05/02/23

Zero Hedge - Una lettura alternativa della storia del "pallone spia" cinese: una crisi ‘costruita’



Zero Hedge riporta un bel Thread su Twitter di @RnaudBertrand che offre una lettura semplicemente realistica della vicenda del pallone aerostatico cinese - che è poi finito 'valorosamente abbattutto' da un missile americano.  Ma purtroppo realismo e ragionevolezza non hanno molto riscontro in tempi di follia. 


di Tyler Durden, 5 febbraio 2023

Da venerdì a sabato le continue notizie sulla guerra Ucraina-Russia sono state messe in pausa, e l'attenzione dell’opinione pubblica americana è stata temporaneamente assorbita dalla bizzarra saga del "pallone spia" cinese. Una storia diventata sempre più drammatica di ora in ora, fino a quando il pallone non è stato abbattuto dal Pentagono sull'Oceano Atlantico.

Ma in realtà sono pochi coloro che si stanno ponendo le necessarie e più approfondite domande sulla tempistica. Dato che questa ultima crisi del pallone ha coperto tutti i notiziari 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e si è poi rivelata una bufala completa (ricordate la bufala del "ragazzo del palloncino" del 2009 che ha lasciato il mondo in sospeso e senza fiato ricevendo una copertura mediatica continua?), il contesto in cui è avvenuta questa storia del pallone cinese e la domanda ‘cui bono’ meritano un approfondimento...


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L'imprenditore e commentatore geopolitico Arnaud Bertrand, da occidentale che ha trascorso molti anni in Cina e spesso tenta di correggere i resoconti spesso fuorvianti della stampa mainstream, offre qui di seguito una "visione alternativa" degli eventi che si stanno rapidamente svolgendo [grassetto di ZH)...

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"Mi sono preso un po' di tempo per analizzare la storia del "pallone spia", come viene rappresentata negli Stati Uniti e la risposta della Cina" così Bertrand inizia un lungo thread

"Come vedrete, più ci si pensa e più si rimane sbalorditi dalla totale assurdità dell'intera faccenda".

 


Innanzitutto, la storia vista dagli Stati Uniti.

La Cina ha inviato un "pallone spia" che sorvola su siti statunitensi altamente strategici. Ha scelto di spiare questi siti con un grande pallone ben visibile (secondo quanto riportato, “grande come tre scuolabus”), che chiunque può vedere ad occhio nudo da terra, per “dimostrare di avere le capacità di farlo”, pur avendo un pletora di altri modi più discreti per spiare, come satelliti o droni invisibili.

Non è chiaro se qualcuno dubiti del fatto che la Cina sia in grado di padroneggiare la tecnologia di questi palloni aerostatici equipaggiati con dispositivi in grado di registrare dei dati, e la Cina abbia quindi avuto bisogno di dimostrare questa capacità... La Cina ha scelto quindi di fare questa dimostrazione alla vigilia della visita del Segretario di Stato Blinken in Cina, dove era stato invitato, e poche ore dopo la segnalazione Blinken avrebbe dovuto anche incontrarsi con Xi, in un incontro ad alto livello mai concesso a nessun Segretario di Stato americano da anni.

La storia quindi è che la Cina ha scelto di bloccare un incontro con il proprio presidente e di sabotare i propri sforzi di distensione nel conflitto USA-Cina... Il Pentagono ha affermato di aver "seguito il pallone per un bel po' di tempo" e che non era la prima volta che si verificava un incidente del genere, ma questa volta - per motivi poco chiari - si è scelto di fare un annuncio pubblico. Di conseguenza, Blinken ha annunciato di aver deciso di rinviare il suo viaggio in Cina.

Ora la storia dal lato cinese. 

Per loro si tratta di un incidente casuale, essendo il pallone "un dirigibile civile utilizzato per scopi di ricerca, principalmente meteorologici" che "ha deviato molto dalla sua rotta pianificata" a causa di forti "Westerlies" (vento che scorre da ovest a est) e della sua "limitata capacità di autogoverno”, essendo la caratteristica principale di un pallone del genere ovviamente di poter solo salire o scendere.


Un articolo su Washington Post sembra confermarlo, citando "esperti in sicurezza nazionale e aerospaziale [che] hanno affermato che il velivolo sembra avere le caratteristiche dei palloni ad alta quota utilizzati dai paesi sviluppati di tutto il mondo per le previsioni meteorologiche".

 


Lo stesso Pentagono ha affermato che "il mezzo non offrirebbe molto in termini di sorveglianza che la Cina non potrebbe raccogliere attraverso i satelliti spia" e che "il pallone non rappresentava una seria minaccia fisica o di intelligence".

Vale a dire, lo stesso Pentagono afferma che non avrebbe alcun senso per la Cina utilizzare un pallone aerostatico come questo per scopi di intelligence, quando dispone di satelliti. Il che fa sorgere in primo luogo la domanda sul perché abbiano deciso di farne un grosso problema...

Potete stabilire voi stessi quale storia abbia più senso... L'assoluta ridicolaggine di questo ennesimo episodio di "paura rossa" è assolutamente ovvia per chiunque abbia un briciolo di buon senso. A parte che, purtroppo, il buon senso sembra essere un bene estremamente scarso al giorno d'oggi.

Inoltre, come spesso accade, la vera storia sta probabilmente in primo luogo nel motivo per cui questa storia è diventata una storia.

E il contesto importante qui è ovviamente la visita di Blinken in Cina, che avrebbe potuto - si può sempre sognare - rappresentare un passo verso una qualche forma di distensione nei rapporti Cina-USA. Era abbastanza facilmente prevedibile che una storia come questa, alla vigilia del viaggio, avrebbe reso politicamente molto difficile per Blinken poterci andare.

 


Quindi un'ipotesi plausibile è che tutto l’episodio sia un tentativo da parte di alcuni poteri all’interno degli Stati Uniti di impedire qualsiasi distensione USA-Cina. Un'ipotesi alternativa, molto meno probabile, è che siano dei poteri interni cinesi a cercare di fare la stessa cosa, inviando questo grosso pallone.

Quest'ultima è improbabile perché:

a) La Cina ha il tempo dalla sua parte, quindi guadagna dalla riduzione delle tensioni con gli Stati Uniti e non c'è nessuna "fazione" evidente in Cina che sostenga il contrario.

b) Sarebbe un immenso rischio per chiunque in Cina fare qualcosa del genere, in quanto sarebbe senza dubbio visto come un atto di alto tradimento con gravi conseguenze.

c) Ancora una volta, palloni aerostatici come questo in particolare non possono essere guidati, quindi...

Pianificare l'invio di un pallone come questo dalla Cina verso un luogo preciso sopra il territorio degli Stati Uniti, in primo luogo non è nemmeno fattibile. L'ipotesi finale, che ritengo sia anche piuttosto probabile, è che si tratti di una serie di sfortunati eventi senza nessun intento malevolo da parte di nessuno.

1) Il pallone devia dalla rotta ed entra nello spazio aereo degli Stati Uniti,

2) la gente lo vede e il Pentagono sente di doverne dare comunicazione.

3) i media, indossando il loro solito distintivo "Cina cattiva", decidono di puntare tutto sull'allarmismo,

4) l'opposizione politica e i falchi cinesi saltano sul carrozzone,

5) l'amministrazione sente di non avere altra scelta che annullare il viaggio e non ha il coraggio politico di dire che "è solo un pallone andato alla deriva".

Be’, immagino che in questo scenario ci sia effettivamente della malizia da parte dei media e dei politici e dei membri del cerchio più allargato, ma è una "malizia naturale", per così dire, che coglie al volo un'occasione d'oro per fare dell’allarmismo.

Conclusione: comunque la si veda, questa storia è assolutamente vergognosa, un triste riflesso dei tempi folli in cui viviamo, quando invece di prendersi il tempo per considerare attentamente i fatti e applicare la ragionevolezza e il buon senso, scegliamo invece, come società, di suscitare paura e ostilità.

