie navali.

E possiamo continuare così. Parlando di New York City, probabilmente della stessa New York City, non solo verrebbero uccisi tutti, ma probabilmente sarebbe impossibile per le persone abitare a New York City per centinaia di anni dopo. Non solo cesserebbe di essere un luogo di vibrante vita umana, ma probabilmente, scomparendo per forse mezzo millennio, non potrebbe recuperare alcun tipo di civiltà.

Dobbiamo capire la gravità di ciò che stiamo facendo. Forse se per gli Stati Uniti quello che succede in Ucraina fosse una questione di vita o di morte, sarebbe diverso. Certamente quando l'Unione Sovietica ha messo i missili a Cuba, che prendevano di mira gli Stati Uniti, valeva la pena correre il rischio, perché era proprio al nostro confine e ci minacciava. Ed era una battaglia per la quale valeva la pena combattere e un rischio che valeva la pena correre. In questo i russi sono esattamente l'immagine speculare di quella situazione, perché per loro la vita della Russia dipende dall'impedire alla NATO di avanzare ulteriormente in Ucraina, fino ai loro confini. Non possono permettersi di non combattere questa guerra. Non possono permettersi di non vincere questa guerra.

Quindi penso che, giocando con questa costante escalation in una guerra che, in realtà, è in un luogo che non ha alcun significato per gli americani - l'Ucraina non ha significato per gli americani; non ha alcun impatto sulla nostra vita quotidiana - stiamo giocando a questo gioco sconsiderato che mette a rischio la vita di tutte le persone negli Stati Uniti e nell'Europa occidentale, per niente! Assolutamente per niente!

BILLINGTON: Molti ufficiali di bandiera certamente capiscono le conseguenze che ha appena descritto in un modo che fa rizzare i capelli. Perché, mentre in Italia, in Francia, in Germania, ci sono dei generali che parlano, avvertendo che stiamo perseguendo una rotta che potrebbe portare alla guerra nucleare, perché non ci sono voci del genere da parte di ufficiali di bandiera - in pensione, magari – che dicono quello che lei sta dicendo qui oggi?

BLACK: Sa, c'è stato un tremendo deterioramento nella qualità degli ufficiali di bandiera, risalendo, be’, sicuramente agli anni '90. Avevamo ufficiali di bandiera molto, molto bravi, durante il periodo in cui ero in servizio attivo - ho lasciato nel '94 - solo persone di qualità superiore. Ma quello che è successo è che, successivamente, abbiamo avuto il presidente Clinton al potere, più tardi abbiamo avuto Obama. Ora abbiamo Biden. E applicano un controllo politico molto rigoroso ai loro ufficiali militari. E ora abbiamo degli "yes men". Queste non sono persone principalmente devote verso gli Stati Uniti e il suo popolo. La loro principale devozione è verso la loro carriera e la loro capacità di fare rete con altri ufficiali militari dopo il pensionamento. C'è una rete molto forte che può collocare generali militari nei think tank, dove promuovono la guerra, in organizzazioni come Raytheon e Northrop Grumman, e tutte queste operazioni della difesa, dove possono entrare nei board e cose del genere. Quindi c'è un prezzo personale da pagare per dire: “Ehi, fermatevi. La guerra non è nell'interesse del popolo americano". Se avessimo degli individui di migliore qualità, avremmo persone coraggiose che direbbero: "Non mi interessa quanto mi costa personalmente". Ma è molto difficile entrare nei ranghi più alti se sei un individuo guidato da principi, patriottismo e devozione al popolo di questa nazione. Non è così che funziona. E ad un certo punto, abbiamo bisogno di un Presidente che entri e scuota l'albero e faccia cadere molte di queste persone, perché sono pericolose. Sono molto pericolosi per l'America.

