22/06/20

Il crollo dell'euro




La Finlandia sta pagando a caro prezzo l’adesione alla moneta unica.
Il fatto è già noto a chi abbia seguito il dibattito sull’euro che si è svolto in Italia nell’ultimo decennio (di cui proponiamo due contributi: qui e qui), ma ora sembra che la consapevolezza e i pareri autorevoli comincino a prender piede anche al di fuori del bel paese.
Dal sito di GnS Economics, studio di consulenza in ambito macroeconomico con sede ad Helsinki, un articolo dell’economista finlandese Tuomas Malinen, il quale illustra i problemi generati dall’euro e ne prevede l’inevitabile rottura.


di Tuomas Malinen, 21 aprile 2020

Traduzione per Vocidallestero di Gabriele Bellerino

I ministri delle finanze della zona euro stanno negoziando sull'attuazione del pacchetto di salvataggio concordato due settimane fa. L'unico problema è che nessuno sembra sapere cosa sia stato effettivamente concordato. Il testo dell'accordo era estremamente vago. Questo per la semplice ragione che la coesione politica all’interno dell’eurozona è pressoché svanita.

Ciò è estremamente preoccupante, in quanto la volontà politica è il collante che tiene insieme le unioni monetarie. Quando scompare, le unioni monetarie vanno in pezzi. Questa è la lezione unanime che abbiamo dalle precedenti unioni monetarie.

In questo post illustriamo i motivi per cui l'eurozona si sia venuta a trovare in questa situazione, e perché sia improbabile che sopravviva alla crisi economica in arrivo.


20/06/20

Voto per posta? No, grazie!


Pubblichiamo l’intervento di un esperto di legge elettorale, che chiarisce le ragioni per cui l’unica modalità di voto attendibile è quella che richiede la presenza personale, anche quando sono in corso pandemie. I molti tentativi di scardinare le modalità attuali di voto tendono a manipolare i risultati delle elezioni, e con essi la democrazia stessa. 

di J. Christian Adams, 16 giugno 2020

Nella storia degli USA, il processo elettorale non è mai stato sotto attacco come ora. Sulla scia della pandemia da Coronavirus, organizzazioni e studi di avvocati generosamente finanziati hanno cercato di distruggere il modo in cui eleggiamo il Presidente, il Congresso e i funzionari statali.

Proprio come i rivoltosi nelle strade delle città americane, stanno approfittando di una crisi per cercare di trasformare le istituzioni americane dalle fondamenta.

Stanno provando a eliminare le leggi statali che proteggono l’integrità delle elezioni americane.

Il primo bersaglio della trasformazione elettorale è stato il Congresso. Non appena la pandemia ha raggiunto le nostre coste, i Democratici della Camera hanno approvato una legislazione di emergenza che vorrebbe federalizzare le regole del processo elettorale.

La Costituzione decentralizza il modo di organizzare le elezioni perché la decentralizzazione promuove la libertà individuale. Quando le elezioni sono decentrate, nessun singolo attore in malafede può manipolarne o controllarne il risultato.

Sia durante le amministrazioni Bush, sia durante quelle di Obama, ho lavorato nella Sezione Elettorale presso il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Ho visto in prima persona come i burocrati federali potessero manipolare, forzare e minacciare i funzionari statali che non si allineavano alla sensibilità dei burocrati su come si dovrebbero gestire le elezioni.

Naturalmente, il governo federale ha un ruolo nell’assicurare che le elezioni vengano condotte nel rispetto delle leggi federali e della Costituzione. Per esempio, il quindicesimo emendamento e l’Atto sul Diritto di Voto del 1965 non consentono discriminazioni razziali.

Ma a parte queste limitate eccezioni, la Costituzione dà ai singoli stati il potere di condurre le proprie elezioni e stabilire i requisiti per il voto.

Il disegno di legge approvato alla Camera imporrebbe il voto per posta a tutti gli Stati. Renderebbe obbligatoria la registrazione degli elettori nella stessa giornata, così come le settimane del voto anticipato. Abolirebbe le leggi sull’identificazione tramite foto degli elettori. Legalizzerebbe la raccolta di voti in ogni stato. Altre proposte portate al Congresso permetterebbero di conteggiare le schede postali anche con timbro postale successivo al giorno delle elezioni.