02/02/23

John Elmer - Blinken ammette che la guerra è persa e apre ad accordi per il dopoguerra



John Elmer - che può essere considerato il decano dei giornalisti corrispondenti da Mosca per la sua lunga carriera e grande esperienza sul campo - commenta (riportandola anche integralmente) l'intervista al segretario di Stato americano Antony Blinken pubblicata sul Washington Post il 24 gennaio, in cui per la prima volta gli USA 
cominciano a delineare un piano per il dopoguerra che prevede delle 'concessioni' alla Russia, pur presentandolo in maniera da salvare la faccia.    


di John Elmer (@bears_with), Mosca, 25 gennaio 2023

David Ignatius (immagine principale, a sinistra) è stato per tutta la sua lunga carriera un portavoce del Dipartimento di Stato americano. È appena stato chiamato dall'attuale Segretario di Stato Antony Blinken (a destra) per trasmettere un nuovo messaggio urgente al Presidente Vladimir Putin, al Consiglio di Sicurezza e allo Stato Maggiore di Mosca.

Per la prima volta dall'inizio dell'operazione militare speciale lo scorso anno, il partito della guerra a Washington offre delle concessioni agli obiettivi di sicurezza della Russia in modo esplicito e diretto, senza interferenze degli ucraini. 

Le condizioni che Blinken ha detto a Ignatius di pubblicare sono apparse nell'edizione del 25 gennaio del Washington Post. Il paywall può essere evitato continuando a leggere qui di seguito.

Le concessioni territoriali che Blinken sta offrendo includono Crimea, Donbass e Zaporozhye, Kherson, definiti "ponte terrestre che collega Crimea e Russia". A ovest del fiume Dnepr, a nord intorno a Kharkov e a sud intorno a Odessa e Nikolaev, Blinken ha presentato per la prima volta l'accettazione da parte degli Stati Uniti di "uno status demilitarizzato" per l'Ucraina. Inoltre, vi è l'accordo degli Stati Uniti per limitare il dispiegamento degli HIMARS, dei veicoli da combattimento di fanteria statunitensi e NATO e dei carri armati Abrams e Leopard in una zona nell'Ucraina occidentale da cui possono "manovrare ... come deterrente contro futuri attacchi russi".

Questa è l'offerta di un compromesso - partizione attraverso una zona demilitarizzata (DMZ) nell'est dell'Ucraina in cambio dell'arresto dell'offensiva russa pianificata che distruggebbe le fortificazioni, gli snodi ferroviari, gli accampamenti delle truppe e gli aeroporti a ovest, tra i confini della Polonia e  della Romania, Kiev e Lvov,  e Blinken propone a entrambe le parti un esito che possa essere "una pace giusta e duratura che sostenga l'integrità territoriale dell'Ucraina". 

Nella proposta di accordo di Blinken c'è anche l'offerta di un accordo diretto USA-Russia su “un eventuale equilibrio militare del dopoguerra”; “nessuna terza guerra mondiale”; e nessuna adesione ucraina alla NATO con "garanzie di sicurezza simili all'articolo 5 del Trattato NATO".

Blinken ha anche detto al Washington Post di annunciare che gli Stati Uniti rispetteranno "la linea rossa di Putin per l'escalation nucleare" e accetteranno la "forza di riserva russa che include bombardieri strategici, alcune armi guidate di precisione e, naturalmente, armi nucleari tattiche e strategiche.

Il Presidente Putin ha fatto giusto un accenno alla risposta russa, che ha discusso con lo Stavka (l'alto comando delle forze armate russe, ndte il Consiglio di sicurezza la scorsa settimana.

Mercoledì, poche ore dopo la pubblicazione di Blinken, a un incontro con gli studenti universitari Putin ha detto [in risposta a uno studente]: "Penso che le persone come te comprendano nella maniera più chiara e precisa la necessità di ciò che la Russia sta facendo ora per sostenere i nostri cittadini in questi territori, tra cui Lugansk, Donetsk, l'area del Donbass nel suo insieme e Kherson e Zaporozhye. L'obiettivo, come ho spiegato molte volte, è principalmente proteggere il popolo e la Russia dalle minacce che stanno cercando di creare per noi nei territori che storicamente ci sono adiacenti. Non possiamo permetterlo. Quindi, è estremamente importante quando i giovani come te difendono gli interessi della loro piccola e grande Patria con le armi in mano e lo fanno consapevolmente”.

Ora continuate a leggere, con molta attenzione, comprendendo che nulla di ciò che un funzionario americano dice, men che meno per bocca di Blinken, Ignatius e il Washington Post, può essere considerato attendibile dai russi; e comprendendo che ciò che Putin e lo Stavka intendono per “territori storici adiacenti” e “piccola e grande Patria”  è abbastanza chiaro.

Leggete ciò che Blinken ha detto a Ignatius di pubblicare, prima che Putin mandasse la sua risposta. I termini della propaganda sono stati evidenziati in grassetto per indicare le posizioni pubbliche da cui Blinken sta cercando di ritirarsi mantenendo la faccia.





Blinken riflette sull'ordine del dopoguerra in Ucraina


di David Ignatius, 24 gennaio 2023

"L'amministrazione Biden, convinta che Vladimir Putin abbia fallito nel suo tentativo di cancellare l'Ucraina, ha iniziato a pianificare un eventuale equilibrio militare per il dopoguerra che aiuterà Kiev a scoraggiare qualsiasi riedizione della brutale invasione russa.

Questo lunedì, in un'intervista al Dipartimento di Stato, il segretario di Stato Antony Blinken ha delineato la sua strategia per la fine della guerra in Ucraina e la deterrenza del dopoguerra. La conversazione ha offerto un'insolita disamina di alcune delle questioni più delicate relative alla risoluzione del conflitto ucraino che ha minacciato l'ordine globale.

Blinken ha elogiato esplicitamente il sostegno militare della Germania all'Ucraina in un momento in cui Berlino viene duramente contestata da altri alleati della NATO per non aver fornito rapidamente i carri armati Leopard a Kiev. Quando è iniziata la guerra, ha detto Blinken, "nessuno avrebbe potuto prevedere l'entità del sostegno militare della GermaniaQuesto è un cambiamento epocale che dovremmo riconoscere".

Egli ha anche sottolineato la determinazione del presidente Biden a evitare un conflitto militare diretto con la Russia, anche se le armi statunitensi aiutano a 'polverizzare' la forza d'invasione di Putin. "Biden ha sempre sottolineato con forza che una delle sue esigenze in Ucraina è che non ci sia la terza guerra mondiale", ha detto Blinken.

Il colossale fallimento della Russia nel raggiungere i suoi obiettivi militari, ritiene Blinken, dovrebbe ora spronare gli Stati Uniti e i suoi alleati a iniziare a pensare alla situazione dell'Ucraina del dopoguerra e a come creare una pace giusta e duratura che sostenga l'integrità territoriale dell'Ucraina e le permetta di scoraggiare ogni futura aggressione e, se necessario, difendersi. In altre parole, la Russia non dovrebbe essere in grado di tirare il fiato, riorganizzarsi e attaccare di nuovo.

Il quadro di deterrenza di Blinken si discosta in qualche modo dalle discussioni dello scorso anno con Kiev sulle garanzie di sicurezza come l'articolo 5 della NATO. Piuttosto che un impegno formale derivante dal trattato, alcuni funzionari statunitensi sono sempre più convinti che la chiave sia dare all'Ucraina gli strumenti di cui ha bisogno per difendersi. La sicurezza sarà garantita da potenti sistemi d'arma, in particolare mezzi pesanti e difesa aerea, insieme ad un'economia forte e non corrotta e l’adesione all'Unione europea.

L'attuale enfasi del Pentagono nel fornire a Kiev armi e addestramento per manovre di guerra riflette questo obiettivo di deterrenza a lungo termine. "L'importanza delle armi di manovra non consiste solo nel dare all'Ucraina la forza di riconquistare territori, ma anche come deterrente contro futuri attacchi russi", ha spiegato un funzionario del Dipartimento di Stato che conosce bene il pensiero di Blinken. "La manovra è il futuro".

La conversazione con Blinken ha offerto alcuni spunti sulle intense discussioni che si sono svolte per mesi all'interno dell'amministrazione su come porre fine alla guerra in Ucraina e mantenere la pace in futuro. La formula standard dell'amministrazione è che tutte le decisioni devono essere prese in ultima analisi dall'Ucraina, e Blinken ha ribadito questa linea. Egli sostiene anche il desiderio dell'Ucraina di ottenere quest'anno significativi successi sul campo di battaglia. Ma il Dipartimento di Stato, il Pentagono e il Consiglio di sicurezza nazionale stanno anche pensando al futuro.