BILLINGTON: Helga Zepp-LaRouche e lo Schiller Institute hanno presentato una petizione - e abbiamo tenuto una conferenza il 9 aprile sullo stesso tema – per cui l'unico modo per fermare davvero questa discesa all'inferno e al potenziale olocausto nucleare è una nuova Pace di Vestfalia. In questo caso, una conferenza internazionale per garantire una nuova architettura di sicurezza e di sviluppo, il diritto allo sviluppo per tutti i paesi. E come la Pace di Westfalia, una pace in cui tutte le parti si siedono insieme, riconoscono i loro interessi, i loro interessi sovrani, inclusi gli interessi sovrani degli altri, e perdonano tutti i crimini passati. Qualsiasi cosa che non sia questo manterrà questa divisione del mondo in blocchi in guerra. Proprio come ho chiesto cosa impedisce ai generali di parlare, perché e quanto ci vorrà perché gli americani si convincano a riconoscere che possiamo e dobbiamo sederci al tavolo con i russi, con i cinesi e con tutte le altre nazioni e stabilire un mondo vero e giusto, basato sulla dignità dell'uomo e sul diritto allo sviluppo e alla sicurezza?

BLACK: Penso che, sfortunatamente, ci dovrà essere un’enorme sofferenza per arrivarci, proprio come è successo con la Pace di Westfalia. Una guerra nucleare potrebbe provocarla; un cataclisma economico di proporzioni senza precedenti, dovuta alla stampa sfrenata di denaro in cui ci siamo impegnati negli ultimi 20 anni, queste sono cose che potrebbero provocarla. Ma a questo punto, i media sono stati così totalmente censurati e così prevenuti che il popolo americano non ha davvero la percezione della necessità di qualcosa del genere. Sarà difficile.

Sa, ecco qualcosa di interessante che è successo. Qui in questo paese, penseresti che il mondo intero sia contro la Russia. Non è così. In effetti, ci sono grandi paesi del mondo che appoggiano la Russia in questa guerra, a cominciare dalla Cina, ma poi il Brasile, il Sud Africa, l'Arabia Saudita, una vasta gamma di paesi. L’India sostiene fortemente la Russia. L'idea che in qualche modo abbiamo questa causa assolutamente giusta, non è condivisa da gran parte del mondo, e gran parte del mondo non accetta la nostra propaganda sui crimini di guerra: questa cosa di Bucha. Questa è probabilmente la più importante di tutte le discussioni sui crimini di guerra.

E cos'era Bucha? C'era un filmato di un veicolo che guidava lungo la strada a Bucha, che era stato ripreso dai russi. E ogni cento piedi o giù di lì c'era una persona con le mani legate dietro la schiena, che era stata uccisa. Non era stato detto niente fino a quattro giorni dopo che gli ucraini avevano ripreso Bucha.

Ora, non ne sapevamo quasi nulla. In realtà non avevamo nemmeno la prova che le persone fossero state uccise. Ma supponendo che sia accaduto, non sapevamo dove fossero stati uccisi. Non sapevamo chi fossero. Non sapevamo chi li avesse uccisi. Non sapevamo perché fossero stati uccisi. Nessuno poteva fornire un motivo adeguato perché siano stati i russi a ucciderli. I russi hanno tenuto Bucha per un mese. Se dovevano ucciderli, perché non li hanno uccisi durante quel mese? E se hai intenzione di massacrare un gruppo di persone, non le metteresti tutte nello stesso posto e non le spareresti tutte insieme? Perché dovrebbero essere distribuiti lungo un ciglio della strada, per un miglio lungo la strada? Non ha senso!

Quello che sappiamo è che quattro giorni dopo che il sindaco di Bucha ha annunciato gioiosamente che la città era stata liberata, quattro giorni dopo che l'esercito ucraino era entrato e che il loro braccio speciale di propaganda dell'esercito ucraino era lì, all'improvviso ci sono stati questi morti per strada. Come mai non c'erano quando c'erano i russi? Come mai sono apparsi solo dopo che i russi se ne sono andati?