In realtà la proposta di legge alimenterebbe il caos. Le elezioni non si concluderebbero nel giorno dedicato. Milioni di voti postali continuerebbero a materializzarsi, a essere ricevuti, finché non si raggiungessero abbastanza voti per fare la differenza. Se ci fosse una controversia, gli avvocati si prenderebbero il palcoscenico, sottoponendo l’America a settimane di sfide giudiziarie post-elettorali al fine di imporre un particolare esito.

A peggiorare il tutto ci sono centinaia di milioni di dollari che le fondazioni progressiste dedicano a questa lotta al processo elettorale. Ci sono soldi dedicati ai media perché pubblichino storie secondo cui le frodi elettorali sono un falso. Prestano addirittura ai giornali in difficoltà dei “giornalisti” che lavorano gratis, purché pubblichino storie che dicono che le frodi elettorali sono una leggenda.

Naturalmente, ci sono i soldi per gli avvocati. Quando il disegno di legge sulla trasformazione delle elezioni della Camera è stato bocciato dal Senato – in gran parte per merito del leader della maggioranza McConnell e del Presidente della commissione per gli stanziamenti Richard Shelby (R-AL) – coloro che volevano modificare le elezioni si sono precipitati nei tribunali. Il disegno di legge avrebbe nazionalizzato il voto per posta, vietato l’identificazione degli elettori, e imposto che ogni stato offrisse un mese di voto anticipato e consentisse la registrazione elettorale nello stesso giorno del voto.

In tutto il paese ci sono dozzine di cause legali che tentano di imporre agli stati di abbandonare le procedure per l’integrità delle elezioni statali. La mia organizzazione è stata coinvolta in molte di queste, che sono molto rivelatrici. In Virginia, per esempio, la Lega delle Donne Elettrici ha fatto causa allo Stato per imporre la fine della richiesta di un testimone sulle schede degli assenti. Sostenevano che trovare un testimone fosse una violazione dei diritti elettorali federali.

Incredibilmente, il procuratore generale della Virginia Mark Herring ha capitolato e si è arreso. I presunti avversari hanno deciso di acconsentire alla richiesta, distruggendo la legge.

È bene ricordare che i parlamentari regolarmente eletti della Virginia - sia alla Camera che al Senato – avevano approvato il requisito della testimonianza e un governatore eletto aveva firmato la legge. L’accordo tra i querelanti e gli imputati nel caso della Lega delle Donne Elettrici contro il Consiglio elettorale dello Stato della Virginia ha cancellato la volontà democratica del popolo della Virginia, che si manifestava in una legge.

La storia si ripete dappertutto negli Stati Uniti. Viene intentata causa dopo causa, per cancellare la integrità delle leggi elettorali statali. Un caso in Texas sostiene in realtà che il francobollo che si mette sul voto per corrispondenza equivale alla tassa sul voto dell’era di Jim Crow. Tutto ciò sminuisce la vera lotta per i diritti civili avvenuta mezzo secolo fa.

Gli avvocati cercano di ottenere nei tribunali quello che non può essere ottenuto al Congresso. I giudici vengono usati come sostituti della volontà del popolo. Le persone che sembrano voler manipolare i risultati delle elezioni vanno a caccia dei tribunali più condiscendenti. E, in alcuni posti, i querelanti e i convenuti sono d’accordo sul fatto che le leggi elettorali statali dovrebbero essere abbattute senza alcun contenzioso. Il caso è archiviato, gli stati si arrendono.

Quando frequentavo giurisprudenza, non era questo che mi insegnavano. Le leggi, o almeno così ci dicevano, rappresentavano la volontà del popolo. Dovevano essere rispettate. Gli avvocati, in particolare gli avvocati di un procuratore federale dello stato, hanno l’obbligo etico di difendere ogni singola legge, anche se non sono d’accordo con essa.

Eppure, in un’udienza a cui ho partecipato nel contenzioso in Virginia, il giudice federale ha chiesto al Procuratore Generale della Virginia se intendesse presentare una qualsiasi obiezione in tribunale per contestare il caso. L’avvocato ha esitato. La risposta avrebbe dovuto essere sì. Invece si è trattato di un tentativo riuscito di oscurare la risposta.