La Crimea è un particolare tema di discussione. È opinione diffusa a Washington e a Kiev che riconquistare la Crimea con la forza militare possa essere impossibile. Qualsiasi avanzata militare ucraina quest'anno nell'oblast di Zaporizhzhia, il lembo di terra che collega la Crimea e la Russia, potrebbe minacciare il controllo russo. Ma una campagna ucraina a tutto campo per impadronirsi della penisola di Crimea non è realistica, credono molti funzionari statunitensi e ucraini. E questo è in parte dovuto al fatto che Putin ha fatto intendere che un assalto alla Crimea sarebbe la scintilla per l'escalation nucleare.

L'amministrazione condivide l'insistenza dell'Ucraina sul fatto che la Crimea, conquistata dalla Russia nel 2014, alla fine dovrà essere restituita. Ma nel breve periodo ciò che è cruciale per Kiev è che la Crimea non serva più come base per gli attacchi contro l'Ucraina. Una formula interessante sarebbe uno status smilitarizzato, con un rinvio delle questioni relative al controllo politico finale. I funzionari ucraini mi hanno detto l'anno scorso di aver discusso di tale possibilità con l'amministrazione.

Mentre Blinken soppesa le diverse opzioni in Ucraina, sembra meno preoccupato per i rischi di escalation rispetto ad alcuni osservatori. Ciò è in parte dovuto al fatto che egli è convinto che la Russia sia frenata dalla potenza schiacciante della NATO. "Putin continua a mantenere delle riserve a causa del suo falso timore che la NATO possa attaccare la Russia", ha spiegato il funzionario vicino al pensiero di Blinken. Questa forza di riserva russa comprende bombardieri strategici, alcune armi di precisione e, naturalmente, armi nucleari tattiche e strategiche.

Il rifiuto di Blinken di criticare la Germania sulla questione della fornitura dei carri armati Leopard illustra quello che è stato più di un anno di lavoro per la gestione dell'alleanza al fine di impedire la frattura della coalizione filo-ucraina. Blinken ha impegnato centinaia di ore - al telefono, in riunioni video e in viaggi all'estero - per mantenere intatta questa coalizione.

Questa coesione diventerà ancora più importante man mano che la guerra in Ucraina procederà verso la sua fine. Quest'anno, l'Ucraina e i suoi alleati continueranno a combattere per scacciare gli invasori russi. Ma come negli ultimi anni della seconda guerra mondiale, è già iniziata la pianificazione dell'ordine del dopoguerra e la costruzione di un sistema di alleanze militari e politiche in grado di ripristinare e mantenere la pace che la Russia ha infranto."

 


 

Evidenziata in grassetto nel testo di Blinken c'è la frase "un'economia forte e non corrotta e l'adesione all'Unione europea". Questo è il messaggio di Blinken al Cremlino che gli Stati Uniti vogliono preservare l'economia agricola dell'Ucraina, i suoi porti di esportazione del grano e gli accordi commerciali concordati con l'Unione Europea prima della guerra. È anche il riconoscimento di Blinken che la mossa di Vladimir Zelensky all'inizio di questa settimana per forzare le dimissioni e il licenziamento di alti funzionari significa che gli Stati Uniti stanno conducendo il gioco a Kiev e Lvov.




Nulla viene rivelato nell'offerta di Blinken "per la fine della guerra in Ucraina e la deterrenza del dopoguerra" su come e chi, da parte statunitense e russa, negozierà direttamente sui dettagli. Invece, c'è il suggerimento che se i russi accettano di fidarsi degli americani e ritardare l'offensiva pianificata, e se consentono che le linee ferroviarie tra la Polonia e Lvov rimangano aperte, gli americani ricambieranno mantenendo le consegne dei carri armati Abrams e Leopard in campi verificabili a ovest di Kiev.

Come i funzionari russi hanno chiarito per mesi, non ci si può fidare dei termini degli accordi scritti con gli Stati Uniti, e tanto meno delle parole di Blinken. Un analista militare indipendente ben informato commenta le opzioni russe: "La migliore risposta è continuare l'operazione militare speciale, distruggere l'esercito ucraino nelle sacche in cui si trova attualmente, completare la de-elettrificazione e la distruzione della logistica, quindi prendere tutto a est del Dnepr o istituire de facto una zona demilitarizzata, inclusa Kharkov. Non ci si può fidare di Blinken e degli altri se pensano di avere la possibilità di prendere tempo. I nazisti ucraini sono vistosamente assenti da questa proposta – e restano da affrontare. Sappiamo che non ci sarà fine ai problemi se l'obiettivo russo di denazificazione nei loro confronti ora si ferma".

 

 

 

31/01/23

MacGregor - Questa volta è diverso



Il colonnello a riposo Douglas MacGregor (del quale abbiamo già tradotto  qui un colloquio in tre parti da non perdere sulla guerra in Ucraina) - veterano eroe di guerra e consulente del Segretario alla Difesa nell'amministrazione Trump, vicino alla scuola del realismo politico del prof. John Mearsheimersu 'The American Conservative' commenta come Washington abbia gravemente sottovalutato le capacità di resistenza della Russia alla sua sfida in Ucraina e stia ora reagendo senza riflettere, negando la realtà della effettiva impreparazione, sia degli stessi americani che degli alleati Nato, ad una guerra totale di questa portata. 


di Douglas MacGregor, 26 gennaio 2023

 Né noi né i nostri alleati siamo pronti a combattere una guerra totale con la Russia, né a livello regionale né a livello globale.

Finché Washington non ha deciso di sfidare Mosca con la minaccia militare esistenziale in Ucraina, si era limitata all'uso della potenza militare americana in conflitti che gli americani potevano permettersi di perdere, guerre con oppositori deboli nel mondo in via di sviluppo, da Saigon a Baghdad, che non rappresentavano una minaccia esistenziale per le forze statunitensi o il territorio americano. Questa volta - una guerra per procura contro la Russia - è diverso.

Contrariamente alle speranze e alle aspettative iniziali di Washington, la Russia non è collassata al suo interno né ha ceduto alle richieste dell'Occidente collettivo di un cambio di regime a Mosca. Washington ha sottovalutato la coesione sociale della Russia, il suo potenziale militare latente e la sua relativa immunità alle sanzioni economiche occidentali.

Di conseguenza, la guerra per procura di Washington contro la Russia sta fallendo. Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti LloydAustin è stato insolitamente sincero sulla situazione in Ucraina, quando il 20 gennaio, nella base aerea di Ramstein in Germania, ha detto agli alleati: "Abbiamo un’opportunità, da qui alla primavera", ammettendo: "Non c’è molto tempo."

Alexei Arestovich, consigliere e  "spinmeister" del presidente Zelensky, recentemente licenziato, è stato più diretto. Ha espresso i propri dubbi sul fatto che l'Ucraina possa vincere la sua guerra con la Russia e ora si chiede addirittura se l'Ucraina potrà sopravvivere alla guerra. Le perdite ucraine - almeno 150.000 morti, di cui 35.000 dispersi in azione e presunti morti - hanno fatalmente indebolito le forze ucraine, con una conseguente posizione difensiva ucraina fragile che probabilmente andrà in frantumi nelle prossime settimane sotto il peso schiacciante dell'attacco delle forze russe .

Le perdite di materiale bellico dell'Ucraina sono altrettanto gravi. Includono migliaia di carri armati e veicoli corazzati da  combattimento di fanteria, sistemi di artiglieria, piattaforme di difesa aerea e armi di tutti i calibri, compreso l'equivalente di sette anni di produzione di missili Javelin. In un contesto in cui i sistemi di artiglieria russi possono sparare in un giorno quasi 60.000 colpi di tutti i tipi - razzi, missili, droni e munizioni a nucleo duro - le forze ucraine faticano a rispondere a queste bordate russe con 6.000 colpi al giorno. Nuove piattaforme e pacchetti di munizioni per l'Ucraina possono sicuramente arricchire la comunità di Washington, ma non possono cambiare questa situazione.