Se lo vedessi semplicemente come un caso penale standard, e parlassi con la Divisione Investigativa Criminale o l'FBI, o la polizia militare o qualcosa del genere, direi: "Ok, per prima cosa, diamo un'occhiata agli ucraini”. La mia ipotesi sarebbe - e quando indaghi su un crimine parti da un'intuizione - la mia impressione è che gli ucraini abbiano ucciso queste persone dopo che sono entrati, si sono guardati intorno e hanno detto: "OK, chi è stato amichevole con le truppe russe mentre i russi erano qui? Li giustizieremo". Questa sarebbe la mia ipotesi. Perché non vedo alcun motivo per cui i russi dovessero uccidere delle persone mentre andavano via dalla città.

E nessuno lo mette in dubbio, perché i media sono monolitici. Sappiamo per certo, dalla bocca del capo di un ospedale ucraino, il tizio che dirigeva l'ospedale, si vantava di aver dato ordini severi a tutti i suoi medici, che quando i prigionieri di guerra russi feriti, quando venivano portate delle vittime, dovevano essere castrati. Ora, questo è un crimine di guerra orribile, ammesso dalla bocca dell'amministratore dell'ospedale, e il governo ucraino ha detto: "Indagheremo", come se non fosse una cosa grave. Non riesco a pensare a un crimine di guerra più orribile, orribile, mai. Dove ne avete sentito parlare, su ABC e MSNBC e CNN e FOX News? Non un solo sussurro. Eppure la prova è innegabile. Avevamo un'altra clip in cui c'era un punto di raccolta dei prigionieri di guerra, in cui gli ucraini avrebbero portato i prigionieri di guerra in un centro di raccolta - e questo è circa un video di sette minuti - e i soldati ucraini li hanno semplicemente uccisi a colpi di arma da fuoco. C’erano forse 30 di questi soldati russi feriti sdraiati a terra, alcuni dei quali chiaramente stavano morendo per le ferite. Ad alcuni di loro hanno messo dei sacchetti di plastica sulla testa. Ora, questi sono ragazzi che sono sdraiati lì, a volte feriti a morte, con le mani legate dietro la schiena, e sacchetti di plastica sulla testa, che rendono difficile respirare. E poiché non possono alzare le mani, non possono togliere i sacchetti in modo da poter respirare. Alla fine del video, gli ucraini portano un furgone e ci sono tre prigionieri di guerra russi. Senza il minimo pensiero o esitazione, mentre i tre vengono via con le mani legate dietro la schiena, sparano a due di loro, proprio davanti alla telecamera, e cadono. E il terzo si inginocchia e implora che non gli facciano del male. E poi gli sparano! Questi sono crimini. E questi non sono stati confutati dal governo ucraino. Ma nemmeno  si sa che si sono verificati! Fino ad ora, le dirò che l'unico crimine provato - non sto dicendo che non ci siano crimini di guerra che accadono da entrambe le parti – le sto solo dicendo che gli unici che ho visto, delle prove abbastanza inconfutabili di crimini di guerra, sono stati dalla parte ucraina.

Ora, spesso si sente dire, be’, i russi hanno distrutto questo o quello. Bene, devo dirle che se torniamo alle guerre che abbiamo combattuto quando abbiamo invaso l'Iraq, lo "Shock and Awe", abbiamo distrutto praticamente tutto in Iraq, tutto ciò che era significativo. Abbiamo bombardato obiettivi militari e civili senza troppe discriminazioni. La coalizione ha effettuato 100.000 missioni in 42 giorni. Confrontando con i russi, hanno fatto solo 8.000 missioni nello stesso periodo di tempo. 100.000 missioni americane contro 8.000, più o meno nello stesso tempo. Penso che i russi abbiano avuto la tendenza ad essere più selettivi. Dovunque abbiamo colpito, la filosofia di Shock and Awe è che distruggi tutto ciò che è necessario per sostenere la vita umana e per il funzionamento di una città. Spegni l'acqua, l'elettricità, il calore, il gas, la benzina; distruggi tutti i ponti principali. E poi semplicemente continui a distruggere tutto.