L’unica risposta della Virginia è stata una bandiera bianca.

Così ora le stesse persone che sostengono cause legali in tutto il paese stanno ancora tentando di modificare le elezioni per renderle totalmente postali. Questo metterebbe il destino delle elezioni nelle mani delle stesse persone che vi consegnano regolarmente la posta del vostro vicino.

Votare per posta può sembrare una cosa buona, fino a quando non si guardano i dati. La commissione federale di assistenza alle elezioni tiene sotto controllo le schede. I loro dati mostrano che dal 2012, 28 milioni di schede spedite sono semplicemente svanite. Sono state inviate, ma non sono mai arrivate, né conteggiate. Alcuni dicono che sono nelle discariche, altri pensano che siano negli archivi. La verità è che non lo sappiamo. Tutto quello che sappiamo è che il voto postale non ha mai ottenuto ciò che era destinato a realizzare.

Ma c’è di peggio. Centinaia di migliaia di schede sono arrivate, ma avevano difetti che  impedivano di contarle. Gli elettori che hanno inviato queste schede probabilmente non sanno nemmeno che il loro voto non è stato conteggiato.

Il voto per posta distrugge anche la trasparenza delle nostre elezioni. Gli scrutatori di entrambi i partiti non sono in grado di monitorare il processo. Le schede postali sono particolarmente vulnerabili alle frodi perché vengono votate a porte chiuse dove terze persone tentano regolarmente di influenzare il processo. Gli anziani hanno già il diritto di richiedere una votazione per corrispondenza in ogni stato.

Molti si sorprendono nell'apprendere che nel bel mezzo di un'epidemia di Ebola nel 2014, la Liberia ha condotto un'elezione nazionale in presenza. L'Ebola aveva un tasso di mortalità del 46%, ma la gente è ugualmente entrata nei seggi elettorali e ha votato di persona. Le soluzioni erano semplici: protocolli di sanificazione, distanziamento, disinfettante sulle superfici.

Mettere la Presidenza nelle mani del servizio postale degli Stati Uniti sarebbe un grave errore. Alcune fazioni, tuttavia, non si preoccupano degli errori. Ciò di cui si preoccupano è di trasformare un sistema elettorale in modo da poter trasformare una nazione.


*  *  *

J. Christian Adams è presidente della Public Interest Legal Foundation, presso lo studio legale 501(c)(3) interamente dedicato all'integrità elettorale. Ha fatto parte della commissione consultiva per l'integrità elettorale del presidente Trump e della sezione votazione presso il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.

17/06/20

Forbes - La terribile verità sui vaccini testati sull'uomo



Su Forbes un articolo che, ripercorrendo il mostruoso esperimento sui vaccini contro l'epatite condotto sessant'anni fa infettando bambini disabili,  getta l'allarme sugli esperimenti "challenge" sui bambini  che stanno accadendo di nuovo oggi, per il vaccino contro il Covid-19 (vedi qui). E' un fatto che la paura scatenata dalla pandemia tende a favorire l'allentamento degli standard etici conquistati (almeno nei paesi occidentali) dopo molti scandali di esperimenti  condotti su soggetti deboli. Altra questione appena sfiorata su questo articolo, ma che sarebbe molto utile approfondire, riguarda la reale utilità di questo vaccino, che non è affatto chiara. 



di Leah Rosenbaum

Nina Galen aveva dieci anni quando divenne parte di uno degli esperimenti umani più controversi della storia americana. Sua madre, Diana McCourt, era alla ricerca di un'istituzione che potesse prendersi cura della figlia gravemente autistica. "Ero proprio disperata", dice McCourt ora, più di 50 anni dopo. "Ero sull’orlo di un esaurimento nervoso perché non ce la facevo a star dietro a tutto".

Così McCourt si stabilì alla Willowbrook State School, una casa per bambini e adulti gravemente disabili a Staten Island, New York. Per ottenere un posto per Nina nella struttura sovraffollata, tuttavia, dovette concludere un patto faustiano, acconsentendo a che sua figlia partecipasse alla ricerca di un vaccino per l'epatite. "Non avevo scelta", dice McCourt, "avevo provato così tanti posti diversi e così tante sistemazioni che non avevano funzionato, che alla fine ci sono andata."