Com'era prevedibile, la frustrazione di Washington per il fallimento collettivo dell'Occidente nell'arrestare l'ondata della sconfitta ucraina sta crescendo. In realtà, la frustrazione sta rapidamente cedendo il passo alla disperazione. 

Michael Rubin, ex funzionario dell’amministrazione Bush e accanito sostenitore dei conflitti permanenti americani in Medio Oriente e Afghanistan, ha sfogato la sua frustrazione in un articolo sul sito 1945, affermando che “se il mondo permette alla Russia di rimanere uno stato unitario, e se permette al putinismo di sopravvivere a Putin, allora dovrebbe consentire all'Ucraina di mantenere una propria deterrenza nucleare, che aderisca alla NATO o meno ”.  A prima vista il suggerimento è avventato, ma la dichiarazione rispecchia fedelmente l'ansia che serpeggia nei circoli di Washington sul fatto che la sconfitta ucraina sia ormai inevitabile.

I membri della NATO non sono mai stati saldamente coesi dietro la crociata di Washington per indebolire la Russia in maniera irreparabile. I governi di Ungheria e Croazia si stanno semplicemente adeguando all'opposizione dell'opinione pubblica europea alla guerra contro la Russia e al desiderio di Washington di posticipare la prevedibile sconfitta dell'Ucraina.

Sebbene solidale con il popolo ucraino, Berlino non sostiene la guerra totale con la Russia per conto dell'Ucraina. Ora anche i tedeschi sono a disagio per la condizione catastrofica delle forze armate tedesche.

Il generale in pensione dell'aeronautica tedesca (corrispondente a quattro stelle) Harald Kujat, ex presidente del Comitato militare della NATO, ha criticato duramente Berlino per aver permesso a Washington di trascinare la Germania in un conflitto con la Russia, osservando che per diversi decenni i leader politici tedeschi hanno attivamente portato avanti il disarmo della Germania e quindi privato Berlino di autorità o credibilità in Europa. Nonostante i tentativi di censura del governo e dei media tedeschi, i suoi commenti hanno avuto molta risonanza presso l'elettorato tedesco.

La cruda verità è che, nel suo sforzo per assicurarsi la vittoria in questa guerra per procura contro la Russia, Washington ignora la realtà storica. Dal XIII secolo in poi, l'Ucraina è stata una regione dominata da potenze nazionali più grandi e potenti, come Lituania, Polonia, Svezia, Austria o Russia.

All'indomani della prima guerra mondiale, i fallimentari progetti polacchi per uno Stato ucraino indipendente furono concepiti per indebolire la Russia bolscevica. Oggi la Russia non è comunista, né Mosca cerca la distruzione dello Stato polacco come fecero Trotsky, Lenin, Stalin e i loro seguaci nel 1920.

Allora, in che direzione sta andando Washington con la sua guerra per procura contro la Russia? Questa domanda merita una risposta.

Domenica 7 dicembre 1941 l'ambasciatore statunitense Averell Harriman era a cena a casa del primo ministro Sir Winston Churchill quando la BBC trasmise la notizia che i giapponesi avevano attaccato la base navale statunitense di Pearl Harbor. Harriman era visibilmente scioccato. Non faceva che ripetere: "I giapponesi hanno attaccato Pearl Harbor".

Harriman non avrebbe dovuto sorprendersi troppo.  L'amministrazione Roosevelt aveva praticamente fatto tutto ciò che era in suo potere per spingere Tokyo ad attaccare le forzestatunitensi nel Pacifico, con una serie di decisioni politiche ostili culminate nell'embargo petrolifero di Washington dell'estate del 1941.

Nella seconda guerra mondiale Washington è stata fortunata per quanto riguarda il tempismo e gli alleati. Questa volta è diverso. Washington e i suoi alleati della NATO stanno sostenendo una guerra totale contro la Russia, mirata alla devastazione e disgregazione della Federazione Russa, nonché alla distruzione di milioni di vite in Russia e Ucraina. 

Washington si fa prendere dall’emotività. Washington non riflette, ed è anche apertamente ostile all'empirismo e alla verità. Né noi né i nostri alleati siamo pronti a combattere una guerra totale con la Russia, né a livello regionale né a livello globale. Ma il punto è che se scoppia la guerra tra Russia e Stati Uniti, gli americani non dovrebbero sorprendersi. L'amministrazione Biden e i suoi sostenitori bipartisan a Washington stanno facendo tutto il possibile per farlo accadere.

 

 

29/01/23

Zero Hedge - La RAND Corporation prende le distanze dai falchi e mette in guardia contro il "conflitto prolungato" in Ucraina (con addendum)



La Rand Corporation, uno dei più influenti think tank Usa che aveva contribuito a elaborare un piano strategico a lungo termine per indebolire la Russia e costringerla a sbilanciarsi - tra le altre cose facendo ricorso alle sanzioni, sostenendo le proteste interne, boicottandola a livello internazionale e armando l'Ucraina -  ora nel suo ultimo studio si accorge che il gioco si è spinto troppo oltre e raccomanda di evitare l'escalation, distanziandosi dai falchi e avvicinandosi in qualche modo a quegli alti funzionari ed esperti che hanno fatto sentire la loro voce in tal senso (vedi ad esempio il col. MacGregorambienti del Dipartimento della Difesa americano, il professor Mearsheimer e il col. Richard Black).  Il commento qui di seguito tradotto è di Zero Hedge  (e grazie a @tablerider per la segnalazione)


di Tyler Durden, 28 gennaio 2023


Il famoso think tank RAND Corporation, collegato al Pentagono e al governo degli Stati Uniti, alla fine ha tentato di introdurre un po’ di inconsueto realismo nel pensiero e nei piani dell'establishment di Washington sulla guerra in Ucraina. Finora, durante gli undici mesi di conflitto, che rimane in gran parte in stallo anche se gli ultimi giorni hanno visto crescere lo slancio e l'avanzata militare russa nell'offensiva di Bakhmut, i funzionari degli Stati Uniti e della NATO hanno acclamato senza esitazione e con entusiasmo ogni importante escalation nel coinvolgimento dell'occidente.

Ma un nuovo studio di 32 pagine della RAND Corporation ha lanciato l'allarme sui pericoli di questo approccio, il che è insolito dato che il think tank è noto per essere il braccio accademico dei falchi del complesso militare-industriale. È  stato così in particolare durante la guerra in Vietnam, quando il think tank è diventato tristemente famoso per aver alimentato la linea politica dietro ai vari fiaschi di insurrezione e controinsurrezione in Vietnam, Laos e Tailandia.

La RAND ora sostiene che in Ucraina "gli interessi degli Stati Uniti sarebbero meglio garantiti evitando un conflitto prolungato" e che "i costi e i rischi di una lunga guerra... superano i possibili benefici".

Il documento politico spiega che consentire al conflitto di protrarsi più a lungo - cosa che, va detto, l'amministrazione Biden ha quasi assicurato con la sua decisione della scorsa settimana di fornire carri armati avanzati - è di per sé un grave pericolo.

L'abstract nella pagina introduttiva recita quanto segue:

Gli autori sostengono che, oltre a ridurre al minimo i rischi di una grave escalation, anche gli interessi degli Stati Uniti sarebbero meglio garantiti evitando un conflitto prolungato. I costi e i rischi di una lunga guerra in Ucraina sono significativi e superano i possibili benefici per gli Stati Uniti di una prospettiva di questo tipo.  Sebbene Washington non possa da sola determinare la durata della guerra, può adottare delle misure che rendano più probabile un'eventuale conclusione negoziata del conflitto.

In definitiva lo studio (pdf) spiega perché, da un punto di vista strategico basato sui reali interessi degli Stati Uniti, ci sono pochi vantaggi per Washington nel ridurre il controllo del territorio ad est da parte della Russia; invece, ne deriverebbero rischi immensi e costi elevati.

Lo studio conclude inoltre, a proposito dei tentativi in corso di punire la Russia a livello economico e militare, che “un ulteriore progressivo indebolimento [della Russia] probabilmente non è più un vantaggio così significativo per gli interessi degli Stati Uniti". In alternativa, avverte che l'impatto sui mercati dell'energia e del cibo della spinta a "mantenere lo stato ucraino economicamente solvibile" ‘a tutti i costi’, potrebbe non valere la pena, dato che questi costi non faranno che "moltiplicarsi nel tempo".

