19/09/14

Sapir: Il Voto Senza Fiducia

Il Prof. Jacques Sapir coglie l’occasione del voto di fiducia cui si sottoporrà il secondo governo Valls per analizzare la crisi della democrazia francese. I suoi leader perseguono una forma di esercizio del potere che non debba sottoporsi al giudizio dei cittadini. Per far questo,  le istituzioni democratiche vengono svuotate di significato.
16 settembre 2014
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Quindi il secondo governo Valls chiederà la fiducia all’Assemblea Nazionale. Questa normale procedura mette oggi in evidenza le contraddizioni sia della situazione politica sia delle politiche perseguite dal presidente François Hollande. Diciamolo chiaro. Il governo otterrà la “fiducia”. Ma quanto varrà questa fiducia?

WSJ: Il Debito Italiano in Crescita Incombe sull'Economia Europea e su quella Globale

Riportiamo l'articolo del Wall Street Journal con i grafici e le previsioni del FMI sulla crescita esponenziale del debito italiano. Se teniamo presente che il FMI ha sempre sottovalutato i danni delle terribili politiche che raccomanda e che i governi collaborazionisti continuano a seguire - controproducenti per il paese ma assai favorevoli a chi ha interesse ad appropriarsi delle nostre imprese e delle nostre risorse - vuol dire che siamo vicini alla fine.  Come ricorda Eichengreen su Twitter, le previsioni sono in realtà ancora peggiori (a breve la traduzione dell'articolo di Eichengreen e Panizza).  
Infine raccomandiamo la lettura su Kappa di Picche di uno studio a puntate molto ben documentato sugli effetti deleteri che ricadono su chi tenta di seguire le politiche del Fondo,  tratto dalla storia recente. 

 
WSJ - Giovedì il Fondo Monetario Internazionale ha tagliato nuovamente il suo outlook per il Belpaese, prevedendo per quest'anno una contrazione dello 0,1% invece che una crescita dello 0,3%. Ciò significa il terzo anno consecutivo di contrazione.

18/09/14

DIE WELT: L'Italia Volterà le Spalle all'Eurozona

Erwin Grandinger
Un articolo apparso sul quotidiano tedesco conservatore  Die Welt  guarda con occhio disincantato al regno dell'euro-sogno che si sta frantumando e denuncia come l'economia italiana ancorata al marco si trovi in una unione distruttiva e insostenibile da cui alla fine saremo costretti a uscire. 

 


di Erwin Grandinger - Per l’Italia non ci sono validi motivi per restare nell’unione monetaria. Non ci sono mai stati. Il Sacro Romano Impero di Carlo Magno era controllato e decentralizzato. Invece oggi stiamo usando la forza bruta della politica per cercare di creare gli “Stati Uniti d’Europa”, nella confusione economica della moneta unica. Quest’ultima è l’unica logica di fondo di un’unione monetaria, del cui mostruoso radicalismo nessun politico ha mai voglia di parlare.

16/09/14

Le Monde: No, lo scioglimento dell'euro non provocherebbe un cataclisma finanziario

Il quotidiano francese Le Monde, sinora eurista a spada tratta, corregge il tiro pubblicando un articolo che  mette in discussione le precedenti granitiche certezze sulla pioggia di cavallette in caso di uscita dall'euro: in Francia il vento comincia a cambiare anche sui grandi media?
Segnalato dal Leprechaun
  
  
di Alois Navarro - Un recente articolo pubblicato su Lemonde.fr difende l'idea che un'uscita dall'euro causerebbe un disastro finanziario per le imprese. Vi è infatti scritto che il debito delle imprese esploderebbe a causa del rincaro del debito estero, portando così alla peggiore crisi finanziaria che il mondo abbia mai conosciuto.

Krugman: Il Replay degli Anni '30 al Rallentatore

Da Krugman sul New York Times un avvertimento sulla piega che potrebbe prendere la crisi dell'eurozona, che giunta al suo sesto anno si dimostra peggiore della Grande Depressione degli anni '30, con una grave crisi anche politica  al rallentatore


Quando la crisi del 2008 ha colpito, chiunque conoscesse anche solo un po' di storia ha avuto incubi su un replay degli Anni '30 - non solo per la profondità della depressione, ma anche per la spirale politica discendente verso la dittatura e la guerra. Ma questa volta era diverso: la crisi bancaria è stata contenuta, la caduta della produzione e dell'occupazione è stata livellata, e la cultura politica democratica dell'Europa moderna si è dimostrata più resistente di quella degli anni tra le due guerre. Tutto chiaro! 

15/09/14

Il problema non è il debito pubblico — è il debito privato

Su “The Atlantic” Richard Vague conferma che tutte le discussioni sul debito pubblico sono fumo negli occhi: tutte le recenti crisi finanziarie hanno avuto origine nel settore privato, come è molto facile dimostrare. Ma sui media mainstream di questo è vietato parlare, meglio continuare a rispondere alla domanda sbagliata.

L’ex capo della Fed Alan Greenspan, discutendo sulla crisi finanziaria del 2008, ha scritto che “le bolle finanziarie capitano di tanto in tanto, e di solito con poco o nessun preavviso".

Questa frase è a dir poco fuorviante. Il collasso del 2008 si poteva prevedere. Più in generale, le più grandi crisi finanziarie di questo tipo possono essere previste con buon anticipo – e prevenute, se sai dove andare a guardare. Infatti, c’è un sistema piuttosto semplice per predire queste crisi con un alto grado di affidabilità. E questo sistema suggerisce che l’economia mondiale è in pericolo più di quanto si pensi.

14/09/14

La FED di Janet Yellen è più rivoluzionaria di quanto sia mai stata quella di Ben Bernanke

Prima donna presidente della FED, la Yellen non è affatto un'outsider del sistema politico ed economico USA, ma ha una peculiarità: è keynesiana, allieva di Tobin e Stiglitz.
Da Quartz.com un'analisi del suo mandato, che  focalizza l'attenzione sull'occupazione e sta riportando nel dibattito economico a stelle e strisce concetti spariti dai monitor come "aumento dei salari" e (perdonate l'ardire) "curva di Phillips". 



Articolo tratto da Quartz.com

Per essere una disciplina che pretende di misurare se le persone stiano meglio o peggio, l'economia produce una quantità incredibile di dati inutili.

Previsioni spesso riviste di tassi annualizzati di crescita del PIL. Aggiornamenti mensili sugli ordini di beni strumentali non militari, esclusi gli aeromobili. Bilance delle partite correnti. Prestiti commerciali e industriali. Tassi di utilizzo della capacità produttiva.