Nina divenne una degli oltre 50 bambini con disabilità mentali, dai 5 ai 10 anni, sottoposti alle cure del Dr. Saul Krugman, un rispettato pediatra di New York che voleva scoprire se ci fossero più ceppi di epatite e se fosse possibile creare un vaccino per proteggere dalla malattia. Krugman e il suo partner, il dott. Joan Giles, utilizzarono i residenti di Willowbrook per testare un vaccino preliminare per questa malattia che aveva ucciso milioni di persone in tutto il mondo. Dal 1955 al 1970, ai bambini fu iniettato direttamente il virus  o venne loro dato da bere del latte al cioccolato mescolato con feci di altri bambini infetti per studiare la loro immunità.

Per gran parte della storia umana, l'epatite ha causato alcuni dei focolai più mortali al mondo. I sintomi, tra cui febbre, danni al fegato e colorito giallo, erano stati descritti da Ippocrate nel V secolo a.C. Mentre ora sappiamo che ci sono più virus (i più famosi, l'epatite A, B e C), nella prima metà del 20 ° secolo i ricercatori conoscevano solo una forma della malattia, che allora era chiamata ittero epidemico.

La ricerca di un vaccino divenne particolarmente importante per gli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale, quando i focolai di epatite avevano colpito più di 50.000 soldati americani. Per combattere questa malattia e altre, il Ministero della Sanità istituì un Epidemiological Board delle Forze Armate.

All'inizio degli anni '50, il dottor Krugman, un ex medico dell’U.S. Army Air Corps, si presentò al Epidemiological Board con una proposta: voleva creare un vaccino per l'epatite e conosceva il luogo perfetto dove poter svolgere le sue ricerche. Willowbrook era sovraffollato, già dilagante di malattie, e a quel tempo non era raro testare i vaccini sui bambini.

L'idea risale allo stesso antesignano dei vaccini, Edward Jenner, che usò un bambino di 8 anni come primo soggetto su cui testare il suo rivoluzionario vaccino contro il vaiolo alla fine del XVIII secolo. Gli esperimenti sull'epatite di Willowbrook sarebbero stati esperimenti “challenge”, cosiddetti perché il corpo è intenzionalmente "sfidato" con un'esposizione diretta al virus per vedere se un particolare trattamento impedisce in qualche caso di contrarre la malattia.

"Egli credeva di aiutare i bambini di questa scuola ad affrontare l'epidemia", afferma il figlio del Dr. Krugman, Richard, pediatra all'ospedale pediatrico del Colorado ed ex direttore dell'Advisory Board degli Stati Uniti su Child Abuse and Neglect. "Certamente pensava di dare un contributo alla ricerca sulle malattie infettive".

Sebbene non vi siano dubbi sul fatto che il Dr. Krugman abbia accelerato la scoperta di un vaccino contro l'epatite, la questione etica sul suo esperimento è riemersa in occasione dei “challenge trial”  per il Covid-19.  Molti politici, medici di bioetica e scienziati si sono dichiarati a favore dell'idea, che consisterebbe nel dare a volontari sani una dose di un vaccino non testato e poi esporli deliberatamente al Covid-19 per vedere se offre protezione contro il virus.

Poiché questi “challenge trial” sul vaccino sarebbero condotti su volontari adulti sani, gli esperimenti sul Covid-19 e gli esperimenti sull'epatite di Willowbrook pongono la stessa domanda: è davvero necessario, o giusto, rischiare la salute di alcuni a beneficio di molti?

Saul Krugman arrivò al bucolico campus di Willowbrook nel 1955. Immerso in quasi 400 acri a Staten Island, i grandi edifici in mattoni a forma di U erano circondati da una lussureggiante foresta verde. All'ingresso del parco vi era una giostra dipinta di giallo e blu e coloro che lo visitavano per la prima volta lo descrivevano come un incantevole campo estivo. All'interno, tuttavia, Willowbrook era un incubo.

La scuola fu aperta nel 1947 ed era stata costruita per contenere 4.000 residenti, ma per anni ne ha accolto oltre 6.000. Malattie e incuria erano ovunque e numerosi residenti morirono per malattie non curate e abusi. Nel 1965, Robert F. Kennedy, allora senatore di New York, fece una visita senza preavviso a Willowbrook e se ne andò inorridito. Nella sua testimonianza davanti al Congresso dichiarò: "Non ci sono diritti civili dentro le celle di Willowbrook”, definendo l'istituzione una "fossa dei serpenti".