Analogamente ad alcuni recenti resoconti dei media sulle constatazioni fatte, pur in maniera riluttante, da alcuni funzionari statunitensi, anche la RAND sottolinea che continuare con gli aiuti militari della NATO all'Ucraina "potrebbe anche diventare insostenibile dopo un certo periodo", data la probabilità che la Russia possa "azzerare le conquiste ucraine sul campo di battaglia".

 


Un'altra ammissione cruciale contenuta nel documento è che la guerra in Ucraina distrae e spreca preziose risorse della difesa da un altro importante teatro di operazioni: la Cina e l'Asia orientale. Si afferma:

Al di là delle potenziali conquiste russe e delle conseguenze economiche per l'Ucraina, l'Europa e il mondo, una lunga guerra avrebbe anche delle conseguenze sulla politica estera degli Stati Uniti. La capacità degli Stati Uniti di concentrarsi sulle altre priorità globali, in particolare la concorrenza con la Cina, rimarrà limitata fintanto che la guerra assorbirà l’attenzione dei responsabili politici e le risorse militari statunitensi.

E sebbene la Russia sarà comunque più dipendente dalla Cina, a prescindere da quando la guerra finirà, Washington ha un interesse a lungo termine nel garantire che Mosca non diventi completamente subordinata a Pechino. Una guerra più lunga che aumenti la dipendenza della Russia potrebbe fornire alla Cina dei vantaggi nella sua competizione con gli Stati Uniti.

Pertanto, un coinvolgimento del Pentagono negli aiuti all'Ucraina contro la Russia che sia a tempo indefinito e a sempre maggiore intensità, alla fine avvantaggia Pechino.

Ma a questo punto, si chiedono gli autori, cosa si può fare? La RAND raccomanda di mettere in atto immediatamente questo programma: 

Un improvviso drastico cambiamento nella politica degli Stati Uniti è politicamente impossibile, sia a livello nazionale che con gli alleati, e in ogni caso non sarebbe saggio. Ma ora elaborare questi metodi e condividerli con l'Ucraina e con gli alleati degli Stati Uniti potrebbe aiutare a catalizzare l'eventuale avvio di un processo che potrebbe portare questa guerra a una fine negoziata in un lasso di tempo che garantirebbe gli interessi degli Stati Uniti. L'alternativa è una lunga guerra che pone grandi sfide per gli Stati Uniti, l'Ucraina e il resto del mondo.

... Quindi anche la RAND è abbastanza sana di mente da vedere che il mondo occidentale è diretto al disastro, se continua questa spinta sciovinista per sostenere Kiev a tutti i costi e senza uscita.

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Nel frattempo, è improbabile che la maggior parte dei principali responsabili politici e dei comandanti prenda in considerazione il promemoria...


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Addendum:

Un importante thread di @mtracey sempre su questo studio della Rand Corp segnalato dal preziosissimo @Lukyluke311 merita una immediata traduzione:


La RAND Corporation identifica come principale "ostacolo" alla fine della guerra in Ucraina "la centralità dell'assistenza occidentale".

In quanto, dicono, causa percezioni errate simili a quelle che hanno prolungato la prima guerra mondiale.

Un incredibile riconoscimento da parte del Think Tank interno al Pentagono, che tuttavia sarà ampiamente ignorato.



Lo studio suggerisce che gli Stati Uniti potrebbero affrontare il problema condizionando ulteriori "aiuti" all'Ucraina al suo impegno nei negoziati. 

Strano che la maggior parte dei media/Congresso/ecc. non direbbero queste cose manco morti, la RAND Corp. sembra proprio un tipo di organizzazione radicale anomala.



Un altro tabù violato: il rapporto suggerisce che il ripristino del pieno controllo territoriale dell'Ucraina non è così significativo e impone costi che superano di gran lunga i benefici



Continua dicendo che anche se una "guerra prolungata" favorisce l'obiettivo degli Stati Uniti di continuare a "indebolire" la Russia, ancora i costi potenziali superano di gran lunga i benefici.



Il rapporto è scritto in uno stile tipicamente non polemico e riservato, ma il ragionamento che espone praticamente farebbe partire immediatamente per chiunque altro la denuncia di tradimento filo-russo. Il che solleva l'ovvia domanda... Putin si è infiltrato nel think tank interno al Pentagono? 🤔🤔🤔


Nota a margine: il rapporto identifica come costo del prolungamento della guerra il fatto che "morirebbero più civili ucraini". Sembra sensato, quasi banalmente ovvio. Eppure quelli che si pronunciano *contro* il prolungamento della guerra sono generalmente quelli che vengono accusati di augurare la morte agli ucraini.




 


 




 

28/01/23

L'escalation degli aiuti militari all'Ucraina comporta il rischio di una guerra a tutto campo con la Russia


Lo storico Geoffrey Roberts sul Irish Times - in un articolo che ha suscitato al contempo grande plauso e reazioni isteriche -  sottolinea il grande rischio dei continui passi in avanti negli aiuti militari dell'occidente all'Ucraina. Senza una linea di demarcazione netta tra un intervento e l'altro successivo, l'occidente si sta avvicinando progressivamente sempre di più alla linea rossa che non bisogna assolutamente oltrepassare. 


La moderazione di Putin di fronte ai massicci aiuti militari occidentali all'Ucraina è stata notevole, ma la sua tolleranza potrebbe non essere illimitata

 

di *Geoffrey Roberts, 25 gennaio 2023

 

Dal primo giorno della guerra in Ucraina, l'argomento più potente contro il dilagante intervento dell’occidente nel conflitto è stato il pericolo di una catastrofica escalation verso una guerra a tutto campo tra Nato e Russia.

Finora, i governi occidentali hanno evitato un vero e proprio confronto esistenziale con la Russia. Ma rimane il rischio che i continui aiuti militari occidentali all'Ucraina provochino contromisure russe che potrebbero trasformare la guerra per procura della NATO contro la Russia in un conflitto militare diretto.

I falchi occidentali hanno a lungo sostenuto che il pericolo di un'escalation è solo frutto di fantasie. In un editoriale per il New York Times, l'ex diplomatico britannico Nigel Gould-Davies ha affermato che "Putin non ha linee rosse" e che, lungi dal considerare la paura di un'escalation come un deterrente, l'occidente dovrebbe scoprire il bluff di Putin e minacciare la Russia di ritorsioni nucleari in caso di reazioni eccessive al sostegno occidentale all'Ucraina.

Gould-Davies non fornisce prove concrete per le sue intuizioni su ciò che gira nella mente di Putin. La sua argomentazione è pura speculazione e fa sorgere la domanda: e se Putin non si tirasse indietro davanti a una grande guerra con l'occidente? La Nato dovrebbe correre il rischio, anche minimo, di innescare un conflitto più ampio che potrebbe uccidere milioni di persone?

Le recenti decisioni dei governi occidentali di fornire all'Ucraina molti più carri armati e veicoli corazzati suggeriscono che la materializzazione di uno scenario del genere non è poi così inverosimile.

Gli Stati Uniti hanno deciso di dotare l'Ucraina di un sistema di difesa missilistica Patriot e di 50 veicoli da combattimento Bradley. La Francia ha promesso di inviare carri armati leggeri e la Germania si è impegnata a inviare auto blindate. Gli inglesi invieranno una dozzina di carri pesanti Challenger, mentre i tedeschi sono stati sottoposti a crescenti pressioni per fornire all'Ucraina il suo carro armato pesante, il Leopard 2.

Lo storico britannico Lawrence Freedman, in un suo articolo sul Financial Times, sostiene che queste nuove forniture riflettono la convinzione occidentale che l'Ucraina debba riconquistare più territori perché Putin sia disposto a fare la pace.

Tuttavia, la quantità in questione è relativamente ridotta. I russi hanno già distrutto migliaia di carri armati e veicoli corazzati ucraini. Qualche centinaio di unità corazzate occidentali in più faranno poco o nulla per cambiare la situazione strategica. La guerra di logoramento della Russia continuerà. Con ogni probabilità Mosca completerà la sua conquista della regione del Donbas, raggiungendo così l'obiettivo principale della cosiddetta operazione militare speciale lanciata da Putin un anno fa.