Quindi è davvero paradossale. E tenete presente che l'Iraq è un paese relativamente piccolo. L'Ucraina è un paese enorme. 100.000 uscite in 42 giorni, contro 8.000 uscite più o meno nello stesso tempo. Un'enorme differenza di violenza tra ciò che abbiamo fatto in Iraq e ciò che hanno fatto in Ucraina. Quindi semplicemente non c'è nessuna credibilità quando si arriva ai fatti e si guarda al modo in cui è stata condotta la guerra.

BILLINGTON: Bene, Senatore Black, Colonnello Black. Penso che il modo in cui ha descritto l'orrore che sta già avvenendo, e considerando che non possiamo aspettare che una guerra nucleare provochi una nuova Pace di Westfalia, suggerirei che ciò che ha descritto è già abbastanza orribile. E se combinato con il crollo iperinflazionistico che sta investendo il mondo occidentale, che colpirà tutti, crediamo che questo orrore sia sufficiente per rendersi conto di questa discesa in un'età oscura, e per motivare i cittadini in Europa, nel Stati Uniti.

Stiamo scoprendo che c'è un risveglio di persone che in passato non hanno voluto guardare alle proprie responsabilità nei confronti della razza umana nel suo insieme, ma che ora sono costrette a prendere in considerazione questa, che è la base del nostro appello, in questa petizione, per una conferenza internazionale di tutte le nazioni, con gli Stati Uniti, la Russia, la Cina, l'India e così via, sedute insieme per porre fine a questo orrore; ma anche per realizzare una vera pace per l'umanità e un'era di pace attraverso lo sviluppo.

E la ringraziamo per aver dato questa boccata di cruda verità a un popolo che ha bisogno di ascoltarla. Se ha delle ultime riflessioni, le chiedo di farle, con i suoi saluti.

BLACK: Aggiungo solo una cosa e ringrazio lo Schiller Institute per il suo enorme sforzo per raggiungere la pace nel mondo. Si tratta di uno degli sforzi più importanti mai compiuti, e di certo lo sostengo.

Se si guarda alla Russia, alle truppe russe che sono andate in battaglia in Ucraina, per la maggior parte non avevano esperienza di combattimento. Questo è un esercito di tempo di pace. La Russia non combatte guerre all'estero. La Siria è l'unico impegno all'estero significativo che ha avuto. In confronto negli Stati Uniti, letteralmente parlando, se un soldato va in pensione oggi dopo una carriera di 30 anni nell'esercito, non avrà servito un solo giorno in cui gli Stati Uniti fossero in pace. Una cosa incredibile. Molto diverso dall'esercito russo, dove, con poche eccezioni, il paese è stato in pace.

Quindi dobbiamo davvero iniziare a pensare alla pace e ai limiti della guerra, all'idea che in qualche modo abbiamo bisogno di un gioco a somma zero in cui prendiamo dagli altri e ci arricchiamo. Siamo in un mondo in cui tutti possono guadagnare e prosperare grazie alla pace. Ma temo che l'iperinflazione possa essere il campanello d'allarme che spingerà il mondo a riconoscere che dobbiamo avere un nuovo paradigma per il futuro, e penso che la pace di Westfalia a quel punto potrebbe diventare una possibilità.

Quindi grazie ancora per l'opportunità di essere qui. C'è sempre speranza e penso che ci saranno cose buone in futuro, con la benedizione di Dio.

BILLINGTON: E grazie mille da Schiller Institute, dalla LaRouche Organization ed EIR. Lo pubblicheremo questa intervista il prima possibile, perché avrà un impatto enorme. Grazie.

BLACK: Grazie mille.