Quando il Dr. Krugman e il Dr. Giles iniziarono gli esperimenti sull'epatite a Willowbrook, usarono a loro vantaggio le cattive condizioni in cui versava Willowbrook per reclutare nuove famiglie. Nonostante i suoi orrori ben documentati, Willowbrook era l’unica opzione a disposizione per i bambini con disabilità gravi e c'era una lunga lista d'attesa. Il dottor Krugman offrì a diversi genitori, tra cui la madre di Nina Galen, la possibilità di saltare la lista di attesa e fare in modo che i loro figli venissero ammessi nei reparti più nuovi e più puliti, con più personale, se si fossero uniti agli esperimenti. "Mi sono sentita costretta", dice McCourt, "ho  sentito che mi sarebbe stato negato un aiuto se non avessi colto questa [opportunità]".

Krugman disse anche ai genitori che, poiché l'epatite era già diffusa a Willowbrook, i loro bambini avrebbero potuto avere la possibilità di un vaccino. McCourt ricorda che le venne detto che sua figlia avrebbe potuto ottenere un "antidoto" contro l'epatite se avesse aderito all'esperimento. Quando chiese perché gli studi sull'epatite non potevano essere eseguiti sui primati, le fu risposto che l'uso di animali sarebbe stato "troppo costoso".

Nonostante fosse consapevole di infettare i bambini mentalmente disabili con una malattia potenzialmente mortale, il dott. Krugman riteneva che il rischio valesse la pena. "La decisione di somministrare il virus dell'epatite ai pazienti di Willowbrook non è stata presa alla leggera", scriveva in un articolo del 1958 pubblicato sul New England Journal of Medicine. Osservò che il ceppo dell'epatite a Willowbrook non era molto grave, che molti bambini si sarebbero infettati comunque e che qualsiasi conoscenza acquisita dall'esperimento avrebbe effettivamente aiutato altri residenti di Willowbrook. Sottolineò anche che lo studio era stato approvato dal Dipartimento di igiene mentale dello Stato di New York e dal Consiglio epidemiologico delle forze armate. Alcuni studi del Dr. Krugman si basavano su ricerche precedenti secondo cui la somministrazione di anticorpi ai bambini che si erano ripresi dall'epatite poteva prevenire nuove infezioni. (Un concetto simile, che utilizza plasma di pazienti guariti dal Covid-19 per trattare pazienti malati, è attualmente in fase di studio.)

Gli esperimenti hanno riguardato anche l'infezione del virus su bambini sani attraverso un intruglio di latte al cioccolato. Alla fine i dottori riuscivano a capire quanto tempo ci voleva perché i bambini mostrassero i sintomi dell'epatite, consentivano loro di riprendersi e poi gli somministravano di nuovo il virus. Questi esperimenti venivano condotti per verificare se una persona guarita dall'epatite poteva considerarsi immune o poteva essere nuovamente infettata.

Al termine di ogni esperimento, il Dr. Krugman pubblicava i risultati su importanti riviste mediche tra cui il New England Journal of Medicine, il Lancet e il Journal of American Medical Association. Sin dalla prima pubblicazione, gli esperimenti furono molto controversi all'interno della comunità medica. Nel 1966, il famoso medico bioetico Henry K. Beecher pubblicò un articolo intitolato "Etica e ricerca clinica", che indicava Willowbrook come esempio di esperimento clinico non etico e concluse che "non esiste il diritto di mettere a rischio la salute una persona a beneficio degli altri."

Cinque anni dopo, il comitato editoriale di Lancet si scusò per aver pubblicato gli studi del Dr. Krugman senza prenderne le distanze. "Gli esperimenti di Willowbrook sono stati condotti nella speranza di potere un giorno prevenire l'epatite", scrissero i redattori, "ma questo non può giustificare la somministrazione di materiale infetto a bambini che non ne traggono un beneficio diretto". Un anno dopo, Krugman dovette sfuggire ai manifestanti durante una conferenza medica ad Atlantic City. "Penso che abbia ricevuto un sacco di critiche da parte di persone che non capivano il contesto o la realtà dell'istituzione", afferma Richard Krugman. "Certamente fu coinvolto nella politica di allora."