Il vero scopo dell'invio occidentale in Ucraina di queste armi pesanti potrebbe essere quello di fornire una copertura politica ai politici che temono le accuse che potrebbero scatenarsi contro di loro se e quando la Russia vincerà in Ucraina.

I falchi occidentali lo sanno, motivo per cui stanno facendo una campagna per la fornitura su larga scala di attrezzature militari occidentali all'Ucraina, anche se ciò significa esaurire le scorte di riserva della NATO. In un articolo per il Washington Post, l'ex segretario di stato Condoleezza Rice e l'ex segretario alla difesa Robert Gates hanno sostenuto che uno stallo militare farebbe il gioco di Putin. poiché gli darebbe il tempo di logorare l'esercito ucraino rafforzando le proprie forze armate. Il modo per scongiurare quella terribile prospettiva, sostengono, è un aumento urgente e drastico delle forniture militari all'Ucraina.

In modo inquietante, questi ultimi sviluppi sono solo la versione più recente di un persistente modello di intensificazione progressiva degli aiuti militari occidentali all'Ucraina. Gli stati della Nato hanno iniziato inviando grandi quantità di munizioni, armi leggere e armi difensive, poi sono arrivati obici a lungo raggio e Himars. Ora si tratta di sistemi di difesa aerea, carri armati e veicoli corazzati.

Le conseguenze psicologiche di queste ultime decisioni occidentali sulle forniture di armi potrebbero rivelarsi più letali del loro impatto materiale immediato, perché ancora una volta l'Occidente avrà oltrepassato le proprie linee rosse sugli aiuti militari all'Ucraina.

Si è parlato molto di una possibile coalizione di volenterosi guidati da Polonia e Stati Uniti che inviino truppe nell'Ucraina occidentale o utilizzino la loro forza aerea per stabilire una no-fly zone. Un simile intervento verrebbe camuffato come aiuto umanitario, ma gli inevitabili scontri con le forze russe presto aumenterebbero.

Il vero pericolo dell'escalation esistenziale deriva dai continui passi avanti, non da un balzo da gigante direttamente in battaglia.

Quale sarà la prossima mossa dell'Occidente? Ci sono rapporti secondo cui la Gran Bretagna sta valutando la possibilità di fornire all'Ucraina missili a lungo raggio in grado di colpire obiettivi all'interno della Russia. Un'altra possibilità è la fornitura americana di sciami di droni a lungo raggio. La cosa più preoccupante è la prospettiva di tecnici militari occidentali che operino e mantengano l'equipaggiamento Nato in Ucraina, dato che per gli ucraini questo richiederebbe mesi di addestramento.

La moderazione di Putin di fronte ai massicci aiuti militari occidentali all'Ucraina è stata notevole, ma la sua tolleranza potrebbe non essere illimitata. Se l'Occidente si spinge troppo oltre, Putin potrebbe essere tentato di rischiare lui stesso un certo grado di escalation, ad esempio interdicendo i rifornimenti occidentali prima che arrivino in Ucraina, o neutralizzando i sistemi di sorveglianza della NATO che forniscono a Kiev informazioni di intelligence che consentono attacchi mortali contro i bersagli russi.

Tali azioni da parte di Putin sarebbero scioccanti per quei responsabili occidentali abituati all'idea che, quando si tratta di intensificare la guerra in Ucraina, soltanto loro possono agire impunemente.

Il mondo non ha mai assistito a una guerra per procura come quella condotta in Ucraina dall'occidente, con l'obiettivo generale di paralizzare la Russia come grande potenza.

Nel perseguimento di questo obiettivo, gli Stati Uniti e altri governi occidentali hanno inondato l'Ucraina di oltre 100 miliardi di dollari di aiuti militari, umanitari e finanziari. La NATO ha perlustrato il globo alla ricerca di vecchie munizioni e sistemi d'arma sovietici che potessero essere prontamente utilizzati dagli ucraini. Le istituzioni finanziarie occidentali hanno preso il controllo delle riserve di valuta estera russa e hanno imposto sanzioni progettate per destabilizzare il rublo e far crollare l'economia russa. L'Occidente sta anche lavorando per trasformare la Russia in uno stato canaglia a livello internazionale.

Senza il sostegno occidentale, lo sforzo bellico dell'Ucraina sarebbe fallito mesi fa. La continuazione della guerra ha provocato centinaia di migliaia di vittime russe e ucraine. L'economia ucraina è stata devastata, mentre milioni di suoi cittadini sono fuggiti dal paese e molti altri sono sfollati e hanno dovuto abbandonare le loro case.

Mentre Putin si avvicina a una sorta di vittoria militare in Ucraina, la voce di coloro che sollecitano la moderazione occidentale sarà più che mai necessaria. Più territorio perde l'Ucraina, più vittime subisce, maggiore sarà la tentazione dell'Occidente di fare un altro passo verso la guerra totale con la Russia.

 

*Geoffrey Roberts è professore emerito di storia all'UCC e membro della Royal Irish Academy

 

 

27/01/23

Scomode verità sulla guerra in Bosnia



Su Strategic Culture un ampio resoconto di numerosi documenti declassificati delle forze di pace canadesi di stanza in Bosnia dimostra come le guerre per procura statunitensi siano caratterizzate da un modello ricorrente di operazioni sotto falsa bandiera e messe in scena a scopo propagandistico, con l'obiettivo di sabotare ogni possibile negoziato di pace e spianare la strada ai falchi della guerra della NATO. 


Una serie di file di intelligence inviati dalle forze di pace canadesi espongono operazioni segrete della CIA, spedizioni illegali di armi, importazione di combattenti jihadisti, potenziali 'false flag' e messe in scena su atrocità di guerra.

 

di Kit KLARENBERG e Tom SECKER, 30 dicembre, 2022


Il mito consolidato della guerra in Bosnia  è che i separatisti serbi, incoraggiati e diretti da Slobodan Milošević e dai suoi accoliti a Belgrado, cercarono di impadronirsi con la forza del territorio croato e bosniaco al fine della creazione di una "Grande Serbia" irredentista. Ad ogni passo, hanno epurato i musulmani di quelle terre in un genocidio deliberato e concertato, rifiutandosi a qualsiasi colloquio di pace costruttivo.

Questa narrazione è stata diffusa in modo aggressivo dai media mainstream dell'epoca e ulteriormente legittimata dal Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia (ICTY) creato dalle Nazioni Unite una volta terminato il conflitto. Da allora nella coscienza occidentale questa storia è diventata assiomatica e indiscutibile, rafforzando la sensazione che il negoziato equivalga invariabilmente ad arrendevolezza, una mentalità che ha consentito ai falchi della guerra della NATO di giustificare molteplici interventi militari negli anni successivi.

Tuttavia, una vasta raccolta di cablogrammi di intelligence inviati dalle truppe di peacekeeping canadesi in Bosnia al quartier generale della difesa nazionale di Ottawa, pubblicato per la prima volta da Canada Declassified all'inizio del 2022, smaschera questa narrazione come una cinica farsa.

I documenti offrono una visione ineguagliabile, di prima mano e in tempo reale della guerra durante il suo svolgersi, con la prospettiva di una pace che rapidamente svaniva, lasciando spazio a uno spargimento di sangue che alla fine ha causato la fine dolorosa della Jugoslavia multireligiosa e multietnica.

I soldati canadesi facevano parte di una più ampia Forza di Protezione delle Nazioni Unite (UNPROFOR) inviata nell'ex Jugoslavia nel 1992, nella vana speranza che le tensioni non si trasformassero in una guerra totale e che le parti potessero raggiungere un accordo amichevole. Questi soldati rimasero fino alla fine, ben oltre il punto in cui la loro missione si ridusse a un miserabile pericoloso fallimento.

L'analisi sempre più cupa della realtà sul campo da parte delle forze di pace fornisce una prospettiva autentica e genuina della storia della guerra che è stata in gran parte nascosta al pubblico. È una storia di operazioni segrete della CIA, provocazioni letteralmente esplosive, spedizioni illegali di armi, combattenti jihadisti importati, potenziali operazioni di false flag e messa in scena di atrocità di guerra.

  

“Interferenze esterne nel processo di pace”

È un fatto poco noto ma apertamente riconosciuto che gli Stati Uniti hanno gettato le basi per la guerra in Bosnia, sabotando un accordo di pace negoziato dalla Comunità Europea all'inizio del 1992. Secondo gli auspici di questo accordo, il Paese sarebbe stato una confederazione, divisa in tre regioni semi-autonome su base etnica. Sebbene l’accordo fosse ancora perfettibile, ciascuna delle parti generalmente otteneva ciò che voleva - in particolare, l'autogoverno - e almeno godeva di un risultato senz’altro preferibile rispetto al conflitto a tutto campo.

Tuttavia, il 28 marzo 1992, l'ambasciatore degli Stati Uniti in Jugoslavia Warren Zimmerman incontrò il presidente bosniaco Alija Izetbegovic, un musulmano bosniaco, per offrirgli il riconoscimento del paese come stato indipendente da parte di Washington. Promise inoltre un sostegno incondizionato nell'inevitabile guerra successiva, se la proposta comunitaria fosse stata respinta. Ore dopo, Izetbegovic si mise sul sentiero di guerra e quasi immediatamente scoppiarono i combattimenti.

Opinione comune vuole che gli americani fossero preoccupati che il ruolo guida di Bruxelles nei negoziati avrebbe indebolito il prestigio internazionale di Washington e avrebbe aiutato la futura Unione europea a emergere come blocco di potere indipendente dopo il crollo del comunismo.

Sebbene tali preoccupazioni fossero senza dubbio sostenute dai funzionari statunitensi, i cablogrammi UNPROFOR rivelano come fosse in opera un'agenda molto più oscura. Washington voleva che la Jugoslavia fosse ridotta in macerie e progettava di mettere in ginocchio i serbi con la violenza, prolungando la guerra il più a lungo possibile. Per gli Stati Uniti, i serbi erano il gruppo etnico più determinato a preservare l'esistenza della fastidiosa repubblica indipendente.

Questi obiettivi sono stati raggiunti molto efficacemente grazie all'assoluta assistenza di Washington ai bosniaci. Era un articolo di fede nel mainstream occidentale dell'epoca, e lo è ancora oggi, che sia stata l'intransigenza serba nei negoziati a bloccare il cammino verso la pace in Bosnia. Tuttavia, i cablogrammi UNPROFOR chiariscono ripetutamente che non era così.

Nei cablogrammi inviati nel luglio-settembre 1993, epoca del cessate il fuoco e del rinnovato tentativo di spartire amichevolmente il paese, le forze di pace canadesi attribuiscono ripetutamente un atteggiamento ostinato ai bosniaci, non ai serbi. Come afferma un estratto rappresentativo, l'obiettivo "irraggiungibile" di "soddisfare le richieste musulmane sarà un ostacolo insormontabile in qualsiasi colloquio di pace".

Vari passaggi fanno anche riferimento a come “delle interferenze esterne nel processo di pace” “non hanno aiutato la situazione” e  “nessuna pace” può essere raggiunta “se le parti esterne continuano a incoraggiare i musulmani a essere esigenti e inflessibili nei negoziati”.

Per assistenza "esterna", UNPROFOR ovviamente intendeva Washington. Il suo sostegno incondizionato ai bosniaci li ha motivati a "[negoziare] come se avessero vinto la guerra", che fino a quel momento avevano "perso".

"Incoraggiare Izetbegovic a insistere per ulteriori concessioni" e "il chiaro desiderio degli Stati Uniti di revocare l'embargo sulle armi ai musulmani e di bombardare i serbi sono seri ostacoli alla fine dei combattimenti nell'ex Jugoslavia". Così è stato registrato dalleforze di pace il 7 settembre 1993.

Il giorno successivo, hanno riferito al quartier generale che "i serbi sono stati i più conformi ai termini del cessate il fuoco". Nel frattempo, Izetbegovic stava basando la sua posizione negoziale su "l'immagine che veniva diffusa dei serbi come i cattivi". Dal convalidare questa illusione ne conseguiva un vantaggio, vale a dire, far precipitare gli attacchi aerei della NATO sulle aree serbe. Questo è stato colto dagli operatori delle forze di pace:

Non ci saranno colloqui seri a Ginevra finché Izetbegovic crederà che saranno lanciati attacchi aerei contro i serbi. Questi attacchi aerei rafforzeranno notevolmente la sua posizione e probabilmente lo renderanno ancor meno collaborativo nei negoziati”.

Allo stesso tempo, i combattenti musulmani "non stavano dando nessuna possibilità ai colloqui di pace, semplicemente ci davano dentro", ed erano molto disposti e pronti ad aiutare Izetbegovic nel suo obiettivo. Durante gli ultimi mesi del 1993, hanno lanciato innumerevoli bordate sul territorio serbo in tutta la Bosnia, in violazione del cessate il fuoco.

A dicembre, quando le forze serbe da parte loro hanno lanciato un loro "grande attacco", un cablogramma di quel mese affermava che dall'inizio dell'estate "la maggior parte dell'attività serba è stata difensiva o in risposta alle provocazioni musulmane".

Un cablogramma dell'UNPROFOR del 13 settembre ha rilevato che a Sarajevo "le forze musulmane continuano a infiltrarsi nell'area del Monte Igman e a bombardare quotidianamente le posizioni della BSA [Esercito serbo-bosniaco] intorno alla città", l'"obiettivo prefissato" è quello di "aumentare la simpatia occidentale provocando un incidente e incolpando i serbi”.

Due giorni dopo, le "provocazioni" dell'esercito serbo-bosniaco (BSA) erano continue, anche se "si dice che il BSA si sta muovendo con moderazione". Quest'area è rimasta un obiettivo bosniaco chiave per qualche tempo anche in seguito. Il volume di luglio-settembre si conclude con un cablogramma minaccioso:

L'occupazione da parte del BSA del Monte Igman non sta influenzando negativamente la situazione a Sarajevo. È semplicemente una scusa per Izetbegovic per ritardare i negoziati. Sono state le sue truppe a compiere le peggiori trasgressori [enfasi aggiunta] dell'accordo di cessate il fuoco [del 30 luglio]”.


Entrano i mujaheddin: “I musulmani non disdegnano di sparare contro la loro stessa gente o sulle aree delle Nazioni Unite”

Durante il conflitto, i mujaheddin bosniaci hanno lavorato incessantemente per intensificare la violenza. Musulmani provenienti da tutto il mondo si sono riversati nel paese a partire dalla seconda metà del 1992, intraprendendo la jihad contro croati e serbi. Molti avevano già acquisito esperienza sul campo di battaglia afghano negli anni '80 e nei primi anni '90 dopo essere arrivati da gruppi fondamentalisti infiltrati dalla CIA e dal MI6 in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Per loro, la Jugoslavia era il successivo terreno di reclutamento.

I mujaheddin arrivavano spesso con "voli non ufficiali", insieme a un flusso infinito di armi in violazione dell'embargo delle Nazioni Unite. Questa è iniziata come un'operazione congiunta iraniana e turca, con il sostegno finanziario dell'Arabia Saudita, anche se con l'aumento del volume di armi gli Stati Uniti hanno preso il sopravvento, trasportando il carico mortale verso l'aeroporto di Tuzla utilizzando flotte di aerei C-130 Hercules.

Le stime sui numeri dei mujaheddin bosniaci variano notevolmente, ma il loro contributo fondamentale alla guerra civile sembra chiaro. Il negoziatore statunitense per i Balcani Richard Holbrooke nel 2001 dichiarò che i bosniaci "non sarebbero sopravvissuti" senza il loro aiuto, e definì il loro ruolo nel conflitto un "patto con il diavolo" da cui Sarajevo non si sarebbe ripresa.

I combattenti mujaheddin non sono mai menzionati esplicitamente nei cablogrammi UNPROFOR, e nemmeno i bosniaci – è usato liberamente il termine “i musulmani”. Tuttavia, i riferimenti indiretti sono abbondanti.

Un rapporto dell'intelligence dell'inverno 1993 osservava che "i sistemi di comando e controllo deboli e decentralizzati" delle tre parti opposte producevano "un'ampia proliferazione di armi e l'esistenza di vari gruppi paramilitari ufficiali e non ufficiali, che spesso hanno agende individuali e locali". Tra quei gruppi "non ufficiali" c'erano i Mujahideen, ovviamente.