Ma il Dr. Krugman aveva tanti fan quanti detrattori. Il senatore dello Stato di New York Seymour Thaler, originariamente un critico degli esperimenti sull'epatite, in seguito disse che Krugman aveva "fatto una cosa magnifica". Anche il Dr. Franz Ingelfinger, ex redattore del New England Journal of Medicine, sostenne la ricerca: "È molto meglio avere un paziente con epatite, acquisito accidentalmente o deliberatamente, sotto le cure di un Krugman, che sotto le cure di un fanatico".

Oltre a scoprire i ceppi di epatite A e B, il Dr. Krugman "ha sicuramente accelerato lo sviluppo di un vaccino contro l'epatite B", afferma Paul Offit, pediatra e direttore del Vaccine Education Center presso l'ospedale pediatrico di Filadelfia. Ma, aggiunge Offit, "Non credo che sia giustificabile inoculare un bambino con un virus infettivo che potrebbe ucciderlo".

Mentre i membri della comunità medica protestavano contro gli esperimenti di Krugman, una forza ancora più potente si stava mobilitando per chiudere definitivamente Willowbrook.

Nel 1972, Geraldo Rivera, allora giornalista televisivo locale a New York, si intrufolò nel cortile della scuola e fece una trasmissione sulle condizioni disumane di Willowbrook. Era stato informato delle condizioni di vita dei residenti da Michael Wilkins, un medico della scuola che non era coinvolto negli esperimenti sull’epatite.

"Sono passati quasi 50 anni e a parlarne ancora piango", dice Rivera, ora corrispondente di Fox News. "Le condizioni erano davvero orribili".  Rivera ricorda di aver visto i bambini nudi, imbrattati nelle loro stesse feci che battevano la testa contro il muro. "Immagino che la mia impressione fosse simile a quella dei gruppi di intervento che entrarono a liberare i prigionieri dei campi di concentramento."

All'incirca nello stesso periodo una gola profonda rese pubblico il famigerato studio sulla sifilide di Tuskegee, in cui i ricercatori lasciarono deliberatamente privi di cure centinaia di neri e molti morirono a causa della malattia, anche se esisteva una cura. Willowbrook era solo una di una lunga serie di sperimentazioni umane su bambini, detenuti, ricoverati in strutture per la salute mentale e comunità di emarginati, e Tuskegee fu il punto di svolta.

Il dottor Krugman, tuttavia, fu premiato per il suo lavoro a Willowbrook. Quell'anno divenne presidente dell'American Pediatric Society.

Nel 1974, fu approvato il National Research Act  nel tentativo di creare delle norme a tutela dei soggetti sottoposti a esperimenti di ricerca umana. Una misura implementata è stata la creazione di una task force etica, la Commissione nazionale per la protezione degli esseri umani nella ricerca biomedica e comportamentale. "La Commissione non avrebbe mai potuto nascere se non fosse stato per Willowbrook e Tuskegee e molti altri casi simili", afferma Karen Lebacqz, uno dei membri fondatori della commissione.

Nel 1979 la Commissione aveva pubblicato il Rapporto Belmont, una linea guida completa dei principi etici di base che guidano i moderni studi clinici. Il National Research Act ha anche istituito la pratica degli Institutional Review Boards (IRB), comitati indipendenti che richiedono il tempo necessario per revisionare gli aspetti etici delle sperimentazioni cliniche sull'uomo.

A parte i potenziali dilemmi etici, gli attuali esperimenti per la vaccinazione contro il coronavirus hanno qualcos'altro in comune con gli esperimenti sull'epatite di Willowbrook: potrebbero non essere nemmeno necessari. Mentre il Dr. Krugman è accreditato per aver accelerato lo sviluppo di un vaccino contro l'epatite, altri ricercatori non erano molto indietro. Alla fine degli anni '60, il Dr. Baruch Blumberg aveva indipendentemente scoperto il virus dell'epatite B e insieme al Dr. Irving Millman presentò nel 1969 il primo brevetto per un vaccino contro l'epatite. Blumberg fece tutte le sue ricerche prelevando campioni di sangue e testando le funzioni epatiche sui bambini e gli adulti che erano già stati infettati e il suo lavoro gli è valso un premio Nobel per la medicina.

Allo stesso modo, anche se viene approvato uno studio sperimentale “challenge” per il coronavirus, non vi è alcuna garanzia che porterà a uno sviluppo più veloce del vaccino. L'iniziativa del governo degli Stati Uniti di sviluppare un vaccino contro il coronavirus può anche chiamarsi "Operation Warp Speed", ma Christine Grady, capo del dipartimento di bioetica del National Institutes of Health Clinical Center, afferma che occorre molto tempo e molte riflessioni per poter progettare correttamente un esperimento.

"La possibilità che fare un esperimento “challenge” possa accelerare la sperimentazione è una questione che non è esattamente chiara", afferma Grady, moglie del Dr. Anthony Fauci, direttore dell'Istituto nazionale per le allergie e le malattie infettive. Paul Offit è d'accordo. “Ci vuole la giusta dose.  E per ottenere la giusta dose, è necessario sottoporsi a questi mini challenge-test ", afferma. "Non credo che succederà."

Karen Lebacqz, uno degli autori originali del Rapporto Belmont, nutre preoccupazioni anche per i protocolli accelerati del vaccino Covid-19. "Ogni volta che le persone sono disperate", dice, "vogliono sempre allentare gli standard etici".

I controversi esperimenti di Saul Krugman a Willowbrook furono solo l'inizio della sua illustre carriera. Successivamente è diventato capo della pediatria presso la School of Medicine della New York University, è stato eletto alla National Academy of Sciences, ha scritto un manuale sulle malattie infettive pediatriche che è divenuto un classico, ha ricevuto il prestigioso premio Lasker e ha contribuito a sviluppare i primi vaccini contro la rosolia e il morbillo.

Ha difeso gli esperimenti di Willowbrook per tutta la sua vita, scrivendo nel 1986: "Sono convinto tanto oggi quanto lo ero allora che i nostri studi erano etici e giustificabili". Krugman morì nel 1995 e il suo necrologio sul New York Times fa solo una piccola menzione dei suoi esperimenti a Willowbrook.

Ad oggi, mentre molti bioetici moderni usano gli studi di Willowbrook come esempio di una ingiusta sperimentazione umana, ci sono anche altri pareri. "È complicato", afferma Grady. “Per quanto ne so, il primo obiettivo di Krugman era capire la malattia ... ma penso che ci siano degli aspetti che certamente non sembrano buoni e per i quali oggi sarebbe difficile ottenere l'approvazione".

Anche Mike Wilkins, il medico di Willowbrook che ha aiutato a organizzare i genitori per chiudere l'istituzione nel 1987, non pensa che gli esperimenti siano da vedere in bianco o nero. "Non voglio crocifiggere Krugman", dice "l'epatite B, per l'amor di Dio, è una malattia diffusa nel mondo per la quale esiste ora un vaccino. Ma non faremo mai più queste cose."

08/06/20

FT – Non c'è chiarezza nella tesi a favore di una risposta europea alla recessione




Un articolo del Financial Times affronta il tema della “risposta comune” della UE alla crisi da Covid-19, in contrapposizione alle risposte dei singoli paesi. In sostanza, le regoli fiscali sono di fatto sospese, la BCE sta acquistando titoli quasi illimitatamente sui mercati secondari, per cui ciascun paese, anche se in condizioni di maggior debolezza rispetto gli altri,  sarebbe attualmente in grado di finanziarsi per proprio conto. Decidere di non farlo, o insistere per una risposta principalmente europea, è una scelta squisitamente politica. (Peraltro, è questo l’articolo del FT a cui faceva riferimento il prof. Bagnai nella diretta di domenica.)


di Martin Sandbu, 4 giugno 2020

In questo periodo le solite regole fiscali non trovano applicazione, quindi ogni paese potrebbe finanziare da solo la propria ripresa.

05/06/20

Si fa strada l'ipotesi che la pandemia COVID-19 abbia origine da una fuga da laboratorio



Nonostante i media mainstream ci abbiano sommerso di ragionamenti improbabili (un gruppo di ricercatori X non è riuscito a dimostrare che A proviene da B, QUINDI A proviene certissimamente da C) per convincerci che il Covid-19 avesse origini naturali, la verità è che non esistono prove certe della sua origine, ma l’ipotesi di gran lunga più probabile è la fuga dal laboratorio di ricerca biologica di Wuhan, come riporta questo articolo di Indipendent Science News.


Di Jonathan Latham, PhD e Allison Wilson, PhD, 2 giugno 2020

Se il pubblico ha imparato una lezione dalla pandemia COVID-19 è che la scienza non genera certezze. Le mascherine fatte in casa funzionano? Qual è il tasso di mortalità del COVID-19? Quanto sono accurati i test? Quante persone malate non hanno sintomi? E così via. In pratica, l’unica affermazione indiscussa fatta finora è che tutti i parenti genetici più vicini della sua causa, il virus Sars-CoV-2, si trovano nei pipistrelli rinolofidi (detti “ferri di cavallo” NdVdE) (Zhou et al., 2020). Pertanto, il probabile serbatoio virale è stato un pipistrello.

Tuttavia, la maggior parte di questi parenti del coronavirus non possono infettare gli esseri umani (Ge et al., 2013). Di conseguenza, fin dall'inizio, una domanda chiave che pende sulla pandemia è stata: come ha fatto un virus a RNA di pipistrello a evolversi in un patogeno umano che è sia virulento che mortale?


01/06/20

La lettera di Donald Trump all'OMS




L'originale della lettera di Donald Trump all'OMS in cui il Presidente USA formula le sue gravi accuse di collusione con la Cina e del conseguente fallimento nella prevenzione e nella risposta  alla pandemia.  

Traduzione di Rosa Anselmi


The White House Washington 18 maggio 2020

Sua Eccellenza Dr. Tedros Adhanom Ghebreyesus,
Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Ginevra, Svizzera

Caro Dr Tedros:

il 14 aprile 2020 ho sospeso i contributi degli Stati Uniti all’Organizzazione Mondiale della Sanità in attesa di un'indagine della mia amministrazione sulla fallita risposta dell'organizzazione all’epidemia da COVID-19. Questa revisione ha confermato molte delle serie preoccupazioni che ho sollevato il mese scorso e ne ha identificato altre che l'Organizzazione mondiale della sanità avrebbe dovuto affrontare, in particolare l'allarmante mancanza di indipendenza dell'Organizzazione mondiale della sanità dalla Repubblica popolare cinese. Sulla base di questa revisione ora sappiamo quanto segue: 


30/05/20

Eurointelligence - Perché non sono 500 miliardi






Anche Eurointelligence di Wolfgang Munchau si accorge che - sorpresa! - i conti della Commissione sul Recovery Fund non tornano, e che comprendono prestiti cammuffati da finanziamenti che non hanno realmente la natura di uno stimolo fiscale, perché alla fine andranno rimborsati. Oltre al fatto che il denaro sarà legato a delle condizioni, e non è chiaro cosa accadrà se queste condizioni non saranno soddisfatte. 
Per comprendere meglio le insidie del Recovery Fund consigliamo anche questa lettura e per addentrarsi nel conto costi-benefici per il nostro paese quest'altra


Eurointelligence Breafing, 29 Maggio 2020

Quando abbiamo letto il documento ufficiale per il briefing di ieri, siamo rimasti perplessi sul fatto che i numeri non tornassero - almeno non in modo ovvio. Un’ulteriore analisi della proposta ce ne ha rivelato il motivo. L'affermazione della Commissione europea secondo cui 500 miliardi del pacchetto da 750 miliardi di euro sono sovvenzioni (a fondo perduto), è fuorviante.  Da una valutazione più corretta questi fondi ammontano a 400 miliardi di euro, che comprendono i 310 miliardi di euro di sovvenzioni del Recovery Plan e varie altre componenti, tra cui un aumento dei fondi strutturali. Ma comprende anche componenti che l'UE classifica come sovvenzioni, ma la cui natura finale è un prestito. Si tratta dell’effetto del vecchio fondo Juncker della Commissione. Che parte da un po' di denaro reale e tramite l’effetto leva si tramuta in un grande prestito. Se funziona o no, non è questo il punto. Economicamente, non è uno stimolo fiscale, perché si riferisce a finanziamenti che alla fine devono essere rimborsati.