Più chiaramente, nel dicembre di quell'anno, le forze di pace hanno registrato come David Owen, un ex politico britannico che ha servito come capo negoziatore della Comunità europea nell'ex Jugoslavia, “era stato condannato a morte per essere responsabile della morte di 130.000 musulmani in Bosnia”, e la sentenza era stata “emessa dalla 'Corte d'Onore dei Musulmani'”. Si sapeva che "45 persone erano impegnate in tutta Europa per eseguire la sentenza".

Owen non era certamente responsabile della morte di 130.000 musulmani, dato che nel corso della guerra non sono stati uccisi neanche lontanamente in totale così tanti bosniaci, croati e serbi. Ciononostante gli estremisti religiosi bosniaci, con la loro rete di agenti in tutto il continente pronti a eseguire la fatwa, nella narrazione sono stati considerati come una "corte d'onore".

In seguito a questo incidente, che non è mai stato rivelato pubblicamente in precedenza, ci sono segnalazioni di "musulmani" che preparano provocazioni sotto falsa bandiera. Nel gennaio 1994, un cablogramma osservava:

I musulmani non disdegnano di sparare contro la loro stessa gente o aree delle Nazioni Unite e poi affermano che i serbi sono i colpevoli per guadagnarsi ulteriormente le simpatie occidentali. I musulmani spesso posizionano la loro artiglieria estremamente vicino agli edifici delle Nazioni Unite e ad aree sensibili come gli ospedali, nella speranza che il fuoco di controartiglieria serbo colpisca questi siti sotto lo sguardo dei media internazionali”.



Un altro cablogramma registra come "truppe musulmane mascherate da forze delle Nazioni Unite" fossero state avvistate con addosso i caschi blu dell'UNPROFOR e "un abbigliamento da combattimento misto norvegese/britannico", alla guida di veicoli dipinti di bianco e contrassegnati ONU. Il direttore generale delle forze di pace temeva che se tale connivenza fosse diventata "diffusa" o "utilizzata per l'infiltrazione nelle linee croate", avrebbe "aumentato notevolmente le possibilità che le legittime forze delle Nazioni Unite fossero prese di mira dai croati".

"Questo potrebbe essere esattamente ciò che vogliono i musulmani, possibilmente per poter fare ulteriori pressioni per attacchi aerei sui croati", aggiunge il cablogramma.

Quello stesso mese, cablogrammi UNPROFOR ipotizzavano che "i musulmani" avrebbero preso di mira l'aeroporto di Sarajevo, destinazione degli aiuti umanitari ai bosniaci, con un attacco false flag. Poiché in uno scenario del genere "i serbi sarebbero gli ovvi colpevoli, i musulmani ne otterrebbero una buona propaganda ", ed era "quindi molto allettante per i musulmani condurre i bombardamenti e dare la colpa ai serbi.”



 Guerre per procura statunitensi, allora e adesso

In questo contesto, i cablogrammi relativi al massacro di Markale colpiscono in modo particolare. Il 5 febbraio 1994 un'esplosione distrusse un mercato civile, provocando 68 morti e 144 feriti.

La responsabilità dell'attacco - e i mezzi con cui è stato eseguito - sono stati da allora oggetto di accese contestazioni, con indagini ufficiali distinte che hanno prodotto risultati inconcludenti. Le Nazioni Unite all'epoca non sono state in grado attribuire la responsabilità dell’attentato, sebbene allora le truppe dell'UNPROFOR abbiano testimoniato di sospettare che la responsabilità fosse della parte bosniaca.

Di conseguenza, i cablogrammi di questo periodo fanno riferimento ad "aspetti inquietanti" dell'evento, compresi i giornalisti "indirizzati sulla scena così rapidamente" e "una presenza molto visibile dell'esercito musulmano nell'area". 

"Sappiamo che in passato i musulmani hanno sparato sui propri civili e sull'aeroporto per attirare l'attenzione dei media", ha concluso uno. Un promemoria successivo osserva: “Le forze musulmane al di fuori di Sarajevo, in passato, hanno piazzato esplosivi ad alto potenziale nelle loro stesse posizioni e poi li hanno fatti esplodere sotto lo sguardo dei media, rivendicando un bombardamento serbo. Questo è stato poi usato come pretesto per il 'contrattacco' dei musulmani e gli attacchi ai serbi”.



Tuttavia, nella sua sentenza di condanna del 2003 del generale serbo Stanislav Galić per il suo ruolo nell'assedio di Sarajevo, l'ICTY  (International Criminal Tribunal for the former Yugoslavia) ha concluso che il massacro è stato deliberatamente perpetrato dalle forze serbe, con una sentenza di appello.

Gli autori di questo articolo non esprimono alcun giudizio su ciò che accadde o non accadde a Markale quel fatidico giorno. Tuttavia, l'oscurità che circonda l'evento prefigura uno di quegli eventi cruciali che sono serviti a giustificare l'escalation in ogni successiva guerra per procura occidentale, dall'Iraq alla Libia, alla Siria, all'Ucraina.

Dall'inizio della guerra per procura in Ucraina questo 24 febbraio, crimini di guerra deliberati, incidenti reali interpretati in modo fuorviante come crimini di guerra ed eventi potenzialmente messi in scena, sono praticamente un fenomeno quotidiano, insieme a scambi di accuse e controdeduzioni di colpevolezza. In alcuni casi, i funzionari di una parte sono persino passati dal celebrare e rivendicare il merito di un attacco ad incolpare l'altra parte nel giro di pochi giorni o semplicemente poche ore. Sostanza e spin sono diventati inseparabili, se non simbiotici.

Negli anni a venire, chi ha fatto cosa a chi e quando potrebbe benissimo diventare materia decisa nei tribunali internazionali, secondo il modello dell'ICTY. Ci sono già iniziative per istituire un organismo simile una volta terminata la guerra in Ucraina.

Dei parlamentari nei Paesi Bassi hanno chiesto che Vladimir Putin sia processato all'Aia. Il ministero degli Esteri francese ha chiesto la creazione di un tribunale speciale. La ONG Truth Hounds, con sede a Kiev, raccoglie ogni giorno prove di presunte atrocità russe in tutto il paese, al servizio di un tribunale internazionale.

Non ci possono essere dubbi sul fatto che sia le forze di Kiev che quelle di Mosca abbiano commesso atrocità e ucciso civili in questo conflitto, così come è indiscutibile che tutte e tre le parti nella guerra in Bosnia si siano rese colpevoli di atti atroci e massacri di persone innocenti e/o indifese. È ragionevole presumere che la ferocia diventerà sempre più spietata man mano che la guerra in Ucraina andrà avanti, esattamente come durante la disgregazione della Jugoslavia.

Non è certo quanto dureranno i combattimenti, anche se i funzionari dell'UE e della NATO hanno previsto che potrebbero durare diversi anni e le potenze occidentali intendono chiaramente mantenere attiva la guerra per procura il più a lungo possibile. L'11 ottobre, il Washington Post ha riferito che gli Stati Uniti hanno ammesso privatamente che Kiev non era in grado di "vincere la guerra a titolo definitivo", ma avevano anche "escluso l'idea di spingere o almeno incoraggiare l'Ucraina a sedersi al tavolo dei negoziati".

Ciò evidenzia un altro mito sorto a seguito delle guerre jugoslave e che dura ancora oggi. È opinione diffusa che i negoziati e i tentativi di garantire una soluzione pacifica abbiano solo incoraggiato gli "aggressori" serbi.

Questo pericoloso mito è servito da giustificazione per ogni sorta di distruttivi interventi occidentali. I cittadini di questi paesi vivono ancora oggi le conseguenze di quelle azioni, spesso come migranti fuggiti da città e paesi bruciati dalle guerre per il cambio di regime.

Persiste anche un'altra eredità tossica delle guerre balcaniche: la preoccupazione degli occidentali per la vita umana dipende da quale parte si schiereranno i loro governi in un dato conflitto. Come dimostrano i cablogrammi canadesi dell'UNPROFOR, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno coltivato il sostegno alle loro guerre nascondendo una realtà documentata in dettaglio anche dai loro stessi militari.

